Posts Tagged ‘Viviana Filippini’

:: Manuel el Negro, David Fauquemberg (Keller, 2016) a cura di Viviana Filippini

9 gennaio 2017
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Manuel el Negro, protagonista dell’omonimo romanzo di David Fauquemberg, pubblicato in Italia da Keller, è un fenomeno del canto e del ballo. Lui viene dal luogo dove cantare, suonare e ballare il flamenco, sono l’essenza dell’esistere delle popolazioni gitane. Manuel el Negro e il suo travolgente talento lasceranno ben presto la terra natia per farsi conoscere al mondo. Per raccontare la vita del cantante ballerino di fama mondiale partito dal Sud Ovest dell’Andalusia, dalla terra vicina al fiume Guadalquivir e racchiusa tra le città di Cadice, Siviglia e Jerez de la Frontera, l’autore ha scelto la voce narrante di Melchior, chitarrista e grande amico del personaggio principale del libro. Melchior, soprannominato Gordo, accompagnerà in giro per il mondo Manuel.  I due amici lavoreranno gomito a gomito per far conoscere il flamenco, ma il successo e la fama cambieranno Manuel, a tal punto che dopo una tourneè a New York, tra le due “M” i rapporti si incrineranno e ognuno seguirà la propria strada. Melchior sarà attraversato da una profonda crisi personale e artistica, così grave da indurlo a smettere di suonare la chitarra, per ricominciare solo più tardi e a piccoli passi. Poi, il ritorno di Manuel porterà Melchior ad accettare di collaborare, ancora una volta, con lui per far risuonare e vibrare, con ritmo e calore, l’anima pura del flamenco. Il romanzo di Fauquemberg è la storia di un’amicizia profonda tra ragazzi diventati uomini e di una cultura – quella gitana- che scaldano il cuore e le viscere di chi ascolta il flamenco e di coloro che lo suonano. Quello che si percepisce durante la lettura è la possente forza che unisce la voce narrante e il protagonista e si ha come la sensazione che Melchior e Manuel siano le due metà diverse di una stessa moneta. Melchior è un animo solitario, è molto tecnico e riflessivo nell’esecuzione musicale e nella vita. Non a caso per lui l’unico modo per raggiungere la perfezione è il massimo esercizio. Manuel è l’opposto. È impulsivo, irregolare nel modo di vivere, non segue le regole condivise da tutti. Lui ha le proprie “leggi personali” che lo portano anche ad eccedere, pur di ottenere quello che vuole. Questo farà attorno al cantate terra bruciata. Manuel sarà lasciato a se stesso dagli amici, dai colleghi e, elemento più drammatico, dalla moglie Rocio e anche da Manolito, suo figlio. Il ragazzo, non trovando un punto di riferimento stabile nel padre, si rivolgerà a Melchior per imparare a suonare la chitarra. Il giovanotto si avvicina al Gordo non solo per la musica, forse percepisce nell’amico del padre  quella persona equilibrata capace di fornirgli l’affetto e i valori esistenziali che il genitore sembra aver dimenticato.L’autore trascina il lettore dentro alle trame di un universo di vita dove la musica è la linfa vitale che alimenta l’esistenza di Manuel el Negro e di Melchior. Manuel el Negro di David Fauquemberg non è solo la storia di due amici, in essa si percepisce la parabola di un uomo (Manuel el Negro) che ha avuto tutto dalla vita, ma non è contento di nulla. Inoltre, il romanzo è un’interessante resoconto narrativo sulla cultura gitana, sulla sua  lingua e sul come gli usi e i costumi della tradizione vengano mantenuti vivi e tramandati da chi in essa ci è nato. Traduzione dal francese Beatrice Parisi.

David Fauquemberg è nato nel 1973 e vive nel Cotentin. Ha studiato Filosofia e ha viaggiato in diversi paesi: Cuba, Patagonia, Lapponia, Andalusia, California, Europa dell’Est e solcato l’Atlantico con la barca a vela. Per due anni ha soggiornato in Australia dove un periplo tragico nell’isola- continente gli ha ispirato il suo primo romanzo Nullarbor (Hoëbeke, 2007; Folio, 2009) che nel 2007 ha vinto il premio Nicolas-Bouvier. Tornato in Francia è diventato critico teatrale, autore di guide Dakota e Gallimard, scrittore e traduttore e reporter per le riviste “XXI” e “Gèo”. Per Keller è già uscito Mal tiempo.

Source: inviato al recensore dall’ editore.

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:: Un trascurabile dettaglio, Anne-Gaëlle Balpe (Terre di mezzo, 2016) a cura di Viviana Filippini

31 dicembre 2016
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Il protagonista di Un trascurabile dettaglio libro della Balpe, edito da Terre di Mezzo, è un bimbo nato con una piccola differenza, così piccola che quasi, a dire la verità, in un primo momento non la si nota nemmeno. Poi quello che sembra un particolare marginale comincia a rendere un po’ complicata la vita del protagonista il quale, purtroppo, non riesce a fare le cose al meglio. Tutte le persone che lo circondano si accorgono di questa sua difficoltà, ma al posto di aiutarlo, cominciano a prendere le distanze da bimbo disegnato da Csil, che si ritrova senza amici e solo in compagnia di quel piccolo trascurabile dettaglio che rischia di fagocitarlo. Poi, l’incontro con uno specialista (anche lui affetto da un piccolo trascurabile dettaglio) che fornisce al nostro piccolo eroico protagonista la giusta formula magica per una nuova vita. L’albo della Balpe, illustrato da Csil, è un libro per bambini dai 5 anni in su, ma direi che è interessante anche per gli adulti, per un lettura di gruppo, per dimostrare come a volte i piccoli difetti che ognuno di noi ha, sono imperfezioni che possono crearci problemi e impedirci di vivere bene con noi stessi e con il prossimo. La soluzione, come fa il protagonista di Un trascurabile dettaglio della Balpe, è imparare a conoscere i propri difetti per controllarli, per non lasciarsi sopraffare da loro e per far capire a chi ci sta attorno che non sono così mostruosi come sembrano.

Anne-Gaëlle Balpe è nata nel 1975 e vive a Parigi. Autrice di libri per bambini e ragazzi, si divide tra la scrittura e l’insegnamento in una scuola materna.

Csil è nata nel 1977 nelle Ardenne. È illustratrice e art-director di libri per bambini.

Source: acqusito del recensore.

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:: Favole migranti, AA. VV. (Amazon, 2016)

26 dicembre 2016

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Il 22 dicembre 2016 è finalmente uscito “Favole Migranti”. Tutto è nato qui  e dalla risposta a questa semplice domanda: perchè non scrivere un ebook di favole e il ricavato darlo per migliorare le vite dei più piccoli, bambini e ragazzi, spesso non accompagnati, che in questi anni stanno attraversando il Mediterraneo per venire in Europa? Abbiamo aperto un gruppo su FB, siamo una cinquantina e tutti abbiamo collaborato secondo le nostre disponibilità. Abbiamo deciso di autopubblicarci su Amazon, e mettere l’ebook al costo di 2,99 Euro, per ogni singolo ebook venduto avremo un ricavo di 1,65 Euro. Tutto il ricavato sarà devoluto come donazione alle associazioni che si occupano di questi ragazzi.

Terremo conto di tutto e vi terremo informati, su quanto raccolto, e su quali saranno le associazioni.

I racconti sono: Il viaggio di Amir – Giulietta Iannone, Alle luci dell’alba – Giancarlo Vitagliano, Amir e l’albero incantato – Federica Guglietta, La piccola foglia – Piermario Ramello, Il gatto pop corn – Piermario Ramello, Una Cenerentola con gli scarponcini rossi – Fioly Bocca, Laila e il filo magico – Elisabetta Forte, La stellina salterina – Denise Colletta, Hope – Patrizia Fortunati.

Una menzione speciale merita Fede Ghira, anche lei ha scritto un racconto che per ora non è stato accluso, per motivi tecnici, alla raccolta, speriamo di poterlo fare in futuro.

Abbiamo comunque dei debiti di riconoscenza verso Luca Morandi e GDBee per la bella copertina, verso Mala Spina, per l’impaginazione dell’ebook, e verso Viviana Filippini e Federica Guglietta per le correzioni.

Se l’acquistate e notate refusi o altro, segnalateceli, che poi aggiorniamo le correzioni, grazie a tutti.

Supporter: Giulietta Iannone, Fede Ghira, Roberto Saporito, Maria Chiara Paone, Tor K. Morisse, Milvia Comastri, Giancarlo Vitagliano, Luigi Romolo Carrino, Matteo Strukul, Viviana Filippini, Andrea Storti, Stefano Cavallin, Alessandro Morbidelli, Daniela Distefano, Piermario Ramello,  Carlo Maria Pozzan, Fioly Bocca, Federica Guglietta, Lorenzo Mazzoni, Davide Mana, Enrico Astolfi, Patrizia Fortunati, Denise Colletta, Simone Giulitti, Elisabetta Forte, Laura Mondarini, Sofia Bucci, Cinzia Pelagagge, Cira Acunzo, Maria Rubino, Eleonora Pernarella, Cesare Gurrado Pastore, Silvia Mor Salusest, Enza Giglio, Francesca Bacaloni, Ibr Dramé, Alessia Carnevale, Simone Tribuzio, Luigi Palazzo, Frances Fahy, Francesca Iervese, Giulia Mirimich, Cocca Esposito, Enrico Tribuzio, Federica Tavaglione, Veronica Vittoria Esposito, Alessia Guglietta, Federica Pontieri, Marco Berto, Natascia Tripolino, Carmina Locci, Veronica Della Vecchia, e Alessandra Manfredi.

:: Fiabe Islandesi, a cura di Silvia Cosimini (Iperborea, 2016) a cura di Viviana Filippini

13 dicembre 2016
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Fiabe Islandesi è il nuovo libro edito da Iperborea nel quale sono raccolte alcune della fiabe e delle storie popolari della terra d’Islanda, a dimostrazione del fatto che il “C’era una volta…” è, da un lato, un tratto comune delle culture a livello mondiale e, dall’altro, un bisogno delle persone di raccontarsi storie da condividere. Tante sono le fiabe scelte da Silvia Cosimini per la raccolta Fiabe Islandesi e, leggendole, si ha la possibilità di scoprire usi e costumi per certi aspetti simili, e per altri diversi, dai nostri. Certo è che queste fiabe islandesi una volta lette e poi rilette lasciano attorno alla lontana terra d’Islanda un alone di piacevole mistero e curiosità, che spinge il lettore a voler conoscere meglio quella terra nordica da noi così lontana. Accanto a principesse, a principi, a sovrani coronati, chi legge si imbatterà in creature fantastiche come animali parlanti, troll, orchesse ed elfi che si aggirano in paesaggi boschivi. Da subito si conosce il Popolo nascosto, ossia gli elfi, diventati tali quando Eva, per vergogna, non mostrò a Dio i suoi figli non ancora lavati. Dio, che vede tutto, si accorse di questi piccoli e decise che ciò che rimaneva nascosto ai suoi occhi doveva essere tale anche per gli esseri umani. Ogni fiaba è ricca di suspense, di azione, di rituali magici e incantesimi da sbrogliare, ma quello che affascina di queste storie orali, ora scritte, è il fatto che, nonostante siano nate molto tempo fa, esse contengono temi ed insegnamenti ancora attuali. Ad esempio nella Fiaba del re Oddur si affronta il tema delicato del cambiamento di sesso (transgender), nel senso che il re ogni notte lascia il mondo dove è costretto a vivere come uomo, per raggiungere quello vero di appartenenza e assumere la sua vera identità femminile di regina. Se nella nostra tradizione fiabesca siamo abituati al fatto che siano forti giovanotti a salvare le principesse in pericolo, nelle fiabe islandesi, invece, molto spesso ci sono povere contadine che dimostrano grande coraggio sfidando creature mostruose e misteriose per riportare a casa, sano e salvo, il principe imprigionato. Una vera e propria inversione di ruoli dei canoni tradizionali delle fiabe e segno evidente di figure femminili coraggiose, giovani e intraprendenti. Interessante anche la presenza di animali che accompagnano i personaggi principali, creature che una volta giunta la fine tendono a riassumere la loro vera natura di esseri umani. Il ritrovare la propria identità è sì la fine di un incantesimo maligno, ma allo stesso tempo permette a chi ne è vittima di liberarsi da una sorta di prigione e di trovare il proprio posto nel mondo. Da ricordare è che questo volume raccoglie solo una parte delle fiabe dell’Islanda, quella isola che per anni fu sotto il dominio della Danimarca e che vide messe in forma scritta e stampata i propri racconti folclorici solo nel XIX secolo. Una delle caratteristiche presenti in queste storie è il fatto che il confine tra realtà vera e soprannaturale è spesso molto labile, ma è proprio tale aspetto che rende le fiabe islandesi appassionanti per il lettore bambino e adulto.Le vicende raccolte in questo volume hanno tutte un lieto fine nel quale, dopo lotte contro creature mostruose con tre teste e orchesse inquiete, il male è sconfitto per lasciare spazio al trionfo del bene e dell’amore. Ogni vicenda narrata ha in sé elementi fantastici, ma allo stesso tempo le Fiabe Islandesi mettono in gioco valori e insegnamenti dal carattere universale (l’amicizia, l’amore per il prossimo, il rispetto per il diverso, la carità e l’aiuto verso il debole in difficoltà, l’umiltà, il rispetto delle leggi comuni) che dovrebbero essere ricordati e adottati oggi come ieri, ovunque. Traduzione e postfazione di Silvia Cosimini.

Silvia Cosimini (Montecatini Terme, 9 giugno 1966) è una traduttrice, critico letterario e insegnante italiana. Laureata in Lingue e letteratura inglese all’Università di Firenze (1992), con studi in Irlanda (Cork, Dublino) e in Galles, ha poi preso una seconda laurea, in Lingua e cultura islandese, all’Università d’Islanda (1996). Ha tradotto numerose opere di autori islandesi, classici o emergenti, dall’islandese o, più raramente, dall’inglese. Nel 2011 le è stato conferito il Premio nazionale per la Traduzione.

Nota: Per chi volesse approfondire le fiabe dei paesi nordici Iperborea ha in catalogo anche le Fiabe Danesi e le Fiabe Lapponi, comprese nella serie di volumi sulle fiabe nordiche curati da Bruno Berni.

Source:  libro inviato dall’editore, ringraziamo Francesca dell’ Ufficio Stampa Iperborea.

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:: The Doldrums, Nicholas Gannon, (Mondadori, 2016) a cura di Viviana Filippini

5 dicembre 2016
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Archer Helmsley potrebbe sembrare un ragazzino come tanti altri diviso tra scuola, amici e sport, ma lui è il protagonista di The Doldrums il primo romanzo dell’americano Nicholas Gannon. Il giovane Helmsley vive con la madre e il padre nella casa dei nonni. L’edificio ha una forma insolita ed è pieno di animali imbalsamati con i quali Archer parla in segreto per non farsi scoprire da nessuno. Archer trascorre una vita nella quale la madre lo controlla e cerca di proteggerlo da qualsiasi cosa. L’atteggiamento della donna potrebbe essere visto come ossessivo e oppressivo ma, la mamma del protagonista è preoccupata per l’incolumità del figlio a causa del trauma causato dalla scomparsa improvvisa dei nonni esploratori di Archer, spariti durante una spedizione in Antartide, senza lasciare tracce. Grazie al fiuto di Oliver, inseparabile amico, il protagonista entra in possesso di un diario e di lettere misteriose scritte proprio dal nonno. La curiosità è tanta e, nonostante lo status iperprotettivo della madre, Archer comincia a viaggiare sulle ali della fantasia, nel tentativo di capire come trovare i nonni scomparsi. Ad aiutarlo in questa mirabolante ricerca Oliver, un giovane aspirante timido filosofo, che con le sue riflessioni riesce a riportare l’amico Archer nel mondo reale e Adelaide, una ragazzina arrivata dalla Francia con il padre. Lei è una ex ballerina con una gamba di legno. Il romanzo di Ghannon è una storia curiosa ed avvincente nella quale Archer dimostra di avere tanta fantasia – per qualche insegnate molto austero anche troppa – ma essa è la peculiarità del suo carattere. Sarà proprio questa qualità che permetterà al protagonista di condividere, con i due amici, rocambolesche avventure in mondi in bilico tra realtà e dimensione fantastica, sempre alla ricerca dei nonni scomparsi nel nulla. A rendere ancora più avvincente la storia, oltre al ben costruito intreccio narrativo, ci sono le illustrazioni dettagliate ed eleganti realizzate dallo stesso autore. The Doldrums (che tradotto vuol dire I depressi) di Nicholas Ghannon è un romanzo per giovani lettori e bastano poche pagine per scoprire che i protagonisti della storia sono tutt’altro che scoraggiati. Anzi, nel libro Archer, Oliver e Adelaide sono al centro di una vicenda narrativa che tratta temi come la ricerca della proprie radici, della propria identità, l’amicizia e l’aiuto tra le parti per la buona riuscita di una missione. A dire il vero, credo che anche gli adulti dovrebbero leggere The Doldrums di Gannon per riscoprire come, a volte, anche se diventati grandi è sempre importante mantenere viva in noi la capacità di vedere il mondo con gli occhi stupiti e curiosi di un bambino. Traduzione A. Carbone.

Nicholas Gannon è autore e illustratore. Si è laureato alla Parsons Design School e vive a Brooklyn. Ha realizzato i primi schizzi di The Doldrums su delle piccole travi di legno che conserva ancora nella casa che ha costruito con le sue mani.

Fonte: acquisto del recensore.

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:: La quarta parete, Sorj Chalandon, (Keller editore, 2016) A cura di Viviana Filippini

25 novembre 2016
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Geroges è un giovane pronto a rompere gli schemi andando contro le istituzioni. Lui ama il teatro e condivide la sua passione con Samuel Akunis, un regista greco. I due, si sono conosciuti per caso in un’aula di università e sono i protagonisti de La quarta parete, romanzo di Sorj Chalandon, pubblicato da Keller editore. Georges ha bruciato la cartolina militare per non andare in guerra in Vietnam e, nella Parigi del 1968, ha preso in mano sbarre di ferro per tenere a bada gli studenti fascisti. Samuel ha origini ebraiche ed è fuggito dalla dittatura. La passione viscerale per il teatro è quella che induce i due a diventare inseparabili amici e a pensare di mettere in scena l’Antigone composta nel 1942 da Jeanne Anohuil. Il tutto non più nel teatro, ma fuori, nelle strade di Beirut tra anni Settanta e Ottanta. La proposta è un azzardo perché frantumerebbe la quarta parete che separa gli attori dalla realtà e obbligherebbe le tensioni politiche e belligeranti presenti a Beirut ad un pace forzata per il tempo della messa in scena dello spettacolo. Chi sono gli attori? Di certo, secondo le volontà della coppia Samuel Geroges, non professionisti, ma gente comune delle diverse culture (libanesi, israeliani, sciiti, drusi) in conflitto all’interno di Beirut. La quarta parete di Chlandon è un romanzo nel quale il confine tra l’azione del palcoscenico e la realtà diventa sempre più debole fino alla sua totale scomparsa. Ad un certo punto si ha come la sensazione che il teatro diventi la vita e la vita si trasformi in teatro, perché è come se i personaggi scendessero dal palco e iniziassero a vivere nella quotidianità di ogni giorno quello che avrebbero dovuto mettere in scena durante la messa in scena. Il nuovo lavoro di Chaladon dimostra come l’esperienza della guerra e della distruzione vissute da Georges sulla propria pelle, a Beirut, lo abbiano trasformato in modo irreparabile. Il trauma subìto e il senso di impotenza per non aver provato, ed essere riuscito, a fermare una strage nella quale sono morte persone innocenti, tra le quali bambini e suoi amici, minerà per sempre la sua stabilità mentale. Georges, una volta tornato a casa, a Parigi (siamo negli anni ’80), soffrirà di un costante tormento interiore che lo renderà incapace di ritrovare la pace e l’armonia con la moglie e con la figlia piccola. L’uomo sarà talmente disperato da avere improvvisi e incontrollabili scatti di rabbia e ira che getteranno nel panico lui, la moglie e la figlia. Georges, una volta perso per sempre l’amico Samuel, deciderà di farsi ricoverare in un centro per persone con disturbi mentali, ma una volta uscito, nonostante sembri stare bene, lui lascerà la famiglia e la Francia per portare a termine la messa in scena della tragedia richiestagli da Samuel. E questa volta tutto accadrà nella realtà. La quarta parete di Sorj Chalandon è il dramma di un uomo, Georges, disperato, impotente davanti alla morte e alla devastazione causate dalla guerra. Il protagonista con il suo agire incarna un sentimento universale che molti uomini hanno sperimentato nel corso della storia dell’umanità, a dimostrazione del fatto che il dolore e il male di vivere sono un valore planetario. Traduzione Silvia Turato.

Sorj Chalandon è nato nel 1952. È stato giornalista per Libération prima di passare a Le Canard Enchaîné. I suoi reportage sull’Irlanda del Nord e il processo di Klaus Barbie gli valsero il Prix Albert-Londres nel 1988. Tra i suoi romanzi precedenti Le petit Bonzi (2005), Une promesse (2006, PrixMèdicis), Il mio traditore (Mondadori 2009) e La Légende de nos pères (2009) tutti editi in Francia da Gasset. Le sue opere sono state tradotte in numerosi Paesi. Per Keller è uscito in Italia Chiederò perdono ai sogni.

Source: Keller editore inviato dall’editore.

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:: Daphne, Tatiana de Rosnay, (Neri Pozza, 2016), a cura di Viviana Filippini

18 novembre 2016
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Il bambino che ha il destino di essere scrittore è aperto a tutti i venti”.

Daphne è l’appassionante biografia su Daphne du Maurier, scritta da Tatiana de Rosnay, pubblicata da Neri Pozza. L’autrice inizia a raccontare dal suo presente, nel maggio del 2013, quando si trova davanti a Myfair, un luogo molto importante, in quanto nell’imponente sobria casa che le sta davanti, il 13 maggio del 1907 nacque Daphne du Maurier, figlia di Gerald (attore di teatro) e di Mariel Beaumont. Da qui partono diversi flashback grazie ai quali il lettore è trascinato nella Londra di inizio del ‘900, a Parigi e in Cornovaglia, per scoprire che Daphne, non solo è figlia di uno dei più importanti attori del periodo, ma lei ha radici francesi, in quanto suo nonno Kiki (Geroge du Maurier) fu un famoso romanziere e pittore vissuto in Francia nell’Ottocento. Daphne è una biografia che si legge come un romanzo, perché la de Rosnay ripercorre non solo la dimensione della vita letteraria della du Maurirer, ma si addentra nella sua dimensione più intima, privata, con il fine di dimostrarci quanto il vissuto personale di Daphne sia stato per lei una importante fonte di ispirazione.  Tra le diverse persone che ebbero una certa influenza nella vita di Daphne di certo ci fu il padre Gerald. Un uomo per il quale la protagonista dimostrò sempre una forma di venerazione, tanto è vero che per Daphne i momenti passati con il papà a Cannon Hall (loro residenza) furono importanti attimi di affetto padre figlia, ma anche di introduzione alle gioie e ai dolori della vita per la piccola futura scrittrice. L’altra persona molto importante fu Fernande Yvon, la sua istitutrice francese. Daphne, ad un certo punto della sua vita, deciderà di andare in Francia per conoscere meglio le proprie origini e sarà proprio a Fernande che farà leggere i suoi scritti. Tra le righe si percepisce che l’affetto di Daphne per la sua istitutrice è un sentimento che va ben oltre l’amicizia e la protagonista vive nel costante terrore che questa sua passione venga percepita, non tanto dalla Yvon, ma da chi le gravita attorno. In questa situazione ci si accorge che a prevalere è la parte maschile dell’io di Daphne, quella metà più passionale che lei poi, mise a tacere quando trovò nuova stabilità emotiva affettiva con Frederick Browning, suo fidanzato, marito e padre dei loro tre figli (due femmine e un maschio). La biografia scritta dalla de Rosnay è un viaggio avventuroso nell’esistenza di una donna forte e indipendente, che ha dimostrato di saper andare avanti da sola a crescere i figli, quando il marito militare finì a lavorare per la Regina d’Inghilterra. Daphne soffrì poco di questa separazione, perché fu in questa ritrovata solitudine e nella pace della Cornovaglia (Menabilly fu il suo locus amenus), dove c’erano i figli a farle da compagnia, che la scrittrice ebbe come forza motrice del vivere la scrittura. Lo scrivere è la linfa vitale della du Maurier, un’eredità ricevuta in dono dal nonno Kiki direi, che le permise di sfornare best seller, di successo letterario e cinematografico (suoi sono i testi dai quali Hitchcock trasse Rebecca la prima moglie e l’inquietante Gli Ucceli). Daphne di Tatiana del Rosnay è un ritratto deciso e limpido di Daphne du Maurier, una donna che ha sempre vissuto dimostrando di essere libera e autonoma e che, allo stesso tempo, ha amato ed è stata riamata dalle persone, dalla vita e dalla scrittura. Traduzione Alberto Folin.

Tatiana de Rosnay è nata nel 1961 a Neuillysur-Seine, Tatiana de Rosnay è di origine inglese, francese e russa. Laureata in letteratura inglese presso l’università di East Anglia, a Norwich, dal 1992 ha pubblicato otto romanzi, tra cui La chiave di SaraSegreti di famiglia, Daphne. Collabora con la rivista Elle. Vive a Parigi con il marito e i due figli.

Suorce: ufficio stampa Neri Pozza. Grazie a Daniela Pagani.

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:: La baia, James Michener, (E/o 2016) a cura di Viviana Filippini

11 novembre 2016
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La baia di James Michener uscì per la prima volta nel 1975, ma la E/o edizioni lo ha ristampato in questo 2016. Il romanzo dello scrittore americano potrebbe incutere timore viste le 1232 pagine che lo caratterizzano, ma le dimensioni non contano e non devono spaventare. La ragione è semplice, in questo libro Michener racconta la nascita di una nazione: gli Stati Uniti d’America. Il punto di partenza temporale è il 1600 e il luogo prescelto per la narrazione è la baia di Chesapeake dive vivono alcune tribù di indiani molto pacifiche e rispettose del mondo che le circonda. Poi arrivano i bianchi, di solito inglesi in fuga dalla loro patria per motivi politici, di fede o spediti in America, colonia del Regno Unito (dettaglio non trascurabile), perché la loro fedina penale è segnata da qualche reato. Tra i diversi personaggi ci sono gli Steed, capitanati da Edmund il quale in America potrà professare liberamente la propria religione cattolica. La sua dinastia sarà caratterizzata da imprenditori, professionisti e dai primi costruttori di case in muratura (la Vendetta di Rosalind sarà la prima in assoluto). Accanto a loro ci sono i Turlock, che nei secoli si riveleranno una stirpe di pirati, amanti e conoscitori della palude, nonché abili cacciatori. Il loro modo di fare è rozzo e a volte potrebbe sembrare animalesco però, a differenza degli altri immigrati, i Turlock dimostrano di avere molti meno pregiudizi e paure nei confronti del diverso e, non a caso, nella storia saranno i primi a fraternizzare con i nativi americani. Ci sono anche i Paxmore, dei quaccheri, i quali si dimostreranno pronti a sopportare tutto, compresi i processi e le sevizie pubbliche a loro carico, per mantenere vivi il rispetto e gli insegnamenti divini. Attraverso le vicende umane dei vari protagonisti presenti nell’intreccio narrativo il lettore conosce vicende caratterizzare dai soprusi, maltrattamenti e torture che scatenano una lotta per la libertà e per la conquista della propria identità. Indiani, bianchi e neri presenti all’interno della trama combattono per la giustizia umana e quando si rendono conto che abolire la schiavitù, o altre forme di repressione del prossimo, non basta, allora agiscono per far sì che i diritti delle persone vengano riconosciuti. La baia mostra al lettore una terra di essere umani che l’hanno vissuta, però durante la lettura si scopre anche la morfologia originaria del paesaggio e le trasformazioni da esso subìte con il progressivo arrivo dell’uomo bianco. Da terra dove la natura era rigogliosa e libera di crescere, a territorio nel quale la natura e le sue immense dimensioni sono sempre presenti e convivono con le strutture (prime case, villaggi, chiese e città) create dell’uomo. Quello proposto da Michener è un affresco storico e corale che ripercorre, secolo dopo secolo, i grandi eventi (Rivoluzione americana, Guerre di Secessione, conflitti mondiali, crisi economiche, scandali come il Watergate, conflitti razziali) che hanno portato alla formazione degli USA. Ne La baia di Michener il lettore si vede scorrere davanti agli occhi una vasta porzione temporale e di eventi della storia d’America narrata attraverso le storie di gente comune e dei solidi valori sui quali la grande terra d’oltre oceano è stata fondata: democrazia, fede, diritti civili, libertà, patriottismo, unità e indipendenza. Traduzione Grazia Lanzillo.

James A. Michener (New York 1907 – Austin 1997) è stato uno degli scrittori americani più popolari di sempre. I suoi libri hanno venduto più di 75 milioni di copie e sono stati tradotti in 52 lingue. Con il suo romanzo d’esordio, Nostalgia del Pacifico, ha vinto il Premio Pulitzer. È stato l’autore di bestseller come La fonte, Hawaii, Alaska, Texas e Caraibi. Nel 1977 ha ricevuto la Medaglia Presidenziale della Libertà, la più alta onorificenza civile degli Stati Uniti.

Source: libro inviato dall’editore al recensore, ringraziamo Giulio dell’Ufficio stampa EO.

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:: L’accusata, Slavenka Drakulić, (Keller editore 2016) a cura di Viviana Filippini

4 novembre 2016
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“Io ti ho dato la vita, io te la tolgo”. Questa è la frase ossessiva e tormentosa che ritorna ne L’accusata di Slavenka Drakulić, un romanzo d’impatto emotivo crudo. Nel libro pubblicato da Keller, il lettore si trova subito davanti ad un processo nel quale è imputata una giovane donna della quale non si scoprirà mai il nome. La ragazza è accusata di aver assassinato la madre. Quello che sconcerta tutti è il fatto che la presunta colpevole non dica nulla e non faccia nulla per difendersi, anzi ad un certo punto è come se si isolasse in un mondo tutto suo. Lei non ascolta e non considera quello che le accade attorno, perché pensa, ma soprattutto ricorda. Il ripescare nella memoria compiuto dalla donna, dà il via ad una serie di spiazzanti flashback dove la sua infanzia prenderà forma. Il lettore diventa l’unico ed esclusivo testimone ammesso a conoscere da vicino l’inferno che l’imputata (anche lei mamma) ha vissuto nella sua vita. In questo modo si scopre che la possibile colpevole non è mai stata voluta dalla madre, la quale l’ha fatta nascere per una forma di ripicca nei confronti dei genitori che non la volevano lasciare vivere liberamente. In questo modo la Drakulić riesce a compiere una delicata e, allo stesso tempo, acuta indagine su quanto possa essere complesso e malato il rapporto tra madre-figlia. Una relazione che l’autrice analizza attraverso tre generazioni (figlia, madre, nonna) segnate da legami segnati dal dolore emotivo e fisico. Ricordando il suo passato, quello della madre e della vita con la nonna, l’imputata fa riaffiorare una serie di eventi caratterizzati da una spirale di violenze e di maltrattamenti che portano le donne a fare del male agli altri e a se stesse. La narratrice, continuando a rimuginare sul suo passato, permette a chi legge di comprendere come il silenzio e il fare “bel viso a cattivo gioco” fossero gli strumenti adottati dalla parte femminile della sua famiglia per non far scoprire agli altri (il resto del mondo) le ripetute violenze interne alla propria casa. Calci, pugni, schiaffi, tagli, spintoni, spigoli che lacerano la pelle e la carne mostrano un nucleo familiare che è ben lontano dal classico modello di pace e amore che conosciamo. Nella famiglia dell’accusata le parti presenti sono legate da relazioni nelle quali le donne allo stesso tempo sono vittime e carnefici, perché le tre figure femminili sono consapevoli di essere nelle grinfie di una brutale carnefice, ma non riescono a staccarsene in modo completo. Questa amara consapevolezza le porta a non rivelare la malignità del colpevole, però le induce a porre fine all’esistenza dell’amica-nemica. L’accusata di Slavenka Drakulić è un acuto e doloroso romanzo psicologico che indaga quanto le relazioni tra persone di una stessa famiglia possano essere insane e quanto il male insensato possa portare una vittima a decidere di trasformarsi in un algido carnefice. Traduzione Estera Miočić.

Slavenka Drakulić è nata a Rijeka nel 1949. Scrittrice, giornalista e saggista, i suoi libri sono stati tradotti e pubblicati in diverse lingue. In Italia è nota sin dagli anni Novanta grazie alla pubblicazione di alcune sue opere sul mondo comunista e post-comunista come Balkan Express e Caffè Europa (Il Saggiatore), nonché di romanzi come Pelle di marmo (Giunti), Il gusto di un uomo (Il Saggiatore), Come se io non ci fossi (Rizzoli), Il letto di Frida (Elliot). Nel 2004 l’autrice ha ricevuto il premio Award for European Understanding della Fiera del libro di Leipzig. Vive in Svezia e Croazia.

Fonte: Keller editore. Ringraziamento all’ufficio stampa

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:: Lunedì 7 novembre, Walter Siti inaugurerà la prima edizione della Scuola annuale di Scrittura creativa alla Belleville-La Scuola di Milano, cura di Viviana Filippini

4 novembre 2016

9° Festival delle Letterature , lo scrittore Walter SitiLunedì 7 novembre alle ore 16, alla Belleville-La Scuola (via Carlo Poerio 29, Milano) Walter Siti inaugurerà la prima edizione della Scuola annuale di Scrittura creativa (dal 7 novembre 2016 al 30 giugno 2017), con una lezione sul tema “Perché si scrive letteratura?” Il pomeriggio – ad ingresso libero fino a esaurimento posti – è il via del primo corso annuale dedicato alla scrittura a Milano, con frequenza diurna, aperto anche a diplomati. L’iniziativa, nata anche grazie al successo dei corsi serali di Belleville, molti dei quali hanno registrato già il tutto esaurito per il 2017, è un’alternativa di qualità all’offerta didattica in questo settore, già presente in altre città o con modalità di frequenza differenti.

Vero punto di forza della Scuola sarà il corpo docenti, composto da scrittori e professionisti quali Walter Siti (Premio Strega 2013), Alessandro Bertante (finalista Premio Campiello 2016), Marco Balzano (Premio Campiello 2015), Edgardo Franzosini, Giacomo Papi, Marco Rossari, Federico Baccomo, Stefano Valenti, Emmanuela Carbè, Stefano Raimondi, Ambrogio Borsani, Alessandro Beretta, Mauro Novelli, Stefano Izzo, Edoardo Brugnatelli, Benedetta Centovalli, Francesca Serafini, Magdalena Barile, Aaron Ariotti.

600 ore suddivise tra lezioni, laboratori e pratica a stretto contatto con i docenti. I partecipanti saranno guidati a concretizzare il loro talento nella forma più congeniale (narrativa, poesia, scrittura teatrale, sceneggiatura per il cinema e la tv ecc.) e accompagnati fino alla creazione di un portfolio di scrittura che sarà presentato alla fine dell’anno a una commissione di addetti ai lavori del settore (editori, editor, agenti letterari, produttori cinematografici, giornalisti culturali). È prevista la possibilità di proseguire il percorso in un secondo anno accademico, nel quale scegliere se dedicarsi alla narrativa o alle arti drammatiche.

BELLEVILLE – LA SCUOLA – Belleville, scuola di scrittura creativa, editoria e comunicazione, nata a Milano nell’ottobre 2014, inaugura a novembre 2016 la Scuola annuale di Scrittura creativa, con oltre 600 ore di lezione tra teoria e pratica. Belleville organizza anche Corsi serali di Scrittura Creativa, Poesia, Scrittura teatrale, Scrittura umoristica, Sceneggiatura cinema, Sceneggiatura Serie TV, Copywriting, Editing.

Per informazioni:
Belleville-La Scuola
Via Carlo Poerio, 29 – Milano
http://www.bellevillelascuola.com
info@bellevillelascuola.com
tel. 02 36795860 – 335 1738165

Ufficio stampa:
Francesca Gerosa
ufficiostampa@bellevillelascuola.com
tel. 340 2350215

:: Dal 4 al 6 novembre torna la XIV edizione della Rassegna della Microeditoria di Chiari (Brescia), a cura di Viviana Filippini

30 ottobre 2016

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Sarà il tema del cammino che animerà la quattordicesima edizione della Rassegna della Microeditoria il 4, 5 e 6 novembre  a Chiari in provincia di BS. L’evento a cadenza annuale ha per protagoniste le piccole e piccolissime case editrici italiane ed è ideato e promosso dall’associazione culturale L’Impronta, in collaborazione con il Comune di Chiari,  patrocinato dalla Regione Lombardia, Provincia di Brescia, Consigliera di Parità della Provincia di Brescia e sotto l’auspicio del Centro per la promozione della lettura. Grazie alla Rassegna della Microeditoria, la città di Chiari, in questo 2016, è stata l’unica località in provincia di Brescia ad essere inserita tra le “Città del libro”, rivelandosi un soggetto attivo nella comunicazione dell’importanza e del piacere della lettura. Il tutto si terrà nel caratteristico scenario la centenaria Villa Mazzotti, la residenza del conte ideatore della famosa gara automobilistica Mille Miglia che ospita la kermesse.

Nel corso degli anni la manifestazione si è dimostrata in costante in crescita perché «ambisce a diventare il riferimento in Lombardia per l’editoria indipendente» come ha spiegato il direttore artistico Daniela Mena, elemento che fa di Chiari una vera e propria capitale del libro e della lettura. Saranno oltre 100 le piccole e piccolissime case editrici presenti quest’anno e 80 gli eventi  in cartellone suddivisi tra incontri, dibattiti, reading e presentazioni accumunati dal tema del cammino, suggerito dal Ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, che ha proclamato il 2016 l’Anno Nazionale dei Cammini.

«Il cammino – ha affermato Paolo Festa, presidente dell’Associazione l’Impronta –è la rappresentazione dell’esperienza umana, è un viaggio fatto di relazioni, di incontri e di possibilità di ammirare quello che abbiamo intorno. Alla Rassegna della Microeditoria vogliamo dare spazio a tutti i modi di camminare, sia nel senso fisico del viaggiare ma anche al cammino della vita, di scoperta e di crescita». 

Testimonial d’eccezione sul tema saranno il ciclista Felice Gimondi (Venerdì 4 ore 21.30 Salone Marchetti in via Ospedale Vecchio). Attesi anche il matematico Piergiorgio Odifreddi (sabato 5, ore 16.30 Tendone nel parco di Villa Mazzotti), Tendone nel parco di Villa Mazzotti) e lo scrittore conosciuto con lo pseudonimo di Wu Ming 2 (sabato 5, ore 18.30, Tendone nel parco di Villa Mazzotti) . Non mancheranno come ospiti anche “viaggiatori straordinari” come Roberto Mantovani, Franco Michieli, Pietro Scidurlo, Anna Rastello e il musicista Michele Gazich. Torna per la terza volta lo scrittore Andrea De Carlo (sabato 5, ore 15.30, Tendone nel parco di Villa Mazzotti), e parteciperanno la nota grafologa Candida Livatino (domenica 6, ore 10.30, Tendone nel parco di Villa Mazzotti) e la scrittrice e giornalista, voce di Caterpillar AM su Radio 2: Claudia De Lillo  (domenica 6, ore 14, Tendone nel parco di Villa Mazzotti).

L’inaugurazione dell’edizione 2016 è fissata per venerdì 4 novembre alle 19.30 presso il Salone Marchettiano. Sabato 5 e domenica 6 novembre invece la Rassegna si svolgerà come di consueto nella cornice di Villa Mazzotti, dalle 10 alle 20.

Tutti gli appuntamenti sono gratuiti. L’ingresso è libero, salvo dove diversamente indicato ed è richiesta la prenotazione. Il programma è consultabile sul sito www.rassegnamicroeditoria.it

:: La famiglia Fang, di Kevin Wilson, (Fazi editore, 2016) a cura di Viviana Filippini

22 ottobre 2016
famiglia

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«È solo una bambina», rispose Camille.
«È un’artista, proprio come noi; solo che non lo sa ancora».
«È una bambina, Caleb».
«È una Fang» rispose lui. «Questo viene prima di qualunque altra cosa».

Chi sono davvero i Fang? Una famiglia strampalata o degli abili performer che hanno fatto dell’arte la loro linfa vitale?  Lo racconta lo scrittore americano Kevin Wilson, in La famiglia Fang, edito da Fazi.  Caleb e Camilla, sono marito e moglie e si guadagnano da vivere facendo performance artistiche coinvolgendo i due figli Annie e Buster, da loro chiamati semplicemente A e B. I ragazzini, loro malgrado, diventano parte integrante di scenette, più o meno comiche o drammatiche, nelle quali vengono ribaltati in modo completo i cardini della normalità. Il tutto ha il fine di stupire e scuotere le persone comuni e la loro quotidianità. Per capire l’irriverenza e la volontà di mettere in crisi le regole da parte di Caleb e Camille, basta leggere il primo episodio (Delitto e Castigo 1985), per scoprire come un centro commerciale e un negozio di dolci colmo di colorate caramelle possano diventare per i Fang una forma d’arte irriverente. La narrazione è costruita con repentini salti temporali tra presente e passato, utili al lettore per ricostruire le esistenze di tutti e quattro i componenti di questa istrionica famiglia che vive di arte e per l’arte. Crescendo Annie comincia a capire che il mondo del cinema e fare l’attrice sono la sua vera aspirazione, mentre Buster, giornalista un po’ imbranato, si rende conto che scrivere e insegnare agli altri a farlo, è un’attività che gli dà soddisfazione. Proprio quando i due ragazzi sembrano avere compreso ciò che vogliono dalla e nella vita, i loro genitori spariscono. Per i figli, quel lasso di tempo troppo ampio del silenzio della madre e del padre è una tremenda preoccupazione, tanto che ad un certo punto A e B, credono che i genitori siano morti. Poi, però, esasperati dal modo in cui i mamma e papà li hanno cresciuti e “usati” per i loro teatrini artistici, i due fratelli cominciano a sospettare che, forse, Caleb e Camille hanno davvero inventato l’ennesima messa in scena. Con la Famiglia Fang, Wilson realizza un romanzo familiare e, allo stesso tempo, psicologico, dove si analizza il complicato rapporto tra genitori e figli. La cosa interessante che si riscontra durante la lettura del libro di Wilson è che Annie (A) e Buster (B) quando diventano adulti decidono di seguire quello che più preferiscono per avere una vita stabile e con quelle certezze esistenziali che non hanno mai avuto. I loro genitori interpretano tale gesto come una sorta di affronto e di rifiuto della loro esistenza incentrata sull’arte e sulle performance. Per tale ragione decidono di compiere un gesto dimostrativo nei confronti dei figli. Caleb e Camille, da questo punto di vista dimostrano un’immaturità egoistica nei confronti di Annie e Buster, perché non accettano che i figli vogliano vivere in modo diverso da come hanno sempre fatto. Kevin Wilson ne La Famiglia Fang, non si limita ad indagare le vite dei quattro personaggi o i conflitti generazionali, l’autore americano analizza quanto a volte il confine tra vita vera e arte sia labile a tal punto da impedire a chi vive tra arte e realtà (Caleb e Camille) di  individuare la linea di demarcazione che separa nettamente la dimensione famigliare da quella artistica. Traduzione Silvia Castoldi.

Kevin Wilson è nato e cresciuto nel Tennesse. Ha esordito nel 2009 con la raccolta di racconti Tunneling to the Center of the Earth, tra i migliori dieci libri dell’anno, mentre l’uscita del suo primo romanzo, La famiglia Fang, è stata accolta come un evento letterario da tutta la critica americana. Nicole Kidman ne ha opzionato i diritti cinematografici.

Source: libro inviato al recensore dall’ editore, ringraziamo l’ Ufficio stampa Fazi.

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