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:: La pietra del vecchio pescatore di Pat O’Shea (TEA 2017) a cura di Elena Romanello

8 novembre 2017

La pietra del vecchio pescatoreTea ripropone dopo una trentina d’anni uno dei titoli fantasy che introdusse al genere molti dei ragazzi e ragazze degli anni Ottanta: La pietra del vecchio pescatore di Pat O’Shea, uscito sull’onda del successo de La storia infinita di Michael Ende ma non certo un suo clone, anche se c’è un’idea simile di partenza, sviluppata in maniera diversa.
Al di là dell’effetto nostalgia canaglia, che funziona sempre, non si può che essere felici per questo ritorno in libreria, e immergersi in un mondo ambientato in una delle terre iconiche della fantasia per antonomasia, l’Irlanda, perfettamente sospesa tra realtà e immaginazione, dotata di un patrimonio di miti, fiabe, leggende, creature fantastiche tra i più ricchi forse al mondo.
Pidge e Brigit, fratello e sorella, vivono felici in una vallata dell’Isola di Smeraldo, tra giochi, esplorazioni, rimproveri della zia Bina e attese del papà, spesso fuori per lavoro. Un giorno i due ragazzini mettono le mani su un vecchio e malconcio libro e varcano la sottile soglia che separa il mondo reale da quello fantastico. Li aspetta una missione fondamentale per salvare la loro dimensione e l’altra, recuperare, per conto di un’antica divinità irlandese, una pietra macchiata di sangue, prima che cada nelle mani della Morrigan, la Regina del Male a tre teste, dea celtica della guerra.
Nel loro viaggio iniziatico che affonda le sue radici nelle fiabe, Pidge e Brigit incontreranno vari personaggi, animali e non: la somarella Serena, il misterioso Vecchio Pescatore, i due amici Patsy e Boodie, che mostreranno poi chi sono realmente, la volpe Cutu, in un mondo di inganni, labirinti, porte magiche, laghi tenebrosi, creature ostili, incantesimi che hanno intrappolato innocenti e non, in un microcosmo che nasce dalle colline irlandesi per andare oltre e svelare un mondo e un’avventura fantastica.
Una fiaba per tutte le età, da rileggere se la si è letta negli anni Ottanta, magari come prima porta per entrare in mondi fantastici, e da scoprire oggi per chi è nato dopo, e ha scoperto il fantasy grazie magari a Harry Potter.
Tra viaggio fantastico, avventura, folklore irlandese, antiche tradizioni, ironia, La pietra del vecchio pescatore si rivela un classico del genere, capace di avere ancora molto da dire oggi, in qualunque modo lo si legga, con nostalgia, passione, interesse verso un nuovo mondo.

Pat O’Shea (1931-2007) è nata a Galway, in Irlanda, dove è cresciuta in mezzo a storie e personaggi molto simili a quelli che si incontrano nel suo primo romanzo, La Pietra del Vecchio Pescatore, alla cui stesura ha dedicato ben 13 anni: pubblicato nel 1985 e tradotto in numerose lingue, è considerato uno dei grandi classici della letteratura fantastica.

Source: acquisto dell’edizione originale Longanesi negli anni Ottanta.

:: Il ladro di nebbia, Lavinia Petti (Longanesi, 2015) a cura di Elena Romanello

17 giugno 2016
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In una casa antica e con qualcosa di nascosto della Napoli di oggi, nei Quartieri Spagnoli, vive Antonio M. Fonte, scrittore di successo ma completamente asociale e isolato dai suoi lettori, con i quali non ha nessun rapporto per una sua scelta esplicita. L’unico essere vivente che condivide la sua vita solitaria è la gatta Calliope, mentre il suo agente letterario deve periodicamente pungolarlo per fargli rispettare scadenze. Un giorno, tra le lettere dei suoi ammiratori, unico contatto che ha con loro visto che rifugge presentazioni e simili, riceve una lettera scritta da lui quindici anni prima, rivolta ad una donna che per lui è sconosciuta ma che parla di un legame tra di loro, di un ricordo smarrito e di un omicidio forse comesso da Antonio stesso.
Dopo questo fatto, Antonio esce dal suo isolamento e si perde nei vicoli di Napoli, trovando un palazzo mai visto prima dove incontra un misterioso Ufficio Oggetti Smarriti, che raccoglie tutto ciò che gli esseri umani perdono, chiavi, libri, abiti, ma anche ricordi di infanzia, di amori, di speranze e sogni dimenticati. Da lì Antonio potrà partire per capire il senso della lettera, ma il pericolo è perdersi definitivamente senza aver scoperto niente e senza aver ritrovato quello a cui si è voluto rinunciare.
Il modello che viene in mente è ovviamente Carlos Ruiz Zafon, con Napoli al posto di Barcellona, ma lo stesso fascino dei misteri nascosti, in un luogo analogo, dove luoghi antichi e insoliti possono portare dietro storie da scoprire e raccontare. Tra le righe, si troveranno riferimenti anche a Lewis Carroll, a Bulkakov e Baricco, in una storia di genere fantastico molto diversa da quelle proposte oggi, soprattutto dai giovani autori, come è Lavinia Petti, ospite l’anno scorso di Lucca Comics and Games, cresciuta con Harry Potter e le WITCH ma capace di saper dire qualcosa di diverso e di nuovo.
Il personaggio di Antonio M. Fonte è qualcosa di atipico nel panorama della letteratura di genere, un antieroe chiuso in un suo mondo da cui ha bandito emozioni, emozioni perse forse di proposito e da ritrovare nel viaggio parallelo che si troverà a dover intraprendere per ritrovare e riscoprire qualcosa di sé: curioso tra l’altro che non sia un ragazzo ma un uomo maturo, con tutte le rimozioni dell’età non più giovane, in una metafora di quello che ci si lascia dietro molto interessante.
Il ladro di nebbia è una storia onirica che avvince e inquieta, che in questi giorni uscirà per Tea in edizione economica: se la si è persa nella versione rilegata dell’anno scorso, la si può recuperare, per scoprire un viaggio fantastico originale, da cui nessuno può uscire indenne, meno che mai il diretto protagonista.
Il tutto in attesa delle prossime prove narrative dell’autrice che si spera che non si facciano attendere.

Lavinia Petti è nata a Napoli nel 1988. Laureata in Studi Islamici all’Istituto Orientale di Napoli, ha vinto vari concorsi letterari (Premio Tabula Fati, Premio Robot, Premio Book’s Bar, Scrittura Giovane). Ha scritto con Massimo Izzi il saggio Fate. Da Morgana alle Winx.
Il ladro di nebbia è il suo primo romanzo, un fantasy anomalo che l’ha segnalata anche in fiere del settore come Lucca Comics and Games.

Source: acquisto personale del recensore.

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:: Il figlio di Ramses – Il ladro di anime, Christian Jacq (Tre60, 2016) a cura di Laura M.

31 Maggio 2016
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Mentre si sta preparando un’ altra invasione dell’ Egitto il generale Ramesse figlio di Ramses torna a Melfi nella speranza di potere evitare al regno un nuovo massacro. Il principe Setna, il figlio minore viene gettato nelle acque del Nilo durante una tempesta, ma non affoga, lo salva Fiore una bellissima fanciulla, che non è assolutamente quello che sembra e dopo tutto lui ha sempre nel cuore Sekhet. A corte però la notizia della sua morte si diffonde come una macchia nera, mentre lui invece si dirige verso Bastet alla ricerca del vaso sigillato che contiene il segreto di Osiride, l’unica arma per fermare il Mago Nero.
Il ladro di anime è il terzo capitolo della serie dedicata alla saga di Setna, l’ultimo capitolo, La città sacra, (in cui scopriremo finalmente se il Mago Nero sarà sconfitto) sarà pubblicato a luglio sempre da Tre60. Tradotto da Maddalena Togliani, il libro ci riporta nell’antico Egitto tra maledizioni e incantesimi, testi sacri e creature demoniache, in uno slancio sempre più fantasy che vede contrapposte le forze del male e del bene in una lotta senza esclusione di colpi. E c’è anche spazio per l’amore, la storia d’amore tra Setna e Sekhet, infatti continua, sebbene anche Ramesse sia innamorato della ragazza.
Insomma Christian Jacq forse rivolgendosi a un pubblico più giovane, confeziona una storia capace di portarci in un tempo lontano, sempre all’altezza di evocare mistero e avventura. Una lettura consigliata comunque a tutte le età, e soprattutto agli appassionati di Egitto e antichità. Non proprio un romanzo storico, ma sicuramente impreziosito da accurati dettagli storici che ne fanno un capolavoro del genere.

Christian Jacq, nato a Parigi nel 1947, scopre il fascino dell’Antico Egitto a tredici anni, attraverso alcuni libri della biblioteca di famiglia. Quattro anni dopo riesce a coronare il sogno di visitare la terra dei Faraoni e in quel momento il suo destino gli è chiaro: dedicherà la propria vita a quel Paese, a quella Storia, a quel mondo. Dopo aver studiato Lettere e Filosofia, il giovane Jacq si dedica allo studio dell’Archeologia e dell’Egittologia, conseguendo prima la laurea e successivamente un dottorato presso la Sorbona. Dopo aver pubblicato diversi saggi ed essersi guadagnato gli elogi del mondo accademico francese, Jacq decide di cimentarsi nella narrativa. Il successo arriva nel 1995 con la saga di Ramses: pubblicata in 29 Paesi, raggiunge ogni record di vendita.Oggi Christian Jacq torna con una nuova saga dedicata all’Antico Egitto che, grazie alla sua passione per quella civiltà ancora ricca di misteri, ai suoi numerosi studi e alla sua strepitosa vena narrativa, sta nuovamente scalando le classifiche internazionali.

Source: acquisto del recensore.

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