:: Recensione di Senza traccia di David Levien

9 settembre 2010 by

senza-traccia-2806144Strano detective Franck Behr, faccia rubizza, baffoni cespugliosi, naso schiacciato, massiccio, con le mani grosse come mattoni, ex poliziotto decorato, ora investigatore privato pronto a rovistare nella spazzatura per togliere dai guai il “Tribune” in causa per un articolo diffamatorio. Ecchecavolo si deve pur vivere, mica si può fare sempre gli schizzinosi. Franck Behr non è un santo, certo quando era in polizia… già altri tempi, altra vita, quasi fossero passati miriadi di anni, prima dei rapporti di scarsa efficienza, prima delle ordinanze di retrocessione di grado, prima che diventasse un paria, prima che tutto andasse a puttane. Ma è la vita. Si tira su col naso e punto e a capo si va avanti. Poi un giorno senza preavviso, a causa di un poliziotto troppo solerte e leggermente in colpa, si vede piombare nella sua vita Paul Gabriel, un ipotetico cliente con una storia da raccontare. Jamie suo figlio, il suo unico figlio, un ragazzino di dodici anni, è scomparso una mattina di ottobre senza lasciare traccia. Dopo un anno e due mesi, il caso è ormai freddo, la polizia dopo le allerte per la scomparsa di minori, i controlli nel quartiere, dopo aver tappezzato di avvisi i rifugi per sbandati si è arresa, ha ritirato gli uomini che si occupavano del caso e  li ha destinati ad altri incarichi. E’ la prassi, non c’è alternativa. Qualcosa stride nella coscienza di Behr, qualcosa gli riporta alla mente che anche lui ha perso un figlio, Tim,  anche lui conosce quanto può essere nera la disperazione di un padre. All’inizio è tentato di rifiutare, di lavarsene le mani, ma poi, qualcosa, un tarlo, un rimorso, un presentimento lo spingeono ad accettare l’incarico pur se la certezza che il ragazzino ormai sia morto è quasi assoluta. E così partendo da zero, senza uno straccio di indizio, un testimone, un sospetto, Behr si mette in cerca del ragazzino con il padre sempre tra i piedi che gli soffia sul collo e non gli dà tregua. Ma tutto è più difficile del previsto, già solo entrare nella stanza di Jamie gli costa uno sforzo sovrumano, vedere i regali ancora incartati di Natale o di compleanno per un figlio che non c’è più, vedere sugli scaffali i romanzi di Harry Potter accanto ai modellini in plastica di F15. Combattendo i fantasmi del proprio passato Behr si trova invischiato nell’ indagine più difficile della sua vita, che lo porterà lontano in Messico sulle orme di una vera e propria tratta di bambini rapiti, e scoprire la verità diventerà per lui questione di vita o di morte.

Senza traccia romanzo d’esordio di David Levien, primo della serie dedicata a Frank Behr, uscito il 2 settembre per Fanucci, è diciamolo subito un thriller duro e tagliente come una lama con un retrogusto vagamente noir che mi ha ricordato la rabbia e il realismo di Truman Capote in A sangue freddo nel descrivere la realtà brutale e violenta che si nasconde sotto la patina di moralismo e di ipocrisia della società americana contemporanea. Un cuore nero pulsa incessante per tutto il libro e crea disagio, malessere, se non repulsione nel lettore. Levien non risparmia i particolari più sgradevoli, ne li anestizza con rassicuranti consolazioni, ma incide a sangue la carne nel trattare il tema centrale del libro ovvero la scomparsa dei minori, argomento scabroso e doloroso soprattutto in America dove il fenomeno ha tali dimensioni drammatiche da risultare addirittura agghiaccianti se si pensa che secondo le statistiche governative, ogni anno spariscono nel nulla circa un milione di bambini. Bambini perduti, divorati, per lo più morti, violentati, venduti, usati nel mercato del sesso e della pornografia. Scritto al presente, Senza traccia è tecnicamente un’indagine, una ricerca senza tregua, condotta da due padri che sebbene con esperienze diverse si trovano uniti nel voler fare luce su uno dei più rivoltanti lati oscuri della civiltà contemporanea. Di traffici sordidi ce ne sono molti, ma le violenze perpetrate sull’ infanzia e il loro relativo lucrarci su raggiungono stadi addirittura intollerabili. Levien come dicevo non risparmia al lettore particolari atroci, raccapriccianti e li descrive con una naturalezza e una semplicità che li rendono ancora più efferati. Non si prova alcuna compassione per i rapitori, per l’affarista che regge le fila e lucra sulla distruzione sistematica di tante innocenze, di tante famiglie che difficilmente si riprenderanno dopo queste esperienze. In questo caso se anche ci sarà un lieto fino, e questo toccherà a voi scoprirlo leggendo il libro, beh è certo che avrà un sapore amaro e ben poco consolatorio.
Senza traccia di David Levien, Fanucci Editore, collana gli Aceri, 2010, pagine 316, traduzione di Maurizio Nati, prezzo di copertina Euro 14, 90.                      

:: Intervista con Enzo "Bodycold" Carcello redattore capo del sito Corpi freddi – Itinerari noir

9 settembre 2010 by


lansdale_bodycoldBenvenuto Enzo su Liberidiscrivere e grazie per aver accettato la mia intervista. E’ un onore oltre che un piacere ospitare uno dei più carismatici caporedattori di blogs letterari. Raccontaci qualcosa di più su di te: quanti anni hai, dove sei nato, descriviti con pregi e difetti.

Oddio! Ho riletto la domanda tre volte e puntualmente mi sono chiesto se l’intervista fosse davvero indirizzata a me…eheheh. Allora, sono siculo di nascita e (per adesso) romano d’adozione. 36 anni portati malissimo, sento più dolori io che un novantenne. Cocciutissimo ma non arrogante, forse un po’ troppo spesso sottovaluto le mie potenzialità e non prendo mai la vita sul serio.

Puoi raccontarci una tua giornata tipo? E’ dura capitanare la ciurma di Corpi Freddi?

Non ho una giornata tipo. Mi alzo per andare a lavoro, faccio finta di lavorare quando sto in ufficio, nel frattempo leggo, recensisco e cazzeggio. I Corpi Freddi sono una ciurma molto autonoma oramai, ogni tanto devo frustarli ma sono dei bambinetti molto in gamba. A parte gli scherzi, “capitanare” è un termine molto grosso poiché il tutto va avanti con stimoli propri e l’amicizia che ci lega è talmente forte che la nave viaggia a 10 nodi pure a mare piatto.

 Partiamo dall’inizio: “Corpi freddi” era il nome di un gruppo nato sul social network Anobii.com. Vuoi parlarcene?

 Esatto. Il gruppo nasce da una costola del gruppo anobiiano omonimo creato dalla nostra Stefania che oramai ha raggiunto un numero vasto di iscritti (circa 2.800) e che, ti assicuro, in alcuni momenti non è facile da gestire e per questo è doveroso un gran plauso alla Stefania per la capacità di moderare i più scalmanati.

Poi circa un anno fa nacque il sito, uno dei più visitati dagli amanti di thriller non a caso il nome completo è Corpi freddi – Itinerari noir. E’ una idea tua? Quanti collaboratori siete?

L’idea iniziale è nata circa due anni fa, quasi per gioco. Mi venne in mente di aprire una pagina web scrivendo il nome corpi freddi a mò di mosaico in cui ogni tassello rappresentava l’avatar dei membri più presenti. Non avendo altro da fare nella vita (ride), ho pensato bene di avventurarmi in questa “pazzia” con altri 15 malati di letteratura di genere che continuano a leggere, recensire e intervistare a oltranza.

 Blogs e siti letterari online ce ne sono molti cosa pensi bisogna fare per distinguersi ed emergere?

Non credo esista una ricetta. Posso cercare di spiegare come noi ci muoviamo. Aborriamo qualsiasi tipo di marchetta letteraria, "autori amici" non vengono mai recensiti dal redattore amico. Esempio: se io sono molto amico di Marilù Oliva, non recensirò mai un libro di Marilù anche se tengo a precisare che semmai dovessi farlo sarei comunque privo di ogni tipo di favoritismo verso l'autrice. Questa almeno è la base su cui ci si muove. Poi altri ingredienti sono di sicuro la ricerca degli autori e dei loro contatti per interviste. Presto inizierò a scrivere editoriali libriferi, non perchè ci si è montati la testa, ma al fine di esprimere il nostro pensiero, anche se magari fotte nulla a chi ci legge e ancor meno a chi non ci legge 😛

Recentemente ho visto alcune tue foto nel soggiorno di Andrea Camilleri, come è nata questa intervista?

Il problema non è stato tanto vederla nascere, quanto la gestazione! Una delle cose più complicate che abbia mai fatto in vita mia. Premetto che Andrea Camilleri per me è il Dio in terra, vuoi perchè è del mio stesso paese, vuoi perchè ho iniziato a leggere tantissimo rapito dai suoi libri, quindi ti lascio immaginare che quando siamo arrivati ad un accordo per una data per intervistarlo a casa sua, ho chiamato tutta la rubrica del cellulare per annunciare il lieto evento. Siamo andati lì armati di videocamera e cannoli siciliani e quando ci ha aperto la porta volevo morire. Inutile dire che è una persona assolutamente alla mano e di una squisitezza unica.

Tu e Alessandra Buccheri de l’Angolonero avete organizzato a Roma un ciclo di incontri letterari. Il ciclo ha anche un iniziativa gemella a Mantova a cura di Marco Piva alias il killer mantovano. Vuoi parlarcene?  Pensate di riproporli il prossimo anno?

"Corpi Freddi – Itinerari noir" è un ciclo che ci ha regalato davvero delle grandi emozioni ad ogni presentazione. Marco, Alessandra Buccheri ed io stiamo replicando l'esperienza per la seconda volta in un anno. Il killer ha già stilato il calendario degli eventi (http://corpifreddi.blogspot.com/2010/09/corpi-freddi-itinerari-noir-presenta.html), mentre io e Ale lo finiremo a giorni (speriamo!!). La cosa più difficile è sicuramente decidere chi tener fuori dagli incontri, nel senso che, da lettore e da appassionato, io terrei incontri tutti i giorni, ma fisicamente non tengo botta per più di 10 incontri a ciclo e quindi bisogna necessariamente fare una scrematura e, come detto prima, è davvero difficile. Il Killer, che invece è un pazzo furioso da camicia di forza, andrebbe ad oltranza tutto l'anno. A fine anno gli regalerò un test antidoping!

So che tu e Marco Piva vi volete bene come fratelli. Digli qualcosa che non hai mai osato dirgli.

Hihihihih questa è una domanda stronza però 😀
Diciamo che per carattere difficilmente se ho da dirti una cosa te la nascondo, ma se mi sforzo un pò… mmmm…. tenetevi forte: "

Raccontami l’episodio più bizzarro o divertente che ti è successo legato a Corpi Freddi .

Ne avrei centinaia da raccontare. A mente fredda posso ricordare di un raduno dei corpi freddi tenutosi a Roma l'anno scorso a ridosso della fiera della piccola e media editoria. Avevamo sistemato tutti i Corpi Freddi vicino casa mia e, non l' avessi mai fatto, intorno alle 6.30 di una domenica mattina sento citofonare. Rinco dal sonno mi alzo bestemmiando in nepalese per via dell'orario e rispondo. Dall'altra parte sento una vocina femminile con un accento dell'estremo Nord Italia che mi dice "Ciao Enzo, noi siamo gente di montagna e non siamo abituati ad alzarci tardi e non sapendo che fare siamo venuti da voi." Beh, adesso posso anche confessarlo, ho tappato la cornetta del citofono e ho iniziato ad inveire contro gli austriaci perché non ci hanno conquistato quel pezzo di Italia, più altre parolacce che pare brutto ripetere tra le vostre pagine. La mia risposta fu "Ma ca**o! Sono le 6.30, io manco sapevo che esistesse quest'ora pure di mattina!". Continuando a inveire, apro a Martina "Palazzo Lavarda" e marito e vedo Marco Killer e Giulia Principessa affacciarsi dalla camera degli ospiti e, appena saputo del loro imminente arrivo, gridare in coro "E tu gli hai aperto?" …
Se ci penso tuttora mi sganascio dalle risate 😀

Tempo fa girava la voce che Marco Piva avrebbe curato un programma radiofonico legato a Corpi Freddi. Come procede la cosa? Vuoi parlarcene?

Ti dico la verità, sai che non lo so!? 😀 Ho composto i jingle per la trasmissione (Sottofondo Criminale e  Radio Criminale]. So che Marco si stava prodigando per partire ma non so davvero a che punto stia. Mò che me l'hai ricordato glielo chiedo 😀

Parliamo di cosa ami leggere nel tuo tempo libero. Quali sono i tuoi autori preferiti? Cosa stai leggendo in questo momento?

Adesso sto leggendo "Certezze Provvisorie" di Cristina Cattaneo. Ciò che adoro leggere rappresenta anche il mio più grande difetto, ovvero io sono un lettore monogenere quindi non riesco a leggere libri lontani dal giallo/thriller/noir con qualche capatina sul fantasy (tipo la Zimmer Bradley); di conseguenza gli autori che più amo sono Lansdale, da poco sto adorando Gischler (grazie Matteo per avermelo fatto conoscere!!) e hardboiled in generale. Ritengo geniali gli autori che hanno come caratteristica quella di unire sangue a fiumi e umorismo nero.

 Quale è il segreto per una buona recensione?

Essere intellettualmente onesti e, personalmente, evitare paroloni. Alcune volte mi sono trovato davanti a recensioni che analizzavano un libro con termini che manco un ingegnere aerospaziale avrebbe utilizzato e ti porta al punto che per capire l'analizzato devi analizzare l'analizzante. Lo ritengo assurdo in un Paese dove già si è in quattro a leggere e se uno di quei quattro ti vuole consigliare un libro ti rincoglionisce di frasi che metà basterebbero a buttare nel cesso il romanzo e attaccarti alla X-Box.

Cosa ne pensi della critica letteraria in Italia. Pensi sia sufficientemente autonoma e indipendente?

Un "no comment" non ti basta vero? grrrrr lo sapevo… Diciamo che la critica letteraria fatta sul web la ritengo bene o male indipendente. Quella cartacea è piena di marchettari e parlando con alcuni di loro ne ho anche avuta conferma. Davvero triste come cosa.

Quali sono i tuoi blogs letterari più amati? Conosci Liberidiscrivere? Ci leggi ogni tanto?

Devi sapere che ogni mattina mi alzo circa 30/40 minuti prima del dovuto solo per attaccarmi al pc e farmi il giro dei miei siti "quotidiani", tra cui il vostro che conosco bene e che leggo quotidianamente. Mi appizzo a Angolonero, Thriller Cafè, ecc. Li ritengo ben fatti e aggiornati.

Nel panorama letterario italiano c’è un esordiente che ti ha particolarmente colpito per originalità , contenuti, coraggio?

Ti svelo una cosa: prima di creare il sito dei Corpi Freddi leggevo quasi esclusivamente romanzi di autori stranieri, ma grazie ai vari consigli dei ragazzi della redazione ho imparato ad amare anche gli autori nostrani tanto che ad un certo punto mi ci ero pure incaponito. Adoro tuttora leggere autori emergenti di case editrici piccole/medie. In questo modo ho avuto modo di conoscere Sacha Naspini (che ritengo un genio), Luigi Carrino (un altro autore di cui leggerei anche gli scontrini se scritti da lui), Pandiani, Custerlina, ecc.

 Cosa ti piace e cosa non ti piace dell’editoria italiana?

Ti giuro, ho tenuto questa domanda per ultimo perché ritengo difficile darti una risposta. Forse la cosa che mi piace meno è che la voglia di investire sui nuovi talenti nelle case editrici grandi è davvero poca e che, diciamoci la verità, saremo anche un popolo che legge poco, ma è anche vero che i prezzi dei libri non incentivano poi così tanto l'acquisto. Adoro invece il fermento delle piccole case editrici, dove spesso riesco a leggere delle perle letterarie che farebbero invidia alle holding della letteratura. Poi se mi chiedi cosa mi fa schifo, ti rispondo: la legge ad aziendam fatta dall'imprenditore Berlusconi per parare il culo alla figlia Maria Elvira Berlusconi detta Marina che ha frodato il fisco per svariati miliardi.

Gli italiani leggono poco, soprattutto i giovani. Luogo comune o realtà? Che strategie si dovrebbero attuare per avvicinarli alla lettura?

E lo chiedi a me? Sarò anche poco originale, ma il tutto deve partire necessariamente dalla scuola. Ritengo assurdo che nel 2010, solo in Italia, un bambino con la "mania" di leggere venga guardato come un malato o un diverso. All'estero è il contrario, tant'è vero che in Europa siamo tra i Paesi in cui si legge meno e se consideri che in Finlandia (che ha lo stesso numero di abitanti del mio palazzo, credo…) si leggono in media due libri al mese per abitante, questo, oltre a far riflettere, induce ad una depressione intellettuale enorme. I politici chiaramente non fanno un cazzo e passano il tempo a cambiare metodo di esame, ordinamenti, ecc. ad ogni legislatura. Non ho capito manco come si svolgono gli esami adesso. Mi pare che la Gelmini ti faccia fare prima la prova scritta in aramaico e poi l'orale sollevando pesi. Boh!

Quale è la recensione più difficile che hai scritto? Ti è mai capitato di destreggiarti con uno scrittore scontento dopo una tua stroncatura?

Ci siamo ritrovati a dover tenere a bada editor e autore per la stroncatura di un libro orrendo. Chiaramente non dirò il titolo, e probabilmente noi abbiamo esagerato un tintinino, ma ti assicuro che alcune volte ti viene il sangue al cervello quando ti ritrovi a leggere romanzi oggettivamente squallidi e ti vien da pensare quando magari leggi interviste di autori che dicono "Inizialmente ho avuto difficoltà a trovare una casa editrice..". Per quanto riguarda la recensione più difficile, personalmente ritengo complicatissimo recensire libri che ti hanno entusiasmato per la loro bellezza. Ho sempre paura di essere additato come quello che ".. fa solo recensioni positive". Difficilmente grido al miracolo ma quando lo faccio è perché ci credo.

Il fenomeno dei blogs letterari più o meno professionali che forniscono recensioni e consigli di lettura sta vivendo un vero e proprio boom. Da semplici strumenti di promozione stanno assumendo il ruolo di coscienza critica. Quanto pensi facciano bene al fenomeno libro?

Quanto faccia bene al fenomeno libro a me poco interessa e ti dirò il perché. Chi recensisce libri non dovrebbe essere al servizio dell'autore o della casa editrice, bensì del compratore. Quindi se la critica è onesta ed è positiva io compro il libro e SOLO di conseguenza ne giova l'autore, la casa editrice e il mercato in generale. Del resto, lo facciamo anche quando dobbiamo vedere un film al cinema: leggiamo opinioni e se ci convince spendiamo 7 euro, altrimenti usi qualche animale da fattoria (epecore, ecavalli, emuli, ecc). Questo vale anche per i libri e forse è pure amplificato visto che oramai per comprare 10 libri devi chiedere un finanziamento a Findomestic (li mortacci vostra!).

Definiscimi il concetto di libertà. Nel tuo ambito c’è reale libertà? Pensi ci sia in questo momento un serio tentativo di imbavagliare la stampa e limitare il potere di critica? Ti è mai capitato di ricevere pressioni?

Allora, pressioni dirette no. Ma uffici stampa che sanno fare bene il loro lavoro (ovvero insinuarsi viscide come bisce per riuscire a convincerti di averti mandato il libro dell'anno), si. Molti di questi uffici stampa non mi mandano più i libri 😀

L’ebook sostituirà mai il libro di carta?

Romanticamente, vorrei dirti di no, ma ahimé è semplicemente un ricambio generazionale necessario per riuscire ad acquisire nuove leve di lettori, tipo i 15enni del 2015 che avranno il loro IPhone 10XL che fa anche da lettore Ebook. Anni fa mi occupavo di musica e spesso, al solo pensiero di veder sparire i vinili, mi si accapponava la pelle. Oggi il vinile è materiale quasi solo da cultori. Stessa fine farà il libro cartaceo.

So che hai presentato a La Spezia un importante festival della letteratura nera organizzato dallo scrittore Alessandro Zannoni. Vuoi farci un bilancio della manifestazione?

Ogni festival letterario a cui si partecipa ti lascia dentro qualcosa. "Leggere Fa Male" di per sé è un titolo bellissimo e il patron (Zannoni) è stato encomiabile per lo sbattimento. Ti dico solo che il giorno del rientro lo chiamai al cellulare e gli chiesi dove fosse, la sua risposta fu "Sto in piazza e sto smontando a mano il palco sotto al sole". Il bilancio non può che essere positivo. Avere a che fare con gente (che non oso chiamare colleghi) del calibro di Serino, Forlani, Buccheri, Maugeri è stato molto istruttivo e per di più la scelta degli autori, fatta dallo Zannoni, è stata molto interessante. Ma diciamoci la verità: il divertimento (da gita scolastica) erano le scorazzate con la mia auto che portava, oltre me e mia moglie, Maugeri, Carrino e Palazzolo!! 8 km di tornanti per arrivare al Castello di Fosdinovo dove alloggiavamo. Un continuo ridere e maledire Palazzolo per le storie sui fantasmi del castello che ci raccontava durante il viaggio.

Progetti per il futuro?

Nell'imminente futuro? Dopo 23 domande? 😀 Andare a dormire!!! Poi, domani, mandarti la mail con le risposte e 3miliardi di scuse per il ritardo. Chiudendo a chiave l'Enzo idiota nell'armadio e ridando la tastiera all'Enzo serio, posso dirti che di progetti legati ai Corpi Freddi ce ne sono davvero tanti. Alcune cose fattibilissime e a cui stiamo già lavorando e che naturalmente non vi anticipo (prrrrrrrr), altre sicuramente più complicate e dispendiose che spero di riuscire a realizzare almeno nel lungo termine. Personalmente sto lavorando come agente letterario con (dicono) ottimi risultati… vedi la mia prima cliente Marilù Oliva uscita a luglio per Elliot con ¡Tú la pagarás!.

:: Intervista a Marco Vichi a cura di Giulietta Iannone

8 settembre 2010 by

Marco Vichi

Benvenuto Marco su Liberidiscrivere e grazie per aver accettato la mia intervista. Come tradizione la prima domanda è dedicata alle presentazioni. Sei nato a Firenze nel 1957, vivi in Chianti, sei uno scrittore. Vuoi aggiungere qualcosa, magari qualche lato del tuo vissuto più privato?

Coltivo peperoncini… 

Un ricordo di Marco bambino. Portavi i pantaloni corti e giocavi agli indiani e ai cow boy o eri un bambino introspettivo e melanconico con il naso sempre incollato sui libri?

Ero solitario, pensoso e malinconico… e giocavo ai soldatini inventando storie infinite. 

Hai esordito nel 1999 con L’inquilino edito da Guanda. Parlaci dei tuoi inizi, della tua strada verso la pubblicazione.

I miei inizi di scribacchino (parlo del momento in cui mi sono detto, con una certa ansia, che volevo scrivere “sul serio”) risalgono al lontano 1981. Ho riempito gli armadi di pagine scritte, a mano e al computer, e ho collezionato lettere di rifiuto fino al ’99, anno in cui mi dissi che non avrei fatto più nulla per cercare di pubblicare. Avrei scritto per sempre, ma senza più propormi agli editori. E proprio in quelle settimane una catena di lettori ha portato L’inquilino sul tavolo di Luigi Brioshi (attualmente direttore del gruppo MauriSpagnol, allora direttore di Guanda), il quale mi telefonò dicendomi che voleva pubblicarlo. Morale: se vuoi qualcosa, non cercarla. 

C’è qualcuno che ti ha particolarmente aiutato anche solo con consigli e incoraggiamenti all’inizio della tua carriera che vuoi ringraziare? 

Sono molti. Tutti gli amici che riempivo di romanzi e racconti rilegati con le molle, e i molti lettori sconosciuti che abbordavo in chat per riempirli di cosa da leggere. Mi hanno incoraggiato con i loro commenti e anche con critiche negative (giuste) capaci di farmi sanguinare  ma non di fermare la mia voglia di scrivere. 

Poi è nato Il commissario Bordelli che ha dato il via alla serie poliziesca ambientata nella Firenze degli anni sessanta. Perché il passato, e perché gli anni sessanta? Erano anni più a misura d’uomo, più naif? 

In realtà  il commissario è nato prima dell’inquilino, in un pomeriggio in cui mi dissi: “Ho scritto in mille modi e in mille direzioni, ma non ho mai scritto un poliziesco. Vediamo cosa salta fuori se ci provo.” Non sono un appassionato del genere poliziesco in sé, e credo infatti che i romanzi con il commissario Bordelli sono più romanzi che gialli. Gli anni Sessanta sono venuti da soli, senza che lo avessi pensato prima. E mi è piaciuto subito l’idea di ricostruire quel mondo, lontano e vicino al tempo stesso. Un mondo con un’altra mentalità, con altri ritmi, altri rumori, che ricordo assai bene ma attraverso lo sguardo del bambino che ero allora. 

Nel 2009 hai vinto il premio Scerbanenco con Morte a Firenze. Un premio prestigioso per gli scrittori noir. E’ giunto inaspettato o ci contavi?

Per quanto riguarda me, tutti i premi giungono inaspettati. 

Dopo il premio Scerbanenco è di pochi giorni fa la notizia che ti sei aggiudicato anche il premio Camaiore 2010. Un commento e una promessa. 

Mi hanno dato anche il Premio Rieti, pensa un po’. Si stanno accanendo con me, e ne sono contento. La promessa: cercherò come sempre di non scrivere romanzi troppo brutti. 

Tuo ultimo libro è Un tipo tranquillo edito da Guanda. Protagonista il ragioniere Mario Rossi, un uomo inutile, figlio in un certo senso de L’uomo senza qualità di Musil. Arrivato alla pensione si sente soffocare dalla rabbia e dall’odio verso la famiglia, il mondo. Quanti tipi tranquilli ci sono in giro, quanto sono pericolosi? 

L’uomo è davvero molto complesso, e non credo che si possano creare delle categorie esatte sotto le quali raggruppare più individui. I tipi tranquilli sono tutti diversi uno dall’altro. Il motivo della loro tranquillità e il rapporto che hanno con il proprio carattere non sarà mail lo stesso. Raccontando Mario Rossi non pensavo a una tipologia di uomo, ma a un individuo unico.  

Quanto l’ambientazione influisce sulla creazione dei tuoi personaggi? Ti è mai capitato di cambiare un personaggio per adattarlo agli echi e alle sensazioni che un luogo ti ispira? 

Gli scrittori sono degli avvoltoi che si cibano di ogni cosa: storie vere, film, libri, televisione, sogni, ricordi personali, immaginazioni… tutto può servire, prima o poi. Dico spesso che mentre scrivo non ho mai la sensazione di inventare, ma mi sembra di scoprire la storia via via che la scrivo, come se esistesse già e qualcuno me la srotolasse davanti. Oppure come se dissotterrassi una scultura antica. Ma ugualmente, in quella storia già scritta che io ho il privilegio di raccontare, ci si infila spesso qualcosa di attuale, di appena vissuto. Questa cosa mi piace molto. 

Proust assaggiando una madeleine si sentiva travolto dai ricordi dell’infanzia. Quale senso evoca di più in te la memoria e la creatività: il gusto, il tatto, l’odorato, la vista?

Penso che gli odori siano la più veloce macchina del tempo. 

Parliamo del tuo processo di scrittura. Come passi dall’idea imbastita ancora solo nella mente alla prima stesura del romanzo. Sei un perfezionista, rivedi molte volte il testo prima di considerarlo la stesura definitiva? C&r
squo;è qualcuno a cui fai leggere i tuoi libri e senza il suo ok non procedi? 

In parte ho riposto poco sopra. Non progetto nulla, mi capita di immaginare che dietro un’immagine, o una faccia, o una situazione, che per un po’ di tempo mi ossessiona, ci sia una storia da scoprire. E mi lancio a scrivere sperando di non essermi sbagliato, di non aver scambiato per una storia una mia insofferenza, uno sfogo personale. Rileggo e correggo molto, e se fosse per me non ci sarebbe mai una stesura definitiva. Forse è insicurezza. Ci sono alcune persone a cui tocca leggere le cose appena sfornate, e ascolto con molta attenzioni i loro pareri. 

Marco Vichi e la critica letteraria. Rapporto di amore-odio, necessario, conflittuale? Se un recensore serio stroncasse un tuo lavoro come reagiresti? Leggi tutto quello che si scrive su di te? 

Mi è  successo più di una volta di avere stroncature, e devo dire che fa più male una recensione tiepida. 

Cosa ami leggere di più nel tuo tempo libero? So che sei un grande appassionato di Beppe Fenoglio e di John Fante. Quali altri autori leggi, Pavese, Bassani, Pratolini? Cosa stai leggendo in questo momento? 

Dei tre che citi insieme, solo Bassani. Leggo i libri più diversi, anche di storia, di poesia, di filosofia. Adesso sto leggendo il Viaggio di Celine, forse un po’ in ritardo. Ma ci sono così tanti libri che vorrei leggere… i ritardi sono inevitabili. In fondo è meglio così, ho ancora moltissimi libri da scoprire. 

Nel panorama letterario italiano c’è un esordiente che ti ha particolarmente colpito per originalità , contenuti, coraggio? 

Ce ne sono diversi, fra i quali due giovani donne, Laura Del Lama e Sara Falli. 

Marco Vichi e il teatro. Hai mai pensato di fare l’attore? 

Sono ciò che di più lontano si possa immaginare da un attore. Sto bene nel sottoscala. 

Morte a Firenze avrà un seguito? Puoi anticiparci qualcosa? 

Ci sarà un seguito, ma non posso anticipare nulla… anche io per adesso ne so poco. 

Progetti per il futuro, anche non legati alla scrittura?

A parte i romanzi mi piacerebbe fare cinema, cioè lo sceneggiatore. Ci sto provando. E mi piace molto scrivere testi per canzoni. L’esperienza di Nessuna Pietà (il CD+libro uscito per Magazzini Salani) è stata magnifica. 

:: Recensione di Canto africano di Federica Gazzani

8 settembre 2010 by

cantoafricanoCi sono paesi, continenti, terre come l’Africa che non sono semplicemente luoghi ma sono dimensioni dell’anima, sono spazi in cui il senso di libertà, l’amore per l’avventura, per l’ignoto trovano una dimensione, un colore, un sapore se vogliamo unici. Forse molti di noi sognano di lasciare tutto, le comodità di una vita precostituita, regolare, scandita dal tran tran, per iniziare questo viaggio ma non ostante le buone intenzioni forse non troveranno l’incoscienza o meglio il coraggio per farlo, bene Federica Gazzani questo coraggio l’ ha avuto e nel 1979 a soli 24 anni ha lasciato la moderna e cosmopolita Milano per visitare l’Africa. Di questa esperienza emozionante, non priva di pericoli e scomodità, ha voluto farne un libro autobiografico, un diario di viaggio, semplice, sereno, in cui descrive il suo incontro con questa terra lontana e sconosciuta, fatta di musica, usanze tribali, odori, percezioni in cui i sensi si affinano e avvertono l’altrove come dimensione dell’essere, come ricerca di sé. Senza pretenziosità, con un linguaggio chiaro, immediato, capace di trasmettere sentimenti ed emozioni forti quasi primitive, la Gazzani ci trasporta in un mondo molto concreto. La sua Africa non è tratta dai depliant turistici , o un luogo di sogno dove fare volare la fantasia, l’Africa di Federica è un luogo reale in cui si possono incontrare i Tuareg, o essere derubati, in cui i mezzi di trasporto sono improvvisati e le comunicazioni sono difficoltose. Perché l’Africa è una terra povera economicamente ma ricca di calore, di entusiasmo, una terra giovane che ama ballare, cantare, una terra dove la luna è immensa e le albe e i tramonti tropicali tolgono il fiato. Si perde qualcosa vistando l’Africa ma quello che si acquista dal lato umano è immensamente più prezioso e indispensabile. Federica ricorda questo viaggio con rimpianto, si sente che un angolo del suo cuore è rimasto per sempre in questa terra e ci lascia uno struggimento e una nostalgia che alcuni chiamano mal d’Africa altri più semplicemente amore per la vita. 
Canto africano di Federica Gazzani, Editore il Ciliegio, 2008, 176 pagine, Euro 15,00.

L’autrice Nata e cresciuta in diverse località del nord Italia, Federica Gazzani si é trasferita a Milano per frequentare la facoltà di architettura. Dopo diverse esperienze professionali, é approdata al mondo dei media, precisamente a Canale 5 (allora Telemilano e poi Videotime). Si é trasferita in Svizzera nel 1982 dove si é occupata di montaggio, post-produzione e aiuto regia. Attualmente lavora alla RSI, Radiotelevisione svizzera. Canto africano è il suo romanzo d’esordio.

:: Novità in uscita per Iperborea: Il messaggero di Kader Abdolah

7 settembre 2010 by

Vi segnalo l’uscita dell'ultimo romanzo di Kader Abdolah, Il messaggero, per Iperborea.

In libreria dal 9 settembre 2010

"I romanzi di Abdolah rivelano un grande scrittore, che è insieme politico e poetico. Uno scrittore da Nobel" GOFFREDO FOFI, IL SOLE24ORE

Il libro: C’era una volta un popolo che viveva in una terra desertica intorno alla Mecca, era diviso, governato da leggi tribali e venerava idoli di pietra, cui sacrificava le sue figlie femmine. Un popolo di seminomadi poveri e ignoranti, guardati dall’alto in basso dai ricchi mercanti ebrei e schiacciato tra grandi imperi – Bisanzio, la Persia, l’Egitto. Tutte civiltà avanzate, ognuna con un suo profeta, che si chiamasse Mosè, Gesù o Zarathustra, e un suo Libro, e soprattutto ognuna con un unico dio. In quella terra inospitale viveva un mercante scaltro, membro di un clan illustre. Era analfabeta, ma visionario e determinato, e dotato di una curiosità e una fantasia inesauribili. Era un poeta. Il suo nome era Muhammad. Soffriva per l’arretratezza del suo popolo, che sognava di vedere prospero e libero da usanze barbare. Voleva migliorare la condizione delle donne, voleva che i libri e le idee circolassero liberamente, che il mondo li trattasse con rispetto. Tutti deridevano il suo messaggio rivoluzionario, ma una notte un dio onnipotente gli apparve e gli parlò. L’alba che ne seguì ha cambiato per sempre il mondo. Kader Abdolah è convinto che non si possa giudicare l’Islam, e quindi capire la storia e l’Occidente, senza conoscere il suo Profeta, il suo Libro e la terra che li ha generati. Il messaggero è una sua personalissima reinvenzione letteraria, da cui Muhammad emerge in tutta la sua umanità e modernità, un racconto che profuma di datteri e ulivi, e che parla del potere della parola e del mistero divino.

L'autore: Kader Abdolah, nato in Iran nel 1954, perseguitato dal regime dello scià e poi da quello di Khomeini, rifugiato politico in Olanda dal 1988, è diventato uno dei più importanti scrittori di questo Paese, costantemente nella lista dei best-seller. Con Scrittura cuneiforme conquista il pubblico internazionale. La casa della moschea è Premio Grinzane Cavour 2009.

:: Intervista a Raffaella Ferrari

7 settembre 2010 by

61141_BookCoverBenvenuta Raffaella su Liberidiscrivere e grazie per aver accettato la mia intervista. Come tradizione iniziamo con le presentazioni. Allora sei nata a La Spezia nel 1972, sei sposata, ti sei laureata in Filosofia, sei un’insegnate. Vuoi aggiungere altro?
Buongiorno e grazie a voi di ospitarmi. Innanzitutto volevo precisare che insegno ai ragazzi con problemi di apprendimento: è un lavoro difficile ma ricco di soddisfazioni. Ti garantisco che talvolta questi ragazzi mi danno delle vere e proprie lezioni di vita che mi arricchiscono come poche altre cose.
Come è nata in te la passione per la scrittura? Già da bambina scrivevi piccole storie fantastiche magari da far leggere ai tuoi amichetti o è una scoperta tardiva?
Sì, mi è sempre piaciuto scrivere … credo d’aver scritto il mio primo racconto giallo intorno ai dieci anni.
C’è qualcuno che ti ha particolarmente aiutato all’inizio della tua carriera che vuoi ringraziare?
Beh, naturalmente la mia famiglia, mio marito Luca in primis che è anche il mio lettore più attento. Poi penso spesso al mio insegnante di Lettere del Liceo che mi ha trasmesso la capacità, o forse la voglia, di mettere il cuore in quello che scrivo.
Hai pubblicato tre romanzi Da lunedì a sabato La versiliana editrice, L’ultima magia Edizioni Tigullio con cui hai vinto nel 2005 il premio Potiggia di Santa Margherita Ligure, e Il segreto del professore Edizioni Giacchè. Una predilezione per il giallo con connotazioni psicologiche. A che scrittori ti sei ispirata?
Credo che esistano due tipi di “gialli”: quelli nei quali i personaggi sono semplicemente funzionali all’azione e servono per arricchire la trama, e quelli nei quali, invece, i personaggi sono uomini e donne “veri” con paure e debolezze come tutti. Io amo questo secondo filone, sia come scrittrice che come lettrice. Non posso perciò non menzionarti la grande Aghata Christie, Simenon o Camilleri. Ultimamente ho scoperto anche Marco Vichi che mi ha favorevolmente colpito.
Ne Il segreto del professore racconti le indagini sulla morte di un vecchio professore di Greco in pensione Attilio Facchetti fulminato nella sua vasca da bagno della sua casa in un piccolo borgo di mare in provincia di La Spezia. Come crei la suspance? Quanto incidono gli incubi dell’inconscio nella risoluzione del caso?
Credo che le personalità, le “inclinazioni umane” siano talmente complesse e diverse fra loro da creare un universo a parte che spesso si scontra con l’universo delle regole create dalla società… e allora, allora può accadere che s’incorra nell’”errore”. In effetti mi sono sempre chiesta quanta colpa ci sia nell’errore e quanto merito nella virtù. Oltre alla costruzione della trama, perciò, è proprio l’inconscio che si manifesta con gli incubi di una delle protagoniste a creare la suspance.
La psicologa Lucilla Ferrino è il personaggio principale dei tuoi romanzi ma dall’ultimo ci presenti il maresciallo Saverio Lo Giudice amante della cucina e che ha come migliore amico un grosso gatto nero dagli occhi gialli. Come sono nati questi personaggi? A chi ti sei ispirata? Persone reali o personaggi letterari?
La psicologa è il mio personaggio preferito. E’ una donna dal carattere complesso, forte e fragile ad un tempo e un po’ mi rassomiglia. Il maresciallo, invece, è un personaggio più tranquillo, direi che rappresenta la “sicurezza”, la Giustizia con la G maiuscola che ho voluto ci fosse nei miei romanzi. Un personaggio così doveva amare le cose semplici, come la cucina e l’amicizia di un gatto… Ti svelo un segreto: c’è un altro protagonista nel romanzo. E’ un ex regista famoso, ora compagno di Lucilla Ferrino, si chiama Maurizio Diada. Per descriverlo mi sono inspirata ad un cantautore italiano oggi “passato a miglior vita”. Non so perché: ci sono persone che quando le incontro o le vedo in TV, mi trasmettono qualcosa, mi “grattano il cuore”, per così dire, e allora finiscono nei miei romanzi.
Hai collaborato con diverse riviste letterarie e anche condotto una trasmissione televisiva. Quale è il bilancio che trai da queste esperienze? Ti piacerebbe condurre una trasmissione dedicata ai libri in un canale nazionale?
E me lo chiedi? Certo che mi piacerebbe!
Oltre a scrivere romanzi scrivi anche racconti. Quale è il tuo preferito? Di cosa parla?
Per un periodico di settore, qualche tempo fa, ho scritto un racconto che si chiama “La gattara” e parla di un’arzilla vecchietta che, badando ai suoi numerosi gatti riesce a sventare una vera e propria truffa architettata da un’imbroglione che per raggiungere il suo fine arriva addirittura ad avvelenare… due gatti!
Nel 2008 hai contribuito con il racconto “L’uomo con le stampelle” alla raccolta “Donne e Crimine” per i tipi della Fratelli Frilli Editori. Vuoi parlarcene?
E’ stata una bella esperienza. Pensa mi hanno incluso nelle tredici migliori scrittrici di giallo liguri ed ho avuto occasione di “lavorare” al fianco di autrici come Maria Masella. E poi il ricavato della vendita del libro è stato devoluto in beneficenza.
Raccontaci la tua La Spezia. Quanto un luogo incide nel narrare una storia. Quanto l’ambientazione influisce sulla creazione dei personaggi?
Io la mia città l’adoro! Sono fra i pochi spezzini fieri di esserlo! Sai, noi liguri siamo un po’ “mugugnoni” e non ci va mai bene niente della nostra città, ma a me no, a me La Spezia piace così com’è, con i suoi difetti. Tutti i miei personaggi sono, diciamo così, figli della mia città e non credo che potrebbero vivere da nessun’altra parte.
Parliamo del tuo processo di scrittura. Come passi dall’idea imbastita ancora solo nella mente alla prima stesura del romanzo. Ci sono segreti, piccole scaramanzie che ti va di svelarci?
Mah, guarda, non credo che ci sia una “formula magica” per scrivere un buon romanzo. Ci vuole soprattutto passione. A me capita di leggere qualcosa, oppure semplicemente di vedere, che so, due persone particolari che parlano ad un tavolo di un bar e di rimanerne, per qualche misterioso motivo, tanto colpita da inventarci sopra una storia. Poi il resto viene da solo: i miei personaggi sono “vivi”, non mi viene altro termine, e a volte prendono il sopravvento e fanno quello che vogliono.
Parliamo di cosa ami leggere nel tuo tempo libero. Quali sono i tuoi autori preferiti? Cosa stai leggendo in questo momento? 
Come puoi immaginare amo i gialli. Ti ho già citato Camilleri e Vichi, aggiungerei Danila Comastri Montanari e, anche se scrive non gialli ma romanzi d’avventura, Marco Buticchi, che è un mio buon amico. Adesso ho appena finito di leggere “Morte a Firenze” di Marco Vichi che, tra l’altro, ha vinto il premio Camaiore.
Nel panorama letterario italiano c’è un esordiente che ti ha particolarmente colpito per originalità , contenuti, coraggio?
Mah, mi ha molto colpito la vicenda di Alessandro D’Avenia. E&r
squo; un giovane ed ha avuto successo scrivendo di giovani: mi pare una buona cosa.
Progetti per il futuro?
Qualche progetto ce l’ho, ma soprattutto ho tantissimi sogni: guai a rinunciare ai sogni!
Grazie Raffaella è stato un piacere chiacchierare con te. Ora non ci resta che salutarci e aspettare le prossime avventure di Lucilla Ferrino, Saverio Lo Giudice e il suo gatto.
Grazie a te. Spero di regalarvi presto ancora qualche ora di buona lettura.

:: Recensione di Il libro delle anime di Glenn Cooper

7 settembre 2010 by

Il-libro-delle-animePer chi ha amato Il Codice da Vinci di Dan Brown e gli intrighi esoterici sono il suo pane quotidiano il nome Glenn Cooper non suonerà del tutto sconosciuto. Vi ricorderete per esempio di un certo La biblioteca dei morti  mega bestseller dello scorso anno, tradotto in 29 paesi, con 700 mila copie vendute, bene Glenn Cooper  era il suo autore e ora torna per l’editrice Nord con Il libro delle anime sequel del precedente.  Come spesso succede al cinema non sempre i sequel sono all’altezza del primo episodio per cui mi sono avvicinata a questo con una certa cautela e diffidenza ma devo ammettere che non è male e descrive una delle aste più bizzarre che abbia mai letto. Ma andiamo con ordine, innanzitutto partiamo dalla trama. 

Allora Il libro delle anime prende l’avvio un anno dopo gli avvenimenti di La biblioteca dei morti. Ritroviamo Will Piper che, dopo una vita dedicata a dare la caccia ai serial killer, ormai congedatosi dall’ FBI dopo i fatti burrascosi del famigerato caso Dooomsday, vive tranquillo in famiglia il suo pensionamento forzato, finchè  due anziani ex dipendenti dell’ Area 51,  facenti parte di una segretissima organizzazione clandestina chiamata Club 2027, lo contatta e gli affida una bizzarra missione: recuperare un libro antico misteriosamente riapparso dopo secoli nei polverosi e ovattati sotterranei di una casa d’aste londinese e aiutarli a risolvere alcuni misteri legati al suddetto manoscritto soprattutto capendo cosa accadrà di tanto speciale il 9 febbraio del 2027. Il libro infatti non è un libro qualsiasi ma è l’ultimo superstite di una serie di manoscritti redatti da inquietanti scrivani con i capelli rossi e gli occhi verdi in cui sono elencate le date di nascita e di morte dell’intera umanità fino appunto a quella data un tantino apocalittica. La Biblioteca dei morti appunto della quale Will Piper è uno dei pochi a conoscerne l’esistenza cosa che di fatto lo rende a tutti gli effetti un membro del Club 2027. 

Tornare in azione è una tentazione troppo forte per Will Piper così posati pannolini e canna da pesca si rimette al lavoro ostacolato dal terribile Malcom Frazier, capo della sicurezza dell’Area 51, composta da loschi figuri denominati Sorveglianti anch’essi seriamente intenzionati ad appropriarsi del libro e pronti ad uccidere per evitare che i misteri che esso contiene siano svelati.  Non ostante Will Piper sia un OLO, ovvero un “Oltre il confine”, e la sua data di morte non sia scritta nel famigerato libro, dovrà fare una considerevole fatica a risolvere il mistero e proteggere la sua famiglia, prima di poter finalmente tornare  a pescare nel Golfo del Messico. 

In bilico tra il moderno thriller investigativo e il giallo storico Il libro delle anime è sicuramente  un libro da non perdere per gli appassionati del genere. Forse è meno originale della Biblioteca dei morti , dove aveva giocato le sue carte migliori, ma comunque le componenti che fanno di un libro un buon thriller ci sono tutte: è scritto bene, si legge facilmente senza arrancare annoiati da digressioni storiche interminabili e saccenti, ha ritmo, un mistero inquietante da risolvere, colpi di scena a ripetizione, una vivace tensione narrativa senza smagliature, un protagonista simpatico e sorprendentemente divertente e dei cattivi di tutto rispetto pronti a tutto anche se  adire il vero un po’ grotteschi. Un consiglio come sempre leggetevi prima il primo episodio o vi troverete con dei pezzi del puzzle mancanti.

Il libro delle anime di Glenn Cooper, Editrice Nord, collana Narrativa Nord, traduzione Gian Paolo Gasperi e Velia Februari, 2010, 421 pagine, rilegato, prezzo di copertina Euro 19.60. 

:: Recensione di Il silenzio imperfetto di Aldo Penna

6 settembre 2010 by

COPER_ILSILENZIOIl coraggio di un giornalista contro la Mafia. 

Ci sono libri coraggiosi, che colpiscono al cuore, che si insinuano nell’anima lasciando tracce incancellabili. Dopo la loro lettura siamo diversi, cambiati, non siamo più come prima. A questi libri appartiene Il silenzio imperfetto  di Aldo Penna un romanzo forte, impegnato, scritto da chi conosce approfonditamente un tema spinoso come quello della lotta alla Mafia. Al centro del romanzo, si erge la figura di Gaetano Flores, un giornalista di nera, un uomo qualunque, ne migliore ne peggiore di altri, con alti e bassi, problemi sentimentali e tristezze, un testimone quasi involontario di quel fenomeno inarrestabile che sta minando alla base, sta scalfendo i piedi di argilla del sistema criminale  chiamato Mafia. Le connivenze tra mafia, stato, e molti settori politici riportano alla memoria il romanzo sciasciano A ciascuno il suo o Il contesto che descrive dettagliatamente il capillare sistema di corruzione che coinvolge le più alte cariche della magistratura e i leader dei maggiori partiti politici. Penna conscio della responsabilità che uno scrittore ha di custodire i valori morali di una società che si fregia del diritto di definirsi civile, ripercorre decenni di vita siciliana attraverso lo sguardo disincantato di Flores, che utilizza i suoi articoli giornalistici per fare chiarezza, dissipare l’omertà, dare voce a chi la Mafia la combatte davvero sul campo, rischiando la vita ogni giorno. Perché di Mafia si muore, ma parlarne anche come stiamo facendo adesso, è un modo per combatterla e sentirsi vivi. Come sottolinea il magistrato Antonio Ingroia nella sua illuminante introduzione il finale a sorpresa potrebbe apparire spiazzante e amaro ma si inserisce nella tradizione di serio e sincero realismo del romanzo siciliano. Con echi indubbiamente sciasciani infatti Penna utilizza la tecnica del romanzo giallo-poliziesco per imbastire un’ indagine-denuncia in cui l’impegno civile e la denuncia sociale dei mali della Sicilia acquistano una valenza più ampia, quasi universale, dove la Mafia, seppure realtà tipicamente locale, diventa l’emblema del Male in sé.  In breve la trama: Palermo, giorni nostri, un giornalista e un commissario indagano su strani incidenti apparentemente scollegati. Le loro indagini portano tutte in una sola direzione, verso un insospettabile, un politico dalla faccia pulita, un paladino dell'antimafia. Come fermarlo? Muovendosi in un vero e proprio campo minato in cui gli interessi di politica, magistratura, affari, stampa si intrecciano per difendere una Mafia sempre più infiltrata nel tessuto sociale, dovranno guardarsi le spalle e fare di tutto per sopravvivere. 
DSC_0913Il silenzio imperfetto di Aldo Penna, Nuovi equilibri Stampa Alternativa, Collana Eretica, pagine 279, brossura, 2010, Prezzo di copertina Euro 11, 70.
Aldo Penna (1956) ha già al suo attivo con successo di lettori per Terradifalco La verità è nell'ombra. Il suo lungo impegno politico gli ha consentito una profonda conoscenza della realtà di Palermo dove è ambientato il suo romanzo giallo.

Questo è il link dell'ebook dei primi tre capitoli del romanzo,

http://www.aldopenna.it/files/aldo_Silenzio_cap_III_a2.pdf

:: Recensione di La vergine delle ossa di Luca Masali a cura di Stefano Di Marino

6 settembre 2010 by

la_vergine_delle_ossaLA VERGINE DELLE OSSA di Luca Masali- Castelvecchi-pp435 -18 euro- thriller d’epoca.

Conosco e leggo Luca Masali sin dai Biplani di D’Annunzio, opera d’esordio vincitrice del premio Urania nel 1995 ma già rivelatrice di un estro narrativo insolito fuori dagli schemi. Mi colpì ( e la conoscenza personale abbinata alla lettura dei successivi romanzi trai quali ricordo con particolare piacere La perla alla fine del  mondo, 1999) la capacità di cogliere senza dimenticare la propensione al fantastico, atmosfere  d’antan, di sbuzzare personaggi fuori dalle righe che sembravano venuti a recitare una parte, quasi in prestito transfughi da commedie, da narrativa d’altri tempi. Insomma Masali sta stretto in una classificazione e non ne fa mistero.

Thriller? Satira politica e di costume? Avventura’ Fantastico?

Sì, potrei dire anche scorrendo questa sua ultima fatica, ma non solo. Una grande inventiva, la capacità di documentarsi ma anche di portare sulla pagina fatti e personaggi reali mescolandoli con la fantasia grazie a una scrittura arguta,vagamente divertita e irriverente come solo gli sguardi che ti lancia quando si parla di narrativa. La consapevolezza di raccontare una storia, per diletto proprio degli altri. Senza prendersi troppo sul serio.

E il risultato è fulminante, irriverente dirà qualche cultore dell’Assoluta precisione che (come ben sappiamo) ammorba i racconti di fantasia di una noia mortale. Questa invece è assente nel caso  ‘spaventoso e terrificante’ della vergine delle ossa. Una storia che comincia con il massacro di una vacca, con un carabiniere di cui conosciamo solo le iniziali  U.G. e con il coinvolgimento di Cesare Lombroso. Personaggio affascinante ma non unico nell’immaginario di un’epoca vividamente ritratta. Il manicomio di Collegno, Emilio Salgari (poverino!) indeciso se essere capitano di lungo corso o narratore. Ma ben più tortuosi misteri si avviluppano in una storia che è un ritratto d’epoca e una fantasia al tempo stesso. Una lettura godibilissima,già sceneggiata con verve e una scrittura adeguata, pungente dove occorre. Un romanzo ( finalmente!!!!) che non segue una moda, non assomiglia a cento altri letti e che, con tutta sincerità, mi piacerebbe vedere portato sullo schermo da Pupi Avati. Chissà…

Stefano Di Marino

:: Recensione di Indesiderata di Kristina Ohlsson a cura di Giulietta Iannone

5 settembre 2010 by

3Svezia, fine di luglio.
La pioggia si sta portando via l’estate.
La piccola Lilian di 6 anni, in viaggio con la mamma Sara sul treno che da Goteborg porta a Stoccolma, scompare.
Un banale guasto tecnico costringe il treno a fermarsi una stazione prima di Stoccolma e Sara scende per telefonare ad un amico, lontano dalla piccola a cui non vuole fare sapere che ha un nuovo fidanzato. Pensa di avere tempo e quando una strana ragazza le chiede di aiutarla perché il suo  cane sta male non esita e si vede il treno ripartire sotto gli occhi. Telefonate frenetiche, rassicurazioni, un taxi provvidenziale, tutto sembra felicemente risolto ma all’ arrivo a Stoccolma della bambina non c’è più traccia. Nessuno ha visto niente, tutto quello che resta è un paio di sandaletti lilla ai piedi del posto dove la bambina era seduta.
Le indagini vengono affidate all’ispettore Alex Recht e alla giovane analista investigativa Fredrika Bergman.
Subito emerge una brutta storia di molestie famigliari e i primi sospetti cadono sul padre della piccola Gabriel Sebastiansson, un uomo violento, geloso, instabile, da cui Sara si era da poco separata, protetto da una madre inquietante, irrintracciabile.
Una testimone afferma di avere visto un uomo alto che si portava via la piccola. Un uomo che si comportava come un padre con corti capelli scuri e camicia verde che la bimba sembrava conoscere.
Nessuno sembra confermare la testimonianza della donna, nessun altro lo ha visto ma ormai sembra rafforzata la certezza che la piccola sia stata rapita dal padre.
Certezza che resiste finché il cadavere di Lilian viene rinvenuto nel parcheggio di un ospedale, con la testa rasata e una scritta inquietante sulla fronte: indesiderata.
L’incubo del serial killer prende forma nelle menti degli investigatori e con esso la convinzione che non si fermerà.
Una lotta contro il tempo comincia, per capire le motivazioni dello psicopatico, chi l’aiuta, come fermarlo.
Uscito questo luglio per la collana Linea Rossa di Piemme Indesiderata è un thriller che farà rimanere incollati alle pagine i lettori. Esordio narrativo della giallista svedese Kristina Ohlsson, primo libro di una serie che ha per protagonisti l’ispettore Alex Recht e l’analista investigativa Fredrika Bergman, Indesiderata racconta una storia dolorosa e angosciante che prende l’avvio dalla scomparsa di una bambina e dalle relative indagini della polizia per ritrovarla.
La bravura della Ohlsson nell’analizzare la psicologia dei personaggi è senz’altro il segreto del successo di questo libro che in poco tempo ha  scalato le classifiche svedesi ed ora si appresta a conquistare il mercato internazionale.
La parte investigativa è realistica e molto ben articolata tanto da soddisfare i lettori più esigenti e interessati alla verosimiglianza.
Anomala la figura del serial killer deciso a vendicarsi della figura materna proiettandola su tutte quelle madri che hanno affrontato la dolorosa esperienza dell’aborto.
Indesiderata è un thriller che affronta tematiche forti, non per tutti i palati, ma ha il pregio di una trama emozionante, di protagonisti simpatici e sfaccettati descritti con i loro pregi e le loro debolezze, e di un’ ambientazione ben curata.
Poi la Ohlsson scrive davvero bene, le pagine scorrono fluide e si ha quasi la sensazione di essere un personaggio all’interno della narrazione tanto è coinvolgente.
Nel panorama della letteratura scandinava una piccola piacevole sorpresa. Consigliatissimo.
Traduzione di Alessandro Bassini e Sara Caleddu.

:: Intervista a Gaia Conventi

4 settembre 2010 by

Benvenuta Gaia su Liberidiscrivere e grazie per aver accettato la mia intervista. Come tradizione iniziamo con le presentazioni. Allora iniziamo con il dire che sei nata a Goro provincia di Ferrara nel 1974, sei una bravissima cuoca.

Figuriamoci, fa sempre piacere essere intervistati, chi lo nega è un bugiardo! Sono nata a Goro, come Milva, molti anni dopo e senza la sua ugola d’oro. Se qualcuno dice in giro che sono una brava cuoca: mente sapendo di mentire, o forse è stato a cena a casa mia e fa del sarcasmo! Odio stare in cucina, se non esistesse la Bo-Frost sarei già morta d’inedia. Ho invece un particolare pollice verde per grasse e succulente, e una predilezione per l’acquisto di piante con le ore contate (tendo a volerle resuscitare, e questa è sicuramente una mania di grandezza!). 

Come è nata in te la passione per la scrittura e soprattutto per il giallo e il noir? Non mi dire che già da bambina ti appassionavi ai fatti di cronaca nera.

No, da bambina mi appassionavo ai Lego, ma non credo che questo abbia particolarmente influito sui miei ammazzamenti in età adulta. La passione per la scrittura è il tipico serendipity che movimenta la mia esistenza: scoperte fatte per caso, mentre si fa tutt’altro. Ho scritto un racconto  noir in un pomeriggio di noia, e di questi pomeriggi ne ho sì e no tre in un anno. Se quel giorno avessi deciso per il ricamo, oggi forse non saremmo nemmeno qui a discutere. 

Sei nata sul web pubblicando già dal 2003 diversi racconti molto personali. Qualcuno ti definisce ancora autrice emergente, solo distratto o c’è del vero? 

Per essere un’emergente sono un iceberg, ho fatto molte cose ma non abbastanza. Immagino rimarrò emergente fino alla fine dei miei giorni: se decidessi d’essere “arrivata”, prenderei la cosa sul serio e mi divertirei molto meno.

Stefano Borghi e Gaia Conventi un binomio inseparabile. 

Io e Stefano ci siamo conosciuti per puro caso, in un sito dedicato ai racconti. E’ stato protagonista di un testo un tantino cattivello: un fan tartassa la propria scrittrice preferita e lei, piano piano, l’avvelena inviandogli lettere profumate… alla mandorla amara. In seguito, non avendolo fatto fuori per davvero, abbiamo avuto modo di scrivere molto a quattro mani. 

Ma esiste il delitto perfetto? Se lo dovessi commettere che accorgimenti prenderesti?

Il delitto perfetto esiste, ma è dura compierlo e poi non potersene vantare. Ho sempre pensato che un’iniezione di acqua frizzante fosse una maniera carina di procurare un embolo, certo anche la visione forzata di Bruno Vespa… 

C’è qualcuno che ti ha particolarmente aiutato anche solo con consigli e incoraggiamenti all’inizio della tua carriera che vuoi ringraziare?

Beh, immagino di dover ringraziare la maestra elementare che mi insegnò i rudimenti: le astine, lo stampatello… In seguito non ho avuto aiuti mirati, ma, senza dubbio, il mio più grande sostenitore è sempre stato mio marito.

Sei un’inguaribile bugiarda o sincera fino al midollo?

Quando scrivo sono piuttosto bugiarda, alla premiazione di “Passi nel buio 2009” si stupirono di non vedermi settantenne, come la protagonista di “La morte in pentola”. Pare avessi dato l’idea di una arzilla signora che passa le sue giornate tra gialli e centrini, evidentemente avevo mentito bene. Nella vita no, sono sincera e senza peli sulla lingua. E’ sempre un rischio chiedermi un parere sincero, vi invito a non farlo mai! 

Come nascono i tuoi personaggi? Ti ispiri a persone reali, a personaggi letterari, o sono solo frutto della tua fantasia? 

I miei personaggi nascono dall’osservazione, spesso sono un mix di più persone, a volte sono soltanto le mie paure messe su carta. 

Oltre a scrivere romanzi scrivi anche racconti. Quale è il tuo preferito? Di cosa parla? 

Sono un genitore assai distratto, dopo aver scritto qualcosa me ne disinteresso: impara a camminare con le tue gambe, gli dico. Se proprio dovessi fare una scelta, salverei dall’oblio i racconti di “I deliziosi delitti di LittleTown”, nati sul web, poi finiti in ebook e, infine, in edizione cartacea. Sono raccontini in stile “Ai confini della realtà”, conditi di giochi enigmistici e tanta, tanta, cattiveria gratuita! 

gaia 3Raccontaci la tua Ferrara. Quanto un luogo incide nel narrare una storia. Quanto l’ambientazione influisce sulla creazione dei personaggi?

Sono nata a Goro, dicevamo, e Goro dista 70 chilometri da Ferrara. La città  l’ho scoperta e amata anni dopo, quando mi ci sono trasferita per studio. Ferrara è una piccola città di provincia, ricca d’arte e silenzio, tranquilla in superficie, assai movimentata se la si sa guardare con occhio clinico. Le ho dedicato racconti e romanzi, e una serie di note smaliziate che potete trovare aggiornate su facebook e sparse da qualche parte in rete: “Ferrara è una repubblica fondata sugli Estensi”. Un modo ridanciano di narrare vizi e virtù della mia gente, stranezze locali e piacevolezze gastronomiche. Adoro Ferrara, l’amo così tanto da prenderla in giro. Un luogo incide sulla narrazione di una storia quando ne diventa un personaggio, e non soltanto una cartina geografica su cui far scorrere le ombre cinesi. Ferrara la conosco, so come muovermi, forse un giorno scriverò una guida ragionata ad una visita curiosa della città. Quel che non ho letto di Ferrara, l’ho ascoltato dai ferraresi… scoprendo che, a volte, ne so più di loro. Ferrara è un modo di essere, in noi scorre sangue blu: “Di qua e di là dal Po, sono tutti figli di Niccolò”, lui era Niccolò Terzo, marito e assassino di Parisina, famoso per le centinaia d’amanti. Vuoi che un po’ di nobiltà non sia arrivata in casa di ogni ferrarese?! 


Ferrara negli anni 30 in cui hai ambientato Il bandolo della matassa  in cosa pensi fosse speciale. Io adoro la Ferrara di Bassani. E’ ancora così?

Ferrara è stata una città fortemente legata al Ventennio, inutile dire che Italo Balbo è nato qui. Traccia di quegli anni la si ritrova ovunque, dal ghetto ebraico ai numerosi palazzi d’architettura fascista. In cosa era speciale? Forse nel credersi tale, senza dubbio un retaggio estense che ci siamo portati dietro a lungo e che ora, pace all’anima sua, ci ha lasciati un po’ storditi. Di Bassani e dei suoi scritti rimangono le atmosfere rarefatte, Ferrara è una città che cambia nei secoli…  

Hai vinto il Gran Giallo Città di Cattolica – Mystfest 2009 con il racconto La morte scivola sotto la pelle poi pubblicato nel numero di dicembre del Giallo Mondadori. Che esperienza è stata. Cosa ti ricordi di quel periodo?

Sono tornata come finalista nel 2010 e ho notato un’atmosfera diversa, o forse stavolta ero un tantino più scafata. Nel 2009 è stata una bella avventura, una grande emozione conoscere Pinketts, uno dei miei autori preferiti, e poi il botto finale d’essere sul Giallo Mondadori. Ricordo d’aver avuto la tremarella prima della finale, questo sì, e le grandi speranze per il futuro. Poi, come mi ha detto qualche giorno dopo Eraldo Baldini ad una nostra comune presentazione: “Non è detto che il MystFest porti da qualche parte”. Il concetto mi è stato ribadito dallo stesso Pinketts, durante un’intervista telefonica. Insomma: non è detto che serva, ma me lo sono messo in tasca… se un giorno potrò, giocherò l’asso!

Parliamo del tuo processo di scrittura. Come passi dall’idea imbastita ancora solo nella mente alla prima stesura del romanzo. Ci sono segreti, piccole scaramanzie che ti va di svelarci?

Dipende da cosa sto scrivendo: un giallo classico deve essere valutato a tavolino, deve filare tutto ancor prima d’aver scritto una riga. Col noir, invece, scrivo di slancio: l’idea c’è e, man mano che scrivo, si fa sempre più cattiva. Mi concedo il lusso di poche idee chiare, tutto il resto lo butto giù in velocità: sarà la seconda stesura a dirmi quanto di buono sono riuscita ad infilarci dentro al volo! 

Parliamo di cosa ami leggere nel tuo tempo libero. Quali sono i tuoi autori preferiti? Cosa stai leggendo in questo momento?

Sono un lettore vorace, di quelli che macinano pagine e spengono l’abatjour solo quando il marito si lamenta… e calcolando che anche mio marito legge come un forsennato, capirete che di libri per casa ne abbiamo a bizzeffe. Per la manifestazione “Gemine Muse 2010” ho scritto un testo, poi teatrato da una compagnia di Bologna, in cui i libri, in pile via via crescenti, prendono il sopravvento sul lettore, che ne diventa custode e schiavo. I miei autori preferiti? Landsdale lo leggo sempre volentieri, così come Tommaso Labranca in tutte le sue forme. Ho il piacere e l’onore di conoscere Labranca, un vero genio della parola, uomo dall’ironia feroce e spiazzante. Ora sto leggendo “L’assassino qualcosa lascia” di Rosa Mogliasso, un buon libro, avrei dimezzato il turpiloquio… ma il libro è suo e l’ha scritto come le pareva.  

Nel panorama letterario italiano c’è un esordiente che ti ha particolarmente colpito per originalità, contenuti, coraggio?

Mi piace molto lo stile e la creatività di Maria Silvia Avanzato, finalista con me al MystFest di quest’anno. E’ anche vero che io e Silvia siamo buone amiche ma, indipendentemente da questo, ha una penna che scivola sulla carta, a volte languida e a volte acuminata. Una prosa lirica e ricercata, ma sempre con un occhio attento alla trama, senza mai lasciarsi prendere dalla mania di farti sapere quanto è brava coi sinonimi e i contrari. 

Sei femminista? In cosa pensi uomini e donne si somigliano e si differenziano?

Non mi ritengo femminista, trovo già difficile essere una persona degna di questo titolo. In me c’è un fare piuttosto maschile, nel bene e nel male. Sono poco propensa al romanticismo, cosa che in questi anni scopro essere diventata prerogativa maschile, evidentemente noi donne abbiamo voluto fare cambio: vi lasciamo i sentimenti, mentre cerchiamo di farci spazio nel mondo che, fino a ieri, pareva essere solo vostro. In fondo donne e uomini non sono diversi, se l’esistenza fosse stata improntata in maniera matriarcale, dubito che avremmo saputo fare di meglio. Siamo animali con l’anima, a volte ci prendiamo troppo sul serio. 

Descrivimi cosa è per te la bellezza, nell’arte, nella letteratura, nella vita. Una persona , un personaggio bello ha più fascino? E’ bello ciò che piace o ti affidi ai canoni greci di bellezza?

La bellezza è superficiale, la bruttezza arriva fino all’osso, dice qualcuno. Sono sempre stata lieta di non essere particolarmente avvenente, questo mi consente di invecchiare e imbruttire in assoluta tranquillità. Rifuggo i “troppo belli”, chi è bello a volte può permettersi il lusso di non avere senso dell’umorismo… e senza quello, ahimè, è dura affrontare le mie battute al vetriolo! Diciamo che trovo il bello dove c’è arguzia, dove la favella è pronta e gli argomenti molteplici. Vale per tutte le tipologie d’arte e persone, mi si incanta rendendomi curiosa di saperne di più, mai con la risposta pronta, anche se ben infiocchettata. 

Progetti per il futuro?

Ho appena terminato un noir dai risvolti erotici, scritto a quattro mani con Maria Silvia Avanzato, citata qualche risposta più sopra. Mi gira in testa un noir cattivissimo ambientato dalle mie parti, ma inutile parlarne ora, sta solo nelle mie sinapsi. Il progetto più immediato? Fare qualche giorno di vacanza dopo aver scritto tutta l’estate. Partirò con fotocamera al seguito, la fotografia è il mio secondo grande amore. Ops! Il terzo, calcolando mio marito.

Breve nota biografica di Gaia Conventi 

Con “Una scomoda indagine e un cane fetente” ho vinto Esperienze in giallo-Piemonte Noir 2008 . Nel 2009 mi sono aggiudicata il Mystfest-Gran Giallo Città  di Cattolica con “La morte scivola sotto la pelle”. Con “La morte in pentola” ho vinto il Premio Passi nel Buio 2009. Nel 2010 con “Oni il demone” sono in “Lama e Trama”, con “Giona nel fuoco” in “Anonima Assassini – Orme Gialle”, con “L’occasione fa l’uomo ludico” sarò in “Riso Nero”, antologia curata da Graziano Braschi e Mauro Smocovich.  Sono stata selezionata per rappresentare Ferrara alla manifestazione nazionale “Gemine Muse 2010” e sono tornata al MystFest come finalista. Sono nata a Goro, nel ‘74. In realtà sono nata a Codigoro, per il semplice fatto che Goro non ha un ospedale, ma queste sono bazzecole, sono fiera delle mie origini marittime e corsare. Scrivo per puro caso dal 2003, ho vinto qualche premio, ho scritto qualche libro. Quando non scrivo, fotografo, viaggio, vivo. Ho una vita decisamente interessante, la condivido gioiosamente con amici che amano la buona cucina e le serate dedicate alle chiacchiere. Leggo molto, in tv guardo History Channel e i telefim di Fox Crime, ascolto Caputo, Buscaglione e la musica italiana anni ‘40. Non sono mai riuscita ad imparare un inglese che andasse oltre il “broccolino”, da bambina volevo fare l’idraulico e la reporter in zone di guerra (non ho mai specificato se in contemporanea o meno).

:: Intervista a Simon Beckett

3 settembre 2010 by

4525889Ciao Simon. Grazie per aver accettato la mia intervista e benvenuto su Liberidiscrivere. Raccontaci qualcosa di te. Chi è Simon Beckett?

Sono un giornalista e scrittore, autore dei romanzi di David Hunter. Sono una serie di thriller che ha per protagonista un antropologo forense britannico che usa le sue abilità per interpretare ciò che è successo ai cadaveri. Sono sposato e vivo a Sheffield.

Raccontaci qualcosa della tua Sheffield. Qual è il tuo background?

Sono nato a Sheffield, che ha una forte tradizione industriale. E’ conosciuta come la 'Steel City', anche se la produzione dell’ acciaio non è più la sua industria principale. Prima di diventare uno scrittore a tempo pieno, ho lavorato come muratore, ha insegnato inglese in Spagna e ho suonato in una band. Ma ho sempre voluto scrivere. Il che mi porta alla prossima domanda …

Come è nato il tuo interesse per la scrittura? Quando hai iniziato a scrivere?

Ho preso una laurea in letteratura inglese e americana, che comprendeva anche la scrittura creativa. Ho trovato molto gratificante, ma dopo la mia laurea non avevo niente da scrivere. Fu solo diversi anni più tardi, quando sono andato a insegnare in Spagna, che ho iniziato di nuovo a scrivere. Sono tornato nel Regno Unito sperando di diventare un romanziere pubblicato. Sette anni dopo ho finalmente avuto successo.

È più importante per te il giornalismo o la scrittura?

I romanzi sono più importanti per me che il giornalismo. Ma mi piace anche questo – per me è molto diverso da scrivere un libro, molto più veloce e meno coinvolgente. Inoltre mi allontana dalla mia scrivania e mi permette di andare in luoghi che altrimenti non avrei mai visito.

Come hai avuto l'idea per il tuo primo libro?

Avevo scritto quattro romanzi prima della serie di David Hunter, ma l'idea per il primo di questi, La Chimica della Morte, mi venne quando una rivista del Regno Unito mi incaricò di scrivere un articolo sulla formazione dello studio della scena del delitto per i funzionari di polizia degli Stati Uniti. Parte della formazione si è svolta al The Body Farm in Tennessee, che è un centro di ricerca all'aperto in cui sono lasciate veri corpi umani al di fuori a marcire, in modo che gli antropologi forensi possano così studiare cosa accade quando si decompongono. E 'abbastanza macabro, ma molto utile nel caso che la polizia trovi un corpo da qualche parte e voglia sapere cosa gli è successo. Me ne sono andato molto colpito da quello che avevo visto, e convinto che avrebbe potuto costituire la base di un romanzo. Alla fine, ho sviluppato il personaggio di David Hunter e ho scritto quello che divenne poi La Chimica della Morte.

Quali furono le tue prime influenze?

Quando ero uno studente mi ha molto impressionato sia Hemingway che Raymond Chandler. Ho ammirato lo stile  di Hemingway e il modo in cui in maniera apparentemente semplice sapeva trasmettere concetti anche profondi. Poi ho amato il Chandler romantico, specie il suo eroe  Philip Marlowe – un solitario che è costretto a fare ciò che sente è giusto, non importa a quale prezzo.

Raccontaci qualcosa del tuo debutto. La tua strada verso la pubblicazione.

Il mio primo romanzo a grandi linee può essere definito un thriller erotico che narra la storia di un commerciante d'arte la cui ossessione per il suo giovane assistente lo conduce ad un omicidio. Ho lavorato come giornalista freelance per pagare le bollette, mentre lo scrivevo, ed era stato  respinto praticamente da tutti gli editori più importanti del Regno Unito. Alla fine è stato pescato dalla pila di manoscritti non richiesti di una casa editrice indipendente, che mi ha permesso di ottenere un agente. Il libro è stato tradotto in diverse lingue e opzionato per il cinema, ma cosa ancora più importante, mi ha permesso di diventare un autore pubblicato. Cosa che ha fatto una grande differenza, sia in termini di fiducia che anche rispetto a come gli altri ti percepiscono.

Chi sono i scrittori viventi ?

Il mio autore preferito in vita è Peter O'Donnell, creatore della serie Modesty Blaise. La maggior parte delle persone hanno più familiarità con i suoi fumetti, ma mio padre mi ha fatto conoscere i suoi romanzi quando ero ancora adolescente. Sono fantastici – molto ben scritti ed estremamente divertenti. Sono spesso paragonati ai romanzi di James Bond ma penso che siano ancora meglio.

I tuoi personaggi nascono puramente dalla tua fantasia o spesso sono molto simili a te? Ci sono pezzi autobiografici?

No, è importante essere obiettivi quando si scrive, così cerco di tenermi fuori dai miei libri, per quanto possibile. Detto questo, a volte ho utilizzato cose che mi sono capitate sul serio e che ho pensato potessero funzionare in un romanzo. Per esempio la scena all'inizio di La chimica della morte, quando i due ragazzi  seguono una linea di vermi che li porta ad un cadavere in decomposizione, è basata sulla mia visita proprio a The Body Farm.

Parlami un po’ del tuo prossimo romanzo.

Non mi piace parlare di work in progress, quindi mi limiterò a dire che è un altro romanzo di David Hunter, questa volta insieme a Dartmoor. E si arriva a conoscere un po' più sul suo passato.

Sei un autore molto acclamato dalla critica. Hai ricevuto anche recensioni negative?

Penso che ogni autore abbia ricevuto alcune recensioni non proprio positive. Fortunatamente finora la maggior parte dei miei libri hanno ricevuto una buona accoglienza. Ma in qualche modo è sempre la cattiva recensione che si ricorda.

Cosa stai leggendo in questo momento?

Il nuovo romanzo di uno scrittore inglese di nome John  Macken.

Hai una base di fan molto intensa. Che rapporto hai con i tuoi lettori?

E 'molto buona. Ricevo un sacco di e-mail attraverso il mio sito, così posso realmente sapere che cosa pensano i lettori dei miei libri. E ricevo anche un sacco di letture e inoltre ho fatto numerosi incontri quest'anno in tutt’ Europa, in cui ho potuto incontrare i lettori faccia a faccia. Mi piace molto tutto questo.

Qualche consiglio per gli aspiranti scrittori?

Non rinunciare.

Che cosa è la libertà per te?

Suppongo che sia essere in grado di guadagnarsi da vivere facendo quello che si ama più fare.