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::Millo&Cia Avventure Scout. Il tesoro sepolto, Camillo Acerbi, Eamnuelle Caillat e Mauro Guidi (Gallucci editore, 2023) A cura di Viviana Filippini

4 settembre 2023


Tornano le avventure mirabolanti (la terza della serie pubblicata da Gallucci) di Millo e Cia Ā e della squadra dei Lupetti. Questa volta il gruppo di giovani scout in ā€œMillo&Cia Avventure Scout. Il tesoro sepoltoā€ di Camillo Acerbi, Emanuella Caillat e Mauro Guidi ĆØ in vacanza nella casa di campagna dell’amico Branco. Una pausa per passare del tempo a diretto contatto con la natura. Da subito la situazione prende una piega inaspettata perchĆ© i giovani protagonisti vengo a conoscenza di una storia, non si sa bene se sia vera o no, che vedrebbe l’esistenza di un uomo lupo che si aggirerebbe per il paese Ā impegnato a proteggere qualcosa di prezioso. Gibo, Patti, Achab e Pongo, Lula, Orso, Priya e Pinolo sono i protagonisti di questa nuova avventura e loro non credono molto alle storie di paese che sentono, però tutto si complica quando vengono a sapere dell’esistenza del Conte Oscuro, proprietario del misterioso tesoro nascosto nel bosco e scovano poi un vecchio tartufaio privo di sensi. Cosa ĆØ successo all’uomo? Esiste una relazione tra il tartufaio, il Conte Oscuro e il tesoro? L’uomo lupo ĆØ una finzione o esiste davvero? Tante domande alle quali i protagonisti di questa storia cercheranno di dare una risposta. Da subito Millo, Cia e i Lupetti si mettono all’opera per fare chiarezza, scoprire chi ha fatto del male al loro nuovo amico e fare luce sul tesoro nascosto chissĆ  dove del Conte Oscuro. Una trama ben costruita, con suspense al punto giusto e un ritmo narrativo incalzante, fanno di questa nuova avventura di Millo e Cia un romanzo avvincente, capace di emozionare, incuriosire e allo stesso tempo stupire. I lupetti mettono in campo ogni insegnamento che hanno appreso anche per decifrare quegli strani simboli che trovano nel bosco durante la loro vacanza e che li porterĆ  ad avanzare nel loro tentativo di sbrogliare la complicata matassa di eventi dove si sono trovati coinvolti. ā€œMillo&Cia Avventure Scout. Il tesoro sepoltoā€ ha un piccolo regalo per i lettori, perchĆ© alla fine c’è una una breve avventura a fumetti sempre con protagonisti i Ā due fratelli e i loro amici scout e tutto il libro dimostra con l’unione, la forza e la collaborazione di un gruppo permettono di raggiungere importanti traguardi e anche di aiutare il prossimo.

Camillo Acerbi ĆØ un dirigente della pubblica amministrazione e assessore al bilancio, con un passato da fisico teorico. Insieme a Emanuelle Caillat e Mauro Guidi sono stati a lungo capi scout e hanno collaborato per vent’anni alla redazione della rivista nazionale dei Lupetti, dove sono nati i fumetti di Millo & Cia.
Emanuelle Caillat ĆØ insegnante di francese e traduttrice letteraria di libri per ragazzi ma anche di premi Nobel. Insieme a Camillo Acerbi e Mauro Guidi sono stati a lungo capi scout e hanno collaborato per vent’anni alla redazione della rivista nazionale dei Lupetti, dove sono nati i fumetti di Millo & Cia.
Mauro Guidi ĆØ avvocato penalista e grande esperto di fumetti e romanzi noir. Insieme a Camillo Acerbi e Emanuelle Caillat sono stati a lungo capi scout e hanno collaborato per vent’anni alla redazione della rivista nazionale dei Lupetti, dove sono nati i fumetti di Millo & Cia.

Source: ufficio stampa Gallucci.

::Letture estive da Gallucci per piccoli lettori: Malvarina e le indagini de I Fuoriposto (Gallucci, 2023) A cura di Viviana Filippini

18 agosto 2023

Tempi di letture estive, avventurose e curiose per i piccoli lettori con due avvincenti romanzi editi da Gallucci: ā€œMalvarina 2. Apprendista stregaā€ di Susanna Isern e ā€œDolcetti Micidialiā€ di Luca Gialleonardo.

Malvarina 2. Apprendista Sterga, di Susanna Isern

In ā€œMalvarina 2. Apprendista Stregaā€, di Susanna Isern, la protagonista ĆØ tornata al suo paesello, Villagrigia, dove ĆØ pronta a mettere in pratica ogni insegnamento e nozione ricevuta. Entusiasmo ne ha tanto Malvarina, ma ĆØ una pasticciona in quello che deve fare e a volte accade che tra una magia, una pozione e un intruglio qualche intoppo ci sia per la piccola apprendista strega. A complicare ancora di più Ā le cose arrivano Ā le streghe giĆ  fatte e malvagie del Castello Proibito: Mirta, Melania e Muschia. La piccola deve capire cosa fare per fermarle. Nessun problema, perchĆ© Malvarina, la streghetta un po’ sombinata, non ĆØ sola. A darle sostegno e aiuto arrivano gli amici si sempre: Tristano Orco, LillaĀ  e Tristano Bambino. Quella di Malvarina, creata da Sussanna Isern, ĆØ una storia avventurosa, ricca di suspense, con colpi di scena imprevisti, ironia e la tenacia di una bambina che ĆØ pronta a tutto pur di raggiungere il traguardo scelto: diventare strega. A rendere la trama più coinvolgente anche tanto colore grazie alla simpatiche immagini di Laura Proietti. Traduzione di Federico Taibi.

Susanna Isern ĆØ cresciuta al riparo delle montagne nel Nord della Spagna, terra di streghe e incantesimi che, anche se lei ancora non poteva saperlo, avrebbero segnato il suo destino. Ha studiato Psicologia ed ĆØ diventata psicoterapeuta  e ha pubblicato un centinaio di libri, tradotti in una ventina di lingue, e oltre mezzo milione di lettori in tutto il mondo. Ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti a livello nazionale e internazionale e alcune delle sue opere sono state adattate per il teatro.

Laura Proietti ĆØ nata a Palermo nel 1994. Ha pubblicato con molte case editrici, sia italiane sia straniere e considera ancora la matita una perfetta bacchetta magica. La magia più bella, per lei, ĆØ senza dubbio l’amore che prova per il proprio lavoro.

Dolcetti Micidiali-I Fuoriposto, Luca Gialleonardo

ā€œDolcetti Micidialiā€ di Lucia Gialleonardo  ha per protagonisti i nostri inseparabili amici Beba, Laura e Paolo. In questo caso non ci sono mummie da riemettere al loro posto, ma caramelle e cioccolatini con una strana firma scritta male ā€œ: Fri Kendisā€ da identificare. Chi lascia i dolcetti a scuola? PerchĆ© lo fa? Il trio ĆØ intenzionato a fare un’indagine per scovare il donatore/donatrice di dolcetti che stanno conquistando la gola di ogni ragazzino e ragazzina della scuola. L’intento ĆØ quello di  mettere poi nero su bianco, sul giornalino della scuola, tutta la storia. Beba, Laura e Paolo uniscono le forze, fanno indagini, domande, cominciano ad avere dubbi e sospetti su quei dolcetti, quando alcuni compagni di scuola iniziano a stare male dopo che li hanno mangiati. I tre amici nati dalla penna di Gialleonardo sono sempre più uniti ed affiatati nel loro indagare, tanto da sentirsi ogni moemento che passa degli investigatori come quelli dei libri famosi, pronti a tutto pur di trovare il colpevole e risolvere il caso delle caramelle che fanno venire il mal di pancia.

Luca Di Gialleonardo (1977) vive a Roma. Autore di romanzi storici e di gialli, scrive anche libri per ragazzi, storie fantasy e di fantascienza e si diletta nel game design di giochi da tavolo.

Betti Greco ĆØ un’illustratrice e graphic designer che lavora nell’ambito dell’editoria e della comunicazione. Il suo linguaggio visivo, colorato e onirico, digitale ma con un solido background pittorico, ĆØ in continua sperimentazione.

::La pedina, Mario Pacifici (Gallucci 2023) A cura di Viviana Filippini

4 agosto 2023

ā€œLa pedinaā€ ĆØ il romanzo di Mario Pacifici, edito da Gallucci, ambientato nella Roma del 1827 dove a casa Pontecorvo, in pieno ghetto ebraico, arriva un commissario pontificio. L’uomo ĆØ giunto tra quelle mura con un compito ben preciso ricevuto direttamente dal Sant’Uffizio: prendere il piccolo David, battezzato in segreto e portarlo via dalla famiglia. Da qui inizia per i lettori un pellegrinaggio in lungo e in largo per Roma, dentro e fuori il Vaticano, perchĆ© il rapimento del piccolo dei Pontecorvo nasconde, e lo si scoprirĆ  durante la lettura, una serie di intrighi, giochi di potere e politici che vanno ben oltre la fede religiosa. Anzi, pagina  dopo pagina, emergeranno situazioni che evidenzieranno quanto siano delicati gli equilibri presenti in Vaticano, con impreviste complicazioni come una morte (e non da poco) all’interno di un palazzo cardinalizio romano. Pacifici costruisce un trama salda, ricca di colpi di scena imprevisti che evidenziano quanto possano essere complicate le trame comportamentali e mentali del genere umano, quando di mezzo c’è il potere più che la fede. La ricaduta di questi grovigli ha al centro un bambino la cui esistenza sarĆ  per sempre stravolta dal rapimento. Sullo sfondo della vicenda del piccolo David, c’è una Roma dove si mescolano religiosi, popolani, uomini di potere, poveracci, donne si strada, avventurieri, cristiani, ebrei unita a una intensa fase di trasformazione cittadina con i moti risorgimentali. Per ā€œLa pedinaā€, Mario Pacifici prende spunto da una pratica molto in voga nel XIX secolo nel mondo della Chiesa romana dove in passato furono parecchi i casi di bambini ebrei battezzati in segreto da una balia, da una serva o da qualcuno che bazzicava in famiglia e poi portati via delle famiglie di origine. Un gesto che, secondo il diritto canonico, rendeva il bambino cattolico e da educare secondo i dettami di tale credo. Uno dei casi più eclatanti (anche uno degli ultimi) fu quello avvenuto nella Bologna del 1858 dove il piccolo Edgardo Mortara, sette anni, battezzato segretamente quando aveva sei mesi, venne tolto a forza alla sua famiglia dallo Stato Pontificio, per essere cresciuto come cattolico. Il caso Mortara fece clamore in Italia e all’estero (Nord America) e accanto ai genitori si schierarono politici, scrittori, giornalisti, ma il destino del piccolo Edgardo venne deciso da altri, proprio come accade a David Pontecorvo protagonista del libro di Mario Pacifici. David come Mortara, che ha ispirato non solo Pacifici, ma anche il film di Bellocchio, ā€œRapitoā€, ĆØ una pedina mossa a proprio piacimento e interesse da un mondo adulto tutto concentrato sui propri interessi e che sembra essersi dimenticato del rispetto del prossimo diverso da sĆ©, tanto da non rendersi conto che le proprie scelte avranno conseguenze irreparabili per l’altro.

Mario PacificiĀ ha esordito nel mondo della scrittura nel 2008, con al vincita del concorso indetto dal Festival della Letteratura Ebraica con un racconto sulle leggi razziali. Nel 2012 ha pubblicatoĀ “Una cosa da niente” e altri raccontiĀ e nel 2015Ā “Daniel il Matto”.Ā “La pedina”Ā ĆØ il suo primo romanzo.

Source: ricevuto dall’editore. Grazie all’ufficio stampa Gallucci.

:: Via col vento 4– Il riscatto, Margaret Mitchell, (Gallucci 2023) A cura di Viviana Filippini

25 luglio 2023

Continuano le avventure di Rossella/Scarlett O’Hara, protagonista de ā€œVia col vento 4 – Il riscattoā€, quarta parte del kolossal della letteratura americana scritto da Margaret Mitchell e diventato noto anche per la pellicola cinematografica, una delle prime a colori, diretta da Victor Fleming nel 1939. Il nuovo volume del libro intitolato ā€œIl riscattoā€, Ā edito da Gallucci, ĆØ ambientato nella Georgia del 1866. La guerra civile americana ĆØ finita da poco (1861-1865), ma le tensioni negli stati del Sud sono ancora forti, tanto ĆØ vero che ĆØ in vigore la legge marziale. Scarlett ĆØ alle prese con diversi grattacapi, il primo, e anche quello che la preoccupa di più, ĆØ la grande somma che deve sborsare per pagare le tasse e mantenere la proprietĆ  su Tara e se non riuscirĆ  a trovare i soldi sarĆ  costretta a mettere all’asta la sua amata terra. Accanto a queste preoccupazioni, la protagonista deve fare i conti anche con lo svilupparsi sempre maggiore del Ku Klux Klan, dove molti ex confederati bianchi si riuniscono per affermare il potere e la loro superioritĆ . Accanto a loro non mancano loschi affaristi pronti a tutti pur di gonfiare le proprie tasche. Scarlett vive in questo mondo cercando di proteggere quello che le appartiene, senza rendersi subito conto che anche persone a lei molto vicine sono coinvolte in questi traffici. La giovane donna ĆØ energica come sempre, però si accorge che in tali situazioni complicate avrebbe bisogno di un aiuto, quello di Rhett Butler per esempio, ma l’uomo ĆØ dietro le sbarre, in bilico tra vita e condanna a morte e in attesa di un riscatto, non solo che lo liberi, ma che gli permetta di rivalorizzarsi a livello sociale. ā€œVia col vento- Il riscattoā€ ĆØ un affresco storico dell’America della seconda metĆ  dell’Ottocento e Ā in questa quarta parte, come nelle precedenti, il lettore ha la possibilitĆ  di conoscere e scoprire una porzione della storia degli Stati Uniti d’America, unita alle sue tradizioni e realtĆ  interne che destabilizzarono un paese da poco uscito da cinque lunghi anni di conflitto. Accanto allo sfondo storico emerge sempre un ritratto dei personaggi che dimostrano il loro carattere attraverso parole e azioni. Ci sono la coraggiosa e testarda Scarlett, con gioie e dolori della vita che la colpiranno, ma non la spezzeranno mai. Eventi che di certo lasceranno nell’animo della protagonista segni indelebili che la faranno crescere e diventare più matura. Sempre presenteĀ il suo amore di una vita per Ashley, che ĆØ però nelle braccia di Melania e Rhett Butler, con il quale la giovane Scarlett vive un continuo tira e molla tra apprezzamenti e punzecchiature. Un fare che evidenzia, da una parte intesa e, dall’altra, la difficoltĆ  a relazionarsi di due caratteri davvero forti. Ā Nell’attesa del quinto e ultimo volume di “Via col vento”, buona lettura dei precedenti! (Via col vento 1- Il regno di cotone; Via col vento 2- Fine di un mondo; via col vento 3 – Fuoco e ceneri e Via col vento 4- Il riscatto). Traduzione dall’inglese di Paola Mazzarelli.

Margaret Mitchell (Atlanta, 1900-1949) pubblicò il suo unico romanzo, ā€œVia col ventoā€, nel 1936 e vinse il Premio Pulitzer l’anno dopo. Tradotto in 37 lingue, ĆØ uno dei libri più venduti (30 milioni di copie) e letti della storia di tutti i tempi. L’omonimo kolossal cinematografico, diretto nel 1939 da Victor Fleming, ne ha moltiplicato il successo, grazie anche alla leggendaria interpretazione di Vivien Leigh e Clark Gable.

Source: inviato dall’editore. Grazie all’ufficio stampa Gallucci.

:: Catalogo degli animali inestimabili, Katherine Rundell, (Utet 2023) A cura di Viviana Filippini

18 luglio 2023

Quanto sappiamo davvero del mondo che ci circonda? Quanto conosciamo davvero gli animali che popolano il nostro pianeta. A darcene una spiegazione ci pensa ā€œCatalogo degli animali inestimabiliā€ di Katherine Rundell, edito da Utet in Italia. Il libro ĆØ una vera e propria raccolta di animali dei quali magari il lettore ne sa, in alcuni casi potrebbe averne sentito il nome e, in altri casi, nemmeno li conosce. Certo ĆØ che essi, più o meno noti, sono presenti nel globo terrestre e il fatto che l’autrice li racconti fa compiere a chi legge, magari comodamente seduto in poltrona, un giro in lungo e in largo per il pianeta alla scoperta di quelle che sono le affascinanti creature che in esso vivono. ā€œCatalogo degli animali inestimabiliā€ narra attraverso leggende, aneddoti, folklore e curiositĆ  il mondo animale, dimostrando come oltre alla tradizionale definizione scientifica di una specie, il tempo, la tradizione orale, la storia e la letteratura ne hanno dato una propria versione. Questo rende il volume tradotto da Chiara Baffa, un libro avvincente curioso, interessante che chiama alla memoria e ricorda un po’ i bestiari del passato. Nel tomo ci si imbatte per esempio nelĀ  vombato, molto presente in Australia anche con la variante del ā€œnaso pelosoā€, ricordata per quella mutazione genetica che caratterizza il suo pelo rendendolo dorato. Presente anche il misterioso squalo della Groenlandia, che non ĆØ particolarmente bello da vedere, ma di certo ĆØ uno degli esseri viventi più longevi, visto che gli studi effettuati su alcuni esemplari hanno dimostrato che può vivere dai 272 ai 512 anni. La giraffa c’è? SƬ, perchĆ© della giraffa e della sua forma e manto ne parlava giĆ  il poeta romano Orazio, che non la apprezzava molto perchĆ© la riteneva un animale disordinato con quel collo troppo lungo rispetto al corpo. E poi seguono in successioneĀ  il rondone, il lemure , il granchio eremita, la foca, l’orso, il narvalo, il corvo, la lepre, il lupo, il ricco, l’elefante, il cavalluccio marino, il pangolino, la cicogna, il ragno, il pipistrello, il tonno, la talpa dorata e l’essere umano. Sono ventidue i protagonista di ā€œCatalogo degli animali inestimabiliā€, ventidue creature che Katherine Rundell ci invita a conoscere, scoprire, approfondire per comprendere, da una parte, la bellezza e varietĆ  del mondo che ci circonda e dall’altra, per avvisarci che queste specie ( e non solo queste) vanno protette, poichĆ© perderle significherebbe un cambiamento con conseguenze irreparabili per tutti quanti. A sottolineare il valore inestimabile e prezioso degli animali protagonisti del libro oltre al testo dell’autrice ci sono le raffinate immagini di Talya Baldwin.

Katherine RundellĀ ha vissuto la sua infanzia tra Africa ed Europa. Oggi ĆØ docente di letteratura inglese presso l’All Souls College di Oxford. In Italia con Rizzoli ha pubblicatoĀ “Sophie sui tetti di Parigi”Ā (2015),Ā “La ragazza dei lupi”Ā (2016, premio Andersen 2017),Ā “Il Natale di Teo”Ā (2017),Ā “Capriole sotto il temporale”Ā (2018, finalista al premio Strega Ragazze e Ragazzi 2019).

Source: richiesto all’editore. Grazie all’ufficio stampa UTET.

::Andare per fari, Luca Bergamin, (il Mulino 2023) A cura di Viviana Filippini

5 luglio 2023

La lanterna di Genova, San Venerio al Tino, il faro di Livorno, Capel Rosso (Grosseto), Punta Carena a Capri, Faro di Capo SuveroĀ (Calabria) e di Capo Vaticano, Faro di Capo Colonna (Crotone) sono lƬ da tempo, da secoli. Sono lƬ a guardare il mare, a vegliare su di esso. Sono alcuni dei fari presenti in Italia raccontati da Luca Bergamin, in ā€œAndare per fariā€, edito da il Mulino, per la collana Ritrovare l’Italia. I fari sono raccontati dall’autore sotto diversi aspetti, nel senso che oltre alla descrizione fisica, architettonica, di quando e come sono state costruite queste strutture che si ergono slanciandosi verso il cielo, l’autore si addentra anche nella loro storia personale, nella quale il lettore scoprirĆ  un po’ di storia, ma anche l’ utilizzo nel passato e nel presente, in quei casi in cui fari andati magari in disuso sono stati recuperati e portati a nuova vita. I fari sono 154 e si trovano un po’ in tutte le zone costiere e isolane d’Italia, e ci si rende conto di questo in leggendo il libro di Bergamin si compie un vero e proprio viaggio che ci porta a fare tappa a Genova, Trieste, Toscana, Marche, Sardegna, Campania, Sicilia e Puglia, a dimostrazione dell’importanza che i fari avevano per la nostra Italia in passato. Tondi, a forma di cono, quadrati, ottagonali, con o senza terrazze, i fari sono Ā stati un elemento fondamentale per la nostra penisola, tanto che lo stesso Vittorio Emanuele II decise di potenziare e regolamentare al meglio i fari d’Italia e, come accadde in Salento, nel XVI secolo, Carlo V li usò per difendersi dagli attacchi dei Turchi. I fari erano visti quindi come lo strumento ideale per percepire in anticipo e tutelarsi dagli attacchi che giungevano via mare e per vegliare sulle attivitĆ  commerciali. Ā Bergamin entra nei fari, mostrando le memorie che custodiscono e ci racconta anche come le fonti luminose in essi utilizzate cambiarono nel tempo, alimentate prima a olio, poi con la paraffina, seguita dall’acetilene fino alla lampadina elettrica che permettevano a queste sinuose architetture di controllare il paesaggio marino davanti a loro. I fari caduti in disuso o riportati a nuova vita narrati in ā€œAndare per fariā€ da Luca Bergamin sono dei guardiani silenziosi, dove la solitudine sperimentata tende ad essere duplice. Una solitudine per il faro stesso, ma anche per quelle persone Ā che dentro ad esso ci vivono o hanno vissuto e che si trovano a contatto con una sorta di isolamento silenzioso -un po’ meditativo-, utile e pure un po’ necessario per riscoprire la bellezza della natura circostante e quella celata e sopita nell’ animo umano.

Luca Bergamin ĆØ giornalista e scrittore. Collabora con il Ā«Corriere della SeraĀ», Ā«La StampaĀ», Ā«Il Sole 24 OreĀ», il Ā«Financial TimesĀ». Ha pubblicato Ā«Barbagia ĆØ libertĆ Ā» (Ediciclo, 2021), Ā«Giardini pazzi e misteriosiĀ» (Pendragon, 2021), Ā«Salento. Terre e mare a Sud EstĀ» (Polaris, 2022). @Lucasudest ĆØ il suo progetto Instagram per valorizzare il Sud e l’Est della nostra penisola.

Source: richiesto dal recensore all’editore. Grazie a Elisa Montanucci – Responsabile Edimill media

:: Ma io in guerra non ci volevo andareĀ  Fiume-Mülhdorf/Dachau e ritorno (1944-1954), Antonio (Nino) Zorco, (Oltre edizioni 2023) A cura di Viviana Filippini

21 giugno 2023

Credo che il fare memoria del passato, di chi non c’è, di quello che le persone hanno vissuto sulla propria pelle sia importante, non solo però nelle date segnate sul calendario. Credo che ogni momento possa essere importante e anche utile per fare memoria e per conoscere quelle parti della Storia, in questo caso quella dei fiumani italiani costretti ad andarsene dalla loro terre e non ancora abbastanza note. Scrivo questo, perchĆ© vi voglio raccontare di ā€œMa io in guerra non ci volevo andareĀ  Fiume-Mülhdorf/Dachau e ritorno (1944-1954)ā€ di Antonio (Nino) Zorco, un libro di memorie nel quale l’autore mette nero su bianco tutta la sofferenza provata nel campo di concentramento e appena tornato a casa. Andiamo con ordine, perchĆ© Antonio Zorco detto Nino, originario di Fiume, narra l’improvviso cambiamento della sua esistenza con l’arresto avvenuto nell’agosto del 1944 per mano dei tedeschi. Una volta catturato il giovane, che aveva evitato qualsiasi leva militare, venne spedito con altri compagni a Mühldorf, in Germania, dove rimase in un campo di concentramento per i lavori forzati (Todt) dal 9 settembre 1944 al 4 agosto 1945. Pagine di dura vita, fatta di lavoro, di paure e necessitĆ  di sopravvivenza. Per sua fortuna Nino tornò a casa, anche in modo rocambolesco, malato e bisognoso di cure. Quello che il giovane reduce nato a Fiume da genitori istriani di Visignano d’Istria, trovò nel tentativo di arrivare a Fiume, fu qualcosa di ben diverso dalla pace. Al posto di scovare una situazione sociale dove poter ricominciare a vivere e ricostruire quello distrutto dalla guerra dentro e fuori di lui, Zorco dovette confrontarsi con altri militari, i soldati titini, che nel frattempo avevano occupato la cittĆ  imponendo le loro regole. Zorco visse un senso di sradicamento dalle proprie radici, nel senso che Nino non solo venne prima deportato, ma tornato a casa trovò Ā una Fiume svuotata dei fiumani che aveva conosciuto (amici e parenti compresi) e piena di persone nuove arrivate dell’ex Jugoslavia, che imposero negli anni usi, costumi, tradizioni diverse da quelle che Nino aveva appreso. Una situazione spiazzante per l’autore che si rese conto di non avere più dei punti di riferimento italiani precisi, tanto da sentirsi un po’ alla Jacopo Ortis, ossia ā€œuno straniero in casa propriaā€. Zorco spaesato e minato ancora da problemi di salute, chiese più volte alle autoritĆ  jugoslave di partire per l’Italia ma sempre gli venne negato il permesso. Nonostante questa impossibilitĆ  a raggiungere i suoi cari partiti (anche non volontariamente) per altri luoghi, Nino rimase a Fiume lavorando come tecnico di raffineria e trovando pace Ā grazie all’amore della moglie Daniza. ā€œMa io in guerra non ci volevo andareĀ  Fiume-Mülhdorf/Dachau e ritorno (1944-1954)ā€ di Antonio (Nino) Zorco Ā ĆØ la storia di un giovane uomo portato via dalla sua terra natia e una volta tornato a casa sconvolto da quanto essa fosse cambiata. Il libro di Zorco ĆØ la storia di un fiumano che provò sulla propria pelle e nell’animo il vuoto lasciato dall’allontanamento dei propri cari e dalla trasformazione della propria terra occupata da altri. La testimonianza del fiumano Nino ĆØ una voce singola e, allo stesso tempo, la voce di un popolo, che con il proprio vissuto incarna quella perdita di capisaldi e quel senso di vuoto/mancanza dovuti all’allentamento forzato o, come nel caso di Nino Zorco, al doversi adattare, perchĆ© impossibilitati a partire, ad un mondo nuovo completamente diverso dalla terra istriana di un tempo. Il libro presenta un’introduzione di Diego Zandel, scrittoreĀ  nipote di Nino e la postfazione di Roberto Spazzali.

Antonio Zorco, detto Nino, classe 1925 era nativo di Fiume. I genitori erano istriani di Visignano d’Istria. Renitente a qualsiasi leva,Ā nel 1944 venne arrestato dai tedeschi e costretto, come civile, a entrare nell’organizzazione di lavori forzatiĀ TodtĀ in Germania, nel campo di concentramento di Mühldorf, dove restò fino alla fine della guerra e da dove tornò con mezzi di fortuna e malato in Italia, nell’agosto del 1945. Lavorò per tutta la vita come tecnico nella raffineria di Fiume, dove morƬ nel 2003.

Source: grazie all’ufficio stampa 1A di Anna Ardissone  e Raffaella Soldani.

::Rombo, Esther Kinsky, (Iperborea, 2023) A cura di Viviana Filippini

12 giugno 2023

Rombo ĆØ quel rumorio costante e continuo che aleggia prima della grande scossa, ed ĆØ quel sentire costante che destabilizza gli animali e gli animi più sensibili prima del grande tremore. ā€œRomboā€ ĆØ il Ā romanzo di Esther Kinsky, edito da Iperborea, nel quale attraverso le storie di diversi personaggi, viene ricostruito il tremendo terremoto che colpƬ il Friuli il 6 maggio del 1976 (in realtĆ  ne arrivò poi un altro a settembre). Tanti sono i personaggi che animano le pagine del volume, dai bambini, a giovani, passando per i più maturi, tutti sono impegnati a raccontare le loro esistenze prima, durante e immediatamente dopo la grande scossa che cambiò per sempre le vite delle persone residenti in quella zona, e trasformato la morfologia paesaggistica. Ecco presentarsi esistenze diverse come quella di Adelmo arrivato in Italia dalla Germania, un piccolo eroe sopravvissuto al terremoto assieme al suo inseparabile amico indiano: l’unico giocattolo che ĆØ riuscito a portare in salvo dalle macerie del terremoto. Accanto a lui i racconti di Ā vita di Olga, nata in Venezuela ma residente da anni in Friuli, la quale narra dei suoi viaggi quotidiani in pullman per andare a lavorare in ufficio a Gemona, o Lina che usa la scrittura come strumento per fermare in modo eterno quello che vuole ricordare, poi Gigi noto come il guardiano delle capre sulle montagne e Silvia che ĆØ alle prese con una mamma un po’ presente e spesso assente, che le racconta del suo lavoro al mare. Quello che colpisce del libro ĆØ che l’autrice tedesca (spesso in Italia, proprio in Friuli), grazie al racconto corale dei protagonisti, ci permette di conoscere le vite singole dei suoi personaggi e, allo stesso tempo, di comprendere la macchina del soccorso che si mise in moto da tutta Italia dopo la grande scossa, per aiutare il dilaniato Friuli a rinascere. ā€œRomboā€ Ā ĆØ un libro interessante, poichĆØ oltre alle storie di vita, forza e coraggio di persone comuni, alla fragilitĆ  che sta dentro e fuori agli esseri umani, l’autrice mette frammenti che vanno a ripescare nella tradizione, nel passato, nelle leggende popolari, unite anche – lo si nota prima di ogni nuova sezione del libro- a frammenti estratti da libri del settore, che da sempre si occupano dello studio dei movimenti tellurici. ā€œRomboā€ di Esther Kinsky ĆØ un romanzo a più voci, non solo umane, ma anche quella leopardiana natura madre-matrigna , che dovremmo imparare ad ascoltare in modo maggiore, per cogliere quei segnali di cambiamento che trasformano per sempre l’essere umano e il paesaggio. Traduzione di Silvia Albesano.

Esther Kinsky narratrice, poetessa e traduttrice letteraria, ĆØ una delle voci più alte e originali della scena letteraria tedesca, insignita dei più prestigiosi riconoscimenti, come il Premio della Fiera di Lipsia, il Premio Paul Celan e il premio Adelbert von Chamisso. In Italia ha pubblicato Macchia e Sul fiume (Saggiatore, 2019 e 2021). Il suo ultimo romanzo, Rombo, ha ricevuto il Premio Kleist ed ĆØ candidato al Deutscher Buchpreis.

Source: richiesto all’editore. Grazie all’ufficio stampa Iperborea.

:: Emiliano Tognetti racconta “Behind the Nobel”, dove alcuni premiati si raccontano (Graphe.it 2023) a cura di Viviana Filippini

23 Maggio 2023

Chi sono davvero i premiati con il Nobel? Che vita facevano prima dell’importante riconoscimento? E dopo? “Behind the Nobel” di Emiliano Tognetti, edito da Graphe.it, raccoglie le interviste ad alcuni premi Nobel (Roald Hohfmann, Frederik de Klerk, Richard John Roberts, Peter Charles Doherty, Paul Maxime Nurse, Dennis Mukwege, Didier Patrick Queloz) che hanno raccontato la loro vita prima del premio, le emozioni al momento della chiamata per Stoccolma e quello che ĆØ accaduto dopo. Un libro curioso, interessante, dove si scoprono i Nobel e le loro vite non solo per meriti in ambito medico, fisico, matematico, letterario o per la pace. Da queste pagine emerge l’aspetto professionale dei premiati, ma soprattutto quello umano con tutte le emozioni che li caratterizzano. Ā A raccontarci del libro l’autore Emiliano Tognetti.

In che modo ha contattato i vari premiati? Non ĆØ stato facile, ma durante la pandemia ho avuto del tempo per cercare su internet, sul sito della Fondazione Nobel e su Wikipedia, i loro riferimenti e piano piano, contattando le segreterie delle fondazioni, delle universitĆ , degli uffici stampa, ho inviato molte richieste di intervista presentando il progetto e quei sette, o meglio gli altri sei, visto che uno mi aveva giĆ  dato la disponibilitĆ  per un’intervista per il mio magazine ā€œ7gifts.orgā€ (www.sevegifts.org), sono coloro che hanno accolto positivamente la mia richiesta e si sono resi disponibili a rispondere alle mie domande.

Come ĆØ stato intervistare i premi Nobel? ƈ stato emozionante e costruttivo, perchĆ© l’intervista ĆØ stata preparata leggendo la loro biografia e i loro studi, e quindi poi ĆØ stato affascinante sentir raccontare dalla loro voce le scoperte, il ricordo, l’esperienza di quanto hanno vissuto. Ognuno ovviamente in maniera diversa e personale, ma non per questo, meno importante o sentita.

Tra i sette che hanno accettato l’intervista ci sono delle storie che l’hanno colpita in modo particolare e perchĆ©? Premesso che tutte ed ognuna sono uniche, quella che mi ha emotivamente impattato di più, anche per il tema estremamente delicato ĆØ quella del dottor Mukwege, che si ĆØ trovato, da ginecologo a lottare contro la violenza sulle donne. Poi non posso negare che mi ha divertito molto Rich Richards, che ĆØ stato molto gentile e molto divertente ascoltare e poi trascrivere e lui ĆØ un esempio chiaro di come impegnare il loro prestigio internazionale per fare del bene verso la societĆ  civile e le persone ā€œmeno fortunateā€ sotto tanti punti di vista.

Tra le domande che tornano spesso c’è quella in cui chiede ai premiati dove e cosa stessero facendo quando hanno ricevuto la notizia e come ĆØ cambiata la loro vita dopo il premio. Cosa ĆØ emerso da esse? ƈ emerso che la notizia arriva in un momento in cui non ti aspetti. Non ĆØ un concorso in cui, bene o male, hai un range di tempo nel quale conosci l’esito, ma può arrivare la chiamata da Stoccolma mentre dormi, mentre sei in una riunione o mentre ripari una biciletta. Ogni persona ha avuto il suo brivido, quando meno se lo aspettava e questo forse ĆØ l’aspetto più intrigante delle singole storie.

Quanto ĆØ importante far conoscere i Nobel come persone e non solo come coloro che hanno ricevuto l’importante riconoscimento? Direi che ĆØ fondamentale! Nel senso che sono persone come noi; ognuno di noi ĆØ un potenziale ā€œNobelā€, il premio non conferisce loro uno status di ā€œsemi-divinitĆ ā€, se mi ĆØ permesso esagerare il temine di paragone. Sono persone straordinarie, nel senso di ā€œfuori dall’ordinarioā€ perchĆ©, molti di loro, hanno saputo ā€œguardare oltreā€ se stessi ed il proprio recinto personale, parlo nel caso dei premi per la pace, oppure perchĆ© nel loro lavoro hanno messo impegno e passione e si sono ritrovati, assieme ad altre persone dei team di lavoro, a fare scoperte importanti che si sono rivelate passi avanti nella scienza. Quello che ĆØ emerso ĆØ che il premio Nobel, ti da una cassa di risonanza mondiale e al tuo pensiero viene dato un peso che prima non aveva. Sta a loro, ad un ognuno di loro usare questo ā€œpotereā€ con responsabilitĆ ; come diceva un famoso fumetto ā€œda grandi poteri, derivano grandi responsabilitĆ ā€ e come diceva un famoso romanzo ĆØ importante ā€œcosa fare con il tempo concessoā€; in queste due frasi, c’è il senso di utilizzare bene la potenzialitĆ  del titolo di ā€œNobelā€.

Cosa le ha lasciato questa esperienza e il narrare le vite di questi sette Nobel prima e dopo il premio? Mi ha lasciato un’esperienza grande interiormente e l’aver appreso che anche nel tuo piccolo puoi fare molto ed essere un ā€œpremio Nobel per la vitaā€, cominciando dalla tua vita e da quella delle persone che hai vicino, perchĆ© se non sai prenderti cura di te stesso e di chi hai accanto, come puoi pensare di risolvere i problemi del mondo che spesso nascono dalle singole azioni di ognuno di noi? Questa ĆØ la grande lezione che ho imparato, o ricordato da loro.

Solo una donna ha risposto all’appello, riesce a trovare una spiegazione? Si chiama libertĆ . Io ho contattato tutti i premi Nobel, maschi e femmine che sono riuscito a trovare ed ognuno ha risposto come ha voluto. Tanti hanno detto ā€œno grazieā€, alcuni ā€œsiā€ ed ĆØ loro libertĆ , rifiutare l’intervista per tantissimi motivi, che poi restano nascosti fra le righe della risposta. Per quanto mi ĆØ stato possibile, ho ricontattato soprattutto le donne, ma questo ĆØ. Ho lavorato in uno spirito di ā€œparitĆ  di genereā€ nelle richieste e rispettato la paritĆ  e la libertĆ  di genere, nelle risposte.

Sarebbe però fattibile un seguito con solo premi Nobel al femminile? Io lo auspico. L’ho scritto anche nel libro che se qualcuno avesse qualche contatto o canale e potesse darmi una mano, sarebbe una cosa gradita ed auspicabile, poter fare un secondo volume con voci femminili o miste, maschi e femmine. Per ora direi che la cosa bella ĆØ far vedere la qualitĆ  del libro, se piacerĆ  ai lettori, che ĆØ sempre la cosa più importante e magari con questo ā€œattestato di merito per il lavoro svoltoā€, potremmo avere un volume con più voci femminili. A questo proposito, vorrei sottolineare che ho voluto una prefazione ā€œal femminileā€ e di qualitĆ , cosa che ho trovato in Ana Blandiana, proprio come forma di ā€œriscattoā€ per non avere un libro con solo voci maschili, che sarebbe stato lo stesso un buon lavoro, ma credo che cosƬ possa rendere onore anche al mondo femminile, che ĆØ la prima voce che il lettore incontra quando inizia l’avventura del saggio.

Source: richiesto all’editore. Grazie all’uffcio a 1AComunicazione.

:: La favolosa favola della fatina Scemarella, Pietro Clementi (Gallucci, 2022) A cura di Viviana Filippini

15 Maggio 2023

Nel magico mondo di Favolosia in ā€œLa favolosa favola della fatina Scemarellaā€ di Pietro Clementi, edito da Gallucci, Ā le fatine nascono tutte sotto meravigliosi fiori, ma una di loro, Scemarella, nasce sotto un carciofo che può anche avere il suo fascino, ma non ĆØ di certo una rosa, o un tulipano, o un giacinto o un fiore che trovate bello. Da subito la protagonista si dimostra ben diversa da tutte le altre sue compagne perchĆ© lei, cosƬ paffutella e simpatica, ĆØ anche un po’ maldestra e a tratti sbadata. Dettagli che agli occhi degli altri la fanno apparire imperfetta e per tale ragione la chiamano ā€œScemarellaā€. La fatina, alla quale il nome ĆØ stato appiccicato addosso per volontĆ  altrui, ĆØ la protagonista della storia fantasy che leggiamo noi ma che, allo stesso tempo, il piccolo Luciano si sente raccontare dalla mamma. Il bimbo ĆØ molto abbattuto perchĆ©, come racconta alla mamma prima di andare a letto, a scuola i suoi compagni di classe lo deridono in quanto basso di statura. La mamma decide quindi di raccontare a Luciano la storia di Scemarella, una fatina un po’ pasticciona, ma unica nel suo genere. Il libro di Pietro Clementi, autore teatrale e scrittore, fondatore della compagnia ā€œUn teatro da favolaā€ ĆØ un romanzo ad atmosfere fantasy nelle quali si cela anche il romanzo di formazione, perchĆ© Scemarella, che tutti tengono a debita distanza per non finire nei guai, in compagnia del suo unico e fidato amico Othello, dovrĆ  affrontare una serie di avventure (delle vere e proprie prove) compresa la sfida con una fata cattiva, acida e perfida, per realizzare il suo sogno. Grazie a questa narrazione, la mamma di Luciano racconta al figlio sƬ una storia fantastica, nella quale però ci sono temi importanti e attuali come il bullismo, il body shaming Ā (deridere una persona per il suo aspetto fisico) che con i social media hanno preso ancora maggiore spazio, uniti anche all’accettazione di sĆ©, dei propri pregi e difetti. ā€œLa favolosa favola della fatina Scemarellaā€ di Pietro Clementi ĆØ una storia divertente, ma non banale, che aiuta il piccolo lettore o lettrice, a comprendere che l’essere diversi dagli altri non vuol dire essere sbagliati, ma ĆØ essere unici e con delle qualitĆ  che permettono di raggiungere importanti traguardi, come Scemarella, che scemarella non ĆØ!

Pietro ClementiĀ (Roma, 1972) ĆØ autore teatrale, scrittore, compositore, regista e attore. Ha prodotto più di cinquanta spettacoli per bambini in cui il pubblico ĆØ coinvolto sul piano fisico, vocale ed emotivo.Ā Nel 2015 ha fondato la Compagnia ā€œUn teatro da favolaā€, che con le sue rappresentazioni per le famiglie ha battuto tutti i record di presenze a Roma e Milano.

Valerio Chiola, classe ’88, ĆØ illustratore, fumettista, autore, storyboard artist e character designer. Ha collaborato e collabora con editori nazionali e internazionali.

Source: inviato dall’editore. Grazie a Marina Fanasca e all’uffcio stampa di Gallucci editore.

:: La strada ti chiama,Ā Francesca Bonafini (Sinnos 2022)Ā A cura di Viviana Filippini

2 Maggio 2023

ā€œLa strada ti chiamaā€ ĆØ il nuovo romanzo di Francesca Bonafini, una storia che conquista perchĆ© racconta l’adolescenza di quattro adolescenti, nella Toronto (Canada) degli anni 70. I protagonisti sono quattro ragazzini, amici per la pelle che si dividono tra la scuola e le partite a hockey nelle strade del quartiere di East York. Loro sono Leonardo, Dimitrios, Oliver, Yves. Tutti hanno tredici anni, tutti vanno a scuola, adorano l’hockey e la musica (presente un po’ ovunque nelle pagine) e alcuni di loro sono figli di emigrati, ma ad unirli in modo maggior la consapevolezza che quell’estate del 1976 ha qualcosa di speciale e importate per loro, indipendentemente dalla presenza di mappe del tesoro. Il romanzo della Bonafini ĆØ una bella storia di formazione e di amicizia di un gruppetto di ragazzi che, nel loro carattere, hanno ancora l’innocenza tipica dei bambini, ma, nel loro cuore comprendono che qualcosa sta per trasformarsi per sempre. Capiranno che il cambiamento sarĆ  su più fronti. Tanto per cominciare i quattro amici cominceranno a guardare in modo diverso  le ragazze, non più come compagne di scuola, ma come possibili fidanzate. Altro aspetto interessante del romanzo per ragazzi ĆØ la presenza di figli di emigrati di origine italiana, greca, francese che vivono la loro esistenza tra gli usi e costumi tipici del Canada, dove però mantengono vivo il legame anche con la loro terra di origine. Un mescolanza di culture che si fondono e comprendono. Non solo, perchĆ© in tutto questo turbine di emozioni, ognuno di loro sente dentro al proprio io il venire un po’ meno una serie di certezze che avevano da bambini e che li mette in crisi. Per esempio Leonardo, uno dei protagonisti da piccolo avrebbe voluto fare tanti lavori diversi (dall’astronauta al muratore come il padre), mentre ora che ĆØ un ragazzino, a parte giocare a hockey (e nemmeno tanto bene, e lo sa, ma non gli importa perchĆ© lui si diverte) dentro a sĆ©, ha solo una gran confusione perchĆ© non sa più cosa vuole fare nel e del suo futuro. Uno stato emotivo che riguarda Dimitrios, Oliver e Yves, anche loro in una fase cruciale delle loro esistenze perchĆ© hanno capito – un po’ perchĆ© cambiano i loro interessi, un po’ perchĆ© cambiano loro stessi-  che non sono più bambini nella mente e nel corpo. Dentro di loro sono consapevoli che la strada per diventare adulti ĆØ ancora lunga, e questo li spaventa, ma non si scoraggiano. ā€œLa strada ti chiamaā€ di Francesca Bonafini ĆØ un romanzo d’amicizia e di formazione dove questi quattro tredicenni sƬ si divertono giocando, affrontando anche sfide e prove tra l’avventuroso e il rocambolesco, ma ad unirli ancora di più c’ĆØ un’amicizia forte e solida e sarĆ  quell’elemento che li sosterrĆ  alla scoperta del loro domani. Il libro ĆØ Finalista Premio Andersen 2023 nella categoria Miglior Libro oltre i 12 anni.

Francesca Bonafini ĆØ nata a Verona e vive a Bologna. Ha pubblicato i romanzi per il lettore adulto e per ragazzi ā€œCelestialeā€ (Sinnos, 2018). Numerosi suoi racconti sono apparsi su riviste, quotidiani e antologie, ed ĆØ presente nel ā€œDizionario affettivo della lingua italianaā€ (Fandango, 2008). Ha scritto di musica italiana e in particolare di Ivano Fossati nel volume ā€œSex machine. L’immaginario erotico nella musica del nostro tempoā€ (Auditorium, 2011). ƈ coautrice del romanzo collettivo Il cavedio (Fernandel, 2011) e del libro umoristico a quattro mani ā€œNon avremmo mai dovuto. Le frasi che gli uomini sposati dicono alle amantiā€ (Ad est dell’equatore, 2015). Sito web: https://francescabonafini.wordpress.com/

Source: Inviato dall’editore. Grazie all’uffcio stampa Sinnos.

Fiori Picco ci racconta la storia delle ultime donne di Bhaktu

13 aprile 2023

La scrittrice e sinologa bresciana Fiori Picco ĆØ in libreria con “Il Circolo delle Donne Farfalla- Mugao e Bhaktu” (Fiori d’Asia editrice) una storia di donne ambientata nella Cina meridionale, Yunnan Nord-occidentale, Gorgia del Nujiang, tra Tibet e Birmania nel 2016, anche se non mancano salti temporali indietro nel tempo fino al 1700 e agli inizi del Novecento. In una terra inospitale e selvaggia prende forma la storia di quattro donne anziane con i visi tatuati che vivono sole e ai margini. Loro sono le ultime testimoni di Bhaktu, un rituale barbaro che per secoli sfigurò molte adolescenti trasformando per sempre le loro vite. A salvaguardare queste donne arriverĆ  una giovane assistente sociale. Ne abbiamo parlato con l’autrice.

Come ĆØ nata l’idea del romanzo?Ā Sei anni fa la mia amica cinese Mila, protagonista e voce narrante del romanzo, mi contattò dopo un’esperienza di volontariato presso il popolo Dulong. Mi raccontò la storia delle quattro Donne Farfalla e l’atmosfera della Gorgia. Ne rimasi affascinata e sentii il desiderio di riportare in un libro le vicende degli indigeni. Nel 2004 mi ero giĆ  avvicinata al Nujiang, ma non ero riuscita ad arrivare al villaggio perchĆ© solo nel 2016 fu aperto il tunnel di collegamento con la parte orientale dello Yunnan.Ā L’esperienza di Mila mi diede l’input per iniziare a scrivere un nuovo romanzo sulla ā€œTribù del Soleā€, sul suo stile di vita attuale e passato e su fatti storici poco noti all’Occidente.Ā Ā 

PerchĆ© la scelta di concentrarsi sul popolo Dulong? In vent’anni i protagonisti dei miei libri sono stati gli Yao, gli Wa, gli Yi, i Miao e molte altre etnie cinesi. Avendo una ricca esperienza di docente e di ricercatrice di antropologia, ed essendo venuta a contatto per otto anni con le minoranze etniche dello Yunnan, nei miei libri ho sempre scritto di questi popoli, delle loro tradizioni e di eventi storici che li riguardano.Ā I Dulong, rispetto ad altre etnie, sono poco conosciuti e hanno avuto una storia travagliata e drammatica. Fino alla prima metĆ  del Novecento sono rimasti chiusi e isolati nella Gorgia vivendo in condizioni indigenti. Solo nel 2016 la loro vita ĆØ migliorata grazie all’apertura del tunnel e a vari piani di modernizzazione attuati dal Governo. Oggi sono sotto l’egida dell’Unesco come patrimonio mondiale dell’umanitĆ .Ā 

Mila ĆØ una giovane assistente sociale, cosa rappresenterĆ  per lei questa esperienza e quanto di te c’ĆØ in lei?Ā Mila ĆØ una mia amica e abbiamo molti punti in comune tra cui il contatto con gli indigeni dei villaggi tribali più sperduti, l’interesse nei confronti del loro folclore e degli usi e costumi, l’amore per la natura e per i paesaggi incontaminati.Ā  Anche lei, come me, da giovanissima ĆØ partita all’avventura verso una meta lontana lasciando la famiglia e la sua vita quotidiana. L’esperienza nella Gorgia e il suo impegno nel sociale l’hanno cambiata e, da giovane ribelle metropolitana, ĆØ diventata una donna matura, inclusiva e incline al perdono.

Cosa ti affascina della Cina e di queste popolazioni non molto note a tutti?Ā La Cina mi ha sempre affascinata e, dopo averla visitata e conosciuta, ho scoperto le sue molteplici culture, la storia millenaria e, nell’immediato, la disponibilitĆ  nei confronti dello straniero, infatti mi sono subito sentita accolta e ben integrata. Di queste etnie ho sempre amato la gioia di vivere, il rapporto simbiotico con la natura, i culti totemici e i riti, le musiche e le danze, i costumi ricamati, coloratissimi e ricchi di dettagli simbolici, la mitologia e le leggende millenarie, le religioni sincretiche che sono una fusione di animismo, sciamanesimo e culti popolari locali.Ā 

Protagoniste sono 4 donne. PerchĆØ la scelta di 4 protagoniste femminili?Ā Nei miei libri parlo spesso di donne raccontando esperienze di vita e vicissitudini che riporto come storie-veritĆ  di denuncia sociale. Nei secoli le Donne Farfalla sono state vittime di un sistema patriarcale e maschilista che le ha assoggettate e piegate alla volontĆ  di padri e mariti padroni. Nel libro ho ricostruito il passato delle protagoniste note come ā€œPuma la sciamana, Cina la tatuatrice, Grisa l’erborista e Duna la tessitriceā€: quattro nonnine anziane e bisognose di aiuto, che non sono mai state capaci di protestare e che hanno accettato il destino con fatalismo. Con vari flash back e salti temporali ho narrato le loro vicende, familiari e personali, all’interno di un clan tribale e restrittivo che negava libertĆ  e diritti.Ā Ā Ā 

Mugao e Bhaktu: che ruolo hanno nella vita delle protagoniste?Ā Le quattro protagoniste anziane sono chiamate dagli indigeni ā€œi fossili viventi della Gorgiaā€, in quanto sono le ultime e rare testimoni di Bhaktu, un rituale barbaro che per secoli e fino al 1949 deturpò le adolescenti Dulong. Si trattava di un tatuaggio facciale che ritraeva il motivo di Mugao, un totem antico che, nella forma, ricordava una farfalla. L’immagine della farfalla era soave e racchiudeva un significato mistico, infatti era legata al concetto d’immortalitĆ  dell’anima. Bhaktu era una vera e propria cerimonia sacrificale, un rituale di passaggio che rendeva libere e ā€œimmuniā€ le ragazzine, anche se poi trascorrevano la vita intera con la diversitĆ , l’imbarazzo e la vergogna. Bhaktu rientrava nelle cosiddette pratiche di modificazione corporea ma, a differenza di altri rituali più noti, come ad esempio la fasciatura dei piedi, ĆØ rimasto nell’ombra e, ancora oggi, sui motori di ricerca occidentali, non si trovano notizie al riguardo.Ā Ā Ā 

Questo romanzo può essere visto come un romanzo di formazione?Ā  ƈ un romanzo di formazione come tutte le mie storie. Il viaggio di Mila non ĆØ solo fisico ma anche interiore, infatti, grazie all’anno sabbatico trascorso nella Gorgia, la ragazza scoprirĆ  nuovi lati di sĆ©, imparerĆ  a essere più empatica e più attenta al prossimo e consapevole di quanto l’essere umano abbia bisogno degli altri. Il suo aiuto alle nonnine e al Governo locale ĆØ commovente. Ma Mila non ĆØ l’unico personaggio del libro a scoprire la sua nuova identitĆ . Anche sua madre, che vive nella lontana metropoli Kunming, uscirĆ  da una profonda crisi esistenziale e rivelerĆ  la sua vera identitĆ  con cognizione e grande forza d’animo.Ā 

Quanto ĆØ importante fare memoria?Ā  La memoria ĆØ fondamentale perchĆ© riguarda le nostre origini e l’evoluzione dell’essere umano attraverso la storia. Il passato dovrebbe insegnare a non ripetere gli stessi errori; in realtĆ  l’uomo ĆØ recidivo e la sua memoria ĆØ breve. A mio avviso, il compito dello scrittore ĆØ portare a conoscenza il lettore di determinate situazioni del passato e del presente, nel caso specifico di un popolo della Cina che per secoli fu oggetto di soprusi e violenze da parte di un’altra etnia di cui l’Occidente crede di sapere tutto. In realtĆ  le poche notizie attuali e ripetitive riportate dai media non rivelano tutto il tessuto socio-politico e relazionale che da sempre riguarda le etnie e le culture presenti nel territorio cinese, comprese quelle delle regioni autonome.Ā