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:: Mio carissimo amico. Le lettere fra l’autore dell’Isola del Tesoro e il creatore di Peter Pan, Robert Louis Stevenson- James Matthew Barrie (Lorenzo de’ Medici Press ,2024) A cura di Viviana Filippini

18 gennaio 2024

Quando ci approcciamo ad uno scrittore lo facciamo di solito leggendo i suoi libri, poi se ci incuriosisce e ci piace, ci addentriamo ancora di più nel suo mondo cercando di conoscerne la vita e, in alcuni casi, magari leggendo anche gli epistolari che l’autore o l’autrice tenevano. Questo oggi lo possiamo fare con Robert Louis Stevenson e James Matthew Barrie, entrambi noti per essere due importanti esponenti della letteratura scozzese, dei quali abbiamo a disposizione “Mio carissimo amico. Le lettere fra l’autore dell’Isola del Tesoro e il creatore di Peter Pan”, edito da Lorenzo de’ Medici Press. L’epistolario, tradotto per la prima volta in italiano da Priscilla Gaetani, è un vero e proprio viaggio in un frangente dell’esistenza dei due autori che, in realtà, non riuscirono mai ad incontrarsi di persona. L’inizio della corrispondenza tra Stevenson e Barrie risale al 1892 quando il primo era già nella isole Samoa e Barrie invece si spostava tra Kirriemuir e Londra e prosegue fino all’ottobre del 1894.  Quello che emerge è uno scambio di lettere tra due scrittori,  tra i quali ci furono da subito una profonda empatia e simpatia e che nei manoscritti (alcuni dei quali riprodotti anche all’interno del testo) si raccontarono un po’ di tutto, nel senso che si scambiarono pareri su libri scritti da loro e non solo, ma si muovevano liberamente nel commento delle loro vite e di quello che accadeva attorno.  Stevenson era noto per opere come “L’isola del tesoro” e “Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde”, mentre Barrie, romanziere e drammaturgo, è passato alla storia grazie al suo personaggio di Peter Pan e basta pensare che di lui Robert Louis Stevenson disse:  “Io sono un artista, lui è un genio”. Nelle lettere sono  molti i nomi degli autori a loro contemporanei che vengono citati con le relative opere e produzioni, analizzati e commentati da Stevenson e Barrie, non solo maestri della penna, ma anche avidi lettori.  Presenti nelle lettere ci sono battute ironiche tra i due e anche uno sguardo alle rispettive famiglie descritte in modo così vivo e vivace che al lettore, durante la lettura, sembra di veder prendere forma una loro fotografia. Stevenson e Barrie erano entrambe scozzesi uniti, come si comprende, un legame tra loro molto profondo, tanto è vero che già dai primi scambi di scritti, si manifesta una forte e chiara la volontà del papà di Peter Pan di partire per Samoa e, ad un certo punto, questa stima è così forte che in una lettera di Barrie emerge tutta l’ammirazione e affetto verso Stevenson:  “Ad essere sincero,  ho scoperto (lo sospettavo da tempo) che vi amo, e se voi foste una donna… La vostra ultima lettera è la più magnanima che un uomo abbia scritto ad un altro uomo, ma mi lascia ancora un’emozione tale da continuare a starmene accovacciato accanto a voi piuttosto che starvi accanto in punta di piedi”. Purtroppo Barrie non partì mai, anche perché Stevenson morì a Vaillima, località delle Samoa nel dicembre del 1894, ma “Mio carissimo amico. Le lettere fra l’autore dell’Isola del Tesoro e il creatore di Peter Pan”, edito da Lorenzo de’ Medici Press è la testimonianza della dimensione umana ed emotiva di due grandi maestri della letteratura mondiale.

Robert Louis Stevenson (1850-1894) è uno scrittore dei grandi classici della letteratura di lingua inglese. Autore di romanzi come “L’isola del tesoro” e “Il Signore di Ballantrae” diede vita a racconti memorabili fra cui spicca “Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde”. Fu anche autore di storie ambientate nella Polinesia in cui trascorse gli ultimi anni della sua breve esistenza.

James Matthew Barrie (1860-1937), romanziere e drammaturgo, deve la sua fama imperitura alla creazione del personaggio di Peter Pan che, nella serie di romanzi e racconti a lui dedicati, rimane il suo massimo capolavoro. Scrisse altre raccolte di racconti per adulti e ragazzi.

Source: richiesto dall’autore. Grazie all’uffcio stampa 1A Comunicazione.

:: No borders, Giuliana Facchini (Sinnos 2023) A cura di Viviana Filippini

15 gennaio 2024

Alcott, Lindgren, Verne e Dickens sono i protagonisti di “No borders”, romanzo per giovani adulti scritto da Giuliana Facchini, edito da Sinnos.  Per i lettori, i personaggi non sono del tutto sconosciuti, perché sono i protagonisti del precedente “Borders”, primo capitolo scritto dalla Facchini che si è meritato il Premio Rodari 2022, Premio Libro Aperto 2023 ed è stato finalista Premio ORBIL. “No Borders” porta avanti lo sviluppo del viaggio di ritorno del quale si accennava nel primo romanzo e i quattro amici tornano a Magnolia, quella megalopoli dalla quale erano fuggiti tempo prima, perché strutturata  su regole rigide, controllo estremo sugli abitanti e su ogni cosa messa in circolazione. Alcott, Lindgren, Verne e Dickens hanno sempre i loro nomi ispirati agli scrittori e scrittrici del  passato, quelli che hanno lasciato il segno nella storia letteraria con i loro capolavori ma che, nel mondo dove questi ragazzi hanno vissuto, sono stati spazzati via dalla mente delle persone. Gli inseparabili quattro si trovano sempre nell’universo distopico – che è sì un mondo futuro immaginato, ma con aspetti simili a quello reale dove viviamo-  dove hanno affrontato un lungo viaggio  grazie al quale hanno imparato a conoscere la natura selvaggia fuori da quella società confezionata in ogni cosa. A vegliare su di loro sempre la saggia Olmo. Ora che sono cambiati e sono più maturi, magari anche innamorati (chi lo sa, quello sta al lettore scoprirlo), sono pronti a tornare a Magnolia. Il loro intento è preciso: cambiare le cose. Perché? Perché durante l’esperienza nel mondo esterno a Magnolia, i protagonisti hanno conosciuto e scoperto un deposito di semi (per loro una importante risorsa) e hanno trovato anche altre persone che, unite in vere e proprie comunità come Parcé, hanno dimostrato come è possibile vivere in modo diverso da Magnolia. Queste comunità coltivano la terra, allevano animali, sembrano uomini primitivi di nuova generazione che stanno ricostruendosi una vita, in libertà. Il fare di questi gruppi umani è qualcosa di importane per i quattro amici, perché non è solo la scoperta che esistono altre vite, ma sono la prova concreta che è possibile vivere in un modo nuovo, recuperando il valore della natura e quello umano. Anche in questo romanzo, come nel precedente, ogni capitolo corrisponde ad una voce dei protagonisti che si alternano nella costruzione della trama narrativa dove i temi richiamano quelli di “Borders” (crescita, scoperta del mondo nuovo, presa di coscienza dei sentimenti, conoscenza e rispetto del mondo naturale), però quello che spicca è la volontà di compiere azioni concrete che favoriscano il cambiamento. Nella storia non manca una buona dose di suspense ed emozioni, visto che ripresentarsi in un posto dal quale si era fuggiti comporta delle conseguenze non sempre prevedibili e calcolabili e di certo Alcott, Lindgren, Verne e Dickens agiscono mettendoci tutta l’attenzione e l’impegno possibile per costruire qualcosa di nuovo per loro e per il mondo che li circonda. “No borders” di Giuliana Facchini può essere visto anche come romanzo di formazione, in quanto i protagonisti sono maturati, ma affrontano ancora una volta tutta una serie di eventi, identificabili come prove da superare, per trovare il proprio equilibrio e stabilità. Allo stesso tempo, il romanzo presenta una seconda formazione, quella per edificare la società nuova che i protagonisti proveranno a mettere in piedi facendo riferimento alle competenze e conoscenze che hanno appreso andandosene dalla claustrofobica Magnolia. Illustrazione di copertina Mara Becchetti.

Giuliana Facchini è nata a Roma. Qui ha frequentato la facoltà di Lettere e ha ottenuto un attestato della Regione Lazio come Segretaria di Edizione Cinematografica. Ha seguito corsi di recitazione e doppiaggio ed è stata interprete di teatro amatoriale e semiprofessionale, occupandosi anche di teatro per ragazzi. Ha vissuto a Roma e a Lussemburgo e ora abita in un paese tra Verona e il Lago di Garda. Da anni scrive libri per ragazzi. Ha vinto nel 2008 il “Premio Montessori”, nel 2012 il “Premio Arpino” e nel 2015 il “Premio Giovanna Righini Ricci”. Con Sinnos ha pubblicato “La figlia dell’assassina” (2018), “Borders” (2022)

Source: ricevuto dall’editore, grazie a Emanuela Casavecchi e all’ufficio stampa Sinnos.

:: Filmacci.100 film italiani da evitare dal 2000 a oggi, Filippo Morelli, Cesare Paris (Bibliotheca, 2023) A cura di Viviana Filippini

3 gennaio 2024

Quando si parla di dizionari del cinema, uno di quelli che salta alla mente (il primo), è il noto Mereghetti,  da sfogliare per andare a cercare informazioni su film, attori, registi, premi vari. In realtà, è uscito da qualche settimana “Filmacci” di Filippo Morelli e Cesare Paris, con prefazione di Boris Sollazzo. Un libro che, come dice il sottotitolo, è una raccolta delle 100 pellicole cinematografiche uscite dal 2000 a oggi, che sarebbe meglio evitare di vedere. Il testo, edito da Bibliotheka, è una sorta di vero e proprio dizionario che intende aiutare, suggerire, ma anche stuzzicare un po’ la curiosità dello spettatore a muoversi nel mondo del cinema alla scoperta di film, secondo i due critici, non sempre azzeccatissimi dal punto di vista contenutistico, del montaggio, della costruzione narrativa e strutturale. Morelli e Paris, che di cinema ne vedono, parlano e scrivono ogni singolo giorno, utilizzano un linguaggio sferzante, tagliente, ironico, e anche comico, che fa di questa critica cinematografica un viaggio nel mondo delle pellicole degli ultimi venti anni non sempre riuscite. Tra di esse ci sono per esempio “Alex l’ariete”, “Troppo belli”, “L’allenatore nel pallone 2”,  “Baciami ancora”, “Un altro mondo”, “Bianca come il latte, rossa come il sangue” tratto dall’omonimo romanzo (che è meglio del film), “Il Carillon”, “Dracula 3D”, tutti rigorosamente  ordinati in ordine alfabetico nel libro che, a questo punto, perché no, potrebbe anche diventare un appuntamento annuale. Leggendo i nomi dei registi poi, ci si imbatte invece in Gabriele e Silvio Muccino, Damiano Damiani, Dario Argento – già proprio lui il geniale babbo del genere horror al cinema- o John Real che è l’alter ego americano (come andava di moda nel cinema italiano degli anni ’60 e ’70, vi ricordate per esempio E. B. Clucher?) di Giovanni Marzagalli.  I due critici individuano 100 filmacci, li analizzano in maniera dettagliata, quasi viscerale, li scompongono, sezionano per raccontarci quelle pellicole, sempre con un sorriso e mai con cattiveria, magari tanto osannate, che poi nelle sale, tra il pubblico, si sono rivelate degli autentici flop, o così trash da risultare pure inguardabili o incomprensibili. Allo stesso tempo però, ammetto, che il modo in cui il duo Morelli Paris scompone questi 100 filmacci, trovandone le pecche nella regia, fotografia, recitazione, montaggio, sceneggiatura, è quell’intrigante modo di fare che scatena e stuzzica nel lettore curiosità (parecchia),  e quella voglia di sapere e vedere se i “Filmacci” sono davvero tali, nell’attesa del ritorno della prossima pubblicazione di Filippo Morelli e Cesare Paris.

Filippo Morelli nasce a Civitavecchia nel 1974. Ha scritto sul quotidiano “Il Manifesto” e sulle riviste Videotecnica, Cinema in casa, Tutto Digitale e sull’edizione italiana della britannica Hotdog. Nel 2003 è fondatore, scrittore e unico lettore del sito Morelli’s Movie Guide, morto di stenti ormai da anni. A un certo punto decide che è ora di mangiare e inizia a lavorare nelle librerie Feltrinelli.
Cesare Paris, 1973, laureato in Storia e Critica del Cinema presso La Sapienza di Roma. Giornalista pubblicista, ha collaborato come critico cinematografico per il sito Kataweb Cinema (“La Repubblica”), la rivista Film e il quotidiano “Rinascita”. Collabora con il mensile il Millimetro. Con Bibliotheka ha pubblicato “La risata amara – La morte della Commedia all’Italiana” (2021).

Source: richiesto dal recensore. Grazie all’ufficio stampa 1A.

Massimo Comella racconta il suo romanzo “Come nuvole sotto l’ombrello” (Scatole Parlanti, 2023)

28 dicembre 2023

“Come nuvole sotto l’ombrello” è il nuovo romanzo dello psicoterapeuta Massimo Comella edito da Scatole Parlanti, nel quale ogni storia narrata è un viaggio nella mente e nell’animo dei protagonisti. Per saperne di più su come è nato il libro, ne abbiamo parlato con l’autore.

Come è nata l’idea di questa raccolta di racconti dove la fragilità è un po’ il filo conduttore? L’idea è nata proprio dal desiderio di parlare delle fragilità. In un modo nuovo, che solo un romanzo come quello che ho scritto poteva permettere. Nel mio libro il lettore ha la possibilità di scoprire le fragilità di chi chiede aiuto e quelle di chi aiuta: un tema impossibile da affrontare in un libro di saggistica ed ancor più in un mondo reale.


Nelle storie presenti in “Come nuvole sotto l’ombrello”, quanto c’è di reale (casi che lei ha conosciuto davvero) e quanto di finzione? Come ho specificato nell’introduzione fatti e personaggi sono immaginari. Ho attinto emozioni e vissuti dal calderone della mia esperienza clinica; li ho poi rimescolati in alcuni casi ed in altri, come nel caso del racconto di “Idriss”, ho dovuto studiare luoghi e tappe ove è ambientato il racconto ed il viaggio del protagonista.


Quanto c’è di lei in Dimitri? Suppongo la sensibilità del personaggio e l’analisi personale/introspettiva ch’egli fa di continuo siano due caratteristiche che mi appartengono e che ho voluto vestissero il personaggio da me creato.

Dimitri mette scritte queste storie umane che ha conosciuto, potrebbe essere vista come una scelta compiuta per “liberarsi” dalle troppe emozioni che lo hanno coinvolto e toccato da vicino? Dimitri nel romanzo si è lasciato coinvolgere in almeno due casi anche oltre il dovuto ma non potevo fare altrimenti. Bisognava raccontare dei retroscena di alcuni accadimenti, andare ancora più in profondità nelle sue ferite e nelle ferite dei personaggi che lui incontra. L’unico modo che avevo era quello di farlo cadere … come non dovrebbe cadere nessun terapeuta.


Per lei, Massimo, cosa rappresenta la scrittura? Per me la scrittura è tante cose: è catarsi, è un modo di contattare emozioni, è un modo di avvicinarmi alle persone ed a me stesso ed è, soprattutto, un piacere, una passione grandissima.


Quale è il racconto al quale è più affezionato (se c’è) e perché? Io amo tutti i personaggi del libro. Mi chiedono spesso di scegliere un racconto da leggere ma, fosse per me li leggerei tutti. Ognuno è stato scritto in un periodo diverso e di ognuno ho riversato emozioni diverse.


E il racconto che le ha dato maggiori difficoltà (a livello emotivo) nella stesura? Sicuramente “Idriss”, perché raccontare quella storia ed il suo finale è stato molto molto difficile. Ho dovuto immaginarmi spesso accanto a lui proprio come, nel testo, ho fatto fare al dott Vaslav.

Da dove arriva il titolo “Come nuvole sotto l’ombrello”?Esse di solito stanno sopra e il titolo fa molto
Magritte
. Magritte in un suo famoso quadro mise un bicchiere sopra l’ombrello e non sotto, ecco io ho fatto qualcosa di simile non piegandomi alla ragione. L’ombrello è per definizione il luogo dove ci si
ripara dalla pioggia ed io ho immaginato la terapia come un ombrello. La terapia è, tuttavia, un luogo in cui ognuno porta le proprie nuvole, un luogo in cui nessuno è impermeabile alla pioggia che bagna indifferentemente tutti i protagonisti: curatore e curato. Molti di noi, un ombrello, nella vita, non lo hanno mai trovato e mi piacerebbe pensare che si possa trovarne uno e che da lì sotto, dalla nuvole e dalla pioggia, si possa tornare alla vita. Quanto a Magritte, pittore surrealista, credo ci siano diversi collegamenti con il mio lavoro. Il surrealismo esprime l’anima dell’analisi quella cioè di “andare oltre” per rivelare la nostra più recondita realtà … molto spesso ignota a noi stessi.


Se dovessero fare un film tratto dal suo libro, che attore vedrebbe nei panni di Dimitri? Da diverse parti mi accendono l’ idea di un film o di una serie tv. Io sono uno scrittore esordiente e anche se l’idea, non nego, mi stuzzica, devo rimanere con i piedi per terra – aperto a tutte le cose belle che questo libro porterà – ma con i piedi per terra . Se dovessi immaginare un attore e questi fosse vivo, avrei fatto il nome di Peter O’ Toole (l’attore di “Lawrence d’Arabia”, di “Dott Creator specialista in miracoli”, e di Priamo in “Troy”) mi piacevano tanto i giochi e l’umanità che sapeva far trasparire. Non riesco ad immaginare il dott. Dimitri privo di uno sguardo profondo che ti entra dentro. Oggi, per bravura e sguardo direi Michael Fassbender ma è un po troppo grande per interpretarne il ruolo considerando che il dott Dimitri lo collocherei anagraficamente tra i 35 e i 42 anni. Ho fatto nomi importanti ma se uno deve sognare deve sognare in grande, per ora rimaniamo almeno per il libro ancorati alla realtà.

Per Natale da Gallucci:”La palla” e “Il mondo è un’orchestra”

18 dicembre 2023

Natale si avvicina, ed ecco due simpatici libri editi da Gallucci che tra fantasia e realtà raccontano la libertà del gioco (La Palla) e i rumori che animano il mondo, facendone una grande orchestra narrata anche dalla voce di Francesca Fialdini (Il mondo è un’orchestra).

 ::La palla, Melissa Panarello (Gallucci, 2023) A cura di Viviana Filippini

Può una palla rotolare libera in un parco? Sì, certo. Ma cosa accade quando questo succede? Ce lo racconta  Melissa Panarello con i colorati disegni di Francesca Dafne Vignana. Pagina dopo pagina si scopre che bambini, adulti più o meno impegnati al telefono, giovani, anziani che passano i pomeriggi in relax selle panchine, animali, insetti (formiche comprese) e pure la Luna: tutti voglio quella palla. Tanti desiderano la palla perché guardandola nella sua forma così tonda e perfetta ricorda qualcosa o qualcuno, ma tutti vogliono quella palla che rotola, macinando strada su strada, perché è un gioco che non ha età e non ha tempo, che fa bene ai grandi e ai bambini. La palla che rotola su e giù, avanti e indietro, di notte e di giorno  e che tutti vogliono per giocarci è un segno di libertà, per lei  e per tutti che posso e devono giocarci soli o in compagnia, che è anche meglio!

:: Il mondo è un’orchestra, Pier Mario Giovannone, (Gallucci, 2023) A cura di Viviana Filippini

Cosa è il mondo? Bella domanda vero? Il mondo è tondo, è pieno di cose, persone, animali che parlano e fanno rumore e allora ce lo racconta “Il Mondo è un orchestra” di Piero Mario  Giovannone . Sì, perché nel libro si scopre che ogni cosa che fa parte del mondo fa rumore e può trasformarsi in uno strumento che va a comporre la grande orchestra del pianeta, dove ognuno può diventare protagonista.  La storia creata da Giovannone è coinvolgente e intrigante grazie anche ai disegni colorati e simpatici di Chiara Nocentini, che aiuteranno i piccoli lettori e scoprire, tra fantasia e realtà, le tante voci e suoni che fanno la musica nel e del mondo, trasformandolo in una grande orchestra da ascoltare e conoscere. SORPRESA! All’interno del libro si trova anche il QR code per ascoltare la fiaba sonora interpretata da Francesca Fialdini, giornalista, scrittrice conduttrice tv e radio, e la musica per pianoforte composta ed eseguita da Rita Marcotulli.

Source: ricevuto dall’editore.

:: Spaghetti. Le rockstar a tavola: dagli AC/DC a Zucchero, Luca Fassina(Oligo, 2023) A cura di Viviana Filippini

9 dicembre 2023

“Spaghetti pollo insalatina  e una tazzina di caffè…” così cantava  Fred Bongusto e nel libro “Spaghetti. Le rockstar a tavola: dagli AC/DC a Zucchero” di Luca Fassina,  edito da Oligo editore, cibo e musica vanno a spasso assieme. Lo scrittore ci porta in un viaggio tra musica e cibo,  facendoci scoprire cosa i grandi musicisti del rock amano cucinare (quando ne sono capaci) e mangiare. Un piccolo saggio che ci permette di addentrarci nell’amore per l’arte culinaria, in particolare quella italiana, da parte di molti artisti. Questo perché nel saggio di Fassina si scopre il fatto che c’è una forte attrazione verso il cibo italiano, questo perché parecchi dei cantanti e musicisti presenti hanno origini italiane e arrivano da famiglie dove ci sono ricette della tradizione che vengono tramandate di generazione in generazione, e  un po’ perché molti  dei protagonisti presenti nel testo hanno assaggiato il  vero cibo italiano, quello non rivisitato e ne sono rimasti conquistati dalla bontà e qualità del prodotto. Interessante è anche il fatto che, tra una pagina e l’altra, ci siano le ricette predilette degli artisti protagonisti con gli ingredienti e questo permette al lettore di sporcarsi le mani preparando il piatto della propria star preferita! Si va dalla storia degli spaghetti della copertina dell’album dei Guns N’ Roses, quel “The spaghetti incident?” uscito nel novembre del 1993, dove la pasta che ci ha reso così noti nel mondo, ma che ha origini nel VI secolo a.C. in Pakistan, e non ha a che vedere solo con la pasta al sugo; per passare alla passione per il burro d’arachidi di Elvis Presley e al Chocabeck di Zucchero, che già ha il dolce nel nome. E poi, che dire del pollo speziato che faceva impazzire Freddie Mercury, dei biscotti con gocce di cioccolato di Joy Romone e del latte e peperoni freddi di David Bowey, cibo principale durante la registrazione di un album o del risotto che ha conquistato i Måneskin? A voi indovinare e scovare quale. “Spaghetti. Le rockstar a tavola: dagli AC/DC a Zucchero” di Luca Fassina è un perfetto mix tra musica, note e cibo, anche odiato magari ma, soprattutto AMATO dagli artisti, che è vero, loro stessi lo ammettono, a volte non sanno cucinare, ma quando assaggiano i piatti amati o nuovi, preparati da mani sapienti, il cuore, il palato e la mente ne traggono beneficio.

Luca Fassina lavora con la parola scritta da oltre trent’anni: giornalista, scrittore, traduttore e storyteller, è stato corrispondente musicale da Londra e manager dell’entertainment a Parigi. Oggi scrive per Classic Rock e Sergio Bonelli Editore; ha collaborato, tra gli altri, con RollingStone.it, ha tenuto seminari per il CPM di Milano e per la Arizona State University. Per la “Piccola Biblio­teca” di Oligo Editore ha pubblicato “Cucina. Stephen King: ricetta per un disastro” (2022).

Source: richiesto dal recensore. Grazie all’uffcio stampa 1A.

Rosalia Messina ci racconta il suo “Nulla d’importante tranne i sogni” (Arkadia Editore 2023) A cura di Viviana Filippini

18 novembre 2023

“Nulla d’importante tranne i sogni” (Arkadia Editore 2023) è il nuovo romanzo di Rosalia Messina, un libro dove l’autrice ci porta alla scoperta del mondo delle due protagoniste Rosamaria e Annapaola, in un vero e proprio viaggio nel loro mondo quotidiano e in quei sentimenti che le avvicinano e le allontano nel cammino della vita. Ne abbiamo parlato con l’autrice Rosalia Massina

Come è nata la trama di “Nulla d’importante tranne i sogni”? La trama di “Nulla d’importante tranne i sogni”si è formata per approssimazioni successive. Il primo abbozzo era un romanzo epistolare sui generis, unidirezionale, cioè senza scambio di missive: è Rosamaria a scrivere lettere al resto del mondo, alla sorella, alla nipote e ad altri. In quella prima fase, i personaggi non erano ancora tutti presenti. È stato proprio grazie all’affacciarsi alla mia mente di altri personaggi che si sono sviluppati, attorno al nucleo iniziale, altri strati di narrazione. La trama non si riduce al conflitto fra due sorelle che non sono mai riuscite ad avere una comunicazione profonda. C’è anche la storia di Anita, che all’inizio era più schematica e si è via via arricchita sia in termini di spazio narrativo (di pagine in cui è lei il personaggio che campeggia), sia in termini di articolazione delle sue vicende e di intreccio con le vicende degli altri personaggi. Ci sono Fosco e Marika, con il loro peculiare modo di essere coppia; c’è Giorgio, con la sua dolorosissima vicenda personale. C’è la Sicilia e c’è la sicilitudine, quel peculiare modo di vivere i sentimenti, di abitare la città, di considerare il mare non solo un elemento del paesaggio ma una culla alla quale ciascuno sente di appartenere.

Tra le due sorelle c’è un legame, ma in realtà prevale il conflitto, perché accade questo?  Il legame non esclude il conflitto. L’affetto non garantisce una comunicazione autentica, anzi, spesso si ritiene di proteggere la relazione con i silenzi. Ma ciò che si tace esiste e resta a marcire da qualche parte, finché il malessere esplode. È quello che succede a Rosamaria e ad Annapaola.

Perché Ro agisce sempre come per farsi perdonare dalla sorella? Lascerei a coloro che leggeranno il libro la scoperta delle dinamiche del complesso rapporto fra le due sorelle, innanzitutto per non rivelare troppo della trama e in secondo luogo perché, se è vero che il conflitto familiare è uno dei temi importanti del romanzo, è anche vero che non è l’unico. Mi limiterei perciò a dire che da un lato c’è il senso di colpa di Rosamaria per essere distante e concentrata sulla sua attività di scrittrice, oltre che per essere una persona fortunata; dall’altro c’è l’invidia di Annapaola per tutto ciò che la sorella più dotata ha realizzato. Si tratta di un meccanismo che ho visto in funzione molte volte e in molti ambienti diversi, non solo in ambito familiare: a scuola, nel lavoro. Guai a non essere nello standard. E quanti guasti produce l’invidia.

Come è stato creare le due protagoniste Rosamaria e Annapaola con i loro caratteri, le sfaccettature, spigolosità umane e del cuore? Le caratteristiche psicologiche delle due protagoniste mi erano chiare fin dall’inizio, come pure quelle di Anita, amica e collaboratrice preziosa e fedele di Rosamaria, mentre tutti gli altri personaggi sono emersi a poco a poco dalla nebbia. Sono tre personaggi forti anche se lo sono in modi molto diversi. Ro è determinata nel raggiungimento dei suoi scopi, ha un suo senso di giustizia e, una volta intrapresa una via, non ha cedimenti. Annapaola ha la stessa determinazione della sorella ma la utilizza in modo diverso, in altre direzioni, sprecando molta energia nell’invidiare chi ha più di lei (non soltanto Rosamaria) e in altri conflitti sterili (come quello con la nuora, Marika); Anita ha la forza delle persone equilibrate, razionali ed è piena di dubbi sul proprio valore.

Il nipote Fosco e la segretaria Anita cosa rappresentano per Rosamaria? Fosco, nipote di Ro, assorbe molta della tenerezza di cui questa donna d’acciaio è capace. Non è l’unico, ma anche in questo caso preferisco non fare troppe rivelazioni e lasciare a chi leggerà il romanzo la scoperta dei legami che fanno capo a Rosamaria.  Anita è l’amica che resta vicina a Rosamaria nei momenti più difficili della sua esistenza; è la confidente, la depositaria dei suoi segreti; è la persona che per prima legge le opere in stesura. Ed è anche la destinataria di alcuni messaggi importanti che, pur non essendo veicolati da vere e proprie lettere, completano il ciclo delle missive di Rosamaria al resto del mondo. Oltre a chiudere il cerchio del suo rapporto con Anita, questi messaggi nella bottiglia rivelano alcuni aspetti di Rosamaria che ne definiscono il ritratto.

Qual è il personaggio della storia a cui è più affezionata e perché? Non è facile per me individuare un personaggio preferito di “Nulla d’importante tranne i sogni” . Sono affezionata a tutti per ragioni diverse. Sono tutti umani nelle loro differenti imperfezioni, nelle loro grandezze e nelle loro miserie. Mi è molto cara Giada, per esempio, la figlia minore di Annapaola, con la sua capacità spiazzante di dire verità scomode, di inchiodare tutti alle loro responsabilità, senza riguardi neppure per se stessa. Mi è molto cara Marika, la moglie di Fosco: introversa, fragile, ha dentro una forza che al momento giusto sa tirare fuori intervenendo in modo risolutivo nelle situazioni spinose.   

Quello invece che le ha creato maggiori difficoltà durante la scrittura?  Sto cercando di passare in rassegna tutti i personaggi del romanzo ma non ricordo particolari difficoltà di costruzione. Semmai, l’impegno maggiore è stato quello di trovare un equilibrio tra i ruoli di tutti, un giusto spazio per ognuno di loro. A tutti ho cercato di rendere giustizia evitando la divisione manichea tra buoni e cattivi, forti e deboli, generosi e avidi.

Nel romanzo il paesaggio siciliano può essere visto più come personaggio integrante della narrazione che come semplice sfondo scenografico? Sì, la Sicilia è qualcosa di più che un fondale, un’ambientazione o un paesaggio. La storia, per come l’ho immaginata e costruita, poteva svolgersi soltanto sull’isola. Non è soltanto questione di colori, profumi e sapori. È che certi dialoghi, le stesse lettere acuminate di Rosamaria, certi riti sociali possono essere credibili soltanto in Sicilia. Ho immaginato le scene in angoli precisi della città di Catania e della campagna acese. Nella mia mente quelle scene avevano la luce, la temperatura, i suoni di scene realmente accadute. Non nel senso che si tratta di fatti reali bensì nel senso che le ho scritte tenendo presenti visioni che avevano la consistenza dei ricordi o dei sogni, pur senza esserlo.

Per Rosamaria Mortillaro, detta Ro, la scrittura è importante. Per lei cosa rappresenta lo scrivere? Per me scrivere è una passione ma non ne ho fatto un mestiere, ho lavorato in tutt’altro settore e sono abbastanza soddisfatta della mia carriera di esordiente di lungo corso. Non è facile pubblicare per chi inizia a scrivere in età matura, soprattutto in un periodo storico come questo, in cui si producono moltissime opere letterarie ma, a quanto sembra, i lettori sono sempre in diminuzione. Il discorso sarebbe molto più complesso e mi rendo conto di avere semplificato molto. Certo, mi sarebbe piaciuto arrivare a pubblicare in gioventù ed essere una scrittrice professionista, cioè una che vive della sua scrittura. Per questa vita è andata com’è andata e preferisco concentrarmi su ciò che ho realizzato anziché sui rimpianti di ciò che non è stato.

Se dovessero fare un film, chi vedrebbe come attrici nei panni di Rosamaria e in quelli di Annapaola? Rosamaria la immagino con l’aspetto fisico di Laura Morante e la personalità di Monica Guerritore; per Annapaola vedrei Michela Cescon.

::Dove vola la polvere Nguyễn Phan Quế Mai, (Nord 2023) A cura di Viviana Filippini

2 novembre 2023

La storia si apre con Phong, un quarantenne alle prese con la documentazione per ottenere per lui e per i suoi figli un visto per gli Stati Uniti d’America. Per il protagonista di  “Dove vola la polvere” di Nguyễn Phan Quế Mai, edito da Nord e tradotto da Francesca Toticchi, tutto però si complica e subisce una momentanea battuta d’arresto, perché serve maggiore chiarezza sulla sua vicenda personale per compilare e ottenere la documentazione. Phong, fin dal giorno della sua nascita, ha avuto un’esistenza piena di difficoltà, perché lui nato da una relazione tra un soldato americano e una donna vietnamita, durante la guerra del Vietnam, è considerato un individuo che vale «meno della polvere». Un misto tra razze diverse non visto di buon occhio nella società asiatica dove vive. Questo è valido per lui, che oltretutto è fisicamente riconoscibile come tale, per la sua pelle scura e capelli ricci,  e per tutti coloro che si trovano nelle stessa situazione. Accanto a Phong ad un certo punto arriva l’americano Dan, un ex soldato del Vietnam che da troppo tempo deve combattere con i fantasmi e i tormenti della sindrome post traumatica da stress. Un situazione che, come è accaduto a lui, ha colpito tanti altri soldati, solo che Dan vuole cercare di sistemare la sua vicenda personale del passato per poter vivere meglio la relazione sentimentale del presente, dove ci sono troppe tensioni dovute ad un qualcosa che è accaduto mentre lui era al fronte e che non ha mai raccontato a nessuno. Poi c’è la storia di Trang, una giovane che ha visto distruggere il suo villaggio dai violenti bombardamenti della guerra del Vietnam. Trang e la sorella Quỳnh vanno a Sài Gòn per salvarsi,  ma nella città le giovani, proprio perché carine, verranno costrette a vendere loro stesse per sopravvivere e, chi lo sa, trovare, quel il vero amore che salva la vita. I destini dei protagonisti de “Dove vola la polvere”, sembrano distanti, lontani tra loro, ma gli eventi della vita presenti nella narrazione evidenziano quanto i legami umani riescano ad andare oltre i confini e oltre quelle ferite del passato che lacerano e sembrano non volersi chiudere mai. Quello che accomuna tutti i personaggi, i cui destini si intrecceranno sempre più man mano si procede nella lettura, è che ognuno di loro ha dovuto confrontarsi in modo diretto o indiretto con la guerra, con la sua distruzione e con quelle a volte, imprevedibili conseguenze che lasciano segni indelebili. Un vivere che, come si scoprirà, li ha portati a compiere scelte non facili, dolorose e, a volte necessarie, per continuare esistere. Dopo lo straordinario successo di “Quando le montagne cantano”, Nguyễn Phan Quế Mai è tornata in libreria con“Dove vola la polvere”, una nuova storia, nella quella la ricerca delle proprie radici e della propria identità, è accompagnata da una speranza tenace, che spinge i protagonisti a non mollare mai per andare oltre ogni ostacolo.

Nguyễn Phan Quế Mai, giornalista e poetessa, è nata nel 1973 in Vietnam, dove ha lavorato per anni come venditrice ambulante e coltivatrice di riso. Si è trasferita all’estero grazie a una borsa di studio, che le ha permesso di dedicarsi all’analisi degli effetti a lungo termine della guerra. Attualmente vive a Giacarta con il marito e i due figli e lavora per diverse organizzazioni internazionali. Dopo il successo di “Quando le montagne cantano”, “Dove vola la polvere” è il suo secondo romanzo.

Source: del recensore

Valentina Belgrado ci racconta la sua raccolta poetica “Cefalea cronica”

25 settembre 2023

“Cefalea cronica” è la raccolta poetica di Valentina Belgrado edita da Gattomerlino, nella quale l’autrice affronta con la poesia, tra toni ironico, garbati e riflessivi, la malattia della cefalea cronica e gli effetti che essa ha non solo su chi ne è affetto, ma anche in rapporto al prossimo e al mondo circostante.

Come è nata “Cefalea cronica” e perché dedicarle un’intera raccolta? L’idea di scrivere qualcosa che riguardasse il dolore cronico è nata come un’esigenza personale; il fatto che sia uscita fuori una raccolta di poesie e, per di più, monotematica è un evento che definirei piuttosto naturale.

Come è stato affrontare tramite la poesia questa malattia cronica debilitante e il modo in cui essa influisce su di te e sulle relazioni con il mondo circostante? Per certi aspetti, potrei ammettere che è stato svevianamente terapeutico; per altri, anche un po’ penoso, perché nell’atto dello scrivere c’è sempre una forte componente di autocompiacimento: ed è lì, quando la distanza tra l’io narrante e la pagina viene meno, che crolla ogni barriera oggettivizzante e tutta la sofferenza strabocca dal testo.

Nel libro si alternano tono ironico e serio, come è stato farli convivere nella raccolta? Sì, è vero. Questo è un po’ tipico mio: far coabitare, nel testo, due registri stilistici apparentemente in antitesi. Mi serve affinché si annullino a vicenda, gli uni con gli altri, in modo che la scrittura non risulti troppo drammatica o, al contrario, esageratamente ludica (anche se, in questo caso, mai avrebbe corso questo secondo rischio).

Ogni poesia, lunga o corta che sia, ha titoli del tipo “Ganglio sfenopalatino”, “Mastoide”, “Lidocaina” o Topiramato”, Gengiva”, “Sofismi talmudici”. Nascono prima i versi o i titoli delle tue poesie? E in base a cosa li scegli? Generalmente, prima i versi, ma non c’è una regola fissa. I titoli sono, naturalmente, un’indicazione di quanto si andrà a leggere subito dopo, in versi.

Tra tutte le poesie presenti nella tua raccolta quale è quella a cui sei più affezionata e perché? A dire il vero, ce ne sono due: “Rileggendo Alice Sebold” e “Una doula”. La prima, perché è quella con cui si apre la raccolta; e la seconda, perché è quella che, a mio avviso, meglio manifesta il bisogno di accudimento di chi ha una sofferenza cronica: con la lettura di “Una doula”, ho concluso finora le presentazioni in pubblico del libro “Cefalea cronica”.

In copertina ci sono i versi di In un lampo”: perché è stata scelta proprio quella? Perché, tra le poesie brevi – che, dunque, potevano rientrare nei margini della cornice grafica della “prima di copertina” – mi sembrava la più evocativa.

Oltre a questa raccolta, cosa rappresenta per te la poesia e cimentarti con essa? Un mezzo di espressione allusivo ma diretto col quale, appunto, mi piace cimentarmi da quando ero molto piccola.

Source: inviato dall’autore.

::Le storie di Oz tornano in libreria con Gallucci. A cura di Viviana Filippini

13 settembre 2023

Una bella sorpresa dall’editore Gallucci che pubblica  classici della letteratura per l’infanzia e fantastica americana, e in libreria ci sono i primi due volumi delle storie dei “Libri di Oz” di Frank Lyman Baum. I piccoli lettori di oggi potranno scoprire il mondo e le creature fantastiche create da Baum, partendo con “Il meraviglioso mago di Oz” e “Il meraviglioso paese di Oz”.

“Il meraviglioso mago di Oz”, Frank Lyman Baum (Gallucci, 2023)

Ne “Il meraviglioso mago di Oz”, uscito per la prima volta nel 1900, la protagonista è Dorothy che con il suo cagnolino Totò viene catapultata nel Mondo di Oz dopo un tremendo tornado che ha colpito il Kansas, dove lei viveva con gli zii, in quanto orfana di genitori. Nel nuovo mondo la protagonista in compagnia dell’amico a quattro zampe e di altri amici (lo spaventapasseri, l’uomo di latta che fa il taglialegna e il leone fifone) e delle sue scarpette argento, sì perché sono argento e non rosse, dovrà raggiungere il misterioso mago di  Oz per scoprire come tornare a casa. Il romanzo presenta delle componenti fantastiche come le streghe buone del Nord e del Sud e quelle malvagie dell’Est (finita schiacciata dalla casa della protagonista) e dell’Ovest che Dorothy dovrà affrontare.  Poi c’è il sentiero di mattoni gialli da seguire per arrivare al mago con le diverse richieste da fargli: Dorothy vuole tornare a casa, lo spaventapasseri vuole un cervello, l’uomo di latta un cuore e il leone, e non sarebbe male, il coraggio. Ogni avventura fantastica vissuta da Dorothy  e dai suoi amici è un cammino di formazione per trovare la propria identità e il proprio posto nel mondo. In più per Dorothy l’avventura nel mondo di Oz è uno passo necessario da superare per riuscire a trovare la strada verso casa e una nuova maturità che le permetterà di affrontare al meglio la sua vita. Traduzione dall’inglese di Mirko Zilahy.

:: “Il fantastico paese di Oz”, Frank Lyman Baum (Gallucci, 2023)

Nel secondo libro invece, “Il fantastico paese di Oz”, uscito per la prima volta nel 1904, Dorothy lascia spazio a Tip, schiavo fin dall’infanzia della strega Mombi che lo maltrattata. Tip è stanco di queste vessazioni e decide di fare uno scherzo alla strega per farle paura ricavando da una zucca vuota, una faccia posta su un corpo fatto di bastoni. Mombi non si spaventa, anzi dona la vita al pupazzo che diventa Testadizucca. Lei non sa che facendo questo ha creato un alleato per Tip, il quale scapperà con il nuovo amico. I due  si inventeranno un cavallo/cavalletto di legno che con loro arriverà a Smeraldo dove regna il re di Oz: lo Spaventapasseri. Il gruppetto avvisa il regnante di mettersi in guardia, perché presto arriverà l’esercito delle ragazzine guidate dalla capitana Jinjur per conquistare la città degli smeraldi. Anche in questa seconda avventura non possono mancare l’atmosfera magica e fantastica, i colpi di scena, mirabolanti avventure e pure  imprevisti che Tip e i suoi amici dovranno affrontare. Baum mette in gioco la fantasia, situazioni che appartengono a  un mondo irreale dove ritornano anche elementi che richiamano la realtà dei comportamenti e sentimenti umani e componenti classiche della fiaba, come il fatto che alcuni personaggi, nascondono altre identità che solo poi verranno svelate (vedi Tip). Queste due prime storie dei libri di Oz portano il lettore bambino alla scoperta di un classico della letteratura americana per l’infanzia diventato protagonista di diversi adattamenti cinematografici e teatrali. Per il lettore adulto è invece un ritorno all’infanzia, per riscoprire quel bambino sopito è in sé. Traduzione dall’inglese di Stella Sacchini e Mirko Esposito.

Source: inviato dall’editore. Grazie all’ufficio stampa.

::Millo&Cia Avventure Scout. Il tesoro sepolto, Camillo Acerbi, Eamnuelle Caillat e Mauro Guidi (Gallucci editore, 2023) A cura di Viviana Filippini

4 settembre 2023


Tornano le avventure mirabolanti (la terza della serie pubblicata da Gallucci) di Millo e Cia  e della squadra dei Lupetti. Questa volta il gruppo di giovani scout in “Millo&Cia Avventure Scout. Il tesoro sepolto” di Camillo Acerbi, Emanuella Caillat e Mauro Guidi è in vacanza nella casa di campagna dell’amico Branco. Una pausa per passare del tempo a diretto contatto con la natura. Da subito la situazione prende una piega inaspettata perché i giovani protagonisti vengo a conoscenza di una storia, non si sa bene se sia vera o no, che vedrebbe l’esistenza di un uomo lupo che si aggirerebbe per il paese  impegnato a proteggere qualcosa di prezioso. Gibo, Patti, Achab e Pongo, Lula, Orso, Priya e Pinolo sono i protagonisti di questa nuova avventura e loro non credono molto alle storie di paese che sentono, però tutto si complica quando vengono a sapere dell’esistenza del Conte Oscuro, proprietario del misterioso tesoro nascosto nel bosco e scovano poi un vecchio tartufaio privo di sensi. Cosa è successo all’uomo? Esiste una relazione tra il tartufaio, il Conte Oscuro e il tesoro? L’uomo lupo è una finzione o esiste davvero? Tante domande alle quali i protagonisti di questa storia cercheranno di dare una risposta. Da subito Millo, Cia e i Lupetti si mettono all’opera per fare chiarezza, scoprire chi ha fatto del male al loro nuovo amico e fare luce sul tesoro nascosto chissà dove del Conte Oscuro. Una trama ben costruita, con suspense al punto giusto e un ritmo narrativo incalzante, fanno di questa nuova avventura di Millo e Cia un romanzo avvincente, capace di emozionare, incuriosire e allo stesso tempo stupire. I lupetti mettono in campo ogni insegnamento che hanno appreso anche per decifrare quegli strani simboli che trovano nel bosco durante la loro vacanza e che li porterà ad avanzare nel loro tentativo di sbrogliare la complicata matassa di eventi dove si sono trovati coinvolti. “Millo&Cia Avventure Scout. Il tesoro sepolto” ha un piccolo regalo per i lettori, perché alla fine c’è una una breve avventura a fumetti sempre con protagonisti i  due fratelli e i loro amici scout e tutto il libro dimostra con l’unione, la forza e la collaborazione di un gruppo permettono di raggiungere importanti traguardi e anche di aiutare il prossimo.

Camillo Acerbi è un dirigente della pubblica amministrazione e assessore al bilancio, con un passato da fisico teorico. Insieme a Emanuelle Caillat e Mauro Guidi sono stati a lungo capi scout e hanno collaborato per vent’anni alla redazione della rivista nazionale dei Lupetti, dove sono nati i fumetti di Millo & Cia.
Emanuelle Caillat è insegnante di francese e traduttrice letteraria di libri per ragazzi ma anche di premi Nobel. Insieme a Camillo Acerbi e Mauro Guidi sono stati a lungo capi scout e hanno collaborato per vent’anni alla redazione della rivista nazionale dei Lupetti, dove sono nati i fumetti di Millo & Cia.
Mauro Guidi è avvocato penalista e grande esperto di fumetti e romanzi noir. Insieme a Camillo Acerbi e Emanuelle Caillat sono stati a lungo capi scout e hanno collaborato per vent’anni alla redazione della rivista nazionale dei Lupetti, dove sono nati i fumetti di Millo & Cia.

Source: ufficio stampa Gallucci.

::Letture estive da Gallucci per piccoli lettori: Malvarina e le indagini de I Fuoriposto (Gallucci, 2023) A cura di Viviana Filippini

18 agosto 2023

Tempi di letture estive, avventurose e curiose per i piccoli lettori con due avvincenti romanzi editi da Gallucci: “Malvarina 2. Apprendista strega” di Susanna Isern e “Dolcetti Micidiali” di Luca Gialleonardo.

Malvarina 2. Apprendista Sterga, di Susanna Isern

In “Malvarina 2. Apprendista Strega”, di Susanna Isern, la protagonista è tornata al suo paesello, Villagrigia, dove è pronta a mettere in pratica ogni insegnamento e nozione ricevuta. Entusiasmo ne ha tanto Malvarina, ma è una pasticciona in quello che deve fare e a volte accade che tra una magia, una pozione e un intruglio qualche intoppo ci sia per la piccola apprendista strega. A complicare ancora di più  le cose arrivano  le streghe già fatte e malvagie del Castello Proibito: Mirta, Melania e Muschia. La piccola deve capire cosa fare per fermarle. Nessun problema, perché Malvarina, la streghetta un po’ sombinata, non è sola. A darle sostegno e aiuto arrivano gli amici si sempre: Tristano Orco, Lilla  e Tristano Bambino. Quella di Malvarina, creata da Sussanna Isern, è una storia avventurosa, ricca di suspense, con colpi di scena imprevisti, ironia e la tenacia di una bambina che è pronta a tutto pur di raggiungere il traguardo scelto: diventare strega. A rendere la trama più coinvolgente anche tanto colore grazie alla simpatiche immagini di Laura Proietti. Traduzione di Federico Taibi.

Susanna Isern è cresciuta al riparo delle montagne nel Nord della Spagna, terra di streghe e incantesimi che, anche se lei ancora non poteva saperlo, avrebbero segnato il suo destino. Ha studiato Psicologia ed è diventata psicoterapeuta  e ha pubblicato un centinaio di libri, tradotti in una ventina di lingue, e oltre mezzo milione di lettori in tutto il mondo. Ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti a livello nazionale e internazionale e alcune delle sue opere sono state adattate per il teatro.

Laura Proietti è nata a Palermo nel 1994. Ha pubblicato con molte case editrici, sia italiane sia straniere e considera ancora la matita una perfetta bacchetta magica. La magia più bella, per lei, è senza dubbio l’amore che prova per il proprio lavoro.

Dolcetti Micidiali-I Fuoriposto, Luca Gialleonardo

“Dolcetti Micidiali” di Lucia Gialleonardo  ha per protagonisti i nostri inseparabili amici Beba, Laura e Paolo. In questo caso non ci sono mummie da riemettere al loro posto, ma caramelle e cioccolatini con una strana firma scritta male “: Fri Kendis” da identificare. Chi lascia i dolcetti a scuola? Perché lo fa? Il trio è intenzionato a fare un’indagine per scovare il donatore/donatrice di dolcetti che stanno conquistando la gola di ogni ragazzino e ragazzina della scuola. L’intento è quello di  mettere poi nero su bianco, sul giornalino della scuola, tutta la storia. Beba, Laura e Paolo uniscono le forze, fanno indagini, domande, cominciano ad avere dubbi e sospetti su quei dolcetti, quando alcuni compagni di scuola iniziano a stare male dopo che li hanno mangiati. I tre amici nati dalla penna di Gialleonardo sono sempre più uniti ed affiatati nel loro indagare, tanto da sentirsi ogni moemento che passa degli investigatori come quelli dei libri famosi, pronti a tutto pur di trovare il colpevole e risolvere il caso delle caramelle che fanno venire il mal di pancia.

Luca Di Gialleonardo (1977) vive a Roma. Autore di romanzi storici e di gialli, scrive anche libri per ragazzi, storie fantasy e di fantascienza e si diletta nel game design di giochi da tavolo.

Betti Greco è un’illustratrice e graphic designer che lavora nell’ambito dell’editoria e della comunicazione. Il suo linguaggio visivo, colorato e onirico, digitale ma con un solido background pittorico, è in continua sperimentazione.