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:: Intervista a Theresa Schwegel

 

Ciao Theresa, raccontaci qualcosa di te.

 

Sono affascinata dalla gente, da come si trattano le persone e molto spesso si maltrattano.

 

Quali lavori hai fatto in passato?

 

Sono stata istruttrice di aerobica, fitness trainer, cameriera, barista, copywriter freelance, e sempre studentessa.

 

Come iniziò il tuo interesse per la scrittura?

 

Mia madre mi racconta che ero molto piccola quando scrissi un libro intitolato “The Unicorn’s Lost Horn”. Mi ricordo che da sempre sono stata interessata alla scrittura. Da adolescente ho iniziato a scrivere poesie. Le poesie erano terribili ma la scrittura è stata catartica.

 

Raccontaci come sei arrivata a pubblicare i tuoi libri.

 

Frequentavo la scuola di specializzazione per il cinema e la sceneggiatura e avevo come professore Leonard Schrader il quale mi propose si scrivere la mia tesi Officer Down come un romanzo. Passati tre anni e dopo averla riscritta più volte ho avuto la fortuna di incontrare Scott Phillips (Ice Harvest, Cottonwood). Ha accettato di leggere il libro e l’ha subito amato. Mi ha aiutato a trovare il mio agente che ha venduto il libro nel giro di due settimane.

 

Chi ti influenzò all’inizio?

 

I miei genitori. I genitori del mio migliore amico, uno era paramedico e correva fuori di casa per salvare la gente tutto il tempo. E una manciata di professori che mi hanno dato gli strumenti per affermare la mia voce.

 

Cosa pensi delle eroine dei romanzi polizieschi? Sono ancora relegate al ruolo di vittima o di femme fatale?

 

Credo che molte eroine di oggi siano superficiali, super-eroiche è probabilmente il termine migliore. Ciò che rende qualsiasi personaggio forte ha a che fare con la sua motivazione ad agire. Probabilmente Hollywood ha molto a che fare con l’eroina ideale femminile o femme fatale, e sullo schermo purtroppo la chiave è la bellezza fisica. Io personalmente apprezzo la verità sia nei personaggi di un libro come tra l’altro nella vita e trovo che il personaggio del detective Stella Mooney di David Lawrence che è profondamente tormentato è molto più realistico di altri.

 

Tu ti immedesimi così profondamente nel mondo dei tuoi personaggi, non ti spaventa un po’?

 

Un po’ mi spaventa, sì, soprattutto perché i miei personaggi non sono generalmente gente molto felice. Quando ho scritto “Person of Interest” la relazione tra i protagonisti sposati era così disconnessa che qualche volta mi sentivo anche io come se stesi per divorziare. Anche io ho fatto ricerche sul crimine, sulla polizia, sulla strada e ho visto un paio di cose per cui mi sveglio ancora nel cuore della notte sebbene sono passati anni.

 

Scrivi a tempo pieno o fai anche altri lavori?

 

Sono fortunata e scrivo a tempo pieno.

 

Internet è il futuro della letteratura?

 

Spero proprio di no .  L’ultima cosa che voglio leggere, siccome ci sto davanti per molte ore per lavoro, è lo schermo di un computer. Grazie ad internet ci sono molte possibilità di raccogliere dati ma quando voglio leggere un libro voglio trovarlo su uno scaffale e tenerlo tra le mani.

 

Ti piace la letteratura cinese? Hai letto Mo Yan?

 

Non ho letto molta letteratura cinese; ho tentato di cogliere la poesia Tu fu e Po chu-i. So che Mo Yan scrive libri molto importanti in termini di portata e critica sociale. Dovrei leggerlo e imparare qualcosa.

 

Raccontaci qualcosa della tua Chicago. E ’ l’ambientazione ideale per romanzi crime?

 

Chicago è sempre stata il luogo perfetto per il crimine. Storicamente, naturalmente, la città è famosa: la mafia, la corruzione della polizia, i politici corrotti, nel bene e nel male era sulle pagine dei giornali. Oggi quello che è interessante della città è la zona grigia che le da tale carattere. Per esempio ora sto scrivendo questa intervista sul mio portatile in un parco pubblico del west-side dove i poliziotti passano ogni ora. Proprio adesso vedo le seguenti scene: una squadra del liceo di football si sta esercitando, una coppia di mezz’età discute davanti a un passeggino, una mezza dozzina di cani giocano spensierati con i loro padroni. E alle mie spalle un gruppo di tossicodipendenti sta vendendo del crack che si chiama “pop corn”. Li vedo fumare crack e sullo sfondo ci sono i poliziotti.

 

Samantha Mack ti somiglia?

 

Non ho mai avuto una relazione con un uomo sposato o un funzionario di polizia. Non sarei in grado di gestire il suo stile di vita. Non avrei mai il coraggio di sparare a qualcuno. Ma se stiamo parlando dell’integrità morale di afre la cosa giusta sì è la stessa.   

 

Cosa pensi della pubblicazione elettronica?

 

In termini di auto pubblicazione penso a Myspace e a quello che si è fatto per la musica: ci sono un migliaio di band la fuori e solo alcune otterranno un contratto discografico.

 

Ti piace l’Italia? Verrai presto a trovarci?

 

Non sono mai stata in Italia anche se a dire il vero i miei genitori mi assicurano che sono stata concepita a Roma. LA  mia conoscenza viene dai film italiani: le notti di Cabiria è uno dei miei film preferiti. Mi piacerebbe tanto visitare l’Italia.

 

Leggi altri scrittori contemporanei?

 

Certamente. Per quanto riguarda il genere poliziesco amo Gorge Pelecanos e David Lawrence che ho già nominato. Mi dispiace molto per il modo in cui se ne andato uno scrittore di grande talento come David Foster Wallace. Don DeLillo è uno dei miei favoriti.

 

Qualche progetto di film tratto dai tuoi libri?

 

Ho avuto la mia luna di miele con Hollywood ma non è durata. Tendo a scrivere molto visivamente dati i miei studi in sceneggiatura ma non scrivo per un pubblico. Forse è per questo che ho perso la mia possibilità per un Blockbuster.

 

Cosa stai leggendo in questo momento?

 

 Solitamente leggo circa quattro libri per volta ma in questo momento ne sto leggendo addirittura sei: Renegades di T Jefferson Parker, The Savage Detectives di Robert Bolano,  Scent of shadows di Vicki Pettersson …e sto anche rileggendo  Pick up di Charles Willeford e la sua autobiografia, una collezione di Frank O’Hara e un libro di poesie di Pablo Neruda…

 

A che libro stai lavorando ora?

 

Sto scrivendo un doppio racconto di una ragazza che è scomparsa e del detective che la sta cercando. Per questo libro ho lasciato un po’ Chicago e sono andata in Texas e New Messico. Ho fatto un viaggio in primavera per ottenere i dettagli per il racconto. ( Oh potessi anche fare un viaggio in Italia)

 

Ti piace fare tour promozionali?

 

La strada porta un sacco di cose. Ho avuto la fortuna in questi ultimi due tour di viaggiare con Megan Abbott perché lei è una scrittrice migliore di me così oltre ad essermi divertita ho imparato un sacco di cose. Io non scrivo comunque mentre sto facendo promozione. Devo usare una parte diversa del mio cervello per stare difronte alla gente  eparlare di scrittura.

 

Cos’è la bellezza per te?

 

La bellezza è carattere. Tutti i difetti, le emozioni, gli errori, tutte le complicazioni, le differenze, la vulnerabilità e anche l’ottimismo, come in un dipinto quando tutti i colpi di pennello vengono messi in una tela al posto giusto, il carattere di una persona è bello per tutte queste cose assieme.

 

Hai un agente letterario?

 

Sì, è la ragione del mio successo. E’ come un fratello maggiore per me, non faccio altro che ascoltare i suoi consigli.

 

Ti piacciono le detective stories americane degli anni 30 ?

 

Sì, ma preferisco i pulps degli anni 40 e 50 quando i libri sembrano collidere con i film noir. Chandler scrisse la sceneggiatura di “Double Indemnity” di James M. Cain, con Billy Wilder alla regia. Il Falcone Maltese di Hammett. Il grande sonno e “Strangers on a train” di Chandler.  Nella scuola di cinematografia sono cresciuta apprezzando questi films quando studiavo il movimento neorealista italiano. Questa scuola ha dato origine ai films noir e realistici quelli con protagonisti gente comune invece che gli eroi come “Lost weekend” di Billie Wilder. Mi dispiace non credo di aver risposto alla tua domanda. Sì mi piacciono le detective stories degli anni 30 come “Il Postino suona sempre due volte.”  

 

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