Archive for the ‘Recensioni’ Category

:: La danza delle streghe. Cunti e credenze dell’arcipelago eoliano. Macrina Marilena Maffei, (Armando Editore, 2024) A cura di Viviana Filippini

19 Maggio 2025

Le Eolie, isole dal fascino paesaggistico e non solo, perché nel libro “La danza delle streghe. Cunti e credenze dell’arcipelago eoliano”, edito da Armando editore, l’autrice Macrina Marilena Maffei fa compiere a noi lettori un vero e proprio viaggio antropologico dentro alle radici più ataviche della cultura eoliana. Ecco che il lettore troverà nei racconti, negli elementi del mondo naturale, nei modi di fare e porsi delle persone componenti di un mondo sognato dove elementi che hanno a che fare con il sogno e il fantastico si materializzano nel quotidiano e assumono forme tali e precise, da evidenziare nella tradizione e cultura popolare eoliana la presenza di figure femminili identificate spesso come streghe.

Nel libro ci sono racconti – i cunti – trasmessi oralmente che da zona a zona, racconto a racconto, tornano e si somigliano per dettagli e particolari da cogliere durante la lettura.  Essi narrano vicende dove la realtà e la finzione si mescolano. I temi che tornano sono le donne  che volano come streghe,  i tesori nascosti che si devono cercare e trovare e spiriti e serpi che hanno capelli.  Questi sono quindi alcuni degli argomenti che sono il motore di tutte le vicende raccolte nel corso del tempo dall’autrice Macrina Marilena Maffei. Sono storie che arrivano dalla voce popolare e che sono state messe per iscritto per permettere a quelle donne e uomini che andavano per mare e terra di raggiungere le generazioni dell’oggi e del domani. 

Il saggio della Maffei è uno sguardo sulla tradizione che ci porta dentro alla cultura e alle storie popolari di tutte le isole Eolie.  A raccontare a chi scrive sono le persone più o meno anziane che hanno ricevuto in dono questi racconti della tradizione, nei quali si capisce come ogni cosa accaduta, non sia avvenuta per caso e ha un qualcosa che la giustifica.  Dalle storie ascoltate e trascritte emerge attaccamento alla tradizione, ma anche sentimenti come paura, timore, rispetto profondo per qualche qualcosa di misterioso che arriva nella vita delle persone da una dimensione lontana, atavica, quasi primordiale. 

“La danza delle streghe. Cunti e credenze dell’arcipelago eoliano” di Macrina Marilena Maffei è un’importante testimonianza e documento con il quale ai lettori di oggi possono avere la possibilità di attuare un scoperta o riscoperta delle radici più profonde e folcloriche regionali,  in questo caso isolane,  presenti nella cultura popolare folclorica italiana.

Macrina Marilena Maffei, antropologa del mare e fiabologa, ha raccolto i repertori narrativi orali di vaste aree dell’Italia centro-meridionale e delle isole conservati in gran parte negli Archivi Sonori del MiC. Ha realizzato per la Commissione delle Comunità Europee e il Ministero del Turismo e dello Spettacolo il primo censimento dei Musei del Mare in Italia e nel Mediterraneo, 1991-1993. Ha curato la mostra Le Polene per il MiC nel 2009. Dal 1981 ha sistematicamente rilevato i patrimoni narrativi e le memorie tradizionali delle isole Eolie. È cittadina onoraria di Lipari. Tra i suoi volumi: Capelli di serpe (1995, Premio Scanno 1996); La tonnara di Procida nel racconto dell’ultimo rais (2000); I confini irreali delle Eolie (2002); La Grande Guida dei Musei del Mare del Mediterraneo. Dall’ingegno all’incanto, con R. Parisi (2003); Le polene (a cura di, 2009); Eolo e la Papessa. Racconti di dei e storie di donne nelle Eolie del Novecento (2011); Donne di mare (2013); La maga e il velo. Incantesimi, riti e poteri del mondo magico eoliano (2021). (Fonte biografica sito Armando editore)

Source: grazie a 1A Comunicazione.

:: “Straordinarie verità soprannaturali dalla mistica delle meraviglie” di Maria Lataste (Edizioni Segno) a cura di Daniela Distefano

18 Maggio 2025

Si frequentano giorni di cammino piano, dove il sole illumina il tracciato senza offuscare i contorni. Mi è capitato di bere chiarezza e lucidità con questo libro come un maratoneta assetato di Verità. 

Ma andiamo con ordine, chi era Maria o Marie Lataste? Promuovo intanto il mio metodo apodittico di riportare brani interi del suo scrivere per farmi un po’ da segnale stradale e indicare ciò che è caduto sotto i miei occhi, mente, visione mentre lo leggevo con delizia.

Marie Lataste nacque il 21 febbraio 1822 a Mimbaste, vicino a Dax, in Francia. Ultima figlia di contadini pii ed umili, visse un’infanzia molto povera. Quel poco che lei e le sue sorelle conoscevano – leggere, scrivere, cucire e filare – lo appresero dalla madre, che ebbe cura di insegnare loro anche la fede e le virtù cristiane. Il carattere irrequieto e orgoglioso di Marie diede fin dall’inizio non poche preoccupazioni alla madre che per questo non smetteva di raccomandarla al Signore nelle sue preghiere. Il momento di svolta nella sua vita arrivò quando aveva 12 anni. Era il giorno della prima Comunione, quando sperimentò un’intensa impressione della Divina Presenza. Circa un anno più tardi, durante la Messa al momento dell’Elevazione, le parve di vedere una luce brillante che sembrava accenderla di amore per il Signore Eucaristico. Nel 1839, quando aveva appena 17 anni, vide Cristo sull’altare. Da quel momento Gesù la istruirà quasi quotidianamente impartendole una vera e propria formazione spirituale e dottrinale. Gesù le spiegava con un linguaggio semplice le principali verità di Fede, servendosi talvolta anche di visioni simboliche e di parabole. Il 9 maggio 1847 si ammalò improvvisamente. In punto di morte, prima che le fosse impartita l’estrema unzione, ricevette l’autorizzazione a pronunciare i voti. Morì il giorno successivo, 10 maggio 1847, a Rennes all’età di appena 25 anni,  esattamente come le era stato preannunciato qualche tempo prima da Gesù.

Sin qui la vita e la morte di Santa.  Ma cosa ci ha lasciato questa santa fresca come un bocciolo non ancora aperto alle meraviglie del Creato?

La risposta è nella mole di scritti che ne fanno una serva prona al servizio del suo principale che l’ha resa degna della sua dettatura. Gli argomenti, sono quelli di oggi. Un oggi eterno.  

“Conoscere Dio, adorarlo, obbedirgli, tale era la religione dell’uomo sulla terra, nel suo paradiso, e questa religione, dal primo uomo fino a te, è sempre stata la stessa: cosa fai infatti oggi nella religione cattolica, se non conoscere Dio, adorarlo e obbedirlo? Tu lo conosci come lo conosceva Adamo, tu lo adori come faceva Adamo; solo l’obbedienza che dai a Dio è cambiata, come è cambiata per i patriarchi, come per il popolo che mi ero scelto, come quando sono giunto per rimuovere la legge del timore per sostituirla con la legge dell’amore. Ma non è l’obbedienza in sé stessa che è cambiata, è l’obbedienza in relazione alle azioni che Dio ti chiede. Dio stesso ha voluto modificare le prescrizioni che aveva dato ad Adamo, cambiare poi quelle che aveva dato ai patriarchi, cambiare infine quelle che aveva dato a Mosè. Ma è stato lui che le ha cambiate. L’uomo ha dovuto obbedire, e la religione è sempre la stessa, nonostante quei cambiamenti sull’obbedienza dovuta a Dio. Le persecuzioni  si sono abbattute contro di essa; ma da Adamo, il padre del genere umano, da Abele, fedele servitore di Dio, ai più recenti martiri, la persecuzione non ha mai distrutto la religione, lei gli ha solo dato sempre più forza e vigore. Sai perché, figlia mia? Perché è Dio stesso che ha stabilito la religione, che la conserva e la diffonde con i mezzi che ha scelto, e contro i quali le potenze del mondo e dell’inferno non possono nulla”.  

Nelle sue pagine, vibra l’atmosfera apocalittica della gloria e della salvezza eterne

 “Hai coraggio?” Mi chiese il Signore. Allora sfidando me stessa, gridai: “Signore, venite in mio aiuto, datemi la vostra forza e la vostra virtù!” E subito dopo risposi, con forza sovrumana: Sì, ho coraggio; non ho paura di niente.  La porta si aprì, e salii una lunga scalinata che mi portò in un appartamento al termine del quale c’era un’altra scala. Quando entrai in questo appartamento, un uomo, nascosto dietro la porta, mi colpì con un vigoroso colpo di bastone che mi levò quasi tutte le forze. Ho avuto grandi difficoltà nel salire la seconda scala. Ci sono comunque riuscita. Lì trovai un uomo che ebbe compassione per la mia debolezza, e mi offrì un bicchiere d’acqua. Quest’acqua mi rinfrescò e mi ridiede un po’ di vigore.Salii una nuova scala e vidi venire verso di me un uomo possente che mi diede due schiaffi che mi stordirono. Caddi a terra senza essere in grado di rialzarmi. Nella mia angoscia gridai: Signore, vieni in mio aiuto!  Allora la persona che era con me e un altro che era accorso, mi presero tra le loro braccia e mi portarono in cima ad un’altra scala dove trovai un grande crocifisso. Mi gettai in ginocchio, abbracciai i piedi del Salvatore; salii un’altra scala, e raggiunsi un appartamento il cui pavimento e il soffitto sembravano essere un solo specchio. Le pareti erano disseminate di specchi più piccoli, di varie dimensioni, che ricevevano il loro brillìo dagli specchi di sopra e di sotto; dissi a me stessa: questo pavimento e questo soffitto  raffigurano Gesù Cristo in cielo e in terra che riversa la sua luce sui santi, che la riflettono e se la rimandano reciprocamente e, passando da uno all’altro, essa torna al Salvatore Gesù.    Anch’io devo guardare la luce che egli mi manda dal suo trono celeste e dal trono del suo tabernacolo, e riflettere questa luce per illuminare le tenebre del mio prossimo e riportarlo a Gesù, per quanto Dio me lo concederà. Subito lo specchio superiore si aprì in forma di torre, si trasformò poi in forma di scala i cui gradini, lucidi e levigati, portavano ad un piccolo padiglione senza pareti, ma tutto in colonnine di una luminosità abbagliante, e Gesù era al suo centro. Mi chiamò; mi avvicinai a lui e, man mano che mi avvicinavo, sentivo il mio cuore più ardente d’amore per il mio Salvatore. Quando fui vicino a lui, egli tese la mano; io mi gettali ai suoi piedi e mi persi nella dolcezza della sua presenza, sperimentando una felicità al di sopra di tutte le felicità nel mondo, e potei solo esclamare: “Salvatore Gesù, quanto è amabile servirvi! Quanto si è felici nel vivere vicino a voi, con voi, in voi!”.

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La chiamata del Signore è per i giusti e per i peccatori

Tutta la bontà e la misericordia di Dio si trovano nell’ostia dove ci sono tutte le perfezioni di Dio, tutte le virtù, tutte le grazie, poiché colui che vi abita è l’autore della grazia e il Dio delle virtù. E’ qui che a Dio piace fare misericordia, esistendovi per bontà e misericordia. Sarebbe degno di lode un amico che, per il suo amico, si spoglierebbe di tutti i suoi beni, si esilierebbe con lui. E io… sono morto per gli uomini, ho voluto abitare in mezzo ad essi nel loro esilio, per consolarli, fortificarli, consolarli e provvedere ai loro bisogni dando loro quello che loro necessita. Infatti, chi mai, venendo a chiedere a me con fede, speranza, sottomissione, costanza e perseveranza, non sarebbe esaudito? Ah! Figlia mia, in verità di dico, se gli uomini sono così deboli, così sprovvisti di virtù, è perché non ne chiedono mai abbastanza: la maggior parte di loro si riunisce nella mia casa, dice qualche preghiera, con un po’ di fervore, se vuoi, altri le dicono a fior di labbra, tra lo smarrimento e la superficialità del loro spirito. E  come volete che un Dio geloso possa accogliere ed esaudire queste preghiere? Chi è colui che, essendo afflitto, e venuto con sante disposizioni non è stato consolato? E’ proprio per quelli che sono schiacciati dal peso della legge che io sono presente nell’Eucarestia, poiché ho detto: venite a me, voi che siete oppressi, ed io vi solleverò. Non invito solo i giusti, ma anche i peccatori, purché vogliano rinunciare sinceramente ai loro peccati; infatti io sono su un trono di grazie e di misericordia per accogliere quelli che si presenteranno.

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Voglio concludere questo resoconto con un riferimento alla Santa Vergine Maria.. E’ Gesù che parla della Sua Mamma a Marie Lataste. Un  tripudio di dolcezza, fermezza, umiltà. W Maria Santissima

La mia incarnazione era il capolavoro delle manifestazioni esteriori di Dio in cielo e sulla terra. Da tutta l’eternità Dio aveva preparato quest’opera. Quando giunse l’ora, nel mezzo dei tempi, mandò il suo angelo chiamato Gabriele nella stanzetta di Maria. Maria pregava, chiedendo la liberazione del mondo, sospirava ardentemente la venuta del Messia, e Dio viene a lei per mezzo del suo angelo; Dio viene a dirle che il tempo è compiuto, che il Messia nascerà da lei; l’angelo la saluta e si prostra davanti a lei. Dio voleva innalzare Maria e Maria pensava solo ad umiliare se stessa davanti a Dio; la sua umiltà le toglieva la parola, e lei era confusa nel suo nulla proprio quando Dio la esaltava con la sua divinità, che doveva unirsi così strettamente a lei. La sua umiltà divenne la sua forza.

:: Il fiore del male di Monica Campolo (Oakmond Publishing, 2025) a cura di Massimo Ricciuti

17 Maggio 2025

Viola Saggese è una giovane donna che vive a Torino, dove conduce un’esistenza ordinaria. Fidanzata con il ricco Cesare e prossima alle nozze, Viola lavora come grafica presso una casa editrice. Tutto scorre su un binario tranquillo, senza scossoni, con una monotonia di fondo che prevede alcune noiose cene con i suoceri e con coppie di amici. La giovane è consapevole di questa situazione, ma non riesce a tirarsene fuori. Un imprevisto sta, però, per cambiare ogni cosa: l’incontro con il musicista Christian è destinato a modificare in toto la sua esistenza, sconvolgendola sino a conseguenze estreme. Intanto dall’altra parte dell’oceano, precisamente in Virginia, Alessio Ungaro è detenuto nel braccio della morte del carcere di Sussex, condannato per il barbaro omicidio della fidanzata Elizabeth. Sottoposto a sevizie quotidiane da parte dei crudeli secondini, il ragazzo italiano può contare solo sul supporto di Gloria, suo avvocato. Due vite agli antipodi, non solo geograficamente, quelle di Viola e Alessio, eppure destinate a incrociarsi.

Dopo alcuni anni torna in libreria Monica Campolo con Il fiore del male. Un noir molto intenso la cui struttura narrativa è caratterizzata dall’alternanza di capitoli che raccontano le vicende dei due protagonisti: quelli dedicati a Viola sono scritti in prima persona, gli altri in terza. Il linguaggio, a volte crudo, usato dall’autrice rispecchia perfettamente l’andamento della storia e la cifra stilistica del romanzo. Le personalità delle varie figure sono scavate a fondo, con tutte le sfumature che nascondono o cercano di nascondere. A Viola basta poco per mandare in frantumi la propria esistenza borghese ed è facile comprendere come fosse proprio ciò che desiderava. Alessio, dal canto suo, compie un gesto estremo, consapevole che sia l’unico modo per uscire dall’incubo in cui è precipitato. Christian, invece, resta un punto interrogativo, spesso sfuggente e ambiguo nei confronti di una Viola che si è gettata a capofitto nella loro storia d’amore e sesso. Il tutto sullo sfondo di una Torino dalle mille sfaccettature, non ultima quella esoterica. Il finale del romanzo porta a una resa dei conti davvero sorprendente, ulteriore motivo per cui ne consiglio la lettura.

Monica Campolo, nata ad Alessandria nel 1963, vive in Versilia da quando era bambina.
Appassionata ed eclettica lettrice fin da ragazza, predilige il genere giallo-noir, perché ama il mistero, le sfide e l’analisi dei meandri della psiche umana.
Approdata alla scrittura in età adulta ha scelto di dedicarsi al suo genere preferito e ha pubblicato diversi romanzi e racconti.
Con la Oakmond ha già pubblicato il romanzo Amore d’inverno.

:: L’abisso di San Sebastiano di Mark Haber (Marcos y Marcos, 2025) a cura di Patrizia Debicke

11 Maggio 2025

«Non poteva esistere opera del conte Hugo Beckenbauer più grande dell’Abisso di San Sebastiano, insisteva Schmidt, e io ero d’accordo perché essere d’accordo con Schmidt era più facile che esser in disaccordo con Schmidt

Un romanzo sull’arte, sull’amicizia e sull’ossessione dal diabolico umorismo . L’arte è una cosa insidiosa. A differenza di altri campi – le scienze come  la medicina e il diritto,  ma anche  le discipline umanistiche –  nell’arte esiste la  soggettività fondamentale per valutare   ogni impresa artistica. Sembrano verità universali: questo dipinto è bello  questo libro buono ma definire quali siano i punti fermi  per una  qualsiasi forma d’arte è molto difficile. E a conti fatti questo principio vale sia per i critici d’arte come per chi recensisce il  libri.
Questo è l’ assurdo, spiritoso e presuntuoso dato dei fatti  che Mark Haber esplora e denuncia con grande abilità in ” L’abisso di San Sebastiano”.
Il libro basato su un concetto apparentemente semplice. Il narratore è una sorta di fenomeno nel mondo accademico-critico, essendo stato uno dei co-scopritori di un pittore rinascimentale olandese del XVI secolo, il “conte” Hugo Beckenbauer, e del suo capolavoro trascendente, l’ Abisso di San Sebastiano. Il “co” nella frase precedente costituisce il fulcro del romanzo: il nostro eroe, mentre era uno  disilluso studente universitario a Oxford, strinse amicizia con il volubile compagno di studi  austriaco, Schmidt, con il quale poi scoprì il piccolo dipinto dimenticato tra le pagine polverose di un libro di testo. Ripensandoci, tanto tempo dopo, tre o quattro decenni, a quanto pare sempre per bocca del narratore, del quale non sapremo mai il nome, apprendiamo  come in seguito  lui e Schmidt siano diventati quasi delle superstar nel mondo dei critici d’arte e degli autori del settore.  
I due infatti hanno pubblicato testi tenuto innumerevoli conferenze, scritto uno dopo l’altro  tutta una serie di libri sui dettagli del piccolo dipinto, ponderosi tomi che valutavano le ombre sfumate di un cielo apocalittico o lo sguardo pazientemente enigmatico dell’ “asino sacro” che compare in primo piano nell’opera.
Tuttavia negli anni , tra i due amici colleghi,  complici varie incomprensioni e  l’odio dell’austriaco  per le  due  mogli del narratore, c’è stato  un brutto  litigio provocato  da un suo  misterioso commento aborrito da Schmidt. Litigio che ha finito con trasformare la loro precedente fattiva  collaborazione, in una sciagurata guerra combattuta a suon di sferzanti commenti e la pubblicazione di  brucianti saggi.
Il nostro protagonista, tuttavia dopo anni dall’inizio delle ostilità tra loro, riceve una e-mail da Schmidt. Sembra che il suo vecchio amico sia in punto di morte a Berlino, e vuole che l’amico vada a trovarlo per l’ultima volta.
L’arrivo di questa mail “tutto sommato breve” di sole nove pagine, dopo tredici anni di glaciale rottura e il successivo viaggio transatlantico del narratore rappresenteranno  il  successivo ed esplicativo fil rouge della storia. L’abisso di San Sebastiano che parla soprattutto del passato , diventa un ironica  presa di giro  della critica d’arte ma anche dei tanti rischi legati all’ambizione. Scopriremo un mucchio di  dettagli sul dipinto e sull’autore, un certo  Beckenbauer, e  sulla sua  sordida vita di pittore nomade, sessuomane e sifilitico. E la cui opera, salvo quell’unico quadro speciale, pare fosse insignificante.
Scopriremo che Schmidt era solito dire che la pittura, apparentemente finita in pratica nel 1528 con la scomparsa di Matthias Grünewald, era stata in seguito salvata solo dalla pittura fiamminga, dal Manierismo olandese e dal Rinascimento. L’arte pittorica  a suo vedere tuttavia era morta una volta per tutte, diceva, nel 1906, ultimo rappresentante, Cézanne. Tutto ciò che era venuto dopo non era arte per lui:  solo della spazzatura .
Ma i tanti libri in materia scritti sul dipinto  dai due amici/rivali non erano in realtà capolavori di  approfondita ricerca  su un’opera ma piuttosto demagogiche pubblicazioni in una gara tra loro  perdurata decenni.
L’autore omette deliberatamente i dettagli del dipinto in sé: sappiamo solo che ci sono un asino, una parete rocciosa, raggi di luce e  degli apostoli, ma non è certo abbastanza per capire perché gli siano attribuite qualità tanto straordinarie.
Ma man mano che la storia procede si ha tuttavia la sensazione che il narratore scopra che tutta quell’erudizione dedicata  a L’abisso di San Sebastiano si sia  alla fine trasformata  in una specie di prigione che uccideva il piacere dell’arte invece di accrescerlo, tanto da chiedersi se ne fosse mai valsa davvero  la pena.
Una scrittura piena, accurata, che si avvale di sapiente maestria in  un romanzo particolare, diverso e intrigante sugli effetti sterili  e a ben vedere ridicoli  di un acceso combattimento intellettuale a basso rischio.

Mark Haber è un autore statunitense. Ha lavorato per undici anni presso Brazos Bookstore, leggendaria libreria indipendente di Houston,Texas, dopo aver inseguito i fantasmi di grandi scrittori del passato, da Cervantes a Conrad a Bolaño. Il suo romanzo d’esordio, Il giardino di Reinhardt (Keller, 2022) e` stato inserito nella longlist del PEN/Hemingway Award.
L’abisso di San Sebastiano (Marcos y Marcos, 2025), è stato nominato miglior libro di quell’anno dalla New York Public Library e da Literary Hub.

:: Preludio di Carla Madeira (Fazi Editore 2025) a cura di Valentina Demelas

7 Maggio 2025

Carla Madeira, l’autrice bestseller brasiliana che con L’amore è un fiume ha conquistato migliaia di lettori, è tornata a scuotere le nostre certezze con Preludio, pubblicato in Italia da Fazi Editore, con la traduzione di Giacomo Falconi. Fin dalle prime righe, il romanzo ci rende spettatori di un gesto estremo: Vedina, giovane madre sopraffatta dalla solitudine e dal tradimento, abbandona il figlio sul marciapiede. Quel momento drammatico non è una parentesi, ma prelude a un’indagine profonda sulle dinamiche familiari e sul momento prima della caduta, quell’istante in cui tutto può ancora cambiare, oppure spezzarsi.

Da questo punto il testo si sviluppa con una struttura non lineare che alterna il presente di Vedina Maria dos Santos e la ricerca disperata di suo figlio Augusto, a un flashback che racconta la genesi della tragedia. Seguiamo Tonico Antunes, padre alcolizzato che registra i gemelli con i nomi di Caim e Abel per far dispetto alla moglie Custódia, donna devota e ossessionata dall’idea di proteggere i figli fino allo stremo; e poi i due fratelli, nati in perfetta simbiosi, eppure destinati a strade opposte: Caim, solare e brillante a scuola, idolatrato dai compagni, e Abel, timido, introverso, consumato dall’invidia e dall’amore non corrisposto. L’incontro e lo scontro tra queste esistenze mostrano come l’amore, plasmato dalle aspettative – di maternità, di devozione, di successo – possa trasformarsi in violenza, colpa e annientamento dell’identità.

Preludio è più di una storia: è uno specchio. Un invito silenzioso e profondo a guardarsi dentro, a interrogarsi su cosa significhi davvero vivere, sentire, scegliere. Attraverso una narrazione che si fa simbolo, il romanzo mette in scena la complessità dell’animo umano, oscillante tra l’empatia e il veleno, tra il desiderio disperato di redimersi, liberarsi, guarire, e l’inconsapevolezza che può ferire più di ogni gesto deliberato, se stessi e gli altri. La società che fa da sfondo, così come le relazioni tra i personaggi, diventa metafora potente di un mondo che può salvare o distruggere, a seconda dello sguardo con cui lo si attraversa.

Il finale, aperto eppure profondamente eloquente, si presta a interpretazioni opposte: può essere letto come un gesto di salvezza o come l’ultima illusione di chi non riesce a sciogliere i nodi antichi del dolore. Anche l’atto più apparentemente generoso può contenere, per chi ha occhi e cuore per sentire, il peso sgradevole di una ferita ancestrale; ma in questa ambivalenza sta la verità più profonda del libro: tutto dipende dalla consapevolezza. È solo scegliendo di vedere, di percepire davvero, che si può abitare il dolore senza esserne consumati, parassitati; restare puri senza essere ingenui, custodire uno spiraglio di speranza anche nel buio più fitto.

In fondo, Preludio ci ricorda che la luce non è assenza di ombra, ma la forza di attraversarla.

Un romanzo che non offre consolazioni: il finale non ricuce i cocci, ma resta ancorato alla verità più spietata sul dolore e il senso di colpa che gravano sulle famiglie. Le parole consentono ogni tipo di realtà, dal giudizio amaro alla condanna, alla compassione, alla salvezza. Tuttavia, è proprio nella brutalità che risiede la forza del romanzo. L’autrice ci ricorda che dietro le porte chiuse spesso si consumano lotte profonde e silenziose, e che il momento che precede la crisi può essere l’ultimo appiglio per cambiare rotta.

In questo labirinto di relazioni, Carla Madeira disegna con cura anche il tema della maternità come doppio filo di salvezza e dannazione, mettendo a nudo il fallimento dei ruoli familiari e la crudele assenza di redenzione. La fede di Custódia diventa gabbia, la fragilità di Vedina esplode in un atto di abbandono, mentre i gemelli ereditano nomi che pesano come condanne. L’autrice porta allo scoperto le trappole emotive di padri incapaci di amare senza dramma e madri pronte a sacrificare ogni cosa pur di controllare, in un carosello di colpe che nessuno saprà davvero espiare.

La scrittura di Madeira è al tempo stesso tagliente e poetica. Non si risparmiano descrizioni vivide – l’amaro dell’alcol, il fruscio del traffico attorno a Vedina, il peso dei nomi biblici – e il ritmo alterna momenti di respiro a sequenze quasi cinematografiche, scandite da frasi brevi e incisive. Il lettore viene trascinato in un’esperienza intensa, fatta di immagini che restano impresse e dialoghi che graffiano. Il risultato è un testo in cui bellezza e crudeltà si mescolano, dove l’orrore della violenza domestica convive con lampi di tenerezza, rendendo la lettura tanto disturbante quanto impossibile da interrompere.

Carla Madeira è nata a Belo Horizonte nel 1964, ha abbandonato gli studi di Matematica e si è laureata in Giornalismo e pubblicità. È stata professoressa di Scrittura pubblicitaria presso l’Università Federale di Minas Gerais ed è socia e direttrice creativa dell’agenzia di comunicazione Lápis Raro. Nel 2014 ha pubblicato il suo primo romanzo, L’amore è un fiume: uscito inizialmente in una tiratura molto bassa, grazie a un passaparola davvero inarrestabile è diventato un caso editoriale da 450.000 copie, rendendola l’autrice più venduta del Brasile. Preludio, il suo nuovo romanzo, è a sua volta un grande successo: bestseller da 170.000 copie, verrà presto adattato da HBO Max in una serie tv.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’ufficio stampa Fazi Editore.

:: Outsiders di Lyndall Gordon (Fazi Editore, 2025) a cura di Valentina Demelas

5 Maggio 2025

Outsiders di Lyndall Gordon, pubblicato in Italia da Fazi Editore con la traduzione di Sabina Terziani, racconta le storie di cinque romanziere – Mary Shelley, Emily Brontë, George Eliot, Olive Schreiner, Virginia Woolf – e dei loro famosi romanzi, presentandosi come un vibrante coro di voci femminili che hanno saputo lasciare un segno indelebile nella storia della letteratura.

Il titolo del volume rimanda esplicitamente al pamphlet pacifista Le tre ghinee di Virginia Woolf – pubblicato nel 1938, alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale – in cui l’autrice denunciava il nesso tra patriarcato, militarismo e regimi totalitari, invitando le donne – escluse dalle stanze del potere – a sfruttare la propria marginalità per ostacolare la guerra e immaginare nuove forme di azione politica. Le Outsiders di cui l’autrice di questo libro ci racconta, sono sì figure tenute al di fuori delle convenzioni sociali, dei gruppi e delle norme dominanti della società, emarginate, limitate, ma sono anche, e soprattutto, ribelli, geniali, fuori dagli schemi e dall’ordinario.

Lyndall Gordon sceglie di abbandonare il tradizionale modello biografico unico per abbracciare una narrazione a mosaico, in cui le cinque figure emergono con il proprio messaggio autentico, esemplare, chiaro. Ognuna delle autrici – ostacolata da leggi, convenzioni e pregiudizi – ha saputo trasformare l’esclusione in carburante creativo. Shelley incanala il lutto e l’angoscia gotica nella genesi di Frankenstein; Brontë trasforma la solitudine delle brughiere dello Yorkshire in un lirismo feroce; Eliot incrina le barriere vittoriane adottando uno pseudonimo maschile; Schreiner fonde romanzo e attivismo nell’Africa coloniale; Woolf sviluppa il flusso di coscienza e teorizza l’indipendenza femminile in Una stanza tutta per sé.

La struttura del libro alterna brevi capitoli monografici – ognuno dedicato a una singola protagonista – a sezioni tematiche trasversali che esplorano i fili comuni tra epoche e contesti diversi: l’assenza di un modello materno, la ricerca di una voce autonoma, il confronto con la cultura maschile dominante. Questo approccio frammentario rispecchia l’idea di fondo di Outsiders: l’estraneo non è chi siede semplicemente ai margini, ma chi decide di smontare le regole del gioco e di inventarne di nuove.

Il grande merito di Gordon sta nell’equilibrio fra il rigore del documentario e la leggerezza narrativa che invita a soffermarsi sui passaggi più significativi senza provare senso di smarrimento. È vero che chi cerca una narrazione lineare potrebbe sentirsi disorientato dai continui salti di tempo e di luogo, ma proprio questa scelta strutturale rafforza il messaggio dell’autrice: l’esperienza condivisa di marginalità, attraversando quasi due secoli di storia letteraria, ha generato un’inesauribile creatività, capace di ridefinire i confini del romanzo e di tracciare nuove strade per le generazioni successive.

Si tratta di un testo davvero prezioso, che conferma come quasi sempre la negazione di una voce possa risvegliare e accendere la scintilla creativa di una rivoluzione culturale, in ogni contesto e in ogni epoca. Questo saggio, accessibile e accuratamente documentato, non si limita a celebrare il passato, ma si pone come un invito attuale: riconoscere nella differenza – di genere, di cultura, di opinione – la risorsa più importante e innovativa per la società e l’arte.

Lyndall Gordon è nata nel 1941 a Città del Capo, è autrice di importanti biografie letterarie amate da pubblico e critica, come quelle di Charlotte Brontë (Charlotte Brontë. Una vita appassionata, Fazi Editore, 2016) ed Emily Dickinson (Come un fucile carico. La vita di Emily Dickinson, Fazi Editore, 2017). Ha inoltre scritto un’importantissima opera monografica su T.S. Eliot (T.S. Eliot: An Imperfect Life), risultato di vent’anni di ricerca. Gordon ha studiato Storia e Letteratura inglese nella sua città natale e Letteratura americana del XIX secolo alla Columbia University di New York. È membro della Royal Society of Literature e vive a Oxford, dove fa parte del corpo accademico del St Hilda’s College.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’ufficio stampa Fazi Editore.

:: La profezia del povero Erasmo di Andrea Vitali (Rizzoli 2025) a cura di Patrizia Debicke

5 Maggio 2025

Anni Trenta. Il corpo di uno sconosciuto  ritrovato in quella nebbiosa  mattina di novembre 1934  nel bosco che tocca la  riva del piccolo  lago svizzero, il lago di Bienne, non è certo una bella cosa. Né bella né allegra ma cosa poteva aspettarsi Ariella Achermann dopo aver accettato l’invito per  quella vacanza noiosa e malriuscita in casa della sorella in quel paesino di poche case e di pochi umani tappati ogni sera tra le proprie mura? Insomma un  vero disastro pensava  mentre passeggiava con il cane quella mattina, sforzandosi di trovare un qualche scusa per ripartire prima e invece zac la fregatura  e  quel morto.
Morto che si scoprirà nascondere in sé ben più di un mistero.
Tre anni prima, a Bellano, era stato celebrato  il funerale di Erasmo Siromalli,  integerrimo fruttivendolo , da anni vedovo inconsolabile,  con la passione per la storia patria, uomo stimato dal prevosto e dai concittadini per la sua onestà e laboriosità. Peccato che l’unico  figlio Cletto, l’orfano,  sia ben diverso dal padre, rimasto vedovo quando lui aveva appena 10 anni.
Il povero Erasmo  era morto con il timore  in cuor suo per il futuro della prole  e n’aveva ben donde.
Cletto infatti,  belloccio ventitreenne, pare del tutto disinteressato a portare avanti  la piccola  ma sana  e ben avviata attività paterna, molto apprezzata dall’affezionata clientela locale.
Vanesio e pasticcione,  fin dall’inizio rifiuta  di prendere in mano il negozio del padre.
Come il genitore è  stato messo sottoterra lui,  che  non si ritiene  adatto all’uggiosa  esistenza di un bottegaio in un  paesino di poche case affacciato sul lago, comincia l’opera di smantellamento  dell’eredità paterna con un primo e impulsivo  cambio di fornitore.  Per il resto poi tentenna incerto, lambiccandosi il capo  persino su come  organizzare per sé  un diverso  e possibile  futuro.
Futuro che magari, gli piacerebbe altrove,  lontano dalla cittadina di Bellano. Insomma Bellano gli va proprio stretta. Intanto comincia a fare danni, lavora di malavoglia , compra merce di cattiva qualità .  E pensa di cedere la bottega. Prima o poi, ormai ha deciso,  la venderà.
Fino a quando, durante un viaggio a Lecco per trovare un accordo appena  più conveniente con un commerciante della zona , quel tanto per tenere  nel frattempo in piedi il negozio, visto che si trova là , ne approfitterà per godersi una bella passeggiata per la città e un film incantatore interpretato dal celebre  Alberto  Rabagliati . Ma, uscito dal cinema, proprio in quel momento   il caso e il destino si metteranno di mezzo gettandogli  quasi tra le braccia la giovanissima operaia del locale opificio Gioietta Vendoli.  La ragazza  infatti dopo aver reagito con forza a un’inopportuna palpata  sulla natica destra mentre stava correndo per sfuggire  al molestatore, aveva accettato ben volentieri il cortese aiuto offerto del giovane.
Ora però bisogna spiegare che detta Gioietta, poverissima di famiglia, ma con sogni di un’altra vita  alimentati dalla lettura di riviste femminili o altre  del genere  Stelle e Cine mio, stava facendo  di tutto per sfuggire alla  bacchettona madre Castica, al padre sulla stessa piega e alla convivenza con lo zio invalido per un colpo apoplettico.
Cletto, affascinato e presuntuoso , si fingerà un prospero grossista, mentre anche lei cadendo nella stessa trappola e  quasi per gioco vanterà  una posizione sociale più elevata.
Sarà solo l’inizio di una serie di bugie, equivoci e imbrogli che moltiplicandosi inesorabilmente  condurrano  i due giovani sposi , nel frattempo mercè una presunta gravidanza sono arrivati anche all’altare , a un acrobatico e incontrollabile crescendo  con la messa in atto di un’escalation truffaldina. Faccenda comica e terribile ma con ferali conseguenze  per coloro  che hanno avuto la disgrazia di incrociare il loro cammino.
Cletto non  riuscirà a vendere il negozio per fare cassa in qualche modo  e ripianare i tanti debiti accumulati in lungo e largo e che non può pagare . Che fare? Eppure, suo padre, il povero Erasmo aveva previsto che, se suo figlio non avesse messo giudizio, gli sarebbe toccata una cattiva fine.
Ai due giovani, dunque ormai assillati dalle possibili conseguenze dei loro trascorsi e travolti da un romanzesco fuori controllo, non resterà  che la fuga. Insomma devono sparire e  come?
Ma Cletto e Gioietta si sentono furbi e ne sanno o credono di sapere una più del diavolo.
Andrea Vitali ci regala, con l’umorismo e la sua solita verve che l’identifica costantemente, una storia nera  interpetrata da  una coppia di sfaccendati provinciali , incontenibili nella loro ottusa e crudele stoltezza.

Andrea Vitali dopo aver frequentato «il severissimo liceo Manzoni» di Lecco,si laurea in medicina all’Università Statale di Milano ed esercita la professione di medico di base nel suo paese natale.
Scrittore molto prolifico, ha esordito nel 1990 con il romanzo breve Il procuratore, ispiratogli dai racconti di suo padre; nel 1996 ha vinto il Premio letterario Piero Chiara con L’ombra di Marinetti, ma il grande successo lo ha ottenuto nel 2003 con Una finestra vistalago (Premio Grinzane 2004).
Nel 2006 ha vinto il Premio Bancarella con il romanzo La figlia del Podestà; nel 2009 il Premio Boccaccio e il Premio Hemingway. Tra i numerosi romanzi, ricordiamo: nel 2011 La leggenda del morto contento e Zia Antonia sapeva di menta. Nel 2012 Galeotto fu il collier e Regalo di nozze. L’anno successivo escono Le tre minestre, lungo racconto autobiografico edito da Mondadori-Electa e Di Ilide ce n’è una sola. Nel 2014 Quattro sberle benedette, Premiata ditta Sorelle Ficcadenti e Biglietto, signorina!; nel 2015 La ruga del cretino, scritto con Massimo Picozzi, Le belle Cece, La verità della suora storta, Quattro schiaffi benedetti, Un amore di zitella (tutti editi da Garzanti). Nel 2016 Nel mio paese è successo un fatto strano (Salani), Le mele di Kafka (Garzanti), Viva più che mai (Garzanti). Nel 2019 esce Certe fortune. I casi del maresciallo Ernesto Maccadò (Garzanti), Sotto un cielo sempre azzurro (Garzanti) e Documenti, prego (Einaudi). Altre sue pubblicazioni sono: Un uomo in mutande. I casi del maresciallo Ernesto Maccadò (Garzanti, 2020), Nessuno scrive al Federale. I casi del maresciallo Ernesto Maccadò (Garzanti, 2020), Vivida mon amour (Einaudi, 2021), Un bello scherzo (Garzanti, 2021), La gita in barchetta (Garzanti, 2021), Cosa è mai una firmetta (Garzanti, 2022), Eredi Piedivico e famiglia (Einaudi, 2024).
Tra le sue pubblicazioni si ricorda anche il libro per bambini La zia Ciabatta (Garzanti, 2020).Da ricordare che con il romanzo Almeno il cappello (edito nel 2009 da Garzanti) Andrea Vitali ha vinto il Premio Casanova, il Premio Isola di Arturo Elsa Morante, il Campiello sezione giuria dei letterati ed è stato finalista al Premio Strega.

:: L’enigma del Fante di Cuori di Patrizia Debicke e Alessandra Ruspoli (Ali Ribelli Edizioni, 2025) a cura di Giulietta Iannone

27 aprile 2025

Nuova veste, (meglio impaginato, rivisitato), per L’enigma del Fante di cuori della coppia letteraria (sono madre e figlia) Patrizia Debicke e Alessandra Ruspoli, già edito nel 2020 per Delos digital (solo in edizione digitale). Questa volta potrete leggere invece anche la bella edizione in brossura, oltre all’ebook, grazie all’editore di Gaeta, Ali Ribelli che lo pubblica nella collana Intrecci. Un giallo storico, tipico feuilleton settecentesco, ricco di colpi di scena, intrighi, misteri e congiure, con una sontuosa ricostruzione storica che ricrea ambienti, costumi, atmosfere, in cui entrambe le autrici mettono del proprio e donano all’opera un sapore composito e ricco di suggestioni e sfumature. Si sa le lotte di potere alla morte di un monarca sono acerrime e sanguinose, oggi come ieri, qui siamo alla corte inglese nel XVIII secolo, e morta Anna di Gran Bretagna, ultima sovrana del casato cattolico degli Stuart, a succederle giunge in Inghilterra il protestante George Louis von Hannover, asceso al trono col nome di Giorgio I. La cattolicissima Spagna non è tanto contenta di questa scelta e preme perchè al più presto Giorgio I venga deposto. Alla congiura partecipano i quattro Fanti: il duca di Oxford, è il Fante di quadri, il duca di Bolingbroke il Fante di fiori, ma i pilastri della congiura sono i due Fanti segreti: quello di picche e quello di cuori. Ma Giorgio I ha un asso nella manica: Lord Donagall, consigliere del nuovo sovrano, che grazie al suo acume e al suo coraggio darà del filo da torcere ai congiurati. Un romanzo dunque ricco di avventure, attento alla ricostruzione storica, e denso di quel pathos che fa ricco il thriller storico. Se amate i gialli storici, con un pizzico di romanticismo, un romanzo da non perdere.

Patrizia Debicke van der Noot: romanzi, gialli, thriller, gialli storici e d’avventura, racconti. Critica letteraria e collaborazioni editoriali con: Milanonera, The Blog Around The Corner, Contorni di Noir, Writers Magazine Italia e Libro Guerriero. Romanzi gialli e storici: L’oro dei Medici, La gemma del cardinale, L’uomo dagli occhi glauchi, La Sentinella del Papa, La congiura di San Domenico, L’eredità medicea, Il segreto del Calice Fiammingo, Figlia di Re: un matrimonio per l’Italia. Conferenze storiche per il FAI, per gli Istituti Italiani di Cultura di Francia e Lussemburgo, per l’Università del Lussemburgo, per circoli letterari. Workshop di scrittura per scuole medie e superiori. Coordinatore e conduttore per il 10° e 12° Festival del Giallo di Pistoia.

Alessandra Ruspoli ha scritto per Capital, Modaviva, Uomo Harper’s Bazaar, Aqua. Ha pubblicato Dieci Piccoli Sette Nani, insieme a Lucio Nocentini, e racconti per diverse antologie. Ha curato organizzazione e Ufficio Stampa delle mostre L’Arcadia di Arnold Boecklin e Rodolphe Toepffer: Invito al viaggio e Invenzione del fumetto. Arredamento e Interior Design in campo alberghiero. Sommelier.

:: A brulichio, Pasquale Vitagliano (Oligo editore, 2025) A cura di Viviana Filippini

24 aprile 2025

C’è la Puglia che già un po’ conosciamo e quella tutta ancora da scoprire. Questo è quello che troviamo in “A brulichio” il libro di Pasquale Vitagliano, edito da Oligo editore, con prefazione di Raffale Nigro. L’autore, che si è anche occupato della realizzazione delle immagini contenute all’interno del volume dove ci sono i racconti, ci prende per mano e ci porta alla scoperta della Puglia in ognuna delle sue sfaccettature, come per mostrarci tanto di quello che ancora noi lettori e, magari, futuri visitatori non conosciamo di essa. Pagina dopo pagina ci addentriamo in un mondo rapido, frenetico in continuo subbuglio e movimento dove c’è una sensazione di moto di grandi masse umane. Ecco tutto questo è l’a brulichio del titolo del libro di Vitagliano. Partendo dalla descrizione della conformazione geografica della Puglia (è lunga 400 km) che l’autore ci disegna pure per farci capire che questa regione è stretta e lunga come fosse una lingua bagnata dal mare Adriatico e dallo Ionio, comincia il viaggio.  L’autore ci racconta la  terra di Puglia attraverso luoghi, chiese, santi e non, mostrando al lettore una regione ricca di storia, fede e anche di qualche cosa che non va, come (per citarne una) l’incendio che nel 1991 devastò il Teatro Petruzzelli a Bari, poi rimesso a nuovo. Non manca una passaggio a Taranto, o per Soleto dove si venerano (come a Bari), San Giovanni Crisostomo e Santo Stefano. Poi ci sono i riferimenti ai fatti storici quali la fuga a Bari di Vittorio Emanuele III dopo la firma dell’Armistizio o l’8 agosto nel 1991, quando all’orizzonte del porto di Bari si vide arrivare la  nave “Vlora” carica di un numero indefinito di persone. Che dire poi della provincia del BAT nata dall’unione di Barletta, Andria e Trani o quando, facendo un salto nel passato, nel 1222, in Puglia giunse Francesco d’Assisi per la visita alla grotta di San Michele a Monte Sant’Angelo e poi finì ospite di Federico II nel castello svevo a Bari. “A brulichio” è un libro dinamico, ricco di dettagli e curiosità che mostrano in modo insolito la Puglia dove il lettore si trova a Sud, in quello che è un vero e proprio pellegrinaggio in una terra affasciante, misteriosa, piena di Storia e storie,  nelle quali i destini delle persone più o meno note si sono intrecciati -e si intrecciano- in una terra tutta da scoprire e riscoprire.

Pasquale Vitagliano poeta e scrittore, è nato e vive in Puglia. Collabora con la “Gazzetta del Mezzogiorno”, “il Manifesto”, la rivista “Incroci” e con il blog La poesia e lo Spirito. Ha pubblicato numerose opere letterarie e saggi. Suoi racconti, articoli e poesie possono essere letti sul blog Nazione Indiana. (Fonte Oligo editore)

Source: editore. Grazie allo studio di Comunicazione 1A

:: “L’immacolata nella vita di don Dolindo Ruotolo, Padre Pio e don Giuseppe Tomaselli, figlio spirituale di don Bosco” (Edizioni Segno) di Elena Golia. A cura di Daniela Distefano

24 aprile 2025

Un libro a tre voci sull’Amore verso la Nostra Mamma del Cielo, e sul dolore che le suscita il genere umano corrotto, svilito, avulso dalla Fede come testimoniano i Messaggi di Maria Vergine a don Giuseppe Tomaselli.

Figli miei, ascoltatemi! Per voi esistono soltanto divertimenti, piaceri ed altri gravi errori che trafiggono il cuore del mio Gesù. Tante anime, appena hanno un po’ di sofferenze, cercano subito di potersela levare di dosso, perché è troppo pesante. Gesù per molti esiste solo quando si è ammalati e si invoca allora il suo nome. Quando si sta bene, non si prega, non si vede luce, non si ama e solo si disprezza. Le grazie saranno concesse dopo una grande croce portata con pazienza, come Gesù sopporta la croce degli oltraggi, che tutti i giorni si scagliano verso il suo santissimo Cuore”. Don Giuseppe Tomaselli ha affermato che nel Vangelo si legge: – “Di ogni parola oziosa che gli uomini avranno detto, daranno conto nel giorno del Giudizio”. Ma nel mondo attuale troviamo molto più che parole oziose!

Irreligiosità è la somma della lotta aperta alla religione. Si osa insultare pubblicamente Gesù, messo a ludibrio in certi film con umiliazioni inimmaginabili. Egli che è il Figlio Eterno di Dio, Creatore, Redentore e Giudice Supremo di questa misera umanità viene messo a fianco di Budda, di Confucio e di Maometto. Si profana il giorno festivo, diventato il giorno di Satana, perché riempito solo da divertimenti, gite e caccia ai piaceri di ogni genere.

Si commettono, inoltre, delitti inauditi e senza numero, tra cui suicidi, omicidi, uxoricidi, patricidi, matricidi e specialmente infanticidi. E l’elenco continua con l’immoralità secondo cui ogni cosa è lecita: meretricio, concubinato, divorzio ed ogni altra impudicizia. E che dire delle piaghe che hanno vulnerato la Chiesa di Dio a motivo di quei sacerdoti  che, dimentichi della loro sublime dignità, sono caduti in basso e si sono infangati? Questo è il quadro nero dell’Umanità di oggi! Occorre e urge convertirsi, rimettersi sul retto cammino della legge di Dio; la necessità dello spirito di penitenza, che consiste nell’accettare con rassegnazione le sofferenze della vita a penitenza dei propri peccati e nell’evitare la caccia ostinata ai piaceri, poiché la vita terrena non è una “partita di piaceri”, ma è un combattimento, è una prova per meritarsi il Paradiso.

Don Dolindo Ruotolo esortò: ”O’ povera umanità, risvegliati poiché senza Gesù Sacramentato tu sei morta, marcita, tralcio inutile destinato al fuoco… Dio solo è tutto! Che cos’è la tua vita se non si dona a Dio e se non riceve la Vita di Dio? Perché, dunque, sei così stolta, che vai cercando il gaudio nel fango? Non vedi quanta grandezza ti viene dall’Eucarestia? “.

La Madonna fu sempre la ragione della speranza di padre Pio, che durante una discussione avuta con padre Pellegrino, giunse ad affermare: “La Madonna, quando vuole nascondere le nostre magagne agli occhi di Dio, deve ricorrere in un certo senso alle bugie. Ti assicuro che diventa la madre più bugiarda dell’Universo e le sue bugie davanti a Dio diventano le verità più sacrosante”. Rivolse, poi, al suo interlocutore una domanda: “Tu che ne dici, io sono un santo?”. Padre Pellegrino rispose: ”E che ne so io!…”. “Bene, ammettiamo che io sia un grande santo e che stia innanzi al tribunale di Dio per essere giudicato. Il minimo che può fare la giustizia di Dio è quello di farmi un pesante gesto di rimprovero. Ma interviene l’Avvocata e grida: ’io vorrei sapere, signori della corte, chi osa mettere in dubbio la santità di quest’uomo, di questo povero Cappuccino!…’. La corte tutta resta interdetta dalla commovente ‘spudoratezza’ della Mamma Celeste e non sa cosa rispondere. E così, il più grande farabutto del mondo entra in Paradiso vestito da santo!”.

Nel suo ministero padre Pio restò sempre con la Madonna a fianco. Padre Pellegrino scrive: ”Una delle ultime notti della sua vita, mi disse: ‘Come sono stanco!’   ‘E smetta di pregare, lei oggi ha confessato tanto!’  ‘Debbo fare anche questo?’.

E quasi urlando replicò : ’No, debbo fare l’una e l’altra cosa e per l’una e l’altra cosa ci rende capaci la Madonna’”. Fu così che padre Pio non volle andare in pensione. Morì confessando, morì facendo del bene, morì celebrando!

E, come ormai la storia da più di 50 anni ci racconta, posso aggiungere che egli esalò l’ultimo respiro, avendo nella mente, nel cuore e sulle labbra le parole che ha amato di più: “Gesù, Maria! Gesù, Maria! Gesù, Maria!”.

Padre Pio teneva a rispettosa distanza gli avversari delle proprie convinzioni di fede e li piantava senza temere alcuna reazione, carico di sicurezza dogmatica. Però, premurosamente, raccomandò a padre Pellegrino: “Figlio mio, non cambiare il giorno con la notte. Uno degli aspetti più tristi dell’uomo è la solitudine. Se dovessi inventare un inferno, lo porrei semplicemente nella solitudine. Per rompere questo isolamento, è necessario entrare nell’intimo dell’uomo. Dio prende l’intimo della nostra natura, anima e corpo, e le divinizza, per stabilire un collegamento tra se stesso e noi: “Ecco la Madonna!”.

Basta essere devoti precisi e decisi, innamorati di Lei, inclini alla bontà e attenti a non prendere le pieghe cattive di coloro che disprezzano le cose umili.

Padre Pellegrino riferisce che Padre Pio era rispettabile ed esercitava una grande attrattiva anche nella sua severità, perché sapeva adoperarla con decisione e disinvoltura contro gli avversari della nostra anima. Dopo aver fatto toccare con mano le cose belle dello spirito, metteva l’interlocutore nell’impossibilità di nascondergli qualcosa: gli leggeva in fronte. E a padre Pellegrino disse: “Figlio mio, capisco che per fare il tuo benefattore devo essere una specie di tiranno. E’ vero, io ai miei penitenti faccio gettare il sangue. Ci metto, però, pure il sangue mio. Non solo, ma sul volto del penitente vedo le piaghe di tutti gli uomini, vedo tutto rosso!”. Padre Pio intendeva introdurre padre Pellegrino nella logica dell’appartenenza nostra al mondo dello spirito che ci circonda, al mondo del Corpo mistico di Cristo.

Un testo – questo curato da Elena Golia  – di parole semplici, pensieri mirati, moniti, ammonimenti e consigli da prendere se si vuole intraprendere il cammino verso la Gioia vera e la Vita che non muore mai. Maria Santissima, oggi, come ieri, è il ponte della salvezza che abbiamo tralasciato per camminare tra i vicoli dell’oscuro vivere.

Concludiamo con le parole devote di Papa Francesco su Maria Santissima:

All’inizio di un nuovo anno che il Signore concede alla nostra vita, è bello poter elevare lo sguardo del nostro cuore a Maria. Ella infatti, essendo Madre, ci rimanda alla relazione con il Figlio: ci riporta a Gesù, ci parla di Gesù, ci conduce a Gesù. Così, la Solennità di Maria Santissima Madre di Dio ci immerge nuovamente nel Mistero del Natale: Dio si è fatto uno di noi nel grembo di Maria e a noi, che abbiamo aperto la Porta Santa per dare inizio al Giubileo, oggi viene ricordato che “Maria è dunque la porta per cui Cristo entrò in questo mondo”. (S. Ambrogio, Epistola 42, 4: PL, VII).

OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO Basilica di San Pietro- Mercoledì, 1° gennaio 2025.

Grazie Papa Francesco, il tuo sorriso in Cielo si riflette sulla Terra.

:: Le sorgenti della Moldava di Petra Klabouchová, traduzione di Raffaella Belletti, (Edizioni le Assassine, 2025) a cura di Massimo Ricciuti

11 aprile 2025

Nel piccolo villaggio di Františkov, situato all’interno della Šumava, ossia la Selva Boema, viene rinvenuto il cadavere di una tredicenne del luogo. A rendere la scena ancora più inquietante è il fatto che la ragazzina indossi un pigiama a righe su cui è stata cucita una stella di Davide. Il macabro ritrovamento avviene proprio nella Giornata Internazionale in memoria delle vittime dell’Olocausto. Solo un caso? L’indagine è affidata a un commissario, di cui nel romanzo non viene mai fatto il nome, coadiuvato dal giovane e inesperto poliziotto Sucharda. La Šumava è una terra “selvaggia” al confine tra Repubblica Ceca e Germania; all’epoca del Secondo conflitto mondiale vi si erano insediati i tedeschi, poi espulsi dopo la fine della guerra. Le questioni passate non sono mai state risolte del tutto e fanno ancora sentire il proprio peso. Si mormora, in particolare, di due luoghi che non sono mai stati trovati: un campo di concentramento in cui erano reclusi i prigionieri russi e una fabbrica fatta costruire da Hitler nei sotterranei di una montagna. Il commissario si scontra spesso con un muro di omertà, perché gli abitanti sono restii a riesumare il passato, che ha loro arrecato ferite di cui portano i segni anche nel presente. Quando il caso sembra risolversi con un arresto, tutto si ribalta, conducendo a un sorprendente finale.

Le sorgenti della Moldava è un romanzo ispirato ad avvenimenti reali e si basa su un capillare lavoro di ricerca svolto dall’autrice. La narrazione dei fatti è esposta attraverso continui salti temporali, ma la data di “riferimento” è sempre quella del ritrovamento del cadavere. Ogni capitolo riporta il punto di vista di uno dei protagonisti, le cui storie personali conosciamo un po’ alla volta. Apprendiamo, per esempio, che il commissario è in pessimi rapporti con la moglie Anna e che spera di riabilitarsi da un grosso errore, a causa del quale è stato allontanato da Praga. Il villaggio in cui è stato “confinato” si compone di poche case ed è abitato da uomini e donne abbrutiti dalle loro squallide esistenze. L’arrivo di una nota e spregiudicata giornalista televisiva contribuisce a riscaldare gli animi, compreso quello del commissario che ha un conto da regolare con lei. Il romanzo in questione, oltre a essere un valido noir, presenta alcuni tratti del saggio storico. Tanti sono i riferimenti alle vicende della nazione in cui si svolge, dall’occupazione nazista all’instaurazione di un regime comunista. Contro quest’ultimo si ebbero la cosiddetta Primavera di Praga, che fu di breve durata e poi la Rivoluzione di velluto, che portò alla caduta del comunismo e alla reintroduzione di un sistema economico capitalista. Per giungere, infine, alla dissoluzione della Cecoslovacchia e alla formazione di due Stati, la Repubblica Ceca e la Slovacchia. In chiusura del romanzo troviamo le prime tre strofe della Preghiera della Šumava, di Josef Widtmann.

Petra Klabouchová è nata a Prachatice, nella Cechia del sud, nel 1980. Dopo avere studiato giornalismo, psicologia e relazioni internazionali all’Università Masaryk, a Brno, ha lavorato parecchi anni per la stampa locale e la televisione. Oltre a Le sorgenti della Moldava (2021), che ha riscosso molto successo in patria, ha pubblicato il romanzo La parete est (2023) e l’horror Ignis fatuus (2024), nonché alcuni libri per bambini. All’attività di giornalista e scrittrice affianca quella di manager di gruppi rock, dividendosi tra l’Italia, gli Stati Uniti e la Repubblica Ceca.

:: Degna sepoltura di Cristina Rava (Rizzoli 2025) a cura di Patrizia Debicke

5 aprile 2025

In questo nuovo romanzo di Cristina Rava ci introduciamo  tra i segreti più sordidi  dell’animo umano, in quella ragnatela di bugie, segreti e rapporti pericolosi della provincia, appena mascherate nei retroscena, dal suono di volta in volta possente o delicato , ora forte  ora soave, dello splendido organo della cattedrale di Albenga. Quasi come  possente monito che certe verità rischiano di dimostrarsi molto  più vicine e pericolose di quanto si possa immaginare.
Stavolta uno strano caso di ambientazione tutta ligure per i due protagonisti  ormai diventati quasi degli amici:  Ardelia Spinola medico legale con un carattere determinato e una grande passione, oltre che per il lavoro, per i gatti e Bartolomeo Rebaudengo,  un commissario andato in congedo prima della pensione. Scelta, quella del commissario, stimolata dal bisogno di libertà e facilitata da un’inattesa cospicua eredità. Ma una scelta che non ha mai spento il suo bisogno di verità e di giustizia e visto che non giudica necessario indossare una divisa, continua a darsi da fare.
Un potenziale acquirente piemontese, Guido Pellissero, un professore  ormai in vista della pensione e abbastanza determinato a comprare un posto tranquillo, sicuro, tutto suo con magari un pezzettino di terra per fare l’orto, dopo aver  notato una vecchia casetta, poco più che un rudere lungo la strada secondaria tra Borghetto e Toirano, ha deciso di saperne di più. Purtroppo il tempo è avverso diluvia e non è certo il momento ideale per una visita. L’incaricato dell’agenzia, il geometra Trucco poi a cui è affidata la trattativa dell’immobile, arriverà con le chiavi ma senza averlo mai visitato prima. Il collega incaricato infatti, e che lo conosce, è fuori sede. Tuttavia l’ha informato che è rimasto invenduto per anni, solo per insormontabili beghe, pareva di divisioni familiari, ora superate . Dopo aver  fatto  visitare  al cliente interessato stanza dopo stanza, la casetta è grande, svela recondite potenzialità, magnificandone  la solidità della struttura, passeranno alla cantina, scendendo la scala…. Ma là si troveranno improvvisamente davanti a un cadavere, adagiato in una cassa e in avanzato stato di decomposizione. Però in quel cadavere c’è qualcosa  di strano, qualcuno gli ha messo tra le dita  un rosario e intorno a lui sono stati lasciati dei fiori ormai seccati e dei lumini votivi.  Parrebbe quasi con l’intento di offrire al defunto una specie di sepoltura. Una strana e inconsueta messa in scena che spalancherà agli inquirenti un ventaglio di ipotesi investigative e che scateneranno la più macabra fantasia di Ardelia, subito incaricata di fornire un referto nella sua veste di medico legale. La vittima è morta per la frattura della base cranica. Presumibilmente contro un gradino…Ma prima era stata colpita violentemente con un pugno allo zigomo destro…
Quel cadavere, si scoprirà presto per la denuncia presentata dai genitori da giorni, appartiene a Umberto, un adolescente ribelle che, uscito di casa dopo aver litigato con il padre ed essere stato punito da lui non è mai più tornato. Il ragazzo, figlio adottivo di una ricca e nota coppia della zona non si è mai veramente integrato in quel mondo e non ha mai legato con i compagni di scuola che si capirà lo bullizzavano, escludendolo dal loro giro. Timido e insicuro aveva un unico sincero amico,  Silvio Quintavalle appartenente a una famiglia semplice ma onesta. Un ragazzo che per vivere s’ingegna economicamente, è un bravo lavoratore e, già sentito dalla polizia, ha dichiarato di aver messaggiato tramite cellulare con  Umberto, averlo raggiunto e poi di essere rimasto con lui  per un po’ di tempo, prima di riportarlo con il suo vecchio pick up e su sua richiesta poco lontano da dove è stato ritrovato. Quindi di essersi allontanato per incontrare un’amica, con cui in seguito ha trascorso tutta la serata. Di Quintavalle pertanto si dovrà escludere l’eventuale colpevolezza per i   successivi messaggi con l’amico che, si vedrà, sono stati scambiati prima dell’ora della sua morte.   
Ma allora cosa è accaduto dopo a Umberto?  A questo povero ragazzo, voluto assolutamente, scelto, in parte viziato da una ricca figlia bramosa di discendenza ma forse mai davvero capito e amato. Solo pianto da morto? Come era finito in quella cantina? Aveva fatto qualcosa di sbagliato quando era rimasto solo? E se anche fosse? Possibile che un adolescente abbia fatto qualcosa di così grave da meritare di morire assassinato. Ma poi chi ha misericordiosamente composto il suo cadavere?  Pare difficile pensare che l’abbia fatto l’assassino. Ma allora chi e perché?
La faccenda appare molto ma molto intricata. Le indagini che, soprattutto all’inizio, viaggiano sul filo della psicologia e imboccano diverse piste ci consentono di scoprire i diversi personaggi e i loro segreti e pian piano individuare alcuni imprevedibili moventi.
Ciò nondimeno sarà tutto meno che facile scoprire la verità, in quella che a conti fatti si dimostrerà anche un’indagine contro il tempo.  
Bisognerebbe riuscire ad approfondire certe luminose intuizioni che potrebbero rivelarsi utili ma come? Riuscirà Ardelia, aiutata dall’intuito del commissario Rebaudengo, ad arrivare finalmente a delle conclusioni?
La storia è, come sempre, complessa, tortuosa, interessante, ma pur suggerendo strade alternative non presenta veri e propri  colpi di scena e si dipana soltanto alla fine.
Il linguaggio utilizzato dalla Rava, come sempre fluido, veloce, intrigante e ricercato accompagna tutta la trama e sono ben descritti alcuni personaggi minori e le loro storie. La solita coralità nel libro rende la lettura piacevole, anche se stavolta il solito giro di Ardelia con Alma, l’amica pianista per ora single, le telefonate e le dritte di Gabriele, l’amico misterioso uomo dei servizi ecc. ecc. finiscono con il comportare una serie di  particolari un po’ dispersivi. Apprezzo doverosamente le descrizioni di ottimi cibi consumati a pranzo e a cena, ma non altrettanto forse la loro ripetitività in questa nuova avventura della serie Spinola/ Rebaudengo. Unica vera novità infatti, nel ormai loro stracollaudato rapporto praticamente familiare è  il piccolo mistero finale legato a un diario arrivato da lontano?

Cristina Rava vive ad Albenga, sulla Riviera di Ponente, dove sono ambientati i suoi libri. Dopo inconcludenti studi di medicina, ha lavorato nel settore dell’abbigliamento e successivamente in campagna, ma sempre con la scrittura come efficace salvagente per galleggiare nella vita.
Già autrice di due raccolte di racconti e di una memoria storica, tutte legate al territorio ligure, dal 2007 ha intrapreso la via del noir con alcuni romanzi pubblicati da Fratelli Frilli tra il 2006 e il 2012. Per Garzanti ha pubblicato i romanzi Un mare di silenzio (2012) e Dopo il nero della notte. Un’indagine di Ardelia Spinola (2014), entrambi aventi come protagonista il medico legale Ardelia Spinola. Nel 2021 è uscito per Rizzoli Il pozzo della discordia.