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:: La notte più buia, Monika Held, (Beat, 2016) a cura di Viviana Filippini

15 settembre 2016
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Heiner e Lena. Una coppia che vive la propria vita alla ricerca della tranquillità. Lena e Heiner sono i protagonisti di La notte più buia di Monika Held, e Heiner ha un’ossessione particolare: un vasetto con dei sassolini. Appena qualcuno gli fa visita, Heiner prende il vasetto, invita l’ospite a mettere le due dita dentro ai sassolini e poi chiede cosa siano. Le tante persone che hanno fatto questo gesto hanno dato diverse risposte, ma la verità, una volta scoperta, è quella che li ha lasciati più sbalorditi. Heiner è un sopravvissuto ad Auschwitz e per lui il passato nel campo di concentramento è divenuto una vera e propria fissazione che non gli da’ tregua, anzi ne è diventata la parte integrante della sua vita e di quella di Lena. Il legame tra il sopravvissuto e la donna è iniziato nel 1964, quando Heiner Rosseck, superstite di Auschwitz si trova a Francoforte, in tribunale per deporre al processo in corso contro i crimini compiuti dai Nazisti. L’uomo che, come emerge in ogni pagina, non ha mai superato del tutto il trauma dell’internamento, è costretto non solo a rivedere i perfidi aguzzini che aveva incontrato nei campi negli anni Quaranta, ma è obbligato a raccontare il passato, proprio per incastrare i colpevoli, per smascherare il ruolo, le responsabilità e le atroci azioni compiute dagli imputati nei campi di prigionia. Rivivere il dramma delle giornate della deportazione scatenano in Heiner un grave stress psicofisico ed emotivo che lo debilita in modo profondo. Proprio in tribunale una giovane donna, Lena, si accorge dello shock che tormenta l’uomo e lo soccorre. Questo gesto di solidarietà scatenerà tra i due una vera e propria amicizia che si trasformerà in storia d’amore. La notte più buia è un viaggio dentro alla vita passata di Heiner, dalla quale emerge quanto le sofferenze vissute nel campo di prigionia siano per lui dei segni incancellabili che hanno condizionato molto anche il suo rapporto con la ex moglie e con la figlia. Heiner ha visto fallire il suo matrimonio ma, nonostante tutto il soffrire, grazie all’incontro con Lena, è riuscito ancora ad innamorarsi. La nuova compagna del protagonista, come noi lettori, diventa testimone della vita di Heiner. Allo stesso modo, come molti altri sopravvissuti, Heiner torna ad Auschwitz dove porta Lena. Qui, nel luogo del dolore e della morte, come altre persone scampate al massacro, il sopravvissuto racconterà il suo dramma descrivendolo in ogni singolo e minimo dettaglio. Il bisogno di Heiner di esprimersi e di far conoscere quel passato è così grande che si ha come l’impressione che lui si senta quasi a proprio agio nel posto dove ha patito così tanto dolore e dove ha lavorato trascrivendo i nomi di centinaia di migliaia di innocenti uccisi dal regime, la cui unica colpa era di essere ebrei. La notte buia è una testimonianza molto intensa sullo sterminio degli ebrei durante la Seconda guerra mondiale ma, allo stesso tempo, la storia della Held diventa un monito per tutte le nuove generazioni a non dimenticare mai il passato, per non compiere, ancora, gli errori che costarono la vita a milioni di innocenti. Traduzione di Riccardo Cravero.

Monika Held è nata nel 1943 ad Amburgo. Per molti anni è stata corrispondente per il magazine Brigitte, scrivendo su Italia, Albania, Buthan, Paraguay, Guatemala e Mongolia. Ha ottenuto numerosi premi per i suoi articoli e per il suo impegno politico, tra cui il German Social Prize, l’ELisabeth-Selbert. Preis, il Reporting Prize e la Polish Medal. Attualmente vive in Germania, a Francoforte sul Meno.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Giulia dell’ufficio stampa BEAT.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Scrivere è un mestiere pericoloso, Alice Basso (Garzanti, 2016) a cura di Elena Romanello

15 settembre 2016
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Torna con una nuova avventura, tra giallo e gustose riflessioni sulla vita e la scrittura, Vani, la ghost writer protagonista de L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome e già entrata nel cuore dei suoi lettori e lettrice per il suo humour e per il suo non essere perfetta, ma molto empatica con le persone al posto del quale deve scrivere, al punto di svelare le loro anime e i loro segreti più nascosti.
Vani continua ovviamente a fare il suo lavoro di dare voce e scrittura a persone famose ma senza capacità nella gestione della parola scritta, nel suo mondo fatto di libri, musica e vestiti dark, che la rendono tanto simpatica alla sua giovanissima vicina di casa simpatizzante del movimento gotico in cui Vani si rivede giovanissima. Un lavoro non disprezzabile, quello di ghostwriter, visto che per riuscire a scrivere le storie di altri come fossero scritte dal diretto interessato o interessata, Vani deve entrare nella loro mente e capire come pensano e cosa hanno dentro da raccontare, quasi come una detective. Stavolta a Vani viene affidato il compito di scrivere le memorie tra piatti e vita vissuta di un’anziana cuoca, in servizio da anni presso una famiglia di imprenditori torinesi, visto che i libri di cucina vanno per la maggiore oggi.
Peccato che Vani sia negata per l’arte di fare da mangiare e si trovi affiancata per questo da una food blogger a dir poco insopportabile: per fortuna in suo aiuto corre il commissario Berganza, che l’ha eletta collaboratrice della polizia, ama la letteratura come lei, ma nel frattempo l’ha costretta a seguire un corso di arti marziali che Vani detesta quasi quanto la cucina.
A questo va aggiunto il ritorno in scena di Riccardo, ex di Vani, ma soprattutto la sconvolgente rivelazione della cuoca, che tra una ricetta e l’altra, si accusa di un delitto avvenuto prima nella famiglia. Per Vani è di nuovo tempo di indagare, scoprendo altarini e segreti, oltre che la verità su un fatto commesso anni prima, e rischiando anche non poco.
Tra giallo e commedia, si leggono con piacere queste nuove avventure di una ghostwriter acuta, a tratti pasticciona ma capace di sondare animi e sentimenti, in una Torino tra vie e collina abbastanza inedita sia per chi ci abita sia per chi l’ha scoperta come città turistica ma anche per chi, non torinese, ne è rimasto conquistato e ci è venuto a vivere, come l’autrice.
Alice Basso mescola bene gli elementi gialli con quelli di costume, raccontando tanto dell’Italia di oggi, tra mode culinarie e personaggi famosi usciti dal nulla e senza arte né parte, a differenza di Vani, che ha molto talento ma che è costretta a nascondere. Senz’altro le sue avventure non sono finite, anche perché il lavoro di ghostwriter offre possibilità infinite di incontri e di analisi. Una storia che si legge d’un fiato, in cui si ritrova molto dell’oggi e anche dell’ieri, con il richiamo alle dinastie di ricchi torinesi che forse qualche segreto che una cuoca potrebbe svelare ce l’hanno.

Alice Basso è nata nel 1979 a Milano e ora vive in un ridente borgo medievale fuori Torino. Lavora in una casa editrice. Nel tempo libero finge di avere ancora vent’anni e canta in una band di rock acustico per cui scrive anche i testi delle canzoni. Suona il sassofono, ama disegnare, cucina male, guida ancora peggio e di sport nemmeno a parlarne.

Source: libro inviato dall’ editore al recensore, ringraziamo Francesca dell’Ufficio Stampa Garzanti.

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:: Dialogo per la città (Edizioni Viverein, 2008), Giovanni Pellegrino, Adriana Poli Bortone, Cosmo Francesco Ruppi, a cura di Daniela Distefano

15 settembre 2016
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Un uomo di Chiesa e due politici: nasce da quest’incontro di voci, ben modulate, un dialogo che emana profumo di saggezza e urbanità. Trascritto nel 2008, il confronto di idee e pensieri tra insigni personalità –  per esperienza umana e professionale –  si concentra sulle condizioni dell’Italia di oggi, sui valori della vita e della persona, sui traguardi di civiltà e di pace. L’arcivescovo Cosmo Francesco Ruppi è salito in Cielo nel 2011, molte cose sono cambiate sul pianeta anche per gli altri due protagonisti di questo libro che non manca di lambire questioni scottanti e cruciali per il nostro Paese. Si comincia dalla Transizione, la crisi dei partiti, Mani Pulite: tutto ciò era già ben visibile otto anni fa, adesso si è acutizzato.
La gente gira al largo dalla politica e continua ad avere quasi nausea dei politici, convinta che essi siano uniti solo dall’interesse di parte. Ma è così oscuro il palazzo del potere?

<<L’uomo è fallibile: cerco di non dimenticarlo mai>>,

ammette Poli Bortone.
Un cancro per le istituzioni ha invaso i polmoni della loro credibilità, questi interrogativi sono stati affrontati nel 2008, quando il federalismo era il pane che si masticava a pranzo e a cena. Oggi abbiamo compiuto un passo indietro, e siamo sprofondati nella melma dei ripensamenti che non portano mai bene. La caduta del muro di Berlino, la rivoluzione giudiziaria, l’11 Settembre, la questione mediorientale, il fondamentalismo islamico, il terrorismo, l’Oriente (Cina e India entrambe in possesso dell’arma atomica, come Israele e Pakistan) sono processi in movimento da molto tempo. Come affrontarli? Si chiedono i tre interlocutori cercando di individuare, specificare l’uscita dal tunnel della caducità. In cinquant’anni la politica italiana e quella mondiale è totalmente mutata. Uomini come De Gasperi, Togliatti, Nenni, La Malfa, Almirante, Malagodi.. si dice non ci sono più. Tutto è cambiato, tutto è capovolto. Tutto vero? Tutto sbagliato?
Come delineare il futuro? Per Pellegrino, la demagogia si accentuerà col tempo; per Poli Bortone, non esiste un sistema rappresentativo perfetto, ma dovrà essere il più possibile trasparente. Un dato da segnalare è l’esplosione del giudiziario. Sostiene Poli Bortone:

<<Come Paese civile, dobbiamo rifiutarci di cadere nella spirale della sfiducia>>.

Ma non si può cambiare il presente dell’Italia tralasciando grandi questioni che abbracciano il mondo intero, partendo non da lontano ma da vicino, vicinissimo. E poi non solo l’Africa, ma anche l’Asia, molte aree dell’America Latina, vivono ancora nel sottosviluppo: come agire in fretta per colmare questa voragine di sofferenza umana?
Per Pellegrino,

<<le ricchezze del mondo non sono infinite; l’allarme è sulla condizione generale del pianeta>>.

Per Poli Bortone,

<<la presenza di tante culture, etnie e religioni sul nostro territorio pone certo problemi di corretta convivenza: ma, per quanto ci riguarda, noi del Salento, credo che sappiamo da sempre destreggiarci con la comprensione nell’accoglienza>>.

Forse il problema è peggiorato con gli anni morsi dalla crisi globale, i confini del mondo sono diventati terra invasa dal fiume straripato. L’Europa finora ha partorito un topolino come la montagna inconsapevole di aver così recintato la speranza di uscire dal guado non solo economico.

Giovanni Pellegrino è un giurista e politico, ex Presidente della Commissione stragi, amministrativista, ex Presidente della Provincia di Lecce.

Adriana Poli Bortone, per molte legislature parlamentare nazionale ed europeo, docente universitaria di Lingua e Letteratura latina, ex Sindaco della Città di Lecce (in carica dal 1998 al 2007)

Cosmo Francesco Ruppi (1932-2011) è stato Arcivescovo metropolita di Lecce dal 1988 al 2009.

Source: Libro inviato dall’Editore al recensore. Ringraziamo Madre Benedetta.

:: Il volo della famiglia Knitter, Guia Risari, (Bohem editore, 2016) a cura di Viviana Filippini

9 settembre 2016
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Quanti di voi piccoli e grandi lettori avete mai pensato di volare? Credo che almeno una volta nella vita, tutti lo abbiamo immaginato e ne Il volo della famiglia Knitter, il nuovo libro per bambini di Guia Risari edito da Bohem, questo accade davvero ai protagonisti della trama. Al centro della storia c’è la famiglia Knitter composta da papà Knitter, mamma Knitter, figlio 1 Knitter, figlio 2 Knitter, una cane, una gatto e un canarino. Una famiglia tranquilla che ha solo un problema a sopportare il grande caldo della città dove vive. Tutto finisce nel momento in cui il canarino giallo spicca il volo e insegna a volare a tutta la famiglia. All’inizio sembra che i Knitter abbiano serie difficoltà di volo, ma appena avranno appreso dal canarino tutti i trucchetti per librarsi nell’aria, inizieranno a compiere mirabolanti viaggi alla scoperta di mondi nuovi. La storia creata da Guia Risari, arricchita dalle immagini delicate e colorate realizzate da Anna Castagnoli, è avventurosa e insegna ai piccoli lettori quanto sia importante non smettere mai di fantasticare e di stupirsi delle piccole cose che la vita riserva. Volare nel cielo blu con le ali piumate e con le proprie braccia è quello che permette ai protagonisti di questa vicenda di trovare mondi sconosciuti e di continuare a muoversi liberi nell’orizzonte infinito, scoprendo nuove dimensioni naturali, animali, persone, usi e costumi, dei quali non si conosceva l’esistenza. Uno degli aspetti che mi ha incuriosito de Il volo della famiglia Knitter di Guia Risari è il fatto che i personaggi non abbiano nomi propri e non a caso noi li conosciamo come papà e mamma Knitter, figlio 1 e figlio 2. Potrebbe sembrare un dettaglio irrilevante, ma il fatto che i membri della famiglia Knitter non abbiano nomi di persona specifici, dal mio punto di vista rende ancora maggiore il processo di immedesimazione del piccolo lettore con la famiglia creata dalla Risari, facendolo sentire ancora più partecipe e coinvolto nell’emozionante volo sulla ali della fantasia e della vita.

Guia Risari (Milano, 1971) è laureata in Filosofia morale all’Università Statale di Milano. È specializzata in Studi ebraici moderni in Inghilterra e in Letteratura comparata in Francia, dove ha vissuto per qualche tempo e ha collaborato con diverse università francesi. Ha lavorato come educatrice, giornalista e traduttrice. Scrive racconti, libri per bambini, testi teatrali, saggi, testi surrealisti, poesie. Tiene laboratori, conferenze e corsi di scrittura e lettura. Fra i suoi libri si citano: Jean Améry. Il risentimento come morale sul risentimento nella filosofia occidentale (Franco Angeli 2002), vincitore di cinque premi letterari, L’alfabeto dimezzato. Storie di coccodrilli scottati e scimpanzé in piscina (Beisler, 2007), Il cavaliere che pestò la coda al drago (EDT-Giralangolo, 2008), Gli occhiali fantastici (Franco Cosimo Panini, 2010), Il Decamerino (Mondadori, 2015), La porta di Anne (Mondadori, 2016), Il viaggio di Lea (Einaudi Ragazzi, 2016).

Source: libro inviato al recensore dall’autore.

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:: Quando finiscono le ombre, Cristina Rava (Garzanti, 2016) a cura di Elena Romanello

9 settembre 2016
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Torna, nella sua terza avventura, godibile anche se non si sono lette quelle precedenti, il medico legale dell’entroterra ligure Ardelia Spinola, donna non più giovanissima, alle prese con un nuovo amore per l’apicultore Arturo, con i suoi gatti e con i casi che incrocia nel suo lavoro.
Stavolta si occupa della morte di Spartaco Guidi, anziano conosciuto in paese come una persona tranquilla e un po’ solitaria, che un giorno scompare per essere ritrovato morto alcuni mesi dopo in un campo. Ardelia inizia ad indagare, scoprendo il passato non limpido di Spartaco, tornato da poco ad Albenga, suo luogo di origine, dopo anni passati in un ospedale psichiatrico per aver ucciso un suo amico quando era giovane. Il tutto viene complicato dal fatto che la casa di Guidi, non certo una persona ricca, viene messa sottosopra da qualcuno, che forse non aveva gradito il suo ritorno in città e che può essere dietro a quello che è successo.
Ardelia dovrebbe limitarsi a capire le circostanze della morte e da quanto questa è avvenuta, ma il suo intuito da investigatrice la porta ad indagare, tenendo conto che comunque si è trattato di una fine violenta, in contrasto con una vita tranquilla ma con un richiamo a cosa era successo anni prima. Per scoprire cosa è accaduto Ardelia dovrà scavare nel passato ma anche scoprire cosa è successo nel presente, anche perché il suo interesse per il caso può diventare molto pericoloso.
Una storia avvincente, con al centro un’eroina moderna, una professionista reale e non una specie di wonderwoman che scopre subito tutta la verità, interessata a capire il come e il perché di un fatto che l’ha coinvolta personalmente, tra passato e presente, perché per lei i morti che arrivano sul suo tavolo per l’autopsia non sono semplici cadaveri inanimati, ma hanno tutti una storia da raccontare, verità da svelare e forse anche una giustizia da essere portata a termine.
Ardelia è una delle due protagoniste del romanzo, con la sua dedizione e il suo carattere un po’ fuori dalle righe, tra lavoro e ricerca di una dimensione personale. L’altra protagonista è la Liguria, fuori stagione rispetto alle estati da cartolina che in tanti ricordano, magari per esserci stati da bambini, ma non per questo meno affascinante. Tra luoghi di mare come Albenga e l’entroterra scosceso e molto contadino, da cui provengono varie eccellenze gastronomiche famose in tutto il mondo, si scoprono lati poco noti di una regione che si divide tra mare e montagna, tra marinai e contadini, e che risulta perfetta come sfondo anche per un giallo, dove è il presente, che non riesce a fare a meno e a superare il passato, a fare più paura.

Cristina Rava, classe 1958, è nata e vive ad Albenga, sulla Riviera di Ponente, dove sono ambientati i suoi libri. Dopo aver iniziato gli studi in medicina ha fatto tutt’altro, lavorando nel settore dell’abbigliamento e successivamente in campagna, ma sempre con la scrittura come efficace salvagente per galleggiare nella vita. Già autrice di due raccolte di racconti e di una memoria storica, tutte legate al territorio ligure, dal 2007 ha intrapreso la via del noir con cinque romanzi. Con Garzanti ha già pubblicato Un mare di silenzio con protagonista il medico legale «molto speciale» Ardelia Spinola.

Source: libro inviato dall’ editore al recensore, ringraziamo Francesca dell’Ufficio Stampa Garzanti.

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:: Avevamo ragione noi – Storie di ragazzi a Genova 2001, Domenico Mungo (Eris, 2016) a cura di Elena Romanello

8 settembre 2016
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Sono passati quindici anni dal G8 di Genova: per molti è uno dei tanti ricordi sbiaditi dei telegiornali, poco prima che le Torri Gemelle crollassero, altri erano troppo giovani all’epoca per ricordarselo se non attraverso forse qualche discorso dei grandi, altri ancora ricordano quei giorni come uno spartiacque tragico e il prologo di una società in cui gli esseri umani hanno contato sempre meno di fronte agli interessi e ai profitti delle multinazionali.
Per ricordare quei giorni, Eris edizioni,che già si è fatta conoscere per le sue graphic novel di qualità, propone questo libro sottile come pagine ma forte nei contenuti, con storie raccolte da Domenico Mungo e le illustrazioni di Paolo Castaldi, che racconta quei giorni concitati a ritroso, dalla macelleria della scuola Diaz al corteo festoso e ignaro del primo giorno.
Nelle pagine del libro rivivono le voci di tante persone, di un ragazzo che sta riprendendo gli scontri con la telecamera per documentare e che viene preso a manganellate dalle forze dell’ordine, di un altro giovane che urla lanciando pietre contro un blindato sotto i lacrimogeni, di un’infermiera che assiste impotente alla mattanza nelle celle di Bolzaneto, dopo che era andata a Genova per quello che per lei era un semplice lavoro di assistenza di routine, un manifestante giapponese che viene attaccato, un reporter inglese imprigionato e picchiato con tanto di strascichi giudiziari.
Sono storie vere, raccontate come un romanzo ma con la veridicità dei fatti, in un libro che riprende il genere, poco praticato ultimamente almeno in Italia, del giornalismo di inchiesta, per raccontare quella che è stata e resta una vergogna da non dimenticare, iniziata come una manifestazione alternativa ad un modello che si voleva contestare e finita con quella che è stata definita la più grave sospensione dei diritti civili in un Paese occidentale dopo la Seconda guerra mondiale.
Un libro da leggere indubbiamente per chi ricorda quei giorni con precisione, magari perché era a Genova o perché aveva lì cari amici e parenti, come alcuni genitori che seguirono in diretta cosa stava accadendo ai propri figli. Ma un libro anche da leggere per chi era troppo giovane all’epoca dei fatti, nell’ottica di una preservazione della memoria che ormai deve comprendere tutto, non solo i fatti della Seconda guerra mondiale, ma anche quello che è successo dopo, fino ad oggi, tra terrorismo, mafia e attacchi ai diritti. E soprattutto un libro da leggere per chi c’era e se ne è dimenticato, magari perché troppo preso da altre cose o perché ha sottovalutato quello che stava accadendo come l’ennesimo casino provocato da quei tizi dei centri sociali che già bloccano le città e non mi fanno trovare parcheggio con i loro cortei. Perché purtroppo problemi come la precarietà lavorativa e la distruzione del welfare sono cominciati proprio lì, e solo capendo e ragionando si può pensare a come reagire.

Domenico Mungo, nato nel 1971, è ricercatore di Storia contemporanea all’Università di Torino, giornalista e scrittore. Nei suoi scritti ha parlato di controculture, fatti scomodi, movimenti alternativi. Era a Genova a manifestare e il libro parte anche dalla sua esperienza personale e da quella dei suoi amici.

Source: libro inviato dall’ editore al recensore, ringraziamo Gabriele dell’Ufficio Stampa Eris.

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:: Il piccolo albergo della felicità, Lucy Dillon (Garzanti, 2016), a cura di Elena Romanello

8 settembre 2016
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Dopo una serie di problemi lavorativi che li hanno costretti a ridimensionare tenore di vita e aspettative, Libby e suo marito si sono trasferiti a Longhampton, nella campagna inglese, per gestire e rinnovare il piccolo albergo ricoperto di edera della suocera, che a questo punto può essere una chanche, forse l’unica, per ricostruirsi un futuro.
I problemi non sono pochi, a cominciare dal dover adeguare e ristrutturare l’albergo per le esigenze del pubblico del XXI secolo, peccato che manchino i soldi e quindi occorre fare i salti mortali per ristrutturare e vivere. Libby non è contenta della sua nuova sistemazione, dove c’è anche Bob, il cane della suocera, sempre tra i piedi: all’inizio la protagonista, non molto avvezza agli animali, ha poca simpatia per lui, ma poi scopre che l’animale ha la dote di far ritrovare il sorriso alle persone, e infatti è impegnato nella pet therapy nell’ospedale locale. Pian piano Libby si affeziona a questo buffo e tenero ospite, ma poi accade qualcosa.
Un giorno, davanti all’albergo, una giovane donna viene investita da un’auto e perde la memoria: non ha con sé documenti, solo un foglio con l’indirizzo del posto, e Libby si sente responsabile, accogliendola come ospite tra ristrutturazioni e squadre di operai che vanno e vengono a seconda dei fondi. Bob corre in soccorso anche della nuova ospite, che pian piano riacquista la memoria, anche se rimangono dei buchi. Un giorno arriva un uomo che si presenta come il fidanzato dell’ospite di Libby, ma a Bob non piace a naso e Libby decide di fidarsi di lui.
Lucy Dillon riprende in mano i suoi cavalli di battaglia, le storie al femminile nella campagna inglese e l’amore per i cani, raccontando una storia in cui non manca un mistero da risolvere (in Inghilterra tra l’altro non è obbligatorio andare in giro con i documenti, per cui cose come queste possono capitare) ma dove si parla soprattutto di nuovi inizi e di nuove cose da scoprire, argomenti che piacciono sempre, oggi più che mai. Un libro lieve ma che parla anche di cose importanti, come i maltrattamenti in famiglia e la crisi economica, dove gli umani sono importanti, ma dove il grande mattatore resta Bob, musetto canino capace di dispensare affetto e gioia e di saper indicare nuovi orizzonti e prospettive di vita.

Lucy Dillon, inglese, divide la sua vita fra Londra e la Wye Valley, dove ama passeggiare con i suoi basset hound Violet e Bonham. Con Garzanti ha pubblicato con successo anche Lezioni di ballo, Il rifugio dei cuori solitari, La libreria degli amori inattesi, Quando nascono i desideri, Piccoli passi di felicità.

Source: libro inviato dall’ editore al recensore, ringraziamo Francesca dell’Ufficio Stampa Garzanti.

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:: Cento passi ancora. Peppino Impastato, i compagni, Felicia, l’inchiesta, Salvo Vitale (Rubbettino, 2014), a cura di Daniela Distefano

7 settembre 2016
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Il suo lavoro più noto è “Nel cuore dei coralli” (Rubbettino 1996), una biografia su Peppino Impastato, alla quale si è ispirata la sceneggiatura del film “I cento passi”(il libro è stato ripubblicato in una nuova edizione del 2008 con il titolo “Peppino impastato. Una vita contro la mafia”); due anni fa è stato pubblicato, sempre dalla casa editrice Rubbettino, un suo diario che ripercorre ventidue anni di lotta.
Parliamo di Salvo Vitale, testimone d’eccezione di un martirio registrato senza concessioni ad uno svenevole stile letterario.
In una forma asciutta e senza fronzoli, viene rivissuto il momento della sofferenza dopo il tragico rinvenimento del corpo di Peppino Impastato. I successivi eventi sono pagine aderenti ad un copione già troppe volte visto in Sicilia: il depistaggio delle indagini, la controinchiesta dei compagni, il processo, la vita di Radio Aut, la lunga notte di Felicia, la sua inestinguibile sete di giustizia.
Ma chi era veramente Peppino Impastato?
Era nato a Cinisi, un piccolo paese vicino Palermo, andò via di casa cacciato dal padre, e forte della sua formazione comunista avviò un’attività politico-culturale contro il silenzio e le infiltrazioni mafiose. Dalla protesta in piazza ai giornaletti volanti, alle improvvisate manifestazioni, il giovane arrivò all’uso politico di una radio libera autofinanziata, Radio Aut: è da qui che partirono i nomi e cognomi innominabili e ignominiosi.
Messo alle spalle al muro, il boss Tano Badalamenti per ritorsione lo fece uccidere. Il 9 maggio 1978 a Cinisi venne ritrovato il cadavere di Peppino: la fine di una vita e l’inizio di quella eterna.
Forse la mafia finirà per affogare da sola, forse è finita quella più eclatante delle stragi spettacolari, forse rinascerà più pervasiva, di certo non potrà mai cancellare il Male che ha attivato in tutto il mondo partendo molto spesso da piccoli paesi siciliani dove il tempo balbetta e le ore incespicano.
Non importa se tutto ancora tace, nonostante i social, le connessioni, la modernità, qui si vive per far morire la speranza. La Sicilia si vuole rialzare, ma è troppo imponente il giogo criminale che la tiene al guinzaglio, e se c’è crisi ovunque, qui non c’è mai stata la coscienza di cives dediti alla collettività.
E’ la civiltà (che manca), bellezza!
Cinisi ha creduto al briciolo del Cielo, poi il Diavolo l’ha fatto sgretolare, ma

<< Con le idee e il coraggio di Peppino noi continuiamo>>.

Nota: la prefazione è affidata a Marco Tullio Giordana

Salvo Vitale è nato a Cinisi, ha insegnato Filosofia e Storia nei licei sino al 2003, ha organizzato con Peppino Impastato alcune iniziative continuandone l’attività dopo la sua morte. Collabora con << Antimafia Duemila>> e con altri giornali, riviste e blog. Si occupa di educazione alla legalità, di educazione antimafia nelle scuole, cura il sito http://www.peppinoimpastato.com e lavora, come collaboratore esterno, nell’emittente Telejato.

Source: libro inviato dall’Editore al recensore. Ringraziamo Antonio dell’Ufficio Stampa Rubbettino.

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:: Lancio Blogathon: i classici della letteratura

6 settembre 2016

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Tema scelto per questo Blogathon di settembre: i classici della letteratura mondiale. Ogni blog che aderirà, (potrete segnalare l’adesione qui sotto nei commenti), sceglierà un romanzo che l’ha particolarmente colpito o influenzato e condividerà le sue riflessioni con voi lettori. Il giorno di uscita degli articoli sarà in contemporanea il 30 settembre. Questo è il terzo Blogathon a cui partecipo, il secondo che lancio, per chi volesse maggiori informazioni sulle sue modalità, ecco un breve riassunto.

Un blogathon è una maratona di blog, che seguendo un tema scelto vede la pubblicazione in un dato giorno di tutti i post dei blog partecipanti. Quasi un blogtour, insomma, ma più esteso. Più blog partecipano e più la maratona ha successo.

 

Le regole:

  • Ogni blogger può scrivere un articolo in cui parla del romanzo che maggiormente l’ha colpito tra i classici della letteratura mondiale. Sono compresi i libri fino a tutto il ‘900.
  • Ogni blogger è invitato a parlare di un libro diverso.
  • Nel post che si pubblicherà sarà inserito un link a questo post di lancio.
  • Il Blogathon avrà luogo il 30 Settembre. Ogni blogger posterà il suo articolo in quella data.
  • Siete ancora in tempo a partecipare, lasciate un commento con il nome del vostro blog, l’url e libro scelto, sarete aggiunti nel nostro elenco. Più siamo insomma e più sarà divertente. Se volete maggiori informazioni potete contattarmi al mio recapito email: liberidiscrivere@gmail.com.

 

Roster con l’elenco dei blog partecipanti, in rigoroso ordine alfabetico:

L. Cassie – Blog: L’alchimista, Paulo Coelho

Liberi di scrivere: La signora delle Camelie, Alexandre Dumas figlio

Milioni di particelle: Incompreso di Florence Montgomery

Otiumentis: Il processo, Kafka

Over the hill and far away: Sulla strada, Kerouac

Questione di Libri: Lo straniero, Albert Camus

Strategie evolutive: Il Circolo Pickwick, Charles Dickens

:: Bookteen – Un’ intervista con Anna Maria D’Ambrosio, a cura di Lucrezia Romussi

6 settembre 2016

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Qualche mese fa, ho avuto l’opportunità di incontrare la scrittrice Anna Maria D’Ambrosio, la quale nata a Novara si laurea in Pedagogia presso l’Università di Torino. Nel 2011 vince il Premio Rhegium Julii per l’inedito di poesia con la raccolta “Costretti a calpestare l’erba”, finalista al concorso Manzoni 2013. Con la casa editrice Interlinea pubblica il libro d’esordio, la raccolta poetica “Di fiori e di foglie” nel 2013, con il quale ha conseguito il primo premio del Giovane Holden Edizioni 2015 e la competizione letteraria Kafka 2015. Anna Maria D’Ambrosio gentilmente ha risposto alle mie domande.

Cosa rappresenta per lei la scrittura?

Per me la scrittura è un modo di vivere: guardare la realtà in maniera indiretta, rielaborarla e restituirla nella scrittura, secondo il mio punto di vista. La rielaborazione prevede un passaggio profondo per cui i dati esteriori perdono peso, mentre prevalgono quelli interiori e cioè i sentimenti, gli stati d’animo, le osservazioni, le riflessioni, i pensieri.

Qual è il suo genere letterario preferito?

Il mio genere letterario preferito è la poesia perché parla per immagini, usa la metafora, ricorre a un linguaggio interiore per esprimere ciò che solitamente nel quotidiano non si dice. Amo tanti poeti, senz’altro: Rainer Maria Rilke, Cesare Pavese, Emily Dickinson, Eugenio Montale…

In quale momento della sua vita ha compreso che nella sua vita che come lavoro avrebbe la scrittrice?

Già dall’adolescenza mi sono sentita portata alla scrittura, ma non individuo un momento in cui ho compreso che mi sarei dedicata completamente alla scrittura. Ciò è avvenuto molto gradualmente e, purtroppo, con lunghi periodi di stasi.

Potrebbe, per favore, descrivere brevemente la trama del suo ultimo libro ‘’Devi solo cadere con me’’?

“Devi solo cadere con me” è un romanzo di formazione, in cui ho principalmente espresso, attribuendolo alla protagonista, il disperato bisogno di essere se stessi, la ricerca della propria identità nonostante tutto, il desiderio di avere un nome vero corrispondente a quello che si è interiormente, senza scissioni, senza sdoppiamenti. In breve, Alina scappa dal suo compagno, che ha accumulato debiti di gioco, a causa della dipendenza dalle slot machine, e prova a voltare pagina e a ricominciare da sola una nuova vita. Durante la fuga ripensa al passato e ricompone la sua vita girovaga…

A cosa si è ispirata per scrivere tale opera? A un fatto realmente accaduto?

Per scrivere quest’opera mi sono ispirata a un gruppo di girovaghi, che ho incontrato casualmente durante una vacanza al mare. Nel gruppo era presente una bambina; notando in lei molti segni di trascuratezza, io ho pensato alle sue difficoltà, allo svantaggio di nascere e vivere in una determinata condizione. Mi sono immedesimata in lei: ne è scaturita la mia Alina, una bambina che della danzatrice aveva il fisico e la postura, non lo studio, non la disciplina.

Pensa che ‘’Devi solo cadere con me’’ sia un testo adatto alla lettura di ragazzi giovani?

Il romanzo “Devi solo cadere con me” è un testo adatto ai giovani, anzi mi sentirei di consigliarlo proprio agli adolescenti. Infatti, chi meglio di un adolescente può capire lo smarrimento che si prova davanti alla propria vita, bellissima sì, ma tutta da definire? La noia, il rischiosissimo senso del vuoto nascono dal disagio di dover rispondere a se stessi, come per la prima volta succede proprio nell’adolescenza.

:: Il metodo della fenice, di Antonio Fusco (Giunti, 2016) a cura di Federica Belleri

6 settembre 2016
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Valdenza, novembre piovoso e freddo. Il cadavere di una bellissima ragazza viene ritrovato sotto al ponte di Campanelle. Polpacci e piedi carbonizzati. La testa avvolta in un sacchetto di plastica. Un altro cadavere, questa volta di un giovane, giace nella sua auto, nel lago di Galleti.
Il commissario Tommaso Casabona dorme ormai da giorni negli alloggi della questura. I suoi problemi familiari sembrano irrisolvibili e ha bisogno di stare solo. Malinconia e tristezza fanno parte del suo quotidiano.
Una telefonata anonima dà inizio alla vicenda. A chi appartengono questi due corpi?
Il caso sembra seguire una pista precisa e si conclude abbastanza in fretta. Troppo semplice. Troppo poco tempo. Qualcosa non torna. Casabona non ci sta e affronta l’indagine da un altro punto di vista. Perché esiste spesso un’altra angolazione. Per esempio, entrando in una piccola casa di produzione, si scoprono filmini porno amatoriali, che vedono protagoniste coppie rispettabili ma annoiate, in cerca di piacere travolgente. Oppure, parlando con una dottoressa psicoterapeuta cognitiva, si può osservare una persona in stato quasi catatonico a causa di un evento traumatico, seduta nella propria stanza, all’interno di un reparto psichiatrico. O ancora, si fatica ad entrare in una particolare comunità, all’apparenza votata alle adozioni di ragazzi rimasti soli e in grave disagio. È davvero così o è solo una folta siepe che cela orrori?
La scientifica rileva, analizza e determina. Riconosce responsabilità e coincidenze che hanno dell’assurdo e costringe il commissario a scavare, fino al 1969. L’indagine si complica. Casabona è perplesso, ma non molla. Comincia a risultare scomodo perché si sta facendo notare troppo. Da chi?
Il metodo della fenice. Un percorso investigativo descritto nei particolari e assolutamente comprensibile. Una storia dove la vita vera desidera spiccare il volo. Dove a nessuno spetta la decisione di uccidere, nemmeno per un delirio di immortalità e di potenza. Nessuno rinasce, non come ha fatto la fenice. Sofferenza, avidità, isolamento, paura, plagio, violenza. Tutto si mescola. Casabona troverà il modo di fermarsi al momento giusto, cercando di riprendere in mano la propria vita, cercando forse un nuovo inizio. Affrontando una risoluzione carica di amarezza e sconforto. Ottimo noir. Consigliato. Buona lettura.

Antonio Fusco è nato a Napoli nel 1964, è funzionario nella Polizia di Stato e criminologo forense. Dal 2000 si occupa di indagini di polizia giudiziaria in Toscana. Ogni giorno ha il suo male, suo romanzo di esordio, è stato accolto da un grande successo di pubblico e di critica, ottenendo il Premio Scrittore Toscano (Menzione speciale gialli e noir) e il Premio Garfagnana in Giallo 2014. Nel 2015, sempre per Giunti, è uscito La pietà dell’acqua, seconda indagine del commissario Casabona, inserito come miglior libro giallo dell’anno nella clas­sifica Best 2015 stilata da iTunes. Il metodo della fenice è il terzo capitolo della serie, pubblicato nel 2016.

Source: acquisto in libreria del recensore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Basilicò, Giulio Macaione, (Bao publishing, 2016) a cura di Viviana Filippini

5 settembre 2016
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Giovanni, Agata, Diego Maria, Rosalia e Santo, sono i quattro fratelli protagonisti della graphic novel Basilicò di Giulio Macaione edita da bao publishing. Tutti i ragazzi si trovano catapultati a casa della madre non però per festeggiare il compleanno della donna come avevano in previsione, ma per la sua morte improvvisa. Il libro a disegni di Macaione parte da un fatto drammatico per ricostruire la vita di questa famiglia dove la madre, Maria, ad un certo punto si troverà da sola a crescere tutti i figli. La storia per immagini è un viaggio alternato tra presente drammatico dei ragazzi, che devo confrontarsi con l’improvvisa scomparsa dalla congiunta e il passato fatto da flashback molto utili a lettore per comprendere delle verità non del tutto chiare per i ragazzi. O meglio, chi legge il libro le conosce subito, mentre i protagonisti della vicenda le apprenderanno piano piano e questo stravolgerà per sempre l’immagine che avevano della madre e quella del padre. I frammenti dell’esistenza della famiglia di Maria sono intervallati da sfiziose ricette di cucina, corredate da un unico e solo ingrediente segreto, che evidenziano quanto per la donna sia importante mantenere viva la tradizione culinaria siciliana. Leggendo Basilicò si scopre come la vita di Maria non si stata facile, anzi la donna ha sempre combattuto e lottato per dare ai propri figli il giusto benessere e valori importanti e solidi attraverso i quali costruire le proprie vite. In realtà più ci si addentra nella storia, più ci si accorge di come le esistenze di Giovanni, Agata, Diego Maria, Rosalia e Santo siano molto complesse e pure in conflitto con quello che la madre ha insegnato loro. Giovanni ha sposato una donna che pensa più all’apparire e all’essere; Agata lavora precariamente in un call center ed è convinta che prima o poi (ad un certo punto sembrerà sempre poi) i suoi quadri avranno successo. Diego Maria passa da un fidanzato all’altro; Rosalia ha sposato un medico, ma non esita a farsi un amante e Santo, il più piccolo, fa il giornalista giramondo. Esistenze sull’orlo della crisi che entrano in conflitto costante tra loro e con la madre, Maria sottolinea questo stato di profonda precarietà che le caratterizza. La mamma punzecchia in modo continuo i figli, non lo fa con cattiveria, ma questo suo modo di fare, che vorrebbe per portare i figli a riflettere sulla loro vita, non fa altro che infastidirli e creare conflitti con lei e pure tra di loro. Ad un certo punto i ragazzi, tutti riuniti attorno alla salma della madre verranno a conoscenza di una dolorosa e impensabile verità, che stravolgerà per sempre l’idea che avevano dei due genitori. Il fumetto di Macaione ha un andamento circolare, nel senso che all’inizio si incontra la morte ed essa torna anche alla fine, con dati e fatti più concreti e corposi per i protagonisti e per i lettori che comprenderanno il senso di tante cose dette e fatte dalla donna. Basilicò di Giulio Macaione è il ritratto di una famiglia dove la cucina è il collante tra le parti e le sue immagini mettono in evidenza quanto a volte il mentire non sia da interpretare come un atto di meschinità, ma piuttosto è lo strumento migliore utilizzato per poter tutelare in modo costante l’ esistenza delle persone amate.

Giulio Macaione è nato a Catania nel1983, è cresciuto a Palermo e vive a Bologna dove si è diplomato all’Accademia delle Belle arti. Nel 2005 ha debuttato con il corto Mortén, vincitore del concorso “Otto tavole per Mondo Naif” indetto da Kappa Edizioni. Sempre con Kappa, pubblica i romanzi grafici The Fag Hag e Innamorarsi a Milano, entrambi su testi di Massimo De Giovanni. Con Comma 22 pubblica Ofelia, tradotto anche in Francia da Edithion Physalis. Con Renbooks pubblica I colori del vicino e sta lavorando al prossimo fumetto Alice from dream to dream, ambientato negli Stati Uniti, dove ha vissuto per un periodo. Il suo blog è giuliomacaione.blogspot.it.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Daniela dell’Ufficio Stampa Bao Publishing.

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