
Ci sono traguardi che si vogliono raggiungere e si fa di tutto pur di riuscire nell’intento. Questo è quello che mette in atto Jonathan C. Slaght, scienziato e scrittore americano, pur di raggiungere e trovare il gufo pescatore di Blakiston, diventato poi il protagonista de “I gufi dei ghiacci orientali”, edito da Iperborea e tradotto da Luca Fusari. Per il naturalista è una vera e propria ossessione decifrare la vita dei gufi e lo studioso non esiterà un attimo a partire per l’estremo Oriente russo per trovarli lì nella zona denominata Litorale, dislocata tra il Mar del Giappone e la Cina. Il saggio non è solo un’indagine compiuta da un occhio attento ed esperto, che osserva il volo dei gufi, il loro modo di costruire il nido, il punto preciso su un albero dove esso viene fatto, il tipo di piumaggio, la sua consistenza, lunghezza e colore per capire quale è l’esemplare maschio e la femmina, il tipo di guano per comprendere cosa questi uccelli mangiano o come funziona il corteggiamento. Il libro è molto di più. Esso è un volume pieno di avventura, di suspense, di vita quotidiana, nel senso che Slaght racconta, passo dopo passo, con estrema cura e attenzione il viaggio nel glaciale territorio russo, gli appostamenti lunghi e tattici, gli incontri umani e animali che lui ha vissuto in prima persona per portare avanti la sua ricerca e che gli hanno lasciato ricordi indelebili. Slaght non è solo. Accanto a lui ci sono i collaboratori più o meno chiacchieroni, la gente del posto con la quale dialogare per scoprire molto sulla zona del Litorale e su coloro che vi abitano, perché sono l’immagine di un’umanità variegata e varia. Per esmepio il naturalista si imbatte in ex agenti del KGB sovietico, poi ci sono eremiti, fuggiaschi, cacciatori senza un braccio, uomini di acciaio tutti lì nel ltiorale tra macchiene e motoslitte. Elemento comune che legata un po’ questa umanità è il fatto che tra una pagina e l’altra spesso compaiano e vengano condivise bottiglie di vodka, etanolo e pure detergente. Non solo, perchè se da una parte il ghiaccio e la neve imperano ovunque, dall’altra, lo scrittore ci racconta anche della presenza di corsi d’acqua caldi per la presenza di gas radioattivi. Allo stesso tempo però, il testo di Slaght spinge il lettore alla riflessione che ha al centro la fragilità degli equilibri che stanno alla base dell’ecosistema e del mondo naturale e di come i cambiamenti climatici e ambientali (fenomeno dell’antropizzazione) scatenati spesso dall’uomo stesso possano incidere e gravare sul corso vitale degli animali. “I gufi dei ghiacci orientali” di Jonathan C. Slaght è un saggio che ha al centro l’ornitologia e lo studio naturalistico ma, allo stesso tempo, è un avventuroso racconto di vita vissuta e ricerca a stretto contatto con quella madre Natura che l’essere umano dovrebbe conoscere a fondo e tornare ad amare e rispettare.
Jonathan C. Slaght è uno scienziato e scrittore americano, direttore regionale per l’Asia temperata della Wildlife Conservation Society. Suoi articoli sono comparsi su testate come “New York Times”, “Guardian”, “Scientific American” e “Smithsonian Magazine”. “I gufi dei ghiacci orientali”, è il suo primo libro e ha vinto il PEN/E.O. Wilson Literary Science Writing Award ed è stato finalista al National Book Award.
Source: Ufficio stampa Iperborea.




“Per antiche strade” è il nuovo lavoro letterario di Mathijs Deen, edito da Iperborea. Il testo è un vero e proprio viaggio nella storia d’Europa, come indicato nel sottotitolo, su antiche vie di comunicazione. Lo scrittore olandese parte da un ricordo d’infanzia quando andava dai nonni e il padre, alla guida della loro macchina, era solito dire: “Questa è la E8, che va da Londra a Mosca”. Un dettaglio che colpì molto il piccolo Mathijs e lo fece a tal punto che ora, in questo testo, lo scrittore ci invita a seguirlo nell’intricato reticolo di vie e strade presenti in Europa. Quello che Deen fa in “Per antiche strade” è importante, perché mette noi fruitori del presente a conoscenza di alcune delle più importanti arterie di collegamento tra città europee di oggi. In realtà, dal presente, l’autore ci trascina nel passato, mostrandoci, attraverso le storie e le vite di uomini e donne, che quelle strade vennero calpestate, percorse e solcate molto prima di noi, a dimostrazione della loro pluricentenaria esistenza. Non a caso durante la lettura si incontra la più ampia e variegata umanità, dove si alternano esploratori, conquistatori, mercanti, profughi, banditi e pure pellegrini, che nel corso dei millenni esplorarono le strade europee, lasciando le basi di quello che oggi è il nostro puzzle socio-culturale identitario. Quello che Deen fa è appassionante e stimola molto il lettore, in quanto la sua scrittura e quello che essa contiene, raccontano le strade e le vite di persone storicamente vissute, ma non sempre conosciute. Qualche esempio? Nel libro si trovano le tracce dei primi uomini giunti in Europa dall’Africa nell’era del Pleistocene. Poi incontriamo Bulla Felix, un brigante romano che rubava ai ricchi, liberava gli schiavi e ammetto che questo suo fare mi ha ricordato un certo Robih Hood arrivanto qualche tempo dopo. Come non rimanere affascinati dalla figura di Guðríðr Porbjarnardóttir, una giovane donna islandese battezzata che arrivò in Europa e dal Papa, nella speranza di capire se i suoi genitori pagani sarebbero finiti in paradiso. Non solo, perché nel libro di Deen ci sono tante figure curiose, compreso un suo lontano parente che finì a combattere in Russia al fianco di Napoleone, o le vite di coloro che parteciparono alla prime corse automobilistiche non su circuito, ma direttamente sulle strade di collegamento tra le capitali europee. “Per antiche strade” di Mathijs Deen è un libro davvero interessante, nel quale le strade dell’Europa sono narrate attraverso le biografie di coloro che le percorsero e questo approccio stilistico è molto avvincente, non solo perché ci permette di conoscere le vite di alcuni personaggi storici esistiti prima di noi ma, grazie al loro spostarsi nel continente , noi lettori conosciamo le sfaccettature, le trasformazioni delle cultura europea, e anche le conseguenze derivanti dai contrasti politici, economici, religiosi (come la storia dell’ebreo che scappò dalla Spagna, perché bersaglio dell’Inquisizione e finì in Olanda dove portò l’arte del teatro) e culturali che hanno caratterizzato e reso tale la nostra Europa. Traduzione di Elisabetta Svaluto Moreolo.























