:: Grandi momenti, Franz Krauspenhaar (Neo Edizioni, 2016)

copertina_grandi_momenti.indd

Clicca sulla cover per l’acquisto

E’ uscito qualche mese fa, l’ultimo romanzo di Franz Krauspenhaar. Dal titolo quanto mai evocativo, e amaramente beffardo, Grandi momenti. Quali sono i grandi momenti di una vita? La vita ha davvero grandi momenti? Il titolo mi richiama alla mente Great Expectations di Dickens, anche forse non ci sono altri punti di contatto. Grandi momenti e un romanzo autobiografico, (non lo sono tutti i romanzi di Krauspenhaar?) in una misura abbastanza singolare (la chiamano autofiction, mi pare). Franz Krauspenhaar prende parti della sua vita e le scompone e trasfigura nell’arte. L’arte di narrare una storia, con quella irritazione, e quella selvatica forza che non punta a rassicurare o compiacere il lettore. Ha senso contaminare l’arte con la vita o viceversa? Per Franz Krauspenhaar sì, è il suo tratto distintivo, il suo marchio di fabbrica. Se poi per il lettore ha senso invece scoprire se davvero Franco Scelsit è l’alterego narrativo di Franz Krauspenhaar, fedele in ogni sua piega, in ogni suo pur minimo dettaglio, è un’altra questione. A chi scrive non interessa granché, ogni scrittore svela o nasconde quello che vuole, guidato dal talento di cui più o meno è dotato. Vivisezionare o psicanalizzare Franz Krauspenhaar non mi interessa, già un po’ di più mi incuriosisce analizzare e sondare il personaggio Franco Scelsit voce narrante di questo romanzo a tratti oscuro, a tratti allegro, a tratti comico, a tratti melanconico. Ciò non toglie che Krauspenhaar è un autore davvero capace di esporsi fino a scorticarsi, perché certe cose non si inventano, o le si prova, e le si vive, o non vengono proprio in mente. Franz Krauspenhaar possiede questa sorta di generosità ostinata, e scontrosa che impone al lettore di mettere dei paletti, quasi per pudore, e non accettare tutti gli inviti, anzi eluderli proprio. Leggo prevalentemente la sera, finché il sonno non mi fa desistere, e certe sere allontonavo il libro e dicevo basta, non me la sento di affronatare un testo così. Non è un libro leggero, non è intrattenimento puro, ti costringe a pensare, a fare i conti anche con la tua vita. Franco Scelsit, il protagonsita voce narrante è uno scrittore, che si trova a dibattersi tra scrivere ciò che la sua arte gli impone (ed essere letto da tre persone) o scrivere romanzi più commerciali (da autogril), e guadagnarsi una certa sicurezza economica e una relativa tranquillità. Vive con la madre (il colonnello della sussistenza) e un fratello, ama le auto veloci (la meravigliosa Jaguar E Type – anno di fabbricazione 1967, color oro brunito e sedili in pelle nera), le donne, e tra gli inciampi del vivere si trova a sopravvivere a un infarto. La sua vita cambia, (diremmo in meglio) c’è la riablitazione, nuovi amici (compagni di sventura, naufraghi), c’è una strana rielaborazione del lutto (mancato). Franz Krauspenhaar è uno scrittore onesto. Un artista eccentrico se vogliamo, ma dotato davvero del dono di inannellare parole. Nel panorama italiano ha una sua nicchia una sua posizione che difficielmente lo fa paragonare ad altri. Segue la sua poetica fino alle conseguenze più estreme e inaspettate. E sembra divertirsi. Martin Amis (non leggo nulla di contemporaneo che non sia scritto da me, a parte forse, martin Amis), William Faulkner e Jean Cocteou, compaiono nell’ epigrafe. E poi Thomas Mann, Antony Burgess, e Godard, Truffaut, Scorzese. E Gigi Riva e Renato Rachel e le lavanderie di Cindy Lauper. E il fantasma di suo padre, come quello di Amleto (lo vedo passare e lui è una cazzo di lepre). E il fratello in una sorta di epifania gli dice a proposito: “Tu hai le visioni di un animale, un mostro. E’ il prodotto della tua paura di vivevre. La stessa paura che temi e che fomenti”. Paura di vivere, paura di morire, aspettative, conti da saldare con il passato e il presente. Per progettare un futuro, che ancora si spera di poter avere. Un libro bellissimo, dolorosamente bellssimo.

Franz Krauspenhaar (1960, Milano) scrittore, poeta e compositore, ha pubblicato quasi 20 libri tra narrativa e poesia. Ricordiamo i romanzi Le cose come stanno (Baldini & Castoldi, 2003), Era mio padre (Fazi, 2008), Le monetine del Raphael (Gaffi, 2011). In poesia, i libri Effekappa (Zona, 2010), Biscotti selvaggi (Marco Saya, 2012) e il poema Le belle stagioni (Marco Saya, 2014). L’unico saggio è Un viaggio con Francis Bacon (Zona Novevolt, 2010). È stato redattore di “Nazione Indiana” e attualmente è redattore della rivista letteraria “Achab” coordinata da Sara Calderoni e diretta da Nando Vitali.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Francesca dell’Ufficio Stampa Neo Edizioni.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

Tag: , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: