Archivio dell'autore

:: Blogtour – Il collezionista di quadri perduti, Fabio Delizzos (Newton Compton, 2017) – prima tappa

9 gennaio 2017

trh-s

Inizia oggi il blogtour, organizzato da Newton Compton, dedicato al thriller storico Il collezionista di quadri perduti, di Fabio Delizzos, nome conosciuto nel genere, già autore di La setta degli alchimisti, La cattedrale dell’Anticristo, La loggia nera dei veggenti.

Sullo sfondo sontuoso e oscuro del Rinascimento, Il collezionista di quadri perduti, ci porta  a Roma, la Città Eterna, città di papi, artisti, mercenari e assassini. Seguiremo le avventure di Raphael Dardo, agente segreto e mercante d’arte di Cosimo de’ Medici, sulle tracce di un pittore maledetto conosciuto come l’Anonimo. Cosa nasconde? Perchè è così pericoloso cercare di scoprire la sua vera identità? Queste sono alcune domande a cui si cercherà di dare risposta durante la lettura. Il blogtour è composto da cinque tappe, che toccheranno i blog oltre al nostro “Blog Express“, “Penna d’oro” e “GraphoMania” e “Flauto di Pan“. In questa tappa, dopo questa breve introduzione, analizzeremo in dettaglio l’incipit di questo romanzo.

֎ La trama ֎

Roma, maggio, 1555. Raphael Dardo, agente segreto e mercante d’arte di Cosimo de’ Medici, ha una missione da compiere: trafugare opere d’arte che l’Inquisizione ha giudicato eretiche, prima che vengano distrutte. Per questo è nella città eterna, nei giorni in cui si attende con ansia che il conclave elegga un nuovo pontefice. Mentre è di ritorno da uno dei suoi giri a caccia di dipinti, Raphael è costretto ad assistere a una macabra scena: il corpo senza vita di una giovane donna viene ripescato nel Tevere. Il suo bellissimo viso è molto noto in città, perché la ragazza ha posato per diversi pittori famosi. Il Santo Uffizio è convinto che dietro il suo omicidio ci sia la mano di un artista misterioso e inafferrabile, le cui tele sono ritenute opere del diavolo. Nessuno ne conosce il volto, ma tutti lo chiamano l’Anonimo. Fra monasteri e bordelli, osterie e labirinti sotterranei, Raphael Dardo comincia a seguire le tracce del pittore maledetto, incontrando donne diaboliche, artisti folli, collezionisti stravaganti ed eretici satanisti. Ma si troverà ben presto invischiato in un affare molto più pericoloso del previsto. Chi è l’Anonimo? Perché tutti gli danno la caccia?

֎ L’autore ֎

Fabio Delizzos Nato a Torino nel 1969, è cresciuto in Sardegna e vive a Roma. Laureato in Filosofia, creativo pubblicitario, per la Newton Compton ha pubblicato con grande successo e consenso di critica i romanzi La setta degli alchimisti; La cattedrale dell’Anticristo; La stanza segreta del papa; La loggia nera dei veggenti; Il libro segreto del Graal e Il collezionista di quadri perduti. Ha partecipato anche alle antologie di racconti Giallo Natale; Delitti di Capodanno; Sette delitti sotto la neve. Sempre ai vertici delle classifiche di vendita, i suoi romanzi sono stati tradotti in diversi Paesi.

֎ L’incipit ֎

Roma, 18 maggio 1555
Quarto giorno di conclave

A fulgure et tempestate libera nos Domine.
La grande campana oscillava possente stagliandosi contro un
cielo dello stesso colore. Il battaglio colpiva con forza il bronzo
facendo vibrare le frasi che vi erano incise, dando loro voce.
Soli Deo honor et gloria.
Un rintocco per scacciare gli eserciti ostili e tutte le insidie del
demonio, un altro per allontanare il fragore della pioggia di
ghiaccio, un altro ancora contro il turbine degli uragani, l’impeto
delle tormente e dei fulmini e i tuoni minacciosi, per fermare il
vento vorticoso, debellare e vincere gli spiriti delle tempeste e le
potenze dell’aria.
Exaudi Domine vocem popoli tui et libera eum ab omni malo.
Ma il maligno pareva attratto dalle preghiere rivolte a Dio. Come
un cacciatore di supplicanti seguiva le tracce delle sue prede e non
lasciava scampo. Gli uomini avrebbero dovuto tremare in silenzio
e, invece, gridavano ai quattro venti di essere in pericolo e inermi.
Il piede del birro esitò prima di toccare il corpo nudo della donna.
Nessuna reazione.
Provò ancora. Niente.
Si chinò per metterle una mano davanti alla bocca, ve la tenne
alcuni istanti, poi la ritrasse asciutta.
Non respirava. Il barcaiolo che si era tuffato nel fiume per ripescarla
si stava ancora strizzando i vestiti, ma la sua nudità era
coperta dalla ridda di curiosi che gli facevano domande.
«Quando è successo?».
«L’hai vista che si gettava dal ponte?».
«L’hai trovata già morta?».
Lui non rispondeva, e allora gli altri cominciarono a farsi domande
tra loro.
«Qualcuno la conosce?».
«Quanti anni avrà avuto?».
«Sarà il caso di avvisare il bargello?».
Il birro estrasse la spada e la puntò contro il tumulto. «Fate
silenzio!», sbraitò.
Aveva bisogno di calma.
La scena alla quale si era trovato davanti non era facilmente
decifrabile per la sua mente annebbiata dal vino.
Non ricordava neppure per quale motivo si trovasse a passare
dalle parti di San Pietro a quell’ora, con un possente temporale
in arrivo.
Con il sole erano scomparse anche le ombre.
Presto sarebbe giunta la pioggia.

Siamo a Roma, la Città Eterna, nella primavera del 1555. Il conclave è riunito per eleggere il nuovo papa, e le vie oscure e pericolose vicino a San Pietro sono piene di straccioni, mendicanti, birri, e assassini. La scena con cui si apre il romanzo è fosca, caravaggesca. Una grande campana di bronzo suona i suoi rintocchi, tra litanie religiose recitate in latino. Si invoca la protezione di Dio contro i fulmini e le tempeste, consapevoli della propria debolezza di fronte al male. Un birro, poliziotto dell’epoca, rinviene dal Tevere il corpo nudo di una ragazza morta, forse annegata. Una ridda di curiosi lo circonda tra un susseguirsi di domande su chi possa essere la ragazza e sulle modalità della sua morte. Intanto l’aria annuncia un temporale in arrivo, tra il sole che declina e con lui anche le ombre della sera. La natura sembra ostile, il cielo minaccioso, una certa violenza diffusa incute paura e timore nella popolazione, dando al lettore un senso di inquietudine. Dunque c’è una ragazza assassinata, bellissima anche da morta, forse la musa di qualche pittore per cui posava. C’è un birro che inizierà un’ indagine, e più avanti il protagonista che osserva la scena. Chi è l’assassino? perchè ha ucciso la ragazza? sono le domande inespresse, che aggiungono alla scena tensione e drammaticità. Dunque l’autore sceglie di partire da uno snodo cruciale, in mezzo all’azione. Nell’incipit non abbiamo ancora spiegazioni o ipotesi investigative. Tutto è avvolto nel mistero. Le frasi sono brevi, secche, i periodi sincopati, atti a creare una certa urgenza e agganciare il lettore. Il clima è cupo, ci sono le preghiere ma anche la paura scaturita dalle insidie del demonio. Il bene e il male contrapposti. Interessante la scelta dell’autore di richiamarsi all’arte pittorica, accennavo prima caravaggesca, con la drammaticità dei toni scuri illuminati da brevi sprazzi di luce. Abbiamo una scena corale, una folla che si accalca intorno al cadavere di una ragazza morta, tipica dei quadri dell’epoca. L’autore non dà grandi indicazioni, non dice ancora il nome della ragazza, scopriremo che è molto noto a Roma, per ora sappiamo solo che il poliziotto ha la mente annebbiata dal vino e si fa le stesse domande della folla, che tenta di contenere anche sguainando una spada.

֎ I blog partecipanti e le tappe ֎

unnamed

:: Un’ intervista con Alessandro Girola

5 gennaio 2017

greAlessandro, grazie per aver accettato la mia intervista. Racconta ai nostri lettori qualcosa di te. Chi è Alessandro Girola?

– Sono un milanese, classe ’75, a cui piace viaggiare e far viaggiare con la fantasia. Da qui il mio impegno come blogger, come autore e – uso una definizione forte – come divulgatore del fantastico. Nella vita di tutti i giorni mi occupo di tutt’altro ma, come sanno i miei lettori, il mio fine ultimo è quello di campare di scrittura. Dovessi farcela anche a 70 anni già compiuti, sarebbe comunque una soddisfazione.

Come è nato il tuo interesse per la scrittura e la letteratura in genere?

– Mi è sempre piaciuto pensare che la mia passione per la letteratura (per la lettura) sia nata grazie ai miei genitori che, pur essendo di umili origini, hanno iniziato a regalarmi libri fin da ragazzino. L’amore tra me e le “storie di carta” è sbocciato subito.
L’interesse per la scrittura l’ho maturato più in là nel tempo. Non da un desiderio di realizzazione o di auto-psicanalisi, bensì dalla volontà di raccontare delle belle storie, in grado di far esclamare ai miei potenziali lettori un bel “wow!” entusiasta.

Sei forse il più conosciuto, sicuramente il più attivo scrittore indie italiano, come è nata la tua carriera nell’editoria indipendente?

– Da un rigetto per l’elefantiaca lentezza dell’editoria tradizionale italiana. I tempi per attendere una risposta sono lunghissimi, e spesso questa risposta nemmeno c’è, né positiva né negativa. Io odio i tempi morti, le attese, le lungaggini. Questo è stato il primo fattore che mi ha spinto verso l’autopubblicazione. Tutto il resto, compreso il rigetto per certi giochetti poco puliti che caratterizzano l’editoria italiana, è venuto dopo. Tuttavia, ancora oggi, il maggior pregio che trovo nella mia condizione di autore indie è proprio quello riguardante la gestione dei tempi.

Un autore indie si occupa di tutto: dalla copertina all’editing, passando anche alle varie fasi della promozione. Alcuni si chiedono chi te lo fa fare. Non sarebbe più semplice affidare tutte queste fasi “tecniche” a un editore e pensare solo a scrivere? Domanda provocatoria che in realtà vuole chiederti se l’indipendenza ha un prezzo, in cambio cosa offre?

– Io in realtà da diversi anni mi servo di molti collaboratori esterni: editor, grafici, testimonial promozionali, in passato anche di impaginatori. Non sono quindi un solitario pasticcione che si illude di fare tutto da solo, bensì un autore che paga le competenze altrui per pubblicare ebook e libri nel modo e nelle tempistiche che preferisco.

Per un autore che si autoproduce, e all’estero è una strada percorsa anche da autori importanti, penso a Lawrence Block, la maggiore difficoltà è la promozione. Come ti muovi in questo campo?

– Ho studiato 🙂 Intendo dire che ho letto almeno una trentina di manuali che si occupano di promozione e di pubblicità. Da ciascuno di essi ho tratto qualche spunto utile. Per esempio ho imparato a gestire le promozioni che offre il portale Amazon, ho ingaggiano testimonial esterni per fare pubblicità ai miei ebook, eccetera eccetera. Di certo la cosa peggiore da fare è affidarsi allo spam cieco e selvaggio che, lo affermo senza paura di smentite, non serve a far vendere nemmeno una copia.

Oltre che scrittore sei anche blogger del seguitissimo Plutonia experiment. Al giorno d’oggi coi i social sempre più invasivi, gli youtuber che spopolano, fare il blogger dà ancora soddisfazioni?

– No. Il mondo del blogging è cambiato radicalmente. Il blog, come strumento, è sempre indispensabile per uno scrittore, ma è meno incisivo. La gente tende a cazzeggiare (si può dire “cazzeggiare”?) sui social media, piuttosto che leggere articoli lunghi e documentati. Quindi ho ridotto i ritmi di pubblicazione, concentrandomi su argomenti che mi stanno veramente a cuore, e sulle informazioni riguardanti gli work in progress. Per tutto il resto mi affido anch’io ai miei canali social.

Quali sono i generi letterari che maggiormente pratichi, quali ti danno un maggior riscontro anche a livello di vendite?

– Io sono orgogliosamente un autore del fantastico. Scrivo al 90% per intrattenere (e la ritengo una nobile arte). Nel restante 10% potete trovare impegno “sociale”, messaggi da veicolare, pensieri che mi appartengono. Ma si tratta comunque di concetti ben nascosti in storie di mostri, d’avventura, d’azione.
Ho testato molti sottogeneri del fantastico, dall’horror allo steampunk, dallo sword and sorcery alla fantascienza supereroistica. A livello di vendite sono sempre molto soddisfatto dal rendimento delle mie novelette horror, così come dai romanzi e dai racconti che trattano di kaiju (mostri giganti in stile Godzilla, tanto per capirci).

Quali sono i tuoi maestri letterari quelli che sono per te una continua fonte di ispirazione?

– Sarò banale, ma l’unico, primo, grande maestro che reputo tale (soggettivamente parlando) è H.P. Lovecraft. Ho poi molte fonti di ispirazione: Dan Simmons, Brian Keene, James Lovegrove, per citare tre autori ancora in attività. Tra i grandi del passato non posso non nominare Richard Matheson, James Herbert e John Christopher. Per quel che riguarda il fantasy ho grande stima per Tolkien e Howard, ma il mio “maestro” è forse Michael Moorcock, anche se, per assurdo, ho letto meno del 50% delle cose che ha scritto.

Tu sei praticamente uno degli autori indie più venduto. Un punto di riferimento anche per i più giovani che solo da poco si affacciano all’autopubblicazione. Senza entrare nei dettagli, ma sono certa che è una domanda che tutti vorrebbero farti, quanto vendi? o meglio i tuoi guadagni sono sufficienti a bilanciare le spese per copertine, editing, promozione?

– Ti rispondo in modo abbastanza preciso, tanto non ho nulla da nascondere. Un mio ebook “di successo” (ovvero presente nella top 10 del genere in cui viene catalogato) vende circa 60-70 copie nei primi due mesi di pubblicazione, la metà nel terzo, e via via a diminuire. Diciamo che una stima veritiera, per un ebook di discreto successo, si attesta sulle 300 copie vendute in un anno. Ci sono poi le eccezioni in positivo, così come quelle in negativo.
Rientro quasi sempre nelle spese di produzione e, nei mesi in cui le cose girano bene, porto a casa anche qualche guadagno interessante. Nulla di lontanamente paragonabile a un normale salario mensile di tipo impiegatizio (tanto per fare un termine di paragone).
Ma le cifre, in Italia, se si è scrittori del fantastico, sono queste.

Il tuo rapporto con la critica letteraria è un rapporto conflittuale o pacifico?

– Neutro. Mi fanno piacere i complimenti, non lo nego, ma non vado a cercarli. Spesso non controllo la presenza di nuove recensioni ai miei ebook per mesi e mesi.
Le critiche sono ben accette quando sono formulate con garbo e se non si basano su pregiudizi (quelli che partono con un giudizio massimo pari al classico 6 scolastico, solo perché sono un autore indie, li reputo dei cretini).

Ci sono errori che hai commesso nella tua carriera che adesso, grazie all’esperienza, non rifaresti più?

– Un solo errore: essere stato molto polemico, soprattutto quando mi è capitato di vedere strani giochetti editoriali molto vicini al concetto di truffa. Purtroppo fare polemica su queste cose non mi ha mai portato granché, se non l’iscrizione a diverse liste nere 🙂 Lo rifarei? Probabilmente no, anche perché polemizzare è stressante e porta via energie e tempo.

Il self-publishing è una attività relativamente recente, esplosa con Amazon che ha dato la possibilità ad autori esordienti o semiesordienti di confrontarsi con un mercato ipoteticamente sconfinato. Un’occasione anche solo una decina d’anni fa impensabile. Cosa funziona e cosa no? Cosa può essere ancora migliorato?

– Questa domanda richiederebbe una risposta di almeno un migliaio di parole. Cercherò, al contrario, di essere molto stringato. Funziona: la libertà creativa, lo svincolarsi dai mercati di riferimento dell’editoria classica. Cosa non funziona: tutti i beoti dotati di un computer si sentono improvvisamente scrittori, e saturano Amazon di ebook scritti malissimo, spesso senza editing, senza storia, senza nulla. Questo è un grande male, perché il mercato viene saturato di roba orrenda, che allontana i lettori meno convinti e meno curiosi.
Io confido sempre nella selezione naturale.

Che ruolo pensi svolgano i forum, i blog, i siti specializzati nel successo di un autore indie? Orientano e calamitano davvero le vendite?

– I siti specializzati che parlano del fantastico, in Italia, sono pochi. Quelli più grandi sono house organ che fingono soltanto di essere indipendenti, ma che in realtà fanno pubblicità occulta alle case editrici che li finanziano. Quelli piccoli svolgono un’opera meritoria di divulgazione e di resistenza, ma faticano terribilmente ad allargare il pubblico di riferimento. Idem per i blog e per i forum. Quando riusciremo a uscire dallo stagno e ad attirare nuovi lettori potremo – forse – avere una rinascita del mercato del fantastico, con tutto ciò che ne deriverebbe (investimenti, sponsor, visibilità… soldi).

Su Amazon vendono tanto gli autori che si orientano in un tipo di narrativa per adulti, con copertine suggestive, contenuti anche sessualmente espliciti. Tu invece ti occupi di fantastico, horror, e nonostante questo hai avuto successo. Perché non hai scelto la strada più facile? Cosa pensi dei colleghi che seguono le mode prima che una reale propensione personale ai generi?

– Forse ti stupirò, ma non ne penso male. Ciascuno scrive ciò che più gli piace, o che più ritiene vendibile. Io rispetto anche gli scrittori che pubblicano pornografia (“erotismo” è un termine ipocrita) e ultimamente ho rivalutato molto le scrittrici di paranormal romance.
La determinante per me è soltanto una: scrivere bene.
Perché sì, si possono scrivere anche racconti erotici interessanti, anche se non è un genere di cui sono appassionato.
I veri cialtroni sono quelli che pensano di essere bravi, ma che in realtà sono dei caproni analfabeti, che però truccano le vendite per essere sempre in top 10.

Quali sono le doti che deve possedere un autore indie? Come affronti e gestisci le critiche? Ti è mai capitato di sentirti scoraggiato, pronto a dire ora smetto?

– Le doti che deve possedere un autore indie? Coraggio, resistenza, vitalità e onestà (quest’ultima è opzionale :D) Sulle critiche credo di averti già risposto in precedenza Riguardo allo scoraggiamento, sì, mi capita. Così come la voglia di smettere, che torna almeno un paio di volte all’anno. Poi, fortunatamente, passa.

Quale sarà il futuro dell’autopubblicazione?

– Come ho già detto, credo nella selezione naturale. Ci sarà una parziale scrematura, ma su tempi molto lunghi. Ancora per qualche anno saremo sommersi di ebook indie, alcuni molto buoni, altri terribili.

Cosa stai leggendo, in questo periodo?

Guiscardi senza Gloria, di Mauro Longo (Acheron Books) e Il Manuale del Cattivo, di Francesco Dimitri (Ultra).

Per concludere, la fatidica domanda. A cosa stai lavorando?

– Al terzo racconto autoconclusivo della mia collana narrativa Kaijumachia. Titolo provvisorio: Il Sussurro della Sfinge.

:: Il maestro delle ombre, Donato Carrisi, (Longanesi, 2016) a cura di Federica Belleri

4 gennaio 2017
maes

Clicca sulla cover per l’acquisto

Piove senza sosta su Roma e il Tevere fa paura. Viene programmato un black out. La città non è mai stata al buio, lo intimava anche Leone X nella sua bolla papale. Perché questo ritorno alle origini, all’uomo privato di ogni comodità? Ventiquattro ore anomale, che spaventano. Perché l’ignoto può arrivare da ogni dove. La luce è sicura, consente di orientarsi e di prevedere il pericolo. Il buio no. Il buio nasconde, inganna, illude. Modifica dimensioni e sensazioni. Un pugno di ore per distruggere la capitale della storia e della cultura. Un pugno di ore per morire annegati o vittime di un’aggressione. Come se fosse “the day after”, come una moderna apocalisse, fra macerie, fuoco e atti vandalici. Nel buio ci sono ombre che si muovono, silenziose. Ombre pericolose e calcolatrici, portatrici di morte. Marcus deve trovarne una in particolare. Fa parte dell’Ordine dei Penitenzieri del Tribunale delle Anime. È nudo, ammanettato, in una stanza circolare che sembra ricavata nel tufo. Non ricorda come e perché si trova lì. Ha memoria solo del suo nome. La sua missione comincia proprio da quel luogo di prigionia, o forse no? Passa attraverso orribili omicidi e il mistero di un bambino scomparso nove anni prima. È costellata di segni premonitori e simboli strani, da riordinare e legare nella giusta sequenza. Tutto deve essere interpretato, in nome della verità. Il romanzo è animato da personaggi che sono antagonisti di se stessi. Nel peccato ad esempio, e nel desiderio di essere perdonati per poi peccare di nuovo. Nella solitudine, dove rifugiarsi per dare libero sfogo alle pulsioni del corpo. Nel lusso, lasciando da parte la missione apostolica. Nelle bugie, per coprire il male, nella dimensione più inaspettata. Anima e carne. Buoni e cattivi. Luce e buio. Come cambia la prospettiva delle cose dal giorno alla notte? Come si riduce l’essere umano quando non può essere identificato e può dare vita a una guerra personale? Quanto si lascia influenzare dagli eventi e dall’illusione di conoscere veramente se stesso? Nemmeno l’amore può aiutare, quando si ha un obiettivo preciso. Forse il male nascosto nell’ombra si lava con altro male. Forse i segreti più infamanti si possono utilizzare per il proprio tornaconto … Fin dove può arrivare la cattiveria? Quali sono le conseguenze quando si viene plagiati? Forse è meglio non ricordare, come nel caso di Marcus. Oppure ricordare è un’espiazione della colpa?
Donato Carrisi mantiene alta l’attenzione e la tensione per tutto il romanzo, portandoci in una Roma surreale e claustrofobica. La trama stimola le emozioni che ovviamente strindono fra di loro. Il Maestro delle ombre domina, in silenzio. Nessuno sa chi sia. Eppure …
Bentornato Marcus. Buona lettura.

Donato Carrisi è nato nel 1973 a Martina Franca e vive a Roma. Dopo aver studiato giurisprudenza, si è specializzato in criminologia e scienza del comportamento. È sceneggiatore di serie televisive e per il cinema. È una firma del Corriere della Sera ed è l’autore dei romanzi bestseller internazionali Il suggeritore, Il tribunale delle anime, La donna dei fiori di carta, L’ipotesi del male, Il cacciatore del buio e La ragazza nella nebbia, tutti pubblicati da Longanesi.

Source: acquisto del recensore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Gli amori di Frida Kahlo di Valeria Arnaldi – (Bizzarro/Red Star Press, 2016) a cura di Lucilla Parisi

3 gennaio 2017
frid

Clicca sulla cover per l’acquisto

Y aunque te amo con locura ya no vuelves
Paloma negra eres la reja de un penar
Quiero ser libre vivir mi vida con quien yo quiera
Dios dame fuerza que me estoy muriendo por irla a buscar

Così recita la canzone popolare messicana Paloma Negra, interpretata tra l’altro da Chavela Vargas, cantante messicana talentuosa e appassionata, amica e amante di Frida Kahlo.
Versi di un’intensità disperata, come disperato è l’amore dell’uomo innamorato e tradito dalla sua “colomba nera.” Il cuore tradito, però, è quello della Kahlo, che Valeria Arnaldi ci racconta nelle pagine del suo libro a lei dedicato, ripercorrendone la vita attraverso i molti incontri di amicizia, amore e passione.

Frida era sedotta da bellezza e personalità, ovunque si trovassero.

La poliedrica artista messicana che ha saputo incantare con il suo fascino e la sua forza generazioni di uomini e donne, rimase prigioniera di un amore doloroso e complesso, quello per il due volte marito Diego Rivera, il pittore e muralista della Rinascita messicana (1920-1960).
Nonostante l’indole ribelle e il profondo desiderio di libertà che la contraddistinsero, Frida non riuscì mai a riscattarsi dalla sofferenza che quel legame intenso – nato quando, ormai pittrice ventenne, rivide l’artista già incontrato in passato – le procurava.
Traditore per vocazione, Diego Rivera ebbe numerose e spesso celebri amanti, relazioni mal celate e spesso scaturite nella stravagante decisione di portare la terza incomoda nella casa coniugale, nel diabolico tentativo del pittore di ottenere l’approvazione di Frida che, per compiacerlo, ne diventava amica, confidente e forse anche amante.

Rivera era affascinato da quel gioco di allacci che vedeva le sue amanti godere insieme a lui di una sorta di piacere diffuso e, come tale, moltiplicato. Era un solletico erotico e perfino una lusinga. Sapeva, infatti, che erano proprio le attenzioni che lui dedicava a quelle donne il primo motivo di interesse di Frida.

Se l’elenco delle amanti di Rivera fu degno di nota (la pittrice Irene Bohus, l’attrice messicana Maria Felix, solo per citarne alcune), quello di Frida Kahlo non fu da meno.
Le mancanze del controverso matrimonio spinsero la pittrice messicana a ricercare l’appagamento e la tenerezza tra le braccia di amanti (donne e uomini) appassionati, avvenenti e disposti ad accettare di condividere il cuore dell’amata con l’insensibile Rivera.
Nonostante, infatti, le fughe e gli strappi (significativo fu quello causato dal tradimento di Diego con la sorella di Frida, Cristina Kahlo), il legame tra i due non si spezzò mai definitivamente, fino alla morte della pittrice, venticinque anni dopo il loro primo matrimonio celebrato il 21 agosto del 1929.
Gli amori di Frida Kahlo è un percorso interessante e raffinato tra le numerose pieghe di una relazione amorosa per nulla semplice, ma destinata a sopravvivere anche per la stima e il rispetto che – nonostante i tradimenti – Frida e Diego Rivera nutrirono per il rispettivo lavoro e lo straordinario talento che li contraddistinsero. Diego fu per Frida un modello, un maestro e sicuramente un punto di riferimento anche nei momenti di maggiore difficoltà. Erano le sue attenzioni che, in preda al dolore fisico – eredità dell’incidente che la devastò a soli diciotto anni – e alla disperazione che ne seguiva, la pittrice anelava, nonostante il suo letto e il suo cuore furono spesso scaldati da altri corpi e da altri amori.

«Se soltanto avessi vicino a me la sua carezza», scrive sul suo diario la pittrice. «La realtà della sua persona mi farebbe più felice, mi allontanerebbe dalla sensazione che mi riempie di grigio […] Ma come gli spiego il mio enorme bisogno di tenerezza! La mia solitudine di anni».

Celebri furono gli intrecci amorosi con Leon Trotsky, Josephine Baker e Georgia O’Keeffe, incontri che – in alcuni casi – si trasformarono in relazioni profonde e durature come quella con il fotografo Nickolas Murray, che la immortalò in scatti meravigliosi, o quella con l’illustratore catalano Josè Bartoli, arrivato in un momento di grande solitudine e con cui accarezzò nuovamente il pensiero di una gravidanza ancora possibile e sempre negata dal suo fisico provato dai numerosi interventi (ben trentadue) alla spina dorsale e alla gamba. Furono tuttavia relazioni destinate a esaurirsi nella distanza e nel tempo, se non soffocate sul nascere dall’ingombrante presenza di Rivera nel cuore come nella vita di Frida.
Valeria Arnaldi pone l’accento sulla donna e sull’artista eccentrica, energica e talentuosa e si sofferma sugli eventi, gli incontri e gli intrecci che resero la vita di Frida Kahlo decisamente straordinaria, complice il grande fermento culturale e politico del Messico postrivoluzionario, che attrasse nel Paese artisti da tutto il mondo, molti dei quali incrociarono la strada di Frida Kahlo.
A questi intrecci e all’arte messicana del XX secolo è dedicata la mostra in corso presso Palazzo Albergati (Bologna) sino al prossimo 26 marzo, in cui sono esposti – insieme a opere della Kahlo e di Rivera – anche lavori di David Alfaro Siqueiros e di Marìa Izquierdo, la prima pittrice messicana a esporre negli Stati Uniti.
Della stessa autrice Valeria Arnaldi, consiglio la lettura di Tina Modotti hermana, dedicato – per chi ancora non la conoscesse – alla fotografa, attivista e attrice di origine italiana, vissuta in Messico e amica di Frida Kahlo.

Valeria Arnaldi, giornalista professionista, critica d’arte e scrittrice. Scrive su testate italiane e straniere. Cura mostre di arte contemporanea in Italia e all’estero. Per l’etichetta editoriale Bizzarro! ha già pubblicato, tra gli altri, Tina Modotti hermana e Chi è Banksy? E perché ha tanto successo? 

Source: libro del recensore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Un’ intervista con Roberto Gerilli, a cura di Elena Romanello

2 gennaio 2017

117_bigLiberi di scrivere ha recensito qualche tempo fa il divertentissimo Questo non è un romanzo fantasy, tra il nerd e il fantasy, ambientato a Lucca Comics and Games. Ora abbiamo incontrato Roberto Gerilli, l’autore, per farci raccontare qualcosa di più sul come e perché di questo libro.

Come e perché è nata l’idea di Questo non è un romanzo fantasy?

L’idea è nata durante la mia prima visita al Lucca Comics and Games, nel 2011. Avevo sempre sentito parlare della manifestazione ma con i miei amici non eravamo mai riusciti a organizzarci. Quell’anno andammo (per soli due giorni, partenza alle 5 di mattina, albergo a Montecatini, massacrante) e fu una folgorazione. La svolta però c’è stata quando grazie ad alcune amiche sono entrato in contatto con le comunità dei cosplayer e delle fangirl: sono una miniera inesauribile di fantasia.

Come sei entrato in contatto con il mondo nerd?

Sono sempre stato un nerd anche se non lo sapevo. Per anni ho pensato che i nerd fossero quelli in stile “uomo dei fumetti” dei Simpson (ne avevo conosciuti alcuni di quel tipo) per cui pensavo di avere molte passioni in comune con i nerd ma di non esserlo io stesso. Poi ho capito che (per fortuna) la comunità nerd è molto più sfaccettata e varia di quello che credevo, e io ne avevo fatto sempre parte.

Racconti Lucca Comics and Games: cosa è per te questa fiera?

Il Lucca Comics and Games è come il Paese delle meraviglie o L’isola che non c’è: un luogo in cui non sei costretto a crescere o in cui puoi tornare bambino. L’atmosfera che si respira in quei giorni… mi mette di buon umore anche solo a pensarci. ahahah

Qual è l’aspetto del mondo nerd che ti piace di più? E quello meno?

Ti rispondo indicandoti due personaggi di Questo non è un romanzo fantasy: Alessandra e Paolo Ziti. La prima è una cosplayer, una fangirl, una whovian, una ragazza che non si vergogna di credere nei suoi sogni. Incarna tutta la fantasia, la spensieratezza e l’allegria del “lato chiaro della Forza”. Sono gli aspetti che più amo del mondo nerd. Nel polo opposto c’è Paolo Ziti, un blogger che adora stroncare i romanzi, umiliare gli “indegni”, e che giudica la nerditudine delle persone solo in base al loro livello di conoscenza. È la personificazione dell’Uomo dei fumetti di cui parlavo sopra, il nerd che si prende troppo sul serio, il lato oscuro di questo mondo. Per fare capire la mia posizione a riguardo, faccio sempre l’esempio delle spade laser di Star Wars: c’è chi non dorme la notte per fare ricerche e scoprire se sono fisicamente possibili o meno, e chi le adora perché sono colorate e fanno swoosh. Io appartengo (con grande fierezza) al secondo gruppo.

Prossimi progetti?

Lo scorso 10 ottobre è uscito il mio nuovo romanzo Vietato leggere all’inferno. L’ho pubblicato all’interno del progetto Speechless Books ed è scaricabile gratuitamente in tutti gli store online. È un thriller/pulp ambientato in un mondo in cui la letteratura è considerata una sostanza stupefacente, un mondo molto più simile al nostro di quello che si potrebbe pensare (e sperare). È una storia a cui tengo molto ed è una storia nerd, ovviamente. Consiglio a tutti di leggerla, soprattutto perché è gratis! http://www.vietatoleggere.com

:: Gruppo di lettura – Il libro di gennaio

1 gennaio 2017

Benvenuti nel nuovo anno, come avevamo deciso, sceglieremo insieme il libro da leggere questo mese, che poi sarà discusso il 28 gennaio qui sul blog.

Qui sarà aperto un sondaggio, ognuno può scegliere il libro preferito, o votare per i libri già proposti, quello con più voti sarà il libro di cui ci occuperemo questo mese.

Il sondaggio sarà aperto un giorno.

Rendo pubbliche le votazioni:

L’ultimo vero bacio – Crumley VOTI 3

Il buio oltre la siepe – Harper Lee VOTI 2

Frankenstein – Mary Shelley VOTI 2

Il maestro delle ombre – D. Carrisi VOTI 3

[Se non arriviamo a una scelta diretta, ci sarà un’estrazione tra i libri più votati]

Chiuse le votazioni, provvedo all’estrazione tra L’ultimo vero bacio e Il maestro delle ombre.

rand

Libro estratto:

“L’ultimo vero bacio” di James Crumley

Appuntamento dunque al 28 Gennaio!

:: Liberi di Scrivere Award settima edizione – Le votazioni

1 gennaio 2017

cropped-liberi-scrivere-testa.jpg

Giunto alla settima edizione il Liberi di Scrivere Award permette ai lettori di questo blog di  votare il migliore libro edito nel 2016.

C’ è tempo di votare fino alla mezzanotte di domenica 15 gennaio, scegliendo tra i libri candidati.

Vale solo un voto per lettore.

Menzione speciale per la migliore traduzione al traduttore del libro straniero più votato.

Dunque iniziate a votare lasciando un commento a questo post!

Prego i lettori di lasciare un solo commento con il voto, serve a me e al “notaio” Michele Di Marco come verifica per il conteggio dei risultati. Grazie a tutti.

Traduttori:

Alberto Bracci Testasecca

Nicola Manuppelli

Alfredo Colitto

Graziano Benelli

Federica Aceto

Vincenzo Vergiani

Ilde Carmignani

Delfina Vezzoli

Fabio Cremonesi

Bruno Arpaia

Giuseppe Iacobaci, Claudia Lionetti

Fabio Zucchella

Marco Emberti Gialloreti

I candidati:

“Alice from Wonderland trilogia” di Alessia Coppola, Self Publishing

“Ninfee nere” di Michel Bussi, giugno 2016, EO, trad. Bracci Testasecca A.

“Tempo assassino” di Michel Bussi, novembre 2016, EO, trad. Bracci Testasecca A.

“Il mio angelo ha le ali nere”, Elliott Chaze, ottobre 2016, Mattioli 1885, trad. Manuppelli N.

“Strane lealtà”, William McIlvanney, marzo 2016, Feltrinelli, trad. Colitto A.

“Il comandante dello zucchero”, Raphael Confiant, novembre 2016, Calabuig, trad. Benelli G.

“Appunti di meccanica celeste”, Domenico Dara, ottobre 2016, Nutrimenti

“Medusa”, Luca Bernardi, novembre 2016, Tunuè

“Delia è di nessuno”, Ilaria Melandri, luglio 2016, Laurana Editore

“La bellezza non ti salverà”, Francesca Battistella – Scrittura & Scritture

“Stirpe selvaggia”, Eraldo Baldini – Einaudi

“Le vittorie imperfette”, Emiliano Poddi – Feltrinelli

“La cappella di famiglia e altre storie di Vigata”, Andrea Camilleri, Sellerio

“Viva più che mai” di Andrea Vitali, Garzanti

“Pane per i bastardi di Pizzofalcone”, Maurizio de Giovanni, Einaudi

“Zero K”, Don DeLillo, Einaudi, Trad. Federica Aceto

“Sylvia”, Leonard Michaels, Adelphi, trad. V. Vergiani

“Notturno cileno” di Bolano, Adelphi, trad. I Carmignani

“Le cure domestiche” di Marilynne Robinson (ed. or. 1980 – trad. D. Vezzoli), Einaudi, novembre 2016

“Trilogia di Holt” di Kent Haruf (ed. or. 1999, 2004, 2013 – trad. F. Cremonesi), NN Editore, 2016. NOTA: Crepuscolo ultimo volume pubblicato in Italia – in realtà il secondo cronologicamente – è comunque un libro del 2016, e, anche se i primi due volumi della Trilogia sono usciti nel 2015, l’edizione in cofanetto è del novembre 2016.

“Padania. Vita e morte nel Nord Italia” di Massimiliano Santarossa, Edizioni Biblioteca dell’Immagine (prima edizione settembre 2016 – seconda ristampa Novembre 2016)

“Era la Milano da bere. Morte civile di un manager” – Alessandro Bastasi, Fratelli Frilli

“Questo libro non esiste” – Marilù Oliva, Elliot

“I Medici – Una dinastia al potere” – Matteo Strukul, Newton Compton

“Lettera a Dina” di Grazia Verasani – Giunti

“Serenata senza nome. Notturno per il commissario Ricciardi” – Maurizio de Giovanni – Einaudi

“Il labirinto degli spiriti” di Carloz Ruiz Zafon – Mondadori, Trad. B. Arpaia

“L’albero delle bugie” di Frances Hardinge – Mondadori, Trad. G. Iacobaci, C. Lionetti

“Dove troverete un altro padre come il mio” di Rossana Campo – Ponte alle Grazie

“Le sfumature della luna”, Bilkis Saba – Koi press

“Il muggito di Sarajevo”, Lorenzo Mazzoni – Spartaco

“La fortuna ti sorride”, Adam Johnson – Marsilio, Trad. F. Zucchella

“Vita privata di una nazione”, Lee Eung-jun, Atmosphere Libri, Trad.  M. Emberti Gialloreti

“Nostalgia”,  Ermanno Rea, Feltrinelli editore

“Valporno”, Natalia Berbelagua, Edicola Ediciones

“Un tango per Victor”, Lorenzo Mazzoni, Edicola Ediciones

“Gli anni di Allende”, Carlos Reyes, Rodrigo Elgueta, Edicola Ediciones

:: Un’ intervista con Franco Pezzini, a cura di Elena Romanello

31 dicembre 2016

97Qualche giorno fa abbiamo parlato su Liberi di scrivere di Victoriana, ultima fatica di Franco Pezzini uscita per Odoya in cui racconta una fascinazione per un’epoca e una cultura nata in quel periodo. Ora abbiamo chiesto all’autore qualche informazione in più sul suo libro.

Come nasce l’idea di ‘Victoriana’?

A monte del volume ci sono varie cose, a partire dalla mia passione per il mondo vittoriano. Il titolo è quello di una serie di pezzi che ho iniziato a pubblicare sulla webzine Carmilla online quando ancora non facevo parte della redazione. L’editore li ha notati, e la proposta è stata di fare un volume complessivo sul tema. Odoya sta varando da anni una serie di eccellenti Guide su generi letterari e cinematografici, però in questo caso si trattava di qualcosa di diverso, uno specchio d’epoca, e non volevo dare l’impressione di un clone di Wikipedia con voci di letteratura, storia, antropologia… Tanto più che mi pareva importante mantenere una certa “freschezza” legata a eventi che via via avevano ispirato quei testi (uscite di libri ma anche di film in sala o invece di dvd di culto, o magari mostre d’arte) e anche all’originalità di chi li aveva promossi: insomma la scelta è stata di mantenerne lo spirito “contingente”. Una parte di questi articoli di ‘Carmilla’ (non tutti, per vari motivi) è così entrata in versione riveduta, corretta e naturalmente aggiornata nel volume, ma insieme a materiali altri: contributi – anche questi più o meno modificati – che avevo scritto per ‘L’indice’ o per ‘LN_LibriNuovi’, o invece pagine nuovissime su ulteriori temi che pareva importante inserire. Una formula forse un po’ anarchica per cui mi piace l’immagine della lanterna magica, tanto più come evocata da Le Fanu in Carmilla (stavolta il romanzo): “vivid as the isolated pictures of the phantasmagoria surrounded by darkness”.

Perché oggi c’è ancora tutto questo interesse per l’universo vittoriano?

Per parecchi motivi, ma mi limito qui a citarne alcuni fondamentali.
Pensiamo agli eroi e antieroi della narrativa popolare vittoriana (Alice, Holmes, Dracula eccetera), poi non solo continuamente riproposti in libreria, ma traghettati in una quantità di film e telefilm di successo, fumetti, giochi di ruolo e derivati vari, indefinitamente incrociati in pastiche, oggetto di infiniti apocrifi e gruppi Facebook. Il loro valore è realmente quello di eroi del mito, sia pure su un palcoscenico diverso da quello dei miti antichi.
Ancora, pensiamo al peso di quella narrativa e di quell’arte sorti in un mondo (in qualche modo) globalizzato tramite l’impero britannico, e che hanno influito sull’immaginario a livello planetario: un autore come Dickens, per esempio, o i pittori preraffaelliti rappresentano espressioni culturali note praticamente a chiunque, in tutto il mondo, almeno come paradigmi.
Pensiamo poi al rapporto tra la pressione moralizzatrice di quell’epoca e tutto ciò che vi resta “sotto”, alluso, compresso: la sessualità, l’eros… dove proprio la compressione evoca qualcosa di infinitamente più forte e provocatorio di tanta sguaiata sessualizzazione da pubblicità di yogurt o di automobili che ci troviamo davanti oggi.
E pensiamo allo stesso rapporto tra l’impero retto da una donna come la regina Vittoria – a suo modo eccezionale e normalissima, in grandezze e limiti – e una serie di battaglie sociali, politiche e sessuali che in quegli anni anticipano da lontano quelle del nostro mondo.
Se poi si aggiunge la fascinazione estetica per un certo tipo di oggetti, abiti (il look neovittoriano oggi tornato di moda) eccetera, si comprende che il nostro orizzonte immaginale è per forza condizionato da quel teatro d’epoca – sia pure ampiamente reinventato al filtro di derivati cinematografici, fumettistici eccetera – sulla base delle nostre categorie.

Quali sono le tue icone personali legate a quel periodo?

Qualcosa è già emerso… Comunque Holmes, i personaggi del Dracula, Carmilla, Alice, i maghi della Golden Dawn, però anche tante altre figure, immaginarie o storiche, frequentate in anni e anni di letture, visioni di film (come gli Hammer, tanto intensamente “vittoriani”) e in fondo di sogni.
Ma aggiungerei anche icone di luoghi: da appassionato frequentatore di panorami britannici – qualcosa emerge anche nel libro – non posso dimenticare questa dimensione geografica. Rileggere The Hound of the Baskervilles in pieno Dartmoor, come ho avuto modo di fare qualche anno fa (e al mattino trovavo la copertina completamente incurvata dall’umidità sul comodino del B&B) è un’esperienza che può aggiungere qualcosa alla comprensione del libro.

Tra le iniziative contemporanee, film, mostre e simili, quali sono state secondo te quelle più valide verso questo mondo?

Limitandomi a quelle davvero contemporanee, di primo acchito mi vengono da citare gli Sherlock Holmes con Robert Downey Jr. (deliziosi, fantasiosissimi) e la geniale serie televisiva Penny Dreadful, che riesce a rileggere la forma delle candide e folli macedonie all monsters degli anni Quaranta in chiave brillante e davvero inquietante. Poi, ovvio, c’è un vittorianesimo riflesso anche in serie intelligenti come lo Sherlock (post)moderno con Benedict Cumberbatch – mi ci trovo di meno, ecco tutto.

Prossimi progetti?

Tanti… e mi limito qui a quelli editoriali più vicini e già in corso di definizione. A partire da due nuovi testi per Odoya in uscita nel prossimo anno, rispettivamente sull’Asino d’oro di Apuleio e sul Satyricon di Petronio, sorta di inviti alla lettura un po’ in stile Victoriana, e derivati dei miei corsi torinesi alla Libera Università dell’Immaginario. L’idea e l’invito è di tornare a riappropriarci di una serie di classici: non per sostituirmi con la mia perifrasi ai narratori, ma anzi per rinviare con un approccio un po’ pop a pagine che vanno assolutamente riprese in mano anche da un pubblico non specialista. Teniamo presente per inciso cosa ha significato l’‘Asino d’oro’ per il fantastico moderno. E del resto un lettore un po’ particolare come l’occultista Aleister Crowley, in un’appendice della sua summa ‘Magick’, consiglia sia ‘Asino d’oro’ che ‘Satyricon’ come “preziosi per coloro che hanno lo spirito per capirli”… Insomma, una bella sfida.
Poi nel 2017 uscirà finalmente dopo una gestazione di anni una raccolta di saggi di parecchi amici scrittori – tutti straordinari – curata con Fabrizio Foni per Cut-up, ‘Jolanda & Co. Le donne pericolose’, dove a partire da una provocazione salgariana ci concederemo scampagnate su vari fronti dell’immaginario: lì io mi occupo di donne pirata.

Grazie per lo spazio che mi è stato concesso.

:: Un trascurabile dettaglio, Anne-Gaëlle Balpe (Terre di mezzo, 2016) a cura di Viviana Filippini

31 dicembre 2016
tra

Clicca sulla cover per l’acquisto

Il protagonista di Un trascurabile dettaglio libro della Balpe, edito da Terre di Mezzo, è un bimbo nato con una piccola differenza, così piccola che quasi, a dire la verità, in un primo momento non la si nota nemmeno. Poi quello che sembra un particolare marginale comincia a rendere un po’ complicata la vita del protagonista il quale, purtroppo, non riesce a fare le cose al meglio. Tutte le persone che lo circondano si accorgono di questa sua difficoltà, ma al posto di aiutarlo, cominciano a prendere le distanze da bimbo disegnato da Csil, che si ritrova senza amici e solo in compagnia di quel piccolo trascurabile dettaglio che rischia di fagocitarlo. Poi, l’incontro con uno specialista (anche lui affetto da un piccolo trascurabile dettaglio) che fornisce al nostro piccolo eroico protagonista la giusta formula magica per una nuova vita. L’albo della Balpe, illustrato da Csil, è un libro per bambini dai 5 anni in su, ma direi che è interessante anche per gli adulti, per un lettura di gruppo, per dimostrare come a volte i piccoli difetti che ognuno di noi ha, sono imperfezioni che possono crearci problemi e impedirci di vivere bene con noi stessi e con il prossimo. La soluzione, come fa il protagonista di Un trascurabile dettaglio della Balpe, è imparare a conoscere i propri difetti per controllarli, per non lasciarsi sopraffare da loro e per far capire a chi ci sta attorno che non sono così mostruosi come sembrano.

Anne-Gaëlle Balpe è nata nel 1975 e vive a Parigi. Autrice di libri per bambini e ragazzi, si divide tra la scrittura e l’insegnamento in una scuola materna.

Csil è nata nel 1977 nelle Ardenne. È illustratrice e art-director di libri per bambini.

Source: acqusito del recensore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Cicerone, Stefan Zweig, (Castelvecchi,2016), a cura di Daniela Distefano

31 dicembre 2016
unnamed

Clicca sulla cover per l’acquisto

“La scelta più saggia, per un uomo intelligente ma non particolarmente coraggioso che si trovi alle prese con qualcuno più forte di lui, è di evitarlo e restarsene in disparte senza vergognarsi, in attesa di una svolta che possa sgombrargli nuovamente il campo. Marco Tullio Cicerone, il primo umanista dell’Impero romano, il maestro dell’Oratoria, il campione del diritto, per tre decenni si è dedicato alla difesa delle leggi dei padri e alla tutela della Repubblica (…) Ma ora è arrivato qualcuno più forte di lui: Giulio Cesare”.

Cosa può fare un monumento umano di tale grandezza di fronte al pericolo incombente rappresentato da un’altra statua vivente di eguale magnificenza? Il pensatore si allontana da un ambiente indegno di lui per ritirarsi nella propria inviolabile interiorità. Ogni forma di esilio per lui è una spinta al raccoglimento personale. Cicerone ha condotto processi nel Foro, ha comandato legioni sul campo di battaglia, da console ha governato la repubblica e da proconsole alcune province, milioni di sesterzi sono passati per le sue mani liquefacendosi in debiti. Solo a una cosa non si è potuto dedicare, la più importante: l’esame della sua stessa vita.
Adesso è arrivato il momento di riappropriarsi del suo spirito. Cicerone lascia  così Roma, la metropoli caotica, e fa ritorno a Tusculum, l’odierna Frascati, nella sua casa circondata da uno dei più bei paesaggi italiani.
Nuovamente sconfitto e amareggiato, farà ritorno ai suoi libri nell’isolamento della villa Pozzuoli sul golfo di Napoli.
E’ qui che redigerà il suo testamento politico e morale, vale a dire il “De officiis”, la dottrina dei doveri che l’uomo libero e onesto ha verso se stesso e verso lo Stato. Si tratta di un capolavoro letterario in cui prevale il sentimento di humanitas : la cooperazione tra gli uomini è l’ideale più importante e alto.
In questo opuscoletto di pochissime pagine, Stefan Zweig incanala il lettore verso la comprensione di scelte fatali che – per metà frutto del destino, per metà effetto dell’arbitrio dell’ànthropos – hanno accompagnato il tragitto di un letterato eccezionale e poliedrico.
Cicerone ha abbandonato strada facendo i bagagli ingombranti delle ambizioni smodate, le bramosie del Potere, gli appetiti di gloria, ha abbracciato la morte per non vivere da semplice spettatore del disastro di un mondo che oramai non gli apparteneva più.

Stefan Zweig (Vienna 1881- Petròpolis 1942) è stato  poeta, drammaturgo, romanziere, tra gli scrittori più popolari del primo Novecento e maestro del genere biografico.

Source: libro inviato dall’Editore. Ringraziamo Enzo dell’Ufficio Stampa “Castelvecchi”.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Un’intervista con Germano Hell Greco

30 dicembre 2016

perfGermano, grazie per aver accettato la mia intervista. Racconta ai nostri lettori qualcosa di te. Chi è Germano Hell Greco?

Ciao, grazie dell’ospitalità.
Germano è un ormai quarantenne, in ottima forma fisica e con tanti capelli, che è sempre stato un ronin, nella vita. Sognava da ragazzo di poter campare con le lettere (contro ogni auspicio e buon senso o sentire comune) e, oggi, in qualche maniera e con tante difficoltà, ci sta persino riuscendo, anche se la strada da percorrere è ancora lunga (e meno male, sapersi già arrivati è una noia, no?).

Scrittore, editor, blogger, come concili tutte queste attività così impegnative?

Frazionando il mio tempo e rinunciando alla presenza online, oggigiorno purtroppo indispensabile. La mia giornata tipo è rigidamente suddivisa: a) per la maggior parte del tempo lavoro, ovvero faccio editing, b) scrivo, c) bloggo, sempre meno, per la verità, perché sono in fase remissiva. Il resto del tempo lo trascorro dando da mangiare al gatto, sbrigando altre faccende, guardando qualche film o serie con Silvia, la mia fidanzata.
È difficile, ma riuscire a far tutto dà grande soddisfazione.

Come è nato il tuo interesse per la scrittura?

Non ho storie del cesso da raccontare (tu che mi leggi da tanto dovresti ricordare la celeberrima storia del cesso tanto cara agli scvittovi). Ho iniziato a scrivere non perché fossi innamorato della sacra arte, ma perché, essendo mio padre un pittore e scultore, volevo trovare una via espressiva che fosse soltanto mia.
Tutto qua. Nessuna poesia, solo pura affermazione di sé.
Tra parentesi, ero pure bravino in disegno. Ma ormai ho mollato, non prendo una matita in mano da più di vent’anni. Adesso non riuscirei a disegnare nemmeno una casetta con l’alberello.

Sei autore della saga di Perfection, di The Lollipops, BitchBlade, spazi dall’azione all’avventura, dall’horror alla fantascienza. La versatilità pensi sia una dote fondamentale per uno scrittore?

Di sicuro dovrebbe esserlo per i lettori. Per gli autori non saprei, di certo è una qualità e non un difetto.
Come sempre, non ci sono regole e manualetti. Alcuni sono “autori da un solo libro”, altri si dedicano a un solo genere, altri spaziano. Nessuno è necessariamente migliore o peggiore degli altri.

Sei un autore prevalentemente autoprodotto, come mai questa scelta?

Esclusivamente autoprodotto, io però preferisco indipendente.
Dunque, ho fatto un paio di tentativi di pubblicazione classica in gioventù. Parlo di più di vent’anni fa: un racconto per un’antologia e un romanzo breve. Ovviamente sono stato cassato entrambe le volte e a ragione. A riguardarli oggi, quei racconti facevano schifo.
Il punto è che non ci ho più provato, da allora, a farmi pubblicare, perché per i successivi quindici anni non ho più scritto nulla, neanche una sillaba. Sono tornato a scrivere nel 2010. Così, è successo. E, a quel punto, l’adsl e l’internet mi hanno dato opportunità di indipendenza prima mai potute sognare.
Così ho provato la via nuova, eretica, e non l’ho più lasciata.
Non ho alcun interesse a farmi pubblicare da un editore tradizionale, pur collaborando in ambito lavorativo come editor, con privati e editori.

Cosa leggevi da ragazzino, cosa hai continuato a leggere da adulto?

Da ragazzino leggevo Eco e i librigame di Lupo Solitario. Sì, ok, però ero comunque un ragazzino divertente, fidati. Poi ho letto di tutto, dalla filosofia ai saggi storici e letterari, soprattutto riguardanti la teoria della letteratura, che è una disciplina che mi affascina molto.
Ah sì, ho letto ovviamente anche Miller e Bukowski. Bukowski ha vinto. Se c’è uno che mi piace sempre e comunque è Charles, poche storie.
E poi, vediamo… c’è un’autrice contemporanea che mi piace molto: Kaaron Warren. E ovviamente Matt Ruff e Viktor Šklovskij.
Oggi continuo a leggere di tutto, dai manuali di marketing e social media, a quelli per la creazione di ebook, a racconti horror e di fantascienza. Tutto quello che mi capita a tiro.
Ah, ogni anno rileggo un manuale di grammatica italiana. Così, per restare in allenamento e non trascurare nulla.

Cosa stai leggendo in questo momento?

The Automatic Detective di A. Lee Martinez.

La tua carriera di editor freelance sembra scorrere parallela alla tua carriera di scrittore. Puoi trarre per noi un bilancio. Quale è l’aspetto più complesso e difficile per un editor?

Sopravvivere a facebook.
No, scherzi a parte, non so se esista un aspetto difficile, è un lavoro e quindi va preso seriamente. Diciamo che dopo un po’ che lo fai subentra il senso di responsabilità verso l’autore (o l’editore, o entrambi) che ti ha affidato il testo per migliorarlo. E quindi fai di tutto per spremerlo e renderlo migliore, scorrevole, ritmato, pulito.
Forse l’unico vero incubo sono i refusi, quelli sono diabolici e ti fanno perdere la vista.
Un bilancio… per ora l’esperienza è positiva, può migliorare. Migliorerà.

Mentre gli autori professionisti accettano più di buon grado di farsi editare, che qualcuno metta in discussione le loro scelte stilistiche, o corregga veri e propri errori se non concettuali, magari di resa di ritmo, hai notato negli esordienti più ostinazione, in certi casi? O è solo un preconcetto diffuso?

No, l’unico ostacolo sono e restano i soldi. Un editing costa. Molto in certi casi. Va da sé che un autore indipendente non può di solito affrontare tale spesa, e quindi fa a meno dell’editing, è normale e comprensibile, anche se tutto ciò va a spese della resa finale del libro.
Devo dire che, finora, ho avuto coi miei clienti sempre rapporti cordiali e proficui. C’è sempre stato un ottimo dialogo, rispettoso, teso esclusivamente a migliorare il testo, anche quando sono dovuto intervenire pesantemente “con la mannaia” (cit.). Io poi sono uno che dice le cose come stanno, ma nemmeno questo ha creato problemi. C’è stato un autore che, mesi dopo, mi ha pure ringraziato di averlo “bastonato”.
Poi c’è il fatto che anche io ricorro a un editor per i miei scritti, e anche io vengo bastonato, quindi conosco bene le sensazioni che si provano da entrambi i lati. Forse anche questo è un vantaggio.

Come ti orienti nella scelta dei testi da editare, ti è capitato di rifiutare un testo per pura incompatibilità?

Finora no, ma non nascondo che il pensiero di poter rifiutare c’è sempre. Credo che rifiuterei un testo mai revisionato dall’autore, quindi colmo di orrori palesi.
Per il resto, sono disposto a editare anche la lista della spesa, se me lo chiedono.

Quali sono i tuoi maestri letterari quelli che sono per te una continua fonte di ispirazione?

Credo di aver già risposto a questa domanda prima. Ma non ho maestri, solo opere che mi piacciono.

Quali sono le doti che deve possedere un autore indie? Come affronti e gestisci le critiche? Ti è mai capitato di sentirti scoraggiato, pronto a dire ora smetto?

L’autore indie deve capire che del suo nuovo romanzo non frega niente a nessuno. È così. Perché è l’ennesimo romanzo indie e la gente è stufa marcia di vederlo spammato ovunque. E anche se non viene spammato ovunque, la gente è stufa marcia lo stesso.
L’autore indie deve perciò avere pazienza e aspettare anche anni prima di vedere qualche risultato e essere preso seriamente in considerazione dai lettori. Uno che vuole bruciare le tappe è solo uno che brucia in fretta.
L’autore indie deve valutare il proprio lavoro con oggettività: nel senso che se ci sono errori grammaticali, forse è bene considerare un ripasso delle basi e non spacciarsi per un talento incompreso. Perché non ci crede nessuno, al tuo talento, se al secondo rigo canni un congiuntivo.
L’autore indie deve migliorarsi. Sempre. Deve migliorare la sua conoscenza linguistica, e anche la conoscenza dei mezzi che usa per esistere: che siano ebook, siti di eCommerce, social media.
Come affronto e gestisco le critiche… è un discorso complesso. E, come detto prima, non c’è un manuale d’istruzioni.
L’unica distinzione è la costruttività di tale critica. Se è utile o meno. Se è una critica acida o meno, cattiva o meno. Se sottolinea aspetti che ignoro o meno. O se è del tutto fuorviante e tendenziosa.
Ultimamente tendo a sorvolare su qualsiasi critica o recensione. Sì, mi fanno piacere, ma non sono, né devono diventare un metro del mio lavoro.
Io da solo devo essere in grado di valutare i miei scritti, se un domani non dovessi più riuscirci, a quel punto smetterò.
Non direi che mi sono sentito scoraggiato. Diciamo che certe critiche mi hanno fatto incazzare come una bestia. Ma questo all’inizio. Ora, come detto, preferisco sorvolare. Si vive e si scrive meglio.

Il tuo rapporto con la critica letteraria è un rapporto conflittuale o pacifico? Noti una certa ritrosia da parte di blogger e critici a recensire autoprodotti?

Non ho conflitti in corso, che io sappia. Anche perché io e la critica non abbiamo rapporti. Di solito non invio mai copie staffetta a scopo recensorio, perché è una pratica che non gradisco. Quindi le recensioni avute sono arrivate da parte di veri ammiratori. O stroncatori.
Riguardo la ritrosia generale a recensire gli autoprodotti… esiste, c’è poco da dire. In certi casi è più un veto, una damnatio memoriae verso certi autori scomodi perché indipendenti e perciò incontrollabili, ma in altri è del tutto comprensibile: certi autoprodotti riescono a rendersi così odiosi e/o irritanti che personalmente non li recensirei nemmeno se mi pagassero. Immagino che per molti blogger valga questo discorso.

Che ruolo pensi svolgano i forum, i blog, i siti specializzati nel successo di un autore indie? Orientano e calamitano davvero le vendite?

Niente di tutto ciò, perché il settore è al collasso, come il mercato. Però offrono una vetrina in più, quindi servono a spostare qualche copia in più e a far circolare il nome. I lettori più attenti e affamati di novità, magari, se lo ricorderanno…

Come blogger ti occupavi prevalentemente di cinema, ma ricordo recensivi anche libri, come si è evoluta la tua attività di blogger?

Che è quasi finita.
Ma no, scherzo, riprenderò. Non recensisco più film e libri perché la reputo una perdita di tempo e un ottimo sistema per ricevere attenzioni indesiderate. Il blog, ora in pausa, è andato sempre più orientandosi verso articoli sulla cultura pop, temi personali o d’attualità. Parlo di quel che mi pare, insomma.

Per concludere, la fatidica domanda. A cosa stai lavorando?

A un nuovo volumetto di 2MM Darkest, a un nuovo volumetto di Perfection, a un nuovo horror rurale ambientato in Italia. Tempistiche? Imprevedibili.

:: Zitelle, Kate Bolick (Sonzogno, 2016) a cura di Elena Romanello

30 dicembre 2016
zit

Clicca sulla cover per l’acquisto

Il femminismo ha sdoganato molti comportamenti e modi di vivere per le donne, soprattutto qui in Occidente, ma non mancano i ritorni indietro e soprattutto resta ancora un po’ tabù il fatto che ci siano ragazze di tutte le età che non ci tengono a sposarsi e non vogliono essere bollate come infelici e incompleto.
Kate Bolick, giornalista e autrice, parte da un suo articolo di qualche anno fa in tema per costruire Zitelle, saggio gustoso che difende la scelta sua e di tante altre donne di non sposarsi, ricordando in partenza una frase che purtroppo si è ancora in molte a sentirsi dire: Chi sposerò? E quando?
Il libro è a metà strada tra un memoir personale sul come e perché l’autrice non si è sposata e un trattato sulla vita delle donne libere fuori e dentro negli Stati Uniti a partire dall’Ottocento, per arrivare a quella che oggi è una scelta condivisa da una maggioranza crescente di donne americane.
Per arrivare a questo c’è stata un’evoluzione e Kate Bolick parla dei suoi modelli, citando alcune icone protofemministe come la poetessa Edna St. Vincent Millay, di cui non ricorda purtroppo il suo impegno per far scagionare Sacco e Vanzetti, la scrittrice Edith Wharton, che nei suoi libri, a cominciare da La casa della gioia denunciò anche come fosse difficile per una donna non sposarsi, l’eclettica Maeve Brennan, che ispirò il personaggio di Holy Golightly in Colazione da Tiffany di Truman Capote, distrutto nell’adattamento filmico da un irritante lieto fine tradizionale.
Queste donne, in anticipo sui loro tempi, hanno ispirato l’autrice e possono ispirare anche chi legge il libro, molto americano negli intenti sociali e storici, ma in ogni caso divertente e godibile, per raccontare storie di tenacia, di affermazione, di avventure di vita. Un libro quindi per riflettere su come le idee e le azioni di donne che hanno precorso i tempi, ma anche per guardarsi dentro, per scoprire il modo di costruirsi una vita gratificante, assaporando la giovinezza o godendosi la mezza età e il poter finalmente farsi gli affari propri.
Ma Kate Bolick lancia anche un chiaro messaggio non solo per le single ma per tutte le donne: si può essere “zitelle” dentro. Perché vivere da sole non è una condizione imbarazzante a cui sfuggire, ma può essere una forma, esigente e appagante, di libertà.
Un libro per tutte le donne, quindi.

Kate Bolick vive a Brooklyn, insegna alla New York University e collabora con le maggiori testate americane, tra cui l’«Atlantic», il «New York Times», «Elle» e «Vogue». Qualche anno fa pubblicò un articolo memorabile in cui dichiarava di preferire una vita da single a un matrimonio mediocre. Il testo fece il giro del mondo e ispirò questo speciale memoir, diventato subito un caso editoriale. Zitelle è già stato tradotto in diverse lingue; il «New York Times» l’ha riconosciuto come uno tra i migliori libri del 2015.

Source: inviato dall’editore al recensore, si ringrazia l’Ufficio stampa Sonzogno.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.