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:: Intervista a Carlo Martinelli

Giornalista, scrittore, libraio, la sua vita ruota intorno alla carta stampata. Cosa ha amato più fare?

In libreria ho lavorato, giovanissimo, per quattro anni. Sono giornalista orso baricco copertinada 27 anni ed è un lavoro che mi piace, ancora, molto. Però ho nostalgia della libreria e dei libri. Dovessi scegliere, non ho dubbi: meglio libraio. Invece la scrittura è una passione e comunque non mi sento scrittore. Semmai uno che cerca di raccontare storie.

E’ nato a Trento, dove vive, che legame ha con la sua città?

E’ un bel posto dove vivere, tranquillo: forse troppo. In pochi minuti puoi essere nei boschi o in riva ad un lago.
Però resto un tipo curioso: appena posso cerco di vedere altri luoghi, altre città.

Quali consigli darebbe ai giovani autori in cerca di editore?

Non farsi illusioni. Pensare di fare della scrittura – nel senso di libri, intendo – una professione, è una sorta di utopia in Italia. Io ho fatto una scelta precisa: non perdere tempo a cercare un editore nazionale e puntare su un editore locale.

Ha recentemente pubblicato il libro di racconti “Un orso sbrana Baricco” . Ma gli è proprio antipatico Baricco?

Affatto. Baricco mi é indifferente. Ho letto alcune cose sue di ottimo livello ed altre meno. Gli è che il primo racconto, che dà il titolo al libro, è quello che lo vede protagonista. E chi avrà la bontà di leggerlo scoprirà che non c’è solo Baricco con l’orso, ma anche gli ecologisti radicali, il ministro dell’interno, un poliziotto. E negli altri racconti spuntano Stan Laurel, un martellatore di statue, copertina storie pallone biciclettaGuy Debord, un ciclista al Tour de France del 1949, il barista di un’area di servizio lungo l’autostrada del Brennero, Georges Simenon e Margherita Cagol.

Con Roberto Festi è autore del volume "L’immaginario della montagna nella grafica d’epoca". Che rapporto ha con la montagna?

Beh, vivo tra le montagne. Mi piace andare per boschi, lungo sentieri tranquilli. Invece niente roccia, niente cime, niente rifugi. Diciamo che tra una spiaggia affollata e un sentiero tra i boschi, scelgo i boschi.

Nel 2003 ha pubblicato “Storie di pallone e bicicletta”, finalista alla prima edizione del Premio letterario Peppino Prisco. Un giornalista sportivo che qualità dovrebbe avere?

Faccio parte di una congrega di scrittori di cose sportive che si chiama “em bycicleta” e che si autodefinisce presidio di fabulazione sportiva. Il che spiega la mia idea di giornalismo sportivo: racconto, emozione e memoria e non certo pagelle, moviole e pettegolezzo. Dunque, minoritario sapendo di esserlo.

Su internet è presente con “Palle di carta” cosa pensa della scrittura in rete?

Tutto il bene possibile. Con la dovuta avvertenza: sapere che in molti casi si scrive sull’acqua, per pochi o pochissimi. Ma la rete può riservare scoperte – anche di scrittura – davvero notevoli.

Le piacciono i fumetti degli anni 40 e 50?

Conosco, ed amo, quelli degli anni Sessanta. Capitan Miki, Zagor, il grande Blek, Tex, Piccolo Ranger, Tiramolla, Kolosso, Nonna Abelarda, il comandante Mark…

Sta scrivendo un nuovo libro? Può anticiparmi qualcosa?

Sì. Sarà un racconto lungo, o forse un romanzo breve, chissà. A cavallo tra realtà, carlo martinelliquella del mondo del cinema in particolare, e fantasia.

Ha anche scritto poesie. Le piace leggerle in pubblico?

Credo molto nella lettura, nel reading. Lo sto facendo anche con i racconti e funziona. La poesia è stata invece una sorta di gioco. Adesso preferisco leggere le poesie degli altri: ce ne sono di bellissime, ovunque. Non c’è bisogno delle mie.

Quali autori ha amato di più?

Vila Matas, Debord, Houellebecq, Manchette.

Quale è il suo metodo di scrittura per arrivare alla stesura finale?

Scrivo di getto i racconti. Poi leggo, rileggo, taglio e aggiungo.

Cosa pensa delle case editrici a pagamento? Illudono gli aspiranti scrittori?

Ho una mia convinzione: con i libri non si diventa più ricchi. E dunque non si deve neanche diventare più poveri. Penso basti.

Ha un agente letterario? Quale è il metodo migliore per trovarne uno?

No, nessun agente letterario. Non mi interessa, appunto perché il mio lavoro è un altro. La scrittura è passione. E basta.

Legge le recensioni dei suoi libri? Quelle negative che effetto le fanno?

Leggo tutto. E accetto tutto: le recensioni positive (finora, fortunatamente, prevalenti) e quelle negative. Anche perché a mia volta recensisco libri…

Nella sua carriera ha commesso errori che oggi grazie all’esperienza non rifarebbe?

Mi ritengo fortunato. Ho potuto trasformare la mia passione nella lettura e nella scrittura in lavoro. Non è poco. Dunque ci stanno anche eventuali errori, senza rimpianti.

Le piacciono i racconti ironici e umoristici?

Sì. Sto leggendo proprio in questi giorni Dahl. Un maestro.

CARLO MARTINELLI2Ha mai letto Raymond Queneau?

Mai letto

Tra gli esordienti, quale autore italiano segnalerebbe?

Non è un esordiente, ma Antonio Pascale è scrittore di grande forza. Poi aggiungo Veronica Raimo e il suo “Il dolore secondo Matteo”.

 

Carlo Martinelli è nato a Trento, dove vive, nel 1957. Giornalista, ex libraio. Per vent’anni ha lavorato nei quotidiani di Trento, Bolzano e Belluno del Gruppo Espresso – Repubblica: di questi giornali è ora editorialista. E’ caporedattore all’Ufficio stampa della Provincia autonoma di Trento.
Ha pubblicato “Storie di pallone e bicicletta“ (Curcu & Genovese, 2003) e il libro di racconti “Un orso sbrana Baricco” (Curcu & Genovese, 2008).

Con Roberto Festi è autore del volume “L’immaginario della montagna nella grafica d’epoca“ (Priuli & Verlucca, 1996). Ha curato i testi del libro sui fratelli Pedrotti “L’in-canto della montagna” (Priuli & Verlucca, 2007) e “A Merano in attesa di Ezra Pound” (Curcu & Genovese, 2002) di Luigi Serravalli. Altri suoi racconti, interventi critici e poesie sono sparsi in numerose pubblicazioni.


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