Lasciando la chiesa in rovina si addentrò nel cimitero. Le lapidi si ergevano sbilenche, come se i monaci sepolti lì sotto tentassero di rialzarsi e riprendersi quello che un tempo era stato loro. Alcune erano antiche, i solchi delle incisioni ormai consumati e sbiaditi, su altre si leggevano ancora chiaramente i nomi degli uomini che commemoravano. Erano iscrizioni semplici, senza sentimentalismi. Solo un nome, una data, una preghiera. Alcune indicavano il ruolo svolto nella comunità – apicoltore, pescatore, erborista. L’ultima lapide attirò la sua attenzione. McLean non si sorpese affatto. Finalmente tutto aveva un senso.
Nascono come ebook autoprodotti i romanzi polizieschi dello scozzese James Oswald, barbuto allevatore di bovini e pecore (per la precisione Highland Cattle e New Zealand Romney Sheep) nella contea di North East Fife. Scrittore per caso dunque, che con il suo primo thriller della serie dell’ispettore McLean, Nel nome del male, è riuscito a fare tutto quello che gli autoprodotti sognano, vendere 350.000 copie nel giro di poche settimane, e sia con Nel nome del male, che con il successivo Il libro del male (libro che ho avuto occasione di leggere e di cui parlerò in questa recensione) rientrare come finalista del concorso di opere inedite organizzato dalla Crime Writer’s Association.
Come è noto i grandi editori sono a caccia dei successi del web e così è capitato ai libri di Oswald, (a tutt’oggi ne sono disponibili quattro: Natural Causes e The Book of Souls, e gli inediti in Italia The Hangman’s Song e Dead Men’s Bones) i diritti di tutta la saga sono infatti stati acquistati dalla Penguin Random House, e in Italia da Giunti.
Acclamato in patria come l’erede di Ian Rankin, ma è stato accostato anche ad autori come Val McDermid, Peter James e Stuart McBride, James Oswald è un autore che non disdegna componenti horror e paranormali nei suoi crime (è anche autore di una epic fantasy series), e se vogliamo si discosta un po’ dalla cosiddetta ortodossia del tartan noir. Resta piacevole la lettura? Senz’ altro e anche la piana e scorrevole traduzione di Leonardo Taiuti non guasta.
Ambientato a Edimburgo, a gloomy and dark town, Il libro del male (The Book of Souls, 2013) è il secondo libro della serie, seppur può essere letto come uno stand-alone. Donald Anderson, il killer di Natale, ormai al sicuro in carcere, muore accoltellato al cuore dal suo compagno di cella. Per Tony McLean una liberazione, anche la fidanzata dell’ispettore fu una delle vittime del killer, ma il senso di sollievo non dura a lungo. Dodici anni dopo la cattura di Anderson, all’avvicinarsi delle festività natalizie il corpo di una giovane donna viene ritrovato vicino a un ponte: nuda, lavata, con la gola squarciata. Stesso modus operandi del killer di Natale. Ma non può essere lui, McLean ha visto di persona la bara di Anderson scendere nella fossa.
I dubbi dell’ispettore subito si moltiplicano: c’era davvero lui nella bara? c’è un imitatore in città che segue le orme del Killer di Natale?, ma soprattutto era davvero Anderson il Killer di Natale? E poi perché McLean continua a vedere Anderson in giro per le strade di Edinburgo? Sta impazzendo e comincia a vedere i fantasmi? A complicare il tutto l’azione di un piromane, che continua a disseminare la città di acre fumo nero e la visita di misterioso monaco che farnetica di un libro capace di disseminare la morte.
Sicuramente originale.
In libreria dal 25 febbraio 2015.
Elena Romanello
Dopo il successo di Nel nome del male, torna l’ispettore McLean dell’autore scozzese James Oswald, per una storia che si svolge circa dieci anni dopo la prima indagine, prima autopubblicata dall’autore e poi diventata un best-seller editoriale.
Di nuovo, la grande protagonista è Edimburgo, la capitale della Scozia, qui vista nei suoi aspetti più sporchi e degradati, lontani mille miglia dell’idea che ne ha un visitatore e da quella che viene propagandata come idea nel mondo, ma non per questo meno affascinante.
Il secondo capitolo si aggancia al primo, dove McLean era riuscito a catturare il cosiddetto serial killer di Natale, l’insospettabile libraio antiquario Donald Anderson, non prima che questi uccida come ultima vittima Kristy, la fidanzata del poliziotto. Anderson muore in cella, e da quel momento iniziano ad avvenire omicidi sempre di donne, diversissime tra loro come età, vita e provenienza sociale, più ravvicinati ma con le stesse modalità di Anderson. In parallelo, McLean verrà contattato da un misterioso ex monaco che gli parlerà di un antico libro capace di stravolgere la mente di chiunque lo prenda in mano.
Il libro del male è una storia interessante, che si inserisce bene nel thriller, con echi di Ian Rankin e comunque di tutta la narrativa in tema con taglio realistico, portando il lettore per mano in tanti inferni quotidiani, esterni ed interni ai personaggi. Il tema del serial killer, soprattutto di donne, non è nuovo, ma l’autore riesce a trattarlo in maniera non banale e scontata, non togliendo nulla alla suspense e alla devastazione di queste storie.
A tutti questi elementi realistici, il romanzo aggiunge, scombinando le carte, alcune tematiche esoteriche e paranormali, con la storia del libro del male, sorta di grimorio alla Lovecraft, che ispirerebbe le azioni peggiori, e con un finale aperto a nuovi sviluppi, più vicino ad X-Files comunque che a romanzi più sensazionalistici di Dan Brown e Glenn Cooper, anche se la spiegazione resta ambigua e può essere alla fine molto più razionale di quello che si pensa.
Nel complesso Il libro del male, godibile anche se non si conosce il primo libro a cui ci sono comunque riferimenti continui e sul quale si rimane informati (o spoilerati, come si suol dire), è un thriller di sicuro interesse, il secondo di una serie, perché troveremo senz’altro l’ispettore McLean in qualche altra storia. E meno male, perché il suo è un personaggio davvero interessante, un antieroe dolente e un vinto in cerca di verità e di una giustizia non trionfalistica ma che per un attimo gli scaldi il cuore.
James Oswald vive in una fattoria in Scozia, dove nel tempo libero si dedica all’allevamento. Per vent’anni ha scritto solo per passione, finchè un giorno ha deciso di autopubblicare su Amazon il primo thriller della serie dell’ispettore McLean, Nel nome del male: nel giro di pochi mesi l’e-Book è stato scaricato da oltre 350.000 lettori. Questo incredibile successo ha attirato l’attenzione di Penguin, che con un’offerta altissima ha acquistato i diritti di tutta la serie, poi venduta in 12 Paesi. Un successo mondiale, confermato da questo secondo episodio, Il libro del male, che ha suscitato grande entusiasmo di critica e pubblico.
Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Maya di BizUp.
Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

La 001 edizioni di Torino, casa editrice leader nel fumetto d’autore di varia provenienza (o se si preferisce delle graphic novel) lancia una nuova collana, Nowcomics, che coniuga qualità e prezzo nel campo della narrativa disegnata, proponendo storie che si rivolgono all’appassionato e al neofita, con tavole a colori e spazio dato ad approfondimenti su storia e autore, a ricordare che anche il fumetto è un’arte e una forma letteraria, e che spesso la vicinanza tra fumetto e letteratura avviene anche nel campo degli scambi di miti letterari e personaggi.
Thriller anomalo, Non puoi dimenticare (Moving day, 2014), quinto romanzo di Jonathan Stone, edito in Italia in questo inizio 2015 da Newton Compton e tradotto da Roberto Lanzi. Certo un’ opera di fantasia, pur tuttavia capace di affrontare temi anche profondi che solitamente nei thriller sono poco presenti. Già il protagonista Stanley Peke, non è esattamente il classico vecchietto ormai in pensione, un po’ svanito, benestante, chiuso nella sua casa confortevole e piena di ricordi del New England. Stanley Peke ha un segreto racchiuso nel suo passato quando come Stanislaw Shmuel Pecoskowitz si trovò ad affrontare uno dei più grandi drammi della storia. Sfuggito all’Olocausto, forte abbastanza da attraversare l’Oceano e ricostruirsi una vita in America con la moglie Rose, ora sente di essersi meritato di trascorrere gli ultimi anni che gli restano sotto il sole della California. Così organizza il trasloco di tutti i suoi beni terreni affidandoli ad una ditta di trasporti che li consegnerà nella nuova residenza. Se non che quando la ditta di trasporti si presenta con un giorno di anticipo, il dubbio che qualcosa non torni lo assale, ma forse è solo lui che inizia a dimenticare le cose. E invece si trova vittima di una delle tante truffe ai danni di anziani che si stanno diffondendo a macchia d’olio. Il giorno dopo quando si presenta la vera ditta di trasporti è tutto chiaro. L’hanno derubato di tutti i suoi beni, dei suoi ricordi, delle sue fotografie, del suo passato. E Stanley Peke non ci sta. Ha sofferto troppo nella vita, già una volta l’hanno privato della sua esistenza, della sua storia e ora è deciso a non lasciare correre, anche se l’assicurazione ripagherebbe il danno puramente economico. Ma lui rivuole ciò che gli appartiene, così si mette sulle tracce dei ladri con l’aiuto del figlio Daniel e del suo vecchio amico Itzhak, sopravvissuto come lui.
Anni Ottanta: la giovane fotografa Kate scopre che sua madre June, celebre ballerina da poco scomparsa, non era la vera figlia di sua nonna Evie, insegnante di danza.
In amore quanto conta la sincerità? Bella domanda vero? L’essere sinceri e il mentire a fin di bene per rimediare ai propri errori sono alla base della simpatica commedia rosa Non ditelo allo sposo, di Anna Bell, uscito di recente da Tre60 editore. Penny- Penelope- la protagonista della vicenda sta per vedere realizzarsi il sogno della sua vita, sposare il suo fidanzato. Fino a qui nulla di strano se non il fatto che nell’avvio dell’organizzazione di tutto il gran carrozzone matrimoniale, la protagonista scopre di aver dilapidato la maggior parte dei risparmi del conto in banca, suo e del fidanzato, giocando al bingo on line. Non ditelo allo sposo si ispira chiaramente ad uno dei reality show più noti nel panorama televisivo italiano – Non ditelo alla sposa-, solo che in questo caso ad essere all’oscuro di ogni evento, non è la futura sposa, ma Mark, il fidanzato della protagonista. Penny- che devo essere sincera mi ha ricordato un po’ Bridgett Jones- è arrabbiata con se stessa, perché è consapevole dell’errore compiuto e decide di rimediare in qualche modo cercando di organizzare un matrimonio da favola, valutando però ogni singola cosa (dal vestito, al cibo, alla macchina, al luogo del banchetto) per non eccedere nelle spese. In questa sua impresa titatnica Penny incontrerà non pochi ostacoli, ma la sua capacità inventiva le permetterò di superare anche l’imprevisto più limitante. Non ditelo allo sposo della Bell è un romanzo ironico, ma allo stesso tempo pone attenzione ad alcune tematiche importanti come le dipendenze dal gioco e le catastrofiche conseguenze che esse possono avere in un famiglia. Altro tema importante è la fiducia e il rispetto che si stabiliscono nelle relazioni con il prossimo. È vero Penny mente al futuro marito, ma lo fa perché vuole riuscire a risolvere da sola il grave errore compiuto. La ragazza sa di aver tradito la fiducia di Mark e sa che dovrebbe affrontare il problema con lui, ma la paura di essere lasciata dall’uomo che ama, e con il quale vuole trascorrere il resto della vita, è ciò che la spinge a mentire e a voler uscire dai guai da sola. La storia di Penny è interessante, perché la protagonista anche se ha un budget economico molto limitato, si renderà conto che basta aguzzare l’ingegno – e la stessa autrice ne sa qualcosa- per riuscire a trovare soluzioni per ogni evento. Non ditelo allo sposo è caratterizzato da un ritmo narrativo incalzante, nel quale si alternano momenti comici a situazioni serie (per esempio quando la protagonista deve parlare della sua ludopatia con sconosciuti affetti dal suo stesso problema) che evidenziano la molteplicità delle sfumature che la vita umana presenta. Non ditelo allo sposo di Anna Bell è una commedia romantica simpatica e perché no anche un interessante manuale rapido su come scoprire soluzioni alternativa per realizzare il matrimonio dei proprio sogni, dove ciò che non deve ma mancare come punto di forza è l’amore. Traduzione Ilaria Katerinov.
Parrà strano ma nel mondo delle lettere il peggior peccato di uno scrittore consiste nello scrivere. Il Nostro se ne asterrà, per quanto possibile: un pezzo di colore esotico a vent’anni, una cauta recensione a venticinque, a trent’anni, già intellettuale di successo, “curerà” libri evitando di scriverli o di tradurli. Due pagine di prefazione, tanto per mettere le mani avanti, mai elogiative, anzi limitatorie… Se il libro andrà bene suo il merito. Nel caso contrario, ci vuole assai poco a dar la colpa a chi ha lavorato. Se l’ammalato dovesse morire, si può, in coscienza, dare la colpa al curatore?
Mi avvicino sempre con un pizzico di diffidenza alle proposte provenienti dal sempre inflazionato filone di gialli scandinavi. Sugli scaffali delle librerie il ritmo di uscite rasenta la saturata catena di montaggio. Sembra di trovarsi di fronte ad un’agguerrita gara tra piccole e grandi case editrici nel cercare di reperire la new sensation, la gallina dalle uova d’oro, il novello Stieg Larsson o l’ennesimo rampante clone della fatalona Camilla Lackberg .
D) Torkil, il tuo ottimo romanzo risulta estremamente attuale proprio alla luce dei recenti episodi terroristici che hanno colpito il cuore della Francia. Nel libro, infatti, ci descrivi la difficile relazione sentimentale e i forti contrasti che si creano tra due ragazzi e le rispettive famiglie di origine e fede religiosa diversa. Ti chiedo se ritieni sia possibile una pacifica integrazione tra popoli e culture differenti?
Elena Romanello
É bello provare meraviglia. E lo è ancor più se a suscitarla è un sentimento di sorpresa verso qualcosa di atteso e conosciuto come l’arte di Elena Mearini, scrittrice lombarda dal tratto indiscutibilmente autentico e personale.
La vita è strana e spesso non dà quello che uno merita, in positivo e negativo. Almeno, questa è la sensazione che si è avuta qualche giorno fa, vedendo come è stata accolta, dai giornali italiani ma anche da quelli stranieri, australiani in particolare, la notizia della dipartita, a 77 anni e dopo una lunga malattia invalidante, di Colleen McCullough.
“In Italia ogni giorno si cementificano settantacinque ettari e ci sono quasi trecento abusi edilizi” proseguì Whitaker. ” E il cento per cento dei comuni è a rischio per la progressiva cementizzazione del territorio. Io credo che nessuno possa più fermare tutto questo”. Si fermò e sosprirò profondamente.” A volte gli uomini dormono un sonno così profondo che solo la forza degli eventi può destarli. Lei ama Shakespeare? “Un cielo così cupo non può schiarire senza una tempesta”… Ricorda?”
Ciao Bettina, benvenuta su Liberi di scrivere e grazie per avere accettato questa mia intervista. Sei il primo scout letterario freelance che intervisto. Inoltre tu operi in un settore molto specifico, facendo da tramite tra Italia e Germania, facendo appunto conoscere gli autori italiani in Germania, e viceversa penso. Collabori in stretto contatto con Agenzie letterarie, Editori, autori. In cosa consiste esattamente il tuo lavoro, in cosa differisce maggiormente da un scout classico, alle dipendenze di una grande Agenzia Letteraria?
























