:: Cercami nel vento, Silvia Montemurro (Sperling & Kupfer, 2016)

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Cose da fare: combattere il fottuto bastardo, con tutte le mie forze.
C’è un mondo a parte, tra i corridoi bianchi dell’ospedale. Si entra in un tunnel fatto di camici e termini che uno nella vita normale, non usa mai. Stadio tre. Stadio quattro. Stadio terminale. Allettato. Bende, garze, flebo, aerosol. E’ come essere in un’altra dimensione, come vivere fuori dal tempo. Non importa più che sia domenica, o Pasqua, o festa nazionale. Ci sono i ritmi lenti degli esami di routine, le inservienti che fanno e disfano i letti e puliscono il culo ai pazienti che non sono più in grado di farlo da soli. C’è qualcosa che mi sfugge, in tutto questo vivere lontana dalla realtà. Una volta che ci sei dentro, la normalità sembra una condizione per privilegiati. Non mi sento sfortunata. Faccio parte di quella schiera di persone che ha smesso di guardare verso il basso. Non mi interessano i vestiti che indosso e non voglio sapere che tempo farà domani. Cerco solo di sopravvivere.

Dopo una laurea con tesi in criminologia e un esordio letterario nel noir, (per Newton Compton ha pubblicato L’inferno avrà i tuoi occhi, storia basata su fatti realmente accaduti legati all’omicidio rituale di una suora, più altri racconti in antologia) Silvia Montemurro si confronta con il new adult, genere se vogliamo lontano dal precedente, ma non privo di spunti interessanti se si riescono a evitare i cliché più abusati. E l’anima noir della Montemurro sembra emergere anche quando si parla di una storia d’amore tra due ragazzi ventenni. Se non amate il genere new adult, (sono romanzi che narrano storie appunto per un pubblico più maturo dei young adult – lettori dai 14 ai 21 anni -, non prive di contenuti sessualmente espliciti) forse non lo accluderete alle vostre letture, ma è interessante vedere l’evoluzione di questo genere contaminato con il sick lit, genere assai diffuso in questi ultimi anni che vede se mai il suo capostipite cinematografico in un film di grande successo degli anni ’70 come Love Story, con una splendida Ali MacGraw e un allora giovanissimo Ryan O’Neal. Gli ingredienti c’erano tutti: le differenze sociali, l’amore, la malattia, le lacrime, il dramma. Da allora come si suole dire di acqua ne è passata sotto i ponti, ma il meccanismo narrativo a lungo rodato è stato riproposto in numerose varianti sempre con discreto successo trovando nuova linfa e nuove possibilità espressive. Tutto dipende naturalmente dalla sensibilità dell’autore che tratta questi temi, dall’evitare con cura la pornografia del dolore, e la Montemurro si dimostra un’ ottima indagatrice della psiche, specialmente dei ragazzi alle prese con il primo o per lo meno i primi amori. Il libro di cui parlo è Cercami nel vento, edito da Sperling & Kupfer, romanzo arrivatomi su consiglio dell’addetta stampa che me l’ ha proposto. Ammetto che non è una lettura che avrei scelto spontaneamente, non leggo di norma new adult, pur tuttavia a volte il genere a cui un libro appartiene passa in secondo piano rispetto alla qualità della scrittura, alla capacità di intrattenere e far anche riflettere (e perché no, sorridere), all’ originalità con cui si trattano alcuni temi per certi versi anche usurati. E queste ultime qualità sembrano presenti in questo libro insolito e anche perché no, commovente. Cercami nel vento ci narra la storia di due ragazzi, Teo e Camilla, che casualmente si incontrano, si innamorano, e insieme affrontano le prove della vita (prove che mettono a dura prova il loro amore e la fiducia reciproca). Una storia semplice quindi, classica per molti versi, unita all’amore per la musica, la ragazza studia al Conservatorio (e chiama per nome il suo violino), e a un pizzico di eros, sempre nei limiti del buon gusto e scevro di volgarità. Un libro che tratta argomenti molto dolorosi con sensibilità e dignità, trasmettendo sensazioni e sentimenti positivi: il coraggio e la lotta contro la malattia, l’amicizia, l’amore, la voglia di felicità, la meraviglia, e molto altro.

Silvia Montemurro è nata a Chiavenna la notte di San Lorenzo del 1987. Si è laureata nel 2011 con una tesi in Criminologia, riguardante l’assassinio di suor Maria Laura Mainetti. Ha partecipato nel 2010-2011 alla XIV edizione del corso RAI Script Fiction per sceneggiatori. Oltre ai libri, ama la danza, gli asini e i viaggi: è ancora alla ricerca di un posto da chiamare casa. Insegna teatro nelle scuole, fa la correttrice di bozze e scrive romanzi brevi per una rivista femminile. Il suo romanzo d’esordio, L’inferno avrà i tuoi occhi, pubblicato nel 2013 da Newton Compton, è stato segnalato dal comitato di lettura del Premio Calvino.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Marina dell’Ufficio Stampa Sperling & Kupfer.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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