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:: Intervista con Tatjana Kruse

30 settembre 2009

Ciao Tatjana, benvenuta su Liberidiscrivere. Raccontaci qualcosa di te. Chi è Tatjana Kruse?

Sono una scrittrice di libri polizieschi tedesca. Tutta la mia vita ruota in qualche modo intorno al mio lavoro: quando non scrivo sono in tour a presentare i miei libri al pubblico in tutta la Germania. E naturalmente sono sempre alla ricerca di idee per nuovi omicidi…

Da quanto tempo scrivi?

Ho iniziato a scrivere molto tardi nella vita. Ho iniziato a scrivere circa dieci anni f a e mi mi piace sempre di più di giorno in giorno. Essere una scrittrice è davvero la cosa migliore che potesse capitarmi.

Quali sono le tue prime influenze?

Sicuramente Agatha Christie. Ho iniziato a leggere i suoi libri da bambina. Mi intrufolavo di nascosto in punta di piedi nella sezione crime della biblioteca locale allora vietata ai bambini. Allora Agatha Christie non era ritenuta adatta ai bambini. Ma trovavo i suoi libri stremante interessanti come un cruciverba: succede un crimine = kaos. Ma grazie al detective l’ordine viene ristabilito. Lieto fine. Come ho già detto tutto per me era molto divertente.

Il tuo lavoro è stato descritto come “ i fratelli Cohen che incontrano i Monty Phyton”. Lo sapevi?

Si, e ne sono molto lusingata. Vorrei solo essere così divertente.

Da dove vieni?

Vivo a Schwaebisch Hall un piccolo borgo medioevale del sud della Germania vicino a Stoccarda. Una città piccola ma vibrante. Abbiamo un meraviglioso teatro all’aperto in estate, un grande museo d’arte, caffè, cinema, sale da concerto, il Goethe Institute con persone provenienti da tutto il mondo. Mi piace vivere qui.

Parlaci dei tuoi libri.

Amo ridere e voglio che i miei lettori ridano mentre leggono i miei libri. Non si dovrebbe mai prendere la vita troppo sul serio. Ho sempre voluto unire la soddisfazione di risolvere un delitto con un sacco di sane risate. In realtà mi piacerebbe essere il Rowan Atkinson del romanzo poliziesco tedesco.

Chi è il tuo editore italiano?

Ahimè i miei libri non sono ancora stati pubblicati in Italia. Mi piacerebbe davvero tanto. Proverò a presentarli a qualche editore italiano alla Fiera di Francoforte. Se io dovessi trovarvi li vi prenderei e vi persuaderei fisicamente a pubblicarmi. E non dite che non siete stati avvertiti.

Ti piacciono i giallisti scandinavi?

Conosco di persona alcuni di essi come per esempio Arne Dahl e Helene Tursten e li trovo moltoo ma molto simpatici e accattivanti di persona. Tuttavia i libri scandinavi in generale sono per lo più troppo oscuri e sinistri per i miei gusti.

Cosa pensi degli altri giallisti tedeschi?

Sono i migliori. Tutti i giallisti di lingua tedesca, provenienti dall’Austria, dalla Svizzera, dalla Germania, si riuniscono una vota all’anno. Siamo come una grande famiglia. Li amo tutti.

Cos’è la libertà per te?

La cosa più preziosa.

Leggi ancora i classici tedeschi come Goethe e Shiller?

Indubbiamente sì. Proprio adesso sto leggendo il dottor Faustus di Goethe. Mefistofile, il diavolo, è abbastanza divertente. Mi piacerebbe trasformarmi in un barboncino ora, un barboncino rosa naturalmente.

Preferisci usare la prima o la terza persona bei tuoi libri?

Io scrivo solo cose che ho vissuto personalmente ( con l’eccezione dei cadaveri che sono tutti fittizi naturalmente). Per il mio ultimo libro ambientato in una comunità di artisti ho vissuto con artisti e ho visitato i loro studi e ho trascorso molto tempo nei musei e ho parlato con vari collezionisti. Mi sono immersa nel mondo degli artisti. Così preferisco certamente la prima persona. Molto spesso sono invitata in qualche città. Tutte le mie spese sono pagate per un paio di mesi e in cambio devo scrivere un libro ambientato in quella città. Questo è meraviglioso. Mi capita di incontrare persone nuove, luoghi nuovi, nuove idee e per giunta vengo pagata per farlo. Onestamente c’è un lavoro migliore in tutto l’intero pianeta?

A quali progetti stai lavorando in questo momento?

In questo momento sto lavorando al secondo libro della mia nuova serie che ha per protagonista un ex detective della polizia e il suo cane. Molto divertente se posso dirlo.

Sei femminista?

Sono stata la cofondatrice della sezione tedesca delle “Sisters in crime”. Quando si pensa ai romanzi polizieschi la gente pensa che la maggior parte siano scritti da uomini. Questo non è vero. La maggior parte degli scrittori e sicuramente dei lettori sono donne. Ma c’è ancora molto da fare.

Ci sono progetti di film tratti dai tuoi libri?

Purtroppo non ci sono piani per il grande schermo. Ma questo non mi impedisce di visualizzare chi vorrei impersonasse il detective del mio nuovo romanzo in un possibile film. Sto pensando a George Clooney..o forse Clive Owen. O Hugh Jackman ..inizia far caldo o sono io…

Ti piace l’ispettore Derrick o altre serie di sceneggiati polizieschi tedeschi?

Sono cresciuta con l’ispettore Derrick per cui la serie mi è molto familiare. Ma in questo momento preferisco Psych o Boston Legal, o Navi CIS per via di Pauley Perrette.

Ti piace Raymond Chandler?

Per il mio primo racconto mi è sttao assegnato il “Marlowe” della società dio Raymond Chandler. Quindi sì mi piace Chandler. E ho sempre amato Humphrey Bogart come Marlowe era così cool.

29 settembre 2009

 

:: Intervista a Theresa Schwegel

 

Ciao Theresa, raccontaci qualcosa di te.

 

Sono affascinata dalla gente, da come si trattano le persone e molto spesso si maltrattano.

 

Quali lavori hai fatto in passato?

 

Sono stata istruttrice di aerobica, fitness trainer, cameriera, barista, copywriter freelance, e sempre studentessa.

 

Come iniziò il tuo interesse per la scrittura?

 

Mia madre mi racconta che ero molto piccola quando scrissi un libro intitolato “The Unicorn’s Lost Horn”. Mi ricordo che da sempre sono stata interessata alla scrittura. Da adolescente ho iniziato a scrivere poesie. Le poesie erano terribili ma la scrittura è stata catartica.

 

Raccontaci come sei arrivata a pubblicare i tuoi libri.

 

Frequentavo la scuola di specializzazione per il cinema e la sceneggiatura e avevo come professore Leonard Schrader il quale mi propose si scrivere la mia tesi Officer Down come un romanzo. Passati tre anni e dopo averla riscritta più volte ho avuto la fortuna di incontrare Scott Phillips (Ice Harvest, Cottonwood). Ha accettato di leggere il libro e l’ha subito amato. Mi ha aiutato a trovare il mio agente che ha venduto il libro nel giro di due settimane.

 

Chi ti influenzò all’inizio?

 

I miei genitori. I genitori del mio migliore amico, uno era paramedico e correva fuori di casa per salvare la gente tutto il tempo. E una manciata di professori che mi hanno dato gli strumenti per affermare la mia voce.

 

Cosa pensi delle eroine dei romanzi polizieschi? Sono ancora relegate al ruolo di vittima o di femme fatale?

 

Credo che molte eroine di oggi siano superficiali, super-eroiche è probabilmente il termine migliore. Ciò che rende qualsiasi personaggio forte ha a che fare con la sua motivazione ad agire. Probabilmente Hollywood ha molto a che fare con l’eroina ideale femminile o femme fatale, e sullo schermo purtroppo la chiave è la bellezza fisica. Io personalmente apprezzo la verità sia nei personaggi di un libro come tra l’altro nella vita e trovo che il personaggio del detective Stella Mooney di David Lawrence che è profondamente tormentato è molto più realistico di altri.

 

Tu ti immedesimi così profondamente nel mondo dei tuoi personaggi, non ti spaventa un po’?

 

Un po’ mi spaventa, sì, soprattutto perché i miei personaggi non sono generalmente gente molto felice. Quando ho scritto “Person of Interest” la relazione tra i protagonisti sposati era così disconnessa che qualche volta mi sentivo anche io come se stesi per divorziare. Anche io ho fatto ricerche sul crimine, sulla polizia, sulla strada e ho visto un paio di cose per cui mi sveglio ancora nel cuore della notte sebbene sono passati anni.

 

Scrivi a tempo pieno o fai anche altri lavori?

 

Sono fortunata e scrivo a tempo pieno.

 

Internet è il futuro della letteratura?

 

Spero proprio di no .  L’ultima cosa che voglio leggere, siccome ci sto davanti per molte ore per lavoro, è lo schermo di un computer. Grazie ad internet ci sono molte possibilità di raccogliere dati ma quando voglio leggere un libro voglio trovarlo su uno scaffale e tenerlo tra le mani.

 

Ti piace la letteratura cinese? Hai letto Mo Yan?

 

Non ho letto molta letteratura cinese; ho tentato di cogliere la poesia Tu fu e Po chu-i. So che Mo Yan scrive libri molto importanti in termini di portata e critica sociale. Dovrei leggerlo e imparare qualcosa.

 

Raccontaci qualcosa della tua Chicago. E ’ l’ambientazione ideale per romanzi crime?

 

Chicago è sempre stata il luogo perfetto per il crimine. Storicamente, naturalmente, la città è famosa: la mafia, la corruzione della polizia, i politici corrotti, nel bene e nel male era sulle pagine dei giornali. Oggi quello che è interessante della città è la zona grigia che le da tale carattere. Per esempio ora sto scrivendo questa intervista sul mio portatile in un parco pubblico del west-side dove i poliziotti passano ogni ora. Proprio adesso vedo le seguenti scene: una squadra del liceo di football si sta esercitando, una coppia di mezz’età discute davanti a un passeggino, una mezza dozzina di cani giocano spensierati con i loro padroni. E alle mie spalle un gruppo di tossicodipendenti sta vendendo del crack che si chiama “pop corn”. Li vedo fumare crack e sullo sfondo ci sono i poliziotti.

 

Samantha Mack ti somiglia?

 

Non ho mai avuto una relazione con un uomo sposato o un funzionario di polizia. Non sarei in grado di gestire il suo stile di vita. Non avrei mai il coraggio di sparare a qualcuno. Ma se stiamo parlando dell’integrità morale di afre la cosa giusta sì è la stessa.   

 

Cosa pensi della pubblicazione elettronica?

 

In termini di auto pubblicazione penso a Myspace e a quello che si è fatto per la musica: ci sono un migliaio di band la fuori e solo alcune otterranno un contratto discografico.

 

Ti piace l’Italia? Verrai presto a trovarci?

 

Non sono mai stata in Italia anche se a dire il vero i miei genitori mi assicurano che sono stata concepita a Roma. LA  mia conoscenza viene dai film italiani: le notti di Cabiria è uno dei miei film preferiti. Mi piacerebbe tanto visitare l’Italia.

 

Leggi altri scrittori contemporanei?

 

Certamente. Per quanto riguarda il genere poliziesco amo Gorge Pelecanos e David Lawrence che ho già nominato. Mi dispiace molto per il modo in cui se ne andato uno scrittore di grande talento come David Foster Wallace. Don DeLillo è uno dei miei favoriti.

 

Qualche progetto di film tratto dai tuoi libri?

 

Ho avuto la mia luna di miele con Hollywood ma non è durata. Tendo a scrivere molto visivamente dati i miei studi in sceneggiatura ma non scrivo per un pubblico. Forse è per questo che ho perso la mia possibilità per un Blockbuster.

 

Cosa stai leggendo in questo momento?

 

 Solitamente leggo circa quattro libri per volta ma in questo momento ne sto leggendo addirittura sei: Renegades di T Jefferson Parker, The Savage Detectives di Robert Bolano,  Scent of shadows di Vicki Pettersson …e sto anche rileggendo  Pick up di Charles Willeford e la sua autobiografia, una collezione di Frank O’Hara e un libro di poesie di Pablo Neruda…

 

A che libro stai lavorando ora?

 

Sto scrivendo un doppio racconto di una ragazza che è scomparsa e del detective che la sta cercando. Per questo libro ho lasciato un po’ Chicago e sono andata in Texas e New Messico. Ho fatto un viaggio in primavera per ottenere i dettagli per il racconto. ( Oh potessi anche fare un viaggio in Italia)

 

Ti piace fare tour promozionali?

 

La strada porta un sacco di cose. Ho avuto la fortuna in questi ultimi due tour di viaggiare con Megan Abbott perché lei è una scrittrice migliore di me così oltre ad essermi divertita ho imparato un sacco di cose. Io non scrivo comunque mentre sto facendo promozione. Devo usare una parte diversa del mio cervello per stare difronte alla gente  eparlare di scrittura.

 

Cos’è la bellezza per te?

 

La bellezza è carattere. Tutti i difetti, le emozioni, gli errori, tutte le complicazioni, le differenze, la vulnerabilità e anche l’ottimismo, come in un dipinto quando tutti i colpi di pennello vengono messi in una tela al posto giusto, il carattere di una persona è bello per tutte queste cose assieme.

 

Hai un agente letterario?

 

Sì, è la ragione del mio successo. E’ come un fratello maggiore per me, non faccio altro che ascoltare i suoi consigli.

 

Ti piacciono le detective stories americane degli anni 30 ?

 

Sì, ma preferisco i pulps degli anni 40 e 50 quando i libri sembrano collidere con i film noir. Chandler scrisse la sceneggiatura di “Double Indemnity” di James M. Cain, con Billy Wilder alla regia. Il Falcone Maltese di Hammett. Il grande sonno e “Strangers on a train” di Chandler.  Nella scuola di cinematografia sono cresciuta apprezzando questi films quando studiavo il movimento neorealista italiano. Questa scuola ha dato origine ai films noir e realistici quelli con protagonisti gente comune invece che gli eroi come “Lost weekend” di Billie Wilder. Mi dispiace non credo di aver risposto alla tua domanda. Sì mi piacciono le detective stories degli anni 30 come “Il Postino suona sempre due volte.”  

 

25 settembre 2009

:: Intervista con Francesco Capaldo

 

Parlaci di te come è nato in te l’amore per la scrittura

 

L’amore in me per la scrittura è nato tanto tempo fa. Ricordo che ero alle scuole elementari ed improvvisamente sentii il bisogno di scrivere. Da allora non mi ha più abbandonato. Per me  è istinto e passione.

 

Quali sono i tuoi poeti preferiti?

 

Potrei citarne tanti. Voglio solo ricordare quelli che di recente sto leggendo e rileggendo: Luzi, Raboni, Sereni, Orazio e tanti altri.

 

In che città vivi, la utilizzi come scenario per i tuoi libri?

 

Io vivo a Nocera Inferiore. No Nocera non è mai stata lo scenario per i miei libri, almeno fino a questo momento. 

 

 

Che scrittore del passato ti piacerebbe essere stato?

 

No, non vorrei essere nessuno scrittore del passato. Vivo nel mio tempo e non voglio immaginare  un’altra vita se non la mia!

 

Preferisci scrivere le ambientazioni o delineare i personaggi?

 

Entrambe. Mi piace far emergere l’ambiente, ma anche definire il profilo psicologico dei personaggi.

 

 

Stai scrivendo attualmente?

 

Sì, ma in maniera occasionale. Appunto tutto su dei taccuini, qualunque emozione,e poi lentamente a questa se ne legano altre, e così…senza che io me ne accorga nascono i miei libri.

 

 

Parlami dei tuoi libri quale ti ha divertito di più scrivere?

 

Dietro ogni libro c’è una storia diversa. In un certo senso si impara a scrivere anche scrivendo. Sia “Narciso” (Edizioni dell’Ippogrifo) che “Fino in fondo” (Edizioni progetto cultura) mi hanno impegnato non poco. Sono tuttavia due libri diversi. Il primo è una raccolta di racconti  ed ha un impianto narrativo meno marcato; la lingua di “Narciso” è a suo modo più classica. “Fino in fondo” invece è un romanzo. Qui mi sono dovuto confrontare con la  costruzione di una storia e soprattutto mi sono dovuto interrogare anche sul senso del genere letterario del “romanzo” in una società dove  tutti scrivono romanzi e dove la lingua stessa del romanzo è massificata e deve sempre più adattarsi a veicolare contenuti che possono essere intesi da tutti. Scrivere questo libro mi è costata non poca fatica. Volutamente ho deciso di ambientarlo a Salerno, all’inizio del nuovo millennio, e soprattutto ho voluto mettere in scena una storia che mi consentisse di esprimere la mia opinione sulla precarietà dell’esistere.   Ho cercato quindi di mettere su carta una prosa che fosse secca, immediata, ma non banale e che soprattutto raccontasse il disagio esistenziale dell’uomo moderno, che non ha più alcuna certezza.    

 

Quale genere letterario preferisci?

 

Non ho preferenze. Spesso giudico caso per caso. Amo la narrativa come la poesia, la saggistica e la filosofia. Amo leggere. Lo considero uno dei grandi piaceri della vita e spesso passo, quasi senza accorgermene, da un genere all’altro.

  

Hai mai fatto il ghost writer?

 

No, non l’ho mai fatto.

 

Che lavoro fai nella vita, ti mantieni scrivendo?

 

Nella vita faccio l’insegnate di lettere.

 

Hai un agente letterario?

 

No, non ho un agente letterario. Scrivo quando sento di avere qualcosa da dire. Non mi piacerebbe che qualcuno mi programmasse la vita. Tengo molto alla mia libertà, anche professionale.

 

Parlami dei tuoi esordi.

 

Penso che siano un po’ come quelli di tutti. Ho inviato la mia raccolta di racconti “Narciso “ a diversi editori. Dopo un po’ di tempo e con fatica sono riuscito a trovare un editore che li pubblicasse. In fondo è accaduto quando meno me lo aspettavo. E così è incominciato tutto!

 

Che consigli daresti ad uno scrittore che non ha ancora pubblicato?

 

Di non avere fretta, e soprattutto di credere sempre in quello che fa, e di ricordarsi che si scrive per  passione e non perchè bisogna emergere a tutti i costi!

 

La scrittura e internet in che modo si influenzano?

 

Penso che nella vita si impari da tutto. Il linguaggio della rete di certo influenza anche la scrittura. In un cento senso la rende più democratica, la veicola più velocemente e soprattutto fa rapidamente nascere e morire nuove mode letterarie e forme di linguaggio nuove.

 

Scriveresti per il teatro?

 

Perchè no.

 

Partecipi a concorsi letterari?

 

No,  perchè credo che siano truccati.

 

Ti piace Camilleri?

 

Lo leggo a volte con interesse.

 

Ti piacerebbe se facessero film dei tuoi libri hai progetti in merito?

 

Certo, sarebbe una bella cosa, anche se preferisco che la gente li legga. .

 

Che studi hai fatto come hanno influenzato la tua carriera?

 

Ho fatto studi classici. Ho quindi una formazione umanistica, che di certo aiuta, ma non basta. La cultura la si costruisce giorno per giorno leggendo, interessandosi, con la voglia di sapere e scoprire.

 

Che libro stai leggendo?

 

Sto leggendo le “Poesie” di  Sereni

 

Quale strumento di scrittura preferisci , bic, computer?

 

Non ho preferenze: come capita.

 

Qual è il libro più bello che hai letto?

 

Ne  ho letto tanti. Di ognuno mi piace qualcosa. Non c’è un libro più bello dell’altro, ci sono solo libri che lasciano un segno, che  ci arricchiscono e ci lasciano meno poveri.

 

I tuoi scrittori preferiti.

 

Sono tanti. Ne cito solo alcuni: Calvino, Volponi, ecc.

 

Se vincessi il nobel per la letteratura a chi lo dedicheresti?

 

Ai miei lettori

 

Hai amici scrittori?

 

Sì, alcuni.

 

Fai parte del sindacato degli scrittori?

 

No

Pensi che in Italia sia in crisi il mondo letterario?

 

Penso solo che in Italia la scrittura sia diventata solo un fatto commerciale. I grandi editori pubblicano libri commerciali. Interessante è invece la produzione della piccola editoria, che è di qualità.

 

Che progetti hai per il futuro?

 

Lavoro ad un altro romanzo

 

Leggi Shakespeare?

 

Ogni tanto

 

Hai mai pensato di scrivere per il cinema?

 

A volte….

 

Definiscimi il talento è un dono innato o duro lavoro?

 

Il talento da solo non basta. Per esprimersi a fondo è necessario anche lavorare duramente e soprattutto tanta umiltà.

 

Pensi che un libro possa cambiare il mondo?

 

Non credo che cambi il mondo, ma di certo un buon libro può incidere sulla percezione del mondo, nel senso che può diffondere idee nuove ed una più moderna idea di civiltà….!

24 settembre 2009

:: Intervista ad Abel Wakaam

Attenzione : per i temi trattati è consigliata la lettura ad un pubblico adulto 

abGrazie Abel Wakaam di aver accettato la nostra intervista, innanzi tutto si presenti ai nostri lettori. Chi è Abel Wakaam?

 

Sono un raccontastorie, un vagabondo della rete che prova a tessere in trama tutto ciò che incontra, succhiando l’anima ai naviganti di questo immenso mare… senza lasciarli naufragare. Mi piace pensare che le mie storie siano frutto di una realtà genuina, seppur romanzate per renderle fruibili sotto forma di romanzo erotico popolare.

 

Come è iniziato il suo amore per la scrittura. Quali sono state le sue prime letture?

 

Credo di aver sempre scritto perché sono negato nel disegno e nella pittura. In quanto a leggere sono troppo pigro per farlo, e infatti ho stretto tra le mani solo “Il richiamo della foresta” e “Le età di Lulù”. Dopo di che ho smesso di leggere per evitare di essere contaminato da altri autori.

 

Ha frequentato corsi di scrittura creativa?

 

Non credo che la creatività possa essere insegnata e ritengo sia sbagliato persino ingabbiarla dentro schemi prefissati. Improponibile apprenderla da altri perché, se così fosse, gli insegnanti di scrittura creativa sarebbero sempre primi nelle classifica di vendite, e non mi pare che sia così.

 

Ci parli dei suoi libri disponibili come e-books. Quali preferisce?

 

Ogni romanzo racconta la storia di un momento, quindi è difficile concedere ad uno solo una preferenza temporaneamente stabile. Potrei indicare “La Schiava” per il suo stretto legame con una realtà vissuta. Ma è uno dei tanti che si possono leggere gratuitamente su www.rossoscarlatto.org

 

Le piace la letteratura erotica giapponese?

 

Non oso credere che i Giapponesi possano essere erotici.

 

La figura del libertino settecentesco la ispira? Ha letto le memorie di Gian Giacomo Casanova?

 

Mi ispira tutto ciò che è contemporaneo e che riprende il concetto erotico di oggi. Già quello di alcune settimane fa mi annoia mortalmente.

 

E’ più erotica la fantasia o la realtà?

 

Certamente la fantasia perché ci permette di visualizzare ogni fotogramma esattamente come appaga la nostra mente, nel modo più facilmente masticabile dal cervello. Se confrontiamo una scena erotica immaginata e poi realizzata, ci troviamo nel secondo caso a fare i conti con l’equilibrio, con la fatica, con la posizione, con  la mancata sincronizzazione degli eventi. Insomma, con la fantasia siamo tutti supereroi, nella realtà ritorniamo esseri umani.

 

Nella sua esplorazione dei sensi quale è il più erotico: il tatto, il gusto, la  vista?

 

L’eros alberga nella parte più oscura del nostro immaginario… diventa sesso attraverso i sensi, tutti, nessuno escluso. Potrei dire la mancanza di vista nel buio totale, la negazione del tatto o il centellinare del gusto, ma è l’istinto, cioè la parte più ancestrale che si annida dentro di noi a determinare la giusta alchimia.

 

Utilizza un linguaggio trasgressivo nelle sue opere? Al giorno d’oggi cos’è la vera trasgressione?

 

Nel raccontare una storia uso un linguaggio privo di eccessi. Lascio però al dialogo di ogni personaggio la parte più intensa ed espressiva. E se io scrivo “sedere” il protagonista può chiamarlo semplicemente “culo” senza che cambi minimamente il significato. La trasgressione oggi è l’amore, visto come espressione di assoluta complicità e monogamia. Poi ci può essere una trasgressione di coppia, ma soltanto quando entrambi si considerano una sola entità.

 

Come definirebbe la sensualità?

 

E’ la capacità di un individuo nel mettere in mostra la propria capacità d’intrigo.

 

Cosa fa secondo lei naufragare l’erotismo in perversione?

 

La perversione è l’esaltazione di un pensiero osceno… è il voler assistere a qualcosa che ci attira e ci irrita allo stesso tempo. E’ vedere la propria donna godere con un’altra o con un altro… diventare gestore del piacere invece che protagonista. Qui l’erotismo non è il punto di partenza, semmai diventa il salvagente del ritorno, quando si torna a confrontarsi su quanto successo.

 

Sta lavorando ad un nuovo libro? Può anticiparci qualcosa?

 

E difficile per me anticipare il contenuto di un libro in evoluzione perché sta ancora inseguendo una storia proprio mentre accade.

 

Scrive solo romanzi o anche racconti brevi?

 

Scrivo di tutto, anche cose senza senso.

.

 

Cos’è per lei la libertà?

 

La libertà è pura utopia. Siamo tutti prigionieri di qualcuno, di qualcosa e… bene che vada, siamo schiavi di noi stessi.

 

Amore e morte, un binomio spesso presente in molte opere letterarie, che può dirmi al riguardo?

 

L’amore è un sentimento a termine, ti scotta appena ti sfiora ma ne senti il dolore solo dopo che se n’è andato via, la morte invece è la formattazione della vita, ma per sicurezza il disco fisso viene tolto dall’involucro e dato alle fiamme eterne. Poi mi piacerebbe andare in paradiso per traviare tutti i raccomandati che ci sono e riportarli con me all’inferno.

 

Pensa che l’affermazione del desiderio erotico sia un desiderio più maschile o femminile?

 

Non penso neppure che sia un desiderio, ma una umana necessità.

 

L’esibizione del corpo femminile nudo ha per molti connotazioni pornografiche; cosa lo trasforma in arte? 

 

Può essere pornografica l’espressione del volto della modella nuda o l’ostentazione di un godimento dissoluto, non l’esibizione del corpo stesso. L’arte è un’altra cosa.

 

Pensa che la parola “orgasmo”sia a ancora una parola tabù?

 

No, ma è un peccato non averlo.

 

La ricerca del piacere pensa sia una delle più forti pulsioni dell’animo umano?

 

Più che la ricerca del piacere preferisco la soddisfazione nel trovarlo e il godere delle pulsioni che ne derivano J

 

Non di rado la letteratura erotica è stata un veicolo per far passare concetti filosofici e spirituali cito ad esempio il Marchese de Sade . Anche lei ha agito in questo modo?

 

Io scrivo perché mi piace stupire e uso la letteratura erotica per proporre delle nuove forme di trasgressioni, sia mentali che fisiche. La scena dei confetti di “La Schiava” ne è un puro esempio. Ma d’altronde il sesso è “sempre la medesima cosa fatta con un’altra” quindi per mantenere viva la curiosità verso i miei scritti devo sempre attingere alla mia smisurata creatività.

 

 

Frequenta fiere, festival letterari, premi letterari?

 

Mi piace il contatto col pubblico,  adoro discutere di scrittura ed erotismo, ma allo stesso tempo odio premi, fiere, festival e tutto ciò che non sia confronto diretto con l’interlocutore.

 

Scrive anche libri non erotici, quale genere l’appassiona di più?

 

Sono un giallista e scrivo anche fantasy ma chissà perchè sono conosciuto più per il genere erotico anche se il mio libro più letto è “la Terra dell’Arcano” su cui si basa il sito www.arcano.org

22 settembre 2009

:: Lorenzo Mazzoni intervista Loriano Macchiavelli

con sottofondo di All or Nothing At All (John Coltrane Quartet) 

Ha voglia di descriverci in poche parole "Sarti Antonio", uno dei suoi personaggi più celebri?
Risposta:
Se riuscissi a descrivere in poche parole “Sarti Antonio” avrei sprecato tutto il tempo che ho impiegato a scrivere non so quanti romanzi e racconti con lui protagonista. Voglio dire che i personaggi letterari, tutti, si costruiscono storia dopo storia. Direi addirittura riga dopo riga. Fra l’altro, nel caso di Sarti Antonio, sergente, commetterei una scorrettezza verso i suoi lettori. Vi sarete accorti che non l’ho mai descritto fisicamente, al contrario di altri personaggi per i quali abbondo di particolari. L’ho fatto per lasciare ai lettori la possibilità di costruirsi il Sarti Antonio, sergente, che la loro fantasia suggerisce. Non vorrei parlare neppure del Sarti Antonio inconscio, quello che sta dietro la persona fisica. Vale lo stesso discorso: ognuno scopra, fra le righe, il personaggio che preferisce. Saremo contenti in tre: il lettore, io e Sarti Antonio.

Con Marcello Fois e Carlo Lucarelli ha fondato il "Gruppo 13". Vuole parlarci di questa esperienza?
Risposta:
Il Gruppo 13 ha avuto una grandissima importanza nella costruzione del Nuovo Giallo Italiano. Anzi, è stato, a mio parere, la molla che ha fatto scattare l’interesse negli editori, prima di tutto, nei lettori e nella critica poi. La sua storia è lunga e proficua e cercherò di riassumerla in breve.
Nasce nel 1990 a Bologna (forse perché a Bologna c’è l’unico autore che si dia da fare per promuovere il giallo italiano, cioè io, senza presunzione) per iniziativa di Carlo Lucarelli, di Marcello Fois e del sottoscritto. All’inizio è costituito dagli scrittori Pino Cacucci, Massimo Carloni, Nicola Ciccoli, Danila Comastri Montanari, Marcello Fois, Carlo Lucarelli, Lorenzo Marzaduri, Loriano Macchiavelli, Gianni Materazzo, Sandro Toni e da due illustratori: Claudio Lanzoni e Mannes Laffi. Dodici.
È stata un’esperienza riuscita dopo altri tentativi di raggruppare gli scrittori italiani di giallo, tentativi che iniziano nel 1980 a Cattolica con il Sigma (Scrittori Italiani del Giallo e del Mistero). In seguito io e altri volonterosi abbiamo provato nel 1984 con il Gruppo 8 nel quale, oltre al sottoscritto, c’erano Perria, Olivieri, Veraldi, Enna, Russo, Signoroni e Felisatti.
Il G 13 si propose come punto d’incontro e di scambio culturale e intellettuale fra scrittori e illustratori che operavano e vivevano nell’area emiliano-romagnola e in particolare bolognese per promuovere con iniziative la conoscenza del genere, sollecitando e aiutando gli esordienti.
Il Gruppo poi aumenta con l’adesione di Eraldo Baldini, Giampiero Rigosi, Franco Foschi, Mario Coloretti e altri, mentre alcuni rinunciano o prendono altre strade come i due disegnatori.
Il primo lavoro comune che appare in libreria è I delitti del Gruppo 13, Metrolibri, 1991, una raccolta di racconti (tradotta poi anche in Francia) e nella quarta di copertina appare la seguente scritta:
Il crimine dilaga a Bologna. Echeggiano gli spari sotto i portici, si muore all’ombra delle torri. E Marlowe parla ormai con accento emiliano. Sarà un caso che a Bologna e dintorni oggi proliferino gli scrittori di giallo? Sono tanti, agguerriti, organizzati. Hanno perfino creato un sodalizio: il Gruppo 13, cui aderiscono dieci scrittori e due illustratori. Di loro questa antologia rappresenta il primo impegno collettivo: dieci racconti inediti, tutti avvincenti, tutti illustrati. Cosa unisce questi autori, oltre alla bolognesità e all’indiscutibile talento? Sicuramente il clima culturale comune: quello di una città prolifica e vivace che ha già saputo esprimere fenomeni importanti come una grande scuola di fumetto. Alla quale, per inciso, appartengono i magnifici illustratori dei racconti qui proposti.
Nel 1992 esce una raccolta di dieci racconti (Stampa Alternativa) dove ognuno degli autori del Gruppo 13 presenta, oltre a un proprio racconto, il racconto di un esordiente (altri dieci racconti, quindi). Alcuni degli esordienti faranno strada.
Oggi i fondatori dell’ex Gruppo 13 possono vantarsi di aver dato un contributo indispensabile alla attuale situazione di ricchezza del giallo italiano.

Nelle sue storie Bologna è sempre personaggio comprimario, il territorio dove si svolgono i fatti non è mai solo uno sfondo. Ci sono altri luoghi che le interesserebbe "studiare" come ha fatto per la città felsinea?
Risposta:
Devo confessare che Bologna come luogo-personaggio, oggi non mi interessa. Non la riconosco più e non è più la mia città. Non è per rimpianto di come eravamo e come siamo. La colpa è mia che non riesco a frequentarla come in passato. O forse è dei troppi scrittori che la usano come scenario ai loro romanzi e quindi la trovo inflazionata. Il mio ultimo romanzo Delitti di gente qualunque parte da Bologna, ma si svolge quasi interamente in sull’Appennino fa Emilia e Toscana. Non è una montagna qualunque: è la montagna della mia infanzia e gioventù che ho ritrovato con i suoi misteri, miti e segreti e dove si fondono in maniera straordinaria il passato e il presente.
Forse qualche mio lettore ricorderà che è lo stesso luogo utilizzato da me e Guccini per i nostri romanzi.

Com’è nata la collaborazione con Francesco Guccini?
Risposta:
È nata a cena, in occasione della presentazione di un mio romanzo durante la quale Guccini mi raccontò la storia di un parroco trovato ucciso negli anni ’30, a Pavana. Non fu mai trovato il responsabile. Una bella storia di montagna, di rancori, odio e amore e Guccini me la regalava per un mio romanzo. Era presente anche Antonio Franchini, responsabile delle letteratura italiana alla Mondadori, il quale ci propose di scriverla assieme. Ha funzionato e siamo al quinto romanzo in coppia. 

L’ispettore Sarti è andato anche in TV, in onda su Rai Due nel 1991. Cosa ricorda di quell’esperienza? Cosa ne pensa della trasposizione televisiva del suo personaggio?
Risposta:
Per la verità Sarti Antonio è andato in Tv nel 1978 (Sarti Antonio brigadiere, quattro puntate, regia di Pino Passalacqua); nel 1985 (L’archivista, regia di Guido Ferrarini); nel 1991 (Sarti Antonio, un poliziotto, una città, tredici puntate, regia di Maurizio Rotundi); nel 1994 (Id. sei film, regia di Giulio Questi). A suo tempo ebbero un grande successo, ed è ciò che conta, grazie soprattutto a Gianni Cavina che era uno straordinario Sarti Antonio.

E della trasposizione in fumetto?
Risposta:
Gianni ;Materazzo, che lo ha disegnato per la rivista Orient Express (diretta da Luigi Bernardi, uno scopritore di talenti) è stato molto bravo a creare il clima degli anni settanta a Bologna e a mantenere le atmosfere e i personaggi del romanzo. 

La letteratura contemporanea è costellata di moltissimi ispettori, "sbirri", commissari, investigatori privati, fra i tanti Fabio Montale di Izzo, Llob di Khadra, Héctor Belascoàran Shayne di Taibo II. Conosce questi autori, e in generale, cosa ne pensa della narrativa noir e poliziesca di questi ultimi anni?
Risposta:
Come lettore non ce la faccio a tener dietro al mercato editoriale del genere. Dovrei utilizzare tutto il mio tempo, notte e giorno, nella lettura, mentre devo anche scrivere. Alcuni autori li conosco.
Per raccontate la letteratura noir contemporanea, bisognerebbe partire da quella che l’ha immediatamente preceduta perché è da lei che deriva. È certo che il romanzo poliziesco contemporaneo ha messo radici, ed era ora, nella realtà dei nostri giorni, ma ancora non sono spuntati i frutti che io mi auguro.

Qual è la sua opinione riguardo i nuovi narratori italiani? C’è qualche nome che reputa interessante?
Risposta:
Per i narratori italiani vale quanto detto prima. Ci sono piacevoli novità e c’è la solita solfa. Ma è così per tutta la letteratura, di genere e in genere: si pubblicano bei romanzi e brutti romanzi. Decida il lettore a chi dare la sua preferenza.

C’è una giornata tipo nei periodi di lavoro creativo?
Risposta:
Per me non esiste il metodo. Fortunatamente posso scrivere quando ne ho voglia e cioè spesso. Preferisco la mattina presto. Non sono uno scrittore maledetto che vive e crea nella notte. La notte la dedico al sonno. Non bevo, non fumo, sono monogamo… Insomma, una lagna. 

Sta scrivendo?
Risposta:
Sì, ho cominciato a scrivere racconti alle medie per i miei compagni di classe e continuo per chi ha voglia di leggermi. Sto lavorando a due romanzi.  

18 settembre 2009

:: Intervista a Luca  Artioli

img_5644Come è nato in te l’amore della scrittura?
A 19 anni, dopo la maturità, ho sentito il desiderio di esprimermi in maniera del tutto differente a quanto avessi mai fatto prima. La scrittura era la chiave. Soprattutto perché, come diceva l’intellettuale francese Jules Renard, “scrivere è il modo migliore per parlare senza essere interrotti”.

Quali sono state le tue prime letture?
Ero letteralmente folgorato dalla poesia di un certo filone mistico-meditativo, divoravo ogni cosa avesse scritto Gibran e Tagore.

Parlami del tuo lavoro.
Ai lettori di questo blog il mio lavoro risulterebbe di sicuro poco interessante. E li capirei in pieno. Nell’essere bancario, infatti, non c’è nulla di intellettualmente stimolante. Per cui, soprassediamo…

Che libro stai leggendo attualmente?
”Non buttiamoci giù” di Nick Hornby, un romanzo polifonico che mi sta divertendo e appassionando.

Cosa ne pensi del fenomeno letterario legato alla Trilogia di Millenium di Stieg Larsson?
Anche se non ho ancora letto la Trilogia (e forse non lo farò mai), credo che fenomeni letterari di questa portata siano semplicemente il frutto di un abile strategia di marketing. Senza nulla togliere alla qualità delle opere, sia chiaro. Peccato che, nel caso specifico di Larsson, ad arricchirsi saranno soltanto i suoi eredi e, soprattutto, il suo editore…

Quale è il tuo strumento di scrittura preferito?
Prendo appunti sulla mia Moleskine o dovunque altro capiti, ma rielaboro i miei testi esclusivamente davanti al pc.

Parlami del tuo metodo di scrittura.
È una domanda che richiederebbe una risposta molto articolata. Vi basti sapere che prima di affrontare la pagina bianca mi documento tantissimo. La scrittura necessita di conoscenza e consapevolezza, soprattutto quando decidi di cimentarti in racconti-inchiesta come ho fatto io negli ultimi due anni.

Quando non scrivi cosa fai?
Tutto il resto: ascolto musica, leggo, vado al cinema, sudo in palestra e, ogni tanto, mi innamoro…

Il libro più bello che hai letto.
Difficile dare un titolo solo. Al momento, mi viene in mente “Mao II” di Don DeLillo. Ma anche “Le correzioni” di Jonathan Franzen e “Sostiene Pereira” del nostro Antonio Tabucchi li metterei su un ipotetico podio.

Hai letto Ibsen?
No, mi spiace.

Ti piacerebbe scrivere testi teatrali?
A dir la verità, nel 2003 ho già scritto un copione teatrale di ambientazione gonzaghesca. È stata una bella esperienza cimentarmi con un testo che richiedesse un approccio completamente differente a quelli da utilizzare con il romanzo o la poesia.

Quale è l’opera di Shakespeare che più preferisci?
”Molto rumore per nulla”.

C’è un Luca Artioli omonimo in internet che effetto ti fa?
Nessun effetto, ce ne sono molti altri sparsi per l’Italia. E non solo. Quello di cui parli, è un fotografo professionista che si divide fra Milano e Miami. Ogni tanto ci scriviamo. Dovresti girare la domanda a lui, visto che è nato prima…

Pensi che Giorgio Faletti scriva da solo i suoi libri e a proposito di ghost writer cosa ne pensi?
I ghost writer rappresentano il lato oscuro di una passione (quella di scrivere) che dovrebbe avere sempre come focus finale la condivisione e la comunicazione. Le logiche di mercato, però, scelgono soprattutto la faccia di chi deve relazionarsi con il pubblico e molto spesso questa non coincide con quella di chi ha realizzato l’opera. Su Giorgio Faletti non mi esprimo, perché rispetto il lavoro di tutti e soprattutto perché non ho alcuna prova per confutare o suffragare quanto mi stai chiedendo.

Frequenti premi e concorsi letterari, ne hai mai vinti?
Ogni tanto qualcosa si vince, sì.

Cosa ne pensi delle scuole di scrittura come l’Holden di Baricco, le frequenteresti?
No, ma è evidentemente una mia opinione personale. Credo che per scrivere bene se ne possa fare anche a meno.

Quali autori emergenti italiani segnaeleresti?
Per quanto riguarda la narrativa, dico Cristiano Cavina, che con il suo ultimo romanzo “I frutti dimenticati” (Marcos y Marcos, 2008) è risultato a sorpresa tra i dodici finalisti dell’ultimo Premio Strega.
Nella poesia, invece, Francesca Pellegrino. È un’autrice tarantina, appena uscita con una silloge davvero apprezzabile, intitolata “Dimentico sempre di dare l’acqua ai sogni” (Kimerick, 2009).

Che consigli daresti agli autori emergenti?
Ritengo di non aver ancora maturato un’esperienza tale da poter dare consigli a chi vuole cimentarsi nella scrittura. Credo che una buona dose di impegno e di divertimento siano elementi fondamentali per intraprendere questo cammino. Un cammino, però, che ci deve vedere sempre con i piedi per terra. Consiglio spassionato: non pensare mai di scrivere meglio degli altri…

Che rapporti hai con internet?
Lo uso con moderazione, anche se ormai è diventato indispensabile per aumentare le possibilità di farsi conoscere e di divulgare ciò che si è scritto. A tal proposito, vi invito a visitare la mia home page all’indirizzo http://www.lucaartioli.it.

Hai amici scrittori, li frequenti?
”Amicizia” è una parola impegnativa. Diciamo che ne conosco alcuni e qualche volta mi è capitato di mangiare allo stesso tavolo. Stop. Frequento, invece, i membri de “La Confraternita dell’Uva”, un gruppo di aspiranti autori mantovani-modenesi-bresciani-comaschi che ho fondato nel 2006 e con i quali ho recentemente pubblicato un’antologia di racconti sulle problematiche infantili (“Il rumore degli occhi”, Edizioni Creativa 2009).

Cosa pensi di facebook?
È il social network del momento, niente di più.

La crisi in Italia si riflette anche sulla mancanza di sovvenzioni per la cultura che rimedi suggeriresti?
Per il nostro Paese non basterebbe neanche la bacchetta magica, perché proprio chi fa politica (e quindi viene chiamato a fare scelte anche per noi) è il primo a non avere cultura. E per “cultura”, intendo il termine nella sua accezione più ampia, quindi non solo come amore per le arti in genere, ma come modus operandi quotidiano. Un rimedio? Non saprei esemplificare. Trovo incredibile, però, parlare con autori importanti come Elisa Biagini (“L’ospite”, Einaudi 2008) e sentirmi dire che nel suo periodo trascorso in USA ha potuto guadagnarsi da vivere con la poesia. Facendola e insegnandola nelle università. Qui, se provi a mettere insieme due strofe ti guardano strano.

Il rapporto tra cinema e letteratura quale film tratto da libro giudichi il migliore?
Senza dubbio “Seven”, di David Fincher.

Hai un sogno nel cassetto?
Trasferirmi in Irlanda.

Scrivere ti rende felice?
Mi fa essere me stesso, per cui credo di sì.

La fama, il successo quanto incidono nel tuo mondo interiore?
Non lo posso sapere, non avendo né l’una, né l’altro. Magari, un giorno, potrai rifarmi la stessa domanda e ricevere una risposta differente. Chi lo sa…

:: Intervista a Arthur Phillips

17 settembre 2009

Oggi abbiamo il piacere di intervistare Arthur Phillips giovane promessa letterraria americana i cui libri sono stati accolti da un unanime consenso di critica. Per “l’Archeologo” parole di elogio da Newsweek “eleganza e la maestria dei grandi gialli del passato rivivono finalmente grazie al talento di Arthur Phillips”, per Publisher Weekly il romanzo “avvince e sorprende il lettore a ogni pagina”, per Booklist è “un romanzo costruito ad arte”, per Mattew Pearl autore de “Il Circolo Dante” è “raffinato, originale, astuto … assolutamente sorprendente”.  

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Benvenuto Arthur. Parlaci un po’ di te.

 

Sono uno scrittore americano. Sono nato a Minneapolis e attualmente vivo a Brooklyn, New York. Ho 40 anni, due figli, una moglie e due beagles. Ho scritto quattro romanzi e sto lavorando al prossimo. Sono molto felice. 

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Da quanto tempo scrivi?

Ho cominciato a scrivere il mio primo romanzo “Praga” nel luglio del 1997. Così sono …12 anni che faccio questo mestiere ormai. Avevo 28 anni a quel tempo ed ero piuttosto vecchio per realizzare quello che ho sempre voluto fare essere un romanziere. Ho il sospetto che la maggior parte degli scrittori inizino molto prima ma ho dovuto imparare altre cose prima di poter iniziare a scrivere.

 

Parlaci dei tuoi libri. Quale è stato il primo?

 

Il mio primo romanzo è stato Praga una storia ambientata malgrado il suo titolo  a Budapest in Ungheria dove ho vissuto molto felicemente dal 1990 al 1992. Il romanzo ha per protagonisti alcuni americani che vivono in Europa Centrale subito dopo la caduta del muro di Berlino, narra della loro condizione adulta e del loro difficile stato di espatriati. Poi ho scritto “L’Archeologo ” ambientato in Egitto nel 1920 è la storia di uno scavo archeologico andato molto male. Angelica è una storia vittoriana, inizia come una storia di fantasmi ma finisce in un modo molto diverso. “The song is you” è ambientato nella Brooklyn contemporanea, una strana e oscura storia d’amore, un libro sulla musica.

 

Quale consiglio daresti agli aspiranti scrittori?

 

Consiglierei di ignorare la maggior parte dei consigli.  L’unico consiglio che mi sembra a assolutamente valido è quello di leggere. E scrivere. Tutto il resto potrebbe non adattarsi a voi, al vostro talento, alla visione che avete del mondo o al vostro sviluppo.

 

Ti piace Hemingway? 

 

Si veramente molto. Hemingway è uno dei miei 20 scrittori favoriti di tutti i tempi. Lo amo (come per gli altri) per il suo essere unico. Hemingway al suo meglio può essere solo Hemingway. Poi mi piace anche per un altro motivo. Ho letto “The Sun Also Rises” a 19 anni una seconda volta a 25 poi a 35 e ogni volta mi è piaciuto ma per ragioni diverse e ho avuto sentimenti molto diversi per quanto riguarda i personaggi. Penso sia la prova che un romanzo è davvero ben scritto.

 

Leggi scrittori contemporanei?

 

Si ma non così spesso di quanto legga quelli defunti. 

 

Quali scrittori ti hanno maggiormente influenzato?

 

Decine di scrittori hanno avuto un enorme influenza su di me e molti altri che non ho ancora letto avranno influenza su di me. E’ molto difficile dire che uno di loro mi ha influenzato più degli altri. Ma se devo dire uno su tutti , cito per esempio Vladimir Nabokov , che stimo per molte ragioni, ma soprattutto perché penso abbia esplorato la libertà del romanzo meglio di chiunque altro.

 

Qualche progetto di film tratto dai tuoi libri?

 

Si, un racconto intitolato “Piazza Venceslao” sta per diventare un film e due dei miei romanzi forse diventeranno progetti per il cinema ma non posso dire ancora niente.

 

Ti piace l’Italia?

 

Certo, appassionatamente. Ho viaggiato molto in Italia come turista e sogno un giorno di trasferirmi come residente. Come lettore sono in debito con Svevo, Calvino, Lampedusa, Manzoni…..

 

Tra i tuoi romanzi quali preferisci?

 

Una domanda impossibile temo. 

 

Quale è il tuo processo di scrittura. Per quanto tempo scrivi le tue storie?

 

Sono un padre e un marito così tengo un calendario. Io lavoro tutti i giorni in un caffè circa tra le quattro e le otto ore, dipende a che punto sono nella stesura del romanzo, poche ore all’inizio molte di più verso la fine.

 

Quale è il consiglio migliore che hai ricevuto sulla scrittura e sul processo editoriale?

 

Il miglior consiglio è che queste sono due cose diverse. Per la scrittura :scrivi quello che ti piace. Per l’editoria: a differenza della scrittura dove tu sei l’unica parte coinvolta e tutto sta al tuo gusto, nella pubblicazione tutto quello che fai sarà un compromesso, così decidi in anticipo le cose su cui accetterai compromessi e quelle no.

 

Cosa consideri più difficile circa l’arte di scrivere?

 

Fermarmi.

 

Leggi le tue recensioni buone o cattive e che differenza fa per te?

 

Si le leggo ma ancora oggi non so perché. Non fanno nessuna differenza spesso sono contraddittorie e parlano id cose passate.

 

Quale è il modo migliore per trovare un agente o un editore?

 

Sono passati circa dieci anni da quando ho iniziato a cercare un agente. Temo che tutti i miei consigli isano ora fuori moda. Forse questo è ancora valido: non hanno bisogno di voi così tu devi impressionarli fin dall’inizio.Iniziando dalla lettera con cui ti rivolgi a loro.

 

Hai vissuto a Parigi e a Budapest. Ti piace la vecchia Europa?

 

Certamente. Ho viaggiato attraverso l’Europa da quando avevo vent’anni e ci ho vissuto quasi per cinque anni. Il mio secondo figlio è nato a Parigi. Non vedo l’ora di tornare a vivere in Europa.

 

Ora vivi a New York. Ti piace questa città?

 

Si la amo. Tanto quanto amo l’Europa amo gli Stati Uniti e New York, specialmente Brooklyne.

 

Sei stato educato ad Harvard. Insegni scrittura creativa?

 

No, ho alcuni pregiudizi sull’idea.

 

L’Archeologo è strutturato in diversi punti di vista. Ami questa tecnica?

 

Per me la storia determina le tecniche e la struttura. L'”Archeologo” inizia come un immagine poi una storia e molto dopo divanta tecnica e struttura.

 

Angelica è una storia vittoriana di fantasmi?

 

Per un poco si lo è. Poi diventa qualcosa di diverso e lascia la storia di fantasmi dietro.

 

Il tuo ultimo romanzo è un omaggio alla musica?

 

Sì, “The Song is You” inizia per un desiderio di scrivere sulla musica, di trasmettere i sentimenti che un pezzo di musica suscita, l’emozioni e come la musica possa cambiare il tuo modo di sentire e agire anche quando poi la musica è finita.

:: Intervista a Giorgio Ballario

15 settembre 2009

Grazie Giorgio di aver accettato la mia intervista. Parlaci un po’ di te.

 

E’ presto detto: ho 45 anni, sono giornalista professionista da 16, lavoro alla Stampa nella redazione centrale di Torino. In passato mi sono occupato molto di cronaca nera e giudiziaria, ma da un paio d’anni mi dedico al meno appassionante lavoro di redazione, che però mi lascia più tempo libero per scrivere.

 

Da giornalista a scrittore di narrativa il passo è stato breve o è il frutto di una lunga maturazione?

 

No, il passo non è stato per niente breve. Prima di tutto da un punto di vista psicologico: chi è abituato a sintetizzare una storia in 50 righe all’inizio fatica a concepire una narrazione senza limiti, come quella di un romanzo. E poi il giornalismo è (o dovrebbe essere) la descrizione di fatti reali, invece un romanzo permette di volare con la fantasia e con la creatività. Nel mio caso trattandosi di romanzi storici, se così li vogliamo classificare, è importante soprattutto la verosimiglianza. Mi spiego meglio: la cornice è storica, quindi curata da un punto di vista della ricostruzione, ma poi la storia prende la piega della fiction.

 

Il giornalismo è una dura scuola, come ha influito questo bagaglio di esperienza sul tuo stile narrativo?

 

Di sicuro ha influito sullo stile, nel senso che l’abitudine al taglio giornalistico ha favorito un tipo di scrittura abbastanza essenziale, scarna, senza fronzoli. Che poi è anche quella che preferisco nei grandi autori della letteratura mondiale. Faccio due nomi per tutti, sia pure diversissimi fra loro: Hemingway e Simenon. Ammiro gli scrittori che hanno uno stile complesso, magari un po’ barocco tipo certi sudamericani (penso al primo Garcia Màrquez…), ma in definitiva resto affezionato alla scrittura essenziale. Non a caso sia Hemingway che Simenon hanno cominciato come giornalisti…

 

moriereNel tuo processo di maturazione artistica quali autori italiani o stranieri ti hanno più influenzato? Hai dei maestri letterari?

 

Oddio, quando sento parlare di “processo di maturazione artistica” mi viene da guardarmi intorno per assicurarmi che tu stia parlando davvero con me… Dai, non esageriamo, l’arte è un’altra cosa… Al massimo possiamo parlare di un lavoro di tipo artigianale, che mi sembra già un bel complimento nell’epoca del “copia e incolla”. Non ho mai pensato di avere un “maestro” al quale ispirarmi; semplicemente avendo letto molti ottimi autori, specie di romanzi gialli e noir, spero di aver arraffato qua e là qualcosa di buono. Più che parlare di maestri preferirei dirti i miei autori preferiti, nell’ambito della letteratura noir: Simenon, innanzi tutto. E per l’Italia non si può non citare Scerbanenco, il capostipite del noir moderno. Poi ho amato molto Vazquez Montalbàn, lo svedese Mankell, l’americano Michael Connelly, Jean-Claude Izzo. Fra i più recenti apprezzo Markaris, Gimenez Bartlett, Roberto Ampuero e Lansdale, per la sua originale miscela di violenza e ironia.

 

“Morire un attimo” il tuo primo romanzo che soddisfazioni ti ha dato? Il tuo debutto è stato come te lo aspettavi?

 

Una grande soddisfazione. Anche se si tratta di un “piccolo” libro al di fuori dei circuiti editoriali che contano, per me è stato molto importante. Perché era il primo, ovviamente. E anche perché è piaciuto a molti di coloro che lo hanno letto: non solo ho avuto parecchie recensioni positive, ma ho ricevuto pure messaggi e mail da gente sconosciuta che si era trovata chissà come una copia del romanzo tra le mani. E ha sentito l’esigenza di farmi sapere che l’aveva gradito. Fuor di retorica, sono cose che fanno piacere. Quindi, per tornare alla domanda, direi che il debutto è andato anche al di là delle aspettative: l’unico rammarico è per una distribuzione un po’ approssimativa, che ha reso difficile trovare il libro in molte parti d’Italia. Con il secondo, però, questo problema dovrebbe essere superato.

 

Parlaci del maggiore Morosini, è un personaggio singolare, a chi ti sei ispirato nel crearlo?

 

Morosini è un maggiore dei reali carabinieri in servizio a Massaua, in Eritrea, una_donna_di_tropponel 1935. Credo sia singolare nella sua normalità di uomo e di servitore dello Stato, non è un supereroe né un cervellone alla Sherlock Holmes: indaga facendo ricorso al buon senso e alla tenacia, come avviene  nel 99 per cento delle inchieste poliziesche vere, non quelle dei film americani. Non so se mi sono ispirato ad altri celebri personaggi della letteratura noir, ho cercato di fare di Morosini soprattutto un uomo del suo tempo, senza immaginarlo come un personaggio del XXI secolo proiettato nel passato. Insomma, la sfida è stata proprio di farlo agire, vivere, amare, mangiare e pensare come un ufficiale italiano degli Anni Trenta.

 

Il periodo storico in cui hai ambientato i tuoi romanzi è piuttosto controverso, per alcuni l’epoca coloniale è come una macchia nera sul passato del nostro paese. Perché hai scelto di ambientarci le tue storie?

 

Sì, è un periodo controverso. Per alcuni è una macchia nera, per la stragrande maggioranza degli italiani invece è un “buco nero”, nel senso che ignorano quel che è successo, forse persino che l’Italia abbia avuto delle colonie africane e che la prima – proprio l’Eritrea – risalga addirittura alla fine dell’Ottocento, molto prima dell’epoca fascista. Senza scendere in valutazioni storico-politiche, credo che la storia di quel fenomeno sia ancora da scrivere. O da riscrivere, perché non basta dire che gli italiani in Africa sono stati brutti, sporchi e cattivi. Il colonialismo in sé è un fenomeno complesso e certamente legato a un periodo storico e culturale lontano anni luce da noi, ma solo in Italia se ne dà una lettura completamente negativa. In Francia, Gran Bretagna o Belgio – che hanno avuto esperienze ben più lunghe e per certi versi più traumatiche – si guarda al proprio passato con maggior serenità. Ho scelto questa ambientazione anche per l’originalità e lo straordinario scenario esotico che offriva, una specie di Far-West italiano che nella mentalità collettiva dell’epoca era vissuto come una vera e propria frontiera.

 

Come ti sei documentato, hai avuto modo di studiare archivi storici, diari, documenti d’epoca?

 

Ho fatto un po’ di ricerche, ma non così approfondite da frequentare gli archivi. Mi sono bastati un po’ di libri storici, alcuni diari e testi di memorialistica dell’epoca per comprendere appunto la mentalità dei colonialisti italiani, alcuni romanzi come il bellissimo “Tempo di uccidere” di Flaiano. E poi uno straordinario strumento pratico: le guide del Touring Club degli Anni Trenta, che descrivono nei minimi dettagli i territori d’Oltremare e mi hanno consentito di ricreare gli ambienti e le città così com’erano. Quando scrivo che Morosini va a mangiare in un certo ristorante o viaggia sulla tal strada, è tutto vero. O quanto meno verosimile.

 

L’Italia del 1935 è molto diversa da quella di oggi o hai avuto modo di trovare delle similitudini e dei parallelismi?

 

Continuità ed elementi di rottura sono tipici di ogni società nazionale. E’ un po’ banale, ma è così. Dai tempi di Morosini sono passati quasi 75 anni, è chiaro che l’Italia è completamente cambiata, così come il mondo attorno, ma è altrettanto chiaro che certi caratteri culturali, umani e psicologici persistono, attraversano carsicamente i decenni e i secoli. Non appartengo a quella scuola di pensiero che vede certi episodi o periodi storici come una “parentesi” da mettere nel dimenticatoio. La storia italiana, come quella di qualsiasi nazione o popolo, è un continuum e come tale va studiato.

 

Anche altri scrittori hanno scelto gli anni 30 per ambientarvi le loro storie, penso a Lucarelli, secondo te la riscoperta di questo periodo ha precise connotazioni sociologiche, ovvero non possiamo capire chi siamo senza studiare chi siamo stati?

 

Direi di sì. Come sottolineavo prima, non ci si accontenta più della teoria della “parentesi”, si vuole approfondire un periodo che fino a poco tempo fa i libri storici travisavano o leggevano in modo esageratamente ideologico. Credo che sia anche merito di una mutata mentalità politica e del fatto che 70 anni dopo si può ragionare in modo più pacato e obiettivo sul nostro passato.

 

Il giallo, il thriller, il noir per molto tempo è stato considerato un po’ un genere minore,quasi una lettura di svago, non vera e propria letteratura impegnata, non pensi che al contrario questo genere si presta grandemente ad un analisi anche sociologica e profonda dell’animo umano e dei mali che affliggono la società?

 

ascari_polizia_paiSono d’accordissimo. E mi accodo a molti autori importanti che considerano il genere giallo-noir come il vero romanzo sociale dell’epoca contemporanea. Anche se poi non bisogna esagerare con i paroloni, perché da un buon libro giallo – così come da qualsiasi altro romanzo – come lettore non pretendo un manuale sociologico ma soprattutto pathos, divertimento e una trama avvincente. 

 

Cosa ne pensi della rinascita del giallo scandinavo con fenomeni come cito tra tutti Stieg Larsson? 

 

Non ho letto la trilogia di Larsson ma conosco bene i romanzi di Henning Mankell. Apprezzo moltissimo le atmosfere cupe, pesanti e claustrofobiche che sa creare e la capacità di analizzare i mali di una società complessa come quella scandinava. Ma alla lunga preferisco ritemprami con le ambientazioni più solari e ironiche del noir mediterraneo (Izzo, Vazquez Montalbàn, Markaris, Gimenez Bartlett…).

 

Sei uno scrittore torinese, raccontaci un po’ la tua Torino.

 

La mia Torino ha molte facce. E’ la città operaia, chiusa e un po’ tetra di fine anni Settanta, epoca di terrorismo e dei primi confronti con il mondo degli adulti durante gli studi al liceo d’Azeglio. Quella più scanzonata di metà anni Ottanta, tempi di università e prime scorribande per il mondo e anche primi contatti con l’ambiente del giornalismo. Degli anni Novanta mi ricordo il ciclone di Tangentopoli, che ho seguito per motivi di lavoro, e i primi cambiamenti verso una città più vivibile, più aperta e meno legata alla monocultura industriale. Una città che è anche riuscita ad assorbire in modo dignitoso, anche se non senza traumi, la grande immigrazione extracomunitaria. E poi la mia Torino è anche il Toro, le sponde verdi del Po, gli alberi ingialliti in autunno sulla collina, i caffè storici del centro e le vecchie piole dei quartieri popolari. E visto che abito a 20 km dalla città, è pure il territorio della provincia, i campi di granturco in pianura e i boschi di castagni in montagna.

 

In “Una donna di troppo” la seconda indagine del maggiore Morosini, quanto è cambiato il tuo stile, hai deciso di affrontare alcuni temi invece che altri?

 

A parte il fatto che è stato un parto molto meno lungo e difficoltoso del primo, credo di aver affinato lo stile e di essere riuscito a rendere più efficaci i dialoghi. Ho cercato di dare più spessore e introspezione al protagonista e delineare meglio i caratteri dei comprimari; inoltre ho affrontato in modo più esplicito alcuni passaggi erotici che nel primo romanzo erano rimasti decisamente sullo sfondo. Ma i temi di fondo e l’ambientazione restano gli stessi di “Morire è un attimo”, anche se questa volta il romanzo si svolge per la maggior parte in Somalia. 

 

Ci sarà una terza indagine?

 

A meno di un clamoroso flop di “Una donna di troppo”, sì. Ho già un’idea in testa, ma la devo ancora sviluppare.

 

Hai pensato di scrivere un giallo contemporaneo o il presente non ti appassiona così tanto come il passato?

 

Ci ho pensato eccome, anzi l’ho fatto. Ho scritto un romanzo ambientato ai giorni nostri che ha per protagonista uno strano detective privato italo-argentino, sfigato, un po’ romantico e politicamente scorretto. Ho fatto girare un po’ il manoscritto, ma per il momento non ho trovato un editore interessato. E visto l’insuccesso, sto già scrivendo anche il secondo romanzo dello stesso personaggio…

 

L’Angolo Manzoni è la casa editrice che pubblica i tuoi romanzi; che rapporti vi legano?

 

Gli devo molto perché hanno creduto fin da subito in “Morire è un attimo” e in questi quasi due anni di conoscenza i nostri rapporti sono diventati molto amichevoli.

 

Leggi le recensioni dei tuoi libri? Quelle negative che effetto ti fanno?

 

Certo che le leggo, ci mancherebbe. Di veramente negative non ce ne sono state, forse perché il romanzo di un esordiente pubblicato da un piccolo editore non viene preso di mira dai critici più spietati. Comunque quando mi fanno notare certe parti poco convincenti o personaggi non all’altezza cerco di farne tesoro: se la critica non è malevola dev’essere serenamente accettata come uno stimolo a far meglio. In alcuni casi mi ero già accorto io che talune pagine non erano riuscitissime.

 

Ci sarai il prossimo anno alla Fiera del libro di Torino? Quale pensi sia il motivo del grande successo di questa iniziativa?

 

Vado sempre alla Fiera del Libro ed è presente pure l’editore, anche se per promuovere i miei libri preferisco usare altri metodi: al Lingotto l’offerta è eccessiva e il sistema organizzativo premia i grandi editori e gli autori super-famosi. E i visitatori sono spesso distratti dalle presentazioni-show di taglio televisivo. Preferisco organizzare piccole presentazioni in biblioteche, circoli e librerie: i numeri sono minori ma il livello di attenzione è più alto.

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C’è un aneddoto bizzarro nella tua carriera di giornalista o di scrittore che vorresti raccontarci?

 

Nella mia carriera di giornalista ce ne sono stati parecchi, ma hanno poco a che vedere con il mondo dei libri e della narrativa. Ma piuttosto, ci sarà qualcuno che si leggerà integralmente questa lunghissima intervista? Spero di non esser stato noioso…

 

Ci sono autori esordienti che ti hanno particolarmente colpito?

 

Per restare in Italia, di recente mi è piaciuto “Ombre sul Rex” di Daniele Cambiaso, un giallo ambientato come i miei nel Ventennio. Poi mi hanno parlato molto bene di “La Milano d’acqua e sabbia” di Matteo Di Giulio, che però non ho ancora letto.

 


GIORGIO BALLARIO è nato a Torino nel 1964. Giornalista, ha lavorato per l’agenzia di stampa Agi, è stato corrispondente dal Piemonte per svariati quotidiani nazionali e redattore del settimanale Il Borghese. Dal 1999 lavora a La Stampa, dove si è occupato di cronaca nera e giudiziaria. Nel 2008 per le Edizioni Angolo Manzoni ha pubblicato il suo primo romanzo: “Morire è un attimo. L’indagine del maggiore Morosini nell’Eritrea italiana”. Nell’autunno 2009, sempre per lo stesso editore, è uscito il secondo romanzo, “Una donna di troppo”.

13 settembre 2009

:: Intervista a James W Hall

Benvenuto James. Raccontaci un po’ di te. 
 

E’ da 40 anni che scrivo poesia, narrativa, saggistica e sto ancora imparando a farlo.

 

Come iniziò il tuo interesse per la scrittura?Silencer

 

Ero un avido lettore e quando da ragazzo andai al college incontrai un poeta che era mio professore di letteratura. Non avevo mai incontrato un vero scrittore dal vivo prima e divenne il mio modello e la mia ispirazione. Fino allora avevo sempre pensato di volere un lavoro convenzionale come la maggior parte della gente. Ma quando mi resi conto che era possibile essere uno scrittore e un insegnante ho indirizzato tutte le mie energie a studiare i libri e  cercare di imparare come creare letteratura.

 

Quale fu il tuo primo lavoro scritto?

 

Ho scritto poesie durante tutta la scuola superiore e l’università e mi dilettavo con la narrativa. Ho scritto un sacco di poesie d’amore a varie fidanzate. Le mie poesie erano spesso divertenti e accessibili. Ecco un video su youtube di un ragazzo che recita una delle mie poesie: http://www.youtube.com/watch?v=f4fg_33iBEA

 

Come sei arrivato a pubblicare?

 

Le mie prime pubblicazioni furono poesie. Le mandavo ad alcune riviste letterarie e alla fine alcune sono state prese. Questo è stato incoraggiante naturalmente così ho scritto di più, ho inviato di più e ho pubblicato di più. Poi ho cominciato a scrivere racconti e li ho inviati. Per anni sono stati respinti poi alcuni iniziarono ad essere accettati. Dopo circa dieci o quindici anni che avevo iniziato a scrivere un agente letterario mi contattò dopo aver letto uno dei miei racconti su una rivista. Inseguito questo agente trovò un editore per il mio primo romanzo. Questo è successo più di vent’anni fa.

 

Quanto tempo ci hai impiegato?

 

n131868Il mio apprendistato continua come ho detto. Ma ci sono voluti circa dieci anni per imparare il mestiere abbastanza bene da essere pubblicato con una certa regolarità. Dieci anni è un tempo ragionevole io credo. Alcuni scrittori sono più veloci e molti sono più lenti. Ma tu devo amare scrivere così tanto da sopravvivere a tutti questi rifiuti e continuare a scrivere per almeno dieci anni.

 

Prendi ispirazione da eventi reali quando crei le tue trame?

 

In una certa misura si. Ma l’ispirazione migliore arriva mentre si sta scrivendo non mentre si sta sperimentando la vita reale. Quei lampi di riconoscimento e di scoperta che faccio mentre sto davvero lavorando con le parole sono di gran lunga superiori dalla scoperta della vita reale.

 

Come solitamente trovi le idee?

 

Si evolvono. Di solito inizio ascoltando qualcuno che sta parlando e quindi creo qualcuno che parla come loro. Mi interesso alla gente e immagino come siano le loro vite. Cerco anche di trovare un modo per utilizzare materiale autobiografico.  Chiedo a me stesso quale è la cosa più importante della mia vita al momento e come posso inserire ciò nella mia storia.

 

Quale genere di ricerche hai svolto nella stesura del tuo primo libro?

 

Cerco di trascorrere almeno un mese nelle ricerche, così come ho fatto per il mio primo libro. Vado nel luogo dove voglio ambientare la storia. Parlo con la gente, faccio domande. A poco a poco trovo l’argomento che voglio trattare.

Ho scritto su Cassius Clay, la pirateria, le miniere di minerali, e un sacco di altri soggetti come questi. La maggior parte di questi soggetti li ho ricercati su internet o di persona. Sono andato in Borneo per esempio, per fare ricerche sul contrabbando di animali, oranghi per la precisione.

 

Quali libri leggi?

 

Leggo James Lee Burke, John Sandford, e Dennis Lehane che era mio studente all’università di Miami quando insegnavo. Leggo anche non-fiction. Mi piace Malcolm Gladwell e n60200Tony Horwitz.

 

Quale è la tua routine?

 

Mi alzo molto presto alle cinque di mattina scrivo per poche ore, vado a correre o in bici per un ora, poi scrivo fino al tardo pomeriggio. Di solito scrivo 8 ore al giorno. E’ un lavoro. Un lavoro che amo. Il mio problema e che mi piace troppo così non ho tempo per altro.

 

Quali consigli daresti ai giovani scrittori in cerca di editore?

 

E’ una domanda sbagliata. Non preoccupatevi degli editori. Preoccupatevi di scrivere il meglio possibile. Quando scrivete qualcosa di abbastanza buono, o addirittura di spettacolare, la pubblicazione sarà facile. Ho scritto quattro romanzi che fallirono poi il primo fu pubblicato.  Gli editori leggevano i miei romanzi e li respingevano ma io sono stato testardo e ho continuato a scrivere e alla fine ho imparato a scrivere un romanzo e voilà mi è stato pubblicato.    

 

Cosa ne pensi degli e-books?

 

Penso ci sia una rivoluzione in corso e l’editoria elettronica giocherà un ruolo importante nel mondo dei libri entro i prossimi 10 anni. E’ difficile prevedere cosa avverrà, ma è chiaro che i tempi stanno cambiando radicalmente e rapidamente nel mondo della pubblicazione.

 

Parlaci della tua produzione letteraria.

 

Ho pubblicato 4 libri di poesia, una collezione di racconti, una collezione di saggi tratti dagli articoli per giornali che ho scritto e 17 romanzi thriller.

 

Ti piace l’Italia?

 

Amo l’Italia. Mia moglie ed io abbiamo trascorso 10 giorni a Firenze pochi anni fa. E’ un paese meraviglioso. Sono andato al festival noir di Courmayeur un paio di anni fa, sulle Alpi e mi piacque veramente molto. Ho anche trascorso un anno come professore in Spagna e andavo in Italia spesso ed era per me sempre un piacere.

 

Quali sono le tipiche qualità di un buon scrittore?

 

Caparbietà, curiosità, amore per la lingua.

 

Conosci i libri di Giorgio Faletti?

 

No, dovrei?

 

Quale ruolo svolge internet ?

 

Enorme. Internet è ora usato dalla maggior parte della gente per fare ricerche. Certo non può sostituire la vita reale ma è di grande importanza. Ero abituato a trascorrere molto più tempo in biblioteca di quanto faccia oggi.

 

Quali cambiamenti hai notato del mondo della fiction da quando scrivi?

 

hellTroppi per prenderne nota. Il mondo dell’editoria è diventato molto più competitivo di quanto lo fosse vent’anni fa quando ho iniziato. Chi fa fiction deve avere un occhio sul mercato in questi ultimi tempi mentre una volta, parlo di un paio di decenni fa, uno scrittore di fiction poteva scrivere opere più personali e interessarsi meno alle reazioni del pubblico. Oggi giorno uno scrittore deve essere molto più pratico di realtà editoriali. Leggere libri è solo una delle dozzine di forme di intrattenimento che si contendono l’attenzione del pubblico.

 

Quali scrittori ti hanno influenzato?

 

Tanti. Hemingway, Elmore Leonard, John D. McDonald, Raymond Chandler, Harper Lee, Margaret Mitchell, l’autrice di Via col vento.

 

Fai lo scrittore a tempo pieno o   fai anche altri lavori?

 

Fino a poco tempo fa oltre a fare lo scrittore insegnavo come professore universitario. Sono andato in pensione dopo 36 anni.

 

Come hai iniziato a scrivere crime? Sei un lettore del genere?james j hall

 

Si. E’ stato sempre per me una forma di svago peccaminoso da svolgere nei weekend. Durante la settimana dovevo leggere i libri che insegnavo all’università. La letteratura canonica. Ma mi sono sempre più divertito a leggere i romanzi crime che i libri approvati. Molti dei più grandi romanzieri americani hanno scritto romanzi polizieschi in un modo o nell’altro.

 

A cosa stai lavorando in questo momento?

 

Sto scrivendo un libro sul più grande bestsellers di tutti i tempi e un nuovo romanzo.

 

Come possono i lettori mettersi in contato con te?

Attraverso il mio sito jameswhall.com

12 settembre 2009

:: Intervista a Matteo Siano

Matteo il disagio dell’anima è stato da poco pubblicato come è cambiata la tua vita?

Scrivendo “Il Disagio dell’Anima” sono diventato sicuramente più percettivo. Scrivere mi ha reso sicuramente più attento alle persone e agli eventi che accadono nella mia vita.

Come è il tuo metodo di scrittura?

Appena mi arriva l’”Idea” di cosa scrivere butto giù una scaletta e la connotazione dei personaggi ed imposto i vari capitoli, cercando di costruire una struttura alla quale attenermi durante la scrittura del libro. Mi capita però a volte di interrompere per settimane la stesura del libro per mancanza di idee, poi all’improvviso un fatto accaduto nella realtà o un personaggio reale mi stimolano a continuare.

Hai frequentato scuole di scrittura creativa o sei un autodidatta?

Non ho mai frequentato scuole di scrittura creativa, anche se mi sarebbe piaciuto, in quanto il lavoro da autodidatta comporta sempre il trascinarsi nei propri scritti errori che si potrebbero eliminare con un buon corso di scrittura.

Che lavoro facevi prima di diventare romanziere?

Lavoro ancora attualmente come ottico – optometrista presso i miei due negozi che gestisco nella mia città, Salerno.

Quali sono le tue letture preferite?

Ho letto molto, sin da ragazzo. Iniziai con il genere giallo, da Agatha Christie ad Arthur Conan Doyle, passando poi al genere classico, sia italiano che straniero, mettendo su una considerevole biblioteca personale. Preferisco gli scrittori russi quali Dostoevskij, Turgenev e Cechov; gli scrittori francesi dell’800 e del primo ‘900 quali Victor Hugo, Stendhal e Marcel Proust, nonché l’esistenzialista Sartre; gli scrittori italiani quali Moravia, Svevo, Pirandello, Elsa Morante, e poi ancora Hermann Hesse, Nietzsche, Kerouac. Attualmente sto leggendo “Il Codice dell’Anima” di Hillman, dopo essermi dilettato con “Soffocare” di Chuck Palahniuk, consigliatomi da mio figlio, e del quale ho apprezzato anche la versione cinematografica.

Stai scrivendo attualmente un nuovo libro?

Si. Veramente l’ho già ultimato e, dopo una attenta revisione, dovrebbe essere pubblicato tra qualche mese sempre con la Faligi editore. Si intitola “Un sogno venuto dal passato” e narra del percorso esistenziale di un uomo e una donna, accomunati dal medesimo sogno ricorrente legato all’amore e alla triste sorte capitata ai loro antenati, perseguitati dai fascisti durante la seconda guerra mondiale. È la storia di una ricerca interiore della propria identità e del conseguimento di una più alta consapevolezza della propria umanità e del proprio rapporto con Dio.

Partecipi a premi letterari, concorsi ne hai vinti o anche solo sei arrivato finalista?

Ho ricevuto una menzione speciale nel premio “Alois Braga 2008” e la pubblicazione in antologia di un racconto partecipante al concorso “Nuove parole”. Sono risultato finalista nel concorso letterario “Il Romanzo”indetto da edizioni Tindari.

Utilizzi il dialetto nei tuoi libri?

No. Anche perché il genere che scrivo non lo richiede necessariamente.

Hai fatto fatica a trovare il tuo editore?

All’inizio si. Ho impiegato circa un anno per trovare un editore che credesse in me e nel mio modo di scrivere e non chiedesse contributi per la pubblicazione. Sono passato per ben undici proposte di pubblicazione a pagamento pervenute dalle tante case editrici sparse per il Paese, tanto da indurmi a soprassedere momentaneamente e a tentare con i Concorsi letterari. Poi è arrivata la proposta della Faligi e ho accettato il loro contratto.

Hai un agente letterario?

No. Anche perché la mia casa editrice ha, come sua politica editoriale, la caratteristica di tradurre i libri in altre lingue e proporli così anche ad un mercato estero.

Parlami della trama del tuo primo libro?

“Il Disagio dell’Anima” è la storia d’amore di due giovani innamorati, Paolo e Francesca, vissuta durante gli anni ’70 e bruscamente interrotta da cause indipendenti dalla loro volontà. Il distacco procurerà ad entrambi un profondo disagio interiore durato vent’anni, che solo la stesura di un romanzo, che racconta la loro storia, potrà aiutare a superare, realizzandoli ad una maggiore consapevolezza interiore. L’opera appartiene al genere esistenziale – romantico, con spunti riflessivi su temi essenziali quali l’Amore, l’Amicizia e la propria crescita spirituale utilizzando come mezzo la scrittura.

Ti piace concedere interviste?

Penso di si. Con voi è la prima intervista che faccio.

Che rapporto hai con i tuoi lettori?

Per ora sono in contatto con loro e con chiunque richiede spiegazioni tramite Facebook ed email personale. Fra non molto sarà attivato dalla Faligi un mio sito personale http://www.ildisagiodellanima.com tramite il quale potrò discutere in maniera più diretta con i miei lettori.

Che strumento di scrittura preferisci, bic, computer?

Sicuramente il computer. Offre molte opportunità, quali la correzione in tempo reale del testo, l’impostazione dei caratteri, dei paragrafi e degli stili di scrittura. E poi si risparmia carta, che è ecologicamente corretto.

Parlami della tua città la utilizzeresti come scenario dei tuoi libri?

Salerno è una bella cittadina della Campania, relativamente tranquilla e vivibile e ben amministrata. L’ho utilizzata come scenario sia nel primo romanzo “Il Disagio dell’Anima” che in parte nel secondo libro.

Ti piace lo scrittore turco Pamuk ?

Non ho mai letto libri di Pamuk. So solo che è stato insignito del Premio Nobel per la Letteratura.

Quanto c’è di autobiografico nei tuoi libri?

Penso che qualsiasi libro contenga sempre materiale autobiografico. Nel mio caso, essendo un genere esistenzialista, ci sono sicuramente dei riflessi autobiografici nei miei libri. Per poter descrivere uno stato d’animo, un pensiero, una riflessione interiore, è necessario averli vissuti almeno in parte.

Come ti documenti usi internet, frequenti biblioteche?

In passato ho frequentato la Biblioteca della mia città. Oggi uso prevalentemente internet per documentarmi.

Per un ragazzo del sud è più difficile fare lo scrittore?

Non penso. Forse quello che manca ad una piccola cittadina del Sud è il contatto con altri scrittori tramite i centri culturali, che da noi sono un poco carenti. Il confronto con altri scrittori ritengo sia essenziale per una maturazione in questa arte. Però oggi c’è internet che offre grandi possibilità di contatti.

Hai un blog, un sito, scrivi per riviste on line?

Come già accennato il mio sito è http://www.ildisagiodellanima.com e poi ho una mia pagina su Facebook, dalla quale ricevo molte informazioni da Biblioteche e centri culturali.

Cosa pensi dei ghost writer?

Penso che sia un ruolo adatto ai professionisti della scrittura. Sono del parere però che un libro debba essere interamente scritto dal suo autore e solo al massimo revisionato da qualcun altro.

Che tipo di lettore sei? Inizi a leggere tanti libri alla volta magari non finendoli o ti soffermi su uno solo per volta magari rileggendolo più volte?

Generalmente leggo un libro alla volta, anche perché se il testo è scritto bene e mi prende veramente allora lo leggo nel giro di pochi giorni. A volte è capitato di interrompere una lettura per intraprenderne un’altra, ma in linea di massima i due testi erano strettamente collegati tra di loro.

Quanto contano i sentimenti nei tuoi romanzi?

Moltissimo. I miei romanzi parlano sempre d’Amore , l’Amore romantico, quello con la A maiuscola. C’è sempre una storia d’Amore nella trama di un mio libro, anche se il tema è differente, come è capitato nel secondo romanzo.

Hai mai letto Italo Svevo?

Certamente! Ho letto Una vita, Senilità e La Coscienza di Zeno. Di questo autore mi piacciono molto i monologhi interiori dei suoi personaggi.

:: Recensione di “Tokyo noir. Chi semina odio raccoglie vendetta!” di Kenzo Kitakata (Fanucci 2009) a cura di Giulietta Iannone

11 settembre 2009
tokyo noir

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Questa breve recensione è in assoluto la prima recensione che ho scritto, quando ancora pensavo che non ne avrei scritte molte. Un po’ perchè preferisco intervistare gli scrittori che dare giudizi sui libri, e un po’ perchè è un mestiere niente affatto facile. Rileggendola è molto breve e naïf, ma forse non era così male, dà davvero un’idea del libro di cui parlo. Kitakata è una sorta di Chandler nipponico, non mi pare l’abbiano più pubblicato in Italia, dato la sua vasta produzione. Meriterebbe di essere tradotto dal giapponese. Un vero peccato. 

Piove su Tokyo mentre si consumano le vite dei personaggi di questo torbido noir del magistrale Kenzo Kitakata. Da un lato Kazuya Takino un ex killer della yakuza che si è rifatto una vita gestendo un piccolo supermarket di periferia specializzato in generi alimentari e prodotti per la casa in compagnia della moglie Yukie. La vita sembra scorrere monotona e noiosa ma non si sfugge al proprio passato e quando una ricca compagnia desidera mettere le mani sulla sua proprietà e incarica un suo uomo di sbarazzarsi di lui la tentazione di farsi giustizia da sè è troppo forte per resisterle. Dall’altro il destino e il detective Takagi, detto “il cane bianco” per la sua capigliatura candida, un pluridecorato eroe vecchio e stanco ma sempre in cerca di nuove medaglie con la sua eterna sigaretta tra le labbra e un’ ossessione. E’ una storia di agguati, di inseguimenti, di lotte tra bande rivali, di sparatorie, di cieca violenza senza riscatto. Una storia dove non ci sono eroi e la vendetta sembra essere la sola legge a regnare. Scrittura ruvida e cupa anche se a tratti venata di raffinata poesia. Ritmo serrato, finale strepitoso. Traduzione dall’inglese di Paolo Falcone.

Kenzo Kitakata 北方 謙三 è uno dei più famosi autori giapponesi di hardboiled. E’ stato Presidente dell’associazione Japan Mistery Writers Association dal 1997 al 2001. Ha scritto più di cento libri. Tradotti in inglese, i suoi romanzi hanno riscosso un grande successo negli Stati Uniti. Kitakata ha vinto numerosi premi, tra cui il Japan Adventure Writing Association Award (1982), lo Yoshikawa Eiji Award for Fiction (1983), il Japan Mistery Writers Association Award (1983, per Tokyo noir), il Bungei Award (1985) e lo Shiba Ryotaro Award (2005).

Source: preso in biblioteca.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Intervista a Matteo Grimaldi

11 settembre 2009

Parlaci di te come ti sei avvicinato alla scrittura?

 

Inconsapevolmente da molto piccolo. Avevo una Olivetti verde e scrivevo storielle che col senno di poi definirei penose. La consapevolezza non è arrivata matteogrimaldineanche quando si è trattato di decidere l’università. Alla fine ho scelto Informatica all’unico scopo di farmi comprare un computer dai miei, per scrivere. Sì, erano altri tempi.

 

Raccontaci la trama del tuo primo libro “Non farmi male”.

 

Non farmi male è una raccolta di racconti che esplorano il dolore nelle sue forme più ingiuste, quelle che rovinano la vita. Ho voluto rendere protagonisti personaggi indifesi: adolescenti, bambini che non possono difendersi perché non sanno farlo.

 

Per il secondo Supermarket24 è successo un disguido con l’editore che cosa in pratica?

 

Un piccolissimo dettaglio. L’editore ha chiuso. L’unica fortuna sta nel fatto che abbia preso la decisione un paio di settimane prima che uscisse Supermarket24. Questo mi ha permesso di ricominciare a proporre un libro comunque ancora inedito. Se fosse uscito, nessun editore l’avrebbe mai più ristampato.

 

Che rapporto hai con i tuoi lettori?

 

Con qualcuno ho stretto belle amicizie. Ci sentiamo spesso e parliamo di tutto, anche di libri, per niente dei miei. Preferiamo confrontarci su altro.

 

Hai amici scrittori?

 

Ne ho conosciuto qualcuno, amici è una parola grossa.

 

Quali sono i tuoi libri preferiti?

 

Mi piace la narrativa italiana. De Carlo, Ammaniti, Isabella Santacroce, Calvino. In questo periodo sto riscoprendo il gusto dei classici. Anna Karenina mi ha conquistato. Poi l’opera omnia di Marquez, e Delitto e Castigo imperdibile.

 

Leggi molto?

 

Prima di più. Mi piacerebbe tornare ad avere pomeriggi interi per potermici dedicare.

 

Parlaci della tua città.

 

mattgrimDi L’Aquila non si dovrebbe mai smettere di parlare. La sorte l’ha punita. Siamo stati davvero tanto sfortunati. Chi non ha perso tutto sta cercando e trovando la voglia non solo di sopravvivere, ma di costruire, nel tempo, la L’Aquila di domani, quella per i giovani del futuro. E’ una battaglia che quasi certamente non vedrà vincitori. Questi piccoli uomini e donne di montagna non avranno neanche il tempo per godersi i primi frutti; sono loro i veri eroi.

 

Hai un blog La stanza del Matto parlacene.

 

E’ un luogo socialmente inutile. Un diario estemporaneo senza tema, con la tendenza, talvolta inopportuna, a sdrammatizzare tutto.

 

 Ti piace Murakami?

 

Mai letto. Stavo per acquistare L’elefante scomparso ed altri racconti, poi non l’ho fatto. Se avessi saputo della domanda… Comunque rimedierò.

 

Frequenti premi letterari o concorsi, ne hai mai vinto uno?

 

Ho partecipato a quattro o cinque concorsi, ne ho vinto uno col racconto Cemento, contenuto in Non farmi male. In quell’occasione fui contentissimo, continuo comunque a non sentirmi affine ai concorsi, che tendono  a premiare stili molto accademici. Io punto su altro.

 

 

 Ti hanno proposto di pubblicare i tuoi libri a pagamento?

 

Ne ho appena ricevuta una via e-mail di queste proposte. Non ho mai pubblicato a pagamento e mai lo farò. Non è un giudizio di merito sugli autori che ci stanno e sugli editori che adottano questa politica. E’ che pagando avrei la sensazione di essermela comprata, la pubblicazione. Di conseguenza crollerebbe la certezza della qualità dei miei scritti. Mai darei in pasto al pubblico un’opera della cui qualità non sia certo. Il fatto che un editore ci metta i propri soldi è una buona garanzia e puoi star certo che quell’editore farà del suo meglio perché, per guadagnarci, o almeno recuperare le spese, il libro deve venderlo.

 

Faresti mai il ghost writer?

 

Se mi dessero molti soldi, perché no!? Non è proprio il massimo artisticamente parlando, e mi provocherebbe una certa rabbia scrivere libri e vedere in copertina il nome di qualcun altro. Però cos’ha la professione di ghost writer di tanto peggio del Mc Donald’s dove lavoro, per esempio?

 

Trovi più difficile scrivere i dialoghi o delineare i personaggi?

 

Se sono ispirato non trovo difficoltà, in generale. Se non sono ispirato lascio perdere.

 

Definiscimi il talento.

 

Fosse semplice. Quello di cui sono abbastanza sicuro è che non puoi non accorgertene. Quando il talento c’è ti arriva dritto in faccia, ma non è l’unica componente da valutare, e direi neanche la più importante.

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Ti piace concedere interviste?

 

Mi piace che qualcuno si interessi a quello che faccio, sì.

 

Faresti mai tour promozionali dei tuoi libri come si usa in America?

 

Con Non farmi male abbiamo giracchiato per l’Italia facendo dieci presentazioni. Abbiamo bei progetti anche per Supermarket24 che uscirà a novembre. Proviamo a raddoppiare. Credo sia importante cercare occasioni per promuovere i propri lavori, per confrontarti con i tuoi lettori.

 

Parlami del tuo rapporto con il successo.

 

Non lo conosco. Ci ignoriamo, per ora. Siamo entrambi molto superficiali e quindi abbiamo deciso che ci siamo antipatici senza esserci mai incontrati, questione di pelle; questo ci basta per non voler avere rapporti.

 

Cosa stai leggendo attualmente?

 

Cent’anni di solitudine e i racconti di Poe.

 

Hai mai scritto poesie?

 

Sì, qualcuna l’ho anche pubblicata. Anche se sono riluttante a farlo, perché trovo che quella della poesia sia una dimensione così intima e difficilmente apprezzabile che debba restare propria. La maggior parte di quelle che oggi vengono definite poesie, dagli stessi autori che l’hanno scritte, non sono altro che frasi banalissime, incolonnate pure male che servono a riempire diari e blog.

 

Hai un agente letterario?

 

No, preferisco vedermela da solo, almeno finché riesco.

 

Parlami del tuo metodo di scrittura.

 

Non ho un metodo. Scrivo a scene. Vedo una scena, dei personaggi, li sento parlare, mi metto lì e scrivo. Dove poi mi porterà, se sarà una storia capace di camminare sulle proprie gambe oppure finirà nel cestino come tante, lo scoprirò alla fine.

 

Hai fatto fatica a trovare un editore per il tuo primo libro?

 

Sinceramente no. Molta più fatica a trovarlo per il secondo. C’è da dire che sono stato parecchio sfortunato perché il libro sarebbe dovuto uscire nel marzo scorso. Questa è la dimostrazione che non mollare da qualche parte ti porta, se te lo meriti.

 

Vai in tv, conosci Booksweb tv?

 

Ho partecipato a qualche trasmissione televisiva regionale. Costanzo non l’ho mai conosciuto, insomma. Booksweb certo che la conosco, magari un giorno capiterà di incrociarci.

 

 

Quale è il libro più divertente che hai letto?

 

A me I love shopping ha fatto molto ridere, ma anche Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire. Melissa P dovrebbe buttarsi sul comico.

 

Frequenti le fiere del libro di Torino e Francoforte?

 

Sono tre anni che mi riprometto di andare a Torino e alla fine non riesco mai. Magari il prossimo è quello buono.

 

Insegneresti scrittura creativa?

 

La scrittura creativa non si insegna. Sono sufficienti le elementari, a mio parere.

 

Ti piace Giorgio Faletti?

 

Mi piace di più Julia Roberts. A parte gli scherzi di Faletti ho letto Io uccido e pur non trovandolo eccelso mi ha abbastanza convinto, inducendomi ad acquistare Niente di vero tranne gli occhi che non mi è piaciuto per niente. Da allora mai più. La pecca di Faletti, a mio modestissimo avviso, è questa sua tendenza ad allungare il brodo rimpinzandolo di descrizioni, metafore che rassicurano i lettori sulla sua padronanza della lingua, ma per niente funzionali alla storia.

 

Faresti mai un book trailer?

 

Sì, mi piace l’idea di raccontare il libro attraverso immagini e voci.

 

Un saluto a tutti i lettori. Proteggete sempre i vostri angoli.

 

Sono del 1981 e vivo a L’Aquila. Non credo alle favole, ma ai piccoli passi sì. Mi piace definirmi “scrivente”, semplicemente uno che scrive. Il nove ottobre del 2006 è uscito il mio primo libro “Non farmi male”, edito da Kimerik, giunto alla terza edizione. Una raccolta di racconti dolorosi legati dal sottile filo di paura che accomuna i protagonisti di ogni storia. La paura che qualcuno distrugga la loro vita. Ho un blog: “La stanza del Matto” che aggiorno con tutto quello che mi accade, sempre visto da un’angolazione visionaria e scanzonata; un luogo in cui la follia è considerata la migliore delle qualità.
Inoltre, da febbraio 2009, curo la rubrica “4 Chiacchiere (contate) con…” (http://www.sololibri.net/public/spip.php?rubrique=8), in cui sono raccolte interviste informali ad autori più o meno noti
Presto in libreria il mio nuovo romanzo Supermarket24