Il Natale che ci accingiamo a festeggiare con più o meno gioia non sarà ricco e opulento come negli anni d’oro della nostra età moderna, ma dovrebbe essere celebrato con uno sguardo al Cielo riflesso sul pianeta, assimilando il buono che il Creatore ha seminato nel cuore degli uomini. Questo libro è un regalo perfetto sotto l’albero, benefico per chi lo fa e per chi lo riceve. Grazie ad esso sappiamo che a volte la parabola di una vita si misura e comprende dal suo finale. Non solo – quindi – un libro di ricordi, scritto da chi fu un “ragazzo” vicino a don Lorenzo Milani e un testimone, ma qualcosa di più profondo come se l’autore scrivesse nel linguaggio di Barbiana, questo piccolo mondo ormai scomparso, una montagna in cui sopravviveva un’Italia marginale e povera negli anni Cinquanta e Sessanta. Oggi Barbiana è legata per sempre alla memoria di don Lorenzo, evocata anche sulla sua tomba, dove oltre al nome e cognome, la data di nascita e morte, è scritto: “Priore di Barbiana”.
Don Milani, un vero simbolo, un’icona, non un semplice educatore ma anche un pedagogista rivoluzionario, un attivista sociale (infatti il suo scritto più eclatante, “Lettera a una professoressa”, ha avuto una funzione molto importante nel ’68, un testo di denuncia delle disuguaglianze scolastiche). Don Milani accettò l’esilio all’età di trentuno anni perché cristiano che ha scelto i poveri e il Vangelo.
Egli veniva da una famiglia ricca e colta con i genitori di diversa formazione religiosa.
Però da giovanissimo percepì un turbamento interiore che lo portò a rifiutare il mondo privilegiato della sua famiglia per intraprendere un’altra strada, quella che gli consentì di camminare fra i poveri e gli ultimi.
Da dove traeva questa forza interna? Perché si prodigò così tanto da spremersi per educare ragazzi dal destino monco?
Egli intuiva una verità ineluttabile, cioè che la vera supremazia del forte sul debole sta nel possesso della cultura, per chi ne è dotato tutto è libera scelta, per gli altri solo cieca fatalità.
La sua morte ne sancì l’immortalità: egli sapeva che “Dio non toglie nulla, e, se toglie, è solo per far posto a qualcosa di più grande”.
Buon Natale.
Michele Gesualdi è stato uno dei primi sei “ragazzi” per i quali Don Lorenzo Milani organizza in canonica di Barbiana la scuola nel 1956. Dopo Barbiana Gesualdi ha fatto il sindacalista a Milano e a Firenze come segretario generale CISL. Per due legislature è stato presidente della Provincia di Firenze dal 1995 al 2004.
Al termine dei mandati amministrativi è ritornato sulle sue colline di Barbiana in Mugello.
Oggi è presidente della Fondazione Don Lorenzo Milani.
Da sempre porta avanti la sua opera di ricerca, raccolta e tutela della documentazione riguardante don Milani e la sua scuola che ha curato e ordinato in diverse pubblicazioni.
Per le Edizioni San Paolo ha pubblicato le “Lettere di don Lorenzo Milani Priore di Barbiana” (2007) e “Perché mi hai chiamato?” (2013).
Source: libro inviato al recensore dalle Edizioni San Paolo. Ringraziamo Alessandro dell’ Ufficio stampa.
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Un libro privato, una biografia appassionante ed appassionata di un pontefice visto nella sua intimità più vera ed avvolgente.
“Col tempo mi accorgo che l’unica cosa che vale e che fa pienamente uomini è la ricerca, che muove l’intelligenza e il cuore”.
Lady Diana e Santa Madre Teresa di Calcutta – due icone che non appartengono più al Tempo – sono edere pulsanti nel nostro registro dei ricordi.
Il Talmud è, in un certo senso, il libro del grande mistero del popolo ebraico. È un libro misterioso non perché è scritto in una lingua diversa e con uno stile tutto suo, ma perché è un libro unico nella letteratura mondiale. Inizia come un’opera circoscritta nei suoi scopi, un commentario alla Torà Orale, ma presto arriva a affrontare ogni possibile argomento che sia rilevante per l’umanità, ovunque si trovi. Scritto in un linguaggio semplice, con tutta la sua semplicità contiene profondità di saggezza, di conoscenza e di analisi di ogni possibile domanda. Il Talmud è un libro del mistero che è totalmente aperto perché il segreto che contiene non ha bisogno di essere nascosto, essendo così profondo e criptico che ci si può solo connettere ad esso, ma non si può mai arrivare a comprenderlo appieno. Per gli ebrei il Talmud è un libro vitale perché in una certa misura da lui dipende la loro stessa esistenza, ma, contemporaneamente, il Talmud trasmette al mondo intero un messaggio, che forse il mondo, solo adesso, può cominciare a comprendere.
La figura di San Giuseppe mi ha da sempre affascinato, per cui ho colto l’occasione di leggere Giuseppe – Il padre di Gesù di Gianfranco Ravasi, Edizioni San Paolo, con un misto di curiosità e aspettativa, e devo ammettere che sono tante le cose che ho appreso, alcune decisamente lontane dall’iconografia classica. Giuseppe, c’è poco da dire, è una figura misteriosa, circondata da un‘aura di riserbo e di silenziosa discrezione. Cosa sappiamo realmente di lui? Dai vangeli canonici poco, appare più come una figura dimessa, sullo sfondo della vita di Gesù, di Maria e degli apostoli. Sappiamo che era un uomo giusto e gentile, di età in un certo senso avanzata, dotato di una fede forte e profonda (messaggeri divini gli apparivano in sogno e lui non esitava a eseguire cosa gli veniva comandato) e di un certo coraggio, fidanzato e poi sposo di Maria, padre legale di Gesù, un gran lavoratore, un falegname, discendente della stirpe di Davide sebbene la sua condizione sociale fosse modesta. Ravasi comunque non si limita a presentarci la figura di Giuseppe che emerge dai vangeli canonici, e qui sta sicuramente la parte più interessante del libro, ma aggiunge anche notizie tratte dai vangeli apocrifi, quei testi anche molto antichi che non rientrano nei testi giudicati dalla chiesa di ispirazione divina. In appendice troviamo per esempio il testo integrale della Storia di Giuseppe il falegname, testo apocrifo in cui viene descritta la morte di Giuseppe, e apprendiamo per esempio che era vedovo quando sposò Maria e già padre di numerosi figli (i celebri fratelli di Gesù?). O a pagina 46, notizie tratte dal Vangelo arabo dell’infanzia, da cui apprendiamo i nomi dei due condannati che saranno crocifissi con Gesù a Gerusalemme, e le circostanze un po’ avventurose del loro incontro precedente in Egitto con la sacra famiglia. Curioso il capitolo intitolato Un falegname high-class in cui Ravasi riporta la polemica tra chi “vorrebbe continuare a classificare Gesù e la sua famiglia nella categoria della povertà e chi, invece, vorrebbe promuoverlo al rango della media borghesia”. Polemica della quale ero del tutto all’oscuro. Naturalmente è un testo scritto da un teologo, che riporta versetti e citazioni bibliche, ma con una certa leggerezza che permette anche ai meno avvezzi ai testi teologici di trovare spunti di riflessione interessanti. Curioso per esempio anche l’accostamento tra Lenin e San Paolo di pagina 65, che non vi anticipo, lo scoprirete durante la lettura, o l’elenco di rappresentazioni pittoriche in cui appare l’effige di Giuseppe. Bella per esempio la copertina con la riproduzione di San Giuseppe con Gesù bambino, 1640-1642, di Guido Reni. Sebbene sia un testo relativamente breve, perfetto come regalo per la festa del papà, Giuseppe – Il padre di Gesù racchiude un ritratto approfondito della figura di Giuseppe, con un occhio all’universo bliblico e un altro alle tracce culturali, come sintetizza lo stesso autore nell’ introduzione. Letto in un pomeriggio, senza sforzo grazie a uno stile semplice e discorsivo, privo di asperità. 
























