Archive for the ‘Recensioni’ Category

:: Dialogo per la città (Edizioni Viverein, 2008), Giovanni Pellegrino, Adriana Poli Bortone, Cosmo Francesco Ruppi, a cura di Daniela Distefano

15 settembre 2016
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Un uomo di Chiesa e due politici: nasce da quest’incontro di voci, ben modulate, un dialogo che emana profumo di saggezza e urbanità. Trascritto nel 2008, il confronto di idee e pensieri tra insigni personalità –  per esperienza umana e professionale –  si concentra sulle condizioni dell’Italia di oggi, sui valori della vita e della persona, sui traguardi di civiltà e di pace. L’arcivescovo Cosmo Francesco Ruppi è salito in Cielo nel 2011, molte cose sono cambiate sul pianeta anche per gli altri due protagonisti di questo libro che non manca di lambire questioni scottanti e cruciali per il nostro Paese. Si comincia dalla Transizione, la crisi dei partiti, Mani Pulite: tutto ciò era già ben visibile otto anni fa, adesso si è acutizzato.
La gente gira al largo dalla politica e continua ad avere quasi nausea dei politici, convinta che essi siano uniti solo dall’interesse di parte. Ma è così oscuro il palazzo del potere?

<<L’uomo è fallibile: cerco di non dimenticarlo mai>>,

ammette Poli Bortone.
Un cancro per le istituzioni ha invaso i polmoni della loro credibilità, questi interrogativi sono stati affrontati nel 2008, quando il federalismo era il pane che si masticava a pranzo e a cena. Oggi abbiamo compiuto un passo indietro, e siamo sprofondati nella melma dei ripensamenti che non portano mai bene. La caduta del muro di Berlino, la rivoluzione giudiziaria, l’11 Settembre, la questione mediorientale, il fondamentalismo islamico, il terrorismo, l’Oriente (Cina e India entrambe in possesso dell’arma atomica, come Israele e Pakistan) sono processi in movimento da molto tempo. Come affrontarli? Si chiedono i tre interlocutori cercando di individuare, specificare l’uscita dal tunnel della caducità. In cinquant’anni la politica italiana e quella mondiale è totalmente mutata. Uomini come De Gasperi, Togliatti, Nenni, La Malfa, Almirante, Malagodi.. si dice non ci sono più. Tutto è cambiato, tutto è capovolto. Tutto vero? Tutto sbagliato?
Come delineare il futuro? Per Pellegrino, la demagogia si accentuerà col tempo; per Poli Bortone, non esiste un sistema rappresentativo perfetto, ma dovrà essere il più possibile trasparente. Un dato da segnalare è l’esplosione del giudiziario. Sostiene Poli Bortone:

<<Come Paese civile, dobbiamo rifiutarci di cadere nella spirale della sfiducia>>.

Ma non si può cambiare il presente dell’Italia tralasciando grandi questioni che abbracciano il mondo intero, partendo non da lontano ma da vicino, vicinissimo. E poi non solo l’Africa, ma anche l’Asia, molte aree dell’America Latina, vivono ancora nel sottosviluppo: come agire in fretta per colmare questa voragine di sofferenza umana?
Per Pellegrino,

<<le ricchezze del mondo non sono infinite; l’allarme è sulla condizione generale del pianeta>>.

Per Poli Bortone,

<<la presenza di tante culture, etnie e religioni sul nostro territorio pone certo problemi di corretta convivenza: ma, per quanto ci riguarda, noi del Salento, credo che sappiamo da sempre destreggiarci con la comprensione nell’accoglienza>>.

Forse il problema è peggiorato con gli anni morsi dalla crisi globale, i confini del mondo sono diventati terra invasa dal fiume straripato. L’Europa finora ha partorito un topolino come la montagna inconsapevole di aver così recintato la speranza di uscire dal guado non solo economico.

Giovanni Pellegrino è un giurista e politico, ex Presidente della Commissione stragi, amministrativista, ex Presidente della Provincia di Lecce.

Adriana Poli Bortone, per molte legislature parlamentare nazionale ed europeo, docente universitaria di Lingua e Letteratura latina, ex Sindaco della Città di Lecce (in carica dal 1998 al 2007)

Cosmo Francesco Ruppi (1932-2011) è stato Arcivescovo metropolita di Lecce dal 1988 al 2009.

Source: Libro inviato dall’Editore al recensore. Ringraziamo Madre Benedetta.

:: Il volo della famiglia Knitter, Guia Risari, (Bohem editore, 2016) a cura di Viviana Filippini

9 settembre 2016
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Quanti di voi piccoli e grandi lettori avete mai pensato di volare? Credo che almeno una volta nella vita, tutti lo abbiamo immaginato e ne Il volo della famiglia Knitter, il nuovo libro per bambini di Guia Risari edito da Bohem, questo accade davvero ai protagonisti della trama. Al centro della storia c’è la famiglia Knitter composta da papà Knitter, mamma Knitter, figlio 1 Knitter, figlio 2 Knitter, una cane, una gatto e un canarino. Una famiglia tranquilla che ha solo un problema a sopportare il grande caldo della città dove vive. Tutto finisce nel momento in cui il canarino giallo spicca il volo e insegna a volare a tutta la famiglia. All’inizio sembra che i Knitter abbiano serie difficoltà di volo, ma appena avranno appreso dal canarino tutti i trucchetti per librarsi nell’aria, inizieranno a compiere mirabolanti viaggi alla scoperta di mondi nuovi. La storia creata da Guia Risari, arricchita dalle immagini delicate e colorate realizzate da Anna Castagnoli, è avventurosa e insegna ai piccoli lettori quanto sia importante non smettere mai di fantasticare e di stupirsi delle piccole cose che la vita riserva. Volare nel cielo blu con le ali piumate e con le proprie braccia è quello che permette ai protagonisti di questa vicenda di trovare mondi sconosciuti e di continuare a muoversi liberi nell’orizzonte infinito, scoprendo nuove dimensioni naturali, animali, persone, usi e costumi, dei quali non si conosceva l’esistenza. Uno degli aspetti che mi ha incuriosito de Il volo della famiglia Knitter di Guia Risari è il fatto che i personaggi non abbiano nomi propri e non a caso noi li conosciamo come papà e mamma Knitter, figlio 1 e figlio 2. Potrebbe sembrare un dettaglio irrilevante, ma il fatto che i membri della famiglia Knitter non abbiano nomi di persona specifici, dal mio punto di vista rende ancora maggiore il processo di immedesimazione del piccolo lettore con la famiglia creata dalla Risari, facendolo sentire ancora più partecipe e coinvolto nell’emozionante volo sulla ali della fantasia e della vita.

Guia Risari (Milano, 1971) è laureata in Filosofia morale all’Università Statale di Milano. È specializzata in Studi ebraici moderni in Inghilterra e in Letteratura comparata in Francia, dove ha vissuto per qualche tempo e ha collaborato con diverse università francesi. Ha lavorato come educatrice, giornalista e traduttrice. Scrive racconti, libri per bambini, testi teatrali, saggi, testi surrealisti, poesie. Tiene laboratori, conferenze e corsi di scrittura e lettura. Fra i suoi libri si citano: Jean Améry. Il risentimento come morale sul risentimento nella filosofia occidentale (Franco Angeli 2002), vincitore di cinque premi letterari, L’alfabeto dimezzato. Storie di coccodrilli scottati e scimpanzé in piscina (Beisler, 2007), Il cavaliere che pestò la coda al drago (EDT-Giralangolo, 2008), Gli occhiali fantastici (Franco Cosimo Panini, 2010), Il Decamerino (Mondadori, 2015), La porta di Anne (Mondadori, 2016), Il viaggio di Lea (Einaudi Ragazzi, 2016).

Source: libro inviato al recensore dall’autore.

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:: Quando finiscono le ombre, Cristina Rava (Garzanti, 2016) a cura di Elena Romanello

9 settembre 2016
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Torna, nella sua terza avventura, godibile anche se non si sono lette quelle precedenti, il medico legale dell’entroterra ligure Ardelia Spinola, donna non più giovanissima, alle prese con un nuovo amore per l’apicultore Arturo, con i suoi gatti e con i casi che incrocia nel suo lavoro.
Stavolta si occupa della morte di Spartaco Guidi, anziano conosciuto in paese come una persona tranquilla e un po’ solitaria, che un giorno scompare per essere ritrovato morto alcuni mesi dopo in un campo. Ardelia inizia ad indagare, scoprendo il passato non limpido di Spartaco, tornato da poco ad Albenga, suo luogo di origine, dopo anni passati in un ospedale psichiatrico per aver ucciso un suo amico quando era giovane. Il tutto viene complicato dal fatto che la casa di Guidi, non certo una persona ricca, viene messa sottosopra da qualcuno, che forse non aveva gradito il suo ritorno in città e che può essere dietro a quello che è successo.
Ardelia dovrebbe limitarsi a capire le circostanze della morte e da quanto questa è avvenuta, ma il suo intuito da investigatrice la porta ad indagare, tenendo conto che comunque si è trattato di una fine violenta, in contrasto con una vita tranquilla ma con un richiamo a cosa era successo anni prima. Per scoprire cosa è accaduto Ardelia dovrà scavare nel passato ma anche scoprire cosa è successo nel presente, anche perché il suo interesse per il caso può diventare molto pericoloso.
Una storia avvincente, con al centro un’eroina moderna, una professionista reale e non una specie di wonderwoman che scopre subito tutta la verità, interessata a capire il come e il perché di un fatto che l’ha coinvolta personalmente, tra passato e presente, perché per lei i morti che arrivano sul suo tavolo per l’autopsia non sono semplici cadaveri inanimati, ma hanno tutti una storia da raccontare, verità da svelare e forse anche una giustizia da essere portata a termine.
Ardelia è una delle due protagoniste del romanzo, con la sua dedizione e il suo carattere un po’ fuori dalle righe, tra lavoro e ricerca di una dimensione personale. L’altra protagonista è la Liguria, fuori stagione rispetto alle estati da cartolina che in tanti ricordano, magari per esserci stati da bambini, ma non per questo meno affascinante. Tra luoghi di mare come Albenga e l’entroterra scosceso e molto contadino, da cui provengono varie eccellenze gastronomiche famose in tutto il mondo, si scoprono lati poco noti di una regione che si divide tra mare e montagna, tra marinai e contadini, e che risulta perfetta come sfondo anche per un giallo, dove è il presente, che non riesce a fare a meno e a superare il passato, a fare più paura.

Cristina Rava, classe 1958, è nata e vive ad Albenga, sulla Riviera di Ponente, dove sono ambientati i suoi libri. Dopo aver iniziato gli studi in medicina ha fatto tutt’altro, lavorando nel settore dell’abbigliamento e successivamente in campagna, ma sempre con la scrittura come efficace salvagente per galleggiare nella vita. Già autrice di due raccolte di racconti e di una memoria storica, tutte legate al territorio ligure, dal 2007 ha intrapreso la via del noir con cinque romanzi. Con Garzanti ha già pubblicato Un mare di silenzio con protagonista il medico legale «molto speciale» Ardelia Spinola.

Source: libro inviato dall’ editore al recensore, ringraziamo Francesca dell’Ufficio Stampa Garzanti.

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:: Avevamo ragione noi – Storie di ragazzi a Genova 2001, Domenico Mungo (Eris, 2016) a cura di Elena Romanello

8 settembre 2016
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Sono passati quindici anni dal G8 di Genova: per molti è uno dei tanti ricordi sbiaditi dei telegiornali, poco prima che le Torri Gemelle crollassero, altri erano troppo giovani all’epoca per ricordarselo se non attraverso forse qualche discorso dei grandi, altri ancora ricordano quei giorni come uno spartiacque tragico e il prologo di una società in cui gli esseri umani hanno contato sempre meno di fronte agli interessi e ai profitti delle multinazionali.
Per ricordare quei giorni, Eris edizioni,che già si è fatta conoscere per le sue graphic novel di qualità, propone questo libro sottile come pagine ma forte nei contenuti, con storie raccolte da Domenico Mungo e le illustrazioni di Paolo Castaldi, che racconta quei giorni concitati a ritroso, dalla macelleria della scuola Diaz al corteo festoso e ignaro del primo giorno.
Nelle pagine del libro rivivono le voci di tante persone, di un ragazzo che sta riprendendo gli scontri con la telecamera per documentare e che viene preso a manganellate dalle forze dell’ordine, di un altro giovane che urla lanciando pietre contro un blindato sotto i lacrimogeni, di un’infermiera che assiste impotente alla mattanza nelle celle di Bolzaneto, dopo che era andata a Genova per quello che per lei era un semplice lavoro di assistenza di routine, un manifestante giapponese che viene attaccato, un reporter inglese imprigionato e picchiato con tanto di strascichi giudiziari.
Sono storie vere, raccontate come un romanzo ma con la veridicità dei fatti, in un libro che riprende il genere, poco praticato ultimamente almeno in Italia, del giornalismo di inchiesta, per raccontare quella che è stata e resta una vergogna da non dimenticare, iniziata come una manifestazione alternativa ad un modello che si voleva contestare e finita con quella che è stata definita la più grave sospensione dei diritti civili in un Paese occidentale dopo la Seconda guerra mondiale.
Un libro da leggere indubbiamente per chi ricorda quei giorni con precisione, magari perché era a Genova o perché aveva lì cari amici e parenti, come alcuni genitori che seguirono in diretta cosa stava accadendo ai propri figli. Ma un libro anche da leggere per chi era troppo giovane all’epoca dei fatti, nell’ottica di una preservazione della memoria che ormai deve comprendere tutto, non solo i fatti della Seconda guerra mondiale, ma anche quello che è successo dopo, fino ad oggi, tra terrorismo, mafia e attacchi ai diritti. E soprattutto un libro da leggere per chi c’era e se ne è dimenticato, magari perché troppo preso da altre cose o perché ha sottovalutato quello che stava accadendo come l’ennesimo casino provocato da quei tizi dei centri sociali che già bloccano le città e non mi fanno trovare parcheggio con i loro cortei. Perché purtroppo problemi come la precarietà lavorativa e la distruzione del welfare sono cominciati proprio lì, e solo capendo e ragionando si può pensare a come reagire.

Domenico Mungo, nato nel 1971, è ricercatore di Storia contemporanea all’Università di Torino, giornalista e scrittore. Nei suoi scritti ha parlato di controculture, fatti scomodi, movimenti alternativi. Era a Genova a manifestare e il libro parte anche dalla sua esperienza personale e da quella dei suoi amici.

Source: libro inviato dall’ editore al recensore, ringraziamo Gabriele dell’Ufficio Stampa Eris.

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:: Il piccolo albergo della felicità, Lucy Dillon (Garzanti, 2016), a cura di Elena Romanello

8 settembre 2016
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Dopo una serie di problemi lavorativi che li hanno costretti a ridimensionare tenore di vita e aspettative, Libby e suo marito si sono trasferiti a Longhampton, nella campagna inglese, per gestire e rinnovare il piccolo albergo ricoperto di edera della suocera, che a questo punto può essere una chanche, forse l’unica, per ricostruirsi un futuro.
I problemi non sono pochi, a cominciare dal dover adeguare e ristrutturare l’albergo per le esigenze del pubblico del XXI secolo, peccato che manchino i soldi e quindi occorre fare i salti mortali per ristrutturare e vivere. Libby non è contenta della sua nuova sistemazione, dove c’è anche Bob, il cane della suocera, sempre tra i piedi: all’inizio la protagonista, non molto avvezza agli animali, ha poca simpatia per lui, ma poi scopre che l’animale ha la dote di far ritrovare il sorriso alle persone, e infatti è impegnato nella pet therapy nell’ospedale locale. Pian piano Libby si affeziona a questo buffo e tenero ospite, ma poi accade qualcosa.
Un giorno, davanti all’albergo, una giovane donna viene investita da un’auto e perde la memoria: non ha con sé documenti, solo un foglio con l’indirizzo del posto, e Libby si sente responsabile, accogliendola come ospite tra ristrutturazioni e squadre di operai che vanno e vengono a seconda dei fondi. Bob corre in soccorso anche della nuova ospite, che pian piano riacquista la memoria, anche se rimangono dei buchi. Un giorno arriva un uomo che si presenta come il fidanzato dell’ospite di Libby, ma a Bob non piace a naso e Libby decide di fidarsi di lui.
Lucy Dillon riprende in mano i suoi cavalli di battaglia, le storie al femminile nella campagna inglese e l’amore per i cani, raccontando una storia in cui non manca un mistero da risolvere (in Inghilterra tra l’altro non è obbligatorio andare in giro con i documenti, per cui cose come queste possono capitare) ma dove si parla soprattutto di nuovi inizi e di nuove cose da scoprire, argomenti che piacciono sempre, oggi più che mai. Un libro lieve ma che parla anche di cose importanti, come i maltrattamenti in famiglia e la crisi economica, dove gli umani sono importanti, ma dove il grande mattatore resta Bob, musetto canino capace di dispensare affetto e gioia e di saper indicare nuovi orizzonti e prospettive di vita.

Lucy Dillon, inglese, divide la sua vita fra Londra e la Wye Valley, dove ama passeggiare con i suoi basset hound Violet e Bonham. Con Garzanti ha pubblicato con successo anche Lezioni di ballo, Il rifugio dei cuori solitari, La libreria degli amori inattesi, Quando nascono i desideri, Piccoli passi di felicità.

Source: libro inviato dall’ editore al recensore, ringraziamo Francesca dell’Ufficio Stampa Garzanti.

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:: Cento passi ancora. Peppino Impastato, i compagni, Felicia, l’inchiesta, Salvo Vitale (Rubbettino, 2014), a cura di Daniela Distefano

7 settembre 2016
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Il suo lavoro più noto è “Nel cuore dei coralli” (Rubbettino 1996), una biografia su Peppino Impastato, alla quale si è ispirata la sceneggiatura del film “I cento passi”(il libro è stato ripubblicato in una nuova edizione del 2008 con il titolo “Peppino impastato. Una vita contro la mafia”); due anni fa è stato pubblicato, sempre dalla casa editrice Rubbettino, un suo diario che ripercorre ventidue anni di lotta.
Parliamo di Salvo Vitale, testimone d’eccezione di un martirio registrato senza concessioni ad uno svenevole stile letterario.
In una forma asciutta e senza fronzoli, viene rivissuto il momento della sofferenza dopo il tragico rinvenimento del corpo di Peppino Impastato. I successivi eventi sono pagine aderenti ad un copione già troppe volte visto in Sicilia: il depistaggio delle indagini, la controinchiesta dei compagni, il processo, la vita di Radio Aut, la lunga notte di Felicia, la sua inestinguibile sete di giustizia.
Ma chi era veramente Peppino Impastato?
Era nato a Cinisi, un piccolo paese vicino Palermo, andò via di casa cacciato dal padre, e forte della sua formazione comunista avviò un’attività politico-culturale contro il silenzio e le infiltrazioni mafiose. Dalla protesta in piazza ai giornaletti volanti, alle improvvisate manifestazioni, il giovane arrivò all’uso politico di una radio libera autofinanziata, Radio Aut: è da qui che partirono i nomi e cognomi innominabili e ignominiosi.
Messo alle spalle al muro, il boss Tano Badalamenti per ritorsione lo fece uccidere. Il 9 maggio 1978 a Cinisi venne ritrovato il cadavere di Peppino: la fine di una vita e l’inizio di quella eterna.
Forse la mafia finirà per affogare da sola, forse è finita quella più eclatante delle stragi spettacolari, forse rinascerà più pervasiva, di certo non potrà mai cancellare il Male che ha attivato in tutto il mondo partendo molto spesso da piccoli paesi siciliani dove il tempo balbetta e le ore incespicano.
Non importa se tutto ancora tace, nonostante i social, le connessioni, la modernità, qui si vive per far morire la speranza. La Sicilia si vuole rialzare, ma è troppo imponente il giogo criminale che la tiene al guinzaglio, e se c’è crisi ovunque, qui non c’è mai stata la coscienza di cives dediti alla collettività.
E’ la civiltà (che manca), bellezza!
Cinisi ha creduto al briciolo del Cielo, poi il Diavolo l’ha fatto sgretolare, ma

<< Con le idee e il coraggio di Peppino noi continuiamo>>.

Nota: la prefazione è affidata a Marco Tullio Giordana

Salvo Vitale è nato a Cinisi, ha insegnato Filosofia e Storia nei licei sino al 2003, ha organizzato con Peppino Impastato alcune iniziative continuandone l’attività dopo la sua morte. Collabora con << Antimafia Duemila>> e con altri giornali, riviste e blog. Si occupa di educazione alla legalità, di educazione antimafia nelle scuole, cura il sito http://www.peppinoimpastato.com e lavora, come collaboratore esterno, nell’emittente Telejato.

Source: libro inviato dall’Editore al recensore. Ringraziamo Antonio dell’Ufficio Stampa Rubbettino.

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:: Il metodo della fenice, di Antonio Fusco (Giunti, 2016) a cura di Federica Belleri

6 settembre 2016
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Valdenza, novembre piovoso e freddo. Il cadavere di una bellissima ragazza viene ritrovato sotto al ponte di Campanelle. Polpacci e piedi carbonizzati. La testa avvolta in un sacchetto di plastica. Un altro cadavere, questa volta di un giovane, giace nella sua auto, nel lago di Galleti.
Il commissario Tommaso Casabona dorme ormai da giorni negli alloggi della questura. I suoi problemi familiari sembrano irrisolvibili e ha bisogno di stare solo. Malinconia e tristezza fanno parte del suo quotidiano.
Una telefonata anonima dà inizio alla vicenda. A chi appartengono questi due corpi?
Il caso sembra seguire una pista precisa e si conclude abbastanza in fretta. Troppo semplice. Troppo poco tempo. Qualcosa non torna. Casabona non ci sta e affronta l’indagine da un altro punto di vista. Perché esiste spesso un’altra angolazione. Per esempio, entrando in una piccola casa di produzione, si scoprono filmini porno amatoriali, che vedono protagoniste coppie rispettabili ma annoiate, in cerca di piacere travolgente. Oppure, parlando con una dottoressa psicoterapeuta cognitiva, si può osservare una persona in stato quasi catatonico a causa di un evento traumatico, seduta nella propria stanza, all’interno di un reparto psichiatrico. O ancora, si fatica ad entrare in una particolare comunità, all’apparenza votata alle adozioni di ragazzi rimasti soli e in grave disagio. È davvero così o è solo una folta siepe che cela orrori?
La scientifica rileva, analizza e determina. Riconosce responsabilità e coincidenze che hanno dell’assurdo e costringe il commissario a scavare, fino al 1969. L’indagine si complica. Casabona è perplesso, ma non molla. Comincia a risultare scomodo perché si sta facendo notare troppo. Da chi?
Il metodo della fenice. Un percorso investigativo descritto nei particolari e assolutamente comprensibile. Una storia dove la vita vera desidera spiccare il volo. Dove a nessuno spetta la decisione di uccidere, nemmeno per un delirio di immortalità e di potenza. Nessuno rinasce, non come ha fatto la fenice. Sofferenza, avidità, isolamento, paura, plagio, violenza. Tutto si mescola. Casabona troverà il modo di fermarsi al momento giusto, cercando di riprendere in mano la propria vita, cercando forse un nuovo inizio. Affrontando una risoluzione carica di amarezza e sconforto. Ottimo noir. Consigliato. Buona lettura.

Antonio Fusco è nato a Napoli nel 1964, è funzionario nella Polizia di Stato e criminologo forense. Dal 2000 si occupa di indagini di polizia giudiziaria in Toscana. Ogni giorno ha il suo male, suo romanzo di esordio, è stato accolto da un grande successo di pubblico e di critica, ottenendo il Premio Scrittore Toscano (Menzione speciale gialli e noir) e il Premio Garfagnana in Giallo 2014. Nel 2015, sempre per Giunti, è uscito La pietà dell’acqua, seconda indagine del commissario Casabona, inserito come miglior libro giallo dell’anno nella clas­sifica Best 2015 stilata da iTunes. Il metodo della fenice è il terzo capitolo della serie, pubblicato nel 2016.

Source: acquisto in libreria del recensore.

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:: Basilicò, Giulio Macaione, (Bao publishing, 2016) a cura di Viviana Filippini

5 settembre 2016
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Giovanni, Agata, Diego Maria, Rosalia e Santo, sono i quattro fratelli protagonisti della graphic novel Basilicò di Giulio Macaione edita da bao publishing. Tutti i ragazzi si trovano catapultati a casa della madre non però per festeggiare il compleanno della donna come avevano in previsione, ma per la sua morte improvvisa. Il libro a disegni di Macaione parte da un fatto drammatico per ricostruire la vita di questa famiglia dove la madre, Maria, ad un certo punto si troverà da sola a crescere tutti i figli. La storia per immagini è un viaggio alternato tra presente drammatico dei ragazzi, che devo confrontarsi con l’improvvisa scomparsa dalla congiunta e il passato fatto da flashback molto utili a lettore per comprendere delle verità non del tutto chiare per i ragazzi. O meglio, chi legge il libro le conosce subito, mentre i protagonisti della vicenda le apprenderanno piano piano e questo stravolgerà per sempre l’immagine che avevano della madre e quella del padre. I frammenti dell’esistenza della famiglia di Maria sono intervallati da sfiziose ricette di cucina, corredate da un unico e solo ingrediente segreto, che evidenziano quanto per la donna sia importante mantenere viva la tradizione culinaria siciliana. Leggendo Basilicò si scopre come la vita di Maria non si stata facile, anzi la donna ha sempre combattuto e lottato per dare ai propri figli il giusto benessere e valori importanti e solidi attraverso i quali costruire le proprie vite. In realtà più ci si addentra nella storia, più ci si accorge di come le esistenze di Giovanni, Agata, Diego Maria, Rosalia e Santo siano molto complesse e pure in conflitto con quello che la madre ha insegnato loro. Giovanni ha sposato una donna che pensa più all’apparire e all’essere; Agata lavora precariamente in un call center ed è convinta che prima o poi (ad un certo punto sembrerà sempre poi) i suoi quadri avranno successo. Diego Maria passa da un fidanzato all’altro; Rosalia ha sposato un medico, ma non esita a farsi un amante e Santo, il più piccolo, fa il giornalista giramondo. Esistenze sull’orlo della crisi che entrano in conflitto costante tra loro e con la madre, Maria sottolinea questo stato di profonda precarietà che le caratterizza. La mamma punzecchia in modo continuo i figli, non lo fa con cattiveria, ma questo suo modo di fare, che vorrebbe per portare i figli a riflettere sulla loro vita, non fa altro che infastidirli e creare conflitti con lei e pure tra di loro. Ad un certo punto i ragazzi, tutti riuniti attorno alla salma della madre verranno a conoscenza di una dolorosa e impensabile verità, che stravolgerà per sempre l’idea che avevano dei due genitori. Il fumetto di Macaione ha un andamento circolare, nel senso che all’inizio si incontra la morte ed essa torna anche alla fine, con dati e fatti più concreti e corposi per i protagonisti e per i lettori che comprenderanno il senso di tante cose dette e fatte dalla donna. Basilicò di Giulio Macaione è il ritratto di una famiglia dove la cucina è il collante tra le parti e le sue immagini mettono in evidenza quanto a volte il mentire non sia da interpretare come un atto di meschinità, ma piuttosto è lo strumento migliore utilizzato per poter tutelare in modo costante l’ esistenza delle persone amate.

Giulio Macaione è nato a Catania nel1983, è cresciuto a Palermo e vive a Bologna dove si è diplomato all’Accademia delle Belle arti. Nel 2005 ha debuttato con il corto Mortén, vincitore del concorso “Otto tavole per Mondo Naif” indetto da Kappa Edizioni. Sempre con Kappa, pubblica i romanzi grafici The Fag Hag e Innamorarsi a Milano, entrambi su testi di Massimo De Giovanni. Con Comma 22 pubblica Ofelia, tradotto anche in Francia da Edithion Physalis. Con Renbooks pubblica I colori del vicino e sta lavorando al prossimo fumetto Alice from dream to dream, ambientato negli Stati Uniti, dove ha vissuto per un periodo. Il suo blog è giuliomacaione.blogspot.it.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Daniela dell’Ufficio Stampa Bao Publishing.

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:: Come lui nessuno mai, Bethany Chase (Bookme, De Agostini Libri, 2016) a cura di Micol Borzatta

5 settembre 2016
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Sarina è una architetto di 31 anni, divide un appartamento con il suo amico Danny e da quattro anni è fidanzata con Noah, ma Sarina ha un grande segreto dentro di sé: non ha ancora dimenticato Eamon Roy, un ragazzo di 28 anni, ex campione di nuoto andato a riposo che ha deciso di tornare a vivere nel paese in cui aveva vissuto ai tempi dell’università, quando divideva un piccolo appartamentino con Danny, all’epoca suo compagno di scuola e collega sportivo nella stessa squadra di nuoto.
Sette anni prima, infatti, Eamon e Sarina avevano avuto una breve storia, durata pochissimo e finita la notte in cui per la prima volta hanno fatto sesso. Eamon, infatti, quella notte alle 22:00 saluta Sarina per tornare a casa sua con la scusa di dover finire una relazione per le lezioni del giorno dopo, e da quel momento è sparito. Non ha più chiamato, non ha più risposto ai messaggi, non l’ha più cercata.
Sarina ha sofferto molto e le ci è voluto parecchio tempo per riprendersi e ricostruirsi una vita, ma ora che finalmente è convinta di avercela fatta ecco che Eamon ricompare.
Il gioco del destino vorrà che Danny proponga proprio Sarina come miglior architetto della zona così che si ritrova a dover lavorare a stretto contatto con lui per ristrutturare la nuova casa.
Lei ovviamente è combattuta, perché se da un lato il lavoro sarebbe un ottimo trampolino di lancio per nuovi orizzonti lavorativi, dall’altro si ritroverebbe a dover frequentare assiduamente una persona che credeva di aver dimenticato e che vuole finisca nel dimenticatoio.
Tuttavia siccome il destino si diverte a giocare con le nostre vite, ecco che Sarina accetta il lavoro e nella sua vita iniziano a esserci molteplici cambiamenti… continuerà a stare con Noah, il fidanzato che la vuole sposare o ritornerà fra le braccia del suo ex che nel frattempo continua a frequentare altre ragazze?
Come lui nessuno mai è totalmente e completamente il classico romanzo young adult, un po’ romance, che serve per far sognare le ragazzine e per permettere una lettura leggera e dissociativa a chi vuole fare una pausa da letture più seriose quotidiane.
Uno dei grandissimi problemi riscontrati è l’incapacità dell’autrice di creare un legame empatico tra lettore e personaggi, infatti si vive tutta la storia come spettatore, senza nessun tipo di immedesimazione.
La trama di per sé non è male, perfettamente congruente con il genere a cui vuole appartenere, ha uno svolgimento molto lineare, a volte molto prevedibile, ma, ribadisco, perfettamente in tono con il genere letterario.
Si nota una conoscenza da parte della Chase di conoscenze edili e architettoniche, un po’ derivate dal suo lavoro e un po’ sicuramente da studi e ricerche fatte, fattore questo molto positivo che oltre a dare corpo al libro lo rende anche molto interessante, come interessante e profondo è il significato che Bethany, attraverso Sarina, dà al significato di casa, rendendola in tal modo non solo una costruzione amorfa in cui passare il minor tempo possibile, ma una propria trasposizione dell’animo umano, una sorta di esteriorizzazione del proprio io che oltre a far sentire protetti e al sicuro come un rifugio, ha anche il compito di trasmettere le qualità di una persona.
Un romanzo carino, adatto come lettura leggera e spensierata da fare sotto l’ombrellone o anche durante l’anno magari mentre si è in viaggio per recarsi sul posto di lavoro.

Bethany Chase è nata in Virginia, interior design vive attualmente a Brooklyn.
Come lui nessuno mai è la sua prima opera.

Source: ebook inviato dall’editore, ringraziamo Riccardo dell’ Ufficio Stampa De Agostini.

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:: La notizia diventa Storia, Giuseppe Di Fazio (Domenico Sanfilippo Editore, 2016), a cura di Daniela Distefano

3 settembre 2016

unnamedIl tempo della storia, il flusso delle notizie. La lunga durata degli eventi sociali ed economici, l’immediatezza della comunicazione nell’era di Internet. A volte sembra che l’informazione abbia una marcia in più rispetto alla realtà, ma l’informazione corre per poi consumarsi in fretta. La storia, invece, procede a piccoli passi, rivelando, col passare degli anni, novità sorprendenti.

Quali sfide si pone il giornalismo nell’era della comunicazione integrale?  Come considerarlo? Sul viale del tramonto? Un novello Sisifo che spinge con fatica il
masso del pensiero non nichilistico? Oppure – potenziato dai mezzi virtuali di ultima generazione – è diventato talmente pervasivo da risultare troppo onnipotente, onnipresente e condizionante? Di fatto, Internet ha modificato il nostro approccio con la realtà.
Google, You Tube, Wikipedia, Facebook,  Twitter, per citare i social più diffusi, sono i nostri facili rubinetti del sapere: con un clic beviamo direttamente alla fonte della conoscenza. Un rivoluzione copernicana perché mai come in quest’epoca l’accesso al sapere è stato così a portata di mano degli esseri umani, nei secoli passati, divisi in classi sociali opposte non solo per censo ma anche per istruzione. I fatti vengono prima riportati, poi masticati, infine narrati nei loro sviluppi. Si tratta di un ciclo che si ripete e acquisisce valore di trattamento dei dati in continuo perfezionarsi.
Questo – come afferma Giuseppe Di  Fazio – perché

La notizia non è solo il racconto della superficie e del “rumore” di un fatto: essa ha una profondità che merita di essere indagata secondo tempi che  non sono più solo quelli rapidi dell’informazione online.

Ecco perché la notizia su Internet viene poi assimilata sui giornali cartacei.
Tutto bello? Non proprio, ogni conquista umana comporta un piccolo o grande prezzo da pagare: “la società del tempo libero”, la nostra, è una creatura intrappolata nell’eterno presente. Viviamo con la sete costante dell’essere aggiornati e applichiamo ai nostri giorni l’etichetta della perpetua connessione. Il rischio è che tutto ciò porti ad uno stato di alienazione di pensiero mentre si appressa l’interazione a distanza. Molti sono gli spunti offerti dalla lettura di questo affilato saggio. Una delle sfide che il giornalismo ha affrontato in questi decenni di eventi calamitosi è la lotta alla mafia combattuta nel corso del tempo  con l’inchiostro, la macchina da scrivere, il computer, lo smartphone… A che punto siamo? Il 21 settembre 1990 veniva trovato il corpo senza vita di un giovane magistrato, Rosario Livatino, “il giudice ragazzino”,

il quale si mise sotto lo sguardo di Dio perché sapeva che per applicare la giustizia occorre una luce che illumini tutti gli aspetti della realtà.

La sua morte è stata una vergogna per la Sicilia, per lo Stato,  per l’Italia tutta; una efferatezza  che si è replicata negli anni successivi, defalcando i nostri ingegni migliori, uccidendo la speranza che il loro coraggio sia servito a qualcosa. Ma la mafia non è una realtà omogenea; come dicevano Calvino e don Pino Puglisi per sconfiggerla dobbiamo partire da “ciò che inferno non è”.  L’Autore si sofferma anche su altri avvenimenti  che hanno calamitato l’attenzione dei lettori di quotidiani.                                                                  Il terrorismo è stato un protagonista ricorrente di quasi tutte le prime pagine dei giornali; “la guerra totale islamista”, come la definisce Domenico Quirico, è in atto da un bel po’, ne avvertiamo la presenza solo quando semina morte e distruzione: il nemico è camaleonte e sa ben mimetizzarsi. L’unico baluardo al dilagare di questo stato di conflitto perenne sono le parole del Signore: “Vegliate”.  Non dobbiamo armarci fino ai denti, ma teniamoci pronti ad affrontare l’incognita di un mondo imprevedibile dove quasi 300 persone muoiono non per il maleficio umano di  una bomba ma per gli effetti di un terremoto  indiavolato.

I giornali cartacei durano lo spazio di un mattino, tuttavia gli archivi digitali dei quotidiani sono fonte di storia.

E’ dalla Storia che dobbiamo partire verso il viaggio nelle cose comprensibili dalla mente umana. Tutto il resto è una interazione, per chi crede, divina.

Giuseppe Di Fazio è caporedattore del quotidiano “La Sicilia” nonché docente di Storia e tecnica del giornalismo all’Università di Catania.

Source: libro acquistato dal recensore.

:: Medical Noir, di Danilo Arona e Edoardo Rosati (Acheron Books, 2016), a cura di Federica Belleri

3 settembre 2016

coverCinque racconti, fra horror e paranormale. L’argomento trattato è la medicina. Il difficile rapporto tra la precisione della scienza e l’inspiegabile. L’orrore di un parto anomalo, fatto di sangue e grasso; un caso clinico aberrante. Le telecamere in una sala operatoria a seguire un illustre chirurgo durante un intervento della massima urgenza; l’ego di questo medico è in diretta, la professionalità passa in secondo piano.Uno specchio che permette di guardare oltre se stessi; pazzia, dal punto di vista clinico; apparizione, tramandata da generazioni. Il diverso rapporto con conservanti e coloranti contenuti nei cibi confezionati, da parte di due sessantenni che vivono nello stesso palazzo. Due gemelli, uno medico e l’altro prete esorcista, alle prese con una bambina; è malata o posseduta? Un racconto paranormale, difficile da digerire.
Cinque racconti dicevo, brevi ma intensi. Sempre sul filo tra la diagnosi concreta e l’allucinazione. Il linguaggio è clinico ma si sposta con facilità verso il dialogo più semplice, permettendoci di focalizzare la crudezza di alcune immagini. Lettura molto interessante.

Danilo  Arona è uno dei più importanti scrittori horror italiani. Ha scritto e pubblicato più di quaranta volumi fra romanzi, antologie e saggistica.

Edoardo  Rosati, giornalista medico-scientifico, ha collaborato con il Corriere Salute, è responsabile delle pagine dedicate alla medicina del settimanale Oggi, e ha pubblicato diverse opere  sia di narrativa che di saggistica medica.

Source: ebook inviato dall’editore, ringraziamo Samuel dell’ufficio stampa Acheron Books.

:: Torna da me di Mila Gray, (Bookme, De Agostini Libri, 2016) a cura di Micol Borzatta

3 settembre 2016
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Jessa è figlia di un Marine, abituata a vivere con il pensiero del padre in missione. Quando il padre va in pensione, dopo una missione in Iraq, inizia a soffrire di un disturbo post traumatico che però non si fa curare perché si rifiuta di vedere qualsiasi medico.
Arrivata ai diciassette anni Jessa si innamora di un amico di suo fratello Riley, Kit, un teppista mal visto dal padre per degli avvenimenti avvenuti ai tempi in cui era nei Marine con il padre di Kit.
La tragedia per Jessa arriva quando sia Kit che Riley decidono di entrare nei Marine insieme. Le sembra di rivivere ogni volta la stessa storia vissuta in precedenza, ogni volta rimane in ansia pregando per il ritorno sia del fratello che del fidanzato, cacciando ogni giorno la paura provocata dall’incubo di vedere arrivare una macchina dell’esercito a darle la Notizia.
Purtroppo un giorno, quando ha solo diciotto anni, quell’incubo si avvera. Fuori dalla porta di casa c’è il padre di Kit con la terribile notizia, ma chi riguarderà? Riley o Kit?
Dopo un inizio molto profondo, dove troviamo descritto tutto il panico provato da chi ha un parente militare in missione, raccontato dalla protagonista, usata come voce narrante, veniamo catapultati indietro nel tempo, in una narrazione molto leggera, spensierata, quasi frivola, classica di un young adult.
Ritroviamo sempre la nostra protagonista, Jessa, che sarà una delle voci narranti, intervallata da Kit, l’altro protagonista e voce narrante.
I personaggi sono abbastanza stereotipati, lei ragazzina per bene, succube del padre che non la lascia nemmeno scegliere l’università, si innamora dell’amico del fratello maggiore, ex ribelle che ha messo la testa a posto entrando nei Marine, ma che viene comunque mal visto da padre di lei.
Come in ogni young adult troviamo lo svolgersi della storia d’amore, ma qui iniziano le differenze, ovvero la parte più importante.
Se per tutta la prima parte sembra di leggere un classico romanzo da adolescenti, dove l’unica spinta per andare avanti è scoprire la risposta lasciata in sospeso all’inizio, ovvero chi è morto Riley o Kit, ora Mila Grey approfondisce il tema, dal punto di vista psicologico, di cosa voglia dire amare un militare.
Come si sviluppa la vita di una donna che ha un marito, un figlio, un fratello o un fidanzato in missione per molti mesi all’anno e che attende il suo ritorno? Cosa significa aver paura di trovarsi davanti casa un militare che deve comunicare che la persona cara non tornerà mai più?
È proprio questo il tema centrale del romanzo, non tanto la nascita della storia che è solo per dare un po’ di background, ma il presente. Capire e toccare con mano cosa voglia dire aprire quella porta e trovarsi ad affrontare una perdita così importante.
Un romanzo che va letto molto a fondo e senza pregiudizi, che sa dare tanto.

Mila Grey è lo pseudonimo di Sarah Alderson.
Al suo attivo ha già ben cinque pubblicazioni.
Originaria di Londra ha vissuto per gli ultimi quattro anni a Bali con il marito e la figlia.
I suoi scritti sono firmati con lo pseudonimo che con il suo nome vero.
Nella sua carriera di scrittrice ha scritto anche delle sceneggiature.

Source: ebook inviato dall’editore, ringraziamo Riccardo dell’ Ufficio Stampa De Agostini.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.