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:: Notte di neve e sangue di Triona Walsh (Newton Compton 2024) a cura di Patrizia Debicke

2 febbraio 2024

Nella gelida notte di Capodanno sei vecchi amici si sono dati appuntamento a Inis Moor, un’isola al largo della costa occidentale color smeraldo dell’Irlanda.
Inis Moor è la più grande delle isole Aran, 3 isole irte, selvagge e rocciose poste a guardia dell’imboccatura della baia di Galway a circa 60 km dalla costa che conservano ancora intatta la loro sconvolgente bellezza naturale, la cultura celtica e la lingua: il gaelico.
L’isola più grande Inis Mor,con poco più di ottocento residenti e dove si trova un forte preistorico, Dún Aengus, seguita da Inis Oirr e Inis Meain. Inis Mor è nota anche per la sua perfetta piscina naturale rettangolare che sembra quasi tagliata da qualche gigantesco macchinario fantascientifico formatasi invece naturalmente per l’erosione dell’oceano. Sono stati i venti e le onde infatti a scavare questo meraviglioso fenomeno che il folklore irlandese ha soprannominato la Tana del serpente perché somiglia a un serpente avvolto nelle spire dentro la sua tana. Un splendida piscina, abbeverata da canali sotterranei che portano l’acqua dall’oceano e, benchè sia da evitare per i nuotatori inesperti per le sue pericolose correnti, viene frequentata in estate dai tuffatori che, avvalendosi di una piattaforma agganciata allo strapiombo, si lanciano dall’alto.
Sono passati dieci anni dal drammatico incidente la tragica morte in mare di Cillian, ferito e strappato dalla barca dalle onde durante un’ uscita di pesca invernale. Una sconvolgente disgrazia che li ha separati ma stavolta i sei superstiti, tra i quali è Cara, la bella rossa, sua vedova e madre dei suoi figli, hanno deciso di onorare l’anniversario sull’isola per ricordare almeno i tanti bei momenti trascorsi tutti insieme. E quindi i tre trasferitisi lontano: negli Stati Uniti Seamus, scrittore e sceneggiatore di successo, fratello di Gillian e in Inghilterra Ferdia, musicista e imprenditore discografico con Sorcha sua moglie, sono tornati a Inis Mor per riunirsi agli amici isolani: Maura, la bella rossa maestra d’asilo quasi una sorella per Cara e Daithì, insostituibile, costante e fraterna presenza per entrambe, proprietario e gestore del Derrane, l’unico pub e vero albergo dell’Isola. E proprio Cara sarà l’ultima a raggiungere il gruppo perché per il suo incarico di “Garda” agente di polizia, con il grado di sergente e unica autorità di controllo a Inis Mor , ha dovuto presenziare a una riunione di lavoro sulla terraferma e ha preso al volo l’ultimo traghetto.
Il mare era in già in tempesta e le previsioni annunciavano tempo pessimo con vento e neve per giorni. Non resta che sperare che non ci siano imprevisti ma intanto al suo arrivo deve subito scontrarsi con le stupide superstizioni che annunciano sfortuna e morte. Per la credenza popolare irlandese si dice infatti che quando un quadro cade dal muro: qualcuno morirà… E purtroppo si scoprirà troppo presto che potrebbe non essere solo una leggenda.
Intanto però gli amici l’aspettano e quindi bisogna dimenticare dubbi, stanchezza e festeggiare l’essere di nuovo tutti insieme.
A Cara non resta dunque, in barba al freddo e alla tormenta causa di guasti agli wi-fi e ben presto ohimè anche di interruzioni elettriche e telefoniche, che raggiungere con Daithí casa Flaherty, oggi di proprietà di suo cognato, il vecchio e ormai trascurato cottage di famiglia dove è previsto il raduno per quella sera. Ma Maura, l’amica, manca all’appello, lei e Daithì non l’hanno trovata quando sono passati a cercarla a casa sua e non li raggiungerà in seguito mentre fanno festa , bevendo tra chiacchiere e ricordi e una violenta tempesta di neve, ora dopo ora, rende sempre più difficili gli spostamenti. Insomma Maura sembra svanita nel nulla, anche se Cara sa che negli ultimi tempi era in contatto con qualcuno. E Maura, sempre molto riservata, non si era aperta neppure con lei, forse la sua migliore amica. Magari quella sera aveva meglio da dare e li aveva semplicemente bidonati?
Ma una telefonata dal continente che avverte di una chiamata anonima per segnalare la presenza di un corpo in fondo alla Tana del serpente, spedirà la mattina dopo alle otto, nonostante l’imperversare della bufera Cara scortata da Daithì alla scogliera e in basso, sfidando coraggiosamente il mare in tempesta, ricupereranno a fatica il corpo di una donna. Quello martoriato di Maura. Ma secondo le loro prime impressioni, poi confermate anche dal giudizio della dottoressa l’unico medico di servizio sull’isola, non si tratta di una caduta accidentale o di un suicidio: Maura è stata brutalmente assassinata. Ma chi può averla voluta uccidere e perché?
Nonostante il dolore per la perdita di una cara amica, Cara, dovrà cercare di raccogliere più indizi possibili prima dell’arrivo della polizia dalla terra ferma, senza aspettare che la neve si sciolga, le tracce vengano cancellate e la verità resti sepolta per sempre. E soprattutto dovrà farlo confrontandosi con un criminale che senz’altro ha già ucciso e magari potrebbe colpire ancora. Uno di loro dunque sarebbe l’assassino?
Il tempo sembra quasi volersi fermare, tornare macabramente sui suoi passi come per far riemergere intimi segreti che alcuni celavano perfino a se stessi. Possibile che esistano importanti legami resi immutabili dal tempo, o lesi da un diverso tempo, scavando dei profondi rancori?
Una piccola isola avvolta nel mistero, un’inarrestabile e accecante tormenta, un passato sepolto, e chissà un futuro mortale per tutta un intrigata storia in cui forse un cadavere potrebbe avere molto da raccontare.
Molto intensa e suggestiva l’ambientazione per una narrazione esaltata della potenza degli avvenimenti naturali ivi descritti.
In Irlanda un celebre detto sostiene che quando si sposa un isolano si sposa l’intera isola. A maggior ragione su queste piccole isole avamposti nell’oceano i nativi riescono spesso a trasformarsi in un’unica sentita essenza, in un qualcosa per cui la solitudine fa diventare indispensabile la partecipazione, la comunanza e la totale condivisione.
Molto interessante e ben interpretato dai vari personaggi il vivace contrasto tra paesaggio, lingua irlandese e antica cultura del paese.
Un thriller celtico ma anche tipicamente anglosassone che, a conti fatti, rimanda di continuo a certi aggrovigliati intrecci all’ Agatha Christie, pur facendo l’occhiolino al lettore suggerendogli più volte la soluzione riesce tuttavia a spronarlo e a coinvolgerlo fino all’ultima pagina.

Tríona Walsh. È una scrittrice irlandese, autrice di thriller e gialli ricchi di atmosfera e colpi di scena. Artista e graphic designer, si occupa anche dell’ideazione e realizzazione di copertine per diverse case editrici. Vive a Dublino con la sua famiglia.

:: La pittrice di Rennes di Alberto Mati (Ali Ribelli 2023) a cura di Patrizia Debicke

19 gennaio 2024

Estate 2022. Alla stazione ferroviaria di Rennes, lo splendido capoluogo della Bretagna, Alessandro Zocchi, quarantacinquenne toscano in viaggio con due amici, dopo aver comprato il biglietto del TGV per Parigi, nota una giovane donna apparentemente trentenne dai capelli rossi che gli volta le spalle davanti al tabellone delle partenze. Colpito dall’avvenenza della sua figura, esaltata dalla minigonna e dalla camicetta annodata sotto il seno, le scatta una foto e quando poi lei, nel raccogliere la borsa per dirigersi verso un caffè, perderà un foglietto di carta con scritto qualcosa, lo raccoglierà porgendoglielo e spiegandosi nel suo povero francese.
Ma proprio in quel preciso momento sarà piacevolmente colpito e affascinato nello scoprire che la ragazza parla un ottimo e musicale italiano, con un live accento appena valorizzato nelle erre, avendo studiato alle belle Arti di via Ricasoli a Firenze. Scoprirà infatti che la giovane musa incantatrice dai capelli rossi, Lorraine Lambery, che ha appena incontrato è diventata oggi una pittrice francese abbastanza conosciuta, dopo una lunga, difficile e tormentata carriera.
Lorraine si confida tranquillamente con lui, dichiarandosi apertamente lesbica ma con abitudini bisex. Cosa che stuzzica e intriga il toscano tanto più che tra loro due pare sia esplosa un’intesa sessuale immediata, pronta a trasformarsi presto in una tenera e stravagante liaison che si snoderà, attraverso itineranti e campagnole avventure bohémien ed incontri particolari, tra la Bretagna e Parigi.
La Ville Lumière, già, la rutilante capitale francese dove la sorte e l’incontro con una bella e conturbante archeologa bionda spagnola dagli occhi verdi, Isabel offesa e tradita dal fidanzato coinvolgeranno presto l’italiano in una sequela di altri, diversi e molto infuocati rapporti emozionali e fisici , descritti e spiegati con dovizia di particolari.
Un continuo mutare ed evolversi di inattese situazioni sorprendenti, in un turbine di avvenimenti spesso dagli aspetti simultanei che trascineranno Alessandro nella più difficile e azzardata confusione di passioni, costringendolo alla fine a optare per una scelta obbligata tra la bella rossa pittrice francese e la bionda e focosa archeologa catalana.
Un romanzo, La pittrice di Rennes che, più che il ritmo di un giallo assume la voluta suspence di ricercato e tenebroso romanticismo.
Un romanticismo che pare addirittura in certe descrizioni volersi avvicinare al decadentismo dannunziano per una storia a tratti lenta e subito dopo inquieta, incalzante, densa di amori complessi, libertini, nascosti ma anche esibiti , sullo sfondo di una splendida e accaldata Parigi estiva.
Una Parigi descritta alla perfezione tanto da assomigliare quasi in certe pagine a una dotta guida turistica che il toscano dovrà attraversare, visitare fino a conoscere e studiare nei più minuti particolari e segreti della sua antica intrigante storia e della sua millenaria cultura avvalendosi della archeologa spagnola.
Un storia intrigante che a tratti indugia, si sofferma, gioca con le parole, rappresenta l’incanto dei paesaggi, spiega la ripercussione e la bellezza dell’arte. Avvicina senza timore complessi temi storici, filosofici, vorrebbe creare poemi e ci prova senza vergogna…
Un love story inserita in una gita turistica, a tratti erotico sentimentale di tre amici toscani in Francia , per romanzo che a me richiama soprattutto il genere svagatamente sentimentale degli intrighi amorosi in certi film di Woody Allen.
Tracce che mi rimandano addirittura per certi aspetti e in certi momenti proprio al film : Vicky Cristina Barcelona e ben descrivono il tipico spaesamento o eccitazione del turista in terra straniera. Spaesamento e lassismo vacanziero che spesso riesce a provocare un mixer di reazioni che vanno dalla commozione alla noia, dallo stupore alla diffidenza. Le atmosfere inserite nel testo poi, quasi irreali e avvolgenti, contribuiscono ad un’euforia senza limiti al di là di quanto concesso dal raziocinio.

Alberto Mati, nato nel cuore della Toscana a Pistoia nel 1962, ha intrapreso un percorso professionale ricco e variegato. Dopo aver conseguito il diploma di perito industriale specializzato in meccanica, ha maturato una vasta esperienza lavorativa in diversi settori. Ha iniziato la sua carriera come impiegato tecnico in officine meccaniche, dove ha affinato le sue competenze pratiche. Successivamente, ha lavorato come progettista in una rinomata società d’ingegneria, mettendo a frutto le sue competenze tecniche e creative. Infine, ha assunto un ruolo di responsabilità come ispettore tecnico nella Polizia di Stato. Viaggiatore appassionato, ha esplorato ampiamente l’Italia, il Nordafrica e l’Europa, sia per motivi di lavoro che per piacere. Queste esperienze di viaggio hanno arricchito la sua visione del mondo e hanno influenzato la sua scrittura. Ora, Alberto si avventura nel mondo della letteratura con il suo primo romanzo, La pittrice di Rennes. Questa nuova sfida rappresenta l’ultima tappa di un percorso di vita ricco e stimolante, e non vediamo l’ora di scoprire dove la sua penna lo porterà.

:: E adesso dormi di Valeria Ancione (Arkadia 2023) di Patrizia Debicke

17 dicembre 2023

Un romanzo tutto al femminile, più che mai allacciato all’attualità, in cui la protagonista innocente frutto di un malsano e vessatorio asservimento familiare, sarà costretta a dover intraprendere una personale lotta quasi per la sopravvivenza.
Quell’asservimento che tante volte in nome di un amore malato troppo spesso rappresentato dalla possessività , dall’egoismo, dalla necessità di avere ed esercitare un dominio assoluto o peggio su un’innamorata, un’amante, una moglie o una figlia porta alla violenza. Toccando i confini della peggiore crudeltà. Quante volte sentiamo dire o leggiamo di ragazze o donne uccise per un’incontrollabile reazione omicida provocata da un rifiuto, da un no detto da qualcuna che un maschio purchessia credeva solo sua proprietà.
Ma nessuno, uomo o donna che sia, ha mai il diritto di considerare un essere umano come sua proprietà. Perché non esiste passione o sentimento che possa consentirlo. Si tratta solo di SCHIAVISMO e ricordiamo bene tutti che, benché purtroppo certe regole non siano mai state completamente accettate da certuni popoli, l’abolizione dello schiavismo è una grande conquista della civiltà.
Geena Castillo, americana , che oggi vive a Roma con il marito e il loro bambino di cinque anni, Jonathan, affetto da una rara malattia invalidante che gli impedisce e forse gli impedirà per sempre di capire e farsi capire, è fuggita in Italia dagli Stati Uniti per allontanarsi da un padre violento. Si illudeva di aver finalmente trovato il vero amore in Raffaele, convinta che la sua vita avrebbe potuto essere diversa, migliore e più giusta con un marito che proprio per il suo nome da angelo gli avrebbe offerto solo gioia e bellezza. Dopo aver subito le angherie di un padre padrone aveva seguito il fidanzato e poi marito a Roma, senza neppure rendersi conto che stava passando da una prigione all’altra.
E ciò nonostante, adusa a essere condizionata da un io dominatore, ha voluto credere che la sua nuova vita italiana fosse meno penosa di quella sofferta nel suo Paese.
In realtà la loro relazione si rivelerà un autentico inferno. Con lei quotidianamente abusata.
E certamente la nascita di Jonathan rivelatosi presto un bambino ammalato, tarato, affetto da un grave ritardo che ha rappresentato agli occhi del padre solo un fallimento di maschio, ha potuto migliorare una spaventosa situazione in cui la brutalità rappresentava la norma . Unico sollievo per lei l’amorevole conforto offerto dalla costante presenza di una vicina di casa Lola, vedova e che vive con la figlia Corrada sullo stesso pianerottolo, diventata insostituibile appoggio, spalla e forse unico freno inibitore della continue violenze del marito. Violenze alle quali Geena, che ormai ha italianizzato il suo nome in Gina, non ha mai osato ribellarsi. Ancora plagiata infatti da ciò che ha vissuto in casa dei genitori, dove aveva appreso da sua madre a scambiare l’amore con il dovere, accetta tutto supinamente…
Lavorando di sera per un’impresa che fa le pulizie in uno studio di avvocati e commercialisti, e lascia durante quelle ore il suo povero bambino, Jonathan, all’amica Lola.
L’unica cosa buona da fare sarebbe separarsi. Ma Gina non vuole farlo, resiste, continua a resistere nonostante le assenze di Raffaele, le ripetute vessazioni morali, le minacce e le botte.
Fino a quando suo marito, Raffaele si dileguerà misteriosamente dopo una gita, un picnic fatto con Lola e Jonathan. Gina denuncerà la sua scomparsa solo la sera dopo, dichiarando che non era la prima volta che lui lasciava la famiglia. Forse aveva scelto di andarsene.
E nei giorni e nei mesi successivi, in cui cerca consciamente di cullarsi in quell’impossibile realtà, la sua vita sembra prendere una piega diversa, tranquilla, lei e il bambino soli, quasi sereni ma tutto pare voler finire in un attimo quando un giorno due agenti di polizia bussano alla sua porta. È stato ritrovato un cadavere quasi irriconoscibile in un canale, potrebbe essere quello di suo marito.
Dopo aver fornito gli elementi sufficienti per un’identificazione formale per Geena tuttavia, in attesa che le indagini facciano chiarezza, comincerà un lungo calvario di rimorso e di paura. È convinta infatti di essere in qualche modo responsabile e che la morte di Raffaele non sia dovuta al caso.
Per su fortuna nello studio legale dove fa le pulizie la sera, esercita tra i titolari Mara, che lavora alle pratiche legali fino a tardi, quasi a notte. Gina/Geena, che ha imparato a fidarsi delle donne, sollecita il suo consiglio e il suo aiuto professionale. Fra loro nascerà simpatia, tanto che il loro rapporto da strettamente professionale saprà diventare un’amicizia nella quale presto verrà coinvolta anche la quieta e confortante saggezza di Lola.
Tre donne, ciascuna con dietro le spalle qualcosa di segreto mai confessato, legato a diverse esperienze come madri e come figlie, ma che la condivisione trasformerà in sostegno e forza comune. Una forza che consente di affrontare ogni verità.
Reale e senza false emozione la descrizione del rapporto tra l’amica Lola, donna generosa e senza sentimentalismi, e Gina, madre spossata del piccolo Jonathan, un bambino che morde, si agita e cammina a stento. Un esserino che non la chiamerà mai mamma, condannato a restare un bambino a vita. Ciò nondimeno, anche nei momenti di peggiore disperazione, Gina riuscirà ad affrontare la sua malattia e a lottare per sopravvivere. Sconfinato amore, il suo, ma anche fatica ed esasperazione, pur temperate dall’abnegazione e dall’istinto di protezione. Gina ha imparato a conviverci per andare avanti e restare al suo fianco ma per continuare a farlo sa anche che deve sapere delegare e farsi aiutare.
Lei è una donna che si crede sbagliata, forse perché così l’hanno fatta sentire i suoi genitori e suo marito, magari umiliandola per il suo aspetto di donna piccola. esile , con grandi occhi in un volto smagrito. Insomma si giudica solo bruttina, inconsistente, soffre di mancanza di autostima, di rispetto verso sé stessa. E invece dovrà imparare a riconoscersi, a combattere per se stessa e a concedersi nuove possibilità.
Ha una bella voce, le piacerebbe cantare forse… ma quando, dove e come?

Valeria Ancione, siciliana, è nata nel 1966 a Palermo, ma è cresciuta a Messina e dal 1989 vive a Roma. Giornalista professionista, lavora al “Corriere dello Sport” dal 1991. Ama raccontare le donne. Si è occupata di calcio femminile, sostenendo sulle pagine del suo giornale la battaglia contro pregiudizi, stereotipi e discriminazione di genere. Del calcio in generale l’attrae la potenza di aggregazione e condivisione, meno le partite. Non è tifosa, ma simpatizza. È convinta che lo sport possa salvare la vita. Giocava a basket, nonostante l’altezza, è sempre a dieta, non ha mai tinto i capelli, legge sempre e ascolta audiolibri, ama il mare in modo viscerale e la Sicilia in modo possessivo, si commuove sullo Stretto, è orgogliosa di essere cittadina di Roma, ha tre figli nel secondo tempo dell’adolescenza che, se non si allunga un altro po’, forse sta finendo.
Nel 2015 ha esordito in narrativa con La dittatura dell’inverno per Mondadori. Nel 2019 con Mondadori Ragazzi ha pubblicato Volevo essere Maradona (biografia romanzata dell’ex calciatrice Patrizia Panico), finalista al Premio Bancarellino e di cui la Lux Vide ha acquistato i diritti per produrre una serie tv. Nel 2022 è uscito per Arkadia Il resto di Sara, del quale esiste anche la versione audiolibro de Il Narratore.

:: Morte di una ragazza speciale di Luigi Guicciardi (Damster 2023) di Patrizia Debicke

15 dicembre 2023

In un piovoso ottobre modenese già intorpidito dall’umido abbraccio autunnale, la casuale scoperta sulle riva del fiume, il Panaro, fatta da un cane, di un cadavere di una ragazza, sigillato in un grosso sacco di plastica da rifiuti, allo stesso tempo spaventa e incuriosisce tutta la città. E non solo perché la generale emozione, diffusa a macchia d’olio, diventerà addirittura scioccante quando, dopo i primi riscontri autoptici del medico legale, Salvatore, “Turi”, Coco, si scoprirà che la vittima è Maria Leonardi, una sedicenne con la sindrome di Down ma di straordinaria bellezza, amata figlia di una ricca famiglia borghese. La ragazza, misteriosamente scomparsa tre anni prima senza dare segno di sé con una inesplicabile fuga, si pensava, dall’ esclusivo istituto per ragazzi con disabilità dove viveva, non era stata mai più ritrovata. In seguito sua madre, non riuscendo a sopportare il peso del dolore, si era tolta la vita.
Le risultanze dell’autopsia diranno che la vittima, selvaggiamente colpita a morte, è deceduta per emorragia interna. Al momento dell’omicidio Maria era incinta di cinque settimane. Ma le risultanze diranno anche che il suo corpo è stato conservato altrove, in luogo molto umido adatto a favorire la mummificazione e solo di recente abbandonato lungo il fiume. Un cold case, dunque e di ardua soluzione per il giovane commissario Torrisi, uno tra più giovani di tutta Italia, nel secondo romanzo poliziesco d’indagine di Luigi Guicciardi che già con il suo “Il ritorno del mostro di Modena” , aveva introdotto nella narrazione un personaggio molto diverso dal suo consueto protagonista. Un altro commissario dunque che, diversamente dal catanese Cataldo, è un modenese quasi doc, insomma della provincia, perché nato a Samone, un paese vicino a Guiglia. Un “nuovo” commissario di 30 anni più giovane di Cataldo, e che per questa seconda avventura Guicciardi ha deciso di far affiancare dall’ispettore Fabio Carloni, più o meno coetaneo di Torrisi, fresco di nomina e di assegnazione, arrivato in questura da appena sei mesi a ricoprire il posto dell’ispettore Leonardi, trasferitosi per amore al termine dell’indagine precedente.
Un collaboratore Carloni con il quale Torrisi subito si è trovato bene e che si rivelerà per lui presto quasi indispensabile.
Intanto già dai primi rilevamenti in loco, il medico legale ha constatato che il cadavere presentava un processo di saponificazione progressiva ed essicazione dei grassi. Tradotto per chi non sa : un fenomeno fisico che blocca la decomposizione trasformando il corpo umano quasi in una mummia. L’imballaggio nella plastica poi ha contribuito a preservarlo. Tanto che la morte delle ragazza, poco più che un’adolescente, potrebbe addirittura risalire ad anni prima, magari a subito dopo la sua sparizione.
Il commissario Torrisi indirizzerà le sue indagini prima interrogando la famiglia della ragazza morta e quindi il padre e lo zio e subito dopo gli ospiti e lo staff direttivo terapeutico, infermieristico e di insegnanti di varie discipline di Villa Melania, l’ elegante ed esclusivo istituto privato dove viveva e studiava Maria. Struttura tuttora sostenuta economicamente dal padre della vittima che dopo la morte della moglie si è anche sposato con la direttrice , giovane donna preparata professionalmente e molto determinata.
Un istituto governato secondo una moderna concezione direzionale sempre più indirizzata e specializzata nella cura e nell’inserimento nella vita di allievi diversamente abili.
Ma la strada di Torrisi sarà lunga e in salita da percorrere, costretto a districarsi tra psichiatri e ippoterapeuti, insegnanti ambigui e preti psicologi, impegnati a operare tra casi di catatonia, sindromi di Down o di lucidi ma apparentemente anaffettivi Asperger. Un’inchiesta portata avanti a fatica, superando le differenti reazioni della gente di fronte all’handicap: troppo spesso accolto con impreparazione, cinismo, imbarazzo, stupidità, ma talvolta per fortuna anche con amore e altruistica solidarietà. Un mondo particolare quello che concerne i diversamente abili , difficile e affascinante, in cui calarsi e muoversi con delicatezza e attenzione: questa volta portato a rappresentare il fulcro di un romanzo giallo.
Si dovrà cercare in tutti modi, battendo a tappeto la zona, ad arrivare a individuare dove e perché sia stata assassinata Maria, riuscire ad aprire un varco e superare il muro di complice silenzio offerto da una piccola comunità decisa a ogni costo a proteggere la propria immagine.
Ma qualcosa di orribile si è innescato. Il male vorrebbe continuare a nascondersi ma appena il commissario arriva a percepire quale potrebbe essere l’atroce verità, il peggior orrore pretende di riappropriarsi del palcoscenico. Per proteggere la sua insospettabile identità, l’assassino infatti ha scelto di colpire e colpire ancora…
Ma Luigi Guicciardi svolgendo ancora una volta con magistrale abilità il suo compito di giallista, affidato e affidandosi al suo commissario di carta, saprà ancora trovare le giuste chiavi per aprire tutte le porte per introdurre il lettore nella soluzione del caso . I conti tornano : chi ha ucciso e perché verrà scoperto, le peggiori ambizioni condannate, l’ordine pubblico ristabilito, ma i ricordi delle persone, pur ridotti a brucianti fantasmi continueranno a esistere e a opprimere la mente di coloro che restano e sono obbligati ad affrontarli.

Modenese, insegnante di liceo e critico letterario, Luigi Guicciardi è il creatore del commissario Cataldo, poliziotto al centro di una lunga serie di mystery cominciata con : “La calda estate del commissario Cataldo”; “Filastrocca di sangue per il commissario Cataldo” – entrambi finalisti al Premio Scerbanenco. L’ultimo, del 2023, è Il commissario Cataldo e il caso Tiresia.

:: Modus in rebus di Riccardo Ferrazzi (Morellini 2023) di Patrizia Debicke

23 novembre 2023

Vittorio Fabbri, un brillante trentenne uomo d’affari milanese, è molto legato per lavoro alla penisola iberica. Ma e soprattutto ama Salamanca: la splendida città universitaria, barocca e romana, dove ogni casa rappresenta quasi un monumento e ogni strada sembra voler celare l’arcano. Fabbri frequenta là un gruppo di giovani: Fernando, Javier, e soprattutto Miguel Angel, figlio di un ricco latifondista della zona, German Garcia, che allevava tori prima di cederli al suo principale rivale, Eleuterio Diaz Herrero, che gestiva la Plaza de Toros. Vittorio e Miguel Angel diventeranno buoni amici, si vedranno tutte le sere..
Sono i tempi ancora instabili, senza vere certezze, con la Spagna che sta appena uscendo dalla dittatura franchista. Miguel Angel è ossessionato dal sogno di diventare torero. Del loro gruppo di giovani fa parte anche una ragazza , Maite, che tutti corteggiano e vorrebbero, soprattutto Victor, ma lei è inquieta, ritrosa, sfuggente, si lascia solo desiderare. Quando un giovane sacerdote, Don Augustin, molto all’avanguardia, un trascinatore delle folle, verrà ritrovato per strada morto con una banderilla piantata nella schiena, e una testa di toro a coprirgli il volto, cominceranno i misteri e in un certo senso l’incubo che accompagnerà Victor per tutta la vita. Quell’omicidio gli farà perdere gli amici, un affare e un forse possibile amore con Maite. Chi ha ucciso il prete, don Agustin? La polizia indaga ma il caso verrà rapidamente messo da parte dal funzionario incaricato dell’indagine: qualcosa di poco chiaro da dimenticare prima possibile?
Certo è che tutti attorno a lui si muovono in modo strano. Potrebbero essere tutti colpevoli? Anche la sua amata Maite?
Vent’anni dopo, con il ricordo di Maite quasi diventato un’ossessione, l’ormai cinquantenne Vittorio, dopo avere chiuso l’ attività imprenditoriale che lo portava in giro nel mondo, tornerà a Salamanca per cercarla. Invano, nessuno sa ritrovarla e finirà con dover rientrare a Milano senza alcuna certezza. Là, incontrato un ex collega, Sergio Viganò, che riscopertosi innamorato della scrittura, in via Procaccini ha aperto una piccola libreria e creato una casa editrice. Vittorio si coinvolgerà emotivamente in quell’impresa, acquistando una parte delle quote societarie. La libreria di Viganò ha creato e ospita anche una specie di salotto letterario, di cui fa parte una strana donna, bella e interessante, Bianca.
Fabbri si lascia affascinare e se ne innamora, forse anche perché nei modi e nel comportamento gli ricorda il suo sogno spagnolo, Maite, e questo lo intriga profondamente. Anche Bianca come tutti gli altri assidui frequentatori del salotto letterario che si fanno chiamare “Tristeros” è un autrice.
Ma dopo poco tempo, uno scrittore , bravo e caro amico del libraio, Turchetti, verrà ritrovato morto, in casa sua, chiuso a chiave dall’interno. Un mistero della stanza chiusa, come quelli tanto celebrati dal giallo classico ? O potrebbe invece essersi trattato più semplicemente di un incidente? La polizia indaga, approfondisce. Viganò e Fabbri suggeriscono possibili sospetti, moventi, ciò nondimeno le loro parole non basteranno a fermare la falce della morte. Ferma là, in attesa ma pronta a colpire ancora e presto lo farà di nuovo, implacabile.
Nel frattempo Tormento, un libro scritto da Bianca, un vero polpettone, magari anche in virtù della macabra pubblicità scatenata intorno ai due morti che ruotavano intorno alla Libreria, va a ruba. Unico tangibile risultato, perché invece le indagini sui due amici defunti si arenano e Vittorio Fabbri resterà da solo in via Procaccini a gestire la libreria della quale aveva acquisito le quote.
Bianca che ora viaggia, è sempre lontana e brilla di luce propria e finalmente chiama Vittorio. Poi… Ma chi è Bianca veramente? Possibile che lei sia Maite? Non è forse che Maite è la Morte?
Ma il titolo dichiara: Est modus in rebus. Vi sono determinati confini…limiti oltre i quali non si può andare…
Nota sentenza di Orazio, cui fa seguito (Satire I, 1, vv. 106-107) sunt certi denique fines, Quos ultra citraque nequit consistere rectum dunque confermiamo anche noi “v’è una misura nelle cose, al di là e al di qua dei quali non può esservi il giusto”. Sentenza ripetuta spesso per esprimere la necessità di una saggia moderazione e per richiamare al senso della misura…
E se invece Maite fosse l’apportatrice di Morte e quindi un’incontrollabile superamento dei limiti del modus in rebus?
Fulcro di Modus in rebus è il mistero che l’autore, attraverso la voce di Maite, l’amata del narratore, inaspettatamente ci rivela nel prologo. Ciò nondimeno il filo conduttore di tutta la trama è la tormentata fissazione del protagonista ,Vittorio Fabbri , per la Spagna, per Salamanca e soprattutto per lei la donna spagnola, Maite – sempre desiderata e mai forse realmente avuta . E a conti fatti anche e soprattutto per questo, tutte le parti narrative guardano al giallo, lo sfiorano , lo toccano e ci si avvicinano molto come per la storia del sacerdote misteriosamente assassinato (nella prima), quella delle morti di uno scrittore e del libraio alla testa di un circolo intellettuale misterioso e polemico (nella seconda), e soprattutto frutto di intuizione la terza. E ciò nondimeno forse non sarebbe questo il vero scopo del romanzo, in cui parrebbero soprattutto contare l’amore, la suadente nostalgia, ma anche l’amicizia, il tradimento della fiducia data , la necessità di aderenza culturale, e persino il bisogno di ritrovare il senso dell’esistenza nella quotidianità. Elementi che si mischiano e s’intrecciano con la percezione strisciante di impotenza e di angoscia del protagonista. Ma che rappresentano anche una molteplice dichiarazione d’amore per una donna, una città una terra e un mondo racchiusi dall’ideale di un passato.

Riccardo Ferrazzi vive a Milano. Ha pubblicato tre romanzi: Cipango! (Leone Editore, 2013), con cui ha vinto il Premio Fiorino d’argento 2015; N.B. Un teppista di successo (Arkadia, 2018); Il Caravaggio scomparso. Intrigo a Busto Arsizio (Golem Edizioni, 2021). Ha pubblicato anche un libro a quattro mani con Marino Magliani, Liguria, Spagna e altre scritture nomadi (Pellegrini, 2015) e due saggi: Noleggio arche, caravelle e scialuppe di salvataggio. Breve discorso sul mito (Fusta, 2016) e Premonizioni (Oligo, 2023). Ha tradotto Mark Twain, Federico Garcia Lorca, Vicente Blasco Ibañez, Haroldo Conti e altri.

:: Gli eversivi di Alessandro Berselli (Rizzoli, 2023) a cura di Patrizia Debicke

15 novembre 2023

Un avvio col botto per Gli eversivi di Alessandro Berselli con la sfarzosa e futuristica presentazione, ambientale della residenza in collina di La Marple, l’agenzia investigativa al femminile gestita dalla splendida ex anoressica guarita, Ginevra Martino.
Trentaquattro anni, fisico da urlo, in taglia da mannequin, laureata in legge con successivo master in criminologia, un curriculum da paura di successi professionali dietro le spalle, la dottoressa Martino, dopo la lunga ma riuscita terapia nelle mani della forse migliore psi bolognese, cela oggi con disinvoltura i postumi di un’adolescenza e prima giovinezza complessate da un allontanamento e successivo ritorno all’ovile di una madre farfallona.
Oggi Ginevra Martino è una donna all’apparenza molto sicura, ruvida ma di temperamento e dotata dì una inquieta vita sentimentale, che gestisce con pugno di ferro il team di tre collaboratrici investigatrici ai suoi ordini dell’agenzia investigativa più nota di Bologna La Marple. Agenzia composta da Chloe, giovane informatica, tenace virgulto dei collettivi bolognesi di sinistra, Greta, sempre attenta e la più brava nei pedinamenti, Camilla, perfetta e serenamente gay dichiarata, brillante ma dotata di spiccato senso del dovere, supportate dall’ultima arrivata, Nicole, interinale per ora e segretaria tutto fare, ancora in rodaggio.
Ed è proprio Ginevra Martino, la direttrice dell’agenzia, che il facoltoso avvocato Liam Bonaga quarantanovenne vuole ingaggiare e alla fine sarà lei che riuscirà miracolosamente a convincere, con reiterate insistenze e suppliche, di provare almeno a vedere chiaro nell’indagine che intende affidarle, per sapere di più sulle infelici frequentazioni di sua figlia Asia. Appena ventenne, Asia Bonaga, figlia unica, adorata ma fin dall’adolescenza riciclatasi da adorabile bambolotta prima a bella ribelle drogata poi a inveterata squadrista, sarebbe purtroppo, secondo il padre, impelagata fino al collo con un gruppo di sovversivi fondatori di una certo Laboratorio Hengel, un controverso movimento pseudo intellettuale. Non basta, perché la ragazza in più pare anche sentimentalmente legata a un certo nome noto tra i più assidui fiancheggiatore dell’ estrema destra, tale Omar Giordani. A supporto della sua tesi, Liam Bonaga mostra alla Martino alcuni scritti e documenti da paura che suggerirebbero intanto, se fondati e veritieri, la necessità di una preventiva denuncia alla polizia. Cosa subito dichiarata dalla sua interlocutrice, ma l’amore paterno, nonostante le sbrigative e poi circostanziate ripulse della direttrice dell’agenzia, si spingerà fino a riuscire a coinvolgerla. Ma come contropartita per la sua accettazione del caso, Ginevra Martino gli chiederà di accettare una inderogabile proposta.
Liam Bonaga pagherà a La Marple un cachet di sessantamila Euro per un mese di inchiesta sul campo senza condizioni e con l’unico patto che, alla fine, l’agenzia riferirà quanto appreso in merito. Ciò nondimeno, se detta inchiesta dovesse far saltar fuori giochi eversivi e pericolosi la Marple sarà libera di passare quanto scoperto alla polizia.
Un caso dunque ben remunerato ma che si rivelerà, a ben guardare, molto difficile e impegnativo per le nostre agenti di Bologna.
E infatti, convocata la sua squadra, Ginevra Martino, appena passate le prime istruzioni , lancia in resta andrà subito donchisciottescamente a caccia, sotto falsa identità in suolo ostile, infilandosi con molta e forse troppa spavalderia nel territorio riservato del Laboratorio Hengel, dove farà presto la conoscenza di alcuni membri e soprattutto di Asia e del suo compagno Omar Giordani, fascinoso uomo di punta del movimento.
La sua indagine dunque e quella di tutte le ragazze della Marple si proietterà sull’organizzazione di eversivi, su Asia Bonaga ma e soprattutto su Giordani, considerato l’anima del movimento. Intanto la Martino, impegnata in prima persona e purtroppo per lei emotivamente coinvolta, non si renderà conto di andare a infilarsi in un gioco troppo pericoloso e ormai pronto a sfuggirle di mano. Ben presto infatti dovrà constatare che, con tutta la faccenda avviata su di una china incontrollabile, è ormai troppo tardi per fare altre scelte, ribellarsi e cambiare il corso degli eventi. Lei e la sua squadra tutta si troveranno di fronte a un bivio: decidere se accettare la sfida e confrontarsi con l’ineluttabilità della situazione o provare in qualche modo a cambiarne i termini. Ma il cerchio si stringe fatalmente, bisogna correre ai ripari anche se per qualcuno tra loro ormai potrebbe diventare inutile.
Con una città deputata a fare da cornice e che spesso si trasforma quasi in coprotagonista della storia, scopriamo una Bologna inedita e molto particolare che dal suo cuore più antico, superando la cortina della nebbia, ci guida e ci trasporta fino al verde ancora incontaminato dei colli.
Una trama funambolica che a una persona come me nata tanti ma tanti anni fa (parlo dell’altro secolo) richiama gli indimenticabili echi delle avventure televisive, fine anni settanta-inizio anni ottanta, delle Charlie’s Angels (a detta anche dell’autore), tre donne detective con il felice supporto esterno di un capo, solo una voce senza volto, per 115 episodi.
Parole, dettagli e fatti quelli di Gli eversivi di Alessandro Berselli, puntualmente calati oggi invece in un’atmosfera a metà tra il thriller e la spy story, che però alla fine guarda fantascientificamente e con cruda preoccupazione all’attualità politica italiana.
Una storia intrigante e una analisi che costringe a riflettere su certi perversi meccanismi che ormai caratterizzano troppi fatti e quotidiani contesti della società

Alessandro Berselli, scrittore italiano, docente di tecniche della narrazione, inizia la sua attività negli anni novanta, collaborando con le riviste Comix e L’apodittico e il sito di satira on line Giuda.Dal 2003 inizia una carriera parallela come romanziere noir.
Oltre alle raccolte di racconti Storie d’amore di morte e di follia (Arpanet, 2005) e Anni zero (Arpanet, 2012), nella sua bibliografia troviamo i romanzi Io non sono come voi (Pendragon, 2007), Cattivo (Perdisa Pop, 2009), Non fare la cosa giusta (Perdisa Pop, 2010) e Il metodo Crudele (Pendragon, 2013), che sancisce il suo ritorno all’umorismo caustico e corrosivo degli esordi. Ultimo romanzo è, ad oggi, Anche le scimmie cadono dagli alberi (2014, Piemme Open).

:: Un’intervista con Patrizia Debicke a cura di Giulietta Iannone

8 novembre 2023

Bentornata Patrizia, sono felice di ritrovarti per questa breve intervista. Sei l’autrice di un bel romanzo storico “Il segreto del calice fiammingo”(Ali Ribelli Edizioni) che ci racconta le congiure e gli intrighi nell’Europa del XV secolo e che penso ti abbia dato grandi soddisfazioni. Che bilancio hai tratto in questi mesi? Che accoglienza ha avuto tra i tuoi lettori italiani?

Intanto grazie per questa intervista. Il segreto del Calice fiammingo, in cui per la prima volta ho fatto un passo indietro dal mio abituale palcoscenico il Cinquecento e sono passata al Quattrocento, è un libro al quale tenevo molto e che mi ha dato moltissime soddisfazioni dal punto di vista della critica. Dai lettori è stato accolto bene, magari forse non quanto speravo, ma già scrivendolo sapevo di addentrarmi in un argomento non facile, né di larga diffusione. Jan van Eyck è un mito in Europa, molto meno in Italia. E parte del romanzo ha l’Europa come palcoscenico. Ciò nonostante il romanzo ha saputo trovare il suo pubblico sia tra lettori interessati a storia e storia dell’arte che tra i forti lettori di thriller, spy story e romanzi di avventura, anche questi argomenti ben presenti nella trama . E comunque ci sono tante diverse storie tra loro intrecciate in grado di incuriosire tutti coloro che amano leggere di complotti, inseguimenti, guerre, battaglie navali famose come quella di Gaeta, contrasti , intrighi e passioni. C’ è la Francia con per sfondo la guerra dei Cent’anni, nella penisola iberica troviamo gli scontri, le invidie e le gelosie in famiglia tra regnanti di Portogallo, Castiglia e Aragona. Nella penisola italica, un susseguirsi di signorie con il Ducato di Savoia , Milano e la Lombardia governate da Filippo Maria Visconti, Venezia, il papato che si vorrebbe ago della bilancia, l’ancora piccola e frammentata Toscana e il regno di Napoli dopo la morte della regina Giovanna in balia di una combattuta successione. E incontriamo personaggi buoni, meno buoni, cattivi e cattivissimi. Ma stavolta mi è piaciuto affidare i ruoli dei più cattivi a personaggi femminili. Uno in particolare a una bellissima portoghese, una giovane donna dagli occhi color fiordaliso che rappresenta quasi l’incarnazione del male.

Avrà un seguito?

No. Ho amato tutti i miei personaggi ma la parola fine stavolta ha avuto un significato compiuto. Il segreto del calice fiammingo fin dall’inizio non è stato concepito per avere un seguito, ragion per cui…

Il tuo personaggio principale Jan van Eyck, il massimo artefice del “Polittico dell’Agnello Mistico”, è uno dei pittori più significativi della sua epoca. In che misura ha inciso il suo genio nella stesura del tuo libro? Ne ha lasciato tracce? Perchè hai scelto lui come personaggio principale?

Scrivere di Jan van Eyck mi ha permesso di mettere su carta quanto io ami questo artista e la sua pittura straordinariamente illuminata. Jan van Eyck è colui che ha saputo regalare, con la sua eccezionale bravura, un nuovo volto alla pittura di fine del medioevo/albori del rinascimento , adottando l’utilizzo della tecnica a olio (già conosciuta nell’antichità). Tecnica in grado di regalare ai dipinti nuova e maggiore luminosità e la possibilità di creare finissime velature trasparenti usando i colori che, restando freschi, permettono di arrivare a effetti di luce e di profondità difficilmente raggiungibili con le altre tecniche. Pittura che consente anche di accrescere la gamma cromatica, e ammorbidendo le sfumature, di ottenere finissime e trasparenti velature. Ma sbaglia Vasari sia quando gliene attribuisce l’invenzione che quando scrive che Antonello da Messina andò a Brugge a imparare da lui la sua arte. Antonello infatti non poteva materialmente farlo perché era solo un bambino quando Jan van Eyck morì ancora molto giovane. E invece sappiamo di un altro van Eyck: Barthelemy, sicuramente parente di Jan, andato nel 1443 a Napoli, a lavorare a corte prima presso Renato d’Angiò poi presso Alfonso V d’Aragona e I di Napoli, che fu il maestro di Niccolò Antonio, detto Colantonio. Spetta dunque a Barthèlemy van Eyck la palma di avere portato per primo a Napoli i segreti della pittura a olio. E risulta che Antonello da Messina sia stato un allievo della bottega di Colantonio.
Una storia che mi aveva talmente intrigato da volerla far diventare addirittura il principale filo conduttore della mia trama già prima di cominciare a scrivere.
E infatti in Il segreto del calice fiammingo, i due Eyck: Jan e Barthèlemy accompagnando e proteggendo il Sacro Calice si scambieranno per vent’anni il testimone, scandendo dalle Fiandre, fino a raggiungere Napoli.

C’è qualche segreto esoterico che hai nascosto nelle pagine del tuo romanzo?

Più di uno. Indubbiamente intanto la leggendaria esistenza del Santo Graal o Sacro Calice di Valencia, uno dei più grossi misteri al mondo, la coppa superiore e il piatto inferiore in pietra dura e la parte centrale in metallo e pietre preziose. La coppa superiore è una coppa ebraica in agata risalente a circa un secolo prima di Cristo mentre l’inferiore, impiegata invece come base, è un manufatto arabo – egizio, datato uno o due secoli dopo Cristo. Potrebbe trattarsi dunque del vero calice usato secondo i Vangeli da Gesù durante l’ultima cena? Certo è che ben due pontefici, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, l’hanno utilizzato per celebrare l’eucarestia durante le loro visite a Valencia. La stesso calice che pare quasi aver ispirato la mano di Jan van Eyck nel dipingere il suo Agnello mistico nello splendido polittico di Gand. E indubbiamente sempre al Graal o Sacro Calice è associata la misteriosa profezia che dopo aver intrapreso un lungo viaggio dalle Fiandre fino alla penisola, collegherà le casate dei due regnanti quattrocenteschi di Borgogna e di Aragona.

Tu sei la Regina del romanzo storico italiano, ormai hai pubblicato davvero tanti romanzi tutti tra l’altro molto amati e hai sondato tutte le varie tecniche di scrittura. Quale è il segreto per tenere avvinto il lettore pagina dopo pagina?

Regina? Magari! Il segreto? Non credo esistano veri segreti. Quello che conta è riuscire a tessere una bella storia con un bella ambientazione ma e soprattutto concentrata sui personaggi e sullo svolgimento della trama senza perdersi per strada in inutili fronzoli. Ovverosia per quanto possibile sapere tutto dell’epoca, dei costumi e delle relative ambientazioni. Dopo però bisogna conservare il materiale raccolto da parte e quando serve utilizzarlo per arricchire i contenuti ed evitare errori, tenendo tuttavia sempre presente che devono rappresentare solo la scenografia della narrazione.

Hai vinto premi per questo libro, in Italia e all’estero? Sei in finale di altri?

A parte un secondo posto in una simpatica gara web di Liberi di scrivere non ho vinto premi e mi spiace. E non sono in finale. Forse il romanzo storico ha meno chances? Io comunque in Italia tuttavia, non essendo una cittadina italiana , ho un handicap in più perché non posso partecipare a molti premi. E all’estero il mio libro finora non è stato ancora tradotto ufficialmente.

Sei sempre in tour tra Festival, librerie, presentazioni e biblioteche. Dove trovi tutta questa energia? Te la dà il pubblico dei tuoi incontri?

Adrenalina penso e sicuramente per chi scrive avere davanti a sé un pubblico interessato regala moltissimo, un vero surplus di energia e spinge a dare il meglio. Amo poi parlare di storia e credo di saper trasmettere agli altri questa mia passione.

Stai raccogliendo materiale per un nuovo romanzo storico? Di che periodo storico tratterà?

Molto materiale cinquecentesco ma che per ora resta fermo. In questo momento invece sto inquadrando un romanzo, non un giallo o thriller storico stavolta, ma solo un romanzo storico ambientato a metà dell’800

Grazie del tempo che mi hai dedicato, alla prossima.

Ma grazie a Liberi di scrivere e a presto, spero.

:: Dieci motivi per uccidere di Raffaele Malavasi (Newton Compton 2023) a cura di Patrizia Debicke

6 novembre 2023

A Masone, comune ligure collegato a Genova dalla A26, Alessandria Voltri, verrà ritrovato il cadavere di una giovane donna, abbandonato in una posa scenografica che rimanda al Leonardesco Uomo Vitruviano . La giacca e la camicetta lasciate aperte sul ventre mostrano tre ferite da arma da taglio intorno all’ombelico ma il particolare disumano è quello più in basso dove, in evidenza e conficcato nella viscere aperte, si nota il manico di un bicchiere da birra, conficcato a forza nel ventre. Una sindrome manicale che rimanda inequivocabilmente ai barbari delitti del serial killer, la bestia, Vittorio Bianchi, il Mostro del Nord Ovest, ormai però da tre anni, dopo la sua cattura, imprigionato nel carcere di massima sicurezza di Genova. Tuttavia visto che l’omicidio di Masone pare volersi inserire di prepotenza in una serie di casi simili verificatisi di recente tra Torino e Genova, appare plausibile che ci sia in circolazione un suo emulatore pronto a continuare il suo sanguinoso diabolico progetto.
Tanto che all’ispettore capo Gabriele Manzi e alla sua squadra i dettagli di questo crudele omicidio appariranno quasi un macabro dejà vu.
Una situazione al di là dei limiti dell’immaginabile che, nonostante la reticenza dei suoi superiori, costringerà Manzi a informare anche l’amico, ex ispettore, il gigantesco e rosso crinito Goffredo Spada che nel 2015 con la sua squadra era riuscito a fermare e arrestare Bianchi, l’autore dei primi otto disumani omicidi. E nell’indagine si infilerà presto anche Orietta Costa, giornalista di cronaca nera de “Il Secolo XIX”. Coraggiosa e testarda, sempre disposta ad andare avanti a tutti i costi.
Ma l’inchiesta ufficiale avanza lentamente e ci vorrà il supporto di tutte le menti a disposizione per venire a capo di questo delittuoso puzzle, apparentemente un caso molto complesso e che potrebbe addirittura presentare più teste.
Dunque, per cercare di scoprire cosa e chi si celi davvero dietro questa folle ed efferata emulazione tanto, per cominciare bisogna rifarsi alle indagini di allora nel 2015, che avevano portato a incastrare il Mostro. E per intuire cosa ha provocato questo attuale disegno mortale , si dovranno risentire tutti i testimoni, compresa la famiglia del vendicativo serial killer, al quale si imputa anche di avere commissionato al fratello minore, Alessio Bianchi , suo succube, un maldestro tentativo di scambio. Ovverosia il rapimento della moglie di Spada. Tentativo conclusosi tragicamente con la morte dell’ostaggio e il successivo suicidio del suo rapitore.
Poi, per provare a decifrare il perché di questa nuova e incontrollabile sete di sangue che parrebbe teso a completare il complesso disegno mentale architettato dal Mostro e, secondo le apparenze, simbolicamente basato su una rappresentazione grafica dalla geometria pitagorica, il tetraktys, si dovrà ipotizzare anche l’identità di future potenziali vittime, ricostruendo minuziosamente tutti i perché dei passati omicidi commessi da Vittorio Bianchi. Non sarà facile, ma Magaldi, il sempre pignolescamente meticoloso vice ispettore di Manzi, avrà una felice intuizione . Non basta però perché anche se la squadra dell’ispettore Manzi, essendo riuscita a individuare un prezioso elemento temporale comune nelle vittime, potrebbe impedire altri omicidi già programmati dall’emulatore, nel corso dell’inchiesta emergeranno alcuni collegamenti che rimandano alla tragedia con per protagonista la moglie di Spada.
La cui morte ha profondamente segnato sia Spada che Lorenzo, figlio loro quattordicenne, avviato a raggiungere l’1,90 paterno ma in piena crisi fanciullesca preadolescenziale e che non riesce a dimenticare la madre e fa ancora assegnamento all’angelo custode a cui lei l’ha affidato prima di essere rapita e uccisa. Red Spada che, pur stentando a mettersi in sintonia con il figlio e senza rendersi conto di essere spiato da lui, non ha mai abbandonato l’idea di sapere di più su quella tragica morte , va avanti per la sua strada, nella sua personale indagine Un’indagine che a poco a poco lo sta portando a sfiorare il cammino di un uomo politico genovese di successo. Potrebbe esserci un qualche astruso e contorto legame che in qualche modo accosti quel politico al Mostro del Nord Ovest e a suo fratello Alessio Bianchi, il rapitore e poi l’assassino?
Magari qualcosa che potrebbe chiarire qualche altro membro della famiglia di Vittorio Bianchi?
Possibile che andare fino in fondo sulla morte di Anna sia la strada giusta o meglio l’unica chiave adatta per riuscire ad aprire l’armadio della verità .
Un giallo articolato, denso di colpi di scena e di circostanze in cui la continua falsificazione delle tracce, imprigiona spesso il lettore in un deformante gioco di specchi dove a conti fatti niente è ciò che appare la verità e mostrerà la sua faccia solo nell’ultimo capitolo.
“Dieci motivi per uccidere” è il quinto, e l’ultimo (a detta dell’autore) della serie dedicata da Raffaele Malavasi all’ex poliziotto Goffredo “Red” (per la sua fiammante chioma fulva) Spada, un padre incerto, pasticcione sul suo versante sentimentale, che ora gestisce l’escape room Mysterium. Altrettanto un investigatore speciale, diventato famoso per andare fino in fondo nelle sue indagini che segue d’istinto senza mai accettare troppo facili spiegazioni e, in ogni caso, sempre secondo una sua diversa prospettiva controllata dalla sua duttile “Intelligenza laterale, la capacità di esaminare la realtà da prospettive inusuali”, secondo addirittura il parere di Vittorio Bianchi, la bestia, il Mostro del Nord Ovest da lui incastrato.

Raffaele Malavasi è nato a Genova ed esercita la libera professione. Da sempre accanito lettore, ha una passione per i gialli. La Newton Compton ha già pubblicato con successo Tre cadaveri, Due brutali delitti, Sei sospetti per un delitto e Undici morti non bastano, con come protagonista l’ex poliziotto Goffredo Spada.

:: Non si uccide il primo che passa di Christian Frascella, (Einaudi 2023) a cura di Patrizia Debicke

18 ottobre 2023

Quinto capitolo con Contrera , lo scalognato protagonista di Frascella, l’investigatore privato più insolente e sbrindellato del noir nazionale. Capelli sale e pepe, una lingua che taglia e cuce anche a sproposito, e, a conti fatti un’ innata capacità di farsi male a ogni costo e talvolta ohimè di farlo anche a chi gli vuol bene. Insomma si potrebbe dire di lui: una ne fa e una ne aspetta. Per ingenuità, debolezza, istinto di autolesionismo? Beh forse, ma da questo oceano di sovrana incoscienza spesso fanno capolino anche sconsiderata generosità e voglia di menar le mai che lo costringono a provare a ogni costo ad aggiustare le cose.
Tutto questo rappresenta la fotografia di una persona che è stato poliziotto, ma si è fatto cacciare per corruzione e al quale dopo, solo per le raccomandazioni del vecchio e caro amico carabiniere, il tenente Baseggi, hanno concesso la patente di investigatore privato.
Euro in tasca pochi, praticamente zero. Ricordiamo per amor della precisione, per chi per la prima volta voglia avvicinarsi all’eroe di Frascella che proprio i persistenti problemi economici lo hanno costretto anche a ritagliarsi una specie di ufficetto, ovverosia un tavolino e una sedia di plastica, in una lavanderia a gettoni gestita da Mohamed, un anziano magrebino, contro un trattamento di favore da riservare ai suoi connazionali.
Accanto al tavolino poi c’è anche un piccolo frigo, pieno di birre Corona, a suo uso e consumo (si sa, i musulmani non bevono alcol). Di solito, salvo le rare occasioni in cui per caso o per scalogna ha dovuto diventare una specie di supereroe, tira a campare con quanto mette assieme pedinando mariti infedeli o incastrando piccoli truffatori
Ma a Barriera alzi la mano chi non conosce Contrera. La sua faccia poi ha campeggiato ovunque, qualche mese prima, in TV e poi in un video web diventato addirittura virale, mentre affrontava un assassino, trasformandosi nell’eroe del momento. Già proprio lui Contrera. In gran forma dunque ? Bah! Non direi. Anche se una cosa tutti, volenti o nolenti devono riconoscergli: Contrera sa perfettamente come muoversi nel territorio «multietnico, multiforme, multipericoloso» del quartiere torinese di Barriera di Milano, di cui il più apprezzato investigatore privato?
Ah, scusate per chiarezza, per chi non lo sapesse esiste a Torino un quartiere che si chiama Barriera di Milano. Un variegato avamposto verso il resto del mondo. Quello che un tempo una era solida roccaforte operaia. Questo all’epoca in cui la Fiat, l’Iveco, la Pirelli, la Michelin e la Ceat assumevano coloro che avevano mollato il Sud e i suoi campi per riconvertirsi in costruttori di lamiere e pneumatici. Lo stesso quartiere trasformato oggi in una babele multietnica di magrebini, slavi, e poi africani neri, cinesi, indiani e via dicendo insomma ogni tipo di essere umano. Un quartiere però dove, muovendosi bene come un pesce nello stagno, Contrera, riesce ad arrivare dove polizia e carabinieri neanche possono immaginare . Cosa che li fa sempre arrabbiare.
Ma anche stavolta la gloria e gli allori concessi dalla pubblicità mediatica, è durata poco, perché a luglio con un caldo da morire e che arroventa l’intera città, lui, ripiombato nella sua inerzia vaga stolidamente nel bollore estivo senza altro da fare che giocare a calcio coi ragazzi magrebini, deridere gli anziani in bermuda e tentare di placare la sete con una Corona dietro l’altra. Che poi sono tante, troppe Corona!!
E già perché poi tutto il resto della sua vita niente funziona anzi tutto pare un casino. Intanto la sua esistenza è decisamente cambiata: sua figlia Valentina, sedicenne, disillusa nei suoi confronti prima di andare a vivere ad Alessandria ospite del nonno fascistoide, gli ha raccomandato di far qualcosa per la madre Anna, la sua ex moglie che a dicembre ha perso il loro bambino e sta ancora da cani. E non basta perché suo cognato Ermanno è riuscito finalmente a sbatterlo fuori di casa. Contrera allora si è comprato un vetusto e scalcagnato camper dove si è trasferito e vive parcheggiato, proprio sotto il loro palazzo . Questo per fargli dispetto ma anche per controllare le sue mosse : da tempo sospetta che tradisca Paola, anzi, ne è quasi sicuro. Gli mancano soltanto delle prove inoppugnabili . Ma quella del camper è una postazione privilegiata che gli consente oltre alla sorveglianza da vicino di essere ancora sfamato, lavato e rivestito dall’incondizionato affetto della sorella.
Intanto Paola gli troverà una cliente: la sua amica Giulia che teme che il compagno, un certo Enzo Marsala, operaio qualificato, abbia un’amante Benché si capisca subito che la donna stenterà a pagare visto che parrebbe un lavoro facile, Contrera pur non impegnandosi accetta di dare una prima occhiata e riferire . Però quando c’è Contrera di mezzo è praticamente impossibile che i lavori siano facili. E infatti la sera stessa durante il primo pedinamento in cui i timori di tradimento di Giulia verranno subito confermati Marsala verrà ammazzato con due colpi di pistola. L’uomo era in macchina con una bella prostituta nera. Rendendosi conto di rischiare di brutto a cacciare il naso in quel caso Contrera vorrebbe mollarlo, ma la sua testardaggine e il suo desiderio di giustizia finiranno con l’impedirglielo.
Ragion per cui, senza accontentarsi delle conclusioni della polizia, si caccerà in un’indagine pericolosa che dalla prostituta seduta accanto alla vittima rimanda alla spaventosa mafia nigeriana preposta al controllo della zona rimanderà a vecchie storie di ragazzi dati in affido connesse a rapine malriuscite e di debiti… La vittima era un giocatore e per di più insolvente.
Insomma, a ben guardare, un largo ventaglio di potenziali assassini . Per arrivare all’illogica ma inconcepibile verità Contrera dovrà difatti confrontarsi con un’infinità di sospetti e false piste, e avrà bisogno di tanta fortuna e persino dell’imprevedibile aiuto di un passato che fu e purtroppo non può ritornare , per districarsi tra le minacce e i pericoli celati dalle strade di Barriera. Strade che possono occultare preziosi anelli ma anche quasi fatali agguati mafiosi, paurosamente corredati da affamati cuccioli di coccodrilli africani già lunghi tre metri…
In Non si uccide il primo che passa storia ricca di suspense, humor, e colpi di scena ritroviamo il nostro Contrera ancora più frustrato e senza illusioni, costretto a barcamenarsi sempre tra chi cerca di “proteggerlo” (sua sorella Paola, Dino buon samaritano, l’amica Giorgia ) e tutti coloro che tentano di sminuirlo e contrastarlo come il cognato Ermanno il commissario De Falco, sempre pronto a scherzare persino sui suoi guai ma anche a intenerirsi di fronte a un’anatra con i suoi piccoli che affronta spavaldamente il traffico di Corso Giulio Cesare.

Christian Frascella, nato e cresciuto a Torino, dopo lavori saltuari anche in fabbrica come operaio si è dedicato alla scrittura a tempo pieno. Il suo primo romanzo, Mia sorella è una foca monaca, è stato pubblicato per Fazi nel 2009 e candidato al premio Viareggio. L’anno dopo, sempre per Fazi, torna con Sette piccoli sospetti. Nel 2011, con Einaudi, pubblica La sfuriata di Bet. Segue, ancora per Einaudi, Il panico quotidiano (2013). Il 5 giugno 2018 è uscito per Einaudi il suo primo romanzo poliziesco, Fa troppo freddo per morire, in cui compare per la prima volta quello che è annunciato come un personaggio seriale, l’investigatore privato Contrera, le cui storie sono ambientate nel quartiere torinese di Barriera di Milano. La seconda avventura di Contrera, Il delitto ha le gambe corte, è del 2019. La terza, L’assassino ci vede benissimo, è del 2020 mentre la quarta, Omicidio per principianti, è del 2022. Ora, è da pochi giorni in libreria: Non si uccide il primo che passa (ottobre, 2023)

:: Codice di Ferro di Romano De Marco (Camena 2023) a cura di Patrizia Debicke

1 ottobre 2023

Quando un commando terroristico dotato ha cercato di rapire due mesi prima la bella e arrogante Martina Alinari, trentenne unica figlia di un ricchissimo industriale lombardo e parlamentare, fondatore del movimento Nuova Italia libera, i media italiani si infiammano, facendo nascere un caso capace di alterare gli interessi politici nazionali. Il tentato rapimento che è costato la morte agli uomini della scorta della ragazza, verrà attribuito dai servizi a una matrice islamica.
Martina Alinari, la potenziale vittima, approfittando senza vergogna dalla pubblicità scaturita dal tragico avvenimento e dallo scampato pericolo, ha deciso di buttarsi in politica ed è pronta a trasferirsi a Roma per ufficializzare la sua candidatura alle elezioni, nelle fila partito che sosterrà la formazione politica creata dal padre.
Padre poi che mira addirittura a diventare capo del governo.
Questa “discesa in campo” dell’Alinari , accompagnata da un’eccezionale cassa di risonanza, sarà gestita personalmente da Nino Bocci, un ex attore, molto noto a metà anni settanta, oggi riciclato con successo a talent scout di reti private. Ma anche uno degli agenti italiani più pagato e di maggior successo. Tuttavia , visti i drammatici precedenti collegati alla ragazza, ora le serve un’adeguata protezione. Molto adeguata e ben preparata.
Il procuratore capo di Roma decide di affidare l’incarico a Rinaldo Ferro, capitano, ufficiale del reparto operativo dei carabinieri (super esperto in arti marziali, con una figlia mezzo giapponese brava quanto lui e gestisce una palestra). Ragion per cui l’ufficiale della benemerita che, finalmente dopo il romanzo Ferro e fuoco con in veste di antagonisti i banditi soprannominati dalla stampa “ i quattro dell’apocalisse”, tornerà finalmente in pista con la sua squadra.
Perché ciò che preoccupa procura, polizia e Servizi è il fatto che il commando, impiegato nel tentato rapimento, fosse dotato di armi molto, molto potenti, studiate apposto per essere usate dalle truppe Nato e finora certo non disponibili sui mercati malavitosi internazionali. Unica informazione disponibile in proposito, e che consegna una forte plausibilità all’ipotesi che il vento sia cambiato, è la certezza di un furto sei mesi prima in un magazzino della difesa nella base di Aviano.
Ferro accetta, convoca i membri senior della sua squadra , il veneto maresciallo maggiore Federico Moroni e il maresciallo capo, il romano Elio Cianfrocca. Ma, considerata la difficoltà dell’impresa e la necessità di contare su più braccia, opta subito per rafforzarla con l’inserimento del trentenne e indisciplinato brigadiere ma a suo modo un fuoriclasse, Mauro Vanni , laureato in filosofia e alto un metro e novantasette per centodue chili di peso.
La faccenda parrebbe incanalata nel verso giusto.
E tanto per cominciare il capitano dei carabinieri Rinaldo Ferro e la sua nuova squadra speciale, ormai pronti a tornare in azione, rinnoveranno il mutuo patto di appoggio con il commissario, Laura Damiani, eccellente poliziotto che ha un rapporto con Ferro, ormai legato a lei da più che una semplice attrazione…
Ciò nondimeno qualcosa non quadra perfettamente: riaffiorano gelosie, vecchie ruggini con la questura mai digerite completamente. Ragion per cui, con il passare dei giorni, molti anzi troppi problemi di collaborazione dovranno essere risolti. E la squadra di Ferro sarà costretta a districarsi su più fronti. Formalmente lasciata da sola, anche se coadiuvata in segreto dal commissario Laura Damiani e dal suo miglior collaboratore l’ ispettore Silveri, in contrasto con i loro superiori.
Intanto però Ferro ignora cosa in Giappone, dove è cresciuto, si stia tramando contro di lui. La potente mafia giapponese, la Yakuza di Tokio, regolata dalle contorte logiche di supremazia tra gli affiliati del gran consiglio e attualmente guidata da Yumiko, vedova del boss Yamamoto Hui e diventata l’indiscusso capo del suo clan per regolare un conto del passato, vuole la sua testa, sua figlia Shin Yu, e ha dato ordine di eliminarlo, facendo fuori per soprammercato la Damiani, considerata la sua donna .
Dopo aver stipulato un’alleanza ad hoc con un potente e ben ammanicato boss della mafia calabrese infatti Ken Tanaka, prestante luogotenente di Yumiko e la sua gigantesca guardia del corpo , due micidiali killer, sono già sbarcati a Fiumicino. Pronti a dare il via alla loro feroce e mortale caccia all’uomo.
Due diversi fronti nemici da affrontare per il capitano che, e lo scopriremo leggendo, sono anche in qualche modo coordinati dallo stesso pericolosissimo burattinaio, collegabile dalla mafia albanese e a quella italiana, alleata della Yakuza giapponese. Qualcuno con le mani in pasta dappertutto, sostenuto da politici di malaffare con imprevedibili appoggi tra le autorità, e segreti contatti con la magistratura e i servizi segreti.
Stavolta Ferro e gli uomini della sua squadra che, per contenere i brutali e senza regole sanguinosi attacchi nemici, mettendo in gioco la loro vita, dovranno più volte dimenticare regole e convenzioni per difendersi negli attacchi diretti e nei ripetuti scenografici e drammatici scontri a fuoco. Ciò nondimeno, nonostante le scorciatoie e i metodi che talvolta sono costretti ad applicare, il senso del dovere e la volontà di fare giustizia emergono sempre, con prepotenza, da ogni pagina del libro.
Ma sarà problematico per il capitano Rinaldo Ferro riuscire in qualche modo a evitare anche le insidiose trappole che l’attendono e si intrecciano con il suo passato. E infatti, mentre il male pare far da padrone nelle sfrenate lotte di potere tra clan, per riuscire a regolare definitivamente i conti , sarà costretto a seguire l’antico codice che, tanti anni prima , aveva giurato di rispettare sempre : il codice del guerriero. In cui la vittoria – nell’ arte marziale giapponese che si esalta nella mortale Katana, arma bianca nobile e rituale nei secoli – , spetta al più forte ma anche al più abile psicologicamente.
Un formidabile, velocissimo e spettacolare thriller in cui, leggend, pare quasi di seguire in diretta le scene di un film e in cui soprattutto si scopre l’ indovinato susseguirsi di chiffanger ovverosia del continuo rapidissimo cambio di scenario, azioni e situazioni.
Insomma un ottimo romanzo che pur dominato da ritmo scatenato, non dimentica di far trasparire tra le sue righe anche la denuncia e la critica sociale e ideale seguito di Ferro e fuoco, uscito nel 2012.
In conclusione mi pare che Codice di ferro sia rimasto ad aspettare per troppi anni semidimenticato e chiuso in un cassetto.
Ora Romano De Marco ci promette che avrà un seguito e noi simo qui: fiduciosi e a piè fermo.

Romano De Marco ha esordito nel 2009 con il Giallo Mondadori n. 2974. Ha pubblicato 13 romanzi (di cui uno con lo pseudonimo Vanni Sbragia) e una raccolta di racconti, con editori come Feltrinelli, PIEMME, Salani. Alcuni suoi romanzi sono stati tradotti all’estero e due sono stati riadattati in Graphic novel. Ha pubblicato racconti e articoli su Linus, Il Corriere della sera, Micromega, I classici del Giallo Mondadori. Ha vinto vari riconoscimenti nazionali come il Premio Scerbanenco dei lettori (nel 2017 e nel 2019) il Premio Fedeli, Il Premio NebbiaGialla e il Premio Giallo Ceresio. È dirigente in uno dei maggiori gruppi bancari italiani, vive tra Ortona (Abruzzo) e Modena. CODICE DI FERRO è un suo romanzo inedito scritto nel 2008 e pubblicato esclusivamente in audiolibro da Storytel nel 2020.

:: Il secondo modo di fare le cose di Roberto Zannini, Giallo Mondadori di Patrizia Debicke

30 agosto 2023

Protagonista del romanzo (arco di tempo da novembre 2021 a giugno 2022, era Covid) è la ex criminologa e patologa forense Eva Carini, con radici siciliane, basta pensare al nome, ma cresciuta e vissuta nel Nord-Est. Orfana di madre fin da piccola, era l’unica figlia di un famoso giudice, (poi morto anche lui).
Attualmente non ha problemi economici: è stata una professionista di livello, con una brillante carriera, molto ben inserita nel suo lavoro come criminologa specializzata in casi di femminicidi, soprattutto delitti a sfondo sessuale ma, dopo uno spaventoso incidente, una caduta dal quarto piano di un edificio in costruzione, dalla quale ha salvata a fatica la pelle restando a lungo in coma e risvegliandosi poi con un completo vuoto di memoria che copre l’arco di ben due anni, in virtù del risarcimento e di sufficienti mezzi propri ha deciso di ritirarsi e mettersi in pensione.
Al momento dell’inizio della storia, (novembre 2021), Eva Carini vive poco lontano da un paese incassato nel Canale del Brenta, Cismon del Grappa, dove, con i soldi ricevuti per l’invalidità, ha comprato a un’asta fallimentare un modernissimo impianto di cremazione con annessa residenza, che ha chiamato la Fabbrica Kronos. Impianto che che naturalmente di quei tempi in cui il morbo macina defunti, lavora a pieno regime. Con la mente provata da un buco vuoto di due anni, e per controllare i dolori per i traumi subiti prima di decidersi ad affrontare un pericoloso e grave intervento alla schiena in grado di riattaccarle le vertebre con dei chiodi e forse di rimetterla del tutto in sesto , ha acquisito una forte dipendenza da un oppiaceo, l’ossicodone.
Pur decisa a dedicarsi alla nuova professione, soffre d’insonnia che lenisce con benzodiapine e beve solo the e ha un cane, Dingo adottato come animale da compagnia e difesa, una specie di molosso. Per il resto, chiusa di carattere, mantiene pochi indispensabili contatti umani diretti con il resto del mondo, salvo la buona conoscenza o meglio quasi un’amicizia con la proprietaria del bar trattoria di Cismon, Irina, di origini lituane, vedova con una figlia diciottenne, Vanja.
Ma mentre Eva è in giro a Verona con il carro preposto alla raccolta delle bare, una telefonata riporterà quasi di forza nella sua vita la sua vecchia professione.
La società di intelligence e sicurezza, con la quale collaborava e con la quale mantiene un confidenziale rapporto di servizio, la informa che il mostro, un diabolico serial killer al quale dava la caccia prima del suo incidente, ha colpito ancora, uccidendo un’altra ragazza, la quarta. Dalla successiva autopsia quella morte presenta diversi elementi in comune con tutte le precedenti vittime. Soprattutto la macabra incisione fatta con il coltello, che rappresenta la sua solita firma: un otto rovesciato che va da una spalla all’altra. Bisogna scovare e incastrare il mostro , a ogni costo. Ed Eva avrebbe imparato come fare durante i tanti mesi di tirocinio passati in Messico a studiare spaventosi, locali, casi di femminicidio.
E proprio a Juárez, Eva aveva dovuto anche imparare che talvolta si deve usare un secondo e magari diverso modo per fare le cose. Che miri soprattutto e solo ai risultati.
Un sistema da applicare subito perché proprio il giorno dopo la dottoressa Carini dovrà impegnarsi di persona e prestare aiuto all’amica Irina per ritrovare la figlia Vanja, misteriosamente scomparsa durante una gita scolastica di tre giorni a Venezia. E lo farà alla sua maniera, senza mezzi termini, con metodi poco convenzionali ma di straordinaria efficacia. Altrettanto quel rapimento, da lei brillantemente sventato, si rivelerà anche una preziosa traccia che la porterà a scoprire qualcosa di peggiore, concepito da una mente perversa e criminale.
Ma il mestiere è mestiere e qualcosa le dice che spetterà a lei darsi da fare. E a rendersi conto di non essere riuscita a tagliare del tutto i suoi legami con la sua vita d’un tempo.
Da quel momento il romanzo decolla farcendo la trama di incredibili colpi di scena, con il killer che continua a insanguinare le sue vittime con la sua firma, un cabalistico 8, simbolo del suo nomignolo ovverosia Infinito, per poi sbiancarle oscenamente con della candeggina. E provare a capire il significato e il perché della minacciosa ombra di una Pandora, che scoperchiando il suo vaso di incognite, incombe su tutto lo scenario. Troveremo persino la mafia lituana con il clan “I Lupi di Vilnius”, incontreremo Demba Fayé, uno sveglio senegalese che ha fatto fortuna, il prepotente cavaliere Martini, tipico magnate dell’opulento nord, abituato a mettere a tacere tutto, pagando fior di “sghei” ad amici e nemici, e altro, tanto altro.
Un romanzo tutto italiano, ambientato soprattutto in Veneto (Venezia, Padova, Asiago), con una breve ma utile puntata appenninica: poi però si svolazza allegramente e meno anche in Centro America, in Equador , per finire con una bella vacanza premio negli splendidi paesaggi siciliani.
Ma attenti! Dov’ è poi finita la mitica Pandora???
L’autore, il veneto Roberto Zannini con questo suo romanzo “Il secondo modo di fare le cose” è da luglio in tutte le edicole, per il Giallo Mondadori.
E proprio lui, Roberto Zannini è stato premiato sabato primo luglio come vincitore del Premio “Alberto Tedeschi”, a Cattolica, da Franco Forte direttore del Giallo Mondadori, durante il MystFest, giunto quest’anno alla sua 50° edizione.

Roberto Zannini, nato nel 1959 a Mestre, trascinato dalla passione per l’alpinismo, abita in montagna fin dall’età adulta.
Ha lavorato per quarant’anni nel settore del consolidamento montano, depositando una serie di brevetti e promuovendo progetti di sviluppo per teleoperatori robotici.
E nel tempo libero scrive romanzi.

Quando la contatta la società di intelligence e sicurezza Resolvia, unico suo contatto rimasto, Eva risponde con trepidazione.

Quattro parole bastano a farle crollare il mondo addosso: “Ne abbiamo un’altra”.

Il mostro che Eva stava inseguendo prima dell’incidente ha colpito ancora. Una quarta ragazza è stata uccisa e buttata giù da un ponte. Ma prima, come da rito, la vittima è stata marchiata con il simbolo dell’infinito, inciso nella carne da spalla a spalla.

La firma dell’assassino.

Con un omicida seriale a piede libero, i morti del crematorio possono aspettare. Ora è tempo di pensare ai vivi. Di tornare a dare la caccia ai mostri, per salvare il prossimo bersaglio da una fine orribile.

Per dimostrare che, anche nelle tenebre più buie, esiste un modo diverso di fare le cose.

Ma il vecchio…amore non si dimentica, ed ecco che la società di sicurezza e di intelligence la chiama per informarla che il mostro a cui avevano dato la caccia in vano ha colpito ancora, uccidendo una quarta vittima. Ci sono vari legami con i delitti precedenti, compresa l’incisione tracciata con un coltello.Un otto rovesciato che va da una spalla all’altra è la firma dell’assassino.

E quindi la squadra viene radunata d’urgenza, Carini compresa,perchè è il momento di prendere l’assassino, a qualsiasi costo.E intanto Eva Carini pensa di aver capito il modo di agire dell’assassino.

IL Giallo Mondadori ha proclamato migliore autore di Gialli dell’anno, Roberto Zannini, vincitore quindi del Premo Tedeschi 2023 con Il secondo modo di fare le cose.Il Premio è nato nel 198o, dedicato a una delle figure fondamentale nella storia del Giallo italiano, Alberto Tedeschi, storico direttore de Il Giallo Mondadori. L’importanza del Premio è testimoniata da una lunga serie di eminenti vincitori da Macchiavelli a Lucarelli, dalla Comastri Montanari a Riccardi,da Leoni a Luceri e a tanti altri ancora, sino appunto al vincitore 2023 Roberto Zannini.

Protagonista del romanzo è una criminologa, Eva Carini, che ha perso circa due anni di memoria a seguito di un incidente ed anche rimasta s0ggetta a dipendenze farmacologiche.

Così ha preferito lasciare il lavoro di criminologa intraprendendo un’attività industriale, ma quando un nuovo delitto coinvolge nuovamente il gruppo di lavoro a cui aveva appartenuto, anche lei risponde all’appello e torna in prima linea.

Una storia originale, ben scritta, coinvolgente ,un giallo che si fa apprezzare anche per l’originalità del tema e dell’impianto narrativo sviluppato dal Zannini.

Del resto ben rispecchia la desolazione del nostro tempo, dove sempre più ci si racchiude in noi stessi, e solo un’anima che ha già vissuto su se stessa tutto il male possibile, ovvero la dottoressa Carini, che pero è riuscita fisicamente e mentalmente a ritrovare se stessa, può affrontare senza timore la caccia alla verità.

:: Morte a doppio taglio di Anne Perry (Giallo Mondadori 2023) a cura di Patrizia Debicke

3 agosto 2023

Quarto legal thriller, della serie scritta da Anne Perry con Daniel Pitt come protagonista, ambientato nella Londra del 1911, con l’avvento dei mitici taxi neri londinesi.
I lettori di lunga data del lavoro di Anne Perry riconosceranno subito il suo giovane protagonista: Daniel infatti è il figlio di Thomas Pitt, attualmente a capo della sicurezza nazionale inglese, apparso con sua moglie Charlotte, in un’ altra lunga e intrigante serie scritta dalla Perry.
Arrivando sul posto di lavoro, il venticinquenne avvocato Daniel Pitt, laureato a Cambridge e ancora ai primi passi presso il Fford Croft&Gibson, prestigioso studio legale di Londra, nota seccato che il collega e amico , Toby Kitteridge, di solito puntualissìmo non è ancora arrivato.
Ragion per cui quando poco dopo, un agente di polizia si presenta chiedendogli di accompagnarlo all’obitorio per identificare un corpo di un uomo assassinato, ritrovato con uno dei suoi biglietti da visita in tasca, Daniel Pitt teme di dover andare a identificare il collega e amico.
Per di più, al suo ingresso nell’obitorio, Daniel riconosce, appeso all’attaccapanni , lo sgargiante soprabito a scacchi di Kitteridge ma, quando si avvicinerà alla vittima adagiata sul tavolo di marmo e il medico legale solleverà il lenzuolo per il riconoscimento, scoprirà che il corpo, atrocemente martoriato con una lama, appartiene invece a un altro collega, Jonah Drake, membro anziano del prestigioso studio legale in cui lavora.
La brutale aggressione parrebbe essere avvenuta verso le due del mattino nel Mile End, in un vicolo malfamato dell’East End londinese, (quelleo di Jack lo Squartatore), dove il corpo è stato rinvenuto. Fatto che suscita molte perplessità: perché mai la vittima si trovava a quell’ora in quella zona notoriamente equivoca? Per ragioni professionali? Seguiva forse un caso riservato, di nascosto ai colleghi, oppure indulgeva a squallide debolezze personali?
Naturalmente, l’ispettore Letterman al quale è stato affidato l’omicidio vorrebbe sapere dal giovane Pitt se ha sospetti su chi potrebbe aver avuto motivo di ucciderlo, ma lui non è in grado di rispondere o dare informazioni. Non aveva mai lavorato con Drake, non conosceva i suoi casi giudiziari … E non aveva alcun significato il fatto che il suo biglietto fosse in tasca del soprabito perché il capo apparteneva a Ketterige. Drake poteva averlo indossato per non farsi riconoscere?. Altrettanto la sua uccisione potrebbe nuocere al buon nome dello studio. Tanto che il vecchio titolare, Marcus Clifford Croft che sta iniziando a soffrire di perdita di memoria, gli chiederà di esaminare alcuni dei casi recenti e più controversi su cui Drake aveva lavorato.


Chi poteva volere la sua morte? Qualcuno di insoddisfatto tra i precedenti clienti di Drake? Difficile da trovate ,visto che l’anziano avvocato era talmente bravo da vincere praticamente tutti i casi a lui affidati.
Ciò nondimeno Daniel Pitt concentrerà la sua attenzione su due tra i più recenti dei quali Drake si era occupato: entrambi di grande rilevanza: quello di Lionel Peterson, accusato di omicidio, il cui processo finito in una nulla di fatto, con la giuria impossibilitata a formulare un’accusa, e quello di Evan Faber, unico figlio del magnate costruttore di navi, Erasmus Faber, dichiarato non colpevole dell’omicidio della sua amante, Marie Wesley, bella donna, una mantenuta molto chiacchierata, più vecchia di lui.
Scartato ragionevolmente Peterson, Daniel passerà a Evan Faber , da cui tuttavia suo padre lo esorta a stare alla larga per ragioni diplomatico/politico/sociali.
Il giovanotto però incuriosito si incaponisce, sfida i suggerimenti del padre e incontra Evan, che finisce per piacergli molto. Si rivedono, poi una sera fanno insieme un giro dei pub. Ma ci sarà un grosso ma … Perché se Daniel completa la nottata solo con i postumi di una sbornia, Evan finirà invece la sua morto, disteso all’obitorio. E il suo cadavere verrà ritrovato nella stessa area di Mile End e ucciso quasi nello stesso modo dell’avvocato Drake . Evidentemente i due delitti sono legati tra loro ma dove sta la connessione?
L’indagine tuttavia condurrà Daniel e suo padre sir Thomas Pitt, capo della Sicurezza nazionale, su una pista di omicidi che si estende dai bassifondi, ai più alti livelli della società. Così pericolosamente in alto che qualcuno pare disposto a tutto pur di fermarli. Con la storia che prenderà una svolta inaspettata. I Pitt infatti sono tutti in mortale pericolo..
In Morte a doppio taglio, Anne Perry ha creato un giallo storico molto particolare, ambientato a Londra, prima della prima guerra mondiale.
Ma ciò che forse rende questo libro speciale, insomma diverso, è che al di là di un semplice giallo storico, la Perry descrive una particolare condizione umana: ovverosia cosa comporti essere il figlio di un uomo di grande successo. Uno dei figli di padre di successo è, ovviamente, Daniel Pitt. Thomas Pitt è il capo di Special Branch, un uomo molto noto in tanti ambienti. Così quando, all’inizio del libro, l’ispettore Letterman chiede a Daniel se è imparentato con Thomas Pitt, si riesce quasi sentire la stanchezza nella voce di Daniel quando dice “mio padre”. Ma nel romanzo compare anche un altro figlio di un padre famoso: Evan Faber, che era stato difeso con successo da Drake in un processo per omicidio. Suo padre, Erasmus Faber, è un titano della cantieristica navale, che sta diventando sempre più importante man mano che le tensioni pre-prima guerra mondiale tra Gran Bretagna e Germania, si stanno accumulando, ed Evan, il figlio, arranca per restare alla sua altezza.

Anne Perry è lo pseudonimo di Juliet Marion Hulme, scrittrice britannica, nata nel 1938. Figlia di Henry Hulme, rettore dell’Università di Canterbury, nell’infanzia si ammalò di tubercolosi. Doveva perciò soggiornate a lungo in Paesi caldi (Caraibi, Sudafrica…), ma a 13 anni si ricongiunse con il padre che si è trasferito all’Università di Cambridge in Nuova Zelanda. Durante il suo soggiorno si legò d’amicizia quasi morbosa con Pauline Parker. Quando i genitori decisero di divorziare Juliet pensava di poter tornare con l’amica in Inghilterra. Davanti però al deciso rifiuto della madre di Pauline, Honora Rieper, le due ragazze (quindici anni) nel 1954 l’uccisero. Arrestate furono condannate a cinque anni di carcere, vista la giovane età, e all’obbligo di non vedersi mai più. Scontata la pena, Anne si trasferì in Inghilterra, poi negli Stati Uniti e infine in Scozia.
Con lo pseudonimo di Anne Perry, pubblicò nel 1979 il suo primo romanzo e da quel momento cominciò la sua fortunata carriera di scrittrice di romanzi polizieschi storici, incentrati soprattutto sui personaggi di Thomas Pitt e William Monk.
Anne Perry si è spenta a Los Angeles il 10 aprile 2023. La sua storia è stata raccontata nel film del 1994 Heavenly Creatures (Creature del cielo) del regista Peter Jackson, in cui la scrittrice viene interpretata da Kate Winslet.