Parlaci di te come ti sei avvicinato alla scrittura?
Inconsapevolmente da molto piccolo. Avevo una Olivetti verde e scrivevo storielle che col senno di poi definirei penose. La consapevolezza non è arrivata
neanche quando si è trattato di decidere l’università. Alla fine ho scelto Informatica all’unico scopo di farmi comprare un computer dai miei, per scrivere. Sì, erano altri tempi.
Raccontaci la trama del tuo primo libro “Non farmi male”.
Non farmi male è una raccolta di racconti che esplorano il dolore nelle sue forme più ingiuste, quelle che rovinano la vita. Ho voluto rendere protagonisti personaggi indifesi: adolescenti, bambini che non possono difendersi perché non sanno farlo.
Per il secondo Supermarket24 è successo un disguido con l’editore che cosa in pratica?
Un piccolissimo dettaglio. L’editore ha chiuso. L’unica fortuna sta nel fatto che abbia preso la decisione un paio di settimane prima che uscisse Supermarket24. Questo mi ha permesso di ricominciare a proporre un libro comunque ancora inedito. Se fosse uscito, nessun editore l’avrebbe mai più ristampato.
Che rapporto hai con i tuoi lettori?
Con qualcuno ho stretto belle amicizie. Ci sentiamo spesso e parliamo di tutto, anche di libri, per niente dei miei. Preferiamo confrontarci su altro.
Hai amici scrittori?
Ne ho conosciuto qualcuno, amici è una parola grossa.
Quali sono i tuoi libri preferiti?
Mi piace la narrativa italiana. De Carlo, Ammaniti, Isabella Santacroce, Calvino. In questo periodo sto riscoprendo il gusto dei classici. Anna Karenina mi ha conquistato. Poi l’opera omnia di Marquez, e Delitto e Castigo imperdibile.
Leggi molto?
Prima di più. Mi piacerebbe tornare ad avere pomeriggi interi per potermici dedicare.
Parlaci della tua città.
Di L’Aquila non si dovrebbe mai smettere di parlare. La sorte l’ha punita. Siamo stati davvero tanto sfortunati. Chi non ha perso tutto sta cercando e trovando la voglia non solo di sopravvivere, ma di costruire, nel tempo, la L’Aquila di domani, quella per i giovani del futuro. E’ una battaglia che quasi certamente non vedrà vincitori. Questi piccoli uomini e donne di montagna non avranno neanche il tempo per godersi i primi frutti; sono loro i veri eroi.
Hai un blog La stanza del Matto parlacene.
E’ un luogo socialmente inutile. Un diario estemporaneo senza tema, con la tendenza, talvolta inopportuna, a sdrammatizzare tutto.
Ti piace Murakami?
Mai letto. Stavo per acquistare L’elefante scomparso ed altri racconti, poi non l’ho fatto. Se avessi saputo della domanda… Comunque rimedierò.
Frequenti premi letterari o concorsi, ne hai mai vinto uno?
Ho partecipato a quattro o cinque concorsi, ne ho vinto uno col racconto Cemento, contenuto in Non farmi male. In quell’occasione fui contentissimo, continuo comunque a non sentirmi affine ai concorsi, che tendono a premiare stili molto accademici. Io punto su altro.
Ti hanno proposto di pubblicare i tuoi libri a pagamento?
Ne ho appena ricevuta una via e-mail di queste proposte. Non ho mai pubblicato a pagamento e mai lo farò. Non è un giudizio di merito sugli autori che ci stanno e sugli editori che adottano questa politica. E’ che pagando avrei la sensazione di essermela comprata, la pubblicazione. Di conseguenza crollerebbe la certezza della qualità dei miei scritti. Mai darei in pasto al pubblico un’opera della cui qualità non sia certo. Il fatto che un editore ci metta i propri soldi è una buona garanzia e puoi star certo che quell’editore farà del suo meglio perché, per guadagnarci, o almeno recuperare le spese, il libro deve venderlo.
Faresti mai il ghost writer?
Se mi dessero molti soldi, perché no!? Non è proprio il massimo artisticamente parlando, e mi provocherebbe una certa rabbia scrivere libri e vedere in copertina il nome di qualcun altro. Però cos’ha la professione di ghost writer di tanto peggio del Mc Donald’s dove lavoro, per esempio?
Trovi più difficile scrivere i dialoghi o delineare i personaggi?
Se sono ispirato non trovo difficoltà, in generale. Se non sono ispirato lascio perdere.
Definiscimi il talento.
Fosse semplice. Quello di cui sono abbastanza sicuro è che non puoi non accorgertene. Quando il talento c’è ti arriva dritto in faccia, ma non è l’unica componente da valutare, e direi neanche la più importante.

Ti piace concedere interviste?
Mi piace che qualcuno si interessi a quello che faccio, sì.
Faresti mai tour promozionali dei tuoi libri come si usa in America?
Con Non farmi male abbiamo giracchiato per l’Italia facendo dieci presentazioni. Abbiamo bei progetti anche per Supermarket24 che uscirà a novembre. Proviamo a raddoppiare. Credo sia importante cercare occasioni per promuovere i propri lavori, per confrontarti con i tuoi lettori.
Parlami del tuo rapporto con il successo.
Non lo conosco. Ci ignoriamo, per ora. Siamo entrambi molto superficiali e quindi abbiamo deciso che ci siamo antipatici senza esserci mai incontrati, questione di pelle; questo ci basta per non voler avere rapporti.
Cosa stai leggendo attualmente?
Cent’anni di solitudine e i racconti di Poe.
Hai mai scritto poesie?
Sì, qualcuna l’ho anche pubblicata. Anche se sono riluttante a farlo, perché trovo che quella della poesia sia una dimensione così intima e difficilmente apprezzabile che debba restare propria. La maggior parte di quelle che oggi vengono definite poesie, dagli stessi autori che l’hanno scritte, non sono altro che frasi banalissime, incolonnate pure male che servono a riempire diari e blog.
Hai un agente letterario?
No, preferisco vedermela da solo, almeno finché riesco.
Parlami del tuo metodo di scrittura.
Non ho un metodo. Scrivo a scene. Vedo una scena, dei personaggi, li sento parlare, mi metto lì e scrivo. Dove poi mi porterà, se sarà una storia capace di camminare sulle proprie gambe oppure finirà nel cestino come tante, lo scoprirò alla fine.
Hai fatto fatica a trovare un editore per il tuo primo libro?
Sinceramente no. Molta più fatica a trovarlo per il secondo. C’è da dire che sono stato parecchio sfortunato perché il libro sarebbe dovuto uscire nel marzo scorso. Questa è la dimostrazione che non mollare da qualche parte ti porta, se te lo meriti.
Vai in tv, conosci Booksweb tv?
Ho partecipato a qualche trasmissione televisiva regionale. Costanzo non l’ho mai conosciuto, insomma. Booksweb certo che la conosco, magari un giorno capiterà di incrociarci.
Quale è il libro più divertente che hai letto?
A me I love shopping ha fatto molto ridere, ma anche Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire. Melissa P dovrebbe buttarsi sul comico.
Frequenti le fiere del libro di Torino e Francoforte?
Sono tre anni che mi riprometto di andare a Torino e alla fine non riesco mai. Magari il prossimo è quello buono.
Insegneresti scrittura creativa?
La scrittura creativa non si insegna. Sono sufficienti le elementari, a mio parere.
Ti piace Giorgio Faletti?
Mi piace di più Julia Roberts. A parte gli scherzi di Faletti ho letto Io uccido e pur non trovandolo eccelso mi ha abbastanza convinto, inducendomi ad acquistare Niente di vero tranne gli occhi che non mi è piaciuto per niente. Da allora mai più. La pecca di Faletti, a mio modestissimo avviso, è questa sua tendenza ad allungare il brodo rimpinzandolo di descrizioni, metafore che rassicurano i lettori sulla sua padronanza della lingua, ma per niente funzionali alla storia.
Faresti mai un book trailer?
Sì, mi piace l’idea di raccontare il libro attraverso immagini e voci.
Un saluto a tutti i lettori. Proteggete sempre i vostri angoli.
Sono del 1981 e vivo a L’Aquila. Non credo alle favole, ma ai piccoli passi sì. Mi piace definirmi “scrivente”, semplicemente uno che scrive. Il nove ottobre del 2006 è uscito il mio primo libro “Non farmi male”, edito da Kimerik, giunto alla terza edizione. Una raccolta di racconti dolorosi legati dal sottile filo di paura che accomuna i protagonisti di ogni storia. La paura che qualcuno distrugga la loro vita. Ho un blog: “La stanza del Matto” che aggiorno con tutto quello che mi accade, sempre visto da un’angolazione visionaria e scanzonata; un luogo in cui la follia è considerata la migliore delle qualità.
Inoltre, da febbraio 2009, curo la rubrica “4 Chiacchiere (contate) con…” (http://www.sololibri.net/public/spip.php?rubrique=8), in cui sono raccolte interviste informali ad autori più o meno noti
Presto in libreria il mio nuovo romanzo Supermarket24
da 27 anni ed è un lavoro che mi piace, ancora, molto. Però ho nostalgia della libreria e dei libri. Dovessi scegliere, non ho dubbi: meglio libraio. Invece la scrittura è una passione e comunque non mi sento scrittore. Semmai uno che cerca di raccontare storie.
Guy Debord, un ciclista al Tour de France del 1949, il barista di un’area di servizio lungo l’autostrada del Brennero, Georges Simenon e Margherita Cagol.
quella del mondo del cinema in particolare, e fantasia.
Ha mai letto Raymond Queneau?
edita prima da Pendragon e ora da Cattedrale. E’ una rivista in cui credo molto e che sta facendo passi da gigante, vanta numerosissime collaborazioni in tutti i settori, media, arte, narrativa. Vi lascio l’indirizzo del sito:
di euro, allora c’è puzza di truffa.

Esco da una recente intervista dove mi sono espressa male e ho dato adito a una discussione per fortuna chiarita. Imperdonabile per uno scrittore non farsi capire, eh? Adesso faccio la brava e spiego bene questo punto, male che mi vada… mi ritroverò nuovamente nell’occhio del ciclone di una discussione! Scherzi a parte, dichiaro pubblicamente che la mia scelta è quella di pubblicare senza editing con consapevolezza. Ecco il punto, parlo sempre dell’ editing da parte delle case editrici, ovvio che i miei testi li sottopongo a persone competenti (oltretutto cattivissime nel mio caso) prima di darlo alle stampe. Non sono più disposta a farmi irretire con promesse non mantenute e magari pagare pure un servizio inesistente. Ho parlato di editing che rovinano il testo e poi mi sono ritrovata precisare che tale editing altro non era che la correzione automatica del testo, cosa che sa fare dei macelli se non ragionata. Quindi, lungi da me la superbia di credere d’essere infallibile, perfetta, scrittrice capace di editare se stessa! Semplicemente non mi faccio abbindolare da azioni che poi si rivelano deleterie. Mando il mio romanzo, lo pubblicano così com’è, è una schifezza? Tutta colpa mia, mi prendo le respirabilità del caso.
Trovo molto difficile parlare di quello che scrivo senza essermi preparata prima, la mia insicurezza cronica non mi aiuta e così, come Amanda Sandrelli in “Non ci resta che piangere”, prima di rilasciare qualsiasi dichiarazione, devo “provare, provare, provare…” e “pensare, pensare, pensare”.
Parlami dei tuoi esordi. Hai fatto fatica a trovare un editore?
e lui mi diede un preziosissimo spunto. Mi disse: “Non si può fare un’improvvisazione da soli: noi conosciamo già tutto quello che stiamo per dire. Le gag più belle sono quelle con più attori dove non sai che cosa uscirà fuori, è così che si crea una vera novità”. 
In effetti, non riesco a digerire bene alcuni argomenti. Come nel caso della Millenium trilogy. Alla fine, dopo parecchio tempo, ho comunque deciso di tentarne la lettura, ma con la ferma intenzione di saltare certe descrizioni. Proposito che invece non sono riuscita a rispettare. Ciò mi ha già portato a trascorrere almeno due giorni da infuriata: ebbene, sì, somatizzo ogni forma d’arte. Se una musica mi spaventa, rimango angosciata per ore (mi era successo con la colonna sonora di Profondo rosso, ascoltata in auto…). Se un libro mi fa innervosire, rimango scontrosa. Se una statua o un quadro mi terrorizzano, passerò una settimana a guardare sotto il letto prima di coricarmi. Se un film mi rasserena, sarò felice per l’intera giornata. Ecco il motivo per cui non amo il noir, che distinguo in modo categorico da altri generi come il giallo e il thriller. Oggi è, infatti, abbastanza comune mettere tutto nello stesso pentolone. Per molti, il noir sembra semplicemente un termine che è andato a sostituire un ex-moderno thriller, che a sua volta aveva preso il posto del vecchio giallo. Per quanto mi riguarda sono generi così diversi che mi portano ad affermare che amo (ma davvero) il giallo investigativo e poliziesco (Larsson rientra per ora in questa categoria, e non certo nel noir), e mi piace molto anche il thriller, ma non sopporto il noir. Inteso come espressione del lato oscuro del criminale. Dove non importa l’analisi razionale o psicologica dei personaggi, ma piuttosto viene messo in risalto il gusto di animale impulsivo, perverso o sadico dell’assassino; dove non ha valore il lato investigativo se non solo per creare l’occasione di introdurre suspense. Dove il sangue, le parti del corpo mutilate, seviziate, bruciate o venerate in modo lascivo, sono l’intreccio di base, poco importa la storia. Già… a volte mi sento di affermare che la differenza fra il noir e gli altri generi della sottocategoria, quelli citati prima, sia la stessa che passa tra il porno e l’erotico. Un abisso! E se l’erotico può avere classe e uno sviluppo creativo, il porno è nutrimento per i porci. Mi scusino gli amanti del genere…
in quegli ambienti, invece di premiare sempre e solo quelle espressioni artistiche che puntano a svelare i lati oscuri di vite semplici e sofferte, si potrebbe dar risalto ad altre opere, a costo di venir accusati di promuovere letteratura leggera…
Ritengo il femminismo, come il maschilismo, e molti altri movimenti, dei fenomeni estremi. Io amo la via di mezzo. Non sopporto gli estremismi di nessun genere. E se già i termini stessi sono “estremi” aggiungere anche “tanto” li rafforza in modo infinito: no, non lo penso.
Sorry. In ogni caso ce n’è una, un classico, che mi è entrata sottopelle e non riesco a non pensarci di tanto in tanto: Ed è subito sera di Salvatore Quasimodo.
Fai parte del collettivo Alba Cienfuegos, autori del romanzo "Eri tutto lungo. Cavallo Pazzo e altri cani sciolti" (LineaBN-La Carmelina Edizioni). Vuoi parlarcene?
Come ti sei trovato a lavorare a "otto mani?"
-Gianpaolo, vuoi spiegarci la trama del tuo romanzo, Il tango dell’angelo perduto?
-Come ti sei documentato per ricreare l’ambientazione drammatica della dittatura?
-Quale via pensi debba prendere la narrativa esordiente italiana per avere un po’ di visibilità?
























