::Intervista con Jeffrey Moore

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Catena-di-roseCiao Jeffrey. Grazie per aver accettato la mia intervista e benvenuto su  Liberidiscrivere. Quando hai capito che avresti voluto diventare uno scrittore?

Intorno all'età di 17 anni, dopo aver letto  Il lupo della steppa di Hesse(un romanzo psicologico e filosofico che mi ha colpito perché non l'ho capito) e Cime tempestose di Bronte (un romanzo gotico, che mi è piaciuto da adolescente e mi piace ancora oggi da adulto) .

Raccontaci qualcosa del tuo debutto. La tua strada verso la pubblicazione. Hai ricevuto molti rifiuti?

Ho ricevuto quasi quaranta rifiuti, per lo più da case editrici, ma anche da agenti. Ma guardando indietro, è stata indubbiamente una buona cosa: mi ha dato più tempo per rivedere, rivedere, rivedere. Se il mio primo romanzo fosse stato accettato subito non sarebbe stato una gran cosa e sicuramente non avrebbe vinto alcun premio.

Cosa ti ha ispirato a scrivere Una catena di rose? Qual è stato il punto di partenza nel processo di scrittura?

Shakespeare. Ho avuto l'idea assurda di fare un dottorato ad Oxford. E in realtà ero andato là per parlare con alcuni professori e capire come era stato accolto Shakespeare in Francia, come era stato tradotto e come il pubblico francese nel corso dei secoli aveva risposto a Shakespeare, e così via. Ma dopo alcune discussioni, ho deciso che la vita era troppo breve per passarla facendo lo sgobbone accademico e così ho pensato di scrivere un romanzo in cui avrei inserito alcuni elementi di Shakespeare. Sapevo che per scrivere un romanzo ci si impiega molto tempo, e così ho pensato che questo fosse il modo migliore per mantenere fermo il mio interesse oltre che l’occasione per leggere e rileggere Shakespeare. E in effetti, una delle prime cose che ho fatto è stata di aprire l'Enciclopedia Britannica, ero curioso di sapere come si potesse sintetizzare in una pagina tutti  i risultati su Shakespeare, e la pagina che ho aperto (naturalmente) è stata la pagina "Sh". Ho letto così di  Shaka, il re Zulu, e poi a le altre voci: la principessa mitologica indiana, la città in Ucraina, ecc E ho pensato: Dio, che pagina favolosa! E se qualcuno dovesse scegliere questa pagina a caso? Questo mi è servito come spunto per il mio progetto … Beh, il resto lo sai.

Parlaci un po’ del tuo protagonista, Jeremy Davenant, e raccontaci come inizia la storia.

Jeremy è di York, nel nord dell'Inghilterra, e ha circa dodici anni quando la storia comincia. Lui e suo zio Gerard sono nell'appartamento dello zio, che è pieno di oggetti di ogni tipo, compresi pile e  pile di libri. Così lo zio decide di bendare Jeremy e gli dice di scegliere un qualsiasi libro presente nella stanza, ma solo se gli procura una sensazione di qualsiasi tipo. Così Jeremy nervosamente segue le istruzioni, e a tentoni raggiunge i libri, tocca le costole e le copertine in attesa di provare qualcosa, anche se in realtà non succede niente. Ma lui sceglie un libro in ogni caso, lo zio lo prende in mano ne sfoglia le pagine, e dice a Jeremy di abbassare un dito quando sente che è il momento giusto. Così Jeremy  posa il dito sul libro , si toglie la sua benda, e guarda la pagina che ha scelto. Suo zio poi gli dice di strappare la pagina dal libro, e di tenerla per sempre, perché questa pagina sarà la sua mappa, il suo progetto, la sua guida nella vita.

Raccontaci qualcosa in più sullo zio Gerard. Qual è il suo ruolo nel libro?

Lo zio Gerard è una sorta di personaggio alla Peter Pan. C'è una scena, per esempio, in cui Jeremy e lo zio sono in bar a Londra, e Gerard  fa ridere la gente, imitando accenti e voci. E Jeremy dice qualcosa tipo "Ero un ragazzo e scivolavo per le balaustre delle scale e Gerard scivolava con me. Era come un ragazzino direi di circa tredici anni." In molti modi, Gerard non è mai cresciuto. Egli fa ancora battute sulla sue conquiste sessuali, crede ancora nella magia ed essenzialmente sta ancora cercando di essere quello che non  è. Ma per Jeremy, è irresistibile. Quando si è giovani si sceglie sempre di idolatrare qualcuno, anche se la scelta è irrimediabilmente irrazionale, anche se quella persona è un farabutto. Jeremy ammette presto che lo zio Gerard è il suo idolo, il suo ideale. Perché? Perché Gerard sa come parlare ai bambini, sa come incantare un bambino, come accendere l'immaginazione di un bambino. Non tutti gli adulti sono capaci di farlo.

Qual è stata la parte più laboriosa durante la scrittura?

La trama, cercare di racchiudere, senza troppe forzature, tutte le voci presenti nella pagina.

Milena è una femme fatale femminista, una dark lady zingara. Simile alla Dark Lady di Skakespeare?

Sì, un po’ somiglia alla  Dark Lady di Shakespeare. E’ una “femme fatale femminista," per molti versi irraggiungibile, la regina di ghiaccio, una persona  turbata e disorientata a causa di alcune cose che le sono accadute in passato, e con una sessualità molto confusa. Come la Dark Lady, caratterizza anche l’ amore non corrisposto, che è un sentimento estremamente potente che tutti noi abbiamo provato, particolarmente da adolescenti. E una zingara che suppongo, per definizione sia un essere esotico, un reietto, uno  spirito libero, un vagabondo e così via. Certo, qualcuno difficile da "domare" o "controllare" o dominare. Kierkegaard ha una sua teoria, pensa che l'amore e l'attrazione siano possibili solo quando c'è resistenza e nel mio romanzo l’ "ambiguità sessuale" di Milena  è ovviamente una potente forma di resistenza.

Quali poesie o libri hai amato di più nel corso della tua vita?

Sicuramente i poeti inglesi romantici (Byron, Keats, Shelley), e infatti proprio ieri ho visitato la casa di Keats a Londra. Ho anche sempre in mente  " Long Song of J. Alfred Prufrock " di T.S. Eliot. Per quanto riguarda i libri, suppongo che le opere di Shakespeare siano le opere che rileggo più spesso.

Nelle interviste dici che Jane Austen ha molto influenzato la tua scrittura . Ti piace il suo umorismo? La sua analisi della società?

Quello che mi piace della Austen è che scrive commedie di costume davvero intelligenti, e scrivere un romanzo intelligente è un'impresa rara. E’ anche un’ acuta osservatrice della natura umana, quindi è sempre un’ esperienza gratificante leggerla.

Hai un autore contemporaneo preferito?

Ne ho diversi: William Trevor (il più grande scrittore vivente di racconti brevi), Vladimir Nabokov, Saul Bellow, Annie Proulx, Jonathan Franzen, Denis Johnson, David Mitchell …

Hai avuto un insegnante che è stato per te d’ispirazione?

Sì, il mio insegnante di letteratura inglese alle superiori, il signor Alison, quando avevo circa 16 o 17 anni. Era un Romantico che tutti gli studenti ignoravano, continuando a parlare o a lanciare aerei di carta in giro per la stanza. Ma lui perseverava, ignaro di tutte le distrazioni,  con la sua voce morbida, intelligente, e dignitosa. Non lo  potrò mai dimenticare.

Vuoi descriverci una tua tipica giornata di lavoro ?

Beh, sono un traduttore e così spesso inizio la giornata (a mezzogiorno) con le traduzioni, una sorta di ginnastica o di warm-up alla scrittura. Sono un nottambulo, per cui a volte continuo a scrivere fino alle  tre o alle quattro del mattino.

Sei un autore acclamato dalla critica. Hai ricevuto anche recensioni negative?

Sì. E sono quelle che ricordo, non quelle buone.

Pensi che i critici abbiano influenzato il tuo lavoro?

Niente affatto.

Ti piace fare tour promozionali?

No. E 'quasi alla pari, immagino, con lo stupro in carcere.

Racconta ai nostri lettori qualcosa di divertente accaduto durante questi incontri.

Beh, questo episodio che ti racconto non è esattamente divertente, ma in Italia una donna mi ha avvicinato e  cominciando a parlare mi ha detto quanto le fosse piaciuto Una catena di rose. Era molto intelligente, stava lavorando al suo dottorato di ricerca in effetti. Poi ha continuato a dirmi che si era innamorata di Jeremy. Cosa che mi ha fatto ridere, ma lei non aveva intenzione di essere divertente. Al contrario. Mi ha anche dato una lettera d'amore, diverse pagine, che lei aveva scritto e mi ha chiesto di darla a Jeremy quando fossi tornato in Canada. Mi  ha detto anche che un giorno sarebbe andata a trovarlo a Montreal …

Verrai in Italia a presentare i tuoi romanzi?

Sì, nei primi mesi del 2012, sarò a Milano per presentare il mio ultimo romanzo, The Extinction Club.

Com’è  il rapporto con i tuoi lettori?

Amichevole.  Ho sempre da rispondere a lettere ed e-mail.

Come possono i lettori mettersi in contatto con te?

http://www.jeffreymoore.org

Infine, la domanda inevitabile. Stai attualmente lavorando a un nuovo romanzo? Eventuali altri progetti?

Sì, sto lavorando a un nuovo romanzo, ma non mi piace parlarne finché non è finito, o quasi finito. Sto anche lavorando a una sceneggiatura per il mio secondo romanzo, The Memory Artists. Speriamo che presto sia in programmazione nel cinema più vicino a te …

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