Archive for the ‘Recensioni’ Category

:: Un cane, un indizio, un cadavere di Antony Johnston (Newton Compton, 2024) a cura di Patrizia Debicke

13 dicembre 2024

Secondo libro della serie e un nuovo caso per Gwinny Tuffel, attrice ma anche dog-sitter detective per necessità economica.
Gwinny, ormai sessantenne è tornata a recitare con non poche difficoltà dopo ohimè ben dieci anni di lontananza dalle scene in cui ha dovuto prendersi cura del padre ammalato e si sta preparando per il suo primo ruolo sul palcoscenico. Purtroppo le scritture per donne della sue età, pur molto brave, sono poche e spesso mal remunerate e Gwinny dopo aver ottenuto un ruolo in uno spettacolo del West-end, al momento di cominciare con le prove dovrà rendersi conto che tutto non va proprio come sperava , insomma deve adattarsi. Soprattutto perché la sua cassa piange.
Con un padre incosciente e scialacquatore, alla sua morte ha dovuto rendersi conto che i soldi rimasti sul conto sono ben pochi e in più ha anche la necessità di provvedere a urgenti spese di restauro della vecchia e amata casa di famiglia nell’elegante quartiere di Chelsea. Tutti validissimi motivi che le hanno imposto di darsi subito da fare. E dopo il suo primo mandato come dog sitter/detective portato a termine con successo per conto di una vecchia amica nel libro precedente anche stavolta è pronta a impegnarsi di nuovo.
Ragion per cui , quando Crash Double irlandese e leggendaria gloria del rock, le telefona e chiede il suo aiuto per occuparsi del suo border collie Ace nel fine settimana, coglie al volo l’occasione. A conti fatti la paga proposta è buona e badare all’obbediente e simpatico Ace mentre il cantante è in tournée a Dublino con la sua famosa band non dovrebbe essere un compito oneroso. Non le resta quindi che trasferirsi, sulla casa galleggiante di Crash nella splendida e pittoresca Little Venice di Londra, dislocata lungo i suoi due canali: il Grand Union Canal e il Regent’s Canal, e cominciare a familiarizzare sia con il suo nuovo pupillo a quattro zampe che con i vicini e la vita della piccola ma molto vivace comunità galleggiante. Un posto in cui tutti paiono conoscere tutti, sapere ogni cosa gli uni degli altri e a poche barche da quella di Ace c’è ormeggiata addirittura quella della sua ex moglie, Fox Double-Jonescon, la quale è stato sposato ben tre volte. Motivo principale della loro attuale separazione è il fatto che lei abbia imbarcato una gatta, intollerabile rivale per il border collie.
Ma subito dopo il suo arrivo, Gwinny scoprirà anche che proprio in quel fine settimana è in programma il Venice Carnival Street Show, festoso spettacolo di strada organizzato nei campi , nelle piazze, nei vicoli e nelle calli con eventi che, ospitando artisti della scena internazionale con musica, circo-teatro e clowneria, sono tutti di richiamo per un gran pubblico!
Un piacevole fine settimana dunque e invece i guai sono già pronti, in agguato. Dopo una serie di telefonate preoccupate dall’Irlanda degli altri musicisti e degli organizzatori, che chiamano o vengono addirittura a cercare Crash, si capirà che questi non ha mai preso il volo previsto e non è arrivato a Dublino per la sua tournée.
E proprio il primo giorno del Gran Carnival di Little Venice di Londra con tutte le barche allegramente impavesate a festa sui canali, Gwinny scoprirà che il cadavere dello stagionato cantante irlandese galleggia nel canale, proprio vicino alla sua barca.
Nonostante lo choc dei presenti e l’ immediato intervento della forza pubblica che propende per attribuire a un incidente la morte del cantante, gli organizzatori della manifestazione decidono di non interrompere i pubblici avvenimenti e i festeggiamenti previsti.
Ma sebbene il caso sia gestito dal vecchio capo di Birch, suo caro e vecchio amico poliziotto ormai in pensione e questi consideri la morte di Crash un incidente, o alla peggio un suicidio, Gwinny invece è di diverso avviso. E infatti non accettando queste conclusioni si tuffa subito nelle indagini, con l’aiuto del border terrier Ace e di Birch, l’ex detective spalleggiato da Ronnie, il suo cane.
Mentre approfondiscono i retroscena della vita personale di Crash e quanto a lui collegabile, cominciano a scoprire un serie di segreti sulla band che nessuno aveva mai saputo. La loro strada tuttavia sarà ancora tutta in salita. I due amici infatti, costretti a confrontarsi con una rocambolesca marea di sospetti e alcuni inverosimili moventi, dovranno trovare il modo per organizzarsi e districarsi in una vera babele di colpi di scena. E non solo perché troveranno davanti a loro anche una serie di trabocchetti e sorprese quali una seconda morte, ma che almeno avranno il pregio di portare finalmente la polizia a imboccare la pista dell’omicidio . Ma spetterà a Gwinny e a Birch, con l’aiuto di Ace e Ronnie, il compito di sbrogliare il bandolo della questione, trovare il modo per bloccare l’assassino e impedirgli di farla franca.
Johnston è uno scrittore che sa divertire e incollare il lettore alle pagine . Non sorprende perciò che con il primo libro di questa serie, abbia vinto il Barker Fiction Award.
Negli ultimi anni, oltre ai suoi, sono stati pubblicati numerosi gialli con come protagonisti personaggi abbastanza anziani, ma ciò che stavolta mi ha colpito di più è che molti di loro non fanno una vita da pensionati, ristretti in una comunità. No anzi in questo libro sono andati avanti per la loro strada, magari riciclandosi o intraprendendo con indiscutibile successo nuove e diverse carriere tanto che la principale protagonista della storia, Gwinny Tuffel, ben decisa a tornare alla sua professione, coglie al volo ogni buona occasione per rimettersi in discussione e tornare in pista.

Antony Johnston è l’autore del graphic novel Coldest City, da cui è stato tratto nel 2017 il film Atomica bionda. Ha lavorato con moltissimi generi della fiction, dal thriller al romanzo di spionaggio fino al sovrannaturale, e ha firmato la sceneggiatura di film e videogiochi. Nutre un infinito amore per i cani, da cui è scaturita la serie di gialli classici di cui fanno parte Un matrimonio, un delitto e due investigatori a quattro zampe e Un cane, un indizio, un cadavere, pubblicati dalla Newton Compton. Per saperne di più: http://www.dogsitterdetective.com.

:: Miti d’amore. Filosofia dell’eros di Umberto Curi (Castelvecchi 2024) a cura di Valentina Demelas

10 dicembre 2024

Cosa rende l’amore una delle forze più discusse e misteriose della storia dell’umanità? In Miti d’amore. Filosofia dell’eros di Umberto Curi, edito da Castelvecchi, il lettore viene accompagnato in un viaggio tra miti, simboli e narrazioni che cercano di dare un senso a questa potente energia. Con uno stile accessibile e profondamente evocativo, Curi esplora miti classici e opere filosofiche, rendendo l’amore una lente attraverso cui guardare il mondo e noi stessi.

Il testo si apre con un’analisi della figura di Cupido e della sua trasformazione iconografica nel corso dei secoli. Da fanciullo nudo e alato, simbolo di leggerezza e impulsività, a figura bendata che colpisce alla cieca, Cupido incarna l’ambivalenza dell’amore: forza creativa e distruttiva, luce e ombra, conoscenza e cecità. È questa doppia natura dell’amore che permea tutto il libro, invitando il lettore a riflettere sulle molteplici sfaccettature di un sentimento universale eppure profondamente personale.

Curi intreccia magistralmente mito e filosofia, attingendo a fonti come Platone, Nietzsche e Spinoza. I miti di Orfeo ed Euridice, Eco e Narciso, Amore e Psiche, Romeo e Giulietta e Don Giovanni vengono rivisitati non come semplici racconti, ma come specchi che riflettono le paure, i desideri e le aspirazioni dell’essere umano. Ad esempio, il mito dell’androgino di Platone diventa un’occasione per indagare il nostro bisogno di completezza e il desiderio di ritrovare quell’Uno originario da cui siamo stati separati. Allo stesso modo, le vicende di Orfeo ed Euridice mettono in scena il conflitto tra amore e morte, tra il desiderio di possedere e la necessità di lasciar andare.

Uno dei punti di forza del libro è la sua capacità di rendere temi complessi accessibili a un pubblico ampio. Pur trattando concetti filosofici profondi, l’autore utilizza un linguaggio chiaro e suggestivo, che trasforma ogni capitolo in un invito alla riflessione. Non è un saggio da leggere e archiviare, ma un compagno di viaggio che continua a risuonare anche dopo l’ultima pagina.

Un aspetto affascinante del libro è il modo in cui Curi collega il passato al presente. I miti classici non sono solo antiche narrazioni, ma strumenti per comprendere le sfide contemporanee: come gestire il dolore di una perdita? Come trovare un equilibrio tra amore per sé stessi e per gli altri? E, soprattutto, cosa significa amare in un’epoca frenetica e spesso disconnessa?

La risposta, viene suggerito, non è univoca: l’amore non è qualcosa da comprendere completamente, ma da vivere e sperimentare. È un processo, una tensione continua tra ciò che siamo e ciò che desideriamo diventare. Come diceva Platone, l’amore è una forma di ricerca, una spinta verso il trascendente.

Una scelta ideale per chi cerca un libro che unisca emozione e intellettualità. Appassionati di filosofia, lettori curiosi alla ricerca di emozioni, riflessioni e risposte: questo testo offre qualcosa a tutti, portando anche a innamorarsi, forse, nuovamente dell’idea stessa di amore.

Miti d’amore. Filosofia dell’eros non è solo un prezioso saggio, ma un invito a esplorare la complessità e la bellezza di un sentimento che ci definisce come esseri umani. Un testo che combina profondità e leggerezza, rendendolo perfetto per chi desidera andare oltre la superficie delle cose e scoprire il filo invisibile che lega i miti antichi alle nostre vite moderne.

Umberto Curi è Professore emerito di Storia della Filosofia all’Università di Padova. Già visiting professor alla University of California, Los Angeles e alla Boston University, ha tenuto lezioni e conferenze in numerose città europee e americane. Giornalista pubblicista, ha collaborato con il «Corriere del Veneto» e «La Lettura» del «Corriere della Sera». È autore di una quarantina di volumi, tra cui segnaliamo il più recente Parlare con Dio. Un’indagine fra filosofia e teologia (Bollati Boringhieri, 2024). Castelvecchi ha già pubblicato I figli di Ares. Guerra infinita e terrorismo (2016) ed è di prossima uscita Padre e re. Filosofia della guerra.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’ufficio stampa Castelvecchi.

:: La trappola. Diario d’Italia di Paolo Grugni (Laurana Editore 2024) a cura di Massimo Ricciuti

10 dicembre 2024

Torna finalmente nelle librerie il personaggio di Sergio Malfatti, commissario della questura di Milano e già protagonista del romanzo Pura razza bastarda, opera di Paolo Grugni. Soprannominato il Carnera
per la sua stazza, il commissario è un ex partigiano ed è solito andare in giro con un basco rosso in testa, che lo rende subito riconoscibile. Ne La trappola vengono analizzati due anni fondamentali per la storia del nostro paese, il 1968 e il 1969. Ancora una volta gli avvenimenti sono narrati attraverso il diario di Malfatti. Veniamo così a conoscenza di cosa accade a Milano e nel resto d‘Italia, soprattutto dal punto di vista politico e della cronaca nera. Nel capoluogo lombardo si assiste, impotenti, all’inarrestabile avanzata della mafia, che finisce per soppiantare definitivamente la ligera , la mala locale. Due “famiglie” si contendono il controllo della città in una guerra senza quartiere, attraverso il traffico di stupefacenti, lo sfruttamento della prostituzione e tante altre attività illecite. A volte ci scappa il morto, cui segue, puntualmente la vendetta. La crisi economica, intanto, colpisce pesantemente il Sud Italia e molta gente si trasferisce a Milano in cerca di una sorte migliore. Si tratta di poveri che si accampano ovunque, dormono dove capita, si lavano alle fontanelle pubbliche e devono subire anche il disprezzo da parte dei cittadini. In mezzo a tutto ciò, assistiamo ai giochi politici orchestrati dalla DC, che continua, imperterrita, a governare. Qualcuno iniziare a tracciare la strada per quello che sarà chiamato compromesso storico
, ma non è visto di buon occhio, per usare un eufemismo. Dai documenti ufficiali pubblicati nel diario di Malfatti si evince di come l’estrema destra stia preparando qualcosa di grosso, mentre le autorità si concentrano sui movimenti anarchici. Scoppiano ordigni in quantità e il commissario è uno dei primi a capire come stiano realmente le cose, anche perché Il Comandante , uomo dei Servizi, lo informa spesso di operazioni segrete, in incontri cui partecipa pure Gloria Negri, agente e compagna di Malfatti. Nel diario leggiamo, inoltre, notizie riguardanti il mondo della cultura: film e dischi in uscita, concerti epici, pubblicazione di libri “rivoluzionari”. Non mancano annotazioni su avvenimenti sportivi, in particolare boxe e calcio: Malfatti è un grande tifoso del Milan e non perde l’occasione di recarsi allo stadio di San Siro per assistere alle partite casalinghe dei rossoneri. Il biennio ’68-’69 è denso di accadimenti di livello mondiale: vengono assassinati Martin Luther King e Bob Kennedy, mentre l’uomo mette per la prima volta piede sulla Luna. L’episodio centrale del romanzo si svolge in Italia: l’esplosione di una bomba alla sede milanese della Banca Nazionale dell’Agricoltura, il 12 dicembre del 1969. La strage di Piazza Fontana è considerata la madre di tutte le stragi che da lì in poi insanguineranno per anni il nostro paese. Con un notevole e meticoloso lavoro di ricerca, comprendente anche documenti inediti, Paolo Grugni ricostruisce la trappola che si stringe attorno agli anarchici, in particolare a Pietro Valpreda e Giuseppe Pinelli. L’autore rivela, inoltre, chi fosse il reale destinatario del “messaggio” che si era voluto mandare con la bomba. Per scoprirlo, non resta che leggere questo appassionante romanzo, uno spaccato reale di due anni cruciali per l’Italia e il mondo intero.

Paolo Grugni Milano, (1962). Ha esordito con il romanzo Let it be (Mondadori, 2004; Alacràn, 2007, Laurana, 2017). Ha poi pubblicato Mondoserpente (Alacràn, 2006; Laurana, 2021), Aiutami (Barbera, 2008; ebook per Laurana, 2014), Italian Sharia (Perdisa, 2010), L’odore acido di quei giorni (Laurana, 2011), La geografia delle piogge (Laurana, 2012), L’Antiesorcista (Novecento Editore, 2015), Darkland (Melville, 2015; Laurana, 2022). Nel 2018 ha pubblicato Pura razza bastarda (Laurana) e nel 2019 Il palazzo delle lacrime (Laurana). È inoltre autore della silloge Frammenti di un odioso discorso (ebook per Laurana, 2017). Vive e lavora a Berlino.

:: “San Charbel. Il mistero del suo corpo intatto”(Edizioni Segno, 2024) di Patrizia Cattaneo, a cura di Daniela Distefano

10 dicembre 2024

Documenti, perizie mediche, scoperte e testimonianze sono i nastri con cui è avvolta la biografia di un santo eremita del XIX secolo, appartenente alla comunità maronita del Libano (comunità che era soggetta alla Chiesa cattolica romana ma con un rito proprio e una gerarchia autonoma, governata da un vescovo capo, chiamato patriarca, con sede a Bkerké).

Youssef – questo il nome di san Charbel Makhlouf da battezzato – era il più giovane di cinque figli. La sua famiglia, povera di mezzi, era ricca di fede e il futuro santo trascorse l’infanzia e la giovinezza lavorando come contadino e pastore nel suo paese di montagna;un ragazzo pio, onesto, semplice e sincero, incline alla contemplazione, alla solitudine. Mentre pascolava la sua mucca, si ritirava a pregare in una grotta che aveva trasformato in una cappella dedicata alla Vergine Maria, detta “ la grotta del santo”.

Quando raggiunse la maggiore età, che allora era 23 anni, una mattina all’alba Youssef lasciò la sua casa per farsi monaco senza avvisare nessuno, temendo l’opposizione della madre e dello zio. Egli si sentiva chiamare alla vita solitaria. Più volte chiese l’autorizzazione di diventare eremita, ma la risposta tardava, perché il superiore attendeva un segno di Dio per concedergli il permesso.

Nel 1875, all’età di 47 anni, in seguito al prodigio di una lampada che si accese nella sua cella, benché contenesse solo acqua e non olio, fu autorizzato a recarsi all’eremo del monastero di Annaya. La sua vita era una delle più austere. Nel convento e nell’eremo conduceva un’esistenza da prete-operaio, scegliendo sempre i lavori più faticosi e umili, la preghiera, l’ascesi e la mortificazione: tutto ciò gli meritò ”la fama di santo durante la sua vita e dopo la sua morte”.

Dopo 23 anni di eremo esemplare, “la mattina del 16 dicembre 1898, padre Charbel stava celebrando la santa Messa nella cappella, quando fu colpito da paralisi proprio al momento della grande Elevazione dell’ostia e del calice, mentre recitava la seguente preghiera secondo la liturgia maronita: ‘O Padre della Verità, ecco il tuo Figlio, vittima per compiacerti, accettalo, perché ha subìto la morte per giustificarmi… Ecco il suo sangue sparso sul Golgota per la mia salvezza. Accetta la mia offerta…’. Dopo otto giorni di agonia, padre Charbe morì il 24 dicembre, vigilia di Natale, all’età di 70 anni. La gloriosa biografia di San Charbel inizia il giorno della sua morte.

Dal momento della sua sepoltura, una luce intensa e misteriosa, visibile in tutta la vallata, si sprigionò dalla sua tomba per 45 notti. Il suo corpo ripetutamente riesumato, fu sempre ritrovato integro e flessibile e traspirò un liquido rossastro dalle proprietà taumaturgiche per 67anni, cioè dal giorno della morte fino al riconoscimento ufficiale della sua santità da parte della chiesa.

Per capire la causa dei fenomeni mistici associati al suo corpo, la sua salma sarà martoriata e analizzata da monaci, medici, laboratori di analisi, alla ricerca di una spiegazione scientifica a un fenomeno divino che cesserà solo con la beatificazione.

Quando già morto fu spogliato, scoprirono che padre Charbel sulla pelle nuda, oltre alla cintura di ferro che gli aveva lacerato i fianchi, indossava un secondo cilicio incollato alla pelle. Inoltre egli si serviva di sassolini per tenere fermo il cappuccio sulla testa e che gli procuravano dolore alla schiena quando dormiva e quando si muoveva. Nel sonno e nella veglia padre Charbel soffriva un martirio nascosto e volontario, mostrando sempre un volto lieto.

Tornando al suo cadavere, un ritorno non propio edificante, Dal 1898 al 1965 si ottiene un calcolo di circa due chili abbondanti di plasma al giorno, tenendo conto del fatto che la trasudazione è stata molto intensa in alcuni periodi, ma è diminuita gradualmente nel 1965.

Quanto riportato in questo agile libretto, ci lascia scoprire inusitati orizzonti di vita eterna nella nostra vita terrena. Campi di speranza, solchi di gratitudine, pozzi di meraviglie soprannaturali che surclassano quelle ancora inesplorate nel Pianeta. San Charbel ha avuto dunque due corpi, quello da vivente, martoriato fino allo stremo per via delle penitenze e le mortificazioni, e quello da defunto, un involucro composto di parti vivisezionate, analizzate, per comprendere la natura di quel sangue che da esso fuoriusciva copioso. Il nesso in questo miracolo va forse ricercato in quei lunghi giorni trascorsi tutto un cammino per trovare chi c’è già accanto. Le astuzie del demonio non prevalsero in un omino che mite come un dolce autunno, sapeva donare a Dio le Grazie di cui lo inondava. Possiamo pensare ad una quotidianità bieca, senza stimoli,piatta, di estremo disagio a causa della solitudine. Ma il cuore dove lo mettiamo? Se è collocato su di un altare, fisso sul Calice e l’ascolto della Consacrazione, possiamo arrivare a comprendere di quale dono immenso fu colmato San Charbel, che fu nascosto a molti da vivo, e seppe parlare di Dio anche da morto.

:: Dedollarizzazione. Il declino della supremazia monetaria americana di Giacomo Gabellini (Diarkos Editore 2023) a cura di Giulietta Iannone

8 dicembre 2024

Capiterà al dollaro quello che successe alla sterlina un secolo fa? Sembra che il processo, seppure lento e con mille criticità, sia irreversibile e Giacomo Gabellini nel suo libro Dedollarizzazione Il declino della supremazia monetaria americana edito da ‎Diarkos Editore ce ne spiega in modo lucido e sistematico le ragioni sia storiche, che economiche, finanziarie e politiche alla base di questa “rivoluzione” che definisce uno spostamento strutturale del baricentro macroeconomico mondiale, evidenziando le ragioni geostrategiche che sussistono all’origine.

L’unipolarismo dominante degli anni ’90 che faceva degli Stati Uniti una potenza egemonica mondiale sembra definitivamente tramontato per ragioni complesse e difficilmente comprensibili senza un’analisi sistematica dei processi, ed eventualmente anche degli errori che sono stati commessi, alla base di molti cambiamenti in atto. Che gli Stati Uniti non rivestano più un ruolo egemonico è evidente essenzialmente per tre motivazioni: il consolidamento dei Brics, la creazione della New Development Bank e soprattutto l’avanzata della Cina come potenza globale al centro della geopolitica mondiale.

Ma non vorrei fare una recensione troppo specialistica, me ne riserverò di farla in altre sedi, mi limiterò a enunciare alcuni tratti salienti emersi dalla lettura di questo libro, complesso ma estremamente interessante soprattutto per chi ha anche i più elementari rudimenti di macroeconomia. Se il dollaro non scomparirà del tutto, sarebbe utopistico e irrazionale affermarlo, sicuramente subirà un ridimensionamento negli scambi commerciali, soprattutto da quando molti paesi emergenti ne hanno individuato la strumentalizzazione fatta dagli Stati Uniti a loro discapito e hanno cercato un’alternativa.

Che sia la moneta dei Brics, o il Yuan Renminbi cinese non è dato sapere, pochi economisti hanno la sfera di cristallo, ma quello che è certo questa alternativa è stata cercata e si continuerà a cercarla. Interessante il ruolo delle sanzioni esercitate dagli Stati Uniti che hanno spinto i paesi colpiti dagli effetti devastanti rilevati, (pensiamo al Venezuela, o peggio all’Iraq di Saddam Hussein), a trovare nuove soluzioni e spingendo per esempio paesi come la Russia ad allinearsi con Pechino e cambiare i criteri di valuta. Che la pressione esercitata attraverso dazi e sanzioni abbia generato la cosiddetta “geopolitica del caos” con la diffusione del disordine su scala globale per sopperire, è un altro dato enunciato, che si inserisce in una strategia non sempre capace di ripagare nei risultati non avendo certo ridato agli USA il ruolo che deteneva a partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.

A dare un’accelerazione al disallineamento e al processo di dedollarizzazione, prima della guerra in Ucraina, ha sicuramente influito la crisi del 2008 quando sulla scia dei fallimenti di Bear Stearns e Lehman Brothers, il sistema finanziario statunitense si trovava letteralmente sull’orlo del precipizio. Questa crisi sebbene sia stata in parte arginata, ha segnato il pericolo che possa ripetersi e questa volta con effetti ancora più devastanti minando alle basi quella sicurezza che fino allora aveva dettato le politiche monetarie.

Per quanto riguarda il disallineamento, fu per prima la Cina a manifestare i primi segnali di insofferenza, e Gabellini dà grande importanza e analizza nel dettaglio le politiche economiche intraprese da questo paese, già da tempo evidenziato dagli USA come il maggior competitor.

Molte altre sono le riflessioni che Gabellini porta avanti, alcune di grande acume pur appoggiandosi al lavoro di grandi economisti, seppur inserendo le varie tematiche in un discorso originale, indipendente e coeso. Ne invito la lettura per ampliare le vostre conoscenze, confidando che i punti di riflessione e le numerose informazioni contenute in questo testo vi aiutino a fare una vostra valutazione personale dei fatti e della storia. Introduzione di Flavio Piero Cuniberto. Prefazione di Jacques Sapir.

Giacomo Gabellini (1985) è saggista e ricercatore specializzato in questioni economiche e geopolitiche, con all’attivo collaborazioni con diverse testate sia italiane che straniere, tra cui il centro studi Osservatorio Globalizzazione e il quotidiano cinese «Global Times». È autore dei volumi Ucraina. Una guerra per procura (Arianna, 2016), Israele. Geopolitica di una piccola grande potenza (Arianna, 2017), Weltpolitik. La continuità politica, economica e strategica della Germania (goWare, 2019), Krisis. Genesi, formazione e sgretolamento dell’ordine economico statunitense (Mimesis, 2021) e Dottrina Monroe. Il predominio statunitense sull’emisfero occidentale (Diarkos, 2022). Vive a Terre Roveresche (PU).

:: Qof di Alessandro Bastasi (Arkadia Editore 2024) a cura di Federica Belleri

6 dicembre 2024

Torna in libreria Alessandro Bastasi e lo fa alla grande. Con un romanzo intimo, introspettivo, devastante.

Qof è una lettera ebraica, che significato ha?

Qof è un viaggio, distorto. Allucinante, che sconvolge. È un percorso dentro e fuori da sé, con o senza “l’altro”. È una salita faticosa per riemergere dal buio, per il protagonista che sta cercando disperatamente una sorta di equilibrio. Ma è consapevole di ciò che gli sta accadendo? Perché attorno a lui succede di tutto. Dall’episodio irrazionale a quello più  logico possibile. Al punto da farlo dubitare di ogni evento, insieme al lettore, che si pone mille e più domande. Accanto a lui compaiono personaggi che mi hanno ricordato Federico Fellini e le sue opere migliori, fatte di originalità e di ricchezze mimiche ai margini della società. Personaggi in grado di incutere timore e accogliere sguardi malevoli.

Dentro di lui, invece, convivono due anime che lottano in eterno, come Caino e Abele. Sulla sua fronte, una cicatrice apparsa improvvisamente, che ha proprio la forma “Qof”.

Alessandro Bastasi propone ai lettori una trama particolare, intensa. Che avvolge e respinge allo stesso tempo. Capace di fare dubitare e cadere nella trappola del destino, di ciascuno.

Assolutamente consigliato.

Buona lettura.

Alessandro Bastasi Nato a Treviso nel 1949. Laureato in Fisica si è trasferito a Milano dove attualmente vive. Nel passato è stato attore e autore di numerosi articoli di argomento teatrale per riviste del settore e quotidiani. Dal 1990 al 1995 ha trascorso lunghi periodi all’estero, in particolare a Mosca tra il 1990 e il 1994, e in India, Cina, Vietnam e Medio Oriente tra il 1994 e il 1995. Ha pubblicato i romanzi La gabbia criminale (2010) e Città contro (2011) con Eclissi; per Frilli ha dato alle stampe Era la Milano da bere (2016), Morte a San Siro (2017), Notturno metropolitano (2018), Milano rovente (2019), Milano e i pensieri oscuri (2020), Omicidi a Milano (2022). Per Divergenze ha pubblicato La scelta di Lazzaro (2020) e La seconda volta (2023). Suoi racconti sono presenti in varie antologie e siti letterari. Per Arkadia Editore ha pubblicato Qof (2024).

Fonte: omaggio dell’autore.

:: La badante e il professore di Bruno Morchio (Mondadori, 2024) a cura di Valerio Calzolaio

5 dicembre 2024

Genova e dintorni (ça va sans dire). Un dicembre del 2002 (e molti anni dopo, addirittura nel 2036). Ormai è trascorso tantissimo tempo, Filippo Fil Sarzetto Sarzana decide di raccontare precisamente la storia, appuntata prima in un diario e poi in un dattiloscritto (quando frequentava con profitto l’istituto tecnico informatico): quel dì aveva appena dodici anni, magro come un chiodo, timido e sveglio, la mamma donna delle pulizie vedova già da dieci (padre muratore caduto da un ponteggio) e la cara sorella Teresa con dieci anni di più (se ne era sempre occupata lei di lui nel piccolo comunello dove vivevano). Il mitico professor Canepa (stimato extraparlamentare di sinistra in gioventù), ormai prossimo agli ottant’anni, gli faceva gratuitamente ripetizioni dopo aver insegnato per decenni Letteratura italiana nel più prestigioso liceo classico della vicina Genova, due volte alla settimana, il martedì e il giovedì pomeriggio. Fu ucciso. Aveva in casa da nemmeno un anno la governante ucraina Natalia Kovalenko, alta e slanciata, una bellezza triste e timorosa, capelli quasi biondo cenere, tagliati corti con frangetta, nasino minuscolo all’insù e occhi magnetici d’un azzurro stinto, della quale tanti erano invaghiti in paese, forse lo stesso professore e certo pure lui bambino. Il crimine avvenne martedì 5 dicembre, Filippo e Natalia erano usciti poco dopo le diciotto per andare al bar a prendere una cioccolata calda, lo trovò lui tornando a recuperare lo zaino: nello studio qualcuno aveva spaccato in testa a Canepa il busto di marmo di Leopardi. La vittima era parsimoniosa e benestante: la casa, un cospicuo patrimonio e una preziosa collezione di quadri. La badante fu la prima sospettata, ovviamente, ma potevano essere stati altri (parenti e non solo). Districandosi fra i sentimenti, accanto alle infastidite forze di polizia, anche Filippo indagò, con l’interessato aiuto di un giovane giornalista locale innamorato della sorella (peraltro lesbica), fra pettegolezzi altarini segreti.

Un giallo “classico” per il grande scrittore Bruno Morchio (Genova, 1954), psicologo pubblico in pensione e psicoterapeuta. Il volume è significativamente dedicato al vero “professor Canepa, che mi ha insegnato l’amore per i libri e la verità”, oltre che a un amico scrittore. La narrazione è in prima persona al passato, il bambino in piena pubertà si conquista con parole e fatti il ruolo di protagonista, giovane acuto testimone dei rapporti fra adulti, innanzitutto quello legato al caso criminale e al titolo letterario (in copertina, invece, l’illustrazione che allude al busto del poeta recanatese). Per seguire gli incontri misteriosi dell’amata, Filippo andrà pure a scoprire il “pudore” della bellissima città vecchia, secondo Teresa “piena di bellezze, che però non si lasciano vedere. Dietro portoni che ricordano quelli di una stalla si aprono scale di marmo e pareti decorate con meraviglioso azulejos”, affascinanti ceramiche artistiche. Poco alcool a quell’età, pur se il maggiorenne amico di successo Serafino Costa Costamagna scola durante il pranzo familiare di Natale con gusto e speranza sia la bottiglia di Rossese che quella di Spumante Asti, dopo aver portato un libro di cucina per l’affettuosa padrona di casa e un sontuoso mazzo di rosse per la smaliziata sorella, a quel punto la mamma prova ad aprirgli gli occhi, senza troppi peli sulla lingua.

:: Green Stone. La vendetta di Alia di Fabrizio Borgio (Segretissimo Mondadori, 2024) a cura di Giulietta Iannone

28 novembre 2024

I nostri analisti temono un’escalation su due frontiere della Serbia: con il Kosovo verso sud e con la Bosnia sul lato occidentale. Una guerra nei Balcani si ritiene potrebbe essere uno sviluppo utile ai russi adesso che sono in una situazione di stallo parziale in Ucraina. Spostare la tensione nei Balcani darebbe loro modo di rinfocolare il fronte ucraino, estendendo un conflitto a bassa intensità per logorare Kiev.

Leone Nosenzo, nome in codice Greene Stone, atterra a Camp Butmir, presso Sarajevo, per una delicatissima missione vitale per gli equilibri geostrategici mondiali: raccogliere informazioni su un misterioso polo industriale e tecnologico in costruzione su iniziativa di una open joint-stock company straniera, con l’appoggio della FIPA, l’agenzia per la promozione degli investimenti stranieri di Bosnia ed Erzegovina, probabilmente per la fabbricazione di droni da impiegare per uso bellico. La questione è seria perchè AISE, l’Agenzia informazioni e sicurezza esterna, teme un’escalation in Serbia e l’allargamento del conflitto ucraino nei Balcani è esattamente cosa i Russi vorrebbero per precipitare una situazione in stallo e distogliere l’opinione pubblica. La situazione naturalmente è più complessa e ramificata e trae origini da quello che successe a Srebrenica nel lontano luglio del 1995 e vide come testimone degli orrori perpetrati una ragazzina di tredici anni, oggi donna d’affari di successo, che ha pianificato per trent’anni una vendetta terribile e non ha scrupoli nel perseguire i suoi intenti anche a rischio di incendiare i Balcani. Ecco in breve la trama di Green Stone. La vendetta di Alia di Fabrizio Borgio, spystory militare edita con Segretissimo di novembre. Fabrizio Borgio, ex militare di professione con conoscenze specifiche di intelligence e vita militare, costruisce una storia drammaticamente credibile su dinamiche geostrategiche poco discusse, ma temute da molti analisti internazionali, su un probabile allargamento del conflitto in corso nell’Est Europa nei Balcani, i cui focolai di instabilità e tensione si trascinano dal dissolvimento dell’ex Jugoslavia, rendendolo uno dei punti caldi del pianeta. Partendo da questo Borgio costruisce una storia degna delle migliori spystory, dosando tensione, mistero e avventura senza tralasciare lo scavo psicologico dei personaggi. Borgio ha una penna felice e abilità tecniche e di costruzione di trame che l’accostano ai migliori scrittori di Segretissimo, con un’attenzione tutta italiana alla narrativa di genere e una sensibilità per l’attualità che permette di approfondire e analizzare le dinamiche in atto.

Fabrizio Borgio, classe 1968, ex militare, scrittore e sceneggiatore piemontese di narrativa di genere, con una predilezione per gialli, noir, horror e spy stories, vive a Costigliole d’Asti, a cavallo di Langhe e Monferrato, sulla cima di un bricco. Padre dell’agente speciale Stefano Drago (“Masche” e “La morte mormora” per la Frilli e “Il Settimino” per Acheron Books) e dell’investigatore privato Giorgio Martinengo le cui storie sono pubblicate dalla Fratelli Frilli Editore: “Vino rosso sangue”, “Asti cenere sepolte”, “Morte ad Asti”, “La ballata del re di Pietra”, “Panni sporchi per Martinengo” e “Il pittore di Langa”. Alcuni suoi libri hanno ricevuto riconoscimenti presso prestigiosi festival e concorsi tra i quali Giallo Garda con due menzioni speciali e il premio premio col Concorso eno-letterario Vermentino della Camera di Commercio di Sassari. Finalista al preimio Alan D. Altieri 2022.

Source: acquisto personale.

:: Il mercato della virtù. Critica del consumo etico di Estelle Ferrarese (Castelvecchi, 2024) a cura di Valentina Demelas

28 novembre 2024

Estelle Ferrarese, professoressa di Filosofia morale e politica all’Università Picardie Jules Verne, con Il mercato della virtù – pubblicato in Italia da Castelvecchi con la traduzione dal francese di Giulia Prada – ci guida in un’esplorazione lucida e provocatoria del “consumo etico”. Questo libro invita a riflettere su quanto le nostre scelte “responsabili” possano davvero cambiare il sistema economico o, al contrario, finire per rafforzarlo. Con una scrittura chiara ed essenziale, Ferrarese mette in discussione idee radicate senza mai essere cinica o moralista.

L’autrice non critica chi sceglie prodotti cruelty-free, sostenibili o equo-solidali. Al contrario, riconosce il valore di queste pratiche. Tuttavia, ci spinge a chiederci: basta comprare etico per sentirci a posto? O c’è il rischio che queste azioni, senza una riflessione più profonda, diventino strumenti per alimentare il capitalismo, creando nuove opportunità di profitto? Secondo Ferrarese, il consumo etico può trasformarsi in una sorta di ideologia: un gesto che sembra virtuoso, ma che spesso finisce per rinforzare le stesse logiche che vorrebbe combattere.

Il libro si rifà alla teoria critica della Scuola di Francoforte, in particolare agli scritti di Theodor W. Adorno e vuole dimostrare come il mercato sia così flessibile e adattabile da inglobare persino le migliori intenzioni morali, trasformandole in opportunità per crescere economicamente. Il capitalismo, sostiene l’autrice, è una macchina talmente perfetta che, anziché contrastarlo, il consumo responsabile spesso gli offre nuova energia, rendendo ancora più difficile un vero cambiamento.

Un concetto chiave del libro è quello di “misura”, che viene esplorato come un equilibrio tra moderazione e calcolo. Da una parte, il consumo responsabile punta a ridurre sprechi e danni; dall’altra, si affida a logiche e strumenti che si integrano perfettamente con le dinamiche capitalistiche. Questo paradosso è centrale: mentre cerchiamo di fare del bene, rischiamo di rimanere intrappolati in un sistema che alimenta ciò che vorremmo superare. L’autrice si interroga anche su cosa significhi davvero un prezzo “giusto”, analizzandolo non solo dal punto di vista economico, ma anche attraverso le sue implicazioni etiche e sociali.

Il libro affronta anche le teorie di pensatori contemporanei come Axel Honneth e Rahel Jaeggi, che vedono nel mercato uno spazio dove possono emergere valori morali. Estelle Ferrarese, però, si discosta da questa idea. Per lei, il capitalismo non può essere corretto attraverso scelte individuali: la sua natura è orientata all’accumulo di capitale, non al bene comune.

Un altro tema affascinante è il legame tra consumo etico e narrazioni apocalittiche, come quelle sul cambiamento climatico: pur nascendo da preoccupazioni sincere, queste retoriche rischiano di ridurre il consumo responsabile a un gesto di auto-conservazione, più che a una vera azione collettiva per il cambiamento. Così, il consumo etico finisce per diventare una rassicurazione personale.

Questo saggio non offre risposte semplici, ma invita a guardare oltre le apparenze. Estelle Ferrarese illumina le zone d’ombra delle nostre scelte quotidiane e ci sfida a chiederci: stiamo davvero cambiando qualcosa o stiamo solo adattandoci meglio al sistema?

Si tratta di una lettura indispensabile per chi cerca un’analisi intellettualmente stimolante e coraggiosa delle dinamiche del capitalismo contemporaneo e del ruolo, a volte ambiguo, che le nostre azioni giocano al suo interno. Il lettore viene sfidato a guardare oltre la superficie del “bene” e del “giusto”, non limitandosi a smontare le illusioni di virtù legate al consumo responsabile, ma aprendosi a nuovi spazi di riflessione e di consapevolezza.

Estelle Ferrarese è Professoressa di Filosofia morale e politica presso l’Università Picardie Jules Verne e membro senior dell’Institut Universitaire de France. È stata visiting professor presso la New School for Social Research di New York, fellow della Fondazione Alexander von Humboldt presso la Humboldt Universität di Berlino e research fellow presso il Marc Bloch Franco German Center of Social Science Research di Berlino. Ha dedicato diversi lavori al pensiero politico di Jürgen Habermas, alla filosofia di Theodor W. Adorno e alle teorie femministe. Si occupa di teoria critica, filosofie femministe, teorie della democrazia e dello spazio pubblico, filosofia della vulnerabilità e politiche delle forme di vita. Castelvecchi ha pubblicato Manifesto per una teoria critica femminista e La fragilità della cura degli altri (2023).

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’ufficio stampa Castelvecchi.

:: Note di lettura di Patrizia Baglione: Quel fazzoletto color melanzana di Arianna Mortelliti

28 novembre 2024

Lara ha trent’anni quando decide di tornare a Castel Cielo, il suo paese d’origine. Sua madre e suo padre sono morti in un incidente d’auto e oltre a cercare le risposte di come tutto ciò sia avvenuto, Lara ne troverà altre sul suo conto e il suo passato. Sarà dunque l’assenza dei sui genitori a portarla sulla strada della verità. “Nulla si costruisce se prima non si distrugge”. Un viaggio, questo, che scava dentro la vita della protagonista, puntando il focus anche sulla sua famiglia e su un paese di provincia, che sempre possiede il suo “matto del quartiere”. Franco, però, non è un matto qualsiasi: lui è buono, ma soprattutto ha dato nuova vita a una macchina fotografica e da quel giorno immortala ogni angolo di Castel Cielo. Con questo libro, che somiglia a una matrioska, Arianna Mortelliti ci porta a esplorare l’abisso e ciò che si nasconde dietro le apparenze, insegnandoci ad andare al nodo di ogni questione, così da scioglierlo e finalmente, tornare a vivere in consapevolezza.

:: Aurora di Marina Visentin (Laurana Editore 2024) a cura di Federica Belleri

26 novembre 2024

Chi è Gemma, chi è Vittorio? Chi è Aurora? Chi sono realmente i protagonisti di questa storia? Sono davvero quelli che impariamo a conoscere attraverso le parole dell’autrice o indossano una maschera? 

Queste sono solo alcune delle domande alle quali siamo chiamati a rispondere dopo aver letto questo libro. Domande complesse perché aprono scenari inquietanti, bui. La vita di Gemma, gallerista di successo, ad un certo punto si ribalta, si spezza.

 Qualcosa la sbatte al muro agendo  nell’ombra  e spaventandola.  Tutto si ribalta, si confonde e la confonde. Tutti sembrano puntarle il dito contro. Che fare, fuggire o affrontare? 

La trama è decisamente gialla con una tensione da thriller. I personaggi ruotano su se stessi cercando una spiegazione alla paura, che rasenta l’irragionevolezza. Perché non si può fuggire davanti alle proprie responsabilità, non si può incolpare gli altri per qualcosa che non li riguarda. Non ci si deve convincere di essere innocenti, perché ciascuno di noi ha un lato oscuro. Ognuno possiede un segreto. Ognuno è terrorizzato da ciò che vede o crede di vedere …

Aurora, di Marina Visentin, ci porta a Milano nel periodo natalizio. Dove i colori e gli addobbi lasciano il posto al mistero e alla crudeltà. Dove la ricerca della verità è impresa ardua, quasi impossibile. Oppure no? Magari, semplicemente, non è opportuno parlarne per evitare complicazioni. 

Ho apprezzato questo libro per la ricchezza di contenuti e l’ambientazione. L’intreccio misterioso è ben strutturato. Lo consiglio, buona lettura.

Fonte: omaggio dell’ autore.

:: Il sesso dei moderni: Pensiero del Neutro e teoria di genere di Éric Marty (Castelvecchi, 2024) a cura di Valentina Demelas

26 novembre 2024

Éric Marty, con Il sesso dei moderni: Pensiero del Neutro e teoria di genere – pubblicato in Italia da Castelvecchi e tradotto dal francese da Silvano Facioni – ci accompagna in un viaggio intellettuale affascinante, esplorando due concetti cruciali per il nostro tempo: il Neutro e il genere. Non aspettatevi un manuale di gender studies o una lettura leggera: questo libro è un vero e proprio tuffo nella filosofia contemporanea, che invita a riflettere e a mettere in discussione idee radicate.

Il cuore del libro è il dialogo tra due prospettive che sembrano simili ma, in realtà, si muovono in direzioni molto diverse. Da un lato c’è il Neutro, un concetto profondamente legato alla tradizione filosofica francese e al pensiero di Roland Barthes, che lo vede come una sospensione delle categorie. Il Neutro non cerca di definire, ma di liberare, aprendo uno spazio per sfuggire alle rigide opposizioni come maschile/femminile, attivo/passivo, singolare/plurale.

Dall’altro lato c’è la teoria del genere, rappresentata da Judith Butler e dal pensiero anglosassone. Qui non si parla di eliminare le categorie, ma di espanderle, ridefinirle e moltiplicarle. Per Butler, il genere non è qualcosa di fisso, ma una costruzione sociale che si manifesta attraverso i nostri comportamenti, il linguaggio e le norme culturali. Marty mette a confronto queste due visioni, mostrando come, pur condividendo l’obiettivo di superare le rigidità, il Neutro e il genere seguano strade radicalmente diverse.

Una delle qualità più grandi del libro è la capacità di Marty di intrecciare il pensiero di alcuni giganti della filosofia moderna. Roland Barthes, con il suo desiderio di sfuggire alle classificazioni, Derrida e il suo approccio decostruttivo, Foucault e l’analisi del potere, fino a Judith Butler e la teoria del genere come performance. L’autore non si limita a citarli: li fa dialogare, creando connessioni e sottolineando differenze.

Ad esempio, Barthes vede nel Neutro quasi un atto poetico, un gesto di resistenza contro le strutture imposte. Butler, al contrario, analizza come il genere sia costruito e ricostruito continuamente attraverso le nostre azioni. Il lettore viene accompagnato in questo confronto con una scrittura che, pur densa di riferimenti, riesce a rimanere accessibile a tutti.

Pagina dopo pagina, non ci vengono offerte risposte preconfezionate, ma ci vengono poste domande essenziali. Cosa significa davvero parlare di genere? In che modo il Neutro può aiutarci a ripensare le identità? E quali sono le conseguenze culturali e politiche di queste teorie? Leggere questo libro significa confrontarsi con questioni che vanno oltre il mondo accademico e toccano il nostro quotidiano. Il dibattito su genere e identità, infatti, non è solo filosofico: è vivo, urgente e centrale nella società di oggi.

Nonostante la complessità dei temi, Marty riesce a mantenere il suo discorso chiaro e coinvolgente. Ogni capitolo aggiunge un tassello a un mosaico che si completa man mano, offrendo una visione sempre più ampia e profonda di queste tematiche che fanno ormai parte del nostro quotidiano. Non serve essere esperti per seguire il ragionamento, ma curiosità e apertura mentale sono indispensabili.

Una lettura preziosa per chiunque voglia andare oltre le semplificazioni e capire davvero cosa significhi parlare di identità, genere e Neutro. Non si tratta solo di teoria, ma di strumenti per interpretare le dinamiche culturali e sociali che ci circondano.

Con questo libro, Éric Marty ci invita a riconsiderare le nostre certezze e ad aprirci a nuove prospettive. Il confronto tra Neutro e genere non è una questione astratta: è una chiave concreta per comprendere le tensioni e le sfide della modernità. Leggerlo significa mettersi in gioco, riflettere e, forse, cambiare il modo in cui vediamo il mondo. Il sesso dei moderni: Pensiero del Neutro e teoria di genere non è solo un saggio, è un invito a pensare. Se si desidera approfondire i temi più discussi dell’oggi, questo libro è davvero un punto di partenza fondamentale.

Éric Marty è Professore emerito di letteratura contemporanea all’Université Paris-Cité. Scrittore e saggista, si è occupato, tra gli altri, di Sade, André Gide e Roland Barthes, di cui ha curato l’edizione delle opere complete. In italiano è uscito L’engagement estatico. Su René Char (Quodlibet, 2020).

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’ufficio stampa Castelvecchi.