:: La fabbrica delle meraviglie, Sharon Cameron (Mondadori, 2015) a cura di Elena Romanello e Federica Spinelli

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fabElena Romanello

Gran Bretagna, epoca vittoriana: in una notte di nebbia la giovanissima Katharine arriva in uno sperduto maniero con l’incarico dato dalla sua famiglia di origine di controllare che lo zio George, eccentrico ma benestante parente, non stia dilapidando il suo patrimonio, unica possibilità per lei e soprattutto per il fratello di avere una vita decente.
Dopo alcuni spaventi iniziali Katharine scopre che lo zio George non è assolutamente pazzo, ma è un geniale inventore di macchinari incredibili, pesci meccanici, bambole che suonano strumenti, orologi dalle mille funzioni. Inoltre ha dato ospitalità nella sua casa a varie persone, provenienti da situazioni di disagio, che con lui hanno trovato lavoro e una ragione di vita.
Katharine conosce anche uno di questi amici dello zio, il giovane Lane, ma capisce anche che deve scegliere tra quello che conosce da sempre, anche se forse non è la cosa giusta per lei e per tutti, e un nuovo modo di vedere la vita, che dà fastidio a non poche persone.
La fabbrica delle meraviglie di Sharon Cameron, presentato come romanzo young adult, ha non pochi elementi di interesse e non pochi livelli di lettura. I bibliofili ci troveranno vari riferimenti a quell’epoca impagabile nella produzione letteraria che è l’Ottocento inglese, che ha prodotto autori e autrici del calibro di Dickens e delle sorelle Bronte, da cui l’autrice riprende le atmosfere di suspense e le tematiche sociali.
Inoltre ci sono richiami al filone steampunk, la fantascienza nel passato, che ha nell’Ottocento inglese il suo periodo favorito, anche se va detto che gli automi sono una realtà documentata, che ebbe il suo momento d’oro nel Settecento, ma che era presente anche nel secolo successivo.
La fabbrica delle meraviglie è una storia di formazione, con colpi di scena e avventure, con protagonisti in anticipo sui tempi e un apologo a favore della diversità e dell’anticonformismo, sempre attuale.
L’unica cosa che forse stona un po’ è la scelta della protagonista, troppo anacronistica: nell’Ottocento una ragazza di nemmeno diciotto anni non avrebbe mai avuto tutta la libertà di movimento e di visita di Katharine, diverso era il caso di Jane Eyre che si trovava a dover vivere le sue avventure spinta dal lavoro che svolgeva per necessità, qualche anno in più sarebbe stato più credibile per spiegare il viaggio e la pemanenza a casa di zio George.
Detto questo il romanzo è interessante, sia all’interno del filone young adult, dove non sempre le proposte sono all’altezza e originali, sia da leggere se si ha qualche anno in più. Katharine è un personaggio inventato, ma zio George è ispirato ad una figura storica, quella del duca di Portland, uomo schivo che detestava l’aristocrazia e i suoi riti e che fece costruire nella sua dimora un’enorme biblioteca, una centrale a gas, spazi per praticare sport, case per gli operai all’avanguardia, dando da lavorare e da vivere oltre milleseicento persone per decenni, anticipando esperimenti di personalità come Leumann e Adriano Olivetti.

Federica Spinelli

L’incontro con questo libro è avvenuto un po’ per caso. Ammetto che dietro la mia decisione di recensirlo sicuramente ha giocato un ruolo importante la mia simpatia per la letteratura per ragazzi e il fatto che ormai da qualche tempo non mi misuro più con la materia. Ricordo che la prima cosa che mi colpì fu proprio la copertina, devo dire assolutamente sobria e ben scelta. Sul fronte della sovraccoperta è disegnato un profilo femminile, con uno stile che ricorda chiaramente un cammeo, circondato da una oggetti che richiamano il mondo degli orologi che come il lettore scoprirà in seguito, sono un elemento tematico ricorrente insieme il tempo. Pochi e semplici elementi ben distribuiti e delineati da una grafica chiara e da un disegno pulito rimandano ad alcuni tratti della trama e danno al lettore le prime indicazioni sull’atmosfera della storia.
La fabbrica delle meraviglie racconta la storia di Katharine, orfana che vive con la ricca e tirannica zia Alice, inviata da quest’ultima nella tenuta di Stranwyne, per accertarsi dell’instabilità mentale di suo zio George, sorpannominato Tully, e permettere così al figlio di mettere le mani sull’immenso patrimonio di famiglia. Quando la ragazza arriva in questa oscura e polverosa villa, l’accoglienza non è delle migliori. L’atmosfera cupa e gli ambienti sinistri convincono la ragazza a chiudere la faccenda il prima possibile e tornare a Londra e alla sua vita, ma ovviamente il destino ha ben altri progetti e i piani iniziali della ragazza verranno stravolti da una serie di scoperte e dall’evolversi degli eventi che la porteranno a scoprire una verità diversa da quella che si era aspettata. Nonostante il difficile inizio, una casa deserta e piena di stanze buie e polverose, di scricchiolii sospetti e di risatine nel buio e la diffidenza palese degli abitanti del villaggio, la ragazza riuscirà con pazienza a farsi conoscere e ad andare a fondo al mistero che circonda il mondo in cui è stata catapultata. A rendere ancora più difficile la situazione della ragazza ci saranno una serie di incubi che sembreranno perseguitarla arrivando a mettere in dubbio la sua stessa sanità mentale. Katharine, attraverso un percorso di crescita, arriverà a diventare una paladina e a liberare non solo la tenuta da un oscuro piano ma la sua vita dall’ingombrante presenza della zia e riuscirà a riconquistare la libertà. La ragazza nella veste di una novella Jane Eyre scoverà tutti i segreti rimasti intrappolati nella tenuta per portare alla luce un progetto di generosità e buon cuore che ruota intorno alla figura eccentrica dello zio George. Il romanzo ambientato durante l’epoca vittoriana, mescola molto sapientemente la suspance del mistery e la libertà narrativa del fantasy, e affonda le sue radici narrative in un fatto realmente esistente: la scrittrice si ispira alla storia di Welbeck Abbey, la tenuta del duca di Portland che aveva dilapidato il patrimonio di famiglia facendo costruire una galleria sotterranea ma garantendo vitto, alloggio e un lavoro a centinaia di persone. Da questa traccia prende spunto e si dipana la storia de La fabbrica delle meraviglie. Questo libro ha tutte le carte in regola per rendersi interessante agli occhi di un giovane lettore in quanto si presenta scorrevole, avvincente e sorprendente nella trama con una giusta dose di suspance e mistero con molti punti in comune in quanto ad atmosfera e ambientazione con due “big” della letteratura per ragazzi: Hugo Cabret e Alice nel Paese delle Meraviglie. La curiosità che spinge ad andare avanti nella lettura è ben retta da una trama strutturata e accattivante e in definitiva ben scritta. La bravura dell’autrice è stata però anche quella di renderlo interessante anche agli occhi di un lettore adulto che sia predisposto a lasciarsi incantare dalla storia. Insomma un romanzo a tutto tondo dedicato a chi ha voglia di farsi sorprendere e farsi un po’ prendere in giro dalla finzione letteraria.

Sharon Cameron Insegnante di pianoforte, appassionata di teatro, è sposata e ha un figlio. Adora la Scozia, le storie in costume e gli indovinelli. Vive negli Stati Uniti, a Nashville, Tennessee.

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