:: Recensione di La vergine delle ossa di Luca Masali a cura di Stefano Di Marino

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la_vergine_delle_ossaLA VERGINE DELLE OSSA di Luca Masali- Castelvecchi-pp435 -18 euro- thriller d’epoca.

Conosco e leggo Luca Masali sin dai Biplani di D’Annunzio, opera d’esordio vincitrice del premio Urania nel 1995 ma già rivelatrice di un estro narrativo insolito fuori dagli schemi. Mi colpì ( e la conoscenza personale abbinata alla lettura dei successivi romanzi trai quali ricordo con particolare piacere La perla alla fine del  mondo, 1999) la capacità di cogliere senza dimenticare la propensione al fantastico, atmosfere  d’antan, di sbuzzare personaggi fuori dalle righe che sembravano venuti a recitare una parte, quasi in prestito transfughi da commedie, da narrativa d’altri tempi. Insomma Masali sta stretto in una classificazione e non ne fa mistero.

Thriller? Satira politica e di costume? Avventura’ Fantastico?

Sì, potrei dire anche scorrendo questa sua ultima fatica, ma non solo. Una grande inventiva, la capacità di documentarsi ma anche di portare sulla pagina fatti e personaggi reali mescolandoli con la fantasia grazie a una scrittura arguta,vagamente divertita e irriverente come solo gli sguardi che ti lancia quando si parla di narrativa. La consapevolezza di raccontare una storia, per diletto proprio degli altri. Senza prendersi troppo sul serio.

E il risultato è fulminante, irriverente dirà qualche cultore dell’Assoluta precisione che (come ben sappiamo) ammorba i racconti di fantasia di una noia mortale. Questa invece è assente nel caso  ‘spaventoso e terrificante’ della vergine delle ossa. Una storia che comincia con il massacro di una vacca, con un carabiniere di cui conosciamo solo le iniziali  U.G. e con il coinvolgimento di Cesare Lombroso. Personaggio affascinante ma non unico nell’immaginario di un’epoca vividamente ritratta. Il manicomio di Collegno, Emilio Salgari (poverino!) indeciso se essere capitano di lungo corso o narratore. Ma ben più tortuosi misteri si avviluppano in una storia che è un ritratto d’epoca e una fantasia al tempo stesso. Una lettura godibilissima,già sceneggiata con verve e una scrittura adeguata, pungente dove occorre. Un romanzo ( finalmente!!!!) che non segue una moda, non assomiglia a cento altri letti e che, con tutta sincerità, mi piacerebbe vedere portato sullo schermo da Pupi Avati. Chissà…

Stefano Di Marino

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