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:: Codice 93 di Olivier Norek (Rizzoli 2024) a cura di Patrizia Debicke

18 marzo 2024

Benvenuti nel dipartimento 93 dove insieme alla squadra di Coste dovrete scendere nei seminterrati e nelle cantine, e dove si può trovare di tutto, perché là spesso si nascondono i peggiori rifiuti dell’umanità. Una trama irresistibile quella di “Codice 93”, fatta di pagine su pagine in cui Olivier Norek mischiando tranquillamente crimine, corruzione e integrità morale ci presenta il suo capitano Coste, poliziotto straordinario alla testa della squadra Anticrimine di questa periferia delle periferie, bell’uomo, tosto, quarant’anni, con all’angolo della bocca una sigaretta sempre accesa. Una persona che pare fatta tutta d’un pezzo e invece si muove e opera sempre senza mai perdere la sua generosità e umanità.
Un ambiente duro, violento, il dipartimento in cui spalleggiato dalla sua eterogenea squadra di fedelissimi, deve darsi da fare e cavarsela Victor Coste. Quello di Seine-Sainte-Denis, uno dei tre distretti che costituiscono l’area periferica di Parigi giustamente noto per il suo tasso altissimo di criminalità. Zona malfamata , da paura, e affollata da una variegata fauna multicolore. Fare il poliziotto nella Seine-Saint-Denis, è un vero lavoraccio. Seine- Saint- Denis rappresenta infatti un oscuro agglomerato urbano fatto di orrendi e popolosi edifici, affollati da individui ai margini, insomma un quartiere spazzatura, dove morte e delinquenza dipendono solo dalla legge della strada.
Ragion per cui quando una telefonata alle quattro del mattino sveglia Victor Coste, può significare solo una cosa: qualcuno è stato ammazzato. E infatti a Coste ormai aduso a ogni violenza a prima vista in quell’alba gelida, sulla scena del delitto, si presenterà un assassinio come tanti altri con il cadavere di un gigante nero con addosso un maglione bianco e tre fori sanguinanti sul petto, rinvenuto nel capannone di un magazzino in disuso del canale dell’Ourcq. Il medico della polizia arrivato al volo, ne constaterà la morte: nessun segno vitale.
Ma stranamente, non risultando nessuna ferita in corrispondenza dei fori dei proiettili, il successivo raccapricciante evento, benché la vittima presenti tutti i segni di un decesso, farà diventare quello che pareva un omicidio, in un caso quasi da incubo. Il “morto” infatti si risveglierà mentre è già in atto l’autopsia, trasformando la morgue in un mostruoso e sanguinoso scenario dell’orrore. E solo il fatto che sia barbaramente evirato e imbottito di barbiturici magari per un regolamento di conti sta a dimostrare quale sia stata la causa di choc in grado di provocare la morte apparente.
L’ ex cadavere, trasferito d’urgenza in ospedale e piantonato dalla polizia, verrà identificato come tal Bébé Coulibaly, attualmente non ricercato ma con sulle spalle una corposa fedina penale.
La faccenda, proseguirà sulle orme del macabro cammino intrapreso all’inizio con la scoperta, a meno di ventiquattr’ore di distanza, dello scheletro carbonizzato di Frank Somoy, localizzato tramite il suo cellulare lasciato incastrato tra le costole in una casa disabitata di Rue des Acacias in cima alla collina di Prés Saint Gervais. Ritrovamento reso possibile dall’analisi del sangue sui fori di proiettile del maglione bianco indossato da Bébé che evidenziava il dna di un drogato, schedato dalle forze dell’ordine. Ma l’incubo continua: non ci sono tracce di incendio intorno al corpo di Somoy, neppure sulla sedia pieghevole di plastica sulla quale è stato sistemato. Evidentemente qualcuno l’ha ucciso altrove e poi portato là solo per farlo ritrovare.
Potrebbe mai trattarsi di un processo di “autocombustione”. Come in certi riti voodo o che altro… O invece c’è qualcuno che ha lanciato il guanto di sfida alle forze dell’ordine? E vuole metterle in ridicolo contringendole a impegnarsi in un’orrenda caccia al tesoro.
Un bella rogna anche perché i due delitti arricchiti da una, anzi due macabre messinscena e che rischiano di compromettere la credibilità delle indagini sono già arrivati chi sa come alle orecchie della stampa (una talpa?) e infiammando l’opinione pubblica stanno scatenando il caos mediatico. Eh già perché a conti fatti, finora il dipartimento di polizia di Seine-Saint-Denis non ci fa una bella figura. E se la cosa se non piace alla diretta superiore di Coste, la comandante Damiani, piace ancor meno al gran capo e al prefetto.
Insomma il capitano Victor Coste, dovrà prepararsi subito ad affrontare il peggio.
E tutta questa brutta storia si complicherà ulteriormente quando riceverà una lettera anonima che lo costringerà a ripescare un fascicolo in apparenza sparito dagli archivi della polizia . Brutta storia perché, proprio da questa prima lettera ricevuta, scaturirà la scoperta di tutta una serie di morti, probabilmente di “invisibili” della società, spariti o peggio affossati proprio da chi avrebbe dovuto indagare… Tramite l’operazione 93, una manovra di occultamento congegnata dai piani alti solo per il loro sporco interesse.
Alla prima lettera farà seguito una seconda… É mai possibile che esista un legame, tra questo fatto e i suoi due ultimi casi? Coste stenta a raccapezzarsi. E la strada da fare per arrivare a una soluzione sarà lunga difficile anche per un cambio della guardia nella sua squadra, anche se il nuovo acquisto ben presto allineato con il punto di vista e il modo di pensare dei compagni, dopo l’indispensabile rodaggio, saprà farsi valere e apprezzare da tutti. Interessanti al di là dell’indagine i rapporti personali e di calda umanità che vanno a crearsi tra i membri del gruppo….
Una difficile pista da seguire e che intriga anche perché per riuscire a inquadrare il colpevole, avviato a trasformarsi in un killer vendicatore, si dovrà persino arrivare a superare i limiti di ogni misura, oltre a quelli della tangenziale che divide Seine-Sainte-Denis dall’ arroganza parigina e spaziare senza riguardi nei giri cittadini più altolocati per poi spostarsi fino agli estremi limiti dei quartieri più miseri. Un confronto diretto tra gli sporchi interessi della Grande metropoli e la periferia. Insomma il capitano Coste e suoi dovranno riuscire in qualche modo a controllare una brutta storia. In una rete di perversione che non risparmia nessuno, e dove a fare le spese sono sempre i più deboli. E dove il male si confonde col bene a punto di non permettere più di capire quanto e cosa sia veramente sbagliato. E come giustamente scrive Olivier Norek ohimè : “Alcune vette sono troppo alte perché la giustizia si metta a fare l’alpinista”.
Scrittura facile, essenziale, immediata e coinvolgente quella di Norek che ci regala un altro bel polar come solo lui sembra poter fare, duro, intrigante e molto alla francese .

Oliver Norek è uno scrittore francese. Ha partecipato ai soccorsi umanitari durante la guerra nella ex Jugoslavia prima di entrare nella polizia giudiziaria, dove è rimasto per diciotto anni. È autore di romanzi polizieschi con il commissario Coste, tutti tra i primi posti delle classifiche francesi. Tra due mondi (Rizzoli 2018) è il suo primo libro pubblicato in Italia. Tradotti in 14 lingue, i libri di Norek hanno venduto due milioni di copie nel mondo, ottenendo numerosi premi letterari, tra cui il Prix “Le Point” du Polar Européen nel 2016, il Grand Prix des Lectrices de “Elle” nel 2017, il Prix Maison de la Presse, il Prix Relay e il Prix Babelio per Superficie.

:: L’ultimo pinguino delle Langhe di Orso Tosco (Rizzoli 2024) di Patrizia Debicke

9 marzo 2024

Orso Tosco si presenta con il suo personaggio che mi piace e mi diverte anche se non riesco ancora a inquadrarlo completamente. Però mi stuzzica e mi intriga. Intanto incuriosisce la “non incombenza” della sua strana e lontana famiglia: tutti bellissimi salvo lui, non adottato ma che il capriccio della genetica si è divertito a fabbricare regalandogli solo infelici caratteristiche fisiche. Alto, corpulento, con un corpo a forma di pera : le spalle un po’ curve e le braccia corte, sproporzionate quanto gli occhi minuscoli che quasi si perdono nel suo faccione arricchito dai baffi e normalmente seminascosto dal fumo della sua eterna pipa accesa. Ragion per cui il commissario Gualtiero Bova è soprannominato : il Pinguino. Peculiarità: melanconico?
Oddio mi sta lo stesso simpatico e simpatico è davvero anche perché, tanto per cominciare percepisco in lui velati, e forse neppure tanto, riferimenti all’humour manziniano di Schiavone, suggerito dal suo ricorrere a proibite voluttà di strane sostanze e dalla dominante presenza di Gilda Gildina, una bionda e conturbante bassotta a pelo lungo. Per non parlare del suo trasferimento punitivo, o meglio esilio mascherato da promozione, da Genova nelle Langhe, con ufficio a Mondovì e la stravagante e imperdibile composizione della sua nuova squadra poliziesca in loco vedi : Dott.a Lubatti, della scientifica, piccola pedante ma professionale, Cristiano Raviola il vice del Pinguino, mandrillesca fotocopia di Travolta, l’arguta e pensante giocatrice di rugby mancata Carla Telesca e l’ohimè non pensante invece Listeddu, unica dote riconosciuta: saper guidare. Per il Pinguino però non ci sono amici d’infanzia lasciati a casa, a Latte, frazione di Ventimiglia a pochi chilometri dalla frontiera francese, solo il mare e le nuotate. E neppure l’onnipresente fantasma di una moglie morta ammazzata , e invece un grande vero amore che giace da sei anni in coma in una clinica ligure … Ah sì, certo “ammazzata anche lei” e da chi?
Personaggio, il commissario Bova, pieno di contraddizioni: scettico ma sensibile, rustico ma attento, duro ma gentile, triste e inconsapevolmente buffo, con una eccezionale intelligenza che lo porta dove vuole . Ah dimenticavo, ma la cosa non guasta, è pure un po’ dislessico.
“Anche i lunedì speciali, quelli capaci di cambiare il corso di un’intera esistenza, iniziano come un giorno qualsiasi.”
E sarà una spiacevolissima esperienza quella che dovrà affrontare il ricchissimo e potente broker svizzero abitante a Cigliè, tale Rufus Blom quando, durante la sua corsa all’alba tra le colline delle Langhe in direzione dello Sbaranzo per smaltire gli stravizi della sera prima, si troverà davanti al cadavere sanguinante e nudo di una ragazza. E, come se non bastasse, sulle natiche della vittima l’assassino ha scritto col sangue un nome e un cognome, il suo Blom, e accanto ha disegnato una svastica. Oibò!!! Da gelare il sangue!
Un gran brutto fattaccio che da quel momento costringerà il commissario Bova, ovverosia il Pinguino, a calarsi in un’indagine con ben poche tracce a sua disposizione e tanti forse troppi interrogativi. Eh già perché in un posto dove tutti dovrebbero sapere tutto di tutti intanto pare che nessuno conosca l’identità della ragazza, e perché sia stata usata come orrenda lavagna di morte per una minaccia tracciata come messaggio minatorio verso il ricchissimo ex orfano signor Blom. Signor Blom oggi proprietario di terre e di castella di famiglia, solo frequentate da bambino ed ereditate dal nonno, che ha scelto il Piemonte per sposarsi a giorni con la bellissima e disinibita fidanzata Rose Bellamy. Strano no?
Va bene, andiamo avanti e infatti il Pinguino non si tira indietro. Si rimbocca le maniche e affiancato dalla fedele, quasi inseparabile bassotta Gilda, Gildina e in compagnia della sua pipa dovrà scavare bene e a fondo per riuscire a trovare il nome della vittima e quale sia il complicato e misterioso legame che la collega a Rufus Blom e alla sua famiglia, sulla quale sembra gravare un qualche lontano e terribile segreto.
Ma il primo brutale omicidio verrà seguito da altri, esecuzioni ordinate per celare tracce e colpe, per punire? Ma chi e per cosa? Chi è poi il burattinaio, come pare ci sia, che comanda e conduce il complicato piano fatale ? Chi si nasconde dietro l’ inimmaginabile e perverso gioco di scatole cinesi e complessi rinvii? Dietro un crimine in cui si materializza ogni aspetto più cupo e lurido della natura umana.
Una storia dura che tuttavia una Orso Tosco riesce a stemperare con abilità servendosi delle contraddizioni, di sciocche debolezze dei personaggi e dei tanti semiesilaranti difetti che affliggono sia i protagonisti che i comprimari.
Riuscirà il nostro Pinguino a scoprire la verità? Per forza, non ci piove! Ma proprio tutta tutta?
Una trama complicata che pur circonfusa da un’atmosfera di grande bellezza e rallegrata da profumi e sapori (imperdibile la descrizione della Gemma padrona della Trattoria Nisurin e del tavolo delle cibarie destinato al commissario Bova) ricostruisce un godibilissimo scenario in cui tuttavia molto spesso l’atmosfera si rabbuia virando su toni e contorni classici del noir.
Secondo grande protagonista della storia diventa poi il territorio delle Langhe con le sue affascinanti ambientazioni descritte con dovizia di particolari che si fanno avanti di prepotenza.
Dalle tante cose rimaste inspiegate si desume che potrebbe diventare una serialità. Vero?

Orso Tosco è scrittore, poeta e sceneggiatore. Per minimum fax ha pubblicato il romanzo Aspettando i Naufraghi (2018) e, insieme a Cosimo Argentina, Dall’inferno. Due reportage letterari (2021). Per Interno Poesia è uscita la sua raccolta Figure amate (2019). Vive a Ospedaletti, nel far west ligure.

:: Luna park assassino di Cristina Biolcati (Delos Digital 2024) di Patrizia Debicke

29 febbraio 2024

Un luna park. Luci, colori, rumori, grandi e piccini allegria. Un luogo magico e incantato, beh troppo spesso ohimè la letteratura e gialla e horror, cito a caso Stephen King e Léo Malet e tanta filmografia ci hanno insegnato che può trasformarsi in un pericoloso scenario di spaventosi delitti. E con tanti spettacolari esempi a cui rifarsi, Cristina Biolcati coglie anche lei al volo l’occasione con il suo Luna Park Assassino.
Si parte con la protagonista della sua storia, Bianca Damiani, ispettrice di polizia che ha accompagnato a fare un giro alle giostre di una sagra paesana l’adorata nipote quattordicenne Rebecca. Ma mentre la zia, si gode una birra fresca al chiosco, dopo aver lasciata salire la ragazzina sulla ruota, quella all’improvviso si ferma e anche dal basso si vede bene che il corpo di un ragazza dai lunghi capelli rossi evidentemente priva di sensi è reclinato di lato su uno dei vagoncini. Uno svenimento per la paura?
Ma è davvero così? Nossignori, perché l’ispettrice invece dovrà rendersi conto, servendosi intanto di una scala, di non trovarsi davanti a un banale malore ma a un efferato omicidio appena consumato. Qualcuno ha strangolato la vittima e poi ha bloccato la leva che serve a controllare l’ingranaggio. E a conti fatti tutta la faccenda si rivelerà persino molto peggio perché quella ragazza, tale Lucrezia Angi ventiquattrenne, è in realtà ben la terza vittima di un assassino. Un serial killer dunque? Nella fattispecie il killer che uccide nel Luna Park. Bisogna assolutamente scoprire presto e a ogni costo la sua identità e arrestarlo.
Ma ora, a parte il dover tranquillizzare la nipote e riportarla subito a casa, affrontando la lavata di testa e le recriminazioni della sorella gemella Vanessa per l’incoscienza di averla coinvolta, sommata alla precisa accusa di averla addirittura usata come esca, per Bianca Damiani comincerà una affannosa corsa contro il tempo. Perché in effetti la sua presenza quella sera al luna park non era stata del tutto casuale… Era o sperava di essere sulle tracce dell’assassino, ma l’ha mancato.
Non aveva valutato appieno la sua spregiudicata perversione, determinata a portare avanti a ogni costo una contorta spirale di crudeltà innestata dal più antico dei moventi… E ora? Certo l’ispettrice non è persona da arrendersi. Anzi, ora sa che bisogna allargare il raggio d’indagine e magari scavare a fondo nella personalità delle tre vittime. Insomma deve esserci per forza un qualcosa in grado di collegare quegli omicidi.
Tanto per cominciare bisogna andare a ripescare il bandolo della matassa e scoprire come e quando tutto possa aver avuto inizio? Poco male se per farlo e capire diventa necessario risalire nel tempo magari fino all’origine e addirittura determinare il momento preciso in cui per la prima volta sia accaduto qualcosa. Bianca dovrà individuare ogni labile traccia, barcamenandosi faticosamente in un intreccio che la costringe a una affannosa gimkana tra complicati intrighi lavorativi ma anche personali e familiari. Potrebbe trattarsi di un lontano fatto di sangue? Come riconoscere gli indizi che contano e gridano vendetta? Perché è da là che tutto si sospetta sia cominciato… Certo è che soltanto la scoperta di alcuni particolari consentirà agli inquirenti di trovare la chiave per sbloccare il segreto e fermare l’omicida.
La storia c’è, tiene e incuriosisce il lettore ma la prosa dell’autrice avrebbe tratto indubbio vantaggio da un linguaggio narrativo più semplice e meno ricercato nei vocaboli.

Cristina Biolcati : Ferrarese, vive a Padova. con Doppia promessa ha trionfato al GialloLuna NeroNotte 2023, racconto pubblicato sul Giallo Mondadori.. Collabora con alcune riviste digitali, tra cui MilanoNera, dove scrive recensioni di libri e articoli letterari. Per Delos Digital ha pubblicato il romanzo Le congetture di Bonelli e i racconti lunghi Se Robin Hood sapesse, Ciclamini al re, L’uomo di marmellata, Dove dormono le fate, Il suono delle sue ferite (quest’ultimo vincitore del Garfagnana in Giallo 2022, sezione Nero Digitale), Talia, la figlia del fabbricante di bambole, Una mano negli abissi, Come zombie al madame Tussauds e Là qualcuno è morto.

:: Taccuino d’appunti sulla teoria delle ombre di Roberto Centazzo (Altre Voci 2024) a cura di Patrizia Debicke

24 febbraio 2024

“Nella sua Teoria Generale delle Ombre, pubblicata postuma, lo scrittore Renoir Vananne sostiene che il romanzo sia come un’immersione in apnea negli abissi dell’animo umano: ogni romanziere ha il suo limite oltre il quale non può scendere”.
Principale protagonista di “Taccuino d’appunti sulla teoria delle ombre” è il famoso scrittore Renoir Vananne, un ultrasessantenne imprigionato in un istituto psichiatrico criminale con l’infamante accusa di omicidio plurimo. Al medico, lo psichiatra, che deve valutare il suo stato mentale, spetta il compito di decidere se il paziente a lui affidato è un pazzo o un diabolico mentitore. Insomma un lucido e freddo assassino o un povero pazzo incapace di controllare i suoi gesti.
Lo scrittore , che con lo pseudonimo di Henry Malbe , riscuotendo grande e unanime successo, ha saputo narrare nei suoi romanzi tradotti in tutto il mondo le profondità della mente umana, pare ridotto oggi solo a poco più di una larva, un essere abulico privo di volontà che spesso rifiuta persino il cibo . Una vita non vita la sua, indifferente, governata dal quotidiano scandire dei farmaci e rotta solo dalla pittura. Lo scrittore ha smesso di scrivere infatti e ha cominciato a dipingere. Strani dipinti che raffigurano vuoti paesaggi nei quali si distinguano appena sdraiate, abbandonate a terra, alcune indistinte sagome . Non sono, non possono essere persone … Tutt’ al più delle ombre. Ombre indefinite… Magari rappresentative di un indicibile orrore. Hanno un particolare significato? Qualcosa di brutto e peggio spaventoso volutamente celato dalla sua mente?
Potrebbe trattarsi di deliri da attribuire a un comportamento schizofrenico? Il mistero attorno alla sua figura sembra solo destinato a intensificarsi.
Ma ciò che il medico, lo psichiatra incaricato di giudicarlo e di ricostruire per quanto possibile le motivazioni del suo operato, della terribile accusa che pesa su di lui e di cosa l’abbia portato a uccidere e i reconditi perché che possono aver motivato le sue azioni. Cos’è veramente accaduto?
E soprattutto ascoltando il paziente nel corso delle sedute provare a ricostruire la realtà, le effettive condizioni mentali dell’uomo che ha davanti sé. Vananne, è un pazzo o la sua è un diabolica messinscena per evitare la prigione? Qual è la verità?
Da ciò che comincia a sentire, Vananne è una persona, da quanto traspare dalle prime e poche aperture e confidenze personali, che è stata sempre incerta, solitaria per scelta e apparentemente per una insita e reale anaffettività. L’inquietante personalità di un uomo in perenne fuga da ogni responsabilità, solo disposto talvolta a lasciarsi trasportare come una foglia al vento? Sposo fuggitivo sull’altare, padre mancato, amante, truffatore, vigliacco, un ladro traditore in fuga. Tre donne, Lyeta, Charlotte ed Esmeralda in qualche modo, nel bene o nel male e in tempi leggermente diversi, a distanza e in altri scenari, hanno attraversato la sua vita, Uno sordido ladro Vananne salvato solo dalla compiacente copertura di un vecchio amico che gli doveva una favore. Una lunga e soddisfacente esperienza omosessuale che porta ad aprirsi a nuovi orizzonti, diverse mete e paesi … Avrebbe forse sperimentato di persona decadenti situazioni e casi particolari poi ampiamente descritti nei suoi libri con minuziosi dettagli. E dai suoi libri scaturisce il successo, il denaro, la ricchezza ma anche la spasmodica necessità di nascondersi, di non rivelare mai la sua vero identità, di garantirsi sempre e comunque l’anonimato. Un comportamente da bipolare? O sono provocatori atteggiamenti che rimandano piuttosto a una conclamata schizofrenia?
Uno strano comportamento che è riuscito alla fine solo attirare sulla sua testa riprovazione e condanna e, sconvolgendo gli instabili equilibri da lui artamente costruiti, provocare il dito di un passante puntato contro di lui, con l’accusa, la terribile accusa di omicidio formulata da un uomo convinto di aver assistito a un delitto…
Ma Vananne è un abilissimo simulatore o un pazzo? E cosa cerca, sconvolgendo e forse tentando persino a plagiarlo, di ottenere dal suo giudice? La condanna? L’assoluzione? Qualcosa che possa aiutarlo a trovare la pace e a perdonare se stesso?
Con Taccuino d’appunti sulla teoria delle ombre, Roberto Centazzo tratteggia una storia dai contorni decisamente sfumati, sempre in bilico fra realtà e finzione, un romanzo caratterizzato da riflessione e interiorità, in grado di far percepire ai lettori le emozioni dei vari interpreti della storia, soprattutto per quanto concerne la personalità di Vananne e quella quasi paternalisticamente acquiescente del suo psichiatra . A ogni capitolo si aprono nuove possibilità in un subdolo e voluto gioco di specchi che con momenti e dettagli particolari consente di vedere e non, fino alla conclusione della storia
Un deciso cambio di passo per Roberto Centazzo che, dimenticata per una volta la voluta levità delle sue serie, ci costringe a seguirlo nel più intimo buio di un sofferto noir psicologico che addentrandosi nei tenebrosi meandri della mente umana, non risparmia ai lettori episodi intensi e crudeli.

Roberto Centazzo, a sette anni decide che da grande avrebbe fatto lo scrittore. Laureato in Giurisprudenza all’Università di Genova, insegna per un paio di anni prima di arruolarsi in Polizia. La lunga esperienza come ispettore, prima alla Sezione di polizia giudiziaria della Procura della Repubblica e infine come Comandante del Posto Polfer di Savona, fa di lui uno dei più preparati autori noir. Da qualche anno si è ritirato a vivere in campagna dove cura l’orto e ama definirsi un coltivatore di storie. Tra le sue pubblicazioni più note ricordiamo la serie della Squadra speciale Minestrina in brodo (TEA e Gruppo GEDI, dal 2016), composta – ad oggi – da sei romanzi, e quella di Cala Marina (TEA, dal 2019), con tre volumi. Nel 2018 escono la fiaba Togliete i lupi dalle favole (Grappolo di libri), illustrata da Valeria Corciolani, e l’album musicale Mendicante del musicista Enrico Santacatterina, di cui scrive tutti i testi. Insieme all’autore televisivo Felice Rossello, scrive a quattro mani due opere teatrali: L’amore è un attico e L’importanza di essere Felice.

:: Annabella Abbondante – Il passato è una curiosa creatura di Barbara Perna (Giunti 2024) a cura di Patrizia Debicke

24 febbraio 2024

Con attacco quasi natalizio da manuale, che precede di poco un delitto, anche quello da manuale,
Barbara Perna dà il via al suo terzo serial con le avventure della sua morbida giudice Annabella Abbondante (cognome parlante come un tempo gli stemmi gentilizi .)
Dunque siamo a Pianveggio, paese di fantasia della provincia lucchese ma grandino visto che è dotato di tribunale, è in arrivo il Natale e ormai è diventata una tradizione che l’amica giornalista Alice, e il commisario Nicola Carnelutti aiutino Annabella a fare l’albero. Risultato: un amalgama variopinto, luminoso e incasinato, che offre spazio alla presenza di ogni persona importante della vita della padrona di casa, rappresentata da una diversa pallina colorata. Ci sono quella dei genitori, della sorella, degli amici più cari tra cui naturalmente anche Tano, il suo primo amore forse mai dimenticato, che aveva promesso una visita, ma non si fa vivo. Oddio sparire è sempre stata la sua specialità ma con i giorni che passano e nessuno, manco la famiglia, madre e padre, ha più avuto sue notizie, la faccenda di fa seria e un tantino preoccupante. Insomma Annabella sta in pensiero, soprattutto dopo che una donna, tale Rosaria de Stefano che pare quasi la sua gemella, è passata in tribunale a cercarla e a lasciarle un cellulare con una scheda prepagata e un foglio con il suo numero di telefono, pregandola di consegnare tutto a Tano. Ma quel benedetto uomo continua a latitare, nonostante che anche dalla prefettura di Napoli lo stiano cercando. E la faccenda morde talmente Annabella da spingerla a impegnarsi immediatamente per rintracciare la sua sosia . Lei dovrebbe essere ancora a Pianveggio, non ha lasciato indirizzo ma basta dare incarico a Paolo “Dolly”, il suo fido cancelliere, di setacciare hotel e locande…
Ecco e.. voila! Perché è evidente che Annabella Abbondante curiosa come una scimmia e lanciata su una pista come un segugio andrà subito a cacciarsi in un pasticcio grosso come una casa. Un pasticcio che la costringerà a impetrare l’aiuto di Ferruccio il PM fiorentino con il quale Annabella ha già intrecciato una relazione ancora in fieri per l’inquieta nostalgia di Tano e, per suo tramite ohimè anche l’aiuto, che sa già più peloso, del procuratore e vecchio compagno di liceo Sergio Massi delle Case. La faccenda va di fretta e infatti zac, con un colpo da teatro Barbara Perna ci ha già proiettati, mani e piedi, nel vivo dell’azione. Un’azione che fin dall’inizio si focalizzerà sulla drammatica sparizione di Tano, diciamo un protagonista o meglio un coprotagonista ‘invisibile”.
Intanto ci sarà una sua telefonata con un messaggio senza testo né firma e invece solo una poesia di Emily Dickinson che parla di Verità . E Annabella sa che quel messaggio può venire solo da lui. Intanto quel messaggio vuole dire che almeno sta bene ed è vivo. Ma anche, visto che la poesia parla di verità, che le chiede di cercarlo…
Quel messaggio quindi darà il via ad altri tanti e successivi, una catena o meglio una vera e propria caccia al tesoro, un susseguirsi di piccoli oscuri indizi per inviduare l’obiettivo. E la necessità di sbrogliare i tanti indovinelli da lui seminati per lei come Pollicino costringerà Annabella prima a farsi dare le ferie arretrate, poi a lasciare Pianveggio per Natale con per meta Piano di Sorrento, parte centrale della penisola sorrentina sulla costiera amalfitana, un paradisiaco scenario arricchito da un trionfo di colori e sapori, sulle tracce di Tano con per principale filo conduttore il loro comune passato. Perché solo lei pare sia in grado di sbrogliare il mistero celato nella sua scomparsa ma anche perché solo ritornando sulle tracce del passato, sarà in grado di sentirsi padrona di scegliere il suo presente, e darsi nuove possibilità. Un viaggio il suo dunque per tornare al passato, ma che le consentirà di guardare al futuro.
E quindi via verso Piano di Sorrento dove, anche a Natale , non pare sia inverno, dove Annabella è nata, dove vive ancora parte della sua meravigliosa e caoticamente avvolgente famiglia e dove anche Tano è nato e cresciuto. E dove l’attende perfettamente restaurata la sua vespa rossa, fedele compagna dei tempi delle superiori. Non le resta che salire in sella per riscoprire la magica ambientazione esibita dalla costiera sorrentina, con il Vesuvio sullo sfondo e i tornanti del promontorio di San Pancrazio. Ma Annabella non sarà sola perché anche i suoi amici, pur a distanza, non le faranno mai mancare il loro sostegno, con telefonate, videochiamate e messaggi e soprattutto, ci sarà il costante, affettuoso avanti e indietro di Ferruccio Landi, il PM di Firenze.
E ci sarà la sua famiglia con le fastose tavolate natalizie ricche di pietanze, al Limoneto, con gli inimitabili sapori dei piatti tipici della tradizione (non si possono descrivere tutte le squisitezze ma impossibile tacere la famosa pastiera della zia Prudenza).
Non solo perché tanti altri personaggi calcano la scena in questa terza avventura e più in particolare tutta un ventaglio di figure femminili.
Alle prime pagine incontreremo Rosalia, quasi una sosia di Annabella; poco dopo Perla Argirò, giornalista di spessore nazionale che colpisce Annabella e la costringe ad accettare uno scambio di idee. Poi la bella PM Gea Imposimato, sostituto procuratore a Massa Campana, che con il suo lavoro a fianco di Landi la farà un tantino ingelosire. Senza dimenticare Dolly 2, cugina di Paolo, il suo cancelliere al tribunale di Pianveggio, come lui valida e molto in gamba.
Ma tra tutte primeggia, anzi svetta, nonna Angela, che sa e conosce sua nipote meglio degli altri.
Un romanzo questo, Annabella Abbondante, il passato è una curiosa creatura, ben costruito, divertente e che mantiene sempre un vivace ritmo narrativo non scevro di continua suspence. Ormai conosciamo la nostra giudice civile morbida, prosperosa in lotta con i suoi riccioli ribelli schiva di una dieta che la vede perennemente sconfitta, caffè dipendente e inguaribile per la sua incontrollabile curiosità. Ma una colonna portante per la capacità di ridersi addosso, di percepire la verità e quindi saper andare a fondo nelle cose e per la sua “capa tosta” che la porta a non conoscere ostacoli. Come ci dà gusto ritrovare gran parte dei personaggi, già ben inquadrati nei precedenti romanzi ma forse meglio delineati, meno macchiettistici, insomma cresciuti e migliorati in questa nuova storia.
Una storia sempre movimentata, stuzzicante e intrigante benché a conti fatti stavolta si tratti soprattutto di un’indagine personale, ingrata, che andando a incrociare confini legati alla segretezza del paese, diventa più seria e pericolosa del solito, ma neppure stavolta Annabella, si tirerà mai indietro. Ragion per cui un bell’applauso brava alla sua autrice perché con questo romanzo, il terzo dedicato alla sua giudice per me, ha realizzato il migliore della serie.

Barbara Perna vive e lavora a Roma. Ci tiene a precisare che però lei è partenopea, nata a Napoli il 6.9.69 (avete letto bene). Il superamento del Concorso in Magistratura nel 1998 le ha brutalmente stroncato una (forse) brillante carriera come attrice teatrale comica. Ha svolto il ruolo di giudice tuttofare un po’ in giro per l’Italia ma il suo cuore è rimasto in Toscana nel piccolo Tribunale di Montepulciano dove ha lavorato per cinque anni prima di trasferirsi a Roma. Scrive per passione, lavora per dedizione, legge per autodifesa. E viaggia molto, soprattutto con la mente. Per Giunti ha esordito con il romanzo Annabella Abbondante. La verità non è una chimera (2021) pubblicando poi Annabella Abbondante. L’essenziale è invisibile agli occhi (2022) – vincitore del Premio NebbiaGialla 2023 – e Annabella Abbondante. Il passato è una curiosa creatura (2024).

:: Mameli di Giulio Leoni (Rai Libri 2024) a cura di Patrizia Debicke

12 febbraio 2024

Per la serie evento di Rai Libri “Mameli”, primo volume della nuova collana di Rai Libri Canone inverso, di Giulio Leoni è ispirato alla serie evento di Rai 1:
Un grande romanzo storico, una drammatica vicenda per la felice penna di Giulio Leoni che ripercorre ed esalta la breve anzi brevissima vita di Goffredo Mameli, poeta e patriota , il giovane genovese che con il suo “Canto degli italiani” musicato da Michele Novaro e la partecipazione ai moti rivoluzionari per l’Unità d’Italia primeggia, tra i grandi testimoni del Risorgimento.
Ispirato a fatti veri, questo libro, una splendida fiction romanzata, ricrea e ripercorre la breve vita di colui che scrisse l’Inno che quasi cent’anni dopo, nel 1946 con la nascita della Repubblica italiana, sarebbe diventato inno nazionale.
Un’esistenza quella di Goffredo Mameli, vissuta molto intensamente, iniziata a Genova in seno a una bella famiglia che lo amava ma durata troppo poco.
Mameli infatti moriva in conseguenza di una ferita alla gamba, seguita da un’amputazione che non riuscì a impedire il dilagare della cancrena il 6 luglio 1849, in preda a indicibili sofferenze solo lenite dalle cure di mani amiche, mentre tentava invano di difendere la prima gloriosa repubblica romana.
Negli anni del primo Risorgimento, densi di sogni e di lotta per un’Italia unita, il giovane Goffredo Mameli, da ragazzo di fragile costituzione fisica era diventato il brillante e affascinante rampollo di una famiglia genovese, iscritto alla facoltà di legge dell’università genovese che frequentava disordinatamente, perché dotato invece di fantasia e grande predisposizione per la poesia.
Il suo idolo politico da giovanissimo, anche perché vecchio amico della madre, era l’eternamente in fuga da un esilio all’altro e infine rifugiato in Inghilterra Giuseppe Mazzini che era stato addirittura condannato a morte una prima volta dal governo sabaudo di Genova nel 1833 per la sua attività di cospirazione.
Ma a Genova la longa manu degli Agenti della Santa Alleanza vegliava per prevenire complotti e spinte repubblicane…
La prima ma importante storia d’amore di Goffredo Mameli contraccambiata per una coetanea, Geronima Ferretti, verrà ostacolata dalla famiglia marchionale della ragazza e finirà tragicamente. Lei infatti, costretta dalle pressioni e dalle rigide regole economiche e di status sociale che miravano a ben altro pretendente di un ragazzo sia pur di buona famiglia – con padre alto ufficiale di marina di nobiltà sarda e la madre Adelaide Zoaogli di antichissima schiatta dogale genovese ma finora senza posizione – , verrà costretta a sposarsi con un maturo e nobile corteggiatore e soltanto poche settimane dopo morirà (per il dolore?) in Austria durante il viaggio di nozze.
Superato lo choc, il giovane Mameli con l’appoggio del nuovo amico, Nino Bixio, entrerà in contatto con i movimenti libertari che, sull’esempio di Mazzini, si stanno organizzando per battersi per la causa. L’anima rivoluzionaria genovese, che pareva sopita, nel settembre 1846 riaccende gli animi di tanti patrioti in occasione della commemorazioni di Giovanni Battista Perasso (detto Balilla) che nel 1746 aveva innescato una rivolta con il lancio di un sasso contro alcuni soldati austriaci.
Goffredo Mameli è alla testa di quelle manifestazioni. Ha diciannove anni e l’anno dopo entrato a far parte di un’associazione da poco fondata, l’Accademia Entellica (poi detta più semplicemente l’Entelema), come già riportato scriverà versi su versi a sostegno della causa.
Nel frattempo il padre era salito sempre più in alto nella sua carriera : nel 1843 era entrato nel Consiglio d’ammiragliato mercantile, nel ’47 aveva avuto il comando della regia fregata San Michele, un incarico prestigiosissimo. Ma alla lunga l’attivismo politico del figlio finirà per tarpargli la carriera.
Dalle prime rischiose manifestazioni genovesi, Goffredo Mameli con Nino Bixio alla testa di un piccolo esercito di oltre trecento volontari cittadini, la Colonna Mantovana, prenderà parte a ventun anni nel 1848 all’insurrezione di Milano contro gli austriaci, alle gloriose Cinque Giornate durante le quali incontrerà Mazzini, e in seguito si aggregherà all’esercito piemontese. Ciò nondimeno nei mesi successivi Mameli e gli uomini da lui guidati con il grado di capitano si videro impegnati poco più che in inutili, sterili marce e la sconfitta piemontese, con l’Armistizio di Salasco, poneva fine alla loro avventura. Non restava loro che tornare a Genova.
La riapertura del fronte insurrezionale e il lancio del programma della Costituente a opera di Giuseppe Montanelli ridettero tuttavia vigore alla causa. Riorganizzata la Colonna mantovana e, lasciata Genova il 3 novembre, Goffredo Mameli si mise sulle tracce di Garibaldi che raggiunse in Toscana e seguì a Bologna aggregandosi come volontario alla sua Legione romana.
Pochi giorni dopo, la notizia della fuga di Pio IX a Gaeta li spingeva a portarsi a Roma dove, dopo la proclamazione della Repubblica romana, il 9 febbraio, secondo le direttive di Mazzini, Goffredo Mameli si affrettò a fondare un comitato per promuovere prima possibile la convocazione di una Costituente.
Ma meno di cinque mesi dopo l’intervento francese al comando del generale Oudinot cambiava bruscamente le carte in tavola e metteva fine al sogno repubblicano mazziniano. Pochi mesi dopo, infatti, il 6 luglio 1849, a neppure ventidue anni compiuti, Goffredo Mameli veniva ferito a morte sul Colle del Gianicolo nell’ultima disperata battaglia in difesa della Repubblica Romana.
In questo nuovo romanzo, liberamente ispirato ai fatti storici, Giulio Leoni ripercorre soprattutto la vita dell’uomo Goffredo Mameli.
Un nome diventato per tutti sinonimo di passione, libertà e coraggio.
Una trama intensa e suggestiva , quella di Leoni, che da grande romanziere tratteggia la personalità di Mameli mettendo in luce sia le basilari tappe fondamentali di personaggio pubblico legato alla Grande Storia , che lati meno noti e talvolta dolorosi di una eccezionale vicenda umana, che l’Italia ha consegnato al mito. Di un “ragazzo” che con il suo Canto degli italiani, oggi inno nazionale, ha saputo unire l’Italia “di voce in voce”. Ripercorrendo le tappe di una brevissima esistenza, ma nella quale brillarono l’amore, il coraggio e l’audacia della gioventù , il fuoco dell’amicizia , l’impetuosità della poesia e il desiderio di una patria libera e unita.

Giulio Leoni è uno degli scrittori italiani di gialli storici e di narrativa del mistero più conosciuti all’estero, grazie anche alla serie di romanzi dedicati alle avventure di Dante Alighieri (Dante Alighieri e i delitti della Medusa; I delitti del mosaico; I delitti della luce; Il manoscritto delle anime perdute; I delitti dei nove cieli. Un’indagine di Dante Alighieri; La sindone e il diavolo; L’ultimo segreto di Dante) tradotta in tutti i maggiori Paesi del mondo. Oltre al passato più remoto, i suoi interessi sono rivolti anche alla storia del secolo appena trascorso, soprattutto ai suoi aspetti meno conosciuti e controversi.

:: Il delitto della montagna di Chicca Maralfa (Newton Compton 2024), a cura di Patrizia Debicke

12 febbraio 2024

Due anni dopo il trasferimento ad Asiago, al comando della stazione dei carabinieri, il luogotenente barese Gaetano Ravidà, voce narrante della trama, sta cominciando ad ambientarsi.
Certo la distanza fra Bari e Asiago è maggiore di quella scritta sul navigatore. Il freddo poi picchia duro sull’Altopiano dei Sette Comuni, denso di tristi memorie legate alle trincee del fronte più sanguinoso della prima guerra mondiale. E pare anche più pungente soprattutto se confrontato con il tepore pugliese. Ma bisogna adattarsi e di necessità virtù.
La sua nuova vita lontano da Bari e dalle figlie, dopo la separazione dalla moglie che l’ha tradito con il suo migliore amico, comincia a ingranare tramite il rapporto surrogato e segreto con Maria Antonietta Malerba, medico legale? E forse anche per merito della serena “consulenza” ambientale di Lilli Pertile, anziana donna, depositaria degli infiniti retaggi autoctoni e benché non abbia ancora imparato a districarsi bene con il dialetto, in qualche modo si arrangia.
Certo non sono rose e fiori, e sono tanti i problemi e i contrasti su quell’altopiano vicentino, disalberato dalla tempesta Vaia e costantemente sotto attacco per vari reati ambientali. Un paio di vecchie cave di marmo infatti sono state utilizzate come deposito illegale di rifiuti pericolosi e l’assottigliamento eccessivo delle pareti della roccia ha provocato infiltrazioni nel bacino acquifero sottostante.
La sua operazione è stata chiamata ‘Terra di nessuno’…
Il necessario recupero della legna da parte di aziende specializzate e l’inquinamento dovuto alle ex cave sta poi provocando numerose manifestazioni di protesta di gruppi di ambientalisti schierati davanti alle cave con in testa una bella e giovane cittadina, tale Angelica Benedin.
E proprio perlustrando quegli anfratti rocciosi, in un cunicolo, Ravidà e i suoi uomini hanno ritrovato il cadavere mummificato di un uomo, che non è stato possibile identificare.
Dall’autopsia, effettuata dall’amica medico legale, risulta che la vittima è stata uccisa da un colpo di pistola alla nuca, esploso a distanza ravvicinata e che la morte risale a circa cinque anni prima.
Ernesto Costa noto imprenditore locale è l’unico a essere sparito in passato. Ma la cosa più strana è che mai nessuno abbia denunciato la sua scomparsa. Neppure sua moglie, succube e avvezza alle sue costanti fughe e tradimenti, convinta che si trattasse di un allontanamento volontario e il nipote che ha ereditato le gestione dell’azienda.
Che possa essere lui? Era un inveterato giocatore, sempre pieno di debiti. Puzzo di mala? Potrebbero esserci di mezzo i pericolosi tentacoli della mala del Brenta.
Mentre con tutte le adeguate indagini, si cerca di risalire all’identità della vittima, un incendio all’apparenza accidentale, manderà a fuoco la casa di Checo Piovan un ecologista ma anche un rompiscatole e ubriacone, mandando a fuoco l’archivio dell’Arma e mettendo a rischio persino la contigua caserma.
Ma la faccenda è molto più complicata di come parrebbe a prima vista. Anche la sua morte potrebbe non essere accidentale. E come se non bastasse presto ci sarà una terza vittima. I tre decessi/delitti? parrebbero scollegati tra loro… E se invece un invisibile filo riunisse il cold case della mummia alle due vittime più recenti?
Per saperne di più Ravidà e la sua squadra dovranno confrontarsi tanto per cominciare con la consueta e torpida diffidenza della comunità locale.
Una lunga e faticosa indagine condotta da un Ravida, ormai molto più sicuro di sé sulla nuova scena e che gode dell’appoggio del procuratore Pazienza suo conterraneo, nel periodo più freddo dell’anno, durante i gelidi giorni della merla, con tutto il paesaggio completamente coperto dalla neve. Una difficile indagine che, ignorando freddo e intemperie, per arrivare a scoprire la verità dovrà riuscire a superare la riservata e guardinga coltre di silenzio locale e saper individuare la contorta radice del male .
Solo grazie alle vaghe testimonianze, sovrapponendo e confrontando le varie fonti in una complicata e capillare indagine, Ravidà e i suoi collaboratori arriveranno a incrociare i dati e a sospettare legami e possibili connessioni tra le vittime.
Un delitto della montagna che pare voler oscillare fra il presente e il passato. Un cold case che confonde e pare voler mischiare di continuo le carte in tavola.
Una splendida ambientazione, evidenziata dalla grande e solenne bellezza dei luoghi. Una location che, a detta dell’autrice, deve moltissimo a Mario Rigoni Stern, l’idea della pernice bianca che attraversa le pagine del romanzo rimanda alla sua maestosa opera … Nel suo Libro degli animali lui scrisse che le pernici bianche sono: «rimaste a testimoniarci il tempo perché invece di andare tutte verso le tundre del Nord con gli uri e le alci, si erano fermate sulle cime più alte emergenti dell’Europa ancora primigenia, come per farci compagnia».

Chicca Maralfa è nata a Bari, dove vive tuttora. È giornalista e responsabile dell’ufficio stampa di Unioncamere Puglia. Appassionata di musica indipendente e rock d’autore, ha collaborato con la “Gazzetta del Mezzogiorno”, “Ciao 2001” e Music, Antenna Sud e Rete 4. Nel 2018 con L’amore non è un luogo comune ha partecipato all’antologia di racconti L’amore non si interpreta (l’Erudita), contro la violenza psicologica sulle donne. Festa al trullo, pubblicato nel 2018 da Les Flâneurs Edizioni, è il suo primo romanzo.

:: Notte di neve e sangue di Triona Walsh (Newton Compton 2024) a cura di Patrizia Debicke

2 febbraio 2024

Nella gelida notte di Capodanno sei vecchi amici si sono dati appuntamento a Inis Moor, un’isola al largo della costa occidentale color smeraldo dell’Irlanda.
Inis Moor è la più grande delle isole Aran, 3 isole irte, selvagge e rocciose poste a guardia dell’imboccatura della baia di Galway a circa 60 km dalla costa che conservano ancora intatta la loro sconvolgente bellezza naturale, la cultura celtica e la lingua: il gaelico.
L’isola più grande Inis Mor,con poco più di ottocento residenti e dove si trova un forte preistorico, Dún Aengus, seguita da Inis Oirr e Inis Meain. Inis Mor è nota anche per la sua perfetta piscina naturale rettangolare che sembra quasi tagliata da qualche gigantesco macchinario fantascientifico formatasi invece naturalmente per l’erosione dell’oceano. Sono stati i venti e le onde infatti a scavare questo meraviglioso fenomeno che il folklore irlandese ha soprannominato la Tana del serpente perché somiglia a un serpente avvolto nelle spire dentro la sua tana. Un splendida piscina, abbeverata da canali sotterranei che portano l’acqua dall’oceano e, benchè sia da evitare per i nuotatori inesperti per le sue pericolose correnti, viene frequentata in estate dai tuffatori che, avvalendosi di una piattaforma agganciata allo strapiombo, si lanciano dall’alto.
Sono passati dieci anni dal drammatico incidente la tragica morte in mare di Cillian, ferito e strappato dalla barca dalle onde durante un’ uscita di pesca invernale. Una sconvolgente disgrazia che li ha separati ma stavolta i sei superstiti, tra i quali è Cara, la bella rossa, sua vedova e madre dei suoi figli, hanno deciso di onorare l’anniversario sull’isola per ricordare almeno i tanti bei momenti trascorsi tutti insieme. E quindi i tre trasferitisi lontano: negli Stati Uniti Seamus, scrittore e sceneggiatore di successo, fratello di Gillian e in Inghilterra Ferdia, musicista e imprenditore discografico con Sorcha sua moglie, sono tornati a Inis Mor per riunirsi agli amici isolani: Maura, la bella rossa maestra d’asilo quasi una sorella per Cara e Daithì, insostituibile, costante e fraterna presenza per entrambe, proprietario e gestore del Derrane, l’unico pub e vero albergo dell’Isola. E proprio Cara sarà l’ultima a raggiungere il gruppo perché per il suo incarico di “Garda” agente di polizia, con il grado di sergente e unica autorità di controllo a Inis Mor , ha dovuto presenziare a una riunione di lavoro sulla terraferma e ha preso al volo l’ultimo traghetto.
Il mare era in già in tempesta e le previsioni annunciavano tempo pessimo con vento e neve per giorni. Non resta che sperare che non ci siano imprevisti ma intanto al suo arrivo deve subito scontrarsi con le stupide superstizioni che annunciano sfortuna e morte. Per la credenza popolare irlandese si dice infatti che quando un quadro cade dal muro: qualcuno morirà… E purtroppo si scoprirà troppo presto che potrebbe non essere solo una leggenda.
Intanto però gli amici l’aspettano e quindi bisogna dimenticare dubbi, stanchezza e festeggiare l’essere di nuovo tutti insieme.
A Cara non resta dunque, in barba al freddo e alla tormenta causa di guasti agli wi-fi e ben presto ohimè anche di interruzioni elettriche e telefoniche, che raggiungere con Daithí casa Flaherty, oggi di proprietà di suo cognato, il vecchio e ormai trascurato cottage di famiglia dove è previsto il raduno per quella sera. Ma Maura, l’amica, manca all’appello, lei e Daithì non l’hanno trovata quando sono passati a cercarla a casa sua e non li raggiungerà in seguito mentre fanno festa , bevendo tra chiacchiere e ricordi e una violenta tempesta di neve, ora dopo ora, rende sempre più difficili gli spostamenti. Insomma Maura sembra svanita nel nulla, anche se Cara sa che negli ultimi tempi era in contatto con qualcuno. E Maura, sempre molto riservata, non si era aperta neppure con lei, forse la sua migliore amica. Magari quella sera aveva meglio da dare e li aveva semplicemente bidonati?
Ma una telefonata dal continente che avverte di una chiamata anonima per segnalare la presenza di un corpo in fondo alla Tana del serpente, spedirà la mattina dopo alle otto, nonostante l’imperversare della bufera Cara scortata da Daithì alla scogliera e in basso, sfidando coraggiosamente il mare in tempesta, ricupereranno a fatica il corpo di una donna. Quello martoriato di Maura. Ma secondo le loro prime impressioni, poi confermate anche dal giudizio della dottoressa l’unico medico di servizio sull’isola, non si tratta di una caduta accidentale o di un suicidio: Maura è stata brutalmente assassinata. Ma chi può averla voluta uccidere e perché?
Nonostante il dolore per la perdita di una cara amica, Cara, dovrà cercare di raccogliere più indizi possibili prima dell’arrivo della polizia dalla terra ferma, senza aspettare che la neve si sciolga, le tracce vengano cancellate e la verità resti sepolta per sempre. E soprattutto dovrà farlo confrontandosi con un criminale che senz’altro ha già ucciso e magari potrebbe colpire ancora. Uno di loro dunque sarebbe l’assassino?
Il tempo sembra quasi volersi fermare, tornare macabramente sui suoi passi come per far riemergere intimi segreti che alcuni celavano perfino a se stessi. Possibile che esistano importanti legami resi immutabili dal tempo, o lesi da un diverso tempo, scavando dei profondi rancori?
Una piccola isola avvolta nel mistero, un’inarrestabile e accecante tormenta, un passato sepolto, e chissà un futuro mortale per tutta un intrigata storia in cui forse un cadavere potrebbe avere molto da raccontare.
Molto intensa e suggestiva l’ambientazione per una narrazione esaltata della potenza degli avvenimenti naturali ivi descritti.
In Irlanda un celebre detto sostiene che quando si sposa un isolano si sposa l’intera isola. A maggior ragione su queste piccole isole avamposti nell’oceano i nativi riescono spesso a trasformarsi in un’unica sentita essenza, in un qualcosa per cui la solitudine fa diventare indispensabile la partecipazione, la comunanza e la totale condivisione.
Molto interessante e ben interpretato dai vari personaggi il vivace contrasto tra paesaggio, lingua irlandese e antica cultura del paese.
Un thriller celtico ma anche tipicamente anglosassone che, a conti fatti, rimanda di continuo a certi aggrovigliati intrecci all’ Agatha Christie, pur facendo l’occhiolino al lettore suggerendogli più volte la soluzione riesce tuttavia a spronarlo e a coinvolgerlo fino all’ultima pagina.

Tríona Walsh. È una scrittrice irlandese, autrice di thriller e gialli ricchi di atmosfera e colpi di scena. Artista e graphic designer, si occupa anche dell’ideazione e realizzazione di copertine per diverse case editrici. Vive a Dublino con la sua famiglia.

:: La pittrice di Rennes di Alberto Mati (Ali Ribelli 2023) a cura di Patrizia Debicke

19 gennaio 2024

Estate 2022. Alla stazione ferroviaria di Rennes, lo splendido capoluogo della Bretagna, Alessandro Zocchi, quarantacinquenne toscano in viaggio con due amici, dopo aver comprato il biglietto del TGV per Parigi, nota una giovane donna apparentemente trentenne dai capelli rossi che gli volta le spalle davanti al tabellone delle partenze. Colpito dall’avvenenza della sua figura, esaltata dalla minigonna e dalla camicetta annodata sotto il seno, le scatta una foto e quando poi lei, nel raccogliere la borsa per dirigersi verso un caffè, perderà un foglietto di carta con scritto qualcosa, lo raccoglierà porgendoglielo e spiegandosi nel suo povero francese.
Ma proprio in quel preciso momento sarà piacevolmente colpito e affascinato nello scoprire che la ragazza parla un ottimo e musicale italiano, con un live accento appena valorizzato nelle erre, avendo studiato alle belle Arti di via Ricasoli a Firenze. Scoprirà infatti che la giovane musa incantatrice dai capelli rossi, Lorraine Lambery, che ha appena incontrato è diventata oggi una pittrice francese abbastanza conosciuta, dopo una lunga, difficile e tormentata carriera.
Lorraine si confida tranquillamente con lui, dichiarandosi apertamente lesbica ma con abitudini bisex. Cosa che stuzzica e intriga il toscano tanto più che tra loro due pare sia esplosa un’intesa sessuale immediata, pronta a trasformarsi presto in una tenera e stravagante liaison che si snoderà, attraverso itineranti e campagnole avventure bohémien ed incontri particolari, tra la Bretagna e Parigi.
La Ville Lumière, già, la rutilante capitale francese dove la sorte e l’incontro con una bella e conturbante archeologa bionda spagnola dagli occhi verdi, Isabel offesa e tradita dal fidanzato coinvolgeranno presto l’italiano in una sequela di altri, diversi e molto infuocati rapporti emozionali e fisici , descritti e spiegati con dovizia di particolari.
Un continuo mutare ed evolversi di inattese situazioni sorprendenti, in un turbine di avvenimenti spesso dagli aspetti simultanei che trascineranno Alessandro nella più difficile e azzardata confusione di passioni, costringendolo alla fine a optare per una scelta obbligata tra la bella rossa pittrice francese e la bionda e focosa archeologa catalana.
Un romanzo, La pittrice di Rennes che, più che il ritmo di un giallo assume la voluta suspence di ricercato e tenebroso romanticismo.
Un romanticismo che pare addirittura in certe descrizioni volersi avvicinare al decadentismo dannunziano per una storia a tratti lenta e subito dopo inquieta, incalzante, densa di amori complessi, libertini, nascosti ma anche esibiti , sullo sfondo di una splendida e accaldata Parigi estiva.
Una Parigi descritta alla perfezione tanto da assomigliare quasi in certe pagine a una dotta guida turistica che il toscano dovrà attraversare, visitare fino a conoscere e studiare nei più minuti particolari e segreti della sua antica intrigante storia e della sua millenaria cultura avvalendosi della archeologa spagnola.
Un storia intrigante che a tratti indugia, si sofferma, gioca con le parole, rappresenta l’incanto dei paesaggi, spiega la ripercussione e la bellezza dell’arte. Avvicina senza timore complessi temi storici, filosofici, vorrebbe creare poemi e ci prova senza vergogna…
Un love story inserita in una gita turistica, a tratti erotico sentimentale di tre amici toscani in Francia , per romanzo che a me richiama soprattutto il genere svagatamente sentimentale degli intrighi amorosi in certi film di Woody Allen.
Tracce che mi rimandano addirittura per certi aspetti e in certi momenti proprio al film : Vicky Cristina Barcelona e ben descrivono il tipico spaesamento o eccitazione del turista in terra straniera. Spaesamento e lassismo vacanziero che spesso riesce a provocare un mixer di reazioni che vanno dalla commozione alla noia, dallo stupore alla diffidenza. Le atmosfere inserite nel testo poi, quasi irreali e avvolgenti, contribuiscono ad un’euforia senza limiti al di là di quanto concesso dal raziocinio.

Alberto Mati, nato nel cuore della Toscana a Pistoia nel 1962, ha intrapreso un percorso professionale ricco e variegato. Dopo aver conseguito il diploma di perito industriale specializzato in meccanica, ha maturato una vasta esperienza lavorativa in diversi settori. Ha iniziato la sua carriera come impiegato tecnico in officine meccaniche, dove ha affinato le sue competenze pratiche. Successivamente, ha lavorato come progettista in una rinomata società d’ingegneria, mettendo a frutto le sue competenze tecniche e creative. Infine, ha assunto un ruolo di responsabilità come ispettore tecnico nella Polizia di Stato. Viaggiatore appassionato, ha esplorato ampiamente l’Italia, il Nordafrica e l’Europa, sia per motivi di lavoro che per piacere. Queste esperienze di viaggio hanno arricchito la sua visione del mondo e hanno influenzato la sua scrittura. Ora, Alberto si avventura nel mondo della letteratura con il suo primo romanzo, La pittrice di Rennes. Questa nuova sfida rappresenta l’ultima tappa di un percorso di vita ricco e stimolante, e non vediamo l’ora di scoprire dove la sua penna lo porterà.

:: E adesso dormi di Valeria Ancione (Arkadia 2023) di Patrizia Debicke

17 dicembre 2023

Un romanzo tutto al femminile, più che mai allacciato all’attualità, in cui la protagonista innocente frutto di un malsano e vessatorio asservimento familiare, sarà costretta a dover intraprendere una personale lotta quasi per la sopravvivenza.
Quell’asservimento che tante volte in nome di un amore malato troppo spesso rappresentato dalla possessività , dall’egoismo, dalla necessità di avere ed esercitare un dominio assoluto o peggio su un’innamorata, un’amante, una moglie o una figlia porta alla violenza. Toccando i confini della peggiore crudeltà. Quante volte sentiamo dire o leggiamo di ragazze o donne uccise per un’incontrollabile reazione omicida provocata da un rifiuto, da un no detto da qualcuna che un maschio purchessia credeva solo sua proprietà.
Ma nessuno, uomo o donna che sia, ha mai il diritto di considerare un essere umano come sua proprietà. Perché non esiste passione o sentimento che possa consentirlo. Si tratta solo di SCHIAVISMO e ricordiamo bene tutti che, benché purtroppo certe regole non siano mai state completamente accettate da certuni popoli, l’abolizione dello schiavismo è una grande conquista della civiltà.
Geena Castillo, americana , che oggi vive a Roma con il marito e il loro bambino di cinque anni, Jonathan, affetto da una rara malattia invalidante che gli impedisce e forse gli impedirà per sempre di capire e farsi capire, è fuggita in Italia dagli Stati Uniti per allontanarsi da un padre violento. Si illudeva di aver finalmente trovato il vero amore in Raffaele, convinta che la sua vita avrebbe potuto essere diversa, migliore e più giusta con un marito che proprio per il suo nome da angelo gli avrebbe offerto solo gioia e bellezza. Dopo aver subito le angherie di un padre padrone aveva seguito il fidanzato e poi marito a Roma, senza neppure rendersi conto che stava passando da una prigione all’altra.
E ciò nonostante, adusa a essere condizionata da un io dominatore, ha voluto credere che la sua nuova vita italiana fosse meno penosa di quella sofferta nel suo Paese.
In realtà la loro relazione si rivelerà un autentico inferno. Con lei quotidianamente abusata.
E certamente la nascita di Jonathan rivelatosi presto un bambino ammalato, tarato, affetto da un grave ritardo che ha rappresentato agli occhi del padre solo un fallimento di maschio, ha potuto migliorare una spaventosa situazione in cui la brutalità rappresentava la norma . Unico sollievo per lei l’amorevole conforto offerto dalla costante presenza di una vicina di casa Lola, vedova e che vive con la figlia Corrada sullo stesso pianerottolo, diventata insostituibile appoggio, spalla e forse unico freno inibitore della continue violenze del marito. Violenze alle quali Geena, che ormai ha italianizzato il suo nome in Gina, non ha mai osato ribellarsi. Ancora plagiata infatti da ciò che ha vissuto in casa dei genitori, dove aveva appreso da sua madre a scambiare l’amore con il dovere, accetta tutto supinamente…
Lavorando di sera per un’impresa che fa le pulizie in uno studio di avvocati e commercialisti, e lascia durante quelle ore il suo povero bambino, Jonathan, all’amica Lola.
L’unica cosa buona da fare sarebbe separarsi. Ma Gina non vuole farlo, resiste, continua a resistere nonostante le assenze di Raffaele, le ripetute vessazioni morali, le minacce e le botte.
Fino a quando suo marito, Raffaele si dileguerà misteriosamente dopo una gita, un picnic fatto con Lola e Jonathan. Gina denuncerà la sua scomparsa solo la sera dopo, dichiarando che non era la prima volta che lui lasciava la famiglia. Forse aveva scelto di andarsene.
E nei giorni e nei mesi successivi, in cui cerca consciamente di cullarsi in quell’impossibile realtà, la sua vita sembra prendere una piega diversa, tranquilla, lei e il bambino soli, quasi sereni ma tutto pare voler finire in un attimo quando un giorno due agenti di polizia bussano alla sua porta. È stato ritrovato un cadavere quasi irriconoscibile in un canale, potrebbe essere quello di suo marito.
Dopo aver fornito gli elementi sufficienti per un’identificazione formale per Geena tuttavia, in attesa che le indagini facciano chiarezza, comincerà un lungo calvario di rimorso e di paura. È convinta infatti di essere in qualche modo responsabile e che la morte di Raffaele non sia dovuta al caso.
Per su fortuna nello studio legale dove fa le pulizie la sera, esercita tra i titolari Mara, che lavora alle pratiche legali fino a tardi, quasi a notte. Gina/Geena, che ha imparato a fidarsi delle donne, sollecita il suo consiglio e il suo aiuto professionale. Fra loro nascerà simpatia, tanto che il loro rapporto da strettamente professionale saprà diventare un’amicizia nella quale presto verrà coinvolta anche la quieta e confortante saggezza di Lola.
Tre donne, ciascuna con dietro le spalle qualcosa di segreto mai confessato, legato a diverse esperienze come madri e come figlie, ma che la condivisione trasformerà in sostegno e forza comune. Una forza che consente di affrontare ogni verità.
Reale e senza false emozione la descrizione del rapporto tra l’amica Lola, donna generosa e senza sentimentalismi, e Gina, madre spossata del piccolo Jonathan, un bambino che morde, si agita e cammina a stento. Un esserino che non la chiamerà mai mamma, condannato a restare un bambino a vita. Ciò nondimeno, anche nei momenti di peggiore disperazione, Gina riuscirà ad affrontare la sua malattia e a lottare per sopravvivere. Sconfinato amore, il suo, ma anche fatica ed esasperazione, pur temperate dall’abnegazione e dall’istinto di protezione. Gina ha imparato a conviverci per andare avanti e restare al suo fianco ma per continuare a farlo sa anche che deve sapere delegare e farsi aiutare.
Lei è una donna che si crede sbagliata, forse perché così l’hanno fatta sentire i suoi genitori e suo marito, magari umiliandola per il suo aspetto di donna piccola. esile , con grandi occhi in un volto smagrito. Insomma si giudica solo bruttina, inconsistente, soffre di mancanza di autostima, di rispetto verso sé stessa. E invece dovrà imparare a riconoscersi, a combattere per se stessa e a concedersi nuove possibilità.
Ha una bella voce, le piacerebbe cantare forse… ma quando, dove e come?

Valeria Ancione, siciliana, è nata nel 1966 a Palermo, ma è cresciuta a Messina e dal 1989 vive a Roma. Giornalista professionista, lavora al “Corriere dello Sport” dal 1991. Ama raccontare le donne. Si è occupata di calcio femminile, sostenendo sulle pagine del suo giornale la battaglia contro pregiudizi, stereotipi e discriminazione di genere. Del calcio in generale l’attrae la potenza di aggregazione e condivisione, meno le partite. Non è tifosa, ma simpatizza. È convinta che lo sport possa salvare la vita. Giocava a basket, nonostante l’altezza, è sempre a dieta, non ha mai tinto i capelli, legge sempre e ascolta audiolibri, ama il mare in modo viscerale e la Sicilia in modo possessivo, si commuove sullo Stretto, è orgogliosa di essere cittadina di Roma, ha tre figli nel secondo tempo dell’adolescenza che, se non si allunga un altro po’, forse sta finendo.
Nel 2015 ha esordito in narrativa con La dittatura dell’inverno per Mondadori. Nel 2019 con Mondadori Ragazzi ha pubblicato Volevo essere Maradona (biografia romanzata dell’ex calciatrice Patrizia Panico), finalista al Premio Bancarellino e di cui la Lux Vide ha acquistato i diritti per produrre una serie tv. Nel 2022 è uscito per Arkadia Il resto di Sara, del quale esiste anche la versione audiolibro de Il Narratore.

:: Morte di una ragazza speciale di Luigi Guicciardi (Damster 2023) di Patrizia Debicke

15 dicembre 2023

In un piovoso ottobre modenese già intorpidito dall’umido abbraccio autunnale, la casuale scoperta sulle riva del fiume, il Panaro, fatta da un cane, di un cadavere di una ragazza, sigillato in un grosso sacco di plastica da rifiuti, allo stesso tempo spaventa e incuriosisce tutta la città. E non solo perché la generale emozione, diffusa a macchia d’olio, diventerà addirittura scioccante quando, dopo i primi riscontri autoptici del medico legale, Salvatore, “Turi”, Coco, si scoprirà che la vittima è Maria Leonardi, una sedicenne con la sindrome di Down ma di straordinaria bellezza, amata figlia di una ricca famiglia borghese. La ragazza, misteriosamente scomparsa tre anni prima senza dare segno di sé con una inesplicabile fuga, si pensava, dall’ esclusivo istituto per ragazzi con disabilità dove viveva, non era stata mai più ritrovata. In seguito sua madre, non riuscendo a sopportare il peso del dolore, si era tolta la vita.
Le risultanze dell’autopsia diranno che la vittima, selvaggiamente colpita a morte, è deceduta per emorragia interna. Al momento dell’omicidio Maria era incinta di cinque settimane. Ma le risultanze diranno anche che il suo corpo è stato conservato altrove, in luogo molto umido adatto a favorire la mummificazione e solo di recente abbandonato lungo il fiume. Un cold case, dunque e di ardua soluzione per il giovane commissario Torrisi, uno tra più giovani di tutta Italia, nel secondo romanzo poliziesco d’indagine di Luigi Guicciardi che già con il suo “Il ritorno del mostro di Modena” , aveva introdotto nella narrazione un personaggio molto diverso dal suo consueto protagonista. Un altro commissario dunque che, diversamente dal catanese Cataldo, è un modenese quasi doc, insomma della provincia, perché nato a Samone, un paese vicino a Guiglia. Un “nuovo” commissario di 30 anni più giovane di Cataldo, e che per questa seconda avventura Guicciardi ha deciso di far affiancare dall’ispettore Fabio Carloni, più o meno coetaneo di Torrisi, fresco di nomina e di assegnazione, arrivato in questura da appena sei mesi a ricoprire il posto dell’ispettore Leonardi, trasferitosi per amore al termine dell’indagine precedente.
Un collaboratore Carloni con il quale Torrisi subito si è trovato bene e che si rivelerà per lui presto quasi indispensabile.
Intanto già dai primi rilevamenti in loco, il medico legale ha constatato che il cadavere presentava un processo di saponificazione progressiva ed essicazione dei grassi. Tradotto per chi non sa : un fenomeno fisico che blocca la decomposizione trasformando il corpo umano quasi in una mummia. L’imballaggio nella plastica poi ha contribuito a preservarlo. Tanto che la morte delle ragazza, poco più che un’adolescente, potrebbe addirittura risalire ad anni prima, magari a subito dopo la sua sparizione.
Il commissario Torrisi indirizzerà le sue indagini prima interrogando la famiglia della ragazza morta e quindi il padre e lo zio e subito dopo gli ospiti e lo staff direttivo terapeutico, infermieristico e di insegnanti di varie discipline di Villa Melania, l’ elegante ed esclusivo istituto privato dove viveva e studiava Maria. Struttura tuttora sostenuta economicamente dal padre della vittima che dopo la morte della moglie si è anche sposato con la direttrice , giovane donna preparata professionalmente e molto determinata.
Un istituto governato secondo una moderna concezione direzionale sempre più indirizzata e specializzata nella cura e nell’inserimento nella vita di allievi diversamente abili.
Ma la strada di Torrisi sarà lunga e in salita da percorrere, costretto a districarsi tra psichiatri e ippoterapeuti, insegnanti ambigui e preti psicologi, impegnati a operare tra casi di catatonia, sindromi di Down o di lucidi ma apparentemente anaffettivi Asperger. Un’inchiesta portata avanti a fatica, superando le differenti reazioni della gente di fronte all’handicap: troppo spesso accolto con impreparazione, cinismo, imbarazzo, stupidità, ma talvolta per fortuna anche con amore e altruistica solidarietà. Un mondo particolare quello che concerne i diversamente abili , difficile e affascinante, in cui calarsi e muoversi con delicatezza e attenzione: questa volta portato a rappresentare il fulcro di un romanzo giallo.
Si dovrà cercare in tutti modi, battendo a tappeto la zona, ad arrivare a individuare dove e perché sia stata assassinata Maria, riuscire ad aprire un varco e superare il muro di complice silenzio offerto da una piccola comunità decisa a ogni costo a proteggere la propria immagine.
Ma qualcosa di orribile si è innescato. Il male vorrebbe continuare a nascondersi ma appena il commissario arriva a percepire quale potrebbe essere l’atroce verità, il peggior orrore pretende di riappropriarsi del palcoscenico. Per proteggere la sua insospettabile identità, l’assassino infatti ha scelto di colpire e colpire ancora…
Ma Luigi Guicciardi svolgendo ancora una volta con magistrale abilità il suo compito di giallista, affidato e affidandosi al suo commissario di carta, saprà ancora trovare le giuste chiavi per aprire tutte le porte per introdurre il lettore nella soluzione del caso . I conti tornano : chi ha ucciso e perché verrà scoperto, le peggiori ambizioni condannate, l’ordine pubblico ristabilito, ma i ricordi delle persone, pur ridotti a brucianti fantasmi continueranno a esistere e a opprimere la mente di coloro che restano e sono obbligati ad affrontarli.

Modenese, insegnante di liceo e critico letterario, Luigi Guicciardi è il creatore del commissario Cataldo, poliziotto al centro di una lunga serie di mystery cominciata con : “La calda estate del commissario Cataldo”; “Filastrocca di sangue per il commissario Cataldo” – entrambi finalisti al Premio Scerbanenco. L’ultimo, del 2023, è Il commissario Cataldo e il caso Tiresia.

:: Modus in rebus di Riccardo Ferrazzi (Morellini 2023) di Patrizia Debicke

23 novembre 2023

Vittorio Fabbri, un brillante trentenne uomo d’affari milanese, è molto legato per lavoro alla penisola iberica. Ma e soprattutto ama Salamanca: la splendida città universitaria, barocca e romana, dove ogni casa rappresenta quasi un monumento e ogni strada sembra voler celare l’arcano. Fabbri frequenta là un gruppo di giovani: Fernando, Javier, e soprattutto Miguel Angel, figlio di un ricco latifondista della zona, German Garcia, che allevava tori prima di cederli al suo principale rivale, Eleuterio Diaz Herrero, che gestiva la Plaza de Toros. Vittorio e Miguel Angel diventeranno buoni amici, si vedranno tutte le sere..
Sono i tempi ancora instabili, senza vere certezze, con la Spagna che sta appena uscendo dalla dittatura franchista. Miguel Angel è ossessionato dal sogno di diventare torero. Del loro gruppo di giovani fa parte anche una ragazza , Maite, che tutti corteggiano e vorrebbero, soprattutto Victor, ma lei è inquieta, ritrosa, sfuggente, si lascia solo desiderare. Quando un giovane sacerdote, Don Augustin, molto all’avanguardia, un trascinatore delle folle, verrà ritrovato per strada morto con una banderilla piantata nella schiena, e una testa di toro a coprirgli il volto, cominceranno i misteri e in un certo senso l’incubo che accompagnerà Victor per tutta la vita. Quell’omicidio gli farà perdere gli amici, un affare e un forse possibile amore con Maite. Chi ha ucciso il prete, don Agustin? La polizia indaga ma il caso verrà rapidamente messo da parte dal funzionario incaricato dell’indagine: qualcosa di poco chiaro da dimenticare prima possibile?
Certo è che tutti attorno a lui si muovono in modo strano. Potrebbero essere tutti colpevoli? Anche la sua amata Maite?
Vent’anni dopo, con il ricordo di Maite quasi diventato un’ossessione, l’ormai cinquantenne Vittorio, dopo avere chiuso l’ attività imprenditoriale che lo portava in giro nel mondo, tornerà a Salamanca per cercarla. Invano, nessuno sa ritrovarla e finirà con dover rientrare a Milano senza alcuna certezza. Là, incontrato un ex collega, Sergio Viganò, che riscopertosi innamorato della scrittura, in via Procaccini ha aperto una piccola libreria e creato una casa editrice. Vittorio si coinvolgerà emotivamente in quell’impresa, acquistando una parte delle quote societarie. La libreria di Viganò ha creato e ospita anche una specie di salotto letterario, di cui fa parte una strana donna, bella e interessante, Bianca.
Fabbri si lascia affascinare e se ne innamora, forse anche perché nei modi e nel comportamento gli ricorda il suo sogno spagnolo, Maite, e questo lo intriga profondamente. Anche Bianca come tutti gli altri assidui frequentatori del salotto letterario che si fanno chiamare “Tristeros” è un autrice.
Ma dopo poco tempo, uno scrittore , bravo e caro amico del libraio, Turchetti, verrà ritrovato morto, in casa sua, chiuso a chiave dall’interno. Un mistero della stanza chiusa, come quelli tanto celebrati dal giallo classico ? O potrebbe invece essersi trattato più semplicemente di un incidente? La polizia indaga, approfondisce. Viganò e Fabbri suggeriscono possibili sospetti, moventi, ciò nondimeno le loro parole non basteranno a fermare la falce della morte. Ferma là, in attesa ma pronta a colpire ancora e presto lo farà di nuovo, implacabile.
Nel frattempo Tormento, un libro scritto da Bianca, un vero polpettone, magari anche in virtù della macabra pubblicità scatenata intorno ai due morti che ruotavano intorno alla Libreria, va a ruba. Unico tangibile risultato, perché invece le indagini sui due amici defunti si arenano e Vittorio Fabbri resterà da solo in via Procaccini a gestire la libreria della quale aveva acquisito le quote.
Bianca che ora viaggia, è sempre lontana e brilla di luce propria e finalmente chiama Vittorio. Poi… Ma chi è Bianca veramente? Possibile che lei sia Maite? Non è forse che Maite è la Morte?
Ma il titolo dichiara: Est modus in rebus. Vi sono determinati confini…limiti oltre i quali non si può andare…
Nota sentenza di Orazio, cui fa seguito (Satire I, 1, vv. 106-107) sunt certi denique fines, Quos ultra citraque nequit consistere rectum dunque confermiamo anche noi “v’è una misura nelle cose, al di là e al di qua dei quali non può esservi il giusto”. Sentenza ripetuta spesso per esprimere la necessità di una saggia moderazione e per richiamare al senso della misura…
E se invece Maite fosse l’apportatrice di Morte e quindi un’incontrollabile superamento dei limiti del modus in rebus?
Fulcro di Modus in rebus è il mistero che l’autore, attraverso la voce di Maite, l’amata del narratore, inaspettatamente ci rivela nel prologo. Ciò nondimeno il filo conduttore di tutta la trama è la tormentata fissazione del protagonista ,Vittorio Fabbri , per la Spagna, per Salamanca e soprattutto per lei la donna spagnola, Maite – sempre desiderata e mai forse realmente avuta . E a conti fatti anche e soprattutto per questo, tutte le parti narrative guardano al giallo, lo sfiorano , lo toccano e ci si avvicinano molto come per la storia del sacerdote misteriosamente assassinato (nella prima), quella delle morti di uno scrittore e del libraio alla testa di un circolo intellettuale misterioso e polemico (nella seconda), e soprattutto frutto di intuizione la terza. E ciò nondimeno forse non sarebbe questo il vero scopo del romanzo, in cui parrebbero soprattutto contare l’amore, la suadente nostalgia, ma anche l’amicizia, il tradimento della fiducia data , la necessità di aderenza culturale, e persino il bisogno di ritrovare il senso dell’esistenza nella quotidianità. Elementi che si mischiano e s’intrecciano con la percezione strisciante di impotenza e di angoscia del protagonista. Ma che rappresentano anche una molteplice dichiarazione d’amore per una donna, una città una terra e un mondo racchiusi dall’ideale di un passato.

Riccardo Ferrazzi vive a Milano. Ha pubblicato tre romanzi: Cipango! (Leone Editore, 2013), con cui ha vinto il Premio Fiorino d’argento 2015; N.B. Un teppista di successo (Arkadia, 2018); Il Caravaggio scomparso. Intrigo a Busto Arsizio (Golem Edizioni, 2021). Ha pubblicato anche un libro a quattro mani con Marino Magliani, Liguria, Spagna e altre scritture nomadi (Pellegrini, 2015) e due saggi: Noleggio arche, caravelle e scialuppe di salvataggio. Breve discorso sul mito (Fusta, 2016) e Premonizioni (Oligo, 2023). Ha tradotto Mark Twain, Federico Garcia Lorca, Vicente Blasco Ibañez, Haroldo Conti e altri.