:: Miraggio 1938, Kjell Westö, (Iperborea, 2017) a cura di Viviana Filippini

7 giugno 2017 by
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“Miraggio 1938” di Kjell Westö è un romanzo ricco di tante sfaccettature, che evidenziano quanto complessa possa essere la realtà quotidiana nella quale si vive ogni giorno. Il romanzo, pubblicato in Italia da Iperborea con la traduzione dallo svedese di Laura Cangemi, è un giallo psicologico e, allo stesso tempo, ha un intreccio storico interessante, che porta il lettore nel Nord Europa. La storia si svolge nel 1938, ed è ambientata ad Helsinki e i protagonisti attorno ai quali si sviluppa l’intreccio narrativo sono due. Claes Thune, un ex diplomatico dalla carriera fallita, tornato nella sua terra e Matilda Wiik, la nuova segretaria di Thune, una giovane molto riservata, silenziosa e diligente. I due parlano poco, ma il gioco di sguardi che si percepisce durante la lettura fa capire che entrambi, nonostante le apparenze, non sono così felici come sembrano. Thune è un uomo deluso dalla vita; la moglie lo ha lasciato e si è fidanzata con il suo migliore amico, i valori liberarli e di democrazia nei quali lui credeva sono stati traditi dai fatti europei degli anni Trenta e dalla presa di potere dei regimi totalitari. Non è tutto, Thune capisce che qualcosa sta cambiando in modo irreparabile, perché anche il suo «Circolo del mercoledì», creato con due medici, un uomo d’affari, un giornalista e un attore ebreo, comincia a presentare delle crepe evidenti, poiché ognuno dei soci manifesta idee e riflessioni ben diverse da quelle degli altri. Matilda è una giovane donna solitaria, lavora per Thune, è meticolosa in ogni cosa che fa al lavoro e nella suo piccolo appartamento, uno – se non l’unico- posto deve lei si sente protetta. Tutto però si complica quando da Thune arriva un suo amico, che la ragazza identifica con il Capitano. Da questo momento per la donna inizierà un vero e proprio viaggio indietro nel tempo e nei drammatici ricordi della guerra civile finlandese dove lei, come altri, fu vittima di inaudite violenze. Westö crea un storia avvincente che scava nella psiche umana, nel senso che c’è la vittima (Matilda), la sua ricerca spasmodica del colpevole (l’aguzzino tornato dal passato) per punirlo dei tremendi crimini dei quali si è macchiato. Quando vede riapparire il suo carnefice, la giovane donna entra in crisi, sente destabilizzata la pace che con grande fatica era riuscita a costruirsi, cercando di dimenticare il male subìto. Il passato che ritorna la fa precipitare in un baratro tale da scatenare in Matilda un vero e proprio sdoppiamento della personalità. Da una parte la Matilda del presente che cerca di controllare il tumulto emotivo nel suo corpo. Dall’altra, la parte vittima di Matilda, quella del passato che ha subìto il male, quella che si è risvegliata e che vuole la punizione per il colpevole. “Miraggio 1938” di Kjell Westö, è un romanzo dal ritmo incalzante e dalle rivelazioni inaspettate, che partendo dalla Storia ci portano dentro alle storie di donne e uomini molto attaccati ai valori della libertà, del rispetto e dell’amicizia trasformati in un miraggio dall’evolversi drammatico degli eventi e dal fatto che non sempre le persone presenti nella vita sono quello che fanno credere di essere.

Kjell Westö (Helsinki 1961) è uno scrittore e giornalista finlandese di lingua svedese. Ha esordito nel 1986, e da allora ha pubblicato poesia, racconti e romanzi. La sua serie di cinque grandi romanzi ambientati nella Helsinki del XX secolo lo hanno consacrato come uno dei più noti scrittori nordici, interprete dei grandi temi della nostra storia politica e di come questi hanno influenzato la vita e i pensieri della gente. Miraggio 1938 è in corso di traduzione in 22 paesi e nel 2014 ha vinto il Premio del consiglio nordico, il più importante riconoscimento letterario del Nord Europa.

Source: inviato dall’ editore al recensore.

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:: Un anno senza te, Luca Vanzella, Giopota (Bao Publishing, 2017) a cura di Micol Borzatta

6 giugno 2017 by
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Un anno senza te è una graphic novel scritta da Luca Vanzella, disegnata da Giopota e pubblicata dalla BAO Publishing che narra un anno di vita di Antonio, ragazzo gay che studia storia medievale e si sta laureando nella storia dei santi dimenticati.
A settembre viene lasciato dal suo ragazzo Tancredi, un DJ con cui stava da sei mesi, e cade in depressione.
A prima vista sembra una normalissima e banalissima storia che è capitato a tutti, tutti siamo stati lasciati da qualche fidanzato, tutti ci abbiamo sofferto tantissimo, ma poi siamo andati avanti con la nostra vita.
Un anno senza te però non è solo questo.
Noi viviamo mese dopo tutto il percorso che Antonio affronta, partendo dalla depressione iniziale, all’accettazione della cosa con la conseguente uscita con altri partner, con i quali finisce sempre prima di diventare troppo seria a causa dei rimpianti, fino ad arrivare alla fase in cui si supera tutto, si va avanti e si impara a stare bene anche da soli.
Una storia che insegna come tutti noi dobbiamo credere in noi stessi, ci insegna a non giudicarci in base a chi abbiamo affianco, perché non e lui o lei che ci definisce, siamo noi stessi a definirci, ci insegna che ognuno di noi è meritevole del meglio e non dobbiamo mai accontentarci o temere di non essere all’altezza di qualcuno.
Il tutto viene raccontato con dei dialoghi stupendi, e sottolineato dalle immagini che sono totalmente complementari alla narrazione.
Compreso ovviamente i colori, che partono un po’ spenti, opachi e bui, per poi diventare alla fine del libro brillanti e vivaci, facendo viaggiare il nostro morale da una sensazione di malinconia e tristezza iniziale a un senso di gioia e di rinascita che scalda l’animo e fa venire voglia davvero di prendere in mano le redini della propria vita e di iniziare a vivere davvero.
Una storia commovente e che ha davvero tanto da insegnare, un pezzo di vita disegnata, ma che in realtà è un tralcio di vita vera.

Luca Vanzella nasce nel 1978 e ha studiato Scienze della Comunicazione a Bologna.
Fumettista e sceneggiatore ha basato la sua tesi di Laurea sui Cosplay ed è stata anche pubblicata da Tunué nel 2005.
Nel 2001 il suo esordio con Dottor Massacro, pubblicato da Indy Press Comics, con cui inizia anche un rapporto di collaborazione come redattore.
Nel 2003 fonda l’etichetta indipendente Self Comics.

Giopota nasce nel 1988 a Caserta.
Fumettista e disegnatore si diploma in grafica pubblicitaria per poi iniziare a lavorare come web design.
Nel 2012 si trasferisce a Bologna per studiare Fumetto e Illustrazione all’Accademia di Belle Arti.

Source: libro inviato dall’editore al recensore. Ringraziamo Daniela dell’ Ufficio Stampa Bao Publishing.

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:: Rondini d’ inverno. Sipario per il commissario Ricciardi, Maurizio de Giovanni (Einaudi, 2017) a cura di Giulietta Iannone

5 giugno 2017 by

Esce l’ ̶1̶1̶ ̶l̶u̶g̶l̶i̶o̶.

Dato il grande numero di prenotazioni Einaudi anticipa al 5 luglio.

Intervista all’autore sul libro qui.

Sipario per il commissario

Il Natale è appena trascorso e la città si prepara al Capodanno quando, sul palcoscenico di un teatro di varietà, il grande attore Michelangelo Gelmi esplode un colpo di pistola contro la giovane moglie, Fedora Marra. Non ci sarebbe nulla di strano, la cosa si ripete tutte le sere, ogni volta che i due recitano nella canzone sceneggiata: solo che dentro il caricatore, quel 28 dicembre, tra i proiettili a salve ce n’è uno vero. Gelmi giura la propria innocenza, ma in pochi gli credono. La carriera dell’uomo, già in là con gli anni, è in declino e dipende ormai dal sodalizio con Fedora, stella al culmine del suo splendore. Lei, però, cosí dice chi la conosceva, si era innamorata di un altro e forse stava per lasciarlo. Da come si sono svolti i fatti, il caso sembrerebbe già risolto, eppure Ricciardi è perplesso. Mentre il fedele Maione aiuta il dottor Modo in una questione privata, il commissario, la cui vita sentimentale pare arrivata a una svolta decisiva, riuscirà con pazienza a riannodare i fili della vicenda. Un mistero che la nebbia improvvisa calata sulla città rende ancora piú oscuro, e che riserverà un ultimo, drammatico colpo di coda.

Rondini d’inverno. Sipario per il commissario Ricciardi, decimo romanzo della serie del commissario Ricciardi, edito da poche settimane da Einaudi, è un romanzo che attendevo da un po’. Fosse per me de Giovanni dovrebbe stare agli arresti domiciliari nel suo studio (diamogli qualche caffè di inverno e qualche bevanda fresca d’estate), sempre e solo a costruire storie di questo personaggio. E dei suoi figli, e dei suoi nipoti.
Naturalmente lo farei sposare con Enrica, lo farei guarire dal fatto, e magari emigrare in Argentina, per salvarlo dalla Seconda Guerra Mondiale, dal fascismo, dalla follia che attraverserà l’Europa. Lo metterei insomma al riparo dal male. Magari, sì la nostalgia di Napoli lo colpirebbe, magari alla sera, al suono di una canzone, nel sentire un suo conterraneo parlare napoletano dall’altro lato della strada, anche lì oltremare, nelle terre del Sud America.
Sì, mi rendo conto che queste scelte non spettano a me, non sono io l’autore, e probabilmente non le saprei scrivere storie come queste. Sì a volte i lettori esagerano, vorrebbero interferire con il processo creativo, addirittura decidere trame e numero dei romanzi di una serie. Non si può. Questo romanzo è il terzultimo della serie di Ricciardi. L’autore ha già in mente il suo finale, qualunque sia il migliore possibile per il suo personaggio, il suo mondo, la sua poetica. Forse poi Ricciardi mancherà anche a lui, ma anche la malinconia delle cose che finiscono ha una sua lirica, un suo senso.
Un ciclo narrativo sta finendo, e lo si percepisce da una maggiore malinconia che si respira nelle pagine. Rondini di inverno è una storia tragica, parla di un attore sul viale del tramonto; parla di un mutilato sopravvissuto alla Grande Guerra ferito nell’anima e nel corpo; parla di una prostituta massacrata in un letto di ospedale ad aspettare la fine; parla di follia, dolore, crudeltà, disperazione, vendetta, tradimento.
Giusto il talento narrativo di de Giovanni rende tutta questa materia in un certo senso sopportabile. Ma se analizziamo i fatti sono crudi, neri, tremendi. Ci riportano alle radici del noir filtrate dalla sensibilità di un autore che come dissi altrove avvicina l’arte presepiaria (nella costruzione di personaggi) al melodramma, al cuore di Napoli e della napoletanità. Per alcuni le sue storie sono troppo sentimentali per essere definite noir, (ricordo di aver sentito questa accusa anche rivolta a Chandler, contrapposto al più rude Hammett, o al più credibile Cain).
Sentimentalismo, melodramma, liricità, garbo, eleganza in effetti si coniugano poco col noir, ma è proprio l’uso di queste modalità narrative, queste tecniche di rappresentazione (tipiche del teatro partenopeo) ne costituiscono la cifra distintiva, l’originalità, come i tocchi mutuati dall’ horror (nelle visioni dei morti, nella macabra descrizione delle ferite di guerra), e in questa ibridicità si evince una precisa scelta artistica che fa dei suoi romanzi noir di sostanza ma non di forma, la sua forma è letteraria svincolata da generi, nella sua semplicità, nella sua immediatezza, nella facilità con cui accosta a sé lettori delle più disparate estrazioni politiche, culturali, sociali.
Gli anni ’30 sono uno scenario perfetto per questa rappresentazione scenica, (è molto teatrale ripeto la sua arte), rende credibile un corteggiamento fatto di sguardi, (da una finestra all’altra) educati sorrisi, timidezze, baciamani, pudori. Una storia d’amore come quella tra Ricciardi e Enrica è credibile nella misura in cui trascende le convenzioni, l’educazione, le consuetudini. Quando Enrica rifiuta la proposta di matrimonio di Manfred (ricordiamo un ufficiale tedesco con simpatie naziste) dice no a un futuro sicuro, a una solida posizione sociale ed economica, per l’ignoto.
Alla sua età si avvia ormai a diventare una zitella, socialmente reietta (la dittatura fascista socialmente obbligava a sposarsi e ad avere molti figli per dare alla patria soldati) e questo tipo di mentalità di allora è dipinta in modo riflesso dagli scrupoli di Ricciardi che non vuole rovinarle la vita. Perché naturalmente la ama.
L’enfatizzazione dei sentimenti, tipici del melodramma, non scade mai nella farsa, perché la compostezza formale lo impedisce in un equilibrio chiaroscurale elegante e cesellato come un merletto. A questo si contrappone la violenza, che esplode inumana nella guerra (riflessa e lontana, del primo conflitto mondiale, una guerra di trincea, corpi dilaniati, vigliaccheria e orrore), o nel pestaggio bestiale della prostituta (amica di Modo).
La parte investigativa è piuttosto classica, abbiamo un crimine condotto con le più frequenti regole del giallo all’inglese (una pallottola vera tra tante a salve), un uomo che uccide la moglie durante una rappresentazione scenica in teatro. Una moglie che molto probabilmente lo tradiva e meditava di lasciarlo. Movente perfetto per il delitto. Capire chi ha sostituito la pallottola sarà il tipico enigma da mistery, e un gioco di parole, un eco di parole lette e dette, illuminerà Ricciardi nella risoluzione del caso.
E poi un colpo di pistola, e si chiude il sipario. In attesa del prossimo penultimo romanzo. Poi ci sarà il gran finale. Poi il silenzio.

Maurizio de Giovanni nasce nel 1958 a Napoli, dove vive e lavora. Nel 2005 vince un concorso per giallisti esordienti con un racconto incentrato sulla figura del commissario Ricciardi, attivo nella Napoli degli anni Trenta. Il personaggio gli ispira un ciclo di romanzi, pubblicati da Einaudi Stile Libero, che comprende Il senso del dolore, La condanna del sangue, Il posto di ognuno, Il giorno dei morti, Per mano mia, Vipera (Premio Viareggio, Premio Camaiore), In fondo al tuo cuore e Anime di vetro. Nel 2012 esce per Mondadori Il metodo del Coccodrillo (Premio Scerbanenco), dove fa la sua comparsa l’ispettore Lojacono, ora fra i protagonisti della serie dei Bastardi di Pizzofalcone, ambientata nella Napoli contemporanea e pubblicata da Einaudi Stile Libero (nel 2013 è uscito il secondo romanzo della serie, Buio, nel 2014 il terzo, Gelo, nel 2015 il quarto, Cuccioli e nel 2016 il quinto, Pane). Nel 2014, sempre per Einaudi Stile Libero, de Giovanni ha pubblicato anche l’antologia Giochi criminali (con Giancarlo De Cataldo, Diego De Silva e Carlo Lucarelli). In questo libro appare per la prima volta il personaggio di Bianca Borgati, contessa Palmieri di Roccaspina, sviluppato in Anime di vetro. Nel 2015 è uscito per Rizzoli il romanzo Il resto della settimana.
Per Einaudi è uscito nel 2016 Il metodo del coccodrillo. Tutti i suoi libri sono tradotti o in corso di traduzione in Francia, Germania, Inghilterra, Spagna, Russia, Danimarca e Stati Uniti. De Giovanni è anche autore di racconti a tema calcistico sulla squadra della sua città, della quale è visceralmente tifoso, e di opere teatrali.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’autore, Gaia e Manuela dell’Ufficio Stampa Einaudi.

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:: La vincita, di Ida Ferrari (Golem Edizioni, 2017) a cura di Federica Belleri

3 giugno 2017 by
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La vita di Jacob è travolta dalla bellezza ucraina di Klara, segretaria in un liceo privato, donna meravigliosa dall’ottima memoria. I due diventano amanti in modo carnale, improvviso e inaspettato. Jacob però è già sposato e ha una bimba piccola. L’insicurezza e la passione sono gli estremi entro i quali sboccia il loro amore. Una storia come tante. Forse …
Klara scompare, senza una ragione apparente. La preoccupazione di Jacob è concreta, tanto da costringerlo ad affidarsi alla Fontana Investigazioni di Milano per riuscire a trovarla, mantenendo il massimo della riservatezza possibile. Paolo e Simona dell’agenzia investigativa, prenderanno in carico il suo caso. La strada da percorrere aprirà per loro scenari particolarmente difficili. Incontreranno personaggi aggressivi, altri appassionati di tecnologia informatica, toccheranno con mano le loro paure, per tenere a bada Jacob. Avranno a che fare con la mafia russa, che non sarà disposta a perdonare. Tra manifestazioni studentesche, video hard e mazzette, arriveranno alla conclusione di questa indagine, in una sfida tra la vita e la morte.
La vincita è un giallo in piena regola, equilibrato e ben costruito. Amore e speranza, attrazione e possesso, ricatti e trappole, violenza e prevaricazione. Ingredienti indispensabili di questo romanzo, dove non manca la suspance e l’intreccio con protagonisti insospettabili. L’autrice lascia, a volte, la libera interpretazione di alcuni passaggi direttamente al lettore, alternandoli poi con descrizioni dettagliate. Le azioni proposte si susseguono a ritmo costante, rispettando sempre i tempi narrativi. L’ambientazione milanese calza adeguatamente sulla trama.
La vincita. Niente è come sembra e spesso, le persone più vicine riescono a prenderci in contropiede. Perché la paura fa perdere lucidità e allontana dal punto di partenza …
Assolutamente consigliato. Buona lettura.

Source: omaggio dell’autrice.

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:: Scritti a mano. Otto storie di capolavori italiani da Boccaccio a Eco, Matteo Motolese (Garzanti, 2017) a cura di Greta Cherubini

3 giugno 2017 by
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Sono alcune tra le opere più celebri della nostra letteratura. Capolavori senza tempo, testi destinati ad incidere in modo irreversibile nelle epoche successive.
Eppure tutti sono passati di qui: per pergamene smunte e fascicoli sciolti; per abbozzi, cancellature e riscritture; per appunti di taccuino e fogli di quaderno sparsi.
In “Scritti a mano” Matteo Motolese ci guida in un affascinante viaggio tra biblioteche italiane e collezioni private alla ricerca dei manoscritti che hanno segnato una svolta fondamentale nel campo della lingua e della letteratura italiana.
Dalla pergamena economica su cu un Boccaccio ormai anziano copia il Decameron al taccuino di poche lire in cui Montale annota, tra un appuntamento e un numero di telefono, i suoi Xenia; dagli schemi preparatori utilizzati da Eco per Il nome della Rosa ai “grappoli di sinonimi” segnati a margine delle Operette Morali da Leopardi.
Sono gli albori di opere monumentali, le testimonianze preziosissime di un modo di vivere e di intendere la lingua e la letteratura. Sono le tappe di un instancabile cammino verso la perfezione, i segni tangibili dei dubbi e dei ripensamenti, il risultato di una concezione finanche “fisica” dell’opera.
Con la consueta capacità divulgativa, in grado di coinvolgere specialisti e non, Matteo Motolese ci catapulta dentro e dietro al testo, direttamente nell’officina dell’autore, permettendoci di osservare, attraverso «i segni della lotta», la lenta e progressiva conquista dell’italiano.
Una ricerca lunga e meticolosa (Petrarca lavorerà alla sua opera fino alla morte) di cui questi oggetti fragili e preziosi sono la straordinaria testimonianza.

Matteo Motolese (Roma, 1972) insegna Linguistica italiana all’Università «La Sapienza» di Roma. Dirige, insieme con Emilio Russo, il più importante censimento dei manoscritti autografi degli scrittori italiani. Collabora con il supplemento domenicale del «Sole 24 Ore».

Source: pdf inviato al recensore dall’ufficio stampa Garzanti.

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:: Tra nevi ingenue, Paola Baratto, (Manni Editore 2016) a cura di Viviana Filippini

3 giugno 2017 by
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“Tra nevi ingenue” è l’ultimo libro di Paola Baratto edito da Manni editore. Più che un romanzo, il libro è una galleria letteraria composta da tanti piccoli quadri di parole che raccontano pezzi di vita, spazio e tempo. Leggere il libro di Paola Baratto è entrare dentro a degli scatti istantanei delle vite dei diversi personaggi che caratterizzano tutta il testo. Se dovessi fare un elenco quello che si trova tra le pagine ecco sono persone, ambienti diversi, ricerca di un senso e di pace descritti con uno stile essenziale, elegante e comunicativo. Paola Baratto ha un linguaggio diretto, che non si perde in fronzoli descrittivi, perché quello che intende fare è carpire l’attenzione del lettore e trascinarlo all’interno del frame narrativo presente nella pagina. Si potrebbe dire che è uno stile minimalista, ma il minimalismo della Baratto è carico di colori ed emozioni alle quali è impossibile rimanere indifferenti. Dodici brevi racconti e cinque poesie nei quali gesti, colori, suoni, aromi e condizioni atmosferiche si mescolano alla perfezione trascinando il lettore dentro a vite altrui che, proprio grazie all’atto della lettura, rivivono e permettono al fruitore di ritrovare un po’ di se stesso nei diversi personaggi presenti nell’impianto narrativo. Sei donne e sei uomini, lì pronti a prenderci per mano e portarci con loro nei luoghi dove hanno trovato la propria condizione ideale di esistere, perché ognuno di loro ha un personale paesaggio dove si sente davvero in pace e a casa, anche se in alcuni casi si ha come la sensazione che il panorama sia una vera e propria ossessione. Per esempio c’è Mara innamorata degli altipiani e delle brughiere, perché spazi sconfinati e immensi. Arriva poi Bruno che calamita il suo interesse in un piccolo cortile (casa di parenti) delimitato da alti muri che lo rendono una sorta di locus amoenus protetto dalla caotica città. Ben diversi i bisogni di Emilia, che ama camminare sulle strade irte, non tanto per vedere il verde dei boschi, ma per sentire la consistenza della Terra Madre sotto i piedi. Se ci sono personaggi alla ricerca di luoghi specifici, ci sono quelli che come Vittoria partono in vero e proprio pellegrinaggio in tutti i posti che le ricordano i libri più amati che ha letto. Altri, come Camilla, trovano conforto solo passeggiando nei chiostri (portoghesi, spagnoli, bretoni o francescani) o Viola, che usa Google Maps per andare a cercare i tanti territori dove è stata, ma che ha lasciato per sempre. In “Tra nevi ingenue” Paola Baratto dipinge, perché leggendo del personaggio e della sua storia, essi prendono forma nella mente del lettore come un rapido schizzo. Quella della Baratto è un’umanità umile che ama e le piccole cose del vivere di ogni giorno, animata allo stesso tempo da un concentrato di sentimenti ed emozioni che ribollono nei cuori e negli animi del genere umano che trova pace nei propri luoghi del cuore.

Paola Baratto nasce a Brescia, in una famiglia con radici in più regioni d’Italia. All’inizio degli anni Ottanta comincia, come tanti, a scrivere poesie. L’idea di quello che sarà il primo romanzo nasce durante un viaggio in Irlanda nell’estate del 1989 e sboccerà in “La cruna del Lago – Tír na n Og” (1994, Ermione). Nel 1995 Paola Baratto inizia una collaborazione con la pagina culturale del “Giornale di Brescia”, quotidiano per il quale ancora oggi scrive elzeviri. Diventa giornalista pubblicista. Nel 1998 pubblica la fiaba d’ambientazione gallese “Mac y Moc cantava i sogni”. Nell’ottobre dello stesso anno la Baratto pubblica il suo secondo romanzo, intitolato “Finisterre (Zanetti ed.). Nel novembre 2000 pubblica il terzo romanzo, “Di carta e di luce”, sempre per l’editore Zanetti. 2005 Paola Baratto entra nel catalogo della Manni, editrice che pubblica il suo quarto romanzo intitolato “Solo pioggia e jazz”. Nell’aprile 2007 è sempre Manni a dare alle stampe “Carne della mia carne”, il quinto romanzo. Sempre Manni, nel febbraio 2010, pubblica “Saluti dall’esilio”, il sesto romanzo di Paola Baratto. Alla fine del 2011, il Giornale di Brescia affida a Paola Baratto “Conosci Brescia?” Nell’ottobre 2014, nuovamente per Manni, arriva “Giardini d’inverno”.

Source: autrice Paola Baratto.

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:: Il topazio perduto, Daniela Distefano

2 giugno 2017 by

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Nel 1986, quando avevo circa dieci anni,  usciva nelle sale cinematografiche un film: Heartburn – Affari di cuore con Meryl Streep e Jack Nicholson.
Una pellicola d’amore, una coppia scopre di non amarsi più. Lui la tradisce, lei ne prende atto mentre ascolta le conversazioni di alcune signore in un salone di bellezza.
Come la protagonista del film, sfoglio una rivista, ho i capelli frizionati dall’inserviente, ma riesco ad ascoltare i pettegolezzi che finiscono per instillarmi un dubbio: e se anche mio marito mi tradisce?
Ovvio che è così, come non averci pensato prima?
I pezzi combaciano nel mosaico, anch’io mi rendo conto di aver vissuto dentro ad un’ampolla.
Dopo la nascita di Carlotta sono stata assorbita dal suo universo. E poi volevo coronare il sogno dei miei genitori, sarei diventata presto Magistrato.  Il povero marito  era orgoglioso ma anche timoroso.  Forse negli ultimi tempi anche un po’ trascurato, ma non ero e non sono Wonder Woman.
Comunque tutto era una pagina già stampata del mio libro esistenziale.
Poi un pomeriggio, mentre Carlotta riposava saporitamente, ho visto questo film.              Non c’erano segnali di tradimento nella mia coppia, ma non c’erano neanche indizi di passione o sconvolgimento amoroso.
Volevo qualche emozione forte. Gli chiesi di portarmi a cena fuori, Carlotta sarebbe rimasta in casa con nonna Adele.
Lui non fu sorpreso da questa proposta, anzi, lo vidi rivitalizzato e subito passò a me la voglia di uscire.
Credevo che avesse un appuntamento con l’amante e che avrebbe escogitato una scusa per rimandare la serata insieme, ma adesso che avevo vinto il primo round dell’attacco al suo cuore diviso ero inerte come un rifiuto organico dentro la busta del cestino.
La seconda mossa sarebbe stata il controllo giornaliero della sua posta elettronica, dei suoi sms, delle telefonate nello smartphone. Un piano ben articolato.
Non riuscii ad ottenere nulla, solo un pugno di mosche. Ero certa che mi tradisse ma avevo anche il terrore di una conferma. Come se avessi paura di veder sconvolta la mia quotidianità così faticosamente  conquistata.
Dovevo sapere però se i miei sospetti erano fondati, poi ci sarebbe stato tempo per pensare al dopo.
Passarono i giorni, le settimane, i mesi, il mio traguardo lavorativo, la mia vita di mamma chioccia, non mi distolsero dalla rabbia di non riuscire a smascherare la tresca del mio uomo con una donna che a volte immaginavo bellissima, avvenente, elegante, e non sformata come me dopo la maternità e le sue propaggini.
Non era più un’ossessione, era diventato un diversivo. Io dovevo ridare peso alla verità. Lui non era più il compagno perfetto, il marito inappuntabile, la mia spalla familiare. Ma davvero era difficile stanarlo.
Parlargli a muso duro? Dove volevo arrivare? Volevo sul serio metterlo con le spalle al muro senza alcuna prova?
Mi ero rassegnata. Era tutto frutto della mia immaginazione, il film, le chiacchiere dal parrucchiere, tutto creato dalla mia fantasia.
Le persone che vedevo attorno a mio marito erano le stesse da anni; facendo il responsabile di un negozio di computer, elettronica, informatica, aveva un giro di conoscenze perlopiù maschili. Pochissime le donne il cui numero di telefono era stato da lui memorizzato.
Ad alcune avevo pure telefonato di nascosto per sentire la loro voce, per scovare la sensualità di un timbro vocale, ma senza ricavarne alla fine nulla di nulla.
La vita si era fatta più acida. Non parlavamo quasi mai, nessun argomento di condivisione amorosa. Non sapevo più neanche se continuavo ad amarlo o no.         Avevo ideato il suo tradimento perché sommersa dalla noia. Non mi sentivo in colpa, ma neanche ne andavo fiera.
Venne giugno e il due era la Festa della Repubblica. Lui non lavorava. Era la giornata ideale per portare Carlotta in spiaggia, avrebbe raccolto i sassolini e li avrebbe regalati a nonna Adele una volta a casa.
Il lido era pieno di gente al primo mare. Ovunque corpi color mozzarella, come il mio  nel costume nascosto dal pareo gigante.
Carlotta era nel suo elemento, giocava con i suoi giochi di bimba che non ha paura degli spruzzi d’acqua, ero felice anch’io.
Non pensavo di poterlo essere perché credevo di non meritarlo.
Mentre toglievo la carta su cui era avvolto il gelato confezionato di mia figlia,
vidi in lontananza mio marito che parlava con una coppia di conoscenti.
Mi avvicinai meglio. L’uomo era di spalle ma la donna aveva un che di dejà-vu.
Non sapevo dove l’avessi vista prima, forse la moglie di qualche suo amico del passato.
Aveva un’abbronzatura dorata, sembrava una cotoletta impanata al punto giusto, era alta, più alta di me ma non aveva tratti regolari sul viso. Anzi, questo aspetto arzigogolato me la faceva sembrare ancora più intrigante.
Portava sandali e indumenti da spiaggia, però al collo aveva una collana con un ciondolo di topazio.
Ti ricordi, amore, che ti avevo detto anni fa di aver perso i gioielli della nonna e poi di averli ritrovati?
No, tesoro, ma se li hai ritrovati non mi sembra un gran smarrimento.
No, infatti, solo il ciondolo di topazio non c’era più nella scatoletta, ma io neanche me ne ero resa conto, fino ad oggi, quando l’ho rivisto al collo della tua amica.
Lui rimase di pietra, poi disse: non ci frequentiamo più da tre anni. Sta con un altro come hai potuto vedere tu stessa.
Lascialo al collo di lei, mentre io ho deciso tre anni fa di rimanere con te.
Così ho ritrovato il topazio che dopo tanti anni non sapevo neanche di aver perduto.

:: Maigret 11, Georges Simenon, (Adelphi, 2015) a cura di Daniela Distefano

1 giugno 2017 by

2Maigret si mette in viaggio, Gli scrupoli di Maigret, Maigret e i testimoni recalcitranti, Maigret si confida, Maigret in Corte d’Assise.

In questi cinque racconti si articola la fervida immaginazione di Georges Simenon, uno scrittore che alla prolificità della produzione letteraria unisce la qualità di una stesura sempre fresca e avvincente.
Non conta – molto spesso – la trama ma la ragnatela narrativa, l’incastro di pezzi che combaciano con il gusto del lettore avido di arrivare all’ultima pagina senza perdersi in dissertazioni, senza però rinunciare alla meticolosità dei dettagli.
Chi era veramente il personaggio inventato da Simenon? Un commissario, un poliziotto e:

“Un poliziotto, il poliziotto ideale, dovrebbe sentirsi a suo agio in qualunque ambiente..” Era stato Maigret a dirlo, tanto tempo prima, e per tutta la vita si era sforzato di dimenticare le differenze superficiali che esistono tra gli individui, di grattare via la vernice per scoprire, sotto la diversità delle apparenze, l’uomo messo a nudo.

In questa prima storia, Maigret si mette in viaggio, il commissario deve dunque scoprire gli altarini del bel mondo del jet set e non mancano precisioni psicologiche baciate dall’acutezza e penetrazione del ragionare:

Non c’era ancora niente di preciso, ma il commissario aveva la sensazione di stare facendo una scoperta importante. Si trattava di questo, in sostanza: tutta quella gente – e ci metteva dentro i clienti del George V, di Monte Carlo, di Losanna, i Ward, i Van Meulen, le contesse Palmieri, chiunque conducesse un simile genere di vita – , quelle persone dunque, se all’improvviso fossero state gettate nella vita normale, quasi sicuramente si sarebbero sentite perse, indifese, in un certo senso completamente nude, e incapaci, maldestre, fragili come bambini piccoli.

Nel secondo racconto, Gli scrupoli di Maigret, invece, cambia l’acquario delle indagini:

“Di solito prima c’è un delitto, e soltanto quando è stato compiuto dobbiamo cercare il movente. Questa volta abbiamo il movente, ma il delitto ancora no”.

Non mi soffermo a raccontare plot e personaggi di un caleidoscopio umano ritratto con piglio perfetto dall’Autore di questi cinque scrigni; ciò che fuoriesce dal libro è la melodia della suspense, la caparbietà di un tessitore che riesce a mandare in frantumi convenzioni e mentalità stagnanti nei nostri pensieri ristretti. Una società – quella fotografata da Simenon – che rimane chiusa in se stessa, un lago dove galleggiano crimini efferati, testimoni attivi, la vita di una Parigi segreta e misteriosa, autunnale o invernale, la tecnologia di un pensiero capace sempre alla fine di sbrogliare la matassa, o perlomeno di non ingarbugliarla mai. Consiglio di leggere Simenon non solo ai patiti del giallo, ma a tutti coloro che si trastullano con cruciverba, rebus, giochi intellettivi: la sua opera è un monumento all’intelligenza e ci aiuta ad allenarla. Non è poco.

Georges Joseph Christian Simenon (Liegi, 13 febbraio 1903 – Losanna, 4 settembre 1989) è stato uno scrittore belga di lingua francese, autore di numerosi romanzi, noto al grande pubblico soprattutto per avere inventato il personaggio di Jules Maigret, commissario di polizia francese. Tra i più prolifici scrittori del XX secolo, Simenon era in grado di produrre fino a ottanta pagine al giorno. A lui si devono centinaia di romanzi e racconti, molti dei quali pubblicati sotto diversi pseudonimi. La tiratura complessiva delle sue opere, tradotte in oltre cinquanta lingue e pubblicate in più di quaranta Paesi, supera i settecento milioni di copie. Secondo l’Index Translationum, un database dell’UNESCO che raccoglie tutti i titoli tradotti nei Paesi membri, Georges Simenon è il sedicesimo autore più tradotto di sempre e il terzo di lingua francese dopo Jules Verne e Alexandre Dumas (padre) – Wikipedia

Source: Libro inviato dall’Editore. Ringraziamo l’Ufficio Stampa “Adelphi”.

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:: Se una notte d’inverno un narratore. Viaggio a fumetti nelle opere di Italo Calvino, Gianluigi Pucciarelli/Redhouse Lab (Beccogiallo, 2016), a cura di Maria Anna Cingolo

31 Maggio 2017 by
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Se una notte d’inverno un narratore. Viaggio a fumetti nelle opere di Italo Calvino è un graphic novel pensato, scritto ed illustrato in onore di Italo Calvino, considerato oggi l’ultimo degli scrittori classici della letteratura italiana.
Il filone centrale del testo ha come protagonista un uomo dal volto oscurato che rappresenta il lettore, ogni lettore, come me e come te. Il lettore, che durante la storia incontrerà anche la lettrice, vuole leggere la biografia di Calvino ma, proprio come succede nella quasi omonima opera calviniana (Se una notte d’inverno un viaggiatore), il testo che ha davanti si rivela altro da quanto aspettato e spinge la curiosità del protagonista verso una ricerca mai pienamente soddisfatta. Più si ha sete di conoscenza, più il risultato della queste non disseta pienamente. Il lettore si ritroverà a leggere accidentalmente sezioni di altre opere di Calvino, iniziando con Il barone rampante, continuando con Il sentiero dei nidi di ragno, Ti con zero, e Le città invisibili finendo con Il castello dei destini incrociati. Ciascuna di queste parti costituisce un capitolo a sé, intervallato da intermezzi che descrivono l’avventura del lettore e della lettrice alle prese con la loro straordinaria avventura metaletteraria. Ogni capitolo ha un titolo aggiuntivo che lo connota e gli attribuisce una chiave di lettura intelligente: Leggerezza, Rapidità, Esattezza, Visibilità, Molteplicità, ovvero i cinque titoli delle cosiddette Lezioni americane, un ciclo di conferenze che Calvino fu chiamato a presiedere ad Harvard nel 1984 nell’ambito delle Poetry Lectures ma che per le sue aggravate condizioni fisiche non furono mai tenute, solamente pubblicate postume.
Ideatore di questo bellissimo omaggio ad Italo Calvino è Gianluigi Pucciarelli che, avendo studiato da sceneggiatore, ha avuto fin dall’inizio in mente la congiunzione tra letteratura nel senso più classico ed illustrazione. I disegnatori provengono dal Redhouse Lab, la prima scuola di illustrazione e fumetto lucana e in questo testo si sono divisi equamente il lavoro. Se, infatti, esistono tanti modi di scrivere concentrandosi, per esempio, su uno dei cinque fondamentali sostantivi che danno il titolo ai capitoli del libro, così il disegno può veicolare sensazioni diverse, ponendosi obiettivi precisi e vari. Pertanto, gli stili che avrete modo di incontrare sfogliando queste pagine, sono frutto di un’arte che rimane fedele ai colori del testo, arricchendolo, rendendolo ancora più intellegibile e limpido.
Se una notte d’inverno un narratore è, proprio come afferma il sottotitolo, un vero Viaggio a fumetti nelle opere di Italo Calvino, un percorso senza meta o forse il cui traguardo è il tragitto stesso. La vera conquista, infatti, è non smettere mai di essere curiosi, non saziarsi, non essere satolli di conoscenza perché, senza insuperbirsi come l’Ulisse dantesco, la Verità assoluta è impossibile da raggiungere ma l’avventura che ci avvicina ad essa è un tesoro indescrivibile. Perciò, iniziate a riempire il vostro forziere procurandovi questo volume: se avete già letto l’opera di Calvino, potrete abbracciarla sotto nuove vesti, altrimenti darete inizio al vostro meraviglioso viaggio negli scritti di uno scrittore unico, vero orgoglio della letteratura nostrana.

Gianluigi Pucciarelli vive tra Salerno e Potenza. Tra i suoi libri Gian Maria Volonté sempre per la BeccoGiallo edizioni (2014)

Redhouse Lab è la prima scuola lucana del fumetto e dell’illustrazione che ambisce a costituire un centro di formazione, informazione e produzione nell’ambito della comunicazione per immagini. A questo volume hanno partecipato Gianfranco Giardina, Giulio Giordano, Annamaria Santopietro, Mario Berillo, Rosa Maria Gallone, Alessandra Messina, Marìca Montemurro, Fabio Ponticelli e Carmen Violante.

Suorce: inviato al recensore dall’editore, si ringrazia l’ufficio stampa.

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:: Gli eredi, Wulf Dorn (Corbaccio, 2017)

22 Maggio 2017 by
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Spesso ci chiediamo che mondo lasceremo ai nostri figli, alle nuove generazioni che seguiranno, e se lo deve essere chiesto, anche seriamente, Wulf Dorn, autore di Gli eredi, (Die Kinder, 2017) edito in Italia da Corbaccio e tradotto da Alessandra Petrelli. Se nei precedenti romanzi la parte thriller si può dire aveva un ruolo predominante, (sebbene molte sfumature horror io le ho sempre notate) questo romanzo è diverso, più horror che thriller se vogliamo, per quanto possa essere horror Il signore delle mosche di William Golding. C’è una parte sovrannaturale (non la si può definire in altri termini) e un messaggio morale piuttosto forte e serio, che mi preme evidenziare non ho trovato moralista, ma autentico e sincero. Questo nuovo Dorn può non piacere, forse alcuni lettori rimpiangeranno il thriller psicologico puro, ma è sicuramente apprezzabile il coraggio di uno scrittore che sperimenta un nuovo stile per dare voce a un messaggio che lui reputa importante. Un’ altra cosa che ci tengo a dire è che per buona parte del romanzo, fino almeno a pagina 199 non avevo assolutamente capito dove l’autore voleva andare a parare. Insomma almeno con me il meccanismo del page-turning ha funzionato a meraviglia. Il romanzo inizia su una strada di montagna stretta e tortuosa, durante un nubifragio. Patrick Landers sta cercando di raggiungere l’ex moglie e la figlia, sentendo che c’è qualcosa che non va. Trova invece la cognata, Laura, svenuta su un’auto incidentata. Ma il peggio arriva quando apre il bagagliaio. Ciò che trova dentro non ve lo dico, mi limito a dirvi che la donna sarà portata in una clinica e affidata a uno psicologo e a un criminologo, che devono scoprire cosa della assurda storia che racconta sia vero o frutto della sua mente sconvolta. Tutti gli abitanti di un piccolo villaggio della zona sono realmente scomparsi in circostanze che nessuno si sa spiegare, quindi qualcosa deve essere accaduto sul serio, ma cosa? Quali mostri minacciano la valle, o è Laura, invece che la vittima, la colpevole. Dire senza non dire non è facilissimo, come non è facile parlare di infanzia, di bambini problematici, delle sofferenze e degli abusi che subiscono ogni giorno in varie parti del mondo che siano civilizzate o meno, secondo i nostri metri di giudizio. Ci sono bambini soldato, bambini vittime di abusi fisici e psicologici, bambini che a causa della povertà sopportano malattie di per sé curabilissime e non possono invece accedere alle cure. Certo il romanzo Gli eredi è una parabola dilatata, ma anche solo pensando per un attimo che quegli eventi si verifichino davvero, credo aiuti a riflettere che qualcosa va cambiato, che è fondamentale che i più piccoli tornino ad essere al primo posto. Che la responsabilità che gli adulti hanno, non è un gioco.

Wulf Dorn è nato nel 1969. Ha studiato lingue e per anni ha lavorato come logopedista per la riabilitazione del linguaggio in pazienti psichiatrici. Vive con la moglie e il gatto vicino a Ulm, in Germania. In Italia Corbaccio ha pubblicato con grande successo «La psichiatra», che è diventato un bestseller grazie al passaparola dei lettori, «Il superstite», «Follia profonda», «Il mio cuore cattivo» e «Phobia».

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Valentina dell’Ufficio Stampa Corbaccio.

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:: Congiura, Federica Introna (Newton Compton, 2017) a cura di Laura M.

22 Maggio 2017 by
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La liberta Epicari è alla base di una congiura che vuole eliminare Nerone, il tiranno che dopo aver incendiato mezza Roma ne ha dato la colpa ai cristiani. Tra i tanti crimini commessi da Nerone c’è anche l’assassinio di sua madre Agrippina rea soltanto di farsi notare a corte. Marco Aurelio Mela torna a Roma dal fratello che gli racconta la storia di Epicari, la congiurata. Epicari era la domina della madre di Proculo, ma una notte assistette alla violenza e quindi al suicidio di una ballerina che danzava durante una cena sulla nave di Proculo. Data l’indifferenza di quest’ultimo per il tragico fatto, Epicari fugge con la sua schiava e sbarcata a Roma torna dal suo vecchio padrone al quale racconta le sue peripezie. A casa di Varo Epicari diventa un’ esperta tessitrice tanto da rifornire persino la casa di Nerone, ovvero al sua seconda moglie Poppea. Da qui in poi Marco Aurelio Mela narra i tragici fatti che portarono alla congiura contro Nerone. Per chi conosce la storia, le vicende legate a Epicari, personaggio realmente esistito, sono note, Tacito le narra negli Annales e finanche Boccaccio ne De mulieribus claris, per chi non li conoscesse non voglio anticipare gli accadimenti, rovinandone la lettura. Sta di fatto che questa è una storia di coraggio, lealtà e eroismo, non di meno funestata da tradimenti egoismi, e crudeltà, dove una donna, per lo più una liberta, (nell’ Antica Roma un liberto era uno schiavo affrancato che riacquistava appunto la libertà) è la vera protagonista. Immedesimarsi in Epicari, donna tra l’altro bellissima, non è automatico, ma nel contempo non se ne può non ammirare il coraggio, e la forza che ne fanno un personaggio sicuramente eccezionale. Per chi ama la storia, e i romanzi ambientati nell’Antica Roma, Congiura è sicuramente un romanzo interessante, scritto da una professoressa di materie letterarie e latino, che conosce bene la vicenda e forse come il lettore è indubbiamente affascinata da questo personaggio insolito e singolare. Buona lettura.

Federica Introna è nata a Bari dove si è laureata in Lettere e ha poi conseguito il Dottorato di ricerca in Filologia greca e latina. Ha pubblicato diversi saggi scientifici fra cui La retorica nell’antica Roma. Attualmente insegna Materie letterarie e Latino nei licei e continua la sua attività di ricerca. Per promuovere la lettura e la scrittura partecipa all’organizzazione di eventi e concorsi. La congiura è il suo primo romanzo.

Source: acquisto personale al Salone del libro.

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:: Il grande libro di Neil Gaiman, J. Bolton, P. C. Russell, (Magic Press, 2016), a cura di Elena Romanello

19 Maggio 2017 by
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La serie American Gods, dal romanzo omonimo, ha confermato il talento visionario e immaginifico di Neil Gaiman, scrittore, fumettista e sceneggiatore tra i più interessanti per chi si occupa di fantastico oggi. Per scoprire al meglio la sua altra produzione, non c’è niente di meglio di buttarsi nelle proposte a fumetti di Magic Press, che sta ristampando le sue graphic novel.
Sandman è il fumetto della vita di Neil Gaiman, ma ci sono anche altre storie interessanti e magari meno impegnative per un primo approccio o per integrare la propria conoscenza su un autore, come Il grande libro di Neil Gaiman, raccolta di sue storie brevi e slegata da universi più complessi ma non per questo meno interessanti.
Neil Gaiman è infatti un autore del fantastico, non ascrivibile ad un solo genere, visto che nelle sue storie ci sono elementi del folklore popolare, della fiaba, del gotico, della fantascienza, del mito, delle leggende, del fantasy: Il grande libro di Neil Gaiman propone storie appunto molto diverse ed eclettiche, realizzate dall’autore in collaborazione con i disegnatori P. Craig Russell, John Bolton e Michael Zulli.
Per cui in Mistero celeste ci si troverà alle prese con degli angeli in chiave molto cruda e realistica, mentre Il San Valentino di Arlecchino si presenta come un fumetto con didascalie come ai primordi per raccontare un’icona del folklore che in origine era un simbolo oscuro delle potenze delle tenebre. Creature della notte racconta due storie distinte, un gatto che difende la sua famiglia dai demoni della foresta e una donna gufo che si vendica di un villaggio in un passato molto vicino a quello delle fiabe più cupe dei Grimm. Si chiude con Le vicende relative al caso della scomparsa di Miss Finch, variante sul tema dei portali verso mondi alternativi, possibili anche quando non si è più ragazzini.
Un’antologia in graphic novel interessante quindi sia per i fan dell’autore sia per i neofiti, per scoprire un talento del fantastico che gioca tra passato e presente, archetipi e modernità, sogni e incubi, universi che sanno incantare e spaventare in un modo che non lascia certo indifferenti.

Neil Gaiman, inglese, classe 1960, è autore di romanzi, graphic novel e sceneggiature. Tra i suoi romanzi più famosi ricordiamo Buona Apocalissi a tutti, scritto a quattro mani con Terry Pratchett, Nessun dove, Stardust, American Gods, I ragazzi di Anansi, L’oceano in fondo al sentiero per adulti e per ragazzi Coraline, Il figlio del cimitero, La regina del bosco. Come fumetti, oltre a Sandman, ha sceneggiato opere come The Books of Magic, La crociata dei bambini, 1602 e lo spin off di Sandman su Death, con L’alto costo della vita e Il grande momento della vita. In tv e al cinema ha fimato tra gli altri MirrorMask, La leggenda di Beowulf e i due episodi di Doctor Who La moglie del dottore e Nightmare in silver.

Source: omaggio al recensore dell’ufficio stampa Magic Press.

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