:: Né di Eva né di Adamo di Amélie Nothomb (Voland, 2008) a cura di Giulia Gabrielli

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Con uno stile sempre leggero, ironico, frizzante e coinvolgente Amélie Nothomb ci racconta del suo ritorno in Giappone una volta diventata adulta.
Amélie è una ragazza belga, nata in Giappone ma dal quale deve andare via a cinque anni, che ha deciso di tornare in quella che considera la sua patria; Rinri è un silenzioso ragazzo giapponese che studia il francese all’università e che ha un gran bisogno di lezioni supplementari.
La relazione tra i due è l’incontro di due culture diverse, l’una affascinata dall’altra, che trova subito la sua definizione nelle parole della lingua dell’altro:

«Quello che provavo per lui non aveva un nome in francese moderno, ma in giapponese sì, perché il termine koi gli si addiceva. Koi in francese classico si può tradurre con “diletto”. Mi procurava diletto. Lui era il mio koibito, colui con il quale condividevo il koi: provavo diletto in sua compagnia.»

Ed allo stesso modo Rinri usa il francese per le sue dichiarazioni di amore appassionato: «lui giocava all’amore, inebriato da questa novità, e io mi dilettavo del koi».
A legarli poi è anche il rapporto di amore profondo che entrambi hanno con le loro sorelle maggiori che vivono lontane, in Belgio quella di Amélie, in America quella di Rinri.
La vita di coppia dei due ragazzi si intreccia con la scoperta del Giappone da parte di Amélie: la scalata del monte Fuji, i quartieri di Tokyo, la gita sull’isola Sado e quella ad Hiroshima, i film del cinema classico giapponese e il cibo che le riporta i sapori dell’infanzia, in piena tradizione proustiana.
Il Giappone descritto dall’autrice è un mondo di cui anche lei è stata parte, ma non è il suo mondo; il suo è uno sguardo attento, ironico e consapevole, che non cade nella denuncia o nell’esaltazione di una cultura tanto diversa ed allo stesso tempo tanto familiare per lei.
In questo romanzo la Nothomb ci svela così un altro pezzetto della sua biografia, ma distinguere esattamente quale sia il confine tra la realtà e la licenza poetica, come sempre, non è  facile.
Né di Eva né di Adamo comunque è solo uno dei tre libri dedicati al sua rapporto con il Giappone: è successivo a Metafisica dei tubi, che racconta dell’infanzia dell’autrice in questo paese, e complementare a Stupori e Tremori, che invece racconta dell’orribile anno trascorso a lavorare in una grande azienda giapponese.
Dal romanzo inoltre è stata tratta una versione cinematografica nel 2014: Il fascino indiscreto dell’amore (Tokyo Fiancée) di  Stefan Liberski.

Amélie Nothomb è nata a Kobe, in Giappone, nel 1967, figlia di un diplomatico belga, ha seguito il padre nel suo lavoro in Cina, America, Bangladesh e molti altri paesi. Oggi vive tra Parigi e il Belgio.
Ha debuttato come scrittrice nel 1992 con Igiene dell’assassino, suscitando l’entusiasmo del pubblico e conquistando milioni di lettori in tutto il mondo in pochi anni.
Vincitrice di numerosissimi premi letterari e tradotta in tutto il mondo, ha scritto a tutt’oggi ventidue romanzi, tutti tradotti in Italia da Voland, e prosegue nel suo intento di pubblicare un libro all’anno.

Source: acquisto del recensore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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