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:: La malinconia del tartufo di Orso Tosco (Rizzoli, 2026) a cura di Patrizia Debicke

26 giugno 2026

La malinconia del tartufo conferma Orso Tosco come una delle voci più originali del noir italiano contemporaneo. Il terzo capitolo dedicato al commissario Gualtiero Bova, detto il Pinguino, non si limita a proporre un’indagine costruita con intelligenza, ma affonda nelle fragilità dell’animo umano, trasformando il mistero in un mezzo per esplorare dolore, memoria, perdita e speranza. Un romanzo in cui il delitto è solo il punto di partenza per un viaggio in grado di mischiare con naturalezza humour, malinconia e riflessione.
Il caso si apre con un omicidio tanto feroce quanto paradossale. Titti Sbrana, pittore novantaduenne più noto per le sue sregolatezze che per le sue opere, viene trovato assassinato con trentanove coltellate nella pacchiana piscina a forma di bocca.
Il primo interrogativo tuttavia, non concerne chi sia il suo assassino. Ma e soprattutto perché. Perché infatti far fuori un uomo che aveva già dichiarato pubblicamente di voler ricorrere al suicidio assistito nel giro di poche settimane? Apparentemente una contraddizione che darà il via a una rocambolesca indagine atta a sfatare ogni certezza.
Anche stavolta il fulcro della storia è Gualtiero Bova, uno dei commissari più stravaganti ma affascinanti e anticonvenzionali della narrativa italiana. Geniale, disordinato, istintivo, incapace di adattarsi alle regole, tratta ogni caso in un modo che parrebbe privo di logica, e…poi però funziona Le sue percezioni nascono da qualcosa di suo che ben si lega con il suo tran tran dominato da bizzarre abitudini. Dietro quell’apparente caos si nasconde tuttavia un uomo intimamente ferito. Da otto anni vive vicino ad Ada, la donna amata, imprigionata in un coma che sembra sospendere il tempo. Fatto personale che avrà maggior peso nel corso della narrazione, quando un’imprevedibile notizia metterà in gioco il suo equilibrio emotivo. Tosco ne scrive senza ricorrere al sentimentalismo, con piccoli gesti, silenzi e considerazioni del suo protagonista.
Accanto a lui ritroviamo la sua improbabile ma irresistibile squadra investigativa. Listeddu, Falesca e Raviola non incarnano certo il modello del perfetto poliziotto ma quello di persone con debolezze e manie, in grado di regalare ai lettori momenti di leggerezza senza compromettere la tensione narrativa. Dominante poi anche stavolta la bassotta Gilda Gildina. Nel rapporto tra il commissario e la sua inseparabile cagnetta si nota vera tenerezza. Insomma con lei Bova può lasciarsi andare. E forse pian piano lo potrà fare anche con la Olivia Montenotte.
Scopriremo in Titti Sbrana, l’arzillo novantaduenne accoltellato, un personaggio sfaccettato. Lungi dall’essere soltanto la vittima dell’omicidio, continua a dominare la scena attraverso il ricordo di chi lo ha conosciuto, gli enigmi custoditi nelle sue opere e i segreti nascosti dietro una lunga esistenza vissuta senza compromessi. Pagina dopo pagina la sua figura si rivela molto più complessa di quanto lasci immaginare e la fama di artista eccentrico e provocatore e il confine tra genialità, narcisismo e oscurità, si fa sempre più sottile.
Attraverso l’indagine Orso Tosco osserva con sguardo ironico il mondo dell’arte contemporanea. E lo descrive con sottile vena satirica, mostrando quanto spesso dietro il prestigio si celino meschinità e opportunismi. Galleristi, critici, collezionisti e artisti popolano un ambiente affollato da rivalità, smisurate ambizioni e continue finzioni.
Lo stile di Orso Tosco continua a distinguersi per una personalità immediatamente riconoscibile. La scrittura, curata, coinvolgente e capace di sorprendere senza risultare artificiosa, alterna dialoghi brillanti, riflessioni poetiche e improvvisi cambi di registro, passando con naturalezza dall’umorismo alla malinconia, dalla leggerezza alla tensione.
Il titolo poi custodisce il significato più profondo dell’opera. La malinconia del tartufo diventa metafora di tutto ciò che vive nascosto sotto la superficie: sentimenti inespressi, dolori mai elaborati, verità sepolte e invisibili bellezze. Proprio come il prezioso fungo cresce nell’oscurità della terra, anche i protagonisti sembrano costretti a confrontarsi con le proprie zone d’ombra prima di intravedere una possibilità di rinascita.
Con questo terzo capitolo, Orso Tosco consolida ancor più la forza narrativa della serie dedicata al Pinguino. La malinconia del tartufo è un noir atipico, raffinato e profondamente umano, nel quale l’indagine criminale convive con una delicata riflessione sulla fragilità dell’esistenza. Un romanzo ricco di personaggi memorabili, ambientazioni evocative e dialoghi capaci di alternare ironia a grande poesia, destinato a soddisfare chi cerca non soltanto un ottimo giallo, ma anche una storia in grado di lasciare il segno.

Orso Tosco Scrittore e sceneggiatore, è nato a Ospedaletti nel 1982. Ha pubblicato racconti, romanzi e poesie. Tra i suoi libri ricordiamo London voodoo (minimum fax, 2022) e Nanga Parbat. L’ossessione e la montagna nuda (66THAND2ND, 2023).Per Rizzoli ha pubblicato L’ultimo pinguino delle Langhe, il primo capitolo della serie noir con protagonista il commissario Bova, con cui ha vinto il prestigioso Premio Scerbanenco del 2024, La controra del Barolo (2025) e ora La malinconia del tartufo.

:: L’ultimo pinguino delle Langhe di Orso Tosco (Rizzoli 2024) di Patrizia Debicke

9 marzo 2024

Orso Tosco si presenta con il suo personaggio che mi piace e mi diverte anche se non riesco ancora a inquadrarlo completamente. Però mi stuzzica e mi intriga. Intanto incuriosisce la “non incombenza” della sua strana e lontana famiglia: tutti bellissimi salvo lui, non adottato ma che il capriccio della genetica si è divertito a fabbricare regalandogli solo infelici caratteristiche fisiche. Alto, corpulento, con un corpo a forma di pera : le spalle un po’ curve e le braccia corte, sproporzionate quanto gli occhi minuscoli che quasi si perdono nel suo faccione arricchito dai baffi e normalmente seminascosto dal fumo della sua eterna pipa accesa. Ragion per cui il commissario Gualtiero Bova è soprannominato : il Pinguino. Peculiarità: melanconico?
Oddio mi sta lo stesso simpatico e simpatico è davvero anche perché, tanto per cominciare percepisco in lui velati, e forse neppure tanto, riferimenti all’humour manziniano di Schiavone, suggerito dal suo ricorrere a proibite voluttà di strane sostanze e dalla dominante presenza di Gilda Gildina, una bionda e conturbante bassotta a pelo lungo. Per non parlare del suo trasferimento punitivo, o meglio esilio mascherato da promozione, da Genova nelle Langhe, con ufficio a Mondovì e la stravagante e imperdibile composizione della sua nuova squadra poliziesca in loco vedi : Dott.a Lubatti, della scientifica, piccola pedante ma professionale, Cristiano Raviola il vice del Pinguino, mandrillesca fotocopia di Travolta, l’arguta e pensante giocatrice di rugby mancata Carla Telesca e l’ohimè non pensante invece Listeddu, unica dote riconosciuta: saper guidare. Per il Pinguino però non ci sono amici d’infanzia lasciati a casa, a Latte, frazione di Ventimiglia a pochi chilometri dalla frontiera francese, solo il mare e le nuotate. E neppure l’onnipresente fantasma di una moglie morta ammazzata , e invece un grande vero amore che giace da sei anni in coma in una clinica ligure … Ah sì, certo “ammazzata anche lei” e da chi?
Personaggio, il commissario Bova, pieno di contraddizioni: scettico ma sensibile, rustico ma attento, duro ma gentile, triste e inconsapevolmente buffo, con una eccezionale intelligenza che lo porta dove vuole . Ah dimenticavo, ma la cosa non guasta, è pure un po’ dislessico.
“Anche i lunedì speciali, quelli capaci di cambiare il corso di un’intera esistenza, iniziano come un giorno qualsiasi.”
E sarà una spiacevolissima esperienza quella che dovrà affrontare il ricchissimo e potente broker svizzero abitante a Cigliè, tale Rufus Blom quando, durante la sua corsa all’alba tra le colline delle Langhe in direzione dello Sbaranzo per smaltire gli stravizi della sera prima, si troverà davanti al cadavere sanguinante e nudo di una ragazza. E, come se non bastasse, sulle natiche della vittima l’assassino ha scritto col sangue un nome e un cognome, il suo Blom, e accanto ha disegnato una svastica. Oibò!!! Da gelare il sangue!
Un gran brutto fattaccio che da quel momento costringerà il commissario Bova, ovverosia il Pinguino, a calarsi in un’indagine con ben poche tracce a sua disposizione e tanti forse troppi interrogativi. Eh già perché in un posto dove tutti dovrebbero sapere tutto di tutti intanto pare che nessuno conosca l’identità della ragazza, e perché sia stata usata come orrenda lavagna di morte per una minaccia tracciata come messaggio minatorio verso il ricchissimo ex orfano signor Blom. Signor Blom oggi proprietario di terre e di castella di famiglia, solo frequentate da bambino ed ereditate dal nonno, che ha scelto il Piemonte per sposarsi a giorni con la bellissima e disinibita fidanzata Rose Bellamy. Strano no?
Va bene, andiamo avanti e infatti il Pinguino non si tira indietro. Si rimbocca le maniche e affiancato dalla fedele, quasi inseparabile bassotta Gilda, Gildina e in compagnia della sua pipa dovrà scavare bene e a fondo per riuscire a trovare il nome della vittima e quale sia il complicato e misterioso legame che la collega a Rufus Blom e alla sua famiglia, sulla quale sembra gravare un qualche lontano e terribile segreto.
Ma il primo brutale omicidio verrà seguito da altri, esecuzioni ordinate per celare tracce e colpe, per punire? Ma chi e per cosa? Chi è poi il burattinaio, come pare ci sia, che comanda e conduce il complicato piano fatale ? Chi si nasconde dietro l’ inimmaginabile e perverso gioco di scatole cinesi e complessi rinvii? Dietro un crimine in cui si materializza ogni aspetto più cupo e lurido della natura umana.
Una storia dura che tuttavia una Orso Tosco riesce a stemperare con abilità servendosi delle contraddizioni, di sciocche debolezze dei personaggi e dei tanti semiesilaranti difetti che affliggono sia i protagonisti che i comprimari.
Riuscirà il nostro Pinguino a scoprire la verità? Per forza, non ci piove! Ma proprio tutta tutta?
Una trama complicata che pur circonfusa da un’atmosfera di grande bellezza e rallegrata da profumi e sapori (imperdibile la descrizione della Gemma padrona della Trattoria Nisurin e del tavolo delle cibarie destinato al commissario Bova) ricostruisce un godibilissimo scenario in cui tuttavia molto spesso l’atmosfera si rabbuia virando su toni e contorni classici del noir.
Secondo grande protagonista della storia diventa poi il territorio delle Langhe con le sue affascinanti ambientazioni descritte con dovizia di particolari che si fanno avanti di prepotenza.
Dalle tante cose rimaste inspiegate si desume che potrebbe diventare una serialità. Vero?

Orso Tosco è scrittore, poeta e sceneggiatore. Per minimum fax ha pubblicato il romanzo Aspettando i Naufraghi (2018) e, insieme a Cosimo Argentina, Dall’inferno. Due reportage letterari (2021). Per Interno Poesia è uscita la sua raccolta Figure amate (2019). Vive a Ospedaletti, nel far west ligure.