Sono tanti i Mohamed d’Europa (termine di massima usato, non necessariamente in modo dispregiativo, per il maschile simile a Fatma con la stessa funzione per definire la donna araba) che vivono a Parigi, Berlino, Londra, e in una miriade di altri paesini, anche sperduti, nei quattro angoli dell’Europa. Le loro storie, per lo meno le storie delle loro famiglie di origine, per molti versi si somigliano, per altre sono uniche.
In questo graphic novel Se ti chiami Mohamed (Les Mohamed, Sarbacane, 2011), edito in Italia con il patrocinio di Amnesty International Italia da Il Sirente, nella collana Altriarabi migrante diretta da Chiarastella Campanelli, l’autore Jerome Ruillier, basandosi sul reportage giornalistico (tre documentari di 52’ realizzati nel 1997) Mémoires d’immigrés[1], della francese di origine algerine Yamina Benguigui, (Trois ans d’enquête, six mois de tournage et neuf de montage furent nécessaires à Yamina Benguigui pour réaliser Mémoires d’immigrés. L’héritage maghrébin , un documentaire en trois volets « Les pères », « Les mères », « Les enfants » – associant témoignages, images d’archives (CNDP, Pathé, INA) et images personnelles[2].) raccogliendo le testimonianze di padri, madri, figli ci narra in immagini (a tratti buffe) le storie dell’immigrazione maghrebina in Francia dagli anni Cinquanta a oggi, con ironia, rispetto, disincanto e una patina di amarezza, che non degenera mai, si insinua nel lettore aiutandolo a comprendere, a provare empatia per i protagonisti di questa storia d’Europa, per molti versi poco conosciuta.
Le storie narrate con leggerezza e, concedetemelo, poesia, sono storie di dolore, di sradicamento, di solitudine, di ingiustizia, di esclusione, di razzismo, ma nello stesso tempo di speranza, di amore, di integrazione, di ricerca d’identità, di vincoli familiari mantenuti non ostante la lontananza, di fiducia nel futuro ed è bello farne parte anche solo da lettore, da osservatore esterno. Anche noi italiani abbiamo nelle nostre famiglie storie di migrazioni, in Belgio, Germania, America, e simili esperienze ci accomunano molto più che dividerci, richiamando le stesse emozioni, le stesse vicessituidini le stesse ingiuste privazioni in cerca di riscatto. Leggendo questo graphic novel si prova porprio questo, un senso di comunione e di conoscenza dell’altro che ce lo fa apparire meno oscuro, minaccioso o anche solo altro.
E così veniamo a sapere dell’orgoglio di Ahmed per la conquista, nel 1996, della medaglia d’oro olimpica di judo ad Atlanta nella caregoria 78 chili del figlio (Attento devi fare meglio degli altri perchè in caso di parità non passerai tu); degli scarafaggi sulla scatola di zucchero negli alloggi per celibi della Sonacotra; della riconoscenza di Zorah e Radia per la famiglia ebrea che sulla nave che le portava in Francia non le ha fatte morire di fame dandogli del pollo, del merkoda e un po’ di laktes, o del piccolo Mounsi che di Parigi sognava le luci della Tour Eiffel, e di colpo si trova in una baraccopoli. Mi ritrovo nella bidonville di rue de la Folie a Nanterre! Scopro un campo abbandonato circondato di reti, un’accozzaglia di baracche fatte di tegole, assi, casse, tetti tenuti assieme con gli pneumatici. E ovunque fango denso, vischioso, nauseabondo, in cui le scarpe restano incollate, ratti che corrono dappertutto, talmente affamasti che mi dicono si mangiano anche i gatti, bambini che giocano nell’ammasso di spazatura della discarica pubblica, proprio accanto alla bidonville.
Non sono sempre storie a lieto fine: si parla di aids, di droga, di carcere, di donne che non ostante i corsi di alfabetizzazione non impareranno mai a leggere e a scrivere, di donne picchiate dai padri, o dai mariti, di donne a cui è vietato leggere, ma stranamente non è mai la tristezza a prevalere, anzi una sorta di allegria sommessa e senza illusioni, ma proiettata verso il futuro, che sia il ritorno al proprio paese, o l’integrazione nel paese d’adozione. Un libro per conoscere in modo immediato e divertente la storia di tanti ragazzi d’ Europa, dai nomi esotici che ormai fanno parte a tutti gli effetti del colorato e multientico mondo che ci circonda. Da leggere nelle scuole, ma non solo, anche da regalare ai propri figli.

Jérome Ruillier, nato nel 1966 in Madagascar, ha compiuto gli studi presso l’Institut d’Arts Décoratifs di Strasburgo. Ha scritto e illustrato molti libri per ragazzi. Pubblicato nel 2011 Les Mohamed è il suo secondo fumetto dopo Le coeur-enclume (2009), entrambi pubblicati da Sabarcane. Con Les Mohamed, Ruillier ha ottenuto nel 2012 il dBD Award per il miglior fumetto reportage.
[1] Memoirs de immigres http://www.yaminabenguigui.fr/dossiers/les-documentaires.html [2] Mémoires d’immigrés. L’héritage maghrébin de Yamina Benguigui. De l’ethos biographique aux hors sujets de la reception Béatrice FLEURY Université de Nancy https://uottawa.scholarsportal.info/ojs/index.php/revue-analyses/article/view/696/597
Non sono mai stata a Trieste. O forse sì. Conosco solo un frammento di quella città, un frammento sicuramente piccolo, fatto di vignette che formano un insieme di strisce rese quasi impalpabili dall’acquerello, dai tratti nitidi e descrizioni minuziose di strade, monumenti, luoghi. Eppure non ci sono mai stata, davvero. Eppure è successo che pochi giorni fa mi è stato regalato un volumetto dal packaging molto curato, immaginato in orizzontale, all’italiana.
Ad ottobre 2014 Bao Publishing ha pubblicato una graphic novel capace di colpire emotivamente già dall’illustrazione di copertina, trasmettendo un senso di leggerezza che si estende al di là della visuale dello spettatore che guarda questa figura nitida, chiara, quasi fosse una donna – angelo dello tanto cantata dal Dolce Stil Novo e da Dante. Una donna che è purezza, ma anche presenza ignota, inafferrabile, evanescente. Di spalle, sta in piedi su una balaustra bianca come il suo vestito ed apre le braccia al vento, in punta di piedi. Lo spettatore è un ragazzo anonimo, capitato di lì per caso. La guarda assorto, quasi fosse una visione, come se si sentisse attratto da quella ragazza che non conosce. Lei è Alma, donna – ragazzina dalle mille facce che si sottrae all’ inseguimento di quel ragazzo che vorrebbe tanto conoscerla, ma non riesce mai nel suo intento. Alma diventerà un’ossessione, il suo primo pensiero al mattino così come è l’ultimo prima di dormire e sarà lui stesso a farsi narratore di questa storia, molti anni dopo.
Il romanzo storico è, insieme al giallo, un genere evergreen, dove semmai l’unica cosa che cambia è l’epoca specifica. Il Medio Evo continua ad essere una delle epoche più amate, con la tendenza anche, molto interessante, a raccontare vicende meno note e aspetti più oscuri, e sempre più le storie non di principi e cardinali ma della povera gente, o della classe comunque lavoratrice che costruì e mandò avanti la società verso il futuro.
Il leopardo delle nevi, uscito per la prima volta nel 1978, è un libro che prese vita da un viaggio che Peter Matthiessen, scrittore e naturalista americano, fece con lo zoologo e naturalista George Schaller, nell’autunno del 1973. La coppia, incontratasi un po’ per caso a New York nel 1972, percorse a piedi più di 250 miglia attraversando la regione di Dolpo, sulle montagne himalayane alla scoperta del cuore pulsante della civiltà tibetana più autentica. Il libro, ristampato da Beat, è una sorta di diario di viaggio romanzato, nel quale l’autore non narra solo il tragitto percorso in poco più di due mesi alla ricerca del Bharal (la pecora blu dell’Himalaya) e del raro e misterioso Leopardo delle nevi. Quello raccontato da Matthiessen è un pellegrinaggio dentro alla civiltà del Nepal del Nord, che ha mantenne intatta la sua purezza e il profondo legame con le proprie radici. Allo stesso tempo queste memorie possono essere viste come un cammino alla scoperta di sé e del proprio universo interiore, grazie alla conoscenza approfondita degli insegnamenti e della fede buddhista. L’autore del libro quando compì il viaggio era vedovo e aveva lasciato il figlio a casa e questa esperienza sarà per lui molto importante, in quanto gli permetterà di comprendere chi è, cosa vuole per la propria esistenza e per quella del figlio. Leggendo queste pagine, non solo si partecipa alla costante ricerca del Leopardo delle nevi, un misterioso felino che poco si mostra ai visitatori e che per tale ragione è diventato una creatura mitica, ma si percepisce la sottile trama di relazioni umane che Mathiessen instaurò con le popolazione locali e con gli sherpa (il suo si chiamava Tukten) che gli fecero da guida tra gli anfratti della Montagna di Cristallo. Il leopardo delle nevi è un libro coinvolgente, è un vero e proprio viaggio nelle gole profonde e tra le montagne del Tibet, dove ogni piccolo gesto (il lavarsi, il mangiare, il parlare e lo stesso respirare) veniva vissuto con il massimo rispetto per l’importanza vitale che incarnava. Allo stesso tempo il libro di Mathiessen è un racconto, o meglio un’accurata riflessione filosofica-esistenziale, sul valore che per ogni uomo assumo la vita e la morte e sul rapporto che l’essere umano instaura con la natura e con il mondo che lo circonda. Arrivati alla fine de Il leopardo delle nevi ci si rende conto di come questa esperienza abbia profondamente cambiato la vita e la persona di Peter Mathiessen diventato, prima, un praticante della
Bentornato, Richard, su Liberi di Scrivere e grazie per aver accettato la mia nuova intervista. “Paranoia And The Destiny Programme” è il tuo nuovo romanzo, pubblicato in Inghilterra con Black Jackal Books, e ancora inedito in Italia. Si tratta di un romanzo distopico sul totalitarismo, sulle orme del 1984 di Orwell?
Asnières, alla periferia di Parigi. Pierre, cameriere di un bar accanto alla stazione, ama lo spettacolo della vita che si srotola davanti ai suoi occhi: i primi clienti arrivano la mattina presto, insonnoliti; una bella donna si ripara dalla pioggia sotto un ombrello rosso; uno studente legge “Se questo è un uomo” di Primo Levi. La cameriera si ammala, e una cameriera nuova arriva a sostituirla, proprio quando il matrimonio dei titolari del bar sembra franare. Mentre i rapporti si scompigliano e si riannodano, scorrono le ore sotto il cielo di Parigi, grigio e terso. Pierre partecipa a distanza delle vite degli altri, riflette sulla propria, accoglie la malinconia luminosa dell’autunno, e la lenta dolcezza della fine che si avvicina.
“Non desiderava diventare una Miss, ma destino volle che stesse per succedere.”
“Temeva di non essere attraente quanto lo era a Blackpool; o meglio, che a Londra la sua bellezza fosse meno eccezionale. […] Era abbastanza certa, però, nessuna di quelle ragazze voleva far ridere la gente”.
Sophie è la protagonista e lavora fianco a fianco di un cast formato da persone altrettanto attratte dal loro lavoro. Accanto a loro troviamo gli sceneggiatori, Tony e Bill, e Dennis, il produttore.
Neldar, città di Veldaren. Thren Felhorn, mastro della Gilda del Ragno, è un assassino spietato oltre che capo della gilda di ladri più potente di tutte le gilde. Temuto anche da Re Edwin vaelor e dal Triumvirato, l’alleanza delle tre famiglie più potenti di tutta la terra di Drezel, che si uniscono ogni due anni per festeggiare e ostentare sfarzo e potere nella festività chiamata Kensgold.
Algra Editore, nella collana Scritti diretta da Alfio Grasso, pubblica quest’anno Gli anni d’argento della scrittrice siciliana Rosalia Messina.
Acheloo è una divinità fluviale presente nella mitologia greca, anzi è stata una delle più importanti divinità greche ed oggi corrisponde ad uno dei fiumi più lunghi della Grecia: l’ Aspropotamo. Va bene, ma chi era davvero Acheloo? A raccontarci la vita di questa mitica figura del passato ci pensa il volume Acheloo di Helga Di Giuseppe, edito da Scienze e Lettere. La casa editrice romana ha dato vita alla collana Monstra nella quale si occupa di tutte quelle divinità greche ibride caratterizzate da fattezze in parte umane e in parte animali. In questo volume è Acheloo, in prima persona, racconta al lettore quella che è stata la vicenda che lo ha portato al combattimento con Ercole. Secondo qualcuno, Acheloo era figlio di Oceano e Teti e secondo qualcun altro della Terra. Non solo, perché per gli autori antichi la divinità fluviale era anche il padre delle Ninfe, delle Sirene e di alcune fonti d’acqua. Acheloo era, e lo è ancora oggi, considerato il più potente dei corsi d’acqua che la gente temeva e venerava con il massimo rispetto. Come vuole la sua natura ibrida, Acheloo poteva trasformarsi a seconda delle situazioni e accanto ai tratti somatici umani poteva assumerne altri che richiamavano il toro o un serpente. Con queste sembianze, nelle quali uomo e animale si mescolano, la mitica creatura affrontò tanti combattimenti, compreso quello contro Ercole, suo rivale in amore. Dopo un duro scontro, Acheloo, con un corno spezzato, accetterà la sconfitta e cederà ad Ercole il diritto di sposare la bella Deianira. Acheloo non si unirà alla sua amata, e non proverà nemmeno rancore verso Ercole per la sconfitta subita, perché il corno spezzato venne tramutato nella cornucopia (corno dell’abbondanza) colma di frutti della terra, che gli uomini poterono consumare per continuare a vivere. Acheloo, di Helga Di Giuseppe, come gli altri volumi che seguiranno, sono un’interessante iniziativa che permetterà ai piccoli- ma anche adulti- lettori odierni di riscoprire e mantenere in vita le storie della cultura Classica, scovando in esse valori utili ancora oggi. A rendere ancora più apprezzabile e visibile la storia di Acheloo ci pensano le colorate illustrazioni di Emanuele Carosi.
Guillaume Zeller, giornalista e caporedattore di DirectMatin.fr, è l’autore di “La Baraque des prêtres, Dachau, 1938-1945“, di Éditions Tallandier, ancora inedito in Italia (N.d.i. nel 2016 è stato pubblicato in Italia da Piemme con il titolo di Block 262830, tradotto da Maria Moresco).
























