Archive for the ‘Addii’ Category

:: Mo Hayder (Essex, 1° gennaio 1962 – Bath, 27 luglio 2021)

31 luglio 2021

:: Mi manca il Novecento: L’unico e immenso Roberto Calasso – a cura di Nicola Vacca

30 luglio 2021

La morte di Roberto Calasso decreta la fine di un mondo. Con lui se ne va definitivamente quel Novecento che già ci mancava da tempo.
L’editore unico, lo scrittore immenso, l’intellettuale raffinato che con la sua (e la nostra) Adelphi, presidio di cultura alta e di libertà intellettuale, ci ha donato la possibilità di un mondo culturale autentico e onesto.
Roberto Calasso sempre lontano e distante dal chiacchiericcio ciarliero delle polemiche culturali ha creduto nei libri unici e negli scrittori di vocazione.
Al centro della sua politica editoriale sempre e comunque quella straordinaria qualità da non barattare mai con le tendenze perverse e dozzinali del mercato.
In un editoria che fabbrica i libri seguendo le indagini di mercato, Calasso ha sempre pubblicato in Adelphi i libri che si devono leggere e non i libri che si vogliono leggere.
Come editore ha lasciato un’impronta indelebile perché Roberto Calasso è l’ultimo editore puro rimasto in questo paese miserabile.
Roberto Calasso di libri unici ne ha pubblicati molti con il suo modo singolare e originale di fare editoria.
Attraverso una cura appassionata e ossessiva della veste di ogni volume, ha praticato la nobile arte dell’editoria non ignorando mai l’elegante criterio della forma: “la capacità di dare forma a una pluralità di libri come se essi fossero i capitoli di un unico libro”.
È affascinante seguire Calasso nel racconto delle origini della Adelphi. Il cammino insieme a Bazlen e Foà, indispensabili e preziosi collaboratori che avevano il fiuto per la buona letteratura, nella costruzione delle collane che avrebbero ospitato anche libri che avevano rischiato di non diventare libri.
Guardando, infatti, oggi il catalogo della casa editrice milanese ci accorgiamo che moltissimi autori sarebbero rimasti ignoti nella nostra lingua se qualche decennio fa un gruppo di intellettuali fosse rimasto sordo al “suono giusto”, espressione cara a Bazlen, requisito sufficiente per riconoscere un libro unico.
Come non ricordare il viaggio meraviglioso negli autori della Mitteleuropa, da Karl Kraus a Joseph Roth. Oppure la scoperta di autori scomodi come Nicolás Gómez Dávila, considerato il Nietzsche colombiano, e l’intera opera del non conforme e estremo Cioran.
Il mio primo libro Adelphi è stato Squartamento di Emil Cioran.
Sono passati quarant’anni e la mia riconoscenza nei confronti di Roberto Calasso è infinita.
Grazie per avermi fatto diventare un lettore forte.
Grazie per avermi fatto scoprire scrittori che prima di tutto hanno a che fare con la letteratura.
Grazie per aver pubblicato autori che l’oblio aveva condannato alla scomparsa.
Grazie Roberto Calasso, editore puro, e grande scrittore per aver pubblicato i libri che si devono leggere.
Grazie soprattutto per avermi regalato Emil Cioran, lo scrittore che mi ha cambiato la vita.
Di fronte all’ibridazione universale della letteratura, Roberto Calasso è l’ultimo editore che in tempi difficili ha creduto in una civiltà letteraria, come quella del Novecento che tanto amato e ci ha fatto conoscere con Adelphi.
Roberto Calasso ha lasciato la sua impronta con i libri unici che ha pubblicato e ha scritto.
Questa unicità è la sua eredità e ci auguriamo non vada dilapidata.

:: Lucinda Riley (Lisburn, 16 febbraio 1966, 11 giugno 2021)

11 giugno 2021
Foto von Lucinda Riley

:: Ferite nella memoria di Giuseppe Battaglia (LArgoLibro, 2021) a cura di Giulietta Iannone

10 giugno 2021

La vita è fatta di memoria, se così non fosse non proveremo quel tale senso di vuoto perdendola. La memoria è linfa e nutrimento di cosa di più intimo, prezioso e profondo l’essere umano possiede: la sua coscienza. La poesia serve a tramandare memoria e a vivificare la coscienza perché non si rattrappisca, inaridisca e muoia. Ecco questo è il testamento morale che Giuseppe Battaglia ci ha voluto lasciare con la sua ultima opera dal titolo emblematico Ferite nella memoria. Una raccolta poetica di rara sensibilità, accorata, graffiante, pudica, in un mondo dove il pudore è sempre raro. I versi sono rarefatti, quasi epigrammi orientali che raccolgono quel grumo aspro che è il senso della vita come noi lo percepiamo, iridescente e remoto. Anche chi non ama la poesia troverà in questi versi nutrimento e un po’ di tregua dagli affanni, dal tran tran quotidiano. Sopra/ il respiro/ senza bagliori/ polvere antica/ pensieri vaghi, ecco cosa differenzia la coscienza dall’incoscienza, e dalla mancanza di senso: il respiro e il pensiero. I versi di questo poeta portano a compimento questo senso con apparente leggerezza e senza sforzo. La vita è respiro e memoria, è ciò che diamo agli altri e cosa riceviamo, tutto della stessa importanza, del medesimo valore. Con generosità Giuseppe Battaglia ci ricorda che il bene e accanto al male (di cui vede consapevolmente tutte le ombre dal dolore al tradimento) ma non lo sovrasta. Chiuderei questo commento alla silloge con alcuni suoi versi presagi dell’imminente destino che ci accomuna tutti: Ritagli/ d’infanzia/ rompono/ il sonno/ sotto/ il legno/ della crocifissione. Versi scarni che per intensità mi sono rimasti in mente e mi hanno portato alla mente versi di altri grandi poeti e mistici che hanno riflettuto sull’assenza e sulla morte. Epigrammi che per il loro significato etimologico hanno il precipuo scopo poetico di lasciare il ricordo d’una vita.

Giuseppe Battaglia nasce a Ragusa il 27 settembre del 1953. Laureato in Sociologia presso l’Università di Urbino, ha conseguito specifiche formazioni professionali in Psicoterapia, Psicanalisi individuale e di gruppo e Psicoterapia analitica. Ha pubblicato opere poetiche in dialetto siciliano e con Manni Editore Respiro dello Sciamano. Con l’Edizioni L’ArgoLibro ha pubblicato Rumore del tempo nella memoria e Sotto una montagna di carte titolo d’esordio della collana Agorà diretta da Nicola Vacca.

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo l’Ufficio stampa L’ArgoLibro.   

:: Paolo Maurensig (Gorizia, 26 marzo 1943 – Udine, 29 maggio 2021)

29 Maggio 2021

:: Eric Carle (Syracuse, 25 giugno 1929 – Northampton, 23 maggio 2021)

27 Maggio 2021

:: Pieter Aspe (Bruges, 3 aprile 1953 – Bruges, 1 maggio 2021)

4 Maggio 2021

:: Larry McMurtry (Archer City, 3 giugno 1936 – 25 marzo 2021)

26 marzo 2021

:: Addio Little boy a cura di Nicola Vacca

24 febbraio 2021

È difficile dire addio a Lawrence Ferlinghetti, anche perché certi uomini non dovrebbero morire mai.
Alla veneranda età di 101 anni con un vissuto che ha attraversato il Novecento si è spento l’uomo Ferlinghetti ma resterà per sempre il poeta.
Il meno beat della beat generation, anche se è sempre stato considerato il maestro di quella generazione.
Oltre che poeta è stato romanziere, pittore, drammaturgo e editore.
Ferlinghetti ha fondato la celebre libreria City Lights di San Francisco e l’omonima casa editrice che ha pubblicato le prime opere di Jack Kerouac e Allen Ginsberg.
Era l’unico sopravvissuto di quella compagnia di ribelli e, il grande genio, l’agitatore culturale, e ancora un necessario punto di riferimento letterario e culturale.
Ferlinghetti, detto «il Prevért d’America» per la straordinaria popolarità delle sue poesie, è stato animatore del Novecento e della vita culturale di san Francisco con la sua celebre City Lights Books, luogo d’incontro delle migliori menti della sua generazione.
Nel 1958 pubblicò sulla Chicago Rewiew un pezzo sulla poesia di San Francisco nel quale sembra di rintracciare un ritratto della sua stessa poesia. «La poesia che si è fatta udire di recente è ciò che potrebbe essere chiamata poesia di strada. Perché consiste nel far uscire il poeta da un suo interiore santuario estetico dove troppo a lungo è rimasto a contemplare il suo complicato ombelico. Consiste nel riportare la poesia nella strada dove era una volta, fuori dalle classi, fuori dalle facoltà e in realtà fuori dalla pagina stampata. La parola stampata ha reso la poesia così silenziosa. Ma la poesia di cui parlo qui è la poesia parlata, poesia concepita come messaggio orale».
Quell’anno segna una svolta nella sua carriera di poeta. La New Directions di New York proprio ne 1958 pubblica A Coney Island of the mind, che diventerà uno dei libri di poesia più letti nel mondo.
La sua scrittura poetica permeata di satira e di invenzioni linguistiche che sperimenta una lingua parlata sempre vicina ai drammi e ai problemi degli uomini raggiunge il cuore delle persone, arriva con la sua potenza che deflagra e viene accolta con un grido di rivolta e di denuncia.
La poesia di Ferlinghetti conquista il lettore grazie a molte seduzioni. Una di queste è la potente semplicità di alcuni versi che sanno intercettare un contatto vivo con la gente comune.
Qualche anno fa è uscito da Clichy Little boy, un romanzo di Ferlinghetti ma anche qualcosa di più. Un’ autobiografia sui generis scritta e pensato con uno stile sperimentale e geniale che solo un genio come lui poteva scrivere.
In Little Boy (tradotto da Giada Diano), un monologo sulla sua vita pensato come un romanzo infinito che si abbandona a un flusso di coscienza in cui è quasi abolita la punteggiatura, c’è tutto di Ferlinghetti. Il poeta affida la trama del suo narrare a una ricerca appassionata del tempo non ancora perduto.
Da dissidente romantico e con il suo immenso cuore di poeta, Lawrence anche in questo libro continua a scrivere sulla strada dei ricordi affidandosi a un’immaginaria quarta persona singolare, che è la sua coscienza.
Ferlinghetti in Little Boy conferma di non amare le etichette e sfugge in maniera anarchica alle appartenenze e sceglie di regalarci pagine intense sulla sua lunga vita avventurosa con un libro che è inclassificabile: non è autobiografia, non è un romanzo, è una confessione scritta con un linguaggio torrenziale che mai si interrompe e che va oltre l’autobiografia e il romanzo.
Ricordi della sua vita si mescolano con fiumi di parole e riflessioni in cui il poeta mette in croce tutti i mali del tempo che ha attraversato: dalla critica radicale al potere all’attacco senza fare sconti alla civiltà industriale, alla globalizzazione e al consumismo che sta conducendo l’uomo verso l’estinzione.
Lawrence Ferlinghetti è Little Boy, l’uomo irriverente, il poeta psichedelico, il testimone libertario, il poeta sulla strada e della strada che parla e scrive della vita e la vive, sporcandosi le mani con quell’ esistenza fatta di incontri, di gente e soprattutto di persone. Cercando sempre l’amore per capire la carne.
È difficile dire addio a Lawrence Ferlinghetti.

:: Jean-Claude Carrière (Colombières-sur-Orb, 17 settembre 1931 – Parigi, 8 febbraio 2021)

9 febbraio 2021
Credit:Jean-Philippe BALTEL/SIPA/1902041441

:: John le Carré (Poole, 19 ottobre 1931 – Truro, 12 dicembre 2020)

14 dicembre 2020

Addio al mangaka Izumi Matsumoto a cura di Elena Romanello

15 ottobre 2020

Ci ha lasciati, dopo una lunga malattia ma a soli 61 anni Izumi Matsumoto, nome d’arte di Kazuya Terashima, uno degli autori di manga più amati degli anni Ottanta e Novanta.
A lui gli appassionati devono infatti la storia di formazione, sentimento e un po’ di paranormale Kimagure Orange Road, arrivata in Italia via anime innanzitutto con il titolo E’ quasi magia Johnny, con le avventure del giovane Kyosuke, diviso per tutti gli anni dell’adolescenza tra la bellissima Madoka e la vivace Hikaru, in cui tanti si sono riconosciuti e che ha accompagnato l’adolescenza di un’intera generazione, non solo giapponese.
Izumi Matsumoto è autore anche di altre opere, come Sesame Street e Izumi Matsumoto World: i suoi manga sono usciti in italiano per la Star Comics e senz’altro è giunto il momento di rileggerli e ritrovare quei momenti di crescita che anche da più grandi si ricordano, in un’eternità di attimi che non tornano più.