Salve Mr Saylor. Grazie di aver accettato la mia intervista e benvenuto su Liberidiscrivere. Raccontaci qualcosa di te. Chi è Steven Saylor?
Sono un uomo molto fortunato, un autore a cui i suoi lettori hanno permesso di scrivere i libri che voleva scrivere.
Raccontaci qualcosa sul tuo background, i tuoi studi, la tua infanzia.
Sono nato nel 1956 negli Stati Uniti, in Texas, molto lontano da Roma! Ma grazie a Cinecittà e Hollywood la mia infanzia fu piena di Cleopatra, Cesare, Spartaco e Ercole, tutte storie di antichi miti e storia, e così la mia passione lunga una vita per la Grecia e Roma ebbe inizio. In seguito ho studiato letteratura antica e storia all’università e quando finalmente potei vitare l’Italia, avevo vent’anni, l’emozione di toccare le pietre di Pompei e del Foro Romano scatenò la mia immaginazione e seppi che dovevo scrivere di Roma.
Quando ti sei reso conto che avresti voluto fare lo scrittore. In quale momento ti sei accorto che la tua passione stava diventando un reale lavoro?
Quando ero bambino mi chiesero: “Cosa vuoi fare da grande?” Risposi: “Lo scrittore”. Così questa ambizione esisteva già nella mia più tenera età. Ho lavorato duramente per coltivarla, prima leggendo costantemente quando ero ragazzo e poi iniziando a scrivere le mie storie. Ho fatto molti lavori nel campo dell’editoria, prima come giornalista e poi come editor per giornali e riviste.
Dopo che il mio primo romanzo, Sangue su Roma, fu pubblicato, il mio editore di New York venne a visitarmi a San Francisco, mi portò a pranzo e mi disse: “Sei dentro”. Avevo scritto solo un romanzo ma lui credeva che potessi diventare un romanziere professionista a tempo pieno, la sua fede in me mi fu di grande ispirazione.
Quali sono i tuoi scrittori preferiti? Chi ti ha maggiormente influenzato?
Devo dire grazie a Umberto Eco per la suo Il nome della Rosa che è una combinazione di romanzo storico, romanzo investigativo, e romanzo intellettuale. Ho amato moltissimo quel libro e mi ispirò a credere che potessi anche io combinare questi generi in un romanzo ambientato nell’antica Roma. Ora esistono numerosi romanzi storici ambientati in diversi periodi. Ma fu il grande successo di Il nome della rosa parzialmente responsabile di questo sviluppo della intera categoria della moderna narrativa.
Nella mia infanzia la mia più grande ispirazione mi deriva da Il signore degli anelli di JRR Tolkien. Amai quel libro più di ogni altro. Non sono diventato uno scrittore di fantasy esattamente perché non credevo che sarei mai riuscito a competere con la maestosa perfezione delle creazioni di Tolkien. Ma volevo creare un grande mondo fantastico con molti personaggi, una lunga storia e di grande drammaticità così optai per la narrativa storica. Il mondo dell’antica Roma è la mia Terra di Mezzo.
Cosa ti ispirò a scrivere la serie Sub rosa?
Il primo romanzo della serie, Sangue su Roma, è interamente basato sul primo processo per omicidio di Cicerone. Pensavo che avrei scritto un singolo romanzo, ma il mio editore voleva più libri e così colsi l’opportunità di scrivere una serie ambientata nel periodo più affascinante di tutti i tempi, la fine Della Repubblica romana. Il mio editore voleva una serie crime, naturalmente ma la Roma di Gordiano è piena di omicidi e processi.
Di quanti libri è composta la serie?
Ci sono dodici libri che ricoprono un periodo di 35 anni dalla dittatura di Silla del 80 A.C alla dittatura di Giulio Cesare. Il romanzo più recente The Triumph of Cesar, è ambientato proprio prima l’assassinio di Cesare. Ho in progetto di scrivere ancora molti volumi.
I romanzi storici implicano molte ricerche. Tu come hai proceduto?
Le mie visite in Italia sono state una parte molto importante delle mie ricerche, per vedere la grandezza delle rovine, la distanza tra le città, per farmi un idea del clima e del tempo e così via. E naturalmente ho letto molto. A casa mia a Berkeley in California, vivo vicino ad una delle migliori università del mondo, che dispone di un’ immensa biblioteca. Comunque le fonti primarie come i discorsi di Cicerone sono disponibili online, sia nella versione originale latina sia tradotti e i testi possono essere studiati usando i principali strumenti di ricerca. Un’altra grande risorsa sono state le mappe satellitari di Google. Ho potuto sorvolare come un uccello il luogo preciso dove Clodio fu ucciso nella Via Appia.
Ho letto con molto piacere Omicidio nella via Appia edito in Italia da Editrice Nord. Puoi farci un breve riassunto senza rivelarci il finale?
La storia inizia con l’assassinio di un politico radicale, Clodio, sulla Via Appia a poche miglia da Roma. Tutti pensano che sia stato ucciso da un rivale, un altro politico, Milone. In città esplode la violenza. Il Senato viene dato alle fiamme. Roma è nel caos. La gente spera che il grande vecchio del Senato, Pompeo, ripristini l’ordine. Pompeo incarica Gordiano di scoprire la verità sull’omicidio di Clodio. Così questo romanzo è incentrato sulle investigazioni legate all’omicidio e le sorti stesse della Repubblica sono sul piatto della bilancia.
Quale è la tua scena favorita in Omicidio sulla via Appia?
All’inizio, noi vediamo la reazione di Clodia sorella di Clodio, quando la salma di Clodio viene trasportata nella casa del morto, e Gordiano è invitato ad entrate dentro. Il clima in quella casa è di grande dolore ma anche di grande dignità. Mi è piaciuto scrivere quella scena, specialmente perché Gordiano è segretamente innamorato di Clodia.
Mi sono anche divertito a scrivere la scena del processo alla fine, perché sappiamo che Cicerone tentò di fare un grande discorso, ma l’emozione gli impedì di parlare, è una scena molto drammatica.
E tra queste scene Gordiano investiga sull’omicidio andando su e giù per la Via Appia. Spero che le cose che vede e la gente che incontra siano molto vivide per il lettore.
In Omicidio sulla Via Appia quale è stato il personaggio più difficile da scrivere e perché? E il più facile?
Pompeo ha richiesto il lavoro maggiore. Gordiano incontra e lavora con molti uomini potenti, ma nel primo incontro con Pompeo noi possiamo avvertire il ruolo di padre di Roma a quel tempo. E’ una figura molto imponente, che intimidisce. E anche un enigma, potrebbe diventare dittatore ma non vuole. Quali sono le motivazioni di questo potentissimo uomo?
Clodia la sorella di Clodio, era apparsa prima nei miei libri e apparirà ancora nei miei libri successivi. Mi diverto sempre a scrivere di lei. Gordiano la trova molto affascinante ma ha anche paura di lei. E’ una sorta di femme fatele della storia.
Altre opere ti hanno ispirato nel scrivere questo romanzo?
Una delle più eccitanti cose che ho scoperto durante le mie ricerche sono le pazzesche fonti che esistono per questo omicidio. Cicerone ne dà una versione nel suo discorso per il processo, ma un successivo commentatore Asconio dà una versione molto diversa, così abbiamo due modi di vedere gli eventi. Usando entrambe queste fonti noi possiamo ricostruire gli eventi intorno all’omicidio, ora per ora, e possiamo anche accertare dove gli aventi accaddero sulla Via Appia. Questa è una circostanza molto rara possiamo infatti descrivere un omicidio del mondo antico come se fosse successo ieri.
Parlaci del protagonista Gordiano
Gordiano sono io, solo in meglio; egli fa scelte morali difficili che io non sono sicuro avrei il coraggio di fare. E’ bello avere un alter ego che è migliore e più intelligente di te! Ma anche i cattivi dei miei libri sono miei alter ego. Io penso che sia gli scrittori che i lettori si divertano a provare entrambe le sensazioni sia ad identificarsi con i personaggi sia migliori che peggiori che a provare ad immaginarsi come potrebbero essere.
Ci sono progetti cinematografici tratti dai tuoi libri?
Ogni tanto c’è qualche interesse, ma fino adesso non è successo niente. Quando guardo i film e gli spettacoli televisivi che sono stati fatti sul mondo antico pieni di sesso ed esagerata violenza, mi sembra che le graphic novelcome 300 siano materiale migliore di quanto siano i romanzi che ho scritto.
E il rapporto con i tuoi lettori? Come possono mettersi in contatto con te?
Ho un sito web molto attivo e sono anche presente su Facebook, i lettori mi mandano davvero tanti feedback. Qualche volta i loro commenti mi sono molto utili, perché i lettori vedono collegamenti nei miei libri che io non vedo. Io sono un pittore con gli occhi incollati sulla tela mentre loro vedono le cose da distanza. C’ è un link per raggiungermi sul mio sito web, stevensaylor.com e il mio indirizzo email è molto semplice steven@stevensaylor.com
Come ti immagini in futuro?
Spero di continuare a scrivere fin quando continuerò a respirare. Scrivere è un altro modo per vivere. Realtà e immaginazione sono ugualmente importanti per me.
Leggi sempre le recensioni dei tuoi libri?
Sì, lo faccio. Anche se raramente ce ne sono utili come i commenti che ricevo dai miei lettori, di solito non possono parlare degli intricati dettagli dei miei libri senza rivelare troppo della trama e i commenti sono fatti solo in termini generali.
C’ un insegnate che ti ha maggiormente ispirato?
Ho dedicato il mio terzo romanzo, Catilina’s Ridde, ai miei professori di storia entrambi sia delle scuole superiori che poi dell’università. Sono ancora in contatto con un paio di miei professori che mi insegnarono Storia Romana e Greca all’università del Texas. Il fatto che gli sia piaciuto il mio lavoro è stato molto gratificante per me. Sono lieto e anche onorato di essere apprezzato dai miei professori.
Siamo giunti al termine nel ringraziarti per la tua disponibilità permettimi un’ ultima domanda. Stai attualmente lavorando ad un nuovo romanzo. Altri progetti?
Proprio adesso sto lavorando al mio nuovo romanzo che sarà pubblicato negli Stati Uniti nel 2012 ed è un prequel della serie. Il mio eroe Gordiano ha solo 18 anni e intraprende un viaggio per vedere le Sette Meraviglie del Mondo. Se ai lettori piacerà il libro, potrò raccontare molte altre avventure di Gordiano da giovane.
Secondo romanzo dell’avvocato e scrittore svedese Lars Rambe, già autore del promettente Incubo bianco, Il mosaico di ghiaccio, pubblicato in Italia dalla casa editrice Newton Compton e tradotto da Mattias Cocco, ci riporta a Strängnäs, pittoresca ed amena cittadina svedese che esiste veramente come Rambe ama sottolineare, nella vita di Fredrik Gransjö reporter d’assalto specializzato in cronaca nera e politica locale del Strängnäs Dagblad. Direte voi l’estate è una stagione tranquilla, il tempo ideale per intrattenere turisti e indigeni con un simpatico Festival del jazz, capace di radunare i migliori musicisti di mezzo mondo. Strängnäs non potrebbe essere più idilliaca e ben frequentata di così e invece tutto sembra andare storto. Prima l’evasione di Szalas, poi i Corpi speciali sparsi nei quattro angoli della zona per cercarlo e poi attacchi ai furgoni portavalori, rapine in banca e chi più ne ha più ne metta. Decisamente un’ estate movimentata. Il mosaico di ghiaccio più che un classico thriller nordico tutto neve, fiordi e critica sociale è più che altro un’ insolita gangster story in cui il protagonista quasi sbiadisce e i riflettori vengono puntanti quasi unicamente sui “cattivi”, sui loro conflitti famigliari, sulle loro donne, sui loro piani criminosi, sul modo in cui la faranno più o meno franca alla faccia della solerte polizia svedese. Con un occhio di riguardo ai gangster movie americani degli anni Trenta Rambe ci presenta Marcin Szalas criminale di professione polacco evaso dal carcere di Bondhagen e Jimmy Phil ladruncolo con il sogno di diventare pilota professionista di rally impegnati a fare il colpo della vita non ostante il Klan, organizzazione criminale di Eskilstuna, che a quanto pare decide vita , morte e miracoli di tutti i piccoli delinquenti della zona. A indagare sui crimini del nutrito gruppo di delinquenti Fredrik Gransjö fresco padre di Hampus alle prese con notti insonni, rigurgiti di neonato e pannolini e Emilia Gibbons tirocinante per il periodo estivo dello Strängnäs Dagblad. Diciamo che Rambe ha avuto coraggio, ha cercato di cambiare le regole classiche del genere cercando di portare una ventata di novità e forse si può dire che la sua scommessa sia in un certo senso riuscita. L’ambientazione di provincia ha un suo indubbio fascino e adempie egregiamente da sfondo per una storia forse un tantino troppo complessa ma giocata sui toni dell’ironia e del rifiuto dell’ovvio. Diciamo subito una cosa chi scrive, non ostante la saturazione raggiunta dal cosiddetto “giallo nordico”, e in effetti più che una moda sta assumendo anche caratteristiche grottesche, si pubblica di tutto basta che provenga dal freddo nord, apprezza il genere, trova interessanti autori anche da noi meno conosciuti come Gunnar Staalesen o Kjell Ola Dahl, per cui forse non faccio testo, ma tuttavia apprezzo chi cerca di cambiare le regole del già detto e si ingegna a intraprendere nuove strade. Rambe è uno di quelli.
L’ombra del destino è un romanzo maledetto, concepito come un’autentica bomba a orologeria. Fatto per esploderti tra le mani, sul più bello, mentre la lettura ti avvolge e non ti accorgi che il prossimo turning-point sarà la riduzione in macerie delle viscere stesse della tua civiltà e di tanti suoi convincimenti. La sensazione che sanno comunicare libri come questo è assolutamente paralizzante, come il pantano che ci sta coprendo. Solo che con la lettura almeno te ne accorgi.
Roma 52 a.C. Vigilia della guerra civile tra Cesare e Pompeo. In un fredda sera di gennaio l’ex tribuno della plebe Publio Clodio Pulcro discendente dell’artefice della Via Appia, viene barbaramente ucciso in un agguato proprio in quella strada. Tito Annio Milone suo avversario sostenitore degli aristocratici, pare il responsabile e subito viene accusato dell’omicidio mentre i seguaci di Clodio decisi a spaventare i seguaci di Milone portano il cadavere di Clodio in Senato e lo danno alle fiamme causando un incendio che si estende anche ad altri importanti monumenti confinanti. Di diverso avviso è Gordiano il Cercatore, amico di Cicerone, il quale sospetta che le cose non siano andate in maniera così semplice. Così, su incarico della moglie di Clodio e di Pompeo Magno, che la folla vorrebbe come successore di Clodio, si mette ad investigare poco prima che il processo a Milone abbia inizio, contro il volere di Cicerone stesso, deciso a chiudere il processo al più presto. Cercando, cercando Gordiano si avvicina ad una verità del tutto diversa da quella nota. Col figlio Eco e con il suo schiavo, Gordiano deciso a scoprire la verità a qualsiasi costo, ritrova infatti il luogo dell’agguato e interroga i testimoni che videro e sentirono ciò che successe e quello che emerge dalle sue indagini avrà una portata così sconvolgente da mettere in forse il futuro stesso della Repubblica. Omicidio sulla via Appia ( Murder in the Appian Way, 1996) è il 5° romanzo dopo Sangue su Roma, Lo schiavo di Roma, L’enigma di Catilina, e Delitto sul Palatino, edito in Italia da Edizioni Nord e tradotto da Fabrizia Villari Gerli, della serie che lo scrittore texano Steven Saylor, ha dedicato all’antica Roma, denominata Roma sub-rosa, e che vede protagonista Gordiano il Cercatore, intraprendente investigatore ante litteram sulle tracce dei più oscuri misteri che hanno sconvolto l’antichità. La caratteristica principale dei mystery storici di Saylor è la incredibile capacità di immedesimarsi in un periodo storico così remoto facendo propri usi, costumi e modi di pensare. Basandosi infatti su documenti autentici, l’autore ha ricostruito una Roma credibile e molto accurata il cui rigore storico ha impressionato favorevolmente numerosi autorevoli studiosi del periodo e gli ha permesso di tenere conferenze nelle più prestigiose università americane. Avendo letto il bellissimo Sangue su Roma ho potuto ritrovare in questo lavoro lo stesso stile raffinato e colorito. Gordiano è sicuramente un protagonista simpatico e intelligente, dotato della tenacia e dell’intuito del buon investigatore, che conserva la propria indipendenza e la propria forza morale in un mondo avvelenato dagli intrighi e dalle congiure, ma anche gli altri personaggi sono ben delineati pure i personaggi minori che costituiscono un affresco corale dell’epoca. La prosa chiara ed elegante rende la narrazione avvincente senza annoiare il lettore pure nelle numerose digressioni storiche, accompagnate da un linguaggio accurato e sempre attento al lessico corretto e in questo molto è dovuto all’ abilità del traduttore. Forse la trama è leggermente più smorzata dei libri precedenti a favore dei personaggi, ma più che un difetto penso segua una precisa volontà dell’autore deciso a ricreare un periodo storico tramite le voci di coloro che ci vissero. L’indagine, sempre attenta a seguire la logica concatenazione dei fatti, passa quasi in secondo piano rispetto alla incisività dei personaggi anche se rimane il filo conduttore principale della narrazione caratterizzata da scoperte, e intuizioni fino al colpo di scena finale che giunge inatteso e drammatico nella più pura tradizione del giallo investigativo.

Se muoio prima di svegliarmi (If I Die Before I Wake, 1938), dello scrittore americano Sherwood King, quinto titolo della collana I Mastini dedicata dalla Polillo all’hard boiled, è diciamolo subito un classico del noir che ispirò, con alcune licenze, la celeberrima trasposizione cinematografica dal titolo La signora di Shanghai, (che Orson Welles girò nel 1946 con Rita Hayworth, al tempo sua moglie, che con questo film divenne la famme fatale per eccellenza del cinema hollywoodiano degli anni ’40).
Thailandia. Kuldilok Jaisai detto Khong, figlio di un mezzo sangue nato dall’unione di un cliente italiano e di una prostituta di Phuket, è un ex pluridecorato sergente maggiore appartenente alle Forze Speciali che lasciata l’uniforme mimetica ha deciso di “seppellirsi in un’altra fottuta uniforme” diventando ispettore della polizia di Bangkok. Assegnato al quartiere di Silom con tutti i privilegi tra cui pure un appartamento in un fatiscente palazzo “ di una trentina d’anni appena”e abbandonate le illusioni di difensore della legge, impara subito l’arte del compromesso diventando un poliziotto moderatamente corrotto. Non si accontenta comunque solo dello stipendio di sbirro, per arrotondare si improvvisa anche guida turistica, lavoro che gli piace e gli da mille soddisfazioni almeno fino al giorno in cui il suo mondo vine improvvisamente messo a soqquadro. Tutto inizia una mattina di settembre del 2058, Kuldilok si aggira per la città sotto una pioggia battente tra locali equivoci e ritrovi per prostitute finchè tra l’atmosfera fumosa di un locale intravede tre uomini e due donne, 5 turisti stranieri, 4 statunitensi e un australiano, che attirano il suo sguardo. Il giorno dopo una telefonata inattesa fatta da uno del gruppo di stranieri gli propone un affare: i cinque amici cercano una buona guida e hanno pensato a lui. Kuldilok accetta senza sospettare minimamente che sarà l’inizio di una caccia senza tregua sulle orme del Fattore Freedom, un segreto che era destino non restasse nascosto per sempre. Scatole siamesi di Fabio Novel già edito nel 2002 dall’Editrice Nord e ora disponibile in formato ebook da Delos edizioni è una piacevole scoperta che propongo volentieri ai lettori di Liberidiscrivere che come me amano l’azione, l’ avventura e gli scenari esotici del Sud Est Asiatico. Non che Fabio Novel sia una new entry assoluta, ho iniziato ad apprezzare la sua scrittura immaginifica e ingegnosamente creativa più che altro leggendo i suoi racconti sparsi per il web e devo dire che il suo amore per l’Asia mi ha riportato alla mente non poche reminescenze salgariane che faranno felici gli amanti dell’avventura tout court. Ma Scatole siamesi, non è solo avventura, è un’indagine disseminata di indizi concatenati e nascosti l’uno nell’altro come appunto in un gioco di scatole cinesi, è una spy story classica in cui servizi segreti e criminali spietati si contendono un segreto in una lotta senza esclusioni di colpi, il tutto trasportato in un futuro abbastanza prossimo ma sufficiente a divertire anche gli appassionati di fantascienza. Novel utilizza uno stile ibrido, non solo spazia tra i generi, ma anche adatta i registri narrativi a seconda delle circostanze utilizzando prevalentemente le venature del thriller per creare suspence e nello stesso tempo giocando con la prima e la terza persona dando al lettore la possibilità di vedere la storia da diversi punti di vista. La parte sicuramente più riuscita o meglio quella che mi ha più colpito è senz’altro la descrizione dell’ambientazione, la Bangkok futuristica che emerge ricorda gli scenari di Philip K. Dick e sicuramente rimarrà impressa nella mente del lettore anche quando la lettura sarà finita. Novel poi ha un modo di scrivere davvero fluido e piacevole, in cui si nota la cura per la scelta delle parole, che rende interessanti sia le descrizioni che i dialoghi. Forse la prima parte è più lenta e si stenta a capire bene i meccanismi dell’azione ma da metà in poi una certa accelerazione divertirà il lettore fino al finale in cui ogni tassello sarà messo al suo posto con notevole ingegnosità


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