:: Recensione di “Mauro Rostagno. Prove tecniche per un mondo migliore” a cura di Valentino G. Colapinto

29 ottobre 2010 by

RostagnoFumettoMauro Rostagno, il sognatore irriducibile 

Mauro Rostagno. Prove tecniche per un mondo migliore” di Nicolò BLUNDA, Marco RIZZO e Giuseppe LO BOCCHIARO: 208 pp. ill. in brossura, prezzo di copertina €16,90 [BeccoGiallo – Biografie, 2010]. 

Avevamo già accennato nella recensione di “Ilaria Alpi. Il Prezzo della verità” (sempre edito da BeccoGiallo) a Mauro Rostagno e al mistero della sua morte. Riprendendo il filo dal finale della graphic novel precedente, Marco Rizzo conclude idealmente la trilogia sui giornalisti vittime della mafia e dei poteri criminali (primo volume il pluripremiato “Peppino Impastato, un giullare contro la mafia”) con questo straordinario “Mauro Rostagno. Prove tecniche per un mondo migliore.”

Straordinario è l'aggettivo giusto per descrivere un'esistenza infuocata come quella di Rostagno (1942-1988), che in soli quarantasei anni sembra aver vissuto almeno otto o nove vite diverse: primo in Italia a occupare un'università, quella di Trento (1966), leader carismatico del Movimento Studentesco (1968), co-fondatore di Lotta Continua (1969), docente di sociologia (1972) poi rimosso per motivi di ordine pubblico, fondatore di uno dei primi centri sociali e mercati equosolidali (il Macondo, Milano 1977-1978), fervente arancione e seguace di Osho prima in India (1980) e poi vicino a Trapani, dove fondò la comune Saman, (1981). In seguito trasformò Saman in una delle prime comunità di recupero per tossicodipendenti (1984) e lavorò come redattore per RTC (1986), un'emittente privata trapanese, fino a pagare con la vita il coraggio nel denunciare il malaffare politico e i crimini mafiosi (1988).

vignettamauroperilblogUna vita vissuta intensamente e illuminata dal sogno di cambiare il mondo e renderlo un posto migliore. Da notare che Rostagno per quasi tutta la vita si era opposto allo Stato, ma negli ultimi anni da giornalista era diventato un difensore della legalità e, quindi, dello Stato che in passato aveva tanto avversato. In un discorso pubblico sul '68 giungerà ad affermare: “Meno male che non abbiamo vinto.”

Straordinario è anche l'aggettivo giusto per descrivere questo libro, frutto del lavoro appassionato degli sceneggiatori Mauro Rizzo e Nico Blunda e del disegnatore Giuseppe Lo Bocchiaro, nonché della collaborazione dei tanti amici, parenti e compagni di strada di Rostagno. Il risultato è un volume curatissimo e un fumetto davvero splendido, in cui la documentazione maniacale (spesso le vignette riproducono foto d'epoca e i testi sono quelli originali) si accompagna a un disegno vigoroso e personale.

Oltre alle consuete appendici, arricchiscono ulteriormente il volume la sentita prefazione dell'amico Adriano Sofri, la postfazione di Benedetta Tobagi (figlia di Walter Tobagi) e l'intervista di Marco Rizzo a Elisabetta Roveri e Maddalena Rostagno, rispettivamente compagna e figlia di Mauro.

Ma torniamo a Ilaria Alpi: qual è il fil rouge che lega il suo omicidio a quello di Mauro Rostagno? Nelle ultime tavole del fumetto, basate sulla ricostruzione di Sergio Di Cori nel suo libro “Delitto Rostagno, un teste accusa”, si mostra lo scoop fatale di Mauro.

Nei suoi ultimi giorni il reporter portava sempre con sé un borsone contenente una videocassetta, purtroppo sparito dopo la sua morte. Su quella cassetta ci sarebbe stata la ripresa fatta nell'aprile 1988 di aerei militari italiani che invece di aiuti umanitari imbarcavano armi dirette alla Somalia. Armi per i ribelli in cambio di veleni da seppellire in Africa con la complicità di mafia, gladio e massoneria. Lo stesso traffico su cui avrebbe indagato sei anni più tardi Ilaria Alpi, anche lei uccisa in circostanze misteriose.

La notte del 26 settembre 1988 Mauro Rostagno viene ucciso in un agguato a poche centinaia di metri dalla comunità di Saman, al termine di un inseguimento e con il favore delle tenebre, probabilmente grazie a un blackout causato da un tecnico dell'Enel affiliato alla mafia.

Dopo la sua morte sono stati attuati molti depistaggi da parte sia dei media sia di membri delle forze dell'ordine, negando contro ogni evidenza la matrice mafiosa dell'assassinio e giungendo nel 1996 addirittura ad arrestare la compagna di Rostagno come mandante dell'omicidio e alcuni ragazzi della comunità come esecutori. Ovviamente le accuse si dimostrarono infondate.

Numerosi pentiti hanno poi affermato che il vero mandante sarebbe stato il boss mafioso Vincenzo Virga con il benestare di Totò Riina – infastidito e spaventato come tutti gli altri mafiosi trapanesi dalle denunce pubbliche fatte da Rostagno – e uno degli esecutori materiali sarebbe stato Vito Mazzara. Ma a ventidue anni dal delitto si attende ancora la riapertura del processo. 

Valentino G. Colapinto

:: Intervista con Andrew Vachss a cura di Giulietta Iannone

29 ottobre 2010 by

andrew

Chi è Andrew Vachss?

La risposta dipende in base a chi lo chiedi. Cerco di essere il miglior amico e il peggior nemico possibile.

The Weight, il tuo prossimo romanzo, sarà pubblicato il 9 novembre 2010. Puoi dirci qualcosa della trama?

Senza dire troppo — il libro ha  molti livelli, è molto complesso sotto la superficie, anche se è molto diretto nel suo svolgimento. Non mi piacciono le definizioni troppo generiche, e in particolare disprezzo la definizione di “noir” come sinonimo di “più è psicopatico e sanguinolento, più il romanzo è realistico”. D’altra parte non posso disconoscere il suo significato originale. Per questo motivo la descrizione migliore per descrivere il mio nuovo libro è che ho tentato di scrivere un “noir romantico”.

Puoi dirci qualcosa del protagonista, Sugar?

Quello che Sugar è all’inizio del romanzo non è quello che è alla fine. Il percorso è il romanzo stesso.

Nel romanzo descrivi il mondo dal punto di vista di un criminale. Sugar dice: “sono un ladro, e faccio un lavoro pulito. Non faccio del male alla gente per denaro, non appicco fuochi, e non sono sessualmente disturbato”. Un ladro, un tipico criminale, può avere un codice d’onore?

Può un ladro professionista avere un codice d’onore?  Certamente. Ho conosciuto molti criminali che hanno un codice d’onore a cui aderiscono strettamente: ci sono linee che non possono essere oltrepassate.

Ci sono altri lavori che ti hanno ispirato nella scrittura di questo romanzo?

No. Per quanto possa ammirare gli scritti di altri, non mi ispiro a nulla se non alle mie esperienze personali.

I tuoi personaggi ti somigliano? Ci sono parti autobiografiche?

Si.

Ti ispiri a fatti reali quando crei le tue trame?

Ispirato? Se non fosse per questi “fatti reali” non scriverei affatto.

Ti immergi così completamente nel mondo dei tuoi personaggi, non fa un po’ paura?

Stai scherzando, vero? Paura di scrivere? Senza dubbio sono le esperienze di cui scrivo a fare paura. Lo so, io c’ero?

Che cosa ti ha portato a interessarti al genere “giallo”? C’è un intento morale o è tutto intrattenimento?

Non sono interessato a questo genere. Io scrivo di predatori-pedofili che trafficano in pornografia infantile. Questa può essere oggi la trama di un romanzo “giallo”?, ma io ho scritto quel romanzo 25 anni fa… e la maggior parte dei recensori decise che era solo una “fantasia” parto della mia “immaginazione malata”. Oggi chi chiama queste attività “fantasie”? Sonny Metha (presidente della Knopf) chiama i miei libri “romanzi di investigazione”. Sono orgoglioso di questa definizione, perché spiega perfettamente le ragioni per cui scrivo.

Quali sono i tuoi autori preferiti viventi?

Usi saggiamente il termine “vivente”. Evidentemente hai intervistato molti narcisisti i cui autori favoriti sono tutti morti… gli unici favoriti viventi sono loro stessi. Per me è una lunga lista: Joe Lansdale, Chet Williamson, Ken Bruen, Charles de Lint, Joe Gores, Martha Grimes, Marc MacYoung, Nick Pileggi, Mike Black, Wayne Dundee… e molti altri. Difatti, dedico una parte del mio sito agli autori che ammiro [http://vachss.com/media/righteous/index.html] in un tentativo di portarli a una pubblico più ampio.

Pensi che la tua scrittura sia migliorata col tempo?

Dovrebbe. Se la tecnica di un uomo non migliorasse con il passare di così tanti anni, allora dovrebbe abbandonare quell’arte e dedicarsi ad altro.

Infine, la domanda di rito: a cosa stai lavorando ora?

Mi occupo sempre di un unico argomento, ma visto sempre da angolazioni differenti. Il libro a cui sto lavorando ora è qualcosa che non ho mai provato prima. Per quanto ne so, neanche nessun altro.

Grazie mille per il tuo tempo e spero che presto “The Weight” sia pubblicato in Italia.

Sono io che ringrazio te per il tuo tempo, e condivido la tua speranza. Ricevo così tante e-mail da fan italiani che sono arrabbiati perché ho “interrotto” la serie di Burke e ho smesso di pubblicare in Italia. La verità e che ho pochissimi requisiti per un editore, ma questi sono fissati nella roccia. Non sto parlando di soldi; credo che un libro debba guadagnarsi il suo pane. Ma cose come l’approvazione di una copertina non sono neanche da mettere in discussione — deve essere mia.

Traduzione di Andrea Scatena

:: Recensione di Sulla sedia sbagliata di Sara Rattaro

28 ottobre 2010 by

Oggi giovedì 28 Ottobre esce in libreria Sulla sedia sbagliata, edito da Morellini Editore, esordio narrativo di una giovane e promettente scrittrice genovese, Sara Rattaro, che con questa opera si inserisce a pieno titolo nel filone della narrativa italiana che ispirandosi a fatti di cronaca tratta temi importanti come il trapianto di organi, il carcere, l’anoressia, la malattia mentale, la droga. Sulla sedia sbagliata raccoglie le storie di persone comuni accomunate da grandi tragedie che influenzano le loro vite e le portano ad interrogarsi su questioni basilari, senza reticenze o ipocrisie. Francesca si interroga, con dolore e rimpianto, sul suo ruolo di madre di un figlio, Andrea, accusato di aver ucciso barbaramente a martellate la fidanzata Barbara, ancora minorenne, in un raptus omicida con la coscienza annebbiata dalla droga. Delitto passionale, motivi futili, vittima ancora minorenne, massiccia dose di sostanze stupefacenti nel sangue dell’assassino, tutto concorre ad aggravare ancora di più le responsabilità del delitto. Zoe aspetta un trapianto d’organi per essere finalmente libera di vivere una vita normale e innamorarsi e per la legge sulla privacy non può conoscere il nome del donatore e saper quindi chi ringraziare. Paolo è accusato di aver strangolato la madre e la ragazza che lo ama Valeria si interroga sulle ragioni di quel gesto e sull’amore. Sulla sedia sbagliata con profondità e rispetto, sia per le vittime che per gli assassini, è un libro corale in cui tante voci creano un sottofondo doloroso e amaro in cui la vita emerge in tutti i suoi aspetti anche i meno eclatanti e sensazionalistici. La vita e la morte, i due estremi che regolano l’esistenza di tutti gli individui, diventano i temi principali di questo libro scritto con sensibilità e tenerezza da una ragazza giovane ma che dimostra una matura conoscenza dell’animo umano, delle debolezze, delle fragilità che spesso vengono amplificate dai media e invece qui vengono narrate quasi sottovoce. La Rattaro scrive bene, in modo coinvolgente e appassionato, con un ritmo narrativo compiuto e preciso, pieno di sfumature e di tocchi leggeri, perché parla di sentimenti, mai banali ma vivi e pulsanti. Non ci si aspetta un lieto fine da queste storie più che altro un messaggio di speranza, in cui la comprensione umana diventa un veicolo per superare la tragedia e l’assurdo del quotidiano per vivere una vita degna di essere vissuta.

Sara Rattaro è nata a Genova nel 1975. Si è laureata in Biologia e in Scienze della Comunicazione e ha poi frequentato un master in Comunicazione della Scienza coltivando da sempre la passione per la scrittura. Lavora attualmente per una multinazionale farmaceutica.

:: Recensione di Corti Seconda Stagione: l'invasione degli Ultra Corti a cura di Maurizio “ScarWeld” Landini

27 ottobre 2010 by

corti_coverAutori Vari “CORTI Seconda Stagione: l’invasione degli Ultracorti”, Edizioni XII, 2010, pagine 97.

“Il lupo arrivò a casa della nonna tanto in fretta che, quando bussò, gli aprì il cacciatore, ancora in mutande.” (Simone Lega “Scheletri nascosti” in CORTI Seconda Stagione)

 CORTI, è una raccolta di mini-racconti (alcuni ultracorti) curata da Raffaele Serafini che, come accennavo qualche giorno fa nel mio blog, mi sento di consigliare soprattutto a chi scrive. Non è affatto semplice creare una storia in 1800 caratteri. Figuriamoci la metà, o addirittura 200! È proprio ciò che hanno fatto gli autori di questa nuova antologia dedicata alla fanta-narrativa mordi e fuggi, edita dalle inesauribili Edizioni XII per la collana Pigmei (“Piccoli. Piccolissimi. E cattivi”). Credetemi se vi dico che non ho mai trovato tanti scrittori bravi in uno stesso libro: superbo, geniale, tagliente, spassoso, disturbante, scanzonato, ironico concentrato di talento e talenti, fantasmi e finali pazzeschi; strane storie che si risolvono in una frase o anche solo in una parola; trame che mutano in pochissime righe dando sale e sangue al tutto, come scrigni che contengono pietre preziose e gas venefici dal colore incantevole.

   Un cantico dei cantici, formato smart, per innamorati del fantastico.  

:: Recensione di “Ilaria Alpi. Il prezzo della verità” di Marco Rizzo e Francesco Ripoli a cura di Valentino G. Colapinto

27 ottobre 2010 by

alpiIlaria Alpi: il prezzo della verità è sempre troppo alto 

Ilaria Alpi. Il prezzo della verità” di Marco RIZZO e Francesco RIPOLI: 144 pp. ill. in brossura, prezzo di copertina €15 [BeccoGiallo – Cronaca Storica, 2010].

Il mestiere di giornalista, fatto in modo serio e coraggioso, può essere molto più pericoloso di quanto si pensi. In Italia gli esempi purtroppo si sprecano; giusto per citarne qualcuno: Peppino Impastato, Carmine Pecorelli, Walter Tobagi, Giuseppe Fava, Giancarlo Siani, Mauro Rostagno e poi Ilaria Alpi (1961-1994) giornalista del Tg3 Rai e il telecineoperatore triestino Miran Hrovatin (1949-1994).

Il mistero dietro la morte di Ilaria Alpi ha colpito molto l'opinione pubblica, ha ispirato trasmissioni televisive, libri e anche un film. Adesso è arrivato il turno di un fumetto, anzi una graphic novel, pubblicata dalla “BeccoGiallo Editore”, un'innovativa e coraggiosa casa editrice di Padova, che cerca di raccontare i personaggi e le storie più significative del nostro passato prossimo mediante i fumetti.

“Se si può fare giornalismo attraverso le foto o i video, perché non si può farlo anche con le tavole a china?” si sono chiesti i fondatori della BeccoGiallo, ispirandosi a una rivista satirica degli anni Venti, più volte censurata.

alpi2E ci sono riusciti benissimo, perché “Ilaria Alpi. Il prezzo della verità”, stampato nel 2007 e ripubblicato nel 2010, racchiude il fumetto vincitore del Premio Micheluzzi 2008 come migliore fumetto italiano dell'anno, un'accurata cronologia degli eventi e un resoconto da parte di Giovanna Botteri sia del processo sia dei lavori della Commissione Parlamentare, tramite un'intervista a Mariangela Gritta Grainer, portavoce dell'associazione Ilaria Alpi.

Insomma, un libro davvero completo, molto documentato e curato in maniera ottimale, che andrebbe adottato nelle scuole per far conoscere in maniera piacevole ma rigorosa un piccolo importante pezzo di storia recente.

Il fumetto in apertura, infatti, permette di rivivere in maniera immediata gli eventi, dopodiché le parti scritte successive consentono di approfondire e comprendere meglio la storia narrata.

A tutt'oggi resta ancora un mistero il perché Ilaria Alpi e Miran Hrovatin siano stati barbaramente uccisi a Mogadiscio nord il 20 marzo 1994 in un agguato che lasciò viceversa illesi sia il loro autista che la scorta, ma forse proprio per questo la sete di verità è più forte che mai.

Il processo ha portato ad accertare un unico colpevole, Hashi Omar Hassan, ma su tale incriminazione sussistono molti dubbi, tanto da far parlare di facile capro espiatorio. Dal canto suo, la Commissione Parlamentare d'Inchiesta (2003-2006), presieduta dall'On. Carlo Taormina, è giunta a risultati quantomeno discutibili, attribuendo la morte dei giornalisti a un maldestro tentativo di rapimento e sminuendo la loro professionalità.

Tantissime persone collegate in una maniera o nell'altra all'agguato in seguito sono state uccise o trovate morte in circostanze poco chiare. Sono state manomesse prove, effettuati tentativi di depistaggio, sono spariti i bloc-notes, la macchina fotografica e alcune videocassette di Ilaria e Miran, tutto affinché la verità non emergesse.

Forti indizi inducono comunque a pensare che l'omicidio fosse premeditato e collegato alle loro indagini sui traffici di armi e rifiuti e sul peschereccio Farah Omar, sequestrato a Bosaso e su cui Ilaria voleva salire. Con i pescherecci donati dalla cooperazione italiana alla Somalia, infatti, si sarebbero compiuti traffici illeciti per portare tonnellate d'armi dall'Italia alla Somalia in cambio di rifiuti tossici e nocivi, seppelliti poi sotto scuole e strade, come l'inutile e famigerata Garoe-Bosaso.

Il fumetto, che procede a ritroso nel tempo, si chiude nell'aprile 1987 presso l'ex-aeroporto militare di Kinisia, vicino a Trapani, con la scoperta filmata da parte di Mauro Rostagno – reporter della televisione locale RTC e co-fondatore di Lotta Continua – di armi imbarcate in aerei militari italiani che invece avrebbero dovuto trasportare aiuti umanitari. Pochi mesi dopo Mauro Rostagno venne assassinato.

Ma di questo parleremo nella prossima recensione.

Valentino G. Colapinto

:: Recensione di Uomini a pezzi a cura di Barbara Balbiano

26 ottobre 2010 by

Titolo Uomini a pezzi, Eclissi editrice, genere noir , pagine 280, anno di pubblicazione 2010, Giudizio **** buono

C’è poco da fare … in questa antologia da divorare letteralmente in una delle piovose notti di inizio novembre che stanno per arrivare, spiccano le quattro voci femminili.

Forse perché sono le donne a pensare spesso di fare a pezzi gli uomini ma è certo che i racconti di Chiara Bertazzoni , Manuela Maggi, Ramona Corrado e Francesca Garrello.

Dopo l’introduzione di Paolo Agaraff che ci narra la sfida della scrittura collettiva che sfocia nella Carboneria Letteraria, associazione che firma questo libro, ci si immerge subito in “Non si muore cosi” di Chiara Bertazzoni, curatrice del volume oltre che autrice. Le finestre si aprono per lasciarci affacciare su un momento di vita con il quale prima o poi tutti noi dovremmo confrontarci, la morte di un genitore e i sensi di colpa, la sensazione di impotenza, i perché  e le mille domande.

Si volta pagina ed ecco Manuela Maggi con il suo “Verso chi”. Divertente ed ironico, profondo spaccato di vita matrimoniale, un’analisi attenta di questi uomini che non si accorgono mai di chi gli dorme accanto trascurandola a tal punto da farsela scappare da sotto il naso.

A chiudere la i primi tre racconti ecco “Minù e il demone” di Ramona Corrado. Geniale! Cari uomini se almeno volete tentare di capire quel periodo che ogni mese trasforma le vostre compagne, amiche, mogli … non vi rimane che leggere, perché vi assicuro che dopo starete molto più attenti a sottovalutare certi segnali!

Le donne come corpi ospite e il pensiero della chiesa verso il sesso debole (per così dire) sono il tema di “Un posto per ogni cosa” di Francesca Garrello che trovate quasi a chiusura del volume.

Comunque, anche i carbonari uomini non se la cavano poi tanto male a partire con Piermaria Maraziti, Roberto Fogliardi, Andrea Angiolino, Alessandro Papini, Giuseppe D’Emilio, Pelagio D’Afro, Alessandro Morbidelli, Lorenzo Trenti, Alberto Cola, Cristiano Brignola, Alessandro Cartoni, Arturo Fabra e per finire Paolo Agraff.

Insomma questo affascinante viaggio fra dei moderni gironi danteschi si rivelerà davvero interessante, per capire a fondo vari aspetti dell’animo umano presentati a volte con estrema dolcezza, altre con crudità e dovizia di particolari scabrosi,  ma tutti da penne navigate o alle prime armi ma comunque di alta qualità.

Buona Lettura.

:: Segnalazione Cent'anni di Marquez di Marilù Oliva

26 ottobre 2010 by

Cent'anni di Marquez

Cent'anni di mondo

Marilù Oliva

Prefazione di Omero Ciai 

Le evocazioni letterarie e biografiche di Gabriel García Márquez si dilatano oltre i confini del tempo e dello spazio. Márquez è molto più di quello che trapela dalla lettura delle sue opere: è il narratore che sbocciò leggendo Kafka, è l’uomo che negli anni '50 visitò l’Europa e la paragonò a una sfinge, il turista impressionato dalla tomba moscovita di Stalin, il reporter impavido, l’amico fidato di Fidel Castro, stimatissimo anche da altri capi di stato.

Il suo cosmopolitismo riflette una solidarietà che l’ha sempre spinto a combattere le differenze sociali e a spendersi in favore dei più bisognosi: ambasciatore ufficioso nelle zone caribeñe, si è offerto conciliatore tra i guerriglieri e il governo in Colombia, ha perpetuato quotidianamente la sua attività negoziatrice. Ma Márquez diplomatico si sovrappone all’uomo e allo scrittore. Un artista che ha le sue preferenze, Edipo re come libro, Béla Bartók come musicista, Francisco Goya come pittore, Orson Welles e Akira Kurosawa come registi, il giallo come colore, ma solo quello scintillante del mar dei Caraibi alle tre del pomeriggio, visto dalla Giamaica.

Padre affettuoso, sposato in nozze d’oro con l’inseparabile Merchedes Barcha, egli è infine l’uomo con le sue superstizioni e predilezioni radicate, dal whisky di malto e ben invecchiato, al baseball fino alla musica popolare  latinoamericana dei bolero, dei vallenatose della rumba.

autore

MARILÙ OLIVA vive a Bologna ed è insegnante di lettere. Nel 2010 è uscito con Elliot Edizioni il suo secondo romanzo, ¡Tu la pagarás!, un giallo ambientato a Bologna, nel mondo sudamericano che anima la città e che si esprime attraverso la musica salsa. Il suo romanzo d'esordio si intitolaRepetita, un thriller psicologico. Ha pubblicato brevi saggi storici e letterari e racconti per antologie. Scrive per diversi blog e web megazine. Il suo sito è www.mariluoliva.net.

:: Recensione di Boy di Takeshi Kitano, (Castelvecchi, Le Torpedini, 2010)

25 ottobre 2010 by

3983819Ci sono artisti che come i geni rinascimentali non si specializzano in un solo campo ma amano spaziare, cimentarsi con confronti sempre nuovi per mettere alla prova il proprio talento multiforme. Il giapponese Takeschi Kitano, meglio conosciuto dai suoi fan sparsi in tutto il mondo come Beat Takeschi, rientra in questa categoria. Ha provato di tutto nella vita, in Italia probabilmente è più conosciuto come regista di capolavori come Sonatine, Hana bi, L’estate di Kikujiro, Dolls, Zatoichi, ma è stato anche comico di cabaret, ballerino, attore, musicista, pittore, sceneggiatore, designer di videogiochi, critico cinematografico, presentatore televisivo, e infine anche poeta e scrittore. Forse non tutti sanno che in quest’ultime vesti ha scritto oltre ben 50 libri di poesia, saggi, articoli, e numerosi romanzi dei quali non riesco a spiegarmi il perché solo due giunti in Italia Asakusa Kid e Nascita di un guru, entrambi editi per Mondadori. Ora la Castelvecchi Editore di Roma, con una scelta che non solo i fan di Kitano apprezzeranno, propone al pubblico italiano Boy, originariamente pubblicato in Giappone nel 1987 con il titolo Shonen da Schinchosha. Boy è un libro sottilissimo, non molto di più di 100 pagine, che raccoglie tre racconti brevi: “Il campione dal kimono imbottito”, “Il nido di stelle” e “Okamesan”. La sensibilità lirica dell’autore che traspare come in controluce anche nelle sue opere cinematografiche più violente è presente in Boy in tutta la sua struggente melanconia. Il mondo dell’infanzia con tutte le sue sfumature è tratteggiato con delicatezza, tenerezza, quasi una sorta di pudore e reverenza che evidenzia ancora di più il contrasto con il mondo degli adulti privi di quella spontaneità e innocenza che invece i bambini ancora hanno. La prosa limpida e luminosa di Kitano, a tratti semplice a tratti impreziosita da pennellate di poesia, ci trasmette intatto lo stupore ancora incorrotto e incontaminato con cui i più piccoli guardano il mondo, la pura gioia che li fa sorridere per le piccole cose, come una giornata trascorsa all’aria aperta per un evento sportivo scolastico, o una spedizione per rubare qualche pacchetto di figurine di baseball, o guardare le stelle attraverso un telescopio. Nostalgia e rimpianto si fondono e specialmente nel terzo racconto, a mio avviso il più toccante, raccontando il passaggio dall’adolescenza all’età adulta con una tale delicatezza e autenticità da richiamare esperienze davvero vissute dall’autore. Il viaggio di Ichiro a Kyoto per visitare templi, infatti, nato come una fuga da casa in un moto di ribellione verso il padre troppo oppressivo che ostenta una moralità tutta soldi e potere, oltre ad essere un’affermazione di autonomia e indipendenza diventa l’occasione per crescere davvero e affacciarsi all’età adulta con curiosità ed eccitazione. L’incontro con Jun, una coetanea che ha già oltrepassato l’invisibile confine che separa l’infanzia dal mondo degli adulti, avrà per Ichiro il sapore del primo amore, della prima sigaretta, del primo giro in moto, del primo autostop. E mentre scarta il pacchetto di dolci alla cannella che Jun gli ha dato per addolcire la separazione nella speranza che un giorno si sarebbero incontrati di nuovo, Ichiro guarda le dita tozze e coriacee con cui il camionista, che gli sta dando un passaggio per tornare a casa a Tokyo, afferra tre dolcetti e se li porta tutti assieme con avidità alla bocca  e pensa con un velo di amarezza che infondo  diventare adulti significa solo diventare persone come lui.

:: Recensione di Il profumo di Emma di Thomas Tono

25 ottobre 2010 by

profumoSu un’ isola senza nome perduta nel Mediterraneo, forse non troppo distante da Palermo, qualcosa di malefico si aggira facendo sparire le persone, prima alcune bimbe, poi una vecchia signora. Chiamato ad indagare il Maresciallo Capo Bertone, uomo del nord trapiantato al sud per gli incerti del mestiere, sente la necessità di risolvere un grande caso per fuggire da quell’isola nella quale si sente estraneo. Ma non è affatto facile, nessuno ha visto niente, non ha indizi, tracce se non le enigmatiche parole della sensuale strega Meheret, che parla di un’entità che non appartiene a questo mondo e di una “porta” che deve essere chiusa. Poi la postina Virginia assiste ad un improbabile delitto, un essere demoniaco con la testa di caprone decapita con un’ ascia davanti ai suoi occhi un pescatore rumeno, Eduardo, e finalmente Bertone ha una traccia, una pista da seguire, ma niente di quello che è reale sembra essere d’aiuto. Davvero si sente di inseguire un essere non umano e quello che è peggio che non ha nessuna intenzione di fermarsi. Finale tutt’altro che scontato, che sorprenderà e spiazzerà il lettore già pronto ad aspettarsi qualche soluzione soprannaturale.La realtà spesso sa essere molto più  macabra e raccapricciante di qualsiasi fantasia e  l’autore infatti ci tiene a far sapere nelle note introduttive che gli avvenimenti descritti sono rielaborazioni di fatti di cronaca italiana realmente accaduti. Non fatevi ingannare dal titolo quindi , Il profumo di Emma non è un romanzo rosa o sentimentale come sembrerebbe, ma un piccolo giallo pericolosamente in bilico con l’horror. Caratterizzato da un scrittura surreale, a tratti poetica, piena di riferimenti onirici, Il profumo di Emma sebbene sia l’opera prima di un giovane autore ci rimanda alla letteratura alta, alla dimensione mitico-fiabesca di un Calvino o a molta letteratura sudamericana densa di colori e profumi. Thomas Tono entra a contatto con l’ irrazionale e trasporta il lettore in un mondo alieno e ostile in un altrove in cui ha campo libero il voodoo, le leggende, i miti legati al lato più oscuro dell’anima umana. Tenete d’occhio questo ragazzo sono convinta che sentirete presto parlare di lui.

Il profumo di Emma di Thomas Tono Zona Editrice 2010 pp. 148 – EURO 16.

:: Recensione di I Dodici di Jasper Kent a cura di Stefano Di Marino

25 ottobre 2010 by

i_dodici-Jasper_KentI DODICI- di  Jasper Kent- Rizzoli HD- euro 16- traduzione Ilaria Katerinov

Stefano Di Marino

Cerchiamo di capirci. A me le storie di  vampiri piacciono e sono sempre piaciute. Stoker(mitico anche il romanzo del suo bisnipote Dacre) Stekley,  Lumley la Hamilton. È un genere basato su una mitologia diffusa nel mondo con diverse sfaccettature. Non trovo di nessun interesse per me ovvio le saghe della Rice, della Meyer et similia. Come diceva  James Woods in Vampire . ‘I vampiri sono bestie non raffinati centroeuropei’. Non ho la pretesa di aver ragione su tutto, questione di gusti. E I Dodici mi ha soddisfatto in pieno. Una storia  ottocentesca ambientata al tempo dell’invasione  napoleonica in Russia. Un gruppo di soldati incaricato di colpirei francesi dietro le linee si rende conto che la caduta della capitale è inevitabile. Allora uno  propone di richiamare certi suoi ‘ amici’ discendenti della guardia speciale di  Ivan il Terribile. Si presentano tredici figure spettrali guidate da un grande vecchio chiamato  ‘il figlio del Serpente’(o del Drago?). Hanno i nomi dei dodici apostoli ma portano la morte. In maniera orribile, selvaggia, come un tempo fecero contro i turchi oggi contro i soldati francesi. E quando Mosca viene abbandonata e cade in mano al nemico cominciano a divampare incendi e a diffondersi voci di pestilenze e morti orribili. Trai soldati russi qualcuno dubita. Aleksej, che ha perso tre dita contro i turchi, e intesse una relazione sentimentale tormentata con  la prostituta Dominiika è il primo a realizzare la verità. I dodici alleati sono wurdalak, vampiri della tradizione russa, brutali, selvaggi, quasi indistruttibili. E li guida Iuda che tra tutti sembra il …meno vampiro ma è dotato di intelligenza e perverso desiderio di provocare sofferenza anche psicologica. Aleksey combatte la sua personale battaglia mentre ormai Napoleone è sconfitto. Per lui si tratta di un duello di onore,di sofferenza e redenzione. E, forse è la trovata migliore del romanzo, di capire se Dominiika è o non è un vampiro, se è la donna di cui si è innamorato o, tristemente, un altro inganno dell’esistenza. Teso, avvincente, inedito per situazioni e svolgimento merita senz’altro una lettura.

:: Intervista con Ugo Mazzotta

22 ottobre 2010 by

ugo mazzottaBenvenuto Ugo su Liberidiscrivere e grazie per aver accettato la mia intervista. Come tradizione la prima domanda è dedicata alle presentazioni. Iniziamo da quello che so io di te: sei nato a Napoli nel 56, oltre che scrittore sei anche medico.Vuoi aggiungere qualcosa, magari qualche lato del tuo vissuto più privato?

Ho un carattere schivo, non parlo facilmente di me. Ho una vita normalissima, sposato, tre figli; mi piace molto andare in moto, la uso tutti i giorni con ogni condizione meteorologica e anche se ormai mi serve quasi solo per andare e tornare dal lavoro, quelle due mezze ore al mattino e alla sera sono momenti che cerco di godermi. Amo la musica – non quella "di famiglia", mio padre era un musicista classico – strimpello chitarra e pianoforte, ho una passione per le canzoni della mia adolescenza: i Beatles su tutti ma non solo, mi piace molto il pop, il rock, il beat italiano, la british invasion… le epigrafi dei miei romanzi sono versi di quelle canzoni, che sono anche quelle che ascolta il mio commissario.

Bruno Mazzotta, tuo padre celebre musicista e compositore. Che ricordo hai di lui?

Ricordi ne ho tanti, difficile sceglierne uno… Ho un rimpianto che lo riguarda (e riguarda anche mia madre, che se ne è andata via prima di papà): ho cominciato a scrivere e a essere pubblicato dopo la loro scomparsa e questo è sempre stato un pensiero doloroso, sono certo che sarebbero stati contenti.

Raccontaci un aneddoto curioso, tenero che lo riguardi.

Una cosa che mi capita di tanto in tanto ancora adesso. Mi succede di incontrare persone che mi chiedono se sono il figlio di Bruno Mazzotta e quando rispondo di sì mi raccontano di essere stati suoi alunni al Conservatorio, mi dicono che era un grande Maestro e quanto lo rimpiangono. Ogni volta mi inorgoglisco e un po' mi commuovo; papà amava la musica ma soprattutto viveva per l'insegnamento.

Come è nata in te la passione per la scrittura?

Non lo ricordo nemmeno più. Da ragazzo ho provato a scrivere e disegnare fumetti, a comporre canzoni, il primo romanzo (rigorosamente "à la Christie" e rigorosamente da non tirar fuori dal cassetto!) l'ho scritto intorno ai vent'anni. Poi per parecchi anni mi sono dedicato ad altro ma ricordo di aver sempre pensato, davanti a una scena suggestiva o trovandomi in situazioni particolari, come avrei raccontato quella scena o situazione se avessi dovuto scriverla. Insomma credo che il desiderio di raccontare storie mi abbia accompagnato più o meno per tutta la vita.

C’è qualcuno che ti ha particolarmente aiutato anche solo con consigli e incoraggiamenti all’inizio della tua carriera che vuoi ringraziare?

Tecla Dozio, direttrice editoriale di Todaro Editore. Per chi si interessa di narrativa gialla lei è un mito, e quando ho saputo che le era piaciuto quello che sarebbe diventato il mio secondo romanzo sono stato davvero felice.

Hai esordito nel 2002 nella narrativa con il romanzo Commissariato di Polizia "La Bella Napoli", col quale hai vinto la sezione opere inedite del premio Tobino. Come sei arrivato alla pubblicazione?

Nel modo più semplice: mandando all'editore il manoscritto. L'avevo mandato a diverse case editrici, piacque a un redattore della Marco Valerio di Torino, che in quel periodo da casa editrice di saggistica voleva provare a cimentarsi anche con la narrativa, e lo pubblicarono.

Hai pubblicato fino ad oggi numerosi  romanzi: Commissariato di Polizia 'La Bella Napoli', Il segreto di Pulcinella, Indagine privata, L'avvocato del diavolo, La stagione dei suicidi. Raccontaci per ognuno di essi una frase che lo caratterizza.

Lo faccio con delle citazioni. La Bella Napoli: "Per un po' di tempo non riuscì a distogliere lo sguardo dal cadavere. Quella era una persona; era stata una persona". Il segreto di Pulcinella: "L'avambraccio destro, trattenuto dai legni che reggevano la scena del teatrino, puntava verso l'alto, la mano ancora inguantata in un burattino. Un Pulcinella che, incurante gli schizzi di sangue che gli imbrattavano la casacca bianca, fissava sardonico Prisco" . Indagine privata: "Era l'unica rimasta viva. L'hanno chiamato l'eccidio di Sassoletto, ma sono solo parole. Quella cosa lì non era un 'eccidio' o una 'strage'. Era come sapere che il diavolo ti guarda di nascosto tra gli alberi e non avere il coraggio di alzare gli occhi". L'avvocato del diavolo: "C'è sempre qualcosa di osceno nella morte (l'incipit)". La stagione dei suicidi: "Per la prima volta da molto tempo ebbe paura dei giorni che l'aspettavano (il desinit)".

Andrea Prisco è il protagonista principale dei tuoi romanzi. Come si è evoluto nel tempo?

Ha perso un po' della leggerezza degli inizi. Nell'ultimo romanzo è più cupo e nel corso della narrazione perde i suoi punti di riferimento, naviga per così dire a vista sia per quanto riguarda la vita privata che il lavoro. E in entrambi i campi alla fine della storia si trova davanti a un bivio.

Proust assaggiando una madeleine si sentiva travolto dai ricordi. Quale senso evoca di più in te la memoria e la creatività: il gusto, il tatto, l’odorato, la vista?

L'odorato, senza dubbio. Ancora adesso se sento profumo di resina mi ritrovo in un labirinto di siepi di bosso che quando ero ragazzo era una delle attrazioni della spiaggia del Poetto, a Cagliari. E se sento l'odore della canfora mi ricordo la crema da barba che usava mio padre, il Prep e rivedo il tubo giallo e blu nell'armadietto del bagno.

Quanto l’ambientazione influisce sulla creazione dei tuoi personaggi? I tuoi noir privilegiano un’ ambientazione prevalentemente provinciale: le trame si svolgono in una immaginaria valle appenninica che corrisponde nella realtà all'Alto Sangro. Perché non hai scelto una grande metropoli come per esempio Napoli?

La scelta dell'ambientazione nasce da considerazioni pratiche. Quando decisi di scrivere il primo romanzo sapevo di doverlo ambientare in luoghi conosciuti, trovo sempre piuttosto false le storie ambientate in località straniere (specialmente quando si capisce al primo paragrafo che l'autore quelle località le ha visitate solo su Internet!) e decisi di utilizzare l'Abruzzo, dove passo lunghi periodi di villeggiatura da anni, piuttosto che Napoli. Questo perché la mia città natale mi sembrava troppo "invadente" rispetto alla storia, avrebbe rubato la scena ai personaggi; e anche perché mi sentivo più a mio agio, da esordiente, con un'ambientazione più defilata, uno scenario suggestivo e non una realtà complessa come quella di una metropoli.

Hai collaborato come soggettista e sceneggiatore alle fiction televisive R.I.S. – Delitti imperfetti e R.I.S. Roma – Delitti imperfetti. Com’è lavorare per la televisione?

Divertentissimo! Ho iniziato nel 2006 ed è stata un'esperienza entusiasmante e molto istruttiva. Ovviamente lì è tutto diverso rispetto al lavoro per i romanzi, si scrive su commissione, sapendo che il tuo lavoro deve incastrarsi in quello di un gruppo e seguire logiche decise da altri. Il tutto spesso con tempi strettissimi
e scadenze ansiogene. Però è anche molto gratificante sapere che collabori con una delle fiction più seguite in Italia e quando l'anno scorso, dopo tre anni di soggetti, sono passato alla sceneggiatura di un intero episodio, beh è stato un bel momento. Forse è un po' infantile da parte mia (alla mia età poi!) ma vedere il tuo nome nei titoli di testa, sapere che i dialoghi che gli attori stanno recitando e che milioni di spettatori stanno ascoltando li hai scritti tu è una gran bella soddisfazione.

Parliamo del tuo processo di scrittura. Come passi dall’idea imbastita ancora solo nella mente alla prima stesura del romanzo. Sei un perfezionista, rivedi molte volte il testo prima di considerarlo la stesura definitiva?

Tutto comincia con uno o due spunti principali, le idee forti della storia. In genere il luogo o la modalità del delitto, o il personaggio principale. Attorno a quegli spunti costruisco pian piano la storia, aggiungendo le vicende collaterali, i depistaggi che devono distogliere l'attenzione dalla trama principale, le storie personali dei protagonisti. Nei primi romanzi tutto succedeva abbastanza disordinatamente, aggiungevo  alla trama tasselli su tasselli e via via li traducevo in capitoli, senza una scaletta predefinita. Gli ultimi due romanzi, l'ultimo pubblicato e il prossimo, hanno avuto una genesi diversa, è venuta prima una scaletta vera e propria. Per scrivere uso un programma specifico per la scrittura creativa su un Macintosh (ma più della metà del prossimo romanzo è stata scritta su un iPad), alla fine  stampo una prima stesura che rivedo almeno una o due volte (ma anche tre..) sia per controllare la struttura della narrazione che la scrittura vera e propria. Naturalmente anche durante la prima stesura capita che un capitolo o un paragrafo lo rilegga e lo riscriva più volte, mentre altri scappano via veloci dalle dita.

Oltre che romanzi scrivi anche racconti. Quale è il segreto per un buon racconto?

Credo soprattutto un'idea forte. Secondo me la vera differenza tra romanzo e racconto non sta tanto nella lunghezza quanto nel fatto che il romanzo è costruito su più idee, alcune più forti altre meno, con un ritmo più variabile; il racconto è una singola idea, forte, che deve catturare il lettore e non lasciarlo fino alla fine.

I tuoi personaggi nascono dalla realtà? Sono figli, frammenti, di persone che hai conosciuto o a che anche solo hanno incrociato il tuo cammino?

Qualcuno sì, soprattutto i comprimari e soprattutto da un punto di vista fisico. Del commissario Prisco non ho nemmeno un'immagine mentale, non so com'è fatto. La sua compagna, Agnese, fisicamente è ricalcata sulla figura di Fiorella Mannoia, una cantante che ammiro moltissimo. Altri personaggi hanno l'aspetto di persone che conosco, gente che incontro per lavoro… altri ancora sono stati ispirati da persone incrociate per strada (non si dovrebbe fare e non dovrei rivelarlo, un paio di volte ho fotografato di nascosto col cellulare sconosciuti che poi hanno prestato la loro immagine ai miei personaggi).

Cosa ami leggere di più nel tuo tempo libero? Quali sono i tuoi autori preferiti? Cosa stai leggendo in questo momento? 

Negli ultimi mesi ho letto molto poco perché ero impegnatissimo a scrivere il prossimo romanzo. Leggo quasi esclusivamente narrativa di genere, è quella la mia passione. L'ultimissimo libro che ho letto e che mi è piaciuto davvero molto è stato "La legge di Fonzi" di Omar Di Monopoli, un piccolo gioiello.

Progetti per il futuro?Puoi anticiparci qualcosa in esclusiva per Liberidiscrivere?

Sto finendo (e rifinendo) il mio prossimo romanzo. Una sfida importante perché, oltre ad avere un nuovo personaggio principale (il commissario Prisco lo ritroverò in un altro romanzo che per ora è a livello embrionale) è scritto in un modo un po' diverso dal solito ed è ambientato a Napoli, il che ci riporta alla domanda precedente a proposito dell'ambientazione delle mie storie. Ho tante idee che mi piacerebbe realizzare, ripetere l'esperienza di sceneggiare un fumetto, scrivere un noir teatrale, insomma ho molti più progetti che tempo per metterli in pratica…

:: Recensione di Il traditore di Versailles di Arnaud Delalande, a cura di Giulietta Iannone

21 ottobre 2010 by

tresArnaud Delalande, raffinato autore de La Trappola di Dante, torna in libreria per la Nord Edizioni con un nuovo interessante romanzo storico-avventuroso con venature noir che ha per titolo Il traditore di Versailles, tradotto dal francese, in maniera fluente e sontuosa, da Claudia Lionetti.
Secondo episodio della saga che ha per protagonista l’avventuriero italiano Pietro Viravolta, narra gli intrighi, gli inganni, i delitti, le congiure alla corte di Francia, di un morente Luigi XV, con rara abilità e approfondita conoscenza non solo storica ma anche filosofica, letteraria, artistica.
La storia si dipana nello scenario sfolgorante della reggia di Versailles e dei suoi misteriosi giardini, pieni di giochi d’acqua, passeggiate e labirinti verdi, dove dietro lo sfarzo della ricchezza più ostentata si cela la miseria più estrema, l’assoluta mancanza delle più elementari regole igieniche, la corruzione, il pericolo.
Pietro Viravolta non più giovanissimo, fuggito dalla Serenissima con affianco la sua bellissima moglie Anna, vive ormai da anni in Francia dove fa parte del Segreto del Re, una rete di agenti segreti al servizio di Luigi XV.
Un giorno il duca d’Aiguillon, ministro della corona, lo convoca a corte perché un’ oscura minaccia sovrasta la monarchia. Un serial killer settecentesco, che si firma il Favolista, uccide mettendo in scena ogni volta una favola di Jean de La Fontaine.
La prima vittima è una commessa di un famoso profumiere che ha sentito cose che non dovevano essere sentite. Poi il suo amante anche lui dipendente dello stesso profumiere viene ucciso dalle esalazioni di un profumo velenoso. Anche il “naso” della maison fa la stessa fine e sempre le morti vengono sceneggiate sul tema di una favola.
L’Orchidea, questo il nome con cui è conosciuto Pietro Viravolta, intuisce che non sono solo i delitti di un folle ma c’è qualcosa di più, un sordido complotto politico ordito da potenze straniere che mina alle basi la stessa monarchia e che, non sventato, può cambiare inesorabilmente i destini della Francia.
Con ritmo incalzante e altre morti si sviluppa la storia, fino al colpo di scena finale che non lascerà delusi. Il romanzo storico- avventuroso specialmente francese rimanda a padri illustri come Alexandre Dumas padre e da sempre ha attirato schiere di lettori che ad un testo di evasione richiedevano un’ accurata ricostruzione storica, magari un pizzico di esotico, e inseguimenti, duelli, rocambolesche evasioni, eroine in pericolo e coraggiosi e intrepidi avventurieri un po’ guasconi e un po’ gentiluomini.
Delalande sembra attingere a piene mani dalla tradizione dei romanzi di cappa e spada in più aggiunge contaminazioni sue proprie che vanno dalla spy story all’ horror, con spruzzate di intrigo politico, e riflessioni sociologiche.
La ricostruzione storica è senz’altro la parte che più colpisce, per accuratezza e verosimiglianza, ogni aspetto è dettagliato e frutto di approfondite ricerche, documentate al termine del libro da una interessante bibliografia.
È un libro colto, elegante, imprezoisito da una scrittura ricca che travalica le distinzioni tra i generi, pieno di dotte digressioni che rifanno vivere l’epoca dei Lumi con le sue luci e le sue tante ombre.