Archive for Maggio 2011

:: Recensione di La donna segreta di Marta Boneschi a cura di Elena Romanello

31 Maggio 2011

donnasegretaLA METILDE VISCONTINI DI MARTA BONESCHI
 
"La donna segreta" è l'ultima fatica di Marta Boneschi, giornalista, scrittrice e storica, ed è il suo omaggio personale al Risorgimento italiano, raccontando la vicenda di Metilde Viscontini, nobildonna milanese prima sotto il dominio napoleonico e poi sotto la Restaurazione, amante di Foscolo e amata invano da Stendhal al punto di ispirargli le protagoniste de "La Certosa di Parma" e "Il Rosso e il nero", i suoi due romanzi più famosi.
«Il mio è un libro infatti innanzitutto sul Risorgimento, visto da una delle sue protagoniste meno note, sulla quale ho trovato tanto materiale attraverso gli occhi di Foscolo e di Stendhal», ricorda Marta Boneschi, «ho raccontato come un romanzo un libro di storia, ma dentro è tutto documentato. Non è la prima volta che mi occupo di una protagonista di quel periodo, prima avevo scritto un libro su Giulia Beccaria, madre di Manzoni e intellettuale per certi aspetti oggi più nota di Metilde Viscontini, Metilde mi raccomando, non Matilde, il nome Matilde era sconosciuto nella Milano di allora malgrado fosse di derivazione germanica e si fosse da un certo punto in poi sotto la casata asburgica».
«Metilde Viscontini è stata una ribelle, un'anticonformista e può dire ancora molto alle giovani donne di oggi, che spesso per paura non osano andare contro quello che si chiede loro», continua Marta Boneschi, «sposò giovanissima Jan Dembowski, ufficiale napoleonico di diciassette anni più vecchio di lei, violento e oppressivo, ed osò ribellarsi, chiedendo la separazione, cosa consentita all'epoca ma sempre manipolata dagli uomini. Andò contro lo strapotere maschile, sia dicendo di no ad una situazione comune allora, quella di essere mogli maltrattate, sia rifiutando la corte di Stendhal. Il tutto senza contare il suo impegno politico, come affiliata alla Carboneria e coinvolta nei moti del 1821.»
Interessante un particolare del suo impegno politico, l'amicizia con Giuseppe Pecchio: «Per molto tempo Pecchio fu bollato come traditore, oggi lo si vede come uno degli eroi dimenticati del nostro Risorgimento. Compagno di scuola di Manzoni e Confalonieri, funzionario amministrativo napoleonico a Milano, aderì nel 1821 alla cospirazione capeggiata da Confalonieri del quale non condivideva gli ideali aristocratici, lui era più democratico e repubblicano. Quando il tutto fallì, Confalonieri lo accusò di aver tradito, ma Metilde lo difese a spada tratta, finendo anche sotto inchiesta della polizia austriaca, e uscendone a testa alta ricordando il suo rango, anche se ormai viveva separata dal marito.»
Metilde morì nel 1825, a soli trentacinque anni. «Credo come molti che si sia consumata nella lotta per la libertà dell'Italia, in una Milano che attraversò prima della Restaurazione un momento di pura grazia, culturalmente e socialmente, ma dove sia prima che dopo c'erano tanti germi contemporanei, il malaffare, la corruzione, di cui Metilde fu anche vittima, anche se in qualche caso cercò di girarle a suo vantaggio», conclude Marta Boneschi.
Elena Romanello

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:: Dal Mississipi al Po 2011 Settima edizione del Festival Musicale e letterario di Piacenza

30 Maggio 2011

Nuova immagineTorna per il settimo anno il festival musicale-letterario “Dal Mississippi al Po”, collocato come di consueto nella città di Piacenza. Il festival ripropone la propria formula vincente, che prevede incontri letterari conditi da tanta musica dal vivo e concerti introdotti dalle sapienti parole di chi fa della scrittura la propria ragione di vita.

A quarant’anni esatti dalla scomparsa di Jim Morrison, il festival ha deciso di dedicare al carismatico totem della poesia rock uno spazio privilegiato, invitando uno degli amici più stretti del cantante dei Doors, quel Frank Lisciandro che più di ogni altro ha i titoli per parlare della figura umana di Morrison, spogliandola del fumo della leggenda.

Amico, guida nei momenti cupi, fotografo, biografo e persino coproduttore di Jim Morrison e dei Doors (in parte sua la produzione dell’album postumo An American Prayer), Lisciandro allestirà una mostra (in larga parte inedita per il nostro paese) di grandi scatti dei Doors e di altre grandi band degli anni ’60, restando a disposizione per tutti i visitatori, con tanto di domande e curiosità.

A suggello dell'attenzione speciale dedicata al fenomeno Jim Morrison-Doors, verrà presentato in anteprima nazionale lo splendido libro “Riders on the Storm”, l'autobiografia di John Densmore, batterista della band di Los Angeles, uno spaccato onesto, tranciante, a volte persino spietato del mondo musicale, con non poche sorprese per i fan.

Gli anni ’60, dunque, una stagione irripetibile, l’età dell’oro della musica rock. Lo stesso Lisciandro ne parlerà con la sua classica onestà intellettuale al pubblico piacentino: della serie quando la musica diventa scrittura.

Ma la scrittura è di per sé musica e le atmosfere dei romanzi degli scrittori americani invitati a Piacenza lo testimonia. Inutile parlare del ritmo voodoo di Joe Lansdale e della intensità di Tim Willocks, ormai due travi portanti del festival.

Meglio spendere due parole sui “nuovi”: scenari torbidi di un’America provinciale sempre ricca di spunti intriganti, nelle pagine di Anthony Neil Smith (con il suo Minnesota innevato che tanto ricorda la Fargo dei fratelli Cohen), oppure ambienti suburbani la cui normalità può risultare agghiacciante se scalfita con gli strumenti giusti (Linwood Barclay, con il suo humour nero ne è testimone).

Ma quest’anno si è deciso di sterzare leggermente e di dare spazio alla contingenza. Ecco il motivo di un evento dedicato ai “Venti di Cambiamento” dell’universo islamico, più che mai vicino a noi con i suoi aneliti di libertà e le difficoltà a fare i conti con millenni di sopraffazioni. Chi meglio di uno scrittore può aprirci gli occhi? E se gli scrittori sono diversi e tutti provenienti da quell’universo in transizione, tanto meglio.

Gli spunti sono tantissimi. La “Scrittura come Catarsi” risulta dunque un tema naturale da sviscerare con chi fa della lotta al male e al lato oscuro dell’uomo la propria quotidianità. Michele Giuttari, stimato ufficiale di polizia, David Monti, magistrato, Alessia Micoli, criminologa, e Giacomo Cavalcanti, camorrista strappato al crimine dalla forza interiore e dagli slanci creativi.

Se si parla di autori italiani, non si può fare a meno di menzionare due dei massimi esponenti della letteratura noir italiana, Massimo Carlotto (tra l'altro grande appassionato di blues), un gradito ritorno al festival, e il geniale Andrea G. Pinketts, che invece è alla sua prima apparizione.

E, siccome un festival per essere tale deve vivere in comunione con la città che lo ospita, ancora una volta saranno i luoghi storici di Piacenza a fare da cornice a tutti gli eventi, compresa una mostra di strumenti musicali, con tanto di laboratorio di liuteria mobile, ospitata nello splendido cortile del Palazzo Farnese.

Una piccola novità, per finire, la scelta di promuovere direttamente un libro del festival: Il Blues del Delta di William Ferris, una delle opere più illuminanti sulla nostra musica, pubblicata da Postmedia con il patrocinio del festival “Dal Mississippi al Po” e del festival gemello “Roots’n’Blues’n’Food Festival”.

PROGRAMMA

Domenica 19 ANTEPRIMA FESTIVAL – Salsomaggiore Terme (ospiti del festival 18E20)

18:00 Andrea Villani presenta Joe Lansdale e Paolo Colagrande. Musica di Kasey Lansdale & N-Rose

Lunedì 20 Palazzo Farnese ore 18,30 Inaugurazione mostra fotografica di FRANK LISCIANDRO alla presenza dell’autore
Mercoledì 22 ANTEPRIMA FESTIVAL – Milano
18:00  presso Libreria FNAC di Via Torino, Milano. Presenta Luca Crovi.
Giovedì 23 17:00 Paolo Pasi e Peppe Lanzetta Due artisti eclettici, si stuzzicano sul tema della creatività, tra il serio e il faceto.

17:30 Due chiacchiere e una bibita ghiacciata: Tony Washington, Watermelon Slim e Super Chikan si presentano al pubblico.

18:00-19:30 IL NEMICO DELLA PORTA ACCANTO R.J. Ellory e Linwood Barclay ci parlano delle incognite che si nascondono nella quotidianità americana. Presenta: Sebastiano Triulzi.

“Spazio concerti” – Teatro Municipale Piacenza

21:00 Anthony Neil Smith e Lance Leadbetter presentano: Spiritual & Delta Blues

DOPOFESTIVAL 23:30 presso il Bullone Pub Due chiacchiere, un hamburger, una birra e un po’ di musica, nel locale più americano di Piacenza. Luca Bottura incontra Joe R. Lansdale Musica di Kasey Lansdale

Venerdì 24 Piazza Duomo  Piacenza 17:00 Andrea G. Pinketts Con quella faccia un po’ così: il talking blues di uno scrittore italianissimo con un nome che parla inglese. Presenta Andrea Villani.
17:45 Due chiacchiere e una bibita ghiacciata: Rick Estrin e Andy J. Forest si presentano al pubblico.

18:00-19.30 LA PROVINCIA CHE UCCIDE Storie di varia umanità, tra un Winchester, un bicchiere di bourbon, una chitarra bottleneck, dal cuore dell’America più vera. Giuliano Aluffi presenta Joe R. Lansdale, Keith Lansdale e Anthony Neal Smith.

“Spazio concerti” – Teatro Municipale Piacenza

21:30 Joe R. Lansdale e Tim Willocks presentano: Blues Harp Night

DOPOFESTIVAL 23:30 presso il Baciccia He was a friend of mine. Seba Pezzani presenta Riders on the Storm, autobiografia di John Densmore, in anteprima nazionale, lasciando che sia Frank Lisciandro a spiegare chi era davvero Jim Morrison, l’uomo, l’antieroe, il poeta, lontano dai falsi miti e dai lustrini dello star system.

Sabato 25 Palazzo Farnese  Piacenza LA CITTADELLA DELLA MUSICA
11:30 Blues Di-Vino. L'aperitivo blues come non l'avete mai goduto. Una piccola casa discografica indipendente, un uomo solo con la sua passione. Nel solco dei grandi ricercatori della cultura musicale americana, quello dei giganti come Harry Smith, Moe Asch e Alan Lomax, etnomusicologi che hanno fatto innamorare Bob Dylan e diverse generazioni di musicisti. Seba Pezzani fa quattro chiacchiere in libertà con Lance Leadbetter, deus ex-machina della Dust-to-Digital.
Piazza Duomo  Piacenza

17:00 Il Blues del Delta. Marino Grandi e Lance Leadbetter raccontano le radici della  nostra musica attraverso il formidabile saggio di William Ferris, un caposaldo della letteratura blues, quest'anno reso disponibile al pubblico italiano grazie a uno sforzo congiunto del nostro festival e dell'editore Postmedia.

17:45 Due chiacchiere e una bibita ghiacciata: Alvin Youngblood Hart si presenta al pubblico.
18:00-19.30 SCRITTURA E REDENZIONE Quando la scrittura diventa una cura contro le brutture del mondo. Giacomo Cavalcanti  – Michele Giuttari (Direzione Investigativa antimafia e capo della Squadra Mobile di Firenze) – David Monti (magistrato della procura di Firenze) – Alessia Micoli (criminologa) Presenta: Gaetano Rizzuto
“Spazio concerti” – Teatro Municipale Piacenza
21:00-22:30 Linwood Barclay e Lance Leadbetter presentano: The guitar is my blues   
Domenica 26
Palazzo Farnese  Piacenza LA CITTADELLA DELLA MUSICA
11:00 Blues Di-Vino. L'aperitivo blues come non l'avete mai goduto. Il blues nel sangue, il blues in gola, il blues nella penna. Andy J. Forest, un musicista sanguigno ben noto al pubblico dell'Italia, sua seconda patria, ci parla di una passione nata tra i bayou di New Orleans e sfociata in tanti anni di concerti, dischi e persino in un romanzo, Letters from Hell. A contenere gli slanci vulcanici del bluesman della Louisiana, l'aplomb ligure di John Vignola.
11.30 Guerre di uomini, guerre di religione. Tim Willocks, Massimo Carlotto ed Edorta Jimenez, in un magico triangolo letterario ispano-anglo-italiano, per ricostruire un periodo di lotte marinare aspre. Quando la storia si ripete… A fare da timoniere a questa illuminante battaglia navale Beppe Sebaste.
Piazza Duomo  Piacenza
17:00 Massimo Carlotto: Un maestro del romanzo sociale italiano e un grande appassionato di blues. Presenta Matteo Strukul, giornalista e romanziere del Nordest che con Massimo Carlotto condivide i natali e la passione del raccontare.

17:45 Due chiacchiere e una bibita ghiacciata: Sonny Landreth si presenta al pubblico.

18:00-19.30 VENTI DI CAMBIAMENTO Secoli di immobilismo del mondo arabo o cecità dell’Occidente? I sussulti di libertà di una serie di paesi a noi vicini geograficamente e storicamente ci spingono a interrogarci sui cambiamenti di questi mesi. Studioso, scrittori e giornalisti della grande galassia islamica cercano di fornircene una chiave diversa, chiacchierandone in libertà: Ahmad Gianpiero Vincenzo, Amara Lakhous, Younis Tawfik.

Spazio concerti – Teatro Municipale Piacenza
21:00 – 22:00 Una stagione irripetibile: a quarant’anni dalla scomparsa di Jim Morrison e dalla fine di un’epoca, Frank Lisciandro, Tim Willocks e Claudio Gargano ci parlano delle loro molteplici esperienze umane e artistiche insieme a John Vignola, timoniere d’eccezione.

Frank Lisciandro ed Edorta Jimenez presentano: The Slide Man *Sonny Landreth Quartet

:: Recensione di Otherside di Giancarlo Narciso a cura di Riccardo Falcetta

30 Maggio 2011

otherside_narcisoOtherside – Giancarlo Narciso, Perdisa, 2011, pp. 350, € 18,50
di Riccardo Falcetta
 
 
Sono pochi gli scrittori che possono vantare nel proprio curriculum i due premi più prestigiosi del noir italiano. Giancarlo Narciso è nella rosa di privilegiati: se li è aggiudicati con “Singapore sling” (Premio Tedeschi per il miglior Giallo italiano del 1998) e “Incontro a Daunanda” (Premio Scerbanenco per il miglior noir italiano del 2006), due romanzi dei dodici scritti in oltre quindici anni di carriera letteraria. Una doppietta più che meritata.   
     Con le sue storie a base di intrighi e movimentate vicende criminose, quasi sempre calate in scenari esotici, questo simpatico giramondo dalla biografia avventurosa resta tra i pochi autori italiani che con passione e competenza continuano a credere nella tradizione dei generi avventurosi. Una tradizione che con autori come Joseph Conrad ed Emilio Salgari ha saputo guardare alla straordinaria ricchezza del mondo intero, alle sue diversità e che tanta popolarità ha poi goduto anche nel nostro cinema, soprattutto nei decenni Sessanta e Settanta.
 
     Per leggere un romanzo di Giancarlo Narciso, in effetti, non serve essere lettori accaniti di narrativa; basta essere grandi sognatori, fruitori di cinema e di generi popolari come il fumetto: cominci a sfogliare un libro di Jack e ti ritrovi totalmente immerso nella visione di un film d’avventura.
     “Otherside” nasce come uno spin-off diBanshee”, la serie che l’autore pubblica su Segretissimo Mondadori come Jack Morisco. Giocando con un repertorio consolidato e in continua evoluzione, l’autore affida questa volta il ruolo principale a Sergio Biancardi, già compagno d’avventure di Oliver ‘Banshee’ McKeow, asso dell’ Intelligence di Singapore.
     Prototipo di antieroe duro e tormentato dal proprio passato, Sergio Biancardi è un ex ufficiale dei carabinieri del Tuscania, dimessosi dall’Arma in seguito al coinvolgimento in  uno scandalo e divenuto un contractor, anzi “una delle migliori pistole in vendita nell’intero sud est asiatico”. All’inizio, l’incontro Gloria,  giovane donna attraente, la cui fragilità e leggerezza dei modi celano una natura oscura, da femme fatale. I due intrattengono una relazione, finché la ragazza trascina l’uomo in un furto con assassinio e scompare, abbandonandolo con un esiguo gruzzolo di banconote false, in preda a una pericolosa banda di narcotrafficanti. Per Sergio è l’inizio di una fuga e al tempo stesso di una ricerca disperata, un percorso lungo false piste, nel gorgo delle identità multiple, in compagnia di vecchie ‘conoscenze d’armi’, avventuriere con pochi scrupoli, bizzarri killer. Con l’aiuto di Banshee, qui nel ruolo di guest supporter, Biancardi attraversa tutta l’Asia sud-orientale, finendo poi sull’ ‘altro lato’, in  pieno deserto messicano, dove sorge il fortino di una leggenda del narcotraffico.
         Si avverte costante durante la lettura una riflessione sul confronto di civiltà, su come mutino le procedure del crimine e delle agenzie di intelligence e come restino invece immutabili le storture e le debolezze care agli uomini. Ma qui il noir e la spy story sono innanzitutto detonatori di emozioni, garantiscono intrattenimento, divertimento e vigorose scariche di adrenalina.
     Dalla sua Jack ha la qualità di una scrittura visiva, che si alimenta di sequenzialità, di cinema tout court. E , a differenza di scrittori che ‘caricano’ i propri action-novel con effetti di prosa iperrealista ed espressionista, lui punta a un’asciuttezza e a una essenzialità che ha nella passionalità di caratteri realistici e amari e nei set esotici, i suoi veri punti di forza.    
     E una volta tanto non ‘cinematizza’ il racconto per renderlo trasferibile sullo schermo, ma con procedura inversa (cara, nel cinema, a gente come Rodriguez e Tarantino) lo ‘filma’ direttamente attingendo al potere icastico e retorico di sequenze che sono già antologia. Le fughe sui cornicioni, il “Titty Twister”, locale di mariachi e spogliarelliste per camionisti e ranchero del deserto, aperto ‘dal tramonto all’alba’ il ventoso villaggio western di Santa Teresa, e la resa dei conti nel forte dei narcos, sono momenti che affiancano all’avventura di ampio respiro, la passione cinefila e il gusto del gioco citazionista. Cinema e letteratura, classico e (post)moderno all’unisono, in un cocktail pulp che sta benissimo tra un Lansdale e un Crumley, o tra un Leonard ed un Eisler.
     Col benestare di Conrad e Salgari, Peckimpah e Leone i quali possono tutti riposare in pace. L’Avventura può continuare.

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:: Segnalazione: Carta bianca di Jeffery Deaver Rizzoli

20 Maggio 2011

carta biancaIn libreria dal 26 Maggio

Il libro: James Bond ha poco più di trent’anni e una cicatrice di otto centimetri gli solca la guancia destra. Ha combattuto valorosamente in Afghanistan, lavora per l’ODG, un dipartimento speciale dei servizi segreti inglesi, guida una Bentley Continental GT ed è a cena con una splendida donna che lo sta annoiando con i suoi tormenti di pittrice incompresa, quando un messaggio sullo smartphone lo chiama all’azione. Poche ore dopo è in Serbia, alla periferia di Novi Sad, dove qualcuno è deciso a far precipitare nel Danubio un treno che trasporta isocianato di metile, la sostanza chimica responsabile della morte di migliaia di persone a Bhopal… Con il ritmo implacabile e il gusto per il colpo di scena che fanno di lui un maestro assoluto del thriller, Jeffery Deaver rivisita il mito di James Bond per regalarci uno dei romanzi d’azione e suspense più travolgenti e originali degli ultimi anni. Dalla Serbia a Londra, da Dubai al Sudafrica, Carta Bianca trascina il lettore in un viaggio imprevedibile alla scoperta degli intrighi e dei traffici inconfessabili alla radice dei conflitti che insanguinano il mondo di oggi.

L'autore: Jeffery Deaver (Chicago, 1950) è uno degli autori di thriller più venduti al mondo. I suoi libri sono pubblicati in centocinquanta Paesi. Tra i titoli più recenti, tutti editi da Rizzoli, ricordiamo Nero a Manhattan, La strada delle croci e Requiem per una pornostar. Il suo ultimo libro con Lincoln Rhyme è La finestra rotta, ora disponibile in Bur. Il suo sito internet è www.jefferydeaver.com.

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:: Segnalazione Sezione crimini violenti Il primo caso dell'ispettrice Huss di Helene Tursten Fanucci

19 Maggio 2011

CopSezCriminiViolenti_ALTAIn libreria dal 26 Maggio

Il libro: Una sera piovosa di novembre. Un colpo sordo sulla ghiaia bagnata. I passanti del centro di Goteborg si radunano sotto il balcone del quinto piano di un palazzo signorile. L'ispettrice Irene Huss, il commissario Andersson e un'affiatata squadra di colelghi iniziano ad indagare su ciò che sembra a tutti gli effetti un suicidio. L'improvvisa scomparsa di Richard von Knecht, abile uomo d'afafri dell'alta borgesia di Svezia, risveglia enorme interesse nella stampa, mesntre si cerca di ricostruire la tela delle persone a lui vicine. Tra marmi e oggetti d'antiquariato, tappeti persiani e legni itagliati, si dovrà scoprire cosa si cela dietro il mistero. Irene Huss non demorde e passando dall'analisi di vecchi ritagli di giornale a mosse di arti marziali, tiene a bada l'eccentrica signora Knecht, il silenzioso figlio e l'affascinante nuora- modella, gli amici milionari e quelli amanti del vino. Infine i sospetti si moltiplicano e e contemporaneamente si restringono, frantumando in mille pezzi l'immagine di partenza. L'ispettrice Huss alle prese con un caso di omicidio davvero insolito si divide tra la vita di madre e moglie impegnata e equella di capo della Sezione Crimini violenti in una società minacciata dal razzismo, dalla droga e da una nuova ondata di criminalità Questi elementi, che fanno da sfondo alla storia, attingono alle stesse tensioni che alimentano la scrittura di Henning Mankell, autore della fortunata serie del Commissario Kurt Wallander. La giovane investigatrice Huss aggiunge la propria complessità alle carte in tavola, e trascina la sua famiglia al centro di quelle pericolose forze che minacciano la società.

L'autore: Helene Tursten è nata a Goteborg nel 1954. E' appassionata di letteratura poliziesca e prima di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura ha lavorato come infermiera e traduttrice. Sezione crimini violenti. Il primo caso dell'ispettrice Huss è il suo romanzo di esordio, grazie al quale è stata paragonata alla scrittrice britannica PD James. Caso editoriale in Svezia al pari di Henning Mankell e Stieg Larsson, la serie dell'ispettrice Huss ha ispirato un serial televisivo ed è già stata pubblicata in sedici paesi. Helene Tursten vive in Svezia con il marito e la figlia.

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::Intervista a Demetrio Priolo a cura di Maurizio Landini

19 Maggio 2011

cover-harynosDemetrio Priolo è l’autore del romanzo Hàrynos – Il Manuale del Guerriero, primo volume di una trilogia che vede protagonisti i bambini e “un mondo situato nella Dimensione dei Sogni in cui si può accedere di notte, mentre si dorme”. Un libro sull’infanzia e sul Sogno; sul rapporto fra genitori e figli, e non in ultimo su di un percorso di crescita che coinvolge inevitabilmente entrambi.
Ne abbiamo parlato con l’Autore. 
 
Demetrio, il tuo manuale del Guerriero, è un romanzo che dovrebbero leggere i ragazzi o gli adulti?

Amo definire Hàrynos un romanzo per figli, come tale quindi anche per genitori. Gli interlocutori principali sono in ogni caso i figli, soprattutto se giovani, per cui rispondo che è un romanzo che dovrebbero leggere i ragazzi. Al di là del genere, dei protagonisti e delle situazioni narrate che sicuramente attirano di più un pubblico giovane, Hàrynos vuole offrire spunti riflessivi e critici sulla realtà guardando le cose da un punto di vista diverso e ai ragazzi risulterebbe più utile poiché essi non hanno ancora un carattere pienamente formato.  
 
Perché secondo te la nostra società tende a imporci modelli d’immaginazione? Forse perché questa ha in sé il germe della ribellione che è bene rendere innocuo?

Una domanda pericolosa, caro Maurizio. La società per come la conosciamo è praticamente fondata sulle imposizioni e l'immaginazione e i sogni non fanno eccezione a questa regola. La risposta è proprio quella che hai (maliziosamente?) suggerito. La fantasia è il terreno della libertà e una persona la cui fantasia è stata incatenata in modelli preconfezionati è più facilmente controllabile, malleabile e assoggettabile al mercato. Hàrynos è un mondo nella dimensione dei sogni dove solo i bambini possono entrare, lì la fantasia è un potere e rende tutti potenziali maghi. Non ci sono adulti e pertanto mancano certi modelli comportamentali e nessuno ha l'autorità per dirti cosa devi fare… 
 
In che misura la scrittura può essere un veicolo per sprigionare le potenzialità del Sogno?

Nella misura in cui scaturisce dal nostro essere più profondo, come manifestazione della creatività propria di ogni essere umano. Allora sarà veramente libera, al pari dei sogni. Inoltre, come ogni arte, essa rappresenta il tentativo di reinterpretare un'esperienza (anche solo immaginata) attraverso un codice ideato dall'uomo. Compie un'opera di trasformazione e creare è un po' trasformare. Infine credo nel ruolo sociale dell'arte e della letteratura e ritengo che ogni scrittore dovrebbe raccontare qualcosa che offra spunti di nuova consapevolezza per chi legge.
 
L’immaginazione è nutrimento della realtà o è vero più il contrario?

Più leggo questa fantastica domanda e più sono propenso a quotare la prima opzione. La realtà si nutre di immaginazione ed infatti l'universo si trasforma ed evolve continuamente. Quasi che la realtà fosse l'immaginazione divina che si concretizza. In altri termini, se il mondo è volontà (Schopenhauer) allora la realtà è ciò che il mondo ha immaginato di volere.
 
L’imposizione di modelli comportamentali da parte di una società coinvolge anche i nostri sogni? Se fossimo davvero liberi sogneremmo di più? Sogneremmo ancora?

I modelli ci condizionano e condizionano anche il subconscio. Se fossimo più liberi faremmo sogni diversi, questo è sicuro, faremmo sogni più liberi, più veri, faremmo veri sogni (se mi passi il gioco di parole), più genuini. Anche i nostri desideri muterebbero e forse saremmo meno egoisti.
 
Il Sogno contribuisce a farci restare bambini o, diversamente, a “trasformarci” in adulti?

Dipende (finalmente una domanda a scelta doppia in cui posso rispondere dipende!). I sogni frutto dei modelli di cui abbiamo parlato difficilmente ci faranno crescere. In genere, però, i sogni sono motivo di crescita. In un certo senso ci regalano esperienze che sono solo nostre, ci dicono qualcosa di noi, ci rendono più consapevoli di ciò che siamo e di ciò che vogliamo. Quando ero adolescente sognavo spesso di scappare (era più un incubo) e ho letto da qualche parte il significato: avevo bisogno di più spazio e in effetti tra genitori e professori la pressione era al massimo… purtroppo a “squola” non brillavo.   ;P
 
Il tuo manuale del Guerriero è autoprodotto. Come mai questa scelta?

Una scelta obbligata per certi aspetti. Come ben sai un autore emergente spesso e volentieri deve dare un contributo spese ai piccoli editori che si degnano di guardare giù e a volte con poche garanzie di autentica pubblicità e visibilità. Quindi quando i miei web designer Agostino e Stefania mi hanno parlato di Lulu ho colto la palla al balzo. Hàrynos può essere ordinato on-line dal sito www.harynos.it. Abbiamo curato il marketing aggiungendo nel sito le illustrazioni dei protagonisti e dei loro compagni onirici (le creature magiche di Hàrynos).
 
Domanda di rito: il tuo prossimo progetto? Ce ne vuoi parlare?

A breve uscirà il secondo volume della trilogia, intitolato “Il Grande Incubo” in cui i protagonisti  conosceranno l'altra faccia del sogno e il rovescio della medaglia della loro anche troppo fervida immaginazione. Dal sogno all'incubo come dal bene al male per andare oltre, nella sintesi finale in cui ci porterà il terzo volume attualmente in cantiere.
Sogni d'oro a tutti e a te, Maurizio, un grazie per lo stimolante incontro e la lieta occasione.
Mi raccomando, leggete Hàrynos!

:: Segnalazione: Biancaneve deve morire di Nele Neuhaus Giano

18 Maggio 2011

biancaneveIl thriller rivelazione del 2010 in Germania.
Traduzione dal tedesco di Emanuela Cervini.
In libreria il 9 giugno, in corrispondenza alla visita dell’autrice Nele Neuhaus in Italia.

Il libro: È una grigia e piovosa notte di novembre tra i monti del Taunus in Germania. Una notte particolare. A Eschborn, la polizia si imbatte in un macabro ritrovamento: resti umani celati da qualche parte nell'aeroporto militare americano della piccola città.
Poco dopo, nei pressi di Sulzbach, un villaggio vicino, una donna di Altenhain, un altro piccolo borgo del Taunus, Rita Cramer, è buttata giù da un ponte e gravemente ferita.  
Oliver von Bodenstein e Pia Kirchhoff, gli agenti della polizia incaricati dell'indagine, si recano ad Altenhain e non tardano a scoprire che in paese pochi sono addolorati e sorpresi da quanto è accaduto a Rita Cramer.
L'odio e il rancore albergano in  ogni angolo di strada, in ogni bottega o taverna. Un odio e un rancore che hanno di mira una sola persona: Tobias Sartorius, il figlio di Rita Cramer, che ha osato tornare nella casa paterna dopo aver scontato dieci anni di carcere con la tremenda accusa di essere il responsabile della scomparsa di due ragazzine diciassettenni.
La situazione diventa incontrollabile per i due investigatori quando nel paese si diffonde la notizia che i resti rinvenuti a Eschborn appartengono esattamente a una delle ragazze sparite dieci anni prima. L'odio per Tobias Sartorius si muta, infatti, in una irrefrenabile sete di vendetta. E diventa una vera e propria psicosi, una caccia alle streghe dagli esiti imprevedibili e drammatici, quando un'altra ragazza svanisce nel nulla.
Oliver e Pia rovistano in tutta fretta tra i dettagli e le pieghe nascoste del vecchio caso e scoprono che l'inchiesta che ha condotto in galera il giovane Sartorius è piena di falle e di incongruenze.
Falle e incongruenze a cui qualcuno sta cercando evidentemente di porre rimedio, facendo sparire un'altra ragazza esattamente nei giorni in cui Tobias ricompare in paese. Qualcuno disposto a tutto pur di tenere sotterrati i segreti del passato. Qualcuno che non esita a scatenare i peggiori istinti degli abitanti di Altenhain pur di farla franca.
I due investigatori devono battere sul tempo l'inferocita comunità di cittadini; il tempo stringe e la ricerca della verità è una gara che ha come premio la vita.
Tobias Sartorius, condannato per l'omicidio di due ragazzine, è tornato ad Altenhain, il suo villaggio natale. Il paese è in subbuglio, ma è veramente lui l'assassino?

L'autore: Nele Neuhaus è nata in Germania nel 1967 e, prima di diventare scrittrice, ha studiato Giurisprudenza, Storia e Letteratura, e ha lavorato in un’agenzia di pubblicità. Biancaneve deve morire è stato, e continua a essere, un successo straordinario in Germania. Oliver von Bodenstein e Pia Kirchhoff, i due investigatori, sono diventati dei personaggi popolari e il romanzo si è conquistato larga parte dei lettori e del credito dei thriller di Stieg Larsson. L’autrice ha un sito internet ricco di informazioni: www.neleneuhaus.de.

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::Intervista con Jeffrey Moore

18 Maggio 2011

Catena-di-roseCiao Jeffrey. Grazie per aver accettato la mia intervista e benvenuto su  Liberidiscrivere. Quando hai capito che avresti voluto diventare uno scrittore?

Intorno all'età di 17 anni, dopo aver letto  Il lupo della steppa di Hesse(un romanzo psicologico e filosofico che mi ha colpito perché non l'ho capito) e Cime tempestose di Bronte (un romanzo gotico, che mi è piaciuto da adolescente e mi piace ancora oggi da adulto) .

Raccontaci qualcosa del tuo debutto. La tua strada verso la pubblicazione. Hai ricevuto molti rifiuti?

Ho ricevuto quasi quaranta rifiuti, per lo più da case editrici, ma anche da agenti. Ma guardando indietro, è stata indubbiamente una buona cosa: mi ha dato più tempo per rivedere, rivedere, rivedere. Se il mio primo romanzo fosse stato accettato subito non sarebbe stato una gran cosa e sicuramente non avrebbe vinto alcun premio.

Cosa ti ha ispirato a scrivere Una catena di rose? Qual è stato il punto di partenza nel processo di scrittura?

Shakespeare. Ho avuto l'idea assurda di fare un dottorato ad Oxford. E in realtà ero andato là per parlare con alcuni professori e capire come era stato accolto Shakespeare in Francia, come era stato tradotto e come il pubblico francese nel corso dei secoli aveva risposto a Shakespeare, e così via. Ma dopo alcune discussioni, ho deciso che la vita era troppo breve per passarla facendo lo sgobbone accademico e così ho pensato di scrivere un romanzo in cui avrei inserito alcuni elementi di Shakespeare. Sapevo che per scrivere un romanzo ci si impiega molto tempo, e così ho pensato che questo fosse il modo migliore per mantenere fermo il mio interesse oltre che l’occasione per leggere e rileggere Shakespeare. E in effetti, una delle prime cose che ho fatto è stata di aprire l'Enciclopedia Britannica, ero curioso di sapere come si potesse sintetizzare in una pagina tutti  i risultati su Shakespeare, e la pagina che ho aperto (naturalmente) è stata la pagina "Sh". Ho letto così di  Shaka, il re Zulu, e poi a le altre voci: la principessa mitologica indiana, la città in Ucraina, ecc E ho pensato: Dio, che pagina favolosa! E se qualcuno dovesse scegliere questa pagina a caso? Questo mi è servito come spunto per il mio progetto … Beh, il resto lo sai.

Parlaci un po’ del tuo protagonista, Jeremy Davenant, e raccontaci come inizia la storia.

Jeremy è di York, nel nord dell'Inghilterra, e ha circa dodici anni quando la storia comincia. Lui e suo zio Gerard sono nell'appartamento dello zio, che è pieno di oggetti di ogni tipo, compresi pile e  pile di libri. Così lo zio decide di bendare Jeremy e gli dice di scegliere un qualsiasi libro presente nella stanza, ma solo se gli procura una sensazione di qualsiasi tipo. Così Jeremy nervosamente segue le istruzioni, e a tentoni raggiunge i libri, tocca le costole e le copertine in attesa di provare qualcosa, anche se in realtà non succede niente. Ma lui sceglie un libro in ogni caso, lo zio lo prende in mano ne sfoglia le pagine, e dice a Jeremy di abbassare un dito quando sente che è il momento giusto. Così Jeremy  posa il dito sul libro , si toglie la sua benda, e guarda la pagina che ha scelto. Suo zio poi gli dice di strappare la pagina dal libro, e di tenerla per sempre, perché questa pagina sarà la sua mappa, il suo progetto, la sua guida nella vita.

Raccontaci qualcosa in più sullo zio Gerard. Qual è il suo ruolo nel libro?

Lo zio Gerard è una sorta di personaggio alla Peter Pan. C'è una scena, per esempio, in cui Jeremy e lo zio sono in bar a Londra, e Gerard  fa ridere la gente, imitando accenti e voci. E Jeremy dice qualcosa tipo "Ero un ragazzo e scivolavo per le balaustre delle scale e Gerard scivolava con me. Era come un ragazzino direi di circa tredici anni." In molti modi, Gerard non è mai cresciuto. Egli fa ancora battute sulla sue conquiste sessuali, crede ancora nella magia ed essenzialmente sta ancora cercando di essere quello che non  è. Ma per Jeremy, è irresistibile. Quando si è giovani si sceglie sempre di idolatrare qualcuno, anche se la scelta è irrimediabilmente irrazionale, anche se quella persona è un farabutto. Jeremy ammette presto che lo zio Gerard è il suo idolo, il suo ideale. Perché? Perché Gerard sa come parlare ai bambini, sa come incantare un bambino, come accendere l'immaginazione di un bambino. Non tutti gli adulti sono capaci di farlo.

Qual è stata la parte più laboriosa durante la scrittura?

La trama, cercare di racchiudere, senza troppe forzature, tutte le voci presenti nella pagina.

Milena è una femme fatale femminista, una dark lady zingara. Simile alla Dark Lady di Skakespeare?

Sì, un po’ somiglia alla  Dark Lady di Shakespeare. E’ una “femme fatale femminista," per molti versi irraggiungibile, la regina di ghiaccio, una persona  turbata e disorientata a causa di alcune cose che le sono accadute in passato, e con una sessualità molto confusa. Come la Dark Lady, caratterizza anche l’ amore non corrisposto, che è un sentimento estremamente potente che tutti noi abbiamo provato, particolarmente da adolescenti. E una zingara che suppongo, per definizione sia un essere esotico, un reietto, uno  spirito libero, un vagabondo e così via. Certo, qualcuno difficile da "domare" o "controllare" o dominare. Kierkegaard ha una sua teoria, pensa che l'amore e l'attrazione siano possibili solo quando c'è resistenza e nel mio romanzo l’ "ambiguità sessuale" di Milena  è ovviamente una potente forma di resistenza.

Quali poesie o libri hai amato di più nel corso della tua vita?

Sicuramente i poeti inglesi romantici (Byron, Keats, Shelley), e infatti proprio ieri ho visitato la casa di Keats a Londra. Ho anche sempre in mente  " Long Song of J. Alfred Prufrock " di T.S. Eliot. Per quanto riguarda i libri, suppongo che le opere di Shakespeare siano le opere che rileggo più spesso.

Nelle interviste dici che Jane Austen ha molto influenzato la tua scrittura . Ti piace il suo umorismo? La sua analisi della società?

Quello che mi piace della Austen è che scrive commedie di costume davvero intelligenti, e scrivere un romanzo intelligente è un'impresa rara. E’ anche un’ acuta osservatrice della natura umana, quindi è sempre un’ esperienza gratificante leggerla.

Hai un autore contemporaneo preferito?

Ne ho diversi: William Trevor (il più grande scrittore vivente di racconti brevi), Vladimir Nabokov, Saul Bellow, Annie Proulx, Jonathan Franzen, Denis Johnson, David Mitchell …

Hai avuto un insegnante che è stato per te d’ispirazione?

Sì, il mio insegnante di letteratura inglese alle superiori, il signor Alison, quando avevo circa 16 o 17 anni. Era un Romantico che tutti gli studenti ignoravano, continuando a parlare o a lanciare aerei di carta in giro per la stanza. Ma lui perseverava, ignaro di tutte le distrazioni,  con la sua voce morbida, intelligente, e dignitosa. Non lo  potrò mai dimenticare.

Vuoi descriverci una tua tipica giornata di lavoro ?

Beh, sono un traduttore e così spesso inizio la giornata (a mezzogiorno) con le traduzioni, una sorta di ginnastica o di warm-up alla scrittura. Sono un nottambulo, per cui a volte continuo a scrivere fino alle  tre o alle quattro del mattino.

Sei un autore acclamato dalla critica. Hai ricevuto anche recensioni negative?

Sì. E sono quelle che ricordo, non quelle buone.

Pensi che i critici abbiano influenzato il tuo lavoro?

Niente affatto.

Ti piace fare tour promozionali?

No. E 'quasi alla pari, immagino, con lo stupro in carcere.

Racconta ai nostri lettori qualcosa di divertente accaduto durante questi incontri.

Beh, questo episodio che ti racconto non è esattamente divertente, ma in Italia una donna mi ha avvicinato e  cominciando a parlare mi ha detto quanto le fosse piaciuto Una catena di rose. Era molto intelligente, stava lavorando al suo dottorato di ricerca in effetti. Poi ha continuato a dirmi che si era innamorata di Jeremy. Cosa che mi ha fatto ridere, ma lei non aveva intenzione di essere divertente. Al contrario. Mi ha anche dato una lettera d'amore, diverse pagine, che lei aveva scritto e mi ha chiesto di darla a Jeremy quando fossi tornato in Canada. Mi  ha detto anche che un giorno sarebbe andata a trovarlo a Montreal …

Verrai in Italia a presentare i tuoi romanzi?

Sì, nei primi mesi del 2012, sarò a Milano per presentare il mio ultimo romanzo, The Extinction Club.

Com’è  il rapporto con i tuoi lettori?

Amichevole.  Ho sempre da rispondere a lettere ed e-mail.

Come possono i lettori mettersi in contatto con te?

http://www.jeffreymoore.org

Infine, la domanda inevitabile. Stai attualmente lavorando a un nuovo romanzo? Eventuali altri progetti?

Sì, sto lavorando a un nuovo romanzo, ma non mi piace parlarne finché non è finito, o quasi finito. Sto anche lavorando a una sceneggiatura per il mio secondo romanzo, The Memory Artists. Speriamo che presto sia in programmazione nel cinema più vicino a te …

:: Recensione di Non voglio il silenzio di Patrick Fogli e Ferruccio Pinotti

17 Maggio 2011

Non voglio il silenzio di Patrick FogliQuesto è il paese delle storie dimenticate.
Le hanno dimenticate quelli che le conoscono e non le raccontano. Chi le ha vissute e finge di ignorarle. Chi potrebbe scoprirle e ha troppa paura. Chi non si interessa e finge che per un tacito e assurdo rapporto, il mondo decida di non interessarsi a lui.
Un’amnesia collettiva che vive di voci di corridoio, di particolari che non si saldano mai. Di legami che sembrano di fantasia e invece esistono e sono lì, sotto un sottile strato di polvere, pronti ad essere svelati.

L’Italia è un paese strano, anomalo. Il potere non agisce alla luce del sole. Mafia, Massoneria, finanza, politica agiscono in modo sotterraneo, rendendo arduo il lavoro di chi realmente vuole capire la verità. Giornalisti, magistrati, scrittori semplici cittadini, tutti sono accomunati dallo stesso sconcerto e dalla medesima perplessità. Fino a che punto la criminalità e la politica sono collegati?, fino a che punto le cospirazioni sono reali e non frutto di un’ esasperata sensibilità complottistica? E’ l’incredulità essenzialmente il dato dominante, l’incapacità di credere che si sia davvero potuti arrivare a questo punto. Dove molto spesso non possono arrivare le inchieste giornalistiche, le indagini di magistrati e inquirenti, le inchieste parlamentari può invece arrivare un romanzo, pura fiction direte voi, fiction fino a un certo punto dico io; i conti tornano troppo spesso, per essere semplici coincidenze e la domanda E se fosse tutto vero? risuona ancora più spesso. Molte riposte sono le uniche possibili, molti collegamenti sono i soli sensati, molte ipotesi anche le più estreme sono così consequenziali che si incastrano come pezzi mancanti in un puzzle dannatamente complicato. Patrick Fogli e Ferruccio Pinotti autori di Non voglio il silenzio Il romanzo delle stragi hanno scelto la fiction perché è l’unico modo per dire verità scomode senza scontarsi con il muro di incredulità a cui accennavo prima. La fiction permette un più ampio campo di manovra, permette di non dovere giustificare con prove inoppugnabili, molte volte ormai sicuramente distrutte anche se in un tempo passato fossero esistite, i fatti. Un romanzo per certi versi coraggioso, forte, aspro, forse anche arrabbiato, si sente l’offesa per il senso civico calpestato, per le vite più o meno illustri sacrificate negli anni delle stragi, degli attentati, un cumulo di morti che rende il tutto ben diverso da un semplice e sterile gioco di interpretazioni. Il protagonista è un uomo comune in cui tutti in un modo o nell’altro possono riconoscersi, un uomo che ha provato sulla sua pelle il dolore, la sconfitta, la disperazione, ma in lui qualcosa non si arrende, in lui il desiderio di verità è più forte, più forte di tutto. Un giorno riceve una telefonata, una donna disperata vuole incontrarlo, in tribunale perché è li che lavora come avvocato. Deve dirgli qualcosa di importante, di vitale, sa che solo lui riuscirà ad andare fino in fondo. L’uomo accetta, qualcosa nel suo tono di voce nelle sue parole, l’ ha convinto a non riattaccare, a darle credito, fiducia. Così si reca nel luogo dell’appuntamento, ma prima di ascoltare le scottanti verità che la donna a da dirgli un killer irrompe nel tribunale per consumare la sua vendetta prima di suicidarsi. Uccide la donna, Michela così si chiama, il suo cliente, uno spacciatore “infame”, e due poliziotti. Prima di morire comunque la donna fa in tempo a mormorare un’unica parola, quasi unicamente un lamento, Solara. Un testamento, di sangue, un passaggio di testimone, un tacito ora tocca a te. E’ l’inizio di un’ indagine personale, che lo porterà a scavare negli appunti della moglie giornalista, morta in un incidente per lo meno dubbio, un incidente che ha segnato la sua intera vita. E quello che scoprirà sarà in grado di fare luce sulla morte di magistrati come Borsellino e Falcone, sulla stagione di stragi che ha trasformato l’Italia in un mattatoio, dove mafia, servizi fino a quanto “deviati” non si sa, danno vita alla strategia del terrore per tenere  in pugno una società sempre meno libera, sempre meno democratica, sempre più vittima del silenzio prima di tutto.                

Patrick Fogli

Patrick Fogli è nato e vive a Bologna. È ingegnere elettronico. Si occupa della realizzazione di software gestionale, siti web e, ovviamente, di scrittura. Ha esordito con il thriller Lentamente prima di morire, che ha avuto un ottimo successo di pubblico e di critica. Per Piemme ha pubblicato anche L’ultima estate di innocenza e Il tempo infranto.

Ferruccio Pinotti

È una delle firme più autorevoli del giornalismo d’inchiesta italiano. Giornalista d’assalto, si occupa di temi sociali e attualità. Ha scritto per il Corriere della Sera, L’Espresso e Il Sole 24 Ore, e lavorato per la CNN. Tra i suoi lavori, il libro Poteri forti (2005) sull’Opus Dei e la morte di Roberto Calvi, Opus Dei Segreta e Fratelli d’Italia sul tema della massoneria. Nel 2008 si è cimentato nella narrazione pubblicando il suo primo romanzo storico, La società del sapere, ambientato nel mondo delle università.

:: Intervista a Ryan David Jahn

16 Maggio 2011

i-buoni-viciniSalve Mr Jahn. Grazie per aver accettato la mia intervista e benvenuto su Liberidiscrivere. Raccontaci qualcosa di te. Romanziere, sceneggiatore. Chi è Ryan David Jahn? Punti di forza e di debolezza.

Non c'è molto da raccontare. La maggior parte di quello che faccio è stare seduto da solo per ore, e sarebbe piuttosto noioso da descrivere. Quando non sto scrivendo, leggo o guardo un film o cucino o mangio. Mi piace pianificare  e preparare bei pasti almeno quanto mi piace mangiarli. Mi piace anche scoprire luoghi nuovi. Non credo di avere molti punti di forza o di debolezza. Solo non sono molto riflessivo in questo senso.

Raccontaci qualcosa del tuo background, i tuoi studi, la tua infanzia.

Sono nato in Arizona dove ho trascorso i miei primi cinque anni. Dopo di che, la mia famiglia si trasferì in una piccola città del Texas – Elgin, dove sono state girate parti di The Texas Chainsaw Massacre. Ho passato un sacco di tempo a giocare da solo nel bosco dietro la nostra casa mobile. Poi, quando avevo nove anni o giù di lì, i miei genitori hanno divorziato, e così ho iniziato a spostarmi tra la nuova casa di mia madre nel sud della California e Austin in Texas, dove si era trasferito mio padre. Ho lasciato la scuola a sedici anni. Pochi anni dopo, sono andato al college a studiare storia americana e letteratura mondiale, ma ho rinunciato dopo meno di due anni. La maggior parte di quello che so l’ ho imparato in biblioteche pubbliche, piuttosto che grazie a studi regolari.

Che lavori hai fatto in passato prima di diventare scrittore a tempo pieno? Cosa puoi dirci di queste esperienze?

Il mio primo lavoro dopo la scuola è stato in un negozio di dischi. Lavoravo al registratore di cassa. Vivevo in un piccolo appartamento con un compagno di stanza e avevo sempre bisogno di soldi per pagare l’ affitto. Purtroppo, non lavoravo abbastanza ore per pagare le bollette – in realtà, devo ancora al mio vecchio compagno di stanza duecento dollari – e per questo che  mi sono arruolato nell’esercito. L'esercito e io comunque non eravamo fatti l’uno per l’altro, così i miei giorni di soldato sono stati limitati. Dopo l'esercito ho fatto vari lavori nell’edilizia, lavori di pulizie, e così via, finché non ho avuto il mio primo lavoro in TV nel 2004. Nei successivi quattro anni ho lavorato cinquanta ore alla settimana guardando alla televisione reality  e scrivendo le mie cose ogni volta che potevo. In televisione è stato terribile. Preferisco di gran lunga fare le pulizie o il muratore. Il lavoro di pulizie permette alla mente di vagare, il lavoro nell’edilizia  può essere fisicamente impegnativo, ma c'è un senso di appagamento che ne consegue, e la mente non si stanca, così alla fine della giornata si puo' anche scrivere alcune pagine. La cosa peggiore per chi vuole scrivere è fare un lavoro d'ufficio.

Quando hai capito che avresti voluto fare lo scrittore?

Non so esattamente quando ho deciso che volevo essere uno scrittore. Ho chiesto una macchina da scrivere per il mio dodicesimo compleanno, è così che è iniziato tutto.

Quali sono le qualità tipiche di un buon scrittore?

Introversione, fiducia, determinazione e un amore per le parole e le storie.

Il tuo primo romanzo, I buoni vicini si ispira a una storia vera, l'omicidio del 1964 di Catherine "Kitty" Genovese. Che tipo di ricerche hai fatto?

Ho consultato gli archivi dei giornali, ho letto libri che trattavano del suo omicidio, storie d'epoca, e ho fatto ricerche qua e là, anche durante la scrittura del romanzo. Ma non ero molto interessato ai fatti piuttosto mi interessavano i sentimenti che avevano suscitato, e ciò che mi importava davvero era concentrarmi e creare personaggi credibili.

Quanto è durato il processo di scrittura?

La prima volta che ho sentito parlare dell’omicidio di Kitty Genovese è stato quindici anni prima di scrivere una sola parola, e in un certo senso il romanzo ha preso molto tempo per svilupparsi. D'altra parte, in realtà la scrittura effettiva ha richiesto quasi un batter d'occhio. L'ho scritto tra agosto e settembre del 2008 e ho scritto le modifiche fino a dicembre. Entro la fine dell'anno l’ho finito e l'ho venduto ai primi di gennaio.

Il capitolo di apertura presenta i protagonisti. Potresti dire ai lettori cosa succede?

Il romanzo inizia con una donna che lascia il bar in cui lavora. Arriva a casa e viene aggredita da uno sconosciuto nel cortile del suo condominio. Anche se sono le quattro del mattino, molte persone si affacciano alle loro finestre per vedere cosa stia succedendo. Nessuno di loro  chiama la polizia. Il romanzo tratta della donna nel cortile, delle persone che testimoniano la sua aggressione, e racconta cosa succede a tutti loro nel corso delle successive due ore.

E’ un romanzo corale. Un affresco dell'America degli anni '60. Molte voci si sovrappongono. Cosa pensi di questo romanzo?

Ho lavorato molto per scriverlo. Ho cercato di fare del mio meglio. Ho lavorato duro per delineare i personaggi e portarli alla vita. Penso di aver compiuto la maggior parte di ciò che mi ero prefissato di fare.

Il personaggio di Frank è il più positivo. Egli non è indifferente. Lui cerca di aiutare sua moglie. Ci puoi parlare di lui?

Frank è un meccanico afro-americano che ha vissuto durante la seconda guerra mondiale la segregazione nell'esercito, e il razzismo del sud. Penso che sia l'unico personaggio che veda il mondo con gli occhi completamente aperti, lo vede per quello che è, e cerca di trattare con esso alle sue condizioni, piuttosto che prendere le distanze da esso, o far finta che sia qualcosa di diverso da ciò che è . Lui è sicuramente il personaggio che ho ammirato di più.

Il tuo libro è caratterizzato da crudo realismo, le scene del delitto sono molto brutali e sanguinose. E 'stato tanto lodato e criticato come contenente elementi "implacabili, di una brutalità quasi pornografica". Cosa rispondi a queste critiche?

Penso che dire che  la violenza sia quasi pornografica sia una cosa un tantino sciocca. Partono da  due punti di vista diversi: la pornografia ruota su di voi, la violenza nel libro invece parla di qualcosa  fuori di voi. Si suppone che sia sgradevole, la violenza è sempre sgradevole. D'altra parte, la violenza è la forma di questo secolo – sarebbe negligente oggettivamente ignorarlo.

Cosa hai provato vincendo il  John Creasey New Blood Dagger  per I buoni vicini?

E 'stato surreale. Non mi aspettavo di vincere. Sono andato alla cerimonia di premiazione pensando che avrebbe vinto Simon Lelic. Il suo romanzo La rottura mi aveva molto colpito quando l'ho letto. Così quando il presentatore ha chiamato il mio nome è stato uno shock. E 'stato anche, devo dirlo, molto gratificante.

Ti capita mai di usare le tue paure o esperienze personali nelle tue storie?

Naturalmente. Io penso che si debba. Ogni romanzo che scrivo, nonostante la trama, è, in un senso molto reale, un'autobiografia emotiva. I personaggi, potrebbe essere composto, la storia potrebbe essere fittizio – ma questo è come mi sento adesso.

Se Hollywood si interessasse al libro, chi consiglieresti per le parti di Katrina e Frank?

Dubito che Hollywood si preoccuperebbe molto dei miei suggerimenti sul casting, ma credo che Forest Whitaker sarebbe un meraviglioso Frank, e mi piacerebbe Amy Adams per Kat. Ha una sua innocenza che penso sia importante, ma può anche diventare davvero dura, come in The Fighter.

Nelle interviste citi Raymond Carver, Ernest Hemingway, Stephen King come influenze sulla tua scrittura. Il tuo romanzo evoca una ricca tradizione letteraria. Era un obiettivo?

Grazie per aver detto questo, ma i miei obiettivi durante la scrittura sono stati più modesti. Cerco di non guardare al di fuori di quello su cui sto lavorando. Ogni libro ha il proprio contesto. Se pensassi che la tradizione letteraria o altri scrittori possano influenzare la mia scrittura credo che mi gelerei.

Il tuo secondo romanzo, Low Life, è uscito il 2 luglio 2010. Potresti parlarcene?

Low Life è un libro molto diverso. Penso che abbia ragione Christopher Fowler, che l’ha descritto come un thriller esistenziale. Mi sembra giusto. Parla di un miserabile contabile di nome Simon che viene aggredito nel suo appartamento. L'uomo che l’attacca lo aggredisce al buio, cercando di ucciderlo, ma invece Simon finisce per uccidere il suo aggressore. Quando accende la luce vede che l'uomo è identico a lui, potrebbe essere il suo gemello, e indaga su chi era questa persona e sul perché abbia cercato di ucciderlo.

E The Dispatcher?

The Dispatcher ha come protagonista un operatore telefonico di emergenza di nome Ian che riceve una telefonata da sua figlia. Sua figlia era stata rapita sette anni prima e si presumeva fosse morta. La chiamata viene interrotta da un urlo. Dopo la chiamata, la polizia riaprire l'inchiesta. Questa indagine porta ad una coppia locale responsabile di diversi rapimenti e morti. Ma fuggono, e questo causa un inseguimento, dal Texas alla California, durante il quale  Ian combatte per riprendersi sua figlia.

Qual è il ruolo di Internet in forma scritta, ricerca e marketing tuoi libri?

Internet è una distrazione. Io uso un programma che blocca l'accesso ad internet sul mio computer di lavoro per un determinato periodo di tempo ogni giorno, durante il quale mi concentro solo sul lavoro. D'altra parte, permette di fare ricerche molto rapidamente: quale era la tale parola usata nel 1950? Quanto costava un Harley Davidson nel 1948? Non so quanto sia utile per la commercializzazione. Può essere utile per far conoscere quando sono le uscite dei miei libri, permette di sapere come fare per ricevere copie autografare dei libri, è utile per prenotare i libri on-line. Semplicemente permette di raccogliere informazioni per le persone che le vogliono. La maggior parte della mia attività online non ha niente a che fare con il marketing. Mi piace interagire con le persone che sono interessate a quello che interessa a me.

Ti è mai capitato di avere il blocco dello scrittore e cosa hai fatto quando è successo?

Quando ho problemi di scrittura, di solito è perché c'è qualcosa di sbagliato nel progetto su cui sto lavorando – non perché è il progetto sia sbagliato, ma perché c'è qualche problema nei personaggi o c’è qualcosa nella storia che non riesco a capire. Ho appena attraversato un periodo simile, scrivevo un sacco di pagine usa e getta. Alla fine la soluzione è venuta da sola e una volta che il momento è passato, la scrittura ha ripreso ad andare liscia – fino a che non si raggiunge il problema successivo. Di tanto in tanto mi capita di non avere voglia di scrivere, ma non vedo ciò come un problema. Non c'è motivo di scrivere ogni giorno a meno che non abbiate una scadenza. Quindi, a meno che non ho una scadenza, sono felice anche di non scrivere. Ma se ho una scadenza scrivo se ne ho voglia oppure no.

Come immagini il tuo futuro?

"Se vuoi fare ridere Dio", dice Woody Allen: "digli i tuoi progetti futuri."

Hai un agente letterario?

No. Ho ricevuto alcune offerte, ma nessuna sembrava quella giusta. E ora ho iniziato alcune  trattative per altri tre libri, per cui non vedo la necessità di cercare un agente.

Qual è il tuo rapporto come con i lettori? Come possono i lettori mettersi in contatto con te?

Sono facilmente raggiungibile: ho una pagina Facebook, un account Twitter, e un sito web con un modulo per inviarmi e-mail. E sono felice di sentire gente.

Infine, l'inevitabile domanda: a cosa stai lavorando ora?

Sto lavorando ad un romanzo ambientato a Los Angeles nel 1950. Ha per protagonista un uomo innocente accusato di omicidio, corruzione politica e uso di stupefacenti , e mi occupo anche di  fumetti.

:: Recensione di Il sole invincibile Eliogabalo, il regno della libertà di Claudia Salvatori a cura di Giulietta Iannone

15 Maggio 2011

Il sole invincibile Eliogabalo

Vario Avito Bassiano è solo un bambino di tre anni, vivacissimo, intelligente, circondato da nutrici e dalle sue “quattro” madri Giulie, quando guarda ardere uno schiavo cristiano che per protesta, per testimoniare la sua fede, si dà fuoco proprio davanti a lui e come una statua di cera sorride tra le fiamme. Vario senza provare orrore lo fissa affascinato, incantato e già nel suo sguardo c’è una luce, una forza che caratterizzerà la sua breve vita. Eliogabalo, gran sacerdote del Sole invincibile è destinato a diventare imperatore di Roma, è destinato a cambiare la storia con la forza del suo sogno, della sua unicità. Nello splendore di un impero destinato a un inevitabile declino la sua luce spende forse più delle altre e giunge fino a noi incorrotta grazie a questo bellissimo libro di Claudia Salvatori che sfata molte calunnie riabilitando un personaggio per lo più diffamato e come dice la stessa autrice “scoperto soltanto all’inizio del secolo scorso, dal professore di Oxford John Stuart Hay e da Antonin Artaud”. Un ragazzo in fondo, ma di una bellezza regale, i cui occhi erano rimasti grandi e malinconici, ardenti di fuoco verde, il naso dritto, il viso ovale, le labbra piene ben disegnate, le spalle larghe e i fianchi stretti, gli arti lunghi sviluppati dalla danza che gli donavano un’eleganza ultraterrena. Ottavo romanzo della grande saga dedicata da Mondadori alla storia di Roma dalla fondazione alla caduta dell’Impero e curata da Valerio Massimo Manfredi, uno dei maggiori scrittori di romanzi storici, Il sole invincibile Eliogabalo, il regno della libertà è un romanzo coraggioso in parte visionario come lo stesso protagonista, un ritratto maestoso e nello stesso tempo doloroso di una società multietinica e crudele dove le maldicenze, le false accuse, le diffamazioni sono un’arma tanto affilata quanto le spade e i pugnali. Eliogabalo colpito dalla damnatio memoriae condanna che comportava la cancellazione del nome nelle iscrizioni di tutti i monumenti pubblici, l’abbattimento di statue e monumenti onorari e lo sfregio dei ritratti presenti sulle monete, divenuto imperatore a soli quattordici anni, resta un sovrano orientale le cui esuberanze anche sessuali vanno ricollegate al suo senso del divino e l’essere uomo e nello stesso tempo donna va collegato al culto che  univa “Il sole e la Luna” facce di una stessa medaglia. La sua fine tragica non può che essere il conseguente epilogo di un uomo forse profondamente incompreso, in un certo senso moderno per sensibilità e apertura mentale, raffinato, idealista, vittima di un’utopia prima che di se stesso. Claudia Salvatori con grande sensibilità ne tratteggia la figura, e lo rende vivo sotto i nostri occhi, ne amplifica i pregi e non tace i limiti o i punti deboli e ci porta a conoscere un uomo il cui più grande difetto forse fu quello di amare oltre le convenzioni dell’epoca, aldilà dello stesso buon senso. Eccezionali anche le donne che l’hanno circondato innanzitutto le quattro Giulie, la nonna Giulia Mesa, la prozia Giulia Domna, la madre Giulia Soemia, la zia Giulia Mamea, artefici della sua grandezza e nello stesso tempo della sua rovina.

Claudia Salvatori, (Genova, 1954) si è laureata con una tesi su santa Caterina da Siena. La sua attività comprende diversi generi letterari e forme espressive: romanzi, sceneggiature per i fumetti e il cinema, racconti per numerose antologie e riviste. Con Più tardi da Amelia ha vinto il premio Tedeschi 1985. Ha pubblicato i romanzi Schiavo e padrona (1996) (da cui è stato tratto il film Amorestremo), Superman non muore mai (1997), La canzone di Iolanda (1998), il thriller storico Sublime anima di donna (2000) che le è valso il premio Scerbanenco nel 2001, Nessuno piange per il diavolo, La donna senza testa e Il sorriso di Anthony Perkins – quest’ultimo per Mondadori. Da sempre appassionata di storia antica e medioevale, ha pubblicato per Mondadori la biografia Ildegarda, badessa, visionaria, esorcista (2004).

:: Recensione di Tuo fino alla morte di Gunnar Staalesen a cura di Giulietta Iannone

14 Maggio 2011

1Un caldo pomeriggio di fine febbraio, in cui la primavera sembra aver fatto capolino portandosi via le ultime tracce d’inverno, Varg Veum chiuso nel suo ufficio di Bergen riceve un’insolita visita. Un bambino di otto anni, Roar, dopo aver preso una guida telefonica, scelto un numero a caso tra gli investigatori privati, preso da solo l’autobus, fa il suo ingresso e gli chiede aiuto. Una banda di bulletti che infesta il suo quartiere di casermoni alla periferia degradata della città capeggiata da Joker un ragazzo un po’ più grande davvero “cattivo” gli ha rubato la bicicletta e lui non potendo chiedere aiuto a suo padre guarda fiducioso negli occhi Varg Veum. La richiesta di aiuto commuove l’investigatore forse perché ha anche lui un figlio di quell’età lontano chissà dove, forse perché il suo passato da assistente sociale lo spinge a cercare di aiutare sempre i più deboli così recupera la bici e fa la conoscenza della madre di Roar, Wenche, abbandonata dal marito per un’altra donna, che smuove in lui qualcosa nel profondo forse semplicemente perché è decisamente troppo sensibile al fascino femminile. Joker e la sua banda naturalmente non restano con le mani in mano e meditando vendetta rapiscono Roar facendo si che Varg si ritrovi invischiato in una storia di emarginazione e desolazione, figli rifiutati, madri alcolizzate. Poi l’imprevedibile, il padre di Roar viene accoltellato e ucciso e le prove portano diritte dritte verso Wenche ma Varg non vuole credere che sia davvero colpevole, i suoi occhi blu sono così profondi, le sua labbra così morbide, e pronto a tutto per dimostrare la sua innocenza inizia a indagare nei segreti di alcuni abitanti dei casermoni scoprendo infine la verità amara e imprevista che lo sommergerà come un magma nero in cui nessuno è davvero innocente. A chi mi chiedesse quale è il mio giallista scandinavo preferito senza esitazione risponderei Gunnar Staalesen innanzi tutto perché definirlo giallista scandinavo è riduttivo. I suoi libri, quasi una ventina in patria con protagonista una città norvegese Bergen e un investigatore privato Varg Veum, tre editi da noi da Iperborea I satelliti della morte, Tuo fino alla morte, La donna nel frigo, più che gialli sono veri e propri romanzi tout court, capaci di lasciare nel lettore un eco, non semplici prodotti di consumo che una volta letti non lasciano tracce né graffi. Tuo fino alla morte pubblicato per la prima volta nel 1979 e ora tradotto dal norvegese da Danielle Braun è una storia complessa e delicata, arricchita da sfumature sociali e umane che come dicevo esulano dal semplice campo del giallo. L’autore l’ha definito un romanzo sull’amore, il matrimonio e l’infedeltà che solo incidentalmente ha i connotati del romanzo giallo e penso che non ci sia definizione migliore. Concludo con una notizia che almeno a me ha fatto decisamente piacere, gli altri romanzi della serie del detective Varg Veum sono tutti in corso di pubblicazione presso Iperborea nella collana Ombre.

Gunnar Staalesen è nato a Bergen nel 1947. Considerato il padre del giallo norvegese, dalla sua penna è nato il famoso personaggio di Varg Veum, il detective più emblematico del noir nordico, che con i suoi conflitti interiori, la sua scanzonata ironia, e il suo contrastato rapporto con le donne e la bottiglia, esplora le ferite e i vizi della società. Dei quindici romanzi della serie, tradotti in altrettante lingue e adattati per il piccolo e il grande schermo, Iperborea ha già pubblicato Satelliti della morte, Tuo fino alla morte e La donna nel frigo.