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:: Malefica luna d’agosto, Cristina Guarducci, (Fazi, 2015) a cura di Viviana Filippini

20 aprile 2015

8Malefica luna d’agosto di Cristina Guarducci, uscito a Marzo per Fazi editore, è un libro misterioso, strano, che mi ha ricordato Italo Calvino, ma anche certi scritti di Alberto Savinio  (il fratello di Giorgio De Chirico) e di Iginio Ugo Tarchetti.  La sua trama dà come la sensazione di entrare in un mondo surreale nel quale i diversi personaggi presenti portano le loro attenzioni e azioni a focalizzarsi su situazioni di vita quotidiana. Al centro dell’intreccio narrativo creato dalla Guarducci, che con questo libro è alla terza pubblicazione con Fazi, c’è una famiglia nobile fiorentina ormai decaduta, alle prese con una eredità contesa in una immaginaria località della Maremma. La famiglia in questione è quella dei Guastaldi, i cui componenti hanno tutti una caratteristica animalesca derivante da una sorta di malefico incantesimo, o forse più un difetto ereditario dovuto alle unioni tra consanguinei, che porta a far nascere dei primogeniti muniti da caratteri animaleschi e, spesso, mostruosi. La moglie del conte Gherardo, a conoscenza di questa imperfezione e in barba al divieto imposto dal marito, metterà al mondo in gran segreto due gemelli – Ugonotto e Gaddo- che lei stessa, poco prima di morire, affiderà a due contadini dipendenti della famiglia. Ugonotto diventerà adulto e, a conferma della tara genetica, avrà un aspetto disgustoso, ma la sua presenza fisica lo renderà una figura di tutto rispetto che, con il suo solo apparire e muoversi, riuscirà a conquistare le persone e pure gli animali della terra maremmana. E non a caso Ugonotto si sposerà la bella e ricca Marisa. La coppia avrà tre figli, anche loro con caratteristiche fisiche e comportamentali fuori dalla normalità, che in realtà riflettono patologie e comportamenti presenti anche nella società odierna. La vita della famiglia Guastaldi verrà destabilizzata quando da loro arriverà, volando con le proprie ali, come un fulmine a ciel sereno, Gaddo, il gemello odiato da Ugonotto. Questo uomo–pipistrello ha un fascino ammaliante che metterà a dura prova l’animo di Marisa. Il mondo proposto della Guarducci a tratti può sembrare una favola e fuori dalla realtà, ma leggendo con attenzione le vicende dei Guastaldi e comprendendo a fondo i caratteri dei diversi personaggi presenti nella narrazione, ci si rende conto che questi esseri letterari non possono essere etichettati solo cattivi, da una parte, e buoni, dall’altra, perché le caratteristiche del dire e del fare di ognuno dei presenti, rende i loro caratteri un misto di bontà e cattiveria. La presenza di entrambi i valori in queste creature letterarie dagli aspetti animaleschi, li porta ad essere simili agli uomini della realtà, cioè a coloro che come noi lettori stanno fuori dall’intreccio narrativo, a dimostrazione del fatto di quanto una storia scritta possa trasformarsi in uno specchio del mondo nel quale viviamo. Malefica luna d’agosto di Cristina Guarducci è una favola universale per adulti, rimandante alla dimensione dell’inconscio, nel senso che è vero che tutto accade nell’arco di tre giornate del mese di agosto, ma l’impossibilità di dare una collocazione temporale precisa alla vicenda raccontata rende i suoi contenuti validi ieri, oggi e domani. L’atmosfera narrativa, nella quale anche la natura stessa che fa da sfondo sembra essere viva e partecipe alle vicende di protagonisti, è caratterizzata da tinte fosche e noir che incutono timore, ma non fanno paura. Esse pongono il lettore davanti al fatto e alla presa di coscienza che le paure e le preoccupazioni quotidiane della spiantata e originale famiglia dei Guastaldi, forse, sono le stessi di tutto il genere umano.

Cristina Guarducci è nata a Firenze e vive a Prato. Per oltre vent’anni, ha lavorato a Parigi come psicanalista junghiana. Il suo romanzo d’esordio, Mitologia di famiglia (Fazi, 2006), è stato molto apprezzato dalla critica per la sua originalità nel panorama narrativo attuale. Nel 2010 è uscito, sempre per Fazi, Nonchalance.

:: Sirene, Helga Di Giuseppe, Felice Senatore (Scienze e Lettere editore dell’Accademia dei Lincei, 2015) a cura di Elena Romanello

17 aprile 2015

sireneIl libro illustrato è un qualcosa presente nell’editoria italiana, sia come traduzione di titoli stranieri che come proposta di prodotti italiani, considerato spesso, e non sempre a ragione, riservato ad un pubblico molto giovane.
La casa editrice Scienze e lettere dell’Accademia Nazionale dei Lincei propone la collana Monstra, libri illustrati per bambini e non solo, in cui rilegge le creature fantastiche dei miti classici, a cominciare dalle Sirene.
Sirene che non sono quelle di Andersen con la coda di pesce, ma quelle della cultura greco-romana per metà uccello, di cui vengono raccontate le origini, il ruolo nei miti classici e nelle opere dell’epoca e come hanno influenzato quello che è venuto dopo di loro, per esempio come mai gli abitanti di Napoli si chiamano partenopei.
I miti sono un qualcosa che appartiene alla cultura, un ricordo di studi scolastici ma anche una scoperta o riscoperta piacevole, e in Sirene rivivono con uno stile moderno e brillante, adatto al mondo di oggi, senza perdere in credibilità e fantasia, e alla fine è piacevole rivivere le storie delle sirene classiche, temibili e malinconiche, minacciose e avvolte dall’aura del mito.
Il libro è aiutato anche dalle tavole illustrate, con immagini che prendono ispirazioni dalla pittura classica e dai mosaici antichi per inventare un nuovo e inedito stile, molto accattivante e colorato. Sirene è quindi un ottimo titolo per i più giovani, magari per stimolare o approfondire interesse per mondi antichi ma ancora capaci di essere vicini all’oggi, ma è anche da sfogliare se si è più grandi, per ritovare fantasia e archetipi. Del resto, miti e leggende sono alla base di generi contemporanei come il fantasy e tornare alle origini, senza prendere libroni e classici per accademici, è sempre interessante.
Scienze e Lettere sembra con questa proposta voler ribadire un ruolo di divulgazione culturale non solo per pochi eletti ma per tutti, senza essere banale, e non si può non essere interessati e incuriositi da questo. Ottima tra l’altro anche l’idea di valorizzare disegnatori e autori italiani, per creare qualcosa di originale che pesca dal passato per portarlo nel presente.

Helga Di Giuseppe è archeologa, esperta di cultura materiale di periodo repubblicano, imperiale e tardo-antico. I suoi interessi scientifici spaziano dall’archeologia della produzione ceramica e tessile, all’archeologia del sacro, alla storia dell’insediamento urbano e territoriale, nonché all’economia delle ville romane. Da anni, fortunatamente approdata nella ‘Terra delle Sirene’, ne segue le appassionanti e ‘incantevoli’ vicende e, presa dal «rovinoso incanto» che l’accomuna a Felice Senatore, è qui per restituire ancora una volta con fantasia e conoscenza.

Felice Senatore storico, è direttore della rivista Oebalus. Studi sulla Campania nell’Antichità. Si è occupato della storia e delle istituzioni delle popolazioni dell’Italia antica all’epoca della Roma repubblicana, ma da sempre il «rovinoso incanto» del Golfo di Napoli, da Pithekoussai a Capri, passando per Pompei e la Valle del Sarno, lo tiene prigioniero con i suoi miti e le sue storie.

Martina Vanda (Roma 1978) è autrice e illustratrice di picture books, designer e ceramista. I suoi libri illustrati sono pubblicati in Italia e all’estero da Lirabelle éditions (Francia), Fineo editorial (Spagna/Messico), Orietal Babies & Kids Co. (Cina), Tajamar (Chile); sono inoltre tradotti e distribuiti in vari paesi d’Europa e America. Dal 2012 dirige le autoproduzioni TunnellingP. Sirene è il primo libro illustrato che realizza per Scienze e Lettere. Suoi clienti sono anche Feltrinelli editore, Il Nuovo Rinascimento e La Vanguardia. Martina ha all’attivo premi e riconoscimenti internazionali tra cui la selezione alla Mostra Illustratori di Bologna (2012 e 2015), alla Biennale di Bratislava (2012), CJBook Award Korea (2010), Premio Qwerty (2010). Il suo libro illustrato “¡Estela Grita muy fuerte!” ha venduto oltre 100mila copie. Realizza.

:: Un’ intervista con Anna Castelli, scrittrice, cosplayer e non solo, a cura di Elena Romanello

17 aprile 2015

Anna2Per chi frequenta il mondo di manga, cosplay, steampunk e simili, il nome di Anna Castelli torna periodicamente come quello di una personalità eclettica, cosplayer e scrittrice, organizzatrice di eventi e studiosa del Giappone, oltre che intrinsecamente veneziana fino al midollo. Liberi di scrivere ha incontrato Anna per parlare con lei delle sue molteplici e interessanti attività.

Ti sei laureata in lingue orientali con una tesi sul teatro kabuki e ti occupi, scrivendo anche libri in tema, di una delle espressioni moderne più amate della cultura giapponesi, il cosplay. Come nasce il tuo amore per il Giappone, Paese oggi di gran moda, e come hai messo insieme il passato e il presente di questo mondo?

Il mio amore per il Giappone nasce nell’estate del 1995 leggendo Tsugumi di Banana Yoshimoto. Al tempo dovevo decidere che tipo di università intraprendere e il romanzo mi fulminò per l’atmosfera che lo permeava. Decisi che dovevo saperne di più su quella cultura così differente dalla nostra, imperniata sul mono no aware, quel senso di tristezza meditativa causato dalla consapevolezza dell’impermanenza delle cose. Così ho deciso di iscrivermi a Lingue Orientali, ho studiato giapponese e sono diventata storica d’arte orientale.

Venezia è la tua città, che celebri in romanzi e racconti: cosa vuol dire per te essere nata e cresciuta in questo posto unico al mondo e cosa secondo te continua a farla amare così tanto?

Venezia ha una caratteristica peculiare: è una foresta di legni rovesciati. Le fondamenta delle maestose costruzioni di pietra che resistono da secoli sono migliaia di tronchi portati dalle montagne circostanti, fossilizzatisi nel fango. Poi c’è una quantità enorme di trachite euganea, la pietra di cui sono fatti i masegni che vengono calpestati ogni giorno da secoli; inoltre ci sono marmi e pietre lavorate finemente per creare capolavori circondati dall’acqua dei canali. Tutti elementi naturali che il sangue e la fatica di generazioni hanno plasmato per resistere ai secoli. Venezia racconta l’energia dell’essere umano creativo, non distruttivo: chiunque abbia la volontà di aprire la mente per ascoltare può sentire forte e chiaro questo concetto come in pochi altri luoghi al mondo.

Lo steampunk è un’altra delle tue passioni: cosa vuol dire per te e cosa pensi di come questa cultura è vissuta in Italia?

Mi piace lo steampunk perché deriva da una corrente letteraria che teorizza lo sviluppo della tecnologia a partire dal vapore invece che dall’elettricità, un concetto affascinante per una scrittrice quale io sono. Inoltre il fatto di poter vedere nella realtà i personaggi che si trovano nei libri è una cosa che mi regala sempre un sorriso di meraviglia. C’è anche da dire che gli abiti steampunk sono affascinanti perché partono da una base ottocentesca e vengono integrati con materiali “pesanti” come rame e ottone (o simulazioni di questi materiali). In Italia è una subcultura che sta prendendo piede ogni anno di più, a mio parere perché si circonda di un’aura elitaria e misteriosa, quando in realtà si tratta di persone molto amichevoli che hanno una gran passione per l’artigianato. Lo dico perché li conosco e partecipo ai loro raduni.

I romanzi che hai scritto, oltre che essere ambientati a Venezia, sono storie d’amore, più o meno paranormali: perché questa scelta e cosa pensi dello stato della narrativa rosa nel nostro Paese?

Per rispondere a questa domanda ho dovuto riflettere sulla mia vita. Ho scoperto che alla fine la scelta deriva sempre dall’amore per il Giappone: chi non conosce Miyazaki? Si resta sempre affascinati dal realismo magico delle sue storie, dai suoi incredibili personaggi (maghi, streghe, animali antropomorfi) che vivono in mezzo a noi interagendo con una società che li accetta come un qualcosa di quotidiano e comune. Anche i miei personaggi sono così: in Di acqua e di pietra un essere dall’aspetto bizzarro viene accettato dalla Serenissima, in cui si rifugia per trovare pace, mentre in Di Venezia. D’amore. Di magia è del tutto normale che una coppia si ritrovi a Venezia dopo trecento anni per risolvere finalmente una maledizione. Anche sotto pseudonimo il mio ultimo lavoro è orientato verso il realismo magico: una situazione surreale di disagio e un incantesimo finito male narrati in questa Venezia contemporanea fatta di antiche e decadenti nobiltà racchiuse nei palazzi. Per quanto riguarda la situazione della narrativa rosa nel nostro Paese, devo dire che recentemente mi sono unita a EWWA (European Women Writing Association – http://ewwa.org/ ), un’associazione senza fini di lucro volta a creare una rete di solidarietà professionale e creativa tra coloro che sono impegnate nell’editoria in Europa. Ho scoperto così che esistono cinque milioni di lettrici di “rosa”, che in questo termine racchiude un variegato panorama creativo: storico, contemporaneo, paranormale, erotico, spy… Un enorme bacino d’utenza che attende solo di essere stupito con nuove storie.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Attualmente ho programmati degli eventi per la promozione di tre libri: Di Venezia. D’amore. Di magia come romanzo rosa fantasy, Guida Cosplay – Vivere Venezia come guida turistica dedicata ai cosplayers (ma non solo) e parteciperò a uno spettacolo di teatro-danza tratto dal racconto Di acqua e di pietra, per cui devo preparare un duello all’arma bianca. Nel frattempo sto curando l’ultima revisione di due manoscritti che usciranno sotto pseudonimo nei prossimi mesi; devo dire che questi ultimi progetti mi danno molta soddisfazione perché intersecano la loro esistenza con quella di altri professionisti della scrittura e della fotografia, e io ADORO mettere in correlazione varie realtà artistiche, lo trovo un impulso culturale aggiuntivo sia per chi crea sia per chi legge!

Il sito ufficiale di Anna Castelli è www.annacastelli.com

:: Golan Haji il 5 maggio ore 18,30 a Mondo D’Autore – Teramo

16 aprile 2015

gfLa quinta edizione di Mondo d’autore si svolgerà da aprile a giugno a SantOmero, piccolo comune in provincia di Teramo, in Abruzzo, presso la Biblioteca Comuncale “G.D’Annunzio”, con l’obbiettivo di far luce sui movimenti di protesta divampati nel Mediterraneo e conosciuti con il termine, ricco di promesse, di Primavere arabe tra modernizzazione post coloniale e democrazia.

Tra gli incontri segnalo il 28 aprile alle ore 18,30 L’ombra del Califfato sull’area mediterranea, a cui partecipano Lucio Caracciolo, direttore di Limes, Khaled Fouad Allam dell’Università di Trieste, Amedeo Ricucci, inviato del TG1, Marco Ansaldo, vaticanista e inviato di Repubblica, Lorenzo Cremonesi, inviato del “Il Corriere della Sera”, coordina Mauro Tedeschini direttore de Il Centro.

Il 5 maggio sempre alle 18, 30, invece si terrà I protagonisti del risveglio arabo: giovani, donne, social network, con Franco Carini, storico, Domenico Quirico, inviato de La Stampa e autore del bellissimo libro Il Grande Califfato, Francesca Caferri, giornalista di Repubblica, Fabio Bucciarelli, fotogiornalista, Leila El Loussi dell’Università di Firenze, coordina lo storico Costantino Di Sante, e l’intermezzo poetico sarà affidato all’autore curdo siriano Golan Haji che leggerà in arabo alcuni dei testi tratti dalla raccolta  “L’autunno qui è magico e intenso”, pubblicata lo scorso anno dall’editrice il Sirente (collana Altriarabi). Raccolta che comprende poesie scritte da Haji negli ultimi tre anni, proposte al lettore italiano con il testo arabo originale a fronte.

Il 6 giugno invece si terrà Quale futuro dei popoli e delle società in una civiltà sfregiata, con  il filosofo Salvatore Natoli, l’iniviata di Rai News 24 Lucia Goracci, il presidente UNICEF Italia Giacomo Guerrera, Paolo Brusacso e Andrea Staid dell’Università di Genova, coordina il giornalista RAI Antimo Amore.

Golan Haji è nato nel 1977 a Amouda, una piccola città curda nel nord est della Siria. Ha studiato medicina all’Università di Damasco. Ha una presenza letteraria importante che include numerose raccolte di poesia, con la prima Na’ada fi azzolemat (Chiamò nelle tenebre) (2004) si è aggiudicato il premio Mohammed al-Maghut. La seconda raccolta apparsa nel 2008 in occasione di “Damasco città della cultura” s’intitola Thammata man yaraka wahshen (C’è qualcuno che ha visto in te un mostro). La terza raccolta bayti al-bared al-ba’id (La mia casa è fredda e lontana) è pubblicato presso la casa editrice Dar-al Gamal a Beirut 2012, Adulterers, Forlaget. Korridors, Copenhaghen 2011. Traduttore di classici inglesi tra cui Lo strano caso del Dr Jekyll e Mr Hyde in arabo, ma anche frammenti racconti e poesie di italiani attraverso la lingua inglese quali Pavese, Saba, Ginzburg, Levi, Calvino, Montale.

:: Fumetti e non solo A TORINO COMICS 2015 a cura di Elena Romanello

16 aprile 2015

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Dal 17 al 19 aprile torna Torino Comics, nei padiglioni 1 e 2 del Lingotto, per celebrare sotto la Mole la cultura legata al fumetto, al cinema, alla narrativa di genere, ai filoni del fantastico, ai giochi di ruolo, al cosplay, una cultura ormai passata da fenomeno di nicchia a passione condivisa e che unisce più generazioni.

Un appuntamento che nei suoi ventun anni di vita è cresciuto, acquistando importanza e diventando un punto di riferimento: a Torino Comics ci sono i fumetti, ma non solo, e accanto ai fumetti, che ormai vengono considerati narrativa disegnata, trovano spazio tanti altri filoni.

A Torino Comics si possono trovare fumetti, gadget, accessori per il cosplay, oggettistica, cibo, dvd, artigianato fatto dai fan e anche libri, perché ormai il fandom è molto vario e composito e si trova davvero qualcosa per tutti i gusti e qualsiasi interesse uno abbia.

Il programma completo della manifestazione, che comprende workshop di fumetto e illustrazione, sfilate cosplay, incontri con autori e disegnatori, un festival di cinema horror, dimostrazioni di giochi di ruolo e rievocazioni storiche tra le altre cose è disponibile nel sito http://www.torinocomics.com/.

Ma ecco qualche informazione su dove trovare libri e graphic novel all’interno della mostra.

Quest’anno Torino Comics, su modello di altre fiere del settore, sarà organizzata ad aree tematiche: nella Books&Books trovano spazio le case editrici con le novità, di fumetti, graphic novel e anche qualche libro, oltre l’immancabile libreria interna dove si trovano le ultime uscite e non solo di narrativa di genere. Nella sezione Japangate ci saranno anche manga e libri sul Giappone e la sua cultura, mentre Torino Games ospiterà negli stand manuali di giochi di ruolo e narrativa fantastica. Se si cercano cose non recentissime, da vecchi Urania ai libri usciti negli anni Settanta e Ottanta su serial come Goldrake e Candy Candy, senz’altro merita un giro il Comics Bazar, con espositori anche non dell’area torinese. Nella parte Underground city spazio alle autoproduzioni e all’editoria indipendente, di fumetti e libri, mentre in Dragon’s Lair si parlerà di fantasy, con libri e celebrazione dei medesimi, da Harry Potter a Il trono di spade, in attesa che lo zio George si decida a scrivere gli ultimi due titoli della saga.

Tra l’altro, i cosplayer hanno libertà di scelta nel loro personaggio, tra manga, comics, videogames, cinema, telefilm e anche libri, tenendo conto della plurimedialità di molte figure iconiche, e negli anni si sono visti i protagonisti dei romanzi di Tolkien, dell’universo di Harry Potter, Alice nel paese delle meraviglie e anche figure come Phèdre, eroina della saga di Terre d’Ange di Jacqueline Carey.

Per cui occhi aperti a Torino Comics e niente pregiudizi: i tesori e le passioni si trovano spesso anche nei posti più impensati.

:: Animerama Storia del cinema d’animazione, Maria Roberta Novielli (Marsilio, 2015) a cura di Elena Romanello

16 aprile 2015

animeramaIdolatrati da più di una generazione ed emblema di un immaginario che si manifesta oggi in fiere ed eventi in tema sparsi anche qui in Italia, i cartoni animati giapponesi sono passati nella saggistica da una fase di demolizione ad una di esaltazione eccessiva e spesso acritica. I tempi, però, sono maturi per una trattazione più ampia e interessante, fuori dai pregiudizi ma anche dal fandom.
Animerama di Maria Roberta Novielli, acuta studiosa del Giappone e della sua cultura, è incentrato sulle produzioni animate per il grande schermo, anche se non manca qualche riferimento ad alcune serie note, e a differenza di altre storie dell’animazione non fa partire tutto con La leggenda del serpente bianco, film del 1958 premiato a Venezia, ma dalle sperimentazioni del precinema e dei cortometraggi di propaganda bellica, per arriva alla contemporaneità, parlando non solo dei grossi nomi popolari, da Otomo a Miyazaki, ma anche del cinema indipendente, svelando per esempio i segreti dei film a pupazzi animati, da noi assolutamente sconosciuti.
Una storia interessante e agile, ricca di nomi e titoli, che ricostruisce in parallelo all’animazione le vicende storiche e sociali del Giappone, Paese interessante e anomalo visto che fu l’unica nazione asiatica a non conoscere il colonialismo occidentale e a rapportarsi con Europa e Stati Uniti in maniera diversa.
Le vicende della Seconda guerra mondiale furono tragiche e influenzarono anche la cultura popolare, manga ed anime in testa, un’influenza che è durata fino ad oggi, mentre lo sviluppo del dopoguerra e i problemi sociali degli ultimi vent’anni hanno portato nuovi sviluppi, titoli e tematiche, spesso coraggiose e disturbanti, non ultime quelle che riguardano gli aspetti più inquietanti degli otaku, come l’isolamento volontario, quello che li porta ad essere hikikomori.
Animerama è un titolo per studiosi dell’animazione giapponese, sia per gli appassionati che vogliono andare oltre al fandom scoprendo nuovi titoli e affrontando un discorso non solo di semplice fascinazione, sia per chi vuole sapere qualcosa in più su un mondo su cui per troppo tempo si è ragionato per contrapposizione ideologica senza fare un discorso più equilibrato. Un libro per appassionati curiosi o per curiosi tout court, che racconta ancora una volta come il Giappone ha visto comunque nel cinema d’animazione un mezzo espressivo per raccontare storie di ogni genere e non solo per un pubblico infantile, e anche un modo per sperimentare tecniche e contenuti. Un cinema giunto qui in Italia in maniera discontinua, spesso direttamente in tv o per il mercato dell’home video, e che in molti casi resta sconosciuto se non dimenticato. Un motivo in più per approfondire.

Maria Roberta Novielli, specializzata in Cinema presso la Nihon University di Tokyo, insegna discipline legate al cinema e alla letteratura giapponese, oltre che ai processi multimediali asiatici, presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. È curatrice del sito AsiaMedia e organizza e dirige il Ca’ Foscari Short Film Festival. Ha collaborato a varie attività cinematografiche presso festival internazionali (Venezia, Tokyo, Locarno, tra gli altri), dove in molti casi ha organizzato rassegne filmiche. Tra le sue pubblicazioni principali, le monografie Storia del cinema giapponese (Marsilio 2001), Metamorfosi. Schegge di violenza nel nuovo cinema giapponese (Epika 2010) e Lo schermo scritto (Cafoscarina 2012).

:: Partnership Premio Narratori della Sera

14 aprile 2015

unnamedAllora è semplice, ci hanno chiesto di essere uno dei diversi media partner della Terza edizione del Premio letterario “Narratori della Sera”, organizzato dalla casa editrice Edizioni della Sera di Stefano Giovinazzo. Vedrete il nostro logo nella pagina fan ed è la prima volta che aderiamo ad un’ iniziativa del genere.

Di premi in Italia ce ne sono molti, la cui serietà a volte ci scoraggia dal partecipare pensando che sia solo una caccia alla tassa di iscrizione, quando il vincitore, che di norma dovrebbe vincere la pubblicazione e/o somme in denaro, o è già stato scelto prima di iniziare o addirittura riceve richieste di pubblicazioni a pagamento.

Conoscendo Stefano da molti anni, prima di fare l’editore era (lo è ancora) un giornalista ed un esperto in comunicazione e dirigeva il quotidiano Il Recensore.com, so che fa le cose seriamente per cui vi segnalo in tutta tranquillità questo concorso.

Ecco il nuovo bando:(qui) Scadenza 30 settembre 2015.

Se comunque prima volete chiedere informazioni ecco i recapiti:
premi@edizionidellasera.com – 320.4126622

La premiazione della passata edizione: (qui)

:: La terza (e ultima) vita di Aiace Pardon, Alessandra Selmi, (Baldini&Castoldi, 2015) a cura di Viviana Filippini

14 aprile 2015

Laterza1Aiace Pardon, protagonista di La terza (e ultima) vita di Aiace Pardon di Alessandra Selmi, edito da Baldini&Castoldi, è un placido senzatetto che bazzica nei pressi della Stazione Centrale di Milano. Fin qui nulla di strano. L’uomo, come molti altri clochard, riceve qualche spicciolo che gli permette di sopravvivere davvero con poco. Poi, per Aiace qualcosa cambia, perché ogni giorno c’è un misterioso donatore che comincia a dargli prima 5, poi 10, 20, 50  e pure un bigliettone da 100 euro. Pardon, chiamato così per la sua abitudine di scusarsi sempre e con chiunque, avendo problemi di vista non riesce a vedere bene il filantropo che ogni giorno gli da’ sempre di più, ma è colpito da un particolare: il suo benefattore indossa sempre- in barba alla pioggia, al gelo o alla neve- delle eleganti, costose e sempre pulite scarpe. Ad un certo punto Aiace scompare nel nulla e la sua amica di sempre, pure lei una senzatetto, è convinta che sia l’uomo dalla scarpe lustre l’assassino del mite Pardon. La donna, che all’intero commissariato vien scambiata per un fagotto parlante fatto di stracci, denuncia l’accaduto. Tra tutti i membri delle forze dell’ordine c’è solo un giovane poliziotto, Alex Lotoro che, incuriosito dalla clochard e dalla sua incredibile intelligenza, comincia a parlarle e a frequentare con lei, i luoghi dove il povero Aiace trascorreva le sue giornate.  La strana coppia scaverà sempre più a fondo nella vita di Pardon, trovando non solo il suo cadavere, ma scoprendo anche la sua vera identità e quel sottile filo che lo lega al suo assassino. La terza (e ultima) vita di Aiace Pardon è il primo romanzo di Alessandra Selmi, giovane editor lombarda che, in questo giallo ambientato in una Milano uggiosa, rende protagonista una parte del mondo dei senza fissa dimora presenti nella città della Madonnina, facendo conoscere a chi legge le situazioni che hanno condotto i clochard alle loro attuali condizioni di vita; facendoci scoprire anche quello che fanno e i luoghi che frequentano per sopravvivere. Davvero sfiziosa e interessante è poi l’alleanza tra Alex Lotoro e la barbona che lo affianca nella ricerca dell’assassino. Lui è sì poliziotto, ma nei confronti della donna sembra essere una sorta di “scolaretto alle prime armi”, perché la sua aiutante, piccola, goffa e su di età, assomiglia ad una enciclopedia fatta persona. Ad ogni incontro la clochard si presenta a Lotoro con un nome diverso, recuperato dalla letteratura o dalla storia, e lo istruisce su alcuni piccoli, ma importanti dettagli (le scarpe del presunto assassino sono lustre e non lucide; la vittima è stata strozzata  e non strangolata), che permetteranno loro di trovare il colpevole.  Lei, pungente, ironica e a tratti sarcastica, fornisce nozioni di ogni tipo al giovane poliziotto a volto imbranato, tanto che lui stesso ad un certo punto la apostrofa come  «quella palla da bowling che ha mangiato un dizionario» e la ricompensa con dolci sfiziosi per la complicità fornita nell’indagine. La terza (e ultima) vita di Aiace Pardon è davvero un poliziesco avvincente, ricco di suspense e di imprevedibili colpi di scena. La Selmi però non si limita a raccontarci la rocambolesca trafila necessaria alla risoluzione del caso, perché lei ci mostra l’umanità, la solidarietà, l’amicizia e lo scambio di saperi che ci possono essere tra persone appartenenti a due mondi diversi. Basta solo andare oltre le apparenze, superare i pregiudizi e tutto diventa possibile.

Alessandra Selmi è nata a Monza nel 1977. Collabora come editor con diverse case editrici milanesi. Dalla sua esperienza è nato il libro E così vuoi lavorare nell’editoria. I dolori di un giovane editor (Editrice Bibliografica, 2014). La terza (e ultima) vita di Aiace Pardon è il suo primo romanzo.

:: Una favola a Manhattan, Alberto Ferreras, (Baldini & Castoldi, 2013) a cura di Micol Borzatta

13 aprile 2015

9788866208419Bella è una pubblicitaria, una ragazza come tante altre, ma a differenza delle altre ragazze la sua vita non è facile, perché Bella è grassa. A causa della sua mole ha iniziato a farsi chiamare solo B perché non sentendosi bella non le sembra giusto portare il suo nome, le sembra uno scherzo di cattivo gusto.
La sua carriera lavorativa non decolla perché la sua capa, per paura che la sua bravura la metta in oscurità, prende la scusa del peso per non promuoverla.
Bella è disperata, ma un giorno mentre fa la dichiarazione dei redditi conosce Madame, una signora russa che le cambierà per sempre la vita.
Quando ho visto questo libro mi sono lasciata incuriosire da una recensione che avevo letto che lo dichiarava “il libro giusto al momento giusto”, anche se continuavo a pensare che sarebbe stato l’ennesima copiatura di Il diavolo veste Prada o l’ennesima storia della Cenerentola del caso, ma man mano che procedevo nella lettura devo dire che ho dovuto ricredermi.
Una favola a Manhattan è veramente il libro giusto che arriva al momento giusto. Qualsiasi sia il momento in cui lo leggi, lui ha sempre da insegnarti come affrontare la vita.
In un epoca dove la bellezza a cui siamo obbligati è del tipo anoressico, trovare una protagonista cicciottella, con i suoi chili di troppo che riesce a stare bene con se stessa fino al punto di trovarsi bella dà veramente una spinta in più.
La grinta che trasmette, aiutata dalle descrizioni fantastiche e dalla trama mozzafiato che tiene il lettore attaccato alle sue pagine, porta a relazionarsi con se stessi e con la protagonista, seguendone i cambiamenti e cercando di imparare da essi per poterli mettere in pratica nella nostra vita reale.
Un ottimo romanzo dove l’autore vuole trasmettere a tutte le persone che non esistono persone belle o brutte, ma solo persone stupende con le loro caratteristiche particolari che li evidenziano e fanno sì che possiamo distinguerci gli uni dagli altri.

Alberto Ferreras nasce a Madrid ma cresce a Caracas in Venezuela. Artista, scrittore e regista ha creato My Audition per Aldomovar e trasmesso sulla rete televisiva HBO, e ha collaborato come traduttore per Madonna.
B as in Beauty (Una favola a Manhattan) è il suo primo romanzo e ha vinto il premio narrativa nelle International Latino Book Awards. Particolarità è che l’autore lo ha scritto prima in inglese e poi lo ha tradotto in spagnolo.

:: Il Nao di Brown, Glyn Dillon (Bao Publishing, 2013) a cura di Federica Guglietta

13 aprile 2015

1Ci sono libri che vanno letti e poi riletti. Una. Due. Cento. Mille volte. Succede anche a persone come me che raramente rileggono qualcosa più volte.

Era un giorno come tanti altri quello in cui mi capitò di riprendere per la seconda volta un volume che, meno di un anno fa, mi ha fatto scoprire il mondo delle storie a fumetti, quei romanzi illustrati, graphic novel così ben scritti, strutturati e colorati con dedizione da sembrare – no, ma che dico -, così da essere dei veri tesori da custodire gelosamente. Sul comodino, incisi nella mente e nel cuore.  Proprio quel giorno, quando ripresi quel volume dal ripiano della libreria, pensai per un secondo a come Nao dovesse vivere la sua quotidianità. Se solo esistesse in carne ed ossa.

Una ragazza come altre, almeno all’apparenza. Se la incrociassimo per strada, probabilmente, non la noteremmo nemmeno. Tuttavia, se prestassimo un briciolo di attenzione in più, se fossimo davvero disposti ad aprire la sua scatola cranica ed entrarci dentro, noteremmo che lei, giovane donna per metà inglese e per metà giapponese, oltre a quell’aria disincantata che si porta sempre dietro, ha un segreto. Più di uno.
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Nao, infatti, è affetta da OCD, in particolare da una forma di disturbo ossessivo compulsivo che, contrariamente a quanto solitamente accade, non ha per sintomi la fissazione per l’igiene e il conseguente lavarsi le mani duecento volte in un giorno, disporre cose secondo il giusto cromatismo o cose simili. Tutt’altro.  Nella sua testa si manifestano visioni violente che riescono a fondere realtà ed immaginario, rendendole la vita impossibile.

Si tratta quasi una outcast à la Dickens trapiantata negli anni duemila, una persona che non riesce a stare bene con gli altri, che non riesce ad andare oltre la formalità nei rapporti lavorativi e sentimentali, perché non sta bene con se stessa. Nao non esiste, non è una persona reale, non la si può concretamente identificare in qualcuno, questo è vero. Eppure, se esistesse, potrebbe essere mille persone diverse, stando alla velocità con cui frullano i pensieri nella sua mente. Oppure potrebbe essere le nostre paure, ossessioni, fantasmi, demoni che girano ad una velocità devastante.
3Nao resta solo la protagonista di un bel graphic novel di Glyn Dillon, edito in Italia fine 2013 da Bao Publishing. Un prezioso volume cartonato, dalla copertina candida con in rilievo raffigurato un ensō (円相), simbolo che, in giapponese, vuol dire cerchio ed è proprio il concetto di ciclicità ad essere onnipresente in tutto lo svolgersi della storia.
Vivida l’influenza nel tratto e nei colori ad acquerello (è il rosso a predominare) di maestri quali Moebius e di Hayao Miyazaki.

Per l’edizione italiana, è stata scelta come sovracoperta un’immagine raffigurante il mezzo busto di giovane donna che ha, al posto della testa, una lavatrice sempre in azione, come se fosse sempre intenta a centrifugare.
Non fa altro che colpevolizzarsi dicendo di essere cattiva. Il presente si mescola alle immagini nella sua testa e si  4intreccia con un meta fumetto, un’altra storia a fumetti che l’autore ha inserito nella trama principale per intervallare le montagne russe che concorrono a formare il flusso di pensieri ossessivi presenti nella mente della protagonista.

Un racconto e una vita destinate alla decadenza e al baratro più nero che, ad un certo punto, saranno risollevate dall’arrivo di un gigante buono, un riparatore di lavatrici che, per Nao, rappresenterà una certezza nel suo mondo di paure e che l’aiuterà a capire una cosa importantissima: non tutto è sempre o bianco o nero, ma che esiste anche una via di mezzo. Questo compromesso tra un eccesso e l’altro non è il grigio, aspettate, ma il marrone.

Gyl Dillon, inglese, classe 1971, è figlio e fratello minore di altri due disegnatori. Comincia la sua carriera nel fumetto, ma prosegue principalmente come storyboarder e concept designer per il cinema e la televisione. Vive a North West London con la moglie e figli. Il Nao di Brown è il suo ultimo lavoro.

:: Il giardino dei tarocchi. Un’avventura tra i giganti colorati di Capalbio (Gr), Fabrizio Felici Ridolfi, (Scienze e Lettere, 2014) a cura di Viviana Filippini

7 aprile 2015

giardinodeitarocchi

Fiammetta compie gli anni e non ha la più pallida idea di quale sarà il regalo per lei. Poi, il nonno prende la bambina e il fratellino Aldo per portarli in un posto misterioso poco conosciuto e poco visitato. Il trio, in viaggio sulla strada, scorge all’orizzonte strane figure che compongono il Giardino dei Tarocchi, un luogo fantastico pieno di forme e di colori nei pressi di Capalbio, un piccolo borgo antico in provincia di Grosseto. Qui, Fiammetta e Aldo cominceranno un’esplorazione, tra realtà e fantasia, durante la quale, grazie alla guida di Niki de Saint Phalle, la pittrice e scultrice creatrice della struttura, impareranno a conoscere la storia di uno spazio e delle sculture che lo animano. Il giardino dei tarocchi di Ridolfi è il secondo volume della collana Terre Incantate della casa editrice Scienze e Lettere, dedicata ai bambini che hanno un’età compresa tra i 6 e i 12 anni e ha lo scopo di far scoprire ai piccoli lettori, e direi anche agli adulti, tanti luoghi poco noti, ma presenti in Italia (nelle grandi città e nei piccoli e sperduti centri delle nostre province) dove, storia, arte, tradizioni e folclore locale si mescolano. In questo volume, arricchito dalle colorate tavole di Emanuele Carosi, la piccola protagonista e il fratellino, grazie alla compagnia di Niki, impareranno la storia dei tarocchi, ma anche come la creatrice di questo fantastico luogo, dove è possibile passeggiare per trovare pace allontanandosi dal caos quotidiano, abbia preso ispirazione, per la creazione del suo progetto, dal Parco Guell di Barcellona, realizzato da Antoni Gaudì. Il Giardino dei Tarocchi, protagonista del libro di Ridolfi è nato nel 1998 e ospita ventidue enormi statue in calcestruzzo, interamente rivestite da tasselli colorati in ceramica, in vetri di Murano e in specchi riproducenti gli Arcani Maggiori del mazzo dei Tarocchi. Il parco è per coloro che lo visitano un luogo nel quale ritrovare l’armonia e la pace con se stessi e con il mondo. Vero è anche il fatto che Niki de Saint Phalle non abbia mai amato molto pubblicizzare la sua creazione per tutelarla dall’invasione del turismo di massa, ma adesso che conosciamo l’esistenza di questo giardino, una bella gita sulla scia di quella della piccola Fiammetta e di Aldo, la consiglio tutti.

Fabrizio Felici Ridolfi è docente di egittologia presso istituti di formazione universitaria per adulti e grande appassionato del Giardino dei Tarocchi e del suo ricco simbolismo. Autore di numerosi articoli sulla civiltà egizia, ha pubblicato per la collana Ankh di Scienze e Lettere, da lui diretta, i volumi Vita Quotidiana nell’Antico Egitto, I Luoghi dello Spirito, Miti e Dei dell’Antico Egitto e Rallegrati, o Egitto – Le origini del Cristianesimo nella terra dei Faraoni.

Emanuele Carosi è grafico pubblicitario e illustratore. Da sempre coltiva la passione per il disegno. Collabora con la casa editrice Scienze e Lettere per l’illustrazione e la progettazione grafica delle collane dedicate ai più giovani Terre incantate e Monstra, dove riversa tutto l’entusiasmo e la fantasia della sua giovane età. I suoi disegni sono realizzati e colorati a mano e, successivamente, ripresi al computer.

:: La casa di tutte le guerre, Simonetta Tassinari, (Corbaccio 2015) a cura di Valeria G.

7 aprile 2015

un“Lisa aveva un’espressione sdegnosa e imbronciata, e ricordo perfettamente che stava raffigurando un albero. Aveva già tracciato il tronco, colorandolo di marrone intenso, ed era alle prese con i rami. Sembrava prenderci un gran gusto, e quell’albero mi parve meraviglioso. Nessuno di mia conoscenza era capace di disegnare così bene. Mi fermai con una fantastica frenata esattamente di fronte a lei, per impressionarla.”

Il coraggio è l’unica magia che vale la pena di possedere” ha detto Erica Jong.
Ogni essere umano ha provato almeno una volta nella vita una paura folle, paralizzante, una di quelle emozioni che possono azzerare ogni pensiero razionale. Eppure, proprio dalla paura nasce la virtù magica a cui si riferisce la Jong. Anzi, si può asserire che è obbligatorio avere paura per poter entrare nel mondo dei coraggiosi.
E, il coraggio, quello vero e puro, è stato abilmente nascosto tra le righe dell’ultimo lavoro della scrittrice Simonetta Tassinari intitolato “La casa di tutte le guerre”, edito da Corbaccio.
La protagonista è una bambina di dieci anni e mezzo che raggiunge la nonna di origini inglese nella grande casa di Rocca nel cuore della Romagna per le vacanze estive. Qui, Silvia Frassineti, la nostra piccola eroina, si trova a vivere l’estate che cambierà per sempre il corso della sua vita. La curiosità tipica di una bambina di quell’età la porta a voler conoscere “la Lisa” una bambina poco più grande di lei che vive una vita solitaria, povera di affetti e priva di mezzi a causa dell’indigenza di suo padre. Lisa ha perso la mamma ed è una bambina difficile da cui tutti, adulti e bambini, preferiscono stare alla larga. Ma per Silvia è diverso. Lei appena la vede sente che tra di loro c’è un legame che deve essere risvegliato, lotta per quell’amicizia come, forse, non ha mai lottato in vita sua. La strana amicizia delle due fanciulle gira intorno ad una grande storia d’amore, una di quelle che sono talmente uniche e profonde che hanno la capacità di unire e dividere, di creare intorno a sé bene e male, fiducia e vendetta. Una di quelle che solo i coraggiosi possono vivere perché da quel sentimento non si torna indietro, costi quello che costi.
La casa di tutte le guerre” è un romanzo gradevole e ironico che attraverso la voce della sua piccola protagonista ci racconta la saga misteriosa di una famiglia borghese durante gli anni sessanta ( anche se non mancano riferimenti storici del periodo a cavallo della seconda guerra mondiale). La scelta di affidare la narrazione in prima persona ad una fanciulla rende la storia particolarmente divertente e leggera e in una recente intervista, proprio in vista della presentazione del suo romanzo, la Tassinari ha confermato di aver studiato e scelto questo tipo di narrazione per rendere la storia il più fluida possibile, per aprire un punto di vista fiducioso verso il futuro, e per presentare con la giusta spensieratezza una storia d’amore difficile e dolorosa.
La Tassinari, inoltre, sempre durante la stessa intervista, ha rivelato che per certi aspetti il romanzo si può definire autobiografico: il paese è lo stesso dove lei a trascorso le vacanze durante le estati degli anni sessanta, a casa della nonna. Nessuno ci dice se la sua vera nonna assomigli nei modi e nell’aspetto all’elegante Mary Frances, che con il suo ruolo dominante detiene le fila di tutto il romanzo, ma, vista l’importanza che lei ha voluto dare a tale personaggio, è facile supporre che ella sia stata fonte di autentica ispirazione nella stesura de “La casa di tutte le guerre”.
Un romanzo che profuma di sole e di giornate lente, di voglia di crescere e di responsabilità, di amicizia e devozione, di amore, di dolore e riscatto verso quel destino che tanto ha dato e tanto ha tolto.

Simonetta Tassinari è nata a Cattolica ed è cresciuta tra la costa romagnola e Rocca San Casciano, sull’Appennino. Vive da molti anni a Campobasso, in Molise, dove insegna Storia e Filosofia in un liceo scientifico. Prima di scrivere La casa di tutte le guerre ha attraversato diversi generi, dalla sceneggiatura radiofonica alla saggistica storico-filosofica, dal romanzo storico al brillante, pubblicando, tra gli altri, per Giunti ed Einaudi scuola. Ha vinto il premio Il Pungitopo e il Premio di narrativa italiana inedita, e ha collaborato con giornali e riviste. Vive in campagna con la famiglia, tre gatti e un cane.