:: Recensione di Il traditore di Versailles di Arnaud Delalande

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tresArnaud Delalande, raffinato autore de La Trappola di Dante, torna in libreria per la Nord Edizioni con un nuovo interessante romanzo storico-avventuroso con venature noir che ha per titolo Il traditore di Versailles, tradotto dal francese, in maniera fluente e sontuosa, da Claudia Lionetti.
Secondo episodio della saga che ha per protagonista l’avventuriero italiano Pietro Viravolta, narra gli intrighi, gli inganni, i delitti, le congiure alla corte di Francia, di un morente Luigi XV, con rara abilità e approfondita conoscenza non solo storica ma anche filosofica, letteraria, artistica.
La storia si dipana nello scenario sfolgorante della reggia di Versailles e dei suoi misteriosi giardini, pieni di giochi d’acqua, passeggiate e labirinti verdi, dove dietro lo sfarzo della ricchezza più ostentata si cela la miseria più estrema, l’assoluta mancanza delle più elementari regole igieniche, la corruzione, il pericolo.
Pietro Viravolta non più giovanissimo, fuggito dalla Serenissima con affianco la sua bellissima moglie Anna, vive ormai da anni in Francia dove fa parte del Segreto del Re, una rete di agenti segreti al servizio di Luigi XV.
Un giorno il duca d’Aiguillon, ministro della corona, lo convoca a corte perché un’ oscura minaccia sovrasta la monarchia. Un serial killer settecentesco, che si firma il Favolista, uccide mettendo in scena ogni volta una favola di Jean de La Fontaine.
La prima vittima è una commessa di un famoso profumiere che ha sentito cose che non dovevano essere sentite. Poi il suo amante anche lui dipendente dello stesso profumiere viene ucciso dalle esalazioni di un profumo velenoso. Anche il “naso” della maison fa la stessa fine e sempre le morti vengono sceneggiate sul tema di una favola.
L’Orchidea, questo il nome con cui è conosciuto Pietro Viravolta, intuisce che non sono solo i delitti di un folle ma c’è qualcosa di più, un sordido complotto politico ordito da potenze straniere che mina alle basi la stessa monarchia e che, non sventato, può cambiare inesorabilmente i destini della Francia.
Con ritmo incalzante e altre morti si sviluppa la storia, fino al colpo di scena finale che non lascerà delusi. Il romanzo storico- avventuroso specialmente francese rimanda a padri illustri come Alexandre Dumas padre e da sempre ha attirato schiere di lettori che ad un testo di evasione richiedevano un’ accurata ricostruzione storica, magari un pizzico di esotico, e inseguimenti, duelli, rocambolesche evasioni, eroine in pericolo e coraggiosi e intrepidi avventurieri un po’ guasconi e un po’ gentiluomini.
Delalande sembra attingere a piene mani dalla tradizione dei romanzi di cappa e spada in più aggiunge contaminazioni sue proprie che vanno dalla spy story all’ horror, con spruzzate di intrigo politico, e riflessioni sociologiche.
La ricostruzione storica è senz’altro la parte che più colpisce, per accuratezza e verosimiglianza, ogni aspetto è dettagliato e frutto di approfondite ricerche, documentate al termine del libro da una interessante bibliografia.
È un libro colto, elegante, imprezoisito da una scrittura ricca che travalica le distinzioni tra i generi, pieno di dotte digressioni che rifanno vivere l’epoca dei Lumi con le sue luci e le sue tante ombre.

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Una Risposta to “:: Recensione di Il traditore di Versailles di Arnaud Delalande”

  1. utente anonimo Says:

    Sono Claudia Lionetti, la traduttrice del romanzo.
    Vorrei ringraziare di cuore l'autore o l'autrice della recensione.
    Leggere del proprio lavoro che è fluente e sontuoso riempie d'orgoglio e ripaga di ogni sforzo!

    Gli spunti presentati per invogliare alla lettura, poi, sono molti e arguti.

    Claudia

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