:: Intervista a Linwood Barclay

18 luglio 2011 by

linwood_barclaySalve Mr Barclay. Grazie per aver accettato la mia intervista e benvenuto su Liberidiscrivere. Raccontaci qualcosa di te. Chi è Linwood Barclay? Punti di forza e di debolezza.

Sono un ragazzo abbastanza normale in realtà, anche se il mio percorso di crescita è stato in qualche modo unico. Mio padre morì quando avevo 16 anni, e da allora ho dovuto prendere su di me la maggior parte delle responsabilità della famiglia. E ‘stato un periodo che mi ha modellato più di ogni altro, sia nel bene che nel male. Perché in quel momento cercavo di andare incontro ai bisogni degli altri, e ho vissuto pensando che ero l’unico che non sapeva fare niente. Ma, la mia famiglia mi ha aiutato, e sono riuscito a farcela, e per questo la ringrazio molto.

Parlaci del tuo background, i tuoi studi, la tua infanzia.

Sono nato negli Stati Uniti, ma i miei genitori si trasferirono nei sobborghi di Toronto quando avevo quattro anni. Poi sette anni dopo, comprarono un cottage resort e un trailer park nella località di Kawartha nella regione dei laghi dell’Ontario, e così ci trasferimmo lì. E ‘stato il lavoro che ho portato avanti dall’età di 16 anni dopo che a mio padre fu diagnosticato un cancro ai polmoni, e poi morì.

Quali lavori hai tenuto in passato?

Ho aspettato ad avere 22 anni prima di accettare un lavoro di reporter per il Peterborough Examiner. Sono stato lì due anni, poi sono andato al Record Oakville Journal, un giornale nei sobborghi di Toronto, e dopo sono stato assunto nel 1981, all’età di 26 anni, nel più grande giornale del Canada che c’è in circolazione: il Toronto Star. Ho svolto una serie di mansioni di editing là – da redattore ad assistente, a News Editor, – prima di diventare giornalista nel 1993. Ho lavorato lì fino a quando ho lasciato lo Star, quattro anni fa, per scrivere libri a tempo pieno.

Quando ti sei reso conto che avresti voluto essere un giornalista prima e poi uno scrittore? Qual è stato il momento in cui hai capito che la passione della scrittura si stava trasformando in un vero lavoro?

Ero in 3 elementare quando ho cominciato a scrivere storie. Intorno agli 11 o 12 anni ho pensato che avrei voluto scrivere script per la televisione. Intorno ai vent’anni avevo scritto due o tre romanzi. Ma non erano buoni abbastanza per essere pubblicati. Sono diventato giornalista perché era un modo per ottenere di essere pagato per scrivere ogni singolo giorno.

Raccontaci qualcosa di divertente di Kenneth Millar, alias Ross Macdonald, padre del detective privato Lew Archer.

Non so cose divertenti … Era una persona molto gentile, generosa. Il fatto che qualcuno della sua statura avesse il tempo di leggere il mio lavoro, e di incontrarmi (abbiamo cenato insieme una sera quando avevo 21 anni) ha fatto un’enorme impressione su di me. Arrivare a incontrarlo è stato come per un fan dell’opera arrivare ad andare a cena con Pavarotti. Ok, un momento divertente … mi ero imbattuto in una rivista simil-Playboy chiamata Gallery in cui c’era un’ intervista con lui. Quando gli ho detto in una lettera che l’avevo, lui mi ha risposto che non l’aveva vista, e di mettergliela da parte per quando ci saremmo incontrati. Così, quando successe, gli diedi la rivista in un involucro marrone chiaro, Ross sbirciò dentro, e mi disse: “E’ meglio metterla via.”

Raccontaci qualcosa del tuo debutto. La tua strada verso la pubblicazione. Hai ricevuto molti rifiuti?

Nel corso della mia adolescenza fino ai vent’anni ho ricevuto innumerevoli lettere di rifiuto. Ne ho salvate la maggior parte. Sono riuscito a pubblicare il mio primo libro, una non fiction con uno sguardo ironico sulla paternità, solo dopo che fui ben noto come cronista di giornale.

Dopo aver scritto quattro thriller comici con il personaggio di Zack Walker, hai iniziato a scrivere romanzi autonomi più cupi, a partire da No Time for Goodbye. Cosa ti ha fatto decidere di iniziare a scrivere crime più duri?

I romanzi polizieschi più divertenti, al momento in cui furono pubblicati, hanno ricevuto buone recensioni ma non vendettero molto (sono stati riscoperti oggi), così decisi di andare in un’ altra direzione. Pensai che scrivere un libro più cupo, meno divertente, fosse la strada giusta da percorrere, a condizione  di avere un idea di partenza abbastanza buona.

Chi sono i tuoi scrittori preferiti? Chi pensi abbia influenzato maggiormente il tuo modo di scrivere?

Ross Macdonald ha avuto maggiore influenza su di me di chiunque altro. I miei primi romanzi sono stati scritti molto nel suo stile. Spero di avere un mio stile ora, ma Macdonald mi ha insegnato che il romanzo poliziesco può fare molto di più che raccontare una storia divertente.

Quale è secondo te l’autore che dovrebbe essere più conosciuto?

Certamente Ross Macdonald. Ma ci fu un tempo in cui era molto conosciuto. Tra gli scrittori di oggi, mi vengono in mente due che hanno avuto solo primi romanzi pubblicati, ma sono fantastici. Kathleen Winter, una scrittrice canadese nota nel suo paese per il romanzo di Annabel, e la scrittrice statunitense Carla Buckley, il cui primo libro The Things That Keep Us era davvero eccezionale.

No Time for Goodbye, Too Close to Home, Fear the Worst, Never Look Away. Quale è il tuo preferito?

No Time for Goodbye ha cambiato la mia vita, e gli devo la mia carriera, ma Fear the Worst è in realtà il mio preferito. E credo, abbia il finale più potente di qualsiasi altro dei miei libri. E non è un lieto fine.

Cosa ti ha ispirato a scrivere No Time for Goodbye?

Ero sveglio alle 5 del mattino e stavo pensando ad una storia vera di una ragazza adolescente che era stata rapita una sera da casa sua. E mi sono chiesto. Cosa succederebbe se una ragazza si svegliasse una mattina e tutti gli altri in casa non ci fossero più? Quello fu l’inizio.

Qual è  la tua scena preferita in Too Close to Home?

La scena in cui Jim colpisce il ragazzo in testa con l’annaffiatoio. Sono un uomo semplice.

In Fear the Worst, quale è stato il personaggio più difficile da descrivere e perché? E il personaggio più facile e perché?

Il personaggio che mi interessava di più era Patty. Penso che sia il migliore personaggio che abbia  mai scritto, sicuramente il più tragico.

Quanto è durato il processo di scrittura di Never Look Away?

Tendo a scrivere tutte le mie prime bozze in due o tre mesi. A seconda di quanto riesca bene la prima bozza, poi ci vuole forse un altro mese di lavoro, per arrivare alla forma definitiva. Ma Never Look Away è stato uno dei più facili.

Puoi riassumerci la trama in poche parole?

“Non si può mai conoscere veramente qualcuno”.

Quanto è importante il personaggio centrale di un libro?

Un personaggio centrale è abbastanza importante. Non sono sicuro che regga tutta la storia – almeno non del tutto – ma devi credergli. Le cose che fa, il modo in cui reagisce alle situazioni, devono avere un senso nel contesto. E ci deve essere qualcosa di almeno un po ‘eroico in lui.

Descrivici una tua tipica giornata di lavoro ?

Quando sto scrivendo un libro inizio intorno alle 8:30 e vado avanti fino alle  4 o alle 5 del pomeriggio, ogni tanto mi prendo una pausa per il caffè e anche per giocare a golf con Nintendo Wii. Hai bisogno di alzarti e muoverti quando sei bloccato dietro ad un computer tutto il giorno.

Pensi che i critici abbiano influenzato il tuo lavoro?

Interessante domanda. In alcune recensioni ho trovato alcune critiche costruttive. Un critico ha detto una volta che avevo bisogno di lavorare di più sui cattivi, così ho preso a cuore quello che mi ha detto e ho lavorato duro nel mio successivo libro per rendere i miei cattivi più convincenti.

Cosa stai leggendo in questo momento?

Il romanzo di James Bond di Jeffery Deaver.

Ti piace fare tour promozionali? Racconta ai nostri lettori italiani qualcosa di divertente accaduto durante questi incontri.

Fare tour può essere molto divertente. Un paio di anni fa, quando il mio editore italiano seppe che sarei stato a Firenze, organizzò rapidamente un evento in libreria. Quindi ci sono stato, in questa bellissima città italiana, seduto ad un tavolo in una libreria vicino al mio editore, che traduceva i miei commenti, prendendo domande e traducendole per me, e ho pensato: “Come è potuto succedere? Come ha fatto un ragazzo come me a finire qui dal Canada? ” Ho pensato che forse stavo sognando. E poi come mi hanno trattato – vino, dolci, etc – gli eventi nelle librerie italiane sono decisamente meglio di quelli a cui sono abituato.

Puoi parlarci della tua presenza al Festival Dal Mississippi al Po a Piacenza?

E’ stato fantastico. Un bel posto. Ho incontrato molte persone – alcune provenienti dall’ Italia, e alcune dagli Stati Uniti e dal Regno Unito – con cui sicuramente rimarrò in contatto. E la cosa bella di questo festival è che si trattava di un Festival letterario / blues. Che bella idea, mescolare le due cose.

Hai molti fan. Parlaci del rapporto come con i tuoi lettori? Come possono entrare in contatto con te?

Sono su Facebook, c’è una pagina Linwood Barclay Author su Facebook. Inoltre, c’è il sito. Ho creato un account Twitter, ma onestamente non riesco a esserci molto. Devo lavorare su questo.

Infine, la domanda inevitabile: a cosa stai lavorando ora?

The Accident is all done, è in procinto di uscire in Gran Bretagna e Nord America, così come in molti altri mercati. E il prossimo libro, provvisoriamente intitolato “360”, è tutto fatto, ma occorrono ancora un paio di piccole modifiche. A ottobre inizierò a scrivere un nuovo libro, e non ho la più pallida idea di cosa tratterà.

:: Recensione di Se muoio prima di svegliarmi di Sherwood King (Polillo Editore 2011) a cura di Giulietta Iannone

17 luglio 2011 by

bnhSe muoio prima di svegliarmi (If I Die Before I Wake, 1938), dello scrittore americano Sherwood King, quinto titolo della collana I Mastini dedicata dalla Polillo all’hard boiled, è diciamolo subito un classico del noir che ispirò, con alcune licenze, la celeberrima trasposizione cinematografica dal titolo La signora di Shanghai, (che Orson Welles girò nel 1946 con Rita Hayworth, al tempo sua moglie, che con questo film divenne la famme fatale per eccellenza del cinema hollywoodiano degli anni ’40).
Il romanzo fu già edito in Italia nella collana Il Giallo Mondadori nel 1972, numero: 1226, con il titolo L’altalena della morte, traduzione di Dino Falconi, ma grazie alla Polillo torna con una nuova traduzione di Bruno Amato, moderna e filologicamente accurata.
New York. Laurence Planter è un giovane ex marinaio assunto come autista da un ricco avvocato di nome Mark Bannister, un uomo infelice che vive ritirato, a causa di una gamba malandata ricordo di guerra, in compagnia della bellissima moglie Elsa, di parecchi anni più giovane di lui. Un giorno riceve una strana proposta da Lee Grisby, il socio di Bannister: riceverà 5 mila dollari se fingerà di ucciderlo permettendogli così di sfuggire dalla moglie e con una nuova identità di rifarsi una vita nei Mari del Sud.
Laurence, seppur tentato dai soldi, percepisce subito che qualcosa non quadra, ma ormai per tirarsi indietro è troppo tardi. Accusato di omicidio, con la prospettiva di finire i suoi giorni sulla sedia elettrica del tutto innocente, Laurence farà di tutto per uscirne vivo giocando la sua partita con una dark lady spietata e senza scrupoli, la cui unica debolezza è essersi innamorata di lui.
Se muoio prima di svegliarmi, scritto magistralmente da un quasi sconosciuto Sherwood King, è un piccolo capolavoro in cui gli archetipi del genere, dall’innocente accusato ingiustamente, alla dark lady avida e corrotta, giocano la loro parte in un susseguirsi di colpi di scena capaci di creare una suspence continua e tesissima.
Noir dal meccanismo impeccabile ed equilibrato, in cui ogni tassello si incastra alla perfezione l’uno nell’altro, raggiunge il suo vertice grazie soprattutto ad un nervoso gioco psicologico registrato dalla voce del protagonista che racconta l’azione in prima persona.
Bello anche il personaggio del sergente McCracken, poliziotto onesto e ligio al dovere, un eroe all’antica, che crede nell’innocenza di Laurence non ostante tutto giochi a suo sfavore, e non si arrende fino a che non avrà assicurato alla giustizia il vero colpevole.
Stile, dialoghi, personaggi semplicemente perfetti.

Raymond Sherwood King (1904-1973) nacque a Yonkers, New York, ma crebbe tra il Kansas e Milwaukee, nel Wisconsin, dove si laureò alla Marquette University. Trasferitosi a Chicago, dopo esperienze nel campo della pubblicità e delle vendite, divenne collaboratore fisso del quotidiano Chicago Tribune. Pur essendosi dedicato alla narrativa, con una predilezione per quella poliziesca, fin da giovanissimo, pubblicò il suo primo romanzo, il mystery Between Murders, solo nel 1935. Oggi la sua fama è legata al libro successivo, If I Die Before I Wake (Se muoio prima di svegliarmi), che risulta essere la sua ultima opera.

:: Recensione di Scatole siamesi di Fabio Novel a cura di Giulietta Iannone

15 luglio 2011 by

Scatole siamesiThailandia. Kuldilok Jaisai detto Khong, figlio di un mezzo sangue nato dall’unione di un cliente italiano e di una prostituta di Phuket, è un ex pluridecorato sergente maggiore appartenente alle Forze Speciali che lasciata l’uniforme mimetica ha deciso di “seppellirsi in un’altra fottuta uniforme” diventando ispettore della polizia di Bangkok. Assegnato al quartiere di Silom con tutti i privilegi tra cui pure un appartamento in un fatiscente palazzo “ di una trentina d’anni appena”e abbandonate le illusioni di difensore della legge, impara subito l’arte del compromesso diventando un poliziotto moderatamente corrotto. Non si accontenta comunque solo dello stipendio di sbirro, per arrotondare si improvvisa anche guida turistica, lavoro che gli piace e gli da mille soddisfazioni almeno fino al giorno in cui il suo mondo vine improvvisamente messo a soqquadro. Tutto inizia una mattina di settembre del 2058, Kuldilok si aggira per la città sotto una pioggia battente tra locali equivoci e ritrovi per prostitute finchè tra l’atmosfera fumosa di un locale intravede tre uomini e due donne, 5 turisti stranieri,  4 statunitensi e un australiano, che attirano il suo sguardo. Il giorno dopo una telefonata inattesa fatta da uno del gruppo di stranieri gli propone un affare: i cinque amici cercano una buona guida e hanno pensato a lui. Kuldilok accetta senza sospettare minimamente che sarà l’inizio di una caccia senza tregua sulle orme del Fattore Freedom, un segreto che era destino non restasse nascosto per sempre. Scatole siamesi di Fabio Novel già edito nel 2002 dall’Editrice Nord e ora disponibile in formato ebook da Delos edizioni è una piacevole scoperta che propongo volentieri ai lettori di Liberidiscrivere che come me amano l’azione, l’ avventura e gli scenari esotici del Sud Est Asiatico. Non che Fabio Novel sia una new entry assoluta, ho iniziato ad apprezzare la sua scrittura immaginifica e ingegnosamente creativa più che altro leggendo i suoi racconti sparsi per il web e devo dire che il suo amore per l’Asia mi ha riportato alla mente non poche reminescenze salgariane che faranno felici gli amanti dell’avventura tout court. Ma Scatole siamesi, non è solo avventura, è un’indagine disseminata di indizi concatenati e nascosti l’uno nell’altro come appunto in un gioco di scatole cinesi, è una spy story classica in cui servizi segreti e criminali spietati si contendono un segreto in una lotta senza esclusioni di colpi, il tutto trasportato in un futuro abbastanza prossimo ma sufficiente a divertire anche gli appassionati di fantascienza. Novel utilizza uno stile ibrido, non solo spazia tra i generi, ma anche adatta i registri narrativi a seconda delle circostanze utilizzando prevalentemente le venature del thriller per creare suspence e nello stesso tempo giocando con la prima e la terza persona dando al lettore la possibilità di vedere la storia da diversi punti di vista. La parte sicuramente più riuscita o meglio quella che mi ha più colpito è senz’altro la descrizione dell’ambientazione, la Bangkok futuristica che emerge ricorda gli scenari di Philip K. Dick e sicuramente rimarrà impressa nella mente del lettore anche quando la lettura sarà finita. Novel poi ha un modo di scrivere davvero fluido e piacevole, in cui si nota la cura per la scelta delle parole, che rende interessanti sia le descrizioni che i dialoghi. Forse la prima parte è più lenta e si stenta a capire bene i meccanismi dell’azione ma da metà in poi una certa accelerazione divertirà il lettore fino al finale in cui ogni tassello sarà messo al suo posto con notevole ingegnosità

Fabio Novel è uno scrittore attivo su più generi: spy story, fantascienza, noir, fantasy, western… Ha pubblicato narrativa e saggistica per vari editori, tra cui Nord, Mondadori, Delos Books, Curcio, MilanoNera, NoReply e Delos Digital. Ha esordito con il romanzo “Scatole siamesi” (Nord, 2002; Delos Books, 2010), uno spy thriller futuristico ed esotico. Ma è soprattutto nella (varia) misura del racconto che ha trovato la sua dimensione ottimale di autore, con lavori pubblicati in libreria, in edicola (“Segretissimo”, “Il Giallo Mondadori”), su riviste, nel web e in ebook. Come articolista ha collaborato principalmente con i siti del Delos Network. Per “Segretissimo “Mondadori ha curato le antologie “Legion” e “Noi siamo Legione”. Nel catalogo Delos Digital è presente anche con gli ebook “Phuket Inferno” e “Sangue Khmer”.

:: Intervista con Kent Harrington

13 luglio 2011 by

vincentGrazie per avermi invitato. Mi sono divertito molto a rispondere a queste domande davvero interessanti. Sono stato in Italia l'anno scorso per la prima volta nella mia vita e mi sono sentito come se fossi tornato a casa. In realtà è vero.

Ciao Kent. Grazie per aver accettato la mia intervista e benvenuto su Liberidiscrivere. Dicci qualcosa di te. Chi è Kent Harrington? Punti di forza e di debolezza.

Kent Harrington, è nato a San Francisco e al di là di tutto è un vero mistero per me, e pensare che sono quello che lo conosce meglio!
Ho un solo vero punto di forza: una testardaggine profonda. Ma senza di essa non sarei mai riuscito a finire un romanzo, o, del resto, non avrei intrapreso nessun tipo di carriera nelle arti. Devi essere testardo e un po’ indifferente a qualsiasi risultato se vuoi essere un artista. Certamente bisogna essere indifferenti alle critiche o non si va mai da nessuna parte. Così si potrebbe dire che – fino a un certo punto – si deve dare il meglio e, allo stesso tempo non deve fregartene un cazzo. Queste sono idee contraddittorie, lo so, ma il mondo dell'artista è una confusione piena di contraddizioni, tensioni e labirinti impossibili: è un particolare tipo di follia.
Debolezze. Oh dio ne ho tante. Ma le considero, stranamente, anche i miei punti di forza. Perché combattendo le mie debolezze ho scoperto la mia umanità. Siamo tutti imperfetti e non costantemente. Devi solo sperare di non fallire le grandi cose della vita. C'era un famoso torero a cui una volta fu chiesto cosa facesse per rimanere in forma e lui ha detto: " Io bevo e fumo sigari. Come potrei mai essere se no più forte del toro? "

Parlaci del tuo background, i tuoi studi, la tua infanzia.

Quando ero molto giovane, a nove anni, sono stato mandato in una scuola militare. E mi ha cambiato. Non sono mai stato più lo stesso perché una volta che si è cacciati fuori dalla famiglia in così giovane età e si va in quel ambiente scolastico cane-mangia-cane, non si può più tornare indietro. Non sono mai stato in grado di considerare i miei genitori più come protettori o come "genitori". Non è che io non li amassi, è stato che una volta che si è abbandonati a se stessi, senza potere chiedere aiuto a nessuno, o si rimane schiacciati dall’ esperienza, o si impara a sopravvivere. La sopravvivenza in quel tipo di scuola significava imparare a lottare fisicamente. Ho imparato a combattere in modo che gli altri ragazzi mi rispettassero abbastanza da non prendere il sopravvento su di me. I ragazzi che non hanno imparato la lezione sono stati schiacciati spiritualmente ed è stato devastante. In molti modi. Sono contento di essere stato lasciato in balia di me stesso da bambino, perché mi ha reso molto più forte nel corso della vita. Sono andato all’ Università e ottenuto una laurea in letteratura spagnola. Non sono mai stato più felice di quando ero uno studente universitario. Non c'è niente che mi piaccia di più di studiare qualcosa. Forse è per questo che ho scelto di fare lo scrittore, perché il romanzo ti trasforma sempre in uno studente. Nessuno può dominare il romanzo! Nessuno. Per me il paradiso sarà un campus universitario con un sacco di vecchi libri, il cappuccino, e tanta conversazione.

Cosa ti ha fatto iniziare a scrivere romanzi polizieschi?

Ho iniziato a scrivere romanzi polizieschi perché ero affascinato dal lavoro di Jim Thompson. Non avevo letto molta narrativa americana poliziesca da studente. Non era il genere di lettura che veniva permessa nella mia scuola. Non ho letto narrativa pulp fino a ai vent'anni in effetti. Sono cresciuto leggendo i classici nella mia scuola i romanzi pulp venivano in realtà confiscati!
Comunque, quando mi sono imbattuto in Thompson, dopo l’ università, sono rimasto folgorato perché non avevo mai letto nulla di simile. E sentivo di capire il motivo perché aveva scelto lo stile che aveva . Volevo anche provare a scrivere in uno stile più simile a Hemingway e meno allo stile di DH Lawrence come avevo cercato di fare in precedenti lavori.
Quello che non capivo era che era proprio la sensibilità noir quello che davvero mi stava attirando in Thompson. Comunque, ho deciso di provare a scrivere un romanzo poliziesco che si è rivelato essere il mio primo romanzo pubblicato: Dark Ride. E 'stato un successo minore. Ma sono stato molto fortunato, mi ha permesso di iniziare la mia carriera di scrittore.

Nelle interviste citi Hemingway, Fitzgerald, DH Lawrence, Greene, Faulkner, Orwell come influenze. È vero?

Sì, è molto vero. Tutti loro hanno avuto una profonda influenza su di me. Mi dispiace solo che ora siano caduti in disgrazia, almeno in questo paese. C’è molto meno stile ormai nella narrativa popolare in America rispetto ad una volta. Devo molto a questi scrittori , loro mi hanno fatto veramente la persona che sono oggi. Le persone che dicono che l'arte non è importante non hanno mai letto un grande romanzo. Ti può cambiare.

Puoi dirci qualcosa del tuo romanzo d'esordio, Dark Ride?

Come ho detto sono stato incuriosito dalla sensibilità Noir. Si tratta di uno stile che "improvvisa" molto. Le cose sono apparentemente dure ed esposte ancora in modo che si arriva a vedere che sono esattamente l'opposto. Infatti è attraverso questo stile schietto che è stato possibile proiettarci oltre la faccia nascosta della società, di indagare i segreti sulla vita americana, se vuoi. La nostra è sempre stata una società di segreti e atteggiamenti doppi e, ovviamente, di illegalità. Voglio dire guarda la storia della nostra marcia verso l’ Ovest. Perché sentiamo così tanto il bisogno di possedere armi da fuoco in America?
In Dark Ride ho voluto descrivere un personaggio che è stato fatto impazzire dalle aspettative della classe media, e dalla cultura alla base del successo che domina qui. Negli USA – non so se è lo stesso per l'Italia – se qualcuno indossa un bel vestito e ha le mani pulite può realmente  ottenere rispetto. E 'la cosa più sorprendente. Se vuoi veramente nascondere le tue intenzioni criminali in America, basta indossare un bel vestito.
Dark Ride si occupa anche dell'importanza della sessualità come linguaggio della psiche umana. In altre parole, l'espressione sessuale, come nel caso del sadomasochismo come scrivo nel romanzo – è estremamente articolata  e riflette una cultura più ampia. Ho sentito che la cultura del successo in America è legata all'idea di dominio e di aggressione e che l'incapacità di Jimmy di avere successo fa si che per lui sia facile cadere sotto l'incantesimo di una donna che è apertamente interessata alla dinamica sessuale dominazione / sottomissione del sadomasochismo. In altre parole, se non puoi essere dominante nel mondo, dove anche le più grandi azioni sono percepite come un "fallimento" – forse si può giocare ad essere dominante in camera da letto e viceversa? Ci sono casi di uomini molto potenti che pagano per poter svolgere il ruolo del sottomesso sessualmente. Dark Ride comunque è un ritratto di famiglia americano girato in bianco e nero, e con una doppia esposizione.

Red Jungle evoca una ricca tradizione letteraria e richiama soprattutto i confronti con il lavoro di Graham Greene, in particolare The Heart of the Matter e The Quiet American. Era questo un obiettivo?

Red Jungle ha segnato il mio ritorno allo stile di scrittura di altri che mi sono sempre piaciuti e con cui sono cresciuto: è uno stile più letterario dici come quello di Graham Greene. (Mi piace oscillare tra i due stili diametralmente opposti.) E 'questo stile "letterario" che penso possa aggiungere tanto ad un thriller popolare. In altre parole, i due non si escludono a vicenda, a mio avviso. In realtà non vi è, credo, un vero vantaggio ad utilizzare lo stile letterario di uno come Graham Greene quando si sta scrivendo di un posto. L’ambientazione è una parte importante di Red Jungle. E anche se è stato facile per me scrivere del paese di mia madre – ho parlato spagnolo prima di parlare inglese – sapevo che avrei dovuto far esistere quel luogo attraverso il linguaggio. E’ interessante far si che il lettore sia veramente portato in Guatemala. Comunque, questo è quello che ho pensato ed è quello che ho cercato di fare. Se c'è un confronto – tra il mio lavoro e il thriller politico di Green – è perché mi piace usare l’obbiettività di Greene. Nessuno esce veramente bene nel mondo di Greene. Si riduce la politica alle azioni degli individui, ed è quello che la letteratura dovrebbe fare. Nessuno ottiene un pass gratuito. Credo di avere lo stesso atteggiamento.
Per esempio in The Comedians, una vera opera di genio, Greene cattura la moderna Haiti. Egli definisce assolutamente bene i problemi del suo status coloniale e la sua relazione con gli Stati Uniti e Francia nel corso degli anni. In un certo senso è scientifica, quasi brutale, ma a volte gli scienziati, siano essi politici o medici, devono affrontare le dure verità al fine di elaborare cure. I buoni romanzi possono aiutarci a tradurre la complessità del mondo moderno in qualcosa di comprensibile. E speriamo di uscirne più istruiti. Consiglio vivamente la lettura di The Comedians di Greene a tutti. Si tratta di una grande opera d'arte, e uno strumento utile per la comprensione di Haiti fino ad oggi. Questo è un risultato notevole per un romanzo che ha più di 40 anni!

Parliamo del Día de los Muertos uscito in Italia con Meridiano Zero. Qual è la storia editoriale di Día de los Muertos ?

E 'stato pubblicato negli Stati Uniti da DMP (Dennis McMillan Publications è uno dei grandi e ora giustamente famosi piccoli editori di polizieschi negli Stati Uniti.) nel 1997. Ho avuto difficoltà a collocare il libro con gli editori tradizionali più grandi, nonostante il successo di Dark Ride. Che consideravano Dia De Los Muertos, come troppo esagerato. Non ho mai capito questa opinione. E’ stato strano per me. Tuttavia DMP lo ha letto e mi ha chiamato rapidamente e ha detto che l’ avrebbe pubblicato e al diavolo il resto. Sono entrati in classifica e il libro è ormai considerato un classico del noir. Le edizioni originale a volte vendono più di quanto si preveda. Divertente! Certo che sono orgoglioso della popolarità del libro. E 'stato poi pubblicato da Capra Books, che ha pubblicato Anaïs Nin e Henry Miller ed altri, nel 2004, in edizione commerciale. E 'stato pubblicato in diversi paesi in tutto il mondo, tra cui in Italia da Meridiano Zero, come hai detto tu. E 'in procinto di essere pubblicato da Diversion Books in formato eBook questa estate negli Stati Uniti. Il libro non è mai andato esaurito in oltre 10 anni. Mi ha fatto capire che non bisogna mai rinunciare a un libro solo perché qualcuno dice che è troppo scioccante.

Parlaci del processo di scrittura del libro? Qual è stata la parte più laboriosa?

Vorrei poter dire che la Dia De Los Muertos è stato difficile da scrivere, ma non è vero. (A differenza di Red Jungle che è stato difficile.) Dia De Los Muertos è fluito verso di me. Posso onestamente dire che ho sentito la presenza di Hemingway, John Huston e Jim Thompson nella stanza mentre lavoravo. So che sembra folle, ma alcune mattine, vi giuro, li sentivo lì con me mi davano consigli e tifavano per me. (E 'stato molto divertente e ironico che dopo la pubblicazione del libro, il figlio di John Huston mi ha chiamato al telefono e voleva farne un film!) E' stato meraviglioso sentire la loro presenza. Spero che accada di nuovo una o due volte nella mia vita.

Altre opere ti hanno ispirato nella scrittura di questo romanzo? Jim Thompson?

Volevo scrivere un romanzo che avesse luogo in un solo giorno – 24 ore. Sapevo solo quello, ma non c'è un romanzo che mi ha ispirato in tal senso. Quello che è successo è stato questo: ero andato giù a Tijuana per la corrida, da solo. In ogni caso, un giorno ero a pranzo in questo luogo che era un posto pazzesco, aveva posti a sedere all'aperto e tutti i tipi di persone diverse venivano lì: stelle del cinema da Los Angeles per le corride, gangster, Marines, turisti. Una vera e propria miscela di tipi, e ho visto Vincent Calhoun entrare. E poi ho cominciato a vedere gli altri luoghi in città, fonte della mia ispirazione. Per me esiste Calhoun. Lui è un vero uomo. L’ ho visto una domenica.

Puoi dirci un po 'del tuo protagonista, Vincent Calhoun?

Vincent Calhoun è un miscuglio di tutti i duri ragazzi che ho davvero conosciuto, e ne ho conosciuti alcuni. La cosa che rende interessante Calhoun penso che sia che a lui non frega un cazzo. A lui veramente non importa. Può morire o non morire in uno scontro a fuoco. E’ uguale.  E' pericoloso perché in realtà non gli importa se vive o muore. Stavo lavorando a East Oakland prima di scrivere Dia De Los Muertos e c'era un sacco di violenza. Ho lavorato nella parte peggiore di un iper-ghetto per diversi anni in effetti. Sono stato quasi ucciso in un fuoco incrociato e avevo quasi perso la mia lucidità e non mi importava più se fossi vissuto o morto. E penso di aver infuso in Calhoun, il mio atteggiamento di non me ne frega un cazzo. Se sono morto sono morto. Ho avuto questo atteggiamento anche in Guatemala, quando ho scritto Red Jungle. Grazie a Dio non vivo più in quel modo ora. Ma era molto reale e allora penso che sia ciò che rende alcuni dei miei romanzi di ampio respiro: sono stato davvero così pazzo. A meno che non siate veramente stati sul bordo del precipizio e abbiate guardato in basso, allora non si può tornare indietro e scrivere su di esso. Oppure, se lo fai, credo che la gente lo capisca. Ci sono un sacco di Vincent Calhoun, non ho dovuto inventare niente, credimi. È per questo che è reale per me, e lo sarà sempre.

Si tratta di un noir di confine, ambientato nella città di Tijuana. Il mondo latino è una fonte di ispirazione? Hai letto Tijuana mon amour di James Ellroy?

Sì, il mondo latino è una fonte di ispirazione per me. E’ presente nel mio sangue e mi piace descrivere la sensibilità latina verso il mondo esterno. Credo che i miei processi di pensiero siano quelli latini. Non ho mai letto Tijuana Mon amour di Ellroy, ma vorrei. Ho intenzione di aggiungerlo alla mia pila di libri da leggere!

Vuoi descriverci una tua tipica giornata da scrittore?

Mi alzo molto presto al mattino e rivedo quello che ho fatto il giorno prima e poi inizio a scrivere. Alle 11:30 ho finito. Non riesco a scrivere bene dopo le 12. Lascio la mia scrivania e vado  a fare esercizio: corro, sollevo pesi, faccio qualcosa di non cerebrale. A volte, quando il libro è quasi finito, gli do uno sguardo nel tardo pomeriggio, in preparazione per il giorno successivo. Non lavoro nel fine settimana, normalmente. Non posso bere quando sto lavorando. Mi piacerebbe, ma non posso. Quindi non bevo. Bevo e faccio festa quando non sto lavorando ad un libro.

Scrivi anche racconti o solo romanzi?

Scrivo racconti e mi diverto. Vorrei scrivere una raccolta di racconti prima di lasciare la festa.

Chi sono i tuoi autori preferiti viventi?

Le Carre è un nome su una lista molto lunga.

Qual è l'ultimo libro che hai letto?

An Area Of Darkness di V.S. Naipaul

Hai mai avuto il blocco dello scrittore e se si che cosa hai fatto quando ti è successo?

Sì, certo. La mia cura è quella di continuare a lavorare. Se le cose vanno veramente male prendo due o tre giorni liberi, o lavoro in un'altra parte del libro revisionando i capitoli precedenti. So che passerà.

Dark ride, The American boys, Red Jungles, The good physician. Sai se Meridiano Zero li tradurrà in italiano?

So che Meridiano Zero sta per pubblicare Red Jungle, presto spero pubblicheranno anche tutti gli altri!

Parlaci del rapporto con i tuoi lettori? Come i lettori possono entrare in contatto con te?

Beh, non ho un blog o cose del genere perché sono sempre occupato a lavorare su un romanzo o una sceneggiatura o qualcosa del genere. Ma spero che le persone vorranno contattarmi su Facebook, a cui è possibile collegarsi dal mio sito. E 'una bella sensazione vedere quelle facce, perché essere un romanziere è un mestiere solitario, diciamocelo. E, naturalmente, possono contattarmi tramite il mio sito web. Leggo le mail che arrivano attraverso il sito web e, quando posso, rispondo. Non esitate a scrivermi via kentharrington.com.

Ti piace fare tour promozionali? Racconta ai nostri lettori italiani qualcosa di divertenti accaduto durante questi incontri.

La cosa più divertente mi è successa durante il tour per il mio primo libro Dark Ride. Era previsto che andassi in un Barnes & Noble in un centro commerciale in California e così ci sono andato ma a loro non avevano detto niente di me e non mi aspettavano. Mi hanno messo fuori accanto alle riviste seduto ad un tavolo da gioco senza libri. Un uomo venne da me e mi chiese se potevo togliermi siccome voleva arrivare alle Riviste di Penthouse e lo stavo bloccando. Mi sono sentito alto due centimetri e da allora ho sempre paura, quando mi reco in una libreria per una presentazione, che non gli sia stato detto! E che mi mettano fuori, tutto solo, vicino alle riviste di nuovo!

Verrai in Italia di nuovo a presentare i tuoi romanzi?

Spero di sì! Come sai amo veramente l'Italia. Spero che qualcuno molto ricco mi inviti. Qualcuno con un grande albergo che paghi anche i conti al bar e al ristorante! Chiamatemi ( Sorride).

Infine, la domanda inevitabile: a cosa stai lavorando ora?

Sto lavorando ad un nuovo romanzo poliziesco che si intitola Friends of ours e parte della storia è ambientata in Italia!

:: Segnalazione La ballata di Mila di Matteo Strukul

12 luglio 2011 by

milaIn libreria dal 24 agosto 2011

Il maestro Tim Willocks ha detto di lui: "Matteo Strukul ha una mente brillante e un' immaginazione rara".

La ballata di Mila racconta la moderna realtà criminale con le atmosfere del cinema di Quentin Tarantino, Robert Rodríguez e Sam Peckinpah e le intuizioni del nuovo noir americano di Joe R. Lansdale e Victor Gischler.

La trama Due gang di criminali che si contendono il territorio veneto: quella dei Pugnali Parlanti, affiliata alle triadi cinesi, e una cosca locale che fa capo al sanguinario Rossano Pagnan. In mezzo a tutto questo una donna spietata e pronta a sparigliare le carte.
Abbandonata dalla madre, violentata da una banda di criminali che le ha massacrato il padre, Mila Zago è una killer a sangue freddo, un’assassina definitiva. Cresciuta dal nonno sull’altopiano dei Sette Comuni secondo i codici di un’educazione marziale, è tornata dal passato per attuare una vendetta esemplare. Per far questo, nella più classica delle tradizioni, metterà cinesi contro veneti in un doppio gioco che ricorda un classico del cinema come Per un pugno di dollari. Forte di un ritmo sincopato e rapidissimo, di scene d’azione mozzafiato, di continui cambi di prospettiva e di un intreccio a orologeria, La ballata di Mila rinnova il pulp-noir italiano attraverso una storia sabot/age che riesce a indagare con attenzione il fenomeno della mafia cinese a Nordest e lancia nel mondo editoriale un nuovo personaggio femminile, formidabile e dirompente, che spezza le consuete geometrie narrative: Mila Zago aka Red Dread.

L'autore Matteo Strukul è nato a Padova l' 8 settembre 1973. Scoperto da Massimo Carlotto – uno dei maestri del genere noir – ha pubblicato per le edizioni E/O, Collezione Sabot/Age (collana curata da Colomba Rossi) il suo debutto letterario "La Ballata di Mila". Laureato in giurisprudenza e dottore di ricerca in diritto europeo dei contratti, Matteo Strukul è ideatore e fondatore (assieme a Matteo Righetto) di Sugarpulp, movimento letterario veneto che ha avuto la benedizione di Joe R. Lansdale e Victor Gischler. Matteo Strukul ha scritto articoli sulle pagine di svariate riviste musicali – Buscadero, Jam, Classix e Il Mucchio e dal 2006 è diventato critico musicale dei quotidiani Il Mattino di Padova, La Tribuna di Treviso e La Nuova di Venezia e Mestre. Responsabile dell’ufficio stampa di Meridiano Zero – editore italiano di culto per gli amanti del noir – fin dal 2007, ha curato alcune delle campagne stampa di maggior successo per la casa editrice seguendo in particolare la promozione di alcune delle opere più significative di autori noir inglesi – Derek Raymond – e americani come Chester Himes, James Lee Burke e Victor Gischler. Matteo vive insieme a sua moglie Silvia fra Padova e Berlino.

:: Segnalazione di Lennox di Craig Russell

11 luglio 2011 by

lennoxprevLa trama Glasgow, inizio degli anni ’50. Lennox, canadese di radici scozzesi, reduce dall’inferno della Seconda guerra mondiale, decide di fare ritorno alle origini. Solo che anche le origini sono un inferno: Glasgow, dura e violenta, tetra e infame. Così Lennox, la mente ancora invasa dagli incubi del fronte, diventa investigatore privato, spesso al soldo dei gangster locali. Piccoli lavori sporchi. Fino a quando i gemelli Tam e Frankie McGahern non vengono brutalmente assassinati. I mandanti? Gli esecutori? Buio totale. Con la protezione della malavita di Glasgow, toccherà a Lennox dissipare quel buio. Nel quale però la scia di sangue sembra non avere fine.

L'autore Craig Russell ha lavorato come agente di polizia, scrittore freelance e direttore creativo. E' conosciuto per la serie Fabel ispirata dal suo interesse per la cultura tedesca e per la serie Lennox, ambientata a Glasgow negli anni Cinquanta. I suoi romanzi sono tradotti in 23 lingue in tutto il mondo. Nel 2007, Craig Russell fu insignito del prestigioso Polizeistern (Police Star) dalla Polizei Hamburg, l'unico non tedesco ad aver ricevuto questo premio. E 'stato nominato nel 2007per il  CWA Duncan Lawrie Golden Dagger, il più grande premio letterario del mondo per gli scrittori di poliziesco, così come per il SNCF Prix Polar in Francia. Nel 2008, Craig Russell ha vinto il CWA Dagger in the Library. Il suo sito: http://www.craigrussell.com/

:: Segnalazione di Le cose di cui sono capace di Alessandro Zannoni

9 luglio 2011 by

perdisaimager-1-aspxDal 24 agosto in libreria

Le cose di cui è capace Alessandro Zannoni le trovate quasi tutte qui, nella bellezza fottuta di questo romanzo.
Gian Paolo Serino

Un romanzo intriso di Texas, alcol e brutti ceffi.

La risposta italiana a Jim Thompson, strizzando un occhio ai fratelli Coen.

Alessandro Zannoni torna in libreria più sporco, più cattivo, più audace che mai, con un omaggio dissacrante e spericolato al racconto di frontiera americano.

La trama Lui si chiama Nick Corey, proprio come il protagonista di Colpo di spugna di Jim Thompson. All'anagrafe, però, il suo nome è Nicola Coretti: è lo sceriffo italo-americano della piccola cittadina texana di BakereedgePass e non è affatto uno stinco di santo. Nick Corey odia la sua città, odia il deserto, odia le vacche e tutti gli americani. Odia pure suo padre, che l'ha costretto a fare quel lavoro, ma più di tutto odia i grattacapi che gli dà chi infrange la legge. Nick bestemmia, beve e, per debellare la delinquenza, usa metodi assai bizzarri, oltre che assolutamente fuorilegge. Un giorno il suo amico Rudy gli chiede aiuto: ha perso una grossa somma al gioco e per questo sta rischiando la vita. Nick deve trovare una soluzione, ma trovarla non è per niente facile, anche perché tutto accade alla vigilia del grande rodeo, quando la città si riempie di cowboy ubriaconi e attaccabrighe che vengono da tutto lo Stato a creare disordini. E poi, come se non bastasse, riappare anche Stella, la sua ex promessa sposa, appena uscita dalla galera… Zannoni torna in libreria più sporco, più cattivo, più audace che mai, con un omaggio dissacrante e spericolato al racconto di frontiera americano. Il romanzo riprende la struttura della tipica storia di oltreoceano per spingerla fino al parossismo, riuscendo a portare una ventata d'aria fresca nel contesto della narrativa italiana.

L'autore Alessandro Zannoni, ex antiquario, vive sul confine tra Liguria e Toscana. Scrittore autoprodotto, ha pubblicato con reale successo di critica e pubblico quattro romanzi con lo pseudonimo di Michelangelo Merisi. Dal 2002 al 2006 ha fondato e diretto alcune collane di gialli e noir; ha organizzato la "Festa della letteratura noir" tra Lerici e la Lunigiana; è l'ideatore del festival annuale di Sarzana "Leggere fa male". Con il suo vero nome ha pubblicato il romanzo Imperfetto (Perdisa Pop, 2009) e la novella Biondo 901 (Perdisa Pop, 2008) da cui è stato tratto un monologo teatrale.

:: Segnalazione di Sandman Slim. La stanza delle tredici porte di Richard Kadrey

9 luglio 2011 by

sandman_slim_kadrey_fanucci.jpgE' un azzardo, il paranormal fantasy non rientra tra le mie letture abituali, ma questa volta sono davvero incuriosita. Sandman Slim. La stanza delle tredici porte è un thriller che miscela noir, azione e fantasy e non ostante la trama parli di vampiri, demoni e amenità varie sembra che l'autore abbia giocato con i generi unendo il classico hardboiled e noir a forti dosi di umorismo e a una base fantasy ma solo di sfondo giurano i bene informati. Il libro è ormai nelle mie mani quindi ci scapperà una recensione siete avvisati. Esce per Fanucci il 14 luglio.  

La trama Dopo undici anni passati all’inferno a uccidere mostri per conto di Azazel, uno dei generali di Lucifero, James Stark fugge e torna sulla Terra, a Los Angeles, per vendicare l’uccisione dell’amata Alice da parte dei suoi ex compagni del circolo di magia, il cui capo è Mason Faim, un uomo dai poteri magici straordinari. Stark è deciso a trovare Mason e i compagni e a eliminarli tutti, e per fortuna ha degli amici ad aiutarlo: Allegra, una ragazza che lavora al videonoleggio di proprietà di Kasabia; Vidocq, un alchimista ultracentenario che veste i panni del saggio; e Kinski, un medico in grado di curare attraverso la magia. Grazie al possesso di una chiave che ha rubato ad Azazel e che porta nel petto, Stark ha accesso alla Stanza delle tredici porte, dalla quale è possibile andare in qualunque luogo dell’universo. Stark ha già aperto tutte le porte tranne la tredicesima. Alla fine, con l’aiuto del Golden Vigil — un antico ordine dedito a proteggere il mondo –, della Sicurezza nazionale e di Candy, l’infermiera vampira di Kinski, riesce a uccidere numerosi amici di Mason Faim, e infine trova anche lui e il suo braccio destro, e riserva loro una vendetta lucida e spietata.

L'autore Richard Kadrey è uno scrittore freelance che vive a San Francisco. Nel corso della sua carriera ha scritto numerosi racconti e cinque romanzi. Si è occupato di arte, cultura e tecnologia per numerosi siti e riviste, tra cui Wired, The San Francisco Chronicle e Discovery Online. Ama la fotografia e si definisce un artista digitale.

:: Segnalazione di Il destino non c’entra di Marie-Hélène Ferrari

9 luglio 2011 by

il destinoIn libreria: 8 luglio 2011

Marie-Hélène Ferrari, attraverso la serie d’inchieste del commissario Pierucci, ci restituisce l’originale mélange di culture, sapori e accenti di una Corsica lontana dalle usuali rotte turistiche.

Una sera come tante altre, Marie-Savéria attende che Paul-François, marito svogliato e lavoratore indolente, rincasi ubriaco dopo il solito giro dei bar di Bonifacio. Ma quella sera aspetterà invano. Paul-François è stato ucciso a colpi di pistola lungo la Marina della città. La donna vuole saperne di più; convinta che quella morte sia del tutto insensata. Si rivolge così ad Armand Pierucci, commissario della stazione di polizia della città. Quest’ultimo, magnetismo da dobermann e stazza da bulimico, si avvarrà nelle indagini del prezioso aiuto dei suoi due collaboratori, Finelli, duttile e a tratti malizioso, e Pieri, che si consola del tradimento della moglie con una bambola gonfiabile. In questo microcosmo corso il commissario Pierucci scoprirà la seconda vita di Paul-François, una vita di ladro astuto e previdente, capace di mettere a segno colpi piccoli ma ben selezionati, tranne l’ultimo: un colpo grosso, ma finito male. La testardaggine di Marie-Savéria e la tenacia di Pierucci apriranno la strada ad una inattesa soluzione.

:: Segnalazione di Fuego di Marilù Oliva

9 luglio 2011 by

fuegoDal 6 luglio è tornata in libreria la Guerrera protagonista di Fuego nuovo noir caliente tra balli latinoamericani e santeria di Malirù Oliva interessante autrice bolognese segnalatasi per il suo bellissimo romanzo di esordio Repetita e per ¡Tú la pagarás!   prima avventura della Guerrera e del sornione ispettore Basilica e finalista al premio Scerbanenco.

Una torrida estate bolognese e il fuoco che brucia impietoso. La Guerrera, al secolo Elisa Guerra, giornalista precaria e appassionata di salsa e balli latinoamericani, ci si tuffa dentro nel suo modo incosciente, senza riserve, così come balla, come beve rum e come indaga sulla morte di una ballerina cubana trovata carbonizzata. Un omicidio punitivo a prima vista e, dietro, un losco giro di prostituzione che nasconde altri affari criminosi e sordidi interessi. Come nel fortunato ¡Tú la pagarás!, primo capitolo delle avventure della Guerrera, Elisa Guerra accoglie ancora qui al suo fianco il capace ma timido ispettore Basilica per mostrargli i controsensi delle notti di salsa e dei pittoreschi personaggi che le animano, i segreti di un mondo intriso di fascino e riti misteriosi. E come nella precedente indagine della Guerrera, anche in Fuego questa lottatrice di capoeira, che conosce segreti e perversioni di ballerini e insegnanti di danza, affronterà pericoli e sfide mortali insieme alla fidata amica Catalina, con la sua dolcezza azzurra, i tarocchi e gli studi da alchimista. E così, man mano che la storia si dipana verso l’inaspettata verità, Catalina aiuterà la Guerra nell’interpretazione esoterica del fuoco, mentre Dante le coprirà alle spalle con la saggezza senza tempo dei suoi versi immortali.

:: Recensione di Yellow Medicine di Anthony Neil Smith

8 luglio 2011 by

yEra così che doveva essere. Per sempre. Ma non lo vedevo possibile. Proteggerla significava smettere di giocare al ranger solitario. Significava dirle la verità. Significava perderla.
Ero una tragedia greca ambulante. Cazzo.

Ragazzi parliamoci chiaro di poliziotti corrotti e dannati è piena zeppa la letteratura noir. Sono un classico del genere, un must come la dark lady perversa e lasciva, rigorosamente bellissima, il detective privato solitario e squattrinato, magari mezzo alcolizzato, o il gangster psicopatico con una ossessione incestuosa per la madre, ma lasciatemelo dire sarà difficile che vi imbattiate di nuovo in un tipo come Billy Lafitte: un energumeno anni Settanta, trentatre anni e duro come l’acciaio, un tripudio di baffi  e basette in questo periodo di rasature e cerette, un uomo del Sud tutto fascino e noncuranza, eccessivo e irriverente protagonista di Yellow Medicine esordio italiano di Anthony Neil Smith, pubblicato da Meridiano Zero e sfolgorante in tutto il suo splendore grazie alla traduzione di Luca Conti, che gli americani dovrebbero pretendere da contratto.
Billy Lafitte è un antieroe e qui ci siamo, un vice sceriffo corrotto, un bad cop violento e senza scrupoli che racchiude in sè tutti i mali possibili esasperati al limite del grottesco, un vero bastardo capace di tutto da speculare sulle disgrazie delle vittime dell’uragano Katrina, migliaia di senza tetto, gente che ha perso tutto, sotto il sole di fine agosto là nel Mississippi, ad estorcere mazzette a piccoli delinquenti strafatti di metanfetamina, pustolosi e fuori di melone,  da mentire a minacciare, da picchiare, finanche ad uccidere, va beh gangsta ricattatori ma la sostanza non cambia.
Niente è abbastanza sordido e immorale per Billy Lafitte, ma quello che è certo che neanche lui nei suoi deliri più estremi avrebbe creduto possibile trovarsi ad avere a che fare con una banda di scalcagnati terroristi islamici dilettanti provenienti dall’Asia sudorientale intenzionati a sovvenzionare con il traffico di droga niente di meno che una serie di attentati capaciti di trasformare il Minnesota, cuore rurale, sonnolento e innevato del Midwest, in uno scenario di guerra.
Ma andiamo con ordine Billy Lafitte lascia gli alligatori e il caldo di Gulfport, Mississippi, con infamia e disonore, licenziato in tronco, tra il biasimo generale degli ex colleghi felici di uscirne puliti, con la patente del corrotto dopo aver perso moglie, figli e un mucchio di quattrini e si trasferisce in esilio a Yellow Medicine, contea agricola sprofondata tra i campi ghiacciati di soia e granoturco del Minnesota, accolto a braccia aperte dall’ ex cognato Graham, un tipo a posto, tranquillo, di moderate tendenze religiose, padre e marito affettuoso,  sceriffo della città e piamente convinto che alle pecore smarrite si debba dare una seconda opportunità non ostante le si consideri delle mine vaganti.
Billy accetta il posto di vice sceriffo e si incammina nell’irta strada verso la redenzione con più dubbi che certezze. Il tempo di ambientarsi e le vecchie abitudini prendono il sopravvento ma finchè ha a che fare con bifolchi improvvisatisi spacciatori, di cui regolarmente si scopa mogli, madri e fidanzate, sempre pronti a sborsare mazzette in cambio della sua protezione, è lui il più duro e il più cattivo e tutto fila liscio, la situazione degenera invece quando arrivano ragazzi da fuori decisi a subentrare nel traffico e pronti a far rotolare le teste di chiunque gli metta i bastoni fra le ruote.
Il nostro Billy, la cui specchiata onestà è stata già messa in forse in ogni modo possibile, si trova così invischiato nel pantano con i federali, tra cui  Rome del Dipartimento della Sicurezza Interna alto, nero, secco come un accidenti con sangue Sioux nelle vene e decisamente sadico e fuori di testa, che lo sospettano di terrorismo, il cognato dubbioso su fin dove spingersi per aiutarlo e la bella Drew, suonatrice di basso di un complesso psychobilly dal nome improbabile come Elvis Antichrist, di cui si è perdutamente innamorato non esattamente ricambiato, incerta se iniziare a maledire l’istante in cui si era fidata di lui e manco a dirlo avrà il suo bel da fare a dimostrare la sua innocenza e più che altro a restare semplicemente vivo.
Narrato in prima persona e al passato dal  protagonista, con allucinata e iperrealistica convinzione, Yellow Medicine è un noir ipercinetico che non lascia tregua in un crescendo di sangue e violenza condito da dosi abbondanti di humour nero, dissacrante cinismo, rabbia e caustica cattiveria tanto scorretta da lasciare il lettore sgomento e disorientato.
Nel seguito Hogdoggin‘  sarà possibile vedere il protagonista da una differente angolatura, non in prima persona, in Yellow Medicine abbiamo la voce diretta di Lafitte, possiamo guardare il mondo con i suoi occhi scoprire dall’interno tutto quello che gli passa per la mente.
E’ inevitabile accostare Anthony Neil Smith a Victor Gischler, suo grande amico e consigliere, ma se proprio vogliamo trovare padri nobili non posso fare a meno di citare James Lee Burke sebbene Anthony Neil Smith ci tenga a precisare che spesso cita come influenze James Ellroy, James Crumley, Chester Himes, George Pelecanos, ma non spesso Burke sebbene lo legga avidamente da anni.
Certo Smith rispetto a Burke è più duro e tagliente, meno tradizionale e i loro approcci in ultima analisi non potrebbero essere più diversi,  non lo si può negare, ma c’è un non so che, una capacità istintiva che entrambi gli scrittori hanno di emozionare, un virtuosismo stilistico o meglio una capacità tecnica di giocare con i registri linguistici che li rende inevitabilmente affini.
E come non notare una sorta di fratellanza con Jim Thompson, anche se il paragone mi sembra abusato, lo si invoca tutte le volte che c’è un nuovo scrittore di noir un po’ più duro, sporco e cattivo degli altri.
La cosa migliore che si può fare per Anthony Neil Smith è di auguragli di essere unicamente simile a se stesso e già avrebbe di che vivere di rendita.

Anthony Neil Smith è nato in Mississippi, sul Golfo del Messico. Editor della prestigiosa rivista letteraria Mississippi Review e del magazine online Plots with Guns, dirige il Centro di Scrittura creativa della Southwest Minnesota State University.
Ha al proprio attivo cinque romanzi noir acclamatissimi da pubblico e critica: Psychosomatic (2005), The Drummer (2006), il presente Yellow Medicine (2008), Hotdoggin’ (2009, di prossima pubblicazione per Meridiano Zero) e All The Young Warriors (2011). Va pazzo per i tacos, le bistecche al sangue e il vino rosso.
Traduzione dall’inglese di Luca Conti

:: Recensione di Il killer di Formentera di Giò Trevisan

4 luglio 2011 by

killer fomenteraInvestigatore privato italoamericano sotto la Mole, Bob Lancetti si industria nei modi più ingegnosi per guadagnarsi da vivere, per lo più alle prese con storie di corna con l’aiuto della sua assistente Irene un gran pezzo di ragazza ex poliziotta ricca di temperamento, finchè si presenta nel suo studio una distinta coppia di genitori preoccupati. Angelica Ponchielli la loro amatissima figlia non dà da giorni più notizie di sé e le ultime tracce si perdono a Formentera dove lavorava da circa un mese in un ristorante del porto e viveva a casa di un’amica. A Bob basta una telefonata al capitano della Guardia Civil di Formentera Felipe Bugani, suo vecchio amico dai tempi della missione di pace in Somalia per rintracciare la ragazza e rassicurare i genitori. Ma i Ponchielli accolgono la notizia con scetticismo, dopo tutto la loro figlia non si è mai comportata così e ancora preoccupati pensando che magari la ragazza si sia messa nei guai iniziando a frequentare brutte compagnie o peggio ancora sospettando una fuga d’amore, pregano l’investigatore di recarsi sull’isola. Bob lascia Torino e sbarcato a Formentera viene accolto da Felipe alle prese con un duplice omicidio che ha oscurato il clima vacanziero dell’isola. Due turiste tedesche di Dusseldorf Carola e Sabine vengono trovate avvelenate in circostanze che riportano alla mente un vecchio caso frettolosamente chiuso come un suicidio. Bob ritenendo che il suo incarico non presenti difficoltà si offre di dare una mano all’amico con le indagini ma ben presto scopre che i loro casi sono collegati e lo spettro di un serial killer che si aggira sull’isola inizia a turbare la variegata comunità di vacanzieri composta da eccentrici hippy, artisti anticonformisti, coppie gay e giovani turisti provenienti da tutta Europa. Sotto un sole splendente e circondati da spiagge da sogno il nostro scanzonato investigatore privato e l’abile capitano Bugani uniranno le forze e con il provvidenziale aiuto di Irene riusciranno alla fine a far luce sui delitti e a fermare la mano dell’assassino. Se cercate una lettura leggera e veloce, poco impegnativa, ideale per passare qualche ora di relax magari in spiaggia sotto l’ombrellone sorseggiando qualche bibita fresca  Il killer di Formentera fa per voi. Lo stile è fluido e scorrevole davvero piacevole, i personaggi simpatici, l’ambientazione solare e pittoresca. Non ci sono picchi di violenza né venature noir, le scene d’azione sono ridotte al minimo, la trama è semplice, forse la caratterizzazione dei personaggi non è molto profonda né l’intreccio regala sorprendenti colpi di scena ma tutto sommato è un giallo più che discreto di impianto classico supportato da una buona capacità tecnica. Un pizzico di umorismo senza malizia aggiunge un tocco brioso alla narrazione.
"Il killer di Formentera" di Giovanni Trevisan, è  pubblicato da I love books (
http://www.ilovebooks.it/) sotto la modalità del print on demand. La peculiarità del libro, infatti, è questa: la casa editrice lo stampa per i lettori che lo ordinano on line. Ma non si tratta di "editoria a pagamento" (l'autore non ha acquistato per sè alcuna copia e il testo ha seguito l'iter delle normali case editrici: editing, correzione bozze, impaginazione), ma semplicemente di stampa su richiesta. 

L'autore: Giò Trevisan nasce in provoncia di Torino nel 1961 e vive  a Bologna. Autore televisivo di programmi di successo e autore di testi teatrali. Sceneggaitore di sit-com, ha scritto e scrive per numerosi comici noti al grande pubblico. Questo è il suo primo libro.