
Benvenuta Ben su Liberi di scrivere, ĆØ sempre un piacere parlare con te di libri e letteratura. Per una volta non parleremo di Martin Bora, e della tua serie ambientata nella Germania nazista, ma di un romanzo appena uscito per Mondadori dal titolo La fossa dei Lupi. Per molti tuoi lettori del tutto inaspettato. Ce ne vuoi parlare? Come ti ĆØ nata l’idea di scriverlo?
Di solito rispondo dicendo, come lo scalatore Edmund Hillary quando gli fu chiesto perchĆ© avesse voluto scalare lāEverest: āPerchĆ© ĆØ lƬ.ā E lƬ, nelle scuole italiane come nelle nostre vite, I Promessi Sposi si trova dal 1870, tre anni prima che lāautore morisse. Un testo obbligatorio, dunque, seminale come Moby Dick per gli statunitensi, Guerra e Pace per i russi, o I Miserabili per i francesi. E se Manzoni condivide il podio con Alighieri, ĆØ perchĆ© ha āinventatoā lāitaliano moderno cosƬ come la Divina Commedia ci ha fornito una lingua nazionale. Proprio perchĆ© imprescindibile, e perchĆ© al contrario di molti lāho amato fin dalla prima lettura, ho in mente e forse anche nel cuore I Promessi Sposi da tempo. Una storia di amore contrastato, fughe oltre i confini, guerre e pandemie, un abietto rapimento a fine di stupro, disordini di piazza⦠Il romanzo ci parla oggi forse più di ieri! Cresciuta fra libri di grande letteratura, con una carriera accademica alle spalle, e prestata da oltre trentāanni alla detection, mi ĆØ parso finalmente il momento di ringraziare Don LisĆ nder a dovere, abbinando alla mia consueta analisi storica e filologica un pizzico di ironia postmoderna. Che occasione per giocare con lo stile bonario di Manzoni mantenendo una tensione da thriller, ed elaborare i personaggi parlando in modo più esplicito di violenza e sensualitĆ dove lāoriginale necessariamente doveva tacere! Unāesca troppo ghiotta per ignorarla.
Non avevi paura prima di cimentarti coi personaggi del Manzoni?
I monumenti, si sa, sono eretti per ricordare, ammonire, stupire. Ciò non toglie che nel corso dei secoli rivoluzioni e guerre li abbiano abbattuti fino alle fondamenta spesso e volentieri. Ho un vivido ricordo delle statue atterrate di Marx e Lenin nei giardini pubblici di Sofia poco dopo la caduta del Muro. Se, diciottenne nel 1968, posso essere ascritta a una generazione al contempo idealista e iconoclasta, da amante dellāarcheologia detesto la perdita di qualsiasi testimonianza monumentale. Ammiro i capolavori, ma non ne sono intimidita. Manzoni scrisse per tutti noi, amabilmente e in modo comprensibile, conscio di dover ārisciacquare i panni in Arnoā prima di rendere il suo capolavoro fruibile dalle generazioni. Nessun timore, dunque. La coscienza di avere davanti una sfida notevole, sƬ. Dalla mia avevo stima per il testo, buona conoscenza della sintassi e delle metafore manzoniane, capacitĆ di investigare il periodo storico nei suoi dettagli: societĆ , religione, sistema economico, relazioni di genere e di classe, musica e arti grafiche⦠e naturalmente anche i soggetti che prediligo da sempre: armi e uniformologia. Confrontarsi con personaggi letterari giĆ esistenti presenta vantaggi (sono giĆ disegnati in modo più o meno particolareggiato, hanno un loro modus operandi) e svantaggi (gli stessi, come sopra). In altre parole, chi scrive deve accortamente cogliere tutti gli accenni anche sottintesi dellāoriginale: Lucia ĆØ bella o no? Fino a che punto Renzo ha un carattere aggressivo? Sono tutti dāaccordo nel perdonare lāInnominato dopo il pentimento? Da queste domande nascono possibilitĆ di elaborazione, nel rispetto del personaggio senza abbandonare la libertĆ creativa.
Dunque hai proseguito i Promessi sposi. Tornano Renzo e Lucia in una storia inaspettata di indagine, ce ne vuoi parlare?
Sui banchi di scuola abbiamo lasciato Renzo e Lucia novelli sposi, avviati oltre lāAdda. Seguono cenni sulla numerosa prole che avranno, e sulle lezioni di vita che hanno imparato (o no) dalle loro disavventure. La Fossa dei Lupi li porta avanti di qualche mese, durante la gravidanza di Lucia che ĆØ tornata dalla Bergamasca per far nascere il primo figlio nel paese natio. Identifico questāultimo, sulla scia di vari studi, con Olate, ora parte della cittĆ di Lecco. Baffi e barba identificano Renzo come adulto maturo, oltre che futuro padre e piccolo imprenditore. Agnese, madre di Lucia, presenza un poā ingombrante, li segue ovunque. Agli inizi del romanzo, lāomicidio dellāInnominato sui monti sopra Lecco li sconvolge⦠o forse no. Ć quel che vuole scoprire Olivares, che da buon investigatore sospetta di tutti. Come lui, i due Tramaglino sono sopravvissuti al contagio e possono muoversi liberamente. Farli crescere dalla quasi adolescenza alla vita matrimoniale ĆØ stato interessante, cosƬ come scoprire una certa caparbietĆ nel comportamento di Lucia (ricordiamo la āMadonnina infilzataā del Manzoni), e inattesa temerarietĆ in Renzo sotto un interrogatorio che oggi definiremmo di garanzia. Dopo quasi due anni di peste, che richiamano alla mente la nostra recente esperienza con il Covid, tutti i lombardi stanno cercando di ricostruire le loro vite fra i lutti e il disastro economico seguƬto alla peste.
Il bel luogotenente di giustizia Diego Antonio Olivares ĆØ il vero protagonista del libro? Come hai costruito il suo personaggio?
Devo ammettere che Diego Antonio de Olivares, energico eppure ingenuo venticinquenne, ĆØ il mio favorito. Impegnato nella lotta al crimine, la sua fervida religiositĆ gli fa vagheggiare un futuro non solo nella dotta Compagnia di Gesù ma anche il martirio in terre lontane; si interroga e spesso interroga il suo padre spirituale su questioni morali, ricerca veritĆ e giustizia. Ma ĆØ anche un ragazzo pronto ad infiammarsi per una vedova come Donna Polissena Gallarati, tanto affascinante quanto āscienziataā noncurante delle regole che pure formalmente osserva con atti di caritĆ . Mi ĆØ piaciuto molto dosare i passi della sua seduzione, secondo i costumi garbati dellāepoca, fino alla delizia di scoprire cosa si nasconde sotto le vesti sontuosamente severe di lei. Costruire Olivares, cosa amabilissima, ha significato studiarne lāaspetto italo-spagnolo (i capelli biondo-rossi del padre galiziano e gli occhi neri della bisbetica madre milanese Donna Sebastiana, āincarognita con Nostro Signore per avere lasciato morire quattro dei suoi sei figliā), il vestiario più vicino al rigore protestante dāOltralpe che al fasto italiano, e soprattutto la sua verosimile adesione al complicato sistema secondo cui unāindole generosa e priva di pretese può e deve convivere con lāesasperato senso dellāonore spagnolesco. Olivares ĆØ il protagonista del romanzo perchĆ© indaga sullāomicidio eccellente dellāāInnominatoā Bernardino Visconti, perchĆ© si confronta con i ricchi eredi del morto e di Don Rodrigo come con i miserabili ex bravi che mendicano un ingaggio, con informatori, prostitute e banchieri, girando per il lazzaretto milanese in via di chiusura, il Lecchese e la Brianza⦠Ma lui stesso riconosce in Renzo e Lucia il nucleo di una costellazione di personalitĆ ed eventi. Intorno a loro ruotano sospetti, crimini, vendette, senza dimenticare laboriositĆ premiata, donazioni in denaro, curati truffaldini come Don Abbondio, figli di lanzichenecchi, falsi spagnoli e falsi italiani. E la feroce Guerra dei TrentāAnni fa da sfondo tempestoso al tutto, come nella indimenticabile Resa di Breda dipinta da VelĆ”zquez.
Come hai gestito tutta la parte relativa alle concezioni cristiane del Manzoni: la Provvidenza, il libero arbitrio, la giustizia, la fede?
Sulla religiositĆ del Manzoni si sono scritti non fiumi ma oceani di inchiostro. Convertito al cattolicesimo, moderato nel senso che appoggia almeno formalmente la separazione fra il potere ecclesiastico e quello civile, lo scrittore crede profondamente nellāistituzione del Papato e nel soccorso della Provvidenza divina nelle vicende umane. I suoi personaggi positivi, a partire dai Promessi e da Fra Cristoforo, sono mossi dalla fede; hanno fiducia che Dio provvederĆ anche contro le infamie umane. In Manzoni la facoltĆ di scegliere fra il Bene e il Male, o libero arbitrio, ĆØ aperta a tutti; quanto alla giustizia, si può solo aspirare ad essa, in un mondo imperfetto dove essa ĆØ augurabile solo grazie allāaderenza a principi morali universali. Questo però non equivale a passivitĆ : Lucia cerca di sottrarsi alla violenza, Renzo sfugge alla persecuzione emigrando, e Fra Cristoforo affronta a testa alta il prepotente Rodrigo. Aiutati, chĆ© Dio tāaiuta sembra essere il motto per tutti loro. Per quel che mi riguarda, credo nella responsabilitĆ individuale, nel dubbio come strumento del libero arbitrio, e in tempi post olocaustici non so se mi affiderei ciecamente alla Provvidenza. Ho quindi inserito il dubbio in diversi passi del romanzo, da quello etico-giuridico di Olivares a quello materno di Agnese Mondella, fino allāincertezza e alle scelte codarde ma pragmatiche di Don Abbondio, a cui regalo il cognome Romanò.
Hai appena venduto i diritti cine-televisivi per La fossa dei Lupi. Come è andata? Si sa già qualcosa di più dettagliato?
Beā, la notizia ĆØ di pochi giorni fa, quindi ĆØ ancora tutto piuttosto prematuro; ci sono ancora moltissimi passi da fare, e non ĆØ detto che il progetto vada necessariamente in porto. A ogni modo, sarĆ interessante vedere ricostruire una Milano e una Lombardia scomparse da tempo, magari con ambientazioni in borghi e angoli cittadini ancora conservati, o con lāausilio della tecnologia informatica. La trama del romanzo include scontri armati, agguati, inseguimenti, risse, cerimonie solenni e momenti ironici, scene dāamore, duelli e cavalcate ā tutti i componenti che ci aspetteremmo da una continuazione in chiave di mystery del capolavoro manzoniano. La Fossa dei Lupi potrebbe diventare un racconto visivo entusiasmante e sensuale.
Grazie della tua disponibilitĆ , come ultima domanda ti chiederei di parlarci dei tuoi progetti per il futuro.
Beā, finito un progetto, ne comincia un altro. Da un poā, infatti, sto considerando di riportare Martin Bora, ufficiale tedesco con una coscienza, agli inizi della sua avventura militare e investigativa sul fronte orientale. Lo specchio del pellegrino (working title) si svolge nel 1941 in un ambiente inedito e assai poco corrispondente alla nostra idea di campagna di Russia. Le sponde del Mar Nero, come ci insegnano i magistrali racconti di Isaak Babelā e lo splendido film di Nikita Michalkov Colpo di sole, hanno un aspetto quasi mediterraneo. SarĆ unāoccasione per vedere cosa succede quando Bora, ancora capitano di cavalleria, viene inviato laggiù a risolvere un caso apparentemente facile. Gli appassionati di Martin Bora non saranno sorpresi di riconoscere le descrizioni di regioni e cittĆ che oggi sono nuovamente nei notiziari di guerra. Mi affido io per prima al buonsenso e alla tenacia indagatrice del mio protagonista, certa che nonostante gli ostacoli sulla sua strada proseguirĆ fino a trovare il bandolo della matassa.







































