:: L’angelo del campo, Clifford Irving, (Longanesi, 2015) a cura di Laura M.

irUn campo di sterminio in Polonia.
Piccolo, ben tenuto, asettico come una sala operatoria.
Ma sempre un campo di sterminio dove gli ebrei, dal primo all’ultimo, vengono uccisi: i deboli subito, i più forti quando sono ridotti pelle e ossa dalla fame e dal lavoro.
Ma in questo campo avviene qualcosa di speciale, di imprevisto.
C’è un assassino che uccide delatori e anche una SS ucraina particolarmente feroce.
Siamo nel gennaio del 1943, in piena Seconda Guerra Mondiale, i morti dovrebbero essere all’ordine del giorno, e lo sono ancora di più, – drammaticamente di più -, in un campo di sterminio, nonostante questo un poliziotto della Criminalpol di Berlino, il capitano Paul Bach, viene inviato a indagare. In un punto quasi invisibile sulle mappe, a Zinoswicz – Zdroj (non cercatelo, non esiste, l’autore nelle note avvisa che non è reperibile in nessuna parte della Polonia, nasce come “sintesi” di tanti campi veramente esistiti), Zin, per abbreviare e rendere più facile il “lavoro”.
Paul Bach non è il classico nazista che siamo portati a immaginare. E’ un reduce di guerra proveniente dal fronte orientale, dove ha perso un braccio. E’ un ottimo poliziotto, scrupoloso, efficiente, umano, padre amorevole di due bambini, vedovo. Vede l’abominio e non crede ai suoi occhi.
Non riesce a credere che i suoi connazionali si siano abbassati a tanto per seguire gli ordini di un pazzo, che siano capaci di uccidere migliaia di migliaia di esseri umani solo perchè appartengono a un altra razza, un’altra religione. Dove il vero disastro è che nessuno si ribella, nessuno fa niente. Finché questo angelo vendicatore organizza una rivolta di questi esseri ridotti all’ombra di loro stessi.
Paul Bach scoprirà chi è l’angelo del campo, è un bravo poliziotto ve l’ho detto, ma come agirà lo scoprirete leggendo questo libro.
L’angelo del campo, (The Angel of Zin, 1984) tradotto da Federica Oddera, è un romanzo che si legge molto velocemente. Scorre come il corso placido di un fiume. Pieno di umanità, seppur della descrizione della bolgia dantesca che è un campo di sterminio. E’ morale parlare di queste cose in un romanzo, frutto di fantasia, anche se nato dopo un approfondito lavoro di ricerca? Quando si parla di Olocausto è sempre difficile, la retorica a volte nasconde i veri sentimenti, per un meccanismo di difesa, anche negli spiriti più sensibili e intenzionati a capire. E questo libro aiuta a capire. Perchè raggiunge il lettore nella sua profonda coscienza, ponendo il germe dell’idea che colpevole del male non è solo chi lo compie ma anche chi non fa niente per combatterlo e impedirlo. Non ho paura della cattiveria dei malvagi, ma del silenzio degli onesti diceva Martin Luther King. Niente di più vero anche oggi.

Clifford Irving (1930) è stato per lungo tempo uno degli uomini più conosciuti d’America. Nel 1970 ha scritto una falsa autobiografia del magnate Howard Hughes, nella quale ha messo alla berlina Richard Nixon e altri importanti politici dell’epoca, in seguito alla quale è finito in prigione per un anno e mezzo. Grande viaggiatore, nella sua esplosiva esistenza ha fatto per due volte il giro del mondo, ha prestato servizio come guardia in un kibbuz israeliano e ha contrabbandato whisky e sigarette tra Tangeri e la Spagna. Recentemente ripubblicato in USA dopo la prima edizione del 1984, L’angelo del campo è balzato subito ai primi posti delle classifiche di vendita. Clifford Irving vive in Colorado.

Tag: , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: