:: La foresta incantata. Un intreccio a china da esplorare e colorare, Johanna Basford, (Gallucci editore, 2015) a cura di Viviana Filippini

15 Maggio 2015 by

img1990-gAlbum da colorare per adulti è la bella idea messa in forma da Johanna Basford, artista scozzese che in Inghilterra, Francia e anche in Italia sta riscuotendo grande successo con i suoi libri disegnati. L’ultimo, pubblicato da Gallucci, è La foresta incantata. Un intreccio a china da esplorare e colorare (giunta già alla seconda ristampa in Italia) un album con disegni tutti da colorare e da scoprire ad ogni pagina. Il libro non è fatto solo per essere riempito di colori, ma in esso ci son intricate decorazioni vegetali dietro alle quali si nascondo animali o oggetti da trovare. Non mancano disegni che il lettore deve completare e enigmi disegnati da risolvere per trovare i nove simboli presenti nell’intreccio disegnato e arrivare alla sorpresa finale. La foresta incantata è un libro adatto agli adulti, ma è molto apprezzato anche dai ragazzi. Colorando le pagine del libro si prova un senso di rilassamento e di partecipazione attiva che permetterà di scoprire ogni creatura, piccola o grande che sia, nascosta nella misteriosa foresta uscita dalla mano della Basford. I suoi disegni mi hanno ricordato molto da vicino la vegetazione della compagna scozzese e allo stesso tempo certi motivi decorativi dei tessuti per vestiti e pure lo stile floreale di William Morris, disegnatore e scrittore britannico, tra i fondatori dell’Art and Crafts (arti e mestieri), il movimento di riforma delle arti applicate, nato nel regno unito in opposizione all’imperante industrializzazione. La foresta incantata è un libro per immagini a cui dare vita attraverso il colore e che allo stesso tempo vi darà la sensazione di partecipare alla realizzazione di una opera d’arte che per la minuziosa attenzione ricorda un po’ l’arte di creazione dei mandala tibetani dove calma, attenzione e precisione danno vita a forme e colori che raccontano il processo di formazione del cosmo. La foresta incantata della Basford, magari non racconta come è nato l’universo, ma di certo invita il lettore a contribuire ad animare, con la propria fantasia cromatica, il mondo fantastico da lei disegnato. Colorare questo libro è un passatempo e allo stesso tempo un’attività artigianale che permetterà a chi la metterà in atto di esprimere al meglio la propria creatività e di rilassare il proprio intelletto e corpo.

Johanna Basford è un’ illustratrice fanatica dell’inchiostro e si è formata al Duncan of Jordanstone College of Art and Design con una tesi dedicata al tessile, cioè alla colorazione e alla pittura dei tessuti.  Johanna Basford, ha lavorato per case di moda popolari come H&M, ma anche di grandissimo prestigio come Hermes, azienda per la quale ha realizzato disegni esclusiviTra i suoi clienti di maggiore prestigio ci sono anche Sony, Starbucks, Chipotle, Absolute Vodka. Questo è il suo sito  www.johannabasford.com. Il suo primo libro, Il giardino segreto, ha avuto grande successo in tutto il mondo. L’edizione italiana, pubblicata da Gallucci, è stata ristampata più volte.

:: Una famiglia imperfetta, Nicola D’Attilio (Edizioni San Paolo, 2015)

14 Maggio 2015 by

famiClelia e Diego. Lei è la maestrina seria e un po’ noiosa, lui è l’esperto di marketing che si accompagna a una donna diversa ogni weekend: basta una strana notte e i due si troveranno uniti a fronteggiare l’inaspettato. Inaspettato è quel bambino che cresce nella pancia di Clelia e che lei non vuole; inaspettato è il mondo di Diego che frana come un castello di carte; inaspettati sono i misteri che la gravidanza scoperchia, tra stramberie e problemi di amici e famigliari. Inaspettata è la vita che cambia senza che tu sia pronto, e chissà che alla fine non abbia ragione lei. Con un intreccio di vicende ad alto contenuto emotivo e di situazioni divertenti, l’esordio di Nicola D’Attilio è un romanzo, leggero e profondo a un tempo, sull’amicizia e la famiglia; un manuale su come stare uniti e costruire la perfetta famiglia imperfetta.

– Clelia!
Fu sorpresa da una voce alle spalle; la riconobbe senza fatica nonostante fosse ormai lontana settimane. Si voltò e lo vide: il padre biologico era lì, a pochi metri, ignaro di tutto.
Avanzava con passo disinvolto, stretto in una giacca di pelle nera con collo alla coreana, jeans slavati e scarpe da passeggio che lasciavano intravvedere, con studiata noncuranza, un prezioso baffo rosso sulla linguetta.
Rivederlo dopo quell’unico incontro ebbe l’inatteso effetto di scoperchiare un groviglio di reminiscenze che nemmeno pensava di avere. Era più carino di quanto lo ricordasse ma non era quello il punto; il nodo che sentiva allo stomaco suggeriva la presenza di domande che aveva sapientemente eluso: una su tutte chiedeva non tanto chi fosse, ma cosa rappresentasse quell’uomo per lei. Gli andò incontro cercando di allontanare i dubbi e di godersi la serata, come imposto da sua sorella.
– È tanto che aspetti? – disse Diego, sfiorandole la guancia con un bacio. Il profumo dell’uomo le solleticò le narici, ricordandole la mattina del loro primo incontro.
– No, figurati.

Interno familiare. In una cucina, economica. Madre, padre e figlia che parlano di un’altra figlia ancora, tra Tarallucci del Mulino Bianco inzuppati nel latte e inaspettate rivelazioni. Così inizia Una famiglia imperfetta, romanzo d’esordio di Nicola D’Attilio, giovane (ma non proprio giovanissimo) scrittore genovese, classe ’76, della scuola di narrazione di Giulio Mozzi e Gabriele Dadati. Verrebbe da dire “Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo” ma sarebbe fuorviante, questo romanzo non è un dramma, nè un affresco di costume che stigmatizza, nel caso di Lev Tolstoj, l’adulterio. E’ una commedia, che sì tratta temi seri e a volte drammatici come l’aborto e le gravidanze non volute o anche solo l’immaturità sentimentale, ma lo fa con freschezza e leggerezza, e con una sorta di joie de vivre tipica di quelle commedie brillanti anni 60, che trovano sempre meno spazio nel mondo gravato dalla crisi di questi anni.  E’ sempre un romanzo edito dalle Edizioni San Paolo, difficilmente troverete una difesa ad oltranza dell’aborto come pratica medica, ma non aspettatevi un pamphlet morale, qui si parla principalmente di sentimenti, e di come i personaggi affrontano i vari dilemmi morali che la vita gli riserva. Non ci sono giudizi, condanne, ma semplicemente una visione alternativa su cosa può capitare a chi si trova ad essere genitore, quasi per sbaglio. E Clelia e Diego sono senz’altro due improbabili genitori, imperfetti a modo loro, protagonisti di questa commedia corale che vede altri personaggi dire la loro sulla faccenda con esiti buffi e imprevedibili.  Con ironia e umorismo D’ Attilio, parla di amicizia, di amore, di senso della famiglia, di crescita personale, e lo fa con uno stile vivace e pieno di brio. Riusciranno Clelia e Diego a diventare una coppia? Beh vi toccherà leggere il romanzo per scroprirlo, ma vi assicuro sarà una lettura piacevole.

Nicola D’Attilio, nato a Genova nel 1976, si è laureato in Informatica e lavora nella progettazione di sistemi di sicurezza fisica nel campo dei trasporti. Ha partecipato alla seconda edizione de La Bottega di Narrazione a cura di Giulio Mozzi e Gabriele Dadati.

:: Al via il Salone del Libro di Torino 2015, a cura di Elena Romanello

12 Maggio 2015 by

imagesOrmai ci siamo quasi: dal 14 al 18 maggio torna a Torino, nello spazio fieristico del Lingotto, il Salone del libro, la più importante manifestazione fieristica italiana dedicata ai libri e all’editoria e uno dei più importanti a livello europeo.
Quattro sono i padiglioni in cui si snoda l’evento: l’1, dedicato all’editoria indipendente con lo spazio Officina gestito da Giuseppe Culicchia e l’Incubatore, il 2 e il 3 con le proposte editoriali di editori grandi e non, il 5 incentrato sulla letteratura per bambini e ragazzi del Bookstock Village.
L’argomento di quest’anno sono Le meraviglie d’Italia, meraviglie in senso lato, dalla cucina alla letteratura passando per cinema, moda, arte, paesaggio, mentre gli ospiti d’onore sono la Germania come Paese straniero e il Lazio come Regione.
Nei cinque giorni si parlerà di cucina, nello spazio CookBook, di libri e tecnologie, in Book to the future, di fumetti e graphic novel nel Bookstock village, delle professioni legate al libro, di schierarsi contro le ingiustizie per i più giovani, dei settant’anni dalla fine della guerra, oltre agli incontri con autori e autrici, nelle Sale dai vari colori, presso il Caffè letterario e nell’Auditorium.
Come sempre, tanti gli ospiti, molti ormai fissi dell’evento: oltre a Lidia Ravera, madrina dell’evento, ci sono i nomi di Corrado Augias, Camilla Lackberg, Licia Troisi, Mauro Corona, Catherine Dunne, Jann Assmann, Valerio Massimo Manfredi, Aldo Busi, Zerocalcare, Aldo Cazzullo, Gianrico Carofiglio, Margherita Oggero, Vanessa Diffenbauch, sono solo alcuni nomi presenti in cinque giorni che si preannunciano intensissimi.
Ma il Salone del libro è anche il Saloneoff, cinquecento eventi, tra mostre, spettacoli teatrali, passeggiate letterarie, concerti, presentazioni, reading, bookcrossing, mercatini, in tutte le Circoscrizioni di Torino e in tredici Comuni della nuova Città metropolitana. Gli eventi avverranno in scuole, biblioteche, librerie, bar, palestre, piazze, parchi e altri luoghi non canonici.
A questo vanno aggiunti anche gli incontri di Voltapagina, in alcuni istituti penitenziari del Piemonte, punto finale di percorsi di lettura fatti.
Il programma completo è www.salonelibro.it

:: I 64 Enigmi. L’antica sapienza cinese per vincere nel mondo contemporaneo, Gianluca Magi, (Sperlig & Kupfer, 2015)

10 Maggio 2015 by

magiI Ching ovvero il Libro dei Mutamenti, testo antichissimo cinese risalente alla dinastia Zhou, (utilizzato per lo più come strumento divinatorio), racchiude se vogliamo secoli e secoli di saggezza cinese,  apprezzata da Confucio a Carl Gustav Jung in una linea ideale di continuità che ci porta a riflettere quanto la saggezza di per sé sia senza tempo e senza luogo.
Il libro dei Mutamenti dunque è molto più di un oracolo, può essere letto benissimo con spirito scientifico per approfondire concetti profondi e anche difficili, per meditare sull’ esistenza e sul modo in cui affrontarla, o sui dilemmi della filosofia o della matematica. Se vogliamo il sistema di calcolo binario nasce proprio con questo testo che utilizza un sistema di esagrammi composti da un alternarsi in diverse combinazioni di sei linee continue, rappresentanti il principio maschile dello yang, e interrotte, rappresentanti il principio femminile dello yin. 0 e 1, dunque, sì e no.
Può l’antico Libro dei Mutamenti essere d’aiuto nel mondo contemporaneo? Come dicevo prima la linea ideale di continuità porta fino ai giorni nostri, e allo stesso modo deve aver pensato Gianluca Magi, orientalista e storico delle religioni che dirige con Battiato la Scuola Superiore di Filosofia Orientale e Comparativa di Rimini, che proprio ai Ching si è ispirato per scrivere I 64 Enigmi. L’antica sapienza cinese per vincere nel mondo contemporaneo (Sperling & Kupfer, 2015).
Agile volumetto, di stampo divulgativo, scritto in un linguaggio semplice e immediato teso a far luce sui misteri che il testo cinese contiene. Si può leggere in modo lineare, come ho fatto io, dalla prima all’ultima pagina, o aprendo una pagina a caso, magari per approfondire un problema che ci assilla e di cui non vediamo la soluzione. Ciò che troverete vi sarà d’aiuto che crediate o meno alle arti divinatorie, perchè c’è sempre un fondo di verità in queste pagine adattabile ai vari casi della vita.
Se volete possiamo fare una prova. Il problema che mi assilla in questi giorni riguarda la mia vita lavorativa, aprirò una pagina a caso e vi dirò quale è e che riflessioni mi ha portato a fare. Allora siete pronti? La pagina che ho aperto è…

La forza del grande – 34° Enigma. Sentenza: La forza del grande arride all’uomo retto. Immagine: L’uomo evoluto non fa un solo passo contrario alla giustizia. Spiegazione: La situazione illustra una crescita vigorosa del coraggio e della forza verso un fine dominante. Magi poi parla della sua esperienza personale, degli ostacoli che ha incontrato che sueprandoli l’hanno portato al successo e termina con un proverbio: Salvare capra e cavoli. I protagonisti sono un contadino (simbolo del funzionamento cosciente del pensiero umano) un lupo (simbolo del funzionamento riflesso dell’organismo umano) una capra, (simbolo del funzionamento del sentimento) e una cesta di cavoli (simbolo delle situazioni sempre nuove che la vita propone e che spetta all’uomo risolvere).

Un contadino vuole trasportare incolumi al di là del fiume una capra, un lupo e una cesta di cavoli servendosi di una piccola imbarcazione in grado di contenere lui e uno soltanto di questi tre carichi. Se il contadino lascia da una parte o dall’altra del fiume senza la sua presenza diretta il lupo assieme alla capra, questa verrà divorata dalla belva; mentre nulla impedirà alla capra di spazzar via i cavoli se li lascia vicino alla cesta incustodita. Il contadino, uomo cosciente e non pigro, risolverà questa situazione attraversando il fiume… una sola volta in più.

Dunque che ne pensate? Incoraggiante, vero? Ho un po’ come la sensazione che si rivolga proprio a me. Se comunque volete leggere il testo originale dei Ching in cinese e tradotto in inglese vi invito a visitare questo link: http://ctext.org/book-of-changes

Gianluca Magi, è uno degli autori più influenti nel campo dell’evoluzione personale. Ha insegnato all’università di Urbino, ha fondato la Scuola Superiore di Filosofia Orientale e Comparativa, di cui è direttore insieme a Franco Battiato. I suoi libri sono stati tradotti in 33 Paesi e hanno raggiunto le 200.000 copie vendute. I suoi bestseller sono I 36 stratagemmi e Il gioco dell’eroe.

:: Tacchi e taccheggi, Desy Icardi (Golem, 2014) a cura di Elena Romanello

10 Maggio 2015 by

indexDue donne, la ricca borghese Barbara, oppressa da un desiderio di maternità frustrato e dalla noia, e Lydia, dalla vita inconcludente tra un lavoro precario in un call center e un’attività da borseggiatrice, si trovano in un centro commerciale di Torino nello stesso momento, accusate entrambe di taccheggio. Portate in una stanza a parte per essere interrogate in attesa della denuncia, vengono dimenticate nell’edificio al momento della chiusura e nelle lunghe ore solitarie iniziano a parlarsi, scoprendo di avere molto più in comune di quello che pensavano.
Desy Icardi, cabarettista e blogger, interprete del mondo delle donne, costruisce quello che a prima vista potrebbe sembrare un romanzo chick lit, ma che in realtà parla dell’universo femminile, dell’oggi, delle contraddizioni delle vite, di divertimento e dramma, con rara maestria.
Un anonimo centro commerciale a Torino, un non luogo uguale in ogni parte del mondo dove ogni giorno arrivano persone di ogni tipo, fa da sfondo a questo scontro tra due meteore impazzite, due donne agli antipodi, una che ha tutto tranne che l’essenziale e l’altra che non ha niente e deve trovare l’essenziale, di età e condizione diversa, non certo due eroine, nemmeno le due classiche bamboccie anche un po’ irritanti da chick novel, simbolo del mondo di oggi, dove le aspettive di cui si viene investiti, soprattutto se donne, non sono sempre realizzabili e nemmeno auspicabili.
Tacchi e taccheggi è un romanzo agile e veloce, che diverte, ma che fa pensare e riflettere su tanti aspetti di oggi, dalla solitudine al lavoro precario, dall’esclusione sociale all’alienazione, e Barbara e Lydia, non ribelli e senza cause, possono trovare l’una nell’altra quello che manca loro nella vita, il riconoscimento e qualcuno con cui parlare davvero.
Un libro torinese ma universale, proposta della casa editrice subalpina Golem, che propone nuove voci o comunque voci insolite nel panorama della letteratura. La prefazione di questo viaggio nell’oggi e nell’animo di due donne insolite è di Massimo Tallone, scrittore e terapista bibliofilo, anche lui abitante sotto la Mole.
Tacchi e taccheggi piacerà a chi ama le storie insolite e chi vuole riflettere sull’oggi in maniera lieve ma non certo superficiale.

Desy Icardi, torinese, è cabarettista, scrittrice, blogger, insegnante di scrittura creativa, ha dedicato la sua vita a sviscerare il rapporto tra le donne e la risata. Il suo sito ufficiale è http://www.desyicardi.it/

:: Principessa dei Coralli, Tea Stilton, (Piemme, 2009) a cura di Micol Borzatta

10 Maggio 2015 by

teaUn tempo il regno della fantasia era un unico regno governato da un unico sovrano. Purtroppo il troppo potere lo ha reso egoista e malvagio, costringendo così un nuovo sovrano a combatterlo e detronizzarlo. Il nuovo sovrano aveva cinque figlie e ha così deciso di dividere il regno tra di loro: il regno dei ghiacci, il regno dei corali, il regno del deserto, il regno delle foreste e il regno del buio.
È proprio nel regno dei coralli che si svolge questa storia.
Kalea è la principessa del regno dei coralli. Vive nel palazzo con due fratellastri, due ragazzi gemelli trovati nel mare quando erano ancora in fasce e fatti crescere al palazzo come se fossero stati i suoi fratelli.
La vita sembra scorrere tranquillamente, quando un giorno viene ritrovato in spiaggia un ragazzo. Kaliq viene dal regno del deserto, era in spedizione per studiare nuove tipologie di piante quando la sua nave viene attaccata dai pirati. La nave cola a picco e tutto l’equipaggio è stato ucciso, tranne lui.
Kaliq riesce a conquistare la fiducia e il cuore di Kalea, ma strani avvenimenti fanno sì che tra di loro insorgano dei dubbi…
Un ottimo romanzo per bambini, ma anche per i più grandi.
La trama è talmente coinvolgente che ti porta a leggere il libro tutto d’un fiato, passando l’intera nottata attaccata alle sue pagine, sentendo il cuore battere all’unisono con quello della protagonista, tifando per i gemelli e per Kalea quando gli eventi fanno credere che il nemico sia la persona sbagliata.
Descrizioni strepitose come siamo abituati a trovare nei libri degli Stilton, partendo da quelli di Gerolamo arrivando fino a Tea ai tanti loro parenti.
Una fiaba che sa far sognare insegnando anche l’importanza della sincerità, della famiglia e dell’amore.

Tea Stilton Elisabetta Dami nasce a Milano nel 1958 ed è l’autrice e l’inventrice dei libri di Geronimo Stilton e di tutta la famiglia Stilton, compresa Tea Stilton, pseudonimo che utilizza per la saga delle Principesse del regno della fantasia.
Figlia dell’editore Pietro Dami, fondatore nel 1972 della Dami Editore, inizia a soli 13 anni a lavorare come correttrice bozze nella casa editrice di famiglia. A 19 anni inizia a scrivere brevi racconti per ragazzi e assiste come volontaria bambini malati, esperienza che la porta a inventare il personaggio di Geronimo Stilton. L’idea di creare un topo antropomorfo come protagonista di storie ha talmente successo che inizia a scrivere usando prima il suo personaggio come pseudonimo, poi creandogli una famiglia intera intorno, trasformando la sorella Tea Stilton in scrittrice anch’essa. Tutto questo successo permette alla Dami di continuare ad aiutare i bambini malati, orfani e abbandonati.

:: Il ricercato, Lee Child (Longanesi, 2015) a cura di Giulietta Iannone

9 Maggio 2015 by

il-ricercato-674x1024Ritrovare Jack Reacher è un po’ come ritrovare un vecchio amico, che invecchia, come invecchiamo noi, ma in fondo resta sempre lo stesso, e soprattutto è sempre rassicurante e sicuramente il tipo che si vorrebbe incontrare quando si è davvero nei guai. Perché Jack Reacher, ex poliziotto militare ora in giro per le strade d’America come un hobo votato al viaggio e all’avventura, non è di quelli che si voltano dall’altra parte quando c’è qualcuno bisognoso d’aiuto.
E Karen Delfuenso è davvero nei guai quando Reacher la incontra all’inizio di Il ricercato (A Wanted Man, 2012) diciassettesimo romanzo della serie di Jack Reacher, scritto da Lee Child, pubblicato in Italia da Longanesi e sempre tradotto dall’ instancabile sua traduttrice ufficiale, la milanese Adria Tissoni. Anche se non così nei guai come le apparenze farebbero pensare, ma certo l’aiuto di Reacher le fa comodo e caso vuole che proprio lui si trovi sul ciglio della strada a fare l’autostop, una notte in una desolata contea del Nebraska, quando sfreccia e si ferma l’auto su cui anche Karen è a bordo.
Assieme a lei altri due uomini, tutti con indosso un’ anonima camicia di denim. Reacher ormai disperava di trovare un passaggio, e il naso rotto mal curato certo non aiuta, quando sale a bordo deciso ad arrivare in Virginia. In un primo tempo scambia i tre per colleghi in viaggio di lavoro ma qualcosa non torna. Il comportamento della donna soprattutto lo mette sul chi vive e quando lei riesce a comunicare utilizzando ingegnosamente il solo sbattere delle palpebre, Reacher capisce che è stata rapita e che i due uomini a bordo sono armati.
Vari posti di blocco gli danno la conferma che i due uomini sono ricercati dalla polizia. Ma non solo: FBI, CIA, Dipartimento di stato, tutte le forze disponibili sono impegnate in una caccia all’uomo senza esclusioni di colpi, perché c’è in ballo qualcosa di grosso. E quando Reacher durante una sosta in una stazione di servizio riesce a comunicare con l’FBI dandogli almeno le sue coordinate, l’indagine di Julia Sorenson, che indaga sulla morte di un uomo in una stazione di pompaggio, obbiettivo sensibile perché via per le falde acquifere della zona, prende la giusta direzione.
Un romanzo on the road dunque per Jack Reacher, pieno di sorprese, e repentini cambi di prospettiva. Un lungo inseguimento per le interminabili ‘highways’ americane, o meglio un viaggio nel paesaggio americano stesso, fatto di stazioni di servizio sperdute nel più assoluto nulla, motel, drive il tutto visto dagli occhi di un inglese ormai americano a tutti gli effetti.
E poi c’è Jack Reacher, eroe solitario ma dal cuore d’oro, con il suo fascino sgualcito, e stropicciato come le camicie da poco prezzo che indossa, pronto a riprendere la sua strada senza meta, finita un’avventura, che non ostante passino gli anni non perde il suo smalto.
Non ci si annoia poi leggendo i romanzi di Lee Child, questo è certo, l’azione non manca, come le false piste, gli improvvisi colpi di scena, le persone che non sono quello che sembrano e nascondono la loro vera identità cambiando pelle come i serpenti fanno alla muta. Solo Reacher resta sempre quello che è, punto fermo in storie sempre diverse che ormai si adeguano ai tempi proiettando lo spettro del terrorismo, del pericolo nascosto in casa propria.
Ah, dimenticavo: sapete dire un’ intera frase senza dire la lettera “a”? Il trucco c’è ma non sarò certo io a svelarvelo, lascio fare a Reacher.

Lee Child è nato a Coventry, in Inghilterra, nel 1954. Dopo aver lavorato per vent’anni come autore di programmi televisivi, nel 1997 ha deciso di dedicarsi alla narrativa: il suo primo libro Zona pericolosa è stato salutato da un notevole successo di pubblico e critica, e lo stesso è accaduto per gli altri romanzi d’azione incentrati sulla figura di Jack Reacher, personaggio definito dal suo autore come «un vero duro, un ex militare addestrato a pensare e ad agire con assoluta rapidità e determinazione, ma anche dotato di un profondo senso dell’onore e della giustizia». Lee Child vive negli Stati Uniti dal 1998.

Adria Tissoni Laureata presso la Scuola per Traduttori e Interpreti di Trieste, Adria Tissoni si è inizialmente dedicata alla traduzione di testi medico-scientifici e all’insegnamento della lingua inglese a livello universitario.
Ormai da molti anni traduce narrativa contemporanea, in particolare thriller medici e d’azione, spaziando talvolta anche in altri generi quale quello storico. Tra gli autori da lei tradotti figurano James McBride, Tracy Letts, Lee Child, Tess Gerritsen e Mo Hayder.
Nata a Milano nel 1962, vive tra la sua città natale e le Dolomiti.

:: L’Accademia del Bene e del Male, Soman Chainani, (Mondadori, 2015) a cura di Elena Romanello

9 Maggio 2015 by

indexNel regno di Gavaldon, luogo dove le fiabe e i loro protagonisti sono realtà e Storia, vivono la bionda Sophie, aspirante principessa delle favole fin dalla nascita, cresciuta e comportatasi come tale, e la bruna Agatha, a prima vista perfetta come strega e antagonista, a cominciare da quella che è la sua abitazione in mezzo alla palude. Entrambe aspettano di essere ammesse all’Accademia del bene e del male, scuola del loro mondo che dovrebbe farle diventare la protagonista e l’antagonista che sembrano destinate ad essere, ma quando Sophie finisce con i cosiddetti cattivi e Agatha finisce con i buoni ufficiali qualcosa di strano e insolito sembra essere accaduto, e forse tutto può ancora essere riscritto.
L’idea della scuola di magia può richiamare Harry Potter, ma l’Accademia di questo libro non ha praticamente nulla in comune con Hogwarts, e il rileggere le fiabe è ormai una costante di film, telefilm, fumetti e romanzi, dal fumetto Fables al serial Once upon a time, ma qui il tutto avviene in un’ottica comunque originale.
Nelle pagine di un romanzo di formazione per ragazzi ma intrigante e non scontato anche per adulti, guarnito nell’edizione italiana dalle immagini di Jacopo Bruno, la storia gioca con archetipi e stereotipi, partendo dalle fiabe, certo, ma come metafora potente delle etichette che vengono date nella vita reale alle persone, etichette che nascono appunto nella preadolescenza e che possono influenzare le persone per tutta la vita.
In particolare, risulta molto interessante la visione al femminile dell’insieme, attraverso i due archetipi per eccellenza, la principessa buona e la strega cattiva, archetipi della narrazione fantastica ma anche di vari generi letterari e non, oltre che stereotipi di comportamento alla fine imposti spesso alle bambine e ragazzine della vita reale. Sophie e Agatha non sono assoluti, non sono monoliti, sono due amiche, e ciascuna delle due saprà trovare la forza in se stessa e nell’altra di provare a cambiare il mondo, e non solo con i poteri magici, ma con intelligenza, determinazione, voglia di fare e con il legame che le unisce.
Una storia fiabesca e fantastica, avvincente, ma anche un modo per parlare di diversità, ruoli imposti, ribellione, capacità di reinventare il mondo, oltre gli schemi predefiniti che, nella fantasia e nella realtà, ognuno ma soprattutto le ragazzine trovano loro imposti. In tempi di conformismo la cosa non è niente male, anche perché viene trattata in maniera soft e non retorica, strizzando l’occhio alle fan delle Winx e non solo.

Soman Chainani è laureato ad Harvard summa cum laude con una tesi sul perché i personaggi femminili cattivi nella letteratura siano così affascinanti, si è occupato a lungo di cinema sperimentale e ha partecipato a oltre 150 festival in tutto il mondo con i suoi cortometraggi. Questo è il suo primo romanzo, già tradotto in 18 lingue.

:: La donna che collezionava farfalle, Bernie McGill (Bollati Boringhieri, 2011) a cura di Micol Borzatta

9 Maggio 2015 by

donnachecolezionavafarfalle1982 Charlotte, una bambina di pochi anni, solo quattro, viene ritrovata morta per soffocamento dentro al guardaroba di casa sua con le mani legate. La colpa ricade sulla madre Harriet, conosciuta per i suoi metodi molto rigidi di punire i figli. Harriet, infatti, aveva l’abitudine di chiudere i figli dentro al guardaroba per punirli e solo lei era capace di fare il nodo che aveva bloccato le mani alla piccola.
1968 Anna, ultima discendente di Harriet, è incinta e sta tornando a casa con il marito, però prima di far ritorno vuole fare chiarezza sul terribile fatto che ha colpito la sua famiglia.
Inizia così un lunghissimo scambio di lettere tra Anna e la sua tata Maddie, che era al servizio per Harriet ai tempi della morte di Charlotte, e la lettura del diario che Harriet scrisse mentre era in carcere.
Un romanzo davvero coinvolgente che collega due epoche molto particolari trasportando il lettore indietro nel tempo, in un periodo in cui i rapporti tra genitori e figli erano molto duri.
Le descrizioni sono poco minuziose a livello fisico, essendo il romanzo scritto come una raccolta di lettere, ma molto approfondite a livello psicologico e sentimentale facendo vivere al lettore in prima persona tutti i dubbi provati da Harriet e i dolori emozionali provati durante la sua infanzia, cresciuta da una madre che le preferiva la sorella e la puniva per qualsiasi azione e pensiero da lei compiuto, con l’unica passione quella di collezionare farfalle, seguire la loro crescita da quando erano solo larve, accudirle e vedere sbocciare, per poi infilzarle ancora vive in modo da non perderne i colori. Proprio da questa sua passione arriva il titolo del libro.
Il tema trattato è molto forte, specialmente trattandosi di un fatto accaduto realmente e documentato.
Un romanzo che consiglierei veramente a tutti che fa aprire gli occhi su alcune mancanze che purtroppo sono esistite nella nostra storia.

Bernie McGill vive a Portstewart, nell’Irlanda del Nord, con la sua famiglia ed è una commediografa. Nel 2008 ha vinto il premio Zoetrope: All-Story Fiction Contest voluto da Francis Ford Coppola. La donna che collezionava farfalle è il suo primo romanzo.

:: Diciannove Novantuno, Davide Cavazza, (Leone editore 2014) a cura di Viviana Filippini

9 Maggio 2015 by

indexVi è mai capitato di avere dei numeri o delle parole o qualcosa che ritorna in modo ossessivo nella vostra vita?  Per Matteo Torrente sono il diciannove e il novantuno, dato chiaro fin dal titolo del nuovo romanzo di Davide Cavazza, uscito Leone Editore. Se scriviamo le due cifre in numeri e non in lettere, esce 1991, l’anno in cui si compie per il protagonista una vera e propria trasformazione esistenziale. Matteo è un adolescente alle prese con i futuri esami di maturità, ma a dire la verità, è più coinvolto dagli allenamenti di nuoto, perché lui, non solo ha un davanti è sé un domani come nuotatore nella nazionale italiana, ma si sta preparando al meglio per qualificarsi alla olimpiadi di Barcellona. L’arco temporale nel quale si svolge il passaggio dall’adolescenza all’età adulta di Matteo va da gennaio a dicembre del 1991. Dodici mesi durante i quali la giovane vita del protagonista sarà scossa da eventi e da incontri che lo porteranno a confrontarsi con il presente e con un passato del tutto sconosciuto e sconvolgente, che metteranno a dura prova la sua integrità fisica e psicologica. Matteo vive con la madre Bianca, a Bologna. Il padre, importante avvocato, è morto quando lui era bambino e la donna lo sta crescendo dandogli tutto l’amore e gli insegnamenti per renderlo una persona matura ed equilibrata. Ad un certo punto la mamma esaudisce un desiderio di Matteo e gli regala la tanto amata e desiderata moto nera. Tutto si incrina quando la madre Bianca lo metterà in contatto con suo nonno Carlo Cagni, ex gerarca nazifascista sospettato di aver compiuto diverse stragi. L’uomo è molto conosciuto apprezzato da alcuni compagni di classe del protagonista (Teschio venera l’anziano come se fosse una eroe), mentre Matteo preferirebbe non essere nemmeno parente di Cagni. Quando il ragazzo incontrerà il nonno Carlo, per lui ci sarà la scoperta di dolorose verità che lo indurranno a fare i conti con le proprie origini (il nonno gli racconta cosa accadde quando era un soldato accogliendolo in una casa dove il nero è ovunque e, inoltre, gli rivela che sua madre non si chiama Bianca, come dice lei, ma il suo nome vero è Nera). Matteo è sconvolto da questa sua parte di vita e quando la madre lo lascerà per sempre, lui dovrà affrontare il futuro contando su di sé e su quelle poche e vacillanti sicurezze che credeva di avere. Il protagonista è un bel ragazzo, figlio unico, fisico perfetto e sicuro di ogni cosa, poi i fatti vissuti lo destabilizzano e non sono tanto i compagni e compagne di scuola che se ne approfittano della sua prestanza e bellezza per usarlo come un oggetto. A far soffrire Matteo è il disintegrarsi dell’armonia familiare che lui e la madre si stavano creando. Una volta rimasto solo il protagonista del romanzo di Cavazza dovrà rimboccarsi le maniche, combattere con uno stato depressivo che lo indurrà a tentare di fare il peggio. Saranno l’aiuto dell’amico di sempre – Leonardo Salice, un aspirante pianista che poi deciderà di fare il medico – e della professoressa Bruni, che il giovane uomo troverà un nuovo equilibrio. Davide Cavazza, come aveva già fatto nel precedente romanzo La gabbia, riesce a tracciare una psicologia accurata del protagonista e di tutti coloro che gli gravitano attorno, dando vita a personaggi letterari muniti di comportamenti reali. Diciannove novantuno è una storia di vita dal ritmo serrato, incalzante, che invoglia chi legge ad andare avanti per capire cosa farà Matteo della sua esistenza e delle sue passioni. A rendere questo libro coinvolgente e realistico, giocano un ruolo importante l’accurato lavoro di ricostruzione storica e l’inserimento di personaggi realmente vissuti e di eventi accaduti, che fecero la storia della Bologna e dell’Italia del 1991 e del passato.

Davide Cavazza è nato a Bologna il 3 gennaio 1972 ed è consulente per diverse organizzazioni non governative. Ha scritto il manuale Campagne per le Organizzazioni Non Profit (emi, 2006), e con Leone Editore è al suo secondo libro dopo La gabbia (2013).

:: Tamara de Lempicka – Icona dell’Art déco -, Vanna Vinci (24 ORE Cultura, 2015) a cura di Federica Guglietta

8 Maggio 2015 by

tamIniziamo con un gioco.

Immaginate di essere una donna comune a fine ‘800 – inizi ‘900. Fatelo. Chiudete gli occhi ed ecco che, in un momento, vi troverete catapultati a badare alla casa e alla famiglia, quasi sicuramente verserete in una condizione economica non delle più agiate, com’è sicuro che avrete qualcuno, vostro marito, fratello o figlio partito per il fronte e non è più tornato. Patite la fame, vivete di stenti, siete solo persone del popolo, non potete permettervi agi o svaghi, vorreste partire, scappare dalla guerra, ma non potete.

Eppure vivete nello stesso secolo di tanti intellettuali, artisti, discendenti di grandi casate aristocratiche. Come dovete affrontarle voi la guerra e la fame tocca anche a loro. Siamo pur sempre in quello che è stato definito il Secolo Breve dallo storico e scrittore britannico Hobsbawn, il Secolo delle Antinomie, dei contrari e degli estremismi, dei fermenti culturali e delle bombe, delle avanguardie e delle fughe all’estero, lontano dagli orrori della guerra. In una parola, il Novecento.

Tra tutti quegli artisti c’era anche lei, Tamara de Lempicka, pittrice nata a Varsavia, ma diventata poi cosmopolita, artista vera, nelle ossa, nella carne e nell’animo, quel tipo di artista che niente aveva in comune con le donne del suo tempo.

Ci troviamo a cavallo tra la rivoluzione bolscevica e le due guerre mondiali.

Indipendente, spregiudicata, determinata, Tamara vive nel nome della sua arte e si nutre dei frutti del suo talento. Sapeva che sarebbe riuscita a farsi notare fin dalla tenera età… e ci è riuscita.

Cerco di vivere e creare in modo tale da imprimere sia alla mia vita che alle mie opere il marchio dei tempi moderni“, come ci dice Tamara stessa. Una vita affrontata con coraggio nel nome della modernità, quindi.

La conoscete? Spero di sì.

Lei, quella donna sapeva il fatto suo fin da bambina. Lei, capace di far fronte a tutte le difficoltà della vita grazie alla sua personalità e sfrontatezza. Lei, alla fine, era molto più umana di molti altri (sebbene possiamo essere sicuri che non l’avrebbe mai ammesso) e, per questo motivo, non immune da crolli psicologici e depressione.

Sono rimasta così affascinata dall’esistenza di questa grande artista, spesso messa in un angolino soprattutto dai critici a lei contemporanei, da pensare che anche Vanna Vinci abbia pensato la stessa cosa quando ha impugnato la matita con la decisione di creare questo splendido graphic novel che stringo gelosamente tra le mie braccia, Tamara de Lempicka – icona dell’Arte decò – pubblicato a marzo da 24 ORE Cultura.

Vanna Vinci ci riporta indietro nel tempo, dando voce alla vera Tamara, e lo fa con consapevolezza storica e tratti decisi che colpiscono al primo sguardo.

Tamara è bellissima e sa di esserlo, dall’infanzia all’età matura. Sempre giovane, bella e – cosa fondamentale –  moderna. Non si risparmiava in nessun ambito: percorso artistico e professionale, vita mondana, compromessi, eccessi, conoscenze, flirt vari, promesse non mantenete e liaison. I soldi, il fascino, la celebre Bugatti verde del suo autoritratto alla guida che, in realtà non fu mai sua.

Questo è il mondo di Tamara. Questa è la realtà che ama.

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E ancora: salotti culturali, locali di bassa lega, sesso, festini, cocaina, canoni di bellezza estremizzati e spesso giudicati dalla Lempicka, la palese lontananza da Marinetti, il Futurismo e le altre avanguardie in generale, l’orrore provato nei confronti del poeta D’Annunzio e di quell’estetismo ostentato e ripugnante.

Vanna Vinci ci presenta una Tamara senza peli sulla lingua, dissoluta, sfrontata ma sempre fuori dai guai. Affascinante ed affascinata dal senso del bello, dalla consistenza dei corpi, dallo studio e riproduzione su tela di nudi femminili.

La figure di sua madre, nonna e sorella furono gli unici punti fermi nella vita sregolata di Tamara.   Il matrimonio fallito con un giovane aristocratico, da cui nacque la sua unica figlia, la fatica ad ingranare come artista, quella sicurezza mostrata al mondo sempre a testa alta, ma che nasconde un enorme vuoto ci permettono di entrare in diretto contatto con quest’artista.

Sempre in viaggio tra San Pietroburgo, Firenze, Venezia, Roma, la passione per il Rinascimento, Parigi e la sua dissolutezza, l’America e la sua modernità, New York e il sogno hollywoodiano, il soggiorno a Houston con la figlia – sua  principale antagonista, colpevole forse di minare alla sua immagine di donna totalmente autonoma, sempre al centro del tempo e dello spazio artistico e al contempo sua croce e delizia. Infine il Messico, dove passò gli ultimi anni della sua vita.

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Questo graphic novel non fa altro che riconfermare la bravura di Vanna Vinci, che riesce a rendere una biografia sconosciuta ai più in una storia avvincente e ben strutturata dal punto di vista psicologico ed emozionale. Quarantasei pagine di amore puro per bellezza e arte riportano in vita Tamara de Lempicka come se cosse una persona famosa dei nostri giorni. Probabilmente avrebbe vissuto meglio negli anni 2000, chi può dirlo.

Da non dimenticare la mostra monografica dedicata a quest’artista senza tempo in programma al Palazzo Chiablese di Torino fino al 30 agosto 2015 (www.mostratamara.it).

Immagini © Vanna Vinci

Vanna Vinci, cagliaritana, lavora come illustratrice per ragazzi, fumettista ed insegnante. A partire dai primi anni novanta lavora nel mondo del fumetto ha pubblicando le sue storie per Bao Publishing, Dargaud, Rizzoli Lizard, Hachette, Planeta, Kappa Edizioni, Kodansha. I suoi libri sono stati pubblicati in Italia, Francia, Spagna. Nel 1999 vince lo Yellow Kid come miglior disegnatore di fumetti e nel 2005 il Gran Guinigi. Nel 2001, il suo libro L’età selvaggia (Kappa Edizioni) vince il premio Romics come miglior opera di scuola europea. La bambina filosofica è forse il suo soggetto più conosciuto ed amato. La vita di smisuratezza e arte della pittrice polacca Tamara de Lempicka l’hanno spinta a dar vita al suo ultimo graphic novel, Tamara de Lempicka – icona dell’Art déco, pubblicata a marzo 2015 da 24 Ore Cultura. Vanna Vinci vive e lavora tra Milano e Bologna.

Tamara de Lempicka, artista polacca, esponente dell’Art déco. Al secolo Tamara Rosalia Gurwik, nasce a Varsavia nel 1898 e muore a Cuernavaca, in Messico, nel 1980. Il suo stile pittorico, iperrealista, pungente e moderno la allontana da quasi tutte le correnti e le avanguardie del ‘900, contribuendo così a renderla, molto spesso, incompresa dalla critica. In realtà, la sua spregiudicatezza e il suo senso di modernità altro non fanno che donarle la fama di artista eterna, che attraversa tutti i tempi.

:: Un’intervista con Lorenzo Mazzoni a cura di Giulietta Iannone

7 Maggio 2015 by

lore1Benvenuto Lorenzo e grazie di questa nuova intervista. È appena uscito per Spartaco Edizioni il tuo nuovo romanzo “Quando le chitarre facevano l’amore” e come tradizione delle tue interviste su Liberi scegli una colonna sonora che ci accompagni.

Grazie a voi per l’ospitalità. Come colonna sonora scelgo l’album doppio “Khantharana Valley Experience” di The Love’s White Rabbits, mi sembra la musica più appropriata.

E di musica si parla molto nel tuo romanzo, già il titolo ci suggerisce il tema, per non parlare di un gruppo rock dal nome improbabile come The Love’s White Rabbits fino a un gruppo di strumenti musicali in cerca di libertà. Che ruolo ha la musica nel tuo romanzo?

Beh, improbabile non proprio. Il nome della band è ripreso da un brano dei Jefferson Airplane e da “Alice nel paese delle meraviglie”, inoltre negli anni ’60 andavano di gran moda i nomi lunghi e complessi nel movimento della musica psichedelica. La musica ha un ruolo fondamentale in questo romanzo. Oltre a portare il lettore dentro a quella che fu la scena garage di Austin, in primis The 13 Floor Elevators e The Golden Dawn, il libro dà spazio anche a Bob Dylan, agli MC5, a The Band, a The Grateful Dead, a The Beatles e, naturalmente, a The Love’s White Rabbits, band realmente esistita in un’altra epoca, di cui io ho fatto parte, e che ho proiettato in quel decennio straordinario. La musica è presente in ogni pagina. La musica delle cavalcate selvagge, quando, appunto, le chitarre facevano ancora l’amore.

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Photo Credit Francesco Montefusco

A che genere appartiene il romanzo, o è una contaminazione di generi dal noir, alla spystory, alla satira di costume?

Un po’ tutto. Noir, spy story, psychedelic book, road book, di avventura… è un grande zibaldone lisergico ricco di colpi di scena.

Come è nata l’ idea di scriverlo, quale è stato il punto di partenza?  

The Love’s White Rabbits. Fu un’esperienza umana e musicale totale, quando si era ancora un Noi e non degli Io. Eravamo cinque amici sempre insieme, disposti a sacrificare tutto per il Divertimento, il Viaggio e la Musica. Volevo parlare di questa esperienza, e ho pensato che associarla a un’altra mia grande passione, il decennio della guerra in Vietnam, della Summer of Love, della Rivoluzione, sarebbe stato più interessante che collocarla dove realmente questa esperienza si è consumata: l’emilia degli anni ’90.

La controcultura americana degli anni ’60 e ’70 fa da sfondo al romanzo. Come non pensare a gente come Allen Ginsberg, Jack Kerouac o William S. Burroughs, e il loro popolo gli hippie, i figli dei fiori, o il Festival di Woodstock, le proteste contro la guerra del Vietnam, le marce per la pace, l’LSD, la rivoluzione psichedelica. Perché hai scelto l’America come scenario, e come ti sei documentato per raccontarla?

L’America è il luogo dove nasce tutto quello che tu hai citato. Il lavoro di ricerca è stato lungo, divertente e complesso: libri, documentari, l’ascolto delle centinaia di vinili e CD che possiedo da prima dell’idea del libro, rilettura di saggi, traduzioni, giornali dell’epoca, film, la mia vecchia tesi di laurea, le mie esperienze sensoriali. È stato un lavoro di ricerca totale.

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Photo Credit Copyright 1997 by The Love’s White Rabbits

Che tu sia un autore anticonformista, non sono io la prima a dirlo, tu scegli un tipo di letteratura di liberazione, dai gioghi imposti, dai preconcetti, da tutte le sovrastrutture che la società odierna impone. Che senso di libertà vorresti che provassero i tuoi lettori una volta finito il romanzo? È davvero possibili essere liberi, anche solo intellettualmente, nella nostra società?

Voglio che si sentano liberi, ma non posso spiegare io a un’altra persona quale possa essere il suo senso di libertà, è troppo soggettivo. Te ne accorgi se sei libero o se sei evaso, con qualche sceriffo moralista alle calcagna. Io credo che sia possibile essere liberi in questa decadente società di mediocri al timone di comando. Un libro ti libera, un disco ti libera, la penna mi libera ogni volta che la prendo in mano.

La trama è complessa, di personaggi bizzarri al limite dell’assurdo ce ne sono tantissimi, alcuni reali altri frutto della tua fantasia, e pur tuttavia riesci a reggere le fila del tuo romanzo con grande naturalezza. Si parte dalla ricerca di un gerarca nazista, scappato presumibilmente in America, per parlare di vent’anni di storia americana e non solo. In che misura è presente il resto del mondo nel tuo romanzo?

È un romanzo dove, spero, si ride molto, si piange, si rimane con il fiato sospeso. È un romanzo totale. Ed essendo, appunto, totale, il mondo è presente per definizione. I personaggi vengono dai quattro angoli del globo: abbiamo un reduce del Vietnam (e quindi ecco il Vietnam), abbiamo Singapore, c’è un sosia presidenziale cieco guatemalteco, un triestino a caccia di nazisti, due israeliani.

Partirà un lungo tour promozionale per il romanzo, proprio come una tournée di una rock band. Quali città toccherai?

Sono già stato a Milano e Piacenza, ed è andata benissimo. La prossima tappa è Ferrara, poi il Salone del Libro a Torino, Roma, Lecco, Pavia, l’Isola d’Elba, Brescia, ancora Milano, diversi festival in giro per l’Italia. Sarò in tour fino a fine anno, voglio che le chitarre facciano l’amore ovunque.

E poi a settembre uscirà la settima indagine della saga di “Indagini di uno sbirro anarchico”. Ci puoi anticipare qualcosa?

Si intitolerà “Il giorno in cui la Spal vinceva a Renate” e, come già recita il titolo, sarà un Malatesta totalmente dedicato alla squadra di calcio di Ferrara, la mia città.

Altri progetti in mente?

Un libro su una mucca e uno su un aereo un po’ particolare.

Grazie della disponibilità, e in conclusione mi piacerebbe farti un’altra domanda legata alla tua esperienza di padre, avere un figlio ha cambiato qualcosa nel tuo essere scrittore, ti ha reso una persona più responsabile? Che futuro augureresti al piccolo Pietro?

Più responsabile credo sia d’obbligo, nei suoi confronti. Come scrittore ha ridotto i miei orari di lavoro, necessariamente. Dormo poco. Gli auguro la libertà di essere se stesso, la forza di non voler emulare nessuno. Grazie a voi.

The Magician – The Love’s White Rabbits – Khantharana Valley Experience