Franco Ferrarotti, giunto al culmine degli anni, sta realizzando il āSomnium Scipionisā, contenuto in un frammento del āDe re publicaā di Cicerone, in cui Ā«il vecchio Scipione compare in sogno al nipote Emiliano e gli dice che lāideale sarebbe di riuscire a unire il ābios theoretikosā, la vita teoretica contemplativa dei greci, con il pragmatismo dei romani e poi Emiliano, āsomno solutusā, sciolto dal sonno, si svegliaĀ» (āDialogo sulla poesiaā, con unāantologia poetica, a cura di Piera Mattei, gattomerlino, Roma, 2018, p. 32).
Il grande sociologo, infatti, da un lato, deve adeguarsi alle esigenze pratiche, come muoversi ed alzarsi, dalla sedia o dal letto, con circospezione, prendere tutta una serie di precauzioni, imposte dallāetĆ , per Ā«raccordareĀ» il suo organismo con la Ā«volontĆ di movimentoĀ» ed evitare brutte cadute, e, dallāaltro lato, ha la possibilitĆ di Ā«richiamareĀ» Ā«tutto il mondo teoretico, le idee, raccordarle con calma, con tranquillitĆ Ā» (ibidem).
E allora sgorga la poesia, che si configura, leopardianamente, come Ā«ultrofilosofiaĀ», concrescenza di sentimento naturale e ragione, nella quale, però, Ā«la natura abbia la maggior parteĀ». UnāĀ«ultrafilosofiaĀ», che Ā«conoscendo lāintiero e lāintimo delle cose, ci ravvicina alla naturaĀ». CosƬ leggiamo in un pensiero dello āZibaldoneā datato 7 giugno 1820. Unā Ā«ultrafilosofiaĀ» che, essa sola, può garantire una Ā«rigenerazioneĀ».
La poesia si presenta come lāattivitĆ umana per eccellenza, che precede e racchiude, sovrasta, tutte le altre, intellettuali e pratiche. TantāĆØ che i primi legislatori, i primi filosofi, sono stati innanzitutto Ā«poetiĀ». Scrive, a tal proposito, Ferrarotti: Ā«Le antiche costituzioni, quella di Licurgo per Sparta, erano testi poetici, ma anche Parmenide, Zenone, gli antichi testi filosofici erano poemiĀ» (āDialogo sulla poesiaā, cit., p. 45). La poesia ĆØ la forma più autentica di conoscenza, perchĆ© compie il āmiracoloā di attribuire ad Ā«unāesperienza circoscritta, minuta, empirica, anche, se si vuole, miserabile, attraverso la metafora [ā¦] un significato universaleĀ» (ivi, p. 12).
Si sviluppano allāinsegna del Ā«somniun ScipionisĀ», della saldatura tra teoresi e prassi, e dellāĀ«ultrafilosofiaĀ», come concrescenza di sentimento naturale e ragione, le due ultime raccolte poetiche di Franco Ferrarotti, pubblicate, rispettivamente nel 2020 e nel 2021, dallāeditore gattomerlino: āVoci dalla clausuraā; āLāamica bisbeticaā. Tutta la propria vita scorre davanti al poeta e impone una riflessione pacata. Eā la sua vita individuale, ma anche quella di tutto un mondo, il Ā«mondo della penuriaĀ», vale a dire il mondo contadino, con la sua ricchezza umana, i suoi valori, che sono stati distrutti dalla societĆ industrializzata e, poi, informatizzata, la societĆ digitale iperconnessa dei giorni nostri, che annulla sia la dimensione collettiva, sia quella individuale, e sostituisce alla vita reale quella virtuale, predeterminata nei suoi contenuti da chi detiene il potere, nascondendosi dietro lāanonimato di Internet, e incidendo in maniera subdola sulle coscienze, trasformando le idee in cibi precotti, giĆ preparati dai padroni del mondo, che impediscono la libertĆ dellāautodeterminazione, nel campo delle idee e dei comportamenti, in capo ai popoli e ai singoli individui.
La poesia di Ferrarotti si fa essenziale, verticale, e i versi spesso coincidono con singole parole, rappresentando un filo sottile della coscienza, che, però, non si spezza, permane con tutta la sua robustezza e con la sua capacitĆ riflessiva autonoma. CosƬ Ferrarotti descrive il mondo contadino della sua infanzia nella poesia dāapertura del volumetto āVoci della clausuraā, come se di esso gli giungesse unāeco lontana in un mondo in cui, per converso, ĆØ sparita ogni presenza umana reale ed autonoma, per lāappunto: Ā« Dallāesilio autoimposto / dal silenzio / dalla clausura in cui si mescolano notte e giorno / voci mi giungono interrotte / da lontani silenzi / cinguettii di rondini sfreccianti / il mondo che non ha ritorno / il mondo della lanterna / nitrivano i cavalli fra le stoppie / frinivano le cicale / nellāerba alta / anatre e oche nellāaia starnazzavano // muggivano le mucche / sparse nel prato / ferme / monumenti contemplanti / voci umane / voci animali / rompevano il silenzio / discreta musica / deserti mattini / sono tornati i pesci nel Canal Grande / anatroccoli nella ābarcacciaā del Bernini. /Abbiamo perso ingombrante / la presenza umana / nellāUniversoĀ» (ivi, pp. 9-10).
La societĆ attuale si ĆØ ridotta ad una Ā«rete di ricatti reciproci, disordinato insorgere di rancori e sfiducia. Eā in crisi il rapporto interindividualeĀ» (āLe ragioni della poesia nella societĆ irretitaā, gattomerlino, Roma, 2019, p. 20). Sono venuti meno i valori, gli ideali, che appartengono al passato, e , perciò, Ferrarotti lo rievoca con evidente nostalgia. La sua non ĆØ una visione conservatrice, āantiquarialeā. Lo stesso Leopardi ha esaltato le civiltĆ antiche, in quanto quelle che si sogliono chiamare spregiativamente Ā«illusioniĀ» hanno spinto, per lāappunto, gli antichi a grandi gesta, ad abbracciare grandi passioni, e a fare grande poesia, che ora si ĆØ smarrita, nei tempi Ā«moderniĀ», dominati dal materialismo assoluto, dal razionalismo deteriore, che assume i connotati dellāinteresse gretto, dellāegoismo più sfrenato.
Per queste ragioni, il richiamo al passato, come ĆØ stato messo in risalto proprio con riferimento a Leopardi dalla critica più avveduta, non necessariamente deve avere funzione conservatrice o, addirittura, reazionaria. Un ulteriore aspetto dellāĀ«ultrafilosofiaĀ» consiste, infatti, nel continuo alternarsi di illusioni e ragione: la seconda distrugge le prime, che rinascono in forma nuova, vengono distrutte per lāennesima volta, ma risorgono in forme sempre rinnovate, anche grazie allāimmaginazione, che consente di andare oltre i sensi, al di lĆ della vista, verso lāĀ«infinitoĀ».
Lo sciogliersi nella natura, nel cosmo, alla ricerca dellāĀ«infinitoĀ», caratterizza anche i versi di Franco Ferrarotti. LāĀ«immaginazioneĀ» sāintreccia con la Ā«memoriaĀ», assume una funzione moltiplicativa della realtĆ . La consapevolezza del Ā«nullaĀ» determina in lui la stessa reazione orgogliosa che troviamo nellāultimo Leopardi, lāesaltazione dellāĀ«ioĀ», la riacquisizione di tutte le sue energie e pulsioni vitali, a partire dallāamore. In Ferrarotti ĆØ fortemente presente la dimensione Ā«eroticaĀ», della quale egli, nonostante lāetĆ avanzata, non si vergogna affatto, perchĆ© rappresenta una componente fondamentale della vita. Scrive, infatti, lāillustre accademico nella sua confessione preliminare a āLāamica bisbeticaā: Ā«Credo di aver perso la fede verso i dieci anni, quando dovevo confessare gli āatti impuriā, vale a dire le numerose trasgressioni del sesto comandamento, per lo più dovute ad un sano istinto di auto-esplorazione. Mi pareva difficile e comunque incongruo considerare āimpuriā gli atti da cui nasce la vitaĀ» (ivi, p. 9). Lā eros finisce per identificarsi con la vita e con la poesia, ĆØ anchāesso Ā«la più grande forma conoscitivaĀ» (āDialogo sulla poesiaā, cit., pp. 19-20). Ma va inteso nella sua vera essenza, superando la scissione artificiale e artificiosa tra corpo e spirito che ĆØ stata introdotta da Platone ed ĆØ presente nella religione cattolica, con il conseguente sentimento di Ā«colpaĀ», di Ā«peccato della carneĀ».
Non era cosƬ nei grandi poeti latini, come Catullo. Scrive Ferrarotti: Ā«In Catullo [ā¦] non cāĆØ questo eros dimidiato, e non esiste il senso di colpa, non cāĆØ il āsuper egoā in termini freudiani⦠E quindi cosa cāĆØ? CāĆØ unāunitĆ straordinaria, magnifica da capire non solo con lāintelletto, la ragione, ma col basso ventre. E qui cāĆØ la grande forza della poesia: la poesia ĆØ una voce, ma ĆØ una voce in cui si avverte la grana della voce. Eā tutto un insieme, la carne e il sangue, senza la scissione operata da PlatoneĀ» (ivi, p. 21). Come in Leopardi, anche in Ferrarotti cāĆØ un rapporto inscindibile tra poetica e poesia, tra le sue teorie sullāuomo e la societĆ ed i suoi versi, la visione del mondo che da essi emerge. Nella poesia di Ferrarotti troviamo questa forza dellāeros inteso classicamente come soffio Ā«vitaleĀ»: Ā«La forza dellāeros in senso classico ĆØ questa fondamentale unione, lāessere umano come carne e come spirito, spirito che spira, āanemosā proprio come soffio. E nello stesso tempo, proprio congenitamente legato a questo soffio, cāĆØ lāimpeto vitale da cui nasce la vitaĀ» (ivi, p. 22).
Lāeros ĆØ, dunque, vita e dura finchĆ© essa dura. Leggiamo nei versi di Ferrarotti: Ā«Ti sogno / mi vergogno / agogno / Ti sogno a gambe aperte / fiore corolla estuario / sudario / santuario / porto finale di passioni inconsumate / appassite / passate / inizio e fine / nostalgia di certe passeggiate / nella muta solitudine / dellāinnocenza perdutaĀ» (āSogno a mezzanotteā, in āVoci dalla clausuraā, cit., p. 24). E ancora: Ā«Capezzolo monello. girasole / della mia povera vita errabonda / Tu sei insieme perno, luna e sole / e sai di quante lacrime essa gronda. // Irrorami lo sterno, amore mio / i tuoi succhi vitali sono ambrosia / cade la notte, preda dellāoblio / vago nellāombra di me stesso sosia. // Ma torneranno i giorni in cui le dita / saluteranno il sorgere dellāalba / diafani segni nel ciel della vita / oltre il grigiore dellāignavia scialbaĀ» (āNotturna ambrosiaā, ivi, p. 26). E a proposito della Ā«sacra unioneĀ» tra spirito e corpo, che eleva al cielo: Ā«Vorrei in te intuarmi, cavallina, / quale che sia il tempo che māaspetta / baciarti la falcata ogni mattina / come conviene a chi dāamor rifletta. // Ma so che giĆ lontan di buona lena / trottando vai per lidi a me preclusi / gemetti un giorno sul futon, serena / ilare lāaria intorno a noi refusi // nella carnal gaudiosa combustione / avvinti nellāafrore del piacere / per consumarci nella sacra unione / che al ciel innalza un inno di preghiereĀ» (āAnima e carneā, in āLāamica bisbeticaā, cit., p. 21). E, ancora, sulla scia di Catullo: Ā«Il sentierino che dalla vagina / va ai dolci anfratti ove sostare ĆØ bello / amatissima strada clandestina / percorsa spesso da un estro monello. // Ed eccoci invasi dallāorgasmo / uniti in quel di sfavillante / a chiasmo radicati nella carne / una indivisa / palpitante / verrĆ il gran giorno. // Donami i tuoi occhi / per un istante solo di paradiso / i tuoi seni / lāanche flessuose / il viso / oltre la vanitĆ di sogni sciocchiĀ» (āAmate stradeā, ivi, p. 10).
Come nellāultimo Leopardi, amore e morte si intrecciano nelle poesie mature di Ferrarotti. La morte non ĆØ qualcosa di scisso dalla vita, ne rappresenta la continuitĆ naturale, da accettare senza fratture traumatiche: Ā« āMors tua vita meaā / verrĆ verrĆ / ma non si sa / nĆ© come nĆ© quando / verrĆ forse danzando / o balbettando o ālento pedeā / quando nessuno se lāaspetta / e neppur la vede / circospetta / lāuomo strabuzza gli occhi / ed ĆØ giĆ spento / oh, morte ballerina / quando mi prenderai? / Di sera o di mattina? Mi liberi dallāonda / di una lunga vita / sia pure a notte fonda / sei lāospite squisitaĀ» (āLāospite squisitaā, ivi, p. 25).
Ferrarotti va incontro alla morte con serenitĆ , scherza con essa, gioca, come emerge dalla funzione ironica che in questi ultimi versi egli assegna alla rima, la considera Ā«squisita ospiteĀ», come Ā«amica bisbeticaĀ»: Ā«Aspetto la morte / come unāamica bisbetica / verrĆ , non verrĆ ? / Nessuno lo sa. / Ma so che allāappuntamento / sia sole o pioggia o tiri vento / non mancherĆ Ā» (āLāamica bisbeticaā, in āVoci dalla clausuraā, cit., p. 20).
Franco Ferrarotti, come i grandi poeti, come Leopardi nellāinterpretazione del De Sanctis, parlandoci della morte ci fa amare la vita.
Franco Ferrarotti, nato a Palazzolo Vercellese, ĆØ personalitĆ originale, poliedrica e versatile: ĆØ stato consulente industriale, diplomatico, deputato, professore universitario, ma soprattutto ĆØ il creatore della sociologia in Italia. A Roma, nel 1960, vinse la prima cattedra di quella materia messa a concorso in Italia.
Poliglotta e studioso di apertura internazionale ha collaborato e collabora con le maggiori universitĆ e con importanti riviste scientifiche statunitensi, oltre che europee.
Molti dei suoi libri sono tradotti in francese, inglese, spagnolo, russo, giapponese e in altre lingue.
Si ĆØ interessato dei problemi del mondo del lavoro e della societĆ industriale e postindustriale, dei temi del potere e della sua gestione, della marginalitĆ urbana e sociale, delle credenze religiose, delle migrazioni.
Ć stato insignito dei maggiori riconoscimenti, nazionali e internazionali. Dal 1967 dirige la rivista La Critica Sociologica.