Archive for the ‘Uncategorized’ Category

.: Intervista con Matteo Di Giulio

15 ottobre 2009

introCiao Matteo, benvenuto su Liberidiscrivere. Raccontaci qualcosa di te i tuoi studi, il tuo background. Presentati ai nostri lettori.

Ciao, mi chiamo Matteo Di Giulio, nato e cresciuto a Milano. Impiegato per vivere, scrittore per passione. Dopo gli studi classici e un misero tentativo universitario, ho iniziato a scrivere occupandomi di cinema, una delle mie grandi passioni. Anni di gavetta mi hanno portato, con il tempo, a maturare un mio stile nella saggistica. Ma nel cuore di lettore c’era il desiderio non troppo nascosto di provarci con la narrativa. Mi ci è voluto tanto tempo prima di affinare gli strumenti e di sentirmi pronto. Ora che il primo tentativo è andato in porto spero di non fermarmi.

Innanzitutto critico cinematografico ed esperto di cinema asiatico. Hai scritto molti saggi e curato libri come “Non è tempo di eroi. Il cinema di Johnnie To” Quanto ha influito il cinema orientale sul tuo stile narrativo, umori, atmosfere, velocità, amore per i colpi di scena, romanticismo decadente?

Il mio romanzo non è molto cinematografico, devo dire. Non se consideriamo altri stili che oggi si vedono: rapidi, taglienti, con un taglio narrativo che ricorda le inquadrature veloci del cinema. Ho preferito che trasparisse la riflessione attorno al protagonista e al suo mondo. In questo senso siamo più dalle parti del polar, o del cinema giapponese, volendo restare in Oriente, sicuramente lontani mille miglia dall’irruenza dei registi di Hong Kong, la cinematografia su cui mi sono formato criticamente. Credo inoltre che mentre scrivi non ci siano influenze dirette e ponderate che ti possano portare in una direzione specifica; perché in questo caso non sarebbe una mia storia, ma una storia riletta come se fossi qualcun altro. A posteriori, rileggendolo, mi piace pensare soprattutto a Henning Mankell e a una certa tendenza introspettiva, non per questo non votata all’azione, del noir nordico.

Scrivi su “Film tv” il migliore settimanale del settore. Cosa hai imparato in questi anni? Un bilancio della tua esperienza giornalistica. 

L’esperienza di saggista è stata fondamentale. Mi ha permesso di maturare uno stile mio, di prendere confidenza con la scrittura e di percorrere a tappe un percorso stimolante. Ricordo con grande piacere tutte le testate per cui ho scritto e tutti i libri a cui ho preso parte. Probabilmente chi mi ha insegnato di più, facendomi sudare sette camicie, è stato Alberto Pezzotta, per esempio quando ho collaborato con Il Mereghetti. Scrivere recensioni complete in 800 battute è una sfida, rivedere ogni singola parola e limare ogni frase mi ha insegnato molto su concisione, chiarezza e necessità di colpire il bersaglio senza uscire di strada.

Parliamo del tuo brillante esordio narrativo “La Milano d’acqua e sabbia”, per Fratelli Frilli editore. LA tua Milano non ha niente a che vedere con la Milano da bere, ma è caratterizzata da atmosfere cupe, speculazioni edilizie, eroi che non lo sono del tutto pieni di dubbi e incertezze. La tua Milano è un gigante dai piedi d’argilla? Una città piena di oscuri labirinti dove niente è del tutto bianco o nero?

Questa è la Milano di oggi, la città di tutti i giorni, quella che vedono i lavoratori, gli studenti, le mamme, i pensionati. È una metropoli ben diversa da quella spacciata dai proclami politici: una città di facciata, in cui si parla solo di Expo, grafici di mercato, moda e il dio denaro. Ma dove si vive male, perché la gente non si guarda in faccia. Riqualificare interi quartieri per abbellirne la facciata dovrebbe essere un primo passo per migliorare i quartieri, non un punto d’arrivo. Lontano dal centro ci sono periferie abbandonate a se stesse, edilizia popolare che sta cadendo a pezzi, scarsa integrazione tra italiani e immigrati. Paradossalmente, poi, è proprio nelle zone con alto tasso di stranieri che si vive meglio, dove la gente sorride invece di essere indifferente e dove la vita è alla portata di ogni tasca. Milano è un gigante con i piedi d’argilla, ed è anche un Giano pieno di contraddizioni. In queste contraddizioni si muovono personaggi, come l’ispettore che ho creato, che inevitabilmente sono corrosi dai dubbi.

Sempre riferendoci ai temi trattati in “La Milano d’acqua e sabbia” c’è una sorta di rabbia, di spirito di denuncia che ti accomuna a scrittori come Roberto Saviano, è una scelta voluta?

Inizialmente non pensavo di scrivere una storia di denuncia sociale, pur volendo che il tema del rispetto ambientale fosse presente. Strada facendo il personaggio è cresciuto da solo, iniziando a convogliare in sé le istanze mie e di chi conosco. Leggere il giornale ogni mattina è un ottimo specchio per riflettere sui nostri tempi. La naturale conseguenza dello stress, delle frustrazioni, del porsi delle domande si è materializzata sulla carta. Mi piacerebbe avere la competenza e la credibilità di Saviano, ma al momento non vedo grandi punti in comune. Lui svolge un lavoro fondamentale nello smascherare dei problemi giganteschi, io mi limito a raccontare delle storie, che spero siano verosimili ma anche interessanti. Il distacco con il mio passato di saggista è piuttosto netto, anche se ammiro profondamente chi riesca a coniugare in un’unica soluzione più aspetti, più generi, più umori.

Milano è una città piena di tante solitudini nascoste da una patina scintillante di benessere. Sei d’accordo con questa definizione? La condividi?

Purtroppo sì, devo dirmi pienamente d’accordo. Sta diventando una metropoli alienante, con una mentalità ancora paesana, molto limitata dal pregiudizio collettivo. Il benessere è sempre più per pochi; con la scusa della crisi e il precariato il divario tra i ceti sociali si sta ampliando a dismisura.

Come sei arrivato alla pubblicazione è stato un percorso travagliato o una combinazione di eventi propizi?

Posso dirmi fortunato. Ho mandato il manoscritto a una decina di editori che conoscevo in veste di lettore. Dopo una settimana è arrivata la prosposta di Frilli, una proposta concreta e con dietro l’idea di investire nel progetto. Non potevo rifiutarla e non me ne sono pentito. Prima di inviare il mio lavoro avevo fatto, per evitare le fregature di cui si legge ovunque, una lunga ricerca su internet. Per me, da principiante, la rete ha offerto un sostegno imprescindibile per capire come muovermi.

Il tuo stile ricorda Scerbanenco, per ambientazioni e atmosfere e scavo psicologico, ti lusinga il paragone? E’ un tuo maestro letterario? La sua Milano di “I milanesi ammazzano al sabato” è tanto diversa dalla Milano contemporanea?

Ti ringrazio per il paragone con il grande Scerbanenco, per me è un onore e so bene di essere molto lontano dai suoi vertici. Ho ancora tanto da imparare. Mi piace molto il modo in cui lui rivestiva di poesia i suoi periodi, è molto differente dal tipo di scrittura che si adotta oggi per i generi: ora si chiede uno stile più secco, più asciutto, più incalzante. Più giornalistico, probabilmente. La sua Milano è piena di zone d’ombra, come la mia e come la grande maggioranza delle città, ovunque. Non è un caso che il noir stia proliferando, nasce da una precisa necessità di fotografare in maniera alternativa, rispetto alla cronaca, ciò che ci circonda.

Il personaggio di Gianluca Fedeli è graffiante e controverso. Ha caratteri autobiografici, o meglio ti sei ispirato per crearlo a persone reali?

È in parte autobiografico, racchiude in sé molti aspetti della mia vita. Mi ha facilitato, nell’identificazione con il personaggio, ricorrere alla prima persona. Il carattere ha però anche diversi aspetti che ho tratto da persone che conosco. Alla fine è un trentenne medio, stressato, sempre sotto pressione, che corre per la città,  lavora troppo e mangia male. Un milanese qualsiasi, insomma, con la mamma con il fiato sul collo e i problemi di tutti i giorni. La mia intenzione era creare un personaggio credibile, l’unico modo per farlo era ispirarmi a ciò che conoscevo in direttamente.

Gianluca Fedeli e le donne. Sotto la scorza da duro e cinico è un sentimentale? Che rapporto ha con l’altra metà del cielo?

Un rapporto infelice. Non le capisce, non è capito da loro e puntualmente quando prende una decisione, convinto che sia quella giusta, sbaglia. La sua tendenza all’errore, quando si tratta di rapporti – sentimentali, o a un livello più generale, umani – è direttamente proporzionale all’oceano di dubbi che lo assilla. Viviamo nella società dei social network, dello speed dating, delle chat. Una persona giovane è costretta dalla società a vivere di corsa tra gli aperitivi, l’alcol, i rapporti consumati in fretta. Che prospettive si hanno di trovare stabilità emotiva in tutto questo caos?

Ci sarà un seguito o non prevedi di creare una serie incentrata sul personaggio di Fedeli?

Mi sono reso conto dopo aver finito il romanzo di aver altro da far dire al personaggio. Così è nato il seguito, ancora più cupo, si intitola provvisoriamente Frammenti di tenebra e prima o poi vedrà la luce. Sto dando gli ultimi ritocchi al manoscritto proprio in questi giorni. Credo di voler proseguire con il personaggio, ma non voglio farne un protagonista seriale all’infinito, quindi prima o poi, come nelle miniserie televisive, verrà il momento di mettere la parola fine. Nel frattempo sto lavorando anche ad altri personaggi, non voglio fossilizzarmi su un unico punto di vista.

Quali sono le tue letture preferite, gli scrittori che ti hanno più influenzato? 

Sicuramente l’hardboiled americano, classici senza tempo come Chester Himes, Lawrence Block, Dashiel Hammet o Mickey Spillane. Cerco di leggere il più possibile, amo le storie, non solo noir, e mi piace scoprire nuovi autori. Apprezzo molto lo stile di Ellroy e, in Italia, di Simone Sarasso, che riesce a parlare della nostra storia rendendola avvincente: è una dote non comune. Mi ha molto divertito la follia metaletteraria di Jasper Fforde, e mi ha commosso il parlare di sé messo in atto da Cristiano Cavina con I frutti dimenticati. Credo per scrivere occorra prima di tutto leggere, tanto e diversificare i propri interessi. La varietà senza pregiudizi è il miglior modo per mettersi in discussione, continuamente. Tra gli ultimi romanzi letti che mi sento di consigliare ci sono Il libro nero del mondo di Gabriele Dadati, Lo scommettitore di Remo Bassini, Ruggine di Stefano Massaron, La banda Bellini di Marco Philopat.

genova4C’è un esordiente che ti ha particolarmente colpito che consiglieresti di leggere ai nostri lettori?
 

In ambito noir direi Massimo Cassani con Sottotraccia, uscito per Sironi. In ambito non giallo consiglio invece L’insolita rumba di Biagio Autieri, che parla di un’altra Milano rispetto alla mia, ma con il cuore in mano.

Scrivi anche racconti? Inediti o pubblicati? Ce ne vuoi parlare?

Ho iniziato proprio scrivendo racconti. Sono un’ottima palestra per sperimentare, per inventare, una fucina per le idee. Purtroppo in Italia non funzionano, commercialmente, a meno di avere un grosso nome o di far parte di un’antologia con un tema forte di fondo. Spero che la tendenza possa invertirsi. Due miei racconti sono stati pubblicati, su due antologie: Uomini e donne: maneggiare con cura (9muse) e Macchemù (Giulio Perrone). Nessuno dei due è un racconto noir: in particolar modo sono legato a Il ragazzo cyborg, su Uomini e donne, perché ho cercato di fondere registri molto diversi come il mélo e la fantascienza, e un finale ugualmente cupo. Anche lontano dal poliziesco non riesco a essere del tutto ottimista. Un mio racconto sarà incluso in una antologia di prossima pubblicazione per Frilli, lì tornerò a essere molto cattivo!

Per essere così  giovane hai un curriculum di tutto rispetto, molti obbiettivi raggiunti altri all’orizzonte. Quali sono le tue aspettative, un sogno nel cassetto.

Continuare a scrivere, ad avere l’ispirazione per tirare fuori dal mio cassetto storie interessanti. Vorrei dirti farlo diventare un lavoro ben remunerato ma so quanto sia difficile in Italia per cui preferisco non pensarci. Sono una persona che pur pianificando i suoi progetti vive molto alla giornata. Per me è già un sogno essere qui a parlare del mio primo romanzo.

Raccontaci un evento bizzarro che ti è successo, un episodio che ti ha divertito o sconcertato.

A Milano c’è un bravissimo scrittore che si chiama Andrea Ferrari, pubblica per Eclissi. Siamo entrambi rasati, alti più o meno uguali, e quando io metto gli occhiali mi scambiano puntualmente per lui. A volte è imbarazzante, anche se ci ridiamo sopra. Siamo i gemelli del noir milanese. A novembre lo presenterò per l’uscita del suo ultimo romanzo, Milano muta, vediamo se sapranno riconoscere chi è il relatore e chi lo scrittore!

Ora raccontaci qualcosa che ti ha fatto davvero arrabbiare nel tuo lavoro o nella vita in genere.

Nella vita un milione di cose. Non è vera vita se non ci si arrabbia. Quello che mi fa arrabbiare, allora, è proprio l’apatia di chi vive con le masse, senza fermarsi ogni tanto a pensare con la propria testa. È uno spreco colpevole di intelligenza mascherato da scelta, ma scelta non è, bensi pragmatismo, moda, indifferenza, in nome di un quieto vivere che vuol dire poco. Sono per i sentimenti schietti, anche se esuberanti e burrascosi.

Se facessero una trasposizione cinematografica del tuo libro quale attore vedresti come protagonista e quale regista metteresti dietro la macchina da presa. Rigorosamente italiani.

Paolo Sorrentino alla regia. Ha un modo di girare che, ne sono certo, cambiarebbe completamente prospettiva alla storia. Mi piace l’idea di un secondo punto di vista che non coincida necessariamente con il mio. Una sua rilettura sarebbe un grande onore. Attore… non è facile perché io vedo Gianluca Fedeli chiaramente nella mia testa e si tratta di trovare un compromesso. Scelgo Giorgio Pasotti, ha il fisico e se ben diretto può essere una bella scommessa.

:: Intervista a Dave Zeltserman

14 ottobre 2009

Ciao Dave e benvenuto su Liberidiscrivere. Grazie per aver accettato la mia intervista. Racconta ai nostri lettori Italiani qualcosa di te. Chi ĆØ Dave Zeltserman?

Sono sposato, vivo nella zona di Boston, e per anni ho lavorato come ingegnere informatico. Ora sto cercando di guadagnarmi da vivere come scrittore.

PerchƩ hai deciso di diventare uno scrittore?

Quando ero più giovane mi interessava la matematica tanto che all’UniversitĆ  ho conseguito una laurea in Matematica e Scienze Informatiche. Tuttavia ho sempre letto molto e durante tutta la mia vita precedente ero sempre impegnato a scrivere dei racconti anche se non mi sarei mai aspettato che sarebbero state pubblicati. Ad un certo punto ho iniziato ad ottenere un certo successo nonchĆ© mi sono occupato più seriamente di scrittura, cosƬ ora questo ĆØ praticamente tutto quello che voglio fare.

Raccontaci qualcosa del tuo esordio. Ho letto che ti sei auto pubblicato un romanzo poliziesco su un detective privato intitolato ā€œIn His shadowā€. PerchĆ©?

ā€œIn His Shadowā€ non era veramente un romanzo poliziesco con protagonista un investigatore privato più che altro era una decostruzione del genere hardboiled, lo definirei un noir psicotico. Lo ho autopubblicato perchĆ© nessuno al momento era disposto a pubblicarlo e non era libero di farlo a causa di un accordo che MWA avevaĀ  a suo tempo con iUniverse. Avevo scritto due romanzi allo stesso tempo e ho pensato che potevo ottenere abbastanza consensi con questo per poi vendere i diritti del mio secondo libro ā€œBad Thoughtsā€.

Il tuo primo libro poi migliorato e intitolatoĀ  ā€œFast Laneā€ ĆØ stato pubblicato in Italia con il titolo ā€œL’occhio privato di Denverā€ per Meridiano Zero. Dicci qualcosa al riguardo. Odi cosƬ tanto i lieto fine?

Ti racconto cosa ĆØ realmente successo. Luca Conti scoprƬ ā€œIn His Shadowā€Ā  e gli piacque abbastanza da convincere la casa editrice Meridiano Zero a pubblicarlo, cosƬ ĆØ nato l’accordo di distribuzione con Meridiano Zero che detiene i diritti italiani di ā€œIn His Shadowā€. In seguito un fan di ā€œIn His Shadowā€ Allan Guthrie ha fondato negli Stati Uniti una piccola casa editrice che si chiama Point Blank Press e mi ha chiesto se poteva pubblicare il libro. Gli ho detto che per a me andava bene e cosƬ fu reintitolato Fast Lane. Ora dipende dai punti di vista ā€œFast Laneā€ può avere o non avere un lieto fine, ma mentre alcuni dei miei libri e dei miei racconti hanno un finale molto noir altri hanno un lieto fine o per lo meno un finale ottimista e molti dei miei racconti pubblicati hanno anche un lato spensierato.

Progetti con Fanucci Editore? Una edizione italiana per ā€œPariahā€?

Fanucci ha acquistato i diritti Italiani per ā€œSmall Crimesā€ che ĆØ stato pubblicato l’anno scorso da Serpent’s Tail ed ĆØ prevista la pubblicazione per gennaio 2010. La Radio lo ha definito uno dei migliori crime e mystery del 2008.

Raccontaci qualcosa su ā€œPariahā€. E’ un libro sulla mafia?

Anche ā€œPariahā€ ĆØ stato pubblicato da Serpent’s Tail, ed ĆØ il secondo di quelli che io chiamo trilogia noir ā€œdell’uomoĀ uscito di prigioneā€. ā€œSmall Crimesā€ ĆØ stato il primo e ā€œKillerā€ che sarĆ  pubblicato l’anno prossimo, sarĆ  il terzo. Tutti e tre i romanzi iniziano con un uomo pericoloso che viene rilasciato dalla prigione e poi seguono il viaggio noir che essi intraprendono.Ā  Ā In ā€œPariahā€ l’uomo ad essere scarcerato ĆØ Kyle Nevin, un pezzo grosso della mafia a sud di Boston, ed ĆØ fuori sia per desiderio di vendetta che per riabilitarsi. Il libro ĆØ fortemente influenzato dalla storia di Whitey Bulger e della Mafia a sud di Boston. E’ un libro molto esplosivo e sovversivo. Circa due terzi del libro prende una piega dura Ā di estrema sinistra in aree che sorprenderanno il lettore.

Johnnie Lane ĆØ un anti Marlowe?

Johnny Lane che ĆØ l’investigatore privato protagonista di In His Shadow/Fast Lane ĆØ più un anti-Lew Archer. E’ qualcuno che vuole essere disperatamente Lew Archer ma proprio non ci riesce. Non ĆØ una persona molto stabile.

Leggi altri scrittori contemporanei? Quali autori ti hanno influenzato di più?

Leggo molto. Alcuni dei miei scrittori preferiti sono DashiellĀ  Hammett, James M Cain, Charles Willeford, Mickey Spillane, Dan Marlowe, Rex Stout, Ross Macdonald, e Jonathan Latimer solo per citarne alcuni, ma ho letto anche scrittori più contemporanei, e il mio favorito tra gli scrittori di gialli ĆØ Derek Raymond. Sono anche un grande fan di Donald Wastlake, Lawrence Block, e Elmore Leonard. Per quanto riguarda le mie influenze, Jim Thompson ĆØ stato un grande basti vedere come ha infranto le regole con i suoi libri e mi ha insegnato che potevo fare lo stesso, ĆØ stato dopo aver letto i suoi ā€œHell of a womanā€, ā€œPop e ā€œSavane Nightā€ che ho visto come avrei potuto rielaborare il mio primo tentativo di romanzo (In His Shadow) in qualcosa in cui ho trovato la mia voce e che avrebbe funzionato. Ad un certo livello sono probabilmente influenzato da tutti i grandi scrittori che ho letto, ho imparato da ciascuno di essi.

Qualche progetto di film tratto dai tuoi libri?

Costantin Film e Impact Picture che sono i ragazzi che hanno fatto i film di Resident Evil, stanno attualmente sviluppando in un film un mio libro di prossima pubblicazione, ā€œOutsourcedā€, con lo stesso titolo.

Sei uno scrittore statunitense. Ti piacciono i libri crime europei?

SƬ, Derek Raymond, e la sua serie di romanzi sono tra i miei preferiti. Ho anche amato ā€œRagionevoli dubbiā€ di Gianrico Carofiglio, che ĆØ stato uno dei miei libri preferiti quando uscƬ nel 2007. Sono anche un gran fan di ā€œCriminiā€ una raccolta di racconti brevi polizieschi italiani tradotti in inglese.

Scrivi anche racconti o solo romanzi?

Entrambi. Ho pubblicato molti racconti brevi, e cinque romanzi con ā€œPariahā€ e ā€œBad Karmaā€ che saranno pubblicati in ottobre e con altri quattro la cui pubblicazione ĆØ programmata entro un anno e mezzo.

Cosa stai leggendo in questo momento?

Ho appena riletto Red Harvest, The Curse Dain, e tutti i racconti brevi Continental Op.

Raccontaci qualcosa della tua Boston.

Vi racconterò di due Boston diverse, quella che esisteva quando ero ragazzo e quella di oggi. La Boston nei primi e tardi anni 70 era più dura e più violenta di quanto lo sia oggi, ma aveva anche negozi di libri usati e grandi cinema. Oggi Boston ĆØ una cittĆ  completamente diversa. Un sacco di denaro ĆØ stato investito in questi ultimi vent’anni per rivitalizzarla. Un quartiere in cui c’erano i topless bar ora ĆØ pieno di ristoranti di lusso. L’area del canale a Sud di Boston che era occupata da nightclub molto squallidi Ā ĆØ ora piena di grattaceli e di costosissime proprietĆ  lungomare. CosƬ mentre di oggi ĆØ un area molto più ricca con ristoranti alla moda non ha più i negozi di libri usati e i grandi teatri dove davano vecchi film come in passato. Ma ha mantenuto un certo fascino nel North End come in alcuni luoghi storici.

Qual ĆØ il migliore consiglio che hai ricevuto sulla scrittura e sull’attivitĆ  editoriale?

Okay, ma questo vale per gli scrittori americani, solo perchĆ© non so com’è per gli scrittori europei. Questo consiglio ĆØ stato dato in un episodio recente di ā€œCalifornicationā€ ma ĆØ anche qualcosa che si sente spesso tra gli scrittori che sono stati in attivitĆ  per un po’. Se non c’è alcun modo per smettere di scrivere, scrivete. Questo ĆØ un mestiere duro,Ā  dove devi accettare tanti rifiuti, tanta casualitĆ  e devi avere tanta pazienza. Le probabilitĆ  di sfondare sono molto poche. Ora se la scrittura ĆØ per voi una ragione di vita come lo ĆØ per me continuate pure a scrivere. Ma se tu puoi smettere ti risparmierai un sacco di angosce e frustrazioni.

Hai un agente letterario?

Si

Ti piace Ross Macdonald? Ti ha influenzato?

Ho letto tutti i libri di Ross Macdonald quando ero al liceo. Ho amato tanto questi libri, ha svelato tutti i peccati nascosti della middle class americana. Mi ha sicuramente influenzato durante la stesura di Fast Lane, ma probabilmente non in tutti gli altri miei libri. Anni dopo aver scritto Fast Lane ho letto l’ultimo romanzo di Lew Archer di Ross Macdonald a cui stava lavorando prima della sua morte, e le analogie con Fast Lane sono state sorprendenti.

Cos’è per te la libertĆ ?

Penso che dovrei essere un filosofo per poter rispondere a questa domanda e purtroppo mi intendo solo di matematica e scienze informatiche.

Cosa stai scrivendo in questo momento?

Ho appena finito un romanzo di cui sono molto entusiasta. E’ un qualcosa di completamente diverso per me una rivisitazione della storia di Frankenstein dal punto di vista del mostro. In questo libro il mostro ĆØ un personaggio eroico ma tragico e Victor Frankenstein ĆØ un personaggio depravato sotto l’influenza del marchese De Sade. Ho trascorso un sacco di tempo ricercando materiale sulla storia europea del tardo 18°secolo e sono molto contento del modo in cui ĆØ riuscito il libro. Il mio agente ĆØ in fase di vendita e io sono ottimista, speriamo, Ā anche se New York sta comprando molto poco di questi tempi.

Qualche consiglio per gli aspiranti scrittori?

Ripeto come sopra. Se volete scrivere dovete armarvi di pazienza e persistenza. Di molta di entrambe.

Ti piace Cornell Woolrich? Ti ha influenzato?

Ho da poco letto il mio primo Woolrich una ristampa recente di Fright. La scrittura ĆØ a volte un po’ troppo sopra le righe per i meiĀ  gusti ma il libro mi ĆØ piaciuto anche se ho avuto più volte la tentazione di smettere di leggerlo. E’ molto scuro e tetro.

Hai scritto molti libri nella tua carriera. Quale preferisci?

Senza dubbio ā€œPariahā€ĆØ il miglior crime che ho scritto. Molto scuro, molto esplosivo, molto sovversivo. E penso sia diverso da tutti gli altri romanzi crime che ho visto. Ho ricevuto una nota piacevole l’altro giorno da un editore tedesco che ĆØ rimasto veramente preso da questo libro e quello che mi ĆØ piaciuto molto che non ha trovato il libro over the top ma proprio sul bordo ed era quello che volevo fare.

I tuoi libri sono scuri, amari, violenti. Hai senso dell’umorismo? Raccontami una barzelletta.

Il Washington Post ha detto a proposito di Small Crimes: ā€œLa trama di Small Crimes ĆØ un qualcosa di assoluta bellezza, eccessivo ma ingegnosamente contorto, e intriso di un rivestimento lucido di umorismo nero.ā€ Anche se io non scrivo romanzi comici penso che molti critici e lettori hanno trovato i mie libri pieni di umorismo nero. Ti faccio un esempio di umorismo infantile tratto da Fast Lane che il mio editore mi aveva chiesto di togliere ma che io ostinatamente ho insistito perchĆ© restasse. Johnny Lane spara ad un uomo, e mentre sta morendoĀ  l’uomo lo implora di chiamare un medico. Lane gli dice: ā€œOkey, tu sei un dottoreā€. Non ĆØ divertente?

:: Intervista con Carlo A. Martigli

13 ottobre 2009

Grazie Carlo di aver accettato la mia intervista e innanzitutto benvenuto. Presentati ai nostri lettori. Chi è Carlo A. Martigli?

Un uomo con due grandi passioni, leggere e scrivere. La prima rende liberi, la seconda felici.

Sei nato a Pisa ma presto ti sei trasferito a Livorno.Ora vivi a Rapallo e Bologna  Parlaci della tue città. Due motivi per cui le ami e due motivi per cui ti rattristano.

Rapallo la amo d’inverno quando dalla finestra di casa mia sento solo il respiro del mare, mentre d’estate sento soprattutto il kunz kunz degli impianti stereo delle auto dei vacanzieri. Bologna è invece viva e feconda, d’estate e d’inverno, calda nei cuori ma gelida fuori. 

Studi classici, una laurea in filosofia del diritto, una carriera in banca poi d’improvviso scrittore. Come è maturata questa tua scelta? Amavi scrivere fin da ragazzo? O è un amore tardivo?

Ho sempre amato scrivere. A 19 anni scrivevo per Il Tirreno di Livorno, mi offrirono di fare i 18 mesi di praticantato ma vicende familiari mi obbligarono a impiegarmi. Succede nella vita.

Da toscano avrai sicuramente un acuto senso dell’umorismo, raccontaci una barzelletta, la più divertente che conosci.

Le barzellette vanno raccontate a voce, sono come un testo teatrale. Rendono poco nella lettura. Al massimo posso dirti che “credere nella superstizione è stupido ma porta male”.

Quali sono state le tue prime letture? Hai amato i libri di Salgari, l’Odissea , l’Iliade, Plinio il vecchio?

Salgari è stato un maestro e un compagno di viaggio, così come Jules Verne. A Plinio preferivo Cesare e mi dilettavo con Aristofane. Dell’Iliade imparavo dei pezzi a memoria, mi mettevo davanti allo specchio e li recitavo immaginandomi nei panni dei vari eroi, brandendo righelli come fossero spade

Parliamo del tuo debutto letterario “Due castelli e gemelli” del 1995 favole in rima Giunti Editore. Come ti sei avvicinato alla narrativa per ragazzi? Hai amato Gianni Rodari?

L’ho fatto per mia figlia Sofia che da piccola, due o tre anni rideva come una matta quando mi inventavo delle rime. Così ho scritto due favole lunghe in perfetti endecasillabi con rima AA BB CC etc. Non tanto perché li leggessero i bambini quanto lo facessero i genitori, per educarli a stare con i figli. Luzzati lesse per puro caso le bozze e volle a tutti i costi essere l’illustratore di questo libro, un vero evergreen. Di Rodari ricordo una frase che più o meno suonava così: “con la poesia si possono comunicare cose che con la prosa è impossibile”

Dal 1997 sei iscritto all’albo dei giornalisti. La scrittura è diventata la tua vita. Quali sono le doti e le qualità di un buon giornalista? Senza entrare nella polemica attuale se in Italia c’è o no libertà di stampa, ti sei trovato mai davanti ad un redattore capo che ti sconsiglia di pubblicare un determinato articolo?

Ho sempre scritto tutto quello che mi è parso. E ho anche pagato per questo. Avevo una rubrica su un importante magazine e all’epoca, da esperto di finanza, facevo le pulci alle società che entravano in borsa, a mio avviso per fregare la gente con la complicità delle banche. Il direttore mi levò l’incarico perché alcune di quelle società o loro sodali avevano minacciato di levare la pubblicità dalla rivista. Oggi non c’è pericolo, non ci sono giornalisti che rischiano, salvo rarissimi casi.

Hai portato avanti corsi di scrittura creativa. Da cosa riconosci il talento? Ti è mai capitato di sconsigliare a qualcuno di intraprendere la carriera di scrittore?

Il talento esiste di natura ma solo se viene coltivato e coadiuvato dalla tecnica può riuscire a esprimersi. Lo riconosci da un lampo di comunicazione, perché scrivere è comunicare, ma può durare un secondo o una vita intera. Comunque non ho mai consigliato a nessuno di smettere di scrivere. Scrivere è come vivere.

Parlami ora della saga fantasy ambientata nell’Antica Roma: il primo libro “Lucius e il diamante perduto” viene pubblicato nel 2007, il secondo libro della saga “Thule l’impero dei ghiacci” nel 2008. E’ previstoo un terzo capitolo?

Questo andrebbe chiesto all’editore e al mio agente. Non escludo che il prossimo anno possa uscire un terzo capitolo.

Per Mondadori con lo pseudonimo di Johnny Rosso hai pubblicato diversi libri nella collana Superbrividi. Perché uno pseudonimo? Ti ha divertito questa esperienza?

Mi diverte moltissimo. E’ uno sfogo evocare le paure, anche se nei libri di Johnny Rosso c’è sempre un pizzico di ironia pur all’interno del terrore vero, di quello che non ti fa dormire la notte. Lo pseudonimo nasce da due esigenze, la prima è perché solo quando sei affermato puoi permetterti di scrivere verso target diversi e con stile diverso (Stephen King il re dell’horror per adulti scrive manuali di giardinaggio e libri per bambini, la seconda riguarda prettamente il “marketing”, Rosso è il colore del sangue e fa molto più paura di Martigli.

“Miracolo!” per le edizioni de Agostini tratta dei miracoli nelle religione diverse dal cattolicesimo. L’uomo è assetato di mistero e di soprannaturale? Il fanatismo molto spesso offusca la ragione?

L’uomo è di per se stesso un mistero, e il fanatismo di chi pretende di avere in mano la verità assoluta offusca non solo la ragione ma anche la libertà. Con “Miracolo!” ho voluto far vedere alla gente come in tutto il mondo i miracoli si ripetono e si sono ripetuti nel corso dei secoli, dovunque esista un afflato di spiritualità. Nessuna religione ha in mano la verità, nessuna può dire Dio è mio. Quanto al credere ai miracoli è una pura questione di fede.

In un altro tuo libro molto interessante che hai scritto “La Resa dei conti” racconti le vere ragioni della crisi finanziaria che sta colpendo l’Occidente. Pensi che l’Occidente sia una civiltà in declino o è solo una tappa di passaggio? Questa crisi ha qualcosa in comune con quella del ’29? Usciremo da questa nuova “Grande Depressione”? 

La Resa dei Conti è  il canto del cigno di un costruttore di strumenti finanziari, di un pentito, se preferisci. Ho cercato di fare capire in questo libro che se la Finanza riuscirà a cavarsela (e non è detto, basta che un paese anche piccolo fallisca e si avrebbe un effetto domino) l’Economia ne soffrirà ancora a lungo. La Finanza sono le istituzioni finanziarie, l’Economia è la gente. Noi siamo decadenti perché non lottiamo per nulla cerchiamo solo di tenerci quello che abbiamo, mentre all’est, tra Cina, India e Russia quasi tre miliardi di persone hanno l’obbiettivo di vivere come noi adesso. L’economia nei prossimi anni viaggerà così a due velocità e non c’è scampo: dovremo dividere con loro le nostre ricchezze.

Per Castelvecchi Editore hai pubblicato “L’Ultimo custode” una storia del rinascimento un romanzo storico esoterico con protagonista Pico della Mirandola puoi parlarcene.

Intanto consiglio tutti di andare a vedere il sito http://www.999lultimocustode.com/. E’ un thriller storico, un romanzo basato su fatti veri, come il desiderio rivoluzionario di Pico della Mirandola di unificare le tre religioni monoteiste, sulla difesa della chiesa tedesca che, unica, si opponeva alla divinizzazione di Hitler negli anni ’30, sui costumi sessuali dei papi (non di Papi), sul mistero di Giovanni Paolo I che disse che occorreva pensare a Dio come a una madre e morì misteriosamente pochi giorni dopo. Un romanzo, è vero, ma che mette molti dubbi e che ho la soddisfazione di vederlo leggere da tutti, donne e uomini, di ogni cultura, e del quale non ho ricevuto ancora una sola critica. Anzi sembra che proprio critica e pubblico questa volta si siano messi d’accordo. 

Che libri stai leggendo attualmente?

Top secret per alcuni saggi che sono alla base del mio prossimo grande romanzo. Per il resto ho appena finito La Trilogia Sporca dell’Avana di Gutierrez. Splendido. Mi dispiace non averlo scritto io.

Raccontaci un aneddoto bizzarro che ti piace ricordare legato al tuo passato di bancario o al tuo presente di scrittore.

E’ amaro, perché denuncia la pochezza umana. Ma molto bizzarro. Il capo del personale di una nota banca (forse oggi ex capo) con il quale ebbi uno scontro di fuoco mi ha rintracciato sul mio vecchio cellulare e mi ha fatto i complimenti per il mio successo, aggiungendo che in fondo era merito anche suo perché mi aveva fatto prendere in schifo la banca. Veramente una faccia di bronzo.

Ci sono errori nella tua carriera che con l’esperienza non rifaresti? Quale è il tuo più grande rimpianto?

Non avere completato i miei studi di musica. Per il resto ho fatto molti errori ma preferisco avere più rimorsi per cose che ho fatto piuttosto che rimpianti per cose che non ho fatto

Qualche progetto di film tratto dai tuoi libri? Affideresti a Ron Howard la realizzazione di un film tratto da “L’Ultimo Custode”?

Dopo aver fatto Il Codice da Vinci e Angeli e Demoni, credo che sarebbe il regista perfetto per 999 L’Ultimo Custode, anche perché troverebbe molti meno errori nel testo dal punto di vista storico…

Un tuo difetto e un tuo pregio.

Sono del tutto sincero ma un gran bugiardo, e viceversa

Che consigli daresti ai giovani scrittori in cerca di editore?

Di provare con un agente letterario, non mandare i manoscritti agli editori che tanto non li leggono, nel 999/1000 dei casi (ormai non dico più 99 su 100 ma 999 su 1000). L’agente valuta e se c’è ingegno aiuta. Se non c’è lasciate perdere. E diffidate da chi si fa pagare per pubblicare, non sono editori sono…mi censuro da solo.

Una tua giornata tipo. Preferisci scrivere al mattino, la sera o di notte?

Partiamo dalla notte. Mi addormento pensando a una scena o a un’idea, mi arrabbio perché mi addormento ma per fortuna la mattina mi ricordo ciò che ho pensato. Leggo quindi i giornali on line e mi metto a scrivere, magari un’ora di tennis, poi scrivere, rispondere alle email, scrivere scrivere scrivere. Un buon film la sera e poi scrivere ancora se mi è rimasta qualche idea da buttare giù. Otto giorni alla settimana. Sono sette? Non me ne sono accorto, quando scrivi il tempo passa con un immenso piacere, come una donna che ti incanta con la sua bellezza, la sua intelligenza e la sua dolcezza.

 

:: Intervista ad Emanuele Serra

12 ottobre 2009

Da quanto ti sei accostato alla scrittura?

 

Fin da bambino, mi è sempre piaciuto scrivere, in qualche modo è un’attività molto simile al gioco. Sempre che l’ingrediente fondamentale e trainante sia la fantasia e la voglia di inventare.

 

Quali sono le tue opere?

 

Quelle per il momento rese “pubbliche” sono poche, oltre al mio romanzo d’esordio, ci sono un paio di racconti, di cui l’ultimo: “mi mancano i plug in “ al quale sono profondamente affezionato siccome nasce attraverso un connubio e un esperienza molto viva con una  giovane associazione  le città invisibili, con la quale ho intrapreso un percorso teatrale durato diversi mesi e concluso con uno spettacolo sul tema del disagio psichiatrico a trent’anni dalla legge Basaglia.

 

Ti hanno mai contattato editori che pubblicano a pagamento?

 

In continuazione, crescono come funghi e si nascondono dietro l’angolo. Nei modi più subdoli e luridi riescono a trovare un modo per contattarti, lusingarti e proporti una pubblicazione a cifre assurde. Sia chiaro, non ho nulla contro l’autofinanziamento da parte dello scrittore, ritengo però che ci siano dei limiti e dei parametri che quando vengono superati si entra nel ridicolo e nella truffa. A tal proposito con alcuni di questi editori ho avuto corrispondenze e telefonate poco cordiali. Mi succede, a volte, di non riuscire a resistere nel dire quello che penso.

 

 

Partecipi a concorsi letterari ne hai mai visto uno?

 

Ho iniziato a partecipare da poco tempo, inviando il mio secondo manoscritto, per il momento sono ancora molto incredulo, al primo ho avuto come risposta una proposta di pubblicazione ad una cifra astronomica, al secondo sono tra i finalisti, riceverò una medaglia, come Bolt, però io non corro, scrivo. Avrei preferito una penna.

 

Hai un agente letterario?

 

Più di uno, sono tutti gli amici che mi leggono, seguono, consigliano e criticano. Non esistono migliori agenti letterari sul mercato: sono sinceri, economici e quando mi parlano mi guardano dritto negli occhi.

 

Quali sono i tuoi scrittori preferiti?

 

Un tempo avrei risposto citando Hesse, Baricco e Bukowsky. Oggi, sarà che sto crescendo invecchiando, i miei scrittori preferiti sono talmente tanti che faccio fatica a ricordarmeli tutti, e molti di loro non scrivono neppure, oppure ci hanno provato con scarsi risultati. Uno di questi è un mio prozio, prima che due ictus lo riportassero ad una dimensione terrena dove dei vecchi si ride e si cambia il pannolone viveva in una dimensione rubata al più romantico dei romanzi: come eremita in cima ad una collina, seduto a respirare il vento e a guardare i campi calpestati dalle stagioni. Ogni volta che passavo a trovarlo conservava un racconto sulle labbra. Aveva pure provato a scrivere la sua autobiografia ma la licenza da prima elementare e gli ictus hanno rallentato e stroncato le ambizioni letterarie del mio Jean Giono.

 

Cosa fai quando non scrivi?

 

Quello che fa ogni mortale: a volte vivo, altre volte “lentamente muoio”.

 

 

Pensi che Faletti scriva da solo i suoi libri?

 

Non me lo sono mai domandato.

 

Parlami della tua collaborazione con la rivista satirica Brontolo.

 

È una collaborazione curiosa, siccome per il momento vengono pubblicate delle ironiche “lezioni” sulla quotidianità della vita di coppia di giovani conviventi. Nascono da un gioco, da messaggi che mettevo per scherzo su messegger e apprezzati con mio stupore da molti dei miei contatti.


Che mezzo di scrittura preferisci?

 

Non ho preferenze, ogni mezzo ha il suo fascino e il suo sapore. Anche un sms, nel momento e nel modo giusto può avere la forza di farti sorridere o piangere, come una lettera, una poesia o un pugno tra i denti.

  

Letteratura e cinema che connubio pensi sia?

 

Di solito il film annacqua e violenta il romanzo, andando ad urtare l’immagine e le fisionomie che ci eravamo pazientemente costruiti nella mente leggendo l’opera. Al tempo stesso riesce ad essere affascinante attraverso un percorso alternativo utilizzando mezzi più immediati con cui comunicare con lo spettatore.

 

Hai mai letto Pasolini?

 

L’ho conosciuto nel momento sbagliato, troppo giovane per poterlo comprendere, ma mi sono promesso di andare a ritrovare un giorno le sue opere.

 

Ti piace la letteratura underground?

 

Mi affascina proprio la cultura underground, è una fucina di idee e di espressività.

Mi rattrista la difficoltà che si trova a far uscire la gente dalle proprie case o allontanarle dai locali alla moda sempre sovraffollati dove crocchi di gente in piedi sorseggiano un cocktail lungo un marciapiede, attaccati come carciofi a mollo. La chiamano “movida”.

  

Hai mai scritto poesie puoi citarmi qualche verso?

 

Niente poesie, solo qualche pensiero disordinato.

 

Hai mai frequentato scuole di scrittura creativa come la Holden di Baricco pensi siano utili?

 

Mai frequentate, sono diffidente. Ritengo che gli elementi più importanti per scrivere non si possano insegnare, a meno che non si ritenga che è l’abito a fare il monaco.

 

Ti piace leggere il tuo lavoro in pubblico?

 

No. È una cosa che non sopporto, chi scrive è una penna e un foglio, o una tastiera e un monitor. Non mi piacciono i romanzi con le foto degli autori in quarta di copertina, e spesso mi rattristo nel vedere gli autori che leggono i propri scritti contorcendosi e quasi auto commuovendosi.

Ci sono però autori che scrivono come parlano e loro stessi sono i migliori lettori delle proprie opere. Personalmente, la mia voce in pubblico è quella della mia compagna e del suo maestro di teatro. È meglio per me e per chi ascolta.

 

Parlami della tua città.

 

Torino è la sedia sotto le chiappe e l’orizzonte nei miei occhi. Il quartiere Vanchiglietta con il suo Lungo Po Antonelli la mia culla e il teatro principale dove fino ad ora ho costruito e inventato le mie storie. È inevitabile che io sia affezionato a questa città, ci ho vissuto.

 

Dove sono reperibili i tuoi libri?

 

Per il momento in tutte le librerie, dove non sono in esposizione(nel novanta percento dei casi) sono facilmente ordinabili, su internet sono disponibili su tutti i portali predisposti alla vendita online di libri. Prossimamente, almeno a Torino saranno disponibili anche nelle biblioteche.

 

Che consigli daresti ad autori in cerca di editore?

 

Sono in contatto con altri autori per cercare di tracciare una “linea guida” comune per gli autori esordienti e non. Sul mio sito ho indicato alcuni editori seri a cui sottoporre le proprie opere, se qualcuno mi vuole contattare per qualche consiglio o per condividere la propria esperienza sono sempre reperibile al mio indirizzo mail.

 

Credi nei Book trailers?

 

È un ottimo mezzo di pubblicità, ho da tempo in mente di utilizzare questa strategia per la pubblicazione del mio secondo romanzo.

 

Hai un blog?

 

Un sito per la precisione, che ovviamente nessuno visita. Più utile il gruppo che ho creato su facebook. Il link al sito è www.serraemanuele.it mentre su facebook basta cercare tra i gruppi: “la distanza che ci divide”.

 

Ti piace scrivere i dialoghi?

 

Si, molto.

 

Attualmente stai scrivendo un nuovo libro?

 

Si, sarebbe il mio terzo romanzo. È bello scoprire di avere qualcosa di nuovo da raccontare.

 

Che libro stai leggendo?

 

Ho appena terminato di leggere “l’ombra del vento”. Bel romanzo, mi piacerebbe averlo scritto io.

 

 

Scriveresti mai la tua autobiografia ?

 

Ad oggi no, credo che non ci sia nulla d’interessante da leggere e sono molto restio a scrivere di me stesso.

 

Ti piacciono i saggi, le opere di storia ?

 

Adoro la storia, ma tutti i libri storici o saggi sono inevitabilmente dei mattoni di difficile digestione. Lo confesso, mi addormento.

 

Ti piace la letteratura araba?

 

Mi piace l’incontro con altri popoli, un libro ha la proprietà e la forza di riuscire a viaggiare più di una persona. Un buon lettore diventa automaticamente anche un buon viaggiatore, specialmente se nei suo anni non ha smarrito la curiosità e l’incoscienza di mettere il naso in luoghi sconosciuti.

Comunque si, mi piace.

 

Frequanti le fiere del libro di Torino o Francoforte?

 

A quella di Torino non posso sfuggire, è a dieci minuti da casa mia e poi ci lavora Ilaria, una mia amica, che è anche l’autrice delle foto da copertina dei miei romanzi, quelli pubblicati e quelli da pubblicare, anche di quelli che devo ancora scrivere.

 

Ti senti combattivo?

 

Talmente combattivo che il saper perdere è diventato uno stile di vita.

 

Qaunto è importante per te il successo?

 

Se per successo s’intende avere qualcuno con cui condividere una passeggiata, una birra e una storia, molto. Se si ha quello vendere cento o centomila copie è un dettaglio che fino ad ora non ho avuto la premura di misurare.

 

Scrivi per te stesso o gli altri?

 

Scrivere per me è molto terapeutico ma credo che sia inevitabile scrivere anche per farsi leggere.

 

Cosa pensi degli e-book?

 

Era una mia idea prima ancora che uscissero. Però il fascino e l’odore delle pagine sono difficilmente sostituibili.

:: Michele Ciardelli intervista Valter Giraudo.

8 ottobre 2009

Parlaci di te e di com’è nata la tua passione per la scrittura. 

Da sempre la scrittura è stata per me il modo più semplice per esprimere i miei pensieri, molto meglio che oralmente.

Sin da ragazzino scrivevo racconti e poesie, disegnavo vignette – o almeno scarabocchiavo vignette –  ma son sempre rimasti nel famoso “cassetto”.

Poi, dopo l’acquisizione del titolo di studio di naturopata  mi è stato proposto di pubblicare con un mio compagno di corso la tesina che avevamo presentato, perché originale. E’ nato così il mio primo libro “Vitamine e Minerali – Riequilibrarsi in modo naturale – Atlantide Edizioni”.  Poco dopo, ho iniziato la collaborazione con un periodico: dovevo curare una rubrica di medicina naturale.

Poiché  sono eclettico, ho iniziato a scrivere anche pezzi di cronaca o opinioni di fatti ed eventi, allargando la mia collaborazione con altri periodici. La cosa mi è sempre piaciuta. Così potevo tranquillamente “dire la mia”!!! Inoltre, mi hanno pubblicato anche delle vignette di satira.

Intanto continuavo a scrivere racconti, senza però mai pubblicare nulla. 

Tu sei prevalentemente un “noirista”, scrivi anche poesie, oltre ad aver scritto un libro sulla omeopatia, come hai già detto: come fai a coniugare nella tua scrittura, molti stili differenti? Nel tuo ultimo lavoro, Parto di sangue, sei riuscito a fare coesistere una intensa storia di violenza domestica, con alcune delle tue poesie e con delle immagini. E’ possibile coniugarle, anche per i tuoi lavori futuri, oppure era solo un esperimento? 

Proprio perché  eclettico, ho bisogno di spaziare per non annoiarmi. Scrivere dev’essere un piacere. Infatti ho in progetto anche un libro che parla di un percorso spirituale e un altro che è una raccolta di fiabe buddiste rielaborate.

Sicuramente il noir è il mio filone preferito. Tutto il resto rimane quindi “svago”.

Parto di Sangue, l’ultimo libro pubblicato, nasce dalla ricerca di un mio nuovo stile. Volevo un Valter nuovo, originale, accattivante. Il connubio tra immagini, poesie e racconto noir è stato un esperimento, che pare abbia riscontrato e stia tutt’ora riscontrando ottimi pareri.

Così  ho deciso che questo sarà il mio nuovo modo di esprimermi: abbracciare l’arte a 360°, unendo più modi di espressione per un singolo argomento. 
 

Come ti organizzi per scrivere la storia che ti viene in mente? Ti scrivi le idee e poi le sviluppi, o hai un metodo tuo personale? 

Diciamo che NON ho un metodo preciso. Perché anche, in questo caso, la routine mi stufa. Pur essendo metodico e preciso, nell’espressione artistica divento esattamente l’opposto: senza regole e schemi rigidi.  Ogni nuovo libro è una nuova scoperta, pur seguendo il mio nuovo stile. 
 

Il tuo approccio alla cultura e alla filosofia buddista influenza in qualche modo la tua scrittura? 

Sicuramente abbracciare totalmente una religione rivoluzionaria come il Buddismo porta ad una rivoluzione umana notevole. La vita in ogni suo aspetto viene vista e vissuta in modo totalmente diverso. E questo modo diverso di cogliere la vita traspare chiaramente nei miei testi. Ad esempio, si parla di karma e non di destino, di consapevolezza, di credere in se stessi e non in un dio esterno, ecc. ecc. Ma non voglio disquisire qui su un argomento religioso. 
 

È stato difficile trovare una casa editrice che credesse in te? E che problemi hai avuto, se ne hai avuti, a trovarne una? 

Come tutti gli esordienti non sponsorizzati, ho constatato che NESSUNO crede in te. Difatti con la casa editrice del mio primo libro “Oscurità Fondamentale” ho sempre dovuto battagliare perché stampava sempre il minimo indispensabile per “paura” di avere giacenze… Ma con “Parto di Sangue” posso dire di aver avuto un ottimo riscontro e ottime proposte. Sono soddisfatto della casa editrice che l’ha pubblicato: “La Riflessione – Davide Zedda Editore” di Cagliari. Oltre che aver pubblicato una tiratura di 2000 copie senza contributo – ho solo acquistato alcune copie – ha mantenuto fede ai suoi impegni e vedo la pubblicità del mio libro apparire ovunque. 

Qual è il tuo scrittore preferito? 

Sono tanti. Troppi. Mi piace leggere di tutto. Dal noir, alla biografia, alla medicina naturale, al Buddismo – ovviamente – e alla poesia. NON leggo libri strappacuore tipo “Collana Harmony”. Ho imparato molto dalla lettura dei libri di Coelho, perché scrive in modo molto semplice e fluente. 
 

Le tue letture influenzano il tuo stile di scrittura? 

Beh… si… leggendo si impara! E’ importantissimo leggere molto e di diversi generi. 
 

Stai lavorando ad altri progetti? Hai in cantiere qualche altro libro? 

I libri in cantiere sono tanti e di vario genere. Ho pure iniziato una bellissima esperienza con un amico scrittore: un libro a quattro mani! 
 

Hai mia frequentato dei corsi di scrittura? 

No, mai. 

Li ritieni utili? 

Penso di sì, basta che non abbiamo prezzi spropositati! Ma leggere molto è sicuramente la base per una buona crescita personale. 

Il tuo libro, Parto di sangue, è una sorta di accusa ad un mondo che spesso viene taciuto, quello della violenza domestica. Com’è nata questa esigenza? Ricordi cos’ha scaturito in te questo desiderio? 

Il tutto è  iniziato dagli articoli per i vari quotidiani: dire la verità, quella “vera”, quella che gli altri non osano. Poi lo studio del Buddismo, la mia ricerca interiore e la collaborazione con “Avvocati senza frontiere” ha rafforzato questa mia convinzione. Come il indicato sul titolo del mio blog, mi definisco “controcorrente consapevolmente”!

Così  ho pensato di mettermi dall’altra parte: cosa prova una donna che subisce violenza. Fino a che punto può arrivare. Volevo che la gente si sensibilizzasse sull’argomento. Per questo il libro, se pur breve, è molto forte.

Mi sono messo a studiare vari trattati di psicologia in merito alle violenze domestiche, ho letto molte testimonianze.

La cosa bella è che per ogni libro leggi, studi e approfondisci una miriade di argomenti nuovi! 

Parlaci del tuo libro.

Beh, vi allego recensione dell’amico e poeta Giovanni Andrea Negretti, in arte GAN, che mi è piaciuta moltissimo! E Vi ringrazio molto per questa bella opportunità! 

Parto di sangue

di

Valter Giraudo 

Recensione  di Giovanni Andrea Negrotti. 

Un volumetto pratico, sobrio nella sua veste editoriale, arricchito da bellissime immagini dell’autore. 

Parto di sangue edizioni LA RIFLESSIONE di Davide Zedda.

Autore VALTER GIRAUDO, genere NOIR. 

Il “VERISMO” epoca letteraria del primo novecento, non è mai scomparso, bensì si è evoluto in quelle forme oggi conosciute come “cronaca nera” o “noir”. Sono quelle opere che descrivono, come questa di Valter Giraudo, una situazione drammatica di vita, scene immaginarie così vive e crude che si animano davanti ai nostri occhi mentre le leggiamo, proprio per la minuziosa descrizione nei minimi particolari.

Più che l’immaginario, in PARTO DI SANGUE, mi colpisce l’immedesimazione che l’autore utilizza per dar corpo al suo racconto, breve ma molto descrittivo.

Un uomo che s’immedesima in una donna non è cosa da poco conto, il personaggio, IRMA, che vive inizialmente l’illusione del grande amore, che presto diventerà il suo grande incubo, il suo inferno terrestre.

L’abilità di Valter Giraudo, sta nel fatto che raramente,  noi uomini, riusciamo ad entrare nel mondo femminile, con le loro caratteristiche, le ansie, le paure, la forza e il coraggio, specie dove le donne sono oggetto di turpi attenzioni e violenze da parte del maschio.

Questa abilità  è però concessa a chi conosce gli strumenti artistici letterari e un elevata sensibilità umana, l’immedesimazione è infatti una forma di retorica usata spesso dagli scrittori e dai poeti, a tal proposito, evinco dall’opera alcune poesie, segno tangibile che la poetica è comunque presente in ogni momento della vita, anche in quelle circostanze altamente emotive come questo racconto, che ha sfumature tenui dove si racconta con nostalgia dell’innamoramento, ricordi di gustosi cibi della gastronomia locale, di malinconici e incantevoli paesaggi di montagna.

Per tale motivo affermo che questo “ noir” è ben condito da immagini e poesia. Il linguaggio, se pur crudo nel raccontare scene strazianti, è scorrevole, pulito, in alcuni passi, forte e determinato in altri.

Questo è un racconto che dimostra la premura dell’autore di denunciare quella violenza che si consuma gratuitamente tra le mura domestiche, che s
i nasconde dietro una bella facciata di perbenismo e civile convivenza, ma che nasconde torbide storie di denigrazione umana, questo al secolo chiamato

 “ Stalking”. Perciò l’autore c’introduce ad una presa di coscienza, iniziando il discorso su come la nostra vita sia un percorso; nascita, invecchiamento, malattia, morte, il fatidico cerchio alla quale molte civiltà antiche hanno creduto e molte odierne credono.

L’autore ci regala anche una nozione di psicologia, di come sia un momento particolare l’evento del parto per una donna e il suo nucleo familiare, di come sia una vera rivoluzione psico-fisica nella donna, questo non per ricordare alle madri quei momenti di sofferenza, ma bensì per rendere chiara l’idea all’uomo di cosa significhi PARTORIRE.

Inizia così il racconto di una donna schiava dei suoi errori di gioventù, di una vita trascorsa tra le mura fatiscenti di una vecchia baita sui monti della Valle Varaita, negli anni ’60. Indigente al punto di commettere furtarelli per procurarsi del cibo, ma cosa più terribile, costretta alla violenza e soprusi di un marito alcoolizato ed egoista, trattata senza nessuna dignità, offesa e degradata, obbligata ad avere un figlio che non vuole, depressa, annientata, spogliata di ogni considerazione. Arriverà al punto di essere una bomba carica di odio che esploderà in una violenta deflagrazione, in un PARTO DI SANGUE, trasformandosi ella stessa, da vittima a carnefice.

Consiglio, perciò, questo racconto di facile lettura, scorrevole, intrigante, avvincente, con colpo di scena finale, ma con un messaggio di riflessione. 

Giovanni Andrea Negrotti   GAN

05-06-2009 

 

:: Intervista con Thomas O’Callaghan

7 ottobre 2009

ocallaghan-prevSalve Thomas, benvenuto su Liberidiscrivere raccontaci qualcosa di te.

Sono uno scrittore di thriller residente a New York. Scrivo dal 1992. I miei lavori sono stati tradotti e pubblicati in Germania, in Slovacchia, in Indonesia, e nella Repubblica Ceca. Presto usciranno anche in Cina e in Italia. Sono membro sia della Mystery Writers of America che dell’International Thriller Writers Association.

Quale fu il tuo primo libro pubblicato?

ā€œBone thiefā€ pubblicato nel gennaio del 2006.

Che lavori hai fatto in passato?

Ero un assicuratore, ho lavorato per 28 anni per la Allstate Insurance Company prima di potermi dedicare alla mia vera passione: scrivere.

Quando e come iniziasti a scrivere fiction. Quali scrittori contemporanei leggi?

Stranamente mi sembra quasi impossibile leggere romanzi siccome sono sempre impegnato a scriverli. Rischio professionale si potrebbe dire.

Ti immedesimi completamente nel mondo dei tuoi personaggi, non ti fa paura?

In una parola no. Anzi trovo divertente avere una manciata di personaggi in giro per la mia testa. Anche se molti di loro sono psicopatici, siccome scrivo di immaginari omicidi serali.

Cosa pensi della moderna crime fiction?

Leggo e sono affascinato dal vero crimine. Qualche volta è più demenziale della fiction.

Parlaci del tuo debutto ā€œBone thiefā€. Quanto tempo ci hai lavorato?

Costantemente per 12 anni. La prima stesura fu completata nel 1994, ma ho impiegato 12 anni a trovare l’editore Kengsinton Publishing che mi ha offerto un contratto.

Una casa editrice italiana ha recentemente acquistato i diritti dei tuoi libri. Ti piace l’Italia?

Amo l’ Italia. In realtĆ  verrò in Italia a visitare Roma nella metĆ  di settembre in vacanza.

Raccontaci qualcosa del tenente John Driscoll della polizia di New York. Ti somiglia?

SƬ, mi somiglia nel modo in cui ĆØ stato allevato. Un cattolico irlandese con un grande senso di responsabilitĆ  e di passione per la vita. Come personaggio di fantasia il tenente NYPD John Driscoll ĆØ come ogni uomo la cui vita ĆØ modellata dal suo presente e dai fantasmi del suo passato. Suo padre anche lui poliziotto aveva provveduto per i bisogni fisici della sua famiglia, ma non altrettanto bene ĆØ riuscito a soddisfare i bisogni emotivi. Trascorre molto del suo tempo in quel luogo che sua madre chiama il giardino della birra, John Sr, sfuggendo i suoi demoni, ma trascurando le anime della sua famiglia. All’etĆ  di 8 anni il giovane John ha sofferto per la perdita della madre. Scoraggiata e depressa ha scelto il suicidio e l’abbandono ĆØ per lui traumatizzante. Ma egli ha perseverato. PerchĆ© ha scelto di diventare un poliziotto rimane un mistero per John Driscoll. Ha forse voluto seguire le orme di suo padre per rimediare ai suoi errori? Come per molti altri misteri nella vita anche questo rimane irrisolto. Ma il ā€œlavoroā€ come viene comunemente chiamato ha offerto a John l’uniformitĆ  un bene cosƬ prezioso nella sua vita travagliata. Poi entra nella sua vita Colette. Una panoplia di rapimento per Driscoll. Si innamora di lei e la meraviglia entra nella sua vita. Vera magia. Pura delizia. Assieme creano una casa, danno alla luce una figlia Nicol, a mano amano guardano gioiosamente verso il futuro. FinchĆØ di nuovo la tragedia colpisce Driscoll. In un pomeriggio sereno e luminoso di maggio dopo 15 anni di matrimonio felice a causa di un incidente stradale Driscoll perde la sua cara Nicol e si ritrova la moglie in coma irreversibile. Ma ancora una volta egli persevera.

Raccontaci qualcosa della tua New York: E’ il luogo ideale dove ambientarci un libro?

New York ĆØ perfetta in quanto ĆØ un insieme complesso di molte realtĆ , tutte presenti in molti quartieri. Ho vissuto qui tutta la vita e come scrittore trovo gratificante miscelare le varie culture con la mia storia personale.

I tuoi libri sono stati pubblicati e tradotti in molti paesi. E’ eccitante questo?

Molto!!! E’ una grande emozione per me come scrittore avere un pubblico internazionale. Anche se la mia comprensione di una lingua diversa dall’inglese ĆØ pari a zero, la vista delle mie parole stampate in un’altra lingua ĆØ esilarante, per non dire altro.

Cosa preferisci in un libro, la descrizione dei luoghi, la caratterizzazione dei personaggi, i dialoghi?

Tutto quanto hai detto. Ma forse maggiormente i dialoghi.

Scrivi anche racconti brevi o solo romanzi?

Romanzi. Sebbene mia moglie vorrebbe vedermi scrivere racconti trovo le storie di più lungo respiro più interessanti. E poichĆ© sono sotto contratto con il mio editore attuale e devo scrivere tre romanzi all’anno ogni mio progetto di scrivere racconti deve essere messo nel cassetto.

Cosa stai leggendo in questo momento?

Uno script per un musical a cui una mia collega mi ha chiesto di dare un’ occhiata. Spera di rafforzare la scrittura per poterlo vendere a Broadway. Ho domandato ad un caro amico, un collega scrittore di thriller, che ĆØ stato scritturato in un teatro di musical di assistermi nella riscrittura. Spero che sarĆ  un successo.

Ti ispiri ad eventi reali quando crei le tue trame?

Sì, moltissimo. Infondendo la realtà nella finzione le mie storie sono più pertinenti e plausibili.

Raccontami qualcosa sul tuo prossimo romanzo. AvrĆ  ancora per protagonista John Driscoll?

NO ONE WILL HEAR YOU ĆØ il terzo di una serie di cinque romanzi. Ha per protagonista Driscoll e il suo team di polizia e perseguiranno un nuovo psycho che ha dichiarato New York il suo personale campo di sterminio. Anche se gli omicidi si stanno svolgendo nel 21° secolo l’assassino utilizza metodi del 1886.

Ti piace far tour promozionali?

In una parola sƬ.

Che cos’ĆØ la veritĆ  per te?

La verità è ciò che mi piace esprimere. Sia per il lettore che per me stesso. Un senso di responsabilità di dare tutto me stesso e non deludere.

Quale ĆØ la tua routine?

Varia. Ho scoperto di rendere di più scrivendo di notte ma il processo di creazione del romanzo dura tutto il giorno.

Che consigli daresti ai giovani scrittori in cerca di editore?

Scrivere una storia che gli altri vogliano leggere e poi bussare alle porte degli editori finchĆØ ne trovino uno disposto a pubblicarla. Il mio sforzo ĆØ durato 12 anni! La tenacia ĆØ la chiave.

Hai senso dell’umorismo? Dimmi una barzelletta.

Una madre con un figlio con dei problemi cerca aiuto da uno psichiatra. “Sei troppo turbata e preoccupata per tuo figlio”dice lo strizzacervelli “Le prescrivo dei tranquillanti”. Alla visita successiva lo psichiatra chiede alla madre se i tranquillanti hanno fatto effetto e lei risponde “Si”. “E come sta suo figlio?” le chiede. ” Chi se ne frega” risponde lei.

Che ruolo ha internet nel tuo modo di scrivere?

Enormi risorse di ricerca. Ma proprio enormi. Anche se il mio lavoro ĆØ una finzione la metodologia degli omicidi e le scienze forensi devono essere accurati.

Hai un agente letterario?

Si una gemma di agente in Matt Bialer della Sanford J Greenburger Associates in New York.

5 ottobre 2009

Nadia Boccara, Il buon uso delle passioni. Hume filosofo morale: una biblioteca possibile, Liguori, Napoli 1999 

Recensione di Federico Sollazzo  

      Questo testo racchiude le Ricerche svolte da Nadia Boccara presso l’Istituto di Scienze Umane e delle Arti della Facoltà di Lingue e Letterature straniere moderne dell’Università della Tuscia di Viterbo, dove la stessa Boccara insegna Filosofia Morale; esso è apparso anche in traduzione francese come N. Boccara, David Hume et le bon usage des passions, l’Harmattan, Paris 2006 (è da registrare il fatto che il quarto capitolo della parte terza ed il sesto capitolo della parte quarta non sono presenti nella versione francese).

      Il punto d’avvio di tali Ricerche è fissato in quella crisi dell’assolutezza dei valori, in quella eclissi della verità e delle certezze (da molti e diversi moderni pensatori constatata) che, in epoca moderna, priva la riflessione morale di solide fondamenta sulle quali erigersi. Di fronte a tale “crisi della ragione”, fa notare l’autrice, le religioni e la scienza si pongono come i “paladini” della verità, come delle autorità che, proprio in quanto tali, possono restituire quelle certezze morali che l’epoca moderna sembra avere dissolto.

      Esiste tuttavia un’altra possibile risposta, quella corretta per l’autrice, alla crisi della ragione: la risposta che già nel Settecento diede l’Illuminismo il quale, sia nella veste di periodo storico che in qualità di movimento filosofico, necessita oggi di essere ripensato. Ovviamente nel testo della Boccara non si sorvola sul germe del dispotismo e sul nesso Lumi-Terrore, così come lo definisce lo studioso americano Lester Crocker, insiti nell’Illuminismo, tuttavia questi fattori vengono considerati come delle derive esterne ai “normali” valori illuministici, valori che, diversamente da quanto si è abitualmente portati a pensare, non sono, per l’autrice, di esaltazione della razionalità, ma al contrario, di “rivolta contro il razionalismo” in favore della corporeità e della soggettività umana, come sostiene lo studioso tedesco-americano Peter Gay, che vede nell’Illuminismo la conclusione di un processo di secolarizzazione dell’etica affondante le sue radici nel paganesimo del mondo classico e sfociante, infine, nella teoria sui sentimenti e sulle passioni di illuministi quali Diderot, Voltaire, Vauvenargues e, soprattutto, David Hume.

      In questo testo Hume viene infatti riletto dalla Boccara in una maniera particolare ed innovativa. Non ricostruendone, come abitualmente viene fatto, le relazioni con la filosofia britannica e le ripercussioni nell’ambito analitico contemporaneo, bensì soffermandosi su alcuni temi centrali del suo pensiero, fra i quali il principale è individuato nella riflessione sulla morale. Viene così mostrato come il pensiero morale humiano condivida alcuni fondamentali tratti con la moralistica continentale, in particolare con quella francese, e con autori quali Seneca, Bayle, Descartes, La Rochefoucauld, Mandeville e Montagne, che, da tale punto di vista, potrebbero costituire la biblioteca “possibile” del filosofo scozzese.

      Attraverso tale percorso teorico l’autrice ci fornisce un’immagine di Hume molto diversa da quella abituale (forse si potrebbe dire da quella della “vulgata”), tratteggiando il pensiero humiano come un pensiero orbitante attorno al concetto di ragione, intesa però non come una fredda attività raziocinante, ma come una sorta di istinto, una “passione calma” che funge da faro per le credenze e le scelte della vita ordinaria. La ragione, insomma, non come una astratta e distaccata capacità conoscitiva, ma come una “passione pensante”, la quale però può esercitarsi solo tramite l’interazione con il prossimo. Si spiegano così le scelte humiane del “rifiuto della solitudine” e dell’esaltazione della “civil conversazione”.

     Posto il pensiero di Hume in questi termini, non appare azzardato parlare di “umanesimo huminano”, leggendo così Hume come uno dei filosofi britannici in cui è maggiormente presente l’eredità della civiltà umanistica, che si concretizza in un certo Illuminismo definibile come il «compimento di un processo di secolarizzazione dell’etica e della ragione dell’Occidente: un processo che affonda le sue radici nel paganesimo del mondo classico» (P. Gay, The Enlightenment: An Interpretation, I, The rise of moderrn paganism, Wilwood House, London 1973, p. 425).

     Per Hume, dunque, le passioni non sono paragonabili né a calcoli, né ad aspettative utilitaristiche, bensì esse sono delle autonome pulsioni che ci fanno provare curiosità ed interresse per il modo, facendoci così uscire da noi stessi e negando così la dimensione dell’isolamento (ma non quella della solitudine, propedeutica al dialogo con se stessi); le passioni, insomma, ci rendono degli esseri sociali e fra queste la più importante risulta essere quella del self-interest che, spingendo il soggetto verso il mondo, nega la contrapposizione fra egoismo ed altruismo e oltrepassa tali schematizzazioni in direzione di un concetto conciliante il soggetto con il mondo: quello di giustizia.    

     La concezione dell’amor proprio risulta così essere la nozione fondamentale dell’etica.

:: Lorenzo Mazzoni intervista Matteo Righetto

1 ottobre 2009

con sottofondo di "Cherry Cherry", The Music Machine 

1- E’ uscito da qualche mese "Savana Padana" (Editrice Zona), che sta avendo un ottimo successo di vendite e di critiche. Hai voglia di parlarcene?SAVANA PADANA 

Lorenzo, a dire il vero nemmeno io mi aspettavo che Savana Padana avesse un riscontro così interessante sia in termini di critica che commerciali. Quando ho scritto questo breve romanzo pop infatti, sono partito da un’esigenza che, da lettore, non sono mai riuscito a soddisfare, quella cioè di misurarmi finalmente con una narrativa pulp/noir ambientata nel mio territorio rurale veneto, un territorio così pieno di contrasti, contraddizioni e paesaggi estremi. Una storia che rompesse gli schemi lirici e autocentrati della stragrande produzione letteraria nostrana. Ho perciò pensato di ricreare dei personaggi biechi e molto folk dediti al crimine, una numerosa e rocambolesca kumpania di zingari, un carabiniere che crede di saperla lunga e un capo mafia cinese che ricicla il denaro sporco della droga acquistando bar nelle campagne venete. Li ho presi tutti assieme e li ho shakerati violentemente con grappa, polenta, sangue e afa estiva. Il cocktail che ne è uscito è Savana Padana. 
 

2- Più  volte nei tuoi interventi hai parlato di "polenta-western". Che cosa significa?  

la storia dellSi tratta di un genere letterario che ripropone un codice western rivisitato (che fa riferimento soprattutto ai B-Movies degli spaghetti western pre-Leoniani) e innestato sulla terra veneta. Lo stesso Savana Padana in fondo ha molte caratteristiche del genere, come la cifra epica, il senso della vendetta, i personaggi truci e via discorrendo, ma nuova è sicuramente l’ambientazione: quella cioè di una terra aspra come la pianura e la campagna veneta, per certi aspetti simile a certe zone del Texas o dell’Oregon occidentale. E nei miei lavori il paesaggio è sempre il vero protagonista. Anche se in verità, al di là delle ambientazioni “polenta” e del carattere western della vicenda narrata, spero di aver offerto uno sguardo spietato e caustico sulla grettezza e la chiusura mentale spesso molto diffuse nella provincia del nordest, così ricco economicamente ma anche bigotto e chiuso sotto il profilo culturale. 
 

3- Oltre che scrittore curi il sito "sugarpulp" che si occupa di letteratura pulp/noir? Come ti trovi nelle vesti di redattore? Come si sviluppa il lavoro all’interno di "sugarpulp"? 

Sì, Sugarpulp è un movimento nato meno di un anno fa con l’obiettivo di proporrela rondine e la nuvoletta un nuovo gusto letterario di ambientazione nostrana e rudemente casereccia (la barbabietola da zucchero è il prodotto tipico della pianura padana), ma ispirato ad una certa letteratura americana di genere rappresentata da alcuni scrittori che per noi sono dei veri riferimenti. Parlo di Joe Lansdale, Ellmore Leonard, Victor Gischler, Cormack McCarthy, James Lee Burke, Harry Crews e altri ancora. Dedicare del tempo ad un progetto come questo è davvero entusiasmante e stimolante, non solo per le ambizioni culturali del movimento, ma soprattutto per la nostra “filosofia” di inclusione costante e continua che ci ha portati in pochi mesi ad avere numerosi collaboratori (la Sugarpulp Crew) che condividono il progetto e hanno voglia di lavorarci attivamente inviandoci recensioni, racconti, articoli e quant’altro possa risultare utile per la crescita culturale della Barbabietola Assassina. Abbiamo già all’attivo una pubblicazione di racconti, numerose presentazioni e incontri con autori, e molte altre sorprese che per ora non voglio anticipare… 
 

4- Hai pubblicato libri per l’infanzia: La storia dell’Orso, La Cornacchia Bianca, La Rondine e la Nuvoletta (tutti editi da Panda). Come ti trovi a scrivere per i più piccoli? 

Scrivere per i più piccoli è stupendo. Ho sempre considerato i generi “favola” e “fiaba”  come veri codici letterari universali, la letteratura rivolta a tutti, nessuno escluso. Eppoi l’emozione di vedere i bambini rapiti dalle mie storie, è davvero impagabile. 
 

5- Quali sono i tuoi "maestri" di riferimento, se ne hai? Cosa stai leggendo la cornacchia biancaattualmente? 

Il primo maestro non si scorda mai, e per me è stato senza ombra di dubbio Boccaccio. Per quanto riguarda le mie letture, beh, mi nutro davvero di tutto e non rigurgito quasi nulla.

Gli ultimi libri che ho letto in ordine di tempo sono: “In fondo alla notte” di Hugues Pagan, “American Dust” di Richard Brautigan, “La teologia politica di S.Paolo” e “Dal comunismo al consumismo” di Butcovan e Belli. 

6- Cosa ne pensi della nuova narrativa italiana? C’è qualche nuovo autore che ti piace particolarmente? 

Penso che la narrativa, l’editoria e l’establishment letterario italiano rappresentino, né più né meno, quello che generalmente è il “paludismo” della società  e della cultura nazionali  attuali: spesso boriose, autoreferenziali, ingessate e snob. Detto questo ci sono parecchi autori italiani che mi piacciono un sacco, e parlo di autori finalmente originali che hanno il coraggio di proporre cose nuove con linguaggi nuovi. Ti faccio tre nomi. Non per piaggeria o “captatio benevolentiae” (non ne sarei capace), ma mi piace Lorenzo Mazzoni perché è un autore versatile e i suoi lavori sono sempre  godibili anche quando tratta tematiche forti e delicate. Poi mi piacciono molto Francesco Ferracin e Omar di Monopoli.Tutti davvero bravi. 
 

7- Hai un metodo? Una giornata tipo di processo creativo? 

Non sono un autore che scrive tutti i giorni. Inizio a scrivere una storia soltanto quando la sento cresciuta e maturata concettualmente, poiché  prima di farlo preferisco sentirla già  viva e sufficientemente strutturata nella mia mente, proprio come se si trattasse di un parto: vivo tempi lunghi di gestazione e poi, improvvisamente, mi getto a scriverla con molto impeto e una discreta velocità. Le mie prime stesure infatti di solito sono sempre rapide, ma si tratta di giorni, settimane, mesi febbricitanti e maniacali, durante i quali mi dedico quasi esclusivamente a questa attività e mi isolo da tutto ciò che mi circonda. 
 

foto parigi 046bister8- Cosa ne pensi della piccola editoria? 

Spesso vi sono delle realtà editoriali che potremmo definire piccole soltanto da un punto di vista commerciale, mediatico ed economico, ma che offrono opere e prodotti di assoluto pregio e di grande spessore letterario e artistico. Penso a Scheiwiller, a Isbn, a Meridiano Zero, a Giuntina e negli ultimi tempi anche a La Carmelina di Ferrara. 
 

9- Ci sono altri luoghi della provincia italiana, oltre il nordest, che ti piacerebbe analizzare nelle tue storie? 

Non particolarmente. Trovo davvero che in questo senso il Veneto offra spunti molto originali e per ora la mia intenzione è proprio quella di approfondire il mio filone narrativo innestato qui. Va detto tra l’altro che il Veneto è una regione estremamente varia dal punto di vista geomorfologico e anche sociale: abbiamo mare, laguna, pianura, laghi, colline, montagne. E’ poi la regione con il più alto tasso di immigrazione nel paese e di problematiche ad essa legate. Una terra di contrasti: caldo e freddo, ricchezza e povertà, volontariato sociale e razzismo e molte altre realtà contrapposte. Ottime suggestioni per chi vuole raccontare storie pulp, che dici? 
 

10- Stai scrivendo? Hai progetti per il futuro? 

Ho già  pronto un altro romanzo, sostanzialmente si tratta di un horror-noir: una storia di formazione criminale raccontata in prima persona dal protagonista, il quale all’epoca dei fatti era un adolescente balordo. L’anno della vicenda è il 1982, lo stesso dei mondiali di calcio in Spagna e di tanta musica pop di successo. I luoghi sono quelli solari delle spiagge di Sottomarina da un lato, e quelli oscuri e spettrali della laguna nera retrostante il porto di Chioggia dall’altro, ai confini tra le province di Padova e Venezia. Una storia molto dura.
E poi sto lavorando ad un terzo romanzo del mio filone “polenta-western”. E credo che anche con questo ci sarà da divertirsi parecchio… 
 

Grazie, buona giornata e buon lavoro 

Grazie a te, Lorenzo.

:: Intervista con Tatjana Kruse

30 settembre 2009

Ciao Tatjana, benvenuta su Liberidiscrivere. Raccontaci qualcosa di te. Chi ĆØ Tatjana Kruse?

Sono una scrittrice di libri polizieschi tedesca. Tutta la mia vita ruota in qualche modo intorno al mio lavoro: quando non scrivo sono in tour a presentare i miei libri al pubblico in tutta la Germania. E naturalmente sono sempre alla ricerca di idee per nuovi omicidi…

Da quanto tempo scrivi?

Ho iniziato a scrivere molto tardi nella vita. Ho iniziato a scrivere circa dieci anni f a e mi mi piace sempre di più di giorno in giorno. Essere una scrittrice è davvero la cosa migliore che potesse capitarmi.

Quali sono le tue prime influenze?

Sicuramente Agatha Christie. Ho iniziato a leggere i suoi libri da bambina. Mi intrufolavo di nascosto in punta di piedi nella sezione crime della biblioteca locale allora vietata ai bambini. Allora Agatha Christie non era ritenuta adatta ai bambini. Ma trovavo i suoi libri stremante interessanti come un cruciverba: succede un crimine = kaos. Ma grazie al detective l’ordine viene ristabilito. Lieto fine. Come ho giĆ  detto tutto per me era molto divertente.

Il tuo lavoro ĆØ stato descritto come ā€œ i fratelli Cohen che incontrano i Monty Phytonā€. Lo sapevi?

Si, e ne sono molto lusingata. Vorrei solo essere cosƬ divertente.

Da dove vieni?

Vivo a Schwaebisch Hall un piccolo borgo medioevale del sud della Germania vicino a Stoccarda. Una cittĆ  piccola ma vibrante. Abbiamo un meraviglioso teatro all’aperto in estate, un grande museo d’arte, caffĆØ, cinema, sale da concerto, il Goethe Institute con persone provenienti da tutto il mondo. Mi piace vivere qui.

Parlaci dei tuoi libri.

Amo ridere e voglio che i miei lettori ridano mentre leggono i miei libri. Non si dovrebbe mai prendere la vita troppo sul serio. Ho sempre voluto unire la soddisfazione di risolvere un delitto con un sacco di sane risate. In realtĆ  mi piacerebbe essere il Rowan Atkinson del romanzo poliziesco tedesco.

Chi ĆØ il tuo editore italiano?

Ahimè i miei libri non sono ancora stati pubblicati in Italia. Mi piacerebbe davvero tanto. Proverò a presentarli a qualche editore italiano alla Fiera di Francoforte. Se io dovessi trovarvi li vi prenderei e vi persuaderei fisicamente a pubblicarmi. E non dite che non siete stati avvertiti.

Ti piacciono i giallisti scandinavi?

Conosco di persona alcuni di essi come per esempio Arne Dahl e Helene Tursten e li trovo moltoo ma molto simpatici e accattivanti di persona. Tuttavia i libri scandinavi in generale sono per lo più troppo oscuri e sinistri per i miei gusti.

Cosa pensi degli altri giallisti tedeschi?

Sono i migliori. Tutti i giallisti di lingua tedesca, provenienti dall’Austria, dalla Svizzera, dalla Germania, si riuniscono una vota all’anno. Siamo come una grande famiglia. Li amo tutti.

Cos’è la libertĆ  per te?

La cosa più preziosa.

Leggi ancora i classici tedeschi come Goethe e Shiller?

Indubbiamente sì. Proprio adesso sto leggendo il dottor Faustus di Goethe. Mefistofile, il diavolo, è abbastanza divertente. Mi piacerebbe trasformarmi in un barboncino ora, un barboncino rosa naturalmente.

Preferisci usare la prima o la terza persona bei tuoi libri?

Io scrivo solo cose che ho vissuto personalmente ( con l’eccezione dei cadaveri che sono tutti fittizi naturalmente). Per il mio ultimo libro ambientato in una comunitĆ  di artisti ho vissuto con artisti e ho visitato i loro studi e ho trascorso molto tempo nei musei e ho parlato con vari collezionisti. Mi sono immersa nel mondo degli artisti. CosƬ preferisco certamente la prima persona. Molto spesso sono invitata in qualche cittĆ . Tutte le mie spese sono pagate per un paio di mesi e in cambio devo scrivere un libro ambientato in quella cittĆ . Questo ĆØ meraviglioso. Mi capita di incontrare persone nuove, luoghi nuovi, nuove idee e per giunta vengo pagata per farlo. Onestamente c’è un lavoro migliore in tutto l’intero pianeta?

A quali progetti stai lavorando in questo momento?

In questo momento sto lavorando al secondo libro della mia nuova serie che ha per protagonista un ex detective della polizia e il suo cane. Molto divertente se posso dirlo.

Sei femminista?

Sono stata la cofondatrice della sezione tedesca delle ā€œSisters in crimeā€. Quando si pensa ai romanzi polizieschi la gente pensa che la maggior parte siano scritti da uomini. Questo non ĆØ vero. La maggior parte degli scrittori e sicuramente dei lettori sono donne. Ma c’è ancora molto da fare.

Ci sono progetti di film tratti dai tuoi libri?

Purtroppo non ci sono piani per il grande schermo. Ma questo non mi impedisce di visualizzare chi vorrei impersonasse il detective del mio nuovo romanzo in un possibile film. Sto pensando a George Clooney..o forse Clive Owen. O Hugh Jackman ..inizia far caldo o sono io…

Ti piace l’ispettore Derrick o altre serie di sceneggiati polizieschi tedeschi?

Sono cresciuta con l’ispettore Derrick per cui la serie mi ĆØ molto familiare. Ma in questo momento preferisco Psych o Boston Legal, o Navi CIS per via di Pauley Perrette.

Ti piace Raymond Chandler?

Per il mio primo racconto mi ĆØ sttao assegnato il ā€œMarloweā€ della societĆ  dio Raymond Chandler. Quindi sƬ mi piace Chandler. E ho sempre amato Humphrey Bogart come Marlowe era cosƬ cool.

29 settembre 2009

 

:: Intervista a Theresa Schwegel

 

Ciao Theresa, raccontaci qualcosa di te.

 

Sono affascinata dalla gente, da come si trattano le persone e molto spesso si maltrattano.

 

Quali lavori hai fatto in passato?

 

Sono stata istruttrice di aerobica, fitness trainer, cameriera, barista, copywriter freelance, e sempre studentessa.

 

Come iniziò il tuo interesse per la scrittura?

 

Mia madre mi racconta che ero molto piccola quando scrissi un libro intitolato “The Unicorn’s Lost Horn”. Mi ricordo che da sempre sono stata interessata alla scrittura. Da adolescente ho iniziato a scrivere poesie. Le poesie erano terribili ma la scrittura è stata catartica.

 

Raccontaci come sei arrivata a pubblicare i tuoi libri.

 

Frequentavo la scuola di specializzazione per il cinema e la sceneggiatura e avevo come professore Leonard Schrader il quale mi propose si scrivere la mia tesi Officer Down come un romanzo. Passati tre anni e dopo averla riscritta più volte ho avuto la fortuna di incontrare Scott Phillips (Ice Harvest, Cottonwood). Ha accettato di leggere il libro e l’ha subito amato. Mi ha aiutato a trovare il mio agente che ha venduto il libro nel giro di due settimane.

 

Chi ti influenzò all’inizio?

 

I miei genitori. I genitori del mio migliore amico, uno era paramedico e correva fuori di casa per salvare la gente tutto il tempo. E una manciata di professori che mi hanno dato gli strumenti per affermare la mia voce.

 

Cosa pensi delle eroine dei romanzi polizieschi? Sono ancora relegate al ruolo di vittima o di femme fatale?

 

Credo che molte eroine di oggi siano superficiali, super-eroiche è probabilmente il termine migliore. Ciò che rende qualsiasi personaggio forte ha a che fare con la sua motivazione ad agire. Probabilmente Hollywood ha molto a che fare con l’eroina ideale femminile o femme fatale, e sullo schermo purtroppo la chiave è la bellezza fisica. Io personalmente apprezzo la verità sia nei personaggi di un libro come tra l’altro nella vita e trovo che il personaggio del detective Stella Mooney di David Lawrence che è profondamente tormentato è molto più realistico di altri.

 

Tu ti immedesimi così profondamente nel mondo dei tuoi personaggi, non ti spaventa un po’?

 

Un po’ mi spaventa, sì, soprattutto perché i miei personaggi non sono generalmente gente molto felice. Quando ho scritto “Person of Interest” la relazione tra i protagonisti sposati era così disconnessa che qualche volta mi sentivo anche io come se stesi per divorziare. Anche io ho fatto ricerche sul crimine, sulla polizia, sulla strada e ho visto un paio di cose per cui mi sveglio ancora nel cuore della notte sebbene sono passati anni.

 

Scrivi a tempo pieno o fai anche altri lavori?

 

Sono fortunata e scrivo a tempo pieno.

 

Internet è il futuro della letteratura?

 

Spero proprio di no .  L’ultima cosa che voglio leggere, siccome ci sto davanti per molte ore per lavoro, è lo schermo di un computer. Grazie ad internet ci sono molte possibilità di raccogliere dati ma quando voglio leggere un libro voglio trovarlo su uno scaffale e tenerlo tra le mani.

 

Ti piace la letteratura cinese? Hai letto Mo Yan?

 

Non ho letto molta letteratura cinese; ho tentato di cogliere la poesia Tu fu e Po chu-i. So che Mo Yan scrive libri molto importanti in termini di portata e critica sociale. Dovrei leggerlo e imparare qualcosa.

 

Raccontaci qualcosa della tua Chicago. E ’ l’ambientazione ideale per romanzi crime?

 

Chicago è sempre stata il luogo perfetto per il crimine. Storicamente, naturalmente, la città è famosa: la mafia, la corruzione della polizia, i politici corrotti, nel bene e nel male era sulle pagine dei giornali. Oggi quello che è interessante della città è la zona grigia che le da tale carattere. Per esempio ora sto scrivendo questa intervista sul mio portatile in un parco pubblico del west-side dove i poliziotti passano ogni ora. Proprio adesso vedo le seguenti scene: una squadra del liceo di football si sta esercitando, una coppia di mezz’età discute davanti a un passeggino, una mezza dozzina di cani giocano spensierati con i loro padroni. E alle mie spalle un gruppo di tossicodipendenti sta vendendo del crack che si chiama “pop corn”. Li vedo fumare crack e sullo sfondo ci sono i poliziotti.

 

Samantha Mack ti somiglia?

 

Non ho mai avuto una relazione con un uomo sposato o un funzionario di polizia. Non sarei in grado di gestire il suo stile di vita. Non avrei mai il coraggio di sparare a qualcuno. Ma se stiamo parlando dell’integrità morale di afre la cosa giusta sì è la stessa.   

 

Cosa pensi della pubblicazione elettronica?

 

In termini di auto pubblicazione penso a Myspace e a quello che si è fatto per la musica: ci sono un migliaio di band la fuori e solo alcune otterranno un contratto discografico.

 

Ti piace l’Italia? Verrai presto a trovarci?

 

Non sono mai stata in Italia anche se a dire il vero i miei genitori mi assicurano che sono stata concepita a Roma. LA  mia conoscenza viene dai film italiani: le notti di Cabiria è uno dei miei film preferiti. Mi piacerebbe tanto visitare l’Italia.

 

Leggi altri scrittori contemporanei?

 

Certamente. Per quanto riguarda il genere poliziesco amo Gorge Pelecanos e David Lawrence che ho già nominato. Mi dispiace molto per il modo in cui se ne andato uno scrittore di grande talento come David Foster Wallace. Don DeLillo è uno dei miei favoriti.

 

Qualche progetto di film tratto dai tuoi libri?

 

Ho avuto la mia luna di miele con Hollywood ma non è durata. Tendo a scrivere molto visivamente dati i miei studi in sceneggiatura ma non scrivo per un pubblico. Forse è per questo che ho perso la mia possibilità per un Blockbuster.

 

Cosa stai leggendo in questo momento?

 

 Solitamente leggo circa quattro libri per volta ma in questo momento ne sto leggendo addirittura sei: Renegades di T Jefferson Parker, The Savage Detectives di Robert Bolano,  Scent of shadows di Vicki Pettersson …e sto anche rileggendo  Pick up di Charles Willeford e la sua autobiografia, una collezione di Frank O’Hara e un libro di poesie di Pablo Neruda…

 

A che libro stai lavorando ora?

 

Sto scrivendo un doppio racconto di una ragazza che è scomparsa e del detective che la sta cercando. Per questo libro ho lasciato un po’ Chicago e sono andata in Texas e New Messico. Ho fatto un viaggio in primavera per ottenere i dettagli per il racconto. ( Oh potessi anche fare un viaggio in Italia)

 

Ti piace fare tour promozionali?

 

La strada porta un sacco di cose. Ho avuto la fortuna in questi ultimi due tour di viaggiare con Megan Abbott perché lei è una scrittrice migliore di me così oltre ad essermi divertita ho imparato un sacco di cose. Io non scrivo comunque mentre sto facendo promozione. Devo usare una parte diversa del mio cervello per stare difronte alla gente  eparlare di scrittura.

 

Cos’è la bellezza per te?

 

La bellezza è carattere. Tutti i difetti, le emozioni, gli errori, tutte le complicazioni, le differenze, la vulnerabilità e anche l’ottimismo, come in un dipinto quando tutti i colpi di pennello vengono messi in una tela al posto giusto, il carattere di una persona è bello per tutte queste cose assieme.

 

Hai un agente letterario?

 

Sì, è la ragione del mio successo. E’ come un fratello maggiore per me, non faccio altro che ascoltare i suoi consigli.

 

Ti piacciono le detective stories americane degli anni 30 ?

 

Sì, ma preferisco i pulps degli anni 40 e 50 quando i libri sembrano collidere con i film noir. Chandler scrisse la sceneggiatura di “Double Indemnity” di James M. Cain, con Billy Wilder alla regia. Il Falcone Maltese di Hammett. Il grande sonno e “Strangers on a train” di Chandler.  Nella scuola di cinematografia sono cresciuta apprezzando questi films quando studiavo il movimento neorealista italiano. Questa scuola ha dato origine ai films noir e realistici quelli con protagonisti gente comune invece che gli eroi come “Lost weekend” di Billie Wilder. Mi dispiace non credo di aver risposto alla tua domanda. Sì mi piacciono le detective stories degli anni 30 come “Il Postino suona sempre due volte.”  

 

25 settembre 2009

:: Intervista con Francesco Capaldo

 

Parlaci di te come è nato in te l’amore per la scrittura

 

L’amore in me per la scrittura è nato tanto tempo fa. Ricordo che ero alle scuole elementari ed improvvisamente sentii il bisogno di scrivere. Da allora non mi ha più abbandonato. Per me  è istinto e passione.

 

Quali sono i tuoi poeti preferiti?

 

Potrei citarne tanti. Voglio solo ricordare quelli che di recente sto leggendo e rileggendo: Luzi, Raboni, Sereni, Orazio e tanti altri.

 

In che città vivi, la utilizzi come scenario per i tuoi libri?

 

Io vivo a Nocera Inferiore. No Nocera non è mai stata lo scenario per i miei libri, almeno fino a questo momento. 

 

 

Che scrittore del passato ti piacerebbe essere stato?

 

No, non vorrei essere nessuno scrittore del passato. Vivo nel mio tempo e non voglio immaginare  un’altra vita se non la mia!

 

Preferisci scrivere le ambientazioni o delineare i personaggi?

 

Entrambe. Mi piace far emergere l’ambiente, ma anche definire il profilo psicologico dei personaggi.

 

 

Stai scrivendo attualmente?

 

Sì, ma in maniera occasionale. Appunto tutto su dei taccuini, qualunque emozione,e poi lentamente a questa se ne legano altre, e così…senza che io me ne accorga nascono i miei libri.

 

 

Parlami dei tuoi libri quale ti ha divertito di più scrivere?

 

Dietro ogni libro c’è una storia diversa. In un certo senso si impara a scrivere anche scrivendo. Sia “Narciso” (Edizioni dell’Ippogrifo) che “Fino in fondo” (Edizioni progetto cultura) mi hanno impegnato non poco. Sono tuttavia due libri diversi. Il primo è una raccolta di racconti  ed ha un impianto narrativo meno marcato; la lingua di “Narciso” è a suo modo più classica. “Fino in fondo” invece è un romanzo. Qui mi sono dovuto confrontare con la  costruzione di una storia e soprattutto mi sono dovuto interrogare anche sul senso del genere letterario del “romanzo” in una società dove  tutti scrivono romanzi e dove la lingua stessa del romanzo è massificata e deve sempre più adattarsi a veicolare contenuti che possono essere intesi da tutti. Scrivere questo libro mi è costata non poca fatica. Volutamente ho deciso di ambientarlo a Salerno, all’inizio del nuovo millennio, e soprattutto ho voluto mettere in scena una storia che mi consentisse di esprimere la mia opinione sulla precarietà dell’esistere.   Ho cercato quindi di mettere su carta una prosa che fosse secca, immediata, ma non banale e che soprattutto raccontasse il disagio esistenziale dell’uomo moderno, che non ha più alcuna certezza.    

 

Quale genere letterario preferisci?

 

Non ho preferenze. Spesso giudico caso per caso. Amo la narrativa come la poesia, la saggistica e la filosofia. Amo leggere. Lo considero uno dei grandi piaceri della vita e spesso passo, quasi senza accorgermene, da un genere all’altro.

  

Hai mai fatto il ghost writer?

 

No, non l’ho mai fatto.

 

Che lavoro fai nella vita, ti mantieni scrivendo?

 

Nella vita faccio l’insegnate di lettere.

 

Hai un agente letterario?

 

No, non ho un agente letterario. Scrivo quando sento di avere qualcosa da dire. Non mi piacerebbe che qualcuno mi programmasse la vita. Tengo molto alla mia libertà, anche professionale.

 

Parlami dei tuoi esordi.

 

Penso che siano un po’ come quelli di tutti. Ho inviato la mia raccolta di racconti “Narciso “ a diversi editori. Dopo un po’ di tempo e con fatica sono riuscito a trovare un editore che li pubblicasse. In fondo è accaduto quando meno me lo aspettavo. E così è incominciato tutto!

 

Che consigli daresti ad uno scrittore che non ha ancora pubblicato?

 

Di non avere fretta, e soprattutto di credere sempre in quello che fa, e di ricordarsi che si scrive per  passione e non perchè bisogna emergere a tutti i costi!

 

La scrittura e internet in che modo si influenzano?

 

Penso che nella vita si impari da tutto. Il linguaggio della rete di certo influenza anche la scrittura. In un cento senso la rende più democratica, la veicola più velocemente e soprattutto fa rapidamente nascere e morire nuove mode letterarie e forme di linguaggio nuove.

 

Scriveresti per il teatro?

 

Perchè no.

 

Partecipi a concorsi letterari?

 

No,  perchè credo che siano truccati.

 

Ti piace Camilleri?

 

Lo leggo a volte con interesse.

 

Ti piacerebbe se facessero film dei tuoi libri hai progetti in merito?

 

Certo, sarebbe una bella cosa, anche se preferisco che la gente li legga. .

 

Che studi hai fatto come hanno influenzato la tua carriera?

 

Ho fatto studi classici. Ho quindi una formazione umanistica, che di certo aiuta, ma non basta. La cultura la si costruisce giorno per giorno leggendo, interessandosi, con la voglia di sapere e scoprire.

 

Che libro stai leggendo?

 

Sto leggendo le “Poesie” di  Sereni

 

Quale strumento di scrittura preferisci , bic, computer?

 

Non ho preferenze: come capita.

 

Qual è il libro più bello che hai letto?

 

Ne  ho letto tanti. Di ognuno mi piace qualcosa. Non c’è un libro più bello dell’altro, ci sono solo libri che lasciano un segno, che  ci arricchiscono e ci lasciano meno poveri.

 

I tuoi scrittori preferiti.

 

Sono tanti. Ne cito solo alcuni: Calvino, Volponi, ecc.

 

Se vincessi il nobel per la letteratura a chi lo dedicheresti?

 

Ai miei lettori

 

Hai amici scrittori?

 

Sì, alcuni.

 

Fai parte del sindacato degli scrittori?

 

No

Pensi che in Italia sia in crisi il mondo letterario?

 

Penso solo che in Italia la scrittura sia diventata solo un fatto commerciale. I grandi editori pubblicano libri commerciali. Interessante è invece la produzione della piccola editoria, che è di qualità.

 

Che progetti hai per il futuro?

 

Lavoro ad un altro romanzo

 

Leggi Shakespeare?

 

Ogni tanto

 

Hai mai pensato di scrivere per il cinema?

 

A volte….

 

Definiscimi il talento è un dono innato o duro lavoro?

 

Il talento da solo non basta. Per esprimersi a fondo è necessario anche lavorare duramente e soprattutto tanta umiltà.

 

Pensi che un libro possa cambiare il mondo?

 

Non credo che cambi il mondo, ma di certo un buon libro può incidere sulla percezione del mondo, nel senso che può diffondere idee nuove ed una più moderna idea di civiltà….!

24 settembre 2009

:: Intervista ad Abel Wakaam

Attenzione : per i temi trattati è consigliata la lettura ad un pubblico adulto 

abGrazie Abel Wakaam di aver accettato la nostra intervista, innanzi tutto si presenti ai nostri lettori. Chi è Abel Wakaam?

 

Sono un raccontastorie, un vagabondo della rete che prova a tessere in trama tutto ciò che incontra, succhiando l’anima ai naviganti di questo immenso mare… senza lasciarli naufragare. Mi piace pensare che le mie storie siano frutto di una realtà genuina, seppur romanzate per renderle fruibili sotto forma di romanzo erotico popolare.

 

Come è iniziato il suo amore per la scrittura. Quali sono state le sue prime letture?

 

Credo di aver sempre scritto perché sono negato nel disegno e nella pittura. In quanto a leggere sono troppo pigro per farlo, e infatti ho stretto tra le mani solo “Il richiamo della foresta” e “Le età di Lulù”. Dopo di che ho smesso di leggere per evitare di essere contaminato da altri autori.

 

Ha frequentato corsi di scrittura creativa?

 

Non credo che la creatività possa essere insegnata e ritengo sia sbagliato persino ingabbiarla dentro schemi prefissati. Improponibile apprenderla da altri perché, se così fosse, gli insegnanti di scrittura creativa sarebbero sempre primi nelle classifica di vendite, e non mi pare che sia così.

 

Ci parli dei suoi libri disponibili come e-books. Quali preferisce?

 

Ogni romanzo racconta la storia di un momento, quindi è difficile concedere ad uno solo una preferenza temporaneamente stabile. Potrei indicare “La Schiava” per il suo stretto legame con una realtà vissuta. Ma è uno dei tanti che si possono leggere gratuitamente su www.rossoscarlatto.org

 

Le piace la letteratura erotica giapponese?

 

Non oso credere che i Giapponesi possano essere erotici.

 

La figura del libertino settecentesco la ispira? Ha letto le memorie di Gian Giacomo Casanova?

 

Mi ispira tutto ciò che è contemporaneo e che riprende il concetto erotico di oggi. Già quello di alcune settimane fa mi annoia mortalmente.

 

E’ più erotica la fantasia o la realtà?

 

Certamente la fantasia perché ci permette di visualizzare ogni fotogramma esattamente come appaga la nostra mente, nel modo più facilmente masticabile dal cervello. Se confrontiamo una scena erotica immaginata e poi realizzata, ci troviamo nel secondo caso a fare i conti con l’equilibrio, con la fatica, con la posizione, con  la mancata sincronizzazione degli eventi. Insomma, con la fantasia siamo tutti supereroi, nella realtà ritorniamo esseri umani.

 

Nella sua esplorazione dei sensi quale è il più erotico: il tatto, il gusto, la  vista?

 

L’eros alberga nella parte più oscura del nostro immaginario… diventa sesso attraverso i sensi, tutti, nessuno escluso. Potrei dire la mancanza di vista nel buio totale, la negazione del tatto o il centellinare del gusto, ma è l’istinto, cioè la parte più ancestrale che si annida dentro di noi a determinare la giusta alchimia.

 

Utilizza un linguaggio trasgressivo nelle sue opere? Al giorno d’oggi cos’è la vera trasgressione?

 

Nel raccontare una storia uso un linguaggio privo di eccessi. Lascio però al dialogo di ogni personaggio la parte più intensa ed espressiva. E se io scrivo “sedere” il protagonista può chiamarlo semplicemente “culo” senza che cambi minimamente il significato. La trasgressione oggi è l’amore, visto come espressione di assoluta complicità e monogamia. Poi ci può essere una trasgressione di coppia, ma soltanto quando entrambi si considerano una sola entità.

 

Come definirebbe la sensualità?

 

E’ la capacità di un individuo nel mettere in mostra la propria capacità d’intrigo.

 

Cosa fa secondo lei naufragare l’erotismo in perversione?

 

La perversione è l’esaltazione di un pensiero osceno… è il voler assistere a qualcosa che ci attira e ci irrita allo stesso tempo. E’ vedere la propria donna godere con un’altra o con un altro… diventare gestore del piacere invece che protagonista. Qui l’erotismo non è il punto di partenza, semmai diventa il salvagente del ritorno, quando si torna a confrontarsi su quanto successo.

 

Sta lavorando ad un nuovo libro? Può anticiparci qualcosa?

 

E difficile per me anticipare il contenuto di un libro in evoluzione perché sta ancora inseguendo una storia proprio mentre accade.

 

Scrive solo romanzi o anche racconti brevi?

 

Scrivo di tutto, anche cose senza senso.

.

 

Cos’è per lei la libertà?

 

La libertà è pura utopia. Siamo tutti prigionieri di qualcuno, di qualcosa e… bene che vada, siamo schiavi di noi stessi.

 

Amore e morte, un binomio spesso presente in molte opere letterarie, che può dirmi al riguardo?

 

L’amore è un sentimento a termine, ti scotta appena ti sfiora ma ne senti il dolore solo dopo che se n’è andato via, la morte invece è la formattazione della vita, ma per sicurezza il disco fisso viene tolto dall’involucro e dato alle fiamme eterne. Poi mi piacerebbe andare in paradiso per traviare tutti i raccomandati che ci sono e riportarli con me all’inferno.

 

Pensa che l’affermazione del desiderio erotico sia un desiderio più maschile o femminile?

 

Non penso neppure che sia un desiderio, ma una umana necessità.

 

L’esibizione del corpo femminile nudo ha per molti connotazioni pornografiche; cosa lo trasforma in arte? 

 

Può essere pornografica l’espressione del volto della modella nuda o l’ostentazione di un godimento dissoluto, non l’esibizione del corpo stesso. L’arte è un’altra cosa.

 

Pensa che la parola “orgasmo”sia a ancora una parola tabù?

 

No, ma è un peccato non averlo.

 

La ricerca del piacere pensa sia una delle più forti pulsioni dell’animo umano?

 

Più che la ricerca del piacere preferisco la soddisfazione nel trovarlo e il godere delle pulsioni che ne derivano J

 

Non di rado la letteratura erotica è stata un veicolo per far passare concetti filosofici e spirituali cito ad esempio il Marchese de Sade . Anche lei ha agito in questo modo?

 

Io scrivo perché mi piace stupire e uso la letteratura erotica per proporre delle nuove forme di trasgressioni, sia mentali che fisiche. La scena dei confetti di “La Schiava” ne è un puro esempio. Ma d’altronde il sesso è “sempre la medesima cosa fatta con un’altra” quindi per mantenere viva la curiosità verso i miei scritti devo sempre attingere alla mia smisurata creatività.

 

 

Frequenta fiere, festival letterari, premi letterari?

 

Mi piace il contatto col pubblico,  adoro discutere di scrittura ed erotismo, ma allo stesso tempo odio premi, fiere, festival e tutto ciò che non sia confronto diretto con l’interlocutore.

 

Scrive anche libri non erotici, quale genere l’appassiona di più?

 

Sono un giallista e scrivo anche fantasy ma chissà perchè sono conosciuto più per il genere erotico anche se il mio libro più letto è “la Terra dell’Arcano” su cui si basa il sito www.arcano.org