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Valerio Vitantoni ci racconta “L’imperatrice Sissi a Madeira” (Mursia 2024) A cura di Viviana Filippini

11 giugno 2024

“L’imperatrice Sissi a Madeira” ĆØ il libro di Valerio Vitantoni, edito da Ugo Mursia Editore, nel quale l’autore affronta la figura della giovane imperatrice Sissi, dalla giovinezza introversa, alla vita alla Corte asburgica non proprio facile, fino alla malattia che la colpƬ verso il 1860 e che la mise a dura prova. Da lƬ, il viaggio, o forse più una fuga, a Madeira, in Portogallo, dove ci fu una vera e propria rinascita per la donna. A raccontarci qualche dettaglio in più sull’imperatrice l’autore Vitantoni.

Dove nasce la passione per la casa reale austrica e per la figura di Sissi? La mia passione per la figura storica dell’imperatrice Elisabetta d’Austria – il cui vero nomignolo era in realtĆ  Sisi – nasce nel lontano 1998. Avevo appena dieci anni e ricorreva il centenario della sua tragica morte. I giornali erano pieni di articoli sulla leggendaria “principessa Sissi” e in televisione se ne parlava spesso, riproponendo i famosi film con Romy Schneider tanto leggendari come la vera sovrana austriaca. Al tempo uscƬ anche un cartone animato che stimolò ulteriormente la mia infantile curiositĆ . Inserendosi in un sempre crescente interesse, iniziai ad acquistare i primi libri sull’imperatrice scoprendo che il personaggio interpretato da Romy era molto diverso da quello reale, ma ancor più affascinante ed incredibilmente seducente. L’interesse crebbe negli anni e mi portò ad approfondire figure correlate con biografie sull’imperatore Francesco Giuseppe, sulla sorella di Elisabetta (la regina Maria Sofia del Regno delle Due Sicilie), sull’affascinante Ludwig II di Baviera… Potrei proseguire ad oltranza. La mia biblioteca “asburgica” conterĆ  ormai più di duecento volumi tra biografie, romanzi, libri fotografici, saggi in lingua francese, inglese e tedesca riguardanti Elisabetta d’Austria e la sua famiglia. Con lo storico e giornalista Enrico Ercole, uno dei massimi esperti di storia asburgica e di Sisi che ci sono in Italia, ormai più di dieci anni fa aprimmo un forum online che ci portò a conoscere nuove persone che sono rimaste fra i nostri amici e con i quali si discuteva, anche animatamente, su tanti aspetti della vita di Sisi e della sua famiglia, suggerendoci vicendevolmente letture, film e quant’altro. SeguƬ poi un blog personale nel quale iniziai a scrivere delle mie passioni: non solo Sisi ma anche usi, costumi e tradizioni dell’Ottocento pure dell’arco alpino che sono un altro mio grande interesse. SeguƬ poi la creazione di un gruppo Facebook correlato al forum, con l’unico intento di far conoscere la vera ā€œprincipessa Sissiā€. Col tempo maturai l’idea di scrivere qualcosa di mio laddove l’editoria italiana risulta assai povera di approfondimenti aggiornati sulla figura di Sisi. CosƬ ecco che nel 2018 ho pubblicato con Ugo Mursia Editore il mio primo saggio storico dedicato ai viaggi dell’imperatrice Elisabetta in Trentino Alto Adige. E la saga continua senza sosta.

Lei definisce Sissi un’imperatrice controcorrente, perchĆ©? Quando dico che Elisabetta fosse una donna affascinante e seducente, lo dico perchĆ© era una donna moderna, che aveva anticipato i tempi sotto moltissimi aspetti. La frase dello scrittore francese Paul Morand descrive assai bene questa modernitĆ : “Elisabetta d’Austria ĆØ una donna di oggi, con tutte le sue qualitĆ  e i suoi difetti, entrata nel XIX secolo come chi sbaglia di porta”. Provò ad assolvere al ruolo di sovrana, di madre premurosa e di moglie affettuosa, come del resto doveva fare seguendo le regole dell’etichetta della Corte di Vienna che lei definirĆ  più avanti come una ā€œgabbia dorataā€; purtroppo, lei che non aveva sicuramente la preparazione e l’indole per esser tutto ciò, non ebbe aiuto da nessuno. Si ammalò di depressione dopo la morte della prima figlia, dopo aver scoperto i tradimenti del marito e il contagio con una malattia venerea. FuggƬ dall’Impero austriaco e quando tornò era un’altra donna: iniziò a pensare a se stessa prima d’ogni altra cosa, a coltivare il proprio benessere psico-fisico facendo attivitĆ  fisiche d’ogni genere – dalla scherma alla palestra, passando per l’equitazione e il trekking. Si pensi che in tutte le sue residenze si era fatta installare una palestra con parallele ed anelli. Addirittura, dopo le sessioni di ginnastica, Elisabetta si faceva massaggiare da una propria cameriera, oppure dai massoterapisti più famosi del suo tempo. Curava molto la propria alimentazione e spesso alternava periodi in cui mangiava di più a periodi in cui mangiava molto meno, facendo diete anche bizzarre (in linea col suo secolo!) che purtroppo hanno portato alla creazione del mito d’una imperatrice anoressica (cosa che non ĆØ mai stata, altrimenti non sarebbe neppure arrivata a sessant’anni!). Nelle sue residenze aveva fatto collocare un water-closet all’inglese, primo di questa concezione nella conservatrice Corte di Vienna; addirittura fece mettere una vasca nella quale faceva il bagno ogni giorno, spesso si dice perfino nell’olio d’oliva o nel latte per mantenere la pelle idratata. Allo stesso modo si prendeva cura del viso con maschere e creme grasse assai idratanti, mentre di notte si dice che dormisse con dei panni umidi ai fianchi per mantenere il suo girovita sottilissimo, invidiato da tutte le donne del suo tempo. Aveva un vero e proprio culto per i capelli: si dice che li avesse lunghi sino al pavimento ed erano il suo vanto, ma anche il suo cruccio più grande. Li acconciava con mirabolanti pettinature che divennero molto di moda fra le dame dell’alta societĆ .Fu una donna che viaggiò moltissimo in tutta Europa, soprattutto dopo la morte del figlio Rodolfo, visitando le localitĆ  più Ć  la mode dell’Ottocento. Frequentava la Riviera francese, le localitĆ  termali dell’Impero austriaco e viaggiava per una sua sete di cultura attraverso la Grecia e le cittĆ  dell’Egitto, della Turchia, del Marocco, della Spagna ecc… Non c’è forse un luogo in Europa dove l’imperatrice Sisi non abbia messo piede! Fu dunque un’icona sotto molti aspetti e se fosse vissuta nel nostro secolo sarebbe divenuta indubbiamente una influencer molto famosa.

Come fu per Sissi conciliare il suo carattere (vitale, aperto) con le esigenze della vita di corte austriaca? Innegabilmente fu molto difficile e anzi si dovette scontrare con le rigide regole che governavano ogni ambito della vita di una sovrana. Lei provò a fare di tutto, cercando di assolvere pienamente al ruolo che dovette ricoprire suo malgrado e almeno fino al 1860 (si era sposata nel 1854) fece del suo meglio per conciliare il suo essere vitale con l’aria compassata e vetusta della Corte. Almeno inizialmente portò una ventata di freschezza – per il cruccio di sua zia e suocera Sofia, assai tradizionalista – poichĆ© aveva dei comportamenti non proprio consoni per una imperatrice: andava a fare spese in centro da sola, senza scorta, con una sola dama di compagnia; per le feste di Natale era lei stessa che preparava gli addobbi, gli alberi e i regali, ed era prodiga di doni e di affetto verso tutta la sua famiglia. Cercò di portare il suo spirito democratico anche nella politica del marito. Quest’ultimo ĆØ un aspetto del quale si parla molto poco, ma nei primi anni di matrimonio Elisabetta tentò di far attuare a Francesco Giuseppe una politica molto più liberale, poichĆ© aveva compreso quanto l’assolutismo fosse la causa del malcontento dei sudditi (specialmente del Lombaro-Veneto). Per sua intercessione il marito concesse, ad esempio, l’amnistia a molti prigionieri politici durante i viaggi a Venezia e Milano; in seguito invece fu grazie a Sisi che si formò la duplice monarchia austro-ungarica.Tutto questo però fece storcere il naso alla Corte e agli aristocratici viennesi. Le critiche si sprecarono, sicchĆ© lei poi preferƬ mandare tutto al diavolo, favorendo la fuga agli eventi di rappresentanza per poter vivere pienamente la vita come voleva, senza sentire i giudizi di nessuno.

Come ha ricostruito questi viaggi, quali documenti ha utilizzato? Come detto, ho collezionato moltissimi libri su questo personaggio e sulle figure correlate che fecero parte della vita dell’imperatrice Elisabetta d’Austria. Al di lĆ  delle biografie in italiano, nel vasto panorama dell’editoria tedesca esistono tantissimi volumi su Sisi. Ne esistono di diversi editi moltissimi anni fa, spesso introvabili, con le lettere che il marito Francesco Giuseppe scrisse alla moglie. Sono state pubblicate ad esempio le missive del sovrano all’amica Katharina Schratt che sono fonte preziosa per scoprire gli spostamenti dell’imperatrice e conoscere i retroscena del rapporto tra Sisi e Franz. Si ritrova pure una edizione del diario della dama di compagnia Maria Festics, assai interessante e ricca di dettagli. In italiano, fortunatamente, sono stati pubblicati i memoriali della sua ultima dama di compagnia Irma SztĆ”ray o della nipote Maria Larisch, ma anche il diario del suo lettore di greco Constantin Christomanos o quello della figlia prediletta, Maria Valeria.
Ecco, di solito la base per ricostruire i viaggi di Sisi ĆØ sempre questa, ma quello che non riportano questi libri si deve cercare nei giornali dell’epoca che sono una miniera d’oro di aneddoti, storielle e notizie curiose, che raramente vengono riportati nelle biografie. Grazie ai quotidiani digitalizzati dalla Biblioteca Nazionale Austriaca ĆØ dunque possibile ricostruire (quasi giorno per giorno) gli spostamenti dell’imperatrice d’Austria. Nel caso delle sue peregrinazioni sull’arcipelago di Madeira mi sono avvalso dell’aiuto della biblioteca locale che virtualmente mi ha inviato gli articoli dei giornali del XIX secolo riferiti al passaggio della sovrana austriaca a Funchal e dintorni.Ed ĆØ in questa maniera che, pian piano, ho avuto modo di riscoprire eventi mai narrati e di stilare un resoconto assai dettagliato sui viaggi di Sisi a Madeira – la stessa cosa la feci per i soggiorni dell’imperatrice in Trentino Alto Adige.

Qui si occupa dei ripetuti soggiorni di Sissi a Madeira, in Portogallo, per ragioni di salute, cosa rappresentò per lei quella localitĆ ? Inizialmente Elisabetta raggiunse quest’arcipelago sperduto nell’Atlantico, cosƬ tanto lontano dall’Impero austriaco che pure aveva localitĆ  di cura ben più alla moda e ben più attrezzate, per curare una presunta affezione polmonare. Si dice soffrƬ di tubercolosi, si temette addirittura la sua morte; tuttavia la ragione era ben diversa e assai meno nota. Seppur tormentata da una malattia, vera o presunta che fosse, a Madeira l’imperatrice scoprƬ per la prima volta cosa volessero dire i lussuosi viaggi per mare e ne rimase incantata; apprezzò la natura aspra e selvaggia dell’isola che suo cognato Massimiliano d’Asburgo (fratello dell’imperatore) le aveva descritto con tanto trasporto; gradƬ le sistemazioni modeste, i paeselli pittoreschi e i curiosi mezzi di trasporto dell’isola, con i carri trainati dai buoi o con le amache, e scoprƬ quanto le passeggiate sui monti o le cavalcate forsennate sulla spiaggia, cosƬ lontana da Vienna, la facessero sentire viva, felice e libera. CosƬ, rasserenata nello spirito, Elisabetta guarƬ e conservò sempre un bellissimo ricordo dell’isola tanto da ritornavi dopo oltre trent’anni quando, affranta per la tragica scomparsa del figlio, ripercorrerĆ  come Mater Dolorosa tutti quei luoghi nei quali era stata bene e che, come nel caso di Funchal, l’avevano curata nell’anima e nel corpo.

Che effetto ebbero i soggiorni a Madeira sul carattere di Sissi? Oltre all’effetto benefico sulla sua malattia, Elisabetta cambiò e comprese ben presto quanto ella valesse. A Vienna tutti la ossequiavano perchĆ© imperatrice, altrove tutti la apprezzavano non solo per il suo ruolo ma anche per la sua spontaneitĆ , la freschezza e la cortesia che metteva sempre quando conversava con gli altri. A Vienna si sentiva giudicata da tutti: ogni suo gesto veniva criticato, malvisto, e la stessa Elisabetta era considerata solamente come una duchessina bavarese (del resto questo era effettivamente il suo titolo nobiliare, mai fu principessa). In altro luogo Sisi veniva invece apprezzata per i suoi modi ma anche per il suo fascino tanto leggendario. Lontana dalla capitale dell’Impero ella diveniva quasi un’altra persona. Celata dietro uno pseudonimo, sicura di non esser riconosciuta, si intratteneva addirittura a parlare amabilmente con i contadini, entrava nientemeno che in casa d’estranei che pure la trattavano con ogni riguardo pensandola una comune nobildonna in viaggio. La sua identitĆ  veniva scoperta solamente con la sua partenza, quando magari donava ingenti somme ai suoi ospiti. CosƬ fu a Funchal. E quando capƬ quanto poteva fare da sola, con il suo carattere e la sua bellezza, tornò a Vienna sicura di sĆ©, convinta di ciò che non voleva e di ciò che invece apprezzava, decisa di cambiare le carte in tavola alla Corte di Vienna. Forse non ci riuscƬ, ma da quel 1860 iniziò a far tutto di testa sua a scapito di suo marito, di sua suocera e dei suoi due figli.Il viaggio a Funchal fu dunque tappa fondamentale nella vita di Sisi e mi sono sempre chiesto del perchĆ© nessuno abbia mai deciso di scriverne un libro. CosƬ ho pensato di farlo io.

Quanto c’è vero dell’imperatrice  Sissi che ci hanno fatto conoscere i film degli  anni ’50, ma anche quelli di più recente produzione, rispetto a quella reale? In un tripudio di serie televisive e film per il cinema dedicati all’imperatrice Elisabetta d’Austria, capita spesso di leggere che le ultime due fiction andate in onda su Canale5 e Netflix siano molto più vicine alla realtĆ  di quanto invece fossero i film con Romy Schneider. Questi ultimi vengono ormai considerati prodotti di fantasia, esclusivamente zuccherosi, una fiaba ben lontana dalla realtĆ  della vita della sovrana austriaca. Io però sono di avviso contrario. Ora, al di lĆ  del fatto che ogni epoca abbia il proprio stile ed il proprio prodotto cinematografico o televisivo, non voglio dilungarmi troppo nel narrare la genesi della trilogia (specificatamente tratta da un’operetta per il teatro dunque secondo uno linguaggio ben definito, in un’epoca ben precisa e con un intento dichiarato sin da principio), mi sento di dire che gli ultimi prodotti andati in onda siano un insulto alla Storia.La ā€œSissiā€ di Romy Schneider – ma anche quella di Cristiana Capotondi – ĆØ assai più vicina alla realtĆ  di quanto invece lo siano le ultime produzioni. Per quanto possa esser a tratti stucchevole, almeno in questo caso la Storia viene rispettata: i personaggi vengono descritti assai meglio dal punto di vista biografico, se ne rispettano i caratteri (laddove le testimonianze, tante, ce li descrivono), si rispettano certe dinamiche, inventando sƬ episodi mai avvenuti ma che nulla tolgono o aggiungono all’aspetto generale di determinate figure storiche. PerchĆ© se si vuol creare un prodotto che racconta le vicende di una figura realmente esistita, non si possono inventare scene tipo la futura imperatrice d’Austria che si prende una dama di compagnia in un bordello. Men che meno si può dipingere il personaggio di Francesco Giuseppe come un despota che sin da principio vuol quasi violentare la cugina nel bosco dopo una rissa con degli ungheresi. Nei film con Romy Schneider si rispettano le regole e i tempi del XIX secolo, ma ci sono pure tutte le caratteristiche della vera Elisabetta: se ne descrive sin da subito (nel primo episodio) il carattere volitivo e anticonformista di una duchessa dal temperamento allegro, senza regole, disperazione della madre. Viene mostrata una giovinetta indomita, sin da subito contro l’etichetta e le regole la Corte. DirĆ  alla zia Sofia ā€œIo voglio essere libera, non voglio costrizioni!ā€ aggiungendo che la veritĆ  ĆØ il Vangelo di suo padre Max col quale va a caccia. Certo, il loro rapporto ĆØ edulcorato al massimo, cosƬ come quello con la moglie Ludovica – ma poco male. Fa parte della fiction, cosƬ come per altri personaggio o episodi inventati! Viene mostrato il lato melanconico della futura imperatrice d’Austria, l’incertezza nello sposare Francesco Giuseppe, la paura di lasciare la sua famiglia e il suo nido di Possenhofen e il timore di aver fatto un torto a sua sorella Elena. Nel secondo episodio viene mostrata tutta la sua intransigenza verso certe regole della Corte, i malumori e liti con la zia Sofia, vengono accennati tutti quelli che sono i suoi turbamenti interiori, il voler vivere la maternitĆ  come fece sua mamma Ludovica, la malinconia e la malattia che caratterizzano gli anni a venire e che vengono mostrati quasi velatamente nel terzo episodio. Particolari che non possono esser lasciati in secondo piano o non raccontati, perchĆ© la trilogia con Romy Schneider ĆØ anche questo e non solo zucchero inventato. Non dagli intenti puramente biografici sƬ, ma una Storia narrata secondo lo stile degli ā€œHeimat-filmā€, che porta rispetto alla Storia stessa. Mentre le produzioni degli ultimi tempi sembrano voler discostarsi categoricamente dalla ā€œSissiā€ della Schneider, raccontando gli eventi con un occhio moderno, volendo mostrare a tutti i costi complotti e retroscena mai esistiti di orge, bordelli, liti con fratelli mai avvenute in certi termini. Almeno i film di Ernst Marischka avevano la decenza di rispettare quelli che erano usi, costumi e tradizioni del XIX secolo. Ormai queste cose sembrano quasi obsolete, minimamente considerate pur di fare un film attuale ed accattivante per le nuove generazioni, con scene di sesso ovunque – anche queste interamente decontestualizzate dell’epoca che si vuol narrare e che invece non sarebbero accadute con certe modalitĆ . Nelle nuove produzioni manca proprio il rispetto per un’intera epoca, mentre nella trilogia con Romy Schneider questo c’è.

Quanto c’è ancora da raccontare sulla vita dell’imperatrice Sissi? Di Sissi ĆØ stato raccontato molto ed ogni anno esce sempre qualche romanzetto sulla vita di questa donna moderna ed emancipata. Sono state scritte tante biografie, molte pressochĆ© identiche poichĆ© come base comune hanno quella che tutti considerano la biografia di Sisi per antonomasia scritta da Brigitte Hamann. Tuttavia questo libro, che in Austria viene ormai considerato sorpassato in quanto scritto oltre quarant’anni fa, ha il difetto di aver apportato tante leggende nella vita dell’imperatrice che ormai anche chi non l’ha mai letta considera per vere. Fu lei che, ad esempio, per prima parlò dell’anoressia nervosa di Elisabetta, un aspetto che non corrisponde a veritĆ . Però, da quando ha aperto il museo dedicato a Sisi nel palazzo imperiale di Vienna (col quale sono sempre in contatto, nel caso io abbia dei dubbi riguardo determinate cose), sono stati acquistati numerosi oggetti legati ad Elisabetta che gettano una luce diversa sulla sua esistenza. CosƬ su di lei c’è ancora tanto da scrivere soprattutto in quest’ottica poichĆ©, oltre alla leggenda, c’è anche molto altro e, poichĆ© il suo mito sembra non voler mai tramontare, più che scrivere biografie ĆØ molto più stimolante andare ad approfondire dettagli meno conosciuti riguardanti i suoi viaggi in lungo e in largo per l’Europa.

In un nuovo adattamento cinematografico, che attrice vedrebbe nei panni di Sissi? Difficile fare il nome di un’attrice che possa interpretare l’imperatrice Elisabetta. Il suo volto era cosƬ tanto particolare che trovare una donna che possa somigliarle anche lontanamente ĆØ davvero un’impresa ardua. Oltretutto rendere un personaggio complesso come il suo, con un carattere volitivo, capriccioso, testardo ed incredibilmente cinico, ĆØ cosa assai complicata. Vero ĆØ che la somiglianza non ĆØ necessaria soprattutto se si guarda alla stessa Romy Schneider che, al di lĆ  delle acconciature, non ha nulla che possa ricondurre alla vera Sisi; tuttavia proprio lei vestirĆ  di nuovo di Sisi nel film ā€œLudwigā€ di Luchino Visconti e proprio in questa produzione la sua interpretazione ĆØ talmente tanto esatta – forse anche un po’ a macchietta – che sembra quasi di vedere la vera imperatrice Elisabetta. Stessa cosa si può dire per l’attrice Marisa Mell, conosciuta soprattutto per il ruolo di Eva Kant nel film “Diabolik” diretto da Mario Bava nel 1968, che interpretò Sisi nel docu-film austriaco ā€œElisabeth – Kaiserin von Ɩsterreichā€ del 1972. Se proprio debbo fare un nome, penso sempre che l’attrice Rachel Weisz sia forse quella più adatta per vestire i panni di Sisi in una produzione che rispetti la storia e le vicende della sovrana austriaca. Ho sempre intravisto nel suo volto i tratti dell’imperatrice Elisabetta sin dai tempi del film ā€œAgoraā€. Un’altra attrice nella quale ho intravisto i tratti di Sisi ĆØ Henriette Confurius che ho avuto modo di apprezzare nel film “Narciso e Boccadoro” di Stefan Ruzowitzky.

:: Un’intervista con Emiliano Reali a cura di Giulietta Iannone

6 giugno 2024

In occasione dell’uscita del volume fotografico Pride (Scripta Maneant) intervistiamo uno degli autori dei quattro contributi scritti, Emiliano Reali, e segnaliamo che la Happy Productions ha acquistato i diritti cinematografici del suo romanzo di maggior successo “Bambi. Storia di una metamorfosi” e il Ministero della Cultura ha di recente stanziato un contributo economico per lo sviluppo del film, la cui regia verrĆ  affidata a Mario Sesti.

Benvenuto Emiliano su Liberi di scrivere e grazie di aver accettato questa nuova intervista. E’ in uscita, nei primi giorni di giugno, il volume fotografico bilingue Pride (Scripta Maneant) di cui sei autore assieme a Silvia Ranfagni. Ce ne vuoi parlare?

E’ un progetto meraviglioso e sono stato molto felice quando mi hanno chiesto di parteciparvi. Pride ĆØ un volume fotografico che ripercorre momenti significativi e pregnanti del movimento LGBT+ e delle sue rivendicazioni dai moti di Stonewall a oggi.

Oltre alle foto ci sono anche quattro contribuiti scritti, di cui uno tuo dedicato alla tua mamma. E’ un contributo sofferto ma nello stesso tempo molto gioioso, allegro. Tua mamma era una mamma molto combattiva e tenera, quali sono i valori che ti ha trasmesso, quale ĆØ il più grande insegnamento che ti ha dato?

Lei mi ha amato, mi ha fatto sentire che quel bene lo meritavo a prescindere dalle mie imperfezioni o dagli errori che commettevo. Mi ha messo davanti a ogni altra cosa. E’ stato un esempio di ciò che davvero significhi amare.

DignitĆ , gioia, allegria, rispetto, amore, perchĆ© pensi che in un mondo ancora segnato da odio, divisioni, guerre, che sono i veri scandali che ci dovrebbero turbare e rattristare, ancora si giudichino i sentimenti, l’amore. Ognuno non dovrebbe essere libero di esprimere se stesso secondo la sua sensibilitĆ ?

E’ un momento storico molto difficile, si sta cercando di riportarci indietro, tentando di intaccare anche i diritti che sembravano ormai acquisiti. Siamo molto lontani da una societĆ  inclusiva e dobbiamo tenere la guardia alta rispetto ai rigurgiti fascisti che arrivano sempre più frequentemente.

Ho letto il pezzo dedicato a tua madre e mi ha colpito il fatto che morendo non ha pensato a se stessa ma a te, che avrebbe voluto lasciarti con qualcuno che ti amava e si sarebbe preso cura di te. Non pensi sia una delle forme più alte d’amore?

Accipicchia, non volendo, con la risposta precedente ho bruciato questa domanda! Comunque lei non ĆØ morta, ĆØ libera.

Parlami del libro, come avete raccolto le foto? Chi sono i fotografi che hanno contribuito? Di chi sono gli altri contributi scritti? Essendo bilingue ĆØ destinato anche al mercato estero?

Le immagini non hanno lingua, in più il fatto che le parti scritte del volume siano anche in inglese ne sottolinea la natura internazionale. Questo lo si evince anche dai firmatari dei vari contributi. Infatti oltre me e Silvia Ranfagni (autrice insieme a Giovanni Piperno del podcast ā€œCorpi Liberiā€) ci sono personalitĆ  incredibili. Shrouk El-Attar, attivista per i diritti dei rifugiati LGBTQIA+ nel Regno Unito, dove vive come rifugiata dal 2007, e per i diritti della comunitĆ  queer nel suo Paese natale, l’Egitto. Nel 2018 la BBC l’ha inserita tra le 100 donne più influenti del mondo. Sue Sanders, professore emerito dell’Harvey Milk Institute. Attivista per i diritti LGBTQIA+, co-presidente di ā€œSchools Outā€ per l’uguaglianza delle persone LGBTQIA+ nel sistema scolastico. Il suo impegno concreto ĆØ stato riconosciuto con l’assegnazione di numerosi e prestigiosi premi. Non essendomi occupato della raccolta foto ho chiesto alla responsabile di redazione Asia Graziano di cui riporto le parole: “Per la raccolta immagini, vista la natura del volume, ci siamo affidati alla collaborazione con diversi archivi internazionali, per ottenere una documentazione il più variegata possibile, come AGF, Alamy e GettyImages. Più che per fotografi, ci siamo resi conto, per questo progetto editoriale specifico, di dover ricercare per territori: spesso infatti le fotografie dei Pride sono realizzate da giornalisti locali o da partecipanti alla parata stessa. In questo modo siamo riusciti a selezionare interessanti e autentiche testimonianze da ogni continente del mondo. Purtroppo, seppur preziosa, la collaborazione con le diverse associazioni e i circoli LGBTQIA+ nazionali e internazionali, non ha portato alla pubblicazione di materiale fotografico da loro direttamente fornito, perchĆ© non incontrava i criteri di alta risoluzione necessari ai fini di una stampa qualitativamente fruibile. I contatti con le associazioni, sono stati comunque vitali nella realizzazione del progetto, sia per l’individuazione delle figure internazionali di rilevanza cui affidare il racconto testuale dei Pride, che per l’attivitĆ  di divulgazione e promozione del volumeā€.

Grazie Emiliano della disponibilitĆ  e in attesa di sfogliare questo libro, puoi parlarci dei tuoi progetti futuri?

Sono impegnato felicemente con un progetto che più che ā€˜futuro’ definirei ā€˜imminente’. Stiamo scrivendo la sceneggiatura per il film tratto dal mio ā€œBambi. Storia di una metamorfosiā€ ed ĆØ un’emozione che brilla come il cristallo, un progetto che si ĆØ fatto largo con forza e che oramai cammina spedito.

Vi raccolgo i brevi profili degli autori del libro:

Emiliano Reali
si occupa da sempre di diri civili e inclusione, autore di libri per ragazzi ulizza anche nelle scuole, ha dato vita alla prima trilogia transgender d’Italia “Bambi. Storia di una metamorfosi” (Avagliano). Dopo la vendita dei diri cinematografici e un finanziamento del Ministero della Cultura, ĆØ in lavorazione il film trao dal suddeo romanzo.
Reali ha collaborato alla realizzazione della serie “Refuge LGBT” (Lucky Red), del testo universitario “Manuale di studi LGBTQIAā€ (UTET) e scrive per Il Mattino, HuffPost , Il Riformista.

Silvia Ranfagni
assistente alla regia per Bernardo Bertolucci e Giuseppe Tornatore, sceneggiatrice per Carlo Verdone, Ferzan Ozpetek e Lamberto Bava, candidata al David di Donatello con ā€œIl mio miglior nemicoā€ (2006) e ā€œLa Dea Fortunaā€ (2020). Docente di Scriura Creava e Sceneggiatura presso la Rome University of Fine Arts (2017-2019). Con Giovanni Piperno, ĆØ autrice del Podcast ā€œCorpi liberiā€, che racconta la storia di Mark, Alex e Silvia: una persona trans, una non binaria e una madre spiazzata in cerca di risposte.

Shrouk El-Attar
attivista per i diritti dei rifugiati LGBTQIA+ nel Regno Unito, dove vive come rifugiata dal 2007, e per i diritti della comunitĆ  queer nel suo Paese natale, l’Egitto. Si esibisce nello speacolo “Dancing Queer” per raccogliere fondi per le spese di difesa legale delle persone LGBTQIA+ in Egitto.
Nel 2018 è stata inserita dalla BBC tra le 100 donne più influenti del mondo.

Sue Sanders
Professore emerito dell’Harvey Milk Instute.
Avista per i diri LGBTQIA+, co-presidente di ā€œSchools Outā€ per l’uguaglianza delle persone LGBTQIA+ nel sistema scolasco. Il suo impegno concreto ĆØ stato riconosciuto con l’assegnazione di numerosi premi importanti, tra cui il Crown Prosecution Award for Equality and Diversity (2012). Nello stesso anno ha ricevuto un encomio dal Metropolitan Police Service per la sua avitĆ  nel MPS LGBT Advisory Group, che ha contribuito al miglioramento dei servizi di polizia per la comunitĆ  LGBTQIA+ inglese. Nel 2014 ĆØ stata candidata per il premio alla carriera nell’ambito dei Naonal Diversity Awards. Nel 2019 le ĆØ stato conferito il premio alla carriera dal Rainbow Honours Board e nel 2024 ha ricevuto il premio alla carriera dal Naonal Educaon Union.

:: Un’intervista con Patrizia Debicke a cura di Giulietta Iannone

14 Maggio 2024

Benvenuta Patrizia su Liberi di scrivere e grazie di cuore di aver accettato questa nuova intervista. Ho avuto il piacere di leggere il tuo nuovo romanzo Figlia di re – Un matrimonio per l’Italia e mi ha colpito che tu abbia voluto parlare del Risorgimento italiano da un punto di vista insolito. Dunque non un giallo o un thriller storico ma stavolta un vero e proprio romanzo storico. Ce ne vuoi parlare, quale ĆØ stato il punto di partenza da cui hai tratto ispirazione?

Dici bene niente giallo stavolta ma un romanzo storico. Anche se sappiamo tutti che la storia cela sempre i suoi misteri . Talvolta addirittura persino più intriganti e complessi di quelli che si possono inventare per una fiction che sia thriller gialla o noir. E quindi sƬ stavolta un romanzo storico, intanto con un personaggio femminile che risalta in primo piano ma anche e soprattutto scritto per ridimensionare certe pseudo iconografie esasperate in eccesso e in difetto, restituendo ai protagonisti idee e pensieri propri profondamente naturali e condivisibili. E i miei due protagonisti che volevo far conoscere e rivalutare erano il principe Napoleon Joseph, spesso dagli italiani schernito con l’infantile nomignolo di Plon Plon usato da sua sorella da bambini e sua moglie, Maria Clotilde di Savoia.

Il punto di partenza e fulcro di tutta la storia poi in realtĆ  sarĆ  legato a una cittadina PlombierĆØs, un tempo celebre centro termale francese a i patti stipulati tra Napoleone III imperatore dei francese e il conte di Cavour durante il loro notturno convegno segreto di PlombierĆØs durato otto ore. Patti che prevedevano un trattato che contemplava la perdita da parte dell’Austria della Lombardia e del Triveneto a favore del regno di Sardegna, che poteva annettersi anche i ducati di Parma, Modena e la parte più settentrionale dello Stato della Chiesa. In cambio la Francia avrebbe ottenuto la Savoia e Nizza. A sugello di detto trattato, Napoleone III chiese e ottenne anche la mano della primogenita di re Vittorio Emanuele II, Maria Clotilde di Savoia, per suo cugino e ardente italianofilo Napoleon Joseph, figlio di Jerome Bonaparte e di Catherine del Wurttemberg.
A PlombiĆØres non fu sottoscritto alcun documento ufficiale, ma sei mesi dopo venne firmato il trattato di alleanza tra Francia e regno di Sardegna in caso di guerra dell’Austria contro il Piemonte con l’ impegno dell’intervento di un esercito francese di duecentomila uomini.

Un matrimonio combinato il loro, come era la prassi per quasi tutti i matrimoni principeschi di allora e che sanciva un’alleanza tra due stati.
Nessuno nega che Maria Clotilde avesse meno di sedici anni e Napoleon Joseph trentasette, e cioè ventuno di più, ma lei chiese tempo e poi accettò liberamente di sposarsi. Aveva il suo carattere e le sue idee, ma parlava correntemente quattro lingue e sapeva muoversi a corte.
Napoleon non era un uomo facile, ma la stimava e, fiero di aver sposato la figlia di un re, dimostrò di esserle affezionato. Lui ateo, tollerò le sue abitudini religiose, le mise a disposizione una cappella a Palais Royal e la sostenne generosamente nella beneficenza. Mantenne l’amante in carica, in seguito la sostituƬ con un’altra, ma diversamente dall’imperatore più volubile, era solito averne una sola per volta. E Maria Clotilde, da brava figlia di suo padre, non ignorava certe debolezza maschili.
Comunque per suo piacere o dispiacere la giovanissima Clotilde si innamorò del marito. I suoi scritti, quelli di altri e le testimonianze soprattutto francesi dell’epoca lo confermano.

Il romanzo ci narra la storia franco-italiana che va dal luglio del 1858 al gennaio del 1861. Anni cruciali per la storia italiana. Come hai approfondito la ricerca storica? Hai potuto visionare documenti d’epoca? Ti servirĆ  come scenario questa volta di un vero e proprio giallo o thriller storico?

Molto ĆØ giĆ  stato scritto, molto ĆØ facilmente reperibile negli archivi francesi legati a quel periodo, ho potuto disporre di documenti e ricostruzioni precise. Per la corrispondenza mi sono principalmente rifatta al carteggio privato tra Napoleone III e il cugino, quasi tutto in inglese e tra Nigra, Cavour e il principe Napoleon. E a parte di quello di Maria Clotilde con i fratelli. Tanti telegrammi poi, tanta roba da inserire e rendere parte del romanzo. Sono anni cruciali che hanno visto i Savoia, con la neutrale compiacenza della Francia e l’appoggio diretto o indiretto di Inghilterra e Prussia a creare il Regno di Italia a spese degli Austriaci, dei principati padani, dello Stato della Chiesa e infine, con il fattivo apporto di Garibaldi conquistare anche il Regno borbonico delle Due Sicilie.
Quindi tanto ottimo materiale a disposizione, anche se per ora non ho previsto un romanzo giallo storico ambientato nel XIX secolo ma… mai dire mai.

La figura della principessa Maria Clotilde di Savoia non è spesso valorizzata, più che una mera pedina di Cavour è stata una donna con una forte personalità, dal forte carattere che ha anche imposto il suo punto di vista. Ce ne vuoi parlare, come hai costruito il suo personaggio?

Raccontando quanto di lei hanno scritto i francesi che l’ammiravano. Tengo a ricordare che Maria Clotilde principessa Napoleon fu l’ultima persona della famiglia imperiale a lasciare Parigi dopo la sconfitta della Francia a Sedan. Seppe mantenere il suo ruolo in ogni circostanza, aveva ricevuto un’educazione adatta a una principessa di sangue reale ed era sempre pronta ad adattarsi, senza fare storie, a ogni situazione. Lo spirito avventuroso che faceva di lei un’eccellente cavallerizza le aveva regalato competitivitĆ  ma anche duttilitĆ . Apprezzò il lungo viaggio in America (il loro panfilo attraccò a New York mentre era in corso la Guerra Civile) – ampiamente descritto nel diario di bordo del figlio di George Sand – e rintracciabile sui quotidiani locali dell’epoca – dove fu ripetutamente fotografata e osannata dagli italiani emigrati.
Era curiosa, le piaceva divertirsi, ballare, era insomma una ragazza normale con desideri normali: quali una famiglia e dei figli, non la maniacale bigotta costruita dall’iconografia cattolica. Non lo divenne neppure in tarda etĆ  quando si dedicò alle opere pie con ammirevole senso di devozione.

Seppe interpretare bene la sua parte senza strafare, ma facendosi apprezzare dai francesi. E il suo matrimonio portò suo marito Napoleon Joseph, il liberale detto il Bonaparte Rosso, sempre sensibile alla causa italiana e amico di tanti patrioti, a farsene paladino anche a costo di mettersi contro il cugino imperatore e a offrire costante e pubblico sostegno alla conquista dell’Italia da parte dei Savoia.

Un punto di vista femminile dunque sul Risorgimento, quanto hanno influito le donne su questo movimento?

La leggenda storica attribuisce anche alla seduzione delle bella Contessa di Castiglione ā€œpiù che una buona parolaā€ con Napoleone III per la causa italiana . Ma sicuramente altre donne più lei. Salotti di sostegno alla causa infatti furono tenuti da Bianca Milesi, Metilde Viscontini Dembowski, Teresa Casati e da Cristina Trivulzio di Belgiojoso. Tra di loro primeggia Cristina di Belgioso. Figlia di una antica famiglia lombarda, fu grande sostenitrice di Mazzini, patriota, giornalista e scrittrice e, partecipando attivamente al Risorgimento, affrontò, senza mai tirarsi indietro, l’esilio e le privazioni. E come dimenticare Ana Maria de Jesus Ribeiro, Anita la guerriera moglie brasiliana di Garibaldi, morta in Romagna nel 1849 e Rose Montmasson, l’unica donna che partecipò per intero all’impresa dei Mille: persona libera, ferma nei suoi ideali, moglie di Crispi, capace di sopportare scelte dolorose, persone che dettero tutte se stesse per L’UnitĆ  d’Italia

Stessa cosa per il personaggio di Napoleon Joseph, sƬ amava le donne, ma era meno vanesio e farfallone di come era descritto nelle cronache locali, anzi era un instacabile lavoratore e amico dei patrioti italiani di cui ha sostenuto con passione la causa, oltre ad appoggiare le numerose opere di beneficienza della moglie. Come hai costruito il suo personaggio? E quanto Maria Clotilde ha influenzato in positivo il suo carattere?

Bellissimo personaggio Napoleon Joseph, umiliato purtroppo dalla storia in Italia e persino in Francia dove l’hanno maltrattato per tanti anni fino alle biografie più recenti in cui vengono messe in risalto la sua repubblicana fierezza, la sua cultura enciclopedica, l’intelligenza, l’acutezza mentale e la lungimiranza. Uomo di carattere, illuminato, di grandi idee sovente inascoltate ha saputo mantenere per il cugino importanti rapporti personali con gli altri stati. I suoi risultati e i suoi successi diplomatici sono stati attribuiti troppo spesso ad altri che non li meritavano. Les Archives nationales francesi contengono la maggior parte del suo archivio personale e di tutta la sua corrispondenza che ĆØ consultabile, anche se purtroppo qualcosa manca. Una preziosa raccolta che narra storicamente tutta un’epoca.
Positiva influenza di sua moglie? Maria Clotilde , soprattutto nei primi anni di matrimonio ha sempre giuocato per lui un ruolo di incondizionato appoggio, di costante presenza domestica e di rappresentanza, suscitando tenerezza, rispetto e regalandogli la soddisfazione di essere padre di tre figli.

Progetti di traduzione per l’estero?

Incrocio le dita

Infine, ringraziandoti della disponibilitĆ , l’ultima domanda. Stai lavorando a un nuovo romanzo storico? Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Un nuovo romanzo? Qualcosa avrei in mente ma dovrei prima accordare le mie scelte con le richieste degli editori. Progetti? Mah? Intanto continuare a leggere , leggere e scrivere fino a quando avrò altre nuove idee.

:: Un’intervista con Marina Sorina, scrittrice, traduttrice e attivista a cura di Giulietta Iannone

2 Maggio 2024

Marina Sorina ĆØ nata a Kharkiv in Ucraina e dal 1995 vive in Italia, a Verona. Autrice di due libri di narrativa, lavora come guida turistica e si occupa di traduzioni letterarie dall’ucraino e di attivitĆ  di volontariato. Attualmente ĆØ impegnata nella campagna elettorale con la lista ā€œStati Uniti d’Europaā€.

Benvenuta Marina su Liberi di scrivere e grazie di avere accettato questa intervista. Sei nata a Kharkiv in Ucraina ma da molti anni vivi a Verona. Sei una traduttrice e una scrittrice, hai pubblicato articoli e racconti per riviste letterarie, ti occupi di libri e di cultura.

    Inizierei con il chiederti di parlarci di te, dei tuoi studi, del tuo amore per i libri.

    Grazie per l’invito!

    Sono cresciuta in una famiglia dove il libro era il valore più grande, come d’altronde ĆØ tipico per le famiglie ebraiche in Ucraina. Tutti attorno a me leggevano, a volte anche durante la cena, mentre mangiavamo. Entrambe le mie nonne erano insegnanti di lingua, e mia madre traduceva: per cui era logico che anche io mi interessassi di letteratura fin da piccola. Negli ultimi anni di scuola ho anche frequentato un circolo letterario per ragazzi, che mi ha aiutato ad affinare le mie abilitĆ  di scrittura e analisi e a trovare amici. Ho studiato tre anni all’UniversitĆ  magistrale di Kharkiv, ma poi ho deciso di emigrare. Questa decisone ha provocato qualche anno di pausa negli studi, perchĆ© dovevo imparare la nuova lingua. Quando ho rafforzato abbastanza la mia padronanza dell’italiano, mi sono iscritta all’UniversitĆ  di Verona, dove ho conseguito la laurea quinquennale, e poi il dottorato di ricerca.

    La creativitĆ  invece non si ĆØ fermata: dopo l’emigrazione avevo continuato a scrivere racconti in russo. In quel periodo la scrittura mi aiutava ad elaborare la nuova realtĆ  in cui mi sono trovata. Una decina di anni dopo, sono passata all’italiano e nel 2006 ho pubblicato il mio primo romanzo, mentre lavoravo alla mia tesi di dottorato. C’è stata poi una lunga pausa in cui accumulavo racconti, editi e inediti, che sono confluiti nell’ultima raccolta, ā€œStorie dal pianeta Veronettaā€, uscita nel 2018.

    La letteratura, i libri sono canali privilegiati, veicoli solidali di pace che difendono l’identitĆ  di un popolo, la sua essenza, il suo spirito.

      In che misura la poesia, e la letteratura sta consentendo al tuo popolo di resistere dopo questi due anni di guerra dopo l’invasione russa?

      Dovrei precisare che la guerra in realtĆ  ĆØ iniziata nel 2014, anche se nel 2022 abbiamo visto l’invasione su ampia scala e l’avanzamento massiccio dell’esercito russo sul territorio ucraino. In questa situazione disastrosa, vissuta in prima persona dai nostri parenti e amici in Ucraina, la letteratura, in fattispecie la poesia, sono diventati una sorta di valvola di sfogo per le emozioni ed esperienze violente che la gente si ĆØ trovata ad affrontare.

      Al novero dei poeti si sono aggiunte tante persone che scrivevano prosa, o che non hanno mai scritto nulla in vita loro: essere catapultati in questa nuova realtĆ  ha dato una spinta alla loro creativitĆ . Numerose voci, famose e meno famose, si sono intrecciate nel narrare quanto accaduto. Grazie ai social, un poeta che si trova in trincea o in un centro profughi può pubblicare ed essere immediatamente letto da migliaia di lettori, senza il tramite di carta stampata. Questa poesia istantanea aiuta ad elaborare il lutto, testimoniare lo stato d’animo attuale e conservare questa impronta della realtĆ  per i posteri.

      Poi, col passar dei mesi, arrivano anche le antologie collettive e i volumi di singoli autori, tanto più preziosi quanto fragile ĆØ la vita di ciascuno di loro. Infatti, la lista delle personalitĆ  del mondo d’arte e della letteratura uccisi ĆØ molto lunga, ed include nomi luminosi, che avrebbero potuto brillare per lunghi anni, grazie al loro talento, ma sono stati spenti dalla crudeltĆ  dell’esercito russo. Per citarne solo due, Viktoria Amelina e Maksym Kryvtsov: quando traducevo le loro poesie, pensavo di avere tutta una vita d’avanti per proporre a loro un giorno di pubblicare in Italia una raccolta. Invece Viktoria ĆØ stata uccisa dalla scheggia di un missile russo a Kramatorsk, a fine giugno 2023, e Maksym invece ĆØ stato ucciso sul fronte il 7 gennaio 2024, il giorno dopo l’uscita della sua prima raccolta di poesie. Loro non ci sono più, ed ĆØ un vuoto difficile da colmare. Però le loro parole vivono ancora sulle pagine dei libri.

      Come organizzi il tuo lavoro di traduttrice? Programmi una scaletta, dividi il testo rientrando immagino entro una data di consegna concordata?

        No, nel mio caso purtroppo funziona al contrario: trovo un testo che mi ispira, mi metto in contatto con l’autore, e se ĆØ d’accordo, comincio a tradurre, dopo di che cerchiamo l’editore adatto. Ho realizzato cosƬ due libri, ho qualche progetto pronto ā€œin cassettoā€, uno ā€œin cantiereā€ e mi affido soprattutto al FB per pubblicare e far sentire la mia voce.

        In parallelo, altre traduttrici stanno lavorando alla grande per riempire lo ā€œscaffale ucrainoā€, troppo a lungo schiacciato dalla presenza ingombrante della letteratura russa. In Italia, i classici ucraini non venivano tradotti se non in rare edizioni limitate, e ora invece abbiamo ben due traduzioni di ā€œIl canto della forestaā€ di Lesia Ukrainka, per non parlare di numerosi libri di letteratura contemporanea.

        Hai tradotto un libro di poesie dal titolo Lettere non spedite di Oksana Stomina. Ce ne vuoi parlare?

          Anche se le poesie sono state scritte in Ucraina, il libro come progetto editoriale ĆØ nato in Italia. A novembre del 2022 Oksana Stomina, insieme a Iya Kyva e Natalia Belchenko era venuta in Italia per un tour poetico, grazie a Pina Piccolo, poeta e traduttrice. Durante il reading a Verona c’è stato un felice incontro fra la poetessa e Andrea Garbin, curatore della collana Le zanzare, pubblicata dalla casa editrice Ghilgamesh. Garbin stava giusto cercando un nuovo autore per continuare la serie dei volumi, dedicati alla poesia impegnata scritta dai poeti che partecipano in prima persona alla vita sociale del proprio paese. Oksana Stomina era la candidata perfetta. Oriunda di Mariupol, aveva una lunga carriera poetica alle spalle, ma con l’invasione nella primavera del 2022 ha perso tutto: casa, amici, marito, rimasto a difendere l’acciaieria Azovstal e poi preso prigioniero dai russi. Costretta alla fuga, Oksana ha dovuto rifugiarsi a Kyiv, e tutta questa esperienza ĆØ confluita su due binari: un diario in prosa, che sto traducendo attualmente, e le liriche, in cui esprimeva dei sentimenti contrastanti: dolore e speranza, sdegno e amore, attaccamento alla cittĆ  natia e disorientamento provocato dalla necessitĆ  di andarsene.

          Le sue poesie sono liriche, ma insieme molto concrete. Descrivono la situazione del momento, con dei particolari facilmente decifrabili. Ad esempio, descrive le sensazioni di chi esce la mattina presto dal rifugio sotto terra e vede un enorme buco nel palazzo fino a ieri intero. Oppure, condivide con noi la visione della cittĆ  amatissima avvolta dal fumo nero. Grazie al talento di Stomina, queste liriche assumono un valore universale, in cui può riconoscersi anche chi ha semplicemente vissuto il distacco dai luoghi d’infanzia o dalle persone care.

          E poi c’è il tema di amore che vince ogni ostacolo, o almeno ci prova. Piacciono molto alle lettrici, anche alle più giovani. Infatti, abbiamo potuto testare le diverse poesie di ā€œLettere non spediteā€ durante i nostri due tour promozionali, il primo nell’autunno del 2023 e il secondo nella primavera del 2024, per un totale di 29 incontri. Siamo state ospiti nelle zone geografiche distanti, e negli ambienti diversi. Ambasciate, biblioteche, associazioni ucraine, circoli letterari: in ogni ambito i lettori erano colpiti dalla testimonianza di Oksana e dalla forza del suo spirito.

          Hai anche tradotto un testo in prosa Le mie donne di Yulia Iliukha. In che misura le donne stanno portando avanti la loro resistenza spirituale e culturale?

            Infatti, anche il secondo libro che ho tradotto dall’ucraino ha questa particolaritĆ : ĆØ scritto da una donna in apparenza fragile ma molto forte di carattere. Yulia Iliucha ĆØ di Kharkiv, e come Stomina aveva giĆ  una certa carriera letteraria alle spalle: scriveva narrativa young adult, romanzi, racconti e qualche poesia. Quando la guerra si ĆØ abbattuta sulla sua cittĆ , e il marito si ĆØ arruolato, lei ha scritto una serie di brevi testi in prosa, ma ad alto grado di poesia. Sono come un concentrato di un potenziale racconto lungo, che potrebbe essere allungato e dettagliato, diventando anche un romanzo. Ma non c’è tempo per narrazioni estese: in primavera del 2022 Yulia doveva badare al figlio e alla propria sopravvivenza.

            Eppure il dovere di scrivere e di descrivere il proprio vissuto e le storie che le raccontavano altre donne ucraine era troppo forte. Con l’aiuto dei social, ha potuto diffondere questi brevi testi che nascevano e venivano condivisi, giorno dopo giorno, a puntate, finchĆ© non sono diventati un libro completo.

            Anche ā€œLe mie donneā€ di Yulia Iliukha, edito da Mezzelane Ed., esce in Italia prima che in Ucraina, ma, a differenza dal libro di Oksana, non ha il testo ucraino a fronte. In compenso, ĆØ riccamente illustrato da immagini in rosso e nero di Iryna Sazhinska.

            A prescindere da un discorso puramente politico e ideologico il popolo ucraino e quello russo hanno radici strettamente intrecciate. E’ raro che in una famiglia non ci siano rami sia ucraini che russi. Mariti ucraini e mogli russe e vice versa.

              Infatti, dal punto di vista storico il rapporto fra i due popoli ĆØ quello di colonizzatore più giovane, quello russo, che colonizza e soggioga la nazione più antica, quella ucraina, rallentandone lo sviluppo per secoli. Non ĆØ preciso dire che tutte le famiglie sono miste: lo dimostrano le statistiche. Nemmeno nei tempi sovietici gli ucraini erano comunque in maggioranza sul territorio dell’ucraina, affiancati da minoranze più numerose (come russi, moldavi, armeni, ebrei), o quelle meno numerose (coreani, greci, italiani). Ciò non toglie la presenza di famiglie miste, ma qui bisogno fare un distinguo: sono tutti cittadini ucraini, anche se l’appartenenza etnica può variare.

              Le faccio un piccolo esempio recente. Questa settimana ho conosciuto una ragazza, con la quale abbiamo parlato in ucraino. Lei ĆØ cittadina ucraina, di origine coreana, nata però in Kyrgyzstan. Come mai ha questa identitĆ  complessa? I suoi erano i coreani d’Ucraina, deportati in Kyrgyzstan nei tempi di Stalin (destino comune di tanti popoli), e poi tornati alla terra d’origine – che ĆØ in questo caso l’Ucraina. Poi lei si ĆØ sposata con un ragazzo ucraino, e in casa non parlano russo, anche se lo conoscono.

              La guerra ha anche spezzato legami d’amore e di affetto, oltre che spazzato via intere generazioni di giovani ucraini che credevano nella libertĆ , nel coraggio, nella giustizia e nell’amore. Come pensi, finita la guerra, si possano ricucire queste ferite? O pensi che la frattura sia ormai insanabile?

                Per quanto riguarda i legami d’affetto spezzati, va detto prima di tutto che queste situazioni di rottura riguardano le persone a prescindere dalla loro origine: quel che conta ĆØ essere di qua o di la delle barricate. Uno può esser etnicamente ucraino ma vivere in Russia ed essere a favore della dittatura russa, e vice versa. Conosco ad esempio una famiglia russa che si ĆØ trasferita qualche anno fa in Ucraina. Erano disgustati dalla velenosa atmosfera che regnava nel loro paese d’origine. Quando si sono trasferiti, hanno imparato l’ucraino, e i figli maggiori si sono arruolati, mentre la mamma, sarta, confeziona le barelle e i vestiti comodi per i soldati. Con tutto questo, in tasca hanno il passaporto russo: durante la guerra ĆØ difficilissimo cambiare cittadinanza. Quindi, ĆØ un conflitto di civiltĆ , non di etnie.

                E le spaccature succedono a prescindere dalla geografica. Per gli ucraini chi avevano parenti in russia, nella maggior parte dei casi, il rapporto ĆØ irrimediabilmente guasto, ma lo stesso può capitare anche all’interno della stessa famiglia che vive in Ucraina, se ci sono divergenze ideologiche e generazionali.

                Certo, c’erano molti legami personali, culturali, economici. Tanto più amaro ĆØ il risveglio che ci mostra che non eravamo per niente amici: si trattava di rapporto di prevaricazione e non di paritĆ . Sono tradimenti impossibili da dimenticare. Potresti mai perdonare chi uccide ciò che per te ĆØ più caro, e lo fa con intenzionale efferatezza, scegliendo proprio gli obiettivi più sensibili, che lasciano tracce più dolorose. Certo che no! In Italia ci si offende per molto meno. Ma il paragone più preciso ĆØ quello con un rapporto abusivo. Dopo anni di soprusi da parte di un partner violento riesci a liberarti, lui ti rincorre per punirti per la tentata fuga. Che faresti? Perdoneresti al tuo aguzzino sia gli anni di sofferenza che la violenta rappresaglia, per tornare all’ovile? Non credo proprio!

                Uno dei racconti di Yulia Iliukha ĆØ dedicato proprio al dialogo ormai impossibile con dei parenti russi; e anche nel ā€œDiario di una sopravvissutaā€ Stomina dedica attenzione alle conversazioni con gli ex-compagni di studi che vivono in Russia. Parlando con loro al telefono e raccontando loro l’evidenza della distruzione causata dai russi, la scrittrice ha riscontrato totale indifferenza. Lo stesso ĆØ capitato a moltissimi ucraini. Invece di dare retta alla voce di un amico ucraino che racconta il proprio vissuto, i russi scelgono la voce avvelenata della propaganda, che glorifica la Russia e celebra i crimini di guerra come se fossero prodezze. I figli dei nostri amici di una volta vengono sul suolo ucraino per ucciderci. Non ĆØ ā€œPutinā€ a schiacciare il bottone di lancio dei missili, e dietro ogni militare c’è non solo la sua famiglie, o i suoi amici e parenti che approvano e lo incitano ad uccidere ancora: ci sono tutti i cittadini russi, a prescindere dall’origine etnica, che si sono trovati bene nelle caselle della societĆ  dittatoriale, e sono ora solidali e motivati a continuare finchĆ© non distruggeranno i vicini ā€œribelliā€, che hanno osato costruirsi una vita indipendente invece di vivere nella cieca obbedienza per loro abituale.

                Tornando alla letteratura ucraina, quali sono gli autori contemporanei più interessanti che consiglieresti di leggere ai nostri lettori, e quelli che ti piacerebbe tradurre in italiano?

                  Certamente consiglio Serhii Zhadan, tradotto ormai da tanti anni da Lorenzo Pompeo e presentato qualche anno fa al Salone del Libro di Torino. La più acclamata scrittrice ucraina contemporanea ĆØ invece Oksana Zabuzhko, autrice sia di romanzi che di saggi, seguita da Andrii Kurkov, che, tra l’altro, aveva cominciato la sua carriere letteraria scrivendo in russo, ma che negli anni scorsi, ormai in etĆ  matura, ĆØ passato a scrivere in ucraino. Tutti e tre sono presenti nell’editoria italiana da tempo.

                  Fra le novitĆ  c’è da prendere nota dei nomi ancora non molto noti. Nell’ambito della saggistica, ā€œIl Donbas ĆØ ucrainaā€ di Katerina Zarembo, per la poesia, oltre alla giĆ  citata, Oksana Stomina, Iya Kyva, poetessa oriunda del Donetsk, anche lei profuga da quasi un decennio.

                  Aggiungerei anche un saggista di origine russa, Arkadii Babchenko, che ĆØ proprio un esempio di come si possa rinunciare alla carriera a Mosca e rinunciare per spostarsi a vivere a Kyiv, ponendosi completamente dalla parte degli ucraini e osservando la realtĆ  di guerra con uno sguardo esperto e disincantato. Per chi invece vuole fare un tuffo nel passato, ecco fresca di stampa ā€œIl canto della forestaā€ di Lesia Ukrainka, tradotto da Yaryna Grusha per Mondadori.

                  Parlando dei miei desideri per il futuro, mi piacerebbe tradurre ogni libro che permette agli italiani di capire meglio la mentalitĆ  ucraina, colmando le lacune riguardo al passato, e soprattutto condividere con i lettori italiani la diaristica di questi primi due anni di guerra. Come esempio posso citare due libri che ho sulla mia scrivania: il saggio ā€œLa lingua ĆØ una spada: linguaggio dell’impero sovieticoā€, un saggio divulgativo che analizza dal punto di vista post-coloniale le strategie comunicative sovietiche, che sono in sostanze molto simili a quelle di altre dittature, oppure il libro- diario di Anna Hin, una scrittrice di Kharkiv che ha osservato, giorno dopo giorno, la vita della cittĆ  nel primo anno di invasione. Le sue brevi impressioni soggettive, sempre molto umane ed acute sono inframmezzate con le statistiche, brani di discorsi ufficiali, cronache dei crimini di guerra. Insieme, compongono un quadro storico e nello stesso tempo molto individuale.

                  Quale ĆØ il tuo ultimo libro di autore ucraino che hai letto?

                    Stranamente, l’ultimo libro ucraino che ho letto ĆØ una storia per bambini, che racconta le avventure di un baby-Coala strappato dal bosco di eucalipto dove abitava e portato in giro in uno zoo. Una storia semplice e toccante, con forte messaggio ecologista e umanitario, per la quale mi piacerebbe trovare l’editore.

                    Puoi dirci a cosa stai lavorando in questo momento?

                      Quando saranno finite le elezioni europee, alle quali sono candidata, tornerò a tradurre il diario dei primi giorni di invasione, scritto da Oksana Stomina. Non ĆØ un lavoro semplice: i fatti che racconta sono difficili da accettare. Due anni fa, più o meno, i difensori della cittĆ  asserragliati nella ferriera hanno dovuto arrendersi, seguendo ordini dei loro superiori. Oksana narra la vita, o meglio – la distruzione – della cittĆ  di Mariupol nelle settimane precedenti, quando era ancora possibile agire, fare volontariato, spostarsi.

                      Grazie per il tuo tempo e la tua disponibilitĆ , e auguri per il futuro.

                      Grazie a te e ai nostri lettori! Ci vediamo al Salone del libro di Torino la domenica del 12 maggio, per presentare ā€œLe mie donneā€.

                      Scopriamo “Blue Sky e il risveglio della Magia Pura” con gli autori

                      28 aprile 2024

                      Metello ĆØ buono, buffo e anche un po’ impacciato, ma tanto timido. Per tutte queste ragioni il bulletto Marcus non esita prenderlo come bersaglio di scherzi. Stanco di soliti attacchi, Metello va al parco dove sta bene e in pace, ma lƬ accadrĆ  qualcosa che lo cambierĆ  per sempre. A raccontarci come ĆØ nato “Blue Sky e il risveglio della Magia Pura” (Dialoghi) ci hanno pensato Joe e Grace Commoner.

                      Come ĆØ nata la storia di Blue Sky e il risveglio della Magia Pura ƈ nata quasi per caso: dopo l’uscita del primo libro nel lontano 2005 (ā€œBlue Sky e l’ingannevole Mondo dell’Apparenzaā€), Joe aveva tanti appunti per la trama di un possibile sequel, ma per mancanza di tempo aveva abbandonato l’idea. Dopo molti anni, Joe ha incontrato Grace e, mentre parlava con lei del sequel che avrebbe voluto realizzare, ha risposto: ā€œE che ci vuole? Ti aiuto io!ā€. Da lƬ ĆØ nata la storia.

                      Quali sono i modelli o le fonti che vi hanno ispirato? Principalmente ci siamo lasciati ispirare da “Le cronache di Narnia” per le creature parlanti e per la giovane etĆ  dei protagonisti e dallo stile bizzarro e stravagante di “Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglieā€.

                      Il protagonista si chiama Metello come il protagonista del romanzo di Vasco Pratolini, ĆØ un caso o scelta voluta? ƈ un caso. Mentre Joe scriveva il primo libro, cercava un nome per un personaggio buffo e impacciato, che poi sarebbe diventato Metello, e parlandone in famiglia la moglie raccontò che da ragazza a scuola aveva un compagno di classe con quel nome e che veniva spesso preso in giro per la sua goffaggine. Viste le somiglianze con l’idea del personaggio principale ha deciso quindi di dargli il suo nome.

                      Il protagonista ĆØ vittima di bullismo, come mai la scelta di un tema cosƬ delicato e attuale? Tutti i personaggi che entrano nel Mondo dell’Apparenza imparano a superare le loro insicurezze e scoprono come guardare il mondo reale con occhi diversi, affrontando ogni giorno le loro sfide personali con resilienza. Per questo libro abbiamo scelto il bullismo perchĆ© ĆØ un tema sempre molto attuale nelle scuole e abbiamo pensato che sarebbe stato bello poter aiutare i bambini e i ragazzi a comprendere come affrontarlo con consapevolezza; pensiamo che potrebbe essere una buona idea far leggere il nostro libro nelle scuole e poi usarlo come punto di partenza per condividere le nostre esperienze personali con i ragazzi e farli sentire meno soli.

                      Cosa rappresenta per Metello il parco dove si rifugia? Il parco ĆØ un luogo familiare a tutti noi: ci ricorda la nostra infanzia e sicuramente a molti di noi vengono in mente tanti momenti di divertimento passati insieme ai nostri amici e alla nostra famiglia. Anche per Metello il parco ha un significato molto forte però in quel capitolo della storia ha più la funzione di rifugio sicuro, un’oasi conosciuta solo a lui dove può scaricare la tensione accumulata a scuola e schiarirsi le idee.

                      Apparenza ĆØ il mondo dove, magicamente, finisce Metello e qui gli sarĆ  dato un grande compito. Il suo percorso può essere visto come quello classico vissuto dall’eroe? Possiamo dire che l’avventura di Metello rientra nell’idea classica del ā€œviaggio dell’eroeā€, però in essa c’è anche un secondo significato: quello nel Mondo dell’Apparenza, oltre a un viaggio fisico, ĆØ soprattutto un viaggio alla ricerca di se stessi, nel quale impariamo a conoscere e comprendere le nostre emozioni.

                      ƈ possibile vedere in questo romanzo fantasy anche un romanzo di formazione? Certamente. Il romanzo ha una ā€œforma mentisā€ di tipo logico-matematico; infatti, cerchiamo di insegnare ai lettori una metodologia generale con cui affrontare tutti gli ostacoli della vita (e il bullismo in particolare). Sarebbe bello se i ragazzi potessero metterla in pratica e affrontare con maggiore consapevolezza tutto ciò che sta loro attorno.

                      Ci saranno nuove avventure per Metello? L’idea alla base della ā€œserie nel Mondo dell’Apparenza” ĆØ che ogni libro fosse una storia a se stante con un protagonista diverso ogni volta. Questo significa che magari per Metello non ci saranno nuove avventure, ma certamente ce ne saranno per altri personaggi: nel primo libro la protagonista ĆØ stata Miriam, nel secondo Metello, nel terzo chi lo sa?

                      In realtĆ  questo libro ha anche uno scopo solidale, ci racconti quale ĆØ? Volevamo scrivere una storia che aiutasse i ragazzi a far crescere la fiducia in loro stessi, ma anche scrivere un libro che allo stesso tempo aiutasse i ragazzi meno fortunati della Tanzania, dove Joe ha trascorso due brevi, ma intense esperienze, che hanno segnato in modo indelebile la sua vita.

                      :: Un’intervista con il Prof. Angelo d’Orsi sulla crisi ucraina alla luce dell’attacco terroristico al Crocus City Hall di Krasnogorsk, vicino a Mosca, a cura di Giulietta Iannone

                      16 aprile 2024

                      Bentornato professore e grazie di averci concesso questa nuova intervista che verterĆ  essenzialmente sul decomporsi della crisi ucraina e dell’inserimento del filone islamico dopo l’attentato terroristico avvenuto il 22 marzo scorso vicino a Mosca. Mi ricollego alla precedente intervista che ci concesse nel febbraio del 2022 quando fu subito chiaro, almeno a noi, che sarebbe stata una guerra lunga, destabilizzante e dolorosa, soprattutto per la popolazione, nel cuore slavo dell’Europa. Siamo infatti al secondo anno di guerra e non si intravedono spiragli di pace, anzi tutto sembra tendere, contro il volere dei cittadini europei, ricordiamoci che mancano pochi mesi alle elezioni di giugno e questo potrebbe avere un peso, a un allargamento del conflitto e a una pericolosa escalation. Dunque sanzioni, minacce, aiuti economici e militari all’Ucraina, provocazioni, ora c’ĆØ un accordo sull’uso dei profitti degli asset russi per riarmare Kiev, non sono serviti a niente, insomma l’Occidente le ha provate tutte ma Putin ĆØ ancora saldo al potere, da pochi giorni rieletto con elezioni quasi plebiscitarie, e si può dire anche che in Ucraina stia militarmente vincendo. Invece di concordare una pace, o perlomeno un cessate il fuoco, assistiamo a un repentino rilancio con una paventata estensione del conflitto ai paesi NATO. Teniamo anche conto che due nuovi paesi Finlandia e Svezia fanno ora parte della NATO. Negli ultimi tempi questa estensione del conflitto con toni perentori sembrava imminente. Secondo lei ĆØ solo propaganda o si arriverĆ  davvero a uno scontro armato tra NATO e Russia?

                      La guerra sta rivelando, a chi non abbia occhi foderati di ideologia, che la Russia – a prescindere dallo status politico che nel corso dei secoli ha avuto, dagli zar al bolscevismo, dallo stalinismo al gorbaciovismo, fino alla destabilizzazione post 1991- ha tali riserve territoriali umane ed economiche che, al di lĆ  di singoli episodi di sconfitta, ĆØ in sostanza imbattibile. La tenuta dell’economia russa a dispetto delle sanzioni, il consenso di massa al presidente della Federazione, la presa crescente che essa ha esercitato su un amplissimo schieramento di Stati, e la costruzione di un duopolio con la Repubblica Popolare Cinese, in funzione chiaramente anti-USA, sono altrettante prove. La prova regina ĆØ che le forze armate russe, dopo le incertezze e gli errori dei primi mesi di combattimento, hanno sbaragliato non solo quelle ucraine ma indirettamente anche quelle dei vari Paesi NATO che si sono impegnati in vario modo a sostegno dell’esercito ucraino. E va sottolineato come diversi di quei Paesi non hanno rinunciato a collaborare in modo determinante ad azioni di tipo terroristico, contro il territorio, le strutture, e la popolazione della Federazione. L’attentato a Mosca sebbene non ancora decifrato completamente ĆØ un episodio che ĆØ legittimo sospettare (sulla base di una molteplicitĆ  di indizi) giunga non dalla fantomatica ISIS oggi praticamente sparita, ma piuttosto dai servizi segreti ucraini in stretta collaborazione con quelli esterni probabilmente britannici polacchi e tedeschi.

                      Il conflitto in Ucraina ha rivelato anche che Putin, come che lo si voglia giudicare, sta portando avanti, coerentemente, tra alti e bassi, una linea politico-militare che ha distrutto l’economia ucraina, insieme con le sue infrastrutture (specie energetiche), ha ridimensionato la sua potenza militare, e ha messo a nudo i limiti della sua ā€œdemocraziaā€ e la debolezza del suo sistema economico. Da politico accorto, anche con errori e incertezze, Putin ha dichiarato fin dal 22 febbraio 2022 che la Federazione Russa non intendeva entrare in guerra contro la NATO, e ancora recentemente ha sottolineato l’enorme sproporzione di mezzi, e di armamenti, ma, ha ricordato non in termini bluffistici come osservatori superficiali e corrivi alle direttive dei poteri dominanti, che nei magazzini del suo Paese esiste una formidabile riserva di testate nucleari, la maggiore del mondo. Un avvertimento di cui va tenuto conto, perchĆ©, a mio parere, le gerarchie politiche e militari russe useranno il loro arsenale, sia pure in modo forse limitato, ma comunque devastante, in caso di attacco da parte della NATO.

                      Sembra che solo la Cina continui la sua missione diplomatica alla ricerca di una soluzione politica della crisi ucraina. Lo scorso 7 marzo il Rappresentante Speciale del Governo Cinese per gli Affari Eurasiatici, Li Hui, ĆØ giunto in tutta fretta a Kiev per un giro di incontri anche in altri paesi europei (esclusa l’Italia). Pensa che i loro sforzi aiuteranno al raggiungimento di un accordo nel breve termine? Cosa lo impedisce? Come valuta questa vocazione tesa al mantenimento della pace della Repubblica Popolare Cinese?

                      La Repubblica Popolare Cinese, ĆØ indubbio, sta dimostrando una vocazione e una costanza nella ricerca di una soluzione diplomatica della crisi, ma negli ambienti occidentali, e nella stessa Ucraina, la Cina viene vista come un sostanziale alleato dalla Federazione Russa. E in una certa misura lo ĆØ, perchĆØ l’accordo tra Pechino e Mosca sulla necessitĆ  dell’abbandono della organizzazione del pianeta fondata sull’unipolarismo, sul predominio del dollaro, sulla pretesa ā€œsuperioritĆ  moraleā€œ dell’Occidente. E si tenga conto che tutta la leadership politica occidentale spinge verso la ā€žvittoriaā€œ, e tanto più impossibile, impraticabile francamente delirante, ĆØ questo obiettivo, tanto più la grande maggioranza di questa leadership insiste sulla necessitĆ  della sconfitta della Russia. Una vera e propria follia, che si spiega con la totale sudditanza occidentale agli Stati Uniti.

                      Senza l’aiuto europeo, e soprattutto statunitense, l’Ucraina non avrebbe resistito militarmente due anni, ora la situazione ĆØ delicata e questo aiuto rischia di interrompersi. Il Senato statunitense ha approvato un paccehtto di aiuti per Ucraina, Israele, e Taiwan da circa 95 miliardi di dollari. Il pacchetto dovrĆ  ottenere ora il voto della Camera dei Rappresentanti controllata però dai repubblicani, tenacemente contrari al sostegno economico a Kiev. E’ possibile che questo pacchetto di aiuti venga intenzionalmente fermato causando cosƬ di fatto sia la più drammatica sconfitta ucraina e di riflesso un grave smacco per i democrtici, fermando cosƬ una possibile rielezione a novembre di Biden? Per alcuni bisogna infatti solo aspettare le elezioni con la possibile vincita di Trump, e nell’ottica del disimpegno si potrĆ  siglare finalmente il tanto sospirato trattato di pace con la Russia. O abbandonare l’Ucraina al suo destino ĆØ una scelta calcolata degli statunitensi avendo giĆ  raggiunto i loro obiettivi, tra cui l’insanabile frattura che ormai sussiste tra Europa e Russia?

                      Se da una parte le classi di governo occidentali e la quasi totalitĆ  della UE (ma si stanno manifestando notevoli incrinature, ultima la posizione assunta dalla Slovacchia, che si sta avviando su una linea anti-ucraina e filorussa), insistono per la impossibile sconfitta della Federazione Russa, al prezzo del sacrificio di centinaia di migliaia di vite umane, a cominciare da quelle ucraine, le popolazioni europee sono nettamente orientate in senso contrario. Non necessariamente per spirito filorusso, ma per paura dell’apocalisse: come per il Medio Oriente, gli europei più che desiderare la pace desiderano essere lasciati in pace, anche se personaggi come Zelensky e Netanyahu, due fratelli gemelli, ormai godono di un totale discredito, anzi di un vero e proprio odio pubblico, di cui gli orientamenti assunti dal nostro governo farebbero bene a tener conto. Gli abbracci della premier Meloni con l’uno e con l’altro non hanno giovato al consenso verso di lei e verso il suo Esecutivo. Le voci più autorevoli, sul piano politico e su quello intellettuale, oggi sono perfettamente consapevoli che non si può tirare oltre la corda, continuando a concedere aiuti finanziari, più in generale economici e soprattutto militari, a Zelensky. E negli USA tanto a livello di classe dirigente quanto di opinione pubblica, il capitale di favore di cui il presidente ucraino godeva si ĆØ ampiamente disciolto. La consapevolezza che l’Ucraina ha perso la guerra, e giace in una condizione di crisi totale, ĆØ ormai diffusa, con la conseguenza di un giudizio di sostanziale inutilitĆ  nel prosieguo del sostegno al traballante governo Zelensky. Certo ĆØ che se si sono spezzati i legami tra Russia ed Europa, non sono state affatto recise le connessioni tra Russia e resto del mondo, ossia i 4/5 del Pianeta, che sempre più tende a guardare a Mosca invece che a Washington o Londra o Parigi.

                      Siamo ancora scossi per l’attacco terroristico al Crocus City Hall di Krasnogorsk, vicino a Mosca, rivendicato apparentemente dall’ISIS. In che misura il terrorismo islamico si inserisce come nuova variante in questa guerra?

                      Che l’estremismo islamico sia nemico della Federazione Russa ĆØ cosa nota, ma questo atto al Crocus City Hall presenta molti aspetti nuovi, diversi: ĆØ la prima volta che gli autori si presentano in abiti militari, anzi in tenuta da combattimento, mentre, in ogni azione precedente, hanno sempre agito con i loro abiti usuali; e la rivendicazione ĆØ stata confusa, tardiva, e l’arresto di alcuni degli autori, in zona di confine, verso l’Ucraina, ĆØ un indizio importante che aumenta i dubbi. A maggior ragione se si pensa che l’Ucraina ha fatto giĆ  ricorso più volte ad atti squisitamente terroristici, come l’uccisione di Daria Dughina a Mosca con una bomba, gli attentati ai gasdotti North Stream 1 e 2, e cosƬ via. E poi, perchĆØ proprio adesso, dopo anni di silenzio l’ISIS si risveglia e opera in Russia? Oggi quella organizzazione di fatto non esiste più ed ĆØ assai improbabile che sia avvenuta una sua rinascita ad hoc.

                      Inascoltati gli appelli alla ragione e al buon senso di Papa Francesco che pur non essendo un esperto di strategie militari consiglia che la cosa migliore da fare ĆØ avviare delle trattive, concordare un cessate il fuoco e accettare concessioni reciproche che tengano conto degli interessi vitali di entrambi i contendenti. Che la popolazione la pensi come lui ĆØ evidente, secondo lei perchĆØ la gente non scende in piazza e manifesta vivacemente a favore della pace? PerchĆØ almeno i partiti di sinistra non sollecitano il loro elettorato a scendere in piazza con una grande mobilitazione generale?

                      La sinistra ĆØ morta o quasi. Ciò che si chiama correntemente sinistra (o centrosinistra) non ha quasi nulla a che fare con le idealitĆ , la tradizione, l’identitĆ  delle lotte per la pace, la giustizia, l’uguaglianza che sono nel dna della sinistra. Papa Francesco oggi ĆØ non soltanto il pontefice della Chiesa di Roma, ma ĆØ un attore politico, le cui parole in molti ambiti, specie quello della politica internazionale ĆØ decisamente più a sinistra dei leader della cosiddetta sinistra almeno quella in Parlamento, e specificamente, soprattutto, del PD, che in tale ambito ĆØ del tutto appiattito su di un antlantismo sconcertante. La popolazione come dicevo, nella sua maggioranza, vorrebbe non avere noie, ma la preoccupazione per la situazione mondiale ĆØ diffusa. Non sull’Ucraina ma sulla Palestina e specialmente su Gaza, abbiamo visto un ridestarsi dell’anima più sinceramente contro la guerra, contro la risoluzione dei contrasti per via militare, e soprattutto a favore della causa più nobile e giusta oggi presente sulla Terra, la causa palestinese. Certo la mobilitazione ĆØ assai minore rispetto ad altri Paesi europei, ed extraeuropei, ma era da decenni che non si vedevano tante manifestazioni e tante azioni (vedi soprattutto il boicottaggio accademico) a favore della libertĆ  del popolo palestinese, e della fine della sopraffazione israeliana, e in primo luogo del genocidio incrementale in corso a Gaza.

                      Auspica anche lei unaĀ “nuova” Helsinki, adattata alle cambiate condizioni geostrategiche, che conservi però lo spirito di Helsinki come un vero punto di partenza per governare pacificamente il mondo multipolare dei prossimi decenni? Certo lo scenario ĆØ cambiato, l’URSS non c’ĆØ più ma la necessitĆ  di una nuova conferenza di paceĀ su quel modello ĆØ sentita dai vari leader politici in campo?

                      SƬ concordo. Una conferenza di pace planetaria per evitare la guerra planetaria.

                      Infine le chiedo un bilancio politico di questi due anni di guerra, e come si inserisce l’accordo bilaterale tra Meloni e Zelesnky per un sostegno decennale, siglato nella capitale ucraina. Grazie.

                      La Meloni e il suo governo sono un caso interessante di totale voluta dimenticanza delle promesse elettorali e di rovesciamento delle proprie linee politiche. Alla fine ĆØ rimasta solo la Lega a balbettare qualche parola di pace, dopo il fallito tentativo di Berlusconi di respingere la genuflessione meloniana a Zelensky e quindi agli USA. Un accordo decennale ĆØ una vera follia, del resto del tutto impraticabile. Una mossa propagandistica al livello di ā€œInseguiremo gli scafisti per tutto l’orbe terracqueoā€¦ā€ o del ā€œNuovo Piano Mattei per l’Africaā€. Propaganda che serve soprattutto a chiedere il sostegno di gruppi finanziari e imprenditoriali, specie del settore delle armi e di quello energetico.

                      La guerra in Ucraina si ĆØ rivelata un fallimento clamoroso per l’Italia, l’Europea, la UE in particolare e per la comunitĆ  occidentale, a partire dal Paese leader, gli USA. Non ho bisogno di insistere su questo, perchĆØ solo chi non vuol vedere, può continuare a sognare la disfatta russa e la prosecuzione degli aiuti a Zelensky, che hanno come unico effetto l’incremento della morte in Ucraina e della devastazione di quel territorio.

                      :: Un’intervista con Luigi Bonanate a cura di Giulietta Iannone

                      12 marzo 2024

                      L’uomo ha messo piede sulla Luna, ha scoperto la penicillina, ha inserito microchip nel cervello, ha creato l’Intelligenza Artificiale ma non ĆØ ancora riuscito a scoprire un modo per evitare la guerra. C’ĆØ andato vicino dopo la Caduta del Muro di Berlino ma ĆØ stata si può dire un’illusione, la fine della storia, con i suoi vecchi strumenti di governance, auspicata da Fukuyama non c’ĆØ stata, tanto meno la pax democratica. Come si spiega che esseri civilizzati e progrediti utilizzino ancora la guerra, come nell’antichitĆ , come strumento di risoluzione delle controversie internazionali? Lei a questa domanda, in modo sintetico, che risposta si ĆØ dato?

                      Le guerre ci sono perchĆ© sono l’unico sistema, riconosciuto nei secoli e accettato da moralisti e da giuristi, per risolvere ciò che appare irresolubile, e che soltanto un certo strumento – tale ĆØ la guerra– ha la capacitĆ  di sciogliere. Verosimilmente si tratta anche di una modalitĆ  che promette di arrivare a una conclusione in modo più rapido: ĆØ ingenuo crederlo, ma tutti gli stati che si accingono a una guerra sono convinti che, tanto, la vinceranno. A parte che le cose vadano sovente in modo diverso, il grande errore che si compie avvicinandosi al ā€œmisteroā€ della guerra ĆØ di considerarla in se stessa, in quanto tale, come se fosse racchiusa in una trappola infinita e inarrestabile nel tempo. Ma le guerre non soltanto non scoppiano per caso, ma non nascono mai in un limbo nel quale sono tutte uguali, ma in un quadro politico-internazionale che le sostanzia. Si tratterĆ  di conquiste territoriali o di ricerca di risorse naturali o di beni preziosi, eccetera. A Roma i inventò persino una guerra per la conquista delle donne. Desideri e passioni, preferenze e antipatie appartengono a tutti, cosƬ come tutti siamo capaci di usare violenza nei confronti deli altri, ma anche di sviluppare forme di coesistenza, di comprensione o di sopportazione.

                      In altri termini, siamo tutti capaci di fare del bene come il male. A decidere da quale parte penderĆ  la nostra azione ( e/o quella dei governanti di tutti gli stati del mondo) sarĆ  la cultura che ci siamo fatta, che non ĆØ altro che la formazione che abbiamo avuto, non uno per uno, ma tutti insieme, a partire dai pochi ma irrinunciabili principi generali che guideranno tutti noi a prendere decisioni di ordine collettivo e di valore universale.

                      Nel suo ultimo libro La guerra e il mondo, Carocci editore, sostiene che la guerra ĆØ un atto politico, decisa dalla politica, anzi più drammaticamente un fallimento della lotta politica. Ho trovato questa intuizione il fulcro del suo libro davvero illuminante. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, finita non dimentichiamo con due bombe atomiche sganciate sul Giappone, il desiderio, anzi la necessitĆ  di inventare strumenti atti al mantenimento della pace si ĆØ fatto impellente. L’ONU nelle piĆØ aspirazioni di statisti e governanti avrebbe dovuto incarnare questo strumento. PerchĆØ invece non c’ĆØ ancora riuscito? Pensa che in futuro riuscirĆ  a essere un ā€œgovernoā€ super partes con l’obbiettivo reale di mantenere la sicurezza mondiale? Pensa che raggiungeremo mai a questo stato di civiltĆ , senza scadere nell’autoritarismo e nella dittatura planetaria? Cosa ci si oppone?

                      Figli di Cicerone come siamo, pensiamo che quando una guerra scoppia il diritto universale debba tacere (Ā«inter arma silent legesĀ»); ma poi, nipotini di Clausewitz, abbiamo ritenuto che la guerra non sia altro che la continuazione della politica con altri mezzi. In entrambi i casi, la politica non compare in gioco. E’ di fronte a questa tradizione che il ragionamento va ribaltato: la guerra che fa politica non ĆØ altro che lo strumento per la sua affermazione. Le guerre distinguono e separano vincitori da vinti, e trovarsi dall’una o dall’altra parte ĆØ un dato politico ben più che strategico. Gli stessi – pochi – successi dello spirito di pace che nei secoli si sono affermati e che più recentemente sono riusciti a dare vita a grandi istituzioni giuridiche pacifiche, sono derivati da azioni di carattere politico – ricerca dell’eguaglianza, giustizia, democratizzazione dei rapporti, prevenzione dei conflitti internazionali – che hanno trovato la loro via in termini di dibattiti e compromessi – sempre politica ĆØ! Ovvero, la pace non ĆØ impossibile ma dipende da una politica di pace. Nulla ĆØ necessitato in questo ambito, tutto ĆØ possibile. Ogni svolta discende dalla nostra capacitĆ  di fare buona politica.

                      Un’altra intuizione contenuta nel suo libro ĆØ il fatto che la guerra non ĆØ mai un atto irrazionale, un atto di follia. Anzi al contrario chi la dichiara ha sempre degli obbiettivi concreti da raggiungere e l’uso spregiudicato delle armi, sempre più tecnologiche, ĆØ sempre funzionale a degli obbiettivi strategici da perseguire con l’ottenimento della vittoria e dell’imposizione allo sconfitto delle proprie condizioni. Il sacrificio di vite umane, la sofferenza dei civili inermi, non addestrati a uccidere come i militari, ĆØ posto come inevitabile e forse spietatamente giudicato irrilevante contrapposto al nuovo sistema di cose che si verrebbe poi a creare terminata la guerra. Ci sono scienze che studiano la guerra, le scienze strategiche, e la salute mentale dei militari e dei governanti ĆØ monitorata continuamente. Dunque la guerra ĆØ frutto solo di pragmatismo e calcolo?

                      Mettiamo da parte, innanzi tutto, il vecchio pregiudizio secondo cui la semplice esistenza di armi e lo sviluppo di nuovi armamenti (dalle mascelle dei bisonti nella preistoria alle bombe termonucleari) abbiano qualche influenza sulla guerra: sono strumenti di vittoria e – quando non usate – paradossalmente diventano ben più che strumenti di difesa perchĆ© svolgono funzioni fondamentali di minaccia e di dissuasione. Per essere chiari, non ĆØ detto che se non si producessero più armi non si farebbero più guerre. E poi: se la guerra ĆØ (anche) politica, ovviamente sarĆ  anche razionale: nessuno ha mai intrapreso una guerra senza buone speranze di vincerla. La guerra ĆØ una forma di estremismo: per evitare la sconfitta qualsiasi governante butterĆ  in campo tutte le risorse di cui dispone, anche a costo di sacrificare vite umane e di causare – come sempre succede, in tutte le guerre – danni collaterali: bombardamenti su edifici civili, stermini etnici, anziani donne bambini brutalizzati, villaggi o risorse date alle fiamme (i cosiddetti danni collaterali)… In tutte le guerre della storia, antiche o recenti, ci sono stati, stupri, maltrattamenti, violenze di ogni genere. Il sacrificio di vittime umane non combattenti e non belligeranti ĆØ uno degli aspetti oggettivi dell’azione bellica. Non si può continuare a nobilitare la guerra nei suoi eroismi, nelle grandi battaglie, eccetera, perchĆ© essa ĆØ invece – e lo sappiamo bene tutti – la macchina della distruzione e della devastazione. Che la si possa considerare giusta o ingiusta ĆØ poi tutt’un’altra questione.

                      Due anni fa ĆØ scoppiata in modo conclamato la guerra tra due stati la Russia di Putin e la Ucraina di Zelensky, guerra che si trascinava a bassa intensitĆ  da diversi anni. Senza volere analizzare nello specifico il conflitto e le sue cause, anche remote, possiamo dire che la Russia ha visto minacciati i suoi confini e gli interessi delle popolazioni di lingua e cultura russa presenti sul territorio ucraino e ha letteralmente invaso quel paese per annettersi con la forza quei territori. L’Occidente non ĆØ stato a guardare e pur se l’Ucraina non faceva parte della NATO ĆØ intervenuta sostenendo economicamente e militarmente il paese invaso, senza dichiarare mai guerra formale allo stato russo. Insomma ĆØ una guerra combattuta per interposta persona. Sintetizzo in modo molto grossolano naturalmente, ma per chiederle una cosa molto semplice: dopo questa guerra il baricentro degli equilibri internazionali si ĆØ spostato definitivamente sempre più a Est? Putin con il suo solito pragmatismo camaleontico, sarĆ  la Storia a giudicarlo, ha deciso di porsi con l’Oriente e la Cina, dimenticando le radici occidentali del paese sconfinato che governa. E’ corretta questa analisi? E’ un errore strategico secondo lei, a prescindere dalla considerazioni morali ed etiche?

                      La crisi nella quale ci dibattiamo oggigiorno era iniziata all’inizio del 2014, senza che nessun grande stato del mondo se ne fosse preoccupato. Di lƬ ĆØ discesa la nuova guerra del 2022, i cui danni sono immensi, non solo per quel che sta succedendo sul piano militare ma anche per il potenziale di trasformazione della politica internazionale del futuro che sprigiona. E dire che, nel caso specifico, l’ascesa al potere di Putin fin dall’inizio del nuovo millennio era stata osservata nel mondo come un qualche cosa di marginale e privo di pericolositĆ : la grande politica internazionale si stava occupando di ben altro, lasciava fare a personaggi che vanno da Putin a Kim Jong-un… e tanti altri., ritenuti insignificanti. L’Occidente si era richiuso nella torre d’avorio che si erano costruita, dopo la vittoria contro il comunismo internazionale, e che doveva garantirgli pace e democrazia. Ma come tutti i fiori delicati, se non li concimi, non li bagni e li trascuri, la democrazia incominciò a invecchiare e invece di crescere impallidisce e si avvizzisce tanto da renderci tutti indifferenti. E se qualche stato non voleva la democrazia, beh, in fondo, l’importante era che i nostri affari (rectius, la finanza capitalistica internazionale) continuassero a svilupparsi.

                      Il mondo del dopo-guerra fredda si ĆØ addormentato, ma il suo risveglio ĆØ stato tutt’altro che sereno e compiaciuto. Una specie di ritorno al passato scorre davanti ai nostri occhi, come un film.

                      E la guerra di Gaza indebolirĆ  Israele? In che posizione si pone nel contesto internazionale e nell’evoluzione del processo di pace in Medio Oriente?

                      Due grandi guerre, almeno, ci hanno fatto facendo sentire le le trombe di battaglia. Non che fossero sole, Ucraina e Gaza, ma sconvolsero le abitudini acquisite, e ora assurgono a funzioni simboliche. Si pensava che la Russia sarebbe crollata sotto la sua stessa arretratezza – ma cosƬ non ĆØ stato. Si poteva ritenere che – seppure con alcuni gravissimi difetti – lo Stato di Israele sarebbe riuscito a contenere le proteste palestinesi – ma cosƬ non ĆØ stato.

                      Queste due drammatiche storie sono in un certo senso ā€œinutiliā€, nelle dimensioni assunte, e restano comunque come la dimostrazione che le illusioni devono cadere, e che il mondo – per dirla alla buona e sinteticamente – ha bisogno di una grande rinascita culturale, rivolta alla spiegazione di come funzioni il mondo e di come lo si potrebbe rimettere in sesto (ma questi sono problemi troppo ampi per essere discussi alla breve). Il mio ultimo libro, Guerra e mondo, avrebbe o ha lo scopo di riscoprire le fondamenta della nostra compresenza in un solo e stesso mondo che non richiede necessariamente morte e violenza. Suggerirei che un buon punto di partenza sarebbe la denuncia dell’ignavia del mondo ricco, democratico e pacifico che aveva considerato i due casi – Ucraina, Gaza – come largamente insignificanti, di quelli che finiscono per aggiustarsi d soli…

                      La morte di Aleksej Anatol’evič Naval’nyj ha creato molta sensazione in Occidente, incarnava l’ideale di una Russia nuova, democratica, giovane, tesa a mantenere rapporti pacifici con l’Occidente. A prescindere da un giudizio politico della figura, forse anche marginale, di Naval’nyj accusato dai suoi detrattori di essere xenofobo, militarista e con tendenze neonaziste, lei che idea si ĆØ fatto di questo giovane uomo sicuramente coraggioso e idealista che ha pagato con la vita, ricordiamolo aveva solo 47 anni, il suo impegno politico? Avrebbe potuto rappresentare davvero una figura carismatica incarnante il futuro delle nuove generazioni della Russia? La sua morte cosa porterĆ  a livello di immagine nei confronti di Putin? AlimenterĆ  in Russia il dissenso, in prospettiva delle elezioni di marzo?

                      A Naval’nyj ĆØ successa la stessa cosa che era giĆ  successa non soltanto nella storia universale ma anche più specificamente nella Federazione Russa: Putin ha operato allo stesso modo in molti altri casi, che non suscitarono più che le solite proteste dei benpensanti occidentali, che andarono poi a sgonfiarsi con il passar del tempo.

                      Ma la vicenda umana di Naval’nyj ĆØ stupefacente se non addirittura incomprensibile: il suo ritorno in Russia dopo che era stato perseguitato dalla polizia segreta russa ha dell’inspiegabile. Come potĆ© non capirlo e prevederlo? Evidentemente, però, Naval’nyj era consapevole dei rischi che correva. Possiamo dire che il suo comportamento sia stato eroico e ammirabile; ma nello stesso tempo dovremo ammettere – e l’avrebbe dovuto fare anche Naval’nyj – che il suo gesto non poteva appoggiarsi su un movimento di ribellione capace di paralizzare Putin o addirittura di cacciarlo dal potere.

                      Che tutto ciò sia successo non fa che aggiungere un po’ di preoccupazione per il futuro delle vicende umane, strette come paiono essere tra indifferenza e crudeltĆ . Non una bella notizia…

                      Grazie della sua disponibilitĆ  e come ultima domanda le chiederei se sta lavorando a nuovi testi o La guerra e il mondo ĆØ il suo ultimo libro. Grazie.

                      Spero di riuscire ancora a lavorare, anche se alla mia età tutto diventa più incerto, insicuro e complicato. Di più non so dire, anche se conosco i miei desideri e le mie intenzioni.

                      Torino 12 marzo 2024

                      :: Un’intervista con Dott. Tiziano Ciocchetti, analista militare indipendente a cura Giulietta Iannone

                      11 marzo 2024

                      Dopo due dolorosi anni di guerra lo scontro tra Russia e Ucraina sta volgendo inevitabilmente al termine.
                      Anche al Pentagono sanno che le perdite ucraine, nonostante il grande impegno nella loro guerra di liberazione, sono ingenti e gli aiuti internazionali iniziano a declinare. Dove si ĆØ spostato il fronte?
                      In che tempi stima la risoluzione del conflitto?

                      Attualmente, i due contendenti, si fronteggiano lungo una linea che va da sud, Odessa, fino a nord, poco distante dalla cittĆ  di Belgorod. Dopo l’esaurirsi della controffensiva ucraina dello scorso maggio, l’iniziativa ĆØ in mano ai russi che stanno utilizzando le riserve.

                      Errori tattici sono stati commessi da entrambi gli schieramenti, quali sono i più significativi dell’esercito ucraino e di quello russo? L’esercito russo comunque avendo i canali di approvvigionamento dietro al fronte partiva inevitabilmente avvantaggiato, sicuramente questo ha contribuito all’andamento della guerra, ĆØ corretto?

                      Possiamo dire che gli errori di Kiev sono stati strategici. L’Ucraina costituisce uno stato cuscinetto, era impensabile che si prestasse ad alleanze con gli Stati Uniti senza che il Cremlino intervenisse. I russi hanno commesso degli errori tattici, ma dispongono di capacitĆ  produttive (nel campo degli armamenti) sconosciute a noi europei. Poi i grossi problemi nella logistica, all’inizio della guerra, sono stati in parte sanati. Ricordiamo che ĆØ solo grazie al fondamentale sostegno Occidentale che gli ucraini possono continuare a combattere.

                      Che probabilitĆ  reali ci sono che l’Ucraina di Zelensky ribalti la situazione e vinca la guerra con Mosca recuperando i territori perduti e i confini territoriali ante 2022? La completa dissoluzione dello stato ucraino come l’abbiamo conosciuto fino adesso, dalla fine della seconda guerra mondiale perlomeno, ĆØ il reale obiettivo di Mosca?

                      Non ne ha! Per Kiev ormai la guerra ĆØ perduta, c’è solo la strada della trattativa.
                      Il reale obiettivo di Mosca, ovvero le possibilitĆ  che ha, collima con la creazione di una zona cuscinetto lungo la sponda orientale del fiume Dnipro, altro non potrebbe fare.

                      Parliamo ora delle intercettazioni dei militari dell’Aeronautica tedesca diffuse dai media russi. Ma il personale militare non ha canali di sicurezza per le comunicazioni? Questa intercettazione ĆØ stata secondo lei fatta trapelare in modo strategico o c’ĆØ stata una reale falla nella sicurezza? Insomma ora Mosca può presentare all’ONU prove concrete di un coinvolgimento diretto di Germania e Gran Bretagna, paesi NATO, nella guerra in Ucraina. Che peso stima abbia questo fatto sull’andamento della guerra in termini di escalation ed estensione del conflitto?

                      L’Europa ĆØ coinvolta da due anni ormai. Con la fornitura di armamenti, con l’addestramento delle forze ucraine, con le sanzioni economiche. La Russia non aveva bisogno d’altro.

                      Se cade l’Ucraina, veramente credo che la Nato dovrĆ  combattere con la Russia“. E’ quanto ha detto il segretario alla Difesa Usa, Lloyd Austin. Macron in un suo discorso mette nel conto l’invio di truppe in Ucraina, stessa cosa la Von der Leyen, Presidente della Commissione Europea, che in un suo discorso invita a prepararsi alla guerra con la Russia. Le intercettazioni poi degli alti militari tedeschi, che tanto hanno impensierito Mosca, parlano di piani specifici per colpire il territorio russo. Se l’Ucraina viene sconfitta, la Nato farĆ  davvero guerra alla Russia, secondo lei? O sono solo minacce per spingere Mosca ad accettare piani di pace più vantaggiosi per l’Ucraina, nonostante si trovi militarmente in vantaggio?

                      Si tratta di una favoletta. Prima del 24 febbraio del ’22 l’Europa aveva ottime relazioni con la Russia, per fare un esempio l’Italia aveva uno scambio nel settore alimentare pari a un miliardo di euro all’anno. Mosca non ha nĆ© i mezzi nĆ© la volontĆ , nĆ© tanto meno l’interesse di attaccare l’Europa occidentale. Si tratta del solito espediente di Washington finalizzato ad avvicinare ancora di più gli stati europei alla causa atlantica.

                      Il Rappresentante Speciale del Governo Cinese per gli Affari Eurasiatici, Li Hui, ĆØ giunto in tutta fretta a Kiev il 7 marzo 2024 per la seconda fase della sua missione diplomatica di ricerca di una soluzione politica alla crisi in Ucraina. Cosa ne pensa? Ha possibilitĆ  di riuscire? E’ possibile che il diplomatico cinese abbia proposto una resa tattica e l’avvio di negoziati di pace prima che la situazione precipiti destabilizzando ancora di più l’Ucraina, magari con la mediazione cinese?

                      Solo Washington può indurre l’Ucraina ad avviare negoziati con i russi.

                      Putin non vuole sedere a un tavolo delle trattative di pace con Zelensky. Ha una posizione in campo tale da poter pretendere davvero questa condizione? Le dimissioni di Zelensky e del suo governo, eventualmente, potrebbero essere una condizione per l’avvio di negoziati prima di una completa capitolazione ucraina?


                      Sicuramente potrebbero rappresentare un primo passo verso quella direzione.

                      Questa guerra ĆØ un reale scontro tra Occidente libero e Est del mondo autoritario? In gioco ci sono davvero le libertĆ  fondamentali di noi occidentali come sostiene da tempo Washington?


                      In gioco c’è la supremazia americana sull’Europa.

                      A livello militare e di intelligence che vantaggi ha tratto la Cina dalla guerra in Ucraina?
                      Sicuramente l’Occidente non ha spiegato militarmente tutto il suo potenziale ma un indebolimento militare della Russia e di conseguenza anche degli USA fa gioco alla Cina?

                      Il potenziale occidentale esiste solo nella misura in cui gli americani lo vogliono esprimere. Non parlerei di un indebolimento militare degli americani, piuttosto parlerei di ulteriore perdita di credibilitĆ .


                      Per alcuni bisogna solo aspettare novembre e con la possibile rielezione di Trump si potrĆ  siglare finalmente il tanto sospirato trattato di pace con la Russia. E’ un reale scenario politico e militare?
                      Sempre che Zelensky non accetti la mediazione vaticana e issi una simbolica “bandiera bianca” ovvero dichiari la resa con l’onore delle armi e il sostegno nelle trattative di pace dell’Occidente magari con la promessa di entrare se non nella NATO, almeno nella ComunitĆ  europea. Anche questo ĆØ uno scenario possibile a breve, secondo lei?

                      Non darei eccessivi poteri al presidente americano. Zelensky ĆØ alla mercĆØ degli americani, accetterĆ  solo una decisione di Washington.


                      Grazie

                      Roma, 11 marzo 2024

                      Massimo Comella racconta il suo romanzo “Come nuvole sotto l’ombrello” (Scatole Parlanti, 2023)

                      28 dicembre 2023

                      ā€œCome nuvole sotto l’ombrelloā€ ĆØ il nuovo romanzo dello psicoterapeuta Massimo Comella edito da Scatole Parlanti, nel quale ogni storia narrata ĆØ un viaggio nella mente e nell’animo dei protagonisti. Per saperne di più su come ĆØ nato il libro, ne abbiamo parlato con l’autore.

                      Come ĆØ nata l’idea di questa raccolta di racconti dove la fragilitĆ  ĆØ un po’ il filo conduttore? L’idea ĆØ nata proprio dal desiderio di parlare delle fragilitĆ . In un modo nuovo, che solo un romanzo come quello che ho scritto poteva permettere. Nel mio libro il lettore ha la possibilitĆ  di scoprire le fragilitĆ  di chi chiede aiuto e quelle di chi aiuta: un tema impossibile da affrontare in un libro di saggistica ed ancor più in un mondo reale.


                      Nelle storie presenti in ā€œCome nuvole sotto l’ombrelloā€, quanto c’è di reale (casi che lei ha conosciuto davvero) e quanto di finzione? Come ho specificato nell’introduzione fatti e personaggi sono immaginari. Ho attinto emozioni e vissuti dal calderone della mia esperienza clinica; li ho poi rimescolati in alcuni casi ed in altri, come nel caso del racconto di “Idriss”, ho dovuto studiare luoghi e tappe ove ĆØ ambientato il racconto ed il viaggio del protagonista.


                      Quanto c’è di lei in Dimitri? Suppongo la sensibilitĆ  del personaggio e l’analisi personale/introspettiva ch’egli fa di continuo siano due caratteristiche che mi appartengono e che ho voluto vestissero il personaggio da me creato.

                      Dimitri mette scritte queste storie umane che ha conosciuto, potrebbe essere vista come una scelta compiuta per ā€œliberarsiā€ dalle troppe emozioni che lo hanno coinvolto e toccato da vicino? Dimitri nel romanzo si ĆØ lasciato coinvolgere in almeno due casi anche oltre il dovuto ma non potevo fare altrimenti. Bisognava raccontare dei retroscena di alcuni accadimenti, andare ancora più in profonditĆ  nelle sue ferite e nelle ferite dei personaggi che lui incontra. L’unico modo che avevo era quello di farlo cadere … come non dovrebbe cadere nessun terapeuta.


                      Per lei, Massimo, cosa rappresenta la scrittura? Per me la scrittura ĆØ tante cose: ĆØ catarsi, ĆØ un modo di contattare emozioni, ĆØ un modo di avvicinarmi alle persone ed a me stesso ed ĆØ, soprattutto, un piacere, una passione grandissima.


                      Quale ĆØ il racconto al quale ĆØ più affezionato (se c’è) e perchĆ©? Io amo tutti i personaggi del libro. Mi chiedono spesso di scegliere un racconto da leggere ma, fosse per me li leggerei tutti. Ognuno ĆØ stato scritto in un periodo diverso e di ognuno ho riversato emozioni diverse.


                      E il racconto che le ha dato maggiori difficoltĆ  (a livello emotivo) nella stesura? Sicuramente “Idriss”, perchĆ© raccontare quella storia ed il suo finale ĆØ stato molto molto difficile. Ho dovuto immaginarmi spesso accanto a lui proprio come, nel testo, ho fatto fare al dott Vaslav.

                      Da dove arriva il titolo ā€œCome nuvole sotto l’ombrelloā€? Esse di solito stanno sopra e il titolo fa molto
                      Magritte
                      . Magritte in un suo famoso quadro mise un bicchiere sopra l’ombrello e non sotto, ecco io ho fatto qualcosa di simile non piegandomi alla ragione. L’ombrello ĆØ per definizione il luogo dove ci si
                      ripara dalla pioggia ed io ho immaginato la terapia come un ombrello. La terapia ĆØ, tuttavia, un luogo in cui ognuno porta le proprie nuvole, un luogo in cui nessuno ĆØ impermeabile alla pioggia che bagna indifferentemente tutti i protagonisti: curatore e curato. Molti di noi, un ombrello, nella vita, non lo hanno mai trovato e mi piacerebbe pensare che si possa trovarne uno e che da lƬ sotto, dalla nuvole e dalla pioggia, si possa tornare alla vita. Quanto a Magritte, pittore surrealista, credo ci siano diversi collegamenti con il mio lavoro. Il surrealismo esprime l’anima dell’analisi quella cioĆØ di ā€œandare oltreā€ per rivelare la nostra più recondita realtĆ  … molto spesso ignota a noi stessi.


                      Se dovessero fare un film tratto dal suo libro, che attore vedrebbe nei panni di Dimitri? Da diverse parti mi accendono l’ idea di un film o di una serie tv. Io sono uno scrittore esordiente e anche se l’idea, non nego, mi stuzzica, devo rimanere con i piedi per terra – aperto a tutte le cose belle che questo libro porterĆ  – ma con i piedi per terra . Se dovessi immaginare un attore e questi fosse vivo, avrei fatto il nome di Peter O’ Toole (l’attore di ā€œLawrence d’Arabiaā€, di ā€œDott Creator specialista in miracoliā€, e di Priamo in ā€œTroyā€) mi piacevano tanto i giochi e l’umanitĆ  che sapeva far trasparire. Non riesco ad immaginare il dott. Dimitri privo di uno sguardo profondo che ti entra dentro. Oggi, per bravura e sguardo direi Michael Fassbender ma ĆØ un po troppo grande per interpretarne il ruolo considerando che il dott Dimitri lo collocherei anagraficamente tra i 35 e i 42 anni. Ho fatto nomi importanti ma se uno deve sognare deve sognare in grande, per ora rimaniamo almeno per il libro ancorati alla realtĆ .

                      :: Un’intervista con Daniele Cellamare autore di “Delitto a Dogali” a cura di Giulietta Iannone

                      21 dicembre 2023

                      Grazie Prof Cellamare di aver accettato la mia intervista per il blog Liberi di scrivere.
                      E’ l’autore di diversi romanzi con sfondo storico, di cui l’ultimo si intitola Delitto a Dogali ambientato nell’Eritrea di fine Ottocento. Ce ne vuole parlare?

                      Sono sempre stato affascinato dalle pagine di Storia poco conosciute e la prima Epopea coloniale italiana rientra tra queste. In effetti, siamo portati ad associare il nostro colonialismo alla figura di Mussolini, ma la nostra avventura in Africa era iniziata molto prima.

                      Che libri o film l’ hanno ispirata?

                      Solo i saggi storici sul nostro colonialismo. Purtroppo, anche qui una bibliografia molto ridotta rispetto ai periodi coloniali successivi.

                      Come si ĆØ documentato, ha avuto modo di studiare archivi storici, diari, documenti d’epoca?

                      Si, le mie fonti sono proprio queste. Sono le sole che utilizzo in tutti i miei romanzi storici.

                      L’Italia della fine del 1800 ĆØ molto diversa da quella di oggi o hai avuto modo di trovare delle similitudini e dei parallelismi?

                      Similitudini non direi, ma ritornano sicuramente le grandi passioni che hanno animato tutte le esperienze storiche, dall’ambizione politica alla sete di conquista. Comunque, oggi ĆØ completamente cambiato il rapporto tra la politica e lo strumento militare.

                      Come ha sviluppato il personaggio di Antonio Garofalo?

                      Una figura a me cara, a partire dal nome. Ho cercato di tratteggiare un capitano onesto e volenteroso, anche se privo di acume investigativo e capacitĆ  di indagine.

                      Ci parli di più del capitano Garofalo, a chi si è ispirato nel crearlo?

                      Non ho avuto un modello da cui ricavare il personaggio, ho cercato solo di calare in quel periodo storico un uomo di scarso talento investigativo ma di buon cuore. Anche il suo innamoramento per la bella Adele non ĆØ ben delineato, proprio a causa della sua naturale ritrosia.

                      Il colonialismo italiano e la sua espansione in Africa dalla fine dell’Ottocento agli Anni Trenta sono due argomenti ancora poco trattati dalla narrativa italiana. A cosa pensa sia dovuto?


                      In genere non ĆØ mai facile parlare di cocenti sconfitte militari, specialmente se sono state ispirate da ambizioni politiche poco percepite dall’opinione pubblica nazionale, più attenta ai problemi legati alle istanze di miglioramento economico e sociale.


                      Il periodo storico in cui ha ambientato i tuoi romanzi ĆØ piuttosto controverso, per alcuni l’epoca coloniale ĆØ come una macchia nera sul passato del nostro paese. PerchĆ© ha scelto di ambientarci le tue storie?

                      Se vogliamo, mi ha rapito l’idea di confrontarmi proprio con un periodo difficile, un periodo dove non siamo mai riusciti a fare i conti e che ancora conserva un dibattito acceso.

                      Sacerdoti, artisti, militari, avventurieri. Quale era il volto degli italiani nelle colonie africane alla fine dell’Ottocento?

                      Un volto decisamente complesso. Per la prima volta questi personaggi hanno dovuto confrontarsi con una realtĆ  ben diversa, tra esperienze nuove, fascino dell’esotico, pericoli militari, terreni sconosciuti e false idee di grandezza. Presumo che alla fine sia stata una sconfitta anche psicologica e morale.

                      E le donne? C’erano donne avventurose nelle colonie?

                      No, nel periodo che ho trattato non erano presenti. Solo nel periodo successivo abbiamo avuto qualche figura interessante.

                      Ha pensato di scrivere un giallo contemporaneo o il presente non l’appassiona cosƬ tanto come il passato?

                      Non sono interessato agli aspetti contemporanei, le mie indagini sono sempre orientate verso le vicende storiche, in particolare nella seconda metĆ  dell’Ottocento.

                      Ha avuto modo di presentare all’estero i suoi romanzi? In che paesi preferirebbe che venissero tradotti e distribuiti?

                      ā€œLa Carica di Balaklavaā€ ĆØ stato tradotto in spagnolo e presentato a Madrid. Sempre in spagnolo verrĆ  tradotto il prossimo anno anche ā€œGli Ussari Alatiā€. Guardo con interesse al mercato anglosassone, per me fonte di ispirazione nella stesura dei romanzi storici.

                      Non ĆØ solo l’autore di Delitto a Dogali ha scritto anche altro, ce ne vuole parlare?

                      Come accennavo, i miei romanzi sono sempre ambientati in periodi storici poco conosciuti. Gli Ussari Alati raccontata dell’assedio di Vienna del 1683, relegato nei libri di storia solo a poche righe. La Carica di Balaklava riguarda la Guerra di Crimea, la prima che si ĆØ svolta davanti a giornalisti e fotografi. Poi ho scritto due romanzi sulle guerre dell’oppio, impropriamente attribuite ai cinesi, anche se ĆØ stata la Gran Bretagna a scatenarle per diffondere l’oppio nella popolazione cinese, un mercato estremamente proficuo: Il Drago di Sua MaestĆ  (la prima guerra) e Gli Artigli della Corona (la seconda). Il mio editore, Les Flaneurs Edizioni, ha programmato a breve l’uscita di un mio romanzo sui Templari e un altro ambientato in Giappone.

                      Delitto a Dogali avrĆ  un seguito?

                      Non credo, anche se alcuni lettori hanno espresso il desiderio di rivedere il capitano Antonio Garofalo alle prese con un altro misterioso delitto. Sono giĆ  al lavoro sul mio prossimo romanzo che sarĆ  ambientato in Siberia.

                      Grazie della disponibilitĆ  e del tempo che ci ha dedicato. A rileggerla presto.

                      Sono io a ringraziarvi per questa interessante e gradevole opportunitĆ .

                      Rosalia Messina ci racconta il suo “Nulla d’importante tranne i sogni”Ā (Arkadia Editore 2023) A cura di Viviana Filippini

                      18 novembre 2023

                      “Nulla d’importante tranne i sogni”Ā (Arkadia Editore 2023) ĆØ il nuovo romanzo di Rosalia Messina, un libro dove l’autrice ci porta alla scoperta del mondo delle due protagoniste Rosamaria e Annapaola, in un vero e proprio viaggio nel loro mondo quotidiano e in quei sentimenti che le avvicinano e le allontano nel cammino della vita. Ne abbiamo parlato con l’autrice Rosalia Massina

                      Come ĆØ nata la trama di “Nulla d’importante tranne i sogni”? La trama di “Nulla d’importante tranne i sogni”si ĆØ formata per approssimazioni successive. Il primo abbozzo era un romanzo epistolare sui generis, unidirezionale, cioĆØ senza scambio di missive: ĆØ Rosamaria a scrivere lettere al resto del mondo, alla sorella, alla nipote e ad altri. In quella prima fase, i personaggi non erano ancora tutti presenti. ƈ stato proprio grazie all’affacciarsi alla mia mente di altri personaggi che si sono sviluppati, attorno al nucleo iniziale, altri strati di narrazione. La trama non si riduce al conflitto fra due sorelle che non sono mai riuscite ad avere una comunicazione profonda. C’è anche la storia di Anita, che all’inizio era più schematica e si ĆØ via via arricchita sia in termini di spazio narrativo (di pagine in cui ĆØ lei il personaggio che campeggia), sia in termini di articolazione delle sue vicende e di intreccio con le vicende degli altri personaggi. Ci sono Fosco e Marika, con il loro peculiare modo di essere coppia; c’è Giorgio, con la sua dolorosissima vicenda personale. C’è la Sicilia e c’è la sicilitudine, quel peculiare modo di vivere i sentimenti, di abitare la cittĆ , di considerare il mare non solo un elemento del paesaggio ma una culla alla quale ciascuno sente di appartenere.

                      Tra le due sorelle c’è un legame, ma in realtĆ  prevale il conflitto, perchĆ© accade questo? Ā Il legame non esclude il conflitto. L’affetto non garantisce una comunicazione autentica, anzi, spesso si ritiene di proteggere la relazione con i silenzi. Ma ciò che si tace esiste e resta a marcire da qualche parte, finchĆ© il malessere esplode. ƈ quello che succede a Rosamaria e ad Annapaola.

                      PerchĆ© Ro agisce sempre come per farsi perdonare dalla sorella? Lascerei a coloro che leggeranno il libro la scoperta delle dinamiche del complesso rapporto fra le due sorelle, innanzitutto per non rivelare troppo della trama e in secondo luogo perchĆ©, se ĆØ vero che il conflitto familiare ĆØ uno dei temi importanti del romanzo, ĆØ anche vero che non ĆØ l’unico. Mi limiterei perciò a dire che da un lato c’è il senso di colpa di Rosamaria per essere distante e concentrata sulla sua attivitĆ  di scrittrice, oltre che per essere una persona fortunata; dall’altro c’è l’invidia di Annapaola per tutto ciò che la sorella più dotata ha realizzato. Si tratta di un meccanismo che ho visto in funzione molte volte e in molti ambienti diversi, non solo in ambito familiare: a scuola, nel lavoro. Guai a non essere nello standard. E quanti guasti produce l’invidia.

                      Come ĆØ stato creare le due protagoniste Rosamaria e Annapaola con i loro caratteri, le sfaccettature, spigolositĆ  umane e del cuore? Le caratteristiche psicologiche delle due protagoniste mi erano chiare fin dall’inizio, come pure quelle di Anita, amica e collaboratrice preziosa e fedele di Rosamaria, mentre tutti gli altri personaggi sono emersi a poco a poco dalla nebbia. Sono tre personaggi forti anche se lo sono in modi molto diversi. Ro ĆØ determinata nel raggiungimento dei suoi scopi, ha un suo senso di giustizia e, una volta intrapresa una via, non ha cedimenti. Annapaola ha la stessa determinazione della sorella ma la utilizza in modo diverso, in altre direzioni, sprecando molta energia nell’invidiare chi ha più di lei (non soltanto Rosamaria) e in altri conflitti sterili (come quello con la nuora, Marika); Anita ha la forza delle persone equilibrate, razionali ed ĆØ piena di dubbi sul proprio valore.

                      Il nipote Fosco e la segretaria Anita cosa rappresentano per Rosamaria? Fosco, nipote di Ro, assorbe molta della tenerezza di cui questa donna d’acciaio ĆØ capace. Non ĆØ l’unico, ma anche in questo caso preferisco non fare troppe rivelazioni e lasciare a chi leggerĆ  il romanzo la scoperta dei legami che fanno capo a Rosamaria. Ā Anita ĆØ l’amica che resta vicina a Rosamaria nei momenti più difficili della sua esistenza; ĆØ la confidente, la depositaria dei suoi segreti; ĆØ la persona che per prima legge le opere in stesura. Ed ĆØ anche la destinataria di alcuni messaggi importanti che, pur non essendo veicolati da vere e proprie lettere, completano il ciclo delle missive di Rosamaria al resto del mondo. Oltre a chiudere il cerchio del suo rapporto con Anita, questi messaggi nella bottiglia rivelano alcuni aspetti di Rosamaria che ne definiscono il ritratto.

                      Qual ĆØ il personaggio della storia a cui ĆØ più affezionata e perchĆ©? Non ĆØ facile per me individuare un personaggio preferito di “Nulla d’importante tranne i sogni”Ā . Sono affezionata a tutti per ragioni diverse. Sono tutti umani nelle loro differenti imperfezioni, nelle loro grandezze e nelle loro miserie. Mi ĆØ molto cara Giada, per esempio, la figlia minore di Annapaola, con la sua capacitĆ  spiazzante di dire veritĆ  scomode, di inchiodare tutti alle loro responsabilitĆ , senza riguardi neppure per se stessa. Mi ĆØ molto cara Marika, la moglie di Fosco: introversa, fragile, ha dentro una forza che al momento giusto sa tirare fuori intervenendo in modo risolutivo nelle situazioni spinose. Ā Ā 

                      Quello invece che le ha creato maggiori difficoltĆ  durante la scrittura? Ā Sto cercando di passare in rassegna tutti i personaggi del romanzo ma non ricordo particolari difficoltĆ  di costruzione. Semmai, l’impegno maggiore ĆØ stato quello di trovare un equilibrio tra i ruoli di tutti, un giusto spazio per ognuno di loro. A tutti ho cercato di rendere giustizia evitando la divisione manichea tra buoni e cattivi, forti e deboli, generosi e avidi.

                      Nel romanzo il paesaggio siciliano può essere visto più come personaggio integrante della narrazione che come semplice sfondo scenografico? SƬ, la Sicilia ĆØ qualcosa di più che un fondale, un’ambientazione o un paesaggio. La storia, per come l’ho immaginata e costruita, poteva svolgersi soltanto sull’isola. Non ĆØ soltanto questione di colori, profumi e sapori. ƈ che certi dialoghi, le stesse lettere acuminate di Rosamaria, certi riti sociali possono essere credibili soltanto in Sicilia. Ho immaginato le scene in angoli precisi della cittĆ  di Catania e della campagna acese. Nella mia mente quelle scene avevano la luce, la temperatura, i suoni di scene realmente accadute. Non nel senso che si tratta di fatti reali bensƬ nel senso che le ho scritte tenendo presenti visioni che avevano la consistenza dei ricordi o dei sogni, pur senza esserlo.

                      Per Rosamaria Mortillaro, detta Ro, la scrittura ĆØ importante. Per lei cosa rappresenta lo scrivere? Per me scrivere ĆØ una passione ma non ne ho fatto un mestiere, ho lavorato in tutt’altro settore e sono abbastanza soddisfatta della mia carriera di esordiente di lungo corso. Non ĆØ facile pubblicare per chi inizia a scrivere in etĆ  matura, soprattutto in un periodo storico come questo, in cui si producono moltissime opere letterarie ma, a quanto sembra, i lettori sono sempre in diminuzione. Il discorso sarebbe molto più complesso e mi rendo conto di avere semplificato molto. Certo, mi sarebbe piaciuto arrivare a pubblicare in gioventù ed essere una scrittrice professionista, cioĆØ una che vive della sua scrittura. Per questa vita ĆØ andata com’è andata e preferisco concentrarmi su ciò che ho realizzato anzichĆ© sui rimpianti di ciò che non ĆØ stato.

                      Se dovessero fare un film, chi vedrebbe come attrici nei panni di Rosamaria e in quelli di Annapaola? Rosamaria la immagino con l’aspetto fisico di Laura Morante e la personalitĆ  di Monica Guerritore; per Annapaola vedrei Michela Cescon.

                      :: Un’intervista con Patrizia Debicke a cura di Giulietta Iannone

                      8 novembre 2023

                      Bentornata Patrizia, sono felice di ritrovarti per questa breve intervista. Sei l’autrice di un bel romanzo storico ā€œIl segreto del calice fiammingoā€(Ali Ribelli Edizioni) che ci racconta le congiure e gli intrighi nell’Europa del XV secolo e che penso ti abbia dato grandi soddisfazioni. Che bilancio hai tratto in questi mesi? Che accoglienza ha avuto tra i tuoi lettori italiani?

                      Intanto grazie per questa intervista. Il segreto del Calice fiammingo, in cui per la prima volta ho fatto un passo indietro dal mio abituale palcoscenico il Cinquecento e sono passata al Quattrocento, ĆØ un libro al quale tenevo molto e che mi ha dato moltissime soddisfazioni dal punto di vista della critica. Dai lettori ĆØ stato accolto bene, magari forse non quanto speravo, ma giĆ  scrivendolo sapevo di addentrarmi in un argomento non facile, nĆ© di larga diffusione. Jan van Eyck ĆØ un mito in Europa, molto meno in Italia. E parte del romanzo ha l’Europa come palcoscenico. Ciò nonostante il romanzo ha saputo trovare il suo pubblico sia tra lettori interessati a storia e storia dell’arte che tra i forti lettori di thriller, spy story e romanzi di avventura, anche questi argomenti ben presenti nella trama . E comunque ci sono tante diverse storie tra loro intrecciate in grado di incuriosire tutti coloro che amano leggere di complotti, inseguimenti, guerre, battaglie navali famose come quella di Gaeta, contrasti , intrighi e passioni. C’ ĆØ la Francia con per sfondo la guerra dei Cent’anni, nella penisola iberica troviamo gli scontri, le invidie e le gelosie in famiglia tra regnanti di Portogallo, Castiglia e Aragona. Nella penisola italica, un susseguirsi di signorie con il Ducato di Savoia , Milano e la Lombardia governate da Filippo Maria Visconti, Venezia, il papato che si vorrebbe ago della bilancia, l’ancora piccola e frammentata Toscana e il regno di Napoli dopo la morte della regina Giovanna in balia di una combattuta successione. E incontriamo personaggi buoni, meno buoni, cattivi e cattivissimi. Ma stavolta mi ĆØ piaciuto affidare i ruoli dei più cattivi a personaggi femminili. Uno in particolare a una bellissima portoghese, una giovane donna dagli occhi color fiordaliso che rappresenta quasi l’incarnazione del male.

                      AvrĆ  un seguito?

                      No. Ho amato tutti i miei personaggi ma la parola fine stavolta ha avuto un significato compiuto. Il segreto del calice fiammingo fin dall’inizio non ĆØ stato concepito per avere un seguito, ragion per cui…

                      Il tuo personaggio principale Jan van Eyck, il massimo artefice del ā€œPolittico dell’Agnello Misticoā€, ĆØ uno dei pittori più significativi della sua epoca. In che misura ha inciso il suo genio nella stesura del tuo libro? Ne ha lasciato tracce? PerchĆØ hai scelto lui come personaggio principale?

                      Scrivere di Jan van Eyck mi ha permesso di mettere su carta quanto io ami questo artista e la sua pittura straordinariamente illuminata. Jan van Eyck ĆØ colui che ha saputo regalare, con la sua eccezionale bravura, un nuovo volto alla pittura di fine del medioevo/albori del rinascimento , adottando l’utilizzo della tecnica a olio (giĆ  conosciuta nell’antichitĆ ). Tecnica in grado di regalare ai dipinti nuova e maggiore luminositĆ  e la possibilitĆ  di creare finissime velature trasparenti usando i colori che, restando freschi, permettono di arrivare a effetti di luce e di profonditĆ  difficilmente raggiungibili con le altre tecniche. Pittura che consente anche di accrescere la gamma cromatica, e ammorbidendo le sfumature, di ottenere finissime e trasparenti velature. Ma sbaglia Vasari sia quando gliene attribuisce l’invenzione che quando scrive che Antonello da Messina andò a Brugge a imparare da lui la sua arte. Antonello infatti non poteva materialmente farlo perchĆ© era solo un bambino quando Jan van Eyck morƬ ancora molto giovane. E invece sappiamo di un altro van Eyck: Barthelemy, sicuramente parente di Jan, andato nel 1443 a Napoli, a lavorare a corte prima presso Renato d’Angiò poi presso Alfonso V d’Aragona e I di Napoli, che fu il maestro di Niccolò Antonio, detto Colantonio. Spetta dunque a BarthĆØlemy van Eyck la palma di avere portato per primo a Napoli i segreti della pittura a olio. E risulta che Antonello da Messina sia stato un allievo della bottega di Colantonio.
                      Una storia che mi aveva talmente intrigato da volerla far diventare addirittura il principale filo conduttore della mia trama giĆ  prima di cominciare a scrivere.
                      E infatti in Il segreto del calice fiammingo, i due Eyck: Jan e BarthĆØlemy accompagnando e proteggendo il Sacro Calice si scambieranno per vent’anni il testimone, scandendo dalle Fiandre, fino a raggiungere Napoli.

                      C’ĆØ qualche segreto esoterico che hai nascosto nelle pagine del tuo romanzo?

                      Più di uno. Indubbiamente intanto la leggendaria esistenza del Santo Graal o Sacro Calice di Valencia, uno dei più grossi misteri al mondo, la coppa superiore e il piatto inferiore in pietra dura e la parte centrale in metallo e pietre preziose. La coppa superiore ĆØ una coppa ebraica in agata risalente a circa un secolo prima di Cristo mentre l’inferiore, impiegata invece come base, ĆØ un manufatto arabo – egizio, datato uno o due secoli dopo Cristo. Potrebbe trattarsi dunque del vero calice usato secondo i Vangeli da Gesù durante l’ultima cena? Certo ĆØ che ben due pontefici, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, l’hanno utilizzato per celebrare l’eucarestia durante le loro visite a Valencia. La stesso calice che pare quasi aver ispirato la mano di Jan van Eyck nel dipingere il suo Agnello mistico nello splendido polittico di Gand. E indubbiamente sempre al Graal o Sacro Calice ĆØ associata la misteriosa profezia che dopo aver intrapreso un lungo viaggio dalle Fiandre fino alla penisola, collegherĆ  le casate dei due regnanti quattrocenteschi di Borgogna e di Aragona.

                      Tu sei la Regina del romanzo storico italiano, ormai hai pubblicato davvero tanti romanzi tutti tra l’altro molto amati e hai sondato tutte le varie tecniche di scrittura. Quale ĆØ il segreto per tenere avvinto il lettore pagina dopo pagina?

                      Regina? Magari! Il segreto? Non credo esistano veri segreti. Quello che conta ĆØ riuscire a tessere una bella storia con un bella ambientazione ma e soprattutto concentrata sui personaggi e sullo svolgimento della trama senza perdersi per strada in inutili fronzoli. Ovverosia per quanto possibile sapere tutto dell’epoca, dei costumi e delle relative ambientazioni. Dopo però bisogna conservare il materiale raccolto da parte e quando serve utilizzarlo per arricchire i contenuti ed evitare errori, tenendo tuttavia sempre presente che devono rappresentare solo la scenografia della narrazione.

                      Hai vinto premi per questo libro, in Italia e all’estero? Sei in finale di altri?

                      A parte un secondo posto in una simpatica gara web di Liberi di scrivere non ho vinto premi e mi spiace. E non sono in finale. Forse il romanzo storico ha meno chances? Io comunque in Italia tuttavia, non essendo una cittadina italiana , ho un handicap in più perchĆ© non posso partecipare a molti premi. E all’estero il mio libro finora non ĆØ stato ancora tradotto ufficialmente.

                      Sei sempre in tour tra Festival, librerie, presentazioni e biblioteche. Dove trovi tutta questa energia? Te la dĆ  il pubblico dei tuoi incontri?

                      Adrenalina penso e sicuramente per chi scrive avere davanti a sƩ un pubblico interessato regala moltissimo, un vero surplus di energia e spinge a dare il meglio. Amo poi parlare di storia e credo di saper trasmettere agli altri questa mia passione.

                      Stai raccogliendo materiale per un nuovo romanzo storico? Di che periodo storico tratterĆ ?

                      Molto materiale cinquecentesco ma che per ora resta fermo. In questo momento invece sto inquadrando un romanzo, non un giallo o thriller storico stavolta, ma solo un romanzo storico ambientato a metĆ  dell’800

                      Grazie del tempo che mi hai dedicato, alla prossima.

                      Ma grazie a Liberi di scrivere e a presto, spero.