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:: Un passo di troppo, Lee Child, (Longanesi, 2014)

4 giugno 2014

patropgrandeMaestro indiscusso dell’action thriller Lee Child, pseudonimo di James R. Grant, è un autore capace di imbastire trame, giocate quasi interamente sui dialoghi, che grazie al personaggio di Jack Reacher rimangono nell’immaginario comune. Così è anche questa volta con Un passo di troppo, (The Hard Way, 2006), decimo episodio della serie. Un buon thriller, scritto in terza persona, duro, veloce, pubblicato ormai qualche anno fa, (per la precisione nel 2006, in America per la Delacorte Press, ramo della Random House, e in Italia quest’anno per Longanesi e tradotto dall’ormai traduttrice storica di Child, Adria Tissoni), ma che non accusa il passare degli anni. Come il buon whiskey anzi il tempo lo migliora, e se anche l’ordine di pubblicazione in Italia non è stato cronologico, (ne ignoro i motivi, forse questioni di diritti) poco ne risente il lettore sempre felice di accompagnare Jack Reacher nei suoi vagabondaggi senza meta in giro per l’America.
Questa volta siamo a New York, Jack se ne sta per i fatti suoi a sorseggiare un caffè in un bicchierino di polistirolo in una di quelle tavole calde, immortalate da Edward Hopper (immagine tra l’altro ripresa dalla copertina americana). Fuori seduto ai tavolini in una piacevole notte estiva vede dall’altra parte della strada un uomo che si avvicina a una Mercedes e qualcosa scatta nella sua mente. Il suo spirito di osservazione registra un’anomalia, che sfuggirebbe a chiunque ma non a lui. E non si sbaglia. Il giorno seguente ritorna nello stesso bar e un uomo si avvicina al suo tavolo. Lavora per Edward Lane, proprietario di un’agenzia di contractor, e cerca testimoni.
L’uomo visto la sera prima da Reacher non era altro che un rapitore che andava a ritirare un riscatto. Infatti moglie e figliastra di Edward Lane sono apparentemente state rapite e la trattativa per il rilascio sembra andare per le lunghe. Sempre nuove richieste di soldi e la liberazione degli ostaggi sempre più lontana. Reacher è consapevole che i casi di rapimento quasi mai vanno a buon fine, ma quando Lane gli chiede aiuto, proponendogli di assumerlo e promettendogli un milione di dollari, accetta. Il suo senso del dovere e della giustizia supera l’antipatia che prova per l’uomo che è indubbio che nasconde qualcosa. E di cose poco chiare su Edward Lane Reacher ne scoprirà parecchie. Aiutato da un’ ex agente del FBI, che dirigeva il caso del rapimento della moglie precedente di Lane, ora diventata investigatore privato, arriverà alla verità, in un finale alla Jack Reacher naturalmente.
Dunque è la storia di un rapimento, tipica di molti plot giocati sulla suspense, (la domanda che ci accompagnerà fino alla fine è: riuscirà il protagonista a salvare madre e figlia?) ma caratterizzata dallo stile inconfondibile di Child che alterna azione pura, alla Robert Crais per intenderci, (altro autore che per chi piace il genere è sempre una conferma), ad un ottimo ritratto di luoghi e personaggi, anche i minori, su cui naturalmente spicca Jack Reacher di cui finalmente abbiamo un ritratto fisico: alto, massiccio, capelli corti biondi, occhi azzurri, aria un po’ sgualcita di chi ama fare a botte. Questa volta coinvolto per caso in un rapimento anomalo, se vogliamo.
Naturalmente il nostro eroe non se ne può stare con le mani in mano quando c’è una donna e una bambina in pericolo, e a suo modo farà di tutto per salvarle, anche se significa mettersi nei guai ed avere a che fare con ex militari, rapitori, poliziotti, insomma gente pericolosa, armata fino ai denti e che conosce la violenza. Lee Child comunque non si smentisce e imbastisce un thriller adrenalinico, serrato, in cui lo scorrere del tempo accresce la tensione verso un finale spiazzante, (anche se naturalmente che un certo personaggio fosse un bastardo è un sospetto che viene già dalla sua prima apparizione). Quindi dimenticate la noia e i tempi morti, Lee Child in questo campo è il migliore. Unico punto debole, è che i suoi romanzi si leggono troppo in fretta e subito sono già finiti.

Lee Child è nato a Coventry, in Inghilterra, nel 1954. Dopo aver lavorato per vent’anni come autore di programmi televisivi, nel 1997 ha deciso di dedicarsi alla narrativa: il suo primo libro Zona pericolosa è stato salutato da un notevole successo di pubblico e critica, e lo stesso è accaduto per gli altri romanzi d’azione incentrati sulla figura di Jack Reacher, personaggio definito dal suo autore come «un vero duro, un ex militare addestrato a pensare e ad agire con assoluta rapidità e determinazione, ma anche dotato di un profondo senso dell’onore e della giustizia». Da La prova decisiva è stato tratto il film con Tom Cruise nei panni di Jack Reacher. Lee Child vive negli Stati Uniti dal 1998. www.leechild.com  Sito ufficiale (in inglese)

:: Recensione di Jack Reacher – La prova decisiva di Lee Child (Longanesi, 2012)

12 febbraio 2013
la prova

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Jack Reacher – La prova decisiva (One shot, 2005), tradotto da Adria Tissoni, nono episodio della serie di Jack Reacher, ideata dall’autore britannico Lee Child, è una riedizione voluta da Longanesi, che l’aveva pubblicato per la prima volta nel 2008 con il titolo La prova decisiva, in occasione dell’uscita dell’omonimo film di Christopher McQuarrie con Tom Cruise nei panni del protagonista. Premetto che non avendo visto il film eviterò qualsiasi parallelismo tra romanzo e opera cinematografica. Come tutti i libri di Lee Child che fino ad oggi ho letto questo romanzo merita di essere letto,  soprattutto se amate i thriller in cui predomina l’azione. Jack Reacher è un personaggio tipicamente americano, il cui spirito si nutre di molte figure iconiche del vecchio west, se non addirittura andando indietro nel tempo, e cambiando continente, possiamo trovare anche delle somiglianze con la figura del ronin dell’antico Giappone. L’eroe solitario, il guerriero senza macchia e senza paura, che vaga di villaggio in villaggio, senza una casa, una famiglia, senza addirittura a volte un nome, ma rigorosamente testimone di un codice morale in cui giustizia, lealtà e libertà si uniscono e diventano un tutt’uno, è da sempre una figura cardine di quella parte più anarchica e libera, alle radici stesse del mito della frontiera, di cui Child si appropria rielaborandola e proiettandola nel suo personaggio. Jack Reacher è un ex militare, ma una specie particolare di militare, un maggiore della polizia militare, che ha avuto modo di indagare sui crimini commessi all’interno dell’esercito e già per questo un paria, ben prima della sua scelta di lasciare tutto e vagare per l’America, senza un conto corrente, un indirizzo email, una casa a cui tornare, diventando un invisibile insomma, che a malapena la previdenza sociale può stabilire che è vivo. Le parti in cui vaga in autobus, vedendo scorrere la provincia americana più profonda fuori dal finestrino, anche se brevi sono capaci di creare l’atmosfera e il giusto scenario in cui si svolgono le sue avventure. Non rifugge la violenza, pur non essendo un violento. Si limita a difendersi in un modo in cui la violenza è diffusa, le armi sono facilmente ottenibili, il più forte schiaccia il più debole senza alcuna pietà. Scusatemi sto divagando, questo non è un saggio su Jack Reacher, torno al romanzo.  Allora tutto inizia nel garage di un palazzo, in una piccola cittadina di provincia. Un cecchino spara sulla folla e uccide cinque persone: quattro uomini e una donna. Apparentemente senza motivo. La polizia ferma nel giro di poche ore James Barr: un reduce, disoccupato, con problemi di insonnia, senza una assicurazione medica. Le prove portano a lui, senza ombra di dubbio, così lampanti che sembrano costruite. James Barr si chiude in un ostinato mutismo e solo con il suo primo avvocato difensore fa il nome di Jack Reacher prima di essere selvaggiamente picchiato in carcere da una banda di latinos a cui aveva mancato di rispetto. Ormai in coma, con l’onta di colpevole marchiata a fuoco, giace in un letto d’ospedale e solo la sorella lo crede innocente e cerca un altro avvocato difensore e lo trova in Helen Rodin, una preparata e ambiziosa avvocatessa alle prime armi, la figlia stessa del pubblico ministero a cui è affidato il caso. Trovare Jack Reacher diventa imperativo. Ma naturalmente nessuno ci riesce, sarà lui stesso a farsi vivo dopo aver visto in tv un servizio in cui si fa il nome di James Barr. E Jack Reacher con James Barr ha un conto in sospeso. Lo sa colpevole di un altro crimine simile, crimine per cui non l’aveva potuto perseguire per intrallazzi politico- militari. Scoprire la verità sarà per Jack Reacher l’unica via d’uscita. Azione dunque, un’ indagine che porta in direzioni diverse dalle premesse, l’intuito di Jack Reacher, il bel personaggio di Helen Rodin, sono questi gli elementi centrali di questo romanzo. Se l’inizio con l’attuazione dell’attentato è un po’ convenzionale, non lasciatevi scoraggiare appena entra in scena Jack Reacher l’azione accelera in un susseguirsi di cambi di prospettiva. Scritto in terza persona, tipo di scrittura che Child predilige quando vuole dare più spazio alla suspense, Jack Reacher – La prova decisiva è uno di quei romanzi che si leggono in poche ore, senza annoiarsi. Le possibili aperture del finale le avevo naturalmente intuite già dall’inizio, Child utilizza infatti una soluzione non certamente innovativa ma di sicuro effetto che unita alla bravura nel delineare cattivi credibili e simili a dei congiurati rendono il romanzo un thriller pienamente riuscito.

Lee Child è nato a Coventry, in Inghilterra, nel 1954. Dopo aver lavorato per vent’anni come autore di programmi televisivi, nel 1997 ha deciso di dedicarsi alla narrativa: il suo primo libro Zona pericolosa è stato salutato da un notevole successo di pubblico e critica, e lo stesso è accaduto per gli altri romanzi d’azione incentrati sulla figura di Jack Reacher, personaggio definito dal suo autore come «un vero duro, un ex militare addestrato a pensare e ad agire con assoluta rapidità e determinazione, ma anche dotato di un profondo senso dell’onore e della giustizia». Da La prova decisiva è stato tratto il film con Tom Cruise nei panni di Jack Reacher. Lee Child vive negli Stati Uniti dal 1998.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Tommaso dell’Ufficio Stampa Longanesi.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Recensione di L’ora decisiva di Lee Child (Longanesi, 2012) a cura di Stefano Di Marino

3 Mag 2012

Duro, durissimo, senza pietà. Jack Reacher torna in una nuova avventura, fedele alla formula che gli ha portato fortuna negli anni. In viaggio, sempre senza bagaglio, una meta abbozzata, si ritrova in una situazione di emergenza, coinvolto in un complicato meccanismo che lo schiera in prima linea contro il crimine. E lui, che vorrebbe star fuori dalla lotta, finisce per trasformare in personale ogni battaglia. Forse il segreto del personaggio sta tutto in un frammento di film che Susan Turner, che lo ha sostituito nell’esercito e intreccia con lui una bizzarra ma coinvolgente relazione a distanza, ritrova nelle sue valutazioni. Una reazione di un bambino di sei anni che, mentre gli altri mostrano paura, impugna un serramanico e si prepara ad affrontare un mostro. Non importa che sia di celluloide. È il tratto psicologico di Reacher a stupire. Reagire, combattere, non accettare soprusi. Sempre più eroe western in un’epoca sbagliata. Ma forse Reacher è l’uomo sbagliato nel posto sbagliato. O quello giusto nel posto giusto. Questa volta in una tormenta con solo 61 ore per sventare il piano di un narcotrafficante che ha portato alla luce un segreto vicino a una prigione. Ci sono poliziotti, testimoni, biker, gente comune, gangster messicani e russi. Solo contro tutti, Reacher corre verso il traguardo. Ci arriverà? L’ho conosciuto nel 2006, Lee Child. Molto british, taciturno come il suo eroe. Capace di creare vicende complesse coinvolgenti,ricche di azione ma anche di suspense e umanità. Uno di quei personaggi che compro il giorno stesso in cui li vedo in libreria e me li leggo d’un fiato. Per divertirmi e imparare. Solo, mi rimane  sempre il dubbio che accorciati di una cinquantina di pagine i romanzi di Child potrebbero essere anche più belli, più adrenalinici. Ma se proprio un difetto lo vogliamo trovare. Avercene, cari maestri del thriller italiano…

Lee Child è nato a Coventry, in Inghilterra, nel 1954. Dopo aver lavorato per vent’anni come autore di programmi televisivi, nel 1997 ha deciso di dedicarsi alla narrativa: il suo primo libro, Zona pericolosa, è stato accolto con un notevole successo di pubblico e critica, e lo stesso è accaduto per gli altri romanzi d’azione incentrati sulla figura di Jack Reacher, personaggio definito dall’autore «un vero duro, un ex militare addestrato a pensare e ad agire con assoluta rapidità e determinazione, ma anche dotato di un profondo senso dell’onore e della giustizia». Nel 2019 è stato proclamato Autore dell’anno dal British Book Awards. Lee Child vive negli Stati Uniti dal 1998.

Source: libro del recensore.

:: I dodici segni di Lee Child (Longanesi 2011) a cura di Giulietta Iannone

2 Mag 2011

I dodici segniSebbene inglese lo scrittore Lee Child, pseudonimo di James R Grant e fratello dello scrittore Andrew Grant, è sicuramente un maestro dell’action thriller di stampo americano: tutto adrenalina, ritmo frenetico, inseguimenti e combattimenti anche corpo a corpo.
Creatore del celebre Jack Reacher, maggiore in congedo della polizia militare statunitense ed eroe suo malgrado sempre al centro di intricate vicende in bilico tra la spy story e il police procedural più classico, protagonista indiscusso di tutti i suoi romanzi, Child ha saputo dare vita ad un personaggio decisamente anticonvenzionale, non esattamente il classico eroe standard integrato nel sistema e paladino dei valori tipicamente americani: Dio, soldi, patria, famiglia.
Jack Reacher ha una sua personale idea di giustizia, lealtà e patriottismo, non ha nè casa nè famiglia e passa il suo tempo a vagabondare per le pericolose vie d’America con probabilmente solo in tasca i soldi della misera pensione.
I dodici segni da poco edito da Longanesi è la tredicesima avventura che lo vede protagonista e fa parte delle storie narrate in prima persona.
L’esordio è di quelli che lasciano il segno. Subito ci troviamo catapultati nel centro dell’azione. Jack Reacher nel suo vagabondaggio senza meta si ritrova a New York. Sono le due di notte e viaggia in un vagone semi deserto della metropolitana sulla linea 6, la linea locale di Lexington Avenue, direzione Uptown. Un altro sonnecchierebbe perso nei fatti propri, ma non Jack.
Sarà l’addestramento, l’istinto di conservazione, l’abitudine a guardare, non vedere, ad ascoltare, non sentire, come riflesso di un impulso naturale di sopravvivenza, Jack lascia vagare il suo sguardo e una donna attira la sua attenzione. Se ne sta seduta sul lato destro della carrozza, tutta sola nella panca più lontana. Bianca, sulla quarantina, bruttina, con i capelli neri tagliati con cura. Più la guarda e più gli torna alla mente l’elenco di indicatori comportamentali di dodici punti, se osservi un sospetto di sesso maschile, di undici se osservi un soggetto femminile, che il controspionaggio israeliano ha stilato per individuare un attentatore suicida, un kamikaze.
Jack sente di dover fare qualcosa. Si alza, raggiunge la donna e le parla spacciandosi per poliziotto. Ma all’improvviso succede l’inaspettato. La donna estrae una pistola e compie l’unico gesto che Jack non si sarebbe aspettato. Si punta l’arma alla gola e premendo il grilletto si fa saltare la testa.
Agenti di pattuglia del NYPD del turno di notte intervengono e il detective Theresa Lee inizia a raccogliere le testimonianze. Subito affronta Jack e quasi l’accusa di essersi avvicinato alla donna, di averla spinta oltre il limite, invitandolo a recarsi in centrale per stendere la deposizione. Jack non ha scelta e mentre si accinge a ripetere per l’ennesima volta come si sono svolti i fatti si accorge che qualcosa non torna. Il quinto passeggero presente sul vagone al momento del suicidio ufficialmente non esiste.
Poi ciliegina sulla torta la donna si chiamava Susan Mark ed era un’ impiegata del Pentagono così Jack si trova torchiato anche dagli agenti di una agenzia federale che iniziano a fargli strane domande: se conosceva la vittima, se conosceva una donna di nome Lisa Hoth, se la morta gli ha consegnato qualcosa.
Poi uscito dalla centrale un gruppo di uomini di certo ex militari e appartenenti alle forze dell’ordine si apprestano a fargli altre domande: cosa gli ha detto la donna, se ha mai pronunciato il nome di Lisa Hoth o di John Sansom, un deputato della Carolina del Nord che vuole diventare senatore.
Anche questa volta le cose non tornano. Troppa gente sembra sapere troppo. Forse un po’ influisce il senso di colpa, un po’ il desiderio di scoprire la verità, Jack decide di scoprire cosa è realmente successo.
Sarà l’inizio di una storia intricatissima, degna dei più avventurosi action thriller, con al centro terroristi sanguinari, ricatti e un segreto che se rivelato potrebbe aprire scenari inquietanti sul recente passato americano.
Lee Child conosce il segreto per tenere il lettore inchiodato alle pagine, per tutto il libro mi sono chiesta come sarebbe andata a finire la storia e quale fosse il motivo per cui Susan Mark avesse premuto quel grilletto.
Ho dovuto letteralmente costringermi a non andare a leggere le ultime pagine e lo sforzo è stato premiato. E’ una storia che coinvolge, scritta bene dosando suspence, colpi di scena e rivelazioni centellinate e non troppo irrealistiche anche se una punta di macchinosità è presente e viene stemperata dalla simpatia che riesce a ispirare il protagonista, un duro e puro come si suol dire.
Molti avrebbero insistito di più sulla possibile storia d’amore tra Theresa Lee e Jack, ma Child preferisce accennare ad un veloce mordi e fuggi giusto prima dell’adrenalinico finale, molto pulp.

Lee Child è nato a Coventry, in Inghilterra, nel 1954. Dopo aver lavorato per vent’anni come autore di programmi televisivi, nel 1997 ha deciso di dedicarsi alla narrativa: il suo primo libro, Zona pericolosa, è stato accolto con un notevole successo di pubblico e critica, e lo stesso è accaduto per gli altri romanzi d’azione incentrati sulla figura di Jack Reacher, personaggio definito dall’autore «un vero duro, un ex militare addestrato a pensare e ad agire con assoluta rapidità e determinazione, ma anche dotato di un profondo senso dell’onore e della giustizia». Nel 2019 è stato proclamato Autore dell’anno dal British Book Awards. Lee Child vive negli Stati Uniti dal 1998.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Tommaso dell’Ufficio stampa Longanesi (appassionato di Reacher quanto me).