:: La ragazza del treno, Paula Hawkins, (Piemme, 2015) a cura di Elena Romanello

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In vista del film in preparazione con la brava Emily Blunt nel ruolo della protagonista, merita senz’altro di recuperare se non lo si ha ancora letto un bel thriller di qualche mese fa, La ragazza del treno di Paula Hawkins, una storia on the road in maniera però abbastanza insolita.
Dopo il divorzio, la vita di Rachel ha preso una brutta piega: tutte le mattine prende un treno che la porta dal sobborgo fuori Londra in cui vive al lavoro non certo esaltante in centro, in un tran tran senza prospettive di miglioramento in cui lei si è ripiegata con non poca depressione. L’unica consolazione di Rachel è guardare dal treno le strade e le case fuori dal finestrino nei quartieri benestanti, case in cui lei non si potrà mai permettere di vivere, con i suoi abitanti, come quella coppia che vede tutte le mattine fare colazione e che per lei è diventata simbolo di una vita perfetta. Ma un giorno su quella veranda da sogno Rachel vede qualcosa che non doveva vedere, qualcosa di legato alla sua precedente vita, che sconvolgerà le sue certezze e che potrebbe anche metterla in pericolo, perché presto ci sarà un crimine su cui la polizia deve indagare.
Già Alfred Hitchcock aveva raccontato il guardare le vite altrui, ne La finestra sul cortile, dove un reporter immobilizzato per un incidente spiava in un mondo senza social network il suo vicinato finché non scopriva un crimine all’apparenza inesistente. La ragazza del treno ricorda in qualcosa questa trovata geniale, spostandola però dalla relativa tranquillità dei propri vicini di casa al mondo che si vede da un treno, non luogo della contemporaneità, preso oggi da milioni di persone nei Paesi occidentali, Italia compresa, da cui si può vedere di tutto ma dove si può approfondire ancora meno che dalla finestra di casa propria e dove forse si può lavorare ancora di più di fantasia prima che la realtà colpisca con la sua durezza.
Volendo, si potrebbe citare anche un altro film, sia pure in un contesto ancora più diverso, Le vite degli altri di Henckel, dove un agente della Stasi nella Germania dell’Est a forza di spiare gli altri non aveva più una vita sua. Però è quello che succede alla fine a Rachel, immersa in una sorta di abulia senza prospettive, capace solo di sognare dietro a vite irraggiungibili e delle quali alla fine non sa niente, finché non arriva la scossa.
Dietro a questo romanzo, dedicato dall’autrice a tutti i pendolari che si muovono nella zona di Londra, una città nella città, ci sono quindi tante cose, oltre ad un’avvincente storia thriller: la solitudine, l’inadeguatezza di cui si sentono vittime tante persone, il non riuscire a cambiare la propria vita, il sognare come antidoto ad una realtà, il non doversi fermare alle apparenze. Un libro piacevole da leggere ma che lascia non poche cose importanti dietro di sé.

Paula Hawkins ha lavorato come giornalista prima di mettersi a scrivere. La ragazza del treno è il suo primo romanzo, già in corso di trasposizione cinematografica, e uno dei maggiori successi degli ultimi anni.

Source: libro inviato dall’editore al recensore, ringraziamo Federica Ufficio stampa Piemme.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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