Che il mondo diventasse pure digitale, ma Bosch non ne voleva sapere. Aveva imparato a cavarsela con il cellulare e il computer portatile. Ascoltava la musica su un iPod e di tanto in tanto leggeva il giornale sull’ iPad di sua figlia. Ma quando si trattava di mettere assieme il fascicolo di un omicidio continuava a essere, e lo sarebbe sempre stato, un uomo che si affidava ai raccoglitori di plastica e ai documenti di carta. Un animale preistorico. E pazienza se il dipartimento ricorreva all’archiviazione digitale e nella nuova sede della polizia non c’era più spazio per gli scaffali nei quali infilare i pesanti falconi blu. Bosch era uno che credeva nella tradizione, soprattutto perché era convinto che i sistemi tradizionali facilitassero la cattura di un assassino.
E’ uscito un nuovo Connelly, e da buona connelliana doc non me lo sono lasciata scappare. Sì, certo Connelly non scrive più come all’inizio, sono finiti i tempi d’oro de Il Poeta, e bla bla. Ma chi se ne stropiccia il pizzo, questa è una storia con Hieronymus “Harry” Bosch per cui concedetemi un po’ di mood nostalgico e mettete un buon disco di jazz, rigorosamente in vinile, nel giradischi.
La caduta, (The Drop, 2011), quindicesimo police procedural edito in Italia della serie Bosch e 24esimo thriller in assoluto di Michael Connelly, come sempre esce per Piemme,(forse con un po’ di ritardo, sveglia siamo nel 2014) tradotto da Mariagiulia Castagnone. Mancano ancora all’appello The Black Box del 2012 e The Burning Room del 2014, sempre con il detective Bosch come protagonista, ma confidiamo di vederli tradotti il prossimo anno.
La caduta, già il titolo dovrebbe metterci sulla giusta strada, è un romanzo piuttosto melanconico e doloroso, più si avvicina alla pensione e più Bosch affronta con una patina di scoraggiata disperazione in più i giochi di potere all’interno del dipartimento, i tradimenti degli amici e colleghi, i lati oscuri delle donne di cui si innamora.
E questo suo essere eroe non ostante tutto, è certo una delle cose che ci piace di più di questo personaggio, un eroe certo a modo suo (pensate solo a come aggira leggi e regolamenti nella scena della perquisizione, per rincorrere la giustizia e la verità). Ma naturalmente sta invecchiando, la vista (per sparare) non è più quella di un tempo, anche l’intuito un po’ lo abbandona, non si accorge nella visione di un filmato di sorveglianza qualcosa che invece salta subito agli occhi di sua figlia, e diventa pure un po’ vendicativo con il collega Chu, che beh si il suo comportamento può essere visto come un tradimento e forse pure pregiudicare l’indagine, ma la sua reazione sa tanto di ritorsione.
Poi va beh, Bosch è Bosch.
Ma passiamo alle indagini: Bosch è ritornato all’ Unità Casi Irrisolti con il collega David Chu, e si trova ad indagare sulla morte di una diciannovenne dell’Ohio, Lily Price, giunta vent’anni prima a Los Angeles per studiare. Ma c’ è un particolare inspiegabile con cui devono fare i conti. Sulla ragazza viene riscontrata una goccia di sangue e dall’analisi del dna risalgono a un tale Clayton Pell, che rientra nel profilo dell’assassino (maniaco sessuale, trascorsi in prigione, etc…), se non fosse che all’epoca dei fatti aveva solo 8 anni. Come ci è arrivato il suo sangue sul corpo della ragazza? Chi è il vero assassino?
Mentre Bosch si interroga su tutto ciò un nuovo spinoso caso, affibiato direttamente dal capo della polizia gli piove addosso con tutte le sue odiose implicazioni. Il figlio del consigliere comunale Irvin Irving, ex vice capo della polizia, e nemico storico di Bosch, viene trovato morto sul marciapiede antistante il Chateau Marmont, uno degli alberghi più famosi di Hollywood. (Da uno dei suoi bungalow fu portato via il cadavere di Jim Belushi il 5 marzo del 1982). Suicidio o omicidio? E poi perché Irving, con tutti i loro trascorsi, vuole che proprio Bosch sia incaricato delle indagini? Possibile che si fidi solo di lui in tutto il dipartimento della Polizia di Los Angeles?
Come vedete gli interrogativi non sono pochi e Connelly non spreca tempo a farci scoprire le risposte con piccoli colpi di scena (il più inaspettato quando Bosch e Chu bussano alla porta del padre di un sospettato) posizionati al punto giusto. E oltre alle indagini, Bosch trova il tempo di innamorarsi, forse della donna sbagliata, di fare il padre, Maddy è senz’altro il personaggio che riserverà più sorprese. (Me la immagino subentrare al padre come poliziotta, magari aiutata da un pensionato Bosch ancora arzillo). Chiudo questa recensione accennando alla serie tv dedicata a Bosch, che dovrebbe uscire nel 2015 con Titus Welliver come protagonista, già sono stati fatti i pilot, e segnalandovi una curiosità, ricordate Connelly giocare a poker nella serie Castle?, beh Maddy naturalmente guarda questo telefilm, lo scoprirete nelle pagine. Buona lettura.
Michael Connelly Negli Stati Uniti è una star, tanto che il «New York Times» gli tributa sempre il massimo degli onori, con il primo posto in classifica per ogni suo nuovo thriller. L’Italia lo ha accolto con grande entusiasmo fin dal suo primo libro, La memoria del topo, in cui fa la sua comparsa il detective Harry Bosch, indimenticabile protagonista di molti dei suoi romanzi, tra cui Il ragno, vincitore nel 2000 del Premio Bancarella. Da Debito di sangue è stato tratto il film diretto e interpretato da Clint Eastwood. Con Il Poeta, uno dei suoi libri più amati, crea il personaggio di Jack McEvoy, il reporter di nera che ritroviamo ne L’uomo di paglia. Avvocato di difesa e La lista invece ruotano intorno a un nuovo, riuscitissimo protagonista, l’avvocato Mickey Haller, che nel film The Lincoln Lawyer ha il volto di Matthew McConaughey. Tra le presenze eccellenti di due edizioni del Festivaletteratura di Mantova, nel 2010 Connelly è stato ospite d’onore al Noir in Festival di Courmayeur, dove ha ricevuto il Raymond Chandler Award. Nel 2012 è tornato in Italia per partecipare al Festival internazionale delle Letterature che si tiene a Roma.
Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Arianna dell’Ufficio Stampa Piemme.
Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.


Se avete voglia di sorridere leggendo le avventure di una quarantenne nella Roma di oggi, vi consiglio Porca pupazza no! La strategia del pesce palla, di Maria Letizia Maffei edito da Castelvecchi. Il primo romanzo della Maffei è un ritratto di Amy alle prese con il lavoro precario, con l’amicizia, con il sesso e con l’amore. Attenzione questo libro non è il classico chick-lit, perché la Maffei ci racconta di Amy mostrandoci non solo una donna molto sbarazzina e amante della vita. La protagonista è appassionata al suo lavoro traballante e salda alle solide ruote della bicicletta con la quale scorrazza per le vie dell’Urbe e questo porta il lettore dentro alla vita e al cuore di questa donna spontanea e complessa. Amy a volte è impacciata in quello che fa e nei sentimenti che vive (basta leggere le sue avventure nel sexy shop- delle quali si pente subito dopo- o la preparazione fisico mentale che compie prima di un breve ricovero ospedaliero). Il suo essere a volte troppo “trasparente”, non solo le impedisce di nascondere quello che pensa e prova ma, a volte, la porta a credere in cose che non sono quello che sembrano in apparenza. Comica è la situazione romantica di Amy con il suo avvocato quasi “fidanzato”, a casa di lui. L‘atmosfera è idilliaca, ma essa si frantuma in un nano secondo quando lei, lasciata sola, scopre una foto con due ragazzini, che pensa subito siano i figli del suo partner. All’inizio Amy prova un senso di sfortuna, ma lo vive in modo ironico ed è questo che le permette di sorridere alla vita e allo stesso momento di sentirsi un po’ sfigata, visto che sembra trovarli sempre e solo lei gli uomini già ammogliati. Poi, però, leggendo il libro della Maffei ci si rende conto che il tono ironico serve alla protagonista non solo ad affrontare la vita, ma a tenere sotto controllo quel dolore che la tormenta da quando l’amata sorella è morta. Amy prova un vero e proprio senso di colpa per non essere riuscita a strappare alla morte la sorella, ed è questa sofferenza per aver perso qualcuno a cui lei voleva bene, che le rende difficile il riuscire ad affezionarsi prima e ad amare, poi, le persone. Quella di Amy non è incapacità di manifestare i propri sentimenti, la sua è paura di amare e di perdere, ancora una volta, chi ama. Il fil rouge che torna spesso e volentieri nel romanzo della Maffei è l’esclamazione “Porca pupazza”, che la protagonista esprime quando si trova in situazioni grottesche, tra il serio e il faceto. La frase potrebbe apparire infantile e fuori luogo, ma è il motto che serve alla giovane donna per sdrammatizzare e affrontare le assurde e complicate situazioni che la vita le riserva. Poi, Amy -e forse non solo lei- adotta la strategia del pesce palla che di solito, per rendersi più minaccioso, si gonfia per impaurire l’avversario. I protagonisti del libro non si gonfiano, ma si uniscono l’uno con l’altro, per formare un gruppo compatto e affrontare in modo compatto gli imprevisti del vivere quotidiano. Il ritmo incalzante, la trama coinvolgente e la dimensione quotidiana fanno di Porca pupazza no! La strategia del pesce palla di Maria Letizia Maffei un simpatico romanzo nel quale Amy cerca, in modo rocambolesco, la forza e l’amore per andare avanti e affrontare il domani.
Il rapporto tra uomini e animali selvatici è spesso oggetto di contrasti e problemi, che spesso finiscono nelle cronache, ma può anche dare momenti di incomparabile bellezza, oltre che un arricchimento esistenziale e spirituale che non si dimentica facilmente.
A Napoli nel 1655 regnano gli spagnoli con un Vicerè. Almeno questo insegnano i libri di storia. I romanzi ci raccontano un’ altra storia, parallela, ma non per questo meno realistica, e così fa Peste di Alfredo Colitto, uno scrittore che ha sempre fatto della storia la trama dei suoi libri più famosi, unendo avventura, intrighi, affreschi sociali vividi e animati, personaggi ben caratterizzati, ad una facilità di scrittura naturale, che smussa l’ ostacolo maggiore dei romanzi storici, rendere la lettura scorrevole e fluida e soprattutto non noiosa. E se c’è un difetto che Colitto non ha è quello di essere noioso.
Mabel, cresciuta in una famiglia che gestisce una lavanderia e non ha mai visto molto oltre quell’orizzonte, ha la possibilità di cambiare la propria vita quando vince una borsa di studio per un college dell’East Coast, dove si trova a dover dividere la stanza con la ricca, bella e volubile Genevra Winslow, erede di una delle famiglie più importanti del Paese. Dopo un iniziale periodo di noncuranza reciproca, tra le due ragazze nasce un’amicizia, che porta Genevra a invitare Mabel a passare l’estate nella sua casa su un lago del Vermont, dove la aiuterà a sistemare un cottage.
Oggi è una giornata particolare, in tutto il mondo si celebra la giornata contro la violenza sulle donne. Per far sì che non scorra come tutte le altre pubblico oggi sul blog, per gentile concessione di Del Vecchio Editore e grazie a Fiammetta Biancatelli, alcuni estratti de I passanti di Laurent Mauvignier. Per riflettere.
La vita di Jack Reacher, personaggio iconico nato dalla penna del britannico Lee Child, si divide in un prima e un dopo. Nella vita prima del punto di svolta era un poliziotto militare, nella vita dopo un cane sciolto per le vie polverose d’America. Cosa successe tra questo prima e questo dopo ci viene raccontato in La verità non basta, (The Affair, 2011), sedicesimo episodio della saga, edito come sempre da Longanesi e tradotto dalla brava Adria Tissoni.
“Si può scambiare con estrema facilità la sanità per follia e viceversa, anche perché non sono infrequenti le distorsioni nell’occhio clinico che indaga il fenomeno. La psicologia, la psichiatria, la psicoanalisi esplorano gli estremi confini di territori proibiti, quelli di cui la borghesia avverte il fascino e il terrore, essendone nello stesso tempo sedotta e respinta.”
Camerata Neandertal, (senza lettera acca specifica l’autore stesso tra le pagine) è il nuovo libro di Antonio Pennacchi, appena uscito per Baldini & Castoldi. Scegliendo un genere al quale associarlo, lo definirei una sincera e disarmante autobiografia di sé, attraverso il lavoro di creazione dei propri libri. Il libro di Pennacchi è caratterizzato da alcuni elementi che tornano in modo costante e che evidenziano come essi costituiscano delle vere e proprie ossessioni per lo scrittore, ma anche il “carburante” necessario a raccontare il suo vissuto tra pubblico e privato. Per esempio, uno degli oggetti che compaiono spesso è il famoso e antico teschio del Circeo attorno al quale studiosi di varie epoche, compreso Pennacchi stesso, hanno posto attenzione, nel tentativo di scoprire se esso appartenga, o no, ad uno degli ultimi uomini di Neandertal. Altro elemento costante sono i diversi malanni, anzi le malattie, che colpiscono il povero Antonio, il quale,nonostante subisca nel corso della narrazione diversi infarti, interventi medici e abbia seri problemi alla spina dorsale e altri acciacchi, non molla mai e continua imperterrito a lavorare, studiare e scrivere. Questo suo volere fare, corrispondente al principio del “prima il dovere, poi il piacere”, è una caratteristica che l’autore ha ereditato dai suoi avi e della quale lui racconta nelle pagine del libro. Pennacchi scrive come un fiume in piena ed è sincero non solo nel raccontare la sua vita e quella delle sue creature letterarie, ma anche nel dire, senza peli sulla lingua, quello cha a lui piace e non piace fare: “Non mi diverto a scrivere. Mi diverto a leggere e studiare, e soprattutto ad andare in giro per Latina – dal barbiere oppure al bar Mimì – a litigare con quelli che incontro. Ma a scrivere no, non mi piace. Scrivo per obbligo e per dovere. Dice «E chi te l’ha imposta questa tassa, l’Agenzia delle Entrate?» No. Peggio. I miei morti, la mia terrà, il mio dàimon”. Già i morti. Di loro ce ne sono tanti nel libro di Pennacchi, perché sono la linfa e le costanti presenze che l’autore percepisce e sente, e sono coloro che lo inducono a scrivere e a raccontare vicende umane di lotta per la vita. C’è Ajmone Finestra – il Federale di Latina, ispiratore dei romanzi Palude e Il fasciocomunista– ;poi si trovano gli operai protagonisti delle azioni di Palude; si incontra il paleontologo Carlo Alberto Blanc, dal quale l’autore eredita la passione e la curiosità verso lo studio relativo all’estinzione dell’uomo di Neandertal (lo si trova in Iene del Circeo) e il giornalista,nonché fratello, Gianni Pennacchi morto per un assurdo incidente domestico, che non riuscì mai a leggere Canale Mussolini. Ognuna di queste voci sostiene Antonio Pennacchi nel suo cammino di formazione da operaio, ad intellettuale a scrittore, coinvolgendo il lettore in uno simpatico cammino dove letteratura e vita si fondono all’unisono. Mentre leggevo il libro dell’autore originario di Latina, spesso mi son venute in mente interviste e suoi interventi dai quali è sempre emersa tutta la sua sana e irruenta (in senso buono) spontaneità nel dire quello che pensa. La stessa pura sincerità quotidiana, la si ritrova in ogni singola pagina di Camerata Neandertal, dove Pennacchi prende per mano il lettore accompagnandolo alla scoperta di tutto il suo caotico e ricco mondo di persone, personaggi e fantasmi.
Susan Vreeland, autrice californiana di svariati romanzi al femminile in cui ha esaminato il rapporto tra le donne e l’arte, da La passione di Artemisia a La vita moderna, è venuta in Italia, ospite della Neri Pozza per presentare la sua ultima fatica, La lista di Lisette, una storia ambientata in Provenza durante la Seconda guerra mondiale, incentrata sul personaggio inventato di Lisette, che entra in contatto con l’arte e la salvaguardia della medesima durante uno dei periodi più bui della Storia. A Torino Susan Vreeland è stata ospite del progetto LeggerMente, che coinvolge i gruppi di lettura delle Biblioteche civiche, e del Neri Pozza Book Club, su invito del Salone OFF 365, e ha raccontato varie cose a lettori e curiosi.
Nelle tradizioni legate al folklore celtico, presente anche nelle valli italiane, sul Piccolo Popolo, le creature non proprio sempre benevole che vivono tra il nostro mondo e una loro dimensione separata dalla nostra da alcuni portali, c’è il tema del rapimento di umani, bambini e non, che vivono per un periodo che a loro sembra breve nel regno di Faerie, salvo poi tornare e scoprire che sono passati anni.
























