:: Segnalazione di Sandman Slim. La stanza delle tredici porte di Richard Kadrey

9 luglio 2011 by

sandman_slim_kadrey_fanucci.jpgE' un azzardo, il paranormal fantasy non rientra tra le mie letture abituali, ma questa volta sono davvero incuriosita. Sandman Slim. La stanza delle tredici porte è un thriller che miscela noir, azione e fantasy e non ostante la trama parli di vampiri, demoni e amenità varie sembra che l'autore abbia giocato con i generi unendo il classico hardboiled e noir a forti dosi di umorismo e a una base fantasy ma solo di sfondo giurano i bene informati. Il libro è ormai nelle mie mani quindi ci scapperà una recensione siete avvisati. Esce per Fanucci il 14 luglio.  

La trama Dopo undici anni passati all’inferno a uccidere mostri per conto di Azazel, uno dei generali di Lucifero, James Stark fugge e torna sulla Terra, a Los Angeles, per vendicare l’uccisione dell’amata Alice da parte dei suoi ex compagni del circolo di magia, il cui capo è Mason Faim, un uomo dai poteri magici straordinari. Stark è deciso a trovare Mason e i compagni e a eliminarli tutti, e per fortuna ha degli amici ad aiutarlo: Allegra, una ragazza che lavora al videonoleggio di proprietà di Kasabia; Vidocq, un alchimista ultracentenario che veste i panni del saggio; e Kinski, un medico in grado di curare attraverso la magia. Grazie al possesso di una chiave che ha rubato ad Azazel e che porta nel petto, Stark ha accesso alla Stanza delle tredici porte, dalla quale è possibile andare in qualunque luogo dell’universo. Stark ha già aperto tutte le porte tranne la tredicesima. Alla fine, con l’aiuto del Golden Vigil — un antico ordine dedito a proteggere il mondo –, della Sicurezza nazionale e di Candy, l’infermiera vampira di Kinski, riesce a uccidere numerosi amici di Mason Faim, e infine trova anche lui e il suo braccio destro, e riserva loro una vendetta lucida e spietata.

L'autore Richard Kadrey è uno scrittore freelance che vive a San Francisco. Nel corso della sua carriera ha scritto numerosi racconti e cinque romanzi. Si è occupato di arte, cultura e tecnologia per numerosi siti e riviste, tra cui Wired, The San Francisco Chronicle e Discovery Online. Ama la fotografia e si definisce un artista digitale.

:: Segnalazione di Il destino non c’entra di Marie-Hélène Ferrari

9 luglio 2011 by

il destinoIn libreria: 8 luglio 2011

Marie-Hélène Ferrari, attraverso la serie d’inchieste del commissario Pierucci, ci restituisce l’originale mélange di culture, sapori e accenti di una Corsica lontana dalle usuali rotte turistiche.

Una sera come tante altre, Marie-Savéria attende che Paul-François, marito svogliato e lavoratore indolente, rincasi ubriaco dopo il solito giro dei bar di Bonifacio. Ma quella sera aspetterà invano. Paul-François è stato ucciso a colpi di pistola lungo la Marina della città. La donna vuole saperne di più; convinta che quella morte sia del tutto insensata. Si rivolge così ad Armand Pierucci, commissario della stazione di polizia della città. Quest’ultimo, magnetismo da dobermann e stazza da bulimico, si avvarrà nelle indagini del prezioso aiuto dei suoi due collaboratori, Finelli, duttile e a tratti malizioso, e Pieri, che si consola del tradimento della moglie con una bambola gonfiabile. In questo microcosmo corso il commissario Pierucci scoprirà la seconda vita di Paul-François, una vita di ladro astuto e previdente, capace di mettere a segno colpi piccoli ma ben selezionati, tranne l’ultimo: un colpo grosso, ma finito male. La testardaggine di Marie-Savéria e la tenacia di Pierucci apriranno la strada ad una inattesa soluzione.

:: Segnalazione di Fuego di Marilù Oliva

9 luglio 2011 by

fuegoDal 6 luglio è tornata in libreria la Guerrera protagonista di Fuego nuovo noir caliente tra balli latinoamericani e santeria di Malirù Oliva interessante autrice bolognese segnalatasi per il suo bellissimo romanzo di esordio Repetita e per ¡Tú la pagarás!   prima avventura della Guerrera e del sornione ispettore Basilica e finalista al premio Scerbanenco.

Una torrida estate bolognese e il fuoco che brucia impietoso. La Guerrera, al secolo Elisa Guerra, giornalista precaria e appassionata di salsa e balli latinoamericani, ci si tuffa dentro nel suo modo incosciente, senza riserve, così come balla, come beve rum e come indaga sulla morte di una ballerina cubana trovata carbonizzata. Un omicidio punitivo a prima vista e, dietro, un losco giro di prostituzione che nasconde altri affari criminosi e sordidi interessi. Come nel fortunato ¡Tú la pagarás!, primo capitolo delle avventure della Guerrera, Elisa Guerra accoglie ancora qui al suo fianco il capace ma timido ispettore Basilica per mostrargli i controsensi delle notti di salsa e dei pittoreschi personaggi che le animano, i segreti di un mondo intriso di fascino e riti misteriosi. E come nella precedente indagine della Guerrera, anche in Fuego questa lottatrice di capoeira, che conosce segreti e perversioni di ballerini e insegnanti di danza, affronterà pericoli e sfide mortali insieme alla fidata amica Catalina, con la sua dolcezza azzurra, i tarocchi e gli studi da alchimista. E così, man mano che la storia si dipana verso l’inaspettata verità, Catalina aiuterà la Guerra nell’interpretazione esoterica del fuoco, mentre Dante le coprirà alle spalle con la saggezza senza tempo dei suoi versi immortali.

:: Recensione di Yellow Medicine di Anthony Neil Smith

8 luglio 2011 by

yEra così che doveva essere. Per sempre. Ma non lo vedevo possibile. Proteggerla significava smettere di giocare al ranger solitario. Significava dirle la verità. Significava perderla.
Ero una tragedia greca ambulante. Cazzo.

Ragazzi parliamoci chiaro di poliziotti corrotti e dannati è piena zeppa la letteratura noir. Sono un classico del genere, un must come la dark lady perversa e lasciva, rigorosamente bellissima, il detective privato solitario e squattrinato, magari mezzo alcolizzato, o il gangster psicopatico con una ossessione incestuosa per la madre, ma lasciatemelo dire sarà difficile che vi imbattiate di nuovo in un tipo come Billy Lafitte: un energumeno anni Settanta, trentatre anni e duro come l’acciaio, un tripudio di baffi  e basette in questo periodo di rasature e cerette, un uomo del Sud tutto fascino e noncuranza, eccessivo e irriverente protagonista di Yellow Medicine esordio italiano di Anthony Neil Smith, pubblicato da Meridiano Zero e sfolgorante in tutto il suo splendore grazie alla traduzione di Luca Conti, che gli americani dovrebbero pretendere da contratto.
Billy Lafitte è un antieroe e qui ci siamo, un vice sceriffo corrotto, un bad cop violento e senza scrupoli che racchiude in sè tutti i mali possibili esasperati al limite del grottesco, un vero bastardo capace di tutto da speculare sulle disgrazie delle vittime dell’uragano Katrina, migliaia di senza tetto, gente che ha perso tutto, sotto il sole di fine agosto là nel Mississippi, ad estorcere mazzette a piccoli delinquenti strafatti di metanfetamina, pustolosi e fuori di melone,  da mentire a minacciare, da picchiare, finanche ad uccidere, va beh gangsta ricattatori ma la sostanza non cambia.
Niente è abbastanza sordido e immorale per Billy Lafitte, ma quello che è certo che neanche lui nei suoi deliri più estremi avrebbe creduto possibile trovarsi ad avere a che fare con una banda di scalcagnati terroristi islamici dilettanti provenienti dall’Asia sudorientale intenzionati a sovvenzionare con il traffico di droga niente di meno che una serie di attentati capaciti di trasformare il Minnesota, cuore rurale, sonnolento e innevato del Midwest, in uno scenario di guerra.
Ma andiamo con ordine Billy Lafitte lascia gli alligatori e il caldo di Gulfport, Mississippi, con infamia e disonore, licenziato in tronco, tra il biasimo generale degli ex colleghi felici di uscirne puliti, con la patente del corrotto dopo aver perso moglie, figli e un mucchio di quattrini e si trasferisce in esilio a Yellow Medicine, contea agricola sprofondata tra i campi ghiacciati di soia e granoturco del Minnesota, accolto a braccia aperte dall’ ex cognato Graham, un tipo a posto, tranquillo, di moderate tendenze religiose, padre e marito affettuoso,  sceriffo della città e piamente convinto che alle pecore smarrite si debba dare una seconda opportunità non ostante le si consideri delle mine vaganti.
Billy accetta il posto di vice sceriffo e si incammina nell’irta strada verso la redenzione con più dubbi che certezze. Il tempo di ambientarsi e le vecchie abitudini prendono il sopravvento ma finchè ha a che fare con bifolchi improvvisatisi spacciatori, di cui regolarmente si scopa mogli, madri e fidanzate, sempre pronti a sborsare mazzette in cambio della sua protezione, è lui il più duro e il più cattivo e tutto fila liscio, la situazione degenera invece quando arrivano ragazzi da fuori decisi a subentrare nel traffico e pronti a far rotolare le teste di chiunque gli metta i bastoni fra le ruote.
Il nostro Billy, la cui specchiata onestà è stata già messa in forse in ogni modo possibile, si trova così invischiato nel pantano con i federali, tra cui  Rome del Dipartimento della Sicurezza Interna alto, nero, secco come un accidenti con sangue Sioux nelle vene e decisamente sadico e fuori di testa, che lo sospettano di terrorismo, il cognato dubbioso su fin dove spingersi per aiutarlo e la bella Drew, suonatrice di basso di un complesso psychobilly dal nome improbabile come Elvis Antichrist, di cui si è perdutamente innamorato non esattamente ricambiato, incerta se iniziare a maledire l’istante in cui si era fidata di lui e manco a dirlo avrà il suo bel da fare a dimostrare la sua innocenza e più che altro a restare semplicemente vivo.
Narrato in prima persona e al passato dal  protagonista, con allucinata e iperrealistica convinzione, Yellow Medicine è un noir ipercinetico che non lascia tregua in un crescendo di sangue e violenza condito da dosi abbondanti di humour nero, dissacrante cinismo, rabbia e caustica cattiveria tanto scorretta da lasciare il lettore sgomento e disorientato.
Nel seguito Hogdoggin‘  sarà possibile vedere il protagonista da una differente angolatura, non in prima persona, in Yellow Medicine abbiamo la voce diretta di Lafitte, possiamo guardare il mondo con i suoi occhi scoprire dall’interno tutto quello che gli passa per la mente.
E’ inevitabile accostare Anthony Neil Smith a Victor Gischler, suo grande amico e consigliere, ma se proprio vogliamo trovare padri nobili non posso fare a meno di citare James Lee Burke sebbene Anthony Neil Smith ci tenga a precisare che spesso cita come influenze James Ellroy, James Crumley, Chester Himes, George Pelecanos, ma non spesso Burke sebbene lo legga avidamente da anni.
Certo Smith rispetto a Burke è più duro e tagliente, meno tradizionale e i loro approcci in ultima analisi non potrebbero essere più diversi,  non lo si può negare, ma c’è un non so che, una capacità istintiva che entrambi gli scrittori hanno di emozionare, un virtuosismo stilistico o meglio una capacità tecnica di giocare con i registri linguistici che li rende inevitabilmente affini.
E come non notare una sorta di fratellanza con Jim Thompson, anche se il paragone mi sembra abusato, lo si invoca tutte le volte che c’è un nuovo scrittore di noir un po’ più duro, sporco e cattivo degli altri.
La cosa migliore che si può fare per Anthony Neil Smith è di auguragli di essere unicamente simile a se stesso e già avrebbe di che vivere di rendita.

Anthony Neil Smith è nato in Mississippi, sul Golfo del Messico. Editor della prestigiosa rivista letteraria Mississippi Review e del magazine online Plots with Guns, dirige il Centro di Scrittura creativa della Southwest Minnesota State University.
Ha al proprio attivo cinque romanzi noir acclamatissimi da pubblico e critica: Psychosomatic (2005), The Drummer (2006), il presente Yellow Medicine (2008), Hotdoggin’ (2009, di prossima pubblicazione per Meridiano Zero) e All The Young Warriors (2011). Va pazzo per i tacos, le bistecche al sangue e il vino rosso.
Traduzione dall’inglese di Luca Conti

:: Recensione di Il killer di Formentera di Giò Trevisan

4 luglio 2011 by

killer fomenteraInvestigatore privato italoamericano sotto la Mole, Bob Lancetti si industria nei modi più ingegnosi per guadagnarsi da vivere, per lo più alle prese con storie di corna con l’aiuto della sua assistente Irene un gran pezzo di ragazza ex poliziotta ricca di temperamento, finchè si presenta nel suo studio una distinta coppia di genitori preoccupati. Angelica Ponchielli la loro amatissima figlia non dà da giorni più notizie di sé e le ultime tracce si perdono a Formentera dove lavorava da circa un mese in un ristorante del porto e viveva a casa di un’amica. A Bob basta una telefonata al capitano della Guardia Civil di Formentera Felipe Bugani, suo vecchio amico dai tempi della missione di pace in Somalia per rintracciare la ragazza e rassicurare i genitori. Ma i Ponchielli accolgono la notizia con scetticismo, dopo tutto la loro figlia non si è mai comportata così e ancora preoccupati pensando che magari la ragazza si sia messa nei guai iniziando a frequentare brutte compagnie o peggio ancora sospettando una fuga d’amore, pregano l’investigatore di recarsi sull’isola. Bob lascia Torino e sbarcato a Formentera viene accolto da Felipe alle prese con un duplice omicidio che ha oscurato il clima vacanziero dell’isola. Due turiste tedesche di Dusseldorf Carola e Sabine vengono trovate avvelenate in circostanze che riportano alla mente un vecchio caso frettolosamente chiuso come un suicidio. Bob ritenendo che il suo incarico non presenti difficoltà si offre di dare una mano all’amico con le indagini ma ben presto scopre che i loro casi sono collegati e lo spettro di un serial killer che si aggira sull’isola inizia a turbare la variegata comunità di vacanzieri composta da eccentrici hippy, artisti anticonformisti, coppie gay e giovani turisti provenienti da tutta Europa. Sotto un sole splendente e circondati da spiagge da sogno il nostro scanzonato investigatore privato e l’abile capitano Bugani uniranno le forze e con il provvidenziale aiuto di Irene riusciranno alla fine a far luce sui delitti e a fermare la mano dell’assassino. Se cercate una lettura leggera e veloce, poco impegnativa, ideale per passare qualche ora di relax magari in spiaggia sotto l’ombrellone sorseggiando qualche bibita fresca  Il killer di Formentera fa per voi. Lo stile è fluido e scorrevole davvero piacevole, i personaggi simpatici, l’ambientazione solare e pittoresca. Non ci sono picchi di violenza né venature noir, le scene d’azione sono ridotte al minimo, la trama è semplice, forse la caratterizzazione dei personaggi non è molto profonda né l’intreccio regala sorprendenti colpi di scena ma tutto sommato è un giallo più che discreto di impianto classico supportato da una buona capacità tecnica. Un pizzico di umorismo senza malizia aggiunge un tocco brioso alla narrazione.
"Il killer di Formentera" di Giovanni Trevisan, è  pubblicato da I love books (
http://www.ilovebooks.it/) sotto la modalità del print on demand. La peculiarità del libro, infatti, è questa: la casa editrice lo stampa per i lettori che lo ordinano on line. Ma non si tratta di "editoria a pagamento" (l'autore non ha acquistato per sè alcuna copia e il testo ha seguito l'iter delle normali case editrici: editing, correzione bozze, impaginazione), ma semplicemente di stampa su richiesta. 

L'autore: Giò Trevisan nasce in provoncia di Torino nel 1961 e vive  a Bologna. Autore televisivo di programmi di successo e autore di testi teatrali. Sceneggaitore di sit-com, ha scritto e scrive per numerosi comici noti al grande pubblico. Questo è il suo primo libro.

:: Recensione di Ogni giorno, ogni ora di Nataša Dragnić

2 luglio 2011 by

ogni oraMakarska, Croazia. Primi anni Sessanta. Luka e Dora sono solo due bambini quando si incontrano all’asilo e inaspettatamente si innamorano. Scatta tra l’oro una scintilla, quel misterioso meccanismo che si può definire colpo di fulmine, e anche se sono così giovani e l’amore non sanno neanche che cosa sia, percepiscono che qualcosa di indissolubile li unirà per sempre, rendendoli anime gemelle, anzi un’ anima sola in due corpi distinti. Per chi non crede all’amore a prima vista sarà difficile da credere ma l’amore ha vie imperscrutabili per manifestarsi e anche nemici potenti che tramano nell’ombra a ricordare come gli dei siano gelosi dell’amore umano e facciano di tutto per tenere separati gli amanti. E questo succede a Luka e Dora. La separazione e la lontananza spezzano questo legame così esile e nello stesso tempo profondo. Dora parte con la sua famiglia per Parigi e lascia Luka a Makarska, splendida località di mare piena di ricordi e di rimpianti. Qualcosa si spezza nel  giovane cuore di entrambi, rendendoli quasi incapaci di amare ancora. Passano gli anni, sia Luka che Dora seguono le loro strade, Luka diventando pittore e Dora attrice finchè il destino non mischia di nuovo le carte e sedici anni dopo la loro separazione fa sì che le loro strade si rincontrino. Il tempo e lo spazio svaniscono e l’amore che credevano perduto si riaccende travolgendoli e lasciandoli senza fiato. Ma è davvero per sempre, è davvero un incontro destinato a riunirli o solo una nuova tappa prima di una nuova separazione? Cosa allontana Luka? Cosa o chi lo rende incapace di costruire con Dora un futuro insieme? C’è un lieto fine nel loro futuro o l’amore per quanto forte e profondo è destinato a soccombere in questo mondo dove i sentimenti sembrano avere così poco spazio? Ogni giorno, ogni ora, opera prima della scrittrice croata Nataša Dragnić, edito da Feltrinelli Editori,  può essere definito come una semplice storia d’amore, e la semplicità infatti è il suo punto di forza e il segreto con il quale l’autrice sa insinuarsi nell’animo del lettore. Con tocchi leggeri, e uno stile piano e immediato la Dragnić scava nell’anima di due amanti che si perdono e si rincontrano un gioco che sembra riportare agli archetipi stessi dell’amore. Già nel Cantico dei Cantici l’amato e presente nel cuore dell’amata anche se lontano e il perdersi e ritrovarsi è quasi una eterna gimcana in cui ci si rincorre incapaci di fare a meno l’una dell’altra e nello stesso tempo impossibilitati a restare uniti. La Dragnić senza eccedere in un zuccheroso sentimentalismo si interroga su cosa sia l’amore e quanto influisca nelle nostre vite e Luka e Dora diventano l’emblema di questo anelito universale alla felicità che infondo appartiene a tutti noi. Sono certa che anche i meno romantici saranno intrigati dal fascino discreto della sua scrittura e dalla capacità quasi involontaria di parlare la lingua dell’uomo moderno così poco avvezzo a far prevalere le ragioni del cuore a quelle della ragione. Ogni giorno, ogni ora è in ultima analisi una delicata storia di sentimenti a tratti poetica, immersa in un’ atmosfera fresca e vivace. Forse la lettura è indicata prevalentemente ad un pubblico femminile anche se non è detto, so per esperienza che il romanticismo ormai è una categoria che supera i generi e quando una storia è ben scritta, come in questo caso, è fruibile indistintamente sia da un pubblico maschile che femminile. 

L'autrice Nataša Dragnić è nata nel 1965 a Spalato, Croazia. Nel 1995 si è laureata in Lingue e letterature straniere (tedesco, inglese e francese) e si è specializzata in studi diplomatici. Oggi vive a Erlangen, Germania, dove insegna Lingue nell’università locale. Ogni giorno, ogni ora è il suo primo romanzo uscito  in Germania per dva a marzo 2011. Molto conteso a livello internazionale, sarà tradotto in ventidue paesi, tra i quali: Spagna (Seix Barral), Gran Bretagna (Chatto & Windus), Usa (Penguin), Francia (Flammarion), Olanda (De Bezige Bij), Cina (Shanghai 99), Canada (Doubleday), Danimarca (Gyldendal), Finlandia (Otava), Israele (Kinneret), Corea (Moonhaksoochup), Norvegia (Gyldendal Norsk).   

:: Malapunta: un giorno sull’Isola – le risposte, sesta e ultima tranche

1 luglio 2011 by

malapunta-giorno-partner1Complimenti, avete trovato la sesta e ultima parte del viaggio. Continua la visita guidata (da Danilo Arona) lungo le impervie coste di Malapunta l’Isola più misteriosa d’Italia!

 42) Susanna Raule
 Sei davvero certo che sia sicuro pubblicare il suo libro postumo? Ci sono soglie che è meglio non mettere alla prova, in fondo…
 
 Mi inviti a nozze. Ho attraversato soglie che voi umani… Sono più che certo.

 43) Susanna Raule
 Davvero escludi che, un giorno, Morgan non ritorni a tirarti le lenzuola? Ti sembrerà strano, ma l'altro giorno l'ho sentito parlare alla radio. E visto che è "morto"…

 Non escludo mai nulla per mia forma mentis. Quindi accolgo con gioia (e anche con stupore) la notizia che l'hai sentito parlare alla radio. Mi dovresti dire, se vuoi anche in privato, dove l'hai captato. Sulle onde corte?

 44) Miriam Mastrovito
 In una famosa conferenza a Busalla nel 2007, Morgan Perdinka ha dichiarato di scrivere perchè c'era qualcosa che lo inseguiva. E tu Danilo, perchè scrivi? Hai anche tu qualcosa che ti insegue?

 Sempre. Conosci la teoria di Lacan (eh, certo, rompo un po' troppo con la psicanalisi, mi rendo conto…) dell'inconscio esterno, che sostiene più o meno che l'inconscio è un effetto di superficie. Nella mia estate del '62, qualcosa emerse dal mio inner space e non ha più voluto saperne di rientrare. Se solo riuscissi a capire cosa… “L'Estate di Montebuio” è un tentativo di svelarlo. Perfettamente riuscito – a quel che mi dicono i lettori – sul piano della visualizzazione del Male, ma fallito dal mio punto di vista personale. Perché io non ho “visto” il mio mostro dell'Id. O magari è lui, Perdinka. Ma quest'ultima considerazione è solo frutto di un'elaborazione intellettuale. Che è troppo facile, data la mia passione per i Doppelganger.

45) Giovanni De Matteo
 In "Malapunta" realtà onirica e oggettiva – mi sembra di intuire – ancora una volta si fondono sul piano della narrazione, intrecciando suggestioni che scaturiscono dal lato "occulto" della scienza, quegli aspetti misteriosi del mondo che ci circonda, non ancora chiariti alla nostra conoscenza (penso per esempio alla risonanza di Schumann). Si tratta di una caratteristica che permette ai connettivisti come me di sentire Arona molto vicino come sensibilità, oltre a vederlo come solido riferimento letterario. Quello che vorrei chiedere ad Arona dopo questa premessa è se anche lui considera la scrittura di genere (horror, fantascienza, weird), come un approccio di interpretazione/rappresentazione della realtà basato sull'immaginario, laddove gli strumenti della scienza non si siano ancora dimostrati efficaci e capaci di sciogliere gli enigmi che ci circondando.
 
 Analisi perfetta. Questo dovrebbe essere la scrittura di genere. Uno strumento di confronto con le nostre paure reali e un tentativo, condiviso con altri scrittori affini come sensibilità, di andare oltre e di capire, magari svelando verità scomode, dove siamo diretti, soprattutto “se” siamo diretti. Riuscire a scavalcare, poi, le definizioni e riuscire e dare alla letteratura praticata un significato esistenziale e aperto il più possibile al mondo.

 46) Fabrizio Vercelli
 Sia dalle tue opere che da quelle di Morgan emerge la certezza che la realtà non sia solo ciò che i nostri sensi ci trasmettono e questo si riflette nella vostra capacità di mescolare fantastico e reale al punto da renderli indistinguibili. Quali sono gli eventi chiave che hanno fatto nascere in voi questa convinzione? (domanda dello staff XII fuori concorso)
 
 Di prima botta mi viene in mente l'11 settembre, un evento per nulla fantastico. E di certo successivo a molte “nostre” storie in cui il mix di fiction e realtà era già stato sperimentato (la strage di Matamoros legata al Palo Mayombe, le stragi del sabato sera e altro ancora…), ma il crollo in diretta mondiale delle Torri Gemelle mi sembra proprio l'evento-chiave per rendersi conto, quanto meno, dell'incertezza della visione, dello iato fra percezione e interpretazione della medesima. Se si pensa che tutte le teorie del complotto nascono da quelle stesse riprese, la contraddizione interna alla “visione” è evidente. Non voglio tirarmela da Davide Icke (io poi sono uno scettico perché l'autentico ricercatore così ha da essere), ma quella giornata sin da subito mi è sembrata come un gigantesco, planetario e condiviso atto di magia (nera) ben orchestrato da un'occulta regia che ha applicato il principio della massima visibilità al “segreto più nascosto”, citando il teorico dei Rettiliani. Una regia “quasi” perfetta peraltro con una falla di cui non tutti si accorsero, ovvero la BBC che annuncia mezz'ora prima il crollo del WTC7 (la terza torre), mentre stava ancora in piedi. Un crollo con nessuna spiegazione attendibile, a voler fare i pignoli. Ma con il casino di quel giorno, si era in pieno clima da allucinazione consensuale. Ecco, con l'11 settembre quella convinzione, già latente e circolante nella mente, sull'indistinguibiltà del reale si è radicata… A ciò hanno anche contribuito pure i “fuori campo” della giornata. Dal grottesco interludio del Pentagono all'altro dell'United Airlines 93, che proprio non sta in piedi. Eppure quel giorno è stato ampiamente dimostrato che una coalizione di cervelli può farti “vedere” qualsiasi cosa, contando su una devastante interferenza emotiva sulle strutture del pensiero.

47) Fabrizio Vercelli
 La vostra visione del mondo, pur legata al misterioso e al difficilmente spiegabile è assai distante da quella di personaggi che annunciano apocalissi con periodicità, vedono complotti ovunque e/o inseguono foto o filmati sgranati e incomprensibili alla ricerca di prove di un soprannaturale o alieno. Spesso, in questi individui, approfondendo si riscontrano semplici desideri di lucro o di proselitismo. Sulla base del vostro approccio, qual è l'opinone che tu e, a suo tempo Morgan, avete di queste persone? (domanda dello staff XII fuori concorso)
 

 Bah, sono i truffatori dell'Apocalisse. La truffa è il crimine più praticato al mondo e, ancor di più, in Italia. Adesso che stiamo entrando nell'imbuto del 2012, costoro ce ne faranno vedere, e sentire, delle belle. A discapito magari di chi ha qualcosa d'interessante da comunicare al mondo. Tipo gli scrittori collegati con una dimensione “altra” e “connessi”.

 48) Andrea Viscusi
 Leggendo gli indizi finora trapelati su Malapunta, mi è venuto subito in mente Lost, il telefilm che è stato un fenomeno notevole degli ultimi anni (e di cui io stesso sono stato un accanito sostenitore). alcuni elementi in comune possono essere l'isola misteriosa e disabitata, il gruppo di sopravvissuti e quello dei ricercatori che svolgono strani esperimenti, i sogni inspiegabili, eccetera. Non so se possa esserci stata un'influenza, ma uno degli elementi che più caratterizzava Lost era il fatto che l'isola stessa non era solo un'ambientazione, ma di fatto un personaggio della storia: l'isola sembra avere una sua volontà, degli obiettivi e dei poteri particolari, che utilizza per muovere (e anche richiamare) i suoi occupanti. Malapunta (intesa proprio in quanto isola) è qualcosa del genere? Ha una sua "vita", una sua personalità che trascende quella di località geografica? È essa stessa un personaggio del libro?
 
 Quando ho visto “Lost” per la prima volta, mi è venuto un coccolone. E ho pensato: “J.J. Abrams è stato dall'altra parte, quella in cui viveva Morgan, e ha comperato e letto 'Malapunta'!” Poi in verità, al di là di evidenti elementi in comune, le storie sono molto diverse. Per fortuna di chi le fruisce. Certo, i disinformati e i distratti diranno che il romanzo è una costola di “Lost”… Magari, potrei rispondere, fosse vero. Posso comunque rispondere in parte: sì, per un verso Malapunta ha una sua “quintessenza” vitale che si trasmette per via onirica. Ma qui mi fermo perché c'è un ennesimo rischio di spoiler. Perchè nulla, a Malapunta, è ciò che sembra. Anche se la frase, dopo anni di opere – libri e film – sull'incertezza del Reale, è ormai fatta.

 Le precedenti tappe già pubblicate: 

 http://xii.forumfree.it/?t=56396641
http://latelanera.forumfree.it/?t=56422402
http://forum.webtool.it/ShowThread.aspx?idconfig=477&idforum=10041&idthread=140255
http://lideablog.wordpress.com/2011/06/30/malapunta-un-giorno-sullisola-le-risposte-quinta-tranche/

  

 

 

:: Recensione di “Pesca alla trota in America” di Richard Brautigan a cura di Valentino G. Colapinto

29 giugno 2011 by

bragMeglio forse di chiunque altro Richard Brautigan (1935-1984) ha saputo incarnare in letteratura gli ideali hippie e il loro fallimento. Poeta e scrittore postmoderno, accostabile per certi versi alla beat generation e per altri ad autori geniali come Kurt Vonnegut, Brautigan è purtroppo poco noto in Italia. Va reso merito, quindi, alle Edizioni ISBN di aver pubblicato le sue opere, compresa infine Pesca alla trota in America – senza dubbio il suo libro più famoso e importante, a lungo introvabile in Italia.

Di questo “romanzo”, se così possiamo definire l’insieme di racconti brevi e brevissimi, lettere, ricette di cucina, pagine di diario e così via che lo compongono, è stato detto che rappresenta il lato più luminoso e ottimistico dell’utopia degli anni ’60. Quella stessa utopia il cui lato oscuro è stato invece raccontato in romanzi come Un oscuro scrutare di P. K. Dick o in saggi come Sway di Zachary Lazar.

Ma qui non c’è stata ancora la svolta negativa del ‘69, non si sono ancora manifestati Charles Manson o i danni provocati dalla cultura della droga, né si è passati dall’Estate dell’Amore a quella dell’Orrore.

Pesca alla trota in Americaè, infatti, stato scritto non a caso nel 1961 e pubblicato a San Francisco nell’autunno del 1967, appena terminata la Summer of Love.

Figlio di un contadino e di una cameriera, Brautigan visse un’infanzia terribile, fatta di estrema povertà e maltrattamenti, che lo segnarono per sempre. Dopo una giovinezza turbolenta, in cui finì prima in carcere e poi in manicomio (lo stesso di Qualcuno volò sul nido del cuculo) dove fu sottoposto più volte a elettroshock, il futuro scrittore si trasferì a S. Francisco, partecipando attivamente alle prime manifestazioni del movimento hippie. Scrisse Pesca alla Trota di getto, durante un campeggio in Idaho.

Quando il libro fu pubblicato dopo sei anni da una piccolissima casa editrice, Brautigan diventò suo malgrado un simbolo della sua generazione alla pari di Bob Dylan o Timothy Leary.

Pesca alla trota, infatti, vendette in poco tempo oltre due milioni di copie e il suo autore, definito dai critici come il più rappresentativo della controcultura, finì sulla copertina di Life e dietro una cattedra ad Harvard. Il successo però spesso può essere più destabilizzante del fallimento, e Brautigan non ci si abituò mai completamente.

Questo allampanato (era alto quasi due metri) cowboy dandy, affascinato dai grandi spazi dell’America profonda e dal buddismo zen, fu perseguitato per tutta la vita dall’alcolismo e concluse la sua triste parabola con un colpo di pistola alla testa nel pieno dei reaganiani anni ’80, quando tutti i suoi ideali sembravano sconfitti e la vena creativa esaurita. Negli anni ‘70 la sua popolarità, infatti, era calata sempre di più ed era ormai stato dimenticato sia dalla critica che del pubblico. Il suo cadavere fu ritrovato in stato di decomposizione ormai molto avanzato.

Ma torniamo al libro. Si tratta della prima opera narrativa di Brautigan, che a quel tempo scriveva soprattutto poesie, e consiste in una silloge di prose molto brevi, spesso di una sola pagina, il cui unico filo conduttore è Pesca alla trota in America, un’enigmatica entità che a seconda dei casi assume significati diversi, diventando di volta in volta un oracolo, il vestito di Jack lo squartatore, un alberghetto, uno stato mentale, un barbone alcolizzato, ecc.

Alcuni hanno visto in Pesca alla trota (che nel mezzo del libro viene anche sottoposta ad autopsia e poi seppellita) la fine dell’American Dream oppure dell’innocenza dei non più giovani Stati Uniti, altri una reincarnazione moderna e autoironica di Moby Dick.

In questo romanzo originalissimo Brautigan procede per associazioni libere e nonsense; i suoi raccontini sono irresistibilmente comici, anche se spesso racchiudono un retrogusto amaro; la sua immaginazione sfrenata e satirica prende di mira tutto e tutti: dalla tradizione culturale all’America contemporanea, da Nixon agli stessi hippie.

In definitiva, Pesca alla trota in America è un libro allegro e naif, un inno genuino alla natura e alla vita che ci riporta i sapori di un’epoca non troppo lontana eppure irripetibile.

:: Recensione di Quello che le mamme non dicono di Chiara Santamaria a cura di Barbara Balbiano

29 giugno 2011 by

bannerlibroQUELLO CHE LE MAMME NON DICONO
Di Chiara Cecilia Santamaria edizioni Rizzoli
 
Donne, mamme presenti e future, ragazze che pensate di mettere in cantiere un bel bimbo o voi che vi state domandando se e quanto la maternità cambierà la vostra vita … non potete assolutamente perdere questo libro.
Ironico, divertente, ma soprattutto coraggiosamente sincero!
Tutte vi diranno che avere figli è la cosa più bella del mondo, che la gravidanza è un momento magico, fantastico un'esperienza unica, e quando vi ci troverete in mezzo, ad affrontare terrorizzate un nuovo stato in cui il vostro corpo che cambia accompagna una mente piena di paure, dubbi e sentimenti contrastanti, con le lacrime agli occhi e gli ormoni in subbuglio, vi rinchiuderete nel silenzio della vostra stanza a chiedervi "ma cosa ho fatto"?
Ed accadrà. Anche se quel nano che vi cresce dentro è la cosa che avete sempre voluto. Ve lo dico per esperienza personale.
Bhe "Quello che le mamme non dicono" vi può davvero aiutare, perché vi sentirete finalmente meno sole e per tutti i nove mesi potrete farvi cullare dalle 259 pagine che l'autrice vi regala con una disarmante e cruda sincerità.
Vi farà sentire meno comprese e vi preparerà a ciò che verrà dopo, ma … come in ogni favola che si rispetti ci sarà un lieto fine vedrete.
Perché la maternità e il rapporto fra madre e figlio è davvero un incubo che se affrontato con la giusta prospettiva può diventare una fiaba.
La protagonista è una ragazza di ventisette anni, con una vita divisa fra feste, amici, aperitivi e un mini appartamento dove vive col fidanzato.
Un bel giorno le due lineette blu sul test di gravidanza le cambiano tutto.
E si ritrova a chiedersi se ce la farà a far coincidere tacchi a spillo e pannolini.
Lascio a voi il piacere della scoperta.
A proposito … cari uomini, forse non capirete lo stesso… ma se quella donna sensuale che avevate accanto fino all'altro ieri si sta trasformando in un essere tondo, isterico e con addosso  perennemente il pigiama … bhe forse vale la pena provare a leggerlo.
Tanti auguri!

:: Segnalazione La sera della prima di F. G. Parke

28 giugno 2011 by
ba100F. G. Parke, LA SERA DELLA PRIMA
(1931, First Night Murder)
I bassotti n. 100 – 288 pagine – Euro 13,90
 
Per la “prima” del nuovo spettacolo dell’acclamato autore Martin Ellis, l’Olympic Theatre di Broadway è quasi al completo. L’ultimo atto si sta avviando alla conclusione e lo svelamento dell’assassino è imminente. Le luci si spengono e un acuto grido femminile echeggia straziante nel teatro: pura finzione scenica, naturalmente. Ma l’urlo che proviene dalla platea pochi istanti dopo non è in copione: quando le luci si riaccendono, Julius Brandt, noto produttore nonché comproprietario dell’Olympic, viene trovato senza vita nella sua poltrona con due profonde ferite sul collo. Il panico si diffonde nel teatro, la polizia sbarra le uscite e perquisisce tutti gli spettatori, ma senza successo. Dov’è finita l’arma del delitto? E, soprattutto, chi può averlo commesso? Brandt si era fatto molti nemici nel suo lavoro, a partire dall’uomo che lo aveva minacciato durante l’intervallo e che era arrivato a teatro in compagnia della moglie del produttore. Anzi, ex moglie, poiché da pochi giorni Brandt aveva ottenuto il divorzio e quello stesso pomeriggio si era risposato in segreto con Sheila Manning, la giovane star della serata. In questo mystery del 1931, finora inedito in Italia, toccherà al tenente Gradey fare luce sul caso con il prezioso aiuto di Martin Ellis, segretamente innamorato di Sheila e determinato a scoprire cosa si nasconde dietro questo groviglio di affari, gelosia e vendetta.
 
F. G. Parke era con ogni probabilità uno pseudonimo e l’identità dell’autore, o dell’autrice, resta a tutt’oggi un mistero. L’edizione originale del volume – The Dial Press, New York – non riporta alcuna nota biografica, ma nel risvolto di copertina il personaggio di Martin Ellis viene paragonato a Philo Vance, il celebre investigatore creato da Van Dine nel 1926. E se la trama del libro rimanda a quella di La poltrona n. 30, il romanzo d’esordio di Ellery Queen in cui il delitto veniva commesso durante uno spettacolo teatrale, va detto che quest’ultimo era stato pubblicato due anni prima. Nonostante l’alta qualità dell’opera che fa pensare a un autore di prim’ordine, tali elementi non bastano per ipotizzare che sotto lo pseudonimo di F. G. Parke si celi uno dei due scrittori americani.

L’uscita del Bassotto numero 100 sarà accompagnata da uno speciale volume celebrativo
 
Per celebrare questo importante traguardo, la Polillo editrice propone ai suoi affezionati lettori l’esclusivo COFANETTO “I bassotti – 100”, contenente “La sera della prima” e lo speciale volume “Gli autori dei primi 100 bassotti – Vita e opere”, che raccoglie le biografie di tutti gli autori pubblicati nella collana “I bassotti”, in una versione riveduta e aggiornata.

:: Il bacio della vedova di Andrè Héléna (Aisara 2011) a cura di Giulietta Iannone

27 giugno 2011 by

Il bacio della vedova di Andrè HélénaAdesso non aveva quasi più paura. Era triste, ecco tutto, era triste. Solo i rimpianti tornavano da lui come cani fedeli ma fastidiosi. La gioia e la felicità avevano senza dubbio tagliato la corda molto tempo prima. Del resto che gioie aveva avuto? Aveva creduto di averle. Ogni felicità era stata una finzione. Erano state tutte rovinate da cose  squallide da storie di soldi o di adulterio. Anche dall’amicizia era stato tradito. Aveva finito per non credere più a niente, per avere una vita corrotta, fatta di imbrogli. Era arrivato ad un punto che la felicità la comprava come si compra un pacchetto di sigarette come si affitta una ragazza. All’ora, al mese, o all’anno. Ma infondo era sempre una questione di soldi. Fino al moneto in cui… E dire che era lui che stava per baciare la Vedova!

In una Parigi malinconica e piovosa popolata da gangster, prostitute, magnaccia, poliziotti e poveri diavoli si consumano tra bistrot e hotel malfamati le ultime ore di libertà di Maxence, un ragazzo decisamente sfortunato, a cui il destino ha truccato le carte portandolo inesorabilmente nelle braccia della ghigliottina.
“Il bacio della vedova”, così si chiama la ghigliottina dai tempi della Rivoluzione Francese, infatti porrà fine ai suoi giorni e per quanto faccia, per quanto si dibatta, nessuna grazia, nessun miracolo lo salverà da questo tragico destino.
Maxence conosce le regole del gioco sa di non essere nato sotto una buona stella, sa che se solo non si fosse innamorato di Anna Martina, se solo non avesse incontrato Robert il Lionese il gangtser appena evaso, beh forse il destino avrebbe potuto essere diverso, ma tutto congiura contro di lui, e l’inevitabile sentenza di morte che gli pende sul capo e già scritta, anche quando Mario Chilone il droghiere italiano si ferma nel suo solito bistrot a prendere un Cinzano prima di tornare a casa in seno alla sua solida famiglia borghese con la sua borsa piena di soldi, perché lui per arrotondare fa l’usuraio dissanguando i suoi compatrioti.
A casa sua con una pistola in pugno lo aspetta proprio Robert il Lionese l’ex fidanzato della sua figlia maggiore Ida, un gangster che vuole i suoi soldi e forse anche sua figlia. Chilone si fa derubare senza muovere un dito perché infondo è un vigliacco, invecchiato e impaurito da tutte le notizie che si leggono sui giornali, forse da giovane avrebbe reagito ma ora no ha bisogno di chi faccia il lavoro sporco per lui così si reca a casa di Guido lo straccivendolo e gli chiede il modo di contattare suo nipote Bruno il Siciliano, un gangster, proprietario a Pigalle di un bar il Saturne in rue Fontaine, paravento per i suoi traffici illeciti.
Incerto se tiene di più alla figlia o ai soldi Chilone chiede aiuto a Bruno che subito incarica Hector, un killer che lavora per lui, di uccidere Robert e di recuperare la borsa con i soldi.
L’esecuzione avviene proprio sotto gli occhi di Maxence in un ristorante di Les Halles e da questo momento in poi il destino del giovane è segnato.
Il bacio della vedova è un noir decisamente privo di sbavature o facili sentimentalismi. E’ un noir duro, in cui il senso di tragedia anticipato dall’epilogo posto all’inizio stempera e vanifica qualsiasi parvenza di suspense.
Maxence il protagonista è destinato a morire ghigliottinato, questa verità ci viene presentata quasi brutalmente nelle prime pagine del romanzo.
Helena non fa sconti, non indora la pillola, non cerca di abbellire il tutto con un’ aura romantica o commovente. Maxence infondo non ha nulla di eroico  è solo un piccolo delinquente senza nè arte e nè parte che cattura sì la simpatia del lettore per il suo ostinato tentativo di guadagnarsi una vita diversa, un amore, una speranza di riscatto, pur tuttavia è un vinto conscio di aver perso nel momento stesso che si permette ancora di avere speranza.
Un senso inevitabile di tragedia lo pervade e lo schiaccia in un gelido dramma esistenziale che in un certo senso accomuna l’umanità intera, l’ineluttabilità della morte. L’essenza stessa del noir.
La mala parigina, e tutto il sottobosco che la circonda fatto di spogliarelliste drogate,  prostitute minorenni, killer dagli occhi di ghiaccio sopravissuti a infanzie difficili per cui uccidere è una cosa naturale e non gli provoca la minima emozione, fanno da sfondo come un coro greco simbolo di tutta l’umanità dolente e disperata che popola questo romanzo breve e nello stesso tempo ricco di sfaccettature.
Di un lirismo a tratti struggente e a tratti patetico come il trucco disfatto di una bella donna Il bacio della vedova raggiunge vette a dir poco inconsuete. Capolavoro.

André Héléna, autore maledetto, dalla personalità controversa, considerato uno dei maestri del noir francese, scrive centinaia di romanzi molti dei quali sotto pseudonimo. Nato nel 1919 a Narbonne, si trasferisce giovanissimo a Parigi, partecipa alla guerra civile spagnola e, sul finire della seconda guerra mondiale, nel 1944 si unisce per un breve periodo alla Resistenza. A causa di una banalissima vicenda di debiti e firme false finisce per qualche mese in carcere, esperienza che avrà una grande influenza nella sua produzione letteraria. Si guadagna da vivere passando da un lavoretto all’altro (non ultimo il rappresentante di insetticidi…) e, a quanto si racconta, vende anche i propri libri porta a porta. Nel periodo a cavallo fra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta raggiunge un considerevole successo. Nel 1972, minato dall’alcolismo, muore a 53 anni.

:: Recensione di Il nostro segreto di Carlene Thompson (Marcos Y Marcos 2011) a cura di Giulietta Iannone

25 giugno 2011 by

Il nostro segretoQuando Marissa, giornalista di successo, torna ad Aurora Falls, tornano anche vecchi fantasmi del passsato. La morte della sua migliore amica la dolce e fragile Gretchen, avvenuta anni addietro, valente pianista le riporta alla memoria che non fu un tragico incidente, ma fu Dillon Archer che vedendola ubriaca su un cornicione invece di portarla in salvo le diede una spinta. Nessuno le credette, Dillon fu scagionato, ma Marissa sa che il sorridente e simpatico Dillon non è altro che un assassino. Ora dopo alcuni anni è Marissa a rischiare la vita, qualcuno vuole ucciderla e si salva per miracolo da un incidente stradale che non c’è ombra di dubbio è stato provocato. Il fantasma di Dillon riappare nella sua mente, è lui che la vuole morta? Per vendicarsi? Le sue paure sembrano trovare certezze quando muoiono anche tre abitanti del paese, tre morti che gettano tutti nel panico e fanno pensare alla presenza di un serial killer. Da qui in poi in un crescendo di avvenimenti si arriverà all’inaspettato finale che permetterà di svelare un oscuro segreto di famiglia che sta dietro a tutte quelle tragiche morti. Carlene Thompson di cui Marcos y Marcos ha già pubblicato: In caso di mia morte, Come sei bella stasera, Non dirlo a nessuno, Ultimo respiro, Nero come il ricordo, Non chiudere gli occhi, Stanotte sei mia e Fredda è la notte è sicuramente una notevole creatrice di trame intricate e ricche di suspense. Molto attenta allo sviluppo psicologico dei personaggi, alterna momenti di tensione ad altri in cui la normalità sembra prevalere nella narrazione. In Il nostro segreto crea un personaggio negativo decisamente sopra le righe, Dillon Archer è il classico bravo ragazzo almeno in apparenza che nasconde un animo nero, che lo spinge a manipolare e ricattare gli altri senza alcuna pietà o compassione. Ci sarà lui dietro alle tragiche morti che si succedono a Aurora Falls? Marissa l’ha visto davvero uccidere l’amica Gretchen o Dillon si era sporto solo pere trattenerla e non per spingerla? Questi e altri interrogativi accompagneranno il lettore pagina dopo pagina fino all’imprevedibile finale che permette di svelare uno di quei segreti di famiglia capaci di smuovere gli istinti peggiori delle persone. Le dinamiche delle piccole cittadine dove tutti si conoscono e tutti si odiano, vengono analizzate dalla Thomspon con sorprendente accuratezza e mostrano la faccia peggiore di una società nascosta da spesse pennellate di perbenismo e ipocrisia. L’odio e la vendetta sembrano davvero gli istinti umani peggiori e i più diffusi capaci di portare al delitto anche le persone più insospettate.

Il nostro segreto Carlene Thompson Marcos y Marcos Collana Le foglie Prezzo di copertina € 15,00 2011, 408 p., brossura Traduttore Lucia Feoli Titolo originale Nowhere To Hide.

Carlene Thompson La “voce nuova” del brivido scrive da quando aveva otto anni, e si vede. Suo padre è un medico condotto che accetta come compenso… animali domestici. L’idea di scrivere le viene dopo aver visto La carica dei centouno. Immagina la “scaletta” del suo primo thriller vero e proprio molti anni dopo, mentre porta a passeggio due cani.

Dalla campagna e dagli animali non si separerà mai. Oggi Carlene Thompson vive in una fattoria che sembra un “albergo degli animali” a Point Pleasant, in West Virginia, accerchiata da scoiattoli che ogni tanto boicottano le linee telefoniche. Carlene Thompson ha al suo attivo una decina di romanzi, tradotti in varie lingue. Romanzi promossi a pieni voti dai lettori, che scrivono pareri entusiastici sui siti di tutto il mondo.

Marcos y Marcos ha pubblicato Non dirlo a nessuno, Ultimo respiro, Nero come il ricordo, Non chiudere gli occhi, Stanotte sei mia, Fredda è la notte, Il nostro segreto, Ancora viva e Come sei bella stasera.