:: Altrisogni a Cartoomics 2012

16 marzo 2012 by

Questo weekend (venerdì 16, sabato 17 e domenica 18) a Milano presso FieraMilanoCity (zona Lotto/Amendola) si tiene CARTOOMICS 2012, appuntamento ormai imprescindibile per tutto quello che è fumetto ma anche fantastico in generale. Da alcuni anni ormai la fiera dedica ampio spazio alla letteratura di genere e ai fenomeni popolari più importanti tangenti all’avventura e al fantastico.In occasione di Cartoomics 2012, ALTRISOGNI e la casa editrice DBOOKS.IT hanno organizzato LE CHATROOM DI ALTRISOGNI. Due incontri / chiacchierate con diversi scrittori, blogger ed esperti su temi legati alla narrativa di genere horror, sci-fi e weird.Gli incontri si terranno presso lo spazio CerchioGiallo / Dbooks.it. In entrambe le giornate saranno realizzate inoltre brevi videointerviste con quegli autori, blogger ed editori che vorranno intervenire. Tali videointerviste verrebbero registrate con mezzi agili come iPhone o piccole videocamere, e inserite nella pagina Facebook, nei siti collegati ad Altrisogni e a dbooks.it e su Youtube, con la possibilità per chiunque di riprenderle e riutilizzarle.

Due pagine-evento su FB:

http://www.facebook.com/events/189197297860244/
http://www.facebook.com/events/268837793195311/

PROGRAMMA: ALTRISOGNI A CARTOOMICS

SABATO, 17 MARZO 2012

Sabato, 14.30

Chatroom Altrisogni – Altrisogni 5 e i racconti Nel buio:

La redazione di Altrisogni organizza una chiacchierata di gruppo sul numero in uscita di Altrisogni (il 5) e sull’antologia foto-letteraria Nel buio, di recente distribuzione.

Interverranno:

– Samuela Iaconis, copertinista di Altrisogni 5
– Yuri Abietti, vincitore del concorso letterario Nel buio
– Roberto Rossi e Mirko Dadich, autori dell’antologia Nel buio e di Altrisogni
– Laura Iuorio e Corrado Sobrero, autori di dbooks.it e di Altrisogni
– Massimiliano Monti e Gabriele Lattanzio, autori di Altrisogni.

Altri ospiti: autori e blogger di narrativa fantastica

Modera: la Redazione di Altrisogni

Durante la giornata: Voci e volti del Fantastico. Interviste  a scrittori, lettori, appassionati, artisti, esperti e opinion leader che animano il mondo della narrativa fantastica.

DOMENICA, 18 MARZO 2012

Domenica, 15.30
Chatroom Altrisogni – Narrativa apocalittica e scenari estremi:

La Redazione di Altrisogni incontra blogger, scrittori ed esperti per parlare della “Fine del mondo” nella narrativa fantastica italiana e straniera.

Interverranno:

– Emanuele Manco, curatore di FantasyMagazine.it
– Adriano Barone, autore dei romanzi Zentropia e Il ghigno di Arlecchino
– Yuri Abietti, vincitore del concorso letterario Nel buio
– Anna Giraldo, autrice dei romanzi 436 e Thunder + Lightning.

Altri ospiti: autori e blogger di narrativa fantastica

Modera: la Redazione di Altrisogni

Durante la giornata: Voci e volti del Fantastico. Interviste  a scrittori, lettori, appassionati, artisti esperti, e opinion leader che animano il mondo della narrativa fantastica.

Per maggiori informazioni:

dbooks.it Tel +39 02 36531809; Fax +39 02 87399133; www.dbooks.it Redazione Altrisogni  altrisogni@dbooks.it – Redazione dbooks.it  info@dbooks.it

:: Recensione di Fidel Castro – Biografia non autorizzata di Gordiano Lupi

15 marzo 2012 by

Per alcuni Cuba resta un sogno, una piccola isola comunista situata nel Mar dei Caraibi proprio di fronte al gigantesco colosso capitalista americano, un Davide straccione e sporco pronto a sfidare Golia con caparbietà, ostinazione e un pizzico di sana temerarietà a colpi di giustizia sociale, lavoro e istruzione per tutti, lotta al razzismo, solidarietà con i più deboli, spirito rivoluzionario indomito figlio di un socialismo utopistico e idealizzato che scalda il cuore di chi ancora crede che su questa terra si possa creare una società migliore, giusta, a misura d’uomo. Per alcuni Cuba resta un sogno, appunto. Parlare di Cuba senza esserci stati, senza averci vissuto ma da cubani, non come turisti viziati in uno dei numerosi resort per turisti, veri e propri Disneyland caraibici, non avrebbe senso a meno che non si decida di fidarsi dell’esperienza di chi ci è stato e descrive cosa ha visto, senza preconcetti, senza motivazioni occulte che non siano l’amore per la verità, l’obbiettività e il coraggio di dire anche cose scomode quando serve. La mia esperienza di Cuba è un’esperienza riflessa, mediata dalle voci dei cubani esuli, degli entusiasti occidentali che sognano un giorno di lasciare le comodità borghesi, la ricchezza corrotta del nostro decadente capitalistico inferno per rifugiarsi in quel piccolo Eldorado. A Cuba non ci sono mai stata, per cui non mi resta che fidarmi, delle voci degli altri, di chi la ama o la odia. E dire Cuba inevitabilmente significa parlare di Fidel Castro. Perché Fidel Castro è Cuba, volenti o nolenti a questo non si sfugge. Gordiano Lupi, un esperto di cose cubane, traduttore di scrittori come Alejandro Torreguitart Ruiz, curatore della versione italiana del blog di Yoani Sánchez, Generación Y, anima e icona simbolo del dissenso anticastrista, ha da pochi mesi pubblicato con le Edizioni A.Car una biografia non autorizzata di Fidel Castro, e devo dire che leggendola sono rimasta sorpresa, innanzitutto perché conosco il punto di vista fortemente critico sul regime in atto a Cuba del suo autore, conosco il suo spirito caustico e corrosivo da toscano verace che gli ha causato non pochi scontri dialettici nel corso degli anni, conosco le sue lotte instancabili a denunciare le condizioni degli oppositori in carcere, delle jineteras, mi aspettavo toni accesi, polemici, intransigenti, estremisti e invece ho trovato una grande sobrietà di linguaggio, una calma profonda, una obbiettività priva da ogni faziosità. Attacchi ce ne sono, impennate che non comparirebbero in una agiografia di regime pure, Gordiano Lupi non ama Fidel Castro ma compie uno sforzo insolito e raramente fatto da chi lo combatte, separa Fidel Castro uomo, da Fidel Castro politico o dittatore, che dir si voglia. Molto pacatamente, con ragionevolezza e senza intenti diffamatori o offensivi parla di tutto, dall’eccidio nascosto del 13 luglio 1994, a casi di corruzione, ma ciò che si evince  è essenzialmente la delusione di un uomo di sinistra verso una rivoluzione mancata che avrebbe potuto trasformarsi in un autentico paese socialista e invece è diventato un regime. Questa è l’unica vera condanna che si percepisce, i dittatori, sono dittatori, non c’è altro da aggiungere. Se mai Fidel Castro leggesse questo volumetto che potrebbe essere un pamphlet polemico ma non lo è, lontano dai riflettori, lontano dal ruolo istituzionale che ancora ricopre sebbene dal 2006 il fratello Raul l’abbia sostituito, non potrebbe che provare una certa amarezza certo, ma soprattutto considerare obbiettivamente i suoi errori, la sua mancata lungimiranza se vogliamo. Certo c’è anche da considerare che Cuba non è Haiti, e Fidel Castro non è Pinochet, niente desperacidos, squadroni della morte, oppositori seppelliti in mare. Yoani Sánchez pur con tutte le limitazioni che deve subire, è libera in casa sua di continuare la sua lotta neanche tanto silenziosa. Comunque il fatto che Castro è Cuba è una grande verità, il suo carisma, il suo ascendente hanno costruito il regime cubano che forse non sopravvivrà alla sua morte. Forse Castro di questo è consapevole, e forse lo sono anche i suoi oppositori, dopo non resterà che affidare alla storia il suo implacabile verdetto.

:: Le Prince Noir: un concorso per celebrare André Héléna

14 marzo 2012 by

Per celebrare André Héléna a quarant’anni dalla sua scomparsa, la casa editrice cagliaritana Aisara, che da anni si occupa di pubblicare in Italia le opere del maestro del noir francese,  ha indetto un concorso ideato e curato da Alessandro Greco che raccoglierà i racconti di 12 scrittori italiani impegnati a far rivivere lo spirito di Héléna. Ogni racconto liberamente ispirato ad uno dei 12 romanzi di Héléna pubblicati da Aisara andrà a far parte di una antologia con prefazione di Serge Quadruppani che sarà presentata a Novembre 2012 in anteprima assoluta.

Cinque titoli sono stati già assegnati:

Il gusto del sangueLuigi Bernardi
I viaggiatori del venerdìSacha Naspini
Il buon Dio se ne fregaGianluca Morozzi
Gli sbirri hanno sempre ragioneMauro Marcialis
Massacro all’AnisetteAlessandro Greco

Titoli rimanenti sono:

Il ricettatore, Divieto di soggiorno, I clienti del Central Hotel, Vita dura per le canaglie, Il festival dei cadaveri, Il bacio della vedova, Viva la muerte!.

Per maggiori dettagli vi rimando al bando del concorso sul sito di Aisara: qui

Personalmente amo moltissimo Héléna e sicuramente parteciperò con un racconto ispirato a Divieto di soggiorno. Vi ricordo infine le recensioni dedicate al Prince Noir  da Liberi di scrivere:

Il bacio della vedova
Divieto di soggiorno
Il festival dei cadaveri
Vita dura per le canaglie
Massacro all’anisette

:: Recensione di Stoner di John Williams (Fazi 2012) a cura di Giulietta Iannone

14 marzo 2012 by

Stoner non aveva mai pensato a come potesse apparire agli occhi di un estraneo, o del mondo. Per un momento si immaginò dal di fuori: quel che vide in parte corrispondeva alle parole di Edith. Scorse una figura in volo tra i pettegolezzi di una sala fumatori e le pagine di un romanzo di appendice, un patetico individuo prossimo alla mezz’età, incompreso dalla moglie, che nella speranza di trovare l’energia di un tempo frequentava una ragazza più fresca di lui, scimmiottando goffamente la giovinezza che non poteva più avere. Un fatuo, chiassoso pagliaccio di cui il mondo rideva con imbarazzo, pietà e disgusto. Contemplò quella figura, più da vicino possibile, ma più la guardava, meno gli sembrava familiare. Non era se stesso che vedeva, e all’improvviso capì che non vedeva nessuno.  

Il destino dei libri è strano: possono passare inosservati pur essendo capolavori, possono vivere uno stato di eterna giovinezza ristampati in continuazione anno dopo anno con il successo dell’esordio, o possono venire stampati per poi essere per lungo tempo dimenticati e infine risorgere dalle proprie ceneri come un’araba fenice guadagnandosi l’attenzione e l’amore incondizionato del pubblico e della critica unita nell’osannarli in un susseguirsi quasi iperbolico di aggettivi che toccano tutte le sfumature possibili del meraviglioso. Quest’ultima sorte, forse la più insolita, è toccata a Stoner di John Edward Williams. Pubblicato per la prima volta nel 1965 dalla Viking Press, ne esistono ancora esemplari vintage in circolazione, dimenticato per lunghissimi anni e poi riscoperto nel giugno del 2006 dalla New York Review Books, Stoner merita senza dubbio un posto di rilievo tra i libri segnati da un destino bizzarro, libri che forse ignorati al tempo in cui furono scritti perché troppo innovativi, troppo “altri”, trovano la loro giusta collocazione in un futuro forse non migliore ma semplicemente adatto ad ospitarli. Data l’aura di eccezionalità che caratterizza questo libro, che ora la Fazi pubblica, con postfazione di Peter Cameron e traduzione di Stefano Tummolini, mi sembra doveroso spendere due parole sull’autore. John Edward Williams nacque il  29 Agosto del 1922, in Texas,  per la precisione a Clarksville, comunità rurale nel nord est del paese. Dopo esperienze varie nei giornali e nelle stazioni radio, e dopo un infelice tentativo al college,  si arruolò nel 1942 nell’Army Air Corps combattendo durante la guerra come sergente in India e Birmania. Proprio in questo periodo scrisse la prima bozza del suo primo romanzo Nothing But the Night che verrà poi pubblicato nel 1948. Iscritto all’Università di Denver,  si laureò alternando allo studio anche la sua attività di poeta. Nel 1950 si trasferì alla University of Missouri dove insegnò e ottenne un dottorato di ricerca. Nell’autunno del l955 Williams assunse la direzione del programma di scrittura creativa presso l’Università di Denver. Da questo momento in poi pubblicò diversi romanzi: Crossing Butcher nel 1960, poi Stoner nel 1965 e Augustus nel 1973 romanzo che gli valse il prestigioso National Book Award. Dopo il pensionamento nel 1985 si ritirò con la moglie a Fayetteville, Arkansas, dove morì il 3 marzo 1994 per insufficienza respiratoria, lasciando il suo quinto romanzo The Sleep of Reason incompiuto. Fatta un po’ di luce sull’autore passiamo al romanzo. William Stoner, Bill per gli amici,  protagonista, eroe, antieroe, ombra che passa nella vita senza voler disturbare e senza lasciare alcuna traccia, nasce nel 1891 “in una piccola fattoria al centro del Missouri, vicino a Booneville”. Il padre, un povero contadino sfiancato dal lavoro dei campi, con le mani che raccolgono nelle pieghe della pelle strie di terra che non andrà più via, decide di mandarlo alla facoltà di Agraria dell’Università di Columbia perché impari a far fruttare quella terra sempre più arida e sempre più improduttiva ogni anno che passa. Stoner accetta senza tanto entusiasmo ma durante un corso proforma di letteratura inglese capisce che è quello che vuole studiare e senza dire niente ai suoi genitori cambia corso di studi, si laurea e inizia a insegnare. La sua vita da questo momento inizia a scorrere lenta e costellata da un infinita serie di piccoli drammi e delusioni: i suoi genitori diventano per lui estranei, si sposa infelicemente, ha una figlia, la sua carriera, caratterizzata da un senso continuo di inadeguatezza, verrà ostacolata da un collega che non lo stima granché. Poi un amore per una studiosa nasce e finisce per paura dello scandalo riportandolo a vivere la sua solitaria condizione di reietto. Muore nel 1956 non superando mai il grado di ricercatore e “pochi studenti, dopo aver frequentato i suoi corsi serbarono di lui un ricordo nitido”.  Ecco in breve la trama di questo strano romanzo, probabilmente autobiografico, che scorre come un lungo fiume tranquillo nel quale solo ogni tanto qualche sasso rimbalza creando onde concentriche che subito si spengono. Non ci sono eventi rilevanti, è tutto un susseguirsi di piccoli avvenimenti senza importanza che accadono intorno al protagonista, essenzialmente malato di solitudine. Sua unica ambizione è “essere felice di tanto in tanto”, suo unico desiderio è essere lasciato tranquillo, in pace. La sua mitezza, la sua incapacità di difendersi e di lottare in un mondo freddo e spietato, acquistano quasi un valore simbolico, mitico, un’epicità che non ha nulla a che fare con il grande sogno americano. Una malinconia scura e grumosa avvolge le pagine e non si capisce se l’autore nutra amore o meno per il suo personaggio. Pur tuttavia ci si affeziona Stoner, lo si vorrebbe come amico, si prova un’intima comunanza, un’ universale fratellanza con quest’uomo fragile e ostinatamente buono. Infondo c’è qualcosa di Stoner in ognuno di noi.

:: Fantomas a Cartoomics

14 marzo 2012 by

In occasione della mostra

“Histoire de Fantômas”

dedicata al primo criminale mascherato della storia,in programma nell’ambito della 19ª edizione del Salone del fumetto milanese, in collaborazione con

ilCERCHIOGIALLO

dbooks.it,

presenta un omaggio al personaggio di Fantômas:
La vendetta del Fantasma,
un romanzo firmato da Stefano Di Marino
scaricabile gratuitamente da tutti i visitatori del sito www.cartoomics.it
Per sapere come fare cliccate qui.

Per saperne di più sulla mostra cliccate qui.

:: Segnalazione di L’ultima eclissi di James Rollins

13 marzo 2012 by

Titolo originale: Deep Fathom
Categoria: Narrativa
Pagine: 450
Prezzo: € 19,60
Editore: Nord

In libreria:  15 marzo 2012

Okinawa, 25 luglio. Nessuno aveva mai creduto a suo padre. Invece adesso Karen Grace ha davanti a sé l’indiscutibile conferma delle sue teorie: due enormi piramidi di metallo, emerse dall’oceano in seguito a un violentissimo terremoto, e coperte di scritte in una lingua sconosciuta. Elettrizzata, Karen sfida il coprifuoco per recarsi a studiare quello straordinario reperto, ma un gruppo di uomini armati la sta aspettando…

Guam, 25 luglio. È un’emergenza nazionale quella che costringe Jack Kirkland, ex agente della US Navy, a rientrare in servizio: l’Air Force One è precipitato nel Pacifico, trascinando verso una morte orribile il presidente degli Stati Uniti. Tuttavia, quando giunge sul luogo dell’incidente, Jack non trova traccia né dei superstiti né delle scatole nere: c’è solo un gigantesco pilastro, coperto di scritte in un idioma incomprensibile, che ha attirato a sé i rottami dell’aereo, come se fosse un gigantesco magnete. Jack però capirà ben presto che svelare il mistero di quell’antica colonna è solo il primo passo per fermare la catena di catastrofi naturali che si è abbattuta sulla Terra e che rischia di sterminare l’intero genere umano.

James Rollins è stato per vari anni un apprezzato veterinario ma, a un certo punto della sua vita, ha deciso di anteporre al lavoro le sue tre grandi passioni: la speleologia, le immersioni subacquee e, soprattutto, la scrittura. Fin dal suo esordio, si è segnalato come una delle voci più nuove e convincenti nel campo del romanzo d’avventura; grazie a La mappa di pietra, L’ordine del sole nero, Il marchio di Giuda, La città sepolta, L’ultimo oracolo, La chiave dell’apocalisse e Il teschio sacro, ha raggiunto un meritatissimo successo di pubblico e di critica. Attualmente vive in California.

:: Recensione di Oltre le apparenze di Charlotte Link (Corbaccio, 2012) a cura di Giulietta Iannone

13 marzo 2012 by

Spiava tante di quelle persone…! S’imprimeva il modo in cui trascorrevano le loro giornate, le loro abitudini, si sforzava di esplorare a fondo le loro esistenze. Non sarebbe riuscito a spiegare  a nessuno cosa l’affascinasse tanto in quella attività: era come un vortice in cui sprofondare. Non era possibile smettere una volta che si fosse cominciato.  Un’altra vita accanto all’esistenza vera. Destini in cui era possibile sognare di intrufolarsi. Ruoli in cui calarsi. Conferiva in quel modo smalto e gioia alla vita di ogni giorno e, anche se qualcuno lo avesse giudicato pericoloso o comunque spostato – e intuiva che uno psicologo avrebbe trovato un mucchio di definizioni allarmanti per il suo hobby- quell’attività restava comunque per lui l’unica possibilità di sopportare la tristezza che lo circondava.

Oltre le apparenzeDer Beobachter” titolo originale che tradotto in italiano significa L’osservatore edito in Italia da Corbaccio e tradotto dal tedesco da Umberto Gandini nuovo romanzo di Charlotte Link è un thriller molto particolare che scava nelle paure più profonde che affliggono le donne. E’ cronaca recente, suffragata dalle statistiche, che molto spesso gli stalker si trasformano in assassini, quasi che la strada che porta a perseguitare, tormentare una donna porti anche inevitabilmente al delitto. E questo dubbio, è il nucleo centrale del romanzo che ci porta a chiederci sin dall’inizio se davvero Samson Segal, l’osservatore del titolo originale, è anche un assassino, colpevole delle barbare uccisioni di donne che si susseguono in una fredda Londra invernale. Samson è un osservatore abusivo delle vite degli altri. Una malattia lo divora, la curiosità di conoscere tutto quel che succede nel segreto della privacy delle donne che attirano il suo sguardo. Samson scruta, spia le donne, ne trascrive maniacalmente le vite, i movimenti, i tic, finchè la sua malata curiosità non si fissa su un’unica donna Gillian Ward, una donna di successo, realizzata sia nel lavoro che nella vita privata, sposata felicemente con Tom, con una figlia di dodici anni, una donna che suscita in lui un sentimento-surrogato molto simile all’amore. Ma le apparenze a volte ingannano, a volte la facciata perfetta che si mostra al mondo nasconde crepe, ragnatele, inganni e più Samson prende coscienza di questo, più la sua vita va in pezzi. Parallelamente una serie di omicidi si susseguono apparentemente senza connessioni, le vittime hanno solo la caratteristica comune di essere tutte donne sole, uccise in modo spietato e assurdamente crudele, dopo aver vissuto l’incubo di essere perseguitate e minacciate. Inquietante l’ascensore che perseguita Carla, che giunge fino al suo piano abitato solo da lei, senza che nessuno esca. Da particolari come questi la Link crea la sua ragnatela di tensione che imprigiona il lettore generando abilmente ansia, angoscia, terrore in un crescendo sempre più soffocante. L’abilità della Link è soprattutto evidente nella sua capacità di accostare la vita quotidiana dei personaggi, normale, quasi banale, descritta fin nei minimi dettagli consueti, la colazione la mattina, la preparazione dei muffins in linde cucine super attrezzate, il the con le amiche, all’orrore che nasce quando ci si ritrova vittime di persone profondamente disturbate e capaci di tutto. Altro tema fondamentale del libro su cui l’autrice gioca molto pur senza barare apertamente con il lettore è la infondatezza delle apparenze, niente è come sembra, tutto si trasforma, anche quando si arriva ad una certezza, poi inevitabilmente succede che si riveli infondata, fluttuante, alienante. L’autrice parte da paure reali, molto concrete e costruisce una trama fitta di autentica angoscia più psicologica, che generata dalla descrizione di efferatezze o violenze esibite. Oltre le apparenze è il primo libro della Link che leggo, ma sembra che in Germania sia molto amata e addirittura chiamata Lady bestseller e che anche in Italia si sia guadagnata una schiera di lettori affezionati. La sua produzione è piuttosto nutrita e spazia dai romanzi storici agli psicothriller molti dei quali editi da Corbaccio e riediti da Tea. L’uscita nelle librerie di Oltre le apparenze è prevista per il 15 marzo e grazie all’editore Corbaccio abbiamo provveduto a mandare alcune domande alla Link in visita in Italia dal 20 al 22 marzo per la pubblicazione del libro. Non mi resta che recuperare anche i suoi vecchi romanzi. Particolare che mi piace segnalare è la strepitosa copertina scelta da Corbaccio sui toni del bronzo, una delle più belle viste quest’anno.

:: A Cartoomics 2012 Marilyn Monroe: indagine non autorizzata

11 marzo 2012 by

Cartoomics e Ilcerchiogiallo

presentano

Marilyn Monroe: indagine non autorizzata

Se vuoi saperne di più l’appuntamento è per il 13 marzo alle 20.30 all’Arcobaleno Film Center in Viale Tunisia.
Dopo la presentazione della mostra, alle 21,30, seguirà la proiezione di A qualcuno piace caldo di Billy Wilder.

Intervengono:

Filippo Mazzarella direttore artistico di Cartoomics 2012

Andrea Carlo Cappi scrittore

Maurizio Porro critico del Corriere della Sera

Ingresso gratuito

Per informazioni: http://marilynitaly.blogspot.com/

In occasione di Cartoomics 2012, dal 16 al 18 marzo a Fieramilanocity, Ilcerchiogiallo ospita Marilyn Monroe: indagine non autorizzata. La mostra, a cura di Catia Lattanzi, Riccardo Mazzoni e Luca Temolo Dall’Igna, permette di scoprire come Marilyn è stata raccontata dai fumettisti italiani.

:: Recensione di Orchidee nere di Rex Stout (Beat 2012) a cura di Giulietta Iannone

11 marzo 2012 by

Se Chandler ne La semplice arte del delitto in “Atlantic Monthly”, Boston 1944, scrisse di Hammett che tirò furori “il delitto dal vaso di cristallo e lo buttò in mezzo alla strada”, restituì  “il delitto alla gente che lo commette per ragioni concrete, e non semplicemente per fornire un cadavere a dei lettori”, mise “sulla carta i personaggi com’erano” e li fece “parlare e pensare nella lingua che si usava di soliti per questi scopi” proclamando al mondo i caposaldi indiscutibili dell’ hardboiled, in netta seppur educata polemica con il giallo classico affollato di investigatori dilettanti, maggiordomi infidi, vecchiette pettegole e intriganti con l’hobby dell’ uncinetto, delle rose e del delitto, Rex Stout creando Nero Wolfe riprese a piene mani dalla tradizione più consolidata del giallo classico dell’età dell’oro che vede nello Sherlock Holmes di Sir Arthur Conan Doyle un modello indiscusso e nume tutelare del celebre Detection Club inglesissimo circolo che racchiude tra i suoi membri tutti i più importanti autori del genere poliziesco. Rex Stout non era inglese ma americano, e la nazionalità in questo caso ha un peso non trascurabile se pensiamo che non scelse la campagna inglese, i castelli, alternando le vicende dei personaggi a the delle 5 e caccia alla volpe, ma come scenario al centro delle sue storie predilesse l’ambiente metropolitano newyorkese, pur tuttavia Nero Wolfe non è certo un investigatore che utilizzi la forza bruta o batta le strade in cerca di testimoni e colpevoli, per questo c’è Archie Goodwin, suo braccio “armato” se vogliamo pronto a sporcarsi le mani mentre lui se ne sta al sicuro nel suo palazzo “fortezza” di arenaria situato al numero 918 della 35a strada, a curare come figli le sue adorate orchidee, a bere birra e ad assaporare le prelibatezze da gourmet che gli prepara il suo fidato cuoco svizzero, bizzarria questa abbastanza singolare se pensiamo che sarebbe stato molto più facile trovargli una nazionalità francese più in sintonia con il personaggio. Ma anche Nero Wolfe non è americano ma montenegrino, e questa sua esotica caratteristica forse singolarmente definisce e giustifica nella mentalità tipicamente americana le bizzarrie che lo caratterizzano: la sua inveterata misoginia, il pessimismo uggioso con cui guarda i suoi simili, il suo fare burbero e scostante, il suo narcisismo imbarazzante figlio di un egocentrismo che tocca picchi davvero grotteschi e quasi caricaturali. Ma pur tuttavia Nero Wolfe suscita simpatia e perché no rispetto, le sue debolezze diventano paradossalmente punti di forza che ne evidenziano la spiccata personalità e lo delineano in modo inequivocabile, non solo per la sua mole, nel panorama degli investigatori del giallo. La nuova collana Giallobeat di Beat edizioni riporta le indagini di Nero Wolf all’attenzione dei suoi numerosi lettori ed estimatori. A novembre abbiamo avuto modo di guastare  Fer-de-lance, a cui seguono dieci nuove avventure caratterizzate da nuove traduzioni e per ciascun volume da una prefazione diversa scritta dalle penne di alcuni dei più famosi intenditori del nostro prode detective, ora è il turno di Orchidee nere con prefazione di Carlo Lucarelli e traduzione della mitica Laura Grimaldi. Il volume contiene due racconti lunghi Orchidee nere (Black Orchids) e Cordialmente invitati ad incontrare la morte (Cordially invited to Meet Death) apparsi insieme nel 1942. Archie Goodwin, voce narrante delle storie, ci porta a conoscere come in una vera e propria indagine nuove peculiarità del nostro eroe montenegrino sempre pronto a rivelare nuove facce di sé. In Orchidee nere succede un fatto straordinario , Wolfe lascia la sua casa–rifugio e per amore di un rarissimo ibrido di orchidea nera si reca ad un’esposizione floreale. Cosa ancora più inusitata lo vediamo blandire Lewis Hewitt, lui di norma burbero e scorbutico, lo vediamo mentire, nascondere testimoni, pur di accaparrarsi i suoi agognati tre rari esemplari, sotto gli occhi sempre più esterrefatti del suo assistente, factotum, amico Archie Goodwin. Questa volta hanno ucciso un giardiniere Harry Gould in un modo tanto astruso e improbabile, che per incastrare il colpevole Wolfe sarà pronto quasi a  rischiare la vita in una camera a gas. In Cordialmente invitati ad incontrare la morte sarà il triste destino di Bess Huddleston, la miglior organizzatrice di ricevimenti per ricchi che New York avesse mai avuto, morta di tetano lunedì 25 agosto ad incuriosire il nostro. Riuscirà Nero Wolfe a dimostrare che è stato commesso un omicidio e a incastrare il colpevole? Non vi dico di più. Il divertimento è assicurato.

Rex Stout nasce nel 1886 e muore nel 1975 negli Stati Uniti. Nel 1934 pubblica Fer-de-Lance (BEAT 2011), il primo volume delle inchieste di Nero Wolfe. Il successo si ripete regolarmente per tutti i 42 successivi volumi, sfornati pressappoco al ritmo di uno all’anno. In BEAT sono usciti anche Orchidee nere (2012), Non abbastanza morta (2012), Entra la morte (2013), Palla avvelenata (2014) e la raccolta di ricette ispirate ai suoi libri Crimini e ricette (2013). Nel 1959 viene premiato con il Mistery Writers of America Grand Master.

:: Intervento in diretta streaming di Clara Sánchez a Libri come

10 marzo 2012 by

Oggi sabato 10 marzo, ore 18 – Intervento in diretta streaming a Libri come di Clara Sánchez, autrice di Il profumo delle foglie di limone e del nuovo La voce invisibile del vento “Come scrivo i miei libri”  Brunella Schisa conversa con lei.
L’intervento dell’autrice ripreso dal sito di Telecom Italia e possibile vederlo grazie a Garzanti sul nostro blog. Libri come, la Festa del Libro e della Lettura promossa e organizzata dalla Fondazione Musica per Roma che si svolge da giovedì 8 a domenica 11 marzo 2012 all’Auditorium Parco della Musica di Roma è arrivata alla terza edizione.

http://librinellarete.telecomitalia.com/garzanti/player.html

:: Un’intervista con Remo Bassini a cura di Giulietta Iannone

9 marzo 2012 by

Bentornato Remo su Liberi di scrivere. Da pochi mesi è uscito per Perdisa il tuo nuovo libro Vicolo del Precipizio, un libro scomodo se vogliamo, che mette a nudo molti mali dell’editoria italiana, ma penso che all’estero le cose non siano più rosee, mali che si vorrebbe nascondere, scopare sotto il tappeto, perché tolgono nobiltà alla professione di scrivere. Il personaggio di Giovanni esprime bene questo malessere. Ce ne vuoi parlare?

Da anni vado dicendo una cosa, che per me è importantissima ma che passa inosservata. Vado dicendo che per chi scrive il momento più importante, più bello, più intimo è quello della scrittura. I ricordi più belli che ho io li ho descritti nel primo capitolo di Vicolo del precipizio: gli attimi che precedono la scrittura e poi la scrittura, per ore, magari bevendo caffè e fumando sigari o pipa, come faccio io, con il gatto che mi si strofina ai piedi. Giovanni è lo scrittore che ha perso la passione per la scrittura. Lui fa parte del meccanismo: pubblica libri, si affida agli editor, frequenta altri scrittori, usa la maschera dello scrittore per abbordare donne, chiede anticipi eccetera. Ma non si sente più affascinato dalla scrittura. Giovanni, insomma, è come una malattia: da cui stare in guardia.

Tiziano il doppio protagonista, voce narrante e autore del libro nel libro intitolato guarda caso Vicolo del precipizio è un editor speciale, un ghostwriter, che riscrive a volte di sana pianta testi scritti da altri che sarebbero oggettivamente impubblicabili, e ci mette il “veleno” che il personaggio giudica il suo unico talento. Il mondo delle italiche lettere è davvero così diviso, frantumato tra apparenza e sostanza, tra chi lavora nell’ombra e chi recita pirandellianamente la parte dello scrittore di successo?

Credo che col passare del tempo sia sempre più apparenza, ma in tutto, e non solo nel settore editoriale. Tempo fa un editore (che stimo, perché pubblica libri di qualità) su facebook ha scritto che uno scrittore, se vuole sfondare, deve essere sfacciato. Un po’ rompicoglioni, insomma. Invadente. Questo vuol dire che uno scrittore timido, o anche solo non invadente, e corretto, che non fa operazioni di lecchinaggio frequentando scrittori ed editor, rischia di rimanere tagliato fuori dal mercato editoriale? Lascio il quesito così, senza proseguire…

Tiziano non fa sconti con nessuno né con il mondo editoriale, che in un certo senso disprezza perché penalizza libri che a suo modo andrebbero pubblicati, prendo ad esempio quello della scrittrice veneta, e esalta e idolatra magari altri scritti a tavolino solo per fare cassetta, né con se stesso, giudicandosi marcio, arrivando fino a meditare il suicidio. E’ un personaggio ambiguo, che suscita simpatia e nello stesso repulsione, penso all’eccitazione che prova verso Cristina durante i suoi attacchi epilettici, alle voci che mette in giro sul conto del padre roso dalla gelosia verso Mariano, alla crudeltà quando consegna il manoscritto ad Alice chiaramente innamorata di lui. Costruendo questo personaggio gli hai dato qualcosa di te o è solo una creazione letteraria?

Flaubert diceva che bisogna pensare come dei pazzi e io, quando scrivo, lo faccio. A Tiziano io ho prestato solo i miei ricordi, le mie turbe no. Proprio oggi ho scoperto, leggendo una recensione su Vicolo del precipizio, che Tiziano è il mio alter ego. Allora, a me sta bene tutto: lettori e critici possono dire qualsiasi cosa dei libri in generale e quindi anche dei miei, ci mancherebbe. Ma quando mi vengono a dire che io sono coma Anna Antichi, protagonista de La donna che parlava con i morti, o come Tiziano, di Vicolo del precipizio, dico di no, che potrebbe essere ma non è così.

A capitoli alternati osserviamo Tiziano dall’esterno, e dall’interno come voce narrante del libro che sta scrivendo. Nel cinema penso a Effetto notte di  François Truffaut, amano fare film nel film. E’ un gioco di specchi, in cui la membrana che separa la realtà dalla creazione letteraria si fa sempre più sottile, ci si confonde, si ha la sensazione di leggere un diario. Come hai creato questa sensazione di vertigine?

Il libro è un metalibro. Nei capitoli intitolati Torino, Luglio (e poi Torino, agosto, nel finale) c’è, in terza persona, il presente di Tiziano. Nei capitoli intitolati Vicolo del precipizio c’è invece il passato, ma fino a un certo punto: a un certo punto arriva il precipizio. Tiziano precipita nella sua stessa mente. Al posto del passato arrivano le fantasie e i ripensamenti sulla propria vita. Da qui il senso di vertigine.

Ho amato molto il personaggio di Mimma, generosa, materna, allegra, depositaria di una saggezza contadina che va scomparendo, che consegna i suoi quaderni, lei quasi analfabeta, lontana da ogni gioco editoriale, per dare a Tiziano la materia grezza dei suoi libri I racconti della vecchia osteria prima e Vicolo del precipizio poi. Che il giorno di una presentazione se ne sta in disparte, quasi vergognosa, e arrossisce quando la madre di Tiziano con uno sguardo segnala a tutti i partecipanti che è lei la donna che lui ringrazia. Esiste davvero a Cortona, una Mimma con un altro nome, un altro volto, o nasce come mille facce di altri che ti hanno ispirato?

Mimma è stato il personaggio più facile da creare. Mimma, che nel libro è l’amica di famiglia ed è la madrina di Tiziano, esiste davvero, ed è mia madre. Tiziano, a un certo punto, riceve un regalo dalla Mimma, un quaderno. Dove lei ha scritto storie, anche boccaccesche, dove lei ha trascritto le canzoni dei cantastorie. E’ successo anche a me, nella vita reale: un giorno mia madre mi ha regalato un bloc notes con storie e ballate. Mimma è una contadina sensibile, forse troppo, anche mia madre è così. Piangeva quando ammazzavano il maiale che lei aveva nutrito. Mimma, che ha fatto solo la terza elementare, ha letto solo due libri: La storia dei fratelli Cervi e I promessi sposi. Allora, mia madre ha letto La storia dei fratelli Cervi, I promessi sposi, Il vangelo e i libri che ho scritto io.

I luoghi: Cortona e Torino. Cortona la tua Toscana dell’infanzia: “Cortona è un libro che qui posso raccontare” ha pensato Tiziano guardando le ultime finestre illuminate dei palazzi severi di Torino. Cortona è il profumo dell’olio d’oliva sul pane, è il volto duro di vecchi che giocano a carte in un bar e che ti guardano male se entri e vedono che non sei del posto”. Torino la grande città dove fuggire dove costruirsi una carriera. Parlami di questi luoghi. Come hanno influito sulla narrazione?

Cortona è il ricordo delle mie estati spensierate, dei miei primi amori, è il ricordo dei racconti, spesso fantasiosi, che ascoltavo, con attenzione. Cortona, oggi, è il luogo degli infiniti ritorni: appena posso ci vado, Ogni capodanno ci vado, ci andrò tra pochi giorni, spesso vado lì a scrivere. A Cortona incontro il ragazzo che ero, rivedo i suoi sogni. E poi c’è Torino che ha lo stesso valore di Cortona: nel 1982 cominciai ad andarci, tutti i giorni, per frequentare l’università. Lavoravo in fabbrica allora. Prendevo il treno da Vercelli tutte le mattine all’alba per arrivare a Torino. Un’ora all’andata e una al ritorno. All’inizio era la grande città che mi frastornava: troppo grigia, incasinata. Troppa gente. Piano piano, invece, ho cominciato ad apprezzarla. Torino è bella. E poi: se vuoi nasconderti, se non vuoi vedere nessuno non c’è nulla di meglio che una città grande. E la mia mente oscilla, come quella di Tiziano (qui sì che gli somiglio): certi giorni vorrei essere a Torino, e camminare camminare, ascoltando solo il rumore dei miei passi e del traffico, altri giorni vorrei essere a Cortona, magari in piazza, che di sera si riempie di gente e di voci.

C’è molto Buzzati, Chiara, Fenoglio, Calvino che mi pare aver letto che non ti piace molto. Che libri leggevi durante la stesura di Vicolo del precipizio? Quali autori ti hanno ispirato?

Quando scrivo o riscrivo non leggo mai un libro intero. Magari leggo qualche pagina di qualche autore che, a mio avviso, ha una scrittura musicale. Mi sembra di ricordare che tra la prima stesura di Vicolo del precipizio e la seconda ci fu una pausa in cui lessi i racconti di Yates, ma non ne sono certo.

Per concludere, nel salutarti e ringraziarti per la tua disponibilità vorrei chiederti se attualmente stai scrivendo. Progetti per il futuro? 

Sto rivedendo tre racconti neri, che ho scritto qualche mese fa. Li sto anche spedendo a qualche editore. Poi spero di continuare a scrivere, perché io se scrivo vivo meglio, vivo due volte, vivo la mia vita e quella dei miei libri.

:: Recensione di Vicolo del Precipizio di Remo Bassini a cura di Giulietta Iannone

8 marzo 2012 by

Ecco il foglio bianco, solo il titolo sporca la pagina e io a riflettere su come iniziare la recensione di Vicolo del Precipizio di Remo Bassini. Di solito non mi mancano le parole, anzi si affollano nella mia mente e mi tocca ordinarle, disciplinarle, privarle in un certo modo del loro anarchico fluire. Esercitare insomma il mestiere di scrivere, mestiere che Bassini fa così bene, sa raccontare, sa partire da un dettaglio e costruirci una storia, sa partire da un piatto tipico toscano, da una strada fatta di scalini, dallo sguardo ombroso di un personaggio e creare parole che diventano una musica, che vanno scritte così e non in un’altra maniera. Vicolo del Precipizio è un libro duro, in certe parti anche cattivo decisamente non afflitto da alcuna sorta di autocompiacimento. Il personaggio principale, il soggetto centrale intorno a cui ruota, sgorgando come da una sorgente avvelenata, torbida, la storia è un uomo di quasi cinquant’anni, un uomo che non si ama, come non ama il suo lavoro di scrittore impuro, di ghostwriter di scrittori che hanno bisogno del suo talento per sopravvivere in una giungla letteraria che non fa sconti per nessuno, che divora, fagocita avidamente chi non accetta le regole del gioco. Tiziano, questo è il suo nome, dopo aver intrapreso la nobile professione scrivendo giovanissimo un libro di racconti I racconti della vecchia osteria dando voce alla tradizione della sua terra, ai canti dei contadini, alla memoria di gente umile ma piena di dignità e moralità, ottenendo anche un discreto successo, ha scelto di dare il suo talento, rifuggendo il successo che lui giudica privo di senso e inutile, in cambio di un ben remunerato ruolo di comprimario oscuro, di nascosto demiurgo della fortuna letteraria altrui. Forse grazie al suo carattere schivo, al fatto che balbetta quando troppo emozionato, al suo umbratile caratteraccio toscano, è uno dei migliori nel suo lavoro, rispettato dal suo capo, un importante e influente agente letterario, che in fondo ha paura di lui, lo teme per il suo modo disinvolto di svelare i segreti, di parlare troppo. Quando un ghost ha come prima regola il silenzio, l’auto eliminazione, lo scomparire sullo sfondo per lasciare tutta la luce allo scrittore famoso, a chi deve rifulgere in pubblico. Ma Tiziano è stanco, basterà un’estate, due mesi, luglio e agosto, in un’afosa Torino che lo costringe a scrivere sul terrazzino, o a farsi rinfrescare i piedi nudi da un ventilatore, e messi da parte i lavori altrui scriverà finalmente per sé, perché a volte per un libro basta un lettore solo, e scrivere è terapeutico, anche se fa soffrire, quando si scava troppo in fondo. Ma un impulso autodistruttivo ha risvegliato l’antica fiamma e ora deve scrivere di sua madre, di suo padre, di suo nonno comunista e mangiapreti, delle donne della sua vita Magda, Cristina, della sua seconda madre Mimma, della sfortunata Andreina, degli amici. Deve fare pace con i suoi fantasmi, con suo padre per cui ha abbandonato Cortona, e solo allora potrà tornare a casa, riacquistando se stesso. Sullo sfondo il personaggio di Alice, la dirimpettaia curiosa, l’innamorata, il pubblico silenzioso che assiste alla sua arte di comporre, la donna che capisce di essere stata rifiutata ancora prima di essersi offerta, che non può far altro che cercare di dimenticare. Vicolo del precipizio è un libro così, con il fascino antico della novella raccontata, tramandata oralmente di bocca in bocca, tante schegge di attimi, racconti che si incastrano tra loro come i tasselli di un puzzle, tanti personaggi minori, che per un attimo hanno tutta la luce su di sé e diventano protagonisti: il sagrestano vendicativo, il prete con moglie, la Nina, il Lucarone, Mariano e i suoi maglioni verdi, la Clara, è strano sembra doveroso nominarli tutti fino all’agente letterario, a Lucetta, a Giovanni. Tutti coralmente impegnati a recitare la loro parte nel mondo creato dall’autore. Tanti personaggi da commedia dell’arte e che Bassini abile capocomico sa far comparire e scomparire, lasciando echi dietro di sé, perché la scrittura è un gioco di memoria, e i personaggi anche quelli totalmente inventati sono veri, nascono da verità profonde per lo meno. E uno scrittore impara questo prima ancora di scrivere su un foglio bianco. Impara l’umiltà, la disciplina, la sofferenza e perché no impara che una storia una volta scritta non è più sua, ma diventerà vita nella mente dei lettori che la leggeranno.