Archive for the ‘Curiosità letterarie’ Category

:: La rosa cardinale di Bianca Garufi (Edizioni Atlantide, 2026) a cura di Antonio Catalfamo

31 marzo 2026

Bianca Garufi è una scrittrice quasi completamente dimenticata. Pertanto, accogliamo con maggior fervore la ripubblicazione, a distanza di 58 anni dalla prima e unica edizione, del suo ultimo romanzo: La Rosa Cardinale, a cura di Mariarosa Masoero.

Nata a Roma nel 1918 nell’ambito di una famiglia aristocratico-borghese di origini siciliane, con ampi possedimenti a Letojanni (Messina), come sottolinea opportunamente la Masoero nell’Introduzione, «è stata la donna che forse ha contato di più nel processo creativo di Cesare Pavese» (p. 5), da lei incontrato nella sede romana della casa editrice Einaudi, dove lavorava dal 1944 al 1946 come segretaria. Lo scrittore piemontese le ha dedicato i Dialoghi con Leucò, che testimoniano il comune interesse per il tema del mito, per sviluppare il quale Pavese ha preso spunto dal dibattito vivace e fecondo per entrambi intrecciato proprio con la Garufi, che è stata pure fonte ispiratrice, tanto che il titolo dell’opera contiene una dedica “mimetizzata”: «leucòs» in greco vuol dire, per l’appunto, «bianco», con evidente rimando al nome dell’amica. Bianca Garufi ha anche ispirato a Pavese le poesie de La vita e la morte (1945). I due hanno, inoltre, scritto a quattro mani il romanzo Fuoco grande (1946), rimasto incompiuto, pubblicato postumo (1959), e successivamente continuato da sola dalla Garufi, dopo la morte di Pavese (1950), e pubblicato con il titolo Il fossile (1962).

Al di là del rapporto affettivo e collaborativo con lo scrittore langarolo, Bianca Garufi ha avuto una sua personalità e uno spessore artistico autonomi, anche se è stata una scrittrice molto misurata: oltre a Fuoco grande e Il fossile, ricordiamo il romanzo La Rosa Cardinale (1968) e l’antologia poetica Se non la vita (1992).

All’attività di scrittrice e poetessa, ha affiancato l’attività di psicanalista: laureata in Lettere e Filosofia all’Università di Messina con una tesi riconosciuta come la prima in Italia dedicata a Carl Gustav Jung (relatore il filosofo Galvano della Volpe), ha, infatti, esercitato per tutta la vita la professione di psicanalista, fra le più autorevoli di scuola junghiana, accompagnata da corsi di lezioni e pubblicazioni prestigiose.

Il rapporto umano e letterario con Pavese ha inciso, purtroppo negativamente, sulla giusta considerazione dell’opera complessiva di Bianca Garufi, il che ha determinato il pressoché totale oblio, che si protrae ormai da parecchi lustri.

Vede ora la luce, per i tipi di una casa editrice piccola ma raffinata, la seconda edizione de La Rosa Cardinale, dopo quella del 1968 affidata alla casa editrice Longanesi e &. A curarla è Mariarosa Masoero, docente emerita di Letteratura italiana all’Università di Torino, che è tra i pochi studiosi (compreso il sottoscritto) che, in tutti questi anni di silenzio “assordante”, hanno tenuto viva la memoria di Bianca Garufi, facendo pubblicare a sua cura il carteggio con Cesare Pavese (Una bellissima coppia discorde. Carteggio 1945-1950, Olschki, 2011) e una nuova edizione di Fuoco grande (Einaudi, 2022), lavorando sulle carte dell’Archivio personale e familiare della scrittrice e psicanalista, messo a disposizione con generosità dai nipoti, Giampaolo Garufi e Cristina Ciuffo Garufi. Un lavoro costante ed infaticabile, che trova ora il suo sbocco provvisorio in questa nuova edizione de La Rosa Cardinale, ma che è destinato a continuare con ulteriori ricerche e studi, che vedranno la luce nei prossimi anni.

Siamo in presenza di un’edizione filologicamente molto approfondita, che colma molte lacune sul romanzo, non solo sul piano informativo, ma anche su quello critico, consentendo di inquadrare in maniera molto più precisa la personalità e l’opera di Bianca Garufi.

Proprio le carte dell’archivio dimostrano ‒ come scrive la stessa Masoero ‒ che il romanzo in questione è il risultato di «un lungo e tormentato iter compositivo» (p. 14). Siamo in presenza di «centinaia e centinaia di pagine dattiloscritte» (ibidem), «più volte rivisitate e talmente coperte da correzioni, cassature, integrazioni, varianti alternative e sostitutive, da risultare spesso illeggibili» (ibidem). Sono «almeno tre le riletture in tempi diversi, come attestano i materiali scrittori usati: lapis, inchiostro nero, inchiostro blu» (ibidem).

La base autobiografica della storia narrata è confermata da alcune cartelle autografe che contengono l’elenco cronologico, a intervalli di 5 e 10 anni (20 anni solo tra il 1940 e il 1960), dei principali fatti privati dell’autrice (nascite, nozze, studi, morti) e storici (terremoto di Messina del 1908, prima guerra mondiale), riguardanti la famiglia della protagonista, a partire dal 1830 al 1960, allorquando quest’ultima, Sandra, parte per l’Oriente (pp. 14-15). Si ricordi qui che la Garufi ha avuto un’esperienza di trasferimento ad Hong Kong, dove ha istituito un lettorato di lingua e cultura italiana all’Università Cinese.

Il romanzo viene sottoposto inizialmente all’editore Einaudi, ma, nonostante il giudizio positivo di Italo Calvino, non viene accettato. A un anno di distanza dal rifiuto viene pubblicato da Longanesi & C. Ricevuta la prima copia, Bianca Garufi, in una lettera del 29 giugno 1968 indirizzata all’editore, lamenta di non aver potuto leggere le bozze e aggiunge alcune «critiche negative», da tenere in conto nel caso di una seconda edizione, fra cui spicca l’omissione nel titolo dell’articolo «la», per cui da La Rosa cardinale viene ridotto a Rosa Cardinale, suscitando equivoci e sberleffi rivolti all’autrice da varie direzioni, da parte di chi chiede se si tratti della sorella di Claudia Cardinale (p. 8). La Garufi considera questa omissione come una «degradazione» del libro anche «in se stesso», oltre che nell’«aspetto esteriore». Segnala, inoltre, nella nota biobibliografica alcune inesattezze (ad esempio, lei non ha mai lavorato nelle sede torinese dell’Einaudi, bensì in quella romana) e omissioni, relative al suo lavoro qualificato di traduttrice dal francese e al suo costante interesse per la poesia, oltre che per il romanzo (p. 9). Lamenta infine la mancata indicazione del nome del fotografo, Luigi Perelli, nella foto sulla sopracopertina che la ritrae. Tutto ciò testimonia una certa fretta ed approssimazione nella pubblicazione del volume.

La trama del romanzo è imperniata sugli incontri della protagonista, Sandra, alter ego dell’autrice, con uomini diversi, che pesano più o meno negativamente su di lei, che incidono devastandola nella mente, fino a rasentare la follia, e nel corpo, provocando un aborto e una «malsana» obesità (p. 10). Da qui la necessità del ricovero in una clinica della salute, Villa Sant’Anna sul Lago Maggiore, a Stresa, che riproduce le caratteristiche della Colonia Arnaldi di Uscio, in Liguria, dove effettivamente fu ricoverata la Garufi per un periodo di cure (ibidem).

Questo ricovero favorisce l’esercizio della scrittura da parte della protagonista, funzionale ad un’opera che viene da lei stessa definita, con una confusione di generi letterari, «un romanzo, la sua biografia […] un saggio sull’incoerenza» (pp. 10-11) o, addirittura, «un memoriale», nel quale fanno la loro apparizione tutta una serie di personaggi importanti per il prosieguo della vicenda, raccontata sempre «con lo stesso accanimento minuzioso di un chirurgo intento a svuotare un ascesso pieno di pus» (p. 11): Clara, che, dopo aver aiutato in clinica Sandra, muore in un incidente automobilistico, alimentando il clima di mistero che pervade tutto il romanzo; Dario Bernardi, l’uomo grasso di Parma che, secondo Calvino, rappresenta «la cosa più poetica del libro», che salva la protagonista dal suicidio; il medico di Stresa, Giorgio Mallotti, il «cantastorie simpatico», che sposa la protagonista e si adopera per ricondurla alla normalità, nonostante la difficoltà dell’impresa, avendo a che fare con un personaggio contraddittorio, in cui convivono sentimenti contrastanti, come le «fragilità ataviche» (ibidem) della protagonista e la sua «smania di certezze», fino all’ossessione, la sua ricerca di una spiegazione per tutte le cose, ricorrendo anche «all’ipnosi, alle scienze occulte, all’evocazione dei defunti, alle sedute spiritiche» (pp. 11-12), che Sandra frequenta sin dall’adolescenza, in casa della nonna, in Sicilia, «piena di misteri e di libri sulla morte, sulla reincarnazione, sulle forze medianiche, sul karma e sull’occultismo» (p. 12).

Il titolo prende spunto dagli interrogativi che la protagonista si pone alla vista, nell’angolo di un cortile milanese, di una rosa cardinale, di «straordinaria e magica bellezza» (ibidem), che alimenta in lei «ossessivi pensieri sul caso e sul destino» (ibidem), interrogativi pressanti sui «perché» della vita e della morte.

L’opera di curatela di Mariarosa Masoero si rivela veramente preziosa, in quanto getta luce sulla fase della composizione del romanzo in questione, rivelando particolari inediti e offrendo un’impeccabile lettura filologica dei vari aspetti, ma contiene anche un’analisi stilistica dell’opera, che è strettamente legata ai suoi contenuti “ideologici”, assicurando quella unità inscindibile tra «forma» e «contenuto» che, secondo Gramsci (che dice di collocarsi lungo la scia di De Sanctis), caratterizza proprio le grandi opere d’arte.

La complessità dello stile tradisce, per l’appunto, quella della personalità della protagonista e della stessa autrice, che oscilla tra «razionale» ed «irrazionale» (p. 6), «certezze e dubbi», «lucidità e confusione» (ibidem).

La scrittura passa, pertanto, dalla precisione e dall’essenzialità alla dimensione «iperbolica e disordinata» (ibidem), seppur sempre «dolorosa» (ibidem), dal «piano reale» a quello «onirico» (ibidem), dalla prima alla terza persona, anche all’interno dello stesso capitolo, dalla narrazione fitta agli spazi vuoti, che testimoniano «lo smarrimento e le inquietudini» (ibidem) della protagonista.

Un romanzo, dunque, da leggere o da rileggere, per chi lo abbia già letto, in quanto arricchito dallo studio critico di Mariarosa Masoero che ora lo accompagna, illuminando il lettore anche particolarmente avveduto e “professionale”.

Bianca Garufi (Roma, 1918-2006). Scrittrice, poetessa e psicoanalista di indirizzo junghiano, attraversa il Novecento con una voce autonoma, capace di tenere insieme romanzo, mito e analisi. Dal 1944 al 1946 lavora nella sede romana della casa editrice Einaudi in qualità di segretaria e lì incontra Cesare Pavese, che le dedica i “Dialoghi con Leucò”. Insieme scriveranno a quattro mani il romanzo, rimasto incompiuto, “Fuoco grande” (1946, 1ª ed. 1959). Dopo una parentesi lavorativa a Milano (Casa della Cultura, Astrolabio) e la laurea in Lettere e Filosofia all’Università di Messina con una tesi indicata come la prima in Italia su Carl Gustav Jung, scrive “Il fossile”, prosecuzione di “Fuoco grande”, pubblicato da Einaudi nel 1962. Del 1968 è il suo ultimo romanzo, “Rosa Cardinale”, per Longanesi. Appassionata traduttrice dal francese – sue le traduzioni di Claude Lévi-Strauss e di Simone de Beauvoir – si dedicherà per il resto della vita, a Roma, alla professione di psicoterapeuta junghiana.

:: Marsiglia 1957 di Shanmei, a cura di Paola Rambaldi

16 marzo 2026

“Ma Andrè era una storia a parte. Viveva lì, con sua moglie Camille, e a quanto pareva stava scalando la piramide sociale che mai quanto a Marsiglia era scivolosa e impervia. Per uomini e donne come loro, provenienti da famiglie umili e povere. La povertà era un’onta, ma ormai era un ricordo lontano. L’Atelier rendeva bene: dava lavoro a una quindicina di lavoranti, e due stiliste, e a diverse mannequin fisse, per le sfilate interne all’Atelier. Aveva una clientela molto esclusiva e selezionata, le donne più ricche e in vista di Marsiglia si vestivano da lei. Non confezionava solo abiti, ma articoli in pelle, borse, valigie, foulard, gioielli. Era una donna di successo, aveva realizzato i suoi sogni giovanili. Era se non proprio ricca, benestante. Ma Andrè, no, non era suo.”

Marsiglia, il più grande porto del Mediterraneo che movimenta più di cento milioni di tonnellate di merci all’anno.  La città più antica della Francia, patria dell’inno francese.

Siamo nel 1957. Marie, dopo essersi lasciata alle spalle gli Stati Uniti e la dolorosa scomparsa della madre, gestisce uno dei più ricercati atelier della città, con 15 lavoranti alle sue dipendenze.

Ma la lontananza da André la rende infelice.

Si amano, hanno un figlio, François, che odia a morte il padre, e possono vedersi pochissimo. Vederli insieme darebbe scandalo e sarebbe controproducente per entrambi, soprattutto per André Durand, sposato a Camille, che è appena stato eletto sindaco.  Per questo e per un sacco di altri motivi i due amanti devono continuare a frequentarsi di nascosto come ladri nel solito albergo, anche se non possono fare a meno l’uno dell’altra. Né con te né senza di te direbbero i protagonisti de La signora della porta accanto, il bellissimo film di Truffaut del 1981.

Marie detesta il ruolo dell’amante ma continuerà a sacrificarsi pur di non compromettere la carriera di André, e suo figlio François continuerà a disprezzarlo con tutte le sue forze.  

E adesso Marie piange nel fissare la foto sul giornale di André accanto a Camille e si domanda se la moglie ignori ancora la loro relazione. No, non la ignora, infatti quando André cerca Marie per fissare un nuovo incontro, Camille, che ha ascoltato la telefonata, è già pronta a giocarsi il tutto per tutto per riconquistare il marito.

E i guai non vengono mai soli.

Appena André prende posto nel nuovo ufficio arriva una misteriosa busta contenente le prove del suo oscuro passato. Chi lo sta ricattando?

Se quei documenti venissero resi noti sarebbe la fine della sua carriera…  

Dopo i primi due episodi ambientati nella Marsiglia del 1937 e del 1945, con Marsiglia 1957 si chiude la trilogia di Shanmei che vede ancora una volta protagonista l’affascinante cinquantenne André Durand, un tempo noto nella mala marsigliese come l’Alsaziano.  

Una storia di riscatto, amore, gelosia, vendette e infedeltà.

Una scrittura coinvolgente che materializza la narrazione davanti agli occhi del lettore come in un film.

:: Morte e usignoli di Eugene McCabe

20 febbraio 2026

Nell’Irlanda rurale di fine Ottocento, la giovane Beth vive una cupa esistenza intessuta di ipocrisia e rancore. Le sue giornate trascorrono tutte uguali, tra la cura della casa e altre mansioni, nel tentativo di evitare un padre che, quando alza un po’ il gomito, le riversa addosso tutto il suo disprezzo. Gli unici pensieri che la consolano sono il ricordo della madre, morta in un tragico incidente, e quell’isola a forma di pesce che scorge oltre la collina, ora di sua proprietà. Quando il sole sorge per l’ennesima volta e Beth si prepara ad affrontare il nuovo giorno con la solita rassegnazione, nota dalla finestra un uomo fermo al centro del cortile. Liam Ward è lì perché ha bisogno di aiuto con una delle sue mucche, e Beth si offre di assisterlo. Quello che inizialmente alla ragazza sembra un amore frutto di un incontro fortuito, grazie al quale inizierà a rincorrere il sogno di un futuro diverso, si rivelerà invece un tradimento imperdonabile, che scatenerà in lei un folle desiderio di vendetta. Non c’è possibilità di riscatto in questo dramma consumato nelle paludi irlandesi, e nemmeno la promessa di una nuova vita riesce a spezzare il cerchio di odio che racchiude tutti i personaggi in un abbraccio mortale.

Dalla penna di uno dei più importanti scrittori irlandesi, un romanzo che appartiene ai grandi capolavori del Novecento. In Morte e usignoli, avvincente storia di una vendetta, un paesaggio di straordinaria bellezza fa da sfondo al conflitto fra tre protagonisti sottomessi all’oscura energia delle loro passioni: McCabe conduce il lettore senza concedergli un attimo di tregua, risucchiandolo nella spirale di una partita all’ultimo sangue dall’esito perfetto.

Eugene McCabe, nato a Glasgow da genitori irlandesi, si ristabilì in Irlanda con la famiglia all’inizio degli anni Quaranta. Drammaturgo e narratore, ha pubblicato nel 1978 la raccolta Heritage and Other Stories. Morte e usignoli, uscito per la prima volta nel 1992, lo ha consacrato tra i maggiori scrittori irlandesi degli ultimi decenni. Dal romanzo è stata tratta l’omonima serie della BBC.

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:: Da domani 10 febbraio: Invasione silenziosa. Un segreto nel Mediterraneo di Andrea Carlo Cappi

9 febbraio 2026

1947: mentre in Francia l’agente Weissmann è alla resa dei conti con Manuela Rotwang della MGB sovietica, a Maiorca il suo collega Torrent segue le tracce del loro capo Harker, sparito da giorni. La pista conduce a una vasta tenuta, in apparenza abbandonata, che avrebbe dovuto ospitare militari italiani durante la Seconda guerra mondiale. Chiunque la occupi ora, non gradisce i visitatori non invitati. Una vicenda ispirata a fatti reali rimasti segreti per decenni.

Andrea Carlo Cappi (Milano, 1964), vive tra l’Italia e la Spagna. Autore di una sessantina di titoli tra narrativa e saggistica, ha scritto romanzi originali con Martin Mystère (Premio Italia 2018) e con Diabolik & Eva Kant, cui si aggiungono le novelization dei film dei Manetti Bros. Oltre alla saga Danse Macabre e alla serie noir Black, sotto il nome François Torrent pubblica i romanzi di Agente Nightshade e Sickrose per Segretissimo Mondadori.

:: In prenotazione, data di uscita 20 febbraio: I racconti del Maggiore di Giorgio Ballario

6 febbraio 2026

SEI RACCONTI, ALTRETTANTE AVVENTURE INEDITE DI MOROSINI: LE PRIME INDAGINI DEGLI ANNI 1933-34, QUANDO IL GIOVANE CAPITANO MOROSINI ERA APPENA ARRIVATO IN ERITREA, E DUE RACCONTI CHE SI SVOLGONO TRA IL 1935 E IL 1936, PRIMA DELLA CONQUISTA DELL’ETIOPIA.

Massaua, 1938. Morosini è a cena con i vecchi amici Ragazzoni, Morandi e l’avventuriero francese Henry de Monfreid. Sollecitato a raccontare le sue prime esperienze africane, il maggiore torna con la memoria al 1933-34, quando era appena arrivato dall’Italia a Massaua, e racconta le sue prime indagini in terra d’Africa. I quattro racconti Le rondini di Taùlud, Missione Àssab, L’elefante di giada e Il fantasma del porto narrano le prime inchieste di Morosini giovane: fanno la loro prima apparizione i luoghi (in particolare Massaua), i personaggi (Barbagallo, Tesfaghì) e le situazioni dei territori coloniali che poi hanno caratterizzato tutti i romanzi della serie. Gli ultimi due racconti, Tutta colpa del gatto e L’uomo con la valigia, invece, sono ambientati tra il 1935 e 1936, per così dire negli interstizi dei romanzi già pubblicati: un omicidio all’ombra dell’OVRA e un viaggio in treno da Asmara a Massaua, in cui Morosini, Barbagallo e Tesfaghì s’imbattono in un uomo, in fuga da chissà che cosa, che per paura e agitazione commetterà un errore fatale.

GIORGIO BALLARIO, nato a Torino, giornalista, ha pubblicato racconti in svariate antologie giallonoir e dieci romanzi, tra cui, per Edizioni del Capricorno, i sei romanzi appartenenti al ciclo del maggiore Morosini. È stato finalista al Premio Acqui Storia, è tra i fondatori del collettivo di scrittori Torinoir, direttore artistico del Festival Bardonoir e codirettore della scuola di scrittura Noir Distretto 011 di Edizioni del Capricorno.

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:: A Tokyo, con The Passenger

14 novembre 2025

Nemmeno gli scrittori di fantascienza avevano mai immaginato che un giorno le strade di Tokyo sarebbero state affollate di turisti stranieri ansiosi di scoprire un mondo scintillante e pieno di riferimenti così lontani dalla loro cultura. Fino a pochi anni fa sembrava uno scenario irrealistico e la capitale una meta soprattutto per iniziati e yamatologi, ma nel frattempo l’influenza della cultura popolare giapponese è cresciuta a dismisura. Sebbene gli anni ruggenti dell’economia nipponica siano finiti da quasi tre decenni e Tokyo stia vivendo un ridimensionamento dovuto anche alla svalutazione dello yen, la città ha ancora molto da offrire: è estremamente sicura, vivibile – quasi a misura d’uomo nonostante le dimensioni e la densità abitativa – godibile e goduriosa.

La massiccia e relativamente nuova presenza di stranieri, tuttavia, genera anche preoccupazioni per l’overtourism e il proliferare di uno sviluppo urbano allarmante. Perfino qui, dove la transitorietà è nel dna e demolizioni e ricostruzioni dovute a guerre e calamità naturali sono cicliche, si teme una crisi più profonda e la società mostra alcune crepe. Come il fenomeno dei Tōyoko kids, adolescenti traumatizzati che vivono per strada e che incrinano l’immagine pulita e ordinata che abbiamo del Giappone.

A livello politico si affacciano bizzarre forme di populismo, incarnate da youtuber e influencer strampalati che sembrano voler confermare tutti i paradossi di una società ultradisciplinata, che ha valvole di sfogo per noi incomprensibili: caffè a tema di ogni genere, host club le cui clienti si indebitano e finiscono in brutti giri solo per catturare per un po’ l’attenzione di un ragazzino alla moda, manifesti elettorali con cani, pornostar e supereroi. Quest’arte e abilità nel cercare una via di fuga, intrinseca alla città, è sempre più richiesta in un pianeta così turbolento e trova negli anime e nei manga la sua punta di diamante, lo strumento di soft power più efficace. L’eccellenza dell’industria giapponese sembra essersi spostata nel mondo dell’immaginazione e del desiderio, una fantasia che si può consumare dal proprio divano ma che molti vogliono toccare con mano e respirare viaggiando fino a Tokyo. Sembra poco, ma non lo è.

Le fotografie di questo numero sono state realizzate da Lukasz Palka, fotografo polacco che vive in Giappone dal 2008. Nel suo lavoro mescola street photography ed esplorazione urbana, e tratta Tokyo, metropoli che lo affascina per i suoi abitanti e le sue infrastrutture, alla stregua di un organismo vivente, con gli esseri umani e il traffico che pompano nelle sue arterie come spinti da un cuore che batte. Si dedica anche alla fotografia commerciale, lavorando per marchi come Nikon, Toshiba, Lexus, Peugeot e Microsoft. Le sue foto sono apparse su riviste di viaggio e lifestyle come Ronda, Excelente, Tokyo weekender e nel libro Tokyo unseen (Teneues, 2023). È tra i fondatori di Eyexplore, un’associazione con sede a Tokyo e attiva in tutto il Giappone che organizza workshop di fotografia.

:: Il vecchio incendio di Élisa Shua Dusapin (Elliot Edizioni 2025) a cura di Valentina Demelas

10 ottobre 2025

Il vecchio incendio di Élisa Shua Dusapin, pubblicato in Italia da Elliot con la traduzione di Massimo Ferraris, è un breve romanzo dalla voce sottile, profonda e molto poetica, capace di evocare un mondo interiore fatto di silenzi, ricordi e sospensioni. In poco più di centotrenta pagine, l’autrice costruisce un racconto intimo che parla di legami familiari, perdita e memoria, con una scrittura limpida e pudica, mai ridondante.

Dopo anni trascorsi a New York, Agathe torna nella quiete del Périgord per aiutare la sorella minore, Véra, a svuotare la casa di famiglia dopo la morte del padre. L’abitazione, immersa tra boschi fitti e profumati di resina, sembra trattenere i fantasmi del passato. Ogni stanza conserva tracce di un tempo rarefatto, ogni oggetto diventa eco di ciò che è stato. Véra, muta dall’infanzia, comunica solo attraverso messaggi sul cellulare: un silenzio concreto che amplifica quello emotivo fra le due sorelle, rendendo ogni gesto e ogni sguardo una fragile forma di linguaggio.

Nel corso dei giorni trascorsi insieme, Agathe e Véra si muovono tra ricordi e omissioni, tentando di riannodare i fili di un legame mai davvero sciolto, ma da sempre incrinato. La madre, fuggita anni prima, e il padre appena scomparso gravano come presenze assenti. Il vuoto lasciato dai genitori si riflette nel vuoto della casa da liberare, in un continuo gioco di specchi tra materia e sentimento. Lo svuotamento delle stanze si trasforma così in un atto simbolico: liberare la casa significa anche confrontarsi con ciò che è stato, accettare ciò che non può essere cambiato, lasciare andare.

La scrittura di Dusapin è di una sobrietà disarmante. In poche pagine accadono pochi fatti, ma ogni dettaglio vibra di significato. Le frasi brevi, essenziali, disegnano immagini nitide, quasi cinematografiche, che restano impresse nella mente. Il non detto diventa il vero motore della narrazione: ciò che non viene espresso a parole si insinua tra le righe, costruendo un tessuto emotivo di grande intensità, che stimola il lettore. A dominare è l’atmosfera, in cui la natura – con i suoi suoni ovattati, le luci filtrate tra gli alberi, il respiro del bosco – assume un ruolo quasi spirituale.

In questo paesaggio sospeso, Il vecchio incendio esplora temi universali: la solitudine che può esistere anche dentro la famiglia, il peso dei ricordi dell’infanzia, la difficoltà di esprimere l’amore quando è troppo tardi. Il silenzio, soprattutto, diventa protagonista: quello fisico di Véra e quello invisibile che separa le due sorelle. È uno spazio carico di significati, dove ancora ardono – come braci sotto la cenere – le emozioni che non trovano voce. L’“incendio” evocato dal titolo non è un evento, ma una metafora: è il fuoco antico delle passioni e dei dolori che continuano a bruciare dentro, anche quando sembrano spenti.

La forza del romanzo risiede nella sua capacità di commuovere profondamente, ma senza enfasi. Dusapin racconta il dolore e l’affetto con una grazia rara, evitando il melodramma e affidandosi a una scrittura di sottrazione. È un libro breve ma persistente, che lascia dietro di sé una scia di malinconia e di dolcezza. Alcuni passaggi restano volutamente in ombra, come ferite non completamente guarite; eppure è proprio in quelle zone d’ombra che il testo trova la sua verità più profonda.

Élisa Shua Dusapin si conferma come una delle voci più raffinate della narrativa contemporanea: la sua è una letteratura che non urla, ma sussurra. E proprio per questo riesce a farsi ascoltare.

Élisa Shua Dusapin è nata nel 1992 à Sarlat-la-Canéda in Dordogna da padre francese e madre sudcoreana, Elisa Shua Dusapin è cresciuta tra Parigi, Seul e Porrentruy (Svizzera). I suoi precedenti romanzi sono editi in Italia da Ibis Edizioni. Con il primo romanzo Inverno a Sokcho (2016) ha vinto i premi Robert Walser, Alpha, Régine-Desforges e Révélation SGDL e la sua traduzione inglese ha vinto il National Book Award. Con il secondo romanzo Le biglie del Pachinko (2018) ha vinto il Prix suisse de littérature e l’Alpes-Jura e il terzo, Vladivostok circus (2020) è stato selezionato al Premio Fémina. Il vecchio incendio è in corso di traduzione in oltre dieci paesi.

Source: libro gentilmente donato dall’editore, ringraziamo Giulia Olga Fasoli, responsabile dell’ufficio stampa Elliot Edizioni.

:: Violenze di genere: Prevenire, comprendere, curare di Costanza Jesurum dal 10 ottobre in libreria

1 ottobre 2025

Gli ultimi anni hanno conosciuto un innegabile passaggio di mentalità: nel dibattito pubblico non si parla (quasi) più di «delitto passionale» ma di «femminicidio», e il tema della violenza di genere è divenuto centrale. Si tratta di un’evoluzione anche giuridica, che ha individuato nuove fattispecie di reati (il femminicidio appunto, ma anche lo stalking e il revenge porn), e trasformato la nostra comprensione degli abusi sessuali e di tutte le forme di aggressione verso le donne, stimolando nuove domande su come interpretarle, prevenirle e contrastarle. Nel suo ultimo lavoro, Costanza Jesurum esplora questo cambiamento radicale, affrontando la violenza di genere su tre livelli: il contesto socioculturale ed economico che alimenta l’azione violenta; i meccanismi psicologici (e la loro complessità) che ne sono alla base; le possibili soluzioni sociali e politiche per prevenire e non solo sanzionare. Il libro affronta tutti gli aspetti del fenomeno in modo critico, originale e completo: il ruolo ambivalente di Internet, quello delle differenze sociali, culturali, di classe, le dinamiche psicologiche che si attivano nelle vittime, i segnali premonitori della violenza, che possono guidarci nella prevenzione e nell’autodifesa, i guasti emotivi e sociali che essa lascia. Violenze di genere è uno strumento importante non solo per tutte le persone, di qualunque genere, che vogliano comprendere fino in fondo le cause, i meccanismi e le conseguenze dell’aggressività verso le donne, ma anche per chiunque intenda orientarsi e proteggersi nelle difficoltà della vita sentimentale e relazionale.

COSTANZA JESURUM (Roma, 1973) Laureata in filosofia e poi in psicologia, è psicologa analista dell’AIPA (Associazione Italiana Psicologia Analitica). Collabora con diverse testate («L’Espresso», «la Repubblica», «Il Mattino») e periodici di settore. Ha lavorato nei centri antiviolenza e nei consultori. Ha collaborato con l’ISTAT nelle indagini sulla violenza di genere. Ponte alle Grazie ha pubblicato Il corpo in questione. Per una psicologia del sesso (2022); ricordiamo anche Guida portatile alla psicopatologia della vita quotidiana (minimum fax, 2015), Dentro e fuori la stanza (minimum fax, 2017), Il giaguaro nel canale (Wetlands, 2023).

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:: 81280JL. Lennon, l’Iik e i topi salterini di Lorenzo Mazzoni dal 10 ottobre in libreria

30 settembre 2025

E poi c’era quella storia del milione di dollari, dell’hashish che profumava di caramello e dei topi che schizzavano verso il cielo quando leccavano la canapa proveniente dall’Afghanistan. No, non sarebbe stata una buona idea sparare al giornalista. Ancora non sapeva che farsene di quelle informazioni, ma intuiva che per trovare il bandolo della matassa prima o poi ci sarebbe stato bisogno di lui.

Asher Lehman è un assaggiatore di sostanze stupefacenti per conto della Cia nell’Afghanistan occupato dai sovietici. Mark Chapman è un agronomo e agente segreto catturato a Teheran durante l’occupazione dell’ambasciata americana. Carlo Oliva, poi, è un ambiguo corrispondente nella Beirut sconvolta dalla guerra civile. Jason Burdon, eminenza grigia delle spie, intende portare sul mercato statunitense una droga dagli effetti devastanti per far esplodere il caos. Rafael King, ottuagenario ospite del Chelsea Hotel, a New York, è un esperto di telepatia. Norman Parker, poeta e veterano di guerra, ha un fratello, Rib, capo di una gang del South Bronx. E ancora Walter e Babette sono killer spietati ma anche anime gemelle e idealisti della rivoluzione. Sono tanti, originali, magistralmente tratteggiati, i personaggi che popolano il nuovo romanzo di Lorenzo Mazzoni. Cambi e colpi di scena sono intessuti in una trama irresistibile che porta il lettore da un angolo all’altro del pianeta. Seguendo un tracciato cronologico che attraversa gli eventi del 1980 e i tentativi di esportare l’Iik, una cannabis geneticamente modificata, le storie convergono tutte su una domanda: perché l’8 dicembre 1980 John Lennon fu ucciso? La soluzione proposta in questo libro lascerà i lettori a bocca aperta.

Lorenzo Mazzoni, nato a Ferrara nel 1974, ha abitato a Londra, Istanbul, Parigi, Sana’a e Hurghada. Scrittore e reporter, ha pubblicato numerosi romanzi, tra cui per Edizioni Spartaco, Quando le chitarre facevano l’amore(2015), con cui ha vinto il Liberi di Scrivere Award, Il muggito di Sarajevo (2017) e 81280JL. Lennon, l’Iik e i topi salterini (2025). È docente di scrittura creativa di Corsi Corsari e consulente per diverse case editrici. Collabora con Il Fatto Quotidiano.

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:: Belletti e Romeo. Un caso del commissario Belletti di Paolo Scardanelli dal 26 settembre in libreria

26 settembre 2025

Da quattro anni ormai il commissario Alvise Belletti presta servizio alla Questura di Catania, dove è stato trasferito per l’“eccesso di zelo” dimostrato nel caso del Lupo. E qui, sull’Etna, la Montagna sacra dei catanesi, un altro misterioso omicidio lo attende. In una capanna a duemila metri di altezza due escursionisti hanno trovato il corpo di un uomo, Wolfgang von Rheingold, un quarantenne tedesco, con la gola squarciata. In mano, un libro intriso di sangue: La morte di Empedocle di Friedrich Hölderlin. A vegliare la vittima un cane accucciato, uno splendido esemplare di cirneco dell’Etna, una sorta di Anubi all’ingresso dell’oltretomba. Sotto la maestà del vulcano onnipotente, Belletti si prepara a dispiegare il suo proverbiale fiuto, che stavolta lo porterà ad Amburgo e indietro nel tempo fino alla Germania degli anni di piombo. Un’indagine in cui il suo incrollabile senso della Giustizia si ritroverà faccia a faccia con l’ombra impietosa della Vendetta.

Paolo Scardanelli (Lentini, 1962), geologo e scrittore è autore del romanzo In principio era il dolore. Un Faust di meno (2022) e Belletti e il Lupo (2024), con protagonista il commissario Belletti. Di Scardanelli è in corso di pubblicazione per Carbonio anche la saga L’accordo, di cui sono usciti i primi quattro volumi: Era l’estate del 1979 (2020); I vivi e i morti (2022); L’ombra (2023) e Un posto sicuro (2024).

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:: L’onesta bugiarda di Tove Jansson dal 1 ottobre

23 settembre 2025

Esiste nei rapporti umani una linea che separa verità da ipocrisia, gentilezza da adulazione, onestà da calcolo? È possibile continuare a credere in se stessi e negli altri senza la protezione delle menzogne vitali, degli autoinganni e delle illusioni? Nell’Onesta bugiarda due donne si incontrano: Anna Aemelin è un’illustratrice di libri per bambini. Solitaria e svagata, incapace di prendere sul serio qualsiasi cosa che non sia il suo disegno, ostinatamente decisa a difendersi dalla vita ignorando ciò che la disturba, frapponendo fra sé e il mondo le sue lampade schermate, i suoi conigli a fiori, le decisioni che non prende, i no che non dice. Al suo opposto è Katri Kling: giovane donna volitiva e concreta, intelligente e calcolatrice, nemica delle reticenze e del caso, ossessionata da un suo senso dell’onestà e della giustizia che la induce a vedere in ogni rapporto umano un contratto da rispettare. Il loro incontro è lo scontro fra due modi opposti di essere che, rapportandosi, si distruggono a vicenda, minando le certezze su cui poggiano. Continua a nevicare nel romanzo: è inverno e da mesi la neve cade incessantemente sul villaggio in riva al mare, coprendo le orme appena lasciate, cancellando dal paesaggio i punti di riferimento. I segni che la vicenda traccia con apparente leggerezza su quel bianco uniforme scavano solchi profondi: il gioco delle verità ci lascia un inquietante senso di insicurezza.

Padre scultore e madre illustratrice, Tove Jansson (1914-2001) cresce tra una vivace casa-atelier di Helsinki e un solitario e avventuroso isolotto dell’arcipelago finlandese. Il mondo d’arte e fantasia dell’infanzia nutre la sua vocazione di pittrice, vignettista e scrittrice e le ispira la serie di libri sui Mumin, oggi un classico di culto noto e amato in tutto il mondo. Con lo stesso spirito, ironico e poetico, acuto e dissacrante, si è rivolta anche agli adulti. Iperborea ha pubblicato La barca e io, Viaggio con bagaglio leggero, Fair Play, Campo di pietra e il best-seller Il libro dell’estate. È inoltre in corso di pubblicazione per Iperborea l’intera serie delle strisce dei Mumin e una collana speciale di albi illustrati tratti dalle loro storie più celebri.

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:: Regency I love you di Mariangela Camocardi

22 settembre 2025

Da “Orgoglio e Pregiudizio” ai Bridgerton, tutti i segreti per scrivere romance ambientati in epoca Regency, con esempi pratici.

Sotto la guida di una delle autrici italiane più celebri nel campo del romance e del Regency, ecco una guida agile e approfondita per conoscere tutto quello che serve nel momento in cui si desidera scrivere un romance in ambito Regency.

Il periodo Regency in Inghilterra va approssimativamente dal 1811 al 1820 (ma in letteratura si estende spesso fino agli anni ’30) e scrivere una storia ambientata in questa epoca può essere un’impresa affascinante ma, come qualunque altro genere letterario, richiede aderenza alle regole che lo caratterizzano, l’utilizzo di una serie di cliché, nonché di elementi stilistici, storici e narrativi, che troverete perfettamente elencati e spiegati in questo manuale del bon ton della scrittura Regency.

Mariangela Camocardi ha pubblicato circa 70 titoli tra romanzi e racconti. Con una predilezione per lo storico, ha scritto horror, woman fiction, romance, fiabe, commedie romantiche, saggi editi con le maggiori case editrici italiane. Collabora con riviste a diffusione nazionale ed è tra gli autori di Nessuna più, antologia contro il femminicidio il cui ricavato è stato devoluto al Telefono Rosa per aiutare le donne vittime di violenza. È tra le autrici di Romance Book Dreamers, gruppo che firma storie romantiche con ambientazione storica e contemporanea. Si è anche cimentata in due testi teatrali, Correva l’anno dedicato all’ultracentenaria Emma Morano, e Il mio primo ballo, ispirato dal Ballo Debuttanti Lago Maggiore. È stata direttore della rivista Romance Magazine, e anche una socia fondatrice di EWWA (European Writing Women Association). Nella sua pagina personale di Wikipedia potete trovare i titoli dei suoi libri.

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