:: Recensione di “Mauro Rostagno. Prove tecniche per un mondo migliore” a cura di Valentino G. Colapinto

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RostagnoFumettoMauro Rostagno, il sognatore irriducibile 

Mauro Rostagno. Prove tecniche per un mondo migliore” di Nicolò BLUNDA, Marco RIZZO e Giuseppe LO BOCCHIARO: 208 pp. ill. in brossura, prezzo di copertina €16,90 [BeccoGiallo – Biografie, 2010]. 

Avevamo già accennato nella recensione di “Ilaria Alpi. Il Prezzo della verità” (sempre edito da BeccoGiallo) a Mauro Rostagno e al mistero della sua morte. Riprendendo il filo dal finale della graphic novel precedente, Marco Rizzo conclude idealmente la trilogia sui giornalisti vittime della mafia e dei poteri criminali (primo volume il pluripremiato “Peppino Impastato, un giullare contro la mafia”) con questo straordinario “Mauro Rostagno. Prove tecniche per un mondo migliore.”

Straordinario è l'aggettivo giusto per descrivere un'esistenza infuocata come quella di Rostagno (1942-1988), che in soli quarantasei anni sembra aver vissuto almeno otto o nove vite diverse: primo in Italia a occupare un'università, quella di Trento (1966), leader carismatico del Movimento Studentesco (1968), co-fondatore di Lotta Continua (1969), docente di sociologia (1972) poi rimosso per motivi di ordine pubblico, fondatore di uno dei primi centri sociali e mercati equosolidali (il Macondo, Milano 1977-1978), fervente arancione e seguace di Osho prima in India (1980) e poi vicino a Trapani, dove fondò la comune Saman, (1981). In seguito trasformò Saman in una delle prime comunità di recupero per tossicodipendenti (1984) e lavorò come redattore per RTC (1986), un'emittente privata trapanese, fino a pagare con la vita il coraggio nel denunciare il malaffare politico e i crimini mafiosi (1988).

vignettamauroperilblogUna vita vissuta intensamente e illuminata dal sogno di cambiare il mondo e renderlo un posto migliore. Da notare che Rostagno per quasi tutta la vita si era opposto allo Stato, ma negli ultimi anni da giornalista era diventato un difensore della legalità e, quindi, dello Stato che in passato aveva tanto avversato. In un discorso pubblico sul '68 giungerà ad affermare: “Meno male che non abbiamo vinto.”

Straordinario è anche l'aggettivo giusto per descrivere questo libro, frutto del lavoro appassionato degli sceneggiatori Mauro Rizzo e Nico Blunda e del disegnatore Giuseppe Lo Bocchiaro, nonché della collaborazione dei tanti amici, parenti e compagni di strada di Rostagno. Il risultato è un volume curatissimo e un fumetto davvero splendido, in cui la documentazione maniacale (spesso le vignette riproducono foto d'epoca e i testi sono quelli originali) si accompagna a un disegno vigoroso e personale.

Oltre alle consuete appendici, arricchiscono ulteriormente il volume la sentita prefazione dell'amico Adriano Sofri, la postfazione di Benedetta Tobagi (figlia di Walter Tobagi) e l'intervista di Marco Rizzo a Elisabetta Roveri e Maddalena Rostagno, rispettivamente compagna e figlia di Mauro.

Ma torniamo a Ilaria Alpi: qual è il fil rouge che lega il suo omicidio a quello di Mauro Rostagno? Nelle ultime tavole del fumetto, basate sulla ricostruzione di Sergio Di Cori nel suo libro “Delitto Rostagno, un teste accusa”, si mostra lo scoop fatale di Mauro.

Nei suoi ultimi giorni il reporter portava sempre con sé un borsone contenente una videocassetta, purtroppo sparito dopo la sua morte. Su quella cassetta ci sarebbe stata la ripresa fatta nell'aprile 1988 di aerei militari italiani che invece di aiuti umanitari imbarcavano armi dirette alla Somalia. Armi per i ribelli in cambio di veleni da seppellire in Africa con la complicità di mafia, gladio e massoneria. Lo stesso traffico su cui avrebbe indagato sei anni più tardi Ilaria Alpi, anche lei uccisa in circostanze misteriose.

La notte del 26 settembre 1988 Mauro Rostagno viene ucciso in un agguato a poche centinaia di metri dalla comunità di Saman, al termine di un inseguimento e con il favore delle tenebre, probabilmente grazie a un blackout causato da un tecnico dell'Enel affiliato alla mafia.

Dopo la sua morte sono stati attuati molti depistaggi da parte sia dei media sia di membri delle forze dell'ordine, negando contro ogni evidenza la matrice mafiosa dell'assassinio e giungendo nel 1996 addirittura ad arrestare la compagna di Rostagno come mandante dell'omicidio e alcuni ragazzi della comunità come esecutori. Ovviamente le accuse si dimostrarono infondate.

Numerosi pentiti hanno poi affermato che il vero mandante sarebbe stato il boss mafioso Vincenzo Virga con il benestare di Totò Riina – infastidito e spaventato come tutti gli altri mafiosi trapanesi dalle denunce pubbliche fatte da Rostagno – e uno degli esecutori materiali sarebbe stato Vito Mazzara. Ma a ventidue anni dal delitto si attende ancora la riapertura del processo. 

Valentino G. Colapinto

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