:: Recensione di Bukowski, i Beat, la Pace e i Giovani – Conversazioni con Fernanda Pivano di Gabriele B Fallica

8 agosto 2011 by

Ho un ricordo personale piuttosto bizzarro legato a Fernanda Pivano, ma rivelatore di quanto Nanda amasse i giovani e fosse restata lei giovane dentro anche se ormai anziana. Potrei raccontarvelo ma preferisco dare importanza al suo impegno contro la guerra e al suo amore per la libertà che emerge da Bukowski, i Beat, la Pace e i Giovani – Conversazioni con Fernanda Pivano del giornalista Gabriele B Fallica. E’ un libricino, 60 pagine a caratteri grandi con copertina in bianco e nero, una produzione underground come sarebbe piaciuta alla Pivano, che raccoglie tre brevi interviste due telefoniche e una concessa nella sua casa milanese il 15 Dicembre 1999. Fernanda parla di tutto a ruota libera, a suo agio, scherza, si indigna, ricorda e lascia trasparire la ragazzina che era rimasta per tutta la vita. Conobbe la letteratura americana grazie a Cesare Pavese, suo professore al Liceo Massimo D’Azeglio di Torino e se ne innamorò così tanto da intraprendere il suo celebre viaggio che cambiò la sua vita. Conobbe i maggiori esponenti della Beat Generation, Kerouac, Ginsberg, Corso, e condivise il loro spirito rivoluzionario, antimilitarista e libertario senza sperimentarne gli eccessi. Ci tiene a ricordare che non andò mai a letto con nessuno di loro, che non fumò marijuana, che dormiva nel suo albergo e li ospitava per lavorare e loro la stimavano e la rispettavano per questo sia come intellettuale che come donna. Si rammarica  di non aver potuto intervistare Fitzgerald, era già morto, si arrabbia con i critici che tacciavano Bukoski di essere un pornografo. Potrei continuare ma preferisco non privarvi del piacere di leggere questo libro e scoprire da voi aneddoti, ricordi riflessioni di un’ intellettuale che ha subito il carcere per le sue idee, che si è opposta per tutta la vita a qualsiasi forma di dittatura, che si commuoveva con le lacrime agli occhi pensando ai giovani che ancora dovevano combattere e conoscere la guerra. Pagò un prezzo alto per questa sua indipendenza di pensiero, fu ostacolata, licenziata dai giornali, criticata dai professori universitari che l’accusavano di dilettantismo, ma non per questo si arrese. Bukowski, i Beat, la Pace e i Giovani – Conversazioni con Fernanda Pivano è una testimonianza, un ritratto di una intellettuale coraggiosa, una serie di interviste che avrei voluto fare io ma purtroppo non ne ho avuto l’occasione. Ormai sono passati due anni dalla sua scomparsa, se ne celebrerà l’anniversario il 18 agosto, e mi sembra giusto che non la si dimentichi. Ci tengo a segnalare che il libro è autoprodotto, e realizzato grazie al contributo della community web  di scrittori underground www.wordsonmud.org. Il libro è acquistabile online http://www.assud.it/fernanda/compra.html

Il sio ufficiale di Fernanda Pivano: http://www.fernandapivano.it

:: Recensione di Scarlett Il bacio del demone di Barbara Baraldi

6 agosto 2011 by

COP_Baraldi_Scarlett-2Barbara Baraldi è senz’ altro una delle giovani scrittrici italiane più versatili e interessanti. Soprannominata dal Corriere della Sera “La regina del gotico italiano” ha due doti piuttosto rare la dolcezza unita alla semplicità che la rendono unica e riconoscibile e nello stesso tempo difficilmente classificabile in un genere o in un cliché. Scrittrice sicuramente italiana, che ama ambientare le sue storie in Italia, nello stesso tempo ha un respiro internazionale che la rende apprezzata anche all’ estero altrimenti non si spiegherebbe il successo che riscuote in paesi come l’Inghilterra, la Germania e gli Stati Uniti di solito diffidenti, al contrario di noi, verso i prodotti stranieri e dopo tanti libri di importazione è bello quando succede il contrario. Con Scarlett uscito l’anno scorso per Mondadori, la Baraldi ha iniziato per la prima volta ad occuparsi di letteratura per ragazzi dando il via ad una trilogia, che unisce elementi tipici del paranormal romance ai più classici dell’urban fantasy, rivolta ad un pubblico young adult prettamente femminile e romantico. Con Scarlett. Il bacio del demone, uscito questa primavera sempre per Mondadori nella collana Shout, continuano le avventure della giovane protagonista, la sedicenne Scarlett, questa volta alle prese con i dilemmi del cuore e in lotta con un demone che uccide nel sonno le sue vittime. Ambientato in Toscana, nella dolce e romantica campagna senese, Scarlett. Il bacio del demone, è un romanzo di impronta classica dove temi universali e importanti come l’amore e l’amicizia fanno da sfondo ad una storia che mette in moto il classico scontro tra bene e male con venature horror/thriller sempre moderate considerato il giovane pubblico a cui il libro è rivolto. Il sovrannaturale è poi un tema congegnale all’autrice che già di per sè sembra una creatura fiabesca e fatata, protetta dalla Luna, amica della notte e di tutte le creature che la popolano.  E il suo modo di scrivere riflette bene questa sua anima gotica e dark, il suo stile poetico e suggestivo cadenzato da una estrema cura nella valorizzazione dei dialoghi e nell’ evoluzione degli stati d’animo dei personaggi. Un hurban fantasy caratterizzato da atmosfere cupe e tenebrose dove al giorno è preferita la notte, al sole la pioggia, forse riflesso del bagaglio da noirista dell’autrice. Scritto bene, con proprietà di linguaggio, attenzione per le sfumature, rigore stilistico, forte del caposaldo che non perché è letteratura per ragazzi sia concessa l’approssimazione e la trascuratezza. Anzi con delicatezza l’autrice padroneggia la materia con estrema attenzione per la sensibilità dei suoi lettori. Si sente che non è un lavoro improvvisato, ma c’è uno studio pregresso, una conoscenza della letteratura young adult. Forse manca di eccessiva originalità, ma gli archetipi del genere sono fissi, l’eroina è sempre destinata nel suo processo di crescita a incontrare l’amore e a lottare contro il male che sia incarnato in un demone o no. Una lettura piacevole  e divertente, l’idea giusta per un regalo adatto per preadolescenti e adolescenti.

:: Un’intervista a Massimo Carlotto a cura di Giulietta Iannone

6 agosto 2011 by

Massimo Carlotto

Benvenuto Massimo su Liberidiscrivere e grazie per aver accettato la mia intervista. Scrittore, drammaturgo, sceneggiatore. Nato a Padova nel 56, un figlio della Bassa. Raccontati ai nostri lettori. Chi è Massimo Carlotto? Pregi e difetti.

Domanda alla quale non so sinceramente rispondere. Mi e’ stata fatta diverse volte e ho (Foto di Daniela Zedda) sempre risposto allo stesso modo: passiamo alla successiva.

Nel 1994 decidi di scrivere Il fuggiasco, un romanzo autobiografico sul periodo di latitanza. I fatti. Il processo, la condanna, la fuga, tre anni di latitanza, la cattura da parte della polizia messicana,  la detenzione, la grazia. Oggi dopo tanti anni cosa ti è rimasto di quel periodo, a che conclusioni sei giunto?

Che si tratta di una vicenda figlia di quegli anni e come tale e’ memoria. Dopo Il fuggiasco ho chiuso i ponti con il passato, troppe cose da fare e da scrivere per perdere tempo a guardarmi indietro.

Hai vissuto sulla tua pelle i più deleteri risvolti del sistema giudiziario italiano. Cosa ne pensi del carcere ostativo a vita, dei suicidi di detenuti in carceri sovraffollate, dei poliziotti che picchiano a morte persone come Stefano Cucchi? La giustizia è davvero uguale per tutti?

Ovviamente no e nei miei romanzi ho sempre preso posizioni molto nette a proposito. Ne L’oscura immensità della morte, credo di aver raccontato l’ergastolo e molto altro.

Massimo Carlotto e il noir. “La letteratura ha preso il posto del giornalismo d’inchiesta. Tocca ai romanzi garantire le verità che non si leggono altrove.” Il ruolo sociale del noir è ancora così forte?

Penso di si’ ma penso che si stia creando un nuovo territorio narrativo, di contenuti e non di generi, dove gli autori raccontano le storie negate, nascoste di quest’Italia, certamente una novità in grado di soddisfare un pubblico trasversale.

Quali sono i tuoi maestri letterari? I libri che leggi e rileggi costantemente?

Questa e’ una domanda complessa perché altre volte ho risposto in determinato modo e poi ho citato altri maestri. Io credo che esistano maestri in ogni fase della propria vita. La ricerca del maestro che lascia un segno profondo nella tua esistenza e nella tua scrittura non può mai interrompersi perché il nuovo supera il precedente. In questi giorni sto rileggendo Gadda perché la sua lingua mi meraviglia sempre e il Pasticciaccio e’ il noir più bello che abbia mai letto “prima di iniziare a scrivere”…. Ma dubito che rileggerò in futuro La cognizione del dolore, proprio perché sono alla ricerca continua di nuovi modelli.

Il noir sociale, il noir mediterraneo, il neo polar francese degli anni 70, ci sono tante sfumature di noir, il tuo noir in che categoria rientra, ammesso che le categorie abbiano un senso?

Senza dubbio nel Noir Mediterraneo e cioè in quella formula letteraria che concepisce la narrazione di una storia criminale come scusa per raccontare un luogo, un tempo e una realtà sociale. Ma Alla fine di un giorno noioso chiude un ciclo e dal prossimo romanzo supererò frontiere geografiche e di genere.

Il tuo noir è fortemente radicato nel territorio, rispecchia un preciso periodo storico, parla di gente comune. Quali altri elementi distintive lo caratterizzano?

Un’indagine lunga e approfondita, verificata come nel miglior giornalismo d’inchiesta e usata come base per una trama di un romanzo e non di un’inchiesta travestita.

Padova cuore del nord est italiano, vero e proprio crocevia geografico, così ricco da risentire meno di altre regioni  della crisi economica e sociale ma tuttavia lacerato da profonde contraddizioni e intaccato nel profondo da larghe crepe in cui la criminalità si insinua  senza opposizioni, vuoi con il volto apparentemente rassicurante di imprenditori rampanti e senza scrupoli, di faccendieri vincenti e griffatissimi, di politici intrallazzatori, fino ai semplici delinquenti comuni. Si riuscirà mai a debellare questa cancrena a fermare questo circolo vizioso?  

Esiste una relazione precisa tra aumento della corruzione e radicamento delle culture criminali mafiose. Se riuscissimo a limitare (magari a debellare) la corruzione potremmo davvero sognare un Paese diverso. Il nord est e’ un esempio vincente del sistema Italia. Sta alla società civile ricordarsi di esserlo e cambiare rotta.

Marco Buratti, l’Alligatore, detective privato senza licenza amante del blues e del Calvados, è un personaggio costante nei tuoi romanzi, compare in La verità dell’alligatore, Il mistero di Mangiabarche, Nessuna cortesia all’uscita, Il corriere colombiano, Il maestro di nodi, Dimmi che non vuoi morire, L’amore del bandito. Come si è evoluto negli anni? E’ invecchiato, è diventato più saggio, più deluso?  

L’ amore del bandito e’ uscito ben 7 anni dopo l’ultimo romanzo dell’Alligatore perché avevo bisogno di maturare la sua trasformazione dovuta al trascorrere del tempo e all’accumularsi delle esperienze. Da tempo credo nella necessità di evitare di continuare a percorrere la strada americana dei personaggi perennemente uguali a se stessi. Marco Buratti beve meno Calvados, forse per questo e’ più malinconico.

Giorgio Pellegrini, da Arrivederci amore ciao, a Alla fine di un giorno noioso una bella parabola discendente, ex terrorista, cinico, violento, sfruttatore, lontano da ogni ideologia,  rispecchia bene la mentalità della nuova criminalità dove ciò che conta è essere vincenti, diventare ricchi e in fretta, corrompendo, usando la politica come punto di appoggio e copertura per i propri traffici illeciti, e se una tangente è accompagnata dal sorriso di una bella escort magari dell’est ancora meglio. Un desolante scenario di corrotti e corruttori. Ma davvero questo è il vero volto dell’Italia?

Purtroppo sì. Giorgio Pellegrini nasce dalla necessità di raccontare una realtà che non abbiamo mai voluto riconoscere fino in fondo. Il cattivo vincente però fa parte del nostro quotidiano. Ormai non si nasconde nemmeno troppo, si e’ convinto di essere un modello.

Massimo Carlotto e il cinema. Da Il fuggiasco nel 2004 è stato tratto un film diretto da Andrea Manni, con Daniele Liotti di cui hai curato la sceneggiatura. Da Arrivederci amore ciao, nel 2005 il film diretto da Michele Soavi. Da Jimmy della collina il film di Enrico Pau. Sei soddisfatto? In che misura cinema e letteratura si nutrono a vicenda? Vedremo mai l’Alligatore sul grande schermo?

I diritti dell’Alligatore sono stati opzionali per un progetto televisivo da una giovane produttrice coraggiosa. Speriamo bene… Per quanta riguarda i film tratti dai miei romanzi sono sempre stato soddisfatto. Non sono un autore geloso della propria visione della storia che ha scritto. Anzi credo che contaminarla con altri punti di vista sia una grande ricchezza.

Massimo Carlotto e il teatro.  Cosa ami e cosa odi del teatro italiano?

Amo il teatro e la scrittura teatrale perché mi permettono di giocare su un piano emozionale unico nel suo genere. Ogni volta e’ una sfida dura ma di grande fascino. Il problema italiano e’ quello di un teatro in grande difficoltà e abbandono, nonostante l’altissima qualita’ e professionalita’. Poi ci sono i soliti carrozzoni ma quelli fanno parte del sistema Italia…

Massimo Carlotto e i premi. Premio Scerbanenco nel 2002 per Il maestro di nodi. Secondo posto al Grand prix de littérature policière in Francia 2003 per Arrivederci amore, ciao Premio Letterario Noir Ecologista Jean Claude Izzo 2009 per Perdas de Fogu. Che effetto ti ha fatto riceverli?

Un grande piacere. Il riconoscimento pubblico del proprio lavoro ti aiuta a continuare con quel pizzico di umilta’, necessaria per continuare a confrontarsi con un pubblico che merita solo rispetto.

Massimo Carlotto e l’amore. Che ruolo hanno le donne nei tuoi libri?

Non lo so, dipende dalle storie. Nei miei romanzi e’ la storia che comanda, i personaggi sono solo strumenti utili a raccontarla. Poi e’ evidente che nello sviluppo del romanzo, il personaggio cresce e ha delle peculiarità che ne accrescono lo spessore. In genere racconto storie di una criminalità dove la figura femminile e’ perdente, mi e’ capitato con Le Irregolari di scrivere di donne straordinarie. Anche nel prossimo romanzo ci sara’ una donna molto “intensa”…

Nel panorama italiano c’è qualche giovane da tenere d’occhio, qualche esordiente di cui sentiremo presto parlare?

Assolutamente si’. Sto curando una collana, SABOT/AGE, delle edizioni E/O che debutterà il prossimo 24 agosto con due romanzi di due esordienti, Matteo Strukul e Carlo Mazza che col pulp e il poliziesco classico raccontano due storie, molto ben scritte, ambientate nella mafia cinese e negli scandali della sanità.

L’intervista è finita. Nel salutarti, ringraziandoti della tua disponibilità, permettimi un ultima domanda. Progetti per il futuro?

Un romanzo a cui tengo molto, completamente ambientato all’estero. Uscirà a marzo…

:: Un’intervista a Franck Thilliez a cura di Giulietta Iannone

5 agosto 2011 by

Franck Thilliez

Grazie Monsieur Thilliez di avere accettato la mia intervista e benvenuto su Liberidiscrivere. Se ti fa piacere parlaci un po’ di te. Chi è Franck Thilliez? Vorrei conoscere i tuoi punti di forza e di debolezza.

Ho una buona trentina d’anni. Sono ingegnere informatico. Ho lavorato in azienda per una decina d’anni e ho smesso definitivamente da 5. Abito a le Pas de Calais. Oggi vivo di scrittura e ho scritto 9 romanzi tutti thrillers. Punti di forza, diciamo che amo il lavoro ben fatto e bisogna che questo si senta nei miei romanzi. La mia più grande debolezza: troppo lavoro, forse?

Sei originario della regione di Nord Pas de Calais. Sei nato nel 1973 ad Annecy. Parlaci della tua infanzia e delle tue radici.

Sono nato lontano dal centro della letteratura, i miei nonni erano operai e minatori. Sono cresciuto al Nord dove vivevano i miei genitori. Oggi vi abito ancora perchè ci sono le mie radici, i miei amici, e le persone qui sono estremamente accoglienti e aperte agli altri.

Come hai scoperto la passione per la scrittura e per il polar?

Ho iniziato a scrivere all’inizio del 2000 e quindi molto recentemente. La scrittura mi ha sicuramente appassionato per un bisogno di far tornare tutte quelle immagini di film di genere che avevo accomulato durante l’adolescenza. Verso i 27-28 anni si sono iniziati a formare nella mia testa delle sceneggiature cone dei personaggi, una trama. Mi sono detto: ” Ecco questa storia costituirebbe un film interessante, un film che a me piacerebbe”. Sono entrato nella vita professionale qualche anno più tardi, lavoravo come informatico, ma quello che volevo davvero era raccontare delle storie. allora mi sono detto: queste storie le posso scrivere nel mio tempo libero. Mi sono seduto davanti al mio computer e ho iniziato. Le mie storie contengono sempre una parte scientifica o medica, semplicemnete perchè adoro la scienza, amo i documentari e mi piace insegnare delle cose ai miei lettori, cerco di costruire storie che arricchiscano!

Quali sono le principali qualità richieste ad uno scrittore di romanzi?

Bisogna avere prima di tutto qualcosa da raccontare. La cosa più importante è la storia. Deve essere appassionante e partire da un’idea forte. Personalmente io impiego a volte parecchi mesi prima di trovare queste famose idee. Dopo durante la stesura ci vuole molto accanimento e rigore. Il genere thriller è un genere che non perdona: i lettori sono esigenti e si aspettano che un thriller sia perfetto dall’inizio alla fine! Altra qualità importante: pensare costantementea tuoi lettori, mettersi al loro posto, e tentare di sentire ciò che proveranno durante la lettura di questo o quel capitolo.

Nel 2004 hai pubblicato il tuo primo romanzo Train d’enfer pour Ange rouge, nominato al Premio SNCF del polar francese. Come è stato accolto prima dagli editori e inseguito dalla stampa?

Il solo fatto di sapere che il proprio libro è stato selezionato per un premio, quale che sia, è emozionante; ci si dice: Wow, faccio parte di quelle persone! Il mio romanzo gareggiava con i più grandi. Train d’enfer era tra i primi dieci polar nominati al premio SNCF ( poi La stanza dei morti ha avuto il premio l’anno seguente!) e ciò mi aveva incoraggiato mostrandomi che ero capace di scrivere storie che piacessero! Un autore debuttante vende in generale pochi libri: come fa a sapere se ciò che ha scritto piace? Se la gente l’ha apprezzato? Figurare nella selezione dei premi da buone indicazioni. Ricevere un premio non cambia la vita, ma rimane un momento forte, indimenticabile e soprattutto si è spinti a fare sempre meglio.

Il successo avuto con La stanza dei morti ti ha permesso di smettere il tuo lavoro di informatico a sollac Dunkerque per dedicarti completamente al tuo lavoro di scrittore. Parlaci di questa esperienza.

Ho scritto La memoire fantôme, il mio quarto romanzo, e tutti i libri precedenti avendo un’attività stipendiata. Scrivevo dunque la sera, durante il week-end, qualche volta durante la pausa del mezzogiorno, sul mio portatile, quando avevo un po’ di tempo! Ma questo diventava insopportabile… Scrivere la sera dopo una giornata di lavoro poi partire per il fine settimana per i saloni e le presentazioni, era veramente faticoso. Così mi sono deciso a prendere un anno di congedo, per l’adattamento cinematografico di La stanza dei morti. L’anno è passato bene, i miei libri vendevano bene, e dunque non ho più ripreso la mia attività professionale, per dedicarmi a tempo pieno alla scrittura.

In Italia sono stati pubblicati La stanza dei morti, Foresta nera, La macchina del peccato, con la Nord Editore.Come vorresti presentare questi libri ad un lettore che non li conoscesse?

Scrivo dei thriller che come indica il nome sono destinati a provocare dei brividi. Sono storie molto cupe che ruotano intorno a temi come il male, la malattia mentale. Non c’è mai violenza gratuita, e tutto si spiega. Le storie sono sempre dotate da numerose ricerche scientifiche, cercando di rispecchiare il funzionamento della polizia francese. Alterno spesso dei passaggi cupi con dei tratti di vita molto realistici e toccanti.

A settembre sarà pubblicato in Italia L’osservatore con l’editore Nord. Verrai in Italia per presentare il libro?

Si, verrò a Milano, intorno al 27 settembre!

Ci puoi parlare del romanzo?

Mentre scrivevo il mio romanzo precedente Fractures, facevo delle ricerche sulla storia della psichiatria e sono capitato su un fatto sociale che è accaduto negli anni ’40 in Canada. L’ho trovato talmente doloroso e incredibile che mi sono detto: un giorno ci scriverò una storia. In parallelo a questo fatto, ho condotto delle ricerche sul cervello e l’impatto delle immagini sullo spirito umano. Questo romanzo è dunque un miscuglio di scienza, di fatti sociali e di intrighi polizieschi che condurrà il lettore all’origine della violenza. E’ da notare che la maggior parte delle informazioni fornite nel mio romanzo sono veritiere, ciò che rende la storia ancora più emozionante e quando ci si dice: ” Tutto ciò è successo davvero”.

Quali sono gli autori contemporanei che hanno maggiormente influenzato il tuo lavoro?

Già da molto giovane ero attratto dalle storie ad enigmi ( è la mia parte scientifica che si manifestava). Conan Doyle, creatore di Sherlock Holmes, era un autore che mi piaceva moto. Amavo anche molto Gaston Leroux, Maurice Leblanc, che erano degli autori brillanti della stessa epoca. Poi c’è stato il periodo Stephen King, nell’adolescenza, che per me resta il maestro assoluto. Ha la capacità di di lasciare delle immagini molto precise vent’anni dopo aver letto i suoi romanzi. Più recentemente leggo molto gli autori francesi, penso che il monopolio del romanzo poliziesco e thriller non è più solo anglosassone o nordico. Per l’Italia ho molto apprezzato il romanzo di Donato Carrisi Il suggeritore.
Al cinema adoro tutti i film di genere noir ( film horror, di serie B, thrillers,…) Nella categoria thrillers, citerei Seven, Il silenzio degli innocenti, e ultimamnete l’adattamento cinematografico di Shutter Island, di cui il romanzo resta uno dei miei punti di riferimento.

Descrivici una tua giornata dedicata alla scrittura.

Scrivo tutti i giorni dalle 8 alle 17. Una delle parti più importanti per me e certamente la più angosciante è la ricerca delle idee per il prossimo romanzo. E’ una fase che può durare due mesi e che è molto spirituale. In questo stadio le domande che mi attraversano la testa sono numerose: Quale sarà il tema del romanzo? I personaggi, il luogo, l’intrigo? Sarà un’ inchiesta poliziesca? etc, etc. Durante questo periodo leggo molto, cerco su Internet senza uno scopo preciso, quardo i reportage, le informazioni. diciamo che divento una spugna che assorbe tutto ciò che può contenere! Il 99.9% delle idee che mi attraversano la testa le escludo, ( sono troppo semplici, già viste ) poi arriva questa piccola percentuale dove si ha l’impressione di avere una pista interessante. Allora mi metto a battere questa pista e se dura più di una quindicina di giorni si tratta dell’idea buona.  In seguito giunge la fase di elaborazione dell’intrigo che dura 3 o 4 mesi. Per me questo avviene nel medesimo tempo. La docuemntazione porta degli elementi alla mia storia e gli elementi della mia storia richiedono nuova docuemntazione! Una volta che avendo messo in scena tutto ciò, diciamo in 6 mesi, il romanzo è pronto, non resta altro che scriverlo! Inizio la redazione senza più fermarmi. So perfettamente dove vado, mi viene di aver ancora bisogno di documentazione per dei passaggi, allora lo faccio contemporaneamente. Dunque mi servano pressapoco 4 lunghi mesi per scrivere e altri due mesi sono consacrati alle correzioni e al lavoro di cesello, consistente nel proporre al lettore una storia esemplare senza mbiguità. bisogna che tutte le porte aperte si chiudano alla perfezione. Cosa che non è la più facile in un thriller complesso!

La stanza dei morti è stato adattato al cienema nel 2007 da Alfred Lot. Foresta nera è stato adattato da Julien Leclercq. Sei soddisfatto di questi adattamenti cinematografici? Ci sono attualmente nuovi progetti cimnematografici tratti dai tuoi polar?

Solo La stanza dei morti è stata adattata per il cinema. Il progetto per Foresta nera è ancora in corso di lavorazione. Il film non sarà disponibile subito. Per La Chambre non ho partecipato alla scrittura della sceneggiatura, ma sono stato sempre vicino all’equipe di produzione. Insieme ci siamo recati nei luoghi del romanzo, mi hanno chiesto come vedevo il film, mi hanno fatto leggere le diverse stesure della sceneggiatura e sono stati sempre molto rispettosi della mia posizione di autore. Ho la fortuna di amare molto il film! L’ho trovato fedele al mio universo, vicino alla storia che avevo creato malgrado gli adattamenti necessari per il cinema. In breve è stata un’ esperienza molto positiva., dove ho imparato molto sul modo in cui gli scritti possono essere trasformati in immagini.
L’osservatore interessa ad alcuni produttori, ma i negoziati sono ancora molto lunghi!

Parlaci della tua relazione con i lettori. Come possono entrare in contatto cone te?

Sono sempre molto vicino ai mei lettori è per loro che scrivo le mie storie! Ogni volta che esce un mio romanzo, vado in libreria, nelle biblioteche per poter discutere con loro. Sono presente su Internet, possono trovarmi principalmente su Facebook.

Per concludere vorrei esprimerti la mia riconoscenza per la tua disponibilità. Potresti fare qualche anticipazione sui tuoi progetti?

Non c’è di che! Per i prossimi progetti  in Francia sta per uscire un” huis clos” dove tre persone si ritrovano chiuse in fondo ad un abisso e devono sopravvivere. Adesso sto scrivendo una nuova avventura con Lucie Henebelle e Franck Sharko, i protagonisti de L’ osservatore!

Sito dell’autore: http://www.franckthilliez.com/

:: Calliphora la nuova collana di Edizioni della sera dedicata al thriller italiano

3 agosto 2011 by

edizseraCalliphora, la sfida per il thriller italiano

Ad ottobre Edizioni della Sera inaugura la nuova collana di narrativa gialla con "Rock. I delitti dell’uomo nero" di Danilo Arona.

Curatore della collana sarà Enzo Carcello, caporedattore del sito corpifreddi.blogspot.com, che metterà tutta la sua competenza da esperto di romanzi di genere per la selezione editoriale. Verranno valutati romanzi noir, psycho thriller, romanzi hard boiled rigorosamente italiani. Se avete un manoscritto nel cassetto è la volta buona di tentare! Per informazioni contatate Mr Body Cold Carcello, e dite che vi mando io! Ecco il prezioso recapito:

Proposte editoriali: thriller@edizionidellasera.com

:: Un’ intervista con Tito Topin

3 agosto 2011 by

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Grazie Monsieur Topin di aver accettato la mia intervista e benvenuto su Liberidiscrivere. Parlaci di te. Disegnatore pubblicitario, disegnatore di fumetti, scrittore di polar, sceneggiatore per la televisione francese. Chi è Tito Topin? Punti di forza e di debolezza.

Un breve riassunto: Sono nato nel 1932 a Casablanca, questo farà di me ben presto un ottantenne. Ho vissuto a San Paolo del Brasile. Mi sono trasferito a Parigi nel 1966. Illustratore e grafico ho partecipato a diverse campagne pubblicitarie, ho disegnato fumetti, cartelloni pubblicitari di film prima che mi trasferissi nel 1978 vicino a Vasison-la-Romaine. Ho pubblicato il mio primo libro nel 1982 all’età di 50 anni, ho scritto la prima sceneggiatura nel 1984, ho creato la serie Navarro nel 1989 e costituito la mia casa di produzione (Serial Producteurs) nel 1997. Dopo aver fatto di Navarro una serie storica, ben 108 episodi, l’ho interrotta nel 2005 in seguito a un disaccordo con TF1. Dopo ho scritto dei romanzi che pubblico con Fayard, Rivages, Denoel.

Sei nato a Casablanca in Marocco  il 23 febbraio del 1932. Parlaci della tua infanzia, delle tue radici. Quando sei arrivato in Francia?

Ho spesso descritto la mia infanzia o meglio la mia adolescenza nei miei libri, nei miei racconti, per mezzo di personaggi immaginari ma tuttavia di carne e di sangue. Non è che mi piaccia parlare di me ma la città dove sono nato, non esiste più, il paese che era stato il mio è diventato un altro, mi è sembrato necessario ricostruirlo nello stesso modo che farebbe un cineasta per conservarlo intatto nel tempo. Quanto alle radici, non ci credo, è una furberia. Detesto la nomea non controllata di “français de souche”. Ho sempre preferito il nomade al sedentario, il ramo alla radice. Mia nonna è nata in Sicilia a Alia, mio nonno in Corsica, io in Marocco, i miei figli in Brasile. Mi sono trasferito in Francia a 34 anni a Parigi in un primo tempo, in Provenza in seguito.

Negli anni 70 hai fatto sia il disegnatore pubblicitario che il disegnatore di fumetti. Queste esperienze hanno poi influito sulla tua carriera artistica successiva?

Al mio ritorno dal servizio militare nel 1954 ho creato la mia prima agenzia pubblicitaria a Casablanca, Publicasso. In seguito ho lavorato in Brasile come libero professionista poi ho creato una società Catalox specializzata in cataloghi pubblicitari. Ho imparato il mio mestiere sul campo ma la pubblicità, essendo una padrona infedele, mi ha lasciato quando ho compiuto i miei 50 anni. Anche io le ero stato infedele. I miei fumetti ( I miei due album “La langouste ne passera pas” e Voyage au centre de la c… ulture” apparsi nel 1969) saranno ristampati in ottobre di quest’anno 42 anni dopo! Poi ho fatto poster di films, illustrazioni, e anche cortometraggi  di animazione. Tutto ciò può sembrare confuso ma c’è una certa coerenza in tutto ciò che mi ha portato poco per volta alla scrittura. In un fumetto raccontavo una storia in una serie di casi rappresentati dalle azioni ellittiche. Tra i casi c’è uno spazio bianco che è quello dl lettore, se lo spazio bianco è troppo stretto non riesce a far lavorare l’immaginazione e se è troppo grande si perde, si annoia. Bisogna trovare lo spazio giusto. E’ lo stesso per un film.

Come è nato il tuo amore per la scrittura e per il polar in particolare?

Sono arrivato alla scrittura per pura necessità. Scrivere è molto più difficile e più lungo che disegnare una bottiglia di Coca Cola ma molti non volevano più i miei disegni allora ho preso una macchina da scrivere e un mese dopo avevo un romanzo. L’ ho invito a cinque editori. Gallimard ha risposto per primo. Perché un polar? Bella domanda. Ho letto molto, io leggo sempre molto, e quando non si è fatto degli studi, io non ho un diploma, si è impediti nella scrittura. Come dirsi scrittori dopo Balzac, Dumas, Moravia, Hemingway? Il polar è un genere più recente e soprattutto più abbordabile perché ce ne erano già di così mediocri che avevo una piccola possibilità di fare meglio.

Nel 1982 hai pubblicato il tuo primo romanzo, “Brelan de Nippons” al quale sono seguite sei inchieste con protagonista il commissario marocchino Emile Gonzales. Ci puoi parlare di questa serie? Verrà tradotta anche in Italia?

Il mio primo romanzo è stato Graffiti Rock, e ha per protagonista un poliziotto di nome Emilio Gonzales che si trova in tutti i miei romanzi della serie nera di Gallimard, salvo uno. Ci sono in Gonzales tutti gli ingredienti che dopo faranno il successo di Navarro alla tv. La sua famiglia, la sua umanità, la sua vicinanza. In Graffiti Rock ha una cinquantina d’anni ma nel mio romanzo 55 de fiere ha vent’anni è sta entrando in polizia come semplice poliziotto.

Nel 1989 hai dato vita ad una delle delle più amate serie della tv quella del commissario Navarro, interpretato da Roger Hanin. Navarro è stato anche protagonista letterario di storie come “Le système Navarro” e “Sur un air de Navarro”. Da dove nasce questo personaggio ce ne puoi parlare?

Dopo l’uscita di 55 de fiere nel 1983, che ha avuto un buon successo, un produttore mi ha telefonato per dirmi che lo ha letto e che pensa che io potrei scrivere una sceneggiatura. Ne scrivo una due tre quattro e un altro produttore mi chiama e mi domanda: “ Tu non avresti un’ idea per un personaggio di un poliziotto per una serie?” Ho scritto la bibbia di Navarro in meno di quindici giorni con una decina di sinossi per dare un’idea delle storie che si potevano raccontare. C’era in quel momento a Parigi, come nel resto dell’Europa, un vento di cambiamento. Gli stranieri arrivavano da ogni luogo , una nuova delinquenza si installava e cambiavano le regole della criminalità. Ho voluto un poliziotto che venisse da fuori, straniero lui stesso. E’ per questo che si chiama Navarro, che è nato in Algeria, perché uno straniero è più adatto a capire questo nuovo paesaggio urbano di un “ francese de souche”. (Vi ho detto che detesto questa espressione). TF1 ha accettato subito e ha ordinato al produttore una prima serie di 13 episodi, alla fine sono diventati 108 di 90 minuti ciascuno. La Metro Golwin Mayer con me solo. Qualche volta lavoravo con altri sceneggiatori ma facevo sempre l’adattamento e i dialoghi in modo da preservare la coerenza della serie

In Italia sono stati pubblicati Fotofinish, Ore contate, e Delitti sulla Senna. Come presenteresti questi libri ad un lettore che non li avesse mai letti?

Non so come il lettore italiano ha accolto i miei libri nel vostro paese. Fotofinish è stato pubblicato da E/O mentre gli altri due sono stati pubblicati da Giunti. Sarei felice se avessero ottenuto un piccolo successo. Mi hanno permesso di essere invitato a Festival di qualità a Torre Pelice, a Coumayeur, a Cagliari, e mi hanno permesso di bere bene, di mangiare bene, di vedere delle ragazze carine, penso che sia già un successo enorme.

Il commissario Bentch, il cui vero nome è Jacques Benchimoun, è di origine marocchina come te, quanto vi somigliate in realtà?

Il commissario Jacques Benchimoun, detto Bentch è nato in Francia da genitori originari dell’Algeria, della città di Orano. Non mi somiglia neanche un po’ anche se lo considero come un fratello. E’ ebreo, io non lo sono, è poliziotto, io no, ha una famiglia infrequentabile, io amo la mia, si innamora facilmente… bene, li ci si somiglia molto ma lui ha il privilegio di essere più giovane di me quindi ha un maggior successo.

La prima indagine del commissario Bentch risale al 2006 e si intitolata “Bentch et Cie” e le sue avventure sono perseguite anche in “Cool, Bentch!”. Hai scelto Parigi come scenario di questa serie, quanto la sua società multietnica si riflette nei tuoi libri?

Ho scelto Parigi come sfondo per le inchieste di Bentch per una sola ragione. Non si vede più Parigi al cinema. Tornarci costa molto caro. Bisogna pagare una tassa di autorizzazione, chiudere le strade alla circolazione, mobilizzare i poliziotti, pagare le comparse, pagare i monumenti pubblici. Se tu hai la Tour Eiffel sullo sfondo, bisogna domandare l’autorizzazione alle riprese alla società che gestisce la sua immagine, etc… Di colpo mi sono pagato il lusso di prendere Parigi come decor, di avere i Bateaux-Mouche, le strade, una folla di gente, le fucilate, tutto per un soldo. E’ formidabile scrivere un romanzo rispetto ad una sceneggiatura. In una sceneggiatura tu metti una vettura e questo cosata caro, in un romanzo tu metti anche un elicottero e ne posso mettere quanti ne voglio e non costa nulla.

Verrai in Italia a presentare i tuoi romanzi?

Tornerò in Italia ogni volta che me lo si chiederà per il Chianti, il vino bianco di Morges, i carciofi, le penne all’arrabbiata, Sofia Loren e Valeria Golino.

Quale sarà il tuo prossimo romanzo edito in Italia?

Non lo so. Resta ancora da tradurre il terzo Bentch ma tutto dipenderà dal successo dei primi due , io penso.

Quali autori contemporanei hai letto e quali ti hanno maggiormente influenzato?

Leggo volentieri e sono molto eclettico. I romanzieri americani contemporanei che amo si contano sulle dita di una mano, fanno tutti parte di una stessa scuola di scrittura. I romanzieri francesi, quelli che ingombrano i media, sono disperatamente borghesi. Amo la letteratura spagnola, portoghese e italiana naturalmente, come tutti immagino, Niccolò Ammaniti, Antonio Tabucchi, Sciascia, Laura Grimaldi, Macchiavelli, Massimo Carlotto, invece Camilleri mi annoia.

Parlaci di una tua giornata dedicata alla scrittura.

Scrivo senza alcuna regola, come vivo. Mi sveglio ad orari differenti a seconda di che ora sono andato a dormire, di quanto alcol ho bevuto, e lavoro quasi tutta la giornata con le interruzioni causate da una vita di coppia, da relazioni di amicizia o professionali, come mangiare, fare la spesa, guardare una cosa in televisione, o ansare a bere un bicchiere di rosato sotto i platani della piazza della mia città. Ecco la differenza tra romanzo e sceneggiatura. Se ho tre mesi di ritardo per la fine di un romanzo, non muore nessuno, se ho tre mesi di ritardo per una sceneggiatura c’è in produttore che sfora il bilancio, un centinaio di tipi che verranno licenziati, un attore che si suicida, il debito pubblico del paese che aumenta.

Ci sono attualmente progetti cinematografici tratti dai tuoi romanzi polizieschi?

No. Non ho mai avuto dei romanzi adattati per il cinema o la tv. I miei romanzi sono troppo cari, hanno troppi personaggi, troppa azione, E Spielberg non ha ancora letto uno solo dei miei libri.

Parlaci del tuo rapporto con  i lettori. Come possono mettersi in contatto con te?

Leggo i commenti dei miei lettori ben inteso. Mi incontrano ai Festival e soprattutto grazie agli attuali mezzi di comunicazione tramite il mio sito, il mio blog, e Facebook.

Infine ringraziandoti per la tua disponibilità mi piacerebbe sapere qualcosa dei tuoi progetti. Attualmente stai scrivendo un nuovo romanzo del commissario Bentch?

No, non scrivo su Bentch. Per il momento ho scritto una trilogia su questo personaggio ma non lo ho abbandonato, semplicemente mi domanda di pazientare al bistrot dell’angolo, lo troverò più tardi. Sto terminando un polar, è un road-movie in Libia. L’avventura di alcune persone che per motivi differenti tentano di fuggire dagli avvenimenti attuali e di oltrepassare la frontiera tunisina. Mio Dio, cosa mi è preso di scrivere una storia così !

:: Intervista con Paul Bishop

1 agosto 2011 by

Benvenuto Paul su Liberidiscrivere e grazie per aver accettato la mia intervista. Iniziamo con le presentazioni. Raccontati ai nostri lettori. Detective del Dipartimento di Polizia di Los Angeles, autore di thriller. Chi è Paul Bishop?

Sono un po’ un camaleonte. Sono da 35 anni nel Dipartimento di Polizia di Los Angeles – 27 dei quali li ho trascorsi ad indagare su crimini sessuali – e ho scritto, professionalmente, per 32 anni. Mi sono sempre ritenuto eccezionalmente fortunato per essere riuscito a fare le due cose che amavo di più – mettere le parole su carta e mettere i cattivi in ​​prigione.

Ti ho conosciuto grazie all’amico comune Paul D Brazill. Parlami di Paul: hai letto i suoi libri?

Sì, ho letto e apprezzato molto i lavori di Paul D. Brazill, ma devo dire che il suo nuovo libro, Drunk On The Moon, mostra davvero quanto il suo talento stia crescendo.

Parlaci del tuo background, dei tuoi studi, della tua infanzia.

Sono nato in Inghilterra. Mia nonna materna era di Bari, Italia. I miei genitori emigrarono in Canada quando avevo tre anni, e poi tornarono di nuovo in Inghilterra quando ne  avevo sei. Quando avevo otto anni, tornammo di nuovo in America, dove ci  stabilimmo definitivamente in California.  Ho giocato a calcio da giovane, cosa che era difficile da fare in America negli anni Sessanta, ma ho sempre amato questo gioco, quindi ho trovato il modo. Oggi, corro ancora 5-8 miglia al giorno, ma il mio tempo trascorso a giocare a questo bellissimo gioco è finito.  Ho studiato Criminal Justice all’Università, ma mi sono sempre dilettato di scrittura creativa. Sono sempre stato un lettore vorace, così la scrittura è stata semplicemente un passaggio naturale.

La tua famiglia da parte di madre è di Bari. Che legami hai con l’Italia? E’ vero che a fine anno verrai a Venezia per l’opera e per una partita del Milan?

Sono stato in Italia un gran numero di volte. Ma Venezia ha catturato il mio cuore e ci tornerò di nuovo quest’anno in ottobre  . Prima di recarmi a Venezia, però, ho in programma di volare a Milano per vedere una partita del Milan. Il calcio è ancora nel mio sangue.

Parlami della tua vita da poliziotto. Le indagini, i colleghi, i delinquenti. Hai mai avuto davvero paura?

Nei miei 35 anni di lavoro nella polizia, 27 di essi li ho passati ad indagare su crimini sessuali – stupri, molestie a bambini, atti sessuali in luogo pubblico, e tutto il resto. Non è una disciplina investigativa che siano in grado di gestire tutti, ma io l’ho sempre trovata interessante. Ora seguo un’ unità di crimini sessuali che copre il 25% della città di Los Angeles. Ho 27 detectives che lavorano per me e la maggior parte sono donne che in generale hanno maggior affinità con questo lavoro.  Nel corso degli anni, mi sono specializzato negli interrogatori. Lo insegno all’ Accademia di polizia e continuo a trovarlo il più utile degli strumenti di indagine. Molti sospetti hanno facilità a parlare con me. Penso che sia perché non mi ergo a loro giudice – posso disprezzare ciò che hanno fatto senza disprezzarli. Se sei bravo nel tuo lavoro, non hai il tempo di avere paura. Quando arriva il momento di fare le cose difficili o pericolose, basta farle. E’ ciò per cui mi hanno assunto.

Da poliziotto a scrittore. Quali sono stati i tuoi maestri? Quali autori hanno influenzato la tua scrittura?

Joseph Wambaugh e Ed McBain sono probabilmente i due scrittori di polizieschi che hanno maggiormente influenzato  i miei romanzi. Wambaugh per le sue intuizioni sull’ umanità di un poliziotto, McBain per il suo umorismo e il suo approccio con i personaggi.  Lo scrittore inglese Dick Francis mi ha influenzato per il modo in cui crea i suoi eroi – uomini di tutti i giorni che vanno oltre il dovere per raggiungere i propri obiettivi. Ma è l’italiano Rafael Sabatini, che mi ha donato il mio amore per l’avventura e il romanticismo. Scaramouche è uno dei miei libri preferiti, contiene la mia battuta di apertura preferita:  “Era nato con il dono della risata e la sensazione che il mondo fosse pazzo.” E’ stata incisa sulla lapide di Sabatini, e mi piacerebbe che fosse incisa anche sulla mia.

Descrivici una tua tipica giornata di lavoro.

Mi alzo alle 4:30 del mattino, sono fuori di casa alle 5:00, e alla stazione di polizia alle 6:00. Leggo e distribuisco i report dei crimini avvenuti durante la notte ai miei detectives e decido se c’è qualcosa di urgente. Poi vado a correre per 4 miglia e pianifico il resto della giornata.  Tornato alla stazione, è un via vai di interviste alle vittime, di interrogatori di sospetti, di mandati di perquisizione, lottando per i casi depositati presso l’ufficio del procuratore distrettuale, e forse facendo scattare le  manette ai polsi di qualche cattivo ragazzo.  Se il giorno alla stazione non prosegue negli straordinari, sono di solito a casa alle 4:00 del pomeriggio. Corro per altre 4 miglia con un amico con cui ho corso quasi tutti i giorni per 18 anni. Dopo la doccia, è tempo per la cena con mia moglie e qualche ora di scrittura.  Infine, leggo per un’ora prima di spegnere la luce intorno 23:00 al fine di catturare poche ore di sonno prima di alzarmi e fare tutto da capo.

E’ vero che da quest’anno i tuoi libri sono tutti disponibili in ebook?

Sì! Proprio di recente, tutti i miei dieci libri precedenti sono stati pubblicati in formato e-book con splendide nuove cover. E ‘eccitante averli tutti a disposizione di nuovo. L’e-book è una rivoluzione editoriale, sta trasformando il business editoriale, proprio come l’arrivo dell’ MP3 ha fatto nel mondo della musica. Come autore, è il momento di festeggiare.

Parteciperai ad un nuovo show televisivo sul network ABC il 2 Agosto. Si chiama Prendi i soldi e scappa ed è prodotto da Jerry Bruckheimer, produttore di molte serie di successo come  CSI, Cold Case, Senza traccia. Come ti hanno contattato? Ce ne vuoi parlare?

A parte i romanzi, ho scritto anche per la televisione e per il cinema. Ho lavorato in una serie televisiva della società di produzione di Jerry Bruckheimer con al centro una squadra d’elite di investigatori che andava in giro per il paese a risolvere crimini. La società di Brukheimer poi ha venduto il soggetto alla Disney. Tuttavia, la società di Bruckheimer si è ricordata di me, e quando hanno cominciato a mettere insieme il cast di Prendi i soldi e scappa – un reality show con ladri e poliziotti- , stavano cercando uno che conducesse gli interrogatori e io ero perfetto. Dire che stare davanti alla macchina da presa invece che dietro sia la stessa cosa non sarebbe esatto. Tuttavia, è una magnifica esperienza e mi sto godendo ogni istante. Mi ritirerò dal Dipartimento di polizia alla fine di quest’anno, quindi sarà una transizione perfetta per me se ci sarà una seconda stagione.

Che rapporto hai con il web in generale?

Amo il web. Il mio blog, Beat Bish, è stato una gioia creativa, e io sono sempre stupito di come il social networking sia in continua evoluzione. Ha portato il mondo più vicino, ed è stato brillante nel mettere in comunicazione le persone con gli stessi interessi.

Parliamo dei tuoi libri che se non erro sono ancora inediti in Italia. Sono detective stories ambientate a Los Angeles. Ci sono tre serie quella di Caliko Jack Walker, quella di Ian Chapel e quella di Fey Croaker. In più due romanzi standalone Shroud Of Vengeance e Suspicious Minds e una raccolta di racconti brevi Running Wylde.

Wow!  Sembrano molti, ma è vero. La mia serie più recente riguarda il personaggio della detective della omicidi del LAPD Fey Croaker. E’ la protagonista di cinque romanzi e ci possono essere altre storie su di lei a venire.

Potremo leggere i tuoi libri in italiano. Ci sono accordi in proposto?

Fino ad oggi non ho ancora pubblicato i miei libri in Italia, ma spero che gli accordi saranno rettificati in un prossimo futuro.

Come nascono le trame dei tuoi libri. Dalla vita vissuta, o sono solo frutto di fantasia?

Un sacco di cose nei libri esce dalla vita reale e, talvolta, ci può essere un episodio della vita reale, che fa nascere la scintilla di un’idea nella mia testa. Tuttavia, per il momento nei libri scritti finora , le trame sono completamente inventate.

Quanto incide il tuo essere poliziotto nella creazione delle tue indagini. Sono più attente alla procedura? Ti senti avvantaggiato rispetto agli scrittori comuni?

Cerco di trasmettere un crudo realismo nelle mie storie poliziesche. Io so cosa intimamente scatta nella mente di un  poliziotto – i collegamenti e i costi. Sono più interessato a crere personaggi che trame, per cui questa conoscenza è senza prezzo.

Ci sono progetti cinematografici tratti dai tuoi libri?

Molti dei miei libri sono stati opzionati per il cinema, ma nessuno è stato prodotto. I film che ho scritto sono stati portati sullo schermo ma sulla base di altro materiale.

Ti piace fare tours promozionali? Racconta ai nostri lettori italiani qualcosa di divertente accaduto durante questi incontri.

I tours promozionali sono divertenti, ma possono essere difficili per autori a mezzo servizio come me. La promozione per lo spettacolo televisivo Prendi i soldi e scappa è stata molto più divertente.  Anche se non fa parte di un tour promozionale, sono andato ad arrestare un sospetto, una mattina a casa sua. Quando lo abbiamo preso in custodia, ho potuto vedere che aveva una copia del mio ultimo romanzo sul suo comodino. Che strano leggere il libro di un autore prima di andare a dormire, che poi ti farà alzare per arrestarti il giorno dopo.

Quale è il miglior consiglio che ti hanno dato nella tua carriera?

Di finire ciò che si inizia – di lavorare sempre sulla  prima stesura per poi fare meglio nella stesura successiva e nella prossima e così via…

Quali consigli daresti tu agli aspiranti scrittori?

Di ricordare che non esiste niente di meglio della scrittura, che la riscrittura.

Parlami dei tuoi progetti futuri.

Si spera, una seconda stagione di Prendi i soldi e scappa, e che il mio nuovo romanzo che uscirà in agosto, Felony Fists, ambientato nel sottobosco della boxe di Los Angeles nel 1954, sia un successo. Poi, all’inizio del prossimo anno, una nuova serie di romanzi, The Interrogators.

:: Recensione di Il destino non c' entra di Marie–Helene Ferrari

30 luglio 2011 by

il destinoNel volto immobile e sanguinante, gli occhi di Paul-François guardavano le stelle per la prima volta dopo tanto tempo, perché da quando usciva a tarda sera dai bar, l’uomo doveva guardarsi i piedi per evitare di cadere. Solo i piedi, niente altro che i piedi, ma era stato tutto inutile, perché era caduto lo stesso. E quella sera, le stelle somigliavano tanto a diamanti… A Paul-François piacque quel cielo, scuro e tranquillo come uno scrigno… Nessuno era chino sul suo corpo e gli teneva la testa un po’ sollevata per impedirgli di venire soffocato dal suo stesso sangue; Paul-François gli disse con voce tranquilla, in un soffio: “Dica a Marie–Saveria di guardare le stelle, perché sono bellissime le stelle!”.
 
Dopo tanta Svezia, neve, fiordi e maglioni a treccia, cambiamo decisamente ambientazione e torniamo sulle sponde lucenti del Mediterraneo approdando in uno scenario piuttosto inconsueto per il poliziesco e il noir: la Corsica. Un’ isola, come la Sicilia di Camilleri, in cui Marie – Helene Ferrari, scrittrice corsa nata nel 1960 a Bonifacio e profondamente legata alla sua terra, ambienta le indagini del commissario Armand Pierucci della polizia giudiziaria, personaggio di culto del poliziesco francese, poliziotto della vecchia scuola che quando aveva fatto domanda di trasferimento in Corsica avrebbe fatto meglio a mettere la propria firma sotto la richiesta di ingresso in purgatorio, un Montalbano baffuto, stizzoso, che vive solo con un cane di nome Clebard,  un po’ sovrappeso anzi decisamente diabetico, amante della buona cucina, ossessionato da una madre terribile che gli telefona in ufficio, e il vendicativo ispettore Finelli immancabilmente gliela passa non ostante i suoi ordini contrari, lamentandosi di essere trascurata da un figlio snaturato, un castigo di Dio, che come massima onta ha scelto l’indecorosa professione di poliziotto e quel che peggio non vuole sistemarsi con una brava moglie come fanno tutte le persone per bene e i figli delle sue amiche. Il destino non c' entra è la prima inchiesta che lo vede protagonista, un’ inchiesta seria, dopo mille casi di nessuna importanza, che rischia di mettere a soqquadro la sua tranquilla routine, le sue abitudini, il pochissimo lavoro. Dai piani alti poi iniziano a pretendere trentacinque ore di legge e risultati, tre cadaveri in poco più di un mese iniziano a macchiare l’immagine della Corsica. Perché? Forse a Juan les Pins camminano tutti sulle strisce pedonali? E’ vero basta aprire i giornali per vedere che solo in Corsica ci si ammazza. Non farmi ridere! Ma veniamo ai fatti. Una sera Marie-Saveria, giovane moglie infelice e tradita con due figli piccoli, aspetta invano il ritorno a casa del marito Paul-François. Il marito faceva il giro delle chiese, come dicevano a Bonifacio e tornava a casa sempre più tardi e sempre più ubriaco per cui non si preoccupa più di tanto. Ma Paul-François, il briaconnu, l’ubriacone quella sera ha altri progetti, ha un appuntamento con la morte. Due killer in motocicletta incappucciati e armati, due forestieri almeno secondo quanto dicono i testimoni che affermano di averli sentiti bestemmiare in siciliano, lo uccidono a colpi di pistola lungo la Marina bassa. Una morte, assurda, del tutto insensata agli occhi della giovane vedova decisa a scoprire la verità dopo una vita di menzogne. Così dopo aver costretto l’amante del marito, Laetitia, quella lofia della maestra, a badare ai suoi bambini inizia le sue indagini e si reca a casa di Aimè Barcelli, il boss della zona. Se il marito era implicato in qualche traffico illecito, lui solo può saperlo, lui sa sempre tutto. E così scavando scopre che suo marito era negli affari, anzi era implicato nel clamoroso furto di gioielli avvenuto sul Ponte Vecchio a Firenze, in una zona protetta dalla mafia. Ora Marie-Saveria si ritrova ricca, con libretti al portatore, con terreni, un’ assicurazione da riscuotere, e pedinata dagli italiani che rivogliono la refurtiva di cui ha trovato in casa un unico anello con diamante. Combattuta e in colpa per aver lasciato uccidere il fratello del marito, anche lui implicato nella rapina, senza aver mosso un dito, si reca alla polizia e racconta tutto al commissario Pierucci, che ascolta e annuisce, ora ha un movente, ora ha dei sospetti, ora il caso non è più tanto oscuro. Grazie all’ostinazione del poliziotto e della vedova di Paul-François, che capisce che le parole del morente non sono solo una divagazione poetica, la verità, sotto gli occhi di tutti e molto più vicina di quanto si possa pensare, troverà le sue strade per manifestarsi e no Paul-François non è morto di una morte non sua, i killer non hanno sbagliato persona, il destino, per una volta, non centra. 
Bonifacio, una città in cui tutti spiano tutti,  uno squarcio pittoresco di Corsica ben lontano dalle iper tecnologiche metropoli del Continente, con ritmi antichi dove ancora la biancheria viene stesa ad asciugare in alto sui fili, le massaie vanno a spettegolare dall’ortolano, si cena in terrazza guardando il mare tra il grido dei gabbiani e il canto dei grilli e i ricchi vivono in case dalle imposte blu in lussuose tenute di famiglia circondate da vigneti e oliveti secolari, è sicuramente uno scenario inconsueto come dicevo all’inizio, che ricorda i borghi italiani antichi seppure la Corsica sia a tutti gli effetti Francia. L’autrice ce ne da un suo personale spaccato fatto di piatti tipici, come l’Agnellu corsu, l’agnello in salsa, con pomodori, cipolle, e olive servito con vino rosso, termini dialettali, rigorosamente in grassetto, di cui avrei gradito un piccolo glossario alla fine, odori, mentalità e usanze. Una società variegata e multicolore, nata da una mescolanza di culture, di tradizioni, pigra e dai ritmi sonnolenti e rilassati, una società isolana che conserva di questa peculiarità il carattere semplice e  schivo. Oltre al protagonista, forse più che Montalbano una sorta di Maigret meno sornione e più misogino, ho amato moltissimo il personaggio di Marie-Saveria, davvero ben caratterizzato e vitale, una giovane donna che pur nella sfortuna mantiene un piglio volitivo e una sua dignità e il personaggio di Nessuno, enigmatica figura un po’ sfuggente di cui nessuno mai si ricorda, che entra ed esce dalla storia in punta di piedi ed è in un certo senso il deus ex machina della narrazione. Davvero piaciuto, specie per il linguaggio creativo ed originale, la sottile ironia mai invadente e la leggerezza così morbida e garbata, un poliziesco mediterraneo in cui i personaggi scavalcano la trama e quello che conta è l’atmosfera, l’ambientazione, l’aria che si respira, e quell’impalpabile profumo casereccio e quotidiano che ti accompagna e ti fa venir voglia di ritrovarlo nella prossima indagine del commissario Pierucci. A dimenticavo Pamela ma questa è un'altra storia…

:: Intervista a Vanessa Diffenbaugh a cura di Elena Romanello

30 luglio 2011 by

Coeprtina_FIORI_rosa_DEFIl suo romanzo d'esordio, Il linguaggio segreto dei fiori, è diventato in breve tempo un caso letterario, ed è stato accolto con grande partecipazione. Con una storia toccante in cui si parla di sentimenti e di fiori, di famiglie insolite e di ricerca di sé, l'autrice Vanessa Diffenbaugh ha saputo parlare al cuore di molti, con il personaggio di Victoria, antieroina dolente ed estrema ma che sa affascinare.

Da dove nasce questa tua passione per il linguaggio dei fiori e il significato nascosto in essi?

È un argomento che mi ha sempre affascinato, in particolare ricordo quando a 16 anni trovai una vecchia edizione de Il linguaggio dei fiori, illustrato dall'artista vittoriana Kate Greenway. Per questo ho voluto inserire questo tema nel mio libro.

Invece come mai hai scelto una protagonista come Victoria, una ragazza difficile, con una triste situazione alle spalle?

Conosco molte persone che hanno vissuto situazioni simili a quella di Victoria, e inoltre da molto tempo con mio marito ospitiamo dei bambini in affido, è una scelta che abbiamo fatto dopo aver incontrato tre ragazzine in un posto dove andavamo a fare attività didattiche, ma era una cosa che sentivamo già da prima, mio marito è cresciuto in India dove i suoi genitori gestivano un orfanotrofio. E ognuno dei bambini che abbiamo ospitato si apre a modo suo, del resto se si è in una famiglia che lo ama prima o poi si trova la propria strada.

E quindi da questo è nato il libro…

Sì, mi è piaciuto molto scriverlo, e in certi momenti ho provato una gioia assoluta. Ho amato mettere insieme buio e luce, difficoltà e felicità. Parlo anche di asprezza e felicità, situazioni tipiche di ogni adolescenza, e di un rapporto distrutto che influenza la vita di Victoria e le sue scelte per anni, in una sorta di autodistruzione che la porta a vivere esperienze estreme.

Hai un tuo vocabolario dei fiori?

Ne ho aggiunto uno in fondo al libro, dove si trovano i significati legati ai fiori, legati anche alla vicenda. I lettori del resto sono rimasti molto incuriositi dal ruolo dei fiori nella storia.

Ti aspettavi un successo così immediato?

Onestamente no, io vivo in California con quattro bambini affidatari, la scrittura era per me un'attività creativa che mi piace ma non mi aspettavo un tale riscontro.

I tuoi figli hanno letto questo libro?

Non ancora, Victoria è un personaggio molto difficile e complesso, la sua non è una storia per ragazzi molto giovani.

Scrivendo il libro hai avuto dei pudori e delle cose che hai preferito non scrivere?

Certo, ci sono state parti difficilissime, come quando Victoria diventa madre, un'esperienza sofferta, del resto noi madri non siamo mai perfette e abbiamo paura di essere giudicate, e quel pezzo mi ha molto toccata. Penso che nella nostra società si dovrebbe stare di più vicino alle mamme, negli Stati Uniti, così come capita Victoria, le donne vengono rimandate a casa un giorno dopo aver partorito.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Sto scrivendo un altro libro con protagoniste di nuovo delle bambine, ci sono tante storie che vorrei raccontare, spero di continuare a scrivere nei prossimi anni.

:: Segnalazione di Facciamo finta che non sia successo niente di Maddie Dawson

27 luglio 2011 by

Facciamo-finta-che-non-sia-successo-nienteMaddie Dawson

Facciamo finta che non sia successo niente

In libreria: 28 luglio 2011 

«Questo romanzo brillante e doloroso ti rapirà fin dalla prima pagina.»

People Magazine

Annabelle e Grant sono sposati da trent’anni e sembrano la coppia modello: Grant è l’uomo solido, idealista, buono e fedele che tutte le donne desidererebbero al proprio fianco. Certo, ultimamente passa tutto il tempo sul libro che sta scrivendo e dedica al sesso con sua moglie solo il mercoledì mattina, come se fosse una delle numerose incombenze della settimana. A volte sembra proprio non accorgersi di niente e Annabelle, con i figli ormai fuori casa e un lavoro poco impegnativo, si sente terribilmente sola. Così sola che una mattina, al reparto surgelati del supermercato vicino a casa, scoppia in un pianto dirotto. E da lì si dipana il racconto della sua vita, la storia con Grant e la sua maldestra proposta di matrimonio, gli anni passati nella scoppiettante New York della sua gioventù, la passione travolgente per Jeremiah e l’attrazione per un mondo fatto di artisti e ambizioni appena nate. Con un’incantevole alternanza fra passato e presente, la brillante voce di Annabelle attraversa, come in una commedia hollywoodiana, le calde istantanee di quei giorni. È impossibile non rimanere travolti da questo romanzo sentimentale, ironico, intelligente e raffinato.

Maddie Dawson è cresciuta in Florida. Prima di diventare scrittrice a tempo pieno ha svolto i lavori più disparati, tra cui la supplente d’inglese, la commessa, la domestica, la cameriera, la giornalista freelance e la dattilografa di uno psichiatra, tutti fonte di ispirazione per le sue storie future. Vive in Connecticut con il marito e i tre figli. Questo è il suo primo romanzo. Il suo sito è: http://www.maddiedawson.com/

:: Recensione di Ore contate – Un' indagine del commissario Bentch di Tito Topin

27 luglio 2011 by
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“Parigi in agosto” cantava anni fa Aznavour e in un certo senso sarebbe il sottofondo musicale perfetto per questa nuova indagine del commissario Bentch, personaggio decisamente surreale e bizzarro nato dalla penna di Tito Topin autore della famosissima serie televisiva noir francese Navarro, che la redazione di Liberidiscrivere non ha perso tempo ad intervistare.
La Giunti, che ha anche proposto Delitti sulla Senna, (Bentch et Cie , 2006) , romanzo che riscosse tanto successo di pubblico e di critica tanto da vincere il Prix Polar per il miglior poliziesco e che ho conosciuto grazie alla simpatica recensione degli amici del sito Corpi Freddi, pubblica nel 2009 anche Ore contate (Bentch blues, 2007) terza avventura della serie e questa volta non ho resistito  e devo dire che non sono rimasta delusa.
Bisogna anche dire che sono una fanatica delle avventure del commissario Sanantonio, di cui conservo l’intera collezione con religiosa venerazione, per cui per me è stato un po’ come tornare alle origini, vera manna per chi apprezza l’ironia, l’umorismo e una leggera vena anarchica e irriverente che diverte e nello stesso tempo fa riflettere.

Un esempio: Lo fissavano tutti con uno sguardo interrogativo. “Non è niente” disse ” Un padre di famiglia ha ammazzato la moglie e i due figli e poi si è suicidato”. “Ah , che paura”disse Dora “credevo fosse successo qualcosa di grave”.

Poi cosa affatto scontata, anzi decisamente rara, c’è trama, c’è una storia che si regge in piedi, che non annoia, che ti lascia con la sensazione di aver letto un libro di senso compiuto, e per me è un gran pregio devo ammetterlo. Infine è un romanzo breve, si legge molto velocemente, anche grazie allo stile leggero e vivace dell’autore, che tiene viva l’attenzione senza appesantire con capitoli inutili, e poi la bizzarra e invadente famiglia del commissario Bentch, una vera gabbia di matti come lui ama definirla, è davvero buffa e dà colore alla narrazione.
Parigi in agosto, dicevo.

Al telegiornale di mezzogiorno, sbracciandosi davanti ad un’immensa cartina di Francia, l’annunciatrice del meteo aveva previsto temporali. Forse per far contenti i bifolchi che da quando era iniziata la canicola, affollavano le chiese per bisbigliare preghiere ai santi policromi e sordi. Buco dell’ozono, surriscaldamento terrestre, gli iceberg sono ormai come ghiaccioli in un bicchiere di wiskey, alcune isole stanno scomparendo, il livello del mare sta salendo, Mont saint Michel rischia di essere sommerso e il ministro della Salute non interrompe nemmeno la villeggiatura. al popolino viene promessa l’apocalisse.

Un serial killer con un paio di Ray Ban Predator 2, gli stessi di Tommy Lee Jones e Will Smith in Men in Black, se ne va in giro per la città uccidendo omosessuali, impiccandoli con un cavo. Le prime pagine dei giornali non parlano d’altro e al Journal du Dimanche, grazie a qualche informatore che fa filtrare le notizie, ne sanno quanto la centrale di polizia. Il commissario capo Benchimoun, Bentch per glia mici e i nemici, indaga anche se non è l’unica catastrofe estiva che l’opprime. Il suo superiore, il commissario divisionale Francis Saintandrè ha un piccolo problema di famiglia: sua figlia Atlantide dopo aver tentato di ucciderlo con una pistola scarica in una crisi di “schizofrenia” è scomparsa dalla clinica in cui era ricoverata.
Così tocca a Bentch ritrovarla se non avesse una piccola emergenza familiare anche dal suo fronte, l’ arrivo dall’America del fratello, con una notizia bomba pronta a far saltare le coronarie al loro vecchio padre ebreo osservante: tre anni prima se ne era andato per vivere liberamente la sua condizione omosessuale ed ora è felice di comunicargli di aver iniziato a convivere con un rabbino e di essere pronto a fare coming out e a far si che la sua famiglia lo conosca per com’è veramente. Dulcis in fundo anche la sua vita sentimentale non gode proprio ottima salute, la sua amica Ines lo abbandona di punto in bianco dato che il suo ex marito è stato rilasciato dal carcere perchè in stato terminale a causa di un tumore.
Un estate impegnativa non c’è che dire e il tempo stringe, il serial killer continua a uccidere e il nostro Bentch , quando crede di aver toccato il fondo, dovrà ricredersi e mettersi a lottare con un pericolo che lo coinvolgerà molto da vicino.

Tito Topin è nato a Casablanca nel 1932. Oltre a pubblicare romanzi che riscuotono grande successo di pubblico et di critica in Francia, nel 1989 crea la famosissima serie televisiva noir del commissario Navarro. Con questo titolo ha vinto il prestigioso Prix Polar per il miglior poliziesco. Dello stesso autore Ore contate, Giunti Editore.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Alessandra dell’Ufficio Stampa Giunti.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Intervista ad Alessandro Manzetti a cura di Giulietta Iannone

27 luglio 2011 by

Alessandro ManzettiBenvenuto Alessandro su Liberidiscrivere. Iniziamo subito con le presentazioni. Ti chiami Alessandro Manzetti, classe 1968, romano, scrittore e web editor freelance. Sei il curatore di un sito bellissimo, vera chicca per gli amanti dell’ horror, del noir, del weird che si chiama Il posto nero. Parlaci un po’ di te descriviti anche fisicamente ai nostri lettori, non tralasciando studi, background, pregi e difetti.

Ti ringrazio per le belle parole sul mio blog. Parlare di se stessi è sempre difficile, ci provo: ho una antica passione per la letteratura e il cinema horror, per l’arte in genere, la mia formazione letteraria è classica e ho il rimorso di non aver completato il corso di laurea in Filosofia, mancava davvero poco. Sono un grande curioso e un buon lettore, a volte scrivo qualcosa, sono alto e bello, assai poco modesto, tante volte me la prendo per poco, ma poi passa subito. Amo il Web, la tecnologia e gli strumenti di comunicazione. Il Pinot Nero di Borgogna e il colore blu. Per ora può bastare.

Girando per il web un giorno mi sono imbattuta ne Il posto nero. Ho letto alcune tue interviste a tipi come Jack Ketchum, Jeff Strand, Jonathan Maberry, e Brian Keene, cioè Brian Keene dico uno che mi dicevano fa fare agli intervistatori la fine del tizio dei sondaggi che bussa alla porta di Hannibal Lecter e mi son detta cavoli questo sì che sa fare un’ intervista. Ci sarà qualcuno che non sei ancora riuscito ad intervistare e ti sei ripromesso di non lasciare impunito?

L’intervista a Brian Keene deriva da una “missione speciale” che mi ha affidato Horror magazine per il nuovo numero di H. Si è vero, Keene può essere definito un osso duro e ho dovuto usare una strategia “creativa” per ottenere l’intervista, ma non posso davvero rivelarti di più. Ringrazio Brian per avermi rilasciato alla fine una bellissima intervista, appassionata e senza peli sulla lingua. Per gli altri, sto corteggiando Peter Straub, mi piacerebbe molto chiacchierare di horror con Richard Matheson e George Romero, oltre Stephen King naturalmente. Ci vorrà creatività anche in questi casi, temo. Sono curiosissimo di scambiare qualche battuta anche con Ellen Datlow, Chuck Palahniuk e Joe Hill. Ma i nomi sono davvero tanti. Il rimpianto è non poter avvicinare lo scomparso Richard Laymon.

Gli amanti dell’ horror sono una nicchia di pubblico molto rigoroso ed esigente. Quale è il tuo segreto?

Non ci sono grandi segreti da rivelare, credo sia fondamentale riuscire a creare un contatto diretto con gli autori, spesso immaginati come icone irraggiungibili. Specie per letteratura horror, che ha il suo cuore pulsante, il suo ombelico, negli Stati Uniti. Ascoltare cosa hanno da dire, cosa pensano, come lavorano e quali sogni custodiscono. Spesso si scopre che sono grandi appassionati, proprio come noi. Insomma, Umanizzare e conoscere da vicino gli scrittori che leggiamo e amiamo, comunicare i nuovi autori di talento che stanno emergendo, riuscendo ad anticipare al massimo. Tutto questo con respiro internazionale, non solo legato al nostro mercato. Poi non bisogna avere timore di affrontate argomenti più difficili, che magari garantiscono meno traffico. Questo è quello che cerco di fare sul mio blog.

Incubi e inconscio. Di cosa si nutre il mondo immaginario onirico?

Come mi hanno raccontato spesso diversi autori che ho intervistato, sono le nostre esperienze a materializzare i tanti abitanti dell’inconscio. Prendo in prestito una definizione bellissima e illuminante proprio di Brian Keene: Ogni cuore spezzato, amore, risata, lacrima, parola detta con rabbia, sospiro, frustrazione, sono piccoli grani da macinare per la mia Musa. Credo anche io che funzioni così, sia per l’ispirazione di uno scrittore che per il combustibile del nostro mondo onirico.

Il racconto breve horror più sensazionale che hai letto. Chi l’ ha scritto? Quando? Cosa hai pensato una volta finito?

Faccio una scelta molto classica: The Outsider di Howard Phillips Lovecraft. Scritto nel lontano 1921 ma ancora modernissimo; mi è capitato in mano da adolescente e ancora oggi rimane vivo dentro di me. Una sensazionale realtà capovolta che ha capovolto anche le mie emozioni, indirizzandomi definitivamente verso la letteratura horror e nera.

Steven King o Clive Barker?  

Due pianeti molti diversi, scegliere è quasi impossibile. Per non essere antipatico una risposta te la devo: dico Stephen King per la sua capacità di recitare ad altissimo livello su scenari e generi diversi.

Parlando sempre di Steven King non posso non citare Shining. Che differenze hai notato tra il libro e la trasposizione cinematografica di Kubrick? Due geni a confronto.

Spesso sono dalla parte del libro, e le trasposizioni cinematografiche mi deludono. Certo, Kubrick è immenso, e la sua interpretazione è fantastica e ispirata anche in questo caso. Però forse manca la giusta luce alle doppie letture che si colgono nel libro di King. Shining, uno dei libri più belli che ho mai letto, è pieno di interessanti metafore, come l’alcolismo, che al cinema probabilmente possono sfuggire più facilmente. Dipende sempre da come leggiamo. Però ripeto, sono sempre di parte in questi casi.

Quale è il disegnatore di cover horror che ami di più?

Proprio un paio di giorni fa ero in chat con Alan M. Clark, stavo scrivendo un articolo su di lui per il mio blog e ho voluto rappresentargli personalmente tutta la mia ammirazione. Se parliamo di mondi onirici, Alan M. Clark può essere definito un viaggiatore eccezionale, una specie di Marco Polo del genere. Penso di averti risposto.

Quale è il segreto per una buona intervista?

Sarebbe banale risponderti con preparazione o approfondimento dell’autore, e infatti lo è. Un segreto non c’è, ma cercare e stimolare l’uomo dietro lo scrittore dovrebbe essere tra i principali obiettivi di una intervista. Ma è un mio parere.

Edgar Alan Poe. Quale è il suo racconto che preferisci?

Sono indeciso tra il Cuore Rivelatore e Il Barile di Amontillado. Forse preferisco il primo, visto che soffro di claustrofobia.

Frankestein di Mary Shilley o  Dracula di Bram Stoker?

Mi proponi sempre scelte difficilissime, mi costringi a cannibalizzare. Si tratta di due opere innovative, anzi rivoluzionarie, alle quali devono molto gran parte della letteratura horror e i nostri neri archetipi. Ma con Frankenstein o Il Moderno Prometeo di Mary Shelley mi tocchi sul vivo, devo dargli una leggera preferenza. Ho riletto il libro qualche mese fa, è straordinario, come la vita stessa dell’autrice che vale davvero la pena approfondire. Provo ogni volta grandi emozioni. Chi non l’ha letto troverà qualcosa di molto diverso, inaspettato e bellissimo, rispetto agli adattamenti cinematografici e all’immaginario creato e deformato dal tempo e dal business.

C’è un progetto che ti sta particolarmente a cuore, a cui vorresti dare maggiore visibilità?

Un progetto al quale tengo molto è un antologia di racconti horror che sto curando insieme a Daniele Bonfanti, il titolo è “Arkana-Racconti da Incubo”. Uscirà il prossimo Halloween e sarà scaricabile gratuitamente in formato ebook sul mio blog Il Posto Nero. Conterrà una introduzione di Rocky Wood, scrittore saggista e Presidente della Horror Writers Association, e racconti di grandi autori horror di livello internazionale come Jack Ketchum, Lisa Morton, Lisa Mannetti, John Everson, Michael Laimo, Daniel Keohane, James A. Moore. Molti di questi autori saranno pubblicati per la prima volta in Italia, grazie anche a uno staff di editing e traduzione di alto livello che io e Daniele Bonfanti siamo riusciti a mettere in piedi, tra i quali  Luigi Milani, Alberto Priora, Nicola Lombardi, Luigi Musolino, Alfredo Mogavero. Un progetto di diffusione culturale che nasce, a tutti i livelli, da grande passione. Penso proprio che sarà un bel regalo per tutti gli appassionati di horror.

Collabori con varie testate come La tela nera, Horror Magazine, Sugarpulp.  Come hai iniziato?

La prima collaborazione che ho portato avanti in ambito letterario è con il portale La Tela Nera dell’amico Alessio Valsecchi, E’ iniziata circa un anno fa scrivendo recensioni, articoli, qualche intervista. Oggi per la Tela Nera curo “Il Ragno”, una rubrica di approfondimento sulla letteratura horror. Poco dopo sono nate altre collaborazioni: con il movimento Sugarpulp, che negli ultimi tempi sto colpevolmente trascurando, e con Gargoyle Books. Più recentemente è iniziata la collaborazione con Horror Magazine per curare una nuova rubrica sull’Almanacco H, chiamata Il Corriere di Atlantide, anche questa dedicata ad approfondimenti sulla letteratura horror. Oggi sto dedicando molto tempo alle attività della Horror Writers Association, della quale sono da tempo membro associato e che mi ha recentemente nominato Coordinatore Italia. Tra le varie attività mi occupo di The Raven-News From Hell, il notiziario ufficiale italiano pubblicato sul mio blog, e della rubrica The Italian Horror Machine pubblicata sulla Newsletter mensile dell’HWA. Insomma, tanto da fare e tutto per passione. Forse dovrei rallentare un po’.

Scrivi racconti horror e noir pubblicati in antologie e sul web. Cos’è la paura? Come si esorcizza?

Mi piace caratterizzare le mie storie con una decisa venatura psicologica e onirica. La paura spesso coincide con l’ignoto, con la grande oscurità, si esorcizza con la curiosità di conoscere il diverso, l’altro. Spesso il “mostro” è una proiezione dei nostri limiti. Fare qualche passo in più in questo senso è un grande arricchimento. La paura letteraria, quella che incontriamo tra le pagine di un libro, quella che ci regala forti emozioni e ci fa divertire, va invece espansa più che esorcizzata. Lasciamola correre libera nel nostro stomaco.

Da quest’estate fai parte della redazione di Edizioni XII come Responsabile Marketing. Una passione che diventa un lavoro. Quali sono le tue aspirazioni? Che obbiettivi ti sei posto prima dei 50 anni?

Con Edizioni XII c’è un bellissimo rapporto, è un gruppo di persone fantastiche e talentuose che sta portando avanti progetti davvero interessanti. Ho collaborato per un certo periodo con la redazione e l’ufficio stampa, poi per “colpa” di un nero incantesimo dell’amico Daniele Bonfanti, di strane e insospettate alchimie, sono stato risucchiato sempre più in questa avventura. Insomma, una specie di Maelstrom. Una collaborazione a cui tengo molto, che mi offre molto, strettamente connessa ai rapporti personali. La mia aspirazione è far diventare la passione il mio lavoro principale, oggi non è ancora così. I progetti in cantiere sono molti, a breve e medio termine. Riguardano l’horror naturalmente, la letteratura e la comunicazione, l’Italia ma soprattutto gli Stati Uniti e la Horror Writers Association. Penso che a 50 anni sarò da quelle parti.

Quali sono i siti letterari che segui più spesso?

A parte i grandi portali di genere, esistono molte realtà interessanti sul web, nate da pura passione. Sono quelle che mi piace segnalare, come Malpertuis di Elvezio Sciallis, sono anni che fa un competente lavoro sulla letteratura horror internazionale, oppure Weirdletter di Andrea Bonazzi, che è uno dei pochi, insieme a me, a scrivere anche di arte dark. Per aggiornarmi spendo molto tempo a consultare diversi magazines online, gran parte USA. Shroud Magazine è uno dei miei preferiti.

Cosa ne pensi di Liberidiscrivere? Massima sincerità voglio sapere anche i difetti.

Fate un ottimo lavoro a livello di contenuti. I contributi sono davvero molti, e come dicevo prima è fondamentale il contatto con gli autori. Migliorerei la navigazione e l’interattività con gli utenti. Metterei mano alla grafica, sia in generale che come arricchimento dei singoli post, e creerei delle rubriche tematiche. Valuterei anche piattaforme alternative per il blog, più flessibili e che offrono strumenti forse più moderni. Insomma, interventi più tecnici che di sostanza, ma che oggi fanno la differenza.

Nel panorama dell’ horror, italiani e stranieri, quali sono i nomi da tenere d’occhio?

In questo caso ci vorrebbe molto più spazio e tempo per risponderti, posso fare giusto qualche cenno. Tra gli italiani, terrei d’occhio autori come Samuel Marolla, Cristiana Astori e Claudio Vergani, poi nomi blasonati come Danilo Arona, Alda Teodorani e Gianfranco Nerozzi che continuano a proporre interessantissimi lavori e prospettive. Ma la fusione di generi attuale ci fa sconfinare nel noir soprannaturale, nomi come Barbara Baraldi e Marilù Oliva sono caldissimi. Anche Eraldo Baldini a volte entra nel genere con molta originalità e territorialità. Uscendo dalla narrativa, è da seguire con attenzione Daniele Serra che con le sue magnifiche illustrazioni è già riuscito a conquistare il mercato internazionale dell’horror, quello che conta. Uscendo dall’Italia, evitando di citare i soliti nomi ridondanti,  ci sono grandissime prospettive per Sarah Langan e Lisa Morton. Mentre Hank Schwaeble, Norman Prentiss e Nate Kenyon stanno scrivendo cose molto stimolanti. Ma dimentico tantissimi altri nomi, sia in Italia che all’estero. Dovrai farmi un’altra intervista.

E ora parlami dei tuoi gusti letterari. Parlami dei tuoi autori preferiti, dei libri che ami di più, di quelli che proprio non ti sono piaciuti.

Rimango nel genere horror per non prenderti troppo spazio. Autori come Peter Straub,  Richard Matheson, Richard Laymon,  Thomas Ligotti, Chuck Palahniuk, Jack Ketchum , Ramsey Campbell sono tra i miei preferiti. Mi piacciono molto anche i lavori di Valerio Evangelisti e Tiziano Sclavi. Tra i libri che sono rimasti attaccati alle mie cellule più profonde cito la Casa dei Fantasmi di Peter Straub e Io Sono Leggenda di Richard Matheson. I libri che non mi piacciono sono quelli troppo attenti alle logiche di mercato e di vendita.

Cannibali, zombie, vampiri. Quale è il filone che ha ancora molto da dire?

Il filone zombie è oggi molto di moda, penso che avrà ancora parecchio da dire, le storie di vampiri sono un classico sempreverde, forse il cannibalismo è un tema che può offrire di più, ispirare storie e mitologie innovative, aspettiamo qualcuno che entri nel varco aperto da Jack Ketchum anni fa e ci regali nuove visioni e interpretazioni.

Una curiosità. Cosa stai leggendo in questo momento?

Hot & Ruin di Jonathan Maberry pubblicato da Delos Books. Finora ottime impressioni. Mentre è già pronto sul comodino Il Circo dei Vampiri di Richard Laymon, uscito recentemente per Gargoyle Books. Finalmente.

Raccontami l’episodio più bizzarro o divertente che ti è successo legato a Il posto nero.

La rubrica Horror Street sul mio blog, dedicata a interviste con autori horror USA, prevede due domande fisse, una delle quali chiede: Lasciamo immaginare al lettore di percorrere una strada oscura e solitaria per tornare a casa, e di dover girare l’angolo. Chi (o cosa) incontrerà?Eroal primo numero, mi aspettavo dall’autore la materializzazione di qualcosa di terrificante, di orribile, per chiudere il bellezza l’intervista. Invece la risposta è stata: Trova me sotto il portico che gli offro un bel piatto di pasta e fagioli. Tra le tante risposte che ho poi ricevuto, quella rimane indimenticabile. Non ti dico il nome dell’autore, se sei curiosa trovi tutto sul mio blog.

E quello più inquietante.

Un giovane regista straniero tempo fa mi ha mandato qualche mese fa un cortometraggio, davvero duro, anzi dovrei dire disgustoso. Parlavamo poco fa di cannibalismo, di nuove interpretazioni, tanto per farti capire. Io però intendevo altro. Mi chiedeva un parere, non sono ancora riuscito a trovare le parole.

E ora prima di lasciarci, ringraziandoti della tua disponibilità, parlaci dei tuoi progetti per il futuro e salutaci come farebbe Howard Phillips Lovecraft.

Dei progetti futuri te ne ho già parlato, mentre il solitario di Providence probabilmente vi saluterebbe così: Buona vita e buoni libri, con la consapevolezza di  non poter contare, quel giorno, sulla compassione degli Antichi.