:: Bookteen – Un’ intervista con Anna Maria D’Ambrosio, a cura di Lucrezia Romussi

6 settembre 2016 by

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Qualche mese fa, ho avuto l’opportunità di incontrare la scrittrice Anna Maria D’Ambrosio, la quale nata a Novara si laurea in Pedagogia presso l’Università di Torino. Nel 2011 vince il Premio Rhegium Julii per l’inedito di poesia con la raccolta “Costretti a calpestare l’erba”, finalista al concorso Manzoni 2013. Con la casa editrice Interlinea pubblica il libro d’esordio, la raccolta poetica “Di fiori e di foglie” nel 2013, con il quale ha conseguito il primo premio del Giovane Holden Edizioni 2015 e la competizione letteraria Kafka 2015. Anna Maria D’Ambrosio gentilmente ha risposto alle mie domande.

Cosa rappresenta per lei la scrittura?

Per me la scrittura è un modo di vivere: guardare la realtà in maniera indiretta, rielaborarla e restituirla nella scrittura, secondo il mio punto di vista. La rielaborazione prevede un passaggio profondo per cui i dati esteriori perdono peso, mentre prevalgono quelli interiori e cioè i sentimenti, gli stati d’animo, le osservazioni, le riflessioni, i pensieri.

Qual è il suo genere letterario preferito?

Il mio genere letterario preferito è la poesia perché parla per immagini, usa la metafora, ricorre a un linguaggio interiore per esprimere ciò che solitamente nel quotidiano non si dice. Amo tanti poeti, senz’altro: Rainer Maria Rilke, Cesare Pavese, Emily Dickinson, Eugenio Montale…

In quale momento della sua vita ha compreso che nella sua vita che come lavoro avrebbe la scrittrice?

Già dall’adolescenza mi sono sentita portata alla scrittura, ma non individuo un momento in cui ho compreso che mi sarei dedicata completamente alla scrittura. Ciò è avvenuto molto gradualmente e, purtroppo, con lunghi periodi di stasi.

Potrebbe, per favore, descrivere brevemente la trama del suo ultimo libro ‘’Devi solo cadere con me’’?

“Devi solo cadere con me” è un romanzo di formazione, in cui ho principalmente espresso, attribuendolo alla protagonista, il disperato bisogno di essere se stessi, la ricerca della propria identità nonostante tutto, il desiderio di avere un nome vero corrispondente a quello che si è interiormente, senza scissioni, senza sdoppiamenti. In breve, Alina scappa dal suo compagno, che ha accumulato debiti di gioco, a causa della dipendenza dalle slot machine, e prova a voltare pagina e a ricominciare da sola una nuova vita. Durante la fuga ripensa al passato e ricompone la sua vita girovaga…

A cosa si è ispirata per scrivere tale opera? A un fatto realmente accaduto?

Per scrivere quest’opera mi sono ispirata a un gruppo di girovaghi, che ho incontrato casualmente durante una vacanza al mare. Nel gruppo era presente una bambina; notando in lei molti segni di trascuratezza, io ho pensato alle sue difficoltà, allo svantaggio di nascere e vivere in una determinata condizione. Mi sono immedesimata in lei: ne è scaturita la mia Alina, una bambina che della danzatrice aveva il fisico e la postura, non lo studio, non la disciplina.

Pensa che ‘’Devi solo cadere con me’’ sia un testo adatto alla lettura di ragazzi giovani?

Il romanzo “Devi solo cadere con me” è un testo adatto ai giovani, anzi mi sentirei di consigliarlo proprio agli adolescenti. Infatti, chi meglio di un adolescente può capire lo smarrimento che si prova davanti alla propria vita, bellissima sì, ma tutta da definire? La noia, il rischiosissimo senso del vuoto nascono dal disagio di dover rispondere a se stessi, come per la prima volta succede proprio nell’adolescenza.

:: Il metodo della fenice, di Antonio Fusco (Giunti, 2016) a cura di Federica Belleri

6 settembre 2016 by
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Valdenza, novembre piovoso e freddo. Il cadavere di una bellissima ragazza viene ritrovato sotto al ponte di Campanelle. Polpacci e piedi carbonizzati. La testa avvolta in un sacchetto di plastica. Un altro cadavere, questa volta di un giovane, giace nella sua auto, nel lago di Galleti.
Il commissario Tommaso Casabona dorme ormai da giorni negli alloggi della questura. I suoi problemi familiari sembrano irrisolvibili e ha bisogno di stare solo. Malinconia e tristezza fanno parte del suo quotidiano.
Una telefonata anonima dà inizio alla vicenda. A chi appartengono questi due corpi?
Il caso sembra seguire una pista precisa e si conclude abbastanza in fretta. Troppo semplice. Troppo poco tempo. Qualcosa non torna. Casabona non ci sta e affronta l’indagine da un altro punto di vista. Perché esiste spesso un’altra angolazione. Per esempio, entrando in una piccola casa di produzione, si scoprono filmini porno amatoriali, che vedono protagoniste coppie rispettabili ma annoiate, in cerca di piacere travolgente. Oppure, parlando con una dottoressa psicoterapeuta cognitiva, si può osservare una persona in stato quasi catatonico a causa di un evento traumatico, seduta nella propria stanza, all’interno di un reparto psichiatrico. O ancora, si fatica ad entrare in una particolare comunità, all’apparenza votata alle adozioni di ragazzi rimasti soli e in grave disagio. È davvero così o è solo una folta siepe che cela orrori?
La scientifica rileva, analizza e determina. Riconosce responsabilità e coincidenze che hanno dell’assurdo e costringe il commissario a scavare, fino al 1969. L’indagine si complica. Casabona è perplesso, ma non molla. Comincia a risultare scomodo perché si sta facendo notare troppo. Da chi?
Il metodo della fenice. Un percorso investigativo descritto nei particolari e assolutamente comprensibile. Una storia dove la vita vera desidera spiccare il volo. Dove a nessuno spetta la decisione di uccidere, nemmeno per un delirio di immortalità e di potenza. Nessuno rinasce, non come ha fatto la fenice. Sofferenza, avidità, isolamento, paura, plagio, violenza. Tutto si mescola. Casabona troverà il modo di fermarsi al momento giusto, cercando di riprendere in mano la propria vita, cercando forse un nuovo inizio. Affrontando una risoluzione carica di amarezza e sconforto. Ottimo noir. Consigliato. Buona lettura.

Antonio Fusco è nato a Napoli nel 1964, è funzionario nella Polizia di Stato e criminologo forense. Dal 2000 si occupa di indagini di polizia giudiziaria in Toscana. Ogni giorno ha il suo male, suo romanzo di esordio, è stato accolto da un grande successo di pubblico e di critica, ottenendo il Premio Scrittore Toscano (Menzione speciale gialli e noir) e il Premio Garfagnana in Giallo 2014. Nel 2015, sempre per Giunti, è uscito La pietà dell’acqua, seconda indagine del commissario Casabona, inserito come miglior libro giallo dell’anno nella clas­sifica Best 2015 stilata da iTunes. Il metodo della fenice è il terzo capitolo della serie, pubblicato nel 2016.

Source: acquisto in libreria del recensore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Basilicò, Giulio Macaione, (Bao publishing, 2016) a cura di Viviana Filippini

5 settembre 2016 by
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Giovanni, Agata, Diego Maria, Rosalia e Santo, sono i quattro fratelli protagonisti della graphic novel Basilicò di Giulio Macaione edita da bao publishing. Tutti i ragazzi si trovano catapultati a casa della madre non però per festeggiare il compleanno della donna come avevano in previsione, ma per la sua morte improvvisa. Il libro a disegni di Macaione parte da un fatto drammatico per ricostruire la vita di questa famiglia dove la madre, Maria, ad un certo punto si troverà da sola a crescere tutti i figli. La storia per immagini è un viaggio alternato tra presente drammatico dei ragazzi, che devo confrontarsi con l’improvvisa scomparsa dalla congiunta e il passato fatto da flashback molto utili a lettore per comprendere delle verità non del tutto chiare per i ragazzi. O meglio, chi legge il libro le conosce subito, mentre i protagonisti della vicenda le apprenderanno piano piano e questo stravolgerà per sempre l’immagine che avevano della madre e quella del padre. I frammenti dell’esistenza della famiglia di Maria sono intervallati da sfiziose ricette di cucina, corredate da un unico e solo ingrediente segreto, che evidenziano quanto per la donna sia importante mantenere viva la tradizione culinaria siciliana. Leggendo Basilicò si scopre come la vita di Maria non si stata facile, anzi la donna ha sempre combattuto e lottato per dare ai propri figli il giusto benessere e valori importanti e solidi attraverso i quali costruire le proprie vite. In realtà più ci si addentra nella storia, più ci si accorge di come le esistenze di Giovanni, Agata, Diego Maria, Rosalia e Santo siano molto complesse e pure in conflitto con quello che la madre ha insegnato loro. Giovanni ha sposato una donna che pensa più all’apparire e all’essere; Agata lavora precariamente in un call center ed è convinta che prima o poi (ad un certo punto sembrerà sempre poi) i suoi quadri avranno successo. Diego Maria passa da un fidanzato all’altro; Rosalia ha sposato un medico, ma non esita a farsi un amante e Santo, il più piccolo, fa il giornalista giramondo. Esistenze sull’orlo della crisi che entrano in conflitto costante tra loro e con la madre, Maria sottolinea questo stato di profonda precarietà che le caratterizza. La mamma punzecchia in modo continuo i figli, non lo fa con cattiveria, ma questo suo modo di fare, che vorrebbe per portare i figli a riflettere sulla loro vita, non fa altro che infastidirli e creare conflitti con lei e pure tra di loro. Ad un certo punto i ragazzi, tutti riuniti attorno alla salma della madre verranno a conoscenza di una dolorosa e impensabile verità, che stravolgerà per sempre l’idea che avevano dei due genitori. Il fumetto di Macaione ha un andamento circolare, nel senso che all’inizio si incontra la morte ed essa torna anche alla fine, con dati e fatti più concreti e corposi per i protagonisti e per i lettori che comprenderanno il senso di tante cose dette e fatte dalla donna. Basilicò di Giulio Macaione è il ritratto di una famiglia dove la cucina è il collante tra le parti e le sue immagini mettono in evidenza quanto a volte il mentire non sia da interpretare come un atto di meschinità, ma piuttosto è lo strumento migliore utilizzato per poter tutelare in modo costante l’ esistenza delle persone amate.

Giulio Macaione è nato a Catania nel1983, è cresciuto a Palermo e vive a Bologna dove si è diplomato all’Accademia delle Belle arti. Nel 2005 ha debuttato con il corto Mortén, vincitore del concorso “Otto tavole per Mondo Naif” indetto da Kappa Edizioni. Sempre con Kappa, pubblica i romanzi grafici The Fag Hag e Innamorarsi a Milano, entrambi su testi di Massimo De Giovanni. Con Comma 22 pubblica Ofelia, tradotto anche in Francia da Edithion Physalis. Con Renbooks pubblica I colori del vicino e sta lavorando al prossimo fumetto Alice from dream to dream, ambientato negli Stati Uniti, dove ha vissuto per un periodo. Il suo blog è giuliomacaione.blogspot.it.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Daniela dell’Ufficio Stampa Bao Publishing.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

 

:: Intervista a Monica Gatto, a cura di Elisa Costa

5 settembre 2016 by

unnamedCiao, Monica! Innanzitutto ti faccio tantissimi complimenti per essere riuscita a scrivere un libro così bello a soli sedici anni! Ora vorrei porti qualche domanda a proposito di Mezzanima. Iniziamo?

Parliamo subito del rapporto che unisce i protagonisti: Arian e Robin sono una la metà dell’altro, un’anima divisa in due. Secondo te, nella realtà può esistere un legame simile? Credi nell’anima gemella?

Ciao! Grazie mille, per i complimenti e per le domande 🙂 I protagonisti, in effetti, sono uniti da un legame più unico che raro. Spero che un legame simile possa esistere davvero, secondo me non è impossibile, anche se molto difficile da creare. E credo nell’anima gemella, anche se non me la immagino perfetta. Sia Arian che Robin hanno i loro difetti e le loro debolezze, anche se quando sono insieme passano in secondo piano.

Tra le altre cose, il tuo libro parla di magia. Se potessi scegliere, quale potere speciale ti piacerebbe avere, e perché?

È una domanda difficile. Però credo di avere dato ai vari personaggi alcuni dei poteri che mi piacerebbe avere. I protagonisti sono a stretto contatto con il Buio, che è l’elemento che preferisco in assoluto.

Veniamo ora all’antagonista: che cosa rappresenta per te la Regina? Un incubo, una paura, un ostacolo da superare?

La Regina è tutte questo messo insieme: è un incubo e in alcune occasioni sembra insormontabile, ma è anche una paura che va sconfitta e un ostacolo che deve essere superato a tutti i costi.

Tra i comprimari troviamo diversi personaggi interessanti, uno fra tutti il giovane Ren: in un certo senso è come se lui fosse la mente, la ragionevolezza e l’intelligenza, laddove invece Arian e Robin sono il cuore, il sentimento e l’istinto. Sei d’accordo con quest’affermazione?

In un certo senso sì. Ren è l’amico e la guida. I due protagonisti si ritrovano improvvisamente in un mondo che non conoscono, in cui si muovono ancora a fatica. L’amicizia di Ren, oltre che a guidarli, li aiuta a sentirsi parte di quello che è il loro “ambiente”. E in un certo senso, in effetti, Ren è anche il freno all’impulsività dei protagonisti, che a volte potrebbe metterli in difficoltà, nonostante penso che l’intelligenza e la strategia accomunino tutti e tre.

Nel romanzo sono molto spesso le donne a possedere un carattere forte e deciso: pensiamo a Marine, alla Regina, alla stessa Arian… Nella tua vita c’è una “grande” donna cui vorresti assomigliare?

Sinceramente non ho una “grande” donna in particolare, direi forse di più che ho tanti piccoli pezzi di “grandi” donne che mi piacerebbe avere, per poi essere solo me stessa.

Nel corso della loro avventura, i due protagonisti incappano in molti pericoli e in situazioni spiacevoli, eppure riescono sempre a trovare una speranza nella reciproca compagnia. Quanto è importante per te l’amicizia?

Secondo me l’amicizia è molto importante. Ci sono amicizie diverse, alcune durano qualche giorno, altre invece vivono per anni. Sono convinta che, poi, ci siano amicizie uniche che rimangono tutta la vita e che ci completano. Penso che l’anima gemella consista un po’ anche in tutto questo, in fondo.

Arian e Robin sono dei ragazzini, ma le loro esperienze di vita li hanno costretti a crescere in fretta. Secondo te, qual è il momento in cui si smette di essere bambini?

Secondo me si smette di essere bambini quando non si prova più la forza per emozionarsi davanti alle cose e le si subisce e basta. Credo che sia molto brutto smettere di emozionarsi. Arian e Robin crescono, nel corso del loro viaggio, imparano e con le loro scelte si costruiscono col passare del tempo, ma non smettono mai di stupirsi, di arrabbiarsi, di avere paura e di provare tante altre emozioni. Secondo me, quindi, si può crescere sempre senza smettere di essere bambini.

Sinceramente, se un mattino ti capitasse di svegliarti e ritrovarti nel Regno, come reagiresti?

Per i primi due o tre minuti rimarrei ferma e mi convincerei di essere impazzita. Nei cinque minuti successivi credo che rischierei l’infarto almeno un paio di volte e sinceramente non so quante cose potrebbero passarmi per la testa. Credo che in fondo ne sarei felice, anche se probabilmente mi verrebbe voglia di tagliarmi le mani per alcuni degli effetti collaterali del Regno.

Un’ultima domanda prima di salutarci: come è cambiata la tua vita da quando Mezzanima è stato pubblicato?

Dopo la pubblicazione di Mezzanima non è che la mia vita sia cambiata tanto, se non per la grande soddisfazione di avere il “mio” libro in mano. Poi ci sono stati tanti eventi, tra le presentazioni in libreria e biblioteca. Ma credo che la cosa che mi ha emozionato di più, e che continua a farlo, sia leggere le opinioni delle persone. Ad esempio, adoro leggere le recensioni, nonostante abbia sempre un’ansia pazzesca quando me le trovo davanti.

Ti ringrazio tantissimo per la disponibilità e ti auguro tanta fortuna per tutti i tuoi progetti.

Alla prossima!

:: Come lui nessuno mai, Bethany Chase (Bookme, De Agostini Libri, 2016) a cura di Micol Borzatta

5 settembre 2016 by
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Sarina è una architetto di 31 anni, divide un appartamento con il suo amico Danny e da quattro anni è fidanzata con Noah, ma Sarina ha un grande segreto dentro di sé: non ha ancora dimenticato Eamon Roy, un ragazzo di 28 anni, ex campione di nuoto andato a riposo che ha deciso di tornare a vivere nel paese in cui aveva vissuto ai tempi dell’università, quando divideva un piccolo appartamentino con Danny, all’epoca suo compagno di scuola e collega sportivo nella stessa squadra di nuoto.
Sette anni prima, infatti, Eamon e Sarina avevano avuto una breve storia, durata pochissimo e finita la notte in cui per la prima volta hanno fatto sesso. Eamon, infatti, quella notte alle 22:00 saluta Sarina per tornare a casa sua con la scusa di dover finire una relazione per le lezioni del giorno dopo, e da quel momento è sparito. Non ha più chiamato, non ha più risposto ai messaggi, non l’ha più cercata.
Sarina ha sofferto molto e le ci è voluto parecchio tempo per riprendersi e ricostruirsi una vita, ma ora che finalmente è convinta di avercela fatta ecco che Eamon ricompare.
Il gioco del destino vorrà che Danny proponga proprio Sarina come miglior architetto della zona così che si ritrova a dover lavorare a stretto contatto con lui per ristrutturare la nuova casa.
Lei ovviamente è combattuta, perché se da un lato il lavoro sarebbe un ottimo trampolino di lancio per nuovi orizzonti lavorativi, dall’altro si ritroverebbe a dover frequentare assiduamente una persona che credeva di aver dimenticato e che vuole finisca nel dimenticatoio.
Tuttavia siccome il destino si diverte a giocare con le nostre vite, ecco che Sarina accetta il lavoro e nella sua vita iniziano a esserci molteplici cambiamenti… continuerà a stare con Noah, il fidanzato che la vuole sposare o ritornerà fra le braccia del suo ex che nel frattempo continua a frequentare altre ragazze?
Come lui nessuno mai è totalmente e completamente il classico romanzo young adult, un po’ romance, che serve per far sognare le ragazzine e per permettere una lettura leggera e dissociativa a chi vuole fare una pausa da letture più seriose quotidiane.
Uno dei grandissimi problemi riscontrati è l’incapacità dell’autrice di creare un legame empatico tra lettore e personaggi, infatti si vive tutta la storia come spettatore, senza nessun tipo di immedesimazione.
La trama di per sé non è male, perfettamente congruente con il genere a cui vuole appartenere, ha uno svolgimento molto lineare, a volte molto prevedibile, ma, ribadisco, perfettamente in tono con il genere letterario.
Si nota una conoscenza da parte della Chase di conoscenze edili e architettoniche, un po’ derivate dal suo lavoro e un po’ sicuramente da studi e ricerche fatte, fattore questo molto positivo che oltre a dare corpo al libro lo rende anche molto interessante, come interessante e profondo è il significato che Bethany, attraverso Sarina, dà al significato di casa, rendendola in tal modo non solo una costruzione amorfa in cui passare il minor tempo possibile, ma una propria trasposizione dell’animo umano, una sorta di esteriorizzazione del proprio io che oltre a far sentire protetti e al sicuro come un rifugio, ha anche il compito di trasmettere le qualità di una persona.
Un romanzo carino, adatto come lettura leggera e spensierata da fare sotto l’ombrellone o anche durante l’anno magari mentre si è in viaggio per recarsi sul posto di lavoro.

Bethany Chase è nata in Virginia, interior design vive attualmente a Brooklyn.
Come lui nessuno mai è la sua prima opera.

Source: ebook inviato dall’editore, ringraziamo Riccardo dell’ Ufficio Stampa De Agostini.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: La notizia diventa Storia, Giuseppe Di Fazio (Domenico Sanfilippo Editore, 2016), a cura di Daniela Distefano

3 settembre 2016 by

unnamedIl tempo della storia, il flusso delle notizie. La lunga durata degli eventi sociali ed economici, l’immediatezza della comunicazione nell’era di Internet. A volte sembra che l’informazione abbia una marcia in più rispetto alla realtà, ma l’informazione corre per poi consumarsi in fretta. La storia, invece, procede a piccoli passi, rivelando, col passare degli anni, novità sorprendenti.

Quali sfide si pone il giornalismo nell’era della comunicazione integrale?  Come considerarlo? Sul viale del tramonto? Un novello Sisifo che spinge con fatica il
masso del pensiero non nichilistico? Oppure – potenziato dai mezzi virtuali di ultima generazione – è diventato talmente pervasivo da risultare troppo onnipotente, onnipresente e condizionante? Di fatto, Internet ha modificato il nostro approccio con la realtà.
Google, You Tube, Wikipedia, Facebook,  Twitter, per citare i social più diffusi, sono i nostri facili rubinetti del sapere: con un clic beviamo direttamente alla fonte della conoscenza. Un rivoluzione copernicana perché mai come in quest’epoca l’accesso al sapere è stato così a portata di mano degli esseri umani, nei secoli passati, divisi in classi sociali opposte non solo per censo ma anche per istruzione. I fatti vengono prima riportati, poi masticati, infine narrati nei loro sviluppi. Si tratta di un ciclo che si ripete e acquisisce valore di trattamento dei dati in continuo perfezionarsi.
Questo – come afferma Giuseppe Di  Fazio – perché

La notizia non è solo il racconto della superficie e del “rumore” di un fatto: essa ha una profondità che merita di essere indagata secondo tempi che  non sono più solo quelli rapidi dell’informazione online.

Ecco perché la notizia su Internet viene poi assimilata sui giornali cartacei.
Tutto bello? Non proprio, ogni conquista umana comporta un piccolo o grande prezzo da pagare: “la società del tempo libero”, la nostra, è una creatura intrappolata nell’eterno presente. Viviamo con la sete costante dell’essere aggiornati e applichiamo ai nostri giorni l’etichetta della perpetua connessione. Il rischio è che tutto ciò porti ad uno stato di alienazione di pensiero mentre si appressa l’interazione a distanza. Molti sono gli spunti offerti dalla lettura di questo affilato saggio. Una delle sfide che il giornalismo ha affrontato in questi decenni di eventi calamitosi è la lotta alla mafia combattuta nel corso del tempo  con l’inchiostro, la macchina da scrivere, il computer, lo smartphone… A che punto siamo? Il 21 settembre 1990 veniva trovato il corpo senza vita di un giovane magistrato, Rosario Livatino, “il giudice ragazzino”,

il quale si mise sotto lo sguardo di Dio perché sapeva che per applicare la giustizia occorre una luce che illumini tutti gli aspetti della realtà.

La sua morte è stata una vergogna per la Sicilia, per lo Stato,  per l’Italia tutta; una efferatezza  che si è replicata negli anni successivi, defalcando i nostri ingegni migliori, uccidendo la speranza che il loro coraggio sia servito a qualcosa. Ma la mafia non è una realtà omogenea; come dicevano Calvino e don Pino Puglisi per sconfiggerla dobbiamo partire da “ciò che inferno non è”.  L’Autore si sofferma anche su altri avvenimenti  che hanno calamitato l’attenzione dei lettori di quotidiani.                                                                  Il terrorismo è stato un protagonista ricorrente di quasi tutte le prime pagine dei giornali; “la guerra totale islamista”, come la definisce Domenico Quirico, è in atto da un bel po’, ne avvertiamo la presenza solo quando semina morte e distruzione: il nemico è camaleonte e sa ben mimetizzarsi. L’unico baluardo al dilagare di questo stato di conflitto perenne sono le parole del Signore: “Vegliate”.  Non dobbiamo armarci fino ai denti, ma teniamoci pronti ad affrontare l’incognita di un mondo imprevedibile dove quasi 300 persone muoiono non per il maleficio umano di  una bomba ma per gli effetti di un terremoto  indiavolato.

I giornali cartacei durano lo spazio di un mattino, tuttavia gli archivi digitali dei quotidiani sono fonte di storia.

E’ dalla Storia che dobbiamo partire verso il viaggio nelle cose comprensibili dalla mente umana. Tutto il resto è una interazione, per chi crede, divina.

Giuseppe Di Fazio è caporedattore del quotidiano “La Sicilia” nonché docente di Storia e tecnica del giornalismo all’Università di Catania.

Source: libro acquistato dal recensore.

:: Medical Noir, di Danilo Arona e Edoardo Rosati (Acheron Books, 2016), a cura di Federica Belleri

3 settembre 2016 by

coverCinque racconti, fra horror e paranormale. L’argomento trattato è la medicina. Il difficile rapporto tra la precisione della scienza e l’inspiegabile. L’orrore di un parto anomalo, fatto di sangue e grasso; un caso clinico aberrante. Le telecamere in una sala operatoria a seguire un illustre chirurgo durante un intervento della massima urgenza; l’ego di questo medico è in diretta, la professionalità passa in secondo piano.Uno specchio che permette di guardare oltre se stessi; pazzia, dal punto di vista clinico; apparizione, tramandata da generazioni. Il diverso rapporto con conservanti e coloranti contenuti nei cibi confezionati, da parte di due sessantenni che vivono nello stesso palazzo. Due gemelli, uno medico e l’altro prete esorcista, alle prese con una bambina; è malata o posseduta? Un racconto paranormale, difficile da digerire.
Cinque racconti dicevo, brevi ma intensi. Sempre sul filo tra la diagnosi concreta e l’allucinazione. Il linguaggio è clinico ma si sposta con facilità verso il dialogo più semplice, permettendoci di focalizzare la crudezza di alcune immagini. Lettura molto interessante.

Danilo  Arona è uno dei più importanti scrittori horror italiani. Ha scritto e pubblicato più di quaranta volumi fra romanzi, antologie e saggistica.

Edoardo  Rosati, giornalista medico-scientifico, ha collaborato con il Corriere Salute, è responsabile delle pagine dedicate alla medicina del settimanale Oggi, e ha pubblicato diverse opere  sia di narrativa che di saggistica medica.

Source: ebook inviato dall’editore, ringraziamo Samuel dell’ufficio stampa Acheron Books.

:: Torna da me di Mila Gray, (Bookme, De Agostini Libri, 2016) a cura di Micol Borzatta

3 settembre 2016 by
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Jessa è figlia di un Marine, abituata a vivere con il pensiero del padre in missione. Quando il padre va in pensione, dopo una missione in Iraq, inizia a soffrire di un disturbo post traumatico che però non si fa curare perché si rifiuta di vedere qualsiasi medico.
Arrivata ai diciassette anni Jessa si innamora di un amico di suo fratello Riley, Kit, un teppista mal visto dal padre per degli avvenimenti avvenuti ai tempi in cui era nei Marine con il padre di Kit.
La tragedia per Jessa arriva quando sia Kit che Riley decidono di entrare nei Marine insieme. Le sembra di rivivere ogni volta la stessa storia vissuta in precedenza, ogni volta rimane in ansia pregando per il ritorno sia del fratello che del fidanzato, cacciando ogni giorno la paura provocata dall’incubo di vedere arrivare una macchina dell’esercito a darle la Notizia.
Purtroppo un giorno, quando ha solo diciotto anni, quell’incubo si avvera. Fuori dalla porta di casa c’è il padre di Kit con la terribile notizia, ma chi riguarderà? Riley o Kit?
Dopo un inizio molto profondo, dove troviamo descritto tutto il panico provato da chi ha un parente militare in missione, raccontato dalla protagonista, usata come voce narrante, veniamo catapultati indietro nel tempo, in una narrazione molto leggera, spensierata, quasi frivola, classica di un young adult.
Ritroviamo sempre la nostra protagonista, Jessa, che sarà una delle voci narranti, intervallata da Kit, l’altro protagonista e voce narrante.
I personaggi sono abbastanza stereotipati, lei ragazzina per bene, succube del padre che non la lascia nemmeno scegliere l’università, si innamora dell’amico del fratello maggiore, ex ribelle che ha messo la testa a posto entrando nei Marine, ma che viene comunque mal visto da padre di lei.
Come in ogni young adult troviamo lo svolgersi della storia d’amore, ma qui iniziano le differenze, ovvero la parte più importante.
Se per tutta la prima parte sembra di leggere un classico romanzo da adolescenti, dove l’unica spinta per andare avanti è scoprire la risposta lasciata in sospeso all’inizio, ovvero chi è morto Riley o Kit, ora Mila Grey approfondisce il tema, dal punto di vista psicologico, di cosa voglia dire amare un militare.
Come si sviluppa la vita di una donna che ha un marito, un figlio, un fratello o un fidanzato in missione per molti mesi all’anno e che attende il suo ritorno? Cosa significa aver paura di trovarsi davanti casa un militare che deve comunicare che la persona cara non tornerà mai più?
È proprio questo il tema centrale del romanzo, non tanto la nascita della storia che è solo per dare un po’ di background, ma il presente. Capire e toccare con mano cosa voglia dire aprire quella porta e trovarsi ad affrontare una perdita così importante.
Un romanzo che va letto molto a fondo e senza pregiudizi, che sa dare tanto.

Mila Grey è lo pseudonimo di Sarah Alderson.
Al suo attivo ha già ben cinque pubblicazioni.
Originaria di Londra ha vissuto per gli ultimi quattro anni a Bali con il marito e la figlia.
I suoi scritti sono firmati con lo pseudonimo che con il suo nome vero.
Nella sua carriera di scrittrice ha scritto anche delle sceneggiature.

Source: ebook inviato dall’editore, ringraziamo Riccardo dell’ Ufficio Stampa De Agostini.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: La congiura di San Domenico di Patrizia Debicke (Todaro Editore, 2016) a cura di Irma Loredana Galgano

2 settembre 2016 by
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Secondo capitolo della serie dedicata alla Sentinella del Papa, La congiura di San Domenico di Patrizia Debicke van der Noot riporta i lettori ai primi anni del 1500, ai giorni dello Stato della Chiesa e dell’Inquisizione.
Questa volta, ancor più delle altre, la Debicke crea una storia ricca di suspense, di intrighi e di mistero che tiene il lettore incollato al testo. La struttura scelta, con la volontà di non suddividere la storia in capitoli bensì mantenere un continuum articolato in paragrafi, si rivela efficace. Ogni passo è centrato su un indizio, una svolta, una sottolineatura e, visto l’elevato grado di complessità della vicenda narrata, ciò aiuta chi legge a seguire con attenzione gli sviluppi, le indagini e tentare magari anche di anticipare qualche rivelazione.
Giulio II e la sua corte si trovano a Bologna e sarà proprio la Dotta a fare da sfondo alle vicende che coinvolgeranno il Papa e la sua Sentinella, Julius Aloysius von Hertenstein leutnant della Guardia Pontificia, il convento di San Domenico e quello di San Mattia, Santa Maria Celesta, le “vedette” della strada e Michelangelo Buonarroti.

«I fedeli hanno visto e sentito. Non possiamo nascondere o minimizzare. Questo spaventoso delitto nella basilica è un sacrilegio che comporta la sconsacrazione.»

Il rinvenimento del corpo di fra’ Consalvo, vice di fra’ Gaudioso e suo assistente nell’Inquisizione, sui gradini dell’Arca, trafitto da un Cristo dorato e con il cadavere di un gatto nero a cingergli la testa come una corona lascia emergere fin da subito la dimensione del marcio che sta per essere svelato. La posa in cui viene rinvenuto il frate è una messinscena e non sarà la sola su cui il lettore avrà piacere di riflettere pensando alle tante, troppe ipocrisie che reggono istituzioni storiche o religiose e dalle cui “impalcature” facilmente si può “precipitare”, come accade al maestro Buonarroti, e ciò può ben rappresentare l’occasione per la svolta.
Il leutnant Hertenstein de La congiura di San Domenico è meno “lucido” del personaggio narrato dalla Debicke ne La Sentinella del Papa (Todaro Editore, 2013), commette un’imprudenza ma questa volta il legame con Maria non è solo sentimentale o carnale, hanno in comune l’aver vissuto sulla propria pelle una terribile esperienza, figlia di una delle più bieche manifestazioni della malvagità umana.

«Ogni tanto penso che Cristo sia morto invano. Per la nostra salvezza? Nossignore, la nostra gente incensa i tiranni e gli assassini e rincorre i sacrileghi

Gli Inquisitori si ergono, dinanzi a Dio e al popolo, a giustizieri e, pur dedicandosi a vizi e malvagità, infliggono violenza invocando la retta via, la parola sacra e il perdono. I sotterranei del convento di San Domenico ricordano le sale degli interrogatori della Brigata Speciale, la polizia segreta del dittatore Francisco Franco, descritte da Mark Oldfield in Quindici cadaveri (Newton Compton, 2013) e allora automaticamente ci si chiede dov’è la differenza. Un convento e un quartier generale che hanno entrambi una stanza della tortura, delle celle per la prigionia degli indiziati, delle sale per gli interrogatori e la “via dell’acqua” che se da un lato può rappresentare una via di fuga sotterranea dall’altro è un utile mezzo per liberarsi di qualunque cosa, soprattutto cadaveri.
Patrizia Debicke van der Noot con La congiura di San Domenico si rivela ancora una volta un’artista della scrittura “storica”. In tutte le 260 pagine che compongono il libro non si trova una frase di troppo. Narrazione asciutta, essenziale, decisa e precisa. Per far immergere il lettore nel contesto storico da lei narrato non le occorre sciorinare quanto appreso e certamente studiato sui fatti e le usanze dell’epoca, essendo sua la capacità di rappresentarlo attraverso la scena, lo sviluppo della vicenda, il linguaggio dei personaggi.
La lettura del libro si rivela piacevole e invoglia chi legge in riflessioni sul passato ma anche sul presente della Chiesa, della religione e della spiritualità; sulla società del 1500 ma anche su quella attuale; sul popolo e su chi lo “governa”; sull’ordinario come sullo “straordinario”.

Patrizia Debicke: Nata a Firenze, vive a Clervaux in Lussemburgo e fa lunghi soggiorni in Italia. Dal 2003 si dedica interamente alla scrittura. Ha scritto romanzi, romanzi gialli, gialli storici, racconti per varie antologie e racconti lunghi pubblicati in formato e-book. È collaboratore editoriale di Delos Book, Mentelocale, MilanoNera, The Blog Around The Corner. Ha tenuto conferenze storiche per il FAI, per gli Istituti Italiani di Cultura di Parigi e Lussemburgo, per l’Università del Lussemburgo, per circoli letterari e workshop di scrittura per scuole medie e superiori.(fonte: http://www.patriziadebicke.com)

Source: pdf inviato al recensore dall’ autrice.

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:: La strada del nord, Anila Wilms (Keller editore, 2016) a cura di Viviana Filippini

2 settembre 2016 by
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La strada del nord è il primo romanzo della scrittrice albanese Anila Wilms e, non a caso, l’autrice lo ambienta proprio nella sua terra di nascita, creando un intreccio narrativo nel quale il lettore potrà ritrovare diversi generi letterari che vanno dallo storico al giallo dal sapore di intrigo internazionale. La vicenda è ambientata nella Tirana degli anni Venti, per la precisione nel 1923, quando il vecchio impero si è dissolto alla fine della Prima guerra mondiale, lasciando spazio alla formazione di un nuovo stato albanese. Questo cambiamento provoca nelle genti del posto, in particolar modo nella popolazione della montagna che vive seguendo la legge del Kanun, una sete di vendetta nei confronti del governo appena nato, pronto a tutto pur di radicarsi nella polverosa città di Tirana. In questo luogo arriva Julius Grant, ambasciatore americano, al suo primo incarico davvero importante. Grant è orgoglioso del lavoro da svolgere, perché la sua missione è quella di verificare la presenza, più o meno concreta, di giacimenti di oro nero (petrolio) in Albania. Una realtà quasi certa attorno alla quale già ci sarebbe l’interessamento di vari attori economici e geografici come le compagnie petrolifere di inizio Novecento, l’Italia e il Regno Unito. La situazione si complica in un giorno del 1924, quando un ingegnere forestale tedesco arriva a Tirana con due corpi senza vita, appartenenti a due giovani americani assassinati su un ponte. Questo fatto, oltre a mettere in subbuglio l’ambasciatore Grant, in realtà scombussola parecchio la già instabile situazione politico-sociale dell’Albania. Tutti parlano dell’omicidio, i politici, i giornalisti e la gente comune si scatenano in domande e nella ricerca di risposte per capire chi abbia ucciso i due giovani e perché. Delitto politico o tragica causalità del destino si alterneranno in una narrazione dinamica nella quale gli intrallazzi e gli interessi economici e politici dimostrano di andare ben oltre il valore umano delle persone. La Wilms per scrivere questa storia ha preso spunto da un fatto realmente accaduto in Albania nel 1924 e questo le ha permesso di delineare a noi lettori un mondo travolto dal caos completo. Un piccolo microcosmo all’interno del quale il brutale assassinio di questi giovani stranieri si rivela essere un fatto che non fa altro che peggiorare la già precaria condizione del neonato stato albanese. Le dinamiche narrative interne al libro della Wilms sono interessanti perché dalla ricerca del colpevole, si passa alle questioni sociali e a quelle politiche. Un movimento che pian piano delinea i differenti eventi e questioni politiche che travolsero il nascente Stato. Ne sono un esempio gli schieramenti politici che vedevano opporsi, da una parte, il vescovo Doroteus, dall’altra, il giovane Fauf Henry, pronto a fare qualsiasi cosa pur di ottenere il dominio sull’Albania. La strada verso il nord della Wilms è un po’ romanzo giallo perché c’è un omicidio da risolvere, ma allo stesso tempo, il libro è un affresco storico che porta noi lettori allo scoperta della vita politica, sociale di un mondo (l’Albania) sottoposto, in quell’epoca del Novecento, a modernizzazione forse un po’ troppo forzata e inaspettata per un popolo molto legato ai valori tradizionali. Traduzione dal tedesco Franco Filice.

Anila Wilms è nata nel 1971 a Tirana, in Albania, dove ha studiato Storia e Filologia. Nel 1994 si è trasferita a Berlino.

Source: libro inviato al recensore dall’ editore, ringraziamo l’Ufficio Stampa Keller Editore.

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:: L’ invito, Ruth Ware (Corbaccio, 2015) a cura di Micol Borzatta

2 settembre 2016 by
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Sono passati dieci anni da quando Leonora Shaw ha visto Clare e James. Dieci anni dalla fine del liceo e dalla sua storia con James. Dieci anni in cui si è ricostruita una vita e ha realizzato il suo sogno: diventare una scrittrice.
La vita di Nora è scandita da ritmi ben precisi: corse nel parco e lavoro alla sua scrivania nel monolocale dell’East End di Londra.
Un giorno mentre sta lavorando riceve una mail da una certa Flo che la invita all’addio al nubilato di Clare. Nora non sa se partecipare oppure no, ha troncato con il suo passato e con che ne faceva parte in maniera molta brusca, e proprio seguendo questo pensiero è convinta che l’invito sia un errore, fino a quando non riceve una mail da Nina, sua amica e unica ex compagna del liceo con cui ha tenuto dei legami, che le chiede se andranno insieme alla festa.
Nora alla fine decide di andare e accettare l’invito, spinta anche dal fatto che Flo ha precisato che Clare ci tiene davvero tanto, così da far rinascere in Nora un senso di riconoscenza nei confronti di Clare, sentimento che provava anche in gioventù e che è stato sempre alla base della loro amicizia.
Una volta arrivata alla villa nei boschi di Northumberland dove si svolgerà il weekend dedicato all’addio al celibato, Nora, capirà immediatamente di aver fatto un errore madornale, in primis perché scopre che il futuro marito di Clare è James, che fino a quel momento non sapeva, e poi perché gli eventi non vanno proprio come erano stati programmati. Spinti dall’isterismo di Flo accadranno avvenimenti che stravolgeranno tutti cambiando le loro vite per sempre.
Romanzo con una struttura molto particolare consistente in un inizio molto pacato, dove si fa subito la conoscenza della protagonista, Nora, e pian piano delle persone che saranno protagoniste degli avvenimenti con una vera e propria presentazione stile mi chiamo tizio e faccio il tal lavoro, vivo nel tal posto e i miei hobby sono… oltre che tramite i pensieri di Nora che sarà la voce narrante di tutto il romanzo.
Appena crediamo di aver capito come sarà l’andamento del libro, il suo ritmo e le tempistiche in cui si svolgeranno le situazioni, ecco che la Ware decide di dare una scarica di adrenalina al lettore buttandolo in uno stato confusionale e di angoscia pura inserendo un capitolo ambientato in un futuro vicino, che poi si scoprirà essere il presente mentre la festa è un leggero passato prossimo, dove Nora si sveglia in un ospedale con pochissimi ricordi degli avvenimenti accaduti, se non qualche immagine della festa, della casa e di un fucile sopra un camino.
Solo un capitolo prima di ritornare alla narrazione normale che riesce a stravolgere talmente tanto il lettore da portarlo a farsi ancora più domande, a cui non saprà rispondere se non alla fine del romanzo.
Già, perché se fino a quel momento l’unica domanda che mandava avanti nella lettura il lettore era cercare di scoprire qual era il segreto terribile che aveva portato Nora a sparire per dieci anni dalla vita di James e Clare, ora vuole assolutamente sapere come fa Nora da una semplice festa di addio al nubilato a ritrovarsi piena di sangue in ospedale con un’amnesia pesante.
Un ottimo colpo di scena che spezza la regolarità della narrazione e che non viene usato una sola volta, pur senza mai eccederne nell’uso.
Molto ben fatte sono le descrizioni. Poco accentuate quelle delle ambientazioni, ma abbastanza perché il lettore possa figurarsele, quanto invece molto dettagliate e complesse quelle relative ai sentimenti di Nora, che coprono tutta la gamma delle emozioni, dei pensieri, dei dolori e delle paure da lei provate, nelle minime sfumature possibili, tanto da creare un legame a doppio filo con il lettore.
La trama è davvero avvincente, un continuo mix di fatti più o meno tranquilli e avvenimenti adrenalinici che portano il lettore su un’altalena che va sempre più forte e sempre più in alto, con colpi di scena e momenti quasi psicotici che danno delle vere e proprie scariche elettriche.
Che altro dire, un romanzo straordinario con un finale stravolgente da lasciar increduli, quasi con la voglia di rileggerlo per cercare dei piccoli indizi che possano anticipare un colpo di scena così magistrale.

Rhth Ware è il soprannome di una scrittrice inglese. Nata nel 1977 a Lewes, nel Sussex, dopo la laurea all’Università di Manchester si è trasferita prima a Parigi e poi a Londra.
Ha lavorato come cameriera, libraia, insegnate di Inglese per poi approdare nell’ufficio stampa della Vintage Publishing.
L’invito è la sua prima opera.

Source: ebook inviato al recensore dall’ editore, ringraziamo Giulia dell’Ufficio Stampa Corbaccio.

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:: Il sesto giorno, di Rosanna Rubino (Fazi, 2016) a cura di Federica Belleri

1 settembre 2016 by
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Ronnie Rosso ha sei giorni di tempo. Solo sei, per prendere una decisione importante e vedere la sua società quotata in borsa. Fa freddo a Milano, ma a lui non sembra interessare. Ronnie corre, conta i passi, macina metri su metri. Ogni tanto si ferma e respira. La sua città è in subbuglio. Manifestanti ovunque, disordini e rudimentali ordigni esplosivi. Lui passa e osserva, indifferente. Si rifugia nel suo attico, si siede a bordo piscina e si perde, in un passato neanche troppo lontano. Ha solo trentacinque anni, un fisico atletico e ha già conquistato tutto: fama, denaro e rispetto … forse.

Ha una storia pesante da raccontare. A lui piacciono le storie. Si sta liberando da un peso? È anaffettivo Ronnie, guarda ma non approfondisce. Ascolta ma non sente. Non si accorge della presenza dei suoi collaboratori più fidati. Non pensa a tutte le parole che gli escono dalla bocca e a quanto possano ferire. Cosa gli importa davvero?  Quali sono i suoi veri sentimenti?
Conta Ronnie, memorizza gli spazi attorno a sé per avere sempre sott’occhio una via di fuga. Impara i vocaboli e il loro significato. Scappa da se stesso, con un paio di comode scarpe ai piedi. Sopravvive, galleggiando a pancia in su, guardando il cielo e non ascoltando le urla di chi soffre. Non dorme Ronnie, da troppe ore. Abbraccia, senza percepire il calore. È attratto dai colori forti e dai numeri. È legato al suo essere bambino e alla forza che ha sviluppato per non soffrire.
Secondo romanzo questo, per Rosanna Rubino. Scrittura particolare e a tratti spigolosa. Spazi delimitati. Capitoli scanditi da luoghi e orari precisi. Rispecchiano la personalità di Ronnie Rosso. Ritmo sempre sostenuto e crescente nella parte finale. Quattro protagonisti, che hanno un nome. Altri, per i quali un nome proprio non è fondamentale. Mi permetto di definirlo un “noir dell’anima”. Davvero un’ottima e sorprendente lettura. Lo consiglio.

Rosanna Rubino Nata a Napoli, vive a Milano. Architetto, specialista in marketing e comunicazione, consulente nel settore real estate, ha collaborato con il Politecnico di Milano, la Comunità Europea e l’Istituto Europeo di Design. Ha esordito nel 2013 con il romanzo Tony Tormenta (Fanucci), ottenendo un grande successo di critica. È mamma di Sophie, una bimba di sei anni.

Source: prestito bibliotecario.

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