Archive for the ‘Recensioni’ Category

:: Straluna, Giuseppe Pompameo (Scrittura & Scritture, 2016) a cura di Valeria Gatti

29 febbraio 2016
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“ A Nuvàl, dove tutto, finora, è stato perfettamente plausibile, una fobia incontrollabile, sconosciuta fino a qualche giorno fa, adesso semina il terrore. La peggiore delle fobie, la realtà, invadente, che in un attimo può aprire una crepa nella vita di ognuno, fino a sconvolgerla. “E se capitasse, prima o dopo, anche a uno di noi ?”. Nessuno aveva il coraggio di darsi una risposta.”

La piccola comunità di Nuvàl è un luogo speciale. Lì, infatti, sembra che la realtà abbia un senso meno tragico di quanto ne abbia in altri luoghi. Lì, in quella landa lontana da tutto, una serie di personaggi vive la leggerezza di un esistenza senza troppe fatiche, appagati dalla semplicità e dalla voglia di stare insieme. Una cittadina fondata sul principio che la solitudine, se fruttata al meglio, può essere un regalo, che si può, e si deve, abbandonare un’esistenza triste al fine di cambiare il corso della propria vita. Un principio egregio, un atto dovuto, un simbolo di libertà. Tutto perfetto, insomma. Se non fosse che la realtà non è una pagina che si possa cancellare con un semplice colpo di spugna. Se non fosse che, qualche volta, è più semplice costruirsi un’ immagine del proprio passato lontana da quello che è stato davvero, forse per difesa, forse per comodità. Se non fosse che la vita, ogni tanto, si prende gioco di noi, fregandoci con le nostre stesse mani.
Giuseppe Pompameo nel suo ultimo lavoro “Straluna”, pubblicato da Scrittura & Scritture, da voce a un ironico e pungente narratore che racconta le vicende di Octavio Serna, unico postino di Nuvàl e dei suoi amici concittadini. Un fiume di storie, tra passato e presente, tra realtà e fantasia.
Un romanzo breve (sono solo 122 pagine) ma non per questo povero di concetti e messaggi. La solitudine, appunto, il desiderio umano di ricominciare daccapo, la volontà di stravolgere il passato, la paura di affrontare il futuro.
Un scrittura ricercata e creativa accompagnata da un ritmo incalzante fanno di “Straluna” un romanzo affascinante e simbolico.

Giuseppe Pompameo è consulente editoriale e docente di scrittura creativa.
Insieme allo scrittore Maurizio de Giovanni, tiene un corso di scrittura presso l’Istituto Pontano di Napoli.
Ha pubblicato due raccolte di racconti, Le strane abitudini del caso (2011) e E per dolce mangia un cuore (2012), entrambi editi da Scrittura & Scritture.
Un suo racconto compare nel volume Scrittori per Eduardo (ESI, 2014) accanto a nomi di calibro come Maurizio de Giovanni, Silvio Perrella, Antonella del Giudice, Giuseppe Montesano.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Vincenza dell’Ufficio Stampa Scrittura & Scritture.

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:: Il futuro sarà di tutta l’umanità. Voci dal carcere, Antonella Speciale e Emanuele Verrocchi (Dissensi, 2015)

25 febbraio 2016
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Non sempre si finisce in carcere per avere davvero commesso un crimine, molti ci vanno da innocenti. Ma innocente o colpevole, chi subisce la privazione della libertà cambia, non è, e mai sarà, più lo stesso. Riflettevo su questo leggendo Il futuro sarà di tutta l’umanità. Voci dal carcere scritto da Antonella Speciale e Emanuele Verrocchi, edito da Dissensi. E questo sottile libretto di poco più di 100 pagine, formato piccolo, invita a riflettere, sulla pena di morte (nel mondo), sul fatto che in Italia non ci sia una legge che regolamenta il reato di tortura, che il sovraffollamento delle carceri impedisce il minimo rispetto dei diritti umani, che ci potrebbero essere forme alternative alla detenzione, forse più efficaci, forse più umane. Insomma questo libro scritto da una volontaria e da un rappresentante sindacale, ci spinge a pensare a cose che di solito preferiamo ignorare, perché sono temi che ci riguardano tutti, perché tutti un giorno potremmo essere accusati ingiustamente di qualche crimine, e finire in carcere. E perché i diritti umani dovrebbero essere un tema di tutti, anche quando si tratta di colpevoli. Il dibattito è senz’altro delicato, ed è difficile che leggendo questo libro si cambino le proprie radicate convinzioni, ma è una lettura che consiglio, un testo che merita attenzione. Ci pone in un punto di vista differente, ci permette di vedere le cose con gli occhi dei volontari che tutti i giorni hanno a che fare con i detenuti, che siano adolescenti, che siano terroristi o mafiosi, o semplici “delinquenti” comuni, (avremo anche modo di leggere le loro testimonianze, vedere le cose dai loro punti di vista). Per quanto possa sembrare paradossale un crimine ha in sé la sua pena, lo stato ha il dovere di tutelare la collettività e la stessa Costituzione lo prescrive, più che punire il compito della giustizia, del diritto, del sistema penale è quello di riabilitare il condannato, dandogli gli strumenti per ridiventare un cittadino attivo, che lavora, che paga le tasse, che non è un pericolo, o una minaccia, per la collettività. E tutto ciò è affidato ai volontari, alle cooperative sociali, agli stessi direttori di strutture detentive, alle guardie carcerarie. Suicidi, violenze, solitudine, separazione dai propri cari, sono pene accessorie, superiori al semplice isolamento e alla privazione della libertà ovvero all’impossibilità di delinquere ancora. La strada sarà lunga, solo l’anno scorso hanno abolito gli ospedali psichiatrici giudiziari, (se vogliamo l’inferno nell’inferno), e forse arriverà il giorno in cui sarà abolito il carcere ostativo, fine pena mai, o il carcere stesso. Si dovranno trovare delle alternative, sarà necessario trovarle. E nel suo piccolo anche questo libro avrà contribuito a questo.

Antonella Speciale, vive in Sicilia e da anni si occupa di Laboratori di scrittura autobiografica e creativa negli Istituti penali per minori e adulti. Laureata in Lingue e letterature straniere, ha pubblicato opere di poesia e narrativa, articoli inerenti alla questione carceraria, ed ha partecipato ai seminari del Progetto Memoria di Sensibili alle foglie sugli anni ’69- 89 (lotta armata, nascita del 41 bis, tortura ecc.). Destini Dentro, 2013, edito da Sensibili alle foglie, è la sua ultima opera di narrativa.

Emanuele Verrocchi, vive a Sulmona, in Abruzzo; sindacalista della CGIL, da novembre 2012 è Segretario Generale della Fillea Cgil della Provincia dell’Aquila. Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche, si occupa, per il sindacato, anche di immigrazione e di politiche per la legalità.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Costanza dell’Ufficio Stampa Dissensi.

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:: Cercami nel vento, Silvia Montemurro (Sperling & Kupfer, 2016)

24 febbraio 2016
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Cose da fare: combattere il fottuto bastardo, con tutte le mie forze.
C’è un mondo a parte, tra i corridoi bianchi dell’ospedale. Si entra in un tunnel fatto di camici e termini che uno nella vita normale, non usa mai. Stadio tre. Stadio quattro. Stadio terminale. Allettato. Bende, garze, flebo, aerosol. E’ come essere in un’altra dimensione, come vivere fuori dal tempo. Non importa più che sia domenica, o Pasqua, o festa nazionale. Ci sono i ritmi lenti degli esami di routine, le inservienti che fanno e disfano i letti e puliscono il culo ai pazienti che non sono più in grado di farlo da soli. C’è qualcosa che mi sfugge, in tutto questo vivere lontana dalla realtà. Una volta che ci sei dentro, la normalità sembra una condizione per privilegiati. Non mi sento sfortunata. Faccio parte di quella schiera di persone che ha smesso di guardare verso il basso. Non mi interessano i vestiti che indosso e non voglio sapere che tempo farà domani. Cerco solo di sopravvivere.

Dopo una laurea con tesi in criminologia e un esordio letterario nel noir, (per Newton Compton ha pubblicato L’inferno avrà i tuoi occhi, storia basata su fatti realmente accaduti legati all’omicidio rituale di una suora, più altri racconti in antologia) Silvia Montemurro si confronta con il new adult, genere se vogliamo lontano dal precedente, ma non privo di spunti interessanti se si riescono a evitare i cliché più abusati. E l’anima noir della Montemurro sembra emergere anche quando si parla di una storia d’amore tra due ragazzi ventenni. Se non amate il genere new adult, (sono romanzi che narrano storie appunto per un pubblico più maturo dei young adult – lettori dai 14 ai 21 anni -, non prive di contenuti sessualmente espliciti) forse non lo accluderete alle vostre letture, ma è interessante vedere l’evoluzione di questo genere contaminato con il sick lit, genere assai diffuso in questi ultimi anni che vede se mai il suo capostipite cinematografico in un film di grande successo degli anni ’70 come Love Story, con una splendida Ali MacGraw e un allora giovanissimo Ryan O’Neal. Gli ingredienti c’erano tutti: le differenze sociali, l’amore, la malattia, le lacrime, il dramma. Da allora come si suole dire di acqua ne è passata sotto i ponti, ma il meccanismo narrativo a lungo rodato è stato riproposto in numerose varianti sempre con discreto successo trovando nuova linfa e nuove possibilità espressive. Tutto dipende naturalmente dalla sensibilità dell’autore che tratta questi temi, dall’evitare con cura la pornografia del dolore, e la Montemurro si dimostra un’ ottima indagatrice della psiche, specialmente dei ragazzi alle prese con il primo o per lo meno i primi amori. Il libro di cui parlo è Cercami nel vento, edito da Sperling & Kupfer, romanzo arrivatomi su consiglio dell’addetta stampa che me l’ ha proposto. Ammetto che non è una lettura che avrei scelto spontaneamente, non leggo di norma new adult, pur tuttavia a volte il genere a cui un libro appartiene passa in secondo piano rispetto alla qualità della scrittura, alla capacità di intrattenere e far anche riflettere (e perché no, sorridere), all’ originalità con cui si trattano alcuni temi per certi versi anche usurati. E queste ultime qualità sembrano presenti in questo libro insolito e anche perché no, commovente. Cercami nel vento ci narra la storia di due ragazzi, Teo e Camilla, che casualmente si incontrano, si innamorano, e insieme affrontano le prove della vita (prove che mettono a dura prova il loro amore e la fiducia reciproca). Una storia semplice quindi, classica per molti versi, unita all’amore per la musica, la ragazza studia al Conservatorio (e chiama per nome il suo violino), e a un pizzico di eros, sempre nei limiti del buon gusto e scevro di volgarità. Un libro che tratta argomenti molto dolorosi con sensibilità e dignità, trasmettendo sensazioni e sentimenti positivi: il coraggio e la lotta contro la malattia, l’amicizia, l’amore, la voglia di felicità, la meraviglia, e molto altro.

Silvia Montemurro è nata a Chiavenna la notte di San Lorenzo del 1987. Si è laureata nel 2011 con una tesi in Criminologia, riguardante l’assassinio di suor Maria Laura Mainetti. Ha partecipato nel 2010-2011 alla XIV edizione del corso RAI Script Fiction per sceneggiatori. Oltre ai libri, ama la danza, gli asini e i viaggi: è ancora alla ricerca di un posto da chiamare casa. Insegna teatro nelle scuole, fa la correttrice di bozze e scrive romanzi brevi per una rivista femminile. Il suo romanzo d’esordio, L’inferno avrà i tuoi occhi, pubblicato nel 2013 da Newton Compton, è stato segnalato dal comitato di lettura del Premio Calvino.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Marina dell’Ufficio Stampa Sperling & Kupfer.

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:: Girl gang – Ashley Little (Unorosso, 2016) a cura di Micol Borzatta

23 febbraio 2016
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Mac, Mercy, Z, Kayos e Sly Girl sono quattro ragazzine di quindici e sedici anni. Tutte con una storia particolare alle spalle. Mac e Mercy sono appena uscite da una gang che voleva farle prostituire, Sly Girl è un’ex tossica pelle rossa con il volto sfigurato da un colpo di pistola, Kayos madre di una bimba di tre anni il cui padre biologico è il suo patrigno e Z una cinesina di buona famiglia che non accettano il fatto che sia una writer, ovvero colei che fa murales in giro per la città.
Insieme però sono una famiglia, insieme sono una banda, insieme sono le Black Roses.
Tutto sembra andare per il meglio, fanno i loro colpi, i loro spacci, non pestano i piedi a nessuno e nessuno sembra dar loro fastidio, fino a quando la vecchia gang di Mac e Mercy non entra nel loro rifugio e si porta via tutto quanto.
Le ragazze si sentono perdute, Mercy decide di compiere un colpo che le farà recuperare tutti i soldi persi, rapire la figlia di Kayos e chiedere un riscatto al patrigno che è ricchissimo.
Purtroppo le cose non vanno come programmate e un triste epilogo aspetta le ragazze. Solo Sly Girl riesce a dare un cambio alla sua vita.
Un romanzo molto intenso che anche se ricorda molto i film Diamante Nero e Foxfire – ragazze cattive riesce a raccontare le vicende di strada con uno stile tutto nuovo.
Appena si inizia la lettura si può notare subito la suddivisione della storia; infatti ogni capitolo è raccontato in prima persona da una delle ragazze, facendo uscire così allo scoperto il loro pensiero, il loro carattere, la loro personalità e la loro psiche. Ogni tanto, tra una serie di capitoli e un’altra, c’è un capitolo dove la voce narrante è Vancouver. Esattamente, proprio la città, che narra alcuni fatti importanti, alcune scenografie utili per capire il mondo in cui si muovono le ragazze, come se vivesse di vita propria.
Il tema raccontato è un tema sempre molto odierno e presente, il tema della violenza delle strade, la vita nei sobborghi americani, la droga, la delinquenza. Un mondo spesso invisibile anche se molto presente. Un mondo che tutti sfuggono e a cui nessuno interessa, un mondo a cui voltiamo sempre le spalle e spesso con aria schifata, ma un mondo che purtroppo esiste.
La narrazione all’inizio del libro sembra quasi lenta, si inizia a conoscere le ragazze, iniziano a conoscersi tra di loro, ma sembra che non avvenga nulla di avvincente, sembra come se il tutto non avesse fine, ma è solo una sensazione errata causata da un pregiudizio intrinseco in ognuno di noi, che ci porta a pensare subito che trattandosi di ragazze perdute allora deve scapparci subito il morto o qualche altro guaio. Invece niente di tutto questo, per lo meno all’inizio, ma la lettura è comunque avvincente proprio perché ci porta ad avvicinarci piano piano e sempre più intensamente alle ragazze, ci porta ad amarle, a conoscerle, quasi fossimo anche noi una parte di loro e loro una parte di noi.
Un romanzo assoluto, appassionante, commovente, che sa rapire e lasciare alla fine un amaro e un vuoto accompagnati a un’estenuante voglia di piangere.

Ashley Little è nata in Canada, Calgary, Alberta, nel 1983. E’ un’autrice di libri per bambini e adulti. Ha conseguito una laurea in scrittura creativa e cinematografia presso l’Università di Victoria. Il suo primo romanzo , PRICK: Confessions of a Tattoo Artist (Tightrope Books, 2011) è stato finalista per il ReLit award e opzionato per il cinema.  The New Normal ( Orca , 2013) ha vinto il Sheila A. Egoff Children’s Literature Award. Terzo romanzo di Ashley, Anatomy of a girl gang ( Arsenal Pulp Press , 2013 ) , ha vinto il Premio Fiction Ethel Wilson, è stato finalista nell’importante Vancouver Book Award 2014 ed è stato opzionato per la televisione. Ashley vive attualmente nella Okanagan Valley (British Columbia, Canada) dove sta completando i suoi studi. Ambientato nelle strade della downtown East Side di Vancouver, Anatomy of a Girl Gang  segue le tragiche gesta di un gruppo di ragazze di strada, profondamente turbate.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’ufficio stampa Unorosso.

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:: Stella, babbo e papà, Miriam B. Schiffer (Gallucci editore, 2016) a cura di Viviana Filippini

22 febbraio 2016
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Di prossima uscita per Gallucci editore, Stella, babbo e papà, scritto da Miriam B. Schiffer, illustrato da Holly Clifton-Brown, è un libro che con delicatezza e intelligenza spiega le unioni civili ai più piccoli. La trama ha per protagonista la piccola Stella, una bambina dai capelli tra il biondo e il rosso, simpatica, vivace e spensierata che vive con il suo babbo e il suo papà. La coppia le dà tutto l’amore di cui lei ha bisogno, ma per la piccola la situazione si complica quando nella sua classe si organizza la Festa della mamma. Carmen, Leo e Jonathan sono certi che le loro mamme saranno felici di partecipare all’evento ma, Stella è un po’ triste, perché lei la mamma non ce l’ha. Questo scatena la curiosità dei compagni di classe che le domandano chi la aiuta a fare i compiti, chi le rimbocca le coperte, chi la accudisce quando è malata e chi le legge le fiabe della buona notte, visto che una mamma lei non ce l’ha. Grazie alla simpatica combriccola di parenti, formata dai nonni, dagli zii e dai suoi due bei papà, Stella riuscirà a far capire a tutti quanti i suoi compagni di scuola che, accanto alle famiglie “tradizionali” dove ci sono una mamma e un papà, esistono altri nuclei familiari, dove i genitori possono essere due mamme o, come nel suo caso, due papà. Il libro della Schiffer racconta con una purezza cristallina e garbo il tema della diversità e lo fa attraverso la vicenda di una bambina – Stella – che con intelligenza e simpatia dimostra come anche nelle famiglie dove i genitori sono dello stesso sesso, c’è tanto amore. La cronaca italiana di questi giorni ci racconta gli infiniti dibattiti e accese discussioni, dentro e fuori dal Senato della Repubblica Italiana, sul disegno di legge riguardante le unioni civili, presentato dalla relatrice PD Monica Cirinnà. Questo primo libro l’infanzia della Schiffer è importante, perché vuole raccontare ai lettori bambini e, aggiungerei, anche agli adulti, come si vive in una famiglia dove i genitori sono dello stesso sesso, nell’intento di aiutare a comprendere e a rispettare la diversità del prossimo. Stella, babbo e papà, grazie anche alle immagini di Holly Clifton-Brown, è un libro che vuole guidare le persone alla tolleranza e al rispetto del prossimo diverso da noi, e lo fa dimostrando che l’amore donato alla piccola Stella dai suoi due papà è identico a quello che riceve ogni altro bambino, nato e cresciuto in una famiglia dove ci sono una mamma e un papà.

Miriam B. Schiffer, scrittrice newyorkese, si è laureata in Scrittura creativa alla Columbia University. Vive a Brooklyn con il marito Simon, dal quale ha avuto due gemelli. Stella babbo e papà è il suo primo libro per bambini.

Holly Clifton-Brown è cresciuta nella campagna inglese. Da piccola amava guardare i disegni nei libri. A un certo punto ha messo in valigia le matite colorate ed è andata a studiare Illustrazione alla University of West England. Oggi vive a Londra e pubblica libri per l’infanzia.

Source: libro inviato al recensore dall’editore, ringraziamo l’Ufficio stampa Gallucci Editore.

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:: Omicidio in Darsena, Fiorenza Giorgi e Irene Schiavetta, (Fratelli Frilli, 2016) a cura di Micol Borzatta

22 febbraio 2016
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Savona. Vigilia di Ferragosto. Un cadavere viene ritrovato in mare mentre la popolazione immerge i tradizionali lumini. Poche ore dopo una Mercedes in retromarcia, guidata da un uomo e una donna, finisce sulla pensilina di uno yacht. A causa dell’urto il bagagliaio si apre e si scopre un cadavere, mentre i due conducenti spariscono subito dopo l’impatto. L’auto risulta a noleggio e il nome a cui è stata noleggiata è quello del primo cadavere: Miguel Espinoza, un noto trafficante di cocaina.
Il sostituto procuratore Ludovica Sperinelli, insieme al tenente dei Carabinieri Niobe Bassani e al Dirigente della Squadra mobile Giulia Rosello, si ritroverà a indagare su entrambi gli omicidi.
Un romanzo che ha tutte le caratteristiche del noir, anche se le autrici hanno avuto l’ottima inventiva di non usare la canonica scaletta.
Gli eventi infatti non sono raccontati nel solito modo a cui siamo abituati, il ritrovamento dei cadaveri avviene subito all’inizio, insieme alla scoperta dell’identità e del collegamento tra i due casi. Subito nelle prime pagine si scopre anche chi è il colpevole del primo cadavere, ma questo non toglie assolutamente la curiosità del lettore e la voglia di andare avanti nella lettura. Tutto questo grazie ai misteri nascosti che le autrici hanno mantenuto, pur dando subito molte informazioni che normalmente verrebbero alla luce solo a fine libro.
Le descrizioni sono talmente dettagliate che sembra di essere fisicamente a Savona e nella Costa Azzurra, anche senza esserci mai stati davvero.
L’escalation di suspance e colpi di scena rendono la lettura avvincente, rapendo il lettore a tal punto che gli risulta difficile staccarsi dalle sue pagine, e la scelta di formato avuta dagli editori, ovvero un formato tascabile, aiuta il lettore che può portarselo sempre con sé e approfittare di ogni momento per immergersi nella lettura.

Fiorenza Giorgi nasce e vive a Savona. Da molti anni lavora in magistratura e attualmente ricopre l’incarico di Giudice per le Indagini Preliminari. Appassionata di musica lirica e tradizioni liguri, ha al suo attivo tre raccolte di modi di dire savonesi. Insieme a Irene Schiavetta ha già scritto Morte al Chiabrera e La sala nera.

Irene Schiavetta vive a Savona. Musicista e pianista ha svolto attività concertistiche per poi approdare come docente al Conservatorio. Ha al suo attivo diverse commedie brillanti, racconti e libretti. Ha scritto libri di didattica pianistica e opere di letteratura italiana. Insieme a Fiorenza Giorgi ha già scritto Morte al Chiabrera e La sala nera.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’ufficio stampa Fratelli Frilli.

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:: La via oscura, Ma Jian (Feltrinelli, 2015) a cura di Andrea D’Angelo

19 febbraio 2016
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Ricordo che da bambino mi spiegarono che scientificamente, o per meglio dire, secondo una certa visione scientifica, lo scopo della vita sarebbe la riproduzione, in altre parola la conservazione della specie stessa.
In questo senso, se l’uomo è visto nel suo essere anch’esso animale, condividerebbe con tutte le altre specie lo stesso unico scopo. Per chi invece vede l’uomo diverso dalle altre specie l’esistenza dell’essere umano sarebbe votata ad altro, un qualcos’altro di indefinito, che quasi si definisce nel divenire stesso.
Quale sarà allora poi veramente il quid che identifica l’importanza per l’uomo di avere figli e quanti se ne vuole? La vicenda di Meili e Kongzi ne La via oscura (Feltrinelli 2015) di Ma Jian mi è sembrata articolarsi su questa domanda. Lo spirito bambino che li guarda da fuori non sembra voler sapere altro.
Il contesto è la ben nota politica del controllo delle nascite nella Repubblica Popolare Cinese. Su questo sfondo si scontrano i bisogni materiali di un Paese dal pugno duro, che propaganda la necessità di essere di meno per essere tutti più ricchi e quelli dell’uomo in quanto uomo, oltre tutte le sue specificazioni e desideri del singolo. È un’entità singola e plurale allo stesso tempo, che a volte si avvale degli ideale della tradizione confuciana e a volte solo delle idee di un presunto buon senso, che a volte predilige il bisogno di un figlio maschio e a volte di un figlio, che anche se figlia, realizzi il sogno di un appagamento presente e futuro. La via oscura è però anche la storia di un viaggio, pieno di riferimenti simbolici tra antico e moderno, che finisce spesso per trasfigurare inferni d’inquinamento in paradisi artificiali.
Sul finire della politica del figlio unico Ma Jian si interroga, attraverso questo viaggio, sul senso materiale e astratto dei bisogni umani, lasciandosi dietro di sé più domande che risposte.

Ma Jian è nato in Cina, a Qingdao, nel 1953. Ha lavorato come riparatore di orologi, pittore di poster di propaganda e fotoreporter per una rivista diretta dallo stato. A trent’anni, abbandona il lavoro e viaggia per tre anni attraverso la Cina, un viaggio poi descritto nel suo libro Polvere Rossa (Neri Pozza, 2002). Nel 1987 pubblica la raccolta di racconti sul Tibet Tira fuori la lingua (Feltrinelli, 2008), libro che gli costa la condanna pubblica del governo cinese, il bando delle sue opere e lo spinge all’esilio a Hong Kong. Dopo la restituzione dell’isola alla Repubblica Popolare Cinese, si trasferisce in Europa, prima in Germania e poi a Londra dove vive tuttora. Malgrado le sue opere non possano essere pubblicate in Cina, Ma Jian ci torna regolarmente. Per Feltrinelli sono usciti: Spaghetti cinesi (2006), Tira fuori la lingua (2008), Pechino in coma (2009) e La via oscura (2015).

Source: ebook inviato dall’editore, ringraziamo Chiara dell’ Ufficio stampa Feltrinelli.

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:: Era la Milano da bere – Morte civile di un manager, Alessandro Bastasi (Fratelli Frilli, 2016)

18 febbraio 2016
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Che Milano non sia più la Milano da bere della pubblicità dell’Amaro Ramazzotti, emblema dei craxiani e rampanti anni Ottanta, sembra un dato di fatto, quasi un mantra da ripetere in questi anni di recessione e di crisi economica, che sembrano travolgere tutto e tutti, diffondendo la povertà in strati sociali un tempo immuni. Disoccupazione, licenziamenti, ditte che falliscono, imprenditori che si suicidano, ormai non si contano sui giornali episodi di questo tenore, che a ben vedere non fanno neanche più notizia tanto sono la normalità. E proprio da quel vecchio slogan pubblicitario entrato nell’uso comune  Alessandro Bastasi ha preso spunto per il titolo del suo nuovo noir, Era la Milano da bere – Morte civile di un manager, edito da Fratelli Frilli editore.
Un noir insolitamente duro, cattivo, per certi versi anche sgradevole nel caratterizzare gli aspetti sgradevoli di una società sempre più gretta e in declino. Il materialismo edonista, il carrierismo rampante, l’usare come trofei i beni di lusso di una società vuota e patinata, tutt’apparenza come uno spot pubblicitario di Adrian Lyne, sembrano realtà che continuano ad esistere nei loro aspetti più deleteri, deprivate e svuotate dalla ricchezza e dall’ottimismo che tali cose ancora possedevano negli anni del boom, nell’Italia degli yuppie, modello sociale rubato oltre oceano.
La crisi ha lasciato in piedi solo i fondali di carta pesta della Milano da bere, le ombre di un’ impalcatura ormai arrugginita, come in un’ immensa terra desolata senza speranza di riscatto. E Bastasi in questo scenario mefitico, e per certi versi tragicamente grottesco che è ormai la realtà di tutti i giorni, ambienta la storia tragica e disperata di Massimo Gerosa, ex-manager in carriera, pieno di quei vecchi sogni e valori, anacronistici e ormai inutili. Vive in una Milano che non c’è più Massimo Gerosa e quando un tragico giorno la sua azienda, un colosso dell’informatica, lo mette alla porta, licenziandolo senza motivo apparente, per lui è la fine, l’inizio di una discesa, non solo economica, verso il baratro, perché non si limitano a licenziarlo ma mettendo in circolazioni un video in cui fa uso di cocaina, gli pregiudicano ogni possibilità di trovare lavoro altrove.
Perderà quindi il lavoro, la casa, la famiglia (moglie e figlia), le illusioni di ricchezza e di successo, finirà a dormire nel suo SUV (un tempo status symbol per eccellenza) come un barbone, finirà per diventare tutto ciò che aveva sempre disprezzato, l’ultimo ingranaggio della scala sociale, il fallito per eccellenza. Poi un giorno una specie di ancora di salvataggio gli arriva da chi non se l’aspetta, un’ offerta di lavoro come guardiano notturno nella sede di un movimento di estrema destra. Finalmente un tetto di nuovo sulla testa e un odio condiviso fatto di razzismo e di antisemitismo. Vendicarsi, già vendicarsi sarebbe una buona ragione per vivere ancora se lui fosse un guerriero, ma già fatica a capire come tutto ciò sia potuto succedere, fatica a capire chi possa averlo odiato tanto da architettare la sua morte civile e soprattutto perché Roberto Modigliano, il padrone della sua ex azienda, si sia prestato a questa farsa del licenziamento. Scoprirà tutto Massimo Gerosa, anche le ragioni più inconfessabili, i ricatti, il marcio dietro le reputazioni più irreprensibili, e naturalmente gli servirà a poco.

Alessandro Bastasi è nato a Treviso nel 1949. A 27 anni si è trasferito a Milano, dove attualmente vive e lavora. Con un passato di attore teatrale, a Venezia ha recitato al teatro Ridotto con il mitico Gino Cavalieri, ha continuato in seguito a calcare le scene fino all’ultima partecipazione nell’atto unico Virginia (2010) di Giuseppe Battarino e altri. Nella seconda metà degli anni ’70 ha scritto numerosi articoli di argomento teatrale per riviste del settore (“Sipario”, “La Ribalta”). Tra il 1990 e il 1993 ha vissuto a Mosca. Gli avvenimenti di quegli anni – di passaggio dall’URSS alla nuova Russia – gli hanno dato materia per il suo primo romanzo La fossa comune, pubblicato nel 2008 e ambientato nella capitale russa. In seguito ha dato alle stampe: La gabbia criminale (romanzo, Eclissi Editrice 2010), Città contro (romanzo, Eclissi Editrice 2011), Ologrammi (racconto, MilanoNera Edizioni 2012), La caduta dello status (racconto pubblicato sul quotidiano “Il Manifesto” 2012), Cronaca di un’apocalisse annunciata (racconto, nell’antologia Cronache dalla fine del mondo, Historica Edizioni 2012), La scelta di Lazzaro (romanzo, Meme Publishers editore 2013), Milan by night (racconto, nell’antologia Una notte a Milano, Novecento Editore 2014). Altri racconti sono presenti in vari siti letterari.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’ufficio stampa Fratelli Frilli.

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:: Aenigma, Lorenzo Beccati (Nord edizioni, 2016) a cura di Micol Borzatta

18 febbraio 2016
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Milano. In una banca quattro persone apparentemente normalissime, clienti abituali che tutti conoscono da anni, allo scoccare delle ore 15:00 tirano fuori mitragliette e iniziano a sparare ai poliziotti e a rapinare i cassieri. Dopo essersi fatti dare tutto il bottino lo consegnano a un uomo vestito tutto di nero con una riga bianca verticale sul torace, che invece di scappare di fa arrestare, però la macchina della polizia non arriverà mai in centrale.
Davide Ganz, commissario di polizia, viene incaricato di risolvere il caso.
Mentre inizia le indagini altri furti, perpetrati nello stesso modo, vengono portati a termine. Alla fine di ogni furto un solo messaggio: X FAM.
Con l’aiuto di Rabiaa, una ragazza berbera, Davide scopre che tutti i furti e il messaggio indicano dei collegamenti con Mesmer, colui che scoprì il sonnambulismo ipnotico.
In un alternarsi tra passato e presente Ganz e Rabiaa arriveranno a scoprire il colpevole.
Un romanzo entusiasmante, che ricorda un po’ Il circo fantasma di Barbara Ewing, romanzo in cui troviamo anche lì riferimenti al mesmerismo e a Mesmer.
Lorenzo Beccati, come prima di lui la Ewing riesce a trattare un argomento davvero molto complesso, con connotazioni storiche risalenti al 1700, usando uno stile narrativo molto leggero che riesce ad arrivare a qualsiasi lettore, insegnando molto della storia, raccontando fatti reali del passato, anche se molto romanzati, unendoli a fatti di pura fantasia ambientati nel presente, ma collegati con tale maestria da sembrare il normale continuum.
Descrizioni fatte dal punto di vista dei protagonisti permettono al lettore di immedesimarsi maggiormente, come se fosse lui in prima persona a vedere gli avvenimenti, portandolo così a vivere gli eventi con un’intensità da impedirgli di lasciare la lettura.
Un romanzo insolito e che pur unendo trame e argomenti già sfruttati in molti noir e thriller, sa essere rivoluzionario e stravolgente.

Lorenzo Beccati nasce a Genova nel 1955. Fin dagli anni ’80 è il più stretto collaboratore di Antonio Ricci, creando con lui i più celebri e trasmessi programmi televisivi di tutti i tempi. Con NORD Edizioni ha già pubblicato un altro libro Pietra è il mio nome. Aenigma è il suo secondo romanzo.

Source: ebook inviato dall’editore, ringraziamo Barbara e Laura dell’ufficio stampa Nord.

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:: Né di Eva né di Adamo di Amélie Nothomb (Voland, 2008) a cura di Giulia Gabrielli

16 febbraio 2016
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Con uno stile sempre leggero, ironico, frizzante e coinvolgente Amélie Nothomb ci racconta del suo ritorno in Giappone una volta diventata adulta.
Amélie è una ragazza belga, nata in Giappone ma dal quale deve andare via a cinque anni, che ha deciso di tornare in quella che considera la sua patria; Rinri è un silenzioso ragazzo giapponese che studia il francese all’università e che ha un gran bisogno di lezioni supplementari.
La relazione tra i due è l’incontro di due culture diverse, l’una affascinata dall’altra, che trova subito la sua definizione nelle parole della lingua dell’altro:

«Quello che provavo per lui non aveva un nome in francese moderno, ma in giapponese sì, perché il termine koi gli si addiceva. Koi in francese classico si può tradurre con “diletto”. Mi procurava diletto. Lui era il mio koibito, colui con il quale condividevo il koi: provavo diletto in sua compagnia.»

Ed allo stesso modo Rinri usa il francese per le sue dichiarazioni di amore appassionato: «lui giocava all’amore, inebriato da questa novità, e io mi dilettavo del koi».
A legarli poi è anche il rapporto di amore profondo che entrambi hanno con le loro sorelle maggiori che vivono lontane, in Belgio quella di Amélie, in America quella di Rinri.
La vita di coppia dei due ragazzi si intreccia con la scoperta del Giappone da parte di Amélie: la scalata del monte Fuji, i quartieri di Tokyo, la gita sull’isola Sado e quella ad Hiroshima, i film del cinema classico giapponese e il cibo che le riporta i sapori dell’infanzia, in piena tradizione proustiana.
Il Giappone descritto dall’autrice è un mondo di cui anche lei è stata parte, ma non è il suo mondo; il suo è uno sguardo attento, ironico e consapevole, che non cade nella denuncia o nell’esaltazione di una cultura tanto diversa ed allo stesso tempo tanto familiare per lei.
In questo romanzo la Nothomb ci svela così un altro pezzetto della sua biografia, ma distinguere esattamente quale sia il confine tra la realtà e la licenza poetica, come sempre, non è  facile.
Né di Eva né di Adamo comunque è solo uno dei tre libri dedicati al sua rapporto con il Giappone: è successivo a Metafisica dei tubi, che racconta dell’infanzia dell’autrice in questo paese, e complementare a Stupori e Tremori, che invece racconta dell’orribile anno trascorso a lavorare in una grande azienda giapponese.
Dal romanzo inoltre è stata tratta una versione cinematografica nel 2014: Il fascino indiscreto dell’amore (Tokyo Fiancée) di  Stefan Liberski.

Amélie Nothomb è nata a Kobe, in Giappone, nel 1967, figlia di un diplomatico belga, ha seguito il padre nel suo lavoro in Cina, America, Bangladesh e molti altri paesi. Oggi vive tra Parigi e il Belgio.
Ha debuttato come scrittrice nel 1992 con Igiene dell’assassino, suscitando l’entusiasmo del pubblico e conquistando milioni di lettori in tutto il mondo in pochi anni.
Vincitrice di numerosissimi premi letterari e tradotta in tutto il mondo, ha scritto a tutt’oggi ventidue romanzi, tutti tradotti in Italia da Voland, e prosegue nel suo intento di pubblicare un libro all’anno.

Source: acquisto del recensore.

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:: Imago Mortis, Samuel Marolla (Acheron Books, 2016) a cura di Micol Borzatta

16 febbraio 2016

indexMilano 2013. Augusto Ghites è un detective privato, il suo settore però è molto particolare. Lui infatti non risolve i casi indagando come tutti i poliziotti e i detective sono abituati a fare, ma lo fa sniffando o iniettandosi le ceneri dei defunti. Questa pratica letale per ogni essere umano, ad Augusti permette di incontrare gli spiriti dei defunti in modo da poterci dialogare e scoprire così ogni segreto che nascondono.
Il suo vecchio maestro però un giorno lo avvertì che il viaggio nel mondo dei morti però è a doppio senso, come lui poteva entrare, loro potevano uscire.
Capita proprio questo un giorno, mentre sta indagando sulla morte di una prostituta morta 65 anni prima, Rosa Colombo, detta Nanà.
Un caso che porterà Augusto a interrogarsi se sia il caso o meno di continuare con quella vita.
Un romanzo davvero fuori dai generi. Non molto lungo, con le sue 101 pagine lo si legge abbastanza velocemente, ma intenso.
Marolla sa in effetti come coinvolgere il lettore mischiando alla perfezione colpi di scena con momenti di suspance.
I personaggi sono descritti molto approfonditamente, dando quella sensazione di concretezza, come se si potessero toccare, e lo stesso avviene con gli ambienti.
L’atmosfera descritta è abbastanza lugubre, ma non eccessivamente, così che Marolla riesce a tenere il lettore in perenne stato d’animo di ansia e attesa, ma non lo terrorizza al punto da impedirgli di continuare la lettura.
Un romanzo travolgente che pur trattando un argomento lungamente sfruttato, i medium e i fantasmi, sa gestirli in modo totalmente nuovo creando un noir spettacolare.

Samuel Marolla nasce a Milano. Dopo essersi diplomato in sceneggiatura alla Scuola del Fumetto di Milano inizia a occuparsi di fumetto avventuroso e narrativa.
Nel 2007 inizia a lavorare con Edizioni XII.
Nel 2008 pubblica L’altalena, nel 2009 Archetipi e nel 2010 Carnevale.
Nel 2011 Edizioni XII pubblica la raccolta di racconti La mezzanotte del secolo.
Ha pubblicato anche con Mondadori nel 2009 Malarazza e nel 2012 Onryo, e ha iniziato come sceneggiatore con Sergio Bonelli Editore.

Source: ebook inviato dall’editore, ringraziamo Samuel dell’ufficio stampa Acheron Books

:: Orm il rosso. Le navi dei vichinghi (vol II), Frans Gunnar Bengtsson, (Beat 2015) a cura di Viviana Filippini

16 febbraio 2016
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Orm il rosso. Le navi dei vichinghi di Frans Gunnar Bengtsson è il seguito de Le navi dei vichinghi uscito nel 2014, sempre per Beat edizioni. Nella prima parte della saga Orm, figlio di Toste, aveva abbandonato, dietro forzatura, la propria terra danese finendo prigioniero in Spagna e, dopo la fuga, arrivando in Irlanda. Da qui il ritorno nelle proprie amate terre nordiche con una nuova fede, quella cristiana. La seconda parte dell’epopea di Bengtsson è ricca, come vuole il suo stile narrativo, di epiche avventure che Orm vivrà un po’ per mare e un po’ sulla terra. Questa volta Orm, per sfuggire all’ira funesta del re Sven, si recherà verso le terre nordiche di confine con tutta la sua famiglia. Accanto a lui la moglie Ylva, il religioso cattolico Vilibaldo, che durante la narrazione riuscirà a convertire molte persone al cristianesimo, gli amati cavalli e i cani della Scania. Nella nuova terra Orm costruirà una casa, dove la moglie darà alla luce le loro gemelle, e lui farà innalzare una chiesa per accogliere i fedeli. La prima parte del romanzo è abbastanza stanziale, nel senso che Orm è presentato mentre sta costruendo e dando forma al suo regno. Oltre alla vita della sua famiglia, al suo nascente reame, compaiono alcuni personaggi strani che vengono a fare visita al signore. Tra di loro due strambi giullari irlandesi e un prete molto tormentato, in fuga da se stesso e dai propri problemi. La seconda parte delle avventure di Orm è molto più dinamica, perché il guerriero parte per un lungo viaggio con il fine di recuperare l’oro bulgaro del fratello Are, rimasto vedovo e senza figli. Una volta compiuta questa missione, Orm tornerà a casa, ma al posto della tranquillità tanto desiderata, troverà altri problemi e spinosi grattacapi da risolvere, come nuovi nemici da affrontare, tra i quali figura pure quel prete che aveva perso se stesso e che ricomparirà sulla scena, ancora più traumatizzato e senza più fede in Dio. Orm il Rosso. Le navi dei vichinghi (vol II) di Bengtsson narra di un mondo e di epoche lontane, e lo fa attraverso la storia di un ragazzo – Orm il rosso- diventato un uomo potente e saggio, che ha sì combattuto, ma che ha anche saputo trovare pace e stabilità, grazie all’amore per la famiglia e alla fede in Dio. Il protagonista è maturato e questo essere diventato uomo completo è quel valore aggiunto che gli permetterà di affrontare con sicurezza le difficili situazioni che la vita privata e pubblica gli riserveranno. La saga dello svedese Frans Gunnar Bengtsson è curiosa, affascinate e di piacevole lettura, perché i due volumi (Le navi dei vichinghi e Orm il Rosso. Le navi dei vichinghi)trascinano il lettore in un passato lontano nel quale, grazie alle fantastiche avventure, si scopre che la convivenza tra culture, usi e costumi diversi era possibile. Traduzione Ada Arduini.

Frans Gunnar Bengtsson è stato uno dei maggiori poeti e scrittori svedesi. Saggista, si occupò di François Villon, Walter Scott e Joseph Conrad e scrisse una imponente biografia di Carlo XII, il re svedese. Il libro che gli diede la fama fu però Le navi dei vichinghi, pubblicato in due parti nel 1941 e nel 1945.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Giulia dell’ufficio stampa BEAT.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.