:: Intervista a Gianpaolo Borghini

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1978-Gianpaolo, vuoi spiegarci la trama del tuo romanzo, Il tango dell’angelo perduto?
È la storia di Alfonso Lopez, un medico argentino che, in seguito al rapimento di Laura, una ragazza con la quale stava nascendo qualcosa, da parte di una squadraccia del regime militare, fugge in Italia. Siamo nel 1978 e il momento è quello dei mondiali di Argentina ‘78.
Dopo varie vicissitudini, che nel libro mi limito ad accennare, arriva a lavorare al pronto soccorso dell’ospedale di Ferrara, la mia città. Il libro inizia nel momento in cui Alfonso, forse a causa di un incubo, dove ripercorre il rapimento di Laura, crede di riconoscerla in una ragazza che viene portata all’ospedale in condizioni disperate, dopo essere stata ripescata dal Po. È in coma e presenta tante e tali lesioni che difficilmente potrà sopravvivere a lungo.
Il problema è che la ragazza, malgrado siano passati ventisette anni, appare uguale a come gli è stata portata via a Buenos Aires nel 1978 e il narrato si riferisce al 2005.
Per cercare di spiegarsi questo ritorno misterioso e, forse, per tentare di recuperare un passato opprimente, Alfonso ritorna a Buenos Aires, dove non era più tornato. Lì è costretto, suo malgrado, a riviere buona parte di tutto quello da cui era scappato. A causa di una serie di avvenimenti, anche fantastici, in cui il tempo smette di essere la convenzione che è, ma diventa una scansione orribile di emozioni, recupera in parte quello da cui era scappato.
Scoprirà poi una verità possibile e una impossibile sulla fine di Laura. Fra le due verità sarà impossibile scegliere, per lui.
Alla fine credo che Alfonso, malgrado tutto, non riesca a chiudere i conti con il passato.
-Cosa ti ha ispirato la figura di Alfonso Lopez, il medico argentino rifugiato in Italia?
La risposta più diretta, ma anche la più banale, è che Alfonso Lopez è nato dentro di me, in qualche parte ben nascosta e lì si è sviluppato, fino ad obbligarmi a scrivere la sua storia. Posso dire, non meno banalmente, che non so di preciso da dove venga. Si tratta probabilmente di un collage di brandelli di personaggi letterari con pezzi di me stesso a tenerli uniti o, viceversa, brandelli di me stesso con un collante di personaggi letterari. Credo che sia difficile individuare la provenienza di un personaggio d’invenzione come il protagonista del mio romanzo, almeno se non si è in presenza di un’illuminazione improvvisa, che in questo caso non c’è stata.
Posso dire, invece, che la scintilla che ha scatenato “Il Tango dell’Angelo Perduto” è stata la lettura di “Le Irregolari” di Massimo Carlotto. Un bellissimo romanzo ambientato in Argentina. È la narrazione di un viaggio dell’autore a Buenos Aires, sulle tracce di un nonno che lì era emigrato e che, una volta tornato, si era comportato come se quel periodo non fosse esistito. Poi il viaggio diventa qualcosa di diverso: un percorso nel dramma dei desaparecidos.
-Perché una storia d’amore ambientata in Argentina?
Diciamo che la storia d’amore è stata una scusa per poter parlare d’altro. Quello che mi interessava era il dramma umano di un popolo oppresso da una dittatura orrenda e inaccettabile e, allo stesso tempo, il dramma della scelta da che parte stare. Nessuna dittatura si sorregge senza l’appoggio, diretto o indiretto, di tantissime persone. In Argentina non era Videla che torturava e uccideva di sua mano, ma un numero notevole di persone che facendolo riceveva un vantaggio diretto, soprattutto economico. Un aspetto che rende ancora più oscena tutta la vicenda della dittatura militare argentina è il “business” che è stato fatto sui desaparecidos.
Poi, la storia d’amore, è abbastanza anomala, nel senso che si tratta di un amore potenziale che, proprio a causa della sparizione di Laura, non può compiersi. Non è detto che sarebbe stato un amore di un certo rilievo, ma questo rimanere in un limbo inespresso è quello che ha impedito ad Alfonso di uscirne, rimanendoci legato tutta la vita. Allo stesso modo vi è rimasto legato il suo doppio, ma per capire questo bisogna leggere il libro.
cortazar-Come ti sei documentato per ricreare l’ambientazione drammatica della dittatura?
Come ho già detto la lettura di “Le Irregolari”che ha acceso qualcosa probabilmente già presente dentro di me e che parla del dopo dittatura. Poi i film di Marco Bechis, Figli-Hijos e Garage Olimpo. Ho utilizzato anche internet, ovviamente, che è una fonte inesauribile di informazioni, se solo sai cercare. In fondo, però, sono dell’idea che, trattandosi di narrativa d’invenzione, non sia nemmeno così importante che i luoghi corrispondano esattamente, che siano davvero così nella realtà o che tutto sia andato come lo descrivo io.  Credo, piuttosto, che il valore del mio testo, se presente, possa trovarsi l’atmosfera di un contesto angoscioso, sperando di averla resa in un modo credibile e il porre la questione di questi orrori irrisolti: i responsabili sono perlopiù liberi e i 30.000 morti innocenti, nella sola Argentina, non hanno visto pagare nessuno dei principali responsabili. Questo mi premeva ricordare, aldilà della precisione storica delle descrizioni.
-Il tuo libro non ha molti dialoghi diretti, come mai questa scelta così inusuale?
Diciamo che mi pongo la questione in seguito alla tua domanda. Mentre scrivevo assolutamente non me la sono posta. Il fatto che i dialoghi siano difficili da scrivere è il dogma dello scrittore principiante. Ma credo che non sia per questo che ho usato pochi dialoghi. Direi che ho cercato più le descrizioni, la vista. Diciamo che ho cercato un effetto sì cinematografico, ma per immagini piuttosto che per dialoghi, è stato quello che mi è sembrato più adatto alla storia che volevo raccontare.
-Conosci scrittori argentini? Ami la letteratura sudamericana?
Posso dire che la letteratura sudamericana è un mare in cui non ho navigato quanto avrei voluto e soprattutto quanto meriterebbe, fino ad ora. Ho letto qualcosa di Borges e di Guimarães Rosa oltre a “Cent’anni di Solitudine” di Garcìa Màrquez , ma il mio autore sudamericano preferito è l’argentino Julio Cortázar. Mentre scrivevo il Tango dell’Angelo Perduto ho letto “Il Gioco del Mondo”. Di Cortázar appezzo l’ironia intelligente e la comprensione dei complessi meccanismi della vita e il “Il Gioco del Mondo” è un libro che non posso che consigliare a tutti, un vero capolavoro universale. Ho cercato di rendergli anche un piccolo omaggio mettendo anch’io una Maga: il personaggio femminile principale del libro di Cortázar, anche se profondamente diverso dall’originale.
9788806144272g-Quale via pensi debba prendere la narrativa esordiente italiana per avere un po’ di visibilità?
Questa è una domanda alla quale è molto difficile rispondere. L’esordiente, subito dopo aver superato il già difficile scoglio della pubblicazione e, mi raccomando, sconsiglio chiunque ad accettare le proposte di editori a pagamento, intendendo anche quelli che ti fanno comprare 300 o 400 copie del tuo libro, spesso si trovano in un imbuto buio. Almeno che non si esordisca per un grande editore, con ufficio stampa, giornali di supporto e tutto quello che sappiamo, ottenere un po’ di visibilità è una lotta, spesso, difficilmente vincente. E questo è un peccato, perché molta letteratura esordiente è interessante, contiene spunti e idee importanti, meriterebbe palcoscenici differenti da quelli in cui è relegata a causa della scarsità di lettori e delle logiche economiche imposte nell’editoria come in una qualsiasi industria. E in questo intendo sia gli editori che le catene delle principali librerie. Proprio la rete, però, può venire in aiuto e dare un mano a chi, altrimenti, non potrebbe uscire dal circolo di promozione che per troppi, purtroppo, termina dopo le due o tre presentazioni sotto casa. Occorrerebbero iniziative indipendenti, tali da creare un mercato parallelo a quello principale, in cui venga data la possibilità agli scrittori esordienti di confrontarsi con un pubblico, lasciando a quest’ultimo la decisione sul valore di un’opera. Quasi sempre questo contatto non è possibile.
-Hai progetti per il futuro?
Prima di tutto, nei prossimi mesi è prevista l’uscita di un altro mio romanzo, “Il Bambino dei Miracoli” con Giraldi Editore di Bologna. Poi sto cercando di finire un nuovo libro che rischia di soverchiarmi per troppa complessità, di sui preferisco ancora non parlare. Contemporaneamente faccio parte di un gruppo di scrittori, voluto e coordinato dal grandissimo Giulio Mozzi, persona squisita e dalla genialità vulcanica. Lo scopo è quello di scrivere un libro collettivo su un caso di cronaca nera avvenuto a New York, andato sui giornali alla fine degli anni ’90. Forse ne verrà un romanzo, forse un’altra forma narrativa o più di una. Per il momento ci divertiamo e credo che questo sia l’importante.

Breve sinossi che corrisponde al retro di copertina
La vita di Alfonso Lopez, medico argentino rifugiato in Italia durante la dittatura militare, viene sconvolta dal riapparire di Laura, la ragazza di cui era innamorato, svanita in quegli anni di orrore. Lei è ancora giovane come allora, anche se sono passati più di vent’anni.
Spinto dagli eventi e dalla curiosità di collocare un ritorno così straordinario, soprannaturale, Alfonso torna indietro, a quella Buenos Aires che aveva rifiutato e viene costretto a vivere quel terribile passato. Pur avendo cercato di evitarlo con la fuga.
Grazie al contributo di una serie di personaggi limite e di un concatenarsi di avvenimenti anche fantastici, il protagonista ritrova quella vita che aveva abbandonato per paura. Ritrovando, nel proprio doppio, tutto il male di quegli anni dissennati.
Codice ISBN: 9788862111177
Note biografiche
Gianpaolo Borghini è nato a Ferrara nel 1968.
Nel 2006 il suo racconto "Intelligence Combat" è stato inserito nell’antologia "Venti
d@lla Rete" edita da Graphe.it. Nel 2007 è entrato fra i cinque finalisti del concorso "Nuove Storie Ferraresi" con il racconto "L’Emigrante e il Becchino", che è stato pubblicato da Corbo Editore nell’antologia conseguente.
Il suo primo romanzo "Il Bambino dei Miracoli" è in via di pubblicazione da Giraldi Editore.
Il "Tango dell’Angelo Perduto" è il suo nuovo romanzo.

3 Risposte to “:: Intervista a Gianpaolo Borghini”

  1. ValentinaD Says:

    Molto interessante

  2. cherrylipsbrat Says:

    interessantissimo
    ed ottimo blog
    😀
    un bacio

  3. davidetolublog Says:

    Questo blog è un ricco tesoro, complimenti.

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